Nuova Riveduta:

Romani 7

L'affrancamento del cristiano dalla legge
1 O ignorate forse, fratelli (poiché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo che egli vive? 2 Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito. 3 Perciò, se lei diventa moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio. 5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte; 6 ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera.

Il ruolo della legge
7 Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Ma il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto. 9 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; 10 e il comandamento, che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte. 11 Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise. 12 Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono. 13 Ciò che è buono diventò dunque per me morte? No di certo! È invece il peccato che mi è diventato morte, perché si rivelasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.

La legge del peccato
14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. 15 Poiché ciò che faccio io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; 17 allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. 19 Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. 22 Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così, dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

C.E.I.:

Romani 7

1 O forse ignorate, fratelli - parlo a gente esperta di legge - che la legge ha potere sull'uomo solo per il tempo in cui egli vive? 2 La donna sposata, infatti, è legata dalla legge al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è libera dalla legge che la lega al marito. 3 Essa sarà dunque chiamata adultera se, mentre vive il marito, passa a un altro uomo, ma se il marito muore, essa è libera dalla legge e non è più adultera se passa a un altro uomo. 4 Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere ad un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. 5 Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. 6 Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.
7 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare. 8 Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto 9 e io un tempo vivevo senza la legge. Ma, sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita 10 e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita, è divenuta per me motivo di morte. 11 Il peccato infatti, prendendo occasione dal comandamento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. 12 Così la legge è santa e santo e giusto e buono è il comandamento. 13 Ciò che è bene è allora diventato morte per me? No davvero! È invece il peccato: esso per rivelarsi peccato mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato apparisse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.
14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. 15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, 23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? 25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.

Nuova Diodati:

Romani 7

Morti alla legge, serviamo a Dio in novità di spirito; lotta fra la carne e lo spirito
1 Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo che egli vive? 2 Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito. 3 Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio. 5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera. 7 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, 9 perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11 Infatti il peccato, colta l'occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise. 12 Così, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono. 13 Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento. 14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato. 15 Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. 17 Quindi non sono più io ad agire, ma è il peccato che abita in me. 18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

Riveduta 2020:

Romani 7

Il cristiano è affrancato dalla legge
1 O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo che egli vive? 2 Infatti la donna sposata è per legge legata al marito mentre egli vive, ma se il marito muore è sciolta dalla legge che la lega al marito. 3 Perciò se, mentre vive il marito, lei diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera, ma se il marito muore lei è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Quindi, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, e questo affinché portiamo del frutto a Dio. 5 Poiché, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, suscitate dalla legge, agivano nelle nostre membra per portare frutto per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di Spirito e non nella vecchiezza della lettera.

La legge e il peccato nell'uomo
7 Che diremo dunque? La legge è peccato? Assolutamente no! Anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge, poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: “Non concupire”. 8 Ma il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza, perché senza la legge il peccato è morto. 9 Ci fu un tempo nel quale io vivevo senza legge, ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii 10 e il comandamento, che era inteso a darmi vita, risultò che mi dava morte. 11 Perché il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise. 12 Così la legge è santa e il comandamento è santo, giusto e buono. 13 Ciò che è buono diventò dunque morte per me? Assolutamente no! Ma è il peccato che mi è divenuto morte, perché si palesasse come peccato, causandomi la morte mediante ciò che è buono affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante. 14 Noi sappiamo, infatti, che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. 15 Perché io non approvo quello che faccio, poiché non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la legge è buona 17 e allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene, poiché in me si trova il volere, ma non il modo di compiere il bene. 19 Perché il bene che voglio, non lo faccio, ma il male che non voglio, quello faccio. 20 Ora, se ciò che non voglio è quello che faccio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo fare il bene, il male si trova in me. 22 Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Misero me uomo! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque io stesso con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

La Parola è Vita:

Romani 7

Liberi dalla legge.
1 Non sapete forse, cari fratelli (mi rivolgo a quelli che conoscono la legge ebraica), che quando uno muore, la legge non ha più alcun potere su di lui?
2 Vi faccio un esempio: quando una donna si sposa, per legge è legata al marito finché è vivo. Ma se il marito muore, la moglie non è più legata a lui e le leggi, che riguardano il matrimonio, non vengono più applicate a quella donna. 3 Allora, se vuole, può sposare qualcun altro. Questo sarebbe adulterio, se il primo marito fosse ancora vivo, ma è perfettamente giusto dopo la sua morte.
4 Lo stesso vale per voi, cari fratelli. Il marito vostro, il vostro padrone, erano le leggi di Mosè, ma ora voi siete morti, per così dire, sulla croce con Cristo e, dato che ora siete morti, non siete più «sposati alla legge», ed essa non ha più alcun potere su di voi. Poi, quando Cristo è risorto, anche voi siete tornati in vita, e siete diventati delle creature nuove. Ora siete «sposati a Cristo», a colui che è risorto dai morti, e questo è avvenuto, perché produciamo buoni frutti, cioè buone opere per il Signore. 5 Quando vivevamo seguendo gl'istinti della nostra vecchia natura, le passioni peccaminose, che agivano dentro di noi, ci facevano desiderare di commettere quelle cose che Dio proibiva: peccati su peccati, putridi frutti, conseguenza della nostra morte spirituale. 6 Ma ora non dobbiamo più preoccuparci delle leggi e delle usanze ebraiche, perché siamo morti a tutti gli effetti davanti a questa legge, che ci teneva schiavi, per poter servire Dio in uno spirito nuovo (con tutto il nostro cuore e la nostra mente), non come prima, quando seguivamo meccanicamente un certo numero di regole.
7 Che diremo, allora? Che queste leggi di Dio sono sbagliate? No di certo! Al contrario, se non fosse stato per la legge, non mi sarei mai accorto del mio peccato! Ad esempio, se la legge non mi avesse detto: «Non concupire», non avrei mai conosciuto la concupiscenza. 8 Ma il peccato si è servito di questo comandamento facendo nascere in me ogni sorta di desideri proibiti. Soltanto se non ci fossero comandamenti a cui disubbidire, non ci sarebbe il peccato!
9 Ecco perché mi sono sentito a posto, finché non ho capito che cosa richiedeva la legge. Ma, quando ho conosciuto la legge, mi sono accorto di averla infranta e di essere un peccatore condannato a morte. 10 Così, per quel che mi riguardava, i comandamenti, che dovevano indicarmi la via verso la vita, mi procurarono, invece, la pena di morte. 11 Il peccato mi aveva ingannato, usando le giuste leggi di Dio, per rendermi degno della pena di morte. 12 Di per sé la legge è santa e i comandamenti sono assolutamente santi, giusti e buoni. 13 Come si spiega, allora? Come può una cosa buona essere diventata per me causa di morte? La colpa non è della legge, ma del peccato, che, manifestandosi in tutta la sua malvagità, si è servito di una cosa buona per causare la mia condanna. Da ciò potete rendervi conto di quanto il peccato sia astuto, mortale e pericoloso, se arriva perfino a sfruttare le buone leggi di Dio per i suoi scopi malvagi. 14 La legge è buona e spirituale, e non è qui che si deve cercare il problema, ma in me stesso, debole e venduto schiavo al peccato.

Il mio dilemma personale.
15 Io non capisco me stesso; da una parte desidero davvero fare ciò che è giusto, ma poi non ci riesco. Faccio, invece, ciò che non voglio fare, le cose che odio. 16 So benissimo che quello che faccio è sbagliato, e la mia coscienza in subbuglio è la prova che io riconosco la validità di queste leggi, che però non osservo. 17 In questo caso, non sono più io che agisco, ma il peccato che è dentro di me.
18 Infatti, io so che in me, vale a dire nel mio corpo, non c'è niente di buono; perché è vero che ho la volontà di fare del bene, ma mi manca la forza di compierlo. 19 Perché il bene che voglio non lo faccio, mentre ecco che io faccio proprio il male che non voglio! 20 Quindi, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che agisco, ma il peccato, che mi tiene ancora nella sua morsa!
21 Si ripete allora questa contraddizione: quando voglio fare ciò che è giusto, inevitabilmente finisco per fare ciò che è sbagliato. 22 Per quanto riguarda la mia nuova natura spirituale, amo fare la volontà di Dio, 23 ma c'è qualcos'altro radicato dentro di me, nella mia vecchia natura peccaminosa, qualcosa che è in lotta contro ciò che la mia mente approva, e mi rende schiavo del peccato che è ancora in me. Nel mio intimo voglio essere il servo ubbidiente di Dio, invece mi trovo sempre schiavo del peccato.
Vedete qual è la situazione: la nuova vita mi spinge a fare il bene, ma la vecchia natura, che è ancora in me, ama peccare. 24 Povero me! Chi mi libererà dalla schiavitù di questo corpo, che mi porta alla morte? 25 Ma sia ringraziato Dio! Tutto è stato compiuto da Gesù Cristo, nostro Signore. È stato lui a liberarmi!

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Romani 7

L'affrancamento del cristiano dalla legge
1 O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge signoreggia l'uomo per tutto il tempo ch'egli vive? 2 Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito. 3 Ond'è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d'un altro uomo. 4 Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere ad un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, e questo affinché portiamo del frutto a Dio. 5 Poiché, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, destate dalla legge, agivano nelle nostre membra per portar del frutto per la morte; 6 ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, talché serviamo in novità di spirito, e non in vecchiezza di lettera.

La legge e il peccato nell'uomo
7 Che diremo dunque? La legge è essa peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge; poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non concupire. 8 Ma il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto. 9 E ci fu un tempo, nel quale, senza legge, vivevo; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita, ed io morii; 10 e il comandamento ch'era inteso a darmi vita, risultò che mi dava morte. 11 Perché il peccato, còlta l'occasione, per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno; e, per mezzo d'esso, m'uccise. 12 Talché la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono. 13 Ciò che è buono diventò dunque morte per me? Così non sia; ma è il peccato che m'è divenuto morte, onde si palesasse come peccato, cagionandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante. 14 Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto schiavo al peccato. 15 Perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona; 17 e allora non son più io che lo faccio; ma è il peccato che abita in me. 18 Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no. 19 Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo. 20 Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. 21 Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me. 22 Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interno; 23 ma veggo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte? 25 Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato.

Ricciotti:

Romani 7

Il cristiano non è più sotto la legge, ma sotto la grazia
1 Ignorate voi, fratelli, che la Legge, (parlo a chi conosce la Legge), domina sull'uomo finchè egli vive 2 come una donna soggetta al marito è legata per legge al marito vivente; e se il marito muore vien sciolta dalla legge del marito. 3 Sicchè, vivente il marito, farà da adultera se stia con un altro uomo; e solo se muoia il marito, è libera dalla legge, rispetto al non essere adultera convivendo con un altro uomo. 4 Cosicchè, fratelli miei, anche voi siete morti alla Legge per il corpo di Cristo, sì da appartenere ad un altro, cioè a colui che risuscitò da morte, e ciò perchè cogliamo frutti a Dio. 5 Quando eravamo nella carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nelle nostre membra così da portar frutti alla morte; 6 ma ora siamo stati affrancati dalla Legge, morendo a ciò da cui eravamo detenuti, in modo da servire in novità di spirito e non secondo l'antica lettera.

La Legge e il peccato nell'uomo
7 Che diremo dunque? Che la Legge è peccato? mai no, ma il peccato non l'avrei conosciuto se non era la Legge; giacchè non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto «Non desiderare»; 8 e il peccato, prese le mosse da quel comandamento, produsse in me tutta la concupiscenza; poichè all'infuori della Legge morto era il peccato. 9 Ed io una volta vivevo senza legge; ma venuto il precetto, il peccato prese vita, 10 e io morii; e così ne venne per me che il precetto, che mi doveva condurre alla vita mi fu cagion di morte; 11 perchè il peccato presa occasione dal precetto, mi ingannò e per esso mi uccise. 12 Sicchè, santa è soltanto la Legge, e il precetto è santo e giusto e buono. 13 Una cosa dunque buona mi fu cagion di morte? No, ma il peccato, per apparir peccato, mediante una cosa buona mi cagionò la morte, affinchè esso peccato diventasse estremamente colpevole per il divieto. 14 Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io son carnale, venduto e soggetto al peccato. 15 Quello che fo io, non lo intendo; perchè non quel bene che voglio, io opero, ma quel male che odio, io fo. 16 E se fo quel che non voglio, consento alla legge, e riconosco che è buono; 17 ma ora non son più io che fo quello, bensì il peccato che abita in me. 18 Giacchè io so bene che non abita in me, cioè nella mia carne, il bene; c'è il volere sì in me, ma l'operare il bene no; 19 giacchè non fo il bene che voglio, ma il male che non voglio, questo io fo. 20 E se fo quel che non voglio, non son più io che lo fo, ma il peccato risedente in me. 21 Trovo dunque questa legge, che, volendo io fare il bene, mi sta presso il male; 22 mi diletto della legge di Dio secondo l'uomo di dentro, 23 e vedo un'altra legge nelle mie membra che fa guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo nella legge del peccato: la quale è nelle mie membra. 24 Disgraziato, che io sono! chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro; così io stesso colla mente sono servo della legge di Dio, colla carne della legge del peccato.

Tintori:

Romani 7

Terzo frutto della giustificazione: a liberazione dalla servitù della legge per una morte mistica
1 Forse ignorate, o fratelli (siccome parlo con periti nella legge) che l'uomo è sotto l'impero della legge finché vive? 2 Così la donna maritata è legata per legge al marito vivente; ma se le muore è sciolta dalla legge del marito. 3 Infatti sarà chiamata adultera se, vivente il marito, starà con un altro uomo; se poi le muore il marito, è liberata dalla legge del marito, in modo da non essere adultera, dato che stia con altro nome. 4 Così, anche voi, miei fratelli, siete morti alla legge pel corpo di Cristo, per appartenere ad un altro, che è risuscitato da morte, affinchè portiamo dei frutti a Dio. 5 Mentre vivevamo secondo la carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agivano nelle nostre membra in maniera da produrre frutti per la morte. 6 Ma ora siamo stati liberati dalla legge, essendo morti alla legge che ci legava, e possiamo servire Dio secondo il nuovo spirito e non secondo l'antiquata lettera.

La legge, benché santa, provoca delle trasgressioni
7 Che diremo dunque? La legge è peccato? No, certamente. Ma io non ho conosciuto il peccato se non per mezzo della legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto: Non desiderare. 8 Ma il peccato, presa l'occasione da quel comandamento, fe' nascere in me ogni sorta di concupiscenza; mentre senza la legge il peccato non esisteva. 9 Io poi una volta vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, ebbe vita il peccato, 10 ed io morii, ed il comandamento che doveva darmi la vita mi risultò cagione di morte. 11 Perchè il peccato, presa l'occasione dal comandamento, mi sedusse, e per mezzo di esso mi diè la morte. 12 E santa dunque la legge, e santo e giusto e buono il comandamento. 13 Una cosa buona m'è dunque divenuta causa di morte? Non può essere. Ma il peccato, per apparire peccato, mi ha data la morte per mezzo d'una cosa buona, in modo da mostrarsi estremamente colpevole attraverso il precetto.

Impotenza della legge nella lotta tra la carne e lo spirito
14 Noi sappiamo di fatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto e soggetto al peccato. 15 Io non so quello che faccio: non fo il bene che voglio, ma il male che odio. 16 Or se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona; 17 però in questo caso non sono io che opero, ma il peccato che abita in me. 18 Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: è in me certamente la volontà di fare il bene, ma non trovo la via di compierlo, 19 poiché, non il bene che voglio io fo, ma il male che non voglio quello io faccio. 20 Or se io fo quello che non voglio, non son più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male mi è già a lato. 22 Infatti, mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interiore; 23 ma vedo nelle mie membra un'altra legge che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 Oh, me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro. Dunque io stesso colla mente servo alla legge di Dio, colla carne invece alla legge del peccato.

Martini:

Romani 7

A somiglianza della donna, cui è morto il marito, noi siam per Cristo sciolti dalla legge, per lo quale l'affetto al peccato più veemente rendevasi, affinchè serviamo a Cristo nella novità dello spirito. Con l'occasion della legge, che vieta il peccato, si dilatò, e crebbe lo stesso peccato, abbenchè santa, e spirituale fosse la legge; anzi anche adesso combattuti dal fomite della carne siamo sollecitati, benché contro nostra voglia, a quelle cose, le quali secondo la ragione detestiamo, e sono contrarie alla legge.
1 Non sapete voi, o fratelli, (imperocché con persone perite della legge io parlo), che la legge all'uomo impera, Uno che egli vive? 2 Imperocché la donna soggetta ad un marito è legata per legge al marito vivente: che se questi venga a morire, è sciolta dalla legge del marito? 3 Per la qual cosa vivente il marito, sarà chiamata adultera, se stia con altro uomo: morto poi il marito, è sciolta dalla legge del marito: onde non sia adultera se stia con altro uomo. 4 Così anche voi, fratelli miei, siete morti alla legge pel corpo di Cristo: affinchè siate di un altro, il quale risuscitò da morte: onde frutti portiamo per Iddio. 5 Imperocché quando noi eravamo (uomini) carnali, le affezioni peccaminose occasionate dalla legge agivano nelle nostre membra per produr frutti di morte: 6 Ma adesso siamo sciolti dalla legge di morte, cui eravamo legati, affinchè serviamo secondo il nuovo spirito, non secondo l'antica lettera. 7 Che diremo adunque? La legge è ella un peccato? Mai no. Ma io non ho conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge: imperocché io non conosceva la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare. 8 Ma il peccato presa occasione da quel comandamento, cagionò in me ogni cupidità. Imperocché senza la legge il peccato era morto. 9 Io poi una volta senza legge vivea. Ma venuto il comandamento, il peccato tornò a rivivere, 10 E io morii: e si trovò, che quel comandamento dato per vita fu morte per me. 11 Imperocché il peccato, presa occasione da quel comandamento, mi sedusse, e per esso mi uccise. 12 Per la qual cosa la legge (è) santa, e il comandamento santo, e giusto, e buono. 13 Una cosa adunque, che è buona, si fe' morte per me? Mai no. Bensì il peccato affinchè apparisca, come il peccato per mezzo di una cosa buona manipolò per me la morte: onde divenisse il peccato eccessivamente peccatore per ragion del comandamento. 14 Imperocché sappiamo, che la legge è spirituale: ma io sono carnale, venduto (schiavo) al peccato. 15 Imperocché quello, che io fo, non intendo: dappoiché non fo il bene, che amo: ma quel male, che odio, quello io fo. 16 Che se fo quello, che non amo: come buona approvo la legge. 17 Adesso poi non lo fo già io, ma il peccato, che abita in me. 18 Imperocché so, che non abita in me, viene a dire nella mia carne, il bene. Perché il volere lo ho dappresso: ma di fare il bene interamente non trovo via. 19 Conciossiachè non fa il bene, che voglio: ma quel male che non voglio, quello io fo. 20 Che se io fo quel, che non voglio: non son già io, che lo fo, ma il peccato che abita in me. 21 Io trovo adunque nel voler io fare il bene, esservi questa legge, che il male mi sta dappresso: 22 Imperocché mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore: 23 Ma veggo un'altra legge nelle mie membra, che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della legge del peccato, la quale è nelle mie membra. 24 Infelice me? chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro. Dunque io stesso con la mente servo alla legge di Dio, con la carne poi alla legge del peccato.

Diodati:

Romani 7

1 IGNORATE voi, fratelli (perciocchè io parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge signoreggia l'uomo per tutto il tempo ch'egli è in vita? 2 Poichè la donna maritata è, per la legge, obbligata al marito, mentre egli vive; ma, se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito. 3 Perciò, mentre vive il marito, ella sarà chiamata adultera, se divien moglie di un altro marito; ma, quando il marito è morto, ella è liberata da quella legge; talchè non è adultera, se divien moglie di un altro marito. 4 Così adunque, fratelli miei, ancora voi siete divenuti morti alla legge, per lo corpo di Cristo, per essere ad un altro, che è risuscitato da' morti, acciocchè noi fruttifichiamo a Dio. 5 Perciocchè, mentre eravam nella carne, le passioni de' peccati, le quali erano mosse per la legge, operavano nelle nostre membra, per fruttificare alla morte. 6 Ma ora siamo sciolti della legge, essendo morti a quello, nel quale eravam ritenuti; talchè serviamo in novità di spirito, e non in vecchiezza di lettera.
7 Che diremo adunque? che la legge sia peccato? Così non sia; anzi, io non avrei conosciuto il peccato, se non per la legge; perciocchè io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non dicesse: Non concupire. 8 Ma il peccato, presa occasione per questo comandamento, ha operata in me ogni concupiscenza. 9 Perciocchè, senza la legge, il peccato è morto. E tempo fu, che io, senza la legge, era vivente; ma, essendo venuto il comandamento, il peccato rivisse, ed io morii. 10 Ed io trovai, che il comandamento, che è a vita, esso mi tornava a morte. 11 Perciocchè il peccato, presa occasione per lo comandamento, m'ingannò, e per quello mi uccise. 12 Talchè, ben è la legge santa, e il comandamento santo, e giusto, e buono. 13 Mi è dunque ciò che è buono divenuto morte? Così non sia; anzi il peccato mi è divenuto morte, acciocchè apparisse esser peccato, operandomi la morte per quello che è buono; affinchè, per lo comandamento, il peccato sia reso estremamente peccante.
14 Perciocchè noi sappiamo che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto ad esser sottoposto al peccato. 15 Poichè io non riconosco ciò che io opero; perciocchè, non ciò che io voglio quello fo, ma, ciò che io odio quello fo. 16 Ora, se ciò che io non voglio, quello pur fo, io acconsento alla legge ch'ella è buona. 17 Ed ora non più io opero quello, anzi l'opera il peccato che abita in me. 18 Perciocchè io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poichè ben è in me il volere, ma di compiere il bene, io non ne trovo il modo. 19 Perciocchè, il bene che io voglio, io nol fo; ma il male che io non voglio, quello fo. 20 Ora, se ciò che io non voglio quello fo, non più io opero quello, anzi l'opera il peccato che abita in me. 21 Io mi trovo adunque sotto questa legge: che volendo fare il bene, il male è presso a me. 22 Perciocchè io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo di dentro. 23 Ma io veggo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro alla legge della mia mente, e mi trae in cattività sotto alla legge del peccato, che è nelle mie membra. 24 Misero me uomo! chi mi trarrà di questo corpo di morte? 25 Io rendo grazie a Dio, per Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso adunque, con la mente, servo alla legge di Dio; ma, con la carne, alla legge del peccato.

Commentario completo di Matthew Henry:

Romani 7

1 INTRODUZIONE A ROMANI CAPITOLO 7

Possiamo osservare in questo capitolo:

I. La nostra libertà dalla legge ulteriormente sollecitata come argomento per premere su di noi la santificazione Romani 7:1-6.

II. Nonostante l'eccellenza e l'utilità della legge affermate e dimostrate dall'esperienza personale dell'apostolo, Romani 7:7-14.

III. Una descrizione del conflitto tra grazia e corruzione nel cuore Romani 7:14-25.

Ver. 1.

Tra gli altri argomenti usati nel capitolo precedente per persuaderci contro il peccato e verso la santità, questo era uno di Romani 7:14, che non siamo sotto la legge; e questo argomento è qui ulteriormente insistito e spiegato Romani 7:6 : Siamo liberati dalla legge. Cosa si intende con questo? E in che modo si può discutere sul perché il peccato non dovrebbe regnare su di noi, e perché dovremmo camminare in novità di vita?

1. Siamo liberati dal potere della legge che ci maledice e ci condanna per il peccato da noi commesso. La sentenza della legge contro di noi è annullata e rovesciata, con la morte di Cristo, per tutti i veri credenti. La legge dice: L'anima che pecca morirà; ma noi siamo liberati dalla legge. Il Signore ha tolto il tuo peccato, tu non morirai. Siamo redenti dalla maledizione della legge, Galati 3:13.

2. Siamo liberati da quella potenza della legge che irrita e provoca il peccato che abita in noi. L'apostolo sembra riferirsi a questo in modo particolare a Romani 7:5 : I moti dei peccati che erano per mezzo della legge. La legge, comandando, proibendo, minacciando, corrompendo e decadendo l'uomo, ma non offrendo alcuna grazia per guarire e rafforzare, non fece altro che fomentare la corruzione e, come il sole che splende su un letamaio, eccitare e sollevare i vapori sporchi. Essendo noi zoppi per la caduta, la legge viene e ci dirige, ma non ci fornisce nulla per guarire e aiutare la nostra zoppia, e così ci fa fermare e inciampare ancora di più. Intendete questo della legge non come una regola, ma come un patto di opere. Ora, ognuno di questi è un argomento per cui dovremmo essere santi; perché qui c'è incoraggiamento agli sforzi, anche se in molte cose veniamo meno. Siamo sotto la grazia, che promette la forza di fare ciò che comanda, e il perdono al pentimento quando sbagliamo. Questo è lo scopo di questi versetti in generale, che, in punto di professione e privilegio, siamo sotto un patto di grazia, e non sotto un patto di opere, sotto il vangelo di Cristo, e non sotto la legge di Mosè. La differenza tra uno stato-legge e uno stato-vangelo l'aveva già illustrata con la similitudine di risorgere a una nuova vita e servire un nuovo padrone; Ora qui ne parla con la similitudine di essere sposato con un nuovo marito.

I. Il nostro primo matrimonio è stato con la legge, che, secondo la legge del matrimonio, doveva continuare solo durante la vita della legge. La legge sul matrimonio è vincolante fino alla morte di una delle parti, qualunque cosa accada, e non oltre. La morte di uno dei due scarica entrambi. Per questo egli si appella a se stessi, come persone che conoscono la legge Romani 7:1 : Io parlo a coloro che conoscono la legge. È un grande vantaggio parlare con coloro che hanno conoscenza, poiché possono comprendere e apprendere più facilmente una verità. Molti dei cristiani di Roma erano come lo erano stati ebrei, e quindi conoscevano bene la legge. Si ha una certa capacità di conoscere le persone. La legge ha potere sull'uomo finché vive; In particolare, la legge del matrimonio ha potere; o, in generale, ogni legge è così limitata: le leggi delle nazioni, delle relazioni, delle famiglie, ecc.

1. L'obbligo delle leggi non si estende oltre; con la morte il servo che, mentre era in vita, era sotto il giogo, viene liberato dal suo padrone, Giobbe 3:19.

2. La condanna delle leggi non si estende oltre; la morte è il termine della legge. Actio moritur cum persona - L'azione si estingue con la persona. Le leggi più severe potrebbero uccidere il corpo, e dopo di ciò non c'è più nulla che possano fare. Così, mentre eravamo vivi per la legge, eravamo sotto il potere di essa, mentre eravamo nel nostro stato dell'Antico Testamento, prima che il Vangelo venisse nel mondo, e prima che entrasse con potenza nei nostri cuori. Tale è la legge del matrimonio Romani 7:2, la donna è legata a suo marito durante la vita, così legata a lui che non può sposare un altro; se lo fa, sarà considerata un'adultera, Romani 7:3. Farà di lei un'adultera, non solo per essere contaminata da un altro uomo, ma per essere sposata con un altro uomo; poiché ciò è tanto peggio, per questo motivo, che abusa di un'ordinanza di Dio, facendola patrocinare. Così fummo sposati con la legge Romani 7:5 : Quando eravamo nella carne, cioè in uno stato carnale, sotto il potere dominante del peccato e della corruzione, nella carne come nel nostro elemento, allora i movimenti dei peccati che erano per mezzo della legge hanno operato nelle nostre membra, siamo stati trascinati lungo la corrente del peccato, e la legge non era che come una diga imperfetta, che faceva gonfiare il torrente più alto e infuriare di più. Il nostro desiderio era verso il peccato, come quello della moglie verso suo marito, e il peccato ha regnato su di noi. L'abbiamo abbracciata, l'abbiamo amata, le abbiamo dedicato tutto, abbiamo conversato quotidianamente con essa, ci siamo preoccupati di compiacerla. Eravamo sotto la legge del peccato e della morte, come la moglie sotto la legge del matrimonio; E il prodotto di questo matrimonio fu il frutto portato alla morte, cioè furono prodotte vere e proprie trasgressioni dalla corruzione originale, tali da meritare la morte. La concupiscenza, avendo concepito per mezzo della legge (che è la forza del peccato, 1Corinzi 15:56), genera il peccato, e il peccato, quando è compiuto, genera la morte, Giacomo 1:15. Questa è la posterità che scaturisce da questo matrimonio con il peccato e la legge. Questo deriva dai moti del peccato che operano nelle nostre membra. E questo continua durante la vita, mentre la legge è viva per noi, e noi siamo vivi per la legge.

II. Il nostro secondo matrimonio è con Cristo: e come avviene questo? Perché

1. Siamo liberati, con la morte, dal nostro obbligo verso la legge come patto, come la moglie lo è dal suo obbligo verso il marito, Romani 7:3. Questa somiglianza non è molto stretta, né ce n'era bisogno. Voi siete diventati morti alla legge, Romani 7:4. Egli non dice:

"La legge è morta"

(alcuni pensano perché avrebbe evitato di offendere coloro che erano ancora zelanti per la legge), ma, il che si riduce tutto ad uno: Tu sei morto alla legge. Come la crocifissione del mondo per noi, e di noi per il mondo, equivale a una sola e stessa cosa, così la legge muore, e noi moriamo ad essa. Siamo liberati dalla legge Romani 7:6, κατηργηθημεν - siamo annullati per quanto riguarda la legge; il nostro obbligo verso di essa come marito è cassato e reso nullo. E poi parla della legge che è morta nella misura in cui era una legge di schiavitù per noi: Quell'essere morto in cui siamo stati tenuti; non la legge in sé, ma il suo obbligo di punizione e la sua provocazione al peccato. È morto, ha perso il suo potere; e questo Romani 7:4 per il corpo di Cristo, cioè per le sofferenze di Cristo nel suo corpo, per il suo corpo crocifisso, che ha abrogato la legge, ha esaudito le sue esigenze, ha dato soddisfazione per la nostra violazione di essa, ha acquistato per noi un patto di grazia, nel quale la giustizia e la forza sono riposte per noi, quelli che non erano, né potevano essere, per legge. Noi siamo morti alla legge per la nostra unione con il corpo mistico di Cristo. Essendo incorporati a Cristo nel nostro battesimo professato, nel nostro credere potentemente ed efficacemente, siamo morti alla legge, non abbiamo a che fare con essa più di quanto il servo morto, che è libero dal suo padrone, abbia a che fare con il giogo del suo padrone.

2. Siamo sposati con Cristo. Il giorno della nostra fede è il giorno delle nostre nozze al Signore Gesù. Entriamo in una vita di dipendenza da lui e di dovere verso di lui: sposati con un altro, proprio con colui che è risorto dai morti, una perifrasi di Cristo molto pertinente qui; perché come la nostra morte al peccato e alla legge è conforme alla morte di Cristo, e alla crocifissione del suo corpo, così la nostra devozione a Cristo in novità di vita è conforme alla risurrezione di Cristo. Siamo sposati con l'esaltato Gesù risuscitato, un matrimonio molto onorevole. Confronta 2Corinzi 11:2; Efesini 5:29. Ora siamo così sposati con Cristo,

(1.) Affinché noi portiamo frutto a Dio, Romani 7:4. Uno dei fini del matrimonio è la fecondità: Dio istituì l'ordinanza affinché egli potesse cercare una discendenza divina, Malachia 2:15. La moglie è paragonata alla vite feconda, e i figli sono chiamati il frutto del grembo materno. Ora, il grande fine del nostro matrimonio con Cristo è la nostra fecondità nell'amore, nella grazia e in ogni opera buona. Questo è frutto per Dio, gradito a Dio, secondo la sua volontà, che tende alla sua gloria. Come il nostro antico matrimonio con il peccato ha prodotto frutto per la morte, così il nostro secondo matrimonio con Cristo produce frutto per Dio, frutti di giustizia. Le opere buone sono i figli della nuova natura, i prodotti della nostra unione con Cristo, come la fecondità della vite è il prodotto della sua unione con la radice. Quali che siano le nostre professioni e le nostre pretese, non c'è frutto portato a Dio finché non siamo sposati con Cristo; è in Cristo Gesù che siamo stati creati per le buone opere, Efesini 2:10. L'unico frutto che si trasforma in buon uso è quello che viene prodotto in Cristo. Questo distingue le buone opere dei credenti dalle buone opere degli ipocriti e degli auto-giustificatori che sono generati nel matrimonio, fatto in unione con Cristo, nel nome del Signore Gesù, Colossesi 3:17. Questo è, senza dubbio, uno dei grandi misteri della pietà.

(2.) Che dovremmo servire in novità di spirito, e non nella vecchiaia della lettera, Romani 7:6. Essendo sposati con un nuovo marito, dobbiamo cambiare strada. Dobbiamo ancora servire, ma è un servizio che è libertà perfetta, mentre il servizio del peccato era un lavoro faticoso perfetto: ora dobbiamo servire in novità di spirito, secondo nuove regole spirituali, da nuovi principi spirituali, in spirito e in verità, Giovanni 4:24. Ci deve essere un rinnovamento del nostro spirito operato dallo Spirito di Dio, e in questo dobbiamo servire. Non nella vecchiaia della lettera; cioè, non dobbiamo riposare in semplici servizi esterni, come facevano gli ebrei carnali, che si gloriavano della loro adesione alla lettera della legge, e non badavano alla parte spirituale del culto. Si dice che la lettera uccide con la sua schiavitù e il suo terrore, ma noi siamo liberati da quel giogo per poter servire Dio senza paura, in santità e giustizia, Luca 1:74-75. Siamo sotto la dispensazione dello Spirito, e quindi dobbiamo essere spirituali e servire nello Spirito. Confronta con questo 2Corinzi 3:3,6, ecc. Spetta a noi adorare dentro il velo, e non più nel cortile esterno.

7 Ver. 7.

A ciò che aveva detto nel paragrafo precedente, l'apostolo solleva qui un'obiezione, alla quale risponde molto esaurientemente: Che diremo dunque? La legge è peccato? Quando aveva parlato del dominio del peccato, aveva detto così tanto dell'influenza della legge come un patto su quel dominio che potrebbe essere facilmente interpretato erroneamente come un riflesso sulla legge, per evitare che egli mostri con la sua esperienza personale la grande eccellenza e utilità della legge, non come un patto, ma come una guida; e scopre inoltre come il peccato abbia preso occasione dal comandamento. Osservare in particolare,

I. La grande eccellenza della legge in sé. Lungi da Paolo riflettere sulla legge; No, ne parla onorevolmente.

1. È santo, giusto e buono, Romani 7:12. La legge in generale è così, e ogni comandamento particolare è così. Le leggi sono come lo sono i legislatori. Dio, il grande legislatore, è santo, giusto e buono, quindi la sua legge deve necessariamente essere così. La sua materia è santa: comanda la santità, incoraggia la santità; è santa, perché è conforme alla santa volontà di Dio, l'originale della santità. È giusto, perché è conforme alle regole dell'equità e della retta ragione: le vie del Signore sono rette. È buono nel suo design; È stato dato per il bene dell'umanità, per la conservazione della pace e dell'ordine nel mondo. Rende buoni gli osservatori; L'intenzione era quella di migliorare e riformare l'umanità. Ovunque ci sia vera grazia, c'è un assenso a questo: che la legge è santa, giusta e buona.

2. La legge è spirituale Romani 7:14, non solo per quanto riguarda l'effetto di essa, in quanto è un mezzo per renderci spirituali, ma per quanto riguarda la sua estensione; raggiunge i nostri spiriti, pone un freno e dà una direzione ai movimenti dell'uomo interiore; è un discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore, Ebrei 4:12. Proibisce la malvagità spirituale, l'omicidio del cuore e l'adulterio del cuore. Comanda il servizio spirituale, richiede il cuore, ci obbliga ad adorare Dio nello spirito. È una legge spirituale, perché è data da Dio, che è Spirito e Padre degli spiriti; è data all'uomo, la cui parte principale è spirituale; L'anima è la parte migliore e la parte principale dell'uomo, e quindi la legge per l'uomo deve necessariamente essere una legge per l'anima. In questo la legge di Dio è al di sopra di tutte le altre leggi, ed è una legge spirituale. Altre leggi possono proibire l'inquadramento e l'immaginazione, ecc., che sono tradimento nel cuore, ma non possono prenderne conoscenza, a meno che non ci sia qualche atto palese; ma la legge di Dio prende atto dell'iniquità considerata nel cuore, sebbene non vada oltre. Lava il tuo cuore dalla malvagità, Geremia 4:14. Noi sappiamo questo: dove c'è la vera grazia c'è una conoscenza sperimentale della spiritualità della legge di Dio.

II. Il grande vantaggio che aveva trovato dalla legge.

1. Era la scoperta: Non avevo conosciuto il peccato se non per mezzo della legge, Romani 7:7. Come ciò che è retto scopre ciò che è storto, come lo specchio ci mostra il nostro volto naturale con tutte le sue macchie e deformità, così non c'è modo di arrivare a quella conoscenza del peccato che è necessaria al pentimento, e quindi alla pace e al perdono, se non confrontando i nostri cuori e le nostre vite con la legge. In particolare, giunse alla conoscenza della peccaminosità della lussuria attraverso la legge del decimo comandamento. Per concupiscenza egli intende il peccato che dimora in noi, il peccato nei suoi primi movimenti e opere, il principio corrotto. Lo seppe quando la legge diceva: Non concupire. La legge parlava in una lingua diversa da quella in cui la facevano parlare gli scribi e i farisei, ma parlava nel senso e nel significato spirituale di essa. Da questo egli sapeva che la concupiscenza era peccato e un peccato molto peccaminoso, che quei moti e desideri del cuore verso il peccato che non si erano mai manifestati erano peccaminosi, estremamente peccaminosi. Paolo aveva un giudizio molto rapido e penetrante, tutti i vantaggi e i miglioramenti dell'istruzione, eppure non raggiunse mai la giusta conoscenza del peccato insito fino a quando lo Spirito per mezzo della legge glielo fece conoscere. Non c'è nulla di cui l'uomo naturale sia più cieco che la corruzione originaria, riguardo alla quale l'intelletto è completamente all'oscuro fino a quando lo Spirito non lo rivela e lo fa conoscere con la legge. Così la legge è maestra, per portarci a Cristo, apre e scruta la ferita, e così la prepara alla guarigione. Così il peccato per il comandamento appare peccato Romani 7:13 ; Appare con i suoi colori, sembra essere quello che è, e non si può chiamarlo con un nome peggiore del suo. Così, per il comandamento, diventa estremamente peccaminoso; Cioè, sembra che sia così. Non vediamo mai il veleno disperato o la malignità che c'è nel peccato, fino a quando non arriviamo a confrontarlo con la legge e con la natura spirituale della legge, e allora vediamo che è una cosa malvagia e amara.

2. Era umiliante Romani 7:9 : Ero vivo. Pensava di essere in ottime condizioni, era vivo nella sua opinione e nella sua apprensione, molto sicuro e fiducioso della bontà del suo stato. Così era una volta, ποτε - nei tempi passati, quando era un fariseo; poiché era l'umore comune di quella generazione di uomini che avevano un'ottima presunzione di se stessi; e Paolo era allora come il resto di loro, e la ragione era che allora era senza legge. Benché allevato ai piedi di Gamaliele, dottore in legge, benché egli stesso fosse un grande studioso della legge, un rigoroso osservante di essa e uno zelante sostenitore di essa, tuttavia senza la legge. Aveva la lettera della legge, ma non ne aveva il significato spirituale: il guscio, ma non il nocciolo. Aveva la legge in mano e nella testa, ma non l'aveva nel cuore; la nozione di esso, ma non il potere di esso. Ce ne sono molti che sono spiritualmente morti nel peccato, che tuttavia sono vivi nella loro propria opinione di se stessi, ed è la loro estraneità alla legge che è la causa dell'errore. Ma quando il comandamento arrivò, venne in sua potenza (non solo ai suoi occhi, ma al suo cuore), il peccato risorse, come la polvere in una stanza sale (cioè, appare) quando il sole vi entra dentro. Paolo vide allora nel peccato ciò che non aveva mai visto prima; allora vide il peccato nelle sue cause, la radice amara, il pregiudizio corrotto, l'inclinazione all'inversione, il peccato nei suoi colori, deformare, contaminare, infrangere una legge giusta, insultare una terribile Maestà, profanare una corona sovrana gettandola a terra, il peccato nelle sue conseguenze, il peccato con la morte alle calcagna, il peccato e la maledizione che ne derivava.

"Così il peccato è tornato in vita, e poi sono morto; Ho perso quel bene

opinione che avevo avuto di me stesso, e che sono venuto ad essere

un'altra mente. Il peccato è risorto e io sono morto; cioè, il

Spirito, ma il comandamento, mi ha convinto che ero

in stato di peccato e in stato di morte a causa

del peccato".

Di questo eccellente uso è la legge; è una lampada e una luce; converte l'anima, apre gli occhi, prepara la via del Signore nel deserto, squarcia le rocce, spiana le montagne, prepara un popolo preparato per il Signore.

III. Nonostante il cattivo uso che la sua natura corrotta faceva della legge.

1. Il peccato, cogliendo l'occasione per il comandamento, ha prodotto in me ogni sorta di concupiscenza, Romani 7:8.

Osservate, Paolo aveva in sé ogni sorta di concupiscenza, sebbene fosse uno dei migliori uomini non rigenerati che siano mai esistiti, quanto a riguardo alla giustizia della legge, irreprensibile, eppure sensibile a ogni sorta di concupiscenza. E fu il peccato che lo produsse, il peccato che abitava, la sua natura corrotta (egli parla di un peccato che operava il peccato), e prese occasione dal comandamento. La natura corrotta non si sarebbe gonfiata e infuriata così tanto se non fosse stato per le restrizioni della legge; come gli umori peccanti nel corpo sono sollevati, e più infiammati, da una purga che non è abbastanza forte da portarli via. È incidente alla natura corrotta, in vetitum niti, tendere verso ciò che è proibito. Da quando Adamo ha mangiato il frutto proibito, tutti noi siamo stati affezionati ai sentieri proibiti; l'appetito malato si spinge più fortemente verso ciò che è dannoso e proibito. Senza la legge il peccato era morto, come un serpente d'inverno, che i raggi del sole della legge vivificano e irritano.

2. Ha ingannato gli uomini. Il peccato inganna il peccatore, ed è un inganno fatale, Romani 7:11. Per mezzo di esso (per il comandamento) mi ha ucciso. Non essendoci nella legge una tale minaccia esplicita contro le concupiscenze peccaminose, il peccato, cioè la sua stessa natura corrotta, colse l'occasione per promettergli l'impunità e per dire, come il serpente per i nostri progenitori: Tu non morirai affatto. Così lo ingannò e lo uccise.

3. Ha operato in me la morte per mezzo di ciò che è buono, Romani 7:13. Ciò che opera la concupiscenza produce la morte, perché il peccato genera la morte. Nulla di così buono, se non una natura corrotta e viziosa, lo pervertirà e ne farà un'occasione di peccato; Nessun fiore è così dolce che il peccato non ne succhi il veleno. Ora, in questo peccato appare il peccato. La cosa peggiore che il peccato fa, e che gli piace di più, è il pervertimento della legge, e l'occasione per essere molto più maligni da essa. Così il comandamento, che era ordinato alla vita, era inteso come una guida sulla via del conforto e della felicità, provata fino alla morte, attraverso la corruzione della natura, Romani 7:10. Molte anime preziose si spaccano sulla roccia della salvezza; e la stessa parola che per alcuni è occasione di vita per la vita, per altri è occasione di morte per la morte. Lo stesso sole che rende più profumato il giardino dei fiori rende più rumoroso il letamaio; lo stesso calore che ammorbidisce la cera indurisce l'argilla; e lo stesso fanciullo fu posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele. Il modo per prevenire questo male è quello di inchinare le nostre anime all'autorità che comanda la parola e la legge di Dio, non lottando contro di essa, ma sottomettendoci ad essa.

14 Ver. 14b.

Ecco una descrizione del conflitto tra la grazia e la corruzione nel cuore, tra la legge di Dio e la legge del peccato. Ed è applicabile in due modi:

1. Alle lotte che sono in un'anima convinta, ma non ancora rigenerata, nella persona di cui si suppone, da alcuni, che Paolo parli.

2. Alle lotte che sono in un'anima santificata rinnovata, ma ancora in uno stato di imperfezione; come altri apprendono. E c'è una grande controversia su quale di questi dobbiamo intendere l'apostolo qui. Il male prevale a tal punto qui, quando parla di uno venduto sotto il peccato, che lo fa, non compie ciò che è buono, che sembra difficile applicarlo ai rigenerati, che sono descritti per camminare non secondo la carne, ma secondo lo Spirito; eppure i buoni prevalgono a tal punto nell'odiare il peccato, nell'acconsentire alla legge, nel dilettarsi in essa, nel servire la legge di Dio con la mente, che è più difficile applicarla ai non rigenerati che sono morti nei falli e nei peccati.

I. Applicalo alle lotte che si sentono in un'anima convinta, che è ancora in uno stato di peccato, conosce la volontà del suo Signore, ma non la fa, approva le cose più eccellenti, essendo istruita dalla legge, eppure vive nella costante violazione di essa, Romani 2:17-23. Sebbene abbia dentro di sé ciò che testimonia contro il peccato che commette, e non è senza una grande riluttanza che lo commette, le facoltà superiori che lottano contro di esso, la coscienza naturale che lo mette in guardia contro di esso prima che venga commesso e che lo colpisce dopo, tuttavia l'uomo continua a essere schiavo delle sue concupiscenze regnanti. Non è così per ogni uomo non rigenerato, ma solo per coloro che sono convinti dalla legge, ma non cambiati dal vangelo. L'apostolo aveva detto Romani 6:14 : Il peccato non avrà dominio, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia, per la prova della quale egli mostra qui che un uomo sotto la legge, e non sotto la grazia, può essere, ed è, sotto il dominio del peccato. La legge può scoprire il peccato e convincerlo del peccato, ma non può vincere e sottomettere il peccato, testimoniare la predominanza del peccato in molti che sono sotto convinzioni legali molto forti. Scopre la contaminazione, ma non la lava via. Rende l'uomo stanco e appesantito Matteo 11:28, lo carica del suo peccato; eppure, se riposato, non fornisce alcun aiuto per scrollarsi di dosso quel fardello; questo si può avere solo in Cristo. La legge può far gridare a un uomo: «O miserabile che sono, chi mi libererà?». e tuttavia lascialo così incatenato e affascinato, come se fosse troppo debole per liberarlo Romani 8:3, dagli uno spirito di schiavitù alla paura, Romani 8:15. Ora, un'anima così avanzata dalla legge è in buona via verso uno stato di libertà per mezzo di Cristo, sebbene molti si riposino qui e non vadano oltre. Felice tremava, ma non venne mai a Cristo. È possibile per un uomo andare all'inferno con gli occhi aperti (Numeri 24:3-4), illuminati da convinzioni comuni, e portare con sé una coscienza che si autoaccusa, anche al servizio del diavolo. Egli può acconsentire alla legge che è buono, provare piacere nel conoscere le vie di Dio (come loro, Isaia 58:2), può avere in sé ciò che testimonia contro il peccato e per la santità; eppure tutto questo è sopraffatto dall'amore regnante del peccato. Gli ubriaconi e le persone impure hanno qualche debole desiderio di smettere di fare i loro peccati, eppure persistono in essi, nonostante l'impotenza e l'insufficienza delle loro convinzioni. Di costoro ce ne sono molti che avranno bisogno di aver compreso tutto questo, e lotteranno seriamente per esso: sebbene sia molto difficile immaginare perché, se l'apostolo intendeva questo, dovrebbe parlare fin dall'inizio nella sua persona; E non solo, ma al presente. Del suo stato di condanna aveva parlato diffusamente, come di una cosa passata a Romani 7:7, ecc.): Sono morto; ho scoperto che il comandamento è per la morte; e se qui parla dello stesso stato del suo stato attuale, e della condizione in cui si trovava ora, sicuramente non intendeva essere così inteso: e quindi,

II. Sembra piuttosto che si comprenda delle lotte che si mantengono tra la grazia e la corruzione nelle anime santificate. Che ci siano residui di corruzione interiore, anche dove c'è un principio vivente di grazia, è fuori discussione; Che questa corruzione sfoci ogni giorno in peccati di infermità (tali da essere compatibili con uno stato di grazia) non è meno certo. Se diciamo di non avere peccato, inganniamo noi stessi, 1Giovanni 1:8,10. Che la vera grazia combatta contro questi peccati e corruzioni, non li permetta, li odi, faccia cordoglio su di essi, gema sotto di loro come un peso, è altrettanto certo Galati 5:17 : La carne ha desideri contro lo spirito e lo spirito contro la carne, e queste cose sono contrarie l'una all'altra, così che non potete fare le cose che vorreste. Queste sono le verità che, credo, sono contenute in questo discorso dell'apostolo. E il suo disegno è inoltre quello di aprire la natura della santificazione, che non raggiunga una perfezione senza peccato in questa vita; e quindi per stimolarci e incoraggiarci nei nostri conflitti con le corruzioni rimanenti. Il nostro caso non è unico, quello contro cui lottiamo sinceramente non sarà imputato a noi, e attraverso la grazia la vittoria è finalmente certa. La lotta qui è simile a quella tra Giacobbe ed Esaù nel grembo materno, tra i Cananei e gli Israeliti nel paese, tra la casa di Saul e la casa di Davide; Ma grande è la verità e prevarrà. Comprendendolo così, possiamo osservare qui:

1. Di cosa si lamenta - il resto delle corruzioni interiori, di cui qui parla, per dimostrare che la legge è insufficiente a giustificare anche un uomo rigenerato, che l'uomo migliore del mondo ha abbastanza in sé per condannarlo, se Dio dovesse trattarlo secondo la legge, che non è colpa della legge, ma della nostra natura corrotta, che non può adempiere la legge. Il ripetersi più e più volte delle stesse cose in questo discorso mostra quanto il cuore di Paolo fosse colpito da ciò che scriveva, e quanto fossero profondi i suoi sentimenti. Osserva i dettagli di questa lamentela.

(1.) Sono carnale, venduto sotto il peccato, Romani 7:14. Parla dei Corinzi come carnali, 1Corinzi 3:1. Anche dove c'è vita spirituale ci sono residui di affetti carnali, e fino a questo punto un uomo può essere venduto sotto il peccato; non si vende per operare malvagità, come fece Acab 1Re 21:25, ma fu venduto da Adamo quando peccò e cadde, venduto, come un povero schiavo che fa la volontà del suo padrone contro la sua propria volontà, venduto sotto il peccato, perché concepito nell'iniquità e nato nel peccato.

(2.) Quello che vorrei, che non faccio; ma ciò che odio, quello che faccio, Romani 7:15. E allo stesso modo, Romani 7:19,21, Quando vorrei fare il bene, il male è presente in me. Tale era la forza delle corruzioni, che egli non poteva raggiungere quella perfezione nella santità che desiderava e che respirava. Così, mentre si spingeva verso la perfezione, tuttavia riconosce di non aver già raggiunto, né di essere già perfetto, Filippesi 3:12. Volesse essere libero da ogni peccato e fare perfettamente la volontà di Dio, tale era il suo fermo giudizio; ma la sua natura corrotta lo attirava da un'altra parte: era come uno zoccolo, che lo frenava e lo teneva giù quando avrebbe voluto librarsi verso l'alto, come la scorta, in una ciotola, che, quando viene gettata dritta, la tira ancora da parte.

(3.) In me, che è nella mia carne, non abita alcun bene, Romani 7:18. Qui si spiega a proposito della natura corrotta, che chiama carne; E per quanto riguarda questo non c'è nulla da aspettarsi, non più di quanto ci si aspetterebbe un buon grano che cresce su una roccia, o sulla sabbia che è in riva al mare. Come la nuova natura, per quanto riguarda questo, non può commettere peccato 1Giovanni 3:9, così la carne, la vecchia natura, per quanto riguarda questo, non può compiere un buon dovere. Come dovrebbe? Poiché la carne serve la legge del peccato (Romani 7:25), essa è sotto la condotta e il governo di quella legge; e, finché è così, è improbabile che serva a nulla. La natura corrotta è altrove chiamata carne Genesi 6:3, Giovanni 3:6 ; e, sebbene ci possano essere cose buone che dimorano in coloro che hanno questa carne, tuttavia, per quanto riguarda la carne, non c'è bene, la carne non è un soggetto capace di alcun bene.

(4.) Vedo un'altra legge nelle mie membra che combatte contro la legge della mia mente, Romani 7:23. L'inclinazione corrotta e peccaminosa è qui paragonata a una legge, perché lo controllava e lo controllava nei suoi buoni movimenti. Si dice che sia seduto nelle sue membra, perché, avendo Cristo posto il suo trono nel suo cuore, erano solo le membra ribelli del corpo che erano gli strumenti del peccato: nell'appetito sensitivo; O possiamo prenderlo più in generale per tutta quella natura corrotta che è la sede non solo delle concupiscenze sensuali, ma anche di quelle più raffinate. Questo combatte contro la legge della mente, la nuova natura; Essa trae la via opposta, spinge a un interesse opposto, la cui disposizione e inclinazione corrotta sono un peso e un dolore tanto grande per l'anima quanto la peggiore fatica e prigionia potrebbero esserlo. Mi porta in cattività. Allo stesso modo Romani 7:25 : " Servo con la carne la legge del peccato; Cioè, la natura corrotta, la parte non rigenerata, lavora continuamente verso il peccato.

(5.) Abbiamo la sua lamentela generale Romani 7:24, O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte? La cosa di cui si lamenta è un corpo di morte; o il corpo di carne, che è un corpo mortale morente (mentre porteremo questo corpo con noi, saremo turbati dalla corruzione; quando saremo morti, saremo liberati dal peccato, e non prima), o il corpo di peccato, l'uomo vecchio, la natura corrotta, che tende alla morte, cioè alla rovina dell'anima. Oppure, paragonandolo a un corpo morto, il cui tocco era per mezzo della legge cerimoniale che contaminava, se le trasgressioni effettive sono opere morte (Ebrei 9:14), la corruzione originale è un corpo morto. Per Paolo era così fastidioso come se gli fosse stato legato un cadavere, che doveva aver portato con sé. Questo lo fece gridare: O miserabile uomo che sono! Un uomo che aveva imparato in ogni stato ad essere contento, eppure si lamenta così della sua natura corrotta. Se mi fosse stato chiesto di parlare di Paolo, avrei detto:

"O uomo benedetto che tu sei, ambasciatore di Cristo,

un favorito del cielo, un padre spirituale di migliaia di persone!"

Ma secondo il suo stesso racconto era un uomo miserabile, a causa della corruzione della natura, perché non era così buono come avrebbe voluto, non aveva ancora raggiunto, né era già perfetto. Così si lamenta miseramente. Chi mi libererà? Parla come uno che ne è stufo, che darebbe qualsiasi cosa per liberarsene, cerca a destra e a sinistra qualche amico che si separi tra lui e le sue corruzioni. I resti del peccato insito sono un fardello molto grave per un'anima misericordiosa.

2. Con cosa si consola. Il caso è stato triste, ma ci sono stati alcuni momenti di calma. Tre cose lo confortarono:

(1.) Che la sua coscienza ha testimoniato per lui che aveva un buon principio che governava e prevaleva in lui, nonostante ciò. Va bene quando tutto non va in una direzione unica nell'anima. La regola di questo buon principio che egli aveva era la legge di Dio, alla quale qui egli parla di avere un triplice riguardo, che si trova certamente in tutti coloro che sono santificati, e non in altri.

[1.] Acconsento alla legge che è buona, Romani 7:16, συμφημι - Do il mio voto alla legge; ecco l'approvazione del giudizio. Ovunque ci sia grazia non c'è solo il timore della severità della legge, ma anche il consenso alla bontà della legge.

"È buono in sé, è buono per me".

Questo è un segno che la legge è scritta nel cuore, che l'anima è consegnata nel suo stampo. Acconsentire alla legge è tanto quanto approvarla da non desiderare che sia costituita diversamente da come è. Il giudizio santificato non solo concorre all'equità della legge, ma anche all'eccellenza di essa, in quanto convinto che la conformità alla legge è la più alta perfezione della natura umana e il più grande onore e felicità di cui siamo capaci.

[2.] Mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore, Romani 7:22. La sua coscienza testimoniava un compiacimento per la legge. Si dilettava non solo nelle promesse della parola, ma anche nei precetti e nelle proibizioni della parola; συνηδομαι esprime un divenire di piacere. In questo egli concorreva in affetto con tutti i santi. Tutti coloro che sono salvati o sono rinati si dilettano veramente nella legge di Dio, si dilettano nel conoscerla, nel farla, si sottomettono allegramente alla sua autorità e si compiacciono di quella sottomissione, mai più compiaciuta di quando il cuore e la vita sono nella più stretta conformità alla legge e alla volontà di Dio. Dopo l'uomo interiore; cioè, in primo luogo, la mente o facoltà razionali, in opposizione agli appetiti sensibili e alle volontà della carne. L'anima è l'uomo interiore, e quella è la sede delle graziose delizie, che sono quindi sincere e serie, ma segrete; è il rinnovamento dell'uomo interiore, 2Corinzi 4:16. In secondo luogo, la nuova natura. L'uomo nuovo è chiamato l' uomo interiore (Efesini 3:16), l' uomo nascosto del cuore ( 1Pietro 3:4). Paolo, per quanto era santificato, si dilettava nella legge di Dio.

[3.] Con la mente io stesso servo la legge di Dio, Romani 7:25. Non è sufficiente acconsentire alla legge e compiacersi della legge, ma dobbiamo servire la legge; Le nostre anime devono essere interamente consegnate all'obbedienza di esso. Così fu con la mente di Paolo; Così è per ogni mente rinnovata santificata; Questo è il corso e la via ordinaria; Là va la piega dell'anima. Io stesso... αυτος εγω, lasciando chiaramente intendere che egli parla nella propria persona, e non nella persona di un altro.

(2.) Che la colpa risiedeva in quella corruzione della sua natura che egli realmente piangeva e combatteva: non sono più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me. Questo egli lo menziona due volte Romani 7:17,20, non come scusa per la colpa del suo peccato (è sufficiente per condannarci, se fossimo sotto la legge, che il peccato che fa il male abita in noi), ma come una salva per le sue prove, affinché non sprofondi nella disperazione, ma tragga conforto dal patto della grazia, che accetta la volontà dello Spirito e ha provveduto al perdono per la debolezza della carne. Allo stesso modo, in questo caso egli protesta contro tutto ciò che questo peccato insito ha prodotto. Avendo professato il suo consenso alla legge di Dio, egli professa qui il suo dissenso dalla legge del peccato.

"Non sono io; Rinnego il fatto; è contro la mia mente che è fatto".

Come quando nel senato la maggior parte è cattiva e porta ogni cosa per la via sbagliata, è vero che l'atto del senato è in verità l'atto del senato, ma la parte onesta si oppone ad esso, si lamenta di ciò che è stato fatto e protesta contro di esso, così che non sono più loro a farlo. - Abita in me, come i Cananei tra gli Israeliti, anche se sono stati messi sotto tributo, abita in me, ed è probabile che vi abiti, mentre io vivo.

(3.) Il suo grande conforto risiedeva in Gesù Cristo Romani 7:25 : Ringrazio Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. In mezzo alle sue lamentele prorompe in lodi. È un rimedio speciale contro le paure e i dolori essere molto lodevoli: molte povere anime cadenti lo hanno trovato così. E, in tutte le nostre lodi, questo dovrebbe essere il peso del canto,

"Sia benedetto Dio per Gesù Cristo".

Chi mi libererà? dice Romani 7:24, come uno che è a corto di aiuto. Alla fine trova un amico che basta a tutti, Gesù Cristo. Quando saremo sotto il senso del potere rimanente del peccato e della corruzione, vedremo la ragione di benedire Dio per mezzo di Cristo (poiché, come egli è il mediatore di tutte le nostre preghiere, così lo è di tutte le nostre lodi), per benedire Dio per Cristo; È Lui che si frappone tra noi e l'ira che ci è dovuta per questo peccato. Se non fosse per Cristo, questa iniquità che abita in noi sarebbe certamente la nostra rovina. Egli è il nostro avvocato presso il Padre, e per mezzo di lui Dio ha pietà, risparmia e perdona, e non imputa le nostre iniquità a noi. È Cristo che ha acquistato la liberazione per noi a tempo debito. Per mezzo di Cristo la morte porrà fine a tutti questi lamenti e ci trascinerà verso un'eternità che trascorreremo senza peccato né sospiro. Benedetto sia Dio che ci dà questa vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

Commentario del Nuovo Testamento:

Romani 7

1 SEZIONE B Romani 7:1-6 In Cristo il credente è morto alla legge, per appartenere al suo risorto Liberatore

A guisa d'incoraggiamento, Paolo ha detto Romani 6:14: «Voi non siete sotto la legge, ma sotto la grazia». Egli non si è però soffermato a dimostrare un'affermazione che dovea suonare strana ai giudeo-cristiani e fors'anche urtare la loro coscienza. Perciò, dopo aver mostrato che il credente, entrato per fede in Cristo «sotto la grazia», si è volontariamente fatto servo della giustizia, l'apostolo espone il perchè il cristiano non sia più «sotto la legge». Però, s'egli è morto alla legge, non è per restare senza guida morale, che anzi, simile alla donna cui è morto il marito duro e spietato, e che si è sposata a un marito che l'ama, il credente, morto alla legge, si è unito al Cristo vivente per appartenergli in una vita di amorevole e santa ubbidienza.

O,

se vi sorprende il mio dire che non siete più sotto la legge,

ignorate voi, fratelli (poichè io parlo a persone che hanno conoscenza della legge

di Mosè, essendo l'Antico Testamento letto nelle vostre assemblee, fonte di conoscenza per tutti, ed essendo, d'altronde, una parte d'infra voi di origine giudaica),

che la legge ha potere sull'uomo fintanto ch'egli vive?

e non oltre quel termine?

2 Ad illustrare questo principio generale, Paolo reca un esempio particolarmente atto a raffigurare la verità ch'egli vuol inculcare.

Infatti, la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta,

completamente affrancata,

dalla legge del marito,

cioè dagli obblighi legali verso di esso. Colla di lui morte, la legge coniugale cessa di essere in vigore per la moglie. Ella, ridiventata libera, può passare ad altre nozze.

3 Ond'è che se, mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d'un altro uomo.

Or le norme che riguardano il vincolo matrimoniale si possono applicare al vincolo che univa l'uomo alla legge.

4 Cosicchè, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge, per mezzo del corpo di Cristo,

La fede fa del credente una sola cosa con Cristo; e così, come ha esposto al principio di Romani 6, la crocifissione di Cristo è la morte del credente alla vita di prima. «Cristo è morto alla legge, in quanto, dopo aver col suo supplizio data soddisfazione alle minacce della legge, egli è stato, per quella morte stessa, affrancato dalla giurisdizione della legge sotto la quale avea passata la sua vita Galati 4:4; Romani 15:18... Il credente coll'appropriarsi la piena soddisfazione data alla legge mediante quella morte, diventa altresì partecipe dell'affrancamento dalla legge che ne fu per Cristo la conseguenza. Liberato dalla legge degli ordinamenti Efesini 2:15; Colossesi 2:14, egli entra con Cristo nella sfera superiore della comunione filiale con Dio» (Godet). Se infatti i credenti sono morti in Cristo alla legge, è

per appartenere ad un altro, cioè a colui ch'è risuscitato dai morti, e questo affinchè portiamo dei frutti per Dio.

Sono questi gli atti d'una vita, nuova di cui è fatto capace chi è unito a Cristo come il tralcio alla vite Giovanni 15. L'applicazione che Paolo fa, al cristiano del caso della vedova che contrae un secondo matrimonio, offre qualche difficoltà, perchè il caso del cristiano non sembra corrispondere esattamente a quello della vedova. La vedova è resa libera dalla morte del marito, mentre nel caso del cristiano non è il primo marito (la legge) che muore, bensì il credente stesso (rappresentato dalla donna) il quale muore con Cristo e diventa libero. Però, anche nel caso del credente, vale il principio che la morte scioglie il vincolo coniugale e pone fine al dominio della legge sui coniugi. Soltanto, bisogna qui tener presente che nel cristiano, ci sono due uomini: l'uomo vecchio, l'uomo carnale, l'uomo colpevole, che è stato crocifisso con Cristo Romani 6:6 ed ha subìto la pena portata dalla legge; quello è morto, morto al peccato, morto alla legge; ma c'è pure l'uomo nuovo, risorto a nuova vita con Cristo, e questo resta unito col Cristo vivente come la sposa al suo sposo, in un vincolo d'amore e di devozione, fecondo di frutti alla gloria di Dio. Questo glorioso risultato ch'è il fruttificare per Dio, non si poteva ottenere senza la morte alla legge e l'unione col Cristo risorto. Infatti, il risultato morale che si otteneva prima che avvenisse il mutamento prodotto dalla fede? Un risultato pessimo; mentre, avvenuta l'unione con Cristo, si è operata una radicale trasformazione.

5 Quando infatti, eravamo nella carne,

quando, prima della fede, vivevamo della vita naturale dominata dalla carne, cioè dagli istinti della natura inferiore e corrotta (cfr. Romani 8:4-9),

le passioni peccaminose,

le passioni prodotte dalle diverse categorie di inclinazioni peccaminose,

provocate dalla legge, erano all'opera nelle nostre membra, per portar frutti per la morte.

Dice lett. «le quali [sono] per mezzo della legge»; ma s'intende che le passioni non sono soltanto rivelate, ma occasionate, provocate a manifestarsi dall'ostacolo della legge che, secondo l'immagine d'un teologo, fa l'effetto dell'acqua che si verserebbe sulla calce viva per smorzarne il calore. Le azioni peccaminose risultanti dal fermentare delle passioni sono un «fruttificare alla morte», perchè han per risultato di piombare l'uomo sempre più profondamente nella morte spirituale e nella condannazione (cfr. Romani 7:21-23; Giacomo 1:15).

6 Ma ora,

che abbiam creduto,

siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti (in Cristo) a quella che ci teneva soggetti;

Dice lett. nella quale eravamo ritenuti come uno lo è in una prigione, o nei legami Galati 2:19; 3:23; 4:3;

talchè serviamo (a Dio) in novità di spirito e non in vecchiezza di lettera.

Per l'opposizione tra lettera e spirito, cfr. 2Corinzi 3:6; Romani 2:29. Il nostro servizio è nuovo, diverso da quel di prima, che ormai è cosa antiquata come tutta l'economia legale. La novità sta in questo che invece d'essere scritta su tavole di pietra o su pergamena, e distribuita in centinaia d'articoli, la legge di Dio è ora scritta nello spirito, sulle tavole del cuore rigenerato Ebrei 8; Geremia 31:33; Ezechiele 36:26-27. Invece d'esser considerata come un giogo imposto ed intollerabile, la volontà di Dio è divenuta buona e gradita. Invece d'ubbidire per timore come schiavi, ubbidiamo con amore, come figli. Invece di ubbidire solo alla lettera del comandamento, ne intendiamo ed osserviamo lo spirito. Il figliuol maggiore della parabola Luca 15, può rappresentare il servizio della lettera. Giovanni e Paolo, rappresentano il servizio in ispirito quando esclamano: «Noi l'amiamo perchè Egli ci ha amati il primo», e: «l'amor di Cristo ci costringe». Si confronti d'altronde Romani 8 ove Paolo additerà lo Spirito quale fonte della vera libertà.

RIFLESSIONI

1. Si può vivere in piena economia evangelica, e servire a Dio con spirito legale o di timor servile. È necessario per ogni cristiano il penetrarsi dello spirito del patto di grazia. Cristo ci dice: Ti ho liberato dalla condannazione e dal giogo della legge, tu sei mio, togli il mio giogo che non è pesante, il mio carico, poichè esso è leggero.

2. La Scrittura adopera, le immagini più svariate per dipingere l'unione del credente con Cristo. Sono vite e tralci, capo e membra, due piante diventate una sola, e qui, come Efesini 5: l'immagine è tolta dall'unione terrestre più intima: quella del marito e della moglie. L'anima credente si unisce a Cristo d'un legame di fedeltà e di amore, d'un legame di perpetua devozione.

3. Si ha un bell'essere sotto una legge rigida ed eccellente, finchè il cuor non è mutato, non c'è una base sicura di vita santa. A un dato momento, può sempre accadere che lo schiavo getti via la catena e si abbandoni senza freno alle passioni, con tanta maggior veemenza che la pressione della legge è stata più lunga. Il torrente impetuoso, fermato per poco da una diga, quando rovesciata, scorre con impeto più terribile e devastatore. Quando è rinnovato il cuore, sono risanate le fonti della vita; ma questo non avviene che per opera dello Spirito in chi è unito a Cristo.

4. Può parer paradossale, ma è così. Siamo affrancati dalla legge, ma per meglio osservare la legge, per praticare di cuore la volontà di Dio. Non è infatti la farisaica osservanza della lettera quella che può piacere a Dio, ma, è l'ubbidienza d'un cuor di figlio.

7 SEZIONE C Romani 7:7-25 La legge, santa in sè, non può se non manifestar la potenza del peccato e l'impotenza dell'uomo a vincerlo

Impotente a giustificare l'uomo, la legge è del pari per santificarlo. «La questione dell'influenza della legge non interessava soltanto i giudeo-cristiani, ma era d'interesse generale. Infatti, la nuova rivelazione evangelica trovavasi nel mondo intiero in concorrenza coll'antica rivelazione legale, e importava, a tutti di conoscere il loro valore rispettivo per l'opera della santificazione dell'uomo, trattandosi di sapere, per gli uni, se dovessero rimanere, per gli altri, se dovessero collocarsi sotto all'egida della legge» (Godet).

Che diremo dunque? La legge è ella peccato?

L'obbiezione potea sorgere da quanto l'Apostolo avea detto Romani 7:5 della funesta attività del peccato provocata dalla legge (cfr. Romani 3:20; 4:15; 5:20; 6:14). La legge sarebbe ella una cosa cattiva in sè?

Così non sia.

Lungi da noi un simile pensiero. E nel respingere la falsa deduzione, Paolo svolge questi concetti: La legge rivela alla coscienza, la presenza, della inclinazione peccaminosa nell'uomo; e, col provocarne la manifestazione in trasgressioni molteplici, piomba l'uomo nella morte: lo rende cioè conscio del suo stato di ribellione contro a Dio e di giusta condannazione Romani 7:11. Ma di questo risultato del contatto della legge coll'uomo, non ha colpa la legge che prescrive il bene, bensì il peccato dell'uomo che appare così in tutta la sua ribelle perversità ed anche nella sua tirannica potenza sull'uomo, di cui rende sterili ed impotenti le più alte morali aspirazioni Romani 12:23. Per tal modo, la legge ci rende bensì consci di questo miserando stato di schiavitù; ci fa sentire il peso e la forza delle nostre catene: ma la potenza liberatrice che le spezza non sta in lei, bensì nella, grazia di Dio in Cristo Romani 7:24-25.

La legge non è peccato;

Anzi,

ben lungi dall'esser responsabile della mala inclinazione, essa ne svela la perversa natura e gli effetti. È la medicina diagnostica che determina lo scoppio della malattia.

il peccato lo non l'ho conosciuto,

non ho avuto coscienza, della presenza del male in me,

se non per mezzo della legge; e infatti, non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: "Non concupire".

Paolo adopera, da questo punto fino alla fine del capitolo, anzi, fino a Romani 8:2, la prima persona; non già perchè egli intenda, personificare l'umanità nella sua storia di primitiva innocenza e di susseguente nè perchè voglia personificare il popolo giudaico; ma semplicemente perchè, dovendo descrivere l'effetto del contatto morale tra, la legge e l'uomo decaduto, egli trova: preferibile, tracciare questo quadro di vita intima secondo la sua propria personale esperienza, certo com'è che, quanto è avvenuto in lui può servire d'illustrazione alla, verità che intende inculcare, e rispecchia l'esperienza degli altri. «Nulla, dice il Moule, nulla nella letteratura: nè le Confessioni di S. Agostino, nè la Grazia abbondante di Bunyan, è più intensamente individuale. E, d'altra parte, nulla si applica più universalmente col scendere in fondo alle coscienze». A modo d'esempio dell'azione rivelatrice della legge, Paolo cita l'effetto prodotto in lui dal decimo comandamento che si riferisce appunto agli interni moti dell'animo. E siccome in questi versetti, peccato significa l'inclinazione peccaminosa, s'intende bene com'egli non abbia imparato a conoscere la concupiscenza, se non quando si è trovato di fronte al comandamento che dice: Non concupire. «La concupiscenza designa quel moto istintivo dell'anima verso l'oggetto esterno che risponde al desiderio. Quello slancio dell'anima verso gli oggetti che la possono soddisfare è così naturale, ch'esso si confonderebbe coll'insieme della corrente vitale e sfuggirebbe all'occhio della coscienza, qualora la legge non lo segnalasse col suo: «non Concupire». È stata necessaria questa proibizione per condur Paolo, a notare quel fatto morale e discernere in esso il sintomo di una interna ribellione contro la volontà divina» (Godet). Finchè osservava solo l'esterno, egli potea dirsi irreprensibile, come il giovane ricco Filippesi 3:6; Luca 18:21. Ma il decimo comandamento, quando vi ebbe guardato addentro, a guisa di specchio, gli rivelò le magagne del suo cuore. Il peccato infatti, lungi dall'essere sfolgorato dalla proibizione divina penetrata nella coscienza, divampò vie maggiormente.

8 Ma il peccato, colta l'occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza.

In due modi ha il peccato fatto questo: coll'accusare ogni moto disordinato del cuore, mentre, prima, questo contator morale non esisteva. Poi col provocare nel cuore una maggior effervescenza di concupiscenza come fa la diga contro alla quale romoreggia e schiuma il torrente. Ci attrae quel ch'è proibito, bramiamo quel che ci è negato, come confessava il pagano Orazio.

9 Difatti, senza [la] legge, il peccato è morto,

cfr. Romani 4:15. Questo principio generale non significa che il peccato non esista nel cuore di chi non ha la legge; ma che vi è allo stato latente, vi sonnecchia come un germe di malattia che aspetta l'occasione propizia per manifestar la sua virulenza. In questo caso, l'uomo non ne ha coscienza, non sente ch'egli è in guerra con Dio, ch'egli è colpevole e condannato. Egli vive di una vita d'innocenza relativa e d'incoscienza. Paolo è stato un tempo in quello stato quando, per la giovane età, non aveva nè la conoscenza profonda della legge, nè l'esperienza della vita.

e ci fu un tempo nel quale io, senza legge, vivevo;

della vita di un pio giovanetto israelita che non è ancora entrato nell'aspra lotta delle passioni in contrasto colla legge di Dio;

ma, venuto il comandamento,

venuta la legge, coi suoi precetti particolari e precisi, in contatto diretto colla mia coscienza,

il peccato prese vita ed io morii;

mi sentii morto, separato da Dio e condannato. «La morte del peccato è la vita dell'uomo. Per contro, la vita del peccato è la morte dell'uomo» (Calvino).

10 e il comandamento ch'era inteso a darmi vita,

qualora io l'avessi osservato Levitico 18:5; Deuteronomio 5:33; Luca 10:28; Romani 10:5; Galati 3:12,

risultò che mi dava morte;

11 Però, di questo funesto risultato, contrario alla destinazione normale del comandamento, non è responsabile la legge, bensì l'inclinazione malvagia del cuore che presa l'occasione del comandamento e valendosi di esso, ha fatto, riguardo a Paolo, quel che il serpente avea fatto riguardo ad Eva: l'ingannò e l'uccise; gli fece apparire come desiderabile e buono quel che dovea riuscirgli fatale, e gli fece considerare Dio, fonte di vita e di felicità, come un padrone duro e male intenzionato. Anche qui è meglio tradurre:

perchè il peccato, colta l'occasione, per mezzo del comandamento mi sedusse, e per mezzo d'esso mi uccise

(cfr. Romani 7:8).

12 Si può dunque concludere che la legge non è in sè cosa cattiva.

Talchè, ad ogni modo, la legge è santa

quale espressione della pura e perfetta volontà di Dio,

ed il comandamento

(ciascun articolo speciale della legge)

è santo e giusto

in quanto prescrive quel ch'è retto ed equo in fatto di dover verso gli altri esseri,

e buono,

cioè, atto a procurare il vero bene delle creature.

13 Ma, di fronte a questa affermazione, ecco risorge l'obbiezione. Sarà la legge santa e giusta; ma com'è possibile chiamarla buona, o benefica, di fronte al risultato cui conduce?

Ciò ch'è buono, diventò dunque morte per me?

Non è questa una impossibilità morale? Si, certo. E Paolo la respinge mostrando che la responsabilità del fatale risultato ricade, non sul comandamento divino, ma sulla corruzione umana che ha mutato in mortifero veleno quel che altrimenti sarebbe stato benefico. Però, anche così, un fine utile è stato raggiunto, poichè il peccato è apparso, in tutta la sua perversa natura, agli occhi della coscienza. Il volgere, infatti, ad un fine funesto una cosa in sè benefica, è prova di suprema perversità; è nella natura del tradimento. Perciò dice:

Così non sia; ma è il peccato che m'è divenuto morte, onde si palesasse come peccato, cagionandomi la morte mediante ciò ch'è buono; affinchè, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse eccessivamente peccante.

Nello stato di peccato dell'uomo, ed in vista della sua salvazione, era necessario che l'uomo avesse piena coscienza del suo vero stato. Così la legge, se non potè recar salvezza, ne fece almeno sentire alla coscienza la necessità e fu pedagogo per condurre a Cristo.

14 Alla bontà della legge da una parte, e dall'altra alla funesta potenza del peccato, rende testimonianza l'esperienza morale dell'umanità in quanto essa ha di più doloroso. La lotta disperata, che nelle anime rette e di profondo sentire, si stabilisce tra il bene conosciuto, e bramato, ed il male soverchiante, è qui descritta da Paolo in un quadro di esperienza intima ch'è stato chiamato un «lamento», «l'elegia più dolorosa che sia uscita da un cuor d'uomo».

Noi sappiamo infatti, che la legge è spirituale

di sua natura, in quanto traccia le condizioni della vita vera dell'uomo, ch'è vita di comunione tra lo spirito umano e l'Iddio sorgente di ogni bene. Quel ch'essa ordina è, così, conforme a quel che lo Spirito viene ad operare nei cuori Romani 8:3, e che si riassume nel gran comandamento dell'amore Romani 13:8-10;

ma io sono carnale,

dominato dagli istinti sensuali ed egoisti

venduto schiavo al peccato.

Venduto accenna al fatto che lo stato di corruzione dell'uomo non è da attribuirsi esclusivamente alla volontà individuale, essendo eredato dal primo padre Romani 5. Sotto al peccato (trad. lett.) contiene l'idea che egli è nella situazione dello schiavo passato sotto al dominio del padrone, che si chiama il peccato. E che tale sia lo stato dell'uomo, lo prova il fatto che, anche nelle migliori condizioni morali, come quelle in cui si era trovato il giovane Saulo, l'uomo non è padrone di sè stesso.

15 Perchè io non approvo quello che faccio;

lett. non conosco; però il senso pare essere: io, nella mia mente e coscienza, non riconosco come mio, non approvo quel che compio. E difatti, non mette in pratica quel che vorrebbe, ma quello che ripugna alla sua natura morale.

poichè non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio.

Il filosofo frigio Epitteto lasciò scritto: «Colui che pecca non fa quel che vuole e fa quello che, non vuole». E Ovidio: «Vedo il meglio e l'approvo, ma seguo il peggio».

16 Ora, se faccio quello che non voglio io ammetto che la legge è buona; e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

La contraddizione tra il buon desiderio e la pratica, prova che, nel fondo della sua coscienza, egli è d'accordo colla legge di Dio e l'approva come buona. In tal condizione Romani 7:17, non è l'io migliore, superiore, quello che opera il male, ma la potenza tirannica del peccato da cui vorrebbe esser liberato. Quel tiranno, però, non lo costringe dal difuori, ma ha la sua sede, dentro l'uomo, il quale si sente responsabile di quanto opera sotto il suo impulso. Per tal modo, l'uomo «non è padrone in casa propria... Quale umiliazione! quale miseria! È lo stato di peccato dal punto di vista di quel ch'esso ha di doloroso piuttosto che di colpevole» (Godet).

L'Apostolo adopera il presente, perchè non si tratta più qui di raccontar fatti, ma di descrivere la propria natura qual'è, all'infuori dell'opera della grazia. L'intender questo come pittura dello stato morale di Paolo, sotto la grazia, è in contraddizione collo scopo di tutto il paragrafo, ove lo stato di grazia è presentato appunto come uno stato in cui il peccato non signoreggia più sull'uomo Romani 6:14; 7:6; 8:1-11. Nulla in questa descrizione accenna allo stato di chi è rigenerato dallo Spirito. In quest'ultimo caso, il contrasto è tra la carne e lo spirito Galati 5:22; Romani 8. Romani 7:24-25 indicano che questo è il quadro della lotta interna dell'uomo lasciato a sè in presenza dei requisiti della legge, e prima che sia intervenuta quella potenza liberatrice, dietro cui sospira e per cui, dopo averla sperimentata, può render grazie. Nulla, nelle dichiarazioni di Paolo fatte altrove, lascia supporre ch'egli qui descriva il suo stato come Cristiano (cfr. Romani 1:9; 8; Galati 2:20; Filippesi 3:15-17; 4:13), ecc. D'altronde la quintessenza del passo è data da Paolo in Romani 8:3, come già in Romani 7:5: «Ciò ch'era impossibile alla legge, in quanto era senza forza, per via della carne, Dio l'ha fatto...».

18 In Romani 7:18-20, e poi nuovamente in Romani 7:21-23, riprendono in forma poco diversa, ma con un crescendo nell'energia delle espressioni, la descrizione della morale impotenza di cui in Romani 7:14-17. Come chi è sotto l'impressione d'un grande dolore non rifinisce dal ripetere, anche sotto la stessa forma, quel che ha provato, così Paolo, tuffatosi nel ricordo delle sue lotte morali, riprende tre volte la, descrizione dell'esperienza, spesso rinnovata, dello slancio generoso verso il bene contemplato, bramato, e dell'umiliante ricaduta nel male.

Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene.

Nell'uomo che non ha lo Spirito, ma la cui coscienza risvegliata è travagliata dal desiderio del bene, si accentua il dualismo tra il senso morale che vuole il bene e la inclinazione carnale che trascina al male. C'è quindi l'io della coscienza e c'è l'io della carne ch'è corrotto e ribelle.

poichè ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

Non c'è la forza necessaria per l'esecuzione. Vuole il bene, ma non lo fa; non vuole il male, eppur lo pratica Romani 7:19. L'io migliore è così soverchiato dalla potenza della mala inclinazione Romani 7:20.

19 Perchè il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio quello fo. Ora, se ciò che non voglio, è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

Come dinanzi in Romani 7:17, Paolo «non dice questo a mo' di scusa, ma come espressione del suo stato di profonda miseria» (Godet).

21 Nè questo è fenomeno isolato o passeggero. Le forze opposte operanti nell'uomo che si trova, da solo, alle prese col male, hanno carattere costante; sono due tendenze, due inclinazioni; perciò le chiama leggi.

io mi trovo dunque sotto questa legge: che, volendo io fare il bene, il male si trova in me.

lett. «sta presso di me». Mentre, secondo L'uomo interno, prende intimo diletto nella legge di Dio, un'altra legge lo rende schiavo del peccato.

22 Poichè io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interno;

Non solo riconosce ed ammette Romani 7:16 che la legge di Dio è santa e buona; ma trova in essa un intimo diletto. L'«uomo interno» è la sede del senso morale che discerne e sente quel ch'è bene; corrisponde alla coscienza., o al cuore su cui è scritta la legge (cfr. 2Corinzi 4:16; Efesini 3:16; Romani 2:15). L'uomo interno non è lo stesso che l'uomo nuovo, poichè esiste anche in chi non è rinnovato dallo Spirito. Si è creduto che il prender diletto nella legge di Dio non possa dirsi se non di chi è nato di nuovo. Certo, non è il caso di applicarlo a tutti gli uomini, poichè vi sono dei gradi nella corruzione come nella vita nuova (cfr. Romani 1:32). Paolo lo dice qui di un uomo che, come lui, si è seriamente posto all'opera per praticare la legge divina a lui ben nota. Si confrontino gli esempi di Cornelio, di Zaccaria ed Elisabetta, ecc. D'altronde, chi può fissare ove principia e ove termina l'azione dello Spirito di Dio sull'uomo? Giovanni 3:8. Egli è all'opera per convincere di peccato, prima di rivelare all'anima il Cristo Liberatore.

23 Il Romani 7:23 descrive l'interno dualismo con immagini tolte dalla vita militare e che dànno una idea grafica della lotta a corpo a corpo che si combatte dentro all'uomo, ed in cui la vittoria resta al male.

ma veggo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra.

La legge del male la vede nelle «membra», non solo perchè nel corpo han sede gli istinti sensuali, ma perchè nel corpo quale organo dell'attività umana si manifesta ed estrinseca il peccato in isguardi, in parole, in atti. Legge della mente chiama la legge di Dio, in quanto la mente l'approva e se l'appropria. Queste due forze opposte combattono l'una contro all'altra come avversari in guerra; ma l'esito della lotta è la disfatta del campione del bene, talchè l'uomo è come un prigione di guerra, restando in potere della legge del peccato ch'è nelle sue membra.

24 Questo stato di schiavitù e d'impotenza morale strappa al cuor del vinto un grido di dolore, in cui è espressa tutta la miseria che l'opprime e che lo porta a sospirare dietro ad un liberatore.

Misero me uomo!

Si chiama infelice uomo perchè si tratta infatti qui della miseria dell'uomo che lotta da solo contro al male e cerca invano di scuoterne le catene. Spossato, è costretto di riconoscersi vinto, prigione, e di esclamare:

Chi mi libererà dal corpo di questa morte?

Chi mi strapperà vittoriosamente al nemico, come fa un rinforzo di truppe fresche il quale libera i prigionieri? La costruzione più semplice porta a rendere: «dal corpo di, questa morte», anzichè: «da questo corpo di morte». Questa morte s'intende di questo stato di morte spirituale, cioè di schiavitù, d'impotenza e di miseria morale. Corpo viene (cfr. Romani 6:6) inteso dagli uni come, figura del peccato considerato nella sua unità, quale principio mortifero; da altri si spiega in senso letterale del corpo, delle membra considerate come sede di sensuali concupiscenze, e come strumento al servizio della legge del peccato Romani 8:13; Colossesi 3:5. Non è un sospiro dietro alla morte del corpo, ma verso uno stato morale in cui le membra, invece di servire al peccato, servano di armi alla giustizia.

25 Al momento però, in cui descrive questa lotta dell'uomo col peccato, e manda il suo grido di dolore, Paolo già conosce, da molti anni, il Liberatore ed, ha sperimentata la potenza dello Spirito. Perciò, il ricordo della miseria da cui lo ha tratto la grazia di Dio, lo fa prorompere in un grido di riconoscenza che è un'anticipazione su quanto esporrà in Romani 8:

io rendo grazie a Dio, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Da lui infatti, è proceduta la potenza salutare. Egli offre il suo ringraziamento per mezzo di Gesù Cristo, perch'egli è stato e rimane il Mediatore che agli uomini reca salvazione, e a Dio presenta l'adorazione delle creature salvate. Il Cod. Vaticano, invece di rendo grazie, porta: Grazie siano rese a Dio... , lezione adottata da Tisch. Nestle, W.-H., ecc., come più probabile, sebbene meno appoggiata.

Il Romani 7:25 riassume e chiude il quadro che Paolo ha tracciato del dualismo morale esistente nell'uomo. Ecco, viene egli a dire, qual'è, in breve, la testimonianza, della mia propria esperienza morale, come uomo posto sotto l'influenza della legge di Dio, ma prima dell'intervento della grazia liberatrice: La legge è santa e buona, io stesso sono costretto a riconoscerlo colla mia mente, col mio interno senso morale che ne accetta gli obblighi.

Così adunque, io stesso, colla mente, servo alla legge di Dio,

le rendo omaggio, mi diletto in essa, faccio sforzi per osservarla. Se non ci riesco la colpa non è della legge,

ma

di me, che,

colla carne,

colla mia natura corrotta, servo

alla legge del peccato.

In teoria sto pel bene, ma in pratica, lasciato alle sole mie forze, sono schiavo del male.

RIFLESSIONI

1. Una conoscenza estesa ed esatta della legge morale, una sana educazione possono non dare quei risultati che se ne attendono. Questo non vuol dire che si debba preferire l'ignoranza all'istruzione; ma ci deve ricordare che la conoscenza non basta a rinnovare il cuore e la volontà. Or «dal cuore procedono le fonti della vita». Chi non vede nel Vangelo che un codice più perfetto di morale, ed in Cristo che un dottore ed un modello, si trova di fronte a un ideale altissimo, in posizione più disperata del Giudeo che si accingeva, da solo, ad osservare la legge di Mosè. Abbiamo bisogno di forza, ancor più che la conoscenza, nella lotta contro il male. Gesù è quello che, mentre, dà l'ordine: «Lèvati e cammina», ne somministra la capacità. «Da quod jubes, et jube quod vis», era la profonda preghiera di S. Agostino.

2. Il colpo di morte, alla illusione ed alla boria farisaica di chi si crede giusto, basta a darlo uno sguardo attento alle prescrizioni della legge. Come può un uomo pretendere che esser in regola colla legge, quando si pone dinanzi ad un comandamento che si riferisca manifestamente alle disposizioni interne, come ad esempio: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta, l'anima tua e con tutte le forze tue? La; concupiscenza è un moto interno; ma, secondo l'insegnamento di Paolo, che riproduce quello di Cristo Matteo 5:28, essa è peccato. Misurato a questa stregua, chi può dirsi puro?

3. L'essere in uno stato d'impotenza morale non sopprime la responsabilità. Il sentir l'obbligo del bene, il contemplarne la bellezza, mentre, uno si sente incapace, di realizzarlo, è la maggiore delle miserie umane, e dovrebbe spingere gli uomini a riguardare al secondo Adamo come al grande Liberatore.

4. Chi ha provato il peso della colpa, gusta con maggior riconoscenza il perdono. Valga l'esempio della, peccatrice penitente Luca 7:36-50. Parimente, chi ha sentito tutto il peso delle catene del peccato, prova maggior riconoscenza verso la grazia di Dio che, lo mette in possesso della, libertà dei figli.

5. Prima, di entrare nello stato di grazia di cui parlerà in Romani 8, Paolo avea trascorso, a Tarso, una infanzia e una giovinezza di relativa innocenza, gaia, ed incosciente, durante la quale egli «viveva» stimandosi in regola con Dio, perché ignorava ancora le serie lotte morali. Ma la grazia preveniente di Dio che lo destinava ad essere uno strumento eletto di salvezza, gli fece fare, col volgere degli anni, l'esperienza del conflitto tra l'obbligazione morale imposta dalla coscienza, meglio illuminata e le inclinazioni e passioni malvage del cuore.

L'ultima parte di Romani 7 in cui l'antico Fariseo ci fa penetrare nella sua storia intima prima della sua conversione, ci mostra quale lotta, tragica e dolorosa si andasse svolgendo nell'anima di Saulo a misura ch'egli comprendeva meglio le esigenze spirituali della Legge e la sua propria impotenza morale di fronte ad esso. Mentre la sua vita esteriore era irreprensibile di fronte alle esigenze più esterne della legge, l'uomo interno si dibatteva in una lotta impari col peccato e gemeva della sua schiavitù e sospirava dietro il perdono e la liberazione. Così, sotto l'azione dello Spirito di Dio, la legge andava diventando per Saulo un pedagogo per condurlo a Cristo. Se l'apparizione di Cristo sulla via di Damasco fu l'atto decisivo che determinò la conversione di Saulo, non dobbiamo dimenticare ch'essa fu preceduta da una lenta preparazione interna che ha potuto durare degli anni.

6. Questa sezione è stata oggetto di controversie tra coloro che vi scorgono la pittura dello stato morale del cristiano e coloro che vi vedono quella dell'uomo non rigenerato. Mentre crediamo che Paolo dipinga sè stesso nello stato in cui si è trovato «sotto alla legge», e non «sotto alla grazia», riconosciamo che una consimile lotta si prosegue nella esperienza dei cristiani, i quali però conoscono e sperimentano, nella misura della loro unione più o meno intima con Cristo, la sua potenza liberatrice. «L'Apostolo, osserva il Godet, sente profondamente che il giorno in cui gli accadesse di separarsi da Cristo, egli ritornerebbe quel giudeo legale che lotta invano contro al peccato, colle proprie forze, e che tosto è vinto dall'istinto carnale. Quel ch'egli dipinge adunque è la natura umana alle prese colla legge santa, ovunque questi due avversari s'incontrino, senza che tra di loro s'interponga la grazia del Vangelo. Ciò serve all'analogia tra questo quadro ed una moltitudine di esperienze fatte dai cristiani: analogia che ha indotto in errore tanti e si eccellenti interpreti. Come avviene egli al Cristiano di non più trovar nel Vangelo che una legge e una legge più grave ancora, di quella del Sinai (perchè più profonda)?... Semplicemente per il fatto ch'egli ha lasciato allentarsi il legame tra Cristo ed il proprio cuore e si trova così, solo di fronte alle esigenze del Vangelo, come il Giudeo legale di fronte a quelle della legge. È egli da stupire se fa allora le stesse esperienze, ed anche delle più penose di quello?... Il legame tra l'anima e Cristo, per, il quale siam, divenuti i suoi tralci, si allenta non appena noi cessiamo di mantenerlo e stringerlo attivamente. Principia, a rompersi ad ogni atto d'infedeltà non perdonata».

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Romani 7

1 Capitolo 7

I credenti sono uniti a Cristo per portare frutto a Dio Rom 7:1-6

L'uso e l'eccellenza della legge Rom 7:7-13

I conflitti spirituali tra corruzione e grazia in un credente Rom 7:14-25

Versetti 1-6

Finché un uomo continua ad essere sotto la legge come alleanza e cerca la giustificazione attraverso la propria obbedienza, continua ad essere schiavo del peccato in qualche forma. Nulla, se non lo Spirito della vita in Cristo Gesù, può rendere il peccatore libero dalla legge del peccato e della morte. I credenti sono liberati dal potere della legge che li condanna per i peccati commessi. E sono liberati da quel potere della legge che suscita e provoca il peccato che abita in loro. Non si tratta di una legge come regola, ma di un patto di opere. Per professione e per privilegio, siamo sotto un patto di grazia e non sotto un patto di opere; sotto il vangelo di Cristo e non sotto la legge di Mosè. Si parla di questa differenza con la similitudine o la figura di essere sposati con un nuovo marito. Il secondo matrimonio è con Cristo. Con la morte siamo liberati dall'obbligo della legge come alleanza, come la moglie dai suoi voti al marito. Credendo con forza ed efficacia, siamo morti alla legge e non abbiamo più a che fare con essa di quanto il servo morto, liberato dal suo padrone, abbia a che fare con il giogo del suo padrone. Il giorno in cui crediamo è il giorno in cui siamo uniti al Signore Gesù. Entriamo in una vita di dipendenza da lui e di dovere verso di lui. Le buone opere derivano dall'unione con Cristo; come la fecondità della vite è il prodotto della sua unione alle radici; non c'è frutto per Dio finché non siamo uniti a Cristo. La legge, e i più grandi sforzi di chi è sotto la legge, ancora nella carne, sotto il potere di principi corrotti, non possono raddrizzare il cuore per quanto riguarda l'amore di Dio, vincere le concupiscenze mondane, o dare verità e sincerità nelle parti interiori, o qualsiasi cosa che provenga dalle speciali influenze santificanti dello Spirito Santo. Niente di più di un'obbedienza formale alla lettera esteriore di un precetto può essere eseguito da noi, senza la grazia rinnovatrice e creatrice della nuova alleanza.

7 Versetti 7-13

Non c'è modo di arrivare alla conoscenza del peccato, necessaria al pentimento e quindi alla pace e al perdono, se non provando i nostri cuori e le nostre vite con la legge. Nel suo caso, l'apostolo non avrebbe conosciuto la peccaminosità dei suoi pensieri, delle sue motivazioni e delle sue azioni, se non attraverso la legge. Quello standard perfetto ha mostrato quanto fossero sbagliati il suo cuore e la sua vita, dimostrando che i suoi peccati erano più numerosi di quanto pensasse prima, ma non conteneva alcuna disposizione di misericordia o di grazia per il suo sollievo. È ignorante della natura umana e della perversità del proprio cuore chi non percepisce in sé la disponibilità a pensare che ci sia qualcosa di desiderabile in ciò che è fuori portata. Possiamo percepire questo nei nostri figli, anche se l'amor proprio ci rende ciechi. Quanto più un cristiano è umile e spirituale, tanto più chiaramente percepirà che l'apostolo descrive il vero credente, dalle sue prime convinzioni di peccato al suo massimo progresso nella grazia, durante questo attuale stato imperfetto. San Paolo un tempo era un fariseo, ignaro della spiritualità della legge, con una certa correttezza di carattere, senza conoscere la sua depravazione interiore. Quando il comandamento giunse alla sua coscienza per mezzo delle convinzioni dello Spirito Santo e vide ciò che richiedeva, trovò la sua mente peccaminosa che vi si opponeva. Sentiva allo stesso tempo il male del peccato, il proprio stato di peccato, l'incapacità di adempiere alla legge e l'essere come un criminale quando viene condannato. Ma anche se il principio malvagio nel cuore umano produce moti peccaminosi, e tanto più cogliendo l'occasione del comandamento, tuttavia la legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono. Non è favorevole al peccato, che insegue nel cuore, scopre e rimprovera nei suoi moti interiori. Nulla è così buono che una natura corrotta e viziosa non lo perverta. Lo stesso calore che ammorbidisce la cera, indurisce l'argilla. Il cibo o la medicina, se assunti in modo sbagliato, possono causare la morte, anche se la loro natura è quella di nutrire o di guarire. La legge può causare la morte a causa della depravazione dell'uomo, ma il peccato è il veleno che porta la morte. Non la legge, ma il peccato scoperto dalla legge, era diventato morte per l'apostolo. La natura rovinosa del peccato e la peccaminosità del cuore umano sono qui chiaramente mostrate.

14 Versetti 14-17

Rispetto alla santa regola di condotta della legge di Dio, l'apostolo si trovava così lontano dalla perfezione da sembrare carnale; come un uomo che viene venduto contro la sua volontà a un padrone odioso, dal quale non può liberarsi. Il vero cristiano serve controvoglia questo padrone odioso, ma non riesce a liberarsi dalla catena che lo opprime, finché non lo salva il suo potente e benevolo Amico di lassù. La malvagità residua del suo cuore è un ostacolo reale e umiliante al suo servire Dio come fanno gli angeli e gli spiriti dei giusti resi perfetti. Questo linguaggio forte è il risultato del grande progresso di San Paolo nella santità e della profondità della sua abnegazione e del suo odio per il peccato. Se non comprendiamo questo linguaggio, è perché siamo molto al di sotto di lui in santità, conoscenza della spiritualità della legge di Dio, della malvagità del nostro cuore e odio per il male morale. Molti credenti hanno adottato il linguaggio dell'apostolo, mostrando che esso è adatto ai loro profondi sentimenti di ripugnanza del peccato e di autodistruzione. L'apostolo spiega il conflitto che quotidianamente manteneva con il resto della sua depravazione originale. Spesso era indotto ad assumere atteggiamenti, parole o azioni che non approvava né consentiva nel suo giudizio e nei suoi affetti rinnovati. Distinguendo il suo vero io, la sua parte spirituale, dall'io, o carne, in cui risiedeva il peccato, e osservando che le azioni malvagie erano compiute non da lui, ma dal peccato che risiedeva in lui, l'apostolo non intendeva dire che gli uomini non sono responsabili dei loro peccati, ma insegnava la malvagità dei loro peccati, mostrando che sono tutti compiuti contro la ragione e la coscienza. Il fatto che il peccato dimori in un uomo non dimostra che lo domini o che abbia il dominio su di lui. Se un uomo abita in una città o in un paese, non è detto che vi domini.

18 Versetti 18-22

Quanto più il cuore è puro e santo, tanto più rapidamente percepirà il peccato che rimane in esso. Il credente vede di più la bellezza della santità e l'eccellenza della legge. I suoi sinceri desideri di obbedire aumentano man mano che cresce nella grazia. Ma non fa tutto il bene su cui la sua volontà è pienamente orientata; il peccato che sempre più si manifesta in lui, a causa della corruzione residua, spesso fa il male, anche se contro la determinazione fissa della sua volontà. I moti del peccato interiore addolorano l'apostolo. Se con la lotta della carne contro lo Spirito si intendeva che non poteva fare o compiere ciò che lo Spirito gli suggeriva, così anche, per l'opposizione efficace dello Spirito, non poteva fare ciò che la carne lo spingeva a fare. Quanto è diverso il caso di coloro che si lasciano andare ai moti interiori della carne che li spingono al male; che, contro la luce e l'avvertimento della coscienza, continuano, anche nella pratica esteriore, a fare il male, e così, con lungimiranza, proseguono sulla strada della perdizione! Poiché il credente è sotto la grazia e la sua volontà è per la via della santità, egli si diletta sinceramente della legge di Dio e della santità che essa esige, secondo il suo uomo interiore; l'uomo nuovo che è in lui e che, secondo Dio, è creato in vera santità.

23 Versetti 23-25

Questo passo non rappresenta l'apostolo come uno che camminava secondo la carne, ma come uno che aveva molto a cuore di non camminare così. E se ci sono persone che abusano di questo passo, come fanno anche con le altre Scritture, per la loro stessa distruzione, tuttavia i cristiani seri hanno motivo di benedire Dio per aver provveduto in questo modo al loro sostegno e conforto. Non dobbiamo, a causa dell'abuso di coloro che sono accecati dalle loro passioni, trovare difetti nella Scrittura o in una sua giusta e giustificata interpretazione. Nessun uomo che non sia impegnato in questo conflitto può comprendere chiaramente il significato di queste parole o giudicare giustamente questo doloroso conflitto, che ha portato l'apostolo a lamentarsi di essere un uomo miserabile, costretto a ciò che aborriva. Non poteva liberarsi da solo; e questo lo rendeva ancora più fervido nel ringraziare Dio per la via di salvezza rivelata attraverso Gesù Cristo, che gli prometteva, alla fine, la liberazione da questo nemico. Allora, dice, io stesso, con la mia mente, il mio giudizio, gli affetti e i propositi prevalenti, come uomo rigenerato, per grazia divina, servo e obbedisco alla legge di Dio; ma con la carne, la natura carnale, i resti della depravazione, servo la legge del peccato, che lotta contro la legge della mia mente. Non la serve per viverci dentro o per permetterla, ma come incapace di liberarsene, anche nel suo stato migliore, e bisognoso di cercare aiuto e liberazione fuori di sé. È evidente che egli ringrazia Dio per Cristo, come nostro liberatore, come nostra espiazione e giustizia in se stesso, e non per una santità operata in noi. Egli non conosceva una simile salvezza e ne disconosceva il titolo. Era disposto ad agire in tutti i punti in accordo con la legge, nella sua mente e nella sua coscienza, ma era ostacolato dal peccato in sé, e non raggiunse mai la perfezione richiesta dalla legge. Quale può essere la liberazione per un uomo sempre peccatore, se non la libera grazia di Dio, offerta in Cristo Gesù? La potenza della grazia divina e dello Spirito Santo potrebbe estirpare il peccato dal nostro cuore anche in questa vita, se la saggezza divina non avesse pensato diversamente. Ma si soffre perché i cristiani sentano costantemente e comprendano a fondo lo stato miserabile da cui la grazia divina li salva; perché non confidino in se stessi e perché traggano sempre tutta la loro consolazione e speranza dalla ricca e gratuita grazia di Dio in Cristo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Romani 7

1 Pochi capitoli della Bibbia sono stati oggetto di interpretazioni più decisamente diverse di questa. E dopo tutto ciò che è stato scritto su di esso dai dotti, è ancora oggetto di discussione, se l'apostolo abbia fatto riferimento nell'ambito principale del capitolo alla propria esperienza prima di diventare cristiano; o ai conflitti nella mente di un uomo che si rinnova. Quale di queste opinioni sia quella corretta mi sforzerò di affermare nelle note ai versi particolari del capitolo.

Il design principale del capitolo non è molto difficile da capire. Si tratta, evidentemente, di mostrare l'insufficienza della Legge a produrre la pace della mente a un peccatore turbato. Nei capitoli precedenti aveva mostrato che era incapace di produrre giustificazione, Rom. 1–3. Aveva mostrato il modo in cui le persone erano giustificate per fede; Romani 3:21; Romani 4. Aveva mostrato come quel piano producesse la pace, e affrontato i mali introdotti dalla caduta di Adamo; Romani 5.

Aveva mostrato che i cristiani erano liberati dalla Legge per obbligo, e tuttavia che questa libertà non conduceva a una vita licenziosa; Romani 6. Ed ora va ancora oltre illustrando la tendenza della Legge sull'uomo sia nello stato di natura che in quello di grazia; mostrare che il suo effetto uniforme nella presente condizione dell'uomo, sia impenitente e convinto, sia in uno stato di grazia evangelica, lungi dal promuovere la pace, come sosteneva l'ebreo, era di eccitare la mente al conflitto e all'ansia , e angoscia.

Quasi tutte le opinioni speciali degli ebrei che l'apostolo aveva rovesciato nell'argomento precedente. Egli qui dà il colpo di grazia e mostra che la tendenza della Legge, in pratica, era ovunque la stessa. Non era infatti per produrre pace, ma agitazione, conflitto, angoscia. Eppure questo non era colpa della Legge, che era in sé buona, ma del peccato, Romani 6:7.

Ritengo che questo capitolo non si riferisca esclusivamente a Paolo in stato di natura, o di grazia. La discussione si svolge senza particolare riferimento a tale punto. Essa mira piuttosto a raggruppare le azioni della vita di un uomo, sia in stato di convinzione di peccato, sia in stato di grazia, e per mostrare che l'effetto della Legge è ovunque sostanzialmente lo stesso. Egualmente fallisce ovunque nel produrre pace e santificazione.

L'argomento dell'ebreo circa l'efficacia della Legge, e la sua sufficienza per la condizione dell'uomo, è così rovesciato da una serie di prove relative alla giustificazione, al perdono, alla pace, ai mali del peccato, e all'agitazione e elementi morali contrastanti nel seno dell'uomo. L'effetto è ovunque lo stesso. La carenza è evidente in relazione a tutti i grandi interessi dell'uomo. E dopo aver mostrato questo, l'apostolo e il lettore sono preparati per il linguaggio I del trionfo e della gratitudine, che la liberazione da tutti questi mali è da ricondurre al vangelo di Gesù Cristo il Signore; Romani 7:25; Romani 8.

Sapete che non - Questo è un appello alla loro osservazione rispetto alla relazione tra marito e moglie. L'illustrazione Romani 7:2 è progettata semplicemente per mostrare che come quando un uomo muore e il legame tra lui e sua moglie si dissolve, la sua Legge cessa di essere vincolante per lei, così anche tra cristiani e la Legge, in cui sono diventati morti ad essa, e non devono ora cercare di attingere la loro vita e pace da essa, ma da quella nuova fonte con cui sono collegati dal Vangelo, Romani 7:4.

Perché io parlo a loro... - Probabilmente l'apostolo qui si riferisce più particolarmente ai membri ebrei della chiesa romana, che erano particolarmente qualificati per comprendere la natura della Legge, e per apprezzare l'argomento. È stato dimostrato che c'erano molti ebrei nella chiesa di Roma (vedi Introduzione); ma l'illustrazione non ha alcun riferimento esclusivo ad essi. La Legge a cui fa appello è sufficientemente generale da rendere l'illustrazione comprensibile a tutti.

Che la legge - Il riferimento immediato qui è probabilmente alla Legge mosaica. Ma quanto qui affermato vale ugualmente per tutte le leggi.

Ha dominio - Greco, Regole; esercita la signoria. La Legge è qui personificata e rappresentata come l'instaurazione di una signoria su un uomo ed esigente obbedienza.

Sopra un uomo - Sopra l'uomo che è sotto di esso.

Finché vive - Il greco qui può significare o "come vive" o "come vive", cioè la legge. Ma la nostra traduzione ha evidentemente espresso il senso. Il senso è che la morte libera un uomo dalle leggi a cui era legato in vita. È un principio generale, relativo alle leggi della terra, la legge di un genitore, la legge di un contratto, ecc. Questo principio generale l'apostolo procede ad applicare riguardo alla Legge di Dio.

2 Per la donna - Questo versetto è un'illustrazione specifica del principio generale in Romani 7:1 , secondo cui la morte dissolve quei legami e quei rapporti che rendono vincolante la legge nella vita. È una semplice illustrazione; e se questo fosse stato tenuto a mente, avrebbe risparmiato gran parte della perplessità che è stata provata da molti commentatori, e gran parte dei loro capricci selvaggi nel tentativo di dimostrare che "gli uomini sono la moglie, la legge dell'ex marito, e Cristo il nuovo”; o che «il vecchio è la moglie, il peccatore desidera il marito, pecca i figli». Beza. (Vedi Stuart.) Tali esposizioni sono sufficienti per umiliarci e per farci piangere le interpretazioni puerili e fantasiose che anche le persone sagge e buone spesso danno alla Bibbia.

È vincolato dalla legge... - Vedi lo stesso sentimento in 1 Corinzi 7:39.

A suo marito - Lei è unita a lui; ed è sotto la sua autorità come capo della famiglia. A lui è particolarmente affidata la guida della famiglia, e la moglie è soggetta alla sua legge, nel Signore, Efesini 5:23 , Efesini 5:33.

È sciolta... - Il marito non ha più autorità. Il legame da cui risultava l'obbligazione è sciolto.

3 Allora se... - confronta Matteo 5:32.

Lei sarà chiamata - Lei sarà. La parola usata qui χρηματίσει chrēmatisei è spesso usata per denotare l'essere chiamati da un oracolo o da una rivelazione divina. Ma qui è impiegato nel semplice senso di essere comunemente chiamato, o di essere così considerato.

4 Pertanto - Questo verso contiene un'applicazione dell'illustrazione nelle due precedenti. L'idea c'è, che la morte dissolve una connessione da cui è derivato l'obbligo. Questo è l'unico punto dell'illustrazione, e di conseguenza non c'è bisogno di chiedersi se per moglie l'apostolo intendesse indicare il vecchio, o il cristiano, ecc. Il significato è che, poiché la morte dissolve il legame tra una moglie e lei marito, e naturalmente l'obbligo della legge derivante da tale connessione, così la morte del cristiano alla Legge dissolve tale connessione, per quanto riguarda la portata dell'argomento qui, e prepara la strada per un'altra unione, un'unione con Cristo, da cui risulta un obbligo nuovo e più efficace. Il progetto è mostrare che la nuova connessione avrebbe effetti più importanti della vecchia.

Anche voi siete diventati morti alla legge - Note, Romani 6:3 , Romani 6:8. Il nesso tra noi e la Legge è sciolto, per quanto riguarda la portata dell'argomentazione dell'apostolo. Non dice che siamo morti ad essa, o liberati da essa per regola di dovere, o per obbligo di obbedirvi; perché non c'è né può esserci una tale liberazione, ma siamo morti ad essa come via di giustificazione e santificazione. Nella grande questione dell'accettazione con Dio, abbiamo smesso di fare affidamento sulla Legge, siamo diventati morti ad essa e abbiamo abbracciato un altro piano.

Per il corpo di Cristo - Cioè, per il suo corpo crocifisso; o, in altre parole, dalla sua morte; confrontare Efesini 2:15 , "Avendo abolito nella sua carne l'inimicizia", ​​ecc. cioè con la sua morte. Colossesi 1:22 , "nel corpo della sua carne mediante la morte", ecc.

Colossesi 2:14; 1 Pietro 2:24 , "che ha portato i nostri peccati nel suo stesso corpo sull'albero". Il senso, quindi, è quello con la morte di Cristo come sacrificio espiatorio; con la sua sofferenza per noi quanto sarebbe sufficiente per soddisfare le esigenze della Legge; prendendo il nostro posto, ci ha liberati dalla Legge come via di giustificazione; ci ha liberato dalla sua pena; e ci ha salvati dalla sua maledizione. Così liberati, siamo liberi di unirci alla legge di colui che ci ha così riscattati con il suo sangue.

Che tu debba essere sposato con un altro - Che tu possa essere unito a un altro e venire sotto la sua legge. Questo è il completamento dell'illustrazione in Romani 7:2. Come la donna che è stata liberata dalla legge del marito con la sua morte, quando si è risposata è sottoposta all'autorità di un altro, così noi che siamo stati liberati dalla legge e dalla sua maledizione mediante la morte di Cristo, siamo portati sotto la nuova legge della fedeltà e dell'obbedienza a colui al quale siamo così uniti.

L'unione di Cristo e del suo popolo è illustrata non di rado dalla più tenera di tutte le connessioni terrene, quella di marito e moglie, Efesini 5:23; Apocalisse 21:9. "Ti mostrerò la sposa, la moglie dell'Agnello", Apocalisse 19:7.

Anche a colui che è elevato... - Vedi spiegata la forza di questo, Romani 6:8.

Che dovremmo portare frutto a Dio - Che dovremmo vivere una vita santa. Questo è il punto e lo scopo di tutta questa illustrazione. La nuova connessione è tale che ci renderà santi. È anche implicito che la tendenza della Legge fosse solo quella di portare frutto fino alla morte Romani 7:5 , e che la tendenza del Vangelo sia di rendere l'uomo santo e puro; confronta Galati 5:22.

5 Perché quando... - L'illustrazione in questo versetto e nei seguenti ha lo scopo di mostrare più ampiamente l'effetto della Legge, quando e dove viene applicata; sia in stato di natura che di grazia. Era sempre lo stesso. Era l'occasione di agitazione e conflitto nella mente di un uomo. Questo era vero quando un peccatore era condannato; ed era vero quando un uomo era cristiano. In tutte le circostanze in cui la Legge è stata applicata alla mente corrotta dell'uomo, ha prodotto questa agitazione e questo conflitto.

Anche nella mente del cristiano ha prodotto questa agitazione Romani 7:14 , come aveva fatto e avrebbe fatto nella mente di un peccatore condannato Romani 7:7 , e di conseguenza non c'era speranza di liberazione se non nella liberazione e potere santificante del vangelo Romani 7:25; Romani 8:1.

In carne - Non convertito; soggetto alle passioni e propensioni dominanti di natura corrotta; confronta Romani 8:8. La connessione mostra che questo deve essere il significato qui, e lo scopo di questa illustrazione è mostrare l'effetto della Legge prima che un uomo si converta, Romani 7:5. Questo è il significato ovvio, e tutte le leggi dell'interpretazione ce lo richiedono per capirlo.

I moti dei peccati - ( τα παθήματα ta pathēmata.) Questa traduzione è infelice. L'espressione “movimenti dei peccati” non rende l'idea. L'originale significa semplicemente le passioni, gli affetti malvagi, i desideri corrotti; vedere il margine. L'espressione, passioni dei peccati, è un ebraismo che significa passioni peccaminose e si riferisce qui alle inclinazioni e alle inclinazioni corrotte del cuore non rinnovato.

Quali erano per legge - Non che fossero stati originati o creati dalla Legge; poiché una legge non origina cattive inclinazioni, e una legge santa non causerebbe passioni peccaminose; ma erano eccitati, richiamati, infiammati dalla Legge, che vieta loro l'indulgenza.

Ha funzionato nelle nostre membra - Nel nostro corpo; cioè in noi. Quelle propensioni peccaminose si servivano dei nostri membri come strumenti, per assicurarsi gratificazione; Nota, Romani 6:12; confronta Romani 6:23.

Per portare frutto alla morte - Per produrre crimine, agitazione, conflitto, angoscia e portare alla morte. Siamo stati condotti sotto il dominio della morte; e la conseguenza dell'indulgenza di quelle passioni sarebbe fatale; confrontare la nota in Romani 6:21.

6 Ma ora - Sotto il vangelo. Questo versetto afferma le conseguenze del Vangelo, a differenza degli effetti della Legge. Il modo in cui ciò si realizza, l'apostolo illustra più ampiamente in Romani 8 con cui questo versetto è propriamente connesso. Il resto di Romani 7 è occupato nell'illustrare l'affermazione in Romani 7:5 , degli effetti della Legge; e dopo aver mostrato che i suoi effetti erano sempre di aumentare delitto e miseria, è disposto in Romani 8 a riprendere la proposizione in questo versetto, ea mostrare la superiorità del vangelo nel produrre la pace.

Siamo consegnati - Noi che siamo cristiani. Liberati da essa come mezzo di giustificazione, come fonte di santificazione, come schiavitù a cui siamo stati sottoposti, e che tendeva a produrre dolore e morte. Ciò non significa che i cristiani ne siano liberati come regola del dovere.

Essere morto - Margin, "Essere morto per quello". C'è una variazione qui nei manoscritti. Alcuni la leggono, come nel testo, come se la Legge fosse morta; altri, come a margine. come se fossimo morti. La maggioranza è favorevole alla lettura come a margine; e la connessione ci impone di comprenderla in questo senso. Quindi il siriaco, l'arabo, il volgare, l'etiopico. Il sentimento qui, che siamo morti alla Legge, è ciò che è espresso in Romani 7:4.

In cui siamo stati tenuti - Cioè, come prigionieri o come schiavi. Eravamo tenuti in schiavitù da esso; Romani 7:1.

Che dovremmo servire - Che ora possiamo servire o obbedire a Dio.

In novità di spirito - In nuovo spirito; o in un modo nuovo e spirituale. Questa è una forma di espressione che implica,

Che il loro servizio sotto il Vangelo doveva essere di un nuovo tipo, diverso da quello sotto la precedente dispensazione.

(2)Che doveva essere di natura spirituale, distinto da quello praticato dagli ebrei; confronta 2 Corinzi 3:6; Nota, Romani 2:28.

Il culto richiesto dal Vangelo è descritto uniformemente come quello dello spirito e del cuore, piuttosto che quello della forma e della cerimonia; Giovanni 4:23 , “I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; Filippesi 3:3.

E non nella vecchiaia della lettera - Non nella vecchia lettera. È implicito qui in questo,

Che la forma di culto qui descritta riguardava un'antica dispensazione che era ormai scomparsa; e,

Quello era un culto che era nella lettera.

Per comprendere ciò, è necessario ricordare che la Legge, che prescriveva le forme di culto tra i Giudei, era considerata dall'Apostolo priva di quell'efficacia e di quella potenza di rinnovamento del cuore che attribuiva al Vangelo. Era un servizio consistente in forme e cerimonie esteriori; nell'offerta dei sacrifici e dell'incenso, secondo le esigenze letterali della Legge piuttosto che l'offerta sincera del cuore; 2 Corinzi 3:6 , “La lettera uccide; lo spirito vivifica”; Giovanni 6:63; Ebrei 10:1; Ebrei 9:9.

Non si può negare che vi furono molte persone sante sotto la Legge, e che furono presentate molte offerte spirituali, ma è allo stesso tempo vero che la gran massa del popolo riposava nella mera forma; e che il servizio offerto era il mero servizio della lettera, e non del cuore. L'idea principale è che i servizi sotto il vangelo sono puramente e interamente spirituali, l'offerta del cuore, e non il servizio reso da forme e riti esterni.

(Ma qui il contrasto non è tra i servizi richiesti rispettivamente nelle dispensazioni legali e evangeliche, ma tra il servizio reso negli stati opposti di natura e grazia. Nel primo stato, siamo "sotto la legge" sebbene viviamo nei tempi del Vangelo, e in quest'ultimo, siamo "liberati dalla legge" come un patto di opere, o di vita, proprio come potrebbero esserlo i pii ebrei se vivessero sotto la dispensazione di Mosè.

Il disegno di Dio, nel liberarci dalla Legge, è che possiamo “servirlo in novità di spirito, e non nell'antichità della lettera”, cioè in modo così spirituale come richiede il nuovo stato, e da i motivi spirituali e gli aiuti che fornisce; e non nel modo a cui eravamo soliti fare, nella nostra vecchia condizione di sottomissione alla Legge, nella quale potevamo cedere solo un'obbedienza esteriore e forzata.

“È evidente”, dice il prof. Hodge, che la clausola “nella vecchiaia della lettera è sostituita dall'apostolo, per 'sotto la legge' e 'nella carne'; tutto ciò che usa per descrivere la condizione legale e corrotta delle persone, prima della ricezione credente del Vangelo.”)

7 Che dire allora? ‑ L'obiezione che qui si fa è quella che sorgerebbe molto naturalmente, e che si può supporre sarebbe mossa senza leggera indignazione. L'ebreo chiederebbe: “Dobbiamo dunque supporre che la santa Legge di Dio non solo sia insufficiente a santificarci, ma che sia mera occasione di un aumento del peccato? È la sua tendenza a produrre passioni peccaminose e a rendere le persone peggiori di prima?” A questa obiezione l'apostolo risponde con grande sapienza, mostrando che il male non era nella Legge, ma nell'uomo; che sebbene questi effetti seguissero spesso, tuttavia che la Legge stessa era buona e pura.

La legge è peccato? - È peccaminoso? È malvagio? Perché se, come è detto in Romani 7:5 , le passioni peccaminose fossero "secondo la legge", ci si potrebbe naturalmente chiedere se la Legge stessa non fosse una cosa malvagia?

Dio non voglia - Nota, Romani 3:4.

No, non avevo conosciuto il peccato - La parola tradotta “no” ἀλλὰ alla significa più propriamente ma; e questo avrebbe più correttamente espresso il senso: «Nego che la Legge sia peccato. La mia dottrina non conduce a questo; né affermo che è male. Respingo con forza l'accusa; ma, nonostante ciò, ritengo ancora che essa abbia effetto nell'eccitare i peccati, tuttavia in modo che mi sono accorto che la stessa Legge era buona; Romani 7:8.

Allo stesso tempo, dunque, che si doveva ammettere che la Legge era l'occasione per suscitare sentimenti peccaminosi, attraversando le inclinazioni della mente, tuttavia la colpa non era da ricondurre alla Legge. L'apostolo in questi versetti si riferisce, senza dubbio, allo stato della sua mente prima di trovare quella pace che il vangelo fornisce con il perdono dei peccati.

Ma secondo la legge - Romani 3:20. Per “la legge” qui, l'apostolo ha evidentemente nel suo occhio ogni legge di Dio, comunque resa nota. Intende dire che l'effetto che descrive accompagna ogni legge, e questo effetto lo illustra con un solo esempio tratto dal decimo comandamento. Quando dice che non avrebbe dovuto conoscere il peccato, intende evidentemente affermare che non aveva compreso che certe cose erano peccaminose, a meno che non fossero state proibite; e detto questo, passa ad un'altra cosa, per mostrare l'effetto del loro essere così proibito sulla sua mente.

Egli non solo conosceva astrattamente la natura e l'esistenza del peccato, di cosa costituisse il crimine perché proibito, ma era consapevole di un certo effetto sulla sua mente derivante da questa conoscenza e dall'effetto di desideri forti e rabbiosi quando così trattenuto, Romani 7:8.

Poiché non avevo conosciuto la lussuria, non avrei dovuto conoscere la natura del peccato della cupidigia. Il desiderio avrebbe potuto esistere, ma non avrebbe saputo che era peccaminoso, e non avrebbe sperimentato quella propensione rabbiosa, impetuosa e non governata che aveva quando lo trovava proibito. L'uomo senza legge potrebbe avere i forti sentimenti di desiderio Potrebbe desiderare ciò che gli altri possedevano.

Potrebbe prendere proprietà o essere disubbidiente ai genitori; ma non avrebbe saputo che era malvagio. La Legge fissa dei limiti ai suoi desideri e gli insegna cosa è giusto e cosa è sbagliato. Gli insegna dove finisce l'indulgenza legittima e dove inizia il peccato. La parola "lussuria" qui non è limitata come lo è da noi. Si riferisce a tutti i desideri avidi; a tutti i desideri per ciò che ci è proibito.

Tranne la legge aveva detto - Nel decimo comandamento; Esodo 20:17.

Non desidererai - Questo è l'inizio del comando, e tutto il resto è implicito. L'apostolo sapeva che sarebbe stato compreso senza ripetere il tutto. Questo particolare comandamento scelse perché era più pertinente degli altri al suo scopo. Gli altri si riferivano in particolare alle azioni esterne. Ma il suo scopo era mostrare l'effetto del peccato sulla mente e sulla coscienza. Ne scelse quindi uno che si riferisse particolarmente ai desideri del cuore.

8 Ma il peccato - Per illustrare l'effetto della Legge sulla mente, l'apostolo in questo versetto descrive la sua influenza nell'eccitare desideri e scopi malvagi. Forse in nessun luogo ha dimostrato una conoscenza più completa del cuore umano che qui. Porta un'illustrazione che potrebbe essere sfuggita alla maggior parte delle persone, ma che va direttamente a stabilire la sua posizione secondo cui la Legge è insufficiente per promuovere la salvezza dell'uomo.

Il peccato qui è personificato. Non significa un'entità reale; non una sussistenza fisica; non qualcosa di indipendente dalla mente, che ha un'esistenza separata e alloggiato nell'anima, ma significa le passioni, le inclinazioni ei desideri corrotti della mente stessa. Quindi, diciamo che la lussuria brucia, e l'ambizione infuria, e l'invidia corrode la mente, senza voler dire che la lussuria, l'ambizione o l'invidia sono sussistenze fisiche indipendenti, ma significa che la mente che è ambiziosa o invidiosa, è così eccitata.

Cogliere l' occasione - La parola “occasione” ἀφορμὴν aphormēn denota propriamente qualsiasi materiale, o preparazione per realizzare qualcosa; poi ogni occasione, occasione, ecc. di farlo. Qui significa che la Legge era la causa eccitante del peccato; o era ciò che chiamava in esercizio il principio peccaminoso del cuore. Ma per questo, l'effetto qui descritto non sarebbe esistito.

Quindi, diciamo che un oggetto tentatore del desiderio presentato è la causa eccitante della cupidigia. Quindi, un oggetto di ambizione è la causa eccitante del principio di ambizione. Così, la presentazione di ricchezze, o di vantaggi posseduti da altri che non abbiamo, può suscitare cupidigia o invidia. Così, il frutto presentato ad Eva era la causa eccitante del peccato; il cuneo d'oro ad Acan eccitò la sua cupidigia.

Se questi oggetti non fossero stati presentati, i princìpi malvagi del cuore avrebbero potuto sonnecchiare e non sarebbero mai stati evocati. E quindi, nessuno comprende l'intera forza delle loro inclinazioni native finché non viene presentato un oggetto che li chiama all'azione decisa. L'occasione che li fece emergere nella mente di Paolo fu la Legge che incrociò il suo cammino, irritando ed eccitando le forti inclinazioni innate della mente.

Per comandamento - Per tutta la legge designata a frenare e controllare la mente.

Lavorato in me - Prodotto o lavorato in me. La parola qui usata significa spesso operare in modo potente ed efficace. (Doddridge.)

Ogni sorta di - greco, "Tutto il desiderio". Ogni specie di desiderio illecito. Non si limitava a un solo desiderio, ma si estendeva a tutto ciò che la Legge dichiarava errato.

Concupiscenza - Desiderio illecito o irregolare. Propensione a godimenti illeciti. La parola è la stessa che in Romani 7:7 è resa "lussuria". Se ci si chiede in che modo la Legge abbia portato a ciò, possiamo rispondere che l'idea principale qui è che l'opposizione per legge ai desideri e alle passioni degli uomini malvagi tende solo ad infiammarli ed esasperarli.

Questo è il caso del peccato in ogni sua forma. Un tentativo di trattenerlo con la forza; denunciarlo con leggi e sanzioni; attraversare il sentiero della malvagità; tende solo a irritare, e ad eccitare in energia vivente, ciò che altrimenti sarebbe assopito nel seno. Questo fa, perché,

(1) Attraversa il cammino del peccatore e si oppone alla sua intenzione, e alla corrente dei suoi sentimenti e della sua vita.

(2) La Legge agisce come un rivelatore, e rende visibile ciò che era nel seno, ma era nascosto.

(3) Tale è la profondità e l'ostinazione del peccato nell'uomo, che il solo tentativo di frenare spesso serve solo ad esasperare e ad incitare a maggiori atti di malvagità. La moderazione per legge risveglia le folli passioni; sollecita a maggiori atti di depravazione; rende il peccatore ostinato, ostinato e più disperato. Il solo tentativo di stabilire un'autorità su di lui lo getta in una posizione di resistenza, lo rende un partito, ed eccita tutti i sentimenti di rabbia del partito. Chiunque può aver assistito spesso a questo effetto sulla mente di un bambino malvagio e ostinato.

(4) Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda un peccatore. È spesso calmo e apparentemente tranquillo. Ma lascia che la Legge di Dio sia portata a casa nella sua coscienza, ed egli diventa pazzo e furioso. Disprezza la sua autorità, ma la sua coscienza gli dice che è giusto; tenta di buttarlo via, ma trema al suo potere; e per mostrare la sua indipendenza, o il suo proposito di peccare, si tuffa nell'iniquità, e diventa un peccatore più terribile e ostinato.

Diventa una lotta per la vittoria; nella polemica con Dio si risolve a non essere superato. Di conseguenza accade che molti uomini sono più profani, blasfemi e disperati quando sono condannati per il peccato che in altre occasioni. Nei revival della religione accade spesso che le persone mostrino violenza, rabbia e maledizione, cosa che non fanno in uno stato di morte spirituale nella chiesa; ed è spesso un'indicazione molto certa che un uomo è condannato per il peccato quando diventa particolarmente violento, abusivo e oltraggioso nella sua opposizione a Dio.

(5) L'effetto qui notato dall'apostolo è stato osservato in tutti i tempi e da tutte le classi di scrittori. Così, Catone dice (Livio, xxxiv. 4,) “Non pensate, Romani, che sarà in futuro come era prima che la Legge fosse emanata. È più sicuro che un uomo cattivo non sia accusato, piuttosto che essere assolto; e il lusso non eccitato sarebbe più tollerabile di quanto lo sarà ora dalle stesse catene irritate ed eccitate come una bestia feroce.

Così, dice Seneca (de Clementia, i. 23,) “I parricidi ebbero inizio con la legge”. Così, Orazio ( Odi, i. 3,) "La razza umana, audace di sopportare tutte le cose, si precipita attraverso il crimine proibito". Così, Ovidio ( Amor. III. 4,) “Ci sforziamo sempre di ottenere ciò che è proibito e desideriamo ciò che è negato”. (Questi passaggi sono citati da Tholuck.) Vedi anche Proverbi 9:17 , "Le acque rubate sono dolci e il pane mangiato di nascosto è piacevole". Se tale è l'effetto della Legge, allora è inevitabile l'inferenza dell'apostolo, che non è adatta a salvare e santificare l'uomo.

Perché senza la legge - Prima che fosse data; o dove non è stato applicato alla mente.

Il peccato era morto - Era inoperante, inattivo, non eccitato. Questo è evidentemente in senso comparativo. La connessione ci richiede di comprenderla solo nella misura in cui è stata eccitata dalla Legge. Le passioni delle persone esisterebbero; ma senza legge non sarebbero conosciuti per essere malvagi, e non sarebbero eccitati in una furia selvaggia e tumultuosa.

9 Per I - Non sembra esserci dubbio che l'apostolo qui si riferisca alla propria esperienza passata. Eppure in questo esprime il sentimento di tutti coloro che non sono convertiti e che dipendono dalla propria giustizia.

Era vivo - Questo si contrappone a quanto aggiunge subito a proposito di un altro stato, in cui si trovava quando è morto. Deve significare, quindi, che aveva un certo tipo di pace; si riteneva sicuro; era libero dalle convinzioni di coscienza e dalle agitazioni dell'allarme. Lo stato a cui si riferisce qui deve essere senza dubbio quello a cui allude egli stesso altrove, quando si riteneva giusto, secondo le proprie opere, e stimandosi irreprensibile, Filippesi 3:4; Atti degli Apostoli 23:1; Atti degli Apostoli 26:4.

Vuol dire che era allora libero da quelle agitazioni e da quegli allarmi che poi ha provato quando è stato condannato per peccato. A quel tempo, sebbene avesse la Legge e cercasse di obbedirla, tuttavia non conosceva la sua natura spirituale e santa. Mirava al conformismo esterno. Le sue pretese sul cuore non furono sentite. Questa è la condizione di ogni peccatore sicuro di sé, e di tutti coloro che non sono risvegliati.

Senza la legge - Non che Paolo sia mai stato veramente senza la Legge, cioè senza la Legge di Mosè; ma intende prima che la Legge fosse applicata al suo cuore nel suo significato spirituale, e con potenza.

Ma quando è arrivato il comandamento - Quando è stato applicato al cuore e alla coscienza. Questo è l'unico senso intelligibile dell'espressione; poiché non può riferirsi al tempo in cui fu data la Legge. Quando questo fu, l'apostolo non lo dice. Ma l'espressione denota ogni volta che è stata così applicata; quando veniva sollecitato con potenza ed efficacia sulla sua coscienza a controllarlo, trattenerlo e minacciarlo, produceva questo effetto.

Non conosciamo le prime operazioni della sua mente e le sue lotte contro la coscienza e il dovere. Conosciamo abbastanza di lui prima della conversione, tuttavia, per essere certi che era orgoglioso, impetuoso e non disposto a essere trattenuto; vedi Atti degli Apostoli 8; Atti degli Apostoli 9.

Nello stato della sua sicura rettitudine e impetuosità di sentimento, possiamo facilmente supporre che la santa Legge di Dio, che ha lo scopo di frenare le passioni, di umiliare il cuore e di rimproverare l'orgoglio, produrrebbe solo irritazione e impazienza. di moderazione e rivolta.

Peccato resuscitato - Vissuto di nuovo. Ciò significa che era prima dormiente Romani 7:8 , ma ora è stato risvegliato a nuova vita. La parola viene solitamente applicata a un rinnovamento della vita, Romani 14:19; Luca 15:24 , Luca 15:32 , ma qui significa sostanzialmente lo stesso dell'espressione in Romani 7:8 , "Il peccato ... ha creato in me ogni sorta di concupiscenza". Il potere del peccato, che prima era sopito, è diventato vivificato e attivo.

Sono morto - Cioè, sono stato coinvolto in ulteriori sensi di colpa e miseria. Si oppone a "ero vivo" e deve significare l'opposto di quello; ed evidentemente denota che l'effetto del comandamento era di portarlo sotto ciò che chiama morte, (confronta Romani 5:12 , Romani 5:14;) cioè, il peccato regnò e infuriò, e produsse i suoi effetti avvizziti e condannanti ; ha portato a colpa aggravata e miseria.

Può anche includere questa idea, che prima era sicuro di sé e sicuro, ma che per il comandamento è stato abbattuto e umiliato, la sua fiducia in se stesso è stata distrutta e le sue speranze sono state prostrate nella polvere. Forse nessuna parola esprimerebbe meglio lo stato umile, sottomesso, malinconico e indifeso di un peccatore convertito della frase espressiva "Sono morto". L'idea essenziale qui è che la Legge non rispondeva allo scopo che l'ebreo pretendeva per essa, di santificare l'anima e dare conforto, ma che tutta la sua influenza sul cuore era di produrre colpa e dolore aggravati e non perdonati.

10 E il comandamento - La Legge a cui si era riferito prima.

Che era ordinato alla vita - Che era destinato a produrre vita, o felicità. La vita qui si oppone alla morte e significa felicità, pace, eterna beatitudine; Nota, Giovanni 3:36. Quando l'apostolo dice che fu ordinato alla vita, probabilmente fa riferimento ai numerosi passi dell'Antico Testamento che parlano della Legge in questo modo, Levitico 18:5 , “ Levitico 18:5 miei statuti ei miei giudizi; che se un uomo fa, vivrà in loro", Ezechiele 20:11 , Ezechiele 20:13 , Ezechiele 20:21; Ezechiele 18:9 , Ezechiele 18:21.

Il significato di questi passaggi, in connessione con questa dichiarazione di Paolo, può essere così espresso:

La Legge è buona; non ha alcun male, ed è esso stesso atto a non produrre alcun male.

(2)Se l'uomo fosse puro e obbedisse perfettamente, produrrebbe solo vita e felicità. Su coloro che l'hanno obbedita in cielo, ha prodotto solo felicità.

(3)Per questo è stato ordinato; è adattato ad esso; e quando obbedito perfettamente, non produce altro effetto. Ma,

L'uomo è peccatore; non l'ha obbedito; e in tal caso la Legge minaccia guai.

Attraversa l'inclinazione dell'uomo, e invece di produrre pace e vita, come farebbe su un essere perfettamente santo, produce solo dolore e delitto. La legge di un genitore può essere buona e può essere nominata per promuovere la felicità dei suoi figli; potrebbe essere mirabilmente adatto ad esso se tutti fossero obbedienti; tuttavia nella famiglia può esserci un figlio ostinato, ostinato e testardo, deciso a soddisfare le sue cattive passioni, e il risultato per lui sarebbe dolore e disperazione. Il comandamento, che era ordinato per il bene della famiglia, e che sarebbe stato adattato per promuovere il loro benessere, solo lui, di tutti quanti, avrebbe trovato essere fino alla morte.

Ho trovato - Era per me. Ha prodotto questo effetto.

Fino alla morte - Produrre colpa e condanna aggravate, Romani 7:9.

11 Per il peccato - Questo verso è una ripetizione, con una piccola variazione del sentimento in Romani 7:8.

Mi ha ingannato - La parola usata qui propriamente significa condurre o sedurre dalla retta via; e poi ingannare, sollecitare al peccato, far deviare dalla via della virtù, Romani 16:18; 1 Corinzi 3:18; 2 Corinzi 11:3 , "Il serpente sedusse Eva con la sua sottigliezza", 2 Tessalonicesi 2:3.

Il significato qui sembra essere che le sue inclinazioni corrotte e ribelli, eccitate dalla Legge, lo portassero fuori strada; lo fece sempre più peccare; praticato una specie di inganno su di lui spingendolo a capofitto, e senza deliberazione, in trasgressione aggravata. In questo senso, tutti i peccatori sono ingannati. Le loro passioni li spingono ad andare avanti, illudendoli, e conducendoli sempre più lontano dalla felicità, e coinvolgendoli, prima che se ne accorgano, nel crimine e nella morte.

Nessun essere nell'universo è più stanco di un peccatore nell'indulgenza delle passioni malvagie. La descrizione di Salomone in un caso particolare si applicherà a tutti, Proverbi 7:21.

“Con parole molto oneste lo fece cedere,

Con il lusinghiero delle sue labbra lo costrinse.

La segue subito,

Come un bue va al macello,

O come un pazzo alla correzione delle scorte;

Fino a che un dardo non colpirà il suo fegato,

come un uccello si affretta al laccio».

Da esso - Dalla Legge, Romani 7:8.

Uccidimi - Significa lo stesso di "Sono morto", Romani 7:8.

12 Pertanto - In modo che. La conclusione a cui arriviamo è che la Legge non è da biasimare, sebbene questi siano i suoi effetti nelle circostanze esistenti. La fonte di tutto questo non è la Legge, ma la natura corrotta dell'uomo. La Legge è buona; e tuttavia è vera la posizione dell'apostolo, che non è adatta a purificare il cuore dell'uomo caduto. La sua tendenza è quella di suscitare maggiore colpa, conflitto, allarme e disperazione. Questo versetto contiene una risposta alla domanda in Romani 7:7 , "La legge è peccato?"

È santo - Non è peccato; confronta Romani 7:7. È puro nella sua natura.

E il comandamento - La parola “comandamento” è qui sinonimo di Legge. Significa propriamente ciò che è ingiunto.

Santo - Puro.

Giusto - Giusto nelle sue rivendicazioni e sanzioni. Non è disuguale nelle sue esazioni.

Buono - In sé buono; e per sua natura tendente a produrre felicità. Il peccato e la condanna del colpevole non è colpa della Legge. Se obbedito, produrrebbe felicità ovunque. Vedi una bellissima descrizione della legge di Dio in Salmi 19:7.

13 Era dunque ciò che è buono... - Questa è un'altra obiezione alla quale l'apostolo procede a rispondere. L'obiezione è questa: “È possibile che ciò che è ammesso come buono e puro, venga mutato in male? Ciò che tende alla vita può diventare morte per un uomo? In risposta a ciò, l'apostolo ripete che la colpa non era nella Legge, ma era in se stesso e nelle sue tendenze peccaminose.

Fatto morte - Romani 7:8 , Romani 7:10.

Dio non voglia - Nota, Romani 3:4.

Ma il peccato - Questa è una personificazione del peccato come in Romani 7:8.

Che possa sembrare peccato - Che possa sviluppare la sua vera natura, e non essere più dormiente nella mente. La Legge di Dio è spesso applicata alla coscienza di un uomo, affinché veda quanto profonda e disperata sia la sua depravazione. Nessun uomo conosce il proprio cuore finché la Legge non incrocia il suo cammino e gli mostra ciò che è.

Per comandamento - Nota, Romani 7:8.

Potrebbe diventare eccessivamente peccaminoso - Nell'originale questa è un'espressione molto forte, ed è una di quelle usate da Paolo per esprimere una forte enfasi, o intensità καθ ̓ ὑπερβολὴν kath huperbolēn tramite iperboli. In misura eccessiva; nella misura più ampia possibile, 1 Corinzi 12:31; 2 Corinzi 1:8; 2 Corinzi 4:7; 2 Corinzi 12:7; Galati 1:13.

La frase ricorre in ciascuno di questi luoghi. Il senso qui è che dando il comando e la sua applicazione alla mente, il peccato è stato completamente sviluppato; era eccitato, infiammato, aggravato e si mostrava eccessivamente maligno e mortale. Non era un principio sopito e assopito; ma era terribilmente contrario a Dio e alla Sua Legge. Calvino ha ben espresso il senso: “Era giusto che l'enormità del peccato fosse rivelata dalla Legge; perché se il peccato non scoppiasse per qualche tremendo ed enorme eccesso (come si suol dire) non si saprebbe essere peccato.

Questo eccesso si manifesta con più violenza, mentre trasforma la vita in morte». Il sentimento dell'insieme è che la tendenza della Legge è di eccitare il peccato sopito del seno nell'esistenza attiva e di rivelare la sua vera natura. È desiderabile che ciò sia fatto, e poiché questo è tutto ciò che la Legge compie, non è adatta a santificare l'anima. Per mostrare che questo era il disegno dell'apostolo, è desiderabile che il peccato sia visto così nella sua vera natura, perché,

L'uomo dovrebbe conoscere il suo vero carattere. Non dovrebbe ingannare se stesso.

(2)Perché una parte del piano di Dio è sviluppare i sentimenti segreti del cuore e mostrare a tutte le creature ciò che sono.

(3)Perché solo conoscendo questo, il peccatore sarà indotto a porre rimedio e a sforzarsi di essere salvato. Quindi Dio spesso permette alle persone di sprofondare nel peccato; mettere in atto la loro natura, in modo che possano vedere se stessi e allarmarsi per le conseguenze dei propri crimini.

14 Il resto di questo capitolo è stato oggetto di non poche controversie. La domanda è stata se descrive lo stato di Paolo prima della sua conversione o dopo. Non è scopo di queste note entrare in polemica o in una discussione estesa. Ma dopo tutta l'attenzione che ho potuto dare a questo brano, lo considero come una descrizione dello stato di un uomo sotto il vangelo, come descrittivo delle operazioni della mente di Paolo successive alla sua conversione. Questa interpretazione è adottata per i seguenti motivi:

(1) Perché mi sembra il più ovvio. È ciò che colpirà le persone semplici come il significato naturale; persone che non hanno una teoria da sostenere e che capiscono il linguaggio nel suo senso comune.

(2) Perché concorda con il disegno dell'apostolo, che è quello di mostrare che la Legge non è adatta a produrre santificazione e pace. Questo aveva fatto nei confronti di un uomo prima che si convertisse. Se si tratta dello stesso periodo, allora è un'inutile discussione di un punto già discusso. Se si riferisce anche a quel periodo, allora c'è un ampio campo d'azione, compreso tutto il periodo successivo alla conversione di un uomo al cristianesimo, in cui la questione potrebbe essere ancora irrisolta, se la Legge non potesse essere adattata per santificare. L'apostolo quindi fa un lavoro completo con l'argomento, e mostra che l'operazione della Legge è ovunque la stessa.

(3) Perché le espressioni che ricorrono sono tali da non poter essere comprese di un peccatore impenitente; vedere le note in Romani 7:15 , Romani 7:21.

(4) Perché si accorda con espressioni parallele riguardo allo stato del conflitto nella mente del cristiano.

(5) Perché qui c'è un cambiamento dal passato al presente. In Romani 7:7 , ecc. aveva usato il passato, descrivendo evidentemente qualche stato precedente. In Romani 7:14 c'è un cambiamento al presente, un cambiamento inesplicabile, se non nella supposizione che intendesse descrivere uno stato diverso da quello prima descritto.

Questo non poteva essere altro che portare avanti la sua illustrazione nel mostrare l'inefficacia della Legge su un uomo nel suo stato rinnovato; o per mostrare che tale era la restante depravazione dell'uomo, che produceva sostanzialmente gli stessi effetti della condizione precedente.

(6) Perché si accorda con l'esperienza dei cristiani, e non con i peccatori. È proprio il linguaggio che i cristiani semplici, che conoscono il proprio cuore, usano per esprimere i propri sentimenti. Ammetto che quest'ultima considerazione non è di per sé conclusiva; ma se il linguaggio non si accordasse con l'esperienza del mondo cristiano, sarebbe una forte circostanza contro ogni proposta interpretazione.

L'opinione qui espressa in questo capitolo, supponendo che la parte precedente Romani 7:7 riferisca a un uomo nel suo stato non rigenerato, e che il resto descriva l'effetto della Legge sulla mente di un uomo rinnovato, era adottato studiando il capitolo stesso, senza l'aiuto di alcuno scrittore. Sono felice, tuttavia, di constatare che le opinioni così espresse sono in accordo con quelle del compianto dott.

John P. Wilson, del quale, forse, nessun uomo ha mai avuto la meglio nell'interpretare le Scritture. Dice: “Nel quarto versetto, egli (Paolo) cambia alla prima persona plurale, perché intendeva parlare della precedente esperienza dei cristiani, che erano stati ebrei. Nel settimo versetto usa la prima persona singolare, ma parla al passato, perché descrive la propria esperienza quando era un fariseo scoperto.

Nel versetto quattordicesimo, e fino alla fine del capitolo, usa la prima persona singolare e il tempo presente, perché mostra la propria esperienza da quando è diventato cristiano e apostolo”.

Lo sappiamo - lo ammettiamo. È un punto scontato e ben compreso.

Che la legge è spirituale - Questo non significa che la Legge è progettata per controllare lo spirito, in contrapposizione al corpo, ma è una dichiarazione che mostra che i mali di cui parlava non erano colpa della Legge. Quello non era, per sua natura, sensuale, corrotto, terreno, carnale; ma era puro e spirituale. L'effetto descritto non fu colpa della Legge, ma dell'uomo, che fu venduto sotto il peccato.

La parola “spirituale” è così spesso usata per indicare ciò che è puro e sacro, in opposizione a ciò che è carnale o carnale; Romani 8:5; Galati 5:16. La carne è descritta come la fonte delle passioni e dei desideri malvagi; Lo spirito come fonte di purezza; o come ciò che è gradito agli influssi propri dello Spirito Santo.

Ma io sono - Il tempo presente mostra che si descrive come era al momento della scrittura. Questa è la costruzione naturale e ovvia, e se questo non è il significato, è impossibile spiegare che abbia cambiato il passato Romani 7:7 al presente.

Carnale - Carnale; sensuale; opposto a quello spirituale. Questa parola è usata perché nelle Scritture si parla della carne come la fonte delle passioni e delle inclinazioni sensuali, Galati 5:19. Il senso è che queste passioni corrotte conservavano ancora un'influenza forte, atrofizzante e angosciante sulla mente.

L'uomo rinnovato è esposto alle tentazioni dei suoi forti appetiti nativi; e la potenza di queste passioni, rafforzata da una lunga abitudine prima che si convertisse, è passata alla religione, e continuano ancora ad influenzarlo e ad affliggerlo. Non significa che sia completamente sotto la loro influenza; ma che la tendenza delle sue inclinazioni naturali è l'indulgenza.

Venduto sotto il peccato - Questa espressione è spesso addotta per mostrare che non può essere di un uomo rinnovato che l'apostolo sta parlando. L'argomento è che non si può affermare di un cristiano che è venduto sotto il peccato. Una risposta sufficiente a questo potrebbe essere che in effetti questo è lo stesso linguaggio che i cristiani spesso oggi adottano per esprimere la forza di quella depravazione nativa contro cui lottano, e che nessun linguaggio lo esprimerebbe meglio.

Non significa che scelgono o preferiscono i peccati. Implica fortemente che l'inclinazione prevalente della loro mente sia contro di essa, ma che tale è la sua forza da renderli schiavi di essa. L'espressione usata qui, "venduto sotto il peccato", è "presa in prestito dalla pratica di vendere prigionieri presi in guerra, come schiavi". (Stuart.) Quindi, significa consegnare al potere di chiunque, in modo che sia dipendente dalla sua volontà e controllo.

(Schleusner.) L'accento non è sulla parola “venduto”, come se fosse avvenuto un qualsiasi atto di vendita, ma l'effetto era come se fosse stato venduto; cioè era soggetto ad essa, e sotto il suo controllo, e significa che il peccato, contrariamente all'inclinazione prevalente della sua mente Romani 7:15 , ha avuto una tale influenza su di lui da portarlo a commetterlo, e produrre così uno stato di conflitto e di dolore; Romani 7:19. I versi che seguono sono una spiegazione del senso e del modo in cui fu "venduto sotto il peccato".

15 Per quello che faccio - Cioè, il male che faccio, il peccato di cui sono cosciente, e che mi turba.

permetto non - non approvo; non lo desidero; la tendenza prevalente delle mie inclinazioni e dei miei propositi è contraria. greco, "non lo so"; vedere il margine. La parola "conoscere", tuttavia, è talvolta usata nel senso di approvazione, Apocalisse 2:24 , "che non hanno conosciuto (approvato) le profondità di Satana"; confronta Salmi 101:4 , non conoscerò una persona malvagia”. Geremia 1:5.

Per quello che vorrei - Quello che approvo; e qual è il mio desiderio prevalente e stabilito. Quello che vorrei sempre fare.

Ma cosa odio - Cosa disapprovo: cosa è contrario al mio giudizio; la mia inclinazione prevalente; i miei principi di condotta stabiliti.

Quello faccio io - Sotto l'influenza di inclinazioni peccaminose, inclinazioni e desideri carnali. Questo rappresenta la forte propensione nativa al peccato; e anche il potere della propensione corrotta sotto l'influenza restrittiva del Vangelo. Su questo passaggio notevole e importante possiamo osservare,

(1) Che la propensione prevalente; l'inclinazione fissa abituale della mente del cristiano, è di fare il bene. Il corso malvagio è odiato, il corso giusto è amato. Questa è la caratteristica di una mente pia. Distingue un sant'uomo da un peccatore.

(2) Il male che viene fatto è disapprovato; è fonte di dolore; e il desiderio abituale della mente è di evitarlo ed essere puro. Questo distingue anche il cristiano dal peccatore.

(3) Non c'è bisogno di essere imbarazzati qui con difficoltà metafisiche o domande su come ciò possa essere; per.

(a) è infatti l'esperienza di tutti i cristiani. L'inclinazione e il desiderio abituali e fissi della loro mente è di servire Dio. Hanno una fissa ripugnanza per il peccato; e tuttavia sono consapevoli dell'imperfezione, dell'errore e del peccato, che è la fonte del disagio e dei problemi. La forza della passione naturale può in un momento incustodito vincerli. Il potere delle lunghe abitudini dei pensieri precedenti può infastidirli.

Un uomo che era un infedele prima della sua conversione, e la cui mente era piena di scetticismo, cavilli e bestemmie, troverà l'effetto delle sue precedenti abitudini di pensare indugiare nella sua mente e infastidire la sua pace per anni. Questi pensieri inizieranno con la rapidità del lampo. Così, è con ogni vizio e ogni opinione. È uno degli effetti dell'abitudine. "Lo stesso passaggio di un pensiero impuro attraverso la mente lascia dietro di sé l'inquinamento", e dove il peccato è stato a lungo indulgente, lascia il suo effetto avvizzito e desolante sull'anima molto tempo dopo la conversione, e produce quello stato di conflitto con cui ogni cristiano è familiare.

(b) Un effetto in qualche modo simile è avvertito da tutte le persone. Tutti sono consapevoli di farlo, sotto l'eccitazione della passione e del pregiudizio, che la loro coscienza e il loro miglior giudizio disapprovano. Esiste dunque un conflitto, cui si accompagna con altrettanta difficoltà metafisica quanto la lotta nella mente del cristiano qui richiamata.

(c) La stessa cosa è stata osservata e descritta negli scritti dei pagani. Così, Senofonte (Cyrop. VI. 1), Araspe, il Persiano, dice, per scusare i suoi disegni di tradimento, "Certamente devo avere due anime; poiché chiaramente non è uno e lo stesso che è sia male che bene; e nello stesso tempo desidera fare una cosa e non farla. Chiaramente, allora, ci sono due anime; e quando prevale il buono, allora fa il bene; e quando il maligno predomina, allora fa il male.

Così anche Epitteto ( Enchixid. ii. 26) dice: "Chi pecca non fa ciò che vorrebbe, ma ciò che non farebbe, lo fa". Con questo passaggio sembrerebbe quasi che Paolo lo conoscesse e lo tenesse d'occhio quando scriveva. Così anche il noto passo di Ovidio, Meta. vii. 9.

Aliudque Cupido,

Mens aliud suadet. Video meliora, proboque,

Deteriora sequor.

“Il desiderio spinge a una cosa, ma la mente persuade a un'altra. Vedo il bene e lo approvo, eppure perseguo il male". - Vedi altri passaggi di simile importanza citati in Grotius e Tholuck.

16 Acconsento alla Legge - La stessa lotta con il male mostra che non è amato, né approvato, ma che la Legge che lo condanna è veramente amata. I cristiani possono qui trovare una prova della loro pietà. Il fatto di lottare contro il male, il desiderio di liberarsene e di superarlo, l'ansia e il dolore che provoca, è una prova che non lo amiamo, e che c'è. anzi siamo gli amici di Dio.

Forse nulla può essere una prova di pietà più decisiva di una lotta lunga e dolorosa contro le passioni e i desideri malvagi in ogni forma, e un anelito dell'anima per essere liberato dal potere e dal dominio del peccato.

17 Non sono più io che lo faccio - Questo è evidentemente un linguaggio figurato, perché è proprio l'uomo che pecca quando viene commesso il male. Ma l'apostolo fa una distinzione tra il peccato e ciò che intende con il pronome “io”. Con il primo intende evidentemente la sua natura corrotta. Con quest'ultimo si riferisce alla sua rinnovata natura, ai suoi principi cristiani. Vuol dire che non lo approva né lo ama nel suo stato attuale, ma che è il risultato delle sue innate inclinazioni e passioni.

In cuor suo, coscienza e sentimento abituale, non scelse di commettere peccato, ma lo aborriva. Così, ogni cristiano può dire che non sceglie di fare il male, ma vorrebbe essere perfetto; che odia il peccato, e tuttavia che le sue passioni corrotte lo portano fuori strada.

Ma il peccato - Le mie passioni corrotte e le mie innate inclinazioni.

Che dimora in me - Dimora in me come sua casa. Questa è un'espressione forte, che denota che il peccato aveva preso dimora nella mente, e lì dimorava. Non era stato ancora del tutto rimosso. Questa espressione è in contrasto con un'altra che ricorre, dove si dice che “lo Spirito di Dio abita” nel cristiano, Romani 8:9; 1 Corinzi 3:16. Il senso è che è fortemente influenzato dal peccato da una parte e dallo Spirito dall'altra. Da questa espressione è scaturita la frase così comune tra i cristiani, peccato insito.

18 Perché lo so - Questo è concepito come un'illustrazione di ciò che aveva appena detto, che il peccato dimorava in lui.

Cioè, nella mia carne - Nella mia natura non rinnovata; nelle mie inclinazioni e inclinazioni prima della conversione. Questa espressione qualificante non mostra che in questa discussione egli parlava di se stesso come di un uomo rinnovato? Quindi, sta attento a insinuare che in quel momento c'era in lui qualcosa che era giusto o gradito a Dio, ma che non gli apparteneva per natura.

Dwelleth - La sua anima era interamente occupata da ciò che era male. Ne aveva preso l'intero possesso.

Niente di buono - Non potrebbe esserci un'espressione più forte della fede nella dottrina della depravazione totale. È la rappresentazione che Paul stesso ha di se stesso. Dimostra che il suo cuore era completamente malvagio. E se questo era vero per lui, è vero per tutti gli altri. È un buon modo per esaminare noi stessi, per indagare se abbiamo una tale visione del nostro carattere originario da dire che sappiamo che nella nostra carne non dimora alcuna cosa buona.

Il senso qui è che per quanto riguarda la carne, cioè per quanto riguarda le sue inclinazioni e desideri naturali, non c'era nulla di buono; tutto era male. Questo era vero in tutta la sua condotta prima della conversione, dove i desideri della carne regnavano e si ribellavano senza controllo; ed era vero dopo la conversione, per quanto riguardava le naturali inclinazioni e propensioni della carne. Tutte quelle operazioni in ogni palo erano cattive, e non per questo meno cattive perché sono vissute sotto la luce e in mezzo agli influssi del vangelo.

Volere - Scopo o intenzione di fare del bene.

È presente con me - posso farlo. È possibile; è in mio potere. L'espressione può anche implicare che era vicino a lui παράκειται parakeitai, cioè era costantemente davanti a lui; ora era la sua inclinazione abituale e lo scopo della mente. Fare il bene è lo scopo uniforme, regolare, abituale della mente del cristiano.

Ma come - Il senso sarebbe stato qui conservato meglio se i traduttori non avessero introdotto la parola "come". La difficoltà non era nel modo di eseguirla, ma nel fare la cosa stessa.

Non lo trovo - non lo trovo in mio potere; oppure trovo ostacoli forti e costanti, per cui non riesco a farlo. Gli ostacoli non sono naturali, ma derivano da una lunga indulgenza al peccato; la forte propensione nativa al male.

19 Per il bene... - Si tratta sostanzialmente di una ripetizione di quanto detto in Romani 7:15. La ripetizione mostra quanto la mente dell'apostolo fosse piena del soggetto; e quanto fosse incline a soffermarsi su di esso, e a collocarlo in ogni varietà di forme. Non è raro che Paolo esprima così il suo intenso interesse per un argomento, ponendolo in una grande varietà di aspetti, anche a rischio di molte ripetizioni.

20 Ora, se lo faccio... - Questo versetto è anche una ripetizione di ciò che è stato detto in Romani 7:16.

21 Trovo quindi una legge - C'è una legge di cui sperimento il funzionamento ogni volta che cerco di fare del bene. Ci sono state varie opinioni sul significato della parola "legge" in questo luogo. È evidente che qui è usato in un senso alquanto insolito. Ma conserva la nozione che comunemente gli si attribuisce di ciò che lega, o controlla. E sebbene ciò a cui si riferisce differisca da una legge, in quanto non è imposta da un superiore, che è l'idea usuale di una legge, tuttavia ha tanto senso di legge che vincola, controlla, influenza o è quello a cui era soggetto.

Non c'è dubbio che si riferisca qui alla sua natura carnale e corrotta; alle cattive inclinazioni e disposizioni che lo stavano portando fuori strada. Il suo rappresentare questo come una legge è in accordo con tutto ciò che dice di esso, che è servitù, che è schiavo ad esso e che impedisce i suoi sforzi per essere santo e puro. Il significato è questo: "Trovo un'abitudine, una propensione, un'influenza di passioni e desideri corrotti, che, quando farei bene, impedisce il mio progresso e impedisce di realizzare ciò che vorrei". Confronta Galati 5:17. Ogni cristiano lo sa tanto quanto lo era l'apostolo Paolo.

Fai del bene - Fai del bene. Sii perfetto.

Male - Qualche desiderio corrotto, o sentimento improprio, o propensione al male.

È presente con me - È vicino; è a portata di mano. Si avvia spontaneamente e indesiderato. È nel cammino, e non ci lascia mai, ma è sempre pronto ad impedirci di andare, ea distoglierci dai nostri buoni disegni; confronta Salmi 65:3 , "Le iniquità prevalgono contro di me". Il senso è che fare il male è d'accordo con le nostre forti inclinazioni e passioni naturali.

22 Perché mi diletto - La parola usata qui Συνήδομαι Sunēdomai, non si trova altrove nel Nuovo Testamento. Significa propriamente rallegrarsi con chiunque; ed esprime non solo l'approvazione dell'intelletto, come l'espressione, "Acconsento alla legge", in Romani 7:16 , ma più di questo denota il piacere sensibile nel cuore.

Indica non solo assenso intellettuale, ma emozione, emozione di piacere nella contemplazione della Legge. E questo mostra che l'apostolo non sta parlando di un uomo non rinnovato. Di un tale uomo si potrebbe dire che la sua coscienza approvava la Legge; che il suo intelletto era convinto che la Legge fosse buona; ma non era mai accaduto che un peccatore impenitente trovasse emozioni di piacere nella contemplazione della pura e spirituale Legge di Dio.

Se questa espressione può essere applicata a un uomo non rinnovato, forse non c'è un solo segno di una mente pia che non possa essere applicato con uguale proprietà. È il modo naturale, ovvio e consueto di denotare i sentimenti di pietà, un assenso alla Legge divina seguito da emozioni di sensibile delizia nella contemplazione. Confronta Salmi 119:97 , “Oh come amo la tua legge; è la mia meditazione tutto il giorno.

" Salmi 1:2 , "ma il suo diletto è nella legge del Signore". Salmi 19:7; Giobbe 23:12.

Nella legge di Dio - La parola “legge” qui è usata in senso lato, per denotare tutte le comunicazioni che Dio aveva fatto per controllare l'uomo. Il senso è che l'apostolo era soddisfatto del tutto. Un segno di genuina pietà è di compiacersi di tutte le esigenze divine.

Dopo l'uomo interiore - Rispetto all'uomo interiore. L'espressione “l'uomo interiore” è talvolta usata per denotare la parte razionale dell'uomo contrapposta a quella sensuale; a volte la mente in contrasto con il corpo (confronta 2 Corinzi 4:16; 1 Pietro 3:4 ).

È quindi usato dagli scrittori classici greci. Qui è usato evidentemente in opposizione a una natura carnale e corrotta; alle cattive passioni e desideri dell'anima in uno stato non rinnovato; a quello che altrove è chiamato “l'uomo vecchio che è corrotto secondo le concupiscenze menzognere”. Efesini 4:22. L'“uomo interiore” è chiamato altrove “l'uomo nuovo” Efesini 4:24; e non denota il mero intelletto, o coscienza, ma è una personificazione dei principi di azione da cui è governato un cristiano; la nuova natura; la santa disposizione; l'inclinazione del cuore che si rinnova.

23 Ma vedo un'altra legge - Nota, Romani 7:21.

Nelle mie membra - Nel mio corpo; nella mia carne; nelle mie tendenze corrotte e peccaminose; Nota, Romani 6:13; confronta 1 Corinzi 6:15; Colossesi 3:5.

Il corpo è composto da molti membri; e poiché la carne è considerata la fonte del peccato Romani 7:18 , si dice che la legge del peccato è nelle membra, cioè nel corpo stesso.

Combattere contro - Combattere contro; o resistere.

La legge della mia mente - Questa si oppone alle inclinazioni prevalenti di una natura corrotta. Significa lo stesso espresso dalla frase "l'uomo interiore" e denota i desideri e gli scopi di un cuore rinnovato.

E portandomi in cattività - Facendomi prigioniero, o prigioniero. Questo è il completamento della figura rispetto alla guerra. Un prigioniero catturato in guerra era a disposizione del vincitore. Così l'apostolo si rappresenta impegnato in una guerra; e come sopraffatto, e fatto prigioniero riluttante alle cattive inclinazioni del cuore. L'espressione è forte; e denota forti propensioni alla corruzione.

Ma sebbene forte, si crede che sia un linguaggio che tutti i sinceri cristiani possono adottare da sé, come espressione di quel conflitto doloroso e spesso disastroso nei loro cuori quando combattono contro le inclinazioni native dei loro cuori.

24 O miserabile uomo che sono! - Il sentimento implicito in questo lamento è il risultato di questo doloroso conflitto; e questa frequente sottomissione a tendenze peccaminose. L'effetto di questo conflitto è,

(1) Produrre dolore e angoscia. È spesso una lotta agonizzante tra il bene e il male; una lotta che infastidisce la pace e rende miserabile la vita.

(2) Tende a produrre umiltà. È umiliante per l'uomo essere così sotto l'influenza delle passioni malvagie. È degradante per la sua natura; una macchia sulla sua gloria; e tende a portarlo nella polvere, che è sotto il controllo di tali inclinazioni, e così spesso dà loro indulgenza. In tali circostanze, la mente è sopraffatta dalla miseria e istintivamente sospira di sollievo. La Legge può aiutare? L'uomo può aiutare? Può una qualsiasi forza nativa della coscienza o della ragione aiutare? Invano tutti questi sono provati, e poi il cristiano con calma e gratitudine acconsente alle consolazioni dell'apostolo, che l'aiuto può essere ottenuto solo per mezzo di Gesù Cristo.

Chi mi libererà - Chi mi salverà; la condizione di una mente in profonda angoscia, consapevole della propria debolezza, e in cerca di aiuto.

Il corpo di questa morte - Margine, "Questo corpo di morte". La parola "corpo" qui è probabilmente usata come equivalente alla carne, denotando le inclinazioni corrotte e malvagie dell'anima; Nota, Romani 7:18. Si usa quindi per denotare la legge del peccato nelle membra, come quella con cui l'apostolo lottava e da cui desiderava essere liberato.

L'espressione “corpo di questa morte” è un ebraismo, che denota un corpo mortale nella sua tendenza; e l'intera espressione può significare i princìpi corrotti dell'uomo; gli affetti carnali, malvagi, che portano alla morte o alla condanna. L'espressione è di grande forza, e fortemente caratteristica dell'apostolo Paolo. indica,

Che era vicino a lui, che lo assisteva, ed era di natura angosciante.

(2) Un sincero desiderio di esserne liberato.

Alcuni hanno supposto che si riferisse a un'usanza praticata dagli antichi tiranni, di legare un cadavere a un prigioniero come punizione e costringerlo a trascinare con sé l'ingombrante e offensivo fardello ovunque andasse. Non vedo alcuna prova che l'apostolo avesse questo in vista. Ma un tale fatto può essere usato come un'illustrazione sorprendente e forse non impropria del significato dell'apostolo qui. Nessuna forza delle parole potrebbe esprimere sentimenti più profondi; nessuno indica più con sentimento la necessità della grazia di Dio per compiere ciò a cui le forze umane senza aiuto sono incapaci.

25 Ringrazio Dio - Cioè, ringrazio Dio per aver effettuato una liberazione per la quale io stesso sono incapace. C'è una via di salvezza, e la riconduco interamente alla sua misericordia nel Signore Gesù Cristo. Ciò che la coscienza non poteva fare, ciò che la Legge non poteva fare, ciò che la sola forza umana non poteva fare, è stato compiuto dal disegno del Vangelo; e ci si può aspettare la completa liberazione lì, e lì solo.

Questo è il punto a cui tendeva tutto il suo ragionamento; e avendo così dimostrato che la Legge era insufficiente per effettuare questa liberazione. ora è pronto a pronunciare il linguaggio della gratitudine cristiana che può essere effettuato dal Vangelo. Si afferma così trionfalmente la superiorità del Vangelo sulla Legge nel vincere tutti i mali sotto i quali l'uomo fatica; confronta 1 Corinzi 15:57.

Allora - Come risultato di tutta l'indagine siamo giunti a questa conclusione.

Con la mente - Con la comprensione, la coscienza, gli scopi o le intenzioni dell'anima. Questa è una caratteristica della natura rinnovata. Di nessun peccatore impenitente si potrebbe mai affermare che con la mente servisse la Legge di Dio.

Io stesso - Sono sempre la stessa persona, pur agendo in questo modo apparentemente contraddittorio.

Servire la legge di Dio - Onorarla come una legge giusta e santa Romani 7:12 , Romani 7:16 , e sono incline a obbedirvi, Romani 7:22 , Romani 7:24.

Ma con la carne - Le inclinazioni e le concupiscenze corrotte, Romani 7:18 ,

La legge del peccato - Cioè nelle membra. La carne in tutto, in tutte le sue inclinazioni e passioni originarie, conduce al peccato; non ha tendenza alla santità; e le sue corruzioni possono essere superate solo dalla grazia di Dio. Abbiamo così,

Una visione del triste e doloroso conflitto tra il peccato e Dio. Sono contrari in ogni cosa.

(2) Vediamo l'effetto furioso e avvizzinte del peccato sull'anima. In ogni circostanza tende alla morte e al dolore.

(3)Vediamo la debolezza della Legge e della coscienza per superare questo. La tendenza di entrambi è di produrre conflitto e dolore. E,

Vediamo che solo il Vangelo può vincere il peccato. Per noi dovrebbe essere un argomento di crescente gratitudine, che ciò che non potrebbe essere compiuto dalla Legge, può essere così effettuato dal Vangelo; e che Dio ha escogitato un piano che realizza così la completa liberazione, e che dà al prigioniero nel peccato un trionfo eterno.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Romani 7

1 INTRODUZIONE A ROMANI 7

L'Apostolo, in questo capitolo, parla della libertà delle persone giustificate e rigenerate dalla legge, e della natura, dell'uso e dell'eccellenza di essa; in cui rimuove diverse obiezioni ad esso, e dà un resoconto dalla propria esperienza della lotta e del combattimento che c'è tra la carne e lo spirito in una persona rigenerata; e che mostra che, sebbene i credenti siano giustificati dal peccato, tuttavia il peccato rimane in loro, ed è il lamento delle loro anime. Mentre in Romani 6:14, del capitolo precedente, aveva affermato che i credenti non sono sotto la legge, ma sotto la grazia: sapeva che questo sarebbe stato motivo di offesa per gli ebrei credenti, che conservavano ancora un'alta opinione della legge; perciò lo riprende all'inizio di questo capitolo, e spiega il suo significato, e mostra in che senso i giustificati ne sono liberati; e prima osserva una massima conosciuta, che tutti, specialmente quelli che sanno qualcosa della natura delle leggi, devono ammettere; che la legge ha potere sull'uomo finché vive, e non più, Romani 7:1, e poi casi particolari nella legge del matrimonio, Romani 7:2, che è in vigore finché entrambe le parti vivono e non più: durante la vita del marito la moglie è legata, ma quando è morta è sciolta, e che è ulteriormente spiegato, Romani 7:3, che se dovesse sposare un altro mentre suo marito è in vita, sarebbe un'adultera; ma essendo lui morto, se lei si sposa, non è soggetta a tale imputazione: questo l'apostolo adatta, Romani 7:4, al caso della legge, e della liberazione dei santi da essa, in cui afferma che sono morti alla legge, e che a loro, come in Romani 7:6, per il corpo di Cristo; e quindi la legge non potrebbe avere alcun dominio su di loro, come avviene a tutte le leggi quando gli uomini sono morti; e così potevano essere legittimamente sposati con un altro, per portare frutto a Dio, secondo la legge particolare del matrimonio. Ciò è illustrato dal diverso stato e condizione degli eletti di Dio, prima e dopo la conversione; mentre si trova in uno stato non convertito la legge irrita il peccato che dimora in esso, e le concupiscenze di esso, e per mezzo delle membra del corpo opera per produrre il frutto mortale del peccato, Romani 7:5, ma quando è liberata dal potere irritante della legge, che è morta in conseguenza delle sofferenze e della morte di Cristo, entrambi hanno la capacità e l'obbligo di servire il Signore in un modo nuovo e spirituale, Romani 7:6, e mentre aveva detto che i moti del peccato sono suscitati dalla legge, Romani 7:5, vide che si poteva sollevare un'obiezione contro la legge, come se ciò fosse peccaminoso; questo egli rimuove esprimendo la sua avversione per un tale pensiero, indicando la legge come ciò che fa conoscere il peccato, e con l'esperienza che egli stesso ne ha avuto, facendogli conoscere il peccato insito, Romani 7:7, quando prosegue dando un resoconto delle opere della natura corrotta in lui, sotto la proibizione della legge; come era per lui prima che entrasse nella sua coscienza, e come fu per lui dopo; che prima si credeva vivo, e in buona via per la vita eterna; ma in seguito, poiché il peccato gli apparve più vigoroso che mai, si trovò un uomo morto, e morto a ogni speranza di vita per mezzo della legge, essendo ucciso da essa, o piuttosto dal peccato che operava per mezzo di essa, Romani 7:8-11, e quindi rivendica la legge come santa, giusta e buona, Romani 7:12, e risponde a un'obiezione che potrebbe formarsi da ciò che aveva detto riguardo all'effetto che la legge aveva avuto su di lui, come se gli fosse stata fatta morte; mentre l'ufficio che svolgeva era quello di mostrargli l'estrema peccaminosità del peccato, che, e non la legge, era la causa della morte, Romani 7:13, poiché ad esso con altri santi egli porta questa testimonianza, che è spirituale, sebbene in confronto ad esso fosse carnale e venduto sotto il peccato, Romani 7:14, e da ora in poi fino alla fine del capitolo, egli dà un resoconto della forza e della potenza del peccato che inabitava in lui, e del conflitto che c'era in lui tra la grazia e la corruzione: aveva conoscenza di ciò che è buono, lo approvava, eppure non lo fece, odiò il peccato e tuttavia lo commise, Romani 7:15, ma tuttavia, il suo desiderio di ciò che era buono, e la sua approvazione di essa, mostrò che era d'accordo con ciò, che la legge era buona, Romani 7:16, né il suo commettere il peccato doveva essere imputato al suo rinnovato io, ma alla corruzione che abitava in lui, Romani 7:17, la parte carnale in lui, in cui non era alcuna cosa buona, Romani 7:18, riscontrò di avere una volontà per ciò che è buono, ma non il potere di eseguirlo; il che era abbondantemente evidente dalla sua pratica, vedendo ciò che voleva non lo faceva, e ciò che non voleva lo faceva. Romani 7:19, da cui conclude di nuovo, Romani 7:20, come in Romani 7:17, che il male che ha fatto doveva essere attribuito non al suo sé spirituale, o rinnovato, ma alla sua natura corrotta; che trovò, come una legge che aveva il potere di comandare e di far obbedire, sempre a portata di mano, vicino a lui quando desiderava fare il bene, Romani 7:21, eppure in mezzo a tutte queste opere di peccato in lui, trovava un vero diletto e piacere nella santa legge di Dio, mentre era rinnovato nello spirito della sua mente, Romani 7:22, nel complesso percepì che c'erano in lui due principi contrari, che militavano l'uno contro l'altro, e a volte era così, che per la forza della natura corrotta in lui, fu reso prigioniero della legge del peccato e della morte, Romani 7:23, che provocò da lui un doloroso lamento e lamento, come se il suo caso fosse disperato, e non ci fosse liberazione per lui, Romani 7:24, e tuttavia alla vista del suo grande Redentore e Salvatore, Gesù Cristo, si fa coraggio, e ringrazia Dio che c'è stata, e ci sarà una liberazione per lui attraverso Cristo, Romani 7:25, e poi chiude il racconto che stava così nella sua esperienza, e lo fa nell'esperienza di ogni uomo rigenerato; che con la sua mente rinnovata ha servito la santa legge di Dio per un principio di grazia, e con la sua parte carnale e carnale la legge del peccato

Versetto 1. Non sapete, fratelli,

L'apostolo aveva affermato, Romani 6:14, che i credenti Romani "non erano sotto la legge"; cosa che sapeva sarebbe stata sgradita a molti, e ad eccezione di loro, specialmente dei Giudei che erano tra loro, i quali, pur credendo in Cristo, erano zelanti della legge, la riprendevano, la spiegavano e la difendevano. Che fossero i convertiti ebrei a Roma a cui si rivolge in modo particolare, risulta in parte dal fatto che li chiamava "fratelli", perché lo erano secondo la carne, così come in una relazione spirituale, e questo lo menziona piuttosto per ammorbidire i loro risentimenti e conciliare le loro menti con lui; e in parte dalle parole incluse in una parentesi,

poiché io parlo a coloro che conoscono la legge; non la legge di natura, ma la legge di Mosè, come fecero gli ebrei, essendo stati addestrati nella conoscenza di essa; A questi si appella, dicendo: "Non sapete", perché in seguito migliora la verità di un principio o di una massima, che non potevano ignorare,

come la legge abbia dominio su un uomo fintanto che lui, o "esso",

vive; poiché la parola "vive" può riferirsi sia all'uomo che alla legge. Si può dire che la legge vive, quando è in pieno vigore, e che è morta, quando è abrogata e annullata; ora mentre vive, o è in vigore, ha il dominio su un uomo; può esigere e comandare da lui l'obbedienza, e in caso di disobbedienza può condannarlo e infliggergli una punizione: e questo potere lo ha anche finché vive l'uomo che è sotto di esso, ma quando è morto non ha più dominio su di lui; allora "il servo è libero dal suo padrone", Giobbe 3:19 ; cioè, dalla legge del suo padrone; e i figli sono liberi dalla legge dei loro genitori, la moglie dalla legge del marito e i sudditi dalla legge del loro principe. Questo è un punto così chiaro che nessuno può dubitarne. Gli ebrei hanno un detto, che

"Quando un uomo è morto, diventa חפשׁי מן תורה ומן המצות, libero dalla legge e dai comandi."

2 Versetto 2. per la donna che ha marito,

La prima regola generale è qui illustrata da un particolare esempio ed esempio nel diritto del matrimonio; una donna sposata con un uomo,

è legata dalla legge al marito; per vivere con lui, in sottomissione e obbedienza a lui,

finché vive; eccetto nei casi di adulterio, Matteo 19:9, e di diserzione, 1Corinzi 7:15, con i quali il vincolo del matrimonio è sciolto, e per i quali può essere fatto un divorzio o una separazione, che sono uguali alla morte:

ma se il marito è morto, ella è sciolta dalla legge del marito; il vincolo del matrimonio è sciolto, la sua legge è abolita, ed essa è completamente libera di sposare chi vuole, 1Corinzi 7:39

3 Versetto 3. E se dunque mentre suo marito vive,

È vero che, mentre suo marito è in vita, se

sarà sposata con un altro uomo, sarà chiamata adultera; Sarà annotata e considerata come tale da tutti, tranne nei casi sopra indicati:

ma se suo marito è morto; Allora non ci possono essere eccezioni al suo matrimonio:

è libera dalla legge; di matrimonio, dal quale era precedentemente vincolata:

così che non è un'adultera; né alcuno la considererà tale; Da qualsiasi imputazione di questo tipo risulta chiaro:

anche se è sposata con un altro uomo; Sembra quindi che le seconde nozze siano lecite

4 Versetto 4. Perciò, fratelli miei, anche voi,

Qui l'apostolo adatta l'esempio e l'esempio precedenti al caso in questione, mostrando che i santi non erano sotto la legge, il potere e il dominio di essa; poiché che, come quando un uomo è morto, la donna è sciolta da quella legge con la quale era legata mentre lui era in vita, per poter legittimamente sposare un altro uomo e dargli figli senza l'imputazione di adulterio; così i credenti essendo morti alla legge, e la legge morta per loro, che è tutt'uno, sono sciolti da essa, e possono essere, e sono legittimamente sposati a Cristo, per produrre i veri frutti delle buone opere, non per ottenere giustizia e vita per mezzo loro, ma per l'onore e la gloria di Dio; in cui si può osservare, un'affermazione che i santi e i figli di Dio

sono diventati morti alla legge, e ciò a loro, come in Romani 7:6, e non possono avere su di loro più potere di quanto una legge possa avere sui morti, o una legge abrogata morta possa avere sui vivi. Sono rappresentati come "morti al peccato" e "morti con Cristo", Romani 6:2,8 ; e qui, "morto alla legge", come in Galati 2:19, e di conseguenza non può essere sotto di essa; sono fuori dalla portata del suo potere e del suo governo, poiché questo ha il dominio su un uomo solo finché vive, la legge è morta per loro; non ha alcun potere su di loro, per minacciarli e terrorizzarli e indurli a ubbidirgli; né di esigerlo rigorosamente, o di comandarlo in modo obbligatorio; Né c'è bisogno di tutto ciò, poiché i credenti si dilettano in esso secondo l'uomo interiore, e lo servono con la mente liberamente e volentieri; l'amore di Cristo, e non i terrori della legge, li costringe a obbedire ad essa con gioia; Non ha alcun potere di accusarli e accusarli, maledirli o condannarli, o di infliggere loro la morte, no, non un male fisico, come un male penale, e tanto meno eterno. E il modo e i mezzi con cui diventano morti alla legge, e ciò per loro è:

per il corpo di Cristo; non da Cristo, come corpo o sostanza della legge cerimoniale; vedi Colossesi 2:17 ; poiché ciò non è progettato singolarmente, ma l'intera legge di Mosè; ma per "il corpo di Cristo", si intende o Cristo stesso, Ebrei 10:10 9:14, o piuttosto la natura umana di Cristo, Ebrei 10:5, in cui la legge incontra tutto ciò che può richiedere ed esigere, come la santità della natura, che è la santificazione dei santi in Cristo; l'obbedienza alla vita, che è la loro giustizia; e le sofferenze della morte, che è la pena che la legge prescrive, con la quale si fa la piena espiazione del peccato, si procura il perdono completo e si ottiene la redenzione eterna; così che la legge non ha più nulla da esigere; la sua bocca è chiusa, non è in suo potere maledire e maledire i credenti, essi sono morti a questo, e quello a loro: la ragione per cui la legge è divenuta così per loro, e loro per quello, è:

che siate sposati con un altro; o "che siate per un altro", o "siate di un altro"; cioè, che sembriate tali in modo giusto e legale; poiché erano di un altro, erano già di Cristo per dono del Padre, e si sposarono segretamente con lui nel patto eterno, prima che egli assumesse la loro natura, e nel corpo della sua carne portarono i loro peccati, soddisfacevano la legge e la giustizia, pagarono i loro debiti, e così li liberarono dal potere della legge, dalla sua maledizione e condanna, o qualsiasi obbligo di punizione; tutto ciò è stato fatto in conseguenza del suo interesse per loro, e della loro relazione matrimoniale con lui; ma qui si ha rispetto per il loro matrimonio aperto con lui nel tempo, il giorno delle loro nozze in conversione; per far posto al quale, la legge, il loro ex marito, doveva essere morto, e loro morti a ciò, affinché il loro matrimonio con Cristo potesse apparire lecito e giustificabile; che è da lui descritto molto appropriatamente,

chi è risuscitato dai morti; ed è un marito vivente, e continuerà sempre così, non morirà mai più; e quindi come i santi non possono mai essere sciolti dal vincolo matrimoniale di unione tra Cristo e loro, così non possono mai essere sciolti dalla legge di questo marito; pertanto, sebbene siano morti alla legge come un patto di opere, e come amministrati da Mosè, e siano liberi da qualsiasi obbligo verso di essa, come così considerato, tuttavia sono "sotto la legge di Cristo", 1Corinzi 9:21 ; sotto obbligo, per i vincoli dell'amore, all'obbedienza ad esso, e non sarà mai sciolto da esso. Il fine dell'essere morti alla legge, e di essere sposati con Cristo, è:

affinché noi portiamo frutto a Dio. L'allusione è ai bambini che sono chiamati "il frutto del grembo", Salmi 127:3 Luca 1:42, e qui progetta le buone opere, i frutti della giustizia, che sono generati da persone sposate a Cristo, sotto l'influenza dello Spirito e della grazia di Dio; ed essi sono "a Dio", cioè per l'onore e la gloria di Dio; intendendo o Cristo lo sposo dei credenti, che è Dio sopra tutti benedetto in eterno; o Dio Padre, alla cui lode e gloria sono per mezzo di Cristo; e che è una ragione e un argomento che eccita e incoraggia fortemente i santi a compierli: e si osservi che, come i figli generati e nati in un matrimonio legittimo, sono solo veri e legittimi, e tutti prima del matrimonio sono spuri e illegittimi; così tali opere sono solo i veri e genuini frutti della giustizia, che sono in conseguenza di una relazione matrimoniale con Cristo; sono compiuti nella fede, scaturiscono dall'amore e sono diretti alla gloria di Dio; e tutti gli altri, che sono fatti prima del matrimonio con Cristo, e senza fede in lui, sono come figli spuri e illegittimi

5 Versetto 5. perché quando eravamo nella carne,

Questo non rispetta il loro essere sotto la dispensa legale, l'economia mosaica; che risiedevano molto nelle carni e nelle bevande, e nelle diverse abluzioni e nelle ordinanze carnali, come quelle che riguardavano principalmente la carne; così i loro cibi e le loro bevande riguardavano il corpo; le loro abluzioni e abluzioni santificate per la purificazione della carne; la loro circoncisione era esteriore nella carne; I vari rituali della legge consistevano in cose esteriori, anche se tipiche di quelle interne e spirituali; quindi quelli che hanno confidato in loro hanno confidato nella carne: ma l'essere "nella carne" si oppone, Romani 7:8,9 ; a un essere "nello spirito"; mentre c'erano molti sotto quella dispensazione legale e carnale che erano nello spirito e avevano lo Spirito di Dio, come Davide e altri; inoltre, si deve pensare che l'apostolo usi la frase in un senso tale da includere tutte le persone di cui parla e a cui scrive, che erano sia Giudei che Gentili, poiché di tali consisteva la chiesa di Roma; e il senso è questo, "perché quando noi", Giudei e Gentili, che ora crediamo in Cristo, "eravamo" in precedenza, prima della nostra conversione a Cristo e della nostra fede in Cristo, "nella carne", cioè in uno stato e in una condizione corrotti, carnali e non rigenerati; in questo senso la parola "carne" è usata frequentemente nel capitolo successivo: Ora, non tutti coloro che hanno carne, peccato o natura corrotta in loro, devono essere considerati nella carne, perché c'è una differenza tra l'essere carne nelle persone, da cui nessuno è libero in questa vita, e il loro essere nella carne; né tutti coloro che commettono peccato, o fanno cose carnali a volte, perché non c'è un uomo giusto che faccia il bene e non pecchi; ma quelli che sono come sono nati, senza alcuna alterazione fatta in loro dallo Spirito e dalla grazia di Dio; che non hanno in sé altro che carne, nessun timore di Dio, né amore e fede in Cristo, né alcuna esperienza dell'opera dello Spirito di Dio sulla loro anima; nessuna vera vista e senso del peccato, né alcuna conoscenza spirituale della salvezza di Cristo; in cui la carne è il principio che governa, le cui menti e i cui princìpi sono carnali, e la loro condotta lo è del tutto; sì, possono essere nella carne, in uno stato non rigenerato, persone che possono astenersi dalle più grossolane immoralità della vita, e persino fare una professione di religione: ora tali erano state di cui l'apostolo sta parlando e a cui sta parlando, e racconta come era con loro quando erano in questo stato;

I moti dei peccati che erano per mezzo della legge, hanno operato nelle nostre membra per portare frutto alla morte; per i moti del peccato si intendono le cattive passioni e affezioni della mente, le concupiscenze del cuore, i desideri peccaminosi, i pensieri malvagi, le immaginazioni dei pensieri del cuore, i primi moti della mente a peccare. questi erano per legge; non come la causa efficiente di essi, che non li produce né li incoraggia; è santa, giusta e buona, richiede la verità nelle parti interiori, e non solo proibisce gli atti esteriori del peccato, ma anche i desideri avidi e i pensieri lussuriosi: no, questi moti interiori del peccato sorgono da un cuore e da una natura corrotti; sono incoraggiati e amati dal vecchio uomo che vi abita; e gli uomini sono adescati da Satana a conformarsi a loro. Alcuni pensano che il significato della frase sia che queste segrete concupiscenze del cuore sono rese note dalla legge, come in Romani 7:7, così sono, ma non mentre un uomo è nella carne, o in uno stato non rigenerato, ma quando viene ad essere potentemente operato dallo Spirito di Dio, che fa uso della legge a tale scopo: ma il vero senso di ciò è che questi moti di peccato sono irritati, provocati e aumentati, attraverso la loro proibizione della legge; che non deve essere addebitato come una colpa alla legge, ma deve essere imputato alla depravazione e alla corruzione dell'uomo; che è simile a uno in una febbre ardente, molto desideroso di bere, che quanto più è proibito, tanto più ne è ansioso; o come un possente torrente d'acqua, che sale, infuria, scorre e straripa, quanto più si adottano i metodi per fermare la sua corrente; o come un letaio lurido, che quando il sole lo colpisce con forza, esala e tira fuori il suo fetore sporco; il cui odore nauseabondo non è da imputare ai puri raggi del sole, ma alla sporcizia del letamaio: si dice che questi moti del peccato operino nelle nostre membra; nelle membra dei nostri corpi, di cui questi affetti peccaminosi dell'anima si servono per metterli in azione, e così producono frutto; frutti davvero molto cattivi, perché non ci si può aspettare nient'altro da un albero così malvagio come lo è la natura corrotta dell'uomo: e questo frutto è per la morte: frutto mortale, degno di morte, e scaturirebbe nella morte eterna, se la grazia non lo impedisse: il sorgere, il principio, il movimento, il progresso e l'emanazione del peccato, sono descritti nel modo più esatto e bello, in accordo con questo racconto qui, dall'apostolo Giacomo, Giacomo 1:13-15

6 Versetto 6. Ma ora siamo liberati dalla legge,

Dal suo ministero, per mezzo di Mosè; da esso, come un patto di opere; dalla sua rigorosa esazione; dalla sua maledizione e condanna, tutto questo per mezzo di Cristo; e dal suo essere una legge irritante e provocante al peccato, attraverso la corruzione della natura, per lo Spirito e la grazia di Cristo; ma non per obbedienza ad esso, come nelle mani di Cristo. La versione latina della Vulgata, e alcune copie leggono, "dalla legge della morte"; e la versione etiopica lo rende: "siamo sciolti dalla legge e siamo liberati dalla dottrina precedente"; La dottrina della dispensa legale

Essendo quello morto; non il peccato, ma la legge: in che senso i credenti sono morti alla legge, e che per loro, vedi Gill su "Romani 7:4"

In cui fummo trattenuti: come una donna è dalla legge verso il suo marito, o come persone colpevoli, che sono detenute prigioniere; così fummo "mantenute sotto la legge, chiuse alla fede", come in una prigione, Galati 3:23 ; Ora, i santi liberano dalla legge mediante l'abrogazione di essa, perdendo la loro vita, il loro vigore, la loro potenza e il loro dominio di prima, non perché vivano una vita e una conversazione dissoluta e licenziosa, ma perché

dovrebbero servire il Signore loro Dio senza timore servile, e con un pio gradito, in modo accettevole, in giustizia e santità, tutti i giorni della loro vita; e il loro Signore e Maestro Gesù Cristo, che è il Re dei santi, il legislatore nella sua chiesa, e i cui comandamenti devono essere osservati per un principio di amore, nella fede e per la sua gloria; anche la legge stessa, come da lui indicata, come dice l'apostolo alla fine di questo capitolo, "con la mente io stesso servo la legge di Dio", Romani 7:25 : il modo in cui questo servizio deve essere, ed è compiuto, è:

in novità di Spirito; sotto l'influenza dello Spirito di Dio, l'autore del rinnovamento, della nuova creatura, o nuovo uomo creato in noi, nella giustizia e nella vera santità; e da un cuore nuovo, e da un nuovo Spirito, e da nuovi principi di vita, luce, amore e grazia, formati nell'anima; e camminando in "novità di vita", Romani 6:4, o mediante una nuova vita, camminando e conversando:

e non nella vecchiaia della lettera; non nell'osservanza esteriore della legge di Mosè, che è la "lettera"; non assecondare l'uomo vecchio, né camminare secondo i dettami della natura corrotta; né comportandosi secondo l'antico modo di vivere precedente: nel complesso si può osservare che un credente senza la legge, essendo liberato da essa, essendo morto a lui, ed egli a quello, vive una vita e una condotta migliori sotto l'influenza dello Spirito di Dio, di uno che è sotto la legge, e le sue opere, privo della grazia di Dio; l'uno produce "frutto per la morte", Romani 7:5, l'altro serve il Signore, "in novità di spirito, e non nella vecchiaia della lettera"

7 Versetto 7. Che diremo dunque? La legge è peccato?

L'apostolo, avendo detto che "i moti dei peccati erano per mezzo della legge", Romani 7:5, incontra un'obiezione, o piuttosto un cavillo di cattiva natura, "la legge è peccato?" se i moti sono peccati per essa, allora istiga e spinge gli uomini a peccare; lo custodisce in loro; li guida e li spinge a commetterlo, e quindi deve essere la causa del peccato; E se la causa del peccato, allora deve essere il peccato, o il peccato stesso: "Che diremo allora?" Come rimuoveremo questa difficoltà, risponderemo a questa obiezione e metteremo a tacere questo cavillo? A ciò si risponde con disgusto e orrore:

Dio non voglia! un modo di parlare spesso usato dall'Apostolo, quando se ne traeva una terribile conseguenza, o si faceva un'obiezione scioccante alla sua dottrina, e che era così mostruoso da meritare a malapena qualsiasi altro modo di confutazione; vedi Romani 3:3-5 6:1,2,15 ; e poi osservando l'uso della legge per scoprire il peccato; cosa che fa proibindolo e minacciandolo di morte; accusandolo, convincendolo e rappresentandolo nei suoi colori propri, essendo esso come uno specchio in cui può essere visto così com'è, né maggiore né minore; il che deve essere inteso come accompagnato da una potenza e luce divina, altrimenti come uno specchio non è di alcuna utilità per un cieco, così nemmeno la legge in questo senso, per un uomo in uno stato di oscurità, finché lo Spirito di Dio non apre i suoi occhi per vedere in questo specchio che tipo di uomo egli è: Ora, poiché la legge è così utile per scoprire e quindi per sminuire il peccato, questo non può essere peccato o peccato. L'apostolo esemplifica questo nel suo caso, e dice:

anzi, non avevo conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge; che non dice nella persona di un altro, non c'è posto né ragione per una tale fantasia; ma nella sua stessa persona, e di se stesso: non di se stesso in quel momento presente, come si evince dal suo modo di parlare; né di se stesso nella sua infanzia, prima di arrivare all'età della discrezione per discernere tra il bene e il male; ma come, e quando era una persona adulta, e mentre era fariseo, Filippesi 3:5 ; non conobbe il peccato durante la sua permanenza in quello stato fino a quando venne la legge, ed entrò nella sua coscienza, e allora, e per mezzo di essa, conobbe il peccato, Romani 7:7, l'estrema peccaminosità di esso, Romani 7:13, e che lui stesso era il capo dei peccatori, 1Timoteo 1:15. Anzi continua a osservare che, per mezzo della legge, è venuto a conoscenza, non solo della peccaminosità delle azioni esteriori, ma anche delle concupiscenze interiori; dice:

perché non avevo conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non concupire, come fa in Esodo 20:17. Questo è un modo di parlare usato dagli ebrei, quando producono un qualsiasi passaggio della legge, così, התורה אמרה, "la legge dice", se qualcuno viene ad ucciderti; riferendosi a 1Samuele 24:11 o Esodo 22:1 ; e poco dopo, "la legge dice", cioè, in Esodo 3:5, "togliti i calzari dai piedi, " &c. Per "concupiscenza" si intendono i movimenti interiori del peccato nel cuore, ogni desiderio della mente dopo di esso; non solo schemi studiati e concertati, come realizzare e comprendere un'azione malvagia; ma ogni vagante pensiero vagante del peccato, e inclinazione ad esso; sì, ogni immaginazione del pensiero del cuore, prima che l'immaginazione sia ben formata in un pensiero; e non solo un indugiare con il peccato nella mente, soffermandosi su di esso con piacere nel pensiero, ma anche tali movimenti e sussulti improvvisi della mente al peccato, ai quali non diamo alcun assenso; quelli che sono involontari, sì, contrari alla volontà, essendo "il male che [noi] non vorremmo", Romani 7:19, e ci dispiacciono e ci odiano; questi sono intesi per concupiscenza, e che secondo la legge di Dio sono noti come peccaminosi, e solo con quella. Questi non erano conosciuti per essere tali dai Gentili, che avevano solo la legge e la luce della natura; né sono condannati, né è stato preso alcun provvedimento contro di loro, né può esserne fatto, dalle leggi degli uomini: e sebbene queste concupiscenze interiori siano condannate dalla legge di Dio, tuttavia in quanto non erano punibili dagli uomini, e potevano essere coperte con l'apparenza di una giustizia esterna, le moltitudini che sono nate sotto la legge, e allevati in quella legge, erano sicuri e indolenti riguardo a loro, non li consideravano peccati, né li consideravano affatto come influenzenti la loro giustizia; ma immaginavano che, "toccando la giustizia della legge", erano "irreprensibili", Filippesi 3:6 ; il che avvenne per tutti i farisei, e per l'apostolo mentre erano tali: ma quando venne la legge ed entrò nella sua coscienza con la potenza e la luce che l'accompagnavano, allora vide nel suo cuore innumerevoli sciami di concupiscenze, e queste erano peccaminose, che non aveva mai visto e conosciuto prima: proprio come in un raggio di sole contempliamo quei numerosi pezzetti di polvere, che altrimenti sarebbero da noi indiscernibili. Ora, poiché la legge è di tale utilità non solo per scoprire la peccaminosità delle azioni esteriori, ma anche delle concupiscenze e dei desideri interiori, ciò non può essere di per sé peccaminoso

8 Versetto 8. ma il peccato cogliendo l'occasione per il comandamento,

Per "il comandamento" si intende, o l'intera legge morale, o quel particolare comandamento, "non desiderare", Esodo 20:17, che, dicono gli ebrei, comprende tutto;

"Dio, (dicono [ f],) fece udire loro (gli Israeliti) le dieci parole, che egli concluse con questa parola: "Non concupire"; שׁכולם תלוים בו, "poiché tutti dipendono da questo": e per suggerire, che chiunque osservi questo comandamento, è come se osservasse tutta la legge, e chiunque trasgredisca questo, è tutto uno come se avesse trasgredito tutta la legge";

e senza dubbio si riferisce a qualsiasi pensiero, desiderio e inclinazione illeciti a qualsiasi cosa proibita negli altri comandamenti. Per "peccato" si intende non il diavolo, come pensavano alcuni degli antichi; ma la viziosità e la corruzione della natura, il peccato che risiede nelle membra, la legge nelle membra che prendeva "occasione" dalla legge di Dio; cosicché la legge al massimo poteva essere solo un'occasione, non la causa del peccato, e inoltre questa era un'occasione non data dalla legge, ma presa dal peccato; cosicché era il peccato, e non la legge, che

ha operato in [lui] ogni sorta di concupiscenza. La legge proibiva ogni pensiero impuro e il desiderio avido di oggetti illeciti, il peccato prendeva occasione attraverso queste proibizioni per operare in lui, suscitare ed eccitare la concupiscenza, il desiderio malvagio dopo ogni sorta di cose proibite dalla legge; Quindi è chiaro che non la legge, ma il peccato, è estremamente peccaminoso:

perché senza la legge il peccato era morto; non che, prima che fosse data la legge di Mosè, il peccato giacesse morto e non esercitato, perché durante quell'intervallo tra Adamo e Mosè il peccato era, visse e regnò, e la morte per essa, tanto quanto in qualsiasi altro tempo; Ma quando l'apostolo fu senza la legge, cioè senza la conoscenza della spiritualità di essa, prima che essa entrasse con potenza e luce nel suo cuore e nella sua coscienza, il peccato giaceva come se fosse morto; Era così nella sua apprensione che si credeva libero da essa, e che era perfettamente giusto

9 Versetto 9. Perché una volta ero vivo senza la legge,

L'apostolo dice questo, non nella persona di Adamo, come alcuni hanno pensato; che visse, in uno stato di innocenza, una vita perfettamente santa e giusta, ma non senza la legge, che era la regola delle sue azioni e la misura della sua obbedienza; aveva la legge di natura scritta nel suo cuore, e una legge positiva riguardo al frutto proibito che gli era stato dato, come prova della sua obbedienza; e sebbene quando trasgredì divenne mortale, tuttavia non si poteva dire che il peccato rivivesse in lui, che non era mai vissuto prima; né l'apostolo parla nella persona di un Giudeo, né di tutto il corpo del popolo d'Israele prima che la legge fosse data sul monte Sinai; prima di allora i figli di Abramo non vivevano senza legge; infatti, oltre alla legge di natura, che avevano in comune con gli altri, conoscevano altre leggi di Dio, come le leggi della circoncisione, i sacrifici e i diversi doveri della religione; vedere Genesi 18:19 ; e quando la legge venne dal monte Sinai, non ebbe su di loro gli effetti che sono qui espressi: ma l'apostolo sta parlando di se stesso, e ciò non come nel suo stato di infanzia prima di poter discernere tra il bene e il male, ma quando era cresciuto, e mentre era fariseo; il quale, sebbene fosse nato sotto la legge, era stato allevato e istruito in essa più perfettamente di quanto non lo fosse la gente comune, e ne era un rigoroso osservante, eppure era privo della conoscenza della spiritualità di essa; egli, come il resto dei farisei, pensava che riguardasse solo le azioni esteriori, e non raggiungesse gli spiriti o le anime degli uomini, i pensieri e gli affetti interiori della mente; La legge era come lontana da lui, non era ancora entrata nel suo cuore e nella sua coscienza; e mentre questo era il suo caso era "vivo", non sapeva di "essere morto nei falli e nei peccati", Efesini 2:1, una verità di cui in seguito fu a conoscenza; né che fosse nemmeno disordinato dal peccato; si credeva sano, sano e integro, quando era malato e pieno di ferite, lividi e piaghe, dalla testa ai piedi; Viveva nella massima pace e tranquillità, senza il minimo turbamento e inquietudine, libero da ogni terrore o sconforto, e in perfetta sicurezza, essendo nella sicura e certa speranza della vita eterna; e concluse che se mai qualcuno fosse andato in cielo, certamente avrebbe dovuto, poiché, come immaginava, visse una vita santa e giusta, libera da ogni colpa, e persino alla perfezione;

ma quando venne il comandamento; non ad Adamo nel giardino di Eden; né agli Israeliti sul monte Sinai; ma nel cuore e nella coscienza dell'apostolo, con potenza e luce dall'alto,

il peccato risorseggiato; sollevò la sua mostruosa testa e apparve nella sua brutta forma, davvero estremamente peccaminosa; si rafforzò e si sforzò; Le sue lotte e le sue opposizioni, la sua ribellione e la sua corruzione erano viste e sentite, il che dimostra che prima non era morto, solo che sembrava che fosse così; era in essere, e viveva e agiva prima come ora; La differenza non era in questo, ma nel senso e nell'apprensione dell'Apostolo, che alla sua vista si spense:

e sono morto; ora si vedeva un uomo morto, morto nel peccato, morto nella legge, sotto una sentenza di morte che ora aveva dentro di sé; vide che meritava la morte eterna, e tutte le sue speranze di vita eterna per la sua obbedienza alla legge delle opere morirono immediatamente; Ha ora appreso sperimentalmente quella dottrina che ha tanto insistito in seguito nel suo ministero, e fino all'ultimo ha sostenuto, che non ci può essere giustificazione di un peccatore per le opere della legge, poiché per mezzo di essa è la conoscenza del peccato

10 Versetto 10. e il comandamento che è stato ordinato alla vita,

La legge che prometteva ad Adamo la continuazione di una vita immortale, in caso di perfetta obbedienza ad essa; e che fu stabilito per gli Israeliti, affinché mediante la sua osservazione potessero vivere nel paese di Canaan, e nella quiete e piena possessione dei loro privilegi e godimenti; ma non è mai stato ordinato alla vita eterna, né che gli uomini la ottenessero con la loro obbedienza ad essa; poiché la vita eterna è il dono gratuito di Dio, senza riguardo per alcuna opera degli uomini; vedi Galati 3:21 ; Questa stessa legge, dice l'Apostolo,

Ho trovato di essere a morte; come se fosse un'occasione, attraverso la viziosità della natura, di suscitare in lui il peccato, che portò frutto alla morte; poiché lo convinse di essere un uomo morto e degno di morte; poiché lo minacciava con esso, e colpiva tutte le sue speranze di vita eterna morte, e lo lasciava in questa condizione senza dargli la minima direzione o assistenza per ottenere la vita

11 Versetto 11. per il peccato cogliendo l'occasione per il comandamento,

Come in Romani 7:8,

mi ha ingannato; o promettendo piacere o impunità: lo stesso effetto è attribuito dagli ebrei alla malvagia immaginazione o corruzione della natura, che dicono sia chiamata un allettatore, שׁמפתה אדם, "che inganna l'uomo":

e per mezzo di essa mi ha ucciso; mi ha ferito a morte: non la legge, ma il peccato per la legge, l'ha ingannato e ucciso; così che, come prima, la legge è purificata dall'essere causa del peccato, così qui, dall'essere causa della morte; poiché sebbene la legge sia una lettera di uccisione, il ministero della condanna e della morte, tuttavia non ne è la causa; Ma il peccato, che è una trasgressione della legge, è ciò che seduce o svia, come significa la parola, e poi uccide. La metafora è presa da un ladro o da un rapinato, che conduce un uomo fuori strada in un sentiero secondario, e poi lo uccide

12 Versetto 12. Perciò la legge è santa,

Questa è una conclusione o deduzione tratta dal discorso precedente, in lode della legge, che lo stare alla larga da qualsiasi accusa o imputazione di peccato, ne è la causa. Questo epiteto che l'apostolo dà alla legge è quello che gli ebrei le danno frequentemente; degni sono gli Israeliti, dicono,

"a chi è dato אורייתא קדישׁא "la legge santa"; in cui studiano giorno e notte".

Per "legge" si intende l'intero corpo dei suoi precetti in generale; e da

Il comandamento, lo stesso, o tutti i comandamenti in particolare, e specialmente quello che viene citato, "Non concupire". Alcuni hanno pensato che le tre sue proprietà disegnino la triplice divisione della legge; e supponiamo che con ciò che è "santo" si intenda la legge cerimoniale, che santifica per la purificazione della carne; da ciò che è "giusto", la legge giudiziaria, che indicava alla comunità ebraica ciò che era giusto e ciò che era sbagliato; e da ciò che è "buono", la legge morale in tutti i suoi precetti: ma nulla è più certo del fatto che della legge morale si parla solo in questo contesto, il che si può dire che è

santo, a causa del suo autore, il Dio santo, dal quale nulla può venire se non ciò che è santo; e a causa della sua materia, è una trascrizione della natura santa di Dio, una dichiarazione della sua santa volontà; richiede santità sia di cuore che di vita; proibisce tutto ciò che è profano, e non comanda altro che ciò che è santo; insegna agli uomini a vivere santamente, Vita sobria, retta e devota. Può essere veramente chiamato

giusto o giusto, quando esige la perfetta obbedienza a tutti i suoi precetti, o non lo ammette come una giustizia, quando dichiara colpevole, maledice e condanna per ogni sua disubbidienza, tratta in modo imparziale le persone che ne trasgrediscono, e assolve i credenti ai piedi della giustizia di Cristo, la fine appagante di esso. Si chiama giustamente

buono, dall'autore di esso, Dio, dal quale proviene ogni cosa buona, e nient'altro; dalla materia di esso, e dall'uso di esso sia per i santi che per i peccatori

13 Versetto 13. Ciò che è buono mi ha forse fatto morte?

Un'obiezione viene avviata sull'ultimo epiteto in lode della legge; Ed è come se l'obiettore dicesse: se la legge è buona, come dici tu, come mai avviene che sia fatta morte, o è causa di morte per te? Può essere un bene, che è mortale, o la causa della morte? O può essere questa la causa della morte, che è buona? Questa obiezione presa dalla bocca di un'altra persona procede su un errore di significato dell'apostolo; Infatti, sebbene avesse detto di essere morto quando venne il comandamento, e avesse scoperto per esperienza che era per la morte, tuttavia non dà la minima indicazione che la legge fosse la causa della sua morte; tutt'al più, che era solo un'occasione, e che non era data dalla legge, ma presa dal peccato, che, e non la legge, lo ingannava e lo uccideva. Né è un'obiezione alla bontà della legge, che essa sia un ministero di condanna e di morte per i peccatori; perché "lex non damnans, non est lex", una legge senza sanzione o pena, che non ha potere di condannare e punire, non è una legge, o almeno una legge di nessuna utilità e servizio; né il giudice, o la sentenza che secondo la legge pronuncia su un malfattore, è la causa della sua morte, ma il crimine di cui è colpevole; e il caso è lo stesso qui, per cui l'Apostolo risponde a questa obiezione con orrore e detestazione di attribuire alla legge una tale accusa, come causa della sua morte, dicendo:

Dio non voglia; un modo di parlare usato da lui, come è stato osservato, quando qualcosa gli è molto antipatico, ed è lontano dai suoi pensieri. Inoltre, egli continua ad aprire il vero fine e la ragione del peccato, mediante la legge che opera la morte nella sua coscienza;

ma il peccato, affinché appaia peccato, operando in me la morte per mezzo di ciò che è buono; cioè, la viziosità e la corruzione della natura, che è progettata dal peccato, ha preso un'occasione, "da ciò che è buono", cioè dalla legge, attraverso la sua proibizione della concupiscenza, per operare in me tutto il maimer di concupiscenza, che ha portato frutto alla morte; pertanto, all'ingresso della legge nel mio cuore e nella mia coscienza, ricevetti in me stesso la sentenza di morte, affinché per mezzo di essa, "operando la morte in me, mi apparisse peccato", cosa che prima non avevo mai conosciuto. Questo fine doveva essere, e ad essa si risponde, sì,

affinché il peccato mediante il comandamento possa diventare estremamente peccaminoso; affinché la corruzione della natura possa essere non solo vista e conosciuta come peccato, ma anche estremamente peccaminosa; come non solo contraria alla natura pura e santa di Dio, ma come se cogliesse l'occasione per mezzo della pura e santa legge di Dio di sforzarsi di più, e così sembra essere come le parole καθ ̓ υπερβολην αμαρτωλος, possono essere tradotte, "estremamente un peccatore" o "un estremamente grande peccatore"; che è la fonte e il genitore di tutti i peccati e le trasgressioni attuali; Perciò non la legge, ma il peccato fu la causa della morte, che dalla legge si scopre essere così peccaminosa

14 Versetto 14. Poiché sappiamo che la legge è spirituale,

Noi che abbiamo una comprensione spirituale della legge, che siamo stati condotti alla vera natura di essa dallo Spirito di Dio, sappiamo per esperienza che essa stessa è "spirituale"; e quindi non può mai essere causa di peccato o di morte: la legge può dirsi "spirituale", perché viene dallo Spirito di Dio; e raggiunge lo spirito dell'uomo; richiede la verità nelle parti interiori; il servizio spirituale e l'obbedienza; una porzione di esso con la nostra mente; l'adorazione di Dio in spirito e verità; un amore per lui con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima, così come l'adempimento di tutti gli atti esteriori della religione e del dovere; e perché non si può veramente obbedire e conformarsi senza l'assistenza dello Spirito di Dio. A questa spiritualità della legge l'apostolo si oppone,

ma io sono carnale, venduto sotto il peccato: da qui alla fine del capitolo molti sono dell'opinione, che l'apostolo parli nella persona di un uomo non rigenerato, o di se stesso come non rigenerato; ma nulla è più chiaro, che egli parla sempre di se stesso in prima persona: "Io sono carnale":, ecc. αυτος εγω, "Io stesso", come in Romani 7:25, e al presente di ciò che allora era e trovò; mentre, quando parla del suo stato non rigenerato, e di come era per lui sotto le prime convinzioni di peccato, ne parla come di cose passate, Romani 7:5-11 ; Inoltre, diverse cose che sono dette dall'Apostolo non possono essere d'accordo né con lui, né con altre, ma come rigenerate; tali da "odiare il male", "dilettarsi nella legge di Dio" e "servirla con la mente", Romani 7:15,22,25. Inoltre, le distinzioni tra la carne e lo spirito, l'uomo interiore e quello esteriore, e la lotta che c'è tra loro, non si trovano se non nelle persone rigenerate; e per non dire altro, il ringraziamento per la liberazione dal peccato da parte di Cristo può venire solo da costoro cose; né nessuna delle cose dette è inapplicabile agli uomini che sono nati di nuovo, come risulterà dalla considerazione che ne consegue: poiché quando l'Apostolo dice: "Io sono carnale"; Il suo significato è, o che lo era per natura, e come vide se stesso quando il peccato per mezzo della legge divenne per lui estremamente peccaminoso; o come poteva essere chiamato dalla carne o corruzione della natura che era ancora in lui, e dalle infermità della carne con cui era assistito; proprio come i Corinzi, sebbene santificati in Cristo Gesù, e chiamati ad essere santi, sono detti "carnali" a causa delle loro invidie, lotte e divisioni, 1Corinzi 3:1-4, o in confronto alla legge "spirituale" di Dio, che era ora davanti a lui, e nella quale egli contemplava la sua faccia come in uno specchio, e con la quale, quando viene paragonata, L'uomo più santo del mondo deve essere considerato carnale. E aggiunge: "venduto sotto il peccato"; non si 'vendette' per operare malvagità, come Acab, 1Re 21:25 e altri; era passivo e non attivo in esso; e quando in qualsiasi momento egli con la sua carne serviva la legge del peccato, non era un servo volontario, ma un servo involontario; inoltre, questo può essere compreso del suo altro io, del suo io carnale, del suo io non rinnovato, l'uomo vecchio che è sempre sotto il peccato, mentre l'io spirituale, l'uomo nuovo, non è mai sotto la legge del peccato, ma sotto l'influenza governante della grazia di Dio

15 Versetto 15. Per quello che faccio, non lo permetto,

L'apostolo, avendo scagionato la legge dall'accusa di essere la causa del peccato o della morte, e preso la colpa su di sé, procede a dare un resoconto della lotta e del combattimento che ha trovato in se stesso tra la carne e lo spirito; "quello che faccio, non lo permetto". Ciò che faceva era male, poiché non lo permetteva; ma questo non si deve intendere di alcun crimine noto da lui commesso, e ripetuto più e più volte; né di una condotta di vita peccaminosa, perché prima della sua conversione non era un uomo profano, ma esteriormente morale; e dopo la sua conversione, ebbe la sua condotta nel mondo per la grazia di Dio in giustizia e santità; un corso di vita vizioso contrario alla grazia di Dio instillata in lui, e alle dottrine della grazia da lui professate; ma delle concupiscenze interne, l'opera delle corruzioni nel suo cuore, e che sono azioni reali della mente, insieme alle varie fragilità e infermità della vita: quando quell'apostolo dice che ciò che ha fatto, γινωσκω, "non lo so": il suo significato non è che egli fosse completamente ignorante di loro, della loro natura e delle loro operazioni; che era insensibile ai loro moti e non si preoccupava di loro; poiché il suo senso di essi, e la sua preoccupazione per loro, sono espressi da lui nei termini più forti: "Lo so", "Trovo", "Vedo", "O miserabile", ecc. Romani 7:18,21,23,24 ; ma o che gli sforzi e gli effetti del peccato in lui erano così tristi, e inconsapevolmente, che a volte veniva raggiunto e tenuto prigioniero, prima che sapesse bene dove si trovava, o cosa stava facendo; o il senso è che non aveva una piena conoscenza del male del suo cuore, delle corruzioni della sua natura, né comprendeva tutte le sue infermità e gli errori della sua vita; oppure il significato è: non lo riconosco come giusto, ma confesso che è sbagliato, non riconosco queste azioni come le produzioni dell'uomo nuovo, gli sono estranee, ma come le azioni dell'uomo vecchio; o piuttosto, "non li approvo", li disprezzo, li aborro e li detesto; Non posso scusarli o attenuarli, ma devo condannarli; così le parole di conoscenza nella lingua ebraica esprimono amore, simpatia e approvazione; vedi Salmi 1:6; Osea 8:4; Genesi 18:19 ; su quest'ultimo testo, "Io lo conosco", dice Jarchi, לשׁון חבה, "è il linguaggio dell'amore", o una frase che esprime un forte affetto; e così qui, non lo so, non mi piacciono, non amo e non approvo queste cose, o non le "permetto", e mi abbandono ad esse, le detesto e mi detesto per esse; e questo è parlare come un uomo non rigenerato? Si può pensare che l'Apostolo parli di se stesso come non rigenerato, o rappresenta un tale uomo?

per quello che voglio, non lo faccio; ciò che desiderava e voleva era buono, anche se non lo fece; e così la versione latina della Vulgata dice: "Non lo faccio per il bene che voglio, ma per il male che odio: e che cos'era? Avrebbe voluto che i suoi pensieri fossero sempre occupati nelle cose migliori; avrebbe avuto i suoi affetti continuamente e solo rivolti a Dio, Cristo, e le cose di un altro mondo; egli avrebbe voluto osservare tutta la legge di Dio, e fare tutta la volontà di Dio, e vivere senza peccato, e come fanno gli angeli in cielo: ora una volontà come questa non si trova mai nelle persone non rigenerate; questo viene da Dio, e dalla potenza della sua grazia: quando dice di non aver fatto ciò che voleva, ciò che desiderava e a cui si rivolgeva, la sua sensazione non è che non abbia mai fatto alcuna cosa buona che voleva; infatti ha fatto molte cose buone, come ogni uomo buono, ma non ha fatto sempre il bene che ha voluto, e mai perfettamente, né alcunché senza la grazia e la forza di Cristo: egli aggiunge:

ma quello che odio, lo odio; il peccato era ciò che odiava; essendo contrario alla natura pura e santa di Dio, alla buona e giusta legge di Dio, ed era in se stesso, a suo avviso, estremamente peccaminoso: odiava i pensieri vani, i desideri impuri, le concupiscenze vendicative, i movimenti segreti di tutti i peccati nel suo cuore e le varie azioni malvagie della vita; il che non si può mai dire di un uomo non rigenerato; che ama il peccato, si compiace dell'iniquità e si compiace di coloro che lo commettono; eppure ciò che l'apostolo odiava, lo fece; egli operò con il suo io carnale, la sua carne, e attraverso la potenza di essa, e la forza della tentazione, sebbene non senza riluttanza, rimorso e pentimento. Gli ebrei caraiti, che erano i migliori tra loro, dicono e sostengono alcune cose, non molto dissimili da ciò che viene qui trasmesso;

"Anche se un uomo (dicono [i]) dovesse trasgredire alcuni dei comandamenti, o i comandamenti in parte, לא על צד החפץ לתגבורת תאוה, "per la forza della lussuria, e non a causa di, o con piacere non diletto", egli sarà uno di quelli che entreranno in paradiso."

16 Versetto 16. Se dunque faccio ciò che non vorrei,

Questo è un corollario, o una deduzione da ciò che aveva raccontato della propria esperienza; che poiché ciò che fece, sebbene fosse contrario alla legge di Dio, tuttavia era ciò che non volle né permise, ma odiò, deve essere un punto chiaro, che egli

acconsentì alla legge, che era buona; adorabile e amabile; che proibiva quelle cose che erano odiose e comandava quelle cose che erano desiderabili per un uomo buono; e così è riconosciuta come una bellissima regola di obbedienza, di cammino e di conversazione

17 Versetto 17. Ora, dunque, non sono più io che lo faccio,

Questa è un'altra deduzione, dedotta da ciò che è stato detto prima, che poiché non approvava, ma odiava ciò che faceva, e voleva il contrario, non era lui come spirituale, come nato di nuovo, come un uomo nuovo, una nuova creatura, che lo faceva; vedere 1Giovanni 3:9. Egli dice

Ma il peccato che abita in me; l'uomo vecchio, l'io carnale, il male presente in lui, la legge nelle sue membra; che non solo esisteva in lui, e operava in lui, e che a volte molto fortemente, ma abitava in lui, aveva la sua dimora in lui, come lo ha fatto in tutte le persone rigenerate, e l'avrà, finché saranno nel corpo

18 Versetto 18. So infatti che in me, cioè nella mia carne,

L'apostolo prosegue dando un ulteriore resoconto di se stesso, di ciò che sapeva, e di cui era pienamente sicuro grazie alla lunga esperienza; in quanto tale

Non abita in lui, cioè nella sua carne, o nel suo sé carnale, perché altrimenti molte cose buone abitavano in lui; c'era in lui l'opera buona della grazia e la buona parola di Dio, e in lui abitavano anche il Padre, il Figlio e lo Spirito; ma il suo significato è che non c'era nulla di buono in lui naturalmente, né nulla di buono che egli vi metteva; nient'altro che ciò che Dio aveva messo lì; non una cosa buona, ma ciò che era dovuto a Cristo, alla grazia di Dio e all'influenza dello Spirito; o, come egli stesso spiega, non c'era nulla di buono nella sua "carne"; nell'uomo vecchio che era in lui, che non ha nulla di buono nella sua natura; nessuna cosa buona esce da lui, né alcuna cosa buona è fatta da lui: e questa proposizione esplicativa e limitativa, "cioè, nella mia carne", prova chiaramente che l'apostolo parla di se stesso, e come rigenerato; poiché se avesse parlato nella persona di un uomo non rigenerato, non ci sarebbe stato spazio né ragione per una tale restrizione, visto che un uomo non rigenerato non è altro che carne, e non ha in sé altro che carne, o natura corrotta; E chi non sa che non abita nulla di buono in tali persone? mentre l'apostolo lascia intendere con questa spiegazione, che aveva in sé qualcos'altro oltre alla carne, e che si oppone ad essa; e questo è lo spirito, o l'uomo nuovo, che è di natura spirituale, ed è seduto nello spirito, o anima, e viene dallo Spirito di Dio; e in questo uomo spirituale abitano cose buone, perché "il frutto dello Spirito è in ogni bontà, giustizia e verità"; cosicché, sebbene non ci fosse nulla di buono che abitasse nella sua carne, nel vecchio che abitava, tuttavia c'erano cose buone che abitavano nel suo spirito, nell'uomo nuovo e spirituale, nell'uomo nascosto del cuore.

la volontà è presente con me; che deve essere inteso, non della potenza e facoltà della volontà, rispetto alle cose naturali e civili, che è comune a tutti gli uomini; né di volontà verso ciò che è male, che è negli uomini malvagi; ma di una volontà verso ciò che era buono, che egli non aveva da sé, ma da Dio, e si trova solo nelle persone rigenerate; e denota la prontezza della sua mente e della sua volontà a ciò che è spiritualmente buono, come quello che Cristo osserva dei suoi discepoli, quando dice: "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole", Matteo 26:41, che può servire molto per illustrare il passaggio davanti a noi: poiché segue:

ma come fare ciò che è buono, non lo trovo; scoprì di non avere la forza di fare ciò che voleva; e che non poteva fare nulla senza Cristo; e che ciò che ha fatto con la forza e la grazia di Cristo, non lo ha fatto perfettamente. Era presente in lui il desiderio di vivere senza peccato, di non avere nel petto un pensiero lussurioso o vendicativo, ma non trovava come comportarsi, come vivere in questo modo, che era così desiderabile per lui, essendo nato di nuovo. Ci si può chiedere: in che modo questo concorda con ciò che dice l'apostolo: "È Dio che opera in voi il volere e l'agire secondo il suo beneplacito?" Filippesi 2:13. A ciò si può rispondere che quando Dio opera nel suo popolo sia per volere che per agire, non opera entrambi allo stesso modo, o nella stessa misura, in modo che l'opera risponda alla volontà; Dio non opera mai in loro in modo da fare così, come da volere, perché quando sono lavorati, agiti e influenzati a fare il massimo, e ciò nel modo migliore, non fanno mai tutto ciò che vorrebbero; e talvolta Dio opera in loro per volere, quando non opera in loro per fare; come nel caso dei discepoli di Cristo, nei quali egli operò a voler vegliare con Cristo un'ora, ma non operò in loro per fare, Matteo 26:40 ; e ogni volta che opera nei santi, sia per volere che per fare, o per entrambi, è sempre per suo proprio beneplacito

19 Versetto 19. Per il bene che vorrei, non lo faccio,

L'apostolo qui ripete ciò che aveva pronunciato in Romani 7:15,16 per rafforzare e confermare questa parte della sua esperienza; che, sebbene avesse una volontà per ciò che era buono, tuttavia voleva il potere e non aveva nulla di sé per eseguirlo; e quindi spesso faceva ciò che non voleva, e ciò che voleva non lo faceva

20 Versetto 20. Ora, se lo facessi, non lo farei,

Qui si forma la stessa conclusione, come in Romani 7:17, non con l'intenzione di scusarsi dalla colpa nel peccare, ma per far risalire le concupiscenze del suo cuore, e i peccati della sua vita, alla fonte e alla fonte di essi, la corruzione della sua natura; e di attribuirli alla loro giusta causa, che non era la legge di Dio, né l'uomo nuovo, ma il peccato che abitava in lui

21 Versetto 21. Trovo allora una legge,

Questo si deve intendere sia per la corruzione della natura, che egli scoprì per esperienza essere in lui, e che, a causa della sua forza, potenza e prevalenza che talvolta aveva in lui, egli chiama "una legge", che esige con forza l'obbedienza alle sue concupiscenze, ed è lo stesso con ciò che egli chiama "male", e che gli ebrei chiamano così spesso יצר הרע "la malvagia immaginazione", con cui intendono la corruzione della natura; e uno dei sette nomi, e il primo di essi, con cui è chiamato, ci dicono, è, רע, "male"; lo stesso nome con cui si chiama qui, e che dicono che Dio lo chiama, Genesi 6:5 ; e ben può essere chiamato così, poiché è originariamente, naturalmente e continuamente malvagio; è male nella sua natura e nelle sue conseguenze; è la fonte e la sorgente di tutto il male.

che quando avrei fatto del bene; dice l'Apostolo: "Non appena sorge in me un buon pensiero, prendo un buon proposito, o sto per fare qualcosa di buono,

il male, la viziosità della natura,

è presente con me e mi ostacola; è venuta al mondo con me, ed è rimasta con me da allora; si attacca a me, giace molto vicino a me, e ogni volta che c'è un movimento verso ciò che è buono, si alza, che prima sembrava giacere addormentato, e si sforza, così che non posso fare il bene che vorrei. Gli ebrei dicono che ci sono שׁתי לבבות, "due cuori" nell'uomo, la buona immaginazione e la cattiva immaginazione. L'apostolo qui parla come di due volontà negli uomini rigenerati, una al bene e l'altra al male: o questo può essere inteso della legge di Dio, che egli trovò concordata con la sua mente, volendo ciò che è buono, sebbene il peccato fosse così vicino a lui; o trovava che volere ciò che era buono era la legge di Dio, molto gradito ad essa; e che la legge era dalla sua parte, lo favoriva, lo incoraggiava a ciò che è buono, sebbene il peccato gli fosse rimasto così vicino; a tal senso concordano le seguenti parole

22 Versetto 22. Poiché io mi diletto nella legge di Dio,

Questo un uomo non rigenerato non può fare; non gli piacciono i suoi comandi, sono sgradevoli alla sua natura corrotta; e poiché è una legge minacciosa, maledicente, condannante, non può mai essere compiaciuto da lui: il moralista, il fariseo, che vi obbedisce esternamente, non la ama, né si diletta in essa; egli gli obbedisce non per amore ai suoi precetti, ma per paura delle sue minacce; da un desiderio di stima popolare, e da vedute basse, mercenarie, egoistiche, per ottenere l'applauso degli uomini e il favore di Dio: solo un uomo rigenerato si diletta nella legge di Dio; cosa che egli fa, come è adempiuta da Cristo, che ha esaudito tutte le sue esigenze: e come è nelle mani di Cristo, da lui offerta come regola di santo cammino e di condotta; e come è scritto nel suo cuore dallo Spirito di Dio, al quale egli cede un'obbedienza volontaria e allegra: egli lo serve con la sua mente, di mente pronta, liberamente e senza alcuna costrizione se non quella dell'amore; egli si compiace insieme con la legge, come significa la parola qui usata; il diletto è reciproco e reciproco, la legge si compiace di lui, ed egli si compiace della legge; ed entrambi si dilettano nelle stesse cose, e particolarmente nella perfetta obbedienza che il Figlio di Dio gli ha prestato. L'apostolo aggiunge:

dopo l'uomo interiore; con ciò intende l'uomo rinnovato, l'uomo nuovo, o la nuova natura, formata nella sua anima; che aveva la sua sede nella parte interna, è un principio interno, olio nel vaso del cuore, un seme sotterraneo, il regno dentro di noi, l'uomo nascosto del cuore, che non è ovvio agli occhi di tutti, non essendo nulla di esterno, anche se mai così buono: questo nella sua natura è conforme alla legge di Dio, e secondo ciò l'uomo rigenerato si compiace di esso: ma allora questa clausola limitativa restrittiva suppone un altro uomo, l'uomo vecchio, l'io carnale, secondo il quale l'apostolo non si dilettava nella legge di Dio; e dimostra che egli parla di se stesso come rigenerato, e non come non rigenerato, o come rappresentante di un uomo non rigenerato, perché tale distinzione non si trova in una tale persona; né una tale persona si diletta affatto, in alcun senso, di alcuna considerazione nella legge di Dio, ma è inimicizia contro di essa, e non vi è sottomessa; né può essere altrimenti, senza la grazia di Dio

23 Versetto 23. Ma vedo un'altra legge nelle mie membra,

Cioè, lo vide, lo percepì per esperienza; sentì la forza e il potere della corruzione innata all'opera in lui, e come una legge che esigeva obbedienza ad essa; e che egli potrebbe ben chiamare "un'altra legge", essendo non solo distinta, ma opposta alla legge di Dio in cui si dilettava; l'una è buona, l'altro male; quest'altra legge è una trasgressione della legge di Dio, e che egli ha osservato essere "nelle [sue] membra", cioè nelle membra del suo corpo; non che avesse solo la sua sede, o principalmente nel suo corpo, e nelle sue parti, ma perché si sforzava per mezzo di esse, se ne serviva per soddisfare le sue concupiscenze: la stessa frase è usata nel Targum su Salmi 38:3 ; che rende le parole così: Non c'è pace, באברי, "nelle mie membra" a causa del mio peccato: Ora questa legge era, dice:

combattendo contro la legge della mia mente; per "legge della [sua] mente" si intende, o la legge di Dio scritta nella sua mente nella conversione, e nella quale egli si dilettava, e serviva con la sua mente, come rinnovata dallo Spirito di Dio; o la nuova natura in lui, il principio della grazia operato nella sua mente, chiamato "la legge" di essa, perché era il principio che vi governava; che regna e regnerà in ogni persona rigenerata attraverso la giustizia, per la vita eterna, sebbene la legge del peccato si opponga a tutta la sua forza e potenza contro di essa; che non solo è contrario ad esso, brama contro di esso, ma fa la guerra, e commette atti di ostilità contro di esso: lo stato delle persone rigenerate è una guerra, hanno molti nemici con cui combattere, come Satana e il mondo; ma quelli della loro stessa casa, dentro di sé, nel loro cuore, sono i peggiori di tutti; C'è una guerra civile in loro, come se fosse una moltitudine di due eserciti, carne e spirito, peccato e grazia, che combattono insieme; e così sarà finché durerà questa vita; così è vero quel detto degli ebrei, in cui sono d'accordo con l'apostolo:

"Finché i giusti vivono, נלחמים עם יצרן, "sono in guerra con la corruzione della loro natura"; quando muoiono riposano":

Quindi leggiamo di מלחמת יצן הרע, "la guerra della malvagia immaginazione": ma ciò che è peggio di tutto, questo è a volte

portandoli in schiavitù alla legge del peccato, che è nelle [loro] membra; cioè, a se stesso; poiché la legge nelle membra, e la legge del peccato nelle membra, devono essere le stesse: e si può dire che porta in schiavitù a se stessa, quando si sforza solo di farlo, sebbene non lo metta in pratica; perché a volte le parole che esprimono un effetto progettano solo lo sforzo di effettuare, ma non quello stesso; vedi Ezechiele 24:13 Genesi 37:21,22 Esodo 8:18. Ma ammettendo che questa frase intenda l'effettuazione reale ed effettiva di essa, si deve intendere di una schiavitù al peccato, diversa da quella in cui si trova un uomo non rigenerato; che è un volontario prigioniero del peccato e di Satana, si abbandona a tale schiavitù e schiavitù, e piuttosto va, piuttosto che essere portato o portato in essa; che un uomo rigenerato è, per la forza del peccato e il potere della tentazione, violentemente attirato e portato in cattività; in cui è trattenuto contro la sua volontà, e con suo grande disagio: inoltre, questa espressione non denota un dominio assoluto, che il peccato non ha su un uomo rigenerato; né è del tutto incompatibile con il suo carattere in quanto tale; poiché come suddito di una nazione può essere fatto prigioniero, ed essere portato prigioniero in un'altra nazione, e tuttavia rimanere suddito dov'era, e non diventa uno di quel paese di cui è portato prigioniero; Così un uomo rigenerato, essendo portato prigioniero dal peccato, non cade sotto il dominio assoluto del peccato, né cessa di essere un suddito del Regno di Grazia, o in altre parole, una persona rigenerata: inoltre, la stessa frase di "portare in cattività" suppone che la persona prima non fosse una prigioniera; mentre ogni uomo non rigenerato, è sempre stato così, e mai altrimenti: aggiungi a tutto questo, che questa cattività era molto penosa e inquieta per la persona, e la fa gridare: "O miserabile uomo", ecc. mentre la cattività di una persona non rigenerata gli è molto gradita; gli piace la sua prigione, ama le sue catene, e non sceglie di essere in nessun altro stato e condizione; sebbene, come dicono gli ebrei , non ci sia prigionia כגלות הנשׁמה, "come la cattività dell'anima"; e nulla di così doloroso e afflittivo per un uomo buono come questo. L'apostolo usa molto linguaggio come fanno i suoi compatrioti, che spesso rappresentano l'uomo come avente in sé due principi, uno buono, l'altro cattivo; L'uno lo chiamano יצר הרע, "l'immaginazione malvagia", o corruzione della natura; l'altro lo chiamano הטוב יצר, "l'immaginazione buona", o principio della grazia e della bontà; che dicono, sono in continua guerra l'uno con l'altro, e l'uno è a volte נשׁבה, "portato prigioniero" dall'altro. La buona immaginazione, dicono, è simile a quella che חבושׁ בבית חאסורין, "è legato in una prigione"; come è detto, "viene a regnare dalla prigione"; a cui concorda ciò che dicono,

"Come potrò servire il mio Creatore mentre sono אסיר יצרי, "prigioniero della mia corruzione" e servo della mia concupiscenza?"

24 Versetto 24. O miserabile uomo che sono,

Non come considerato in Cristo, poiché come tale era un uomo felicissimo, benedetto con tutte le benedizioni spirituali e al sicuro da ogni condanna e ira; né rispetto al suo uomo interiore, che si rinnovava di giorno in giorno, e nel quale godeva di vera pace e piacere spirituale; né riguardo al suo stato futuro, della felicità di cui non aveva dubbi: sapeva in chi aveva creduto; era pienamente persuaso che nulla poteva separarlo dall'amore di Dio; e che, quando avesse finito la sua corsa, gli sarebbe stata riservata la corona della giustizia: ma questa esclamazione la fece a causa dei problemi che incontrava nella sua razza cristiana; e non tanto a causa dei suoi biasimi, persecuzioni e angosce per amore di Cristo; Benché questi fossero molti e grandi, tuttavia questi non lo commuovevano o lo colpivano molto, anzi ne traeva piacere e piacere; ma a causa di quel continuo combattimento tra la carne e lo spirito che è in lui; o a causa di quella massa di corruzione e di quel corpo di peccato che portava con sé; ranch una tale lamentela fa Isaia, Isaia 6:5, che nella Settanta è, ω ταλας εγω, "O miserabile io". Questo dimostra che egli è, e parla di se stesso come di un uomo rigenerato; poiché un uomo non rigenerato non prova alcun disagio su questo punto, o ne fa alcuna lamentela, dicendo come qui:

Chi mi libererà dal corpo di questa morte? o "questo corpo di morte"; per cui alcuni intendono questo corpo mortale, o il corpo di carne soggetto alla morte per il peccato; e supponiamo che l'apostolo esprima il suo desiderio di lasciarlo, di allontanarsene, per poter godere di una vita immortale, essendo stanco del peso di questo corpo mortale che portava con sé: così Filone l'Ebreo rappresenta il corpo come un peso per l'anima, che νεκροφορουσα, "porta in giro come un cadavere morto, "e non si sdraia mai dalla sua nascita fino alla sua morte: sebbene si debba osservare che quando l'apostolo altrove esprime un sincero desiderio di uno stato di immortalità e gloria, si deve osservare una sorta di riluttanza e riluttanza a lasciare il corpo, che non si deve discernere qui; ed era questo il suo senso, si dovrebbe pensare che avrebbe preferito dire: quando sarò liberato? o perché non mi viene consegnato? e non chi mi libererà? Pur ammettendo che questo era ciò che intendeva, che era stanco della vita presente e voleva liberarsi del suo corpo mortale, ciò non derivava dalle tribolazioni e dalle ansietà della vita, da cui era pressato, che spesso fanno desiderare agli uomini malvagi di morire; ma dal peso del peccato e del peso della corruzione, sotto il quale gemeva, e ancora si rivela un uomo rigenerato; poiché non delle calamità esteriori, ma del peccato interiore egli parla sempre nel contesto: perciò è meglio per "questo corpo di morte" comprendere ciò che egli in Romani 6:6 chiama "il corpo del peccato"; quella massa di corruzione che albergava in lui, che è chiamata "un corpo", a causa della sua natura carnale carnale; a causa del suo modo di operare, si esercita dalle membra del corpo; e perché consiste di varie parti e membra, come fa un corpo; e "un corpo di morte", perché rende gli uomini passibili di morte: era quello che l'apostolo dice "lo ha ucciso", e che è esso stesso per un uomo rigenerato, come un cadavere morto, puzzolente e ripugnante; ed è per lui simile a quella punizione che Mezenzio infliggeva ai criminali, legando un corpo vivente a una carcassa putrida: ed è enfaticamente chiamato il corpo di "questa morte", riferendosi alla schiavitù della sua mente, alla legge del peccato, che era come la morte per lui: e non c'è da meravigliarsi quindi che desideri così ardentemente la liberazione, dicendo: "Chi mi libererà?", che non dice come se ignorasse il suo liberatore, che menziona con gratitudine in Romani 7:25 ; o come dubbioso e disperato della liberazione, perché ne era comodamente sicuro, e quindi ne rende grazie in anticipo; ma come espressione dei rantoli interiori e dei respiri sinceri della sua anima dopo di esso; e dichiarando la difficoltà di esso, sì, l'impossibilità che fosse ottenuto da lui stesso, o da chiunque altro che non fosse lui, che aveva in vista: sapeva di non potersi liberare dal peccato; che la legge non poteva liberarlo; e che nessuno all'infuori di Dio poteva farlo; e che credeva di fare, per mezzo di Gesù Cristo suo Signore

25 Versetto 25. Ringrazio Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore,

C'è una lettura diversa di questo passaggio; alcune copie leggono, e quindi la versione latina della Vulgata, così, "la grazia di Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore"; che può essere considerato come una risposta alla sincera richiesta di liberazione dell'Apostolo: "Chi mi libererà?" la grazia di Dio mi libererà. La grazia di Dio Padre, che è comunicata per mezzo di Cristo il Mediatore per mezzo dello Spirito, la legge dello Spirito della vita che è in Cristo, il principio della grazia formata nell'anima dallo Spirito di Dio, che regna nel credente come principio direttivo, mediante la giustizia per la vita eterna, libererà dal peccato che dimora in essa, e tutti gli effetti di esso: ma la lettura più generale è: "grazie a Dio", o "ringrazio Dio"; l'oggetto del ringraziamento è Dio, come Padre di Cristo, e Dio di ogni grazia: il mezzo di esso è Cristo come Mediatore, attraverso il quale solo noi abbiamo accesso a Dio; senza di lui non possiamo né pregarlo, né lodarlo rettamente; i nostri sacrifici di lode sono accettabili solo a Dio, attraverso Cristo; e poiché tutte le nostre misericordie ci vengono per mezzo di lui, è giusto e conveniente che i nostri ringraziamenti passino allo stesso modo: la cosa per cui si rende grazie non è espressa, ma è implicita, ed è liberazione; o passato, come per il potere di Satana, il dominio del peccato, la maledizione della legge, il male del mondo, e dalle mani di tutti i nemici spirituali, in modo da mettere in pericolo la felicità eterna; o meglio, la liberazione futura, dall'essere stesso del peccato: il che dimostra che al presente, e mentre sono in questa vita, i santi non ne sono liberi; che è Dio solo che deve e libererà da esso; e ciò per mezzo di Cristo suo Figlio, per mezzo del quale abbiamo la vittoria su ogni nemico, peccato, Satana, legge e morte; E questo mostra la fede e la speranza sicura e certa dell'Apostolo su questa questione, che conclude così il suo discorso su questo capo:

così dunque con la mente io stesso servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato; osserva, dice: "Io stesso", e non un altro; da cui è chiaro che egli non rappresenta un altro uomo in questo suo discorso; poiché questa è una frase usata da lui, quando non può essere compreso da nessun altro se non da se stesso; vedi Romani 9:3; 2Corinzi 10:1; 12:13 ; si divide per così dire in due parti, la mente, con cui intende il suo uomo interiore, il suo sé rinnovato; e "la carne", con la quale disegna il suo io carnale, che è stato venduto sotto il peccato: e con ciò spiega per il suo servire, in tempi diversi, due leggi diverse; "la legge di Dio", scritta nella sua mente, e al servizio della quale si dilettava come un uomo rigenerato; "e la legge del peccato", alla quale a volte era portato prigioniero: e si dovrebbe notare che non dice "ho servito", riferendosi al suo passato stato di non rigenerazione, ma "servo", rispetto al suo attuale stato di credente in Cristo, fatto di carne e spirito; i quali, essendo due principi diversi, riguardano due leggi diverse: a tutto ciò si aggiunga che quest'ultimo racconto l'Apostolo dà di se stesso, e che concorda con tutto ciò che aveva detto prima, e conferma il tutto, è stato trasmesso da lui, dopo che egli aveva reso grazie a Dio con tanta fede e fervore in vista della sua futura completa liberazione dal peccato; che è un argomento decisivo e una prova che egli parla di se stesso, in tutto questo discorso riguardante il peccato interiore, come una persona rigenerata

Commentario del Pulpito:

Romani 7

1 Versetti 1-6.- Qui entra in gioco la terza illustrazione dell'obbligo morale dei battezzati. Si basa sul principio riconosciuto che la morte annulla le pretese della legge umana su una persona; Confronta Romani 6, 7 e ciò con particolare riferimento alla legge del matrimonio, che si applica in modo particolare all'argomento da illustrare, poiché altrove la Chiesa è considerata sposata a Cristo. Come si è osservato sopra, è dalla Legge che ora si dice che i cristiani sono emancipati nella morte di Cristo, non dal peccato, come nelle sezioni precedenti. Quindi, a prima vista, questa sezione potrebbe sembrare introdurre una nuova linea di pensiero. Ma in realtà è una continuazione dello stesso, anche se visto in modo diverso; infatti, nel senso inteso da san Paolo, essere sotto la Legge equivale ad essere sotto il peccato. Come questo sia già più o meno apparso; e sarà mostrato più avanti nell'ultima parte di questo capitolo. Per chiarire la connessione di pensiero tra questa e le sezioni precedenti, si può qui brevemente affermare così: Un assioma fondamentale dell'apostolo è che "dove non c'è legge, non c'è trasgressione"; Romani 4:15 - ; Confronta Romani 5:13; 7:9 cioè senza una legge di qualche tipo che includa nell'idea sia la legge esterna che la legge della coscienza per rivelare all'uomo la differenza tra il bene e il male, egli non è ritenuto responsabile; per essere un peccatore davanti a Dio deve sapere che cos'è il peccato. Il peccato umano consiste in un uomo che fa il male, sapendo che è sbagliato; o, in ogni caso, con un potere e un'opportunità originali di sapere che è così. Questa, si noti, è l'idea che attraversa tutto Romani 1, in cui tutta l'umanità è convinta di peccato; l'intera deriva dell'argomento è che hanno peccato contro la conoscenza. La legge, dunque, facendo conoscere il peccato all'uomo, lo sottomette alla sua colpa e, di conseguenza, alla sua condanna. Ma questo è tutto ciò che fa; è tutto ciò che, di per sé, può fare. Essa non può rimuovere né la colpa né il dominio del peccato. Il suo principio è semplicemente quello di esigere la completa obbedienza alle sue esigenze; e lì lascia il peccatore. Il punto di vista di cui sopra si applica a tutte le leggi, e naturalmente in modo particolare alla Legge mosaica che l'autore ha sempre avuto in mente principalmente in proporzione all'autorità della sua fonte e al rigore dei suoi requisiti. È così che San Paolo considera l'essere sotto la Legge come la stessa cosa che essere sotto il peccato, e morire alla Legge come la stessa cosa che morire al peccato. La grazia, d'altra parte, sotto la quale passiamo a risorgere con Cristo, fa entrambe le cose che la legge non può fare: cancella la colpa del peccato pentimento e fede presunti, e impartisce anche il potere di vincerlo

Ignorate voi, fratelli poiché parlo a persone che conoscono la legge, come mai la legge abbia potere su un uomo per tutto il tempo in cui vive? cioè finché l'uomo vive, non finché la Legge vive nel senso di viget, o "rimane in vigore", sebbene Origene, Ambrogio, Grozio, Erasmo e altri, per ragioni che appariranno, comprendessero quest'ultimo senso. Non è quello naturale

OMELIE di C.H. Irwin Versetti 1-17.- La posizione della Legge nel Nuovo Testamento

L'apostolo sta qui continuando la sua discussione sulla suggestione immorale a cui ha alluso nel capitolo precedente Versetto 15: "E dunque? Pecchiremo, perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia?"

I IL RAPPORTO DELLA LEGGE CON IL CRISTIANO

1. L' unione del cristiano con Cristo implica la sua libertà dalla Legge

1 Dalla Legge come condanna. "Voi siete diventati morti alla Legge per mezzo del corpo di Cristo" Versetto 4. Il cristiano, mediante la fede in Gesù Cristo, diventa partecipe della sua morte. "Chi è colui che condanna? È Cristo che è morto; Ora dunque non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù"

2 Dalla Legge come forza motrice. "Ma ora siamo liberati dalla Legge, essendo morti a ciò in cui eravamo tenuti [Versione Riveduta]; affinché servissimo in novità di spirito e non nella vecchiaia della lettera" Versetto 6. La Versione Autorizzata è qui fuorviante quando traduce "quell'essere morto in cui siamo stati tenuti". L'apostolo non parla della Legge come se fosse morta, ma dei cristiani come morti alla Legge. La Legge non è morta, ma noi siamo morti ad essa. Abbiamo una vita più alta e migliore

2. Ma questa unione con Cristo e la libertà dalla Legge non implicano che egli sia libero di commettere peccato. I princìpi della Legge rimangono, anche se il suo potere è scomparso, per quanto riguarda la giustificazione o la condanna del cristiano. La Legge non aveva il potere di dare il piffero. Attraverso la peccaminosità della nostra natura ha portato frutto alla morte Versetto 5. Ma la nostra stessa libertà dalla Legge è di per sé una ragione per vivere santamente. Cristo impianta in noi un nuovo principio. Ora "serviamo in novità di spirito". Il professor Croskery 'Plymouth Brethrenism' tratta questo argomento in modo molto completo in un capitolo su "La legge come regola di vita". "Se i santi dell'Antico Testamento", egli dice, "potevano essere sotto la Legge ma non sotto la maledizione, perché erano sotto la promessa, cioè sotto il patto di grazia, perché i santi del Nuovo Testamento, salvati dalla grazia, non dovrebbero essere sotto la Legge allo stesso modo, come regola di vita, senza essere sopraffatti dalla maledizione? Che differenza c'era tra il peccato di Davide e il peccato di Pietro, in relazione alla Legge? Se Davide era tenuto a osservare i dieci comandamenti, incluso il settimo, i santi del Nuovo Testamento non sono forse legati allo stesso modo? Giacomo non risolve forse questo punto quando dice: 'Chi ha detto: Non commettere adulterio, ha anche detto: Non uccidere', Giacomo 2:11 e dice anche questo ai cristiani? Il passaggio Romani 6:14 significa: 'Voi non siete sotto la Legge come condizione di salvezza, ma sotto un sistema di grazia gratuita'". La Legge rimane ancora come regola di vita, come modello di obbedienza. San Paolo stesso dice in questo stesso capitolo: "Con la mente io stesso servo la Legge di Dio" Versetto 25. E nostro Signore stesso disse: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; Io non sono venuto per distruggere, ma per dare compimento" Matteo 5:17

II IL RAPPORTO DELLA LEGGE CON IL PECCATORE

1. La Legge gli rivela la profondità e il potere della sua peccaminosità. Dopo che l'apostolo ha mostrato come, nella natura non rigenerata, "i moti dei peccati, che erano per mezzo della Legge, operavano nelle nostre membra per produrre frutto per la morte", egli chiede: "Che diremo dunque? La Legge è peccato?" Versetto 7. Vale a dire: la Legge è dunque in se stessa peccaminosa? Incoraggia il peccato? Tutt'altro, dice. "No, non avevo conosciuto il peccato, se non per mezzo della Legge". Cioè, non avevo conosciuto la forza o il potere del peccato se non attraverso la legge. "Il peccato, affinché appaia peccato, operando in me la morte per mezzo del bene; affinché il peccato per il comandamento diventi troppo peccaminoso" Versetto 13. Alcuni condannerebbero la Bibbia perché descrive il peccato e raffigura alcuni dei suoi personaggi migliori come caduti in peccati di grossolana descrizione. Ma questo, lungi dall'essere un difetto della Bibbia, è allo stesso tempo una prova della sua veridicità, e un elemento del suo potere purificatore sull'umanità. La Bibbia non descrive il peccato per farcelo amare, ma per distoglierci da esso. Cantici è con la Legge di Dio. Può risvegliare nella nostra mente suggestioni di peccati a cui altrimenti non avremmo pensato Versetti 7, 8, ma la coscienza riconosce subito che ciò è dovuto non alla Legge stessa, ma alla peccaminosità della nostra natura

2. La Legge rimane come il modello di vita retta. "La Legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono" Versetto 12; "La Legge è spirituale" Versetto 14. Ecco la risposta a coloro che considerano la Legge abrogata. La Legge è ancora vincolante come regola di vita, come norma di moralità. Perciò condanna il peccatore. Così diventa ancora il nostro maestro di scuola, per portarci a Cristo. - C.H.I

OMELIE DI T.F. LOCKYER Versetti 1-6.- Le due unioni

L'apostolo ha parlato della libertà dalla Legge e del nuovo regno della grazia; ma perché questa libertà non venga messa in discussione, egli la stabilisce qui. La Legge mosaica, in quanto tale, tocca solo questa vita presente; la morte elimina le sue pretese. Cristo, dunque, con la sua morte, è liberato dalle sue esigenze; e noi, per la nostra comunione spirituale con lui, siamo similmente liberi. Liberi dalla vecchia unione, per entrare nella nuova. Questo è l'argomento di questi versetti

SONO MORTO PER LA LEGGE. Qui non si parla della legge nella sua perfezione divina, ma nel suo carattere parziale ed esteriore, come rivelato attraverso Mosè. Una legge di rigida retribuzione: "Fate questo e vivrete"; "Fallo e muori". Una legge di semplici restrizioni, non di rinnovamento

1. Di questa legge, la morte era l'annullamento, anche se le pene non si estendevano oltre la tomba. Ha imposto le sue sanzioni a tutta la vita; non è andato oltre la vita. Un esempio di ciò si trova nella legge ebraica del matrimonio, che, come tutte le semplici leggi nazionali del matrimonio, può toccare solo questa vita presente. Il diritto dell'Unione, in tale legislazione esterna, è solo fino alla morte. La morte di uno dei due distrugge la legge

2. Non è dunque sfuggito Cristo, con la sua morte, alle pretese di tutta tale legislazione? Morendo, egli è morto per la dispensazione di Mosè; ora non è più l'ebreo; la Legge non ha autorità su di lui. Ora è solo l'Uomo Divino; egli è salito in tutta la libertà spirituale e nella potenza della vita di Dio. Nessuna legge ristretta e proibitiva è la legge della sua vita risorta; ma la perfetta, vivificante legge di Dio. E non siamo forse morti a tutte le limitazioni e le restrizioni della Legge? La nostra stessa unione con lui, mediante la fede, ci libera ora da tutte le sue pretese. È come se fossimo morti. L'infelice vincolo matrimoniale è spezzato

II VIVERE A CRISTO. Ma se è così, si forma un nuovo vincolo matrimoniale. Morti alla Legge, viviamo per Cristo. L'uno non ha più alcun diritto; l'altro ha ogni diritto. Siamo uniti a lui ora, indissolubilmente uno

1. La pienezza della potenza spirituale è nostra in lui. Nessuna legge della lettera lo limita, ma una legge dello Spirito ispira. Il suo Spirito] che egli ha "effuso", Atti 2:33 che egli ha "riversato su di noi riccamente" Tito 3:6 Non è forse così? una legge scritta nel cuore, la legge della libertà, la legge dell'amore

2. Ed essendo così ripieni di potenza, mediante la fede in lui, portiamo frutto a Dio. L'antica unione con la Legge ha portato frutto, ma è stato frutto per la morte. La sua stessa santità, come mera restrizione esteriore a contatto con la nostra natura carnale, era un eccitatore al peccato. Frutto per la morte] sì; perché, seminando per la carne, abbiamo mietuto corruzione. Ma ora, la legge di Dio opera in noi, come una forza vivificante. L'amore di Dio è la nostra stessa vita; e il frutto è per la vita, per Dio!

Abbiamo noi una tale unione con Cristo? un'unione inalienabile, totale e per sempre? Perché questa è veramente la nuova vita della fede. "Cristo vive in me": Galati 2:20 dobbiamo essere soddisfatti di niente di meno che di questo

OMELIE di R.M. Edgar Versetti 1-6.- Le due nozze dell'anima

Nel capitolo precedente abbiamo visto come la giustificazione conduca necessariamente alla santificazione. Una volta che ci rendiamo conto che siamo morti in Gesù per il peccato, siamo spiritualmente spinti ad entrare con un Salvatore risorto nella novità della vita. Ci rendiamo conto della nostra consacrazione a Dio. Rinunciamo alla schiavitù del peccato e diventiamo schiavi di Dio; e il nostro frutto si trova per la santità, e la nostra vita eterna è il nostro fine. L'apostolo, inoltre, ha affermato che "non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia" Romani 6:14 Questo procede a spiegare più ampiamente. La "schiavitù" può essere l'idea sotto il peccato, ma il "matrimonio" diventa l'idea della Legge. La legge prevedeva sempre un secondo matrimonio. Se la morte portava via una delle persone sposate, il superstite era libero di contrarre un secondo matrimonio. È questa figura che l'apostolo impiega nella presente sezione. Egli rappresenta l'anima come prima sposa alla Legge; allora, mediante la morte con Cristo per il peccato e per la Legge e la risurrezione con Cristo a novità di vita, l'anima è legalmente autorizzata a contrarre un secondo matrimonio, e questa volta con Cristo stesso. La Legge è il primo marito dell'anima; e Cristo diventa il secondo. Non possiamo fare di meglio, quindi, che considerare, in primo luogo, il primo matrimonio dell'anima con la Legge; in secondo luogo, come si dissolve questo matrimonio infelice; e in terzo luogo, il secondo matrimonio dell'anima con Gesù Cristo

I IL PRIMO MATRIMONIO DELL'ANIMA CON LA LEGGE. Alcuni hanno pensato che questo settimo capitolo arrivi stranamente dopo il terzo; ma se teniamo presente che nel terzo capitolo l'apostolo mostra che la Legge non è uguale alla giustificazione dell'uomo, mentre qui mostra che è disuguale alla santificazione dell'uomo, ogni difficoltà circa la sua linea di pensiero scomparirà. Il punto su cui si insiste in questo capitolo è che, sebbene la Legge sia in se stessa santa, non può rendere santi gli uomini. La sua santificazione non passa all'anima legale. Ora, in un matrimonio infelice il marito può essere del tutto irreprensibile; può, pover'uomo, morire nel suo meglio; ma la moglie si dimostra così incorreggibilmente cattiva che non ne risulta altro che miseria. Questa, dunque, è l'idea paolina. La Legge è santa, giusta e buona; ma l'anima sposata alla legge è peccatrice, così che non c'è altro che irritazione e infelicità come risultato. Infatti, l'anima peccatrice viene provocata dalle esigenze della Legge e agisce in modo più sconsiderato che se tali richieste non fossero fatte. Questo verrà fuori più chiaramente man mano che procediamo con il capitolo. È sufficiente qui insistere sul fatto che l'anima che è sposata al legalismo è sicura di sperimentare un'unione infelice; l'anima legale trova l'unione con la Legge esigente ed esasperante, e l'unica speranza per essa è di ottenere lo scioglimento dell'unione

II COME SI DISSOLVE QUESTO MATRIMONIO INFELICE. Ora, qui è importante notare che l'apostolo non rappresenta la Legge come se fosse morta. Questo sarebbe stato l'uso naturale della figura del matrimonio. Se la Legge è il marito, e se l'anima, sposata alla Legge, deve contrarre un'altra unione, il marito non deve prima morire? L'apostolo prende tutta un'altra linea. La Legge non muore; ma l'anima può "morire alla Legge", e così morire fuori dall'unione legale. Se, quindi, essendo morto da una relazione, viene risuscitato a una nuova vita, allora è in grado di contrarre un secondo matrimonio. Questo, di conseguenza, è il terreno sollevato da Paolo in questo passo: L'anima muore alla Legge nella Persona di Cristo, e così l'unione infelice si dissolve. Questo è ciò che è espresso in Versetto 4: "Perciò, fratelli miei, anche voi siete stati resi morti alla Legge per mezzo del corpo di Cristo; affinché siate uniti ad un altro, sì, a colui che è risuscitato dai morti" Revised Version. Vale a dire, Cristo è morto; moriamo per fede in lui secondo le pretese della Legge. Tutti sono soddisfatti. Di conseguenza, la legge non ha più alcun diritto su di noi. Non siamo più sua moglie. Nella nostra esperienza spirituale siamo morti a causa della nostra vecchia relazione; quello stato è passato. E' molto importante che ci rendiamo conto che il legalismo non può esercitare alcun potere santificante. Il suo unico frutto è l'orgoglio e la morte Versetto 5. Non c'è speranza per l'anima se non quella di rinunciare al suo legalismo e di dedicarsi attraverso la morte e la risurrezione a un'unione migliore e a una vita più felice

III IL SECONDO MATRIMONIO DELL'ANIMA CON GESÙ CRISTO. L'idea dell'apostolo è che l'anima, essendo morta in Gesù alla Legge, e avendo così sciolto l'infelice unione, risusciti con Cristo e si unisca a lui come il secondo e migliore sposo. È a un Salvatore risorto che l'anima risorta è unita. Gesù è lo Sposo, e l'anima la sposa Confronta Giovanni 3:29 E riguardo a questo secondo matrimonio dell'anima, è felice; perché:

1. L'anima riceve lo Spirito di Cristo, e così diventa una cosa sola con lui. In questo caso non ci può essere un'unione mal asserita. Cristo può fare della sua sposa una sola in spirito con se stesso, e così prevale la più dolce unità di spirito

2. Come Salvatore risorto, egli assicura la devozione dell'anima in un modo che la legge astratta non potrebbe mai fare. La devozione di una vera moglie verso il marito è qualcosa di essenzialmente diverso e infinitamente più alto dell'obbedienza a un codice di leggi. È qui che la santificazione è assicurata. L'anima è portata a sentire che un Salvatore, che ha vissuto ed è morto per la sua redenzione, merita l'omaggio del cuore. In questo modo l'obbedienza passa nella devozione entusiasta di tutta la natura, e diventa una passione dell'anima. Questa è la "novità dello spirito", distinta dalla "vecchiaia della lettera", alla quale l'apostolo dichiara che l'anima rinnovata viene

3. Il frutto di questo matrimonio con Cristo è la consacrazione a Dio. L'anima è unita al Salvatore risorto affinché "possiamo portare frutto a Dio". Ora, come nella vita coniugale, quando i figli vengono, sono consacrati a Dio, così i frutti della nostra unione con Cristo consistono in quelle "buone opere che sono per mezzo di Gesù Cristo a lode e gloria di Dio". Le buone opere sono il prodotto congiunto di Cristo e dell'anima credente. "Senza di me non potete fare nulla", ci dice. E così dobbiamo rallegrarci in essi come frutto di quell'unione spirituale esistente tra il Salvatore e l'anima. Sta a noi metterci alla prova con questi fatti, e fare in modo di essere uniti a Cristo, come la sposa lo è al suo marito. - R.M.E

2 Versetti 2-4.- Poiché questo è un esempio dell'applicazione del principio generale, addotto come adatto al soggetto in banda la donna che ha un marito υπανδρος, che implica sottomissione, cioè propriamente, che è sotto un marito- è legata al marito vivente; ma se il marito muore, è sciolta κατηργηται; Confronta Versetto 6 e Galati 5:4. La parola esprime l'intera abolizione della pretesa della legge del marito su di lei dalla legge del marito. Cantici dunque, se il marito è sposato con un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, è libera dalla legge, così che non è adultera, anche se è sposata con un altro uomo. Pertanto, fratelli miei, anche voi siete stati resi morti alla Legge per mezzo del corpo di Cristo; affinché siate sposati con un altro, sì, con colui che è risuscitato dai morti, affinché possiamo portare frutto a Dio. La deriva generale dei versetti di cui sopra è abbastanza evidente; vale a dire, che, come in tutti i casi la morte libera l'uomo dalle pretese della legge umana, e, in particolare, come la morte libera la moglie dalle pretese della legge matrimoniale, in modo che possa risposarsi, così la morte di Cristo, nella quale siamo stati battezzati, ci libera dalle pretese della legge che prima ci vincolava, in modo che possiamo essere sposati spiritualmente con il Salvatore risorto, indipendentemente dall'antico dominio della legge, e di conseguenza del peccato. Ma non è così facile spiegare l'analogia intesa in termini precisi, essendoci un'apparente discrepanza tra l'illustrazione e l'applicazione per quanto riguarda le parti che si suppone debbano morire. Anche prima della domanda c'è un'apparente discrepanza di questo tipo tra l'affermazione generale del Versetto 1 e l'esempio dato nel Versetto 2. Infatti, nel versetto 1 è secondo il punto di vista che ne abbiamo fatto la morte della persona che era stata sotto la legge che la libera da essa, mentre nel versetto 2 è la morte del marito che rappresenta la legge che libera la moglie dalla legge sotto la quale era stata. Da qui l'interpretazione del Versetto 1 sopra riferito, secondo la quale la legge, e non l'uomo, è il nominativo inteso per vivere. Ma, anche se questa interpretazione fosse considerata sostenibile, non dovremmo quindi sbarazzarci della successiva apparente discrepanza tra l'illustrazione e l'applicazione. Perché nel primo caso è la morte del marito che libera la moglie; mentre in quest'ultimo sembra che sia la morte di noi stessi, che rispondiamo alla moglie, nella morte di Cristo, che ci libera. Che siamo infatti noi stessi ad essere considerati come morti alla Legge con Cristo, appare non solo da altri passi ad esempio Versetti. 2, 3, 4, 7, 8, 11, in Romani 6, ma anche, nel passo che ci precede, da αθανατωθητε in Versetto 4, e αποθανοντες in Versetto 6. La lettura αποθανοντος del Textus Receptus non si basa su alcuna autorità, essendo apparentemente solo una congettura di Beza. Ci sono vari modi per spiegare

1 Che nonostante le ragioni contro la supposizione che sono state appena date è la Legge, e non l'uomo, che è concepito come morto nella morte di Cristo. Si può citare Efesini 2:15 e Colossesi 2:14 a sostegno di questa concezione. Così l'illustrazione e l'applicazione sono fatte stare insieme, essendo la legge del marito considerata come morta nella morte del marito, come la legge generalmente per noi nella morte di Cristo; e abbiamo già visto come il versetto 1 possa essere costretto alla corrispondenza. Questa visione della Legge stessa come morta ha il forte sostegno di Origene, Crisostomo, Teofilatto, Ambrogio e altri Padri greci. Il Crisostomo spiega che l'apostolo introdusse una concezione diversa nel Versetto 4: suggerendo che evitasse di dire esplicitamente che la Legge era morta, per paura di ferire gli ebrei: Το ακολουθον ην αιπειν, Ωστε αδελφοι ου κυριευει υμων ο νομος απεθανε γαρ Αλλ ουκ ειπεν ουτως ινα μη πληξη τουουυς. Questa spiegazione non si raccomanda affatto come soddisfacente; e inoltre, oltre a quanto già detto, si può osservare che in tutto il passo non c'è alcuna frase che suggerisca in sé l'idea della morte della Legge, ma solo di una qualche morte che emancipa dalla legge il Versetto I è preso nel suo senso naturale, e αποθανοντες, nel Versetto 4, è accettato come la lettura indubbiamente vera

2 Che nell'illustrazione si suppone che la moglie muoia realmente quando muore il marito. La morte di una delle parti del vincolo matrimoniale lo annulla; E quando uno muore, l'altro muore virtualmente per la legge a cui entrambi erano sottoposti. Così l'affermazione di principio nel Versetto 1, l'illustrazione particolare in Versetti. 2, 3 e l'applicazione sono fatti per essere appesi insieme. Meyer sostiene decisamente questo punto di vista, e cita Efesini 5:28, segg., per dimostrare che la morte del marito può essere considerata come implicante anche la morte della moglie

3 Che c'è una discrepanza tra l'illustrazione e l'applicazione, essendo considerato il marito come morto nella prima, e noi, che rappresentiamo la moglie, nella seconda; ma che ciò non ha alcuna conseguenza; l'idea, comune ad entrambi, della morte che abroga le pretese della legge è sufficiente per l'argomento dell'apostolo. La morte, si può dire, comunque considerata nell'applicazione, è un concetto ideale, e non un fatto reale rispetto a noi stessi; ed è irrilevante come lo si consideri, finché emerge l'idea che attraverso la morte, cioè la nostra nella morte di Cristo, siamo liberati dal dominio della legge. Così, in effetti, Deuteronomio Wette, e anche Alford.

4 Che l'ex marito non è la legge, ma la concupiscenza del peccato τα παθηματα των αμαρτιων, Versetto 5; la moglie, l' anima; il nuovo marito, Cristo. Agostino, che è l'autore di questa veduta, si esprime così: "Cum ergo tria sint, anima, tanquam mulier; passiones peccatorum tanquam vir; et lex tanquam lex viri; non ibi peccatis mortuis, tanquam viro mortuo liberari animam dicit, sed ipsam animam mort peccato, et liberari a lege, ut sit alterius viri, i.e. Christi, cum mortua fuerit peccato, quod fit, cum adhuc manentibus in nobis desideriis et incitamentis quibusdam ad peccandum, non obedi-mus tamen, nec consentimus, mente servientes legi Dei" Aug., 'Prop.,' 33. Beza, riprendendo il punto di vista di Agostino, la pone in modo un po' diverso, e più chiaro, così: "Ci sono due matrimoni. Nel primo, il vecchio è la moglie, predominano i desideri peccaminosi, il marito, le trasgressioni di ogni genere, la prole. Nel secondo, l' uomo nuovo è la moglie; Cristo, lo sposo; e i frutti dello Spirito Galati 5:22 sono i figli". Essendo questa spiegazione ancora apparentemente suscettibile di obiettare che, nell'illustrazione, la moglie continua la stessa, ma non così ciò che le corrisponde nell'applicazione, Olshausen spiega così: "Nell'uomo l'uomo vecchio si distingue dal nuovo senza pregiudizio per l'unità della sua personalità, che Paolo successivamente Versetto 20 intende con εγω. Questa vera personalità, l'io proprio dell'uomo, è la moglie, che nello stato naturale appare in matrimonio con l'uomo vecchio, e, nel rapporto con lui, genera peccati, la cui fine è la morte Romani 6:21,22 Ma nella morte del Cristo mortale questo vecchio uomo è morto con lui; e, come l'uomo singolo è innestato mediante la fede in Cristo, il suo vecchio uomo muore, per la cui vita era tenuto sotto la Legge". Il commentatore dell'Epistola nel "Commentario dell'oratore" adotta questa spiegazione, con l'osservazione che "l'applicazione della figura da parte di San Paolo è abbastanza chiara, se seguiamo la sua guida". Il punto di vista poggia principalmente su Versetti, e certamente ne trae un certo sostegno. 5 e 6, se si ritiene che effettui l'applicazione della figura. Altri, invece, in considerazione delle difficoltà dell'intero brano, potrebbero preferire accontentarsi di una spiegazione 3, che trasmetta un'idea quanto più precisa possa essere stata possibile anche nella mente dell'apostolo quando scrisse. I commentatori possono talvolta andare oltre il loro ufficio nell'attribuire al loro autore più esattezza di pensiero di quanto le sue parole in sé implichino. Va osservato che l'espressione conclusiva nel Versetto 4, "che dobbiamo portare frutto a Dio", ci riporta al significato principale di tutta questa sezione, che inizia in Romani 6:1, cioè l'obbligo di una vita santa per i cristiani. In Versetti. 5, 6, che seguono, l'ostacolo che ci impedisce di vivere tale vita "quando eravamo nella carne", e la nostra capacità di farlo ora, sono brevemente accennati in preparazione di ciò che segue. Non sembra necessario concludere -- come fanno coloro che adottano l'interpretazione 4 di ciò che precede -- che l'illustrazione del vincolo matrimoniale debba essere mantenuta in questi due versetti

5 Infatti, quando eravamo nella carne, le passioni dei peccati che erano per mezzo della Legge operavano nelle nostre membra per produrre frutto per la morte. Nella carne, alla quale ci si potrebbe opporre nello Spirito, Confronta Romani 8:9 denota la nostra condizione quando eravamo sotto il potere del peccato, prima di essere risorti a una nuova vita in Cristo; è praticamente lo stesso di ciò che si intende per essere sotto la Legge, come è mostrato dall'espressione opposta in Versetto 6: κατηργηθημεν απο του νομου. Ciò che è significato con "le passioni dei peccati" essendo "attraverso la Legge" sarà considerato sotto Versetti. 7 e 8

6 Ma ora cioè, come stanno le cose, non nel tempo presente, come mostra l'aoristo seguente siamo stati giustamente, siamo stati liberati κατηργηθημεν, lo stesso verbo del Versetto 2; vedi nota su quel versetto dalla Legge, essendo morti a ciò in cui eravamo stati trattenuti, in modo da servire in novità dello Spirito, e non nella vecchiaia della lettera. Nella parola "servire" δουλευειν osserviamo una ripresa dell'idea di Romani 6:16, segg., dove eravamo considerati sotto l'aspetto di essere ancora schiavi, anche se a un nuovo padrone. Lì l'apostolo fece intendere che non stava parlando che umanamente nel descrivere la nostra nuova fedeltà alla giustizia come un servizio di schiavitù, come quello a cui eravamo stati una volta. Qui egli suggerisce il vero carattere del nostro nuovo servizio con l'aggiunta delle parole, εν καινοτητι πνευματος και ου παλαιοτητι γραμματος. Si tratta di espressioni caratteristiche e significative. "Spirito" e "lettera" sono contrapposti in modo simile: Romani 2:29; 2Corinzi 3:6 : "Spiritum literae opponit, quia antequam ad Dei voluntatem voluntas nostra per Spiritum sanctum formats sit, non habemus in Lege nisi externam literam; Quae fraenum quidem externis nostris actionibus injicit, concupiscientiae autem nostrae furorem minime cohibet. Novitatem. vero Spiritui attribuit, quia in locum veteris hominis succedit; ut litera vetus dicitur quae interit per Spiritus regenerationem" Calvino. Altrimenti, per quanto riguarda la novità e l'antico, "Vetustatis et novitatis vocabulo Paulus spectat duo testamenta" Bengel. Che quest'ultima idea possa aver suggerito le espressioni non sembra improbabile da 2Corinzi 3:6-18 Confronta anche Ebrei 8:6-13 Poiché in entrambi questi passaggi entra l'idea del versetto davanti a noi, e sia nell'antico che nel nuovo patto sono contrapposti rispetto ad esso. Può essere sufficiente qui dire che il contrasto nella sua essenza è tra la conformità pretesa a un codice esterno che era la caratteristica dell'antico patto e la fedeltà ispirata alla Legge di Dio scritta nel cuore che è la caratteristica del nuovo

Il nuovo spirito del servizio cristiano

Ciò che Dio crea lo crea per uno scopo. Quando dà la vita, c'è una carriera speciale davanti alla creatura vivente; Così il pesce è per l'acqua, l'uccello per l'aria. Quando impartisce un rinnovamento spirituale, lo fa in vista di una nuova vita spirituale. Nel ricreare la natura umana a somiglianza di suo Figlio, Dio ha, per così dire, nel suo proposito che esse lo servissero, e ciò in "novità di spirito"

I CRISTIANI HANNO UN NUOVO SIGNORE DA SERVIRE. Essi sono liberati dal dominio del peccato, dal loro stato di schiavitù al tiranno; Essi sono dotati di libertà spirituale. E sono devoti al servizio personale di Cristo, per poter fare la sua volontà, promuovere la sua causa, promuovere la sua gloria

II I CRISTIANI HANNO UN NUOVO MOTIVO PER SERVIRE

1. Il fondamento del loro servizio è la redenzione, fatto distintivo e dottrina della nuova economia

2. L'impulso al loro servizio è l'amore grato, risvegliato dall'esperienza della potenza redentrice e della grazia di Cristo

III I CRISTIANI HANNO UNA NUOVA LEGGE DI SERVIZIO. Questa legge è molto diversa dalla "vecchiaia della lettera". Si estende al regno spirituale, iniziando, di fatto all'interno, e operando esteriormente

I CRISTIANI HANNO UN NUOVO ESEMPIO DI SERVIZIO. Nel Signore Gesù vedono il Servo di Geova, trovato in forma di uomo, assumere la forma, l'aspetto di un servo, che serve Dio e l'uomo, e in entrambe le relazioni compie un ministero perfetto e impeccabile

V I CRISTIANI HANNO UN NUOVO POTERE NEMICO SERVIZIO. Questo è l'aiuto dello Spirito Santo, come Spirito di zelo e di santità, di pazienza e di devozione

I CRISTIANI HANNO UN NUOVO MODO DI SERVIRE. Non sono come il mercenario che serve per un salario, o come il servo che serve per paura; ma piuttosto come il liberto che serve volentieri e con gratitudine, come il bambino che serve per amore. Cristo ha introdotto nel mondo un nuovo stile e tono di servizio; insegnò agli uomini la dignità e la bellezza del ministero consacrato. Quanto prezioso e potente si siano dimostrati questo impulso e questo esempio è noto a ogni studioso della storia della Chiesa di Cristo

VII I CRISTIANI HANNO UN NUOVO CAMPO DI SERVIZIO

1. Il servizio reciproco è un obbligo nella Chiesa che scaturisce dall'amore reciproco. I grandi devono servire gli umili e gli umili i grandi

2. Il servizio universale è imposto a tutti coloro che vogliono fare la volontà del Divino Maestro. In entrambe le direzioni il servizio di coloro per i quali Cristo è morto è il servizio di Cristo stesso

VIII I CRISTIANI HANNO UNA NUOVA RICOMPENSA PER IL SERVIZIO. Nulla di avventizio o esteriore attrae coloro che sono in simpatia con colui che è allo stesso tempo il Servo e il Signore di tutti. Di tutti i privilegi, il più seducente e caro ai loro cuori è il favore del loro Maestro, la gioia del loro Signore

OMELIE di S.R. Aldridge versetto 6.-"Novità di spirito"

L'apostolo non si stanca mai di contrapporre il Sinaitico alla dispensazione del vangelo, con l'esaltazione di quest'ultima. Pensa al primo come a una schiavitù. "Siamo stati trattenuti", cioè cullati, confinati dalla Legge

I UN ESSENZIALE PER LA LIBERAZIONE DALLA LEGGE

1. La morte deve essere intervenuta. La morte è la grande liberatrice, che esaurisce la pena della Legge e dà la libertà dalla sua prigionia. La moglie è liberata dagli obblighi coniugali con la morte del marito, ed è quindi libera di stipulare un nuovo patto

2. La morte di Cristo offre la liberazione necessaria. Prima della piena obbedienza e del ricevimento della massima punizione del Mosaismo, una nuova dispensazione era stata come l'adulterio; ma quando la Legge era stata adempiuta fino alla sua estrema esigenza, la morte della vittima abrogava l'autorità della Legge

3. La morte di Cristo è spiritualmente messa in atto nei suoi seguaci. Ripetono in sostanza la sua crocifissione del peccato. La Sua espiazione si realizza nel loro cuore, e il loro battesimo è l'emblema esteriore della liberazione mediante la morte e la sepoltura da un patto di opere. "Egli è morto al peccato una volta sola, ma vive per Dio". D'ora in poi per i cristiani "i terrori della legge e della morte non possono avere nulla a che fare"

II L'ECCELLENZA DELLA NUOVA CONDIZIONE. Non siamo resi liberi per piacere a noi stessi, ma apparteniamo a colui "che è morto per noi ed è risorto". Entriamo in un nuovo servizio

1. Il fatto che sia nuovo è una garanzia di miglioramento. Non tutto ciò che è nuovo è migliore del vecchio. L'uomo retrocede frequentemente a causa dei suoi cambiamenti di abitudini. Ma quando l'alterazione è una conseguenza diretta dell'intervento divino, ci deve essere un progresso. Non possiamo concepire che Dio faccia un passo indietro

2. Il nuovo servizio ha la freschezza rugiadosa della giovinezza. La vita di risurrezione è un risveglio dal sonno, con il vigore di un lieto mattino nuovo. Il cristiano si spoglia della vecchia pelle, per essere vestito con una veste di bellezza, e, come la farfalla alata che emerge dallo stato di crisalide, entra in una sfera di esistenza allargata con capacità corrispondenti

3. Il servizio volontario sostituisce l'obbligo di servizio. "Vivi e fai" prende il posto di "Fai e vivi". Il cuore è stato conquistato a Dio, all'obbedienza e alla santità, e "la fatica dell'amore è luce". Lo spirito rinnovato si diletta a impegnarsi in un'attività amorevole. La gratitudine è un motivo più dolce e più forte dell'autorità

4. Le regole vengono scambiate con i principi. Non la lettera limitativa governa il servizio, ma un codice di azione che lascia molto da accertare e applicare dal giudizio illuminato. È l'obbedienza della virilità istruita, non l'applicazione rigorosa e rigida dei precetti ai bambini nella loro scolarizzazione. La Legge era un peso per le anime degli uomini; il vangelo è un "servizio ragionevole", che chiarisce la visione e guida gli uomini come "con l'occhio" di Dio. Noi serviamo non per guadagnare il cielo, ma perché Cristo ci ha aperto il regno dei cieli. Come pellegrini sollevati da un pesante carico, camminiamo gioiosi verso la città del Re. Un uccello deve cantare, e un cristiano deve servire. - S.R.A

7 Versetti 7-25.- b Il rapporto della legge con il peccato, e come la legge prepara l'anima per l'emancipazione in Cristo dal dominio del peccato. Nella parte dell'argomento che inizia in Romani 7:1 abbiamo visto che l'idea di essere sotto il peccato è passata a quella di essere sotto la legge, in una connessione di pensiero così apparente da identificare le posizioni. L'apostolo, vedendo che i lettori potrebbero essere perplessi da tale identificazione, ora, in primo luogo, spiega cosa intendeva con essa. La Legge, dunque, è peccato? No, risponde l'apostolo; la Legge stessa con particolare riferimento alla Legge mosaica come grande e autentica espressione della legge divina è santa; E la sua connessione con il peccato è solo questa: che, in virtù della sua stessa santità, convince del peccato e lo rende peccaminoso. E poi, fino alla fine di Romani 7, prosegue mostrando come ciò avvenga attraverso un'analisi del funzionamento della legge sulla coscienza umana. Egli ci presenta un'immagine vivida di un uomo che all'inizio si supponeva fosse senza legge, e quindi inconsapevole del peccato; ma poi, attraverso l'entrata in gioco della legge, ne acquisisco il senso, eppure non siamo in grado di evitarla. L'uomo acconsente in coscienza al bene, ma è trascinato giù dall'infezione della sua natura al male. Sembra che egli abbia, per così dire, due leggi contrarie dentro di sé, che lo distragono. E così la Legge esterna, appellandosi alla legge superiore dentro di sé, per quanto buona e santa sia, in un certo senso lo sta uccidendo; perché gli rivela il peccato, e lo rende mortale, ma non lo libera da esso, finché la crisi non arriva nel grido disperato: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte?" Versetto 24. Ma questa crisi è il precursore della liberazione; è l'ultimo spasimo che precede la nuova nascita; la Legge ha ora compiuto la sua opera, essendo pienamente convinta del peccato, e suscitando il desiderio di liberazione, e nella "legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù" viene la liberazione. Come ciò avvenga è esposto in Romani 8, dove lo stato di pace e di speranza, conseguente alla liberazione attraverso la fede in Cristo, è descritto in termini entusiastici, in modo da completare così l'argomento che abbiamo annunciato come quello del sesto, settimo e ottavo capitolo, cioè "i risultati morali per i credenti della giustizia rivelata di Dio"

Due sono state le questioni sollevate e discusse riguardo a Versetti. 7-25

1 Se San Paolo, che scrive tutto il brano in prima persona singolare, stia descrivendo la propria esperienza personale, o stia scrivendo solo per dare vividezza e realtà alla sua immagine dell'esperienza di qualsiasi anima umana

2 Sia che stia descrivendo l'esperienza mentale di un uomo non rigenerato o di un uomo rigenerato

Per quanto riguarda il punto 1, il suo scopo non è indubbiamente come quello di Agostino nelle sue "Confessioni" di parlarci di se stesso, ma di descrivere in generale gli spasimi dell'anima umana quando è convinta di peccato. Ma, nel fare questo, egli attinge senza dubbio alla propria esperienza passata; I ricordi della lotta che egli stesso aveva dovuto affrontare brillano evidentemente in tutto il quadro; dipinge in modo così vivido perché ha sentito così acutamente. Ciò rende il passaggio così particolarmente interessante, in quanto non solo è un'analisi sorprendente della coscienza umana, ma anche un'apertura verso di noi dell'io interiore del grande apostolo; dei dolori interiori e dell'insoddisfazione verso se stesso che, possiamo ben credere, lo avevano distratto durante i molti anni in cui era stato un fanatico della Legge e apparentemente soddisfatto di essa, e in cui -- forse in parte per soffocare pensieri inquietanti -- si era gettato nell'opera della persecuzione

Poi, ancora, l'improvviso cambiamento di tono osservabile nell'ottavo capitolo, che è come la calma e il sole dopo la tempesta, ci rivela il cambiamento che era avvenuto in lui a cui spesso si riferisce altrove, quando "la luce dal cielo" gli aveva mostrato una via di fuga dal suo caos mentale. Allora era "una nuova creatura: le cose vecchie erano passate; ecco, tutte le cose erano diventate nuove" 2Corinzi 5:17

Per quanto riguarda la domanda 2, una risposta è già stata praticamente data; cioè che la condizione descritta è quella dei non rigenerati; in questo senso, che si tratta di uno ancora sotto la schiavitù del peccato e della legge, prima della rivelazione all'anima della giustizia di Dio, e della conseguente risurrezione a una nuova vita in Cristo. Ciò appare evidente dal fatto che è il pensiero della legge che sottomette al peccato che introduce l'intero passo e lo attraversa -- la γα che collega il Versetto 14 con ciò che precede denotando una continuazione in tutta la stessa linea di pensiero -- e anche dal marcato cambiamento di tono in Romani 8, dove lo stato del rigenerato è senza dubbio descritto

Inoltre, troviamo, nei Versetti, 5 e 6 di Romani 7, le tesi evidenti delle due sezioni che seguono, rispettivamente nel resto di Romani 7 e in Romani 8. La loro formulazione corrisponde esattamente all'oggetto di queste sezioni; e il versetto 5 esprime distintamente lo stato dell'essere sotto la legge, il versetto 6 lo stato di liberazione da essa. Inoltre, espressioni particolari nelle due sezioni sembrano essere in contrasto intenzionale tra loro, in modo da denotare stati contrastanti. In Romani 7:9,11,13, il peccato, attraverso la Legge, uccide; in Romani 8:2 abbiamo "la legge dello Spirito della vita". In Romani 7:23 l'uomo viene portato in cattività; in Romani 8:2 è reso libero. In Romani 7:14,18 c'è una lotta invincibile tra la santa Legge e la mente carnale; in Romani 8:4 si adempie la giustizia della Legge. In Romani 7:5 eravamo nella carne; in Romani 8:9 non nella carne, ma nello Spirito. E, inoltre, San Paolo avrebbe potuto parlare del cristiano rigenerato come "venduto sotto il peccato" Versetto 14? Il suo stato è quello della redenzione da esso. Non intendiamo dire che lo stato che si comincia a descrivere nel Versetto 14 sia privo di grazia. Viene descritta una condizione per progredire verso la rigenerazione; e l'ultima totale insoddisfazione per se stessi, e l'acuto desiderio del bene, implicano una coscienza riutilizzata e illuminata: è lo stato di chi si prepara per la liberazione, e non è lontano dal regno di Dio. Tutto, infatti, diciamo è che non è fino a Romani 8 che inizia l'immagine di un'anima emancipata da una fede viva in Cristo. Possiamo osservare, inoltre, che il semplice uso del tempo presente nel versetto 14 e in seguito non richiede in alcun modo che supponiamo che l'apostolo parlasse del suo stato al momento in cui scriveva, e quindi dello stato di un cristiano rigenerato. Usa il presente per aggiungere vividezza e realtà all'immagine; si rigetta e si rende conto di nuovo a se stesso della propria debolezza di un tempo; e quindi distingue anche più chiaramente tra lo Stato descritto e quello precedente immaginato prima che la legge avesse iniziato a operare

Il punto di vista che sosteniamo con fiducia è quello dei Padri greci in generale, essendo l'applicazione del passaggio al cristiano rigenerato apparentemente dovuta ad Agostino nella sua opposizione al pelagianesimo; cioè secondo il suo punto di vista successivo; poiché nei suoi primi giorni Prop. 45 in 'Ep. ad Romans; ' 'Ad Simplic.,' 1:91, 'Conf.,' 7:21 che aveva tenuto con i Padri greci. Anche Girolamo sembra aver cambiato idea al riguardo; e il punto di vista successivo di entrambi questi Padri è stato adottato da Anselmo, Tommaso d'Aquino, Corn. a Lapide, e da Lutero, Melantone, Calvino, Beza e altri tra i protestanti. Ciò che pesava ad Agostino era quello di Versetti. 17, 20, 22, è implicita una maggiore propensione al bene di quella che la sua teoria dottrinale ammetteva all'uomo naturale. Sotto un'impressione simile, Calvino dice, commentando il Versetto 17, "Porto hic locus palam evincit non nisi de pits qui jam regeniti sunt Paulum disputare. Quamdiu enim manet homo sui similis, quantus quantus est, merito censetur vitiosus". Se, tuttavia, l'intenzione di San Paolo, evidente dai suoi stessi scritti, non si accorda con la teologia agostiniana o calvinista, tanto peggio per quest'ultima. I versetti in questione non esprimono, infatti, più di quanto l'apostolo altrove permette all'uomo di essere capace, e di ciò di cui l'osservazione dei fatti mostra che egli è capace, pur non avendo ancora raggiunto la fede cristiana; vale a dire l'approvazione, il desiderio e persino l'impegno per ciò che è buono. Non è più di quanto la sincerità e la serietà, anche nel mondo dei Gentili, siano già state accreditate in Romani 2 di questa Epistola Versetti. 7, 10, 14, 15, 26, 29. Non ne consegue che tale serietà morale sia indipendente dalla grazia divina; ma c'è una vera ed efficace operazione della grazia divina, adatta ai bisogni e alle capacità degli uomini, prima della pienezza della grazia pentecostale

E inoltre, per quanto "lontano dalla giustizia originale" possa essere l'uomo nel suo stato naturale, tuttavia quella totale depravazione attribuitagli da alcuni teologi non è né in armonia con il fatto osservato né dichiarata nelle Sacre Scritture. L'immagine di Dio in cui è stato creato è rappresentata come deturpata, ma non cancellata. Si osservi, infine, per quanto riguarda l'intera questione dell'intenzione di questo capitolo, che il suo riferimento ai non rigenerati preclude la possibilità di strapparne alcune parti per sostenere l'antinomismo. Calvino, pur applicandolo, come detto sopra, ai rigenerati, allude così e mette in guardia contro qualsiasi abuso di questo tipo di Versetto 17: "Non est deprecatio so excusantis, ac si culpa vacaret; Quomodo multi nugatores justam defensionem habere se putant, qua tegant sua fiagitia dum in carnem ea rejiciunt."

Nella nota all'inizio di Romani 2 si osservava che, sebbene la tesi da dimostrare fosse la peccaminosità di tutti gli uomini senza eccezione davanti a Dio, ciò non sembrava essere in quel capitolo rigorosamente provato riguardo a coloro -- e tale era permesso che ce ne fossero -- che cercavano sinceramente la giustizia, e si asteneva dal giudicare gli altri; e si diceva che questa apparente mancanza nella prova sarebbe stata fornita in Romani 7. E così è in questa analisi della coscienza interiore anche dei migliori nel loro stato naturale; riconoscibile da tutti come vero in proporzione alla propria illuminazione morale e alla propria serietà morale. Questa considerazione è un'ulteriore ragione per considerare Romani 7 come riferito ai non rigenerati; poiché altrimenti sembrerebbe mancare un anello nell'argomento su cui poggia l'intero trattato

Possiamo anche osservare, prima di procedere con la nostra esposizione, che, sebbene riteniamo che Romani 7 si riferisca al non rigenerato, e Romani 8 allo stato rigenerato, tra il quale è qui tracciata una linea netta, tuttavia non ne consegue che né il senso di essere passato in un tempo definito dall'uno all'altro come rappresentato in questo quadro ideale, o la coscienza della completa beatitudine, come descritta in Romani 8, sarà realizzata da tutti, che possono essere ancora rigenerati e aver subito una vera conversione. A causa della debolezza della volontà umana, che deve operare con la grazia, e dell'infezione della natura che rimane nel rigenerato, il trionfo della grazia della nuova nascita è raramente, infatti, completo; e così anche i santi possono spesso essere ancora dolorosamente consapevoli del conflitto descritto in Romani 7. Essi avranno, in verità, la pace e la sicurezza di Romani 8 nella misura in cui "la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù" è potente e suprema in loro; ma tuttavia potrebbero non raggiungere tutto in una volta l'ideale della loro condizione rigenerata

Allo stesso modo, nelle Epistole di San Giovanni i regni delle tenebre e della luce sono presentati come totalmente distinti, e si ritiene che i rigenerati siano passati interamente dall'uno all'altro, in modo da avere l'amore perfetto che scaccia la paura; ed è importante che la distinzione essenziale tra i due regni sia tenuta in considerazione. Ma ancora nella vita reale, come non possiamo fare a meno di sentire, la maggior parte dei cristiani credenti non è passata così interamente; Le nuvole dell'antico regno delle tenebre adombrano ancora in parte la maggior parte di coloro che, per la maggior parte, sono passati alla luce, e può essere difficile per noi determinare a quale regno appartengano alcuni. Questo sarebbe stato il caso anche di coloro a cui l'apostolo si rivolgeva, persone che erano consapevolmente, nella vita adulta, risorte a una nuova vita nel battesimo; e ancora di più sarà così per noi, che siamo stati battezzati nell'infanzia, e possiamo essere cresciuti più o meno, ma pochi, del tutto, sotto l'influenza dello Spirito rigeneratore. Inoltre, si deve osservare che, sebbene la pace e la fiducia di Romani 8 siano il risultato crescente e la ricompensa di una vera conversione, tuttavia sia San Paolo che San Giovanni dicono che le prove pratiche di una di esse non sono solo sentimenti, ma i frutti dello Spirito nel carattere e nella vita

Che diremo allora? La frase abituale di San Paolo, con μη γενοιτο che segue, per incontrare e respingere un possibile fraintendimento del suo significato; Confronta Romani 6:1 La Legge è peccato? Dio non voglia. No, non avevo conosciuto Bin, ma attraverso la legge. Αλλα, tradotto "no", essendo così portato, come nella Versione Autorizzata, avversamente alla supposizione che la Legge fosse peccato, e quindi una continuazione di ciò che è espresso da μη γενοιτο. Cantici, lungi dall'essere peccato la Legge, essa smaschera il peccato. O può essere nel senso di "come", come nella Versione Riveduta, che significa -- eppure, la legge ha a che fare con il peccato fino a questo, che lo mette in evidenza. Poiché non avevo conosciuto la concupiscenza, se la legge non aveva detto: Non concupire, o meglio, non concupire, in modo da mantenere la corrispondenza del verbo con il sostantivo precedente. Osservate, qui come altrove, il significato di νομος con e senza l'articolo. Nella sezione precedente era la Legge mosaica che era particolarmente in vista, ed è l'idea di essere peccato che viene ripudiata con tanta indignazione all'inizio di questo versetto. Cantici anche, alla fine, la Legge di Mosè è indicata come proibizione della lussuria. Da qui l'articolo in entrambi i casi. Ma nella frase intermedia, ει μα δια νομον, è il principio di diritto in generale che si riferisce alla divulgazione del peccato. L'affermazione di επιθυμια come reso noto dalla Legge sembra avere un significato che va oltre quello di essere un particolare esempio di peccato reso così noto. Può implicare che la stessa propensione al male, che è la radice del peccato, sia quindi resa nota solo come peccaminosa. Il riferimento è, naturalmente, al decimo comandamento. Senza di essa gli uomini non sarebbero stati consapevoli della peccaminosità dei desideri così come delle azioni, e quindi, dopo tutto, non avrebbero avuto familiarità con l'essenza del peccato. Inoltre, possiamo supporre che non sia senza scopo che l'apostolo vari i suoi verbi che esprimono il conoscere, τηαν ουκ εγνων, e απιθυμιαν ουκ ηδειν Εγνων majus est, ηδειν minus. Hinc posterius, cure etiam minor gradus negatur, est in incrementi" Bengel. Εγνων può esprimere una conoscenza personale dell'opera e del potere del peccato; ηδειν, non più di quanto si conosca la concupiscenza come peccato. Se è così, ciò non implica di per sé qualunque cosa possa sembrare il caso nel Versetto 8, di cui sotto che la Legge eccita la concupiscenza, nel senso che io non avrei concupito come faccio se la Legge non mi avesse proibito di concupire

Conoscenza del peccato mediante la Legge

Sebbene l'apostolo mirasse in questa epistola a dimostrare che la Legge da sola non era in grado e non era adatta ad assicurare la salvezza degli uomini, è evidente sia che egli onorava la Legge come espressione del carattere e della volontà divina, sia che la considerava, da un punto di vista cristiano, come un adempimento di uno scopo molto importante. Specialmente in questo versetto egli espone la Legge come risvegliatore della coscienza del peccato, e quindi prepara la via per l'introduzione del vangelo, sia nell'ordine delle dispensazioni divine che nel corso dell'esperienza individuale. La sua storia spirituale è rappresentata come tipica: "Non avevo conosciuto il peccato, ma per mezzo della Legge"

LA LEGGE È LA RIVELAZIONE DELLA VOLONTÀ SUPERIORE AL SUDDITO E DELLA VOLONTÀ INFERIORE. C'è un senso in cui la parola "legge" è comunemente usata nell'esposizione della scienza fisica; è in tali connessioni equivalente all'uniformità dell'antecedenza e della sequenza. Ma questo, sebbene sia un uso appropriato del termine, è secondario e figurativo; Parte della connotazione è intenzionalmente abbandonata. Il significato più cadente della legge si vede quando il riferimento è al requisito di certi modi di azione; e quando la richiesta è fatta da qualcuno che ha il giusto diritto di farla, una giusta pretesa sulla sottomissione e l'obbedienza di coloro a cui è rivolto il comando. La superiorità del Legislatore non risiede semplicemente nel potere fisico, ma nel carattere morale e nell'autorità

II L'ESSERE SOTTO TALE LEGGE IMPLICA IL POSSESSO DI UNA NATURA INTELLIGENTE E VOLONTARIA. Gli animali inferiori non sono, nel senso proprio del termine, sotto la legge. Né lo sono i bambini, o gli idioti, o chiunque la cui natura morale non sia sviluppata. L'uomo, in quanto essere intelligente, può apprendere la legge; in quanto essere attivo e volontario, può obbedire alla legge. Kant ha messo la questione in una luce molto sorprendente e molto giusta, dicendo che, mentre la creazione non intelligente agisce secondo la legge, un essere intelligente ha la prerogativa di agire secondo la rappresentazione della legge; cioè può capire, adottare consapevolmente e obbedire volontariamente e senza costrizioni alla legge. La libertà è il potere di obbedire o di disobbedire

III IN PROPORZIONE ALLA DETERMINATEZZA DELLA LEGGE È LA MISURA DELLA RESPONSABILITÀ CHE SI ATTIENE A COLORO CHE SONO SOGGETTI AD ESSA. Limitando l'attenzione agli esseri umani dotati di pensiero, ragione e volontà, non possiamo non rilevare gradi di familiarità con la rivelazione che in vari modi è concessa alla razza. Ci sono quelli, come per esempio i selvaggi non istruiti, e i "vagabondi e smarriti" di una comunità civile, la cui conoscenza della volontà divina è molto imperfetta e molto indistinta. Tale era il caso nei secoli passati dei Gentili in confronto agli Ebrei altamente favoriti. Ora, il nostro Salvatore stesso e, seguendo il suo insegnamento, gli apostoli ispirati, hanno chiaramente insegnato che la responsabilità varia con la conoscenza e l'opportunità

IV D'ALTRA PARTE, IL POSSESSO DI UNA LEGGE ESPRESSA E VERBALE COMPORTA UNA MAGGIORE RESPONSABILITÀ. Quando la conoscenza del dovere è chiara, la defezione e la ribellione si aggravano nella colpa. Il peccato di trasgressione aumenta quanto più luminosa è la luce contro cui si pecca. Questo fu il caso dei Giudei, che erano degni di una condanna più severa dei Gentili, dove entrambi erano disubbidienti. Comparativamente, conoscevano il peccato solo coloro che conoscevano la Legge mediante la quale il peccato è proibito. È vero, c'è una coscienza generale, contro la quale anche i trasgressori non illuminati sono trasgressori; ma sono i peggiori colpevoli coloro che, avendo la luce, non vi camminano

V COSÌ LA LEGGE, RIVELANDO UN LIVELLO PIÙ ELEVATO DI DOVERE, E RENDENDO IL PECCATO "ESTREMAMENTE PECCAMINOSO", PREPARA LA VIA PER L'INTRODUZIONE DEL DIVINO VANGELO DELLA SALVEZZA E DELLA VITA. L'apostolo afferma che, se non fosse stato per la Legge, non avrebbe conosciuto il peccato, cioè in modo comparativo. Se questo fosse stato tutto, avrebbe avuto poche ragioni per ringraziare la Legge. Ma, in realtà, la Legge, provando la santità e la giustizia di Dio, e l'impotenza dell'uomo ad obbedire, servì a rendere doppiamente gradita l'introduzione di una nuova dispensazione, quella della grazia. Gli uomini furono portati a sentire il bisogno di un Salvatore e, quando quel Salvatore venne, a riceverlo con alacrità e gratitudine, e ad usare i mezzi prescritti per sfuggire alle pene della Legge e godere delle benedizioni della salvezza eterna

Versetti 7-13.- La Legge è peccato?

"Le passioni peccaminose, che erano per mezzo della Legge" Versetto 5. Che cosa produce la Legge in questo modo? La LEGGE è PECCATO? No, non può essere; Al contrario, tutti noi lo riconosciamo, senza discutere, come "santo", e ogni comandamento separato che dà come "santo, giusto e buono". Tuttavia, anche la santa Legge ha relazioni particolari con lo sviluppo del peccato; e sono questi: la Legge rivela il peccato; la Legge diventa, per un uomo peccatore, un eccitatore per ulteriori peccati

LA LEGGE COME PECCATO RIVELATORE. "Poiché", dice l'apostolo, "non avevo conosciuto il peccato, se non per mezzo della Legge; Non avevo conosciuto la concupiscenza, se la Legge non aveva detto: Non concupire". Qui abbiamo un principio generale e un esempio speciale. La legge, dicendo: "Non devi", porta a casa nella nostra coscienza la consapevolezza che certe tendenze, che prima avevamo seguito inconsciamente, sono sbagliate; i singoli comandamenti della Legge imprimono questo carattere di ingiustizia a ciascuna tendenza separata. Così impariamo le grandi distinzioni di giusto e sbagliato; particolari distinzioni in casi particolari. Per noi, quindi, come creature decadute, c'è una grande rivelazione del torto. Quando la Legge parla per la prima volta, ci svegliamo e ci ritroviamo peccatori, cioè morti! Fino ad allora? Vivo, senza legge; Sì, come le bestie brute sono vive, non essendo consapevoli di alcuna disarmonia o disordine morale. Possono bramare, lottare e combattere, ma per loro questo non è sbagliato; La legge tace, e quindi il peccato, nel suo carattere riconosciuto, non è, è morto. Cantici con noi. Ma la legge viene; il peccato rianima; si muore!

II LA LEGGE COME ECCITANTE AL PECCATO. Per le creature innocenti la legge sarebbe direttiva e restrittiva; Per le creature corrotte è irritante e incentiva a focolai ancora peggiori. Illustra, cavallo indisciplinato. Il solo frenare lo fa scaturire più furiosamente. Il peccato cantici opera in noi, attraverso il comandamento, ogni sorta di concupiscenza. E certamente nulla mostra l'estrema peccaminosità del peccato in modo più evidente di questo, che una Legge che è riconosciuta come santa e buona dovrebbe essere il mezzo per renderlo più dilagante e riottoso! Il peccato opera la morte "per mezzo del bene". E noi, intanto? Uccisi] uccisi, affinché possiamo desiderare una vita migliore. La legge è la preparazione necessaria per il riscatto

Ma quando si realizzano queste esperienze successive? Quand'è che siamo "vivi senza legge"? Nei giorni dell'infanzia irresponsabile, quando siamo peccatori davvero, ma inconsciamente peccatori, cedendo alla tendenza sbagliata proprio come cediamo alla destra, non sapendo, non riflettendo. Più o meno, anche se solo parzialmente, questo è il caso anche tra i pagani non istruiti; solo in parte, perché c'è una legge scritta nel cuore. In una certa misura è il caso anche tra gli illuminati, anche tra i rigenerati; poiché è solo a poco a poco che la Legge di Cristo ci dispiega la sua sublime perfezione. E quando, e fino a che punto, siamo morti, quando il peccato risorge? Man mano che l'infanzia si sviluppa in una vita più piena, la Legge all'esterno risveglia la legge interiore. Inoltre, come ai pagani, ai non istruiti, viene insegnata la verità più completa. E, secondo quanto sopra, come il Cristo ci rivela la sua perfezione, e noi non rispondiamo subito. Ed è così che "Coloro che desiderano servirti meglio sono consapevoli della maggior parte del torto interiore"

Ma "egli dà più grazia!" -T.F.L

Versetti 7-11.- La conoscenza del peccato attraverso la Legge

Il linguaggio forte con cui l'apostolo esultava per la liberazione del credente dalla Legge potrebbe essere facilmente frainteso e offendere i lettori ebrei. Sembrava gettare l'onere della schiavitù e della morte dell'uomo interamente sulla Legge Sinaitica. Per ovviare all'equivoco, egli entra quindi in un esame dettagliato del rapporto tra peccato e Legge. Egli insiste sul fatto che il Giuncamento della Legge rivela il peccato, la causa secondaria, non primaria, del peccato

LA LEGGE MANIFESTA L'ESISTENZA DEL PECCATO. "Non avevo conosciuto il peccato, se non per mezzo della Legge". Il decimo comandamento è scelto come un particolare esempio di legge. La proibizione della concupiscenza mette in luce la perversità della natura umana, che si ribella all'idea di una cosa proibita, e anela a compiere l'azione riprovata. Non sappiamo dell'esistenza della corrente finché non mettiamo qualche barriera sulla strada; Poi il torrente infuria per superare l'ostacolo. Un precetto provoca all'attività l'egoismo dormiente; Il peccato "rianima". A parte una legge, avevamo peccato senza renderci conto che era peccato

II LA LEGGE MOSTRA LA FORZA DEL PECCATO. Dobbiamo distinguere tra l'agente e l'occasione. Il comandamento fornisce un'opportunità di cui gli appetiti peccaminosi si avvalgono prontamente per suggerire la disobbedienza. E misuriamo meglio la potenza della marea quando proviamo a nuotare contro di essa. Il peccato ci spinge in avanti contro i limiti che la legge ha stabilito, e nelle nostre vane lotte per controllare l'impulso peccaminoso impariamo quanto sia potente il peccato interiore. Avevamo pensato che fosse facile controllare le nostre inclinazioni fino all'inizio del conflitto

III LA LEGGE SMASCHERA L'INGANNO DEL PECCATO. "Il peccato mi ha sedotto per mezzo del comandamento" Revised Version. Le promesse del peccato sono sempre giuste agli occhi e alle orecchie: "Sarete come dèi". Ma l'esperienza rivela il fatto che il peccato ci fa del male. È un mostro traditore che tratta con noi come Ioab fece con Amasa; ci bacia e pugnala le nostre anime. Il frutto, così dolce e gradevole, si trasforma in fiele e assenzio. Il peccato pretende di legare le ali all'anima, ma in realtà la sta caricando di catene

L'operazione che doveva eliminare la nostra vista l'ha distrutta. Tutto il peccato non è brutto in superficie. Come alcune malattie e escrescenze parassitarie, appare con una luminosità illusoria per farsi beffe delle nostre speranze

IV LA LEGGE MOSTRA GLI EFFETTI FATALI DEL PECCATO. "Mi ha ucciso." "Il comandamento che era destinato alla vita, ho scoperto che era fino alla morte". Impara l'abominevolezza del peccato che inquina il puro flusso della santa ingiunzione in un fiume avvelenante e trasforma il fuoco ispiratore della Parola Divina in una conflagrazione distruttiva. Nella morte fisica che accompagna così tanti corsi viziosi, vediamo un'analogia della morte morale con cui il peccato visita l'umanità. Come un raggio di luce rende visibili i granelli nell'atmosfera, così il comandamento di Dio ci scopre i movimenti miasmatici peccaminosi della carne. Confessiamo la perdita del senso del favore di Dio e della giusta pace nell'anima. Spingere il peccato alle sue conseguenze finali per giudicare l'enormità di un singolo atto. Dai suoi frutti riconosciamo il peccato. Rende schiava l'anima e la costringe a fare ciò che non vorrebbe, così che gli uomini gemono sotto l'oppressione disperata. Così la Legge adempie il suo scopo nella manifestazione del peccato, e alla fine conduce alla liberazione della fede. Il peccato supera se stesso, ed è sollevato con il suo stesso petardo. Sentendo l'opera della morte e temendo la contesa, invochiamo a colui che "si è manifestato affinché distruggesse le opere del diavolo". Poiché la Legge non era in grado di produrre santità, era necessaria un'altra dispensazione, introdotta da Cristo, che reca la "legge dello Spirito di vita" e la pace. - S.R.A

Versetti 7-13.- L'opera della Legge nel risveglio dell'anima

Dopo l'affermazione generale sui due matrimoni dell'anima, l'apostolo procede a mostrare l'anima nel suo stato non rigenerato, e come è risvegliata attraverso la Legge al senso della sua colpa e del suo pericolo. Nella sezione che abbiamo davanti abbiamo l'anima presentata nel suo stato di sicurezza, e poi che passa nel suo stato di allarme. La sezione successiva, come vedremo, presenta l'anima nella sua condizione rigenerata, che lotta con successo contro la corruzione che le rimane. Guardiamo, allora, a

IO LA SICUREZZA DELL'ANIMA SOTTO IL PECCATO. Vengono suggerite due idee distinte riguardo a questo stato: primo, che il peccato senza Legge è "morto", con il che l'apostolo intende che giace in uno stato di latenza o dormienza, e non è stimolato a una lotta attiva; in secondo luogo, l'anima prima dell'avvento della Legge è "viva", cioè apparentemente viva, e si immagina altrettanto buona e benestante quanto i suoi simili. Vive secondo i suoi istinti, eppure non ha idea della colpa di farlo, Deuteronomio Rougemont, "è egoista, dedito all'appetito gourmand, crudele, odioso, liberamente e ingenuamente; Non immagina di sbagliare nel seguire i suoi istinti naturali, e mentre soddisfa le sue passioni senza rimorsi, è contento, vive". È stato detto molto appropriatamente: "L'incredulità nella Legge è comune quanto l'incredulità nel vangelo. Se gli uomini credono al Vangelo, ne sentono presto il potere. Cantici della Legge; Se ci credono veramente, sentiranno il potere della sua voce di condanna. Non si può trovare nessuno che neghi di aver peccato. Che un uomo, dunque, creda soltanto, in realtà, che la morte eterna è, secondo la Legge di Dio, annessa al suo peccato come punizione, e avrà paura: il suo cuore sprofonderà dentro di lui. Non avrà riposo, avrà spaventosi presentimenti d'ira; e se questo non è il caso, allora chiaramente non crede alla Legge... Ascoltare la Legge, e tuttavia essere speranzoso, allegro e indifferente come se la Legge fosse una favola oziosa o un semplice uomo di paglia, ciò mostra un miserabile stato di cecità e mancanza di sentimento, uno stato che può essere spiegato solo dal fatto che la Legge non è accreditata, che le sue minacce non sono affatto credute". Come, questo stato di sicurezza sotto il peccato è un pericolo così come una colpa. È un sonno sull'orlo di un precipizio, un sonno sopra una miniera, una mera danza di morte. Prima finisce, meglio è. Consideriamo, quindi

II IL RISVEGLIO DELL'ANIMA ATTRAVERSO LA LEGGE. La Legge giunge reclamando considerazione e fede, e nel momento in cui la riceviamo in buona fede, il senso di sicurezza è finito. Ora, mediante la Legge l'apostolo ha in vista il Decalogo, e qui rivolge particolare attenzione al decimo comandamento e alla sua proibitiva concupiscenza o "concupiscenza" επιθυμια. È, infatti, il cavaliere spirituale di tutta la Legge, che porta il ricevente della Legge nella regione del cuore, e indaga come sono regolati i suoi desideri e le sue passioni. Un fariseo, come lo era stato san Paolo, poteva contemplare con compiacimento gli altri comandamenti e considerare se stesso come se li avesse osservati fin dalla sua giovinezza, cioè, naturalmente, per quanto riguarda l'atto esteriore e palese. Ma nel momento in cui entra in vigore il decimo comandamento per proibire il "desiderio" di carattere egoistico, l'autocompiacimento viene raso alla polvere e inizia la vera convinzione. Ecco, dunque, il primo passo verso il risveglio dell'anima, quando la Legge scruta il cuore con la sua candela accesa e smaschera i "desideri" egoistici che stanno dietro a tutti gli atti overt. Non solo, ma, in secondo luogo, la Legge diventa l'occasione, non la causa, dell'intensificazione della lussuria, "ogni sorta di concupiscenza" πασαν επιθυμιαν. Per contrarietà, l'anima diventa più disposta ai "desideri" che sono stati proibiti. Il sacro comandamento evoca una resistenza empia. Il peccato si intensifica attraverso la denuncia stessa che la Legge contiene. E poi, in terzo luogo, l'anima realizza attraverso la Legge la sua morte nel peccato. Perché, come ha osservato ancora uno già citato, "la Legge non solo ci mostra il nostro peccato, ma ci fa sentire perduti, come morti. Un uomo è in una stanza durante il buio; Non vede nulla, ma immagina di essere al sicuro. Agisce lungo l'alba del giorno. Attraverso la finestra del suo appartamento entra la luce del sole; ed ecco, egli si trova, sebbene non lo sapesse fino ad ora, in mezzo a bestie feroci che, come lui, hanno dormito. Si svegliano e assumono un aspetto minaccioso. C'è un serpente, che srotola la sua orribile lunghezza, e lì una tigre, che attende l'opportunità di una molla fatale. La luce è arrivata, e l'uomo ora vede il suo pericolo: non è che un uomo morto. Così, quando la Legge viene, si vede la colpa ora nella vita passata, in ogni parte di essa. Si avverte ora il peccato nell'attuale condizione del cuore. In ogni momento c'è una scoperta del peccato. Tutto ciò che è passato e presente grida, per così dire, vendetta. La morte lo guarda dappertutto in faccia"

III LA LEGGE RIVELA COSÌ LA VERA NATURA DEL PECCATO. Come disposizione egoistica, all'anima non risvegliata sembra un semplice "prendersi cura del numero uno", come dice il mondo. Ma la Legge viene con la sua luce penetrante, ed ecco, il peccato si rivela nemico dei nostri veri interessi. Si oppone al nostro benessere; prende la Legge e la usa come un'arma contro di noi. In breve, scopriamo che l'egoismo in qualsiasi forma è un ammutinamento contro il vero benessere dell'anima. Scopriamo di essere ingannati e ingannati dal peccato; che tutto questo egocentrismo è un tradimento dei veri interessi interiori. Non solo, ma l'intensificazione del peccato attraverso l'avvento della Legge ci porta a considerarlo giustamente come "estremamente peccaminoso" καθ υπερβολης. Quanto deve essere terribile e maligno il peccato, quando prende una Legge buona e santa e opera la morte nell'anima!

Abbiamo così posto davanti a noi ciò che la Legge può fare. Può spezzare il nostro rifugio di menzogne in cui confidavamo; può risvegliare l'anima al senso del suo peccato e del suo pericolo; ma non può darci né "la remissione dei nostri peccati né lo Spirito Santo". La salvezza deve venire da una fonte più alta della Legge. Viene dal Salvatore, che ha soddisfatto le esigenze della Legge e ci offre la liberazione in se stesso. La Legge serve al suo scopo, quindi, quando, come maestro di scuola, ci conduce a Cristo affinché possiamo essere giustificati mediante la fede. Possiamo noi essere condotti dalla Legge a colui che può salvarci da tutti i nostri peccati! - R.M.E

8 Ma il peccato, cogliendo l'occasione, ha operato in me ogni sorta di concupiscenza o di concupiscenza, perché senza o senza l'essa- legge il peccato è morto. Qui, come in Romani 5,12 segg., il peccato è personificato come una potenza, antagonista alla Legge di Dio, che è stata introdotta nel mondo dell'uomo, causando la morte. In Romani 5 la sua prima introduzione si trova nel racconto scritturale della trasgressione di Adamo. Da allora è sempre stato nel mondo, come è evidenziato dalla continuazione del regno della morte che ora viene a tutti gli uomini Versetti 13, 14. Ma è solo quando gli uomini, attraverso la legge, sanno che è peccato, che viene imputato Versetto 13, e così li uccide spiritualmente. A parte la legge, è come morta per quanto riguarda il suo potere di uccidere sull'anima. È qui considerato come un nemico vigilante, che coglie l'occasione per uccidere che gli viene offerta quando entra in vigore la legge. Si può osservare qui che, sebbene non sia facile definire esattamente in tutti i casi ciò che San Paolo intende per morte, è evidente che in questo luogo egli intende più della morte fisica che sembrava, almeno a prima vista, essere riferita esclusivamente in Romani 5. Poiché tutti muoiono nell'ultimo senso della parola, ma solo coloro che peccano con la conoscenza della legge nel senso qui inteso, vedi anche nota su Romani 5:12 La maggior parte dei commentatori suppone che l'espressione κατειργασατο in questo versetto significhi non solo che "il comandamento" ha fatto emergere la concupiscenza come peccato, ma anche che ha provocato esso, secondo la pretesa tendenza della natura umana a desiderare ancora di più ciò che è proibito; Nitimur in vetitum semper, cupimusque negata. Che si abbia o meno questa tendenza nella misura a volte supposta, il contesto certamente non richiede né suggerisce la concezione, né qui né nei Versetti. 5 e 7. È vero, tuttavia, che il linguaggio dei Versetti, 5 e 8, lo suggerisce di per sé. Contro di essa c'è la ragione che segue; "Perché senza legge il peccato è morto", il che difficilmente può significare come sembrerebbe richiedere in tal caso la forte parola νεκρα che la concupiscenza stessa sia del tutto dormiente fino a quando la proibizione non la eccita. Calvino interpreta κατειργασατο così: "Detexit in me omnem concupiscentiam; quae, dum lateret, quo-dammodo nulla esse videbatur; " e su αμαρτια νεκρα osserva: "Clarissime exprimit quem sensum habeant superiora. Perinde enim est ac si diceret, sepnltam esse sine Legs peccati notitiam."

9 Versetti 9-11.Una volta, infatti, ero vivo senza la legge, ma quando venne il comandamento, il peccato si rianimò, e io morii. E il comandamento, che era per la vita, l'ho trovato per la morte, perché il peccato, cogliendo l'occasione, mi ha sedotto per mezzo del comandamento e per mezzo di esso mi ha ucciso. Se, dicendo "Una volta ero vivo", lo scrittore ricorda la propria esperienza, il riferimento può essere al tempo dell'innocenza dell'infanzia, prima che avesse una coscienza distinta dei comandamenti della legge. O può darsi che egli stia solo immaginando uno stato possibile senza alcuna coscienza della legge, in modo da far emergere con più forza l'operato della legge. Sulla deriva generale del Versetto 9, Calvino dice seccamente: "Mors peccati vita est hominis: rursum vita peccati mors hominis". Nel Versetto 11 la concezione dell'azione del peccato è la stessa del Versetto 8; ma il verbo ora usato è εξηπατησε, con ovvio riferimento alla tentazione di Eva, che si ritiene rappresenti la nostra Confronta 2Corinzi 11:3 L'opinione sull'origine del peccato umano presentataci nella Genesi è che l'uomo all'inizio visse in pace con Dio, ma che il comandamento: "Non ne mangiare, per non morire, " fu sfruttato dal "serpente" che risponde a αμαρτια personificato nel passaggio davanti a noi, ispirando lussuria peccaminosa; e che così il comandamento cioè la legge, sebbene in se stesso santo, divenne l'occasione del peccato, e della morte come sua conseguenza; e inoltre, che tutto ciò avvenne attraverso l'illusione εξηπατησε. La cosa desiderata non era veramente buona per l'uomo; Ma l'επιθυμια ispirato dal tentatore ha fatto sì che lo sembrasse. Un grande scopo della grazia rigenerante è dissipare questa illusione; per riportarci alla vera visione delle cose come sono, e quindi alla pace con Dio. Così, in parte, l'apostolo ci insegna a considerare l'imperscrutabile mistero del peccato, e il rimedio per esso in Cristo

12 Versetti 12, 13.- Cantici che la Legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono. Ciò che è buono è forse divenuto per me morte? Dio non voglia. Ma il peccato, affinché appaia peccato, per mezzo di ciò che è buono mi opera la morte; affinché il peccato possa diventare estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento. La domanda di Versetto 7, "La Legge è peccato?" ha ora trovato risposta fino a questo punto: che, lungi dall'essere così, il comandamento era in sé "per la vita", Confronta Levitico 18:5 Romani 10:5 solo che il peccato ne ha preso occasione, e così ha avuto il potere di uccidere. Ma sembrerebbe ancora che la legge sia stata in ultima analisi la causa della morte. Era, quindi, il suo scopo e il suo effetto, dopo tutto, mortali? perché, sebbene non sia peccato, sembra che sia stata la morte per noi. No, gli viene risposto; Via il pensiero! Il suo effetto era solo quello di rivelare il peccato nella sua vera luce; era solo la lancia di un Ithuriel 'Par. Lost', vol. 4, che portava alla luce e smascherava la cosa mortale che prima era latente. E come è esposto altrove nel perseguimento della linea di pensiero il suo effetto alla fine fu realmente "per la vita", poiché il suo risveglio del senso del peccato, e del desiderio di redenzione da esso, fu la preparazione necessaria per tale redenzione Confronta Galati 3:19 - , sez

14 Perché noi sappiamo tutti ne siamo già consapevoli, lo riconosciamo come un principio, non possiamo certo averne alcun dubbio; Confronta Romani 2:2; 3:10 che la Legge è spirituale: ma io sono carnale, venduto sotto il peccato. L'affermazione del versetto 12 è qui in effetti ripetuta come una affermazione che non può essere contraddetta rispetto alla Legge, ma con l'uso ora dell'epiteto πνευματικος; e questo in opposizione al fatto che io stesso sia σαρκινος. La nuova parola, πνευματικος, vuole evidentemente esprimere un'ulteriore idea rispetto al diritto, adatta alla linea di pensiero che si sta per seguire. Senza indugiare a menzionare le varie suggerimenti di vari commentatori circa il senso in cui la Legge è qui chiamata spirituale, possiamo offrire le seguenti considerazioni in elucidazione. Πνευμα e σαρξ sono, come è ben noto, costantemente contrapposti nel Nuovo Testamento. Il primo a volte denota lo "Spirito Santo di Dio", e a volte quella parte più alta in noi stessi che è in contatto con lo Spirito Divino. Σαρξ, sebbene possa, in conformità con il suo significato originale, talvolta denotare la nostra mera organizzazione corporea, è di solito usato per esprimere tutta la nostra attuale costituzione umana, sia mentale che corporea, considerata come separata dal πνευμα. Quando San Paolo in un punto distingue gli elementi costitutivi della natura umana, parla di πνευμα ψυχη, e σωμα 1Tessalonicesi 5:23 Lì ψυχη sembra denotare la vita animale o l'anima che anima il σωμα ai fini della mera vita umana, ma distinto dal πνευμα, che lo associa alla vita divina. Di solito, tuttavia, si parla solo di πνευμα e σαρξ; così che il termine σαρξ sembra includere il ψυχη, esprimendo tutta la nostra debole natura umana ora, a parte il πνευμα, che ci collega con Dio, vedi Galati 5:17 - , ss. Che in questo e in altri passaggi σαρξ non significhi solo la nostra mera organizzazione corporea, è ulteriormente evidente dai peccati non dovuti a mere concupiscenze corporali, come la mancanza di affetto, odio, invidia, orgoglio: essere chiamati "opere della carne" Confronta Galati 5:19-22 1Corinzi 3:3 Che cosa si intende, dunque, con l'aggettivo πνευματικος? Applicato all'uomo, è, in 1Corinzi 3:2,3, opposto a σαρκικο o σαρκινος, e in 1Corinzi 2:14, a ψυχικος; Giuda 19 quest'ultima parola sembra significare colui in cui domina il ψυχη come sopra inteso, e non il πνευμα. Inoltre, San Paolo 1Corinzi 15:44 parla di un σωμα ψυχικο e di un πνευματικον, che significano con il primo un caseggiato adatto e adeguato alla mera vita psichica, e con il secondo un nuovo organismo adattato alla vita superiore dello spirito, come speriamo di avere in seguito; e nello stesso passo usa i neutri: το ψυχικο e το πνευματικον, con riferimento al "primo Adamo", che fu creato, o divenne εγενετο εις ψυχη, e "l'ultimo Adamo", che fu fatto εις πνευμα ζωοποιουν. Così πμευμα, generalmente, denota il Divino, che l'uomo apprende e a cui aspira, anzi, in cui egli stesso ha una parte in virtù dell'originale soffio in lui dell'alito della vita πνοη direttamente da Dio, Genesi 3:7 per mezzo del quale divenne un'anima vivente εγενετο εις ψυχην ai fini della sua vita mondana a sua volta superiore a quella dei bruti, ma conservava anche una parte del πνευμα divino che lo collegava a Dio, e capace di essere vivificato in modo da essere il principio dominante del suo essere attraverso il contatto con il πνευμα ζωοποιουν. Sembra che la Legge sia qui chiamata πνευματικος, in quanto appartenente alla sfera divina delle cose ed espressiva dell'ordine divino. "La Legge, sia la legge morale in seno all'uomo, sia l'espressione di questa legge nel Decalogo, è, come Agostino la esprime profondamente, una rivelazione dell'ordine superiore delle cose fondato sull'essere di Dio. È quindi un πνευματικον" Tholuck. Ma l'uomo τεγω δε, sebbene sia ancora in grado di ammirare, anzi, di dilettarsi e di aspirare a questo ordine superiore, non può ancora conformarsi ad esso a causa del σαρξ, infettato dal peccato, che attualmente lo affascina: Εγω δε σαρκινονος υπο τηαν. Così viene opportunamente introdotta l'analisi della coscienza umana in riferimento al diritto che segue. La parola σαρκινο che, piuttosto che σαρκικος, è la lettura meglio supportata può essere usata per esprimere semplicemente la nostra costituzione attuale -- il nostro essere di carne -- in modo da spiegare la nostra incapacità, piuttosto che il nostro essere carnali, o di mente carnale, come σαρκικος implicherebbe. In altri due passaggi 1Corinzi 3:1 e Ebrei 7:16 l'autorità è anche a favore di σαρκινο invece di σαρκικο come nel Textus Receptus. Tholuck, tuttavia, dubita che ci fosse, nell'uso comune, una distinzione tra il significato delle due forme. La parola πεπραμενος è significativa. Esso denota non il nostro essere stati originariamente schiavi vernae, ma il nostro essere stati venduti come schiavi capri. La schiavitù del peccato non è la condizione legittima della nostra natura. Noi siamo come gli Israeliti in Egitto, o come i prigionieri in Babilonia che si ricordarono di Sion. Da qui la possibilità di essere liberati, se sentiamo il peso della nostra schiavitù e desideriamo essere liberi, quando verrà il Liberatore

Versetti 14-25."Venduto sotto il peccato!"

Tale è il deplorevole risultato dell'azione della Legge di Dio sull'uomo: il peccato è fatto risaltare nero, in tutta la sua orrenda malvagità; anzi, sembra persino stimolato ad aumentare la malignità del lavoro. In che modo? A causa dell'intensa opposizione tra la santa Legge e una natura profana: "Poiché sappiamo che la Legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto sotto il peccato". Ma la natura dell'uomo non è priva di testimonianza per il Divino; lo spirituale è prigioniero, ma non distrutto; è capace di apprendere e desiderare, anche se non di proporre e compiere realmente il bene: e quindi, non c'è solo un conflitto tra la Legge spirituale e la natura carnale dell'uomo, come descritto sopra, ma tra la natura spirituale dell'uomo stesso, quando è vivificato dalla Legge spirituale, e quella natura carnale a cui è schiavo. Questi versetti raffigurano questa opposizione, e quindi abbiamo: il desiderio del bene; la sottomissione al male; Il conflitto senza speranza

IO IL DESIDERIO DEL BENE. Ripetutamente, in tutto questo passo, l'apostolo parla di coloro che sono toccati dall'azione vivificante della Legge come desiderosi del bene, e a metà lo tengono. Così, "Acconsento alla Legge che è buona"; "Il volere è presente in me"; "Mi diletto nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore"; "Con la mente servo la Legge di Dio". E questo non è forse confermato dalla nostra esperienza? La nostra stessa natura ci costringe ad approvare, ad ammirare, il bene. Abbiamo la testimonianza in noi stessi. Lo spirito fatto a immagine di Dio riconosce Dio. La luce della coscienza lotta verso l'alto verso la sua luce affine. Anzi, più di questo. Se non resistiamo ostinatamente, la bella immagine della bontà impone non solo la nostra approvazione, ma anche i nostri desideri. La volontà, schiava com'è, brama la libertà. Lo spirito sottomesso desidera ardentemente essere di nuovo in armonia con la Legge spirituale. Non è forse confermato anche dalla storia dell'umanità? Nel mondo antico, in mezzo a tutte le corruzioni del paganesimo, c'erano quelli che approvavano e desideravano il bene. Brillava davanti a loro nella sua affascinante bellezza, e i loro occhi erano fissi sulla sua bellezza, e le loro anime erano attratte dal desiderio verso di essa. Cantici è ancora. Il Cristo non attira forse lo sguardo, persino l'ammirazione, degli uomini peccatori? E non si agita in molti cuori peccatori il desiderio di essere uno con Cristo? Sì; la Legge spirituale attrae l'approvazione e il desiderio dello spirituale nell'uomo. L'Ego, il Sé, l'Io, desidera il bene

II LA SOGGEZIONE AL MALE. Ma il desiderio è realizzato? Ahimé! Desiderare il bene è solo realizzare più intensamente l'assoluta sottomissione al male. Lo spirito dell'uomo è schiavo della carne e, attraverso la carne, del peccato: "venduto sotto il peccato". Questo pensiero attraversa anche il brano. E la schiavitù è così abietta, che l'Ego non è che lo strumento impotente nelle mani del peccato. "Non sono più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me", è il lamento pronunciato tre volte dall'uomo prigioniero. E così i moti stessi della volontà si compiono in cieca sottomissione: "Quello che faccio non lo so". Sì, anche quando la volontà farebbe qualche dimostrazione di resistenza, è tutto vano. Perché la rigida legge che governa tutta la natura, fatta apparire tanto più rigida nella sua sfida a quell'altra santa legge di Dio, è: "A me che voglio fare il bene, il male è presente", sì, presente sempre, come un signore assoluto, beffardo. La storia del mondo non ha forse confermato queste cose? Ascolta le sue confessioni: Video meliora proboque, deteriora sequor; Nitimur in vetitum semper, cupimusque negata "Vedo le cose migliori, e le approvo; Seguo il peggio; " "Lottiamo sempre dietro a ciò che è proibito, e desideriamo le cose che ci sono negate": così parlavano i pagani, nel mondo antico. E non è ancora questa la nostra esperienza? Noi siamo "nella carne" e nella nostra carne "non abita nulla di buono". Questo è il nostro stato naturale

III IL CONFLITTO SENZA SPERANZA. E, stando così le cose, la nostra condizione non è forse di miseria, di disperazione? Guerra perpetua tra la legge della mente e la legge delle membra; tra lo spirito e la carne. Ma guerra senza speranza; il peccato, attraverso la carne, trionfante sempre, beffardamente trionfante. Sì, possiamo guardare, possiamo contorcerci nei nostri sforzi per fuggire; ma noi siamo legati, legati mani e piedi. E così il nostro stesso corpo, destinato ad essere lo strumento obbediente dello spirito governante, è diventato, per la supremazia del peccato, un signore bruto, ed è un "corpo di morte". Morte alla morte; L'oscurità è sempre più oscura: il conflitto non è forse senza speranza? non possiamo ben gridare: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà?"

Sì, senza speranza in se stesso; Nessuna vittoria in noi. Ma, grazie a Dio, c'è uno Più Potente, Gesù sì; ed egli è il nostro Aiutante, "potente per salvare"! - T.F.L

Versetti 14-25.- Il principio del progresso attraverso l'antagonismo

Nell'ultima sezione abbiamo visto come l'anima viene risvegliata attraverso la Legge. Questo lavoro della Legge è una necessità dei nostri tempi. E ora dobbiamo notare come l'anima sia tenuta sveglia dall'antagonismo che si verifica all'interno. Perché il vangelo non ha lo scopo di promuovere in nessun momento la soddisfazione di sé. Cantici, lungi da ciò, è un piano di subordinazione al suo legittimo Sovrano, il Salvatore. E così non solo siamo messi fuori dalla presunzione con noi stessi nella convinzione e nella conversione, ma tenuti fuori dalla presunzione dalla legge del progresso cristiano. In questa sezione, come in altre parti delle sue Epistole, l'apostolo rivela questa legge come quella dell'antagonismo. Lo Spirito danneggiato si dimostra uno Spirito militante. Le tendenze speciali nel cuore selvaggio dell'uomo sono affrontate e controllate dallo Spirito Santo, e a questa guerra interna il cristiano deve riconciliarsi. Infatti, egli non ha ragione fino a quando questa campagna dello Spirito non è iniziata. Ci aiuterà a trovare l'idea giusta per considerare la legge dell'antagonismo così come si applica nella sfera più ampia del cristianesimo. Alle tendenze speciali e indesiderabili da parte degli uomini, si troverà che il cristianesimo ha presentato un'opposizione tale che si è dimostrata vittoriosa a tempo debito. Devono bastare alcune illustrazioni importanti. Prendiamo, ad esempio, il caso di quei rozzi invasori che fecero a pezzi il potere della Roma imperiale. Li chiamiamo "Vandali". Ora erano soldati erranti, che amavano la guerra, ma odiavano il lavoro. Erano legati ai capi militari, e quindi erano una minaccia costante per la pace dell'Europa. Il problema per il cristianesimo di quella prima età era come frenare questa indole errante e oziosa e insediare i nomadi in Europa. E l'antagonismo necessario fu supplito al feudalesimo, con il quale i soldati furono trasformati in servi della gleba e uniti ai loro capi dalla mutua proprietà della terra. E si può dimostrare che da questo feudalesimo è scaturito il patriottismo moderno propriamente detto. In Grecia, per esempio, in epoca pagana tutto ciò che passava per patriottismo era l'amore per una città. A quanto pare nessun uomo aveva l'amore completo che può abbracciare un'intera terra. Erano spartani, o ateniesi, ma non patrioti in senso lato. Ma sulla scia del feudalesimo venne il vero patriottismo, e alla fine si formarono vaste nazioni pronte a morire per le loro patrie. Così il cristianesimo si oppose all'egoismo che era così dilagante nei tempi pagani. Ma sotto il feudalesimo sorse la servitù della gleba, che si rivelò solo un po' migliore della schiavitù pagana

In che modo il cristianesimo si è opposto a questi mali? Ora, la necessità dei servi della gleba sotto il feudalesimo e della schiavitù sotto il paganesimo è nata dall'idea maliziosa e sbagliata che il lavoro sia degradante. Di conseguenza, il cristianesimo nei secoli bui, che non erano così bui come alcuni uomini li fanno, si prefisse di consacrare il lavoro manuale con l'esempio dei monaci. Gli uomini devoti nelle case religiose resero sacro il lavoro manuale, l'agricoltura e il lavoro di ogni genere, e così prepararono la strada per il movimento industriale dei tempi successivi. A poco a poco si rese conto alla mente europea che non è una cosa nobile non avere nulla da fare al mondo, che non è una cosa degradante dover lavorare, e che il lavoro può e deve essere una cosa consacrata e nobile. Avendo così inimicato l'indolenza naturale degli uomini, il cristianesimo dovette poi combattere la sua riluttanza a pensare con la propria testa, e ciò avvenne attraverso la Riforma del sedicesimo secolo sotto Lutero. Il problema del sedicesimo secolo era quello di far sì che gli uomini, invece di lasciare ad altri il pensiero del piano di salvezza per loro, e come sacerdoti intraprendessero la loro salvezza, di riflettere sulla questione da soli, e di avere come loro Avvocato e Mediatore l'unico grande Sommo Sacerdote, Cristo Gesù. Lutero, nel suo commovente trattato sulla libertà dell'uomo cristiano Von der Freiheit einer Christen-Menschen, ha messo in evidenza nel suo modo ammirevole che ogni cristiano credente è egli stesso un sacerdote; e così ha affrancato le menti umane e ha dato dignità alla razza. Ora, questa legge dell'antagonismo, che abbiamo visto su larga scala nel cristianesimo, si troverà nell'esperienza individuale. Questa è evidentemente l'idea della presente sezione dell'Epistola. E qui notiamo

LA LEGGE DI DIO SI DIMOSTRA DELIZIOSA PER L'ANIMA CONVERTITA. Versetti 14, 22; L'apostolo mostra di essere giunto alla convinzione che "la Legge è spirituale", e poteva dire con semplice verità: "Mi diletto nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore. Questo è un grande risultato. Solo l'anima rinnovata può dirlo. Si vede che la Legge di Dio entra nei segreti stessi dell'anima, discerne i desideri e i motivi del cuore e fornisce lo standard perfetto. Fornisce l'ideale. Come la copia su rame in testa al libro di scrittura dello scolaro, la Legge di Dio è un ideale perfetto per ogni anima che lotta per stimolare il conseguimento. Il segreto del progresso nella calligrafia sta nell'avere la copia perfetta, non nell'avere lo standard abbassato. E così Dio ci fornisce nella sua Legge un perfetto e ideale standard di realizzazione, ed è una grande cosa guadagnata quando siamo stati condotti a dilettarci nella spiritualità, nella completezza e nella perfezione della Legge di Dio

II LA COSTANTE SENSAZIONE DI NON ESSERE ALL'ALTEZZA DELL'IDEALE, L'anima rinnovata sente che in qualche modo non può fare ciò che vorrebbe. Non colpisce mai il bersaglio. Il bene che aveva sperato di fare non è mai raggiunto; Il male che aveva sperato di evitare in qualche modo si compie. C'è un senso di fallimento dappertutto. Per tornare all'illustrazione a calligrafia, la copia risulta essere sempre molto diversa dall'originale. Ma lo scolaro, di conseguenza, non insiste nell'abbassare lo standard. Non insiste che il maestro gli scriva un titolo solo un po' meglio di quanto lui possa scrivere da solo, e quindi lo lasci migliorare per facili passi. Accetta saggiamente il modello perfetto di ciò che dovrebbe essere la calligrafia, e si lamenta di arrivare ad esso solo con passi molto lenti. Allo stesso modo, il sano senso di fallimento dimora nell'anima; la Legge perfetta si oppone al conseguimento imperfetto, e l'anima cammina molto dolcemente davanti al Signore, e si sforza di piacerGli

III LA CAUSA DEL FALLIMENTO SI TROVA NEL CORPO DELLA MORTE. La gioia per la Legge perfetta e il desiderio di essa sono accompagnati da un doloroso senso di un'altra legge che opera contro ciò che è buono. È chiamato "peccato", cioè peccato che dimora in lui. Si chiama "carne", quella parte carnale dell'uomo che milita contro ciò che è spirituale. È chiamata "una legge nelle nostre membra che combatte contro la legge della nostra mente". È chiamata "la legge del peccato", è chiamata "il corpo di questa morte" o "questo corpo di morte". Ora, quale guadagno è per noi sollevarci contro questa vecchia natura interiore, schierarci dalla parte di Dio contro di essa, scendere in campo contro questo vecchio io! Non abbiamo mai ragione finché con il pentimento non ci schieriamo dalla parte di Dio contro noi stessi. La vecchia natura deve essere crocifissa, uccisa, sconfitta. L'antagonismo è così iniziato. Scopriamo che non c'è motivo di incolpare i nostri progenitori, o le circostanze, o l'ambiente. Quello che dobbiamo fare è combattere il vecchio sé nell'interesse di Dio e di quel "sé migliore" che Egli ci ha dato

IV IN QUESTA GUERRA SANTA GESÙ CRISTO È L'UNICO LIBERATORE. L'apostolo era pronto a gridare nel suo antagonismo al peccato interiore: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte?" Più si progredisce, più intensa è l'antipatia per la natura malvagia che è in noi! Ma il Liberatore si trova in Gesù. Viene a dimorare dentro di noi e ad essere un "sé migliore". Egli abita in noi per mezzo del suo Spirito Santo, e questo Spirito non è solo militante, ma vittorioso. La mente è rafforzata, e la carne è combattuta, e il risultato è il progresso attraverso l'antagonismo. Seguiamo Cristo fino alla vittoria su noi stessi. - R.M.E

15 Versetti 15-25.-Perché ciò che faccio piuttosto, lavoro, o eseguo, o compio, κατεργαζομαι non lo so piuttosto che non lo permetto, come nella versione italiana, essendo questo il significato proprio del verbo γινωσκω. L'idea può essere che, quando sotto l'illusione del peccato faccio del male, non so cosa sto realizzando: perché non quello che vorrei, che faccio piuttosto, pratico; il verbo qui è πρασσω; ma quello che odio, lo faccio ποιω. Ma se ciò che non voglio che io faccia, acconsento alla Legge che sia buono καλος. Ora, dunque νυνι δε, non in senso temporale, ma nel senso, a seconda dei casi- non sono più io che lo opero κατεργαζομαι, come prima, ma il peccato che abita in me. Cantici infatti che in me cioè nella mia carne non abita il bene αγαθον: infatti il volere è presente presso di me, ma compiere κατεργαζεσθθαι ciò che è buono το καλον non lo è ου, piuttosto che ουχ αυρισκω come nel Textus Receptus, è la lettura meglio supportata. Per il bene αγαθον che vorrei non faccio οι ποιω, ma per il male che non voglio, che pratico πρασσω. Ma se ciò che io εγω, enfatico non voglio, che faccio ποιω, non sono più io εγω, di nuovo enfatico che lo lavoro κατεργαζομαι, ma il peccato che abita in me. Trovo allora la legge, che per me, che voglio fare il bene, è presente il male. Poiché io mi diletto nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore. Ma vedo una legge diversa nelle mie membra su ciò che si intende per "membra" μελεσι vedi nota sotto Romani 6:13 che combatte contro la legge della mia mente, e mi porta in schiavitù o, secondo alcune letture, con- la legge del peccato che è nelle mie membra. O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte? probabilmente nello stesso senso di "il corpo del peccato" in Romani 6:6 ; vedi nota su di esso. Tradurre certamente come nella versione inglese; non questo corpo di morte, come se significasse questo corpo mortale Grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. Cantici dunque con la mente io stesso servo la Legge di Dio; ma con la carne la legge del peccato. Nella nota introduttiva a tutta questa sezione Versetti, 7-25 è stata accennata la sua deriva generale. I seguenti commenti aggiuntivi possono spiegare ulteriormente la parte che inizia al Versetto 15

1 L'iniziale γαρ introduce la prova che εγω si trova nella condizione di cui si parla nella frase precedente, cioè "venduto sotto il peccato". Perché il significato è non sono forse uno schiavo, quando, come sento che è il mio caso, non sono il padrone di me stesso? Ma, osservate, lo stato che viene descritto è quello di uno schiavo riluttante; non di uno che ama la sua schiavitù e non ha alcun desiderio di essere libero. Si suppone che la coscienza protesti già, per opera della legge, contro il peccato; odiare la sua schiavitù; non volontariamente ad accondiscendere ad esso

2 La distinzione tra i verbi ποιω, πρασσω κατεργαζομαι, non osservata nella versione inglese, ma su cui è stata richiamata l'attenzione nella traduzione di cui sopra, ha il suo significato. L'attenzione ai luoghi in cui si verificano mostrerà la loro adeguatezza in ogni caso, denotando separatamente singoli atti, pratica abituale e lavoro, prestazione o realizzazione generale

3 La versione inglese è sbagliata nel rendere, nel Versetto 15, "Ciò che vorrei, che non faccio", in modo da rendere l'idea identica a quella del Versetto 19. Ci sono in realtà due affermazioni diverse nei due versetti: la prima, del fare ciò che non desideriamo fare; la seconda, quella di non fare ciò che desideriamo; e dopo ciascuno di essi si trae la stessa conclusione con le stesse parole, cioè che il peccato è il vero lavoratore κατεργαζομαι essendo qui la parola usata in modo appropriato

4 I principi contrastanti, o energie, della natura umana, tra i quali l'individuo εγω, che vuole e agisce, è qui considerato come distratto, sono il σαρξ in cui dimora il peccato che è stato spiegato sopra; vedi nota sotto Versetto 14 da un lato, e l'νους Versetto 23 dell'εσω ανθρωπος Versetto 22 dall'altro. L'εγω è identificato con l'εσω ανθρωπος, piuttosto che essere considerato come una personalità intermedia tra i due. Infatti si dice dappertutto che vuole il bene; e sebbene nel Versetto 14 si dica che è σαρκινος, e sebbene, nel Versetto 18, il bene non dimori in esso, tuttavia la prima di queste espressioni significa solo che è nella carne al presente, e quindi in schiavitù; e quest'ultimo è subito qualificato dall'addizione, τουτεστιν εν τη σαρκι μου; Non identifica l'εγω con il σαρξ. È, possiamo notare di sfuggita, questo εγω -- ο εσω ανθρωπος -- che è considerato come l'ascesa a una nuova vita con Cristo, in modo da diventare un uomo nuovo, liberato dalla schiavitù; quest'ultima espressione, naturalmente, implica un'idea diversa da quella dell' uomo interiore. Si deve notare, inoltre, che in tutta questa sezione a partire dal Versetto 7, non viene fatta alcuna distinzione come altrove da San Paolo tra πνευμα e σαρξ; l'idea di πνευμα, infatti, non c'entra affatto, se non per quanto riguarda la Legge, che si chiama πνευματικος. La ragione è che l'apostolo si limita qui a esaminare ciò che l'uomo, anche nel suo meglio, è nella sua mera natura umana; di ciò che gli osservatori riflessivi, anche se non teologi, possono percepire che egli sia. Si tratta di un'analisi filosofica più che teologica. È una domanda che potrebbe essere raccomandata ai filosofi pagani, alcuni dei quali, infatti, si sono espressi molto nello stesso senso. Quindi è solo in Romani 8, dove viene descritta la rigenerazione dell'uomo per mezzo del Divino, che viene mostrato il principio spirituale in se stesso, attraverso il quale egli è capace di tale rigenerazione. E si vedrà che è proprio questa idea di πνευμα che pervade tutto quel capitolo. Questa distinzione essenziale tra i due capitoli è di per sé sufficiente a confutare la teoria secondo cui lo stato rigenerato è descritto in Romani 7

5 I sensi in cui la parola νομος è usata in questo capitolo richiedono di essere percepiti e distinti, il suo significato abituale non è uniformemente mantenuto. C'è, tuttavia, sempre qualche espressione aggiunta per indicare qualsiasi nuova applicazione della parola. Lo troviamo

a nel suo senso usuale, con il significato usuale dell'assenza o della presenza dell'articolo, nei Versetti 7, 9, 12, 14, 16; e nel Versetto 22, sempre nello stesso senso, abbiamo "la Legge di Dio". Troviamo anche,

b in Versetto 23, "la legge della mia mente", per mezzo della quale mi diletto nella "Legge di Dio". Qui "legge" assume un senso diverso dall'altro, ma in cui la parola è spesso usata; come quando parliamo delle leggi della natura, avendo in vista non tanto un fiat esterno alla natura a cui la natura deve obbedire, quanto la regola uniforme secondo la quale la natura si trova ad operare. La parola latina norma esprime l'idea. Così "la legge della mia mente" significa la normale costituzione del mio sé superiore e migliore, per mezzo della quale non può che essere d'accordo con "la Legge di Dio". Allora

c abbiamo "la legge del peccato nelle mie membra"; cioè, in un senso simile, una regola o costituzione antagonista dominante nel mio σαρξ. Infine

d in Versetto 21, la legge generale in senso simile della mia complessa natura umana, che necessita di questo antagonismo: "la legge, che quando voglio fare il bene" secondo la legge della mente, "il male è presente in me" in virtù dell'altra legge. Gli antichi commentatori e altri sono rimasti molto perplessi sul significato del Versetto 21, dal prendere τομον all'inizio per indicare la Legge mosaica, come di solito fa νομος quando è preceduto dall'articolo. Ma non è così quando c'è qualcosa dopo di esso che denota un significato diverso; come c'è qui nella οτι alla fine del versetto, il che significa che, non come alcuni hanno capito perché

6 È stata riscontrata una difficoltà nella clausola conclusiva del Versetto 25, αρα ουν, ss. Segue l'espressione di ringraziamento, "Grazie a Dio", ss., che certamente introduceva il pensiero della liberazione dallo stato che era stato descritto; e quindi alcuni suppongono che questa clausola debba essere una continuazione di quel pensiero, e quindi debba essere presa come un'introduzione a Romani 8 piuttosto che un riassunto dell'argomento precedente. Si dice anche, a sostegno di questa opinione, che qui si esprime un'associazione più completa dell'εγω con la Legge di Dio di quanto fosse stato precedentemente accennato; αυτο è scritto invece di semplicemente εγω, e δουλευω è una parola più forte di συνηδομαι Versetto 22. Così il significato sarebbe: "Sebbene nella mia carne io serva ancora la legge del peccato il φρονημα σαρκος rimane ancora in me, nonostante la mia rigenerazione, tuttavia ora nel mio sé reale non solo approvo, ma sono sottomesso alla Legge di Dio". C'è, tuttavia, almeno da chiedersi se queste lievi differenze di espressione siano eccessive; e sia l'introduttivo αρα ουν che la forma della frase suggeriscono piuttosto che sia il risultato riassunto di Romani 7. L'enfasi aggiuntiva aggiunta a εγω che in verità era già stata enfatica e la sostituzione di δοελευω a συνηδομαι, possono servire solo a mettere in evidenza con maggiore forza, alla fine, ciò a cui era stato lo scopo dell'intero passaggio di condurre, cioè il vero sé dell'uomo, quando la coscienza è pienamente risvegliata, anela ed è pronto per la redenzione. Non c'è difficoltà a comprendere così la frase come sicuramente la intenderemmo naturalmente se non fosse per il precedente ringraziamento, se consideriamo il ringraziamento come un'esclamazione tra parentesi, anticipando per un momento il significato di Romani 8

Una tale esclamazione è caratteristica di San Paolo, e aggiunge vita al brano

18 Versetti 18-25.- Il conflitto interiore del cuore cristiano

Due forze lottano sempre per l'anima dell'uomo. Goethe, il poeta tedesco, ce lo ha immortalato nel suo grande dramma del "Faust", dove Mefistofele, il principe del male, tenta con troppo successo un essere umano sui sentieri della distruzione. Milton ce l'ha immortalata nella sua grande epopea, "Il paradiso perduto". Ma queste grandi poesie, dopo tutto, non sono altro che echi della storia della Caduta come ci viene raccontata nella Bibbia. Queste parole di San Paolo sono un'altra eco di quella storia della Caduta. Potrebbero essere state pronunciate da chiunque di noi. Che follia discutere la dottrina della depravazione umana come risultato della Caduta, quando ogni uomo ne porta la prova nel proprio petto! Grazie a Dio, c'è un Paradiso Riconquistato così come un Paradiso Perduto. C'è un potere del bene e del male che opera sul cuore umano. C'è "una potenza, non noi stessi, che contribuisce alla giustizia", e -- qualcosa di più di colui che usò quelle famose parole da esse rivolte -- essa è la potenza personale di un Salvatore personale, che scende in questo mondo peccaminoso, e cerca di sollevare gli uomini dalla loro condizione decaduta e perduta, con la potenza del suo crescione, per la potenza del suo amore e della sua misericordia divini, per la potenza della sua risurrezione, per la potenza del suo Spirito che opera sui loro cuori

IO UN DESIDERIO E UNA DELIZIA. San Paolo parla di se stesso come se avesse un desiderio per ciò che è buono. "Quando vorrei fare del bene" Versetto 21, cioè "quando voglio fare il bene", "quando voglio fare ciò che è giusto". Questo di per sé è un passo verso l'alto. Ma forse desiderate ciò che è giusto, eppure non siete cristiani. Paolo aveva qualcosa di più di questo desiderio di ciò che era giusto; ne traeva un piacere. "Mi diletto nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore" Versetto 22. Questo di per sé lo contraddistingue come un vero cristiano. Si compiace della Parola Divina, anche se essa gli rivela la peccaminosità del suo cuore. Si diletta nella Legge di Dio, perché gli mostra la volontà del Padre suo. Egli si compiace della Legge di Dio, perché gli mostra l'ideale del carattere umano, il livello di bene a cui desidera giungere. Ecco, dunque, la prova, la prova, di un vero cristiano. Quando ci dilettiamo nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore, facendone il nostro studio costante; quando umilmente, ma con sincera risolutezza, ci prefiggiamo di obbedire ai suoi precetti; Questa è la prova della natura rinnovata e dello spirito rigenerato. Ci dilettiamo nella Legge di Dio o troviamo che i comandi di Dio siano un peso? Il sabato è un piacere o è faticoso? I servizi della casa di Dio sono un piacere che non perderemmo se fosse possibile, un piacere in cui gettiamo tutte le nostre capacità ed energie; O sono una forma di routine che attraversiamo perché pensiamo di doverlo fare, una specie di compito freddo e poco interessante, che siamo ansiosi di superare il più presto possibile? E che ne è dei doveri della vita cristiana, del dovere della carità, del dovere del perdono, del dovere della liberalità? Se non ti diletti in queste cose, allora ci sono molte ragioni per dubitare che tu sia un cristiano

II CONFLITTO E PRIGIONIA. Paolo stava facendo un'analisi della propria mente. Era un'analisi completa, e lui ne ha lasciato una vera testimonianza. "Ma io vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra" Versetto 23. Sappiamo cosa è giusto, ma spesso non riusciamo a farlo. Probo meliora, deteriora sequor. Ma qualcuno potrebbe dire: questo conflitto con il peccato e la schiavitù ad esso non sono stati l'esperienza di un uomo veramente rigenerato. Non ci viene detto che "chi è nato da Dio non pecca"? Le precedenti affermazioni dell'apostolo sono una risposta a questo. Egli ci dice che egli si diletta nella Legge di Dio secondo l'uomo interiore, un'affermazione che nessuno, se non un vero cristiano, potrebbe fare. Il fatto è che l'apostolo Paolo non era un perfezionista. Non credeva nella perfezione senza peccato. Come ogni vero santo di Dio, più invecchiava e più diventava santo, più sentiva la propria peccaminosità. Più conosceva Cristo, meno pensava a se stesso. Fu un'esperienza umiliante, questo conflitto con il peccato e la sottomissione al suo potere. Tuttavia non dobbiamo supporre che quando l'apostolo disse: "Quando voglio fare il bene, il male è presente in me", intendesse dire che in ogni caso in cui voleva fare il bene gli era stato assolutamente impedito di realizzare il suo scopo, e trascinato via nel peccato positivo dalla corruzione che ancora lo attanagliava. Ciò che egli intende è evidentemente questo: che in tutti i suoi sforzi per fare la volontà di Dio, il potere del peccato interferiva a tal punto con i suoi sforzi che egli non poteva fare nulla come desiderava; che il potere del male sembrava pervadere tutta la sua vita e contaminare tutte le sue azioni, anche le migliori. Non è questa l'esperienza di ogni figlio di Dio? Chiunque ami e tema veramente Dio, e desideri servirLo, si proponga, ogni mattina della sua vita, di reprimere tutte le influenze peccaminose e di porre una tale guardia sui sentimenti, sul temperamento, sulle parole e sulle azioni durante il giorno in modo che non ci sia motivo di rimpianto o di pentimento la sera; e penso che si troverà che, Se l'opera di autoesame viene compiuta fedelmente e onestamente di notte, il linguaggio dell'apostolo descriverà accuratamente l'esperienza di tale persona: "Trovo una legge, secondo la quale, quando vorrei fare il bene, il male è presente in me"

III PROVA E TRIONFO Fu una grande prova per l'apostolo, questa presenza interiore e il potere del peccato. Sotto il suo potere, aggrappandosi costantemente a lui, come il cadavere che gli antichi usavano talvolta legare ai loro prigionieri, gridò: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?" Versetto 24. Questa stessa agonia dello spirito era un'ulteriore prova che egli era un figlio di Dio. Se fosse stato un uomo non rigenerato, il peccato sarebbe stato per lui una delizia, invece di un peso noioso e ripugnante, dal quale è ansioso di essere liberato. Ecco di nuovo un test per capire se sei cristiano o no. Quali sono i tuoi sentimenti riguardo al peccato? È fonte di vergogna e dolore per te quando cedi al peccato? O non vedete nulla di male nel fare quelle cose che la Parola di Dio proibisce? Il dottor Arnold, di Rugby, una volta disse in quella famosa scuola, come è registrato nella sua vita: "Ciò che voglio vedere a scuola, e ciò che non riesco a trovare, è l'orrore del male. Penso sempre al salmo: 'E non aborre ciò che è male'". Il vero cristiano aborrirà il peccato. È in questo senso che "colui che è nato da Dio non pecca", non ama il peccato. Egli lo considererà come la cosa abominevole che Dio odia. La sua presenza nel suo cuore, che si manifesta nei suoi migliori servigi e nei suoi rapporti con i suoi simili, sarà per lui una dura prova. Lo porterà a gridare: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?" Ma nessuno ha bisogno di disperare della liberazione, non importa quanto forte sia la forza della tentazione dall'interno o dall'esterno. Anche quando Paolo pose la domanda, egli stesso rispose: "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore". Questa storia del conflitto interiore ci insegna molte lezioni. Dovrebbe insegnare a tutti noi la vigilanza e la preghiera. Dovrebbe insegnare a tutti noi a coltivare il lato più elevato, migliore, celeste della nostra natura. Dovrebbe insegnarci l'umiltà. Dovrebbe insegnarci la carità verso gli altri, quando ricordiamo i difetti, le mancanze e le fragilità della nostra natura. Dovrebbe insegnarci a cercare e a fare affidamento su di essa, più di quanto abbiamo mai fatto prima, la forza divina del potente Salvatore e la potenza santificante dello Spirito Santo. - C.H.I

22 Versetti 22, 23.- La guerra interiore

Ancor prima della loro dedizione al servizio di Dio, gli uomini sono consapevoli delle due leggi opposte di cui parla il testo. Il conflitto si intensifica e la sua uscita è resa certa dalla conoscenza salvifica della verità, ma non è del tutto abolita. Tutti gli uomini possono quindi riecheggiare in una certa misura l'espressione dell'apostolo

L 'OBBEDIENZA ALLA LEGGE DI DIO SIGNIFICA UNA VITTORIA CONQUISTATA SU UNA PARTE DI SÉ. C'è un dualismo nell'uomo; Gli appetiti inferiori si sforzano di soggiogare i desideri più elevati e più nobili. Per quanto potente sia la "legge delle membra", essa non può cancellare il ricordo di una Legge superiore. Ma le inclinazioni carnali possono essere seguite così facilmente che non c'è quasi nessun combattimento. Tuttavia, quando l'"uomo interiore" afferma la sua influenza, e l'impulso carnale viene negato, ciò implica che è stata intrapresa una battaglia. Non è naturale per noi né facile combattere e vincere il male. Il peccato lotta duramente; lo spirito può essere disposto a conformarsi al dettame divino, ma la carne è debole al bene e spesso rifiuta di seguire la guida dello spirito. Ricordate la tentazione e il conflitto di Gesù Cristo nel Getsemani. La legge delle membra, la nostra struttura corporea, spesso supplica speciosamente per l'indulgenza di un desiderio abbastanza legittimo in un altro tempo o luogo, e questo fatto aumenta la severità della guerra

II CONSIDERAZIONI ATTE A RAFFORZARE IL COMBATTENTE CONTRO LA RESA AL PRINCIPIO INFERIORE

1. La Legge di Dio ha l'autorità dalla sua parte. La legge della mente è la vera legge; l'altra è un dominio usurpato, che promulga un editto illegale. L'obbedienza alle autorità correttamente costituite è la via della sicurezza e dell'onore per le comunità e gli individui. Ricordatevi, dunque, che ciò che la legge delle membra vi esorta a fare è una ribellione contro il vostro Re. La sua forza non ha alcuna sovranità dietro di sé

2. Soccombere alla legge delle membra è cedere al peccato e alla morte. Riflettete sulle conseguenze di una sconfitta del sé superiore. Implica schiavitù e distruzione. Nessuno, tranne i conquistatori, può assaporare la vita qui e ricevere la sua corona nell'aldilà

3. Solo la Legge di Dio può suscitare vera gioia. È chiamata "la legge della mente", perché è ciò che la visione chiarita discerne come bello, e a cui il giudizio purificato dà un assenso completo e duraturo. Permettere al corpo di governare l'anima significa rovinare il piano del nostro essere. Per amore della comodità e del piacere, gratificare un'inclinazione presente significa preferire il temporale all'eterno, e le ombre alla sostanza. La reazione successiva testimonia la gratificazione di breve durata degli appetiti sensuali. Questo è vero in ogni caso in cui le attività e gli scopi ignobili hanno prevalso sulle suggestioni di una carriera elevata e altruistica

4. Il Dio che ha scritto la sua Legge sulle pagine della Scrittura e l'ha scolpita sulle tavole della mente, ci assicura il suo inesauribile sostegno nella guerra. Egli ci ha dato suo Figlio come Capitano della nostra salvezza. "Con la morte ha sconfitto il re oscuro della morte", e con il suo trionfo e la sua esaltazione ha mostrato la superiorità della bontà su ogni altro metodo per ottenere una pace e un onore solidi. Possiamo combattere con fiducia, perché la nostra emancipazione dal male è sicura. Egli trasforma la nostra stoltezza in sapienza e la nostra debolezza in forza mediante il suo Spirito interiore, l'onnipresente Cristo. - S.R.A

24 Versetti 24, 25.- Un grido e la sua risposta

Strano linguaggio uscire dalle labbra del grande apostolo delle genti, da un vaso eletto per l'onore, un uomo in fatiche abbondanti e beatissime, che spesso si alza con gioia per trasportare. Né gli fu imposto da un'eccitazione momentanea o dalla pressione di qualche problema temporaneo. Né c'è alcun riferimento alle afflizioni e alle persecuzioni esteriori. Se avesse gridato sotto il flagello agonizzante o nella lugubre prigione, non ne saremmo stati così sorpresi. Ma è mentre impone la verità tratta dalla sua esperienza interiore, si rende conto dell'amarezza del conflitto spirituale, che il suo linguaggio non può essere trattenuto entro i limiti del calmo ragionamento, e prorompe con l'esclamazione: "O miserabile ", ss.! Alcuni sono rimasti così scioccati da definire questo un capitolo miserabile, e hanno spostato la difficoltà passandola da una parte. Altri hanno adottato l'idea che egli stia qui descrivendo non il suo stato attuale, ma la condizione di un uomo non rigenerato quale era una volta. Tuttavia, l'espressione del versetto precedente: "Mi diletto nella Legge di Dio", e il cambiamento di tempo dal passato al presente dopo il tredicesimo versetto, indicano che abbiamo qui una vivida descrizione della lotta che continua, anche se con maggior successo, anche nel cristiano che è giustificato, ma non completamente santificato, mentre è imprigionato in questo "corpo di morte"

INDAGO PIÙ DA VICINO SUL MOTIVO DI QUESTA ESCLAMAZIONE. Di che cosa si lamenta così gravemente? Chiede aiuto contro un nemico forte che ha la presa sulla gola. Gli occhi del guerriero si offuscano, il suo cuore è debole e, temendo la sconfitta totale, grida: "Chi mi libererà?" Possiamo spiegare "il corpo di questa morte" nel senso di questo corpo mortale, la bara dell'anima, la sede e lo strumento del peccato. Ma l'apostolo include ancora di più nella frase. Denota il peccato stesso, questa massa carnale, tutte le imperfezioni, le passioni corrotte e malvagie dell'anima. È un corpo di morte, perché tende alla morte; ci infetta e ci porta alla morte. Il vecchio cerca di strangolare l'uomo nuovo e, a differenza del bambino Ercole, il cristiano corre il pericolo di essere sopraffatto dai serpenti che attaccano la sua debolezza. Com'è afflitto per chi ama Dio e desidera fare la sua volontà, trovarsi ostacolato ad ogni passo, e questo per avere successo significa un conflitto disperato! Le conquiste nella vita divina non si raggiungono senza lottare, e il non successo non è semplicemente imperfezione; È il fallimento, la sconfitta, il peccato che prende il sopravvento. Questo male è grave perché è così vicino e così costante. L'uomo è incatenato a un cadavere. Dove andiamo il nostro nemico ci accompagna, sempre pronto ad assalirci, soprattutto quando siamo in svantaggio per la stanchezza o per la sicurezza illusoria. I mali lontani potrebbero essere sopportati con una certa misura di equanimità; Avremmo potuto avere un segnale del loro avvicinamento, ed essere preparati, e sperare che, in caso di brusco colpo, si sarebbero ritirati. Ma come un malato tormentato da un corpo malato, così la "legge del peccato nelle membra" manifesta la sua forza e la sua uniforme ostilità in ogni luogo

TRAI CONSOLAZIONE DALL'ESCLAMAZIONE STESSA, dal fatto della sua enunciazione, della sua veemenza, ecc

1. Un tale grido indica i risvegli della vita divina nell'anima. L'uomo deve essere visitato dalla grazia di Dio che è così consapevole della sua natura spirituale e del desiderio di scrollarsi di dosso la sua indegna schiavitù al male. Potrebbe essere l'inizio di cose migliori se si cede all'impressione. Non abbandonate la lotta, per non diventare come gli uomini che sono stati temporaneamente risvegliati e avvertiti, e hanno fatto voto di riforma, e poi sono tornati alla loro vecchia apatia e al sonno nel peccato. E questo atteggiamento di vigilanza non dovrebbe mai essere abbandonato durante tutta la tua carriera

2. L'intensità del grido scopre un odio profondo per il peccato e una sete di santità. È uno sfogo appassionato che rivela le profondità centrali. Una tale rivelazione non è adatta a tutte le scene e a tutti i tempi; Il conflitto dell'anima è troppo solenne per essere profanato da spettatori casuali. Eppure quale segno di una natura rinnovata è qui mostrato! Che disgusto per la Corruzione, in quanto offensiva per il senso spirituale! Il peccato può ancora ostruire i piedi del cristiano e talvolta farlo inciampare, ma egli non è mai soddisfatto di tale condizione e invoca aiuto ad alta voce. Se questo senso dell'enormità del peccato fosse più prevalente; che, come un granello di polvere nell'occhio, non ci sarebbe stato alcun sollievo finché non fosse stato rimosso! Il peccato è un corpo estraneo, un elemento di disturbo, un intruso

3. C'è conforto nella convinzione stessa di impotenza. L'apostolo riassume la sua esperienza come per dire: "I miei propositi umani sono stati vanificati. Tra la mia volontà e la performance c'è una triste pausa. Non trovo alcun aiuto in me stesso". Una lezione che deve essere imparata prima di piangere veramente per un Liberatore, e apprezzare l'intervento del Salvatore. A Pietro, con il suo triplice rinnegamento, fu insegnata la sua debolezza, e poi giunse il comando: "Pasci i miei agnelli" Non siamo preparati per il servizio nel regno finché non confessiamo la nostra dipendenza dal soccorso sovrumano

III IL GRIDO AMMETTE UNA RISPOSTA SODDISFACENTE. È stato trovato un Liberatore, così che l'apostolo non è disperato; e aggiunge: "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore". Cristo ha assunto il nostro corpo di morte, lo ha crocifisso e lo ha glorificato. Così egli "condannò il peccato nella carne". Ha schiacciato la testa del serpente. Poiché il nostro Capo ha vinto, noi condivideremo il suo trionfo. Egli vivifica e sostiene i suoi seguaci con il suo Spirito. Colui che è per noi è più forte di tutti quelli che sono contro di noi. La sua grazia è l'antidoto al male morale; Con la sua potenza possiamo combattere vittoriosi. Il Cristo che dimora in noi è la profezia della vittoria finale e completa. Alla fine lasceremo questo tabernacolo di argilla e lasceremo dietro di noi tutte le vie della tentazione, i pungiglioni e le infermità di cui il corpo è sinonimo. Rivestiti di una casa che viene dal cielo, non ci sarà alcun ostacolo alla perfetta ubbidienza, un servizio senza stanchezza e senza interruzione. - S.R.A

Illustratore biblico:

Romani 7

1 CAPITOLO 7

Romani 7:1-6

Non sapete, fratelli... Come fa la legge a dominare sull'uomo finché vive?

I credenti non sono sotto la legge come un patto d'opere:

(I.) Tutti gli uomini sono, naturalmente, sotto la legge come un patto di opere

(1.) Come uomini. Dio ha creato l'uomo capace di un governo morale; era naturalmente tenuto a ubbidire alla volontà del suo Creatore. La legge morale: la perfetta obbedienza a questa legge non avrebbe mai potuto dargli diritto a un grado di felicità più grande, eppure Dio si compiacque di aggiungere una promessa di vita eterna all'obbedienza, alla quale annesse la Sua terribile sanzione: "Nel giorno in cui peccherai, certamente morirai". Questo è ciò che noi chiamiamo un'alleanza: come tale è stata proposta da parte di Dio, ed è stata accettata da parte dell'uomo. Ora, come questo patto fu fatto con Adamo come capo federale, così tutti gli uomini sono naturalmente sotto di esso

(2.) Come peccatori. In questa visione i peccatori sono sotto la legge come un patto infranto, che quindi non può offrire alcun sollievo a coloro che cercano la salvezza per mezzo di essa Galati 3:10-12

(II.) Essere sotto la legge, e specialmente come un patto infranto, è una cosa terribile

(1.) La legge richiede l'obbedienza perfetta, universale ed eterna di tutti coloro che sono sotto di essa. Ora, questa legge non è abolita né resa nulla, né da Cristo né da alcuno dei suoi apostoli. "Io non sono venuto per distruggere, ma per dare compimento; poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota né un apice della legge, finché tutto sia adempiuto" Matteo 5:17, 18; Romani 3:31. Quanto è terribile dunque un tale stato, dal momento che nessun semplice uomo può mantenerlo in questo modo. E mentre il cristiano si rivolge alla misericordia di Dio in Cristo, come sua unica speranza, il peccatore sostiene la sua vana fiducia nella supposizione che Dio non insisterà sulla Sua pretesa

(2.) Denuncia contro ogni trasgressore la maledizione più terribile Giacomo 2:10, 11; Galati 3:10

(III.) Molti hanno ottenuto una gloriosa liberazione da questo terribile stato. In Cristo sono fatti fratelli: "Non sapete, fratelli".

(IV.) Coloro che sono liberati da questo stato devono essere distinti dagli altri nel ministero della Parola. Rivolgendosi ai credenti, Paolo si appella alla loro conoscenza spirituale e al loro giudizio: "Non sapete". 1. C'è una conoscenza peculiare dei santi, per cui conoscono le cose eccellenti; hanno il giudizio per distinguere tra la verità e l'errore; un principio interiore 1Giovanni 2:27; 5:20 che insegna loro la conoscenza di ogni verità necessaria per la consolazione o la salvezza

(2.) Una grande ragione per cui molti non conoscono la verità, non è semplicemente dovuta alla loro ignoranza di essa, ma spesso al loro pregiudizio contro di essa

(3.) La conoscenza sana e salvifica ha rispetto non solo per la verità stessa, ma anche per l'uso che dobbiamo farne. 4. Non è una parte trascurabile della nostra felicità quando siamo chiamati a ministrare a coloro che conoscono la verità così com'è in Gesù. Conclusione:1. Se tutti gli uomini sono naturalmente sotto la legge come un patto d'opere, chi può meravigliarsi se cercano la vita in base a quel patto? La luce naturale, la coscienza naturale non possono scoprire altra via di salvezza

(2.) Se tutti coloro che sono sotto la legge sono infelici, specialmente come un patto infranto, questo chiama gli uomini che sono sotto una professione di religione a esaminare se stessi per quanto riguarda il loro stato davanti a Dio

(3.) Se i credenti sono liberati dalla legge come un patto, ricordino ancora: "Essi sono sotto la legge di Cristo". 4. Se i veri credenti devono distinguersi dagli altri nel ministero della Parola, si distinguano non solo per una professione pubblica, ma anche per un cammino e una conversazione divenire. (J. Stafford.)

Il rapporto del credente con la legge e con Cristo:

(I.) Il precedente legame del credente con la legge

(1.) La legge, considerata nella capacità figurativa di un marito, aveva diritto alla soggezione piena ed implicita. Ma, ahimè! Tutta l'umanità aveva violato l'autorità di questo primo marito; Essi avevano abusato dei suoi diritti, resistito alle sue pretese, e così si erano esposti alle conseguenze fatali delle sue giuste denunce

(2.) Eppure, per quanto miserabile sia questo stato, gli uomini in generale ne sono insensibili. Mostrano ancora attaccamento alla legge, nonostante la loro disobbedienza; e ponere, come una moglie fa con il marito, una dipendenza infatuata. Come Dio disse a Eva: "Il tuo desiderio sarà per tuo marito", così è per il peccatore come per la legge

(II.) La dissoluzione di questo legame. Questo consiste nella liberazione del peccatore dall'obbligo di obbedienza come condizione di vita, e dalla maledizione che accompagna la disobbedienza

(1.) Quando e come avviene questo? La risposta è: "La legge domina sull'uomo finché vive". "Voi siete divenuti morti alla legge". Ecco la morte di una delle parti, con la quale l'unione viene sciolta

(2.) Questa morte si riferisce alla morte del credente in Cristo (CAPITOLO 6:7, 8) , che portò la maledizione della legge al suo posto Galati 3:13. Così gli effetti del dispiacere del primo marito non possono raggiungerli

(3.) E non solo la maledizione della legge è rimossa, ma il nostro legame con essa, come condizione di vita, è eliminato per sempre, con la stessa efficacia con cui il rapporto tra marito e moglie è dissolto dalla morte

(III.) Egli è allora "sposato con un'altra", ecc., il che esprime la nuova relazione del credente con Gesù (vedere anche Efesini 5:30-32; Giovanni 3:29; Apocalisse 21:2

(1.) A questo nuovo marito tutti i credenti sono soggetti. Essi sentono la sua autorità come quella di un diritto e di un tenero affetto allo stesso tempo. Si dilettano nell'obbedire a Colui che li ama. E in Lui sono veramente beati. Sorride loro e li arricchisce con una dote di tesori spirituali

(2.) Questa connessione, essendo con "Colui che è risuscitato dai morti", è indissolubile (CAPITOLO 6:9). Il marito non muore mai; né muoiono mai coloro a cui Egli è così imparentato. "Uniti al Signore, sono un solo spirito"; e l'unione spirituale dura come l'eternità

(IV.) La coerenza di questo nuovo legame con tutti i diritti e le pretese del primo marito. Queste rivendicazioni erano giuste e avevano il diritto di essere pienamente attuate. Il credente non li ha soddisfatti nella sua persona; ma il suo Sostituto con la Sua obbedienza e la Sua morte "ha magnificato la legge e l'ha resa onorevole". Quindi le pretese della legge su di lui cessano completamente come le pretese di un marito quando è morto sulla moglie sopravvissuta

(V.) L'assoluta necessità della dissoluzione di ogni legame con la legge, per l'unione del peccatore a Cristo. I due collegamenti non possono sussistere insieme. Il peccatore che si unisce a Cristo deve morire completamente alla legge. Pur conservando ogni legame con essa, nel modo di cercare o aspettarsi la vita da essa, non è unito a Cristo. Come l'adorazione degli idoli era chiamata adulterio, quando praticata da quel popolo che Jahvè aveva sposato a Sé, così ogni tale connessione con la legge è infedeltà al nostro Divino Marito. Egli deve essere "tutta la nostra salvezza e tutto il nostro desiderio". Nessuno, però, pensi che stiamo invocando la libertà dalla legge come regola di vita. Il suo obbligo in questo senso rimane immutabile (CAPITOLO 3:31; 1Corinzi 9:21, ecc.)

(VI.) Gli effetti benedetti della dissoluzione del legame con la legge e la formazione dell'unione con Cristo. Il "portare frutto a Dio". Il frutto che si intende è, senza dubbio, l'obbedienza santa e il servizio (CAPITOLO 6:22). Tale frutto è naturalmente l'effetto dell'unione a Cristo, come il frutto del grembo materno è il risultato atteso della relazione matrimoniale. Nessun frutto accettabile agli occhi di Dio può essere prodotto mentre la precedente connessione continuava (ver. 5) . Coloro che sono "sotto la legge sono nella carne"; e non può portare frutto se non "fino alla morte". Tutto è privo dell'unico principio di servizio accettabile: "la fede che opera per amore". Non c'è vero frutto per Dio prodotto fino a quando il legame con la legge non sia stato sciolto, e quello con Cristo non sia stato formato (CAPITOLO 6). I timori della legge, uniti all'orgoglio dell'ipocrisia, possono produrre una considerevole conformità esteriore ai precetti della legge; mentre non c'è un vero principio di pietà interiore. Ci possono essere molte cose amabili agli occhi degli uomini; mentre agli occhi di Dio tutto il servizio è reso nella "vecchiaia della lettera" - sotto l'influenza dei principi dell'antico, è il servizio nella "novità di spirito", cioè servire Dio in sincerità, sotto l'influenza di quei principi, punti di vista e disposizioni che costituiscono una mente rinnovata dallo Spirito di Dio ( Ezechiele 36:26). (R. Wardlaw, D.D.)

La vera libertà cristiana implica:

(I.) Libertà dall'azione coercitiva della legge. Non può né l'uno né l'altro... 1. Allarme; 2. Condannare; 3. Diventa una fonte di schiavitù

(II.) La libertà dell'amore devoto a Cristo

(1.) Chi ha conquistato il cuore; 2. Limita il nostro servizio; 3. Dalla sua morte e risurrezione. (J. Lyth, D.D.)

Morto alla legge, sposato a Cristo: - 1. L'apostolo ha illustrato il trasferimento che avviene alla conversione mediante l'emancipazione di uno schiavo i cui servizi sono dovuti al legittimo superiore sotto il quale egli è ora iscritto. L'apostolo si rivolge ora a coloro che conoscono la legge, e deduce dagli obblighi che si collegano al matrimonio, lo stesso risultato, cioè un abbandono da parte del credente di quelle azioni che hanno il loro frutto per la morte, e un nuovo servizio che ha il suo "frutto a Dio". 2. C'è una certa oscurità qui che deriva dall'apparente mancanza di un'analogia sostenuta. È vero, gli obblighi del matrimonio sono annullati con la morte di una delle parti; ma Paolo suppone solo la morte del marito. Ora, la legge è evidentemente il marito e il suddito la moglie. Così, per rimediare alla somiglianza, la legge dovrebbe essere concepita morta e il soggetto vivo. Eppure, leggendo il primo versetto, si potrebbe supporre che fosse alla morte del soggetto, e non della legge, che il legame doveva essere sciolto. È vero che la traduzione avrebbe potuto suonare così: "La legge domina sull'uomo finché vive"; ma questo non si adatta molto bene al versetto 4, dove, invece di essere diventata morta per noi, siamo diventati morti per essa; così che un certo grado di quella confusione che sorge da un'analogia mista appare inevitabile. Si dà il caso, inoltre, che entrambe le supposizioni siano collegate a verità molto importanti, cosicché ammettendo entrambe, questo passaggio diventa l'involucro di due importanti lezioni

(I.) La legge può essere considerata morta; e lui, il nostro ex marito, ora tolto di mezzo, ci ha lasciati liberi di entrare in alleanza con Cristo

(1.) La morte della legge avvenne davvero alla morte di Cristo. Fu allora che cancellò la calligrafia delle ordinanze che erano contro di noi. Fu allora che la legge perse il suo potere di un Signore offeso di vendicarsi dei nostri peccati. Certi animali velenosi muoiono nel momento in cui hanno depositato il loro pungiglione e il suo veleno mortale nel corpo della loro vittima. E così ne consegue la morte sia del sofferente che dell'aggressore. E sulla Croce c'è stata proprio una tale catastrofe

(2.) Senza Cristo la legge è in vigore contro di noi. Gli uomini seri, che non hanno trovato la via per arrivare a Cristo, si trovano in relazione con esso come la moglie con un marito oltraggiato: uno stato di spaventoso pericolo e di tenebre da cui non c'è sollievo, se non nella morte di quel marito

(3.) L'illustrazione del nostro testo apre la strada a un sollievo che sarebbe offerto dalla morte del primo marito tirannico, e dalla sostituzione di un altro al suo posto, che aveva gettato il velo dell'oblio sul passato, e che ci ammette a una comunione di amore e fiducia. Cristo vorrebbe divorziare da voi, per così dire, dalla vostra antica alleanza con la legge; e darvi il benvenuto, invece, in una nuova e amichevole alleanza con Lui. Ti ordina di cessare del tutto dalla comunione. 4. E per liberare questa contemplazione da qualsiasi immagine così ripugnante come quella della nostra gioia per la morte di un ex marito; e trovando tutto il sollievo del cielo nella compagnia di un altro, devi ricordare che la legge è diventata morta, non con un atto che ha diffamato la legge o le ha fatto violenza, ma con un atto che ha magnificato la legge e l'ha resa onorevole. 4. Quando il senso della legge porta rimorso o paura nel tuo cuore, trasferisci i tuoi pensieri da esso come tuo ora morto, a Cristo come tuo marito ora vivente

(II.) Il credente può essere considerato morto. L'altro modo in cui il matrimonio può essere sciolto è con la morte della moglie. E così il rapporto tra la legge e il soggetto può essere dissolto dalla morte del soggetto (versetto 4). La legge non ha più potere sul suo suddito morto di quanto il marito abbia sulla moglie morta

(1.) Questo ci riporta alla concezione già così abbondantemente insistita, che in Cristo tutti siamo morti in diritto; affinché la legge non possa più fare i conti con noi, avendo già avuto quei conti nella persona di Colui che era il nostro Garante e il nostro Rappresentante. E come la legge penale ha fatto tutto il possibile contro colui che ha giustiziato, così la legge non può fare di più in termini di vendetta contro di noi, avendo già fatto tutto con colui che è stato colpito per le nostre iniquità

(2.) Dopo che il nostro vecchio rapporto con la legge è stato così posto fine, il posto vacante è supplito da Colui che, dopo aver rimosso la legge con la sua morte dalla posizione che aveva precedentemente occupato, poi è risorto e ora sta al suo posto. La moglie ha un dovere nei confronti del suo secondo marito così come del primo. È vero che nel primo caso il sentimento predominante può essere stato quello dell'obbligo misto a grande paura; e che, con quest'ultimo, il sentimento predominante possa essere l'affetto dolce e spontaneo. Ma è ancora evidente che ci sarà un servizio, forse molto più grande in quantità e certamente molto più degno in linea di principio. Secondo la legge ci è stato ordinato di fare e vivere; sotto Cristo ci è stato chiesto di vivere e di agire. Lavorando secondo la legge, è tutto per noi stessi che possiamo guadagnare un salario o una ricompensa. Nel lavorare a Cristo è tutta l'offerta volontaria di amore e gratitudine 2Corinzi 5:16. (T. Chalmers, D.D.)

Matrimonio con Cristo: - 1. Lo scioglimento del precedente matrimonio

(2.) Il nuovo matrimonio

(3.) I suoi frutti. Il credente, liberato dalla legge morendo in comunione con la morte di Cristo, è libero di entrare in una nuova unione con Cristo risorto, al fine di produrre i frutti della santità all'onore di Dio. (Arcidiacono Gifford.)

4 CAPITOLO 7

Romani 7:4

Anche voi siete divenuti morti alla legge per mezzo del corpo di Cristo, per essere sposati ad un altro

Il peccatore sposato con la legge, il credente sposato con il Signore:

(I.) Il peccatore, prima di credere, è sposato con la legge

(1) Questo matrimonio comporta alcuni obblighi che corrispondono a quelli che scaturiscono dal rapporto coniugale. Il marito è il capo della moglie e il suo dovere è quello di vivere con lei, provvedere a lei e amarla; Il dovere della moglie è quello di essere sottomessa al marito, consultando la sua volontà e agendo fedelmente per i suoi interessi. Se la legge, dunque, è il marito del peccatore, possiamo dire: "Sottomettetevi ai vostri mariti come al Signore". Questo è il vostro dovere, ed è anche il vostro interesse. Le dieci regole della casa di tuo marito sono eque e buone, e tendono tanto a promuovere la tua felicità quanto il suo onore

(2.) Questo matrimonio è del Signore. Dio ha unito le parti; Il matrimonio è stato fatto in cielo. Appena nato, il peccatore è sposato alla legge, sì, prima, e non c'è nulla di ingiusto nel porre un peccatore sotto una costituzione che è perfettamente buona. È altrettanto giusto che Dio sposi il peccatore alla legge senza il suo consenso quanto portarlo all'esistenza senza di essa. Ma, in un certo senso, il peccatore ha acconsentito. I nostri progenitori acconsentirono per se stessi e per la loro progenie, e se tu fossi stato presente personalmente quando fu stipulato il patto con loro, non avresti potuto rifiutare e saresti stato innocente; e se Adamo ed Eva avessero agito fedelmente, la disposizione sarebbe stata esaltata come saggia e buona

(3.) La ragione principale per cui vengono fatte obiezioni è che si tratta di un matrimonio infelice. Nel caso di matrimoni infelici, si osserva comunemente che c'è colpa da entrambe le parti. Ma questo non si può dire di questo, perché il marito è uniformemente santo, giusto e buono, e il coniuge che fa fedelmente la sua volontà è sicuro della felicità. Ma se Egli si è offeso una sola volta, guai all'offensore; perché Egli non sarà mai più riconciliato. Supponiamo che tu esponga: "Desidero fare la Tua volontà", Egli risponderà: "Non parlare di desideri, ma fallo". "Ma l'ho fatto in quasi ogni particolare". "Non è abbastanza; La mia volontà deve essere completamente fatta". «Ma mi dispiace, e intendo rimediare». "Ma ora non puoi riparare la ferita che hai fatto". "Ma non posso essere perdonato?" "No, non c'è perdono nella Mia natura, l'anima che pecca morirà". 4. Ma un matrimonio così infelice era ben sciolto". È vero, ma il matrimonio non si scioglie facilmente. È sempre una cosa difficile rompere un matrimonio. Tuttavia, nei casi ordinari la moglie può abbandonare il marito o ottenere il divorzio. Ma in questo caso la diserzione o il divorzio sono impossibili. Ciò che Dio ha congiunto, l'uomo non può e non osa separarlo. Il marito, anche se profondamente ferito, non acconsentirà alla separazione. Potresti diventare così depravato da dimenticare quasi che egli ha qualche diritto su di te. Ma egli ti seguirà ancora, e affermerà il suo diritto su di te finché vivrai. C'è solo una via di fuga, cioè sposarsi con Colui che è risorto dai morti. Il tuo secondo marito darà ampia soddisfazione al tuo primo. Egli prenderà su di Sé tutte le tue responsabilità e ti libererà

(II.) Il credente è sposato con il Signore. Del secondo matrimonio si può notare, proprio come del primo, che... 1. Comporta determinati obblighi. Il coniuge è tenuto, come prima, ad essere sottomesso al marito in ogni cosa. Le identiche regole del primo marito si trovano parola per parola nella casa del secondo. "Se mi amate, osservate i miei comandamenti". "Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è colui che mi ama". 2. È del Signore, anche se non è mai consumato senza il consenso delle parti. Il credente è sposato a Cristo prima di nascere, ma il matrimonio non è completato fino a quando il consenso non è dato liberamente e cordialmente. Ma notate le meraviglie dell'amore di Cristo! Egli ha provveduto lo Spirito per operare sul cuore e renderci disponibili nel giorno della Sua potenza. Egli ha istituito il ministero cristiano e, come il servo di Abramo, ogni ministro è tenuto ad andare dalla futura sposa e a parlarle delle ricchezze e degli onori del Figlio del suo Padrone, al fine di ottenere il suo consenso

(3.) È un matrimonio felice, tanto felice quanto l'altro è infelice. Cristo ama quel peccatore come ama se stesso. "Nessuno ha mai odiato la propria carne, ma la nutre e la custodisce". Avendo Cristo, avete tutto: il perdono, la forza, il sostegno e il titolo alla gloria. Come Elcana disse alla sua sconsolata sposa, così Cristo dice alla Sua: "Amos, non valgo io per te più di dieci figli?" 4. È uno che non può mai essere sciolto. Colui che Cristo sposa, lo sposa per sempre. Può dunque il coniuge fare ciò che vuole? No; Una donna si sente incoraggiata a insultare il marito perché sa che non la manderà via? No; Sa che lui ha vari modi per esprimere il suo disappunto, anche se non insiste per una separazione. La mancanza del suo amore, il cipiglio sul suo viso, saranno sentiti da una donna affettuosa da essere abbastanza terribile

(III.) Prima che una persona possa sposarsi con il Signore, il suo matrimonio con la legge deve essere sciolto

(1.) Questo è in accordo sia con la legge di Dio che con quella dell'uomo, e l'apostolo la assunse come ammessa e ben conosciuta. Finché sia tu che la legge siete vivi, il matrimonio deve essere valido (ver. 1)

(2.) Com'è possibile, dunque, che un peccatore sia rimesso in libertà? Solo con la morte. Senza dubbio la morte di una delle parti lo dissolverebbe, ma il marito non può morire; Egli è immortale. È la tua morte, peccatore, che deve tagliare la connessione

(3.) Ma come può il coniuge che muore essere sposato con un altro? È la parte che sopravvive, che si sposa una seconda volta. (1) Ma questo coniuge non muore personalmente, ma per sostituzione, per "il corpo di Cristo". Essendo rappresentati da Cristo, eravate virtualmente nella Sua persona o nel Suo corpo quando Egli morì. Voi ammirate la generosità del principe armeno che propose al conquistatore di dare la sua vita come riscatto della sua sposa, che ne dite della generosità di Gesù? La sposa era così sopraffatta che non poteva badare ad altro. «Che cosa hai pensato di Cyrus?» chiese il marito. "Non l'ho mai osservato. Pensavo a quell'uomo che si proponeva di dare la sua vita per la mia". Qui, infatti, sta l'amore, e se la professa sposa di Cristo rifiuta di ricambiare l'affetto, che sia anathema maranatha. (2) Ma il credente muore alla legge anche in spirito: la sua speranza e la sua giusta fiducia muoiono. Sposato con la legge, un tempo era vivo, nutrendo la speranza di poterla compiacere e, infine, di entrare nella gloria. Ma "venne il comandamento, il peccato risuscitò ed egli morì". Per mezzo della legge stessa divenne morto alla legge. La sua spiritualità, la sua ampiezza e purezza eccessive, hanno posto fine alle sue speranze e dipendenze legali. Ma osservate che non è la legge, al di fuori del corpo di Cristo; ma la legge fu magnificata e resa onorevole in quel corpo. Nella Croce vediamo come mai prima d'ora la terribile forza e la vendetta della legge. Se il coniuge si allarma e si riduce alla disperazione quando ascolta le parole del marito, muore del tutto quando vede le sue azioni. Non spera più di placare la sua ira con il suo pentimento, la sua riforma, le sue promesse o i suoi doveri. 4. Attil'attitudine, nel momento stesso in cui la sposa diventa morta alla legge, si unisce al Signore. La data della sua morte è anche la data del suo matrimonio; quindi c'è cordoglio e gioia nello stesso giorno. C'è una strana miscela di emozioni vissute, che è difficile da descrivere

(5.) Che il popolo di Dio, quindi, si renda conto dei suoi privilegi e sappia che è libero. Alcuni che si professano sposati con il Signore, si comportano come se il loro primo matrimonio fosse rimasto ancora in vigore. Ma voi non siete sotto la legge, ma sotto la grazia; e quando la legge viene a te, esigendo fedeltà e minacciando ira come prima, riferiscila subito al Signore Gesù

(IV.) È solo quando il primo matrimonio viene sciolto e il secondo contratto che viene portato frutto a Dio

(1.) Il frutto del primo matrimonio è fino alla morte (ver. 5) . La progenie del primo matrimonio è il peccato, e non appena viene all'esistenza comincia a regnare sul proprio genitore, e ciò fino alla morte. Ucciderà la tua preziosa anima; sì, e tuo marito le darà autorità per questo scopo: "La forza del peccato è la legge". Alla fine, per giustizia, abbandonerà la sua sposa colpevole alla sua progenie mostruosa, frutto della sua infedeltà; e il peccato la tratterrà nella morte eterna

(2.) Ma il frutto del secondo matrimonio è per Dio, cioè la santità (CAPITOLO 6:22); che ha-(1) Il suo inizio nel vero pentimento. (2) La sua essenza nell'amore per Dio e per i suoi disegni. (3) La sua manifestazione esterna nell'obbedienza della vita. (J. Lione.)

Sposato con Cristo:

(I.) Alla sua memoria

(1.) Quando i degli Stati meridionali d'America furono liberati, in molti casi si trovarono in una posizione di profonda miseria. Il loro grido raggiunse le orecchie di molti nel Nord, e tra coloro che andarono in soccorso c'era un giovane di istruzione, raffinatezza, posizione sociale e ricchezza, che, poco dopo aver iniziato il suo arduo lavoro, si ammalò e morì. Furono prese disposizioni per trasportare il corpo al sepolcro di famiglia; ma molti che erano stati nutriti, vestiti, istruiti e confortati dal loro amico defunto, supplicavano che la sua polvere potesse dormire nella scena delle sue generose fatiche. La madre acconsentì, e il padre; ma era necessario il consenso di un altro. C'è da meravigliarsi se non è stato dato solo tardivamente? Attilength, la sua promessa sposa, le diede un cordiale assenso, dichiarando che avrebbe vissuto dove era morto il suo eletto marito e, dedicandosi al suo lavoro, si sarebbe sposata alla sua memoria

(2.) Più di diciotto secoli fa il Figlio di Dio venne dal cielo sulla nostra terra. Andava in giro facendo del bene. Egli ha portato i nostri peccati nel Suo corpo sul legno; Egli è risorto ed è salito al cielo. Ma c'è un ricordo di queste cose negli scritti degli evangelisti e degli apostoli. Grazie alla testimonianza, il Gesù del passato è con noi. La nascita a Betlemme, l'insegnamento, i miracoli, la crocifissione, la resurrezione e l'ascensione, possono essere solo ricordi. Sposiamoci con la Sua memoria-(1) Pensando spesso a tutto ciò che Egli era, ha fatto e ha sofferto. Non possiamo visitare Betlemme, Nazareth e il Calvario, ma possiamo pensarci. (2) Nutrendo gli affetti corrispondenti a tali pensieri. Così il pensiero, la gratitudine e l'amore sbocceranno nei nostri cuori. Apprezziamo queste piante. (3) Vivendo contentamente su questa terra finché abbiamo un'opera di Dio da compiere. Cristo venne in questo mondo e rimase fino a quando la Sua opera fu terminata. La sua memoria sembra dire: Non pregare per essere tolto dal mondo, ma chiedi aiuto per completare il tuo lavoro. (4) Operando, per quanto possiamo, le opere che Egli ha compiuto. Egli ha guarito e noi possiamo essere grandi guaritori. Ha consolato, e il più debole può essere figlio di consolazione. Egli istruiva, e tutti coloro che hanno conoscenza religiosa possono istruire. Ha fatto la pace, e un bambino piccolo può essere un pacificatore. (5) Osservando in modo intelligente e devoto l'ordinanza del ricordo che Egli ha fondato 1Corinzi 11:23-25

(II.) Alla comunione e al servizio del Cristo vivente. La legge, come data da Mosè, non ha alcun diritto su di noi ora. La prescrizione e la santità esclusiva per quanto riguarda il luogo di culto sono morte; il sacerdozio umano, i sacrifici carnali, il ritualismo, il simbolismo, tutta l'economia mosaica è morta. Sposiamoci dunque con il Cristo vivente-1. Con il non riconoscimento degli istituti mosaici. Come coloro che sono sposati, abbandonando tutti gli altri, si attaccano l'uno all'altro finché entrambi vivranno, così il discepolo di Gesù deve cessare di essere un discepolo di Mosè, o rifiutare di esserlo, se tentato di esserlo

(2.) Guardandolo, e continuando a guardare a Lui, per ogni cosa buona. Tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno, la mediazione di Gesù Cristo può assicurarci

(3.) Coltivando ed esprimendo il vero amore per Lui. Alcuni sembrano accontentarsi della conoscenza senza amore, e altri riducono il loro amore a un mero obbligo di redenzione dall'inferno. Ma vedi 1Corinzi 16:22. 4. Obbedendo ai Suoi comandamenti. In verità, questi non sono gravi; ma se lo fossero, il vero amore renderebbe il giogo dolce e il peso leggero. Questa è una prova che Gesù diede ai Suoi discepoli Giovanni 14:15

(5.) Riconoscendosi nei Suoi discepoli e ministrando ai Suoi bisognosi per amor Suo

(6.) Difendendo il Suo nome e la Sua missione

(7.) Dedicandoci a promuovere lo scopo della Sua mediazione: salvare il mondo. Conclusione:1. Non conosco nessun esempio di matrimonio per la memoria e la missione del Salvatore pari all'esempio dell'apostolo Paolo. Egli descrive la sua morte alla legge e il matrimonio con Cristo, e il suo precedente matrimonio con la legge e la morte a Cristo, in Filippesi 3:5-10. Paolo sapeva cosa stava scrivendo quando scrisse il testo, e come una moglie si sottomette al proprio marito come suo capo, gli è soggetta in tutto, lo riverisce, lo aiuta, fa sue le sue cure, le sue gioie, le onora e le pesa, e fonde la sua vita con la sua, così Paolo visse per Cristo

(2.) Un motivo per cui dovremmo essere costretti a cercare e ad amare l'unione con Gesù Cristo è questo: che solo così possiamo vivere come figli di Dio. Il riferimento nel testo è al frutto del matrimonio. Altrove, con un altro riferimento, viene presentata la stessa verità Galati 5:22, 23; Efesini 5:9; Colossesi 1:5, 6, 10. Il frutto qui nominato è la riconciliazione con Dio e l'unità con lui. È luce nello spirito, amore nel cuore e rettitudine nella vita. Consiste di tutti i frutti della santità, della giustizia e della pietà. Pietro li chiama virtù, ecc. 2Pietro 1:5-7. Giovanni 51 rappresenta come tutti inclusi nell'amore. Gesù rappresenta l'unione con se stesso come essenziale per ogni utilità Giovanni 15:5

(3.) Tutto ciò che viene meno di questo è riconducibile alla non unione con Cristo. Alcune persone religiose si sposano con un sistema di teologia, e il frutto è l'orgoglio e il fanatismo; altri a un giro di cerimonie, e il frutto è l'autoinganno e l'ipocrisia; altri a quella che considerano "la Chiesa", e il frutto è una forma di pietà senza potere; altri a una setta, e il frutto è l'invidia, l'odio, la malizia e ogni mancanza di carità; altri si identificano solo parzialmente con Cristo, e il frutto è l'indecisione, la confusione e varie opere malvagie. Il mondo, la carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita rendono parziale questa unione; nella misura in cui non è intero, non ci può essere frutto per Dio Salmi 45:10, 11. (S. Martin.)

Le nuove relazioni del credente:

(I.) Morto per la legge

(1.) Questo impartisce la liberazione dalla sua-(1) Condanna. (2) Penalità. (3) Schiavitù

(2.) È effettuato dal corpo di Cristo sacrificato per noi

(II.) Sposato con Cristo

(1.) La natura di questa unione

(2.) L'onore di esso

(3.) Il risultato di esso. (J. Lyth, D.D.)

Diventa un confidente del Signore Gesù: Diventa un confidente del Signore Gesù, raccontagli tutto. Tu sei sposata con Lui: recita la parte di una moglie che non nasconde né segreti, né prove, né gioie; raccontatele tutte a Lui. Ieri ero in una casa dove c'era un bambino piccolo e mi è stato detto: "È un bambino così divertente". Ho chiesto in che modo, e la madre ha detto: "Beh, se cade e si fa male in cucina, salirà sempre al piano di sopra piangendo e lo dirà a qualcuno, e poi scenderà e dirà: 'L'ho detto a qualcuno'; e se è al piano di sopra scende e lo dice a qualcuno, e quando torna è sempre: 'L'ho detto a qualcuno', e non piange più". Ah! beh, pensai, dobbiamo dire a qualcuno: è nella natura umana voler avere compassione, ma se andassimo sempre da Gesù, e gli dicessimo tutto, e lì lo lasciassimo, potremmo spesso liberarci del fardello, ed essere ristorati con un canto di gratitudine. (C. H. Spurgeon.)

5 CAPITOLO 7

Romani 7:5-6

Ma quando eravamo nella carne, i moti del peccato, che erano per mezzo della legge, operavano nelle nostre membra per portare frutto alla morte

La legge e il peccato: - Spesso sappiamo di essere malati senza sapere esattamente quale sia il nostro problema, e questo era il caso della grande massa degli esseri umani nel mondo precristiano; e, quindi, prima di tutto, Dio aprì gli occhi agli uomini per vedere quale fosse veramente il loro caso. La natura e la coscienza hanno fatto qualcosa in questo modo per le nazioni pagane. La legge di Mosè fece molto di più per gli ebrei. Per mezzo della legge c'era la conoscenza del peccato. La legge era la lanterna che ardeva di una brillante luce morale e rivelava le forme oscure e sgradevoli che la vita umana aveva assunto per lunghi secoli, sotto l'impeto e l'azione del peccato. Ma la legge scoprì al paziente solo la sua vera condizione; non lo curò, non poté farlo. Ha solo reso la sua miseria più intensa, rendendola più intelligente. Ha reso più grande che mai la richiesta morale di un vero rimedio, ma non ha fornito ciò che faceva desiderare agli uomini. (Canone Liddon.)

Carne: - Il termine, che denota le parti molli del corpo, che sono la sede abituale di sensazioni piacevoli o dolorose, è applicato nel linguaggio biblico a tutto l'uomo naturale, in quanto è ancora sotto il dominio dell'amore per il piacere o della paura del dolore, vale a dire, della tendenza all'autosoddisfazione. La naturale compiacenza dell'ego con se stesso: tale è l'idea della parola nel senso morale in cui è così spesso usata nelle Scritture. (Prof. Godet.)

La legge è l'innocente occasione del peccato: - Sebbene il sole non sia solo necessario per la luce, ma per la salute del nostro globo, tuttavia i suoi raggi luminosi sono l'occasione di effluvi malsani derivanti da molte sostanze. La colpa, tuttavia, non risiede nel sole, ma nello stato di corruzione interiore delle sostanze in questione. Così la legge, destinata a produrre risultati benefici, divenne, a causa della condizione depravata del cuore dell'uomo, l'occasione innocente del peccato. (C. Neil, M.A.)

La miseria di uno stato non rigenerato: - Osserva qui tre cose nel peccato che tendono a rendere gli uomini infelici

(1.) Il suo potere regnante. Dovunque il peccato regna nel cuore, prevarrà nella vita; E quanto deve essere infelice quell'uomo il cui cuore è innamorato, in combutta con il peccato? 2. Il suo potere di condanna. Questo nasce dalla disobbedienza dell'uomo; la maledizione deve seguire l'offesa 1Corinzi 15:26

(3.) Il suo potere irritante. E questo è ciò a cui si riferisce il nostro apostolo nel nostro testo. Con ciò intendo quella cattiva propensione del cuore che prende occasione di peccare da tutto ciò che incontra: ogni oggetto che viene presentato, anche la pura e santa legge di Dio, attraverso il cattivo temperamento dei nostri cuori, è suscettibile di essere abusato in modo tale da eccitarci a peccare. Impara quindi:

(I.) Che coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio

(1.) Indaghiamo sul significato di questa espressione. (1) Alcuni ci dicono che dobbiamo intendere l'essere di un uomo sotto il governo di una legge carnale, cioè l'antica dispensazione. Ma certamente tutti coloro che erano sotto quell'antico testamento non erano incapaci di piacere a Dio Ebrei 11). (2 Il termine è talvolta inteso in senso buono, come in Galati 2:20; Filippesi 1:21, 22. (3 Altre volte è usato in senso cattivo, come nel CAPITOLO 8:5, ecc., dove l'apostolo si spiega completamente. (4) Il termine è preso per l'uomo, e tutto ciò che è in lui, sia buono che cattivo. In questo senso nostro Signore usa il termine Matteo 16:17; Giovanni 1:13; 3:5, 6. Il nostro apostolo Galati 5:13, 16, 17 usa il termine nello stesso senso del nostro testo, come se fosse sinonimo di peccato. Da questi passaggi appare pienamente che la carne è destinata alla corruzione della nostra natura Salmi 51:5

(2.) Se mi si chiede perché coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio, rispondo, perché sono nella carne. Dire che gli uomini sono nella carne, è dire molto di più di quanto la carne sia in loro. Leggiamo della carne che ha concupito lo spirito nella stessa persona, e dello spirito contro la carne; Ma quanto deve essere terribile la condizione di quell'uomo che è tutto carne, tutto peccato! eppure questa è la descrizione che chi scruta i cuori dà all'uomo come una creatura decaduta Genesi 6:5; Salmi 53:2, 3. Come può dunque una persona del genere piacere a Dio? Non hanno cuore per temerLo, amarLo o servirLo. E come coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio; quindi nemmeno Dio può compiacersi di loro ( Salmi 5:4, 5 ; 7:11) . Se Dio è santo, deve necessariamente odiare il peccato e i peccatori. Poiché sono in uno stato di peccato, sono sotto la maledizione; e poiché il loro temperamento è adatto al loro stato, devono essere odiosi ai Suoi occhi (Ab. 1:13; Proverbi 15:8; 21:27; Ecclesiaste 7:29; Geremia 2:21

(II.) Che la vera causa di tutti i peccati è in noi stessi, come può apparire pienamente dai moti del peccato nelle nostre membra

(1.) Finché un uomo è in uno stato di peccato, i moti del peccato opereranno potentemente in tutte le membra del corpo e in tutte le facoltà dell'anima. So che alcuni concludono che il peccato risiede solo nel corpo, e hanno inventato una varietà di metodi per sradicare il peccato dal corpo; ma quando hanno fatto tutto, il cuore rimane ancora cattivo come sempre. "Le opere della carne" Galati 5:20, 21 sono principalmente risiedute nell'anima. Ciò che l'anima concepisce, il corpo lo esegue

(2.) Ora, se questi moti di peccato operano nelle nostre membra, quale può essere la ragione per cui sono così poco lamentati? perché gli uomini li amano; Né possiamo meravigliarcene, se consideriamo che questi moti sono una parte dell'uomo vecchio, che è corrotto dai suoi affetti e dalle sue concupiscenze. Queste cose non si lamentano, perché non sono più gravose; perché se un uomo è morto nel peccato non avrà sensazioni, e quindi non avrà lamentele spirituali

(III.) Che anche la santa legge di Dio, che proibisce il peccato e condanna per esso, non può mai aiutarli, ma piuttosto li provoca a peccare. "I moti dei peccati che erano per legge". Non effettuato, ma causato dalla legge. Non che la legge dia alcuna giusta occasione per peccare (vers. 8, 11)

(1.) La legge, comandando l'obbedienza perfetta, e non dando alcuna provvista di grazia, avrà questa tendenza (ver. 9)

(2.) La legge, in quanto proibisce agli uomini il male, ha più o meno la stessa tendenza. Non è che come una diga molto debole, sulla via di una potente corrente; Sembra che si fermi per un momento finché non riacquista maggiore forza, a causa di una maggiore quantità d'acqua, poi si precipita in avanti e trascina giù tutto ciò che gli si para davanti

(3.) La legge, come condanna gli uomini per il peccato, ha a volte questa tendenza Geremia 2:25. "Io perirò per sempre, dirò dunque all'anima mia: Saziati di peccato. Mangiamo e beviamo, perché domani moriamo".

(IV.) Che "il salario del peccato è la morte". (J. Stafford.)

Uno stato di natura e uno stato di grazia: - Consideriamo le persone descritte dall'apostolo riguardo a...

(I.) Il loro stato precedente

(1.) "Quando eravamo nella carne";

cioè-(1) Sotto le ordinanze carnali della legge mosaica Galati 3:3; 4:1-3, che non poteva rendere perfetto colui che faceva il servizio per quanto riguarda la sua coscienza (vedi Ebrei 7:18, 19; 9:6-10; 10:1-4) . (2 Sotto la legge come un patto di opere. 3) Non in Cristo Romani 8:1, 2, e quindi non giustificato. (4) Non nello Spirito, arido quindi non rinnovato e carnale Romani 8:5-8; Giovanni 3:5-7

(2.) Mentre si trovavano in questo stato "i moti dei peccati" - desideri di cose illecite, desideri disordinati di cose lecite, disposizioni contrarie alla mente di Cristo - questi che sono manifestati e irritati "dalla legge" così come proibiti e condannati, "hanno operato nelle nostre membra per portare frutto alla morte"; quel frutto che sarebbe uscito nella morte eterna, se Dio, nella Sua misericordia, non si fosse interposto. La legge proibisce il peccato e condanna a morte per esso, ma non lo pronuncia

(II.) Il loro stato nuovo o cristiano

(1.) "Ma ora siamo liberati dalla legge", ecc. - (1) Dalla legge cerimoniale. Questo manteneva il popolo occupato nelle cose esterne, e così ostacolava l'adorazione e il servizio spirituale. (2) Dalla legge morale, come patto di opere o mezzo di giustificazione, ma non come maestro di scuola per portarci a Cristo, o come regola di vita quando siamo portati a Lui

(2.) Ciò implica: (1) Perdono e libertà dalla colpa, dalla condanna e dall'ira. (2) Fiducia in Dio e pace con Lui. (3) Gratitudine e amore verso di Lui, che ci inducono a desiderare e a sforzarci di obbedirgli. (4) Unione e comunione con Lui

(3.) Il motivo della nostra liberazione, "quell'essere morto in cui fummo tenuti". Si parla della legge in senso figurato, come di una persona a cui eravamo sottomessi, come di una moglie a suo marito, durante la sua vita; ma l'abrogazione del patto, che è, per così dire, la sua morte, ci libera dalla sua autorità, in quanto non può condannarci, se siamo uniti a Cristo

(III.) Il fine per il quale sono stati portati in questo stato. Affinché potessimo "servire"; adorare Matteo 4:10, obbedire (CAPITOLO 6:16) e promuovere la causa di Dio Giovanni 12:26. Servire "nella vecchiaia della lettera" significa servire semplicemente con la forza delle nostre forze naturali. Ma dobbiamo servire con la forza della grazia

(1.) Il primo deve servire in modo meramente esteriore, considerando solo l'aspetto esteriore del culto divino e la lettera della legge. Dobbiamo adorare Dio nello spirito Filippesi 3:3; Giovanni 4:23, 24, interiormente e per mezzo del Suo Spirito; e deve considerare principalmente il significato spirituale delle Sue leggi (CAPITOLO 2:28, 29)

(2.) Il primo è servire in una giustizia legale, non perdonata, immutata. Dobbiamo servire in una giustizia evangelica Filippesi 3:9

(3.) Il primo è servire nell'incredulità e in uno spirito di schiavitù. Questo con fede e in spirito di adozione (CAPITOLO 8:15; Galati 4:5 e la speranza dell'immortalità. 4. Il primo è servire per timore di Dio, e per paura della morte e dell'inferno: questo, per amore a Dio come Padre, e in conseguenza del suo amore per noi

(5.) Il primo è servire con riluttanza, trovando il Suo servizio un lavoro faticoso; questo, con gioia, trovandolo perfetta libertà

(6.) Il primo è essere scarsi, incostanti, mercenari ed egoisti nei nostri servizi: questo è essere abbondanti, instancabili, generosi e disinteressati. (Jos. Benson.)

Sotto la legge e sotto la grazia: la condizione dell'uomo:

(I.) Ai sensi della legge

(1.) Schiavi di disposizioni peccaminose

(2.) Esposto alla morte

(3.) Servire nella lettera

(II.) Sotto la grazia

(1.) Gratis

(2.) Vivificati dallo Spirito

(3.) Servire in novità di vita. (J. Lyth, D.D.)

Ma ora siamo liberati dalla legge

La gloriosa liberazione e la nuova obbedienza di tutti i veri credenti: - 1. Il grande disegno del vangelo è quello di rendere gli uomini santi, al fine che diventino felici

(2.) A questo scopo Cristo visse e morì, "per poter redimere per sé un popolo particolare". "Se dunque il Figlio ci farà liberi, allora saremo veramente liberi". Di questa libertà parla il mio testo. La natura e l'estensione di questo privilegio appariranno se viste in contrasto con il nostro stato di peccato (versetto 5), la cui miseria consiste nel regnare, nel condannare e nell'irritare il potere del peccato. Ora "da tutte queste cose siamo stati liberati; dal potere regnante mediante la legge dello spirito della vita in Gesù Cristo; dal suo potere di condanna mediante l'obbedienza e la morte di Cristo; dal suo potere irritante in buona misura già, e presto otterremo una liberazione perfetta ed eterna". 3. Ora il fine del nostro essere così liberati è che la nostra obbedienza dovrebbe avere una buona proporzione con il nostro nuovo stato, principi e privilegi. "Come avete ricevuto uno spirito nuovo dalla pienezza di Cristo, sia vostro lavoro e ricerca quotidiana non solo osservare la lettera esteriore che richiede obbedienza esterna a Dio, ma in maniera spirituale" (CAPITOLO 2:29). Impara, quindi...

(I.) Che la liberazione dallo stato di natura, dal potere del peccato e dal rigore della legge, è una benedizione ineffabile

(1.) Qui sta la libertà dalla legge della morte. È una legge di morte, in quanto comanda l'obbedienza, ma non dà forza per l'obbedienza; come maledice per la disubbidienza, tuttavia, attraverso la corruzione della nostra natura, diventa l'occasione del peccato, e così attira sul peccatore la condanna

(2.) Quando inizia questo? Sebbene il proposito provenisse dall'eternità e sorga dal libero amore del Padre, tuttavia l'effettivo conferimento di questo privilegio avviene nel credere: quando per mezzo dello Spirito di grazia diventano morti alla legge mediante il corpo di Cristo

(II.) Che la liberazione dalla legge è un potente motivo e un mezzo speciale di obbedienza al Vangelo in tutti coloro che credono

(1.) È un motivo potente. (1) In generale, tutte le nostre liberazioni, sia dal peccato, dai pericoli o dalla morte, devono essere viste come nuovi obblighi di servire il Signore. Questo è il grande argomento costantemente usato nella parola divina. La bontà di Dio dovrebbe portare al pentimento. Le misericordie che si distinguono sono le richieste speciali di Dio per una nuova obbedienza Esodo 20:2, 3; Giovanni 8:14; Esdra 9:13, 14; Salmi 103:1-4; 116) . (2 Ma che diremo di quella grande misericordia speciale, che è la gloria del vangelo (CAPITOLO 8:32; Giovanni 3:16; Romani 12:1. La nostra obbedienza a Dio non Gli è mai stata più gradita di quando scaturisce da questo nobile principio

(2.) È un mezzo speciale di obbedienza al vangelo. (1) Poiché rimuove tutti gli ostacoli. Come può l'anima agire per Dio, che è morto nei falli e nel peccato? Deve prima vivere prima di poter agire; Ma questa liberazione include in sé la vita spirituale. L'anima, nel suo stato naturale, non solo è morta nelle sue forze morali, ma anche nella legge, essendo sotto la maledizione; come può allora fare qualcosa di veramente gradito o accettevole a Dio? Può una persona del genere amare Dio? piuttosto il suo cuore è pieno di inimicizia contro di Lui. (2) Poiché qualifica l'anima per i servizi spirituali. Si può dire di ogni uomo naturale che non ha un cuore adatto ai doveri della religione Deuteronomio 29:4. Ma per prepararli al Suo servizio, il Signore promette un cuore nuovo e uno spirito nuovo, ecc. Ezechiele 36:25-27). (3 Come anima a tutti l'obbedienza evangelica. Non è solo la vita, ma anche la sorgente dell'azione 2Corinzi 5:14

(III.) Che servire Dio, in novità di spirito, e non nella vecchiaia della lettera, è il privilegio distintivo di coloro che sono liberati dalla legge

(1.) Servono Dio. Non solo si professano Suoi servitori, ma Lo servono. È loro piacere farlo, e sono addolorati quando vengono tolti dal Suo servizio. Lo servono nei doveri del culto pubblico e sociale, nelle loro devozioni segrete, nelle loro chiamate quotidiane; lo servono sempre e in ogni momento; nelle loro afflizioni, con un'allegra sottomissione; nei loro godimenti, migliorandoli alla Sua gloria 1Corinzi 10:3

(2.) Servono Dio, non nella vecchiaia della lettera. Che cosa sia la lettera della legge lo si può apprendere consultando la dottrina degli Scribi e dei Farisei dell'antichità Matteo 5, insieme con l'antidoto datoci da Cristo stesso. Possiamo anche trovare più o meno la stessa dottrina sostenuta dalla Chiesa di Roma. Ma perché incolpare i farisei e i papisti? Ahimé! Quante volte abbiamo condannato il loro peccato, eppure ci siamo resi colpevoli della stessa follia! 3. Lo servono in novità di spirito, o con uno spirito nuovo. Non possono accontentarsi solo di un servizio esterno, di un lavoro a parole o di una professione senza vita. Essi sanno bene che Dio è uno spirito, e coloro che lo adorano devono farlo in spirito e verità; che la loro adorazione non deve essere solo reale, in opposizione all'ipocrisia, ma spirituale, in opposizione a tutto ciò che è carnale e corrotto. In una parola, deve essere adatto al loro nuovo stato Filippesi 3:3

(IV.) Quella nuova obbedienza, o vera santità, è l'opera dello spirito libero di Dio. "Metterò il mio Spirito dentro di voi". (J. Stafford.)

La libertà del credente:

(I.) La sua natura. Scarico dalla legge (R.V.)

(1.) La legge "vale" - (1) Come un padrone fa con i suoi schiavi - prendendo ogni precauzione contro la loro fuga. (2) Come fa la giustizia con i criminali condannati nelle mura di pietra di una prigione. (3) Come la morte fa le sue vittime nella sicurezza della tomba

(2.) La libertà del credente dalla legge, quindi, è: (1) Libertà dalla schiavitù. (2) Immunità dalla punizione. (3) La vita dai morti

(II.) I suoi mezzi. La morte di una parte o dell'altra

(1.) L'A.V. rappresenta la legge come morta, il che esprime una verità importante. La legge come patto è abrogata per una cosa, e tutte le sue esigenze sono esaurite per un'altra. Come un rettile velenoso viene talvolta ucciso lasciando il suo pungiglione nella vittima, è stato punto a morte, così la legge, nell'eseguire la sua vendetta su Gesù, il nostro sostituto, è morta. Cristo gli ha reso tutta l'obbedienza che poteva esigere con la sua vita e ha espiato tutte le offese che ha condannato con la sua morte. Di conseguenza, essendo morto, non ha presa sul credente. (1) Il padrone morto non ha presa sul suo schiavo. "Se, dunque, il Figlio vi farà liberi", ecc. (2) La giustizia, morta in un certo senso per la soddisfazione di tutte le sue pretese, non ha alcuna presa sul suo criminale un tempo condannato. (3) La morte, essendo ora abolita dalla morte di Cristo, e inghiottita nella vittoria, le sue vittime sono libere

(2.) La R.V. rappresenta il credente come morto, un'altra importante verità. (1) Il padrone non ha presa su uno schiavo morto. (2) La giustizia non ha presa su un criminale morto. E così il credente, morendo con Cristo, entra nella libertà sia dalla schiavitù che dalla condanna. Ma... (3) La morte di Cristo fu seguita, e inevitabilmente, dalla risurrezione, e quindi dall'unione con Lui il credente è morto alla morte

(III.) I suoi effetti. "Che dovremmo servire". La libertà non è licenza. Siamo liberati dalla legge come un patto, ma non come una regola di vita. La nostra libertà è il trasferimento a un altro Padrone, il cui servizio è la libertà perfetta e la cui legge è la "legge perfetta della libertà". Così, dunque, il credente serve-1. Non nella vecchiaia della lettera. C'è un modo di conformarsi letteralmente a tutti i precetti della legge che è coerente con la violazione di ciascuno di essi. Possiamo non avere idoli di legno e di pietra, eppure adorare noi stessi, la ricchezza, ecc. Potremmo non togliere la vita a un uomo, ma potremmo uccidere i suoi interessi e la sua reputazione. Possiamo commettere adulterio sia nel pensiero che nell'azione, ecc

(2.) Ma nella novità dello spirito. (1) Con l'aiuto dello Spirito che fa nuove tutte le cose. (2) Da nuovi motivi. (3) In un modo nuovo. (J. W. Burn.)

Che dovremmo servire in novità di spirito, e non nella vecchiaia della lettera

Il vecchio servizio e il nuovo:

(I.) La novità di spirito implica i principi, le disposizioni e le vedute che lo Spirito di Dio impianta nei cuori che Egli rinnova. Servire nello spirito è un servizio di obbedienza filiale a Colui che ha dato se stesso per noi, come vincolato dal suo amore, e nel godimento di tutti i privilegi della grazia della nuova alleanza. I credenti sono così divenuti, sotto l'influsso dello Spirito Santo, capaci di servire Dio con quella natura nuova e divina di cui partecipano, secondo il senso spirituale della legge, come suoi figli, con cordiale affetto e gratitudine. È il servizio non del mercenario, ma del figlio; non dello schiavo ma dell'amico; non con l'intenzione di essere salvati mediante l'osservanza della legge, ma di rendere grata ubbidienza al loro onnipotente Liberatore

(II.) L'antichità della lettera rispetta il servizio che la legge, con la sua luce, autorità e terrore, può procurare da chi è sotto di essa, e cerca la vita per mezzo di essa, senza lo Spirito di Dio e la Sua grazia e influenza santificante. In questo modo si può ottenere molta conformità esteriore alla legge dall'orgoglio dell'ipocrisia, senza alcun principio migliore di quello di un'indole egoistica, servile, mercenaria, carnale, influenzata solo dalla paura della punizione e dalla speranza di una ricompensa. Servire, quindi, nell'antichità della lettera, è servire in modo freddo, limitato e del tutto esteriore. Tale servizio è essenzialmente difettoso, procede da un cuore carnale, non rinnovato, privo di santità. In questo modo Paolo descrive se stesso Filippesi 3 come se avesse precedentemente servito, quando aveva fiducia nella "carne", come egli designa tale servizio esteriore. Servire in novità di spirito e in vecchiaia della lettera sono qui contrapposti, non solo come diversi, ma come incompatibili l'uno con l'altro. (R. Haldane.I credenti servono in novità di spirito mentre servono-1. Secondo lo spirito della legge che è amore

(2.) Con il loro spirito, invece di un servizio formale esteriore

(3.) Da una natura nuova e spirituale creata in loro. 4. Per la grazia dello Spirito Santo che abita in me (CAPITOLO 8:1, 2, 9, 11)

(5.) Con nuovi mezzi e in nuovi modi. (T. Robinson, D.D.)

Il vero spirito di servizio: - Nei giorni eroici in cui Serse guidò il suo esercito in Grecia, c'era un notevole contrasto tra il modo in cui i soldati persiani e i guerrieri greci erano esortati a combattere. Gli eserciti riluttanti della Persia furono spinti al conflitto dai colpi e dalle percosse dei loro ufficiali; Erano mercenari o codardi e temevano un contatto ravvicinato con i loro avversari. Erano spinti al loro dovere come le bestie, con verghe e pungoli. Dall'altra parte gli eserciti della Grecia erano piccoli, ma ognuno era un patriota e un eroe, e quindi quando marciavano verso il conflitto lo facevano con passo rapido e gioioso, con un canto marziale sulle labbra, e quando si avvicinavano al nemico si precipitavano sulle sue file con un entusiasmo e una furia che nulla poteva resistere. Non c'era bisogno di fruste per gli uomini d'arme spartani: come destrieri di alto valore si sarebbero risentiti al loro tocco; Erano attirati in battaglia dalle corde di un uomo, e dalle catene dell'amore patriottico erano costretti a mantenere i loro posti a tutti i rischi. "Spartani", dicevano i loro capi, "i vostri padri disdegnarono di annoverare i Persiani con i cani del loro gregge, e voi sarete i loro schiavi? Dite: Non è meglio morire da liberi che vivere da schiavi? Che dire se i tuoi nemici sono molti, ma un solo leone può sbranare un gregge di pecore di vasta portata? Usa bene le tue armi oggi! Vendicate i vostri padri uccisi e riempite i cortili di Susa di confusione e di lamenti!" Tali furono i molti argomenti che spinsero gli Spartani e gli Ateniesi a combattere: non le fruste così adatte alle bestie, né le corde così adatte al bestiame. Questa illustrazione può mettere in evidenza la differenza tra il servizio di schiavitù del mondo e la religione cristiana dell'amore: il mondano è frustato al suo dovere sotto la paura, il terrore e il terrore, ma l'uomo cristiano è toccato da motivi che fanno appello alla sua natura più elevata; è influenzato da motivi così dignitosi da essere degni dei figli di Dio; non è guidato come una bestia, è mosso come un uomo. (C. H. Spurgeon.)

6 CAPITOLO 7

Romani 7:6-25

A chi si riferisce il brano?-(1) A chi non è rigenerato. Si è discusso molto se questa sezione descriva un uomo giustificato o un uomo ancora non perdonato. Quest'ultimo punto di vista era sostenuto da Origene e dai padri greci in generale. Il primo fu adottato da Agostino e dai padri latini in generale. Fu accolto in Occidente durante il Medioevo; e dai Riformatori. Ora è sostenuto, credo, dalla maggior parte dei calvinisti. Tra gli Arminiani prevale l'opinione dei padri greci. Vale la pena notare che questa è l'opinione più antica, ed erano loro che parlavano la lingua in cui fu scritta questa Epistola. Che questa sezione descriva l'esperienza personale di Paolo prima della giustificazione, lo sostengo per le seguenti ragioni

(1.) Nell'ultima sezione abbiamo visto un grande cambiamento avvenire in Paolo, un cambiamento dalla vita alla morte. Questo cambiamento lo portò nello stato descritto in ver

(5.) Ma nel versetto 6; Paolo dice, e non si stanca mai di ripeterlo, che un altro cambiamento, per quanto glorioso fosse questo, era stato operato in lui dalla potenza di Dio. La completezza di questo cambiamento ci è stata spesso presentata (CAPITOLI 5:10; 6:11, 22; 7:6). Paolo è morto al peccato, liberato dal suo servizio, morto alla legge che prima lo legava a un padrone crudele. Questo secondo cambiamento deve essere collocato tra il versetto 13, che dà lo scopo del primo cambiamento, e il CAPITOLO 8:1, che descrive lo stato di coloro che godono del secondo. E poiché il vers. 14-25 trattano un argomento, dobbiamo mettere il secondo cambiamento o tra vers. 13 e 14 o tra i CAPITOLI 7 e 8. Ora non abbiamo alcun indizio tra i vers. 13 e 14 di un cambio. Ma nel capitolo 8:1 il cambiamento è scritto in caratteri che nessuno può fraintendere. Le parole "mi ha liberato dalla legge del peccato" proclamano con il linguaggio più chiaro che la schiavitù del vers. 23, 25 è passato

(2.) Ancora una volta, questa sezione contraddice tutto ciò che Paolo dice su se stesso e sulla vita cristiana. Qui si definisce schiavo del peccato e geme sotto la sua schiavitù. È un uomo colpito da calamità. Ma nell'ultimo capitolo descrive i suoi lettori come morti al peccato, e liberati dal suo servizio. In che senso un cristiano romano potrebbe osare considerarsi morto al peccato, se questa sezione fosse un'immagine della libertà dal peccato di cui gode un apostolo? Qui Paolo dice che il peccato che dimora nella sua carne è il vero autore delle sue azioni. Ma nel capitolo successivo dice che coloro che vivono secondo la carne moriranno. Qui dichiara di operare ciò che è male. Ma nel capitolo 2:9 insegna che su tutti coloro che lo faranno cadrà l'ira di Dio. Se queste parole si riferiscono a una persona giustificata, sono assolutamente uniche nel Nuovo Testamento

(3.) È stato obiettato che il linguaggio di questa sezione è inapplicabile agli uomini non ancora giustificato. Ma troviamo un linguaggio simile sulle labbra dei pagani. "Che cos'è che attira in una direzione mentre si sforza di andare in un'altra; e ci spinge verso ciò che vogliamo evitare?" (Seneca) . "Comprendiamo e conosciamo le cose buone, ma non le realizziamo" (Euripide). "Evidentemente ho due anime... perché se ne avessi uno solo non sarebbe allo stesso tempo buono e cattivo; né desidererebbe allo stesso tempo opere onorevoli e disonorevoli, né allo stesso tempo desidererebbe e non vorrebbe fare le stesse cose. Ma è evidente che ci sono due anime; e che quando il buono è al potere, si praticano le cose onorevoli; ma quando si tenta il male, le cose disonorevoli" (Senofonte). "So che tipo di cose brutte sto per fare: ma la passione è più forte dei miei propositi. E questo è per i mortali causa di mali molto grandi" (Euripide). "Desidero una cosa: la mente ne persuade un'altra. Vedo e approvo le cose migliori: seguo le cose peggiori" (Ovidio). Questi passaggi provano che in molti casi gli uomini sono portati avanti contro il loro miglior giudizio a fare cose cattive, e che anche nei pagani c'è un uomo interiore che approva ciò che la legge di Dio approva. 4. Ciò che Paolo dice altrove circa il suo stato religioso prima della giustificazione conferma la descrizione di se stesso qui data. Era un uomo di moralità irreprensibile Filippesi 3:6 ; fu nell'ignoranza che perseguitò la Chiesa 1Timoteo 1:13 ; era zelante per Dio ( Atti 22:3) ; un Fariseo della setta più rigida Atti 26:5 ; senza dubbio cercò di stabilire una giustizia tutta sua Romani 10:3. Della vita interiore di un tale uomo abbiamo un'immagine in questa sezione. La sua coscienza approva la legge: fa ogni sforzo per osservarla: i suoi sforzi dimostrano solo la sua impotenza morale e rivelano la presenza di un nemico nella cui salda presa giace: cerca di vincere il fallimento interiore con una stretta osservanza esteriore, e forse con una lealtà sanguinaria a ciò che considera essere la causa di Dio. Nel fariseo coscienzioso abbiamo un uomo che desidera fare il bene, ma in realtà fa il male. E quanto più seriamente un uomo si sforza di ottenere il favore di Dio facendo il bene, tanto più dolorosamente si renderà conto del suo fallimento

(5.) È stato contestato l'opinione qui sostenuta che tutto ciò è l'esperienza di molte persone giustificate. Ma questo dimostra solo che il cambiamento in noi non è ancora completo, e Paolo ne fa una questione di rimprovero 1Corinzi 3:1-4. D'altra parte, ci sono migliaia di persone che con profonda gratitudine riconoscono che, mentre questa sezione descrive il loro passato, non descrive affatto il loro stato attuale. Giorno dopo giorno sono più che vincitori per Colui che li ha amati

(6.) Allora perché Paolo confuse le persone semplici usando il presente invece del passato? Lascia che l'uomo che fa questa domanda scriva la sezione al passato. "Ero un uomo di carne: vidi un'altra legge combattere contro di me e condurmi prigioniero: gridai: 'Uomo colpito dalla calamità'", ecc. La vita e la realtà della sezione sono scomparse. Per renderci conto della calamità passata, dobbiamo lasciare fuori dalla vista la nostra liberazione da essa. Il linguaggio dell'ultima sezione ha reso facile farlo. La descrizione di Paolo del suo omicidio per mano del peccato era così triste e così reale che egli dimenticò la vita che seguì. Quindi, quando arrivò a parlare dello stato in cui quell'omicidio lo aveva messo, era facile usare il tempo presente. Di questo cambiamento di punto di vista abbiamo già avuto altri esempi. Nel capitolo 3:7, Paolo si getta nella posizione di un colpevole di falsità e si inventa una scusa. Nel capitolo 4:24, egli sta dalla parte dello scrittore della Genesi e considera la giustificazione di se stesso e dei suoi lettori come ancora futura. Nel capitolo 5:1, li esorta a reclamare la pace con Dio attraverso la giustificazione. Nel capitolo 5:14, dopo aver contemplato il regno della morte da Adamo a Mosè, guarda avanti alla futura incarnazione di Cristo. Nel capitolo 6:5, parla allo stesso modo della vita di risurrezione in Cristo. Lo troveremo anche, nel capitolo 8:30, che si getta nel lontano futuro e guarda indietro al futuro più prossimo come se fosse già passato. Questo modo di parlare è comune in tutte le lingue. Ma è una caratteristica cospicua della lingua in cui è stata scritta questa Epistola

(7.) Non posso essere d'accordo con coloro che dicono che Paolo si riferisce in questa sezione allo stato dei bambini in Cristo 1Corinzi 3:1 ; e nella successiva, alla piena salvezza. Il capitolo successivo descrive certamente l'esperienza personale di Paolo, che fu quella della salvezza autunnale. E il linguaggio di questa sezione è usato frequentemente da coloro che sono salvati solo in parte dal peccato. Ma il più piccolo bambino in Cristo ha sperimentato una risurrezione dai morti Colossesi 2:13 e una liberazione acquistata con il sangue di Cristo. Di tale resurrezione e liberazione non c'è alcun accenno in questa sezione, fino a quando l'ultimo versetto proclama l'alba di un giorno più luminoso. 8. Se l'interpretazione di cui sopra è corretta, abbiamo in questa sezione la descrizione più completa nella Bibbia dello stato naturale dell'uomo. Anche nell'immorale c'è un uomo interiore che approva il bene e odia il male. Ma quest'uomo interiore è impotente contro il nemico che è padrone del suo corpo, e che così detta la sua condotta. Nonostante il suo sé migliore, l'uomo è trascinato lungo il sentiero del peccato. Questo non è contraddetto, né la sua forza diminuita, dall'ammissione di Paolo nel CAPITOLO 2:26, che anche i pagani a volte fanno ciò che la legge comanda. La loro obbedienza è solo occasionale e imperfetta, mentre la legge richiede un'obbedienza costante e completa. Un uomo che infrange le leggi del suo paese non è salvato dalla punizione dal compimento occasionale di atti nobili e lodevoli. Sebbene gli uomini non perdonati a volte compiano ciò che merita approvazione, sono del tutto impotenti a liberarsi dal potere del peccato e ad ottenere con le buone opere il favore di Dio. (Prof. Barbabietola.) Il personaggio descritto nel settimo capitolo di Romani: - Prestare attenzione a...

(I.) L'inizio della lotta contro il peccato nella formazione stessa del carattere cristiano. In questo processo ci sono tre caratteristiche

(1.) La rettifica del nostro giudizio sul tema della nostra relazione con Dio. Questo è ciò che si chiama convinzione di peccato. Nasce dalla percezione del significato della legge di Dio, dall'attenzione alle Scritture. Le cose un tempo ritenute innocenti sono ora considerate malvagie, e i peccati una volta ritenuti insignificanti sono ora percepiti come terribili. La legge appare con il suo occhio vendicatore e ribadisce le sue richieste. La mente è spogliata della sua vana speranza di sfuggire alla giustizia divina. Questa convinzione può essere prodotta gradualmente o improvvisamente. Può essere accompagnato dal terrore, o può essere sereno

(2.) Una lotta da parte della mente per uscire dallo stato. Quella convinzione di peccato che non ha alcuna influenza sulla condotta, non è una vera convinzione. Ora inizia la parte più dolorosa della vita cristiana. L'individuo, a partire da una percezione della santità di Dio e del male del peccato, si pone per evitare il peccato. Ma il peccato, indignato per la restrizione, come un torrente possente davanti a una debole barriera, raccoglie tutta la sua forza e trascina tutto davanti a sé. Lo rende sensibile alla sua forza con la vanità dei suoi sforzi per controllarlo. La tentazione lo prende con la stessa facilità con cui un turbine solleva una pagliuzza. Ritorna per rinnovare i suoi propositi sconfitti, ma solo per vederli sconfitti di nuovo. In quale stato deve lasciare questo alla mente! 3. Una chiara scoperta del modo evangelico di liberazione, e la piena applicazione della mente ad esso. Ora inizia la vita di fede; poiché come ciò che è seminato non è vivificato se non muore, così la fede che dona la mente a Cristo, per essere salvata dai suoi meriti e santificata dalla sua grazia, nasce dalla morte del conflitto di sé. Qual è la conseguenza? La pace si impossessa della mente. C'è un principio che si forma nella mente, e vi si fissa, che si oppone direttamente al peccato, e che ne domina. La lotta può essere violenta, ma la grazia è sicura di prevalere, e ogni nuova vittoria ne porta un'altra; finché le stesse abitudini e i gusti della mente diventano dalla parte della pietà, e l'uomo si sente come nella salda stretta della mano del suo Dio. Questa è la rigenerazione

(II.) L'illustrazione e la conferma di tutto ciò nel capitolo che abbiamo davanti

(1.) L'opinione di diversi eminenti commentatori è che Paolo qui si riferisce a se stesso e agli uomini generalmente in uno stato di non conversione, e sotto la legge, e di quell'approvazione naturale che hanno di ciò che è buono, sebbene del tutto incapaci di seguirla. Essi sostengono che la lingua non si addice ad altri che a un uomo non convertito, in quanto nel conflitto il peccato è rappresentato in ogni caso come l'ottenimento della vittoria. Ma penso che questa opinione sia sbagliata, perché... (1) È contraria a tutto ciò che sappiamo dell'apostolo e della sua storia. Quando mai si è trovato in questo stato di schiavitù al peccato? Prima della conversione era un fariseo della specie più rigorosa: non solo era a suo parere libero da questa miserabile schiavitù, ma immaginava di poter osservare tutta la legge di Dio. (2) Il linguaggio impiegato è troppo forte per qualsiasi uomo in uno stato non convertito. Può un uomo del genere dire: "Mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore"? 2. C'è un'altra opinione totalmente contraria a questo, cioè che l'apostolo stia parlando nel suo stato di cristiano al tempo in cui scrisse questa Epistola. Questa opinione, tuttavia, mi sembra altrettanto errata. (1) Non concorda con il disegno dell'apostolo, che era quello di convincere che la legge di Dio non era né uno strumento di giustificazione né di santificazione; ma il vangelo di entrambi. Ha dimostrato nei capitoli precedenti che non era uno strumento di giustificazione. In questo capitolo comincia a mostrare che la legge non era nemmeno uno strumento di santificazione, in quanto era "debole a causa della carne"; che poteva solo suscitare e incitare il peccato essendo usato per opporsi ad esso; che, quindi, dobbiamo cercare qualcos'altro, il vangelo di Cristo. Ora, come sarebbe stato in accordo con questo disegno, se avesse dimostrato che il cristiano maturo non sarebbe stato in grado di osservare la legge, né di essere santificato? Ciò sarebbe troppo dimostrativo, in quanto non solo la legge, ma anche il Vangelo non potrebbe essere lo strumento della santificazione, e sarebbe del tutto estraneo al suo disegno. (2) E come non è conforme al suo disegno, così non concorda nemmeno con le rappresentazioni progressive di questo capitolo e dei seguenti. Il settimo capitolo non avrebbe mai dovuto essere separato dall'ottavo. E chi non vede che l'uomo dell'ottavo capitolo è in uno stato molto diverso dall'uomo del settimo, sebbene sia lo stesso uomo? (3) Non è gradito alla verità e all'esperienza. Non è vero per i cristiani confermati che fanno sempre il male che non vorrebbero, e non riescono a fare il bene che vorrebbero. Alcuni cristiani tiepidi e pigri possono essere "carnali, venduti sotto il peccato"; Il loro "vecchio" può essere forte in loro alla fine come lo è all'inizio. Ma non si può dire di cristiani come Paolo, il quale ci dice che "si tenne sotto il suo corpo" e "lo sottomise". Non è vero per quei cristiani come Giovanni descrive quando dice: "Chiunque è nato da Dio, non commette peccato". Anzi, Davide dice degli uomini buoni che "non commettono iniquità; camminano nella Tua via". 3. Allora qual è l'alternativa? Guardate la persona che ho descritto nelle fasi incipienti della formazione del carattere cristiano. Vedi se il suo caso non concorda con ogni parte della rappresentazione e del disegno dell'apostolo. C'è però un'obiezione. Non era forse Paolo un fariseo fino al momento della sua conversione? E questo non lo trasformò in un solo istante in un deciso discepolo di Gesù Cristo? Come possono allora le rappresentazioni di questo capitolo essere vere di lui da questo punto di vista? Risposta: (1) Sta parlando di ciò che è comune alle persone convertite in generale. Se, dunque, la sua conversione straordinaria non gli avesse permesso di vivere quella precisa esperienza, non gli sarebbe stato impedito di parlare di sé in questo modo, come di ciò che è proprio di tutti i convertiti. Questo modo di parlare è comune nelle Scritture. (2) Non è improbabile che l'apostolo abbia attraversato qualcosa di questo tipo durante l'intervallo che intercorse tra il suo dire: "Che cosa vuoi che io faccia?" e Anania che venne a dargli la vista insieme al dono dello Spirito Santo. Potrebbe imparare in quei tre giorni e tre notti tutto ciò che riguarda il peccato, l'eccellenza della legge, l'imbecillità umana e il modo di liberazione divina che egli descrive qui, e che molti spesso non imparano in altrettanti anni. Conclusione: è chiesto. Perché soffermarsi su queste minuscole parti dell'esperienza cristiana? Riteniamo che siano importanti per correggere le false visioni della religione. Quanti sono inclini a supporre che la religione consista in pochi sentimenti e sentimenti di natura religiosa, e in un cambiamento superficiale della mente e del comportamento! Ma la religione è un cambiamento di carattere; È la morte del peccato nell'anima, che inizia con un conflitto doloroso, ma procede verso una vittoria abituale e generale: e nulla al di fuori di questo garantirà la speranza di uno stato di salvezza. (J. Leifchild, D.D.) La storia morale dell'uomo interiore illustrata da questo passaggio: - All'inizio osserviamo due cose notevoli

(1.) Due forze distinte (ver. 15), rappresentate come se fossero due Ego, l'uno odia ciò che l'altro fa, l'uno disposto a fare ciò che l'altro rifiuta strenuamente. Quali sono? (1) Il desiderio morale, che segue sempre la legge di Dio, che è "santa, giusta e buona". (2) La scelta animale segue sempre la "legge del peccato nelle membra". La scelta e il desiderio, che dovrebbero sempre essere uno nell'unico essere, sono nel caso dell'uomo due. Tutti sono tenuti ad ammettere l'esistenza di questo fatto, per quanto possano differire nei loro metodi di spiegazione

(2.) Lo sviluppo di questi due poteri nella stessa persona. Il linguaggio mostra una sorta di personalità sottostante in cui vivono questi due sé: "l'uomo miserabile" (ver. 24); "L'uomo interiore", il nucleo morale della nostra natura: l'uomo dell'uomo. Che ci debba essere un'opposizione tra il desiderio e la scelta di uomini diversi è un fatto notevole. Ma che ogni uomo debba essere un regno autodiviso, un campo di battaglia auto-creato su cui il cielo e l'inferno combattono le loro campagne, è un fatto tanto meraviglioso quanto evidente. Qui abbiamo l'uomo interiore...

(I.) In assoluta sottomissione alla carne, completamente animalizzata. È lo stato precedente all'avvento del comandamento (versetto 10), quando "il peccato era morto" e l'uomo si immaginava moralmente "vivo". L'anima dei neonati, naturalmente, è in questo stato. È la creatura degli appetiti e dei desideri corporei. Sembra saggio e gentile che la mente rimanga per un po' di tempo dormiente in queste fragili organizzazioni, affinché i muscoli, le membra e i nervi possano ottenere forza. Ma il linguaggio è evidentemente destinato ad applicarsi agli adulti. E non camminano forse milioni di persone secondo la carne e vivono secondo la carne? la grande domanda della loro esistenza era: "Che cosa mangeremo, che cosa berremo, e con che cosa ci vestiremo?" Il passaggio insegna che lo stato dell'anima in questa fase della sua storia è... 1. Uno stato di peccato inconscio. "Senza la legge il peccato era morto". Non ha prodotto alcun rimorso. L'anima era "morta nei falli e nel peccato". Non c'è lotta morale contro di essa. Tuttavia, anche se il peccato non è una questione di coscienza, è peccato. (1) È una violazione della nostra costituzione. Se fossimo come il bruto, senza intelletto o coscienza, sarebbe opportuno dare pieno sfogo a tutti i nostri impulsi e desideri animali. Ma poiché abbiamo anime che ci collegano alla legge morale, il cui benessere consiste nel possesso della virtù e che sopravvivono al corpo, permettere al corpo di dominare l'anima è un'anomalia più mostruosa dell'intronizzazione di un selvaggio spietato come monarca di un popolo civile. (2) È una violazione del disegno del nostro essere. Perché siamo così organizzati? Che la nostra natura spirituale possa essere sepolta nella materia, che la scintilla divina possa essere spenta, o addirittura offuscata dalla natura animale? No. Il corpo è concepito come un tempio in cui l'anima deve adorare, un organo attraverso il quale l'anima deve subordinare l'universo materiale al suo servizio. (3) È una violazione delle ingiunzioni bibliche. Ci è comandato di "mortificare la carne", ecc., di tenere sottomesso il nostro corpo, ecc.

(2.) Uno stato di falsa vita. "Una volta ero vivo senza la legge", senza la comprensione della legge. In questo stadio carnale dell'essere, l'uomo è così privo di ogni senso di responsabilità e di ogni convinzione di peccato, che immagina che tutto sia giusto. Vive, è vero. Guardatelo divertirsi nel piacere o darsi da fare negli affari. C'è vita, ma è una vita falsa; non quello di un essere morale intelligente, fatto per agire per la gloria di Dio. È la vita di un uomo morente, che nel suo delirio si crede forte e sano; È la vita di un maniaco che agisce con l'impressione di essere un re. Tale, dunque, è lo stato dell'uomo nel primo stadio della storia della sua anima

(II.) In violenti combattimenti con la carne (vers. 9-24) . Nella prima fase la coscienza dormiva. Non è così ora. È spuntata una nuova era: la coscienza si è risvegliata dal suo lungo sonno ed è iniziata una scena di terribili conflitti. Questa seconda fase-1. È introdotto da una rivelazione spirituale della legge divina. "Il comandamento arrivò". La legge di Dio balenò sulla coscienza e rivelò la vera posizione morale. L'occhio corporeo non si svilupperebbe mai senza la luce. Naturalmente sarebbe un organismo perfetto, ma non darebbe la sensazione della vista. Così con la coscienza. È un organismo perfetto, ma senza la legge di Dio non vedrà mai. Portate su di esso "il comandamento", ed esso darà all'uomo un nuovo mondo. Quando i raggi del mattino giocano sul bulbo oculare, le tribù addormentate si svegliano; così, quando la luce della legge di Dio irrompe sulla coscienza, l'uomo si risveglia alla sua vera condizione. La rivelazione gli dà tre sentimenti orribili. (1) La sensazione di totale ingiustizia. Si guarda dentro e non trova "nessuna cosa buona". Egli si sente verso il comandamento come la malvagia madre di Amleto si sentiva verso il figlio che lo rimproverava: "Tu volgi i miei occhi nella mia medesima anima", ecc. (2) Il sentimento di una schiavitù miserabile, (a) Nella schiavitù corporea l'anima può sollevarsi sulle ali della devozione, può dilettarsi nel pensiero: ma qui le facoltà spirituali sono ammanettate, (b) La morte pone fine alla schiavitù fisica e politica; Ma questa schiavitù spirituale, la morte non ha il potere di distruggerla. (3) Il sentimento della morte morale. Il peccato si risvegliò alla coscienza, e "io morii". La legge è stata "trovata fino alla morte". Lo ha "ucciso". Qual è il sentimento del criminale, che ha rallegrato il suo stato doloroso con l'illusoria speranza del perdono, quando il boia gli dice che l'ora fatale è giunta? Qual è il sentimento del giovane il cui sangue è caldo, il cui cuore è vivace e spera in alto, quando il medico gli dice che una pestilenza mortale lo ha colto? La sensazione della morte! Cos'è? La domanda produce un brivido freddo in tutta l'inquadratura. Ma il sentimento della morte in relazione all'anima, cosa può essere più orribile? 2. È caratterizzato da una lotta per ottenere la liberazione dalla legge. Nella prima fase la legge è stata disobbedita, ma poi non c'è stato alcun sentimento al riguardo; È stato fatto meccanicamente. Ma ora c'è una lotta per una liberazione da parte della legge. (1) E questo è inutile, perché la rivelazione della legge stimola la tendenza a disobbedire ad essa. "Ha provocato in me ogni sorta di concupiscenza". Senza la legge il peccato era morto. Per la nostra natura depravata, "le acque rubate sono dolci". Nel momento in cui una cosa è proibita, il nostro desiderio di ottenerla aumenta. (2) E la lotta è dolorosa, perché mentre la legge stimola la tendenza a peccare, approfondisce l'impressione della sua enormità. È quando la coscienza approva ciò a cui praticamente ci opponiamo che la nostra vita diventa intollerabile. Così il peccatore in questo stato grida: "O miserabile uomo che sono", ecc. Questa, dunque, è la seconda fase della storia dell'anima. Alcuni lo raggiungono e vi agonizzano per sempre. Caino, Baldassarre, Giuda, lo fecero. Alcuni vi giungono come fecero le migliaia di persone il giorno di Pentecoste, e da lì passano allo stadio pacifico e perfetto dell'essere

(III.) Nella sovranità vittoriosa sulla carne. "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". 1. La liberazione non avviene per legge. La legge ha provocato il conflitto. La legge smascherava la malattia, ma non aveva rimedio; la schiavitù, ma non poteva emanciparsi; pericolo, ma non è riuscito a consegnare

(2.) Come illustrazione dell'enormità del peccato. È il peccato che ha ridotto l'uomo a questo stato in cui egli grida: "O miserabile uomo che sono", ecc

(3.) Come prova della gloria del vangelo. La scienza, l'educazione, il diritto, l'ingegno e lo sforzo umano, nessuno di questi può liberare l'uomo. Solo il Vangelo può farlo, lo ha fatto, lo fa e lo farà. (D. Thomas, D.D.)

7 CAPITOLO 7

Romani 7:7

Che diremo allora? La legge è peccato? Dio non voglia. - La legge:

(I.) La sua natura-1. Morale

(2.) Spirituale

(3.) Esemplificato dal particolare comandamento citato

(II.) Il suo uso-1. Per descrivere la natura

(2.) Rileva la presenza

(3.) Rivela la peccaminosità del peccato. (J. Lyth, D.D.)

La legge rivendicava e lodava:

(I.) La legge ha dato ragione. L'apostolo aveva affermato che la legge costituiva ciò che era peccaminoso, che senza la legge non avrebbe potuto avere tale carattere, anzi, che la legge suscitava affetti peccaminosi che, se non fosse stato per la sua provocazione, sarebbero potuti rimanere dormienti. E ora sembra che questo possa attribuire alla legge lo stesso tipo di odiosità che è attribuita al peccato stesso. Questo egli respinge con la massima veemenza

(1.) La legge agisce come scopritore del peccato (ver. 7) . Ma non si tratta di un impeachment contro l'uniformità di un governante, che con la sua applicazione si possa scoprire ciò che è storto. Al contrario, il suo stesso potere di farlo dimostra quanto sia dritto in se stesso. La luce può rivelare un'impurità che non potrebbe essere riconosciuta di notte; eppure a chi verrebbe mai in mente di attribuire alla luce tutto quell'inquinamento che essa rivela. Sarebbe davvero strano se la dissomiglianza di due cose ci portasse a confonderle. Quando un uomo si presenta davanti a te pieno di valore morale e un altro pieno di vizi, la presenza del primo può generare una ripugnanza più acuta verso il secondo; E questo non certo perché abbiano qualcosa in comune, ma perché hanno tutto in ampia e clamorosa contrapposizione. E lo stesso del peccato e della legge

(2.) La legge aggrava questa deformità rendendo il peccato più attivamente ribelle (ver. 8) . La legge non cura il desiderio del cuore dell'uomo verso qualsiasi indulgenza proibita, questo desiderio è quindi esasperato. L'uomo che pecca e non ci pensa più può non ripeterlo mai più fino a quando le sue influenze esterne non si saranno ritrovate su di lui, può darsi che sia molto tempo dopo; Ma l'uomo che è sempre in preda a un senso di colpa ha l'immagine del fascino presente nei suoi pensieri durante tutto il tempo in cui non sono presenti ai suoi sensi. E così la legge risulta una causa occasionale, per cui in lui dovrebbe esserci una fermentazione più intensa degli appetiti peccaminosi che in un altro, che è incurante della legge e non disturbato dalla sua voce accusatrice. E ciò che accresce l'impotenza di questa calamità è che, mentre la legge dà così una nuova forza di attacco ai suoi nemici, non offre alcuna forza di resistenza all'uomo stesso. Privandolo dell'energia ispiratrice che è nella speranza, gli dà al suo posto il terrore e la disperazione di un fuorilegge. Eppure la legge qui non è in colpa. È il peccato che ha colpa che, alla vista della legge, si è rafforzato ancora di più nel suo carattere

(3.) Ed è solo in questo senso che la legge è l'occasione della morte. (1) Questa dolorosa inflizione è dovuta al peccato, che prende occasione dalla legge. La stessa compagnia di un uomo buono può degradare ai suoi stessi occhi un uomo malvagio a tal punto che, con il disperato sentimento di un emarginato, potrebbe d'ora in poi abbandonarsi a tutto il tumulto della malvagità, e persino diventare un assassino; e così comporta su di sé una morte di vendetta. Ma chi avrebbe mai pensato di gettare il proprio sangue, o il sangue della sua vittima, alla porta di colui la cui eccellenza aveva solo messo in mostra l'odiosità del suo stesso carattere? (2) D'altra parte, il peccato uccide la sua vittima con un processo di inganno di cui la legge è resa lo strumento. Può farlo in vari modi: (a) Come il rimorso dell'uomo cova sulla trasgressione, così il peccato può trarne vantaggio portando l'uomo a soffermarsi costantemente sulla tentazione che l'ha condotta. (b) Oppure può rappresentare l'uomo a se stesso come la vittima condannata di una legge che non può mai essere placata, e quindi, per mezzo di questa legge, può spingerlo avanti verso l'incoscienza. (c) Oppure può tranquillizzarlo esponendo le molte conformità all'onestà, o alla temperanza, o alla compassione, o alla cortesia, con le quali continua ancora a rendere onore alla legge. (d) Potrebbe anche trasformare la sua stessa rimorsità in una questione di compiacimento, e persuaderlo che, in difetto della sua obbedienza alla legge, le rende almeno l'omaggio del suo rammarico. 4. "Poiché senza la legge il peccato è morto" (ver. 8), morto rispetto a ogni potere di condanna, e rispetto alla sua incapacità di suscitare gli allarmi della condanna: e quanto al suo potere di sedurvi o rendervi schiavi per mezzo di un rimorso o di un terrore. E nel versetto successivo Paolo è visitato con il ricordo del suo stato precedente, quando, ignorando com'era l'estrema vastità del comandamento di Dio, attendeva con ansia una vita di favore qui e di beatitudine nell'aldilà, sulla base delle sue molte osservazioni esteriori e letterali. Una volta era dunque vivo senza la legge; E fu solo quando venne il comandamento, non finché non gli fu fatto vedere quali fossero le sue alte esigenze e quali fossero le sue miserabili mancanze, che il peccato si ravvivò in lui, e lo spostò dalla sua orgogliosa sicurezza, e gli fece vedere che, invece di un vittorioso pretendente alle ricompense della legge, era vittima delle sue punizioni. Questo stato (vedi anche ver. 9) è lo stato prevalente del mondo. Gli uomini vivono nell'agiatezza e nella sicurezza tollerabili perché morti alle terrificanti minacce della legge. È perché il peccatore è quindi senza legge che non vede il pericolo della sua condizione. Ed è così importante che è così importante quando lo Spirito presta la Sua efficacia alla legge divina, quando in tal modo risveglia il peccatore negligente dal suo letargo e lo persuade a fuggire per rifugiarsi nella speranza che gli è posta davanti

(II.) La legge lodata. L'apostolo, avendo liberato la legge da ogni accusa di odio, ora le rende l'omaggio positivo che era dovuto al suo vero carattere, come rappresentazione di ogni eccellenza morale. Se la legge è l'occasione della morte, o di una depravazione più caduta, non è a causa di alcun male che è nel suo carattere, che è santo, giusto e buono (ver. 12). Ciò può portare alla soluzione di una questione dalla quale il cuore giuridico dell'uomo si sente spesso esercitato. Perché la legge, che ora è deposta dal suo antico ufficio di ministro a vita a quello di ministro fino alla morte, dovrebbe ancora essere mantenuta in autorità, e l'obbedienza ad essa dovrebbe essere così strenuamente richiesta? Affinché Dio voglia la nostra ubbidienza alla legge, non è necessario darle l'importanza legale e l'efficacia che aveva sotto l'antica dispensazione. All'inizio del nostro sistema attuale, lo Spirito di Dio che si muoveva nel caos produsse le forme più belle di colline e valli e possenti oceani e foreste ondeggianti, e tutta quella ricchezza di fiori e verdure che serve a vestire i paesaggi della natura. E si dice che Dio vide che tutto era buono. Ora, non c'era legalità in questo processo. Gli ornamenti di un fiore, o di un albero, o la magnificenza di un paesaggio disteso, non possono essere le offerte con cui la materia inanimata acquista il sorriso della Divinità. L'Artista Onnipotente ama contemplare la bella composizione che Egli stesso ha fatto; e vuole che ciascuna delle Sue opere sia perfetta nel suo genere. E lo stesso vale per il gusto morale della Divinità. Egli ama ciò che è saggio, santo, giusto e buono nel mondo della mente; e con un affetto molto più alto. E l'ufficio del Suo Spirito è quello di far evolvere questa splendida esibizione dal caos dell'umanità rovinata. E per portare avanti questo processo non è necessario che l'uomo sia stimolato allo sforzo dai motivi del legalismo. Tutto ciò che è necessario è la sottomissione alle operazioni trasformatrici dello Spirito Divino e la volontà di seguire i Suoi impulsi. E Dio, prima di poter gratificare il Suo gusto per le più alte bellezze della moralità e della mente, deve prima fare un patto al riguardo con le Sue creature? Così, dunque, sebbene l'antico rapporto tra voi e la legge sia dissolto, è ancora questa stessa legge di cui dovete occuparvi in questo mondo; e delle grazie e dei compimenti di cui devi apparire investito davanti a Cristo al seggio del giudizio. Era scritto prima su tavole di pietra, e il processo era allora che tu dovessi adempiere alle sue richieste come tuo compito, ed essere ricompensato con il cielo. Ora è scritto dallo Spirito Santo sulle tavole del tuo cuore; E il processo è ora che ti fa piacere in esso secondo l'uomo interiore. Con l'oro puoi acquistare un privilegio o adornare la tua persona. Potresti non essere in grado di acquistare il favore del re con esso; ma può concederti il suo favore, e quando richiede la tua comparizione davanti a lui, è ancora in oro che può richiedere che tu sia investito. E quindi della legge. Non è con la vostra giusta conformità ad essa che acquistate il favore di Dio; poiché questo è già stato acquistato con l'oro puro della giustizia del Salvatore, ed è presentato a tutti coloro che credono in Lui. Ma è ancora con la vostra giustizia personale che dovete essere adornati. (T. Chalmers, D.D.)

L'eccellenza della legge:

(I.) Smaschera il peccato

(1.) La sua natura

(2.) La sua esistenza nel cuore

(3.) La sua attività (vers. 7, 8)

(II.) Condanna il peccatore

(1.) Distrugge il suo autocompiacimento

(2.) Risveglia la coscienza

(3.) Pronuncia la sentenza di morte (vers. 9, 10)

(III.) Dimostra la propria perfezione

(1.) Per l'esibizione della sua propria natura, santo, giusto, buono

(2.) Esibendo l'eccessiva peccaminosità del peccato. (J. Lyth, D.D.)

No, non avevo conosciuto il peccato se non per mezzo della legge

Rivelazione del peccato per mezzo della legge: - Il peccato giace nascosto nell'uomo, per quanto bello e raffinato possa apparire al mondo, proprio come anche nel ghiaccio esistono centinaia di gradi di calore latente. L'argomento è che la legge porta alla luce il peccato, e non è la sua madre né in alcun senso responsabile della sua esistenza, in quanto non è il suo medico né capace di rimuovere la sua colpa e rimediare ai suoi effetti (CAPITOLO 3:20). La legge non crea in alcun senso né causa il peccato esercitando alcun influsso deleterio, poiché il gelo, sottraendo il calore all'acqua, la congela. Anzi, la funzione della legge è quella di rivelare e smascherare il peccato, come l'ufficio del sole è quello di portare alla luce la polvere e la sporcizia che esistevano, ma che sfuggivano all'attenzione prima che i suoi raggi entrassero nell'appartamento. (C. Neil, M.A.)

La misericordia della legge nella rivelazione del peccato: Proprio come uno specchio non è nemico dell'uomo brutto, perché lo mostra in tutta la sua bruttezza, e proprio come un medico non è un nemico dell'uomo malato, perché gli mostra la sua malattia, perché il medico non è la causa della malattia né lo specchio è la causa della bruttezza, quindi Dio non è la causa della malattia del nostro peccato o della sua bruttezza, perché ce lo mostra nello specchio della Sua Parola e per mezzo del Medico Cristo, che è venuto a mostrarci i nostri peccati e a guarirli per noi. (T. H. Leary, D. C. L.)

Un cittadino contento di Milano, che non aveva mai oltrepassato le sue mura nel corso di sessant'anni, avendo ricevuto l'ordine dal governatore di non muoversi oltre le sue porte, divenne immediatamente infelice, e sentì una così forte inclinazione a fare ciò che aveva così a lungo trascurato con tanta soddisfazione, che alla sua domanda di liberazione da questa restrizione fu rifiutata, divenne piuttosto malinconico e alla fine morì di dolore. Questo illustra molto bene la confessione dell'apostolo di non aver conosciuto la concupiscenza, a meno che la legge non gli avesse detto: "Non concupire!" "Il peccato", dice, "cogliendo l'occasione per il comandamento, ha operato in me ogni sorta di concupiscenza". Il male spesso dorme nell'anima, fino a quando non viene scoperto il santo comando di Dio, e allora l'inimicizia della mente carnale si risveglia per opporsi in ogni modo alla volontà di Dio. "Senza la legge", dice Paolo, "il peccato era morto". Com'è vano sperare nella salvezza della legge, quando per la perversità del peccato essa provoca alla ribellione i nostri cuori malvagi e non opera in noi né il pentimento né l'amore. (C. H. Spurgeon.)

La convinzione del peccato:

(I.) Cosa include

(1.) Conoscenza del peccato

(2.) Consapevolezza di esso

(3.) Senso del suo demerito e punizione

(II.) Come viene prodotto - dalla legge, che - 1. Rileva; 2. Esposizioni; 3. Lo condanna. (J. Lyth, D.D.)

Non avevo conosciuto la lussuria, se la legge non mi aveva detto: Non concupirai

In questo quadro della sua vita interiore, Paolo ci dà, senza volerlo, un'idea molto alta della purezza della sua vita di bambino e di giovane. Potrebbe, di fronte ai nove comandamenti, reclamare alla lettera per sé il verdetto: Non colpevole, come il giovane che disse a Gesù: "Tutte queste cose ho osservato fin dalla mia giovinezza". Ma il decimo comandamento troncò tutta questa ipocrisia, e sotto questo raggio della santità divina egli fu costretto a emettere una sentenza di condanna. Così avvenne in lui, per quanto fariseo fariseo, senza che lui lo sospettasse, una profonda separazione dal fariseismo ordinario e una preparazione morale che doveva condurlo a Cristo e alla sua giustizia. A questa scoperta così triste si aggiunse (δε ver. 8) una seconda e più dolorosa esperienza. (Prof. Godet.Il peccato, prendendo occasione per il comandamento, ha prodotto in me ogni sorta di concupiscenza. - Il peccato e la sua opera in relazione alla legge:

(I.) Peccato. Peccato insito; depravazione insita nell'umanità decaduta, personificata come qualcosa di vivente e intelligente

(II.) La sua occasione, la legge, che lo mostra nel suo vero carattere. Il peccato è per sua natura opposizione a Dio e alla Sua legge (CAPITOLO 8:7). La presenza della legge, quindi, è l'occasione perché il peccato agisca. È peccare come l'acqua o l'idrofobia. La corruzione si suscita per resistere alla legge che le si oppone. Gli uomini malati e i bambini spesso desiderano ciò che è proibito, perché è così. La legge e il peccato agiscono l'uno sull'altro come un acido e un alcali. L'effetto del contatto è come l'effervescenza della miscela

(II.) Il suo lavoro

(1.) "Battuto", prodotto, messo in funzione. Il peccato è un principio attivo che suscita pensieri malvagi, ecc. La sua natura è quella di schiumare contro la legge come l'acqua contro una barriera

(2.) "In me". L'attività del peccato vista come interna, non esterna

(3.) "Tutte le maniere"-sia per quanto riguarda il tipo che il grado. Il cuore è come un giardino trascurato pieno di ogni sorta di erbacce. La lussuria può ridursi in un nano o gonfiarsi in un gigante. La cupidigia e la lussuria sono idre, mostri con molte teste. 4. "Di concupiscenza". Desiderio peccaminoso disordinato. Dal peccato scaturisce la concupiscenza, come il ruscello dalla fonte. Il desiderio malvagio non trattenuto produce il peccato nell'atto Giacomo 1:15. Già nel cuore è eccitato dalla legge che lo proibisce. Le erbacce che sembrano morte in inverno spuntano nel calore della primavera. Le vipere, intorpidite dal freddo, sono eccitate alla vita e all'azione accanto al fuoco. Come una vipera risuscitata, il peccato sibila contro la legge che lo disturba. (T. Robinson, D.D.)

La legge irrita il peccato: - Un sasso, gettato nel letto di un torrente precipitoso, non avrebbe arrestato il torrente, ma avrebbe solo causato a lui, che prima scorreva rapido ma silenzioso, ora furiosamente schiumare e agitarsi intorno all'ostacolo che trovava sul suo cammino. (Abp. Trench.)

La moderazione accelera: il bambino è spesso fortemente tentato di aprire cancelli che sono stati appositamente interdetti. Se non si fosse detto nulla su di loro, probabilmente non si sarebbe preoccupato di aprirli

La legge suscita il peccato: il peccato adulto sfida la legge perché è una legge: resiste alla restrizione perché è restrizione; contesta l'autorità a Dio perché Egli è Dio. Caino, come descritto da Lord Byron in un colloquio con Lucifero, dice: "Non mi piego né a Dio né a te". Lord Byron sapeva di cosa affermava. Questo è l'eroismo legittimo del peccato. Il peccato corre verso la passione: la passione verso il tumulto nel carattere: e un carattere tumultuoso tende alle tempeste e alle esplosioni, che disprezzano i segreti e i travestimenti. Allora l'uomo intero viene alla luce. Vede se stesso, e gli altri lo vedono, come lui è agli occhi di Dio. Quegli imperativi solenni e le loro terribili risposte: "Tu non" - "Io voglio"; "Tu ricomporrai", "Io non lo farò", dunque, tutto ciò che l'uomo sa dei rapporti con Dio. Questo è il peccato, nel suo tipo ultimo e compiuto. Questo è ciò che cresce in ogni peccatore, se non controllato dalla grazia di Dio. Ogni uomo non redento diventa un demone nell'eternità. (Austin Phelps.)

Senza la legge, infatti, il peccato era morto

Non risvegliato:

(I.) Senza la legge, nella sua applicazione alla coscienza, o nella conoscenza della sua spiritualità e della sua estensione. È facile avere la legge e tuttavia farne a meno, il che è il caso della maggior parte. Un uomo non risvegliato ha la legge in mano; Lo legge: un uomo risvegliato ce l'ha nella coscienza; lo sente: un uomo rigenerato ce l'ha nel cuore; lo adora

(II.) Il peccato era morto - 1. Quanto a qualsiasi coscienza della sua esistenza

(2.) Comparativamente per quanto riguarda la sua attività

(3.) Per quanto riguarda la conoscenza del suo vero carattere in contrasto con la legge di Dio. L'uomo forte armato mantiene in pace la sua casa e i suoi beni. L'opposizione del cuore alla legge è vincolata solo dalla sua presenza. Peccato morto e messo a morte, due cose diverse; Essa è morta in chi non è risvegliato, ma è messa a morte in chi crede. Il peccato non ha mai più potere sull'uomo di quando è morto in lui, non è mai meno morto di quando appare o si sente come tale. Deve essere risvegliato alla vita prima di essere effettivamente messo a morte. Morto nell'anima, mostra che l'anima è morta nel peccato. Il peccato era vivo nel pubblicano, ma morto nel fariseo Luca 18:10-14. Deve essere risvegliato alla vita e ucciso qui, o vivere per sempre nell'aldilà. (T. Robinson, D.D.)

Perché una volta ero vivo senza la legge; ma quando venne il comandamento, il peccato ritornò in vita e io morii

Il peccatore senza e sotto la legge:

(I.) Senza la legge

(1.) Vivo

(2.) Ma il peccato è morto

(II.) Ai sensi della legge

(1.) Morto

(2.) Ma il peccato vive

(III.) La logica del cambiamento

(1.) Un cambiamento non della condizione morale ma della coscienza morale

(2.) Effettuato dalla rivelazione della legge. (J. Lyth, D.D.)

Paolo fuori e sotto la legge: "Pensavo che tutto andasse bene per me. Non ero forse io un ebreo degli ebrei? Non ero forse un fariseo? Non ero forse severo e zelante? Ma per tutto quel tempo sono stato in realtà "senza legge". Allora lo riconoscevo solo nella lettera, non nel suo spirito e nella sua potenza. Ma "quando venne il comandamento", quando fu portato alla mia coscienza, quando i miei occhi si aprirono, allora "il peccato risvegliò", acquistò una nuova vitalità, riscattò alla vita come un serpente che era stato congelato e scongelato. Lo sentivo in tutta la sua potenza; Lo riconobbi nella sua colpa e nella sua condanna; Ero come uno che aveva ricevuto un colpo mortale; Mi disperavo, il mio cuore moriva dentro di me. (F. Bourdillon.)

La coscienza vivificata dalla legge: 1. Paolo aveva vissuto con una coscienza, ma non era stata istruita correttamente. Aveva tenuto la coscienza dalla sua parte, anche se viveva malvagiamente. Ma venne un tempo di rivelazione in cui la sua coscienza si schierò contro di lui. E il risultato fu che proprio davanti a lui sorse tutta la sua vita di peccato, per cui, mentre si precipitava su di lui, fu spazzato via e ucciso. "Prima di sapere quale fosse la vera luce di Dio, ero attiva e compiaciuta; Ma quando quella legge spirituale mi fu rivelata, tutta la mia vita sembrò il dispiegarsi di una voluminosa storia di trasgressione. E caddi davanti alla visione come un morto". 2. La differenza tra un uomo quando la sua coscienza è energizzata e quando la sua coscienza è torpida è una differenza grande quanto quella tra un uomo che è morto e un uomo che è vivo ed eccitato al massimo della tensione dello sforzo

(3.) L'eccitazione è di per sé una questione di pregiudizio; ma nessuno obietta se è l'eccitazione dell'impresa; se si tratta di eccitazione fisica o civica. Quando diventa morale, allora gli uomini cominciano a temere incendi e fanatismi. 4. Ora l'eccitazione è solo un altro nome per la vitalità. Le pietre non hanno eccitabilità. Le verdure si classificano più in alto, perché sono suscettibili di eccitazione, sebbene non possano svilupparla da sole. Un animale si colloca più in alto di un vegetale, perché ha il potere di ricevere e sviluppare eccitabilità. L'uomo è il più alto; La capacità di eccitabilità segna la sua posizione nella scala dell'essere

(5.) Ora, quando l'eccitazione è sproporzionata rispetto all'importanza degli oggetti presentati, o alle forze motrici, allora c'è un'inadeguatezza in essa; e questo pregiudizio contro di essa è sorto dal suo abuso. Ci sono state eccitazioni morali che sono disastrose; ma questi sono effetti di una causa precedente, vale a dire, l'assenza di una sana eccitazione prima. Troverete spesso dove le Chiese sono morte che arriverà un periodo di influenza fanatica del risveglio. È la reazione, il tentativo violento della vita di ristabilirsi. Ma nel peggiore dei casi questo è molto meglio della morte

(I.) L'eccitazione morale razionale porta gli uomini ad applicare alla loro vita e alla loro condotta l'unico vero criterio, vale a dire, quello del bene e del male, su un terreno rivelato

(1.) Di solito, gli uomini giudicano la loro condotta in base a criteri inferiori. La maggior parte degli uomini giudica ciò che sono dai rapporti della loro condotta con il piacere e il dolore, il profitto e la perdita; cioè, secondo la legge dell'interesse. Ma se questo è tutto, quanto è meschino! Gli uomini sono inclini a misurarsi in relazione al favore. Cioè, fanno dell'opinione degli altri su di loro lo specchio in cui guardare i propri volti. Ora, è vero che la reputazione di un uomo tende a seguire da vicino il suo carattere, ma c'è un intervallo tra questo che gli uomini saltano. Gli uomini si misurano secondo la legge dell'influenza e con aspirazioni ambiziose. Allora il sentimento pubblico, le mode, i costumi, le leggi della comunità, sono impiegati dagli uomini per darsi un'idea di ciò che sono

(2.) Ora nessuna di queste misurazioni è adeguata. Nessun uomo sa chi è colui che si è misurato solo con esse. Un uomo desidera sapere che cosa è come uomo, e chiama il suo sarto. Lo giudica solo come un uomo con i vestiti. Chiama il suo calzolaio. Lo giudica solo in relazione alle scarpe. Chiama il chirurgo e il medico, ed essi, dopo averlo esaminato in ogni parte, lo dichiarano sano e sano. Non c'è più niente? Sì, ci sono organi mentali. Quindi chiama lo psicologo. L'uomo è già giunto alla conoscenza di ciò che è? Non c'è nulla da concepire come principio morale? Non c'è nulla che si chiami virilità, a differenza dell'organismo animale, ecc.? 3. Dobbiamo andare più in alto prima di poter considerare questo caso risolto. Deve essere presentato al giudice supremo che siede nel tribunale dell'anima. La coscienza chiama in rassegna tutti questi pre-giudizi; Non perché siano sbagliate in se stesse, ma perché sono inadeguate. La coscienza introduce le leggi di Dio. Gli uomini sono chiamati a formarsi un giudizio su ciò che sono, non tanto da ciò che sono per la società, quanto da ciò che sono agli occhi di Dio. Non si può mai ottenere questo giudizio se non quando la coscienza è stata illuminata dallo Spirito Divino. Io sono misurato solo quando l'anima è misurata; e può essere misurata solo quando è posta sulla sfera del mondo eterno e sulla legge di Dio. Questo è il primo grande elemento che entra nell'eccitabilità morale

(II) Un'accresciuta sensibilità della coscienza è uno dei risultati più importanti dell'eccitazione morale generale

(1.) Il non uso della propria coscienza produce letargia e cecità. Ma quando la coscienza è infiammata dallo Spirito Divino, si risveglia e risplende. Sai cosa significa avere la mano intorpidita; e cosa significa averlo acutamente sensibile. Sai cosa significa avere l'occhio offuscato e cosa significa averlo chiaro. Così la coscienza può esistere in uno stato in cui le cose le passano davanti e non le vede; ma giace sulla porta come un cane da guardia che dorme, oltre il quale il ladro entra in casa e commette le sue depredazioni indisturbato. È una grande cosa per un uomo avere una coscienza che lo scuota e lo rende sempre più sensibile; ma non appena la coscienza diventa sensibile, porta i peccati di un uomo a un conto più solenne di prima

(2.) Ci sono molte cose che giudichiamo peccaminose. Un uomo dice: "La profanità o la disonestà sono peccaminose"; Ma, dopo tutto, ha un modo bonario di affrontare queste cose. Se gli uomini fossero di buon carattere con i loro nemici come lo sono con i propri peccati, ci sarebbero molti meno conflitti nel mondo. Un uomo aveva un'enorme roccia nel suo campo. Non voleva perdere tempo a rimuoverlo; vi piantò edera, rose e caprifogli per coprirla; E ha invitato la gente a venire a vedere quanto è bello. Una certa parte della sua fattoria era bassa, umida e sgradevole; e, invece di prosciugarlo, vi piantò muschi, felci, rododendri, ecc.; e ora la considera una delle parti più belle della sua fattoria. E gli uomini trattano così i loro difetti. Ecco un uomo che ha un carattere duro e cattivo; ma ha piantato tutt'intorno edera, rose e caprifogli. Pensa di essere un uomo migliore perché tutte le sue imperfezioni sono nascoste alla sua vista. Ecco un uomo che non prosciuga le sue paludi dai corsi malvagi, ma le copre di muschi e piante varie, e pensa di essere migliore perché è più bello ai suoi occhi. Gli uomini perdono la convinzione dell'odiosità dei peccati, si abituano ad essi. Ma ci sono momenti in cui Dio fa apparire il peccato sotto questi aspetti così peccaminoso che essi ne tremano. Sai come salgono le obbligazioni. Oggi ne valgono cento; Domani sono centocinque. E poi, quando si capisce che stanno salendo, cominciano a correre; e nel giro di pochi mesi ne hanno arrivati a due o trecento. Quando un uomo sta aumentando i valori dei suoi peccati, essi non scendono di nuovo. Sotto il potere di una coscienza illuminata un uomo dice, per primo: "Ebbene, il peccato è peccaminoso!" Poi: "È molto peccaminoso!" Poi, "È estremamente peccaminoso!" Poi, "È dannatamente peccaminoso!" 3. Il fatto successivo di questo risveglio della coscienza è che introduce nella categoria dei peccati mille cose che prima non abbiamo mai chiamato tali. Quando l'oro arriva nell'ufficio di analisi, lo trattano come noi non trattiamo noi stessi. Viene pesato con cura e durante il processo viene lavorato fino all'ultima particella. Sì, le stesse spazzate del pavimento vengono raccolte e analizzate di nuovo. Ora gli uomini si dedicano in massa alla loro condotta e non si curano delle spazzate; e la maggior parte di esso viene fuori senza essere messo alla prova. Ma è molto importante che arrivino periodi in cui gli uomini sono obbligati a portare nella categoria dei peccati quelle pratiche che altrimenti chiamerebbero i loro difetti o le loro debolezze. 4. A New York c'è un consiglio sanitario. E quanta sporcizia c'è stata nel momento in cui c'è stata un'autorità che ha fatto sì che gli uomini la cercassero. Non è sporca nemmeno la metà di quanto lo fosse poco tempo fa; Ma la sporcizia è più evidente, perché viene agitata. Basta dare un senso più chiaro di ciò che è giusto per gli uomini, ed essi vedranno immediatamente in se stessi molto male che non hanno scoperto prima. È probabile che ora, a New York, ci sia più apprensione per il pericolo derivante dalla mancanza di pulizia di quanta ce ne sia stata negli ultimi venticinque anni messi insieme. Ciò è sorto dall'accresciuta sensibilità degli uomini sull'argomento e dall'applicazione di una prova più elevata ad esso. C'è un particolare bisogno di una coscienza risvegliata per portare alla luce queste cose, che non sono meno pericolose perché gli uomini non le conoscono, ma tanto più pericolose

(III.) Una coscienza risvegliata non può trovare pace in una semplice obbedienza. C'è questo vantaggio: quando una volta che la coscienza di un uomo ha cominciato a discriminare, egli si dedica naturalmente alla riforma per soddisfare la sua coscienza. Ma la sua coscienza diventa esigente più velocemente di quanto possa imparare a comportarsi. Così che più fa, meno è soddisfatto. Qui sorge una vecchia casa, che è rimasta per cento anni senza riparazioni. Il vecchio padrone muore e subentra un uomo nuovo. Manda a chiamare l'architetto, che inizia la ricerca, e si scopre che c'è degrado in tutto l'edificio. La parte porta alla parte, la divulgazione alla rivelazione, il decadimento al decadimento; e sembra che sia quasi impossibile riuscire a farlo bene. Questo non è che un debole emblema dell'opera di riforma nell'anima umana. Una casa non resiste ai suoi tentativi di ristrutturazione; Ma l'indole umana è un centro sempre fertile, in continua crescita, in continua ricreazione. E un uomo è consapevole che più cerca di regolarlo, più è difficile farlo. Un uomo che ha bevuto per tutta la vita, e ha perso il suo nome e la sua attività, e ha quasi rovinato la sua famiglia, tenta di riformarsi. Dopo un mese dice: "Non ho mai avuto così tanti problemi in tutta la mia esperienza. Mi è sembrato che tutto andasse contro di me, ed era deciso a non condurre una buona vita, e sono quasi disperato". Oh sì. Le leggi sono come le fortificazioni. Hanno lo scopo di proteggere tutto ciò che è all'interno e di respingere tutto ciò che è all'esterno; e, se un uomo esce e tenta di tornare, deve farlo contro il fuoco incrociato della guarnigione. Nessun uomo si allontana dal sentiero della rettitudine che, quando ritorna, non ritorna con la massima durezza. C'è l'esperienza dell'apostolo: "Quando volevo fare il bene, il male era con me. Mi accorsi che la legge era santa, giusta e buona, e l'approvai nell'uomo interiore. Ma più mi sforzavo di obbedire, peggio stavo". "O miserabile uomo che sono", ecc. Allora si levò davanti a lui ciò che deve sorgere come terreno di conforto in ogni anima risvegliata, cioè Gesù Cristo

(IV.) L'unico rifugio di una coscienza eccitata, come giudice e maestro di scuola, deve essere quello di portare l'anima a Cristo. Un bambino viene portato via dalla strada da un insegnante, vestito in modo miserabile, di cattivo comportamento e tristemente ignorante. La vecchia natura è forte. Comunque inizia a studiare un po', mentre suona di più. È litigioso e si affligge ogni giorno; ma a poco a poco arriva a quel punto in cui si sente un cattivo scolare, e in un fiume di lacrime va dal maestro e dice: "È inutile cercare di fare qualcosa di me, sono così cattivo". L'insegnante mette un braccio intorno al bambino e dice: "Tommaso, se posso sopportare te, puoi farlo tu con me? So quanto sei stato cattivo. Ma io ti amo; e io vi darò tempo, e non sarete rovinati". Non potete concepire che, in tali circostanze, possa sorgere nel cuore del bambino un intenso sentimento di gratitudine. E così l'insegnante porta il bambino da un giorno all'altro. Ora, questa è proprio l'opera che il grande cuore di Dio compie per gli uomini. E dove c'è un uomo che ha una coscienza rigorosa, che si rifugi con uno che dice: "Sposta il seggio del giudizio. Non vi giudicherò secondo la legge della giustizia, ma secondo la legge dell'amore e della pazienza". Mediante la fede e l'amore in Cristo Gesù possiamo trovare riposo. (H. Ward Beecher.)

Posto della legge nella salvezza dei peccatori: - 1. La salvezza è stata provveduta; Il bisogno principale del mondo ora è il senso del peccato. Il cibo non manca, ma la fame. C'è il balsamo curativo; Dove sono i cuori spezzati? L'opera di Cristo è completa; abbiamo bisogno di quello dello Spirito

(2.) Questo capitolo è la storia di una guerra santa, e nel testo si ha una visione a volo d'uccello dell'intera campagna. Nei libri di Mosè si possono trovare le stesse tre cose che contiene. (1) In Egitto Israele era schiavo, ma si accontentava delle sue comodità carnali. Questo è come la prima vita di Paolo, di cui era abbastanza soddisfatto, "Ero vivo", ecc. (2) L'esodo, comprendente il Mar Rosso, i pericoli del deserto e il passaggio del Giordano, corrispondono alla fuga di Paolo, "Venne il comandamento", ecc. (3) La terra promessa, con la sua abbondanza, libertà e adorazione, corrisponde alla nuova vita di Paolo nel regno di Dio. Abbiamo qui...

(I.) Una vita di cui l'uomo gode in sé e per sé prima di conoscere Dio. "Una volta ero vivo senza la legge". 1. Lo stato naturale dell'uomo caduto è qui chiamato vita, e altrove morte. Agli occhi di Dio è la morte; nella vita dell'immaginazione dell'uomo. Paolo dà il suo punto di vista sulla sua condizione di non convertito quando vi si trovava. Interrogateglielo ora, ed egli dirà: "Ero morto nei falli e nei peccati". 2. Ma come poteva egli essere così cieco da considerarsi giusto davanti a Dio mentre andava contro la legge? La spiegazione è che era vivo "senza la legge". Non avrebbe potuto conviverci. Perché gli uomini hanno tanta pace nel peccato? Perché vivono senza la legge di Dio. Audaci speculatori falsificano i conti per scongiurare la giornata malvagia. Gli imbroglioni più audaci modificano la legge di Dio, affinché la sua entrata non turbi il loro riposo. C'è una malformazione in qualche membro del tuo corpo e ti viene ordinato di indossare uno strumento per riportarlo a una condizione normale. Temendo il dolore dell'operazione prevista, prendi segretamente un calco del tuo stesso arto storto e su di esso plasmi lo strumento. Quando lo strumento così preparato viene posato sull'arto, l'arto si sentirà facile, ma non sarà raddrizzato. Così gli uomini gettano nei loro cuori la loro concezione della legge divina e, per amore della forma, applicano di nuovo ai loro cuori ciò che è etichettato come Parola di Dio, ma l'applicazione non li fa mai piangere, e le parti storte non vengono raddrizzate. Il processo è piacevole, e serve all'ingannatore di una religione

(II.) La fuga da quella falsa vita da un morente: "Venne il comandamento, il peccato tornò in vita e io morii". 1. "Il comandamento venne". (1) Non è più un'imitazione della legge, ma l'immutabile volontà dell'immutabile Dio, con la richiesta: "Siate santi, perché io sono santo"; e la sentenza: "L'anima che pecca morirà". (2) Questo nuovo venuto è sentito come un intruso nella coscienza e un'autorità su di essa. Fino a quel momento l'uomo si era procurato un fuoco dipinto, ma ora la legge diventa un fuoco consumante, che si insinua in tutti gli interstizi del suo cuore e della sua storia. Questo comandamento entrò nell'uomo e lo trovò "inimicizia contro Dio". 2. "Il peccato riprese" all'ingresso di questo visitatore, e quindi per la prima volta sentì il peccato come un serpente strisciare nel suo cuore, e ne detestò la presenza. (1) Fino a quel momento la malattia aveva minato la sua vita, senza dargli dolore. Lo spirito maligno non incontrò alcuna opposizione e quindi non produsse alcun disturbo. Il comandamento (vers. 7) non ha causato, ma ha solo rilevato il peccato. Il corso della sua vita era come un fiume, così liscio che un osservatore non poteva dire se scorresse affatto. Una roccia rivelava la corrente opponendosi ad essa. Ma la roccia che rileva il movimento non lo ha prodotto; né è in grado di invertire la rotta. Il fiume sale alla difficoltà e scende più rapidamente di prima. È quindi con il comandamento che ha il potere di disturbare, ma non di rinnovare. (2) La differenza tra un uomo che è "senza legge" e un uomo nella cui coscienza "è entrato il comandamento", non è che l'uno continua a peccare e l'altro ha cessato di peccare. È piuttosto che l'uno gusta i piaceri del peccato, così come sono, mentre l'altro si contorce per la sua amarezza. (3) La venuta del comandamento per la convinzione di peccato non è necessariamente il lavoro di un giorno o di un'ora. Nel caso di Paolo il processo fu breve. Durante quel viaggio verso Damasco, sembra che sia iniziato e finito. Ma nella maggior parte dei casi la legge entra nelle coscienze quando un esercito assediante conquista una fortezza, con approcci lenti e graduali. A volte la volontà respinge la legge; Altre volte la legge, sotto la copertura, forse, di qualche provvidenziale castigo, rinnova l'assalto, e guadagna una base più solida più avanti. Ma sia per molte fasi successive, sia per un inizio travolgente, il problema è: "Il peccato è ravvivato, e" - 3. "Sono morto". La vita in cui fino a quel momento aveva confidato si era estinta. (1) Le convinzioni sorsero e si chiusero come le onde di una marea che scorre, finché non spensero la sua vana speranza. I settori del suo cuore e della sua storia, che fino a quel momento aveva creduto buoni contro il giudizio finale, furono successivamente inondati dalla legge che avanzava e vendicava. Preghiere, penitenze e un lungo catalogo di virtù varie, che galleggiavano lungo il corso della vita quotidiana, si erano fuse e consolidate, come legno, fieno, stoppia, pietre, fango, trasportati da un fiume a volte aggregati in un'isola nell'estuario. Il mucchio sembrava offrire una solida base per il fuggitivo in qualsiasi emergenza. (2) Su questo mucchio "venne il comandamento" con potenza irresistibile. Si alzò come la marea sui pezzi di merito su cui l'uomo aveva preso posizione, e li cancellò. Dove giacevano, ora non rimane altro che una spaventosa ricerca del giudizio. (3) Ma il comandamento viene. Il condannato, ora tremante per la sua vita, abbandona tutto ciò che sembra dubbioso e, raccogliendo in fretta le parti migliori e più sicure della sua giustizia, le ammucchia sotto i suoi piedi. Non si darà più come santo; Egli ammette persino di essere un peccatore. Afferma solo di aver peccato meno di alcuni che conosce, e di aver fatto alcune cose buone che potrebbero, almeno, attenuare il male. La legge non rispetta questo rifugio di menzogne e non mostra pietà per il fuggitivo. Onda dopo onda, finché la legge di Dio ha coperto tutta la giustizia degli uomini, e l'ha lasciata profondamente disprezzata. (4) Questa morte di falsa speranza è, come indica il nome, come la dipartita dello spirito. La malattia, avendo preso piede, fa i suoi approcci. Un membro dopo l'altro viene raggiunto e paralizzato. L'anima abbandona ad una ad una le estremità meno difendibili e cerca rifugio nelle proprie solidità interiori. Eppure l'avversario, tenendo ogni punto che ha guadagnato, insiste per averne di più. A un punto d'appoggio rimasto l'occupante angosciato si aggrappa per un po'; ma anche quell'inesorabile rifugio lo prende alla fine. Inseguita dallo strano usurpatore da ogni parte della sua casa a lungo amata, la vita balugina su di essa per un momento, come la fiamma di una lampada che si spegne, e poi sfreccia via nell'invisibile. Così perì la speranza dell'uomo che si è creduto. Egli morì. E allora?

(III.) Vive in un'altra vita

(1.) Nessun intervallo di tempo separava i due. La morte che portava da una vita era la nascita in un'altra. Non leggiamo: "Sono morto", ma: "Sono morto". È la voce non dei morti, ma dei vivi. I morti non ci dicono mai come sono morti. La morte attraverso la quale Paolo passò al momento della conversione è simile a quella che depone il corpo stanco di un cristiano nella tomba, e ammette il suo spirito alla presenza del Signore. "Chi crede in me, quand'anche fosse morto, vivrà". Il fatto, come la persona, ha due facce. Se ti metti da questa parte e guardi, lui muore. Se ti metti da quella parte e guardi, lui è nato

(2.) Durante tutta la sua storia precedente, Paolo era rimasto a terra e aveva respirato l'atmosfera dei suoi meriti. Probabilmente, come altre persone, dovette spesso spostarsi da un posto all'altro in quella regione. Ma nemmeno la legge riuscì a cacciarlo. Ciò che la legge non poteva fare, Dio lo fece mandando Suo Figlio. Cristo ha messo in contatto la Sua giustizia con quella di Paolo. Ora, la legge che lo inseguiva ancora una volta, lo inseguiva. Per i suoi meriti in quel momento l'uomo entrò in Cristo. Poi morì; e dal momento della sua morte visse. D'ora in poi lo troverete a dire continuamente della sua vita: "Io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me"; "La nostra vita è nascosta con Cristo in Dio". 3. Che la linea sia nettamente segnata tra ciò che la legge può e ciò che non può fare. Può scuotere tutte le fondamenta della prima speranza di un uomo, ma non può portare via la vittima colpita dalle rovine. Può rendere il peccatore più infelice, ma non può renderlo più sicuro. È solo quando Cristo si avvicina con una giustizia migliore che anche il comandamento, infuriando nella coscienza, può allontanarti dalla tua. Dobbiamo molto a quella giustizia fiammeggiante che ha fatto morire la vecchia vita, ma più a quell'amore che ha ricevuto il moribondo quando è caduto nella vita eterna. (W. Arnot, D.D.)

Il potere di condanna della legge:

(I.) A titolo di osservazione preliminare si può notare che per legge qui menzionata dobbiamo intendere la legge morale. È la legge morale che dice: "Non desiderare", come leggiamo in ver

(7.) È attraverso la legge morale che arriviamo alla conoscenza del peccato, come vediamo dal testo, rispetto al CAPITOLO 3:20. È alla legge morale, come patto di opere, che i credenti sono morti in conseguenza della loro unione con il capo vivente della Chiesa. È per mezzo della legge morale che il peccato coglie l'occasione per ingannare e distruggere l'umanità, come leggete nel versetto 11. E infine, è la legge morale che è santa, giusta e buona, nei suoi precetti, nelle sue promesse e persino nelle sue minacce

(II.) Considera la falsa opinione che Paolo aveva di se stesso prima della sua conversione. Era così completamente accecato dal peccato, che immaginava falsamente di essere vivo, cioè pensava di avere speranze ben fondate del favore di Dio e della vita eterna, mentre in realtà era morto nei falli e nei peccati. A quel tempo era quindi sotto l'influenza di una forte illusione. Sarà di grande importanza qui sottolineare le circostanze che, per la cecità della sua mente, causarono il suo errore, affinché possiamo porre un faro sulla roccia che, senza l'interposizione della grazia divina, si era dimostrata fatale all'apostolo. Ha posto grande enfasi sulla sua educazione religiosa Atti 22:3. Ora, questo era di per sé un privilegio molto distinto. Ma Paolo, nel suo stato di non convertito, non comprese il giusto miglioramento di esso. Invece di subordinare questi vantaggi a un fine superiore, egli apprezzava così tanto essi che pensava che avrebbero contribuito alla sua accettazione presso Dio. Un'altra circostanza che, a causa della cecità della sua mente, tendeva a fuorviarlo era il suo pieno legame con la Chiesa ebraica, per cui aveva diritto a una serie di alti privilegi esterni. Se queste cose fossero state tenute al loro giusto posto e rese asservite a un fine più alto, avrebbero formato tali bellezze di carattere da renderle oggetto di ammirazione. Ma, ahimè! Essendo in quel tempo Paolo sotto l'influenza di uno spirito ipocrita, considerò questi come costituenti il suo titolo alla vita eterna, e così stoltamente concluse di essere "vivo", mentre in realtà era sotto la sentenza e il potere della morte, sia spirituale che eterna. Inoltre, l'illusione di Paolo nel suo stato di non convertito era principalmente dovuta alla sua profonda ignoranza della purezza, della spiritualità e dell'estensione della santa legge di Dio. Una convinzione profonda, interiore, profonda e personale del peccato è ciò che sta alla base stessa del cristianesimo vitale, e tutta la religione senza di essa deve essere un'illusione, perché senza un senso del peccato gli uomini non verranno al Salvatore, e a meno che non vengano al Salvatore dovranno essere irrimediabilmente disfatti

(III.) I mezzi che furono benedetti da Dio per correggere l'errata opinione che Paolo aveva del suo stato spirituale mentre era un fariseo

(1.) Il primo mezzo impiegato da Dio per scoprire il suo vero carattere fu la venuta del comandamento. Il Signore Gesù, apparendogli quando era vicino a Damasco, mandò per mezzo del Suo Spirito la legge o il comandamento a casa della sua coscienza nella misura delle sue richieste, con tale luce, autorità ed energia da produrre una completa rivoluzione di sentimenti. Questa scoperta distrusse le fondamenta stesse delle illusorie speranze di vita eterna che egli aveva precedentemente nutrito

(2.) Un altro mezzo qui menzionato che, sotto l'influenza divina, serviva allo scopo di correggere l'opinione errata che Paolo, quando era un fariseo, aveva di se stesso, era il risveglio del peccato. Nello stato di non rigenerazione dell'apostolo, il peccato viveva nei suoi poteri e principi latenti; ma a causa della cecità della sua mente non ne percepiva l'esistenza, né era sensibile alle sue varie operazioni nella sua anima. Ma quando il comandamento giunse con luce, autorità ed energia, egli ottenne una visione degli innumerevoli mali del suo cuore che non aveva mai visto prima; Quel peccato che una volta sembrava morto, ora è risorto. E questa è la prima visione in cui il peccato sembra essere vivo nell'anima di un vero penitente. Ancora, il peccato si ravvivò con la venuta del comandamento, perché quel comandamento, essendo stato applicato dal potere del supremo Legislatore, rivestì il peccato del potere di condannare. Il peccato si ravvivò in lui anche con la venuta del comandamento, perché quanto più la santa legge esortava all'obbedienza, quanto più acuta era l'opposizione che il cuore naturalmente corrotto si opponeva alle esigenze della legge. E ora si è scoperto che il peccato non solo esiste, ma esiste in tutta la sua potenza e forza

(3.) Il successivo mezzo che, sotto l'influenza divina, corresse l'errata apprensione che Paolo aveva una volta di se stesso fu quello che è qui menzionato: "Sono morto". La morte qui menzionata non è altro che la morte della speranza legale; eppure nessun peccatore si sottometterà a questo tipo di morte fino a quando la legge non sarà applicata alla sua coscienza dallo Spirito Santo, convincendolo della colpa e del suo tremendo demerito. (Giovanni Russell.)

La legge e il vangelo: - Il disegno principale dell'apostolo in questo capitolo è quello di mostrare che la legge non darebbe pace mentale al peccatore tormentato. Nota la condizione dell'uomo...

(I.) Senza la legge. Quando non conoscevo le sue alte esigenze spirituali, ero pacifico e soddisfatto di me stesso. Ho vissuto una vita terrena, confidando nella mia giustizia

(II.) Ai sensi della legge. Quando la legge mi fu rivelata nella sua purezza e integrità, scoprii la mia peccaminosità e caddi come un ucciso

(III.) Al di sopra della legge. Avendo scoperto che non c'è vita nella legge, mi rivolsi al vangelo. Questo è lo scopo della legge: un maestro di scuola. In Cristo ho trovato la vita. (D. Thomas, D.D.)

La mancanza di convinzione è la fonte di apprensioni errate: - Abbiamo qui...

(I.) La buona opinione che Paolo aveva una volta di se stesso, mentre era in uno stato non rigenerato. "Ero vivo". Questa non è una cosa rara. Molti si sono ingannati con un nome per vivere, mentre sono morti. Senza dubbio si riferisce al tempo in cui era fariseo; e c'erano persone del genere molto prima dei Farisei Giobbe 30:12; 2Re 10:16-31; Isaia 29:13; 58:1, 2; 65:5. Riguardo a Paolo stesso, leggete Filippesi 3:5. Eppure, quando piacque a Dio di chiamarlo con la Sua grazia, si vide "il capo dei peccatori". Che cambiamento incredibile è stato qui! Anche se una volta vivo nelle sue presunzioni e nelle sue interpretazioni, si ritrova morto nella legge, morto nel peccato

(II.) Il motivo dell'errore dell'apostolo. "Ero senza legge". 1. Non che l'apostolo potesse essere così ignorante da immaginare di essere senza legge; poiché come Giudeo aveva la legge scritta, e come Fariseo se ne vantava, e aspettava la vita dalla sua propria obbedienza ad essa

(2.) Intende: "Ero vivo senza la legge nella sua purezza e spiritualità. Considerai solo la lettera, soprattutto mi innamorai delle glosse dei nostri rabbini. Ma quando sono stato portato a vedere la legge in tutta la sua estensione e spiritualità, ho visto il mio errore: ho condannato me stesso come un miserabile peccatore". 3. Mentre gli uomini mirano solo alla legge esterna, c'è poca difficoltà ad obbedire ai suoi precetti; ma quando la considerano come l'immagine stessa di Dio stesso, non c'è da meravigliarsi se le loro paure cominciano a risvegliarsi. Senza la legge, separato da essa e non influenzato da essa, il peccatore non riceve alcun disagio; ma se è impresso nella sua coscienza, tutte le sue vane speranze sono finite. Così, dunque, la vera ragione dell'errore dell'apostolo fu la mancanza di una migliore conoscenza della legge. Coloro che hanno più luce hanno i pensieri più bassi di se stessi. Quindi vediamo: (1) Che c'è molta sicurezza carnale in ogni uomo non rigenerato Luca 11:21. I figli di Dio possono essere spesso nella paura e nel dubbio. Se guardano alle glorie del cielo, si credono del tutto indegni di esse: se guardano agli orrori dell'inferno, i loro cuori muoiono dentro di loro: mentre i peccatori non hanno nessuno di questi dolori; Vivono in modo sicuro e, molto spesso, muoiono in pace ( Salmi 73:4). Di tanto in tanto la loro coscienza può metterli a disagio; ma la vecchia stupidità ritorna, e ci può essere poca interruzione per quanto riguarda la loro quiete. Oh, ma sarebbe la loro più grande misericordia se fosse interrotta dalla venuta della legge nella sua purezza e potenza. (2) C'è molta presunzione come base della loro sicurezza Giovanni 8:41, 54, 55). (3 C'è anche molta falsa gioia, come progenie di una speranza infondata, costruita sulla loro educazione religiosa, sui privilegi della chiesa, sull'orgoglio, sull'amore di sé e sul loro confronto con coloro che sono più grossolanamente malvagi; ma tutto questo è essere senza legge, o non giudicare se stessi secondo la giusta regola

(III.) I mezzi con cui il suo errore è stato rettificato

(1.) Venne il comandamento, la legge, nei suoi puri e santi precetti. Ora, se ci si chiede come mai la legge giunga alla coscienza, rispondiamo: è per opera dello Spirito del Signore. Egli apre l'occhio cieco per discernere la purezza dell'oggetto presentato, ed esercita il Suo potere onnipotente per indurre il peccatore a confrontare il suo cuore e la sua vita con questa legge, e per costringerlo a rispettare

(2.) Il peccato è risormontato. (1) Il peccato apparve sempre più e si manifestò. (2) Si risvegliò e si esercitò più potentemente. Mentre Satana può tenere gli uomini tranquilli nella sicurezza carnale, è contento; ma non appena un uomo comincia a stancarsi del suo giogo e a gridare per la liberazione, Satana si rende conto della perdita di un suddito. Allora si sforza di eccitare e provocare al massimo le sue concupiscenze, per sopraffare la sua anima con la disperazione. (3) Si ravvivò per quanto riguarda la sua colpa, o il suo potere di condanna. Una volta pensava che il peccato fosse morto; ma la legge, quando arrivò, gli scoprì chiaramente il suo pungiglione: "Poiché il pungiglione della morte è il peccato". 3. "Sono morto". "Mi sono visto in uno stato di morte e condanna. Mi sono ritrovato insufficiente a qualsiasi cosa. Tutti i miei tentativi sono stati infruttuosi, e sono rimasto ai piedi della misericordia senza alcuna pretesa o supplica". In questo stato di disperazione e impotenza Cristo ci trova quando viene a portarci la salvezza. Oh, quanto è prezioso il perdono per gli empi, la speranza per i disperati, la misericordia per i miserabili! Conclusione: Una parola-1. A coloro che sono morti, mentre si credono vivi. Com'è necessario l'autoesame! L'apostolo, essendo stato convinto del suo errore passato, raccomanda vivamente questo 2Corinzi 13:5

(2.) Coloro che si sentono morti, benedicano Dio per la scoperta. Dove Dio ha fatto questa scoperta del peccato, Egli condurrà il cuore a Colui che è in grado di soggiogare il peccato

(3.) Che tutti coloro che hanno ricevuto la vita da Cristo cerchino da Lui le provviste quotidiane. Guardati da ogni peccato come contrario a quella nuova vita che hai in e da Cristo Colossesi 3:1. (J. Stafford.)

L'effetto della legge sull'obbedienza: i terrori della legge hanno sul nostro dovere e sulla nostra obbedienza lo stesso effetto che il gelo ha su un ruscello: si indurisce, si raffredda e ristagna. Mentre, che lo splendore dell'amore divino salga sull'anima, allora il pentimento fluirà, la nostra durezza e freddezza si scioglieranno e si scioglieranno, e tutti i frutti fioriti della pietà fioriranno e abbonderanno . (Toplady.)

Il giocatore d'azzardo che può prendere il denaro di un altro e non provare alcun rimorso di coscienza per la sua malvagità, che può continuare a camminare per le strade come se fosse un uomo onesto, mentre per tutto il tempo il denaro di un giocatore d'azzardo è nelle sue tasche e la gioia di un giocatore d'azzardo nel suo cuore, illustra quanto il peccato possa ottenere completamente il dominio di un essere umano. Quante persone possono mentire sulla via della calunnia, della minuzia, della diffidenza, e dormire ancora la notte come se fossero innocenti come bambini. Tali persone sono morte nei falli e nei peccati. Ti infili uno spillo nel corpo e urli, perché è un corpo vivo. E così, mentre la coscienza è viva, l'affondo di un pensiero malvagio attraverso di essa provoca una tortura squisita. Ma quando uno può mentire, e rubare, ed essere ubriaco, quando queste iniquità pungenti possono essere spinte giorno dopo giorno nel centro stesso della vita di un uomo, e la coscienza riceve la pugnalata senza spasmo, allora è morto. E questa è la legge, che con qualsiasi facoltà tu pecchi, il peccato che quella facoltà commette uccide il senso morale corrispondente. Quindi, il peccato è un suicidio morale; Il farmaco agisce lentamente ma inesorabilmente. Lo spirito che è costretto a mangiarne è gettato gradualmente in un torpore, che si approfondisce sempre di più ad ogni respiro, fino a quando la capacità di inspirare è fatalmente indebolita e lo spirito muore. (W. H. H. Murray.)

Nell'antichità, quando il governo dell'Inghilterra decise di costruire un ponte di legno sul Tamigi a Westminster, dopo aver conficcato centoquaranta pali nel fiume, si verificò una delle gelate più severe che l'uomo ricordi, per mezzo della quale i pali furono strappati via dai loro robusti legami, e molti di loro si spezzarono in due. Il male apparente in questo caso era un grande bene; Ciò portò i commissari a riconsiderare il loro scopo e fu eretto un sostanziale ponte di pietra. Com'è bello quando le riforme carnali degli uomini non rigenerati sono frantumate, se in tal modo sono portati a fuggire dal Signore Gesù, e nella forza del Suo Spirito sono portati a edificare solidamente per l'eternità. Signore, se Tu permetti che i miei propositi e le mie speranze siano trascinati via dalle tentazioni e dalla forza delle mie corruzioni, fa' che questa benedetta calamità mi spinga a dipendere interamente dalla Tua grazia, che non può venirmi meno. (C. H. Spurgeon.)

La morte del peccato è la vita dell'uomo, e la vita della morte è il peccato dell'uomo.)

E il comandamento che era stato ordinato alla vita, ho trovato che era per la morte

Gli effetti fatali della legge: - Supponiamo una persona soggetta a due disturbi corporali di tipo diverso. È debole, ma i mezzi presi per ristabilire la salute e la forza gli fanno venire la febbre nelle vene. Se potessimo tenerlo debole, potrebbe vivere; così com'è, muore. Così si potrebbe dire della legge, che è una medicina troppo forte per l'anima umana. (Prof. Jowett.)

Il rapporto originale e quello attuale dell'uomo con la legge: - 1. Il lettore delle Epistole di San Paolo è colpito dal modo apparentemente denigratorio in cui parla della legge morale. "La legge è entrata perché il reato abbondasse"; "la legge produce ira"; "Il peccato non avrà dominio" sul credente, perché egli "non è sotto la legge", è "divenuto morto alla legge", è "liberato dalla legge" e "la forza del peccato è la legge". Questa fraseologia suona strana. "La legge è peccato?" è una domanda che lui stesso si pone, perché consapevole che probabilmente si metterà in moto nella mente di alcuni dei suoi lettori

(2.) La difficoltà è solo apparente, e il testo la spiega. La legge morale è adatta a produrre santità e felicità. Era ordinato alla vita. Se tutto nell'uomo fosse rimasto come è stato creato, non ci sarebbe stato bisogno di esortarlo a "diventare morto alla legge", ad essere "liberato dalla legge", ecc

(3) Il rapporto originario tra l'uomo e la legge morale era esattamente come quello tra la natura e le sue leggi. Non c'è stata apostasia nel sistema della materia. La legge di gravitazione governa come la mattina della creazione. La legge qui è stata ordinata alla vita, e l'ordinanza è ancora in vigore e rimarrà in vigore fino a quando non saranno introdotti un nuovo sistema di natura e una nuova legislazione per esso. Ma il caso è diverso con l'uomo. Egli è fuori dalle sue relazioni originali con la legge e il governo di Dio, e quindi ciò che gli era stato ordinato per la vita, ora lo trova per la morte. Il cibo che è adatto a provvedere alla salute dell'uomo sano, diventa la morte per l'uomo malato. 4. Consideriamo ora alcuni particolari in cui si trova che il comandamento è per la morte. La legge di Dio si manifesta nell'animo umano sotto forma di senso del dovere. Ogni uomo sente di tanto in tanto le parole: "Tu devi; tu no", e si ritrova a dire a se stesso: "Dovrei; Non dovrei." Questa è la voce della legge che risuona nella coscienza. Incisa nella roccia del Sinai o stampata nelle nostre Bibbie, è lettera morta; Ma inscritta nel tessuto della nostra stessa costituzione, e che parla al nostro essere interiore, la legge è uno spirito possessore e, a seconda che obbediamo o disobbediamo, è un angelo custode o un demone tormentatore. Abbiamo disobbedito, e quindi il senso del dovere è una sensazione tormentosa; Il comandamento che è stato ordinato alla vita si trova per la morte, perché...

(I.) Pone l'uomo sotto una continua restrizione

(1.) Essere trattenuti e ostacolati mette a disagio un uomo. Il desiderio universale e istintivo di libertà ne è una prova. Ora, il senso del dovere si oppone ai desideri, contrasta l'inclinazione e impone un freno ai desideri e agli appetiti dell'uomo peccatore. Se la sua inclinazione fosse solo in armonia con il suo dovere, non ci sarebbe alcun freno alla legge; Nel fare il suo dovere avrebbe fatto ciò che gli piaceva

(2.) Ci sono solo due modi in cui la contentezza può essere introdotta nell'anima. Se la legge divina potesse essere modificata in modo che sia in accordo con l'inclinazione peccaminosa dell'uomo, egli potrebbe essere felice nel peccato. Ma questo metodo, ovviamente, è impossibile. L'unico altro modo, quindi, è quello di cambiare l'inclinazione. Allora il conflitto tra la nostra volontà e la nostra coscienza è finito. E questo è essere felici

(3.) Ma questo non è lo stato delle cose nell'anima non rinnovata. Il dovere e l'inclinazione sono in conflitto. E quale terribile destino attende quell'anima per la quale la santa legge di Dio, che è stata ordinata alla vita e alla gioia, si troverà ad essere incommensurabile per la morte e il dolore!

(II.) Richiede uno sforzo perpetuo da parte sua

(1.) A nessuna creatura piace tirare e sollevare. Il servizio deve essere facile per essere soddisfatti. (1) Se metti sulle spalle di una persona un peso che tende i suoi muscoli quasi fino al punto di rompersi, la metti in dolore fisico. La sua struttura fisica non era destinata ad essere sottoposta a un tale allungamento. Nell'Eden il lavoro fisico era un piacere perché le forze erano in sana azione. Prima della Caduta, l'uomo doveva semplicemente vestire e mantenere un giardino; ma poi doveva scavare spine e triboli e mangiare il suo pane con il sudore del volto. Ed ora l'intera natura fisica dell'uomo geme e soffre insieme, aspettando la redenzione del corpo da questa necessità penale di tensione e sforzo perpetui. (2) Lo stesso fatto ci viene incontro quando passiamo alla natura morale. Con la creazione fu un piacere per l'uomo osservare la legge di Dio. Il santo Adamo non conosceva nulla dello sforzo nel sentiero del dovere. Con l'apostasia, l'obbligo di osservare la legge divina divenne ripugnante. Non era più facile per l'uomo fare il bene, e da allora non è mai stato facile o spontaneo per lui

(2.) Ora, in questa richiesta di uno sforzo perpetuo, vediamo che la legge che è stata ordinata alla vita si trova ad essere per la morte. Il comandamento, invece di essere un piacevole amico e compagno, è diventato un rigoroso maestro di compiti. Espone un'opera poco congeniale e minaccia la punizione se non viene eseguita. Eppure la legge non è un tiranno. È santo, giusto e buono. Quest'opera che espone è un'opera retta e deve essere compiuta. La malvagia avversione ha costretto la legge ad assumere questo atteggiamento. Ciò che è buono non è stato fatto morte all'uomo per disposizione divina, ma per la trasgressione dell'uomo (vers. 13, 14). Poiché la legge dice a ogni uomo ciò che San Paolo dice del magistrato: "I governanti non sono un terrore per le opere buone, ma per le cattive", ecc. Conclusione: Ci viene insegnato dal soggetto, come così considerato: 1. Che il mero senso del dovere non è il cristianesimo. Perché questo solo causa miseria in un'anima che non ha compiuto il suo dovere. L'uomo che fa queste cose vivrà in verità per esse; ma chi non le ha messe in pratica, dovrà morire per esse. A questo punto si commettono grandi errori. Gli uomini hanno supposto che una coscienza attiva sia sufficiente, e quindi hanno sostituito l'etica al vangelo. "Io so", dice Kant, "solo due cose belle: il cielo stellato lassù e il senso del dovere interiore". Ma il senso del dovere è bello per un essere che non vi si conforma? No, se c'è una bellezza, è la bellezza dei lampi, terribile. Finché l'uomo si trova lontano dalla legge morale, può ammirarne la gloria e la bellezza; ma quando torna a casa da lui e diventa un discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore, allora la sua gloria è inghiottita dal suo terrore; allora chi era vivo senza la legge viene ucciso dalla legge; allora questa ammirazione etica del Decalogo viene scambiata con una fiducia evangelica in Gesù Cristo

(2.) Il significato dell'opera di redenzione di Cristo. La legge per un'anima alienata e corrotta è un fardello. Cristo è ben chiamato il Redentore, perché libera l'anima peccatrice da tutto questo. Egli lo libera dalla pena soddisfacendo la legge infranta. Lo libera dalla moderazione e dallo sforzo fastidioso cambiando così tanto il cuore che diventa un piacere osservare la legge. L'obbedienza diventa allora un piacere, e il servizio di Dio la più alta libertà. (Prof. Shedd.)

Errate apprensioni della legge distruttiva per le anime degli uomini:

(I.) La legge di Dio è una delle più grandi benedizioni che Egli abbia mai concesso a questo mondo, poiché "è stata ordinata alla vita". 1. Il nostro apostolo si riferisce alla vera natura e all'uso della legge quando fu data per la prima volta all'uomo nella sua innocenza. Proponeva la vita a condizioni ragionevoli, come quelle che erano in potere dell'uomo di dare, e quelle che erano appropriate che Dio richiedesse e accettasse Galati 3:12. La vita è messa per la felicità presente e la gloria futura, ed entrambe le cose potrebbero essere state ottenute dalla legge

(2.) Ma forse si può obiettare, qualunque benedizione possa essere stata per l'uomo obbediente a tutte le sue esigenze, potrebbe sorgere una benedizione per colui che ha trovato che il comandamento è per la morte? Sì, se vedendosi perduto e piovuto dalla legge, cercasse la salvezza in Cristo. Non perché la legge possa portare l'uomo a Cristo da sola, ma come mostra all'uomo il suo bisogno di Cristo

(II.) La legge, che una volta avrebbe potuto dare la vita agli obbedienti, ora non è più in grado di farlo. È stata sollevata un'obiezione, tratta dal caso del giovane che chiese: "Maestro buono, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?" Cristo lo rimanda alla legge; ma è molto evidente che il disegno immediato di nostro Signore era di convincerlo del peccato. Se questo giovane fosse stato convinto del peccato, Cristo gli avrebbe probabilmente dato una risposta più diretta alla sua domanda. Invece di questo, egli fu indirizzato alla legge, e non per la giustificazione, ma per la convinzione, per togliere il suo cuore da tutte le aspettative legali, in modo da poter diventare un vero suddito del regno di Cristo

(III.) Il peccato deve essere il più grande e il peggiore dei mali, poiché trasforma la benedizione in una maledizione. "Ho scoperto che il comandamento è fino alla morte". E questo non è l'unico caso. Esso mira allo stesso fine in tutte le sue operazioni. Né dobbiamo meravigliarci di questo; perché se ha fatto il più grande, farà il minore. Le benedizioni abbondano ancora tra noi, ma ahimè! Come vengono maltrattati per gli scopi più licenziosi! O, d'altra parte, se gli uomini non presumono, tuttavia sono sotto l'influenza di una specie di disperazione segreta. Le benedizioni del Vangelo sono troppo grandi per essere ottenute, o troppo buone per essere concesse liberamente. In definitiva, che cosa c'è che non venga abusato per gli scopi peggiori? La saggezza, il coraggio, le ricchezze, gli onori, i piaceri, tutti eccellenti nella loro natura, eppure il peccato, nel cuore, trasforma tutto in una maledizione!

(IV.) Sia che gli uomini guardino alla legge per la vita o la disprezzino, devono ugualmente trovarla morte per le loro anime. È vero che l'apostolo trovò che era la morte da cui prima aspettava la vita; Ma questo lo ha portato a non rispettare la legge? Tutt'altro; Egli lo dichiara santo, giusto e buono. Anzi, le sue lamentele sono tutte derivate dalla sua mancanza di una maggiore conformità ad essa

(V.) Se un povero peccatore vuole ottenere un titolo alla vita eterna, non deve cercarlo con l'obbedienza alla legge, ma con la fede in Cristo. (J. Stafford.)

Poiché il peccato, cogliendo l'occasione per mezzo del comandamento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha ucciso

L'uso della legge da parte di Sin:

(I.) Per l'inganno. La natura del peccato, come quella di Satana, è quella di ingannare. Eva fu sedotta da Satana attraverso il comandamento Genesi 3:1-6. Quanto intensamente malvagio deve essere colui che fa un uso così vile di ciò che è bene. Peccato-1. Seduce gli uomini a infrangere la legge, e così opera la loro rovina

(2.) Persuade gli uomini in misura altrettanto fatale che sono in grado di mantenerlo. Il caso di un uomo non è mai peggiore di quando si aspetta il cielo dalle sue opere. Israele fu così ingannato (CAPITOLO 10:3) ; e il fariseo Luca 18:11

(3.) Eccita alla ribellione contro di esso come se fosse contrario al nostro bene (ver. 8)

(II.) Per la morte. Il peccato, come Satana, inganna solo per distruggere. Questa morte è... 1. Morte giudiziaria: la condanna della legge

(2.) Morte morale: disperazione di poter mai soddisfare i requisiti della legge

(3.) Morte spirituale: l'esecuzione della sentenza della legge. (T. Robinson, D.D.)

L'inganno e la rovinità del peccato: la metafora è tratta da un ladro che conduce un uomo in un sentiero secondario e poi lo uccide. La parola denota principalmente un'innata facoltà di ingannare. Leggiamo dell'inganno delle ricchezze Matteo 13:22 ; l'inganno dell'ingiustizia 2Tessalonicesi 2:10, che è la loro attitudine, considerando lo stato peccaminoso e le varie tentazioni degli uomini, a ingannarli con vane speranze e a sedurli su sentieri tortuosi. Una volta che è stato messo per il peccato stesso Efesini 4:22. Qui, poiché è unito al peccato, denota quell'inganno abituale che è nel peccato interiore, con il quale seduce gli uomini e li allontana da Dio Ebrei 12:13

(I.) Il peccato è di natura subdola e ingannevole. Il peccato inganna le anime degli uomini - 1. Poiché acceca la loro comprensione (CAPITOLO 1:21, 22; Efesini 4:18. Questa cecità della mente consiste nell'ignoranza di Dio e dei nostri interessi, dandoci leggeri pensieri di peccato e attenuandolo

(2.) Poiché presenta varie false apparenze alla fantasia al fine di coinvolgere gli affetti. Seduce con la speciosa prospettiva delle ricchezze, ma ruba il nostro tesoro migliore; ci lusinga con speranze di onore e di felicità, ma ci ricompensa con disonore e miseria; promette la libertà, ma ci lega con ceppi più forti del ferro Proverbi 16:25

(3.) Ha un grande vantaggio nella sua stessa situazione: è dentro, sempre presente, e a volte fa sì che un uomo diventi un tentatore di se stesso. Non c'è nulla né all'interno né all'esterno che non possa essere, e spesso è, trasformato nella natura del peccato. Il cuore stesso è ingannevole e mira a ingannare i poteri superiori dell'anima. Chi può dire in quanti modi ha per ingannare se stesso? Chiama bene il male e male il bene. 4. Poiché distoglie i pensieri dalla punizione del peccato

(5.) Infine, come a volte porta gli uomini a pensare, che poiché sono peccatori, il grande Dio è diventato il loro nemico, e che non c'è speranza di riconciliazione per mezzo di Cristo

(II.) Dove il peccato ha ingannato ucciderà anche, qui o nell'aldilà. L'apostolo intende che lo portasse in uno stato di condanna aggravata, o, per così dire, lo consegnasse alla morte eterna, in modo che più ci rifletteva, più si convinceva di essere stato grossolanamente imposto dall'affascinante potere del peccato Giobbe 20:12-14; Proverbi 20:17; 6:32, 33; Giacomo 3:15. Acan pensò di ottenere un bel premio; Ma come ha fatto il peccato a ferire la sua coscienza e alla fine a uccidere la sua anima!

(III.) L'inganno del peccato nel cuore dell'uomo è imperscrutabile. "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa", e se il cuore è così ingannevole, che cosa deve essere il peccato quando entra in possesso di un tale cuore! Come non conosciamo il cuore gli uni degli altri, così non conosciamo pienamente i nostri cuori. Chi può dire come agirebbe il nostro cuore se gli oggetti, le inclinazioni e le tentazioni adatte si unissero e concorressero in qualsiasi momento? (J. Stafford.)

12 CAPITOLO 7

Romani 7:12

Perciò la legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono

La legge:

(I.) La sua natura. È... 1. Universale nella sua estensione. È vincolante in ogni momento, in ogni luogo e per tutti

(2.) Perpetuo nel suo obbligo: non può permettere alcun cambiamento. Altre leggi, ad esempio le leggi cerimoniali, possono essere abrogate o modificate, ma la legge morale, essendo fondata sulla natura divina, non conosce cambiamenti. "Il cielo e la terra passeranno", ecc

(3.) Perfetto nel suo carattere. Essendo l'espressione e l'emanazione della natura perfetta e della volontà di Dio, "la legge del Signore è perfetta, converte l'anima". 4. Spirituale (ver. 14) . Viene da Dio che è Spirito; e richiede all'uomo l'obbedienza spirituale

(5.) "Santo"; libero da ogni macchia e imperfezione

(6.) "Giusto", fondato sugli eterni principi del diritto

(7.) "Buono", benevolo nel suo design, tende a promuovere la felicità e promette la vita a coloro che lo osservano

(II.) La sua eccellenza e importanza. Questo è implicito nella sua natura; ma apparirà ulteriormente se consideriamo: 1. Essa è stata originariamente impiantata nella costituzione della natura umana. Non era necessaria una legge scritta, perché l'amore di Dio, il principio essenziale di questa legge, era legato alla costituzione di Adamo Genesi 1:27; Romani 2:15. Ed è proposito di Dio sostituire la legge nella posizione che occupava originariamente; per riscriverlo nel cuore dell'uomo

(2.) Nel dare questa legge al Sinai vediamo un'altra illustrazione della sua eccellenza. (1) La legge contenuta nei dieci comandamenti fu data direttamente oralmente da Dio. Tutti gli altri comandamenti furono dati per mezzo di Mosè. (2) Fu scritto due volte dal dito di Dio su entrambi i lati delle tavole, forse le coprì tutte per mostrare che non ci dovevano essere aggiunte o alterazioni. (3) Non è stato scritto su pergamena, ma su pietra, per mostrare il suo obbligo perpetuo

(3.) Nostro Signore (1) l'ha sempre riconosciuta, ha rivendicato la sua autorità, ne ha esposto l'importanza e l'ha fatta rispettare con la Sua stessa sanzione e il Suo insegnamento. (2) Non solo ha insegnato la legge, ma l'ha praticata, rendendola un'obbedienza perfetta e senza peccato. (3) L'ha onorata subendo la pena che minaccia contro tutti coloro che violano le sue disposizioni

(III.) Il suo utilizzo

(1.) Per l'umanità in generale-(1) Mostra, magnifica e spiega il carattere di Dio. (2) Insegna agli uomini i principi del bene e del male, e come sono tenuti ad agire in riferimento a Dio, al loro prossimo e a se stessi. Il vangelo non ha in alcun modo sostituito o abrogato la legge. Esso si presenta come un sistema supplementare, che salva l'uomo dalla punizione che la legge minaccia, e pone l'uomo in una posizione in cui può rendere obbedienza a quella legge

(2) Ma mentre si dice questo, si presenta una notevole difficoltà riguardo al rapporto del credente con la legge. Troviamo una classe di passaggi che sembrano insegnare il suo eterno obbligo su tutti gli uomini Matteo 5; Romani 3:31; 13:10; Giacomo 1:25; 2:8. Ma troviamo altri passaggi che sembrano insegnare che il cristiano non è sotto la legge 1Timoteo 1:9; Romani 6:14; 7:6. Come dobbiamo intendere questo? Il vero credente non è sotto la legge-(1) Come motivo di condanna o come motivo di giustificazione. Poiché Cristo ha obbedito perfettamente alla legge e ha espiato la violazione della legge, quell'opera è imputata e affidata a colui che crede, in modo che sia liberato dalla condanna della legge Romani 8. Per quanto riguarda dunque la sua posizione giuridica davanti a Dio, egli e la legge sono completamente separati. (2) Riguardo alla santificazione. Quando un uomo crede veramente in Cristo, non solo gli ha imputato i meriti di Cristo, ma gli ha impartito la potenza della nuova vita di Cristo. Egli è nato di nuovo dallo Spirito. E dove c'è lo Spirito Santo, ogni desiderio che Egli ispira, ogni principio che Egli suggerisce, è santo. L'uomo non è più sotto la legge come una scrittura contro di lui, perché ne ha il principio impiantato nel suo cuore, e può dire: "Oh, quanto amo la Tua legge; è la mia meditazione tutto il giorno". 3. A che serve dunque la legge per un credente? RISPONDO: Se l'opera della grazia fosse perfezionata in noi, se agissimo in perfetta armonia con gli istinti e le vivificazioni dello Spirito di Dio, non servirebbe a nulla. Ma poiché l'opera della grazia non è perfetta in noi, poiché spesso si tende al male, la legge di Dio è necessaria a colui che non è sotto la legge, ma sotto la grazia. (1) Nel mantenerci sotto la grazia. La legge non solo lo conduce prima di tutto a Cristo, come un maestro, ma lo mantiene fiducioso nel Salvatore. (2) Nel trattenere il credente dal peccato. Ci sono quelli che pensano che ci sia un solo motivo che dovrebbe influenzare il cuore di un cristiano: l'amore, e senza dubbio l'amore perfetto sarebbe sufficiente. Ma noi non siamo perfetti, e quindi, anche se siamo liberati dalla paura della schiavitù e dalla paura del terrore, tuttavia la paura della riverenza dovrebbe sempre influenzare il cristiano. 4. Per quanto riguarda i non convertiti, la legge è di grande importanza. (1) Come principio restrittivo per tenerli lontani dal peccato aperto e notorio. (2) Come principio convincente (ver. 9) . (3) Come principio di conversione. "La legge del Signore è perfetta, converte l'anima." Usalo onestamente, in preghiera, con perseveranza, e scoprirai che non puoi avere riposo, fino a quando non ti avrà rinchiuso nella fede, fino a quando non sarà stato il mezzo per guidarti a quel rifugio che è aperto per il peccatore in Cristo. (E. Bayley, B.D.)

La legge santa, giusta e buona: - Osservate...

(I.) La dottrina enunciata nel mio testo

(1.) La legge ha significati diversi. Attione tempo rappresenta l'intera religione di Mosè; come quando si dice che gli ebrei "si vantano della legge". In un altro luogo si intendono le cerimonie che costituivano una parte preminente di quella religione; in questo senso "la legge aveva un'ombra di buone cose avvenire". Ma molto spesso si intendono i dieci comandamenti, come qui. (1) Citando il decimo comandamento nel versetto 7, Paolo mostra che l'intero argomento si riferisce alla legge morale. (2) Questa allusione spiega anche la ripetizione nel testo. Tutta la legge, ma in particolare quel comandamento a cui ho accennato, è "santo, giusto e buono". (3) La scelta di questo particolare comando mostra che Paolo lo considerava una legge spirituale; estendendosi, non solo alle azioni, ma ai desideri. Non seppe mai cosa fosse la legge fino a quando questo decimo comandamento non giunse con forza alla sua coscienza; Ad esempio, il sesto, pensava, proibiva solo l'omicidio vero e proprio; il settimo, l'adulterio vero e proprio; l'ottavo, il furto vero e proprio. Ma quando alla fine gli fu detto: "Non concupire", allora si rese conto che anche il desiderio delle cose proibite era peccaminoso

(2.) Qual è, dunque, la dottrina esposta da San Paolo riguardo a questa legge che indaga il cuore? (1) È santo. (a) Le cose che proibisce sono cattive; Le disposizioni che richiede sono eccellenti. (b) In base a quale criterio dobbiamo valutare la santità e l'empietà? Non c'è altro che la volontà e il carattere di Dio. Quelle azioni e quelle disposizioni che sono conformi alla Sua natura, e che assomigliano alle Sue inimitabili perfezioni, sono sante; quelli di tipo contrario sono profani. La legge di Dio è la copia stessa del Suo carattere Santo; se fosse perfettamente obbedito, l'uomo sarebbe santo, come Dio è santo. (2) È giusto. (a) Dio non poteva esigere niente di meno che questo. Tutto ciò che non è la completa purezza di cuore non solo è diverso dalla natura di Dio, ma si oppone direttamente ad essa. Possiamo, senza offesa, essere meno saggi o potenti; ma è impossibile ammettere il pensiero del Suo consenso che saremo meno santi. Dio ha fatto l'uomo "a sua immagine e somiglianza"; "Dio fece l'uomo retto". Era irragionevole esigere che l'uomo conservasse questa santa somiglianza? (b) Ma potreste obiettare che ora abbiamo perduto la nostra originale somiglianza con Dio; e che quindi non è più giusto esigere da noi un'obbedienza perfetta. Ma i diritti di Dio non possono essere diminuiti da alcun cambiamento nella nostra condizione. Un fallito ha perso il potere di pagare i suoi debiti; Eppure è ancora giusto che il creditore li richieda, soprattutto quando, come nel caso degli uomini, il fallimento è il risultato della malvagità. (3) È buono. Tutto tende al nostro benessere. Se non l'avessimo mai spezzata, non ci sarebbe stata una cosa come il dolore; e, se gli uomini governassero i loro cuori e le loro vite con essa, le miserie del mondo avrebbero presto la fine. Qual è la somma e la sostanza dei suoi requisiti? L'amore a Dio prima di tutto, l'amore al prossimo come a noi stessi. Ora sappiamo che l'amore è felicità. Le gioie del cielo consisteranno nell'amore perfetto per Dio e nell'amore reciproco

(II.) I suoi usi pratici. Imparare-1. Una lezione di autoumiliazione più profonda. La legge, quando fu data per la prima volta all'uomo, gli fece solo conoscere il suo dovere; ma sin dalla caduta ha insegnato "la conoscenza del peccato". La legge è santa; Ma cosa siamo? Inoltre, la dottrina esclude ogni scusa. Non possiamo lamentarci della legge, perché è giusta e buona. Eppure abbiamo agito per tutta la vita in senso contrario ad essa

(2.) Una lezione di disperazione. Qualunque cosa possa essere stata per l'uomo in uno stato di innocenza, ora è il ministero della condanna. Pronuncia una maledizione su ogni trasgressore; produce ira; Ci ha rinchiusi come prigionieri, sotto un'accusa di peccato così pienamente provata che non può essere elusa. Da tutto ciò impariamo che per le opere della legge nessuna carne può essere salvata. L'obbedienza perfetta è necessaria se vogliamo essere giustificati da essa. Riuscirete allora a farvi avanti e a rivendicare un'assoluzione completa? Se una volta hai peccato, la tua anima è perduta. Imparate questo e allora sarete pronti ad ascoltare di un Salvatore, che ci ha redenti dalla maledizione della legge, essendo diventato una maledizione per noi, e la disperazione si rivelerà la madre della speranza e della gioia

(3.) Come dovresti camminare e piacere a Dio. La legge è quella che è sempre stata, santa, giusta e buona. E quindi, anche se non può giustificarci come un patto, deve comunque istruirci come una guida. (J. Jowett, M.A.)

La legge santa, giusta e buona:

(I.) Santo

(1) In linea di principio

(2.) In requisito

(3.) In funzione. 4. Nella tendenza. Nel suo insieme e in ogni comandamento porta il carattere ed esprime la mente e la volontà di Colui che è infinitamente santo, e richiede solo ciò che è santo e puro Michea 6:8

(II.) Solo. Richiede ciò che è giusto e retto e nulla di più, e richiede solo ciò che l'uomo è stato reso capace di rendere. Tende a promuovere la giustizia e la rettitudine ovunque; e assicura a ciascuno ciò che gli è dovuto: Dio, il nostro prossimo, noi stessi

(III.) Buono-utile, benefico, tendente alla felicità dell'uomo. Il comandamento infranto era il Paradiso perduto; il comandamento osservato sarà il Paradiso restaurato. (T. Robinson, D.D.)

La legge santa, giusta e buona: - Alcuni pensano che questi alti caratteri siano dati alla legge come santa, nell'insegnarci il nostro dovere verso Dio, solo nel prescrivere il nostro dovere verso il nostro prossimo, e il bene verso noi stessi. Altri così, la legge è santa per quanto riguarda la materia di essa, perché prescrive cose sante; giusto nel proporre ricompense e punizioni, e il bene rispetto al fine, che conduce alla santità e alla felicità. Ma penso che dovremmo portare il punto molto più in là: tutti questi titoli sono dati alla legge, sia in relazione all'Autore, sia alla materia, sia al fine della legge. L'Autore della legge è santo, giusto e buono; così è la dottrina o la materia contenuta nella legge; E così è il fine proposto dalla legge. (J. Stafford.L'eccellenza della legge: santa nella sua origine, giusta nelle sue esigenze, buona nel suo scopo. (Archdn. Farrar.)

La legge santa: santa nella sua natura, giusta nella sua forma, buona nel suo fine. (T. Robinson, D.D.)

Perfezione della legge: la giustizia di Dio si vede nella legge data all'uomo come legge universale della sua esistenza. Dare la legge alle creature razionali è prerogativa del loro Creatore, e la Sua legge è, per una conseguenza inevitabile, santa, giusta e buona; non proibisce né ingiunge nulla che non sia in perfetto accordo con le infinite perfezioni di Dio e con i veri e migliori interessi dell'uomo. "Lo rappresenta come il Giusto Governatore dell'universo, le cui leggi sono in perfetta coerenza con i principi di equità e il cui carattere è in accordo con le Sue leggi. Riferendosi a questi principi morali che sono incisi nel cuore dell'uomo, dichiara che essi sono stati incisi dal dito di Dio, e che la coscienza è la Sua vicegerente, che ci parla nel Suo nome e ci fa conoscere i principi della Sua amministrazione morale. E dispiega un codice morale più copioso, in cui gli stessi principi sono rivelati, per la nostra migliore informazione e una guida più sicura, principi che, essendo incisi nel libro della natura e rivelati nella Parola scritta, sono infallibilmente certi, e dovrebbero essere considerati come una vera manifestazione del carattere giusto di Colui che è l'Autore della natura e della rivelazione. (J. Buchanan.)

La legge e il vangelo:

(I.) La loro differenza

(1.) Nel tempo e nel modo della relazione originaria. La legge è coeva alla creazione; Il Vangelo fu reso noto dopo la Caduta. La legge è scopribile alla luce della natura, il vangelo è un mistero nascosto

(2.) La legge si rivolge all'uomo come a una creatura, al vangelo come a un peccatore

(3.) Il comando, la caratteristica della legge; la promessa del vangelo è la promessa della vita in Cristo. Contrasto tra l'alleanza del Sinai e l'alleanza di grazia. 4. La legge condanna, il Vangelo giustifica. La legge assolve o condanna soltanto, la misericordia si rivela nel vangelo

(5.) La legge richiede, il Vangelo lo permette. Nessuna potenza abilitante in un comando; Motivo e potere forniti dal Vangelo

(II.) La loro armonia

(1.) Non c'è un vero antagonismo. (1) La legge prepara la via per il vangelo. (2) Il vangelo adempie, e quindi stabilisce la legge. Ci sono due modi di affrontare la legge, l'abrogazione e l'allentamento. Nessuna delle due modalità è supponibile nel governo divino. Come può l'uomo essere salvato e tuttavia la legge è rispettata? L'obbedienza perfetta, l'unica condizione della vita. Cristo si impegna per l'uomo. La realizzazione nella persona dell'uomo. La fede si impadronisce dei precetti e delle promesse. La legge è una regola di vita, scritta nel cuore. Il vangelo assicura il suo compimento per l'uomo e nell'uomo. (a) Assegna il suo giusto posto e valore alla Legge nello schema cristiano. (b) Assegna il suo giusto posto e valore al vangelo. Conclusione; 1. Come è stato posto un fondamento sicuro per la speranza del credente

(2.) Quanto è sicuro un provvedimento per la santità del credente. (E. Bayley, B.D.)

13 CAPITOLO 7

Romani 7:13

Ciò che è buono mi ha forse fatto morte? Dio non voglia. - La legge rivendicata: - Il testo è esplicativo di due affermazioni apparentemente contraddittorie, cioè che la legge è santa, ecc., e che questa legge ha operato la morte

(1.) L'apostolo previde che poteva sorgere una difficoltà, così, con la sua ansia di essere chiaro, assume la posizione di obiettore. "Era allora ciò che era buono", ecc. La morte qui significa l'influenza depravata del peccato sulla natura morale della sua vittima. L'espressione "che opera in me" favorisce la nozione, così come il risultato che ne deriva, come descritto nell'ultima frase del versetto. "Peccaminosamente eccessivo" equivale a "morte". Stando così le cose, il significato dell'apostolo è: La legge è stata mostrata santa, ecc.; ma la morte è un male; È dunque vero che questo male può essere causato da ciò che è così buono? Ecco la difficoltà

(2.) Ora la risposta. C'è... (1) La solita negazione enfatica. "Dio non voglia". (2) La spiegazione, che è che la legge non è la causa di questa condizione malvagia di morte, ma il peccato che usa la legge come un'occasione. Supponiamo una persona afflitta da una certa malattia. Egli partecipa al cibo, ma questo cibo, a causa di certi ingredienti, in se stessi sani, nutre e alimenta la malattia. L'uomo muore. La causa della morte non è stata il cibo, ma la malattia, che ha operato attraverso ciò che era buono. Allo stesso modo il peccato, affinché potesse apparire nel suo vero carattere, affinché la spaventosa malignità del suo virus potesse manifestarsi, diventa estremamente peccaminoso, cioè sempre più forte per mezzo del comandamento, che è santo, ecc. L'estrema efferatezza del peccato è dimostrata da questo fatto: la sua conversione di ciò che era migliore e più santo in uno strumento di tanto male. (A. J. Parry.) Ma il peccato, affinché appaia peccato, operando in me la morte per mezzo di ciò che è buono. - L'opera del peccato: - 1. Il peccato uccide con ciò che è buono

(2.) Affinché in tal modo possa compiere un atto degno della sua natura

(3.) E che in tal modo (fine ultimo) questa natura possa manifestarsi chiaramente. (Prof. Godet.)

La natura mortale del peccato si manifestò: - È come se ci fosse un certo fiume avvelenato, e un genitore avesse spesso detto ai suoi figli: "Non bevetelo, figli miei, all'inizio è dolce, ma presto porterà su di voi pene più spaventose, e la morte seguirà presto. Non berlo". Ma questi bambini erano molto ostinati e non ci credevano; e, sebbene a volte un cane o un bue ne bevessero e ne soffrissero dolorosamente e morissero, non credevano a tutti i suoi effetti dannosi per loro. Ma a poco a poco l'Uno fece come se stesso ne bevve, e quando lo vide morire in un'angoscia terribile, allora compresero quanto mortali dovessero essere gli effetti di questo torrente avvelenato. Quando il Salvatore stesso si fece peccato per noi e poi morì in dolori ineffabili, allora vedemmo ciò che il peccato poteva fare, e l'estrema peccaminosità del peccato fu mostrata. Per usare un altro esempio: hai un leopardo addomesticato in casa e spesso vieni avvertito che è una creatura pericolosa con cui scherzare; ma il suo mantello è così lucido e bello, e i suoi gamberi sono così delicati che lo lasci giocare con i bambini come se fosse il gatto ben addomesticato: non puoi avere in cuore di metterlo via; lo tolleri, anzi, lo assecondi ancora. Ahimè, un giorno nero e terribile sa di sangue, e fa a pezzi il tuo figlio prediletto, allora conosci la sua natura e non hai bisogno di ulteriori avvertimenti; Ha condannato se stesso mostrando la ferocia caduta della sua natura. Lo stesso vale per il peccato. (C. H. Spurgeon.)

Operazioni silenziose dell'anima: - Che telaio portiamo dentro di noi! Ci fermiamo a fianco di un telaio Jacquard e ci chiediamo come l'ingegno abbia potuto inventare una macchina che dovrebbe comportarsi come la vita. Ci chiediamo come si possa costruire un apparecchio per produrre un tessuto che esca con figure di uccelli e di uomini, e ogni sorta di figure create apparentemente dall'intento intelligente della macchina stessa. Ma, per quanto strano possa sembrare, non si può pensare in confronto a quel telaio che, senza manovella o navetta, produce continuamente tessuti che ogni sorta di figura in forma di ragione, e sentimenti morali, e affetti sociali, e passioni e appetiti. Che immensa attività si svolge nella mente umana così silenziosamente che non si ode alcun rumore! Ogni giorno passiamo accanto a uomini in ognuno dei quali ci sono questi elementi di potere infuocati e lampeggianti. Qui ce ne sono schiere, qui c'è un esercito, qui c'è una città piena di loro, e c'è la più vasta attività nella mente di ciascuno; E chi può concepire ciò che sta accadendo nella moltitudine di vite pulsanti e palpitanti che stanno fiammeggiando e raggiungendo l'estremo in ogni direzione, tutte silenziose come la rugiada che si distilla sulla miriade di fiori nel prato? Davvero vasta, infinita, è questa attività, se ci pensate; eppure va avanti in perfetto silenzio. (H. W. Beecher.)

La perversione della legge morale:

(I.) La forma di espressione è ovviamente intesa a porre l'accento sul rapporto falso e anormale di causa ed effetto di cui si parla qui. Non ci meravigliamo che il male produca il male, e il bene il bene; Ma la causa che l'Apostolo qui ci indica è come quella del cibo sano che produce gli effetti del veleno, dell'aria pura e di altre condizioni di salute che si manifestano solo con la malattia e la morte, e l'idea che egli desidera mettere in evidenza è che è la caratteristica peggiore e più spaventosa del peccato che a volte manifesti la sua presenza con un risultato di questo tipo innaturale. È abbastanza triste quando gli uomini vengono viziati e degradati dall'azione di influenze che fanno appello direttamente ai loro desideri malvagi. Ma qui ci viene insegnata una manifestazione più sottile del peccato. È possibile che il peccato si impossessi degli stessi strumenti del bene e li volga ai propri fini. La legge di Dio, invece di illuminare e vivificare, può portare alla distruzione

(II.) Il modo particolare in cui l'apostolo contempla la legge divina come portatrice di questo risultato innaturale è: 1. Risvegliando nell'anima una discordia che la legge stessa non può sanare. (1) La coscienza, cioè il senso del diritto in noi, a cui si appella la legge morale, può essere abbastanza forte da inquietare dove non è abbastanza forte da governare. Le realtà eterne si presentano in molti casi sotto la forma di una legge esteriore, che assicura il consenso della nostra ragione e della nostra coscienza, ma che non ha il potere di sottomettere le passioni o di governare la volontà. (2) Ora, per l'uomo che si trova in questo stato d'animo, la legge, in se stessa buona, diventa ministro della morte e non della vita. Ha ucciso la vita inferiore e la felicità, eppure non ha portato alla beatitudine della vita dello spirito. Ci sono molte persone che sarebbero state molto più felici come animali che come uomini; e meglio essere un semplice animale, con la sua serena soddisfazione, meglio essere una creatura senza ragione e coscienza, se la ragione e la coscienza non possono controllare la tua vita, perché allora non saresti più umiliato dalla sensazione sempre ricorrente di non poterti tenere fuori dalla degradazione; allora saresti libero di crogiolarti nelle concupiscenze della carne senza una fitta di rimorso

(2.) Infondendo una nuova intensità nei nostri peccati. (1) Diventiamo persone peggiori perché abbiamo una natura morale. Il terreno arido o scarso non produrrà né un buon raccolto né un cattivo raccolto, ma se un terreno ricco non viene coltivato la sua stessa fertilità e ricchezza può manifestarsi con la crescita dilagante di erbacce nocive e spine. Lo stesso vale per la natura spirituale dell'uomo. Nella natura meramente animale le passioni sono tendenze naturali che cercano i propri bisogni, ma nell'uomo non possono rimanere come sono nell'animale. Attirano a sé una specie di falsa illimitatezza rubata alla natura superiore. Se mi chiedete come avviene questo, vi rispondo che l'uomo peccatore cerca sempre di trovare nella gratificazione peccaminosa la felicità che solo Dio e la bontà possono dargli. Le inclinazioni e i desideri malvagi non sarebbero mai stati così intensi in noi, se non fosse che stiamo cercando di ottenere da essi una felicità fittizia. La natura spirituale, capace di soddisfazione divina, non potrebbe mai essere felice nei piaceri del bruto, se non fosse che insensibilmente abbiamo fatto assumere a queste cose un'ingannevole dimostrazione della beatitudine per la quale come esseri spirituali siamo stati creati. Ma questi piaceri terreni non potranno mai essere commisurati a una natura fatta a immagine di Dio, capace di partecipare a una vita divina ed eterna. C'è qualcosa nel vostro desiderio di cibo spirituale che questi gusci non potranno mai soddisfare, ma noi possiamo far sembrare che soddisfino. (2) Posso illustrare questo con ciò che a volte accade nelle nostre relazioni sociali. A volte vediamo un uomo di natura raffinata distruggere la sua felicità con l'unione con una donna incommensurabilmente inferiore a lui, e spieghiamo l'errore dicendo che non era la creatura debole e sciocca che l'uomo amava veramente, ma un essere della sua immaginazione, investito di un fascino ideale, in cui l'aveva inconsciamente trasformata. e in tal caso si può dire che fu proprio l'elevazione della natura dell'uomo a renderlo capace di formare un tale ideale che fu il segreto del naufragio della sua felicità e della rovina della sua vita. Allo stesso modo possiamo dichiarare che tutti gli uomini che cercano la loro felicità nelle cose del mondo sono gli sciocchi della loro fantasia. L'infinità stessa della nostra natura ci permette di dipingere gli idoli del tempo e dei sensi con gloria immaginaria, e di sprecare su di essi una devozione sproporzionata

(III.) La suddetta linea di pensiero trova conferma in una caratteristica peculiare dell'insegnamento di San Paolo. Nel trattare dei peccati particolari, è sua caratteristica porre accanto al peccato di cui sta parlando la grazia di cui si può dire che è la contraffazione. Lo troviamo a rimproverare il peccato dell'ubriachezza non semplicemente denunciandolo come un male, ma contrapponendo la falsa e spuria illusione dell'ubriacone con un altro e legittimo mezzo di euforia spirituale. "Non ubriacatevi di vino, che è in eccesso, ma siate ripieni di Spirito". Di nuovo, per quanto riguarda il peccato di cupidigia. "Non confidate nelle ricchezze mondane, ma nell'Iddio vivente". L'uomo avido cerca inconsciamente di trovare nel denaro la felicità che si può trovare solo in Dio. Lasciate che vi illustri questo

(1.) C'è un senso in cui si può dire che un vizio così comune, anche l'ubriachezza, operi in noi la morte in virtù della sua somiglianza con ciò che è buono. La capacità della religione è la capacità di dimenticare e di gettare dietro di noi le macchie del passato, di non sentire più i problemi terreni e di elevarci in una regione in cui gli interessi e le agitazioni del tempo diventano sminuiti, in un'estasi di emozione spirituale in cui possiamo avere comunione con le cose eterne e invisibili. È di questa esperienza della religione che il vizio di cui parlo può dare un'imitazione spuria. Può farci dimenticare per un attimo il passato; Può elevarsi per un po' in un'elevazione estatica al di sopra della preoccupazione e del dolore, e trasportare l'anima macchiata dal peccato in un finto cielo di godimento sensuale. Ah! Non è che una finta dimenticanza di sé, e ai suoi gioiosi trasporti segue un risveglio a realtà più orribili. Nella salvezza attraverso Cristo possiamo trovare la completa cancellazione dei peccati del passato, e "la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza". 2. Il segreto della padronanza che la cupidigia guadagna su tante menti. Paolo trova in questo che l'amore per il denaro è un'adorazione mal indirizzata. L'uomo avaro è un idolatra, e dà a mammona la fiducia, l'omaggio e l'abbandono che sono destinati al Dio vivente. Nella sua apparente onnipotenza, nella sua capacità di guadagnarci tutto ciò che i nostri cuori possono desiderare, il denaro può presentare una certa falsa somiglianza con ciò a cui punta la nostra capacità di religione. Ora, l'unica cosa che fa dell'uomo un essere religioso e mostra che è stato fatto per Dio è la capacità di fiducia assoluta. Voglio nella mia impotenza cosciente una presenza vicino a me nel cui potere onnicomprensivo posso trovare - venuto il bene, venuto il male, venuto la vita, venuto la morte - la roccia e il rifugio della mia anima. Ah! ma è questa capacità, che può trovare il suo vero scopo solo in Dio, che mi rende possibile sprecare in ogni sorta di oggetti una devozione illimitata. Non possiamo servire Dio e mammona, eppure mammona presenta a molti una strana somiglianza con Colui che ha il potere di prostrarsi e salvare. Il peccato, ancora, opera in noi la rovina e la morte per mezzo di ciò che è buono. (J. Caird, D.D.)

Sulla qualità del vizio:

(I.) Che il vizio possieda una qualche qualità maligna sconosciuta può essere dedotto dall'osservazione che le conseguenze di esso non hanno alcuna proporzione con i nostri sentimenti immediati al riguardo. L'Apocalisse lo rappresenta come dolce in bocca e amaro nel ventre

(II.) Che il vizio possieda una malignità che attualmente conosciamo, ma molto imperfettamente, può essere dedotto dall'attività di questa qualità e dall'inaspettato ma sicuro progresso che fa ovunque sia stato ammesso una volta. È un'infezione che alla minima macchia si diffonde attivamente in tutto il carattere. E mostra lo stesso progresso nelle società come negli individui

(III.) Che il vizio possieda una malignità a noi sconosciuta appare dal rimorso che lo segue, e dagli inspiegabili terrori con cui agita la mente. Non appena ha guadagnato la tua fiducia, ti punge il petto. È un amico che ti lusinga e ti spinge a compiere una cattiva azione per qualche suo scopo, e poi ti lascia alle tue riflessioni

(IV.) Che il vizio possieda una certa rara malignità di qualità è evidente da questa notevole osservazione, che le conseguenze di esso vanno quasi sempre oltre l'uomo stesso che lo commette, e colpiscono un numero di altre persone. I vizi di ogni individuo colpiscono il suo vicinato e disturbano il cerchio, qualunque sia il quale è attaccato. I vizi dei figli colpiscono i genitori, e i vizi dei genitori si ripercuotono sulla famiglia e su tutti coloro che possono avere rapporti con essa. I vizi del magistrato riguardano il distretto che presiede; I vizi del ministro o del sovrano colpiscono la nazione che guidano, e spesso trascinano un'enorme rovina sulla comunità

(V.) La stessa dottrina nasce e riceve nuova forza da una visione generale del mondo e delle sue istituzioni. L'umanità è raccolta dappertutto in società; Queste società sono vincolate da leggi e unite sotto governi distinti. Qual è, dunque, il grande oggetto delle leggi e della società stessa? Per proteggere dalle lesioni o, in altre parole, per frenare il vizio. I diversi istituti religiosi hanno lo stesso oggetto

La malignità del vizio si manifesterà alla luce degli effetti che, nonostante tutte le precauzioni che possiamo prendere, esso ha prodotto e produce quotidianamente tra gli uomini. I terremoti che sconvolgono le città non sono più fatali dei movimenti estesi e continui con cui agitano il nostro sistema. Nessuna barriera è utile, nessuna difesa è sufficiente. Sebbene l'umanità sia ovunque schierata contro di essa, tuttavia irrompe e diffonde miseria e distruzione intorno a sé. La felicità degli individui, la pace delle famiglie, l'ordine della società e l'armonia delle nazioni sono spazzati davanti ad esso. Nella vita privata e pubblica quali disordini e angoscia accumula! Produce miseria, infamia e morte. Ma gli effetti di esso nella vita privata, per quanto sorprendenti, sono di gran lunga inferiori, sia per numero che per estensione di danno, dei suoi effetti in pubblico. Qui agisce su un teatro più grande, e si mostra più pienamente mentre agisce senza ritegno

Completerà questo argomento osservando che la rivelazione concorda perfettamente con la ragione nelle sue concezioni del vizio, e la presenta come lo stesso nemico maligno e fatale. D'altra parte, rappresentando il vizio come fonte di miseria, la Scrittura scopre che l'Essere Supremo, il Genitore saggio e benevolo della Sua creazione, ne ostacola il progresso; estrarne, in prima istanza, tutto il bene possibile; e, in ultimo, prendere le misure più forti per sconfiggerlo ed espellerlo definitivamente dal sistema. (J. Mackenzie, D.D.)

Il mostro si trascinò alla luce:

(I.) A molti uomini il peccato non appare peccato

(1.) In tutti gli uomini c'è un'ignoranza di cosa sia il peccato. L'uomo non verrà alla luce per timore di sapere più di quanto desidera sapere. Inoltre, tale è il potere dell'autostima che il peccatore raramente sogna di aver commesso qualcosa di peggio di piccoli errori

(2.) Ciò è dovuto: (1) a quell'ottusità di coscienza che è il risultato della caduta. (2) All'inganno sia del peccato che del cuore umano. Il peccato assume le forme più luminose proprio come Satana appare come un angelo di luce. E il cuore ama che sia così, ed è ansioso di essere ingannato. Se possiamo, estingueremo i nostri difetti. (3) All'ignoranza della spiritualità della legge. Se gli uomini leggono, ad esempio: "Non uccidere", dicono: "Non ho mai infranto quella legge". Ma dimenticano che chi odia il proprio fratello è un omicida. Se faccio volontariamente qualcosa che tende a distruggere o accorciare la vita, infrango il comando

(3.) Così vedi alcune delle ragioni per cui il peccato inganna le menti impenitenti e ipocrite. Questo è uno dei risultati più deplorevoli del peccato. Ci ferisce di più togliendoci la capacità di sapere quanto siamo feriti. Il peccato, come il gelo mortale, intorpidisce la sua vittima prima di ucciderla. L'uomo è così malato che immagina che la sua malattia sia la salute, e giudica gli uomini sani in preda a follie illusioni. Ama il nemico che lo distrugge e riscalda al suo petto la vipera. La cosa più infelice che possa accadere a un uomo è che sia peccatore e che giudichi la sua peccaminosità come giustizia. Il persecutore inseguì i suoi simili fino alla prigione e alla morte, ma egli pensava di rendere veramente un servizio a Dio. Presso gli empi questa influenza pestilenziale è molto potente, portandoli a gridare "pace, pace", dove non c'è pace. E anche Giovanni Newton, nella tratta degli schiavi, sembra non aver mai avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato; né Whitefield nell'accettare schiavi per il suo orfanotrofio in Georgia. 4. Prima di poter essere restaurati all'immagine di Cristo, dobbiamo essere istruiti a sapere che il peccato è peccato; e dobbiamo avere un ripristino della tenerezza di coscienza che sarebbe stata nostra se non fossimo mai caduti. Una misura di questo discernimento e di questa tenerezza di giudizio ci viene data al momento della conversione; perché la conversione, senza di essa, sarebbe impossibile. A meno che il peccato non sia visto come peccato, la grazia non sarà mai vista come grazia, né Gesù come un Salvatore

(II.) Dove il peccato è visto più chiaramente, sembra essere peccato

(1.) C'è una profondità di significato nell'espressione "peccato, affinché possa sembrare peccato", come se l'apostolo non potesse trovare nessun'altra parola così terribilmente descrittiva del peccato come il suo stesso nome. (1) Non dice: "Peccato, affinché possa apparire come Satana". No, perché il peccato è peggiore del diavolo, poiché ha fatto del diavolo quello che è. Satana come esistenza è la creatura di Dio, e questo peccato non è mai esistito. Il peccato è anche peggiore dell'inferno, perché è il pungiglione di quella terribile punizione. (2) Non dice: "Peccato, affinché sembri follia". In verità è una follia morale, ma è peggio di così. (3) Ci sono quelli che vedono il peccato come una sfortuna, ma questo, sebbene corretto, è molto lontano dalla vera visione. (4) Altri sono arrivati a vedere il peccato come una follia, e fin qui ci vedono bene, perché "stolto" è il nome stesso di Dio per un peccatore. Ma nonostante tutto ciò, il peccato non è mera mancanza di ingegno o giudizio errato, è la scelta volontaria del male. (5) Alcuni hanno anche considerato certi peccati come "crimini". Quando un'azione ferisce i nostri simili, la chiamiamo un crimine; quando offende solo Dio, lo chiamiamo peccato. Se vi chiamassi criminali, ne sareste disgustati; ma se vi chiamerò peccatori, non vi adirerete affatto; perché offendere l'uomo è una cosa che non si vorrebbe fare, ma offendere Dio è per molte persone una cosa da poco

(2.) Il peccato deve apparire come peccato contro Dio; dobbiamo dire con Davide: "Ho peccato contro di te, contro di te solo", e con il figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te". Pensate a quanto sia odiosa il peccato. (1) Le nostre offese sono commesse contro una legge che è santa, giusta e buona. Infrangere una cattiva legge può essere più che scusabile, ma non ci possono essere scuse quando il comandamento si raccomanda alla coscienza di ogni uomo. (2) La legge divina è vincolante, a causa dell'autorità del Legislatore. Dio ci ha creati, non dovremmo noi servirLo? Eppure, dopo tutta la Sua bontà, ci siamo rivoltati contro di Lui e abbiamo dato rifugio al Suo nemico. Se l'Eterno fosse stato un tiranno, avrei potuto immaginare una certa dignità in una rivolta contro di Lui; ma poiché egli è un Padre, il peccato contro di lui è estremamente peccaminoso. Il peccato è peggio del bestiale, perché le bestie rendono solo male per male; è diabolico, perché rende il male per il bene

(3.) Sembrerebbe che Paolo abbia fatto la scoperta del peccato come peccato attraverso la luce di uno dei comandamenti (ver. 7)

(III.) La peccaminosità del peccato si vede più chiaramente nel suo pervertire il meglio delle cose per scopi mortali. "Operando in me la morte per mezzo di ciò che è buono". La legge di Dio, che ha ordinato la vita, perché "Colui che fa queste cose vivrà in esse", è volontariamente disobbedita, e così il peccato trasforma la legge in uno strumento di morte. Fa ancora peggio. È una strana propensione della nostra natura, che ci siano molte cose che bramiamo non appena ci vengono proibite

(1.) Quanti sono coloro che trasformano l'abbondante misericordia di Dio, come proclamato nel vangelo, in un motivo per ulteriori peccati! 2. Ci sono individui che hanno peccato molto e sono sfuggiti alle conseguenze naturali. Dio è stato molto longanime; e perciò lo sfidano di nuovo, e tornano presuntuosamente alle loro abitudini precedenti

(3.) Guardate di nuovo a migliaia di peccatori prosperi le cui ricchezze sono i loro mezzi per peccare. Hanno tutto ciò che il cuore può desiderare, e invece di essere doppiamente grati a Dio sono orgogliosi e sconsiderati, e non si negano nessuno dei piaceri del peccato. 4. Lo stesso male si manifesta quando il Signore minaccia

(5.) Abbiamo conosciuto persone nell'avversità che avrebbero dovuto essere condotte a Dio dal loro dolore, ma invece sono diventate incuranti di ogni religione e hanno gettato via ogni timore di Dio

(6.) La familiarità con la morte e la tomba spesso indurisce il cuore, e nessuno diventa più insensibile dei becchini e di coloro che portano i morti nelle loro tombe

(7.) Alcuni trasgrediscono tanto più perché sono stati posti sotto le felici restrizioni della pietà. Come i moscerini volano contro una candela non appena la scorgono, così questi infatuati si precipitano nel male. Il figlio più giovane aveva il migliore dei padri, eppure non poté mai stare tranquillo finché non ebbe conquistato la sua indipendenza e si fu messo a mendicare in un paese lontano. 8. Gli uomini che vivono in tempi in cui abbondano i cristiani zelanti e santi, sono spesso i peggiori per questo. Quando la Chiesa è addormentata, il mondo dice: "Ah, noi non crediamo alla vostra religione, perché voi non vi comportate come se ci credeste voi stessi", ma nel momento in cui la Chiesa si dà da fare, il mondo grida: "Sono un insieme di fanatici; Chi può sopportare i loro deliri?" Il peccato è quindi visto come estremamente peccaminoso. Il Signore trae il bene dal male, ma il peccato trae il male dal bene. (C. H. Spurgeon.)

Affinché il peccato per il comandamento possa diventare estremamente peccaminoso

Peccato stabilito dalla legge: - 1. Nel mondo naturale ci sono diversi elementi che sono generalmente benefici, nonostante certe combinazioni tra loro siano perniciose. Ma nel mondo morale c'è un elemento che è totalmente e sempre cattivo, cioè il male o il peccato. Questa è una realtà potente e permanente, ed è percepita in una certa misura da tutti, per quanto ottusa sia la loro apprensione. Ma comprendere, in ogni misura dovuta, la sua estrema malignità è una conquista rara; poiché infetta il giudizio stesso che è quello di stimarlo

(2.) Ma nulla è più necessario che ci sia una chiara comprensione della qualità del peccato, e una forte impressione di esso, perché le conseguenze fatali sono implicate nell'insensibilità. L'uomo, che non si rende conto di quale terribile serpente abbia a che fare, essendo tranquillo in sua presenza, giocando con esso, sarà certamente distrutto

(3.) In che modo gli uomini devono essere informati della qualità del peccato? Tutti gli uomini, in verità, ne sono generalmente informati, vedendo quale terribile danno fa; ma questo non dà che una grossolana e limitata apprensione di esso. È la legge divina spiritualmente appresa che deve svelare la natura essenziale di "quella cosa abominevole". 4. Come Creatore delle creature che devono dipendere interamente da Lui, Dio deve necessariamente averle sotto la Sua autorità sovrana. Deve avere una volontà riguardo allo stato delle loro disposizioni e all'ordine delle loro azioni. Ed Egli deve sapere perfettamente ciò che è giusto per loro. Egli prescriverebbe quindi una legge, a meno che non volesse costituire le Sue creature in modo tale che esse debbano necessariamente agire correttamente, senza lasciare alcuna possibilità che esse traggano. In tal caso, non ci sarebbe bisogno di una legge formale. Ma l'Onnipotente non ha costituito alcuna natura che conosciamo. Anche gli angeli potevano sbagliare e cadere. Perciò viene stabilita una legge. E procedendo da un Essere perfettamente santo, non poteva fare a meno di prescrivere una perfetta santità in tutte le cose; perché una legge che non richiede una perfetta rettitudine darebbe una sanzione al peccato. E ancora, una legge di un tale Autore non può adattarsi a uno stato imperfetto e decaduto di coloro ai quali è imposta; perché questo permetterebbe tutta la grande quantità di empietà al di là. L'economia della misericordia è tutt'altra questione. Ciò rivela una possibilità di perdono alla mancata conformità della creatura alla legge divina; ma perdona il fallimento come colpa. E guardate nel volume sacro, e vedete se la legge è stata adattata all'imperfezione dell'uomo. Possiamo concepire come la legge potrebbe essere più alta e completa di quella ivi stabilita? (J. Foster.) La peccaminosità del peccato (Sermone dei bambini): - La linea di condotta che di solito si segue per spiegare il significato delle parole è quella di usare altre parole. Non diciamo che la pigrizia è pigra, che la bontà è buona, che la vigliaccheria è vigliaccheria. Cerchiamo di mostrare con parole diverse il significato di queste cose. Eppure Paolo, quando ci dice che cos'è veramente il peccato, non può chiamarlo con un nome peggiore del suo. Notate le cose a cui la Bibbia paragona il peccato: le tenebre, lo scarlatto e il cremisi, la sporcizia, le catene della schiavitù, le malattie incurabili, il fiele dell'amarezza, il veleno, il pungiglione di una vipera, il fuoco ardente, la morte. E otteniamo l'idea corretta del peccato quando lo poniamo accanto alla legge santa. Metti il carbone accanto a un diamante, e sembrerà ancora più nero. Alza lo sguardo verso le nuvole in un giorno di tempesta, quando il sole spunta per un momento tra di loro, e appaiono più scure e più lugubri. Quindi Dio vuole che guardiamo al peccato in stretto confronto con la Sua santa legge, in modo che possiamo vedere quanto sia estremamente peccaminoso

(I.) È ingannevole (ver. 11) . Fa molte promesse giuste, ma le infrange sempre. Offre molte gioie, ma dà molto dolore. Una volta salpò da New Orleans un piroscafo carico di cotone che, mentre veniva portato a bordo, si inumidì leggermente dalla pioggia. Durante la prima parte del viaggio tutto andò bene, ma un giorno si udì un grido di "Fuoco!" e in pochi istanti la nave fu avvolta dalle fiamme. Il cotone umido e fitto si era riscaldato; Covò finché alla fine scoppiò in fiamme e nulla poté fermarlo. Ora, questo è come il peccato nel cuore. Nel frattempo si allontana, ma nessuno se ne accorge, finché, in un momento inaspettato, sfocia in un terribile atto di malvagità. Attenzione, quindi, a questo fatale imbroglio. "Guardate che alcuno di voi non sia indurito dall'inganno del peccato".

(II.) Rende impuro. Mette su di noi un terreno che tutto il sapone e l'acqua del mondo non possono lavare via. Contamina e contamina tutta l'anima, ed è paragonato nella Bibbia alla lebbra

(III.) È rovinoso. Il peccato è un padrone che paga sempre con la morte. Anni fa un giovane andò in Messico. La guerra che scoppiò non molto tempo dopo mise fine agli affari di tutti gli americani che vi risiedevano, e ai suoi tra gli altri. Quando la guerra finì, presentò al governo una richiesta di risarcimento per la perdita di una miniera d'argento, che diceva di possedere in Messico, e fu pagato 84.000 sterline. Si precipitò per un po' in grande stile. Ma, essendo stati destati sospetti, furono inviati dei gentiluomini in Messico per accertare la verità. L'intera faccenda si rivelò una frode e il giovane fu condannato all'isolamento per dieci anni. Incapace di sopportare il suo vergognoso destino, si avvelenò, adempiendo così quel passaggio: "Chi persegue il male, lo persegue fino alla propria morte". Un altro giovane, un inglese, imparentato con persone di alto rango, avendo commesso un falso per mantenere una vita disperata, fu condannato all'impiccagione. Mentre era in prigione un ministro andò a trovarlo e lo esortò a pentirsi dei suoi peccati e a confidare in Gesù, che era in grado di salvare fino all'estremo. Egli ascoltò con molta impazienza e poi disse: "Signore, onoro i vostri motivi. Non ignoro le verità che avete affermato. Ma non sono così meschino e codardo da invocare pietà, quando so che non può essermi mostrata. Non riesco a sentire e non pregherò". Poi, indicando il pavimento su cui si trovava, continuò: «Tu vedi quella pietra: è un'immagine del mio cuore, insensibile a tutte le impressioni che ti sforzi di fare». Non è forse dura la via del trasgressore? Alcuni pagani, per compiacere i loro dèi, escono in una piccola barca, con un vaso in mano per riempirla d'acqua. A poco a poco la barca si riempie sempre di più, affonda fino al bordo, trema per un istante e poi affonda con il suo occupante. E questo è proprio ciò che sta continuamente accadendo con ogni peccatore

(IV.) È odioso. È odioso per tutti i motivi che abbiamo appena notato, perché è ingannevole, contaminante e rovinoso. Ed è odioso per sua natura, perché è direttamente opposto al Dio santo. Ci sono tre scene solenni nella Bibbia che ci portano a determinare che il peccato deve essere indicibilmente odioso agli occhi di Dio. Le acque sommerse del Diluvio, la crocifissione dell'amato Figlio di Dio e le fiamme divoranti dell'inferno sono tutte testimonianze certissime dell'estrema peccaminosità del peccato. (E. Boschi.)

La peccaminosità del peccato:

(I.) C'è una grande quantità di male e di peccaminosità nel peccato

(1.) In generale. Questo può apparire: (1) Dai nomi del peccato. Che male c'è se il peccato non è investito del suo nome? - sporcizia ( Ezechiele 36:25) ; nudità ( Apocalisse 3:18) ; cecità Matteo 15:14 ; follia ( Salmi 85:8) ; follia Luca 15:17; Atti 26:11 ; la morte ( Efesini 2:1) ; un abominio ( Proverbi 8:7) ; E poiché non c'è parola che possa esprimere il male del peccato, l'Apostolo lo chiama "estremamente peccaminoso". (2) Gli effetti del peccato. (a) La separazione da Dio è il bene supremo ( Isaia 59:2) . (b) Unione a Satana Giovanni 8:44. Il peccato ci rende figli del diavolo. (c) La morte di Cristo 2Corinzi 5:21; 1Pietro 2:24. (d) Una maledizione generale su tutta la creazione Genesi 3:17. (e) L'imbrattamento e la macchia di tutta la nostra gloria, e l'immagine di Dio in noi Romani 3:23. (f) Orrore della coscienza. (g) Il peccato è quello zolfo di cui il fuoco dell'inferno si nutre per tutta l'eternità

(2.) Più in particolare: il peccato della nostra natura. (a) Che la lebbra è la peggiore che è la più universale e la più diffusa. Ora il peccato si diffonde su tutte le nostre facoltà: l'intelletto, la ragione, la volontà, gli affetti. (b) Quella malattia è la peggiore che è la più incurabile; e non è stato trovato alcun rimedio umano per il peccato. (c) Ciò che è più instancabile è ciò che è più instancabile, e il peccato è instancabile come la fonte che fa salire l'acqua. (2) Il peccato dei nostri cuori e dei nostri pensieri. Questi sono i più incurabili e sono i genitori di tutte le nostre azioni peccaminose Salmi 19:12, 13. Per mezzo di essi il nostro peccato di prima, che era morto, viene ravvivato di nuovo, e ha una risurrezione per mezzo della nostra contemplazione con gioia. In tal modo anche un uomo può eventualmente peccare in effetti quel peccato che non ha mai commesso in atto. In tal modo un uomo può pentirsi o si pente del suo stesso pentimento. (3) Per quanto riguarda il peccato della nostra vita e della nostra pratica, specialmente vivendo sotto il vangelo, il suo male è molto grande; perché-(a) Il peccato sotto il vangelo è peccare contro il rimedio e contro i più grandi obblighi. Peccando sotto il Vangelo pecchiamo contro la misericordia e la grazia, e quindi coinvolgiamo Dio, il nostro più grande amico, a diventare il nostro più grande avversario. (b) Maggiore è la ripugnanza tra il peccato e il peccatore, maggiore è il peccato. Ora, c'è una particolare ripugnanza tra il vangelo e un uomo che pecca sotto il vangelo; perché egli professa il contrario, e quindi il peccato è più grande. (c) Più un peccato è dannoso, più grande è quel peccato: peccare sotto il vangelo è molto dannoso per noi stessi; Come il veleno preso in qualcosa che è caldo è il più velenoso, così il peccato sotto il Vangelo è il veleno più mortale, perché è riscaldato dal calore del Vangelo; ed è dannoso per gli altri, perché sono induriti. (d) Più un uomo disprezza le grandi cose di Dio con il suo peccato, più grande e peggiore è il suo peccato. I peccati sotto il vangelo gettano disprezzo sulla gloria di Dio, l'offerta gloriosa della Sua grazia. (e) Più un peccato è costoso e addebitabile, più è grave. Ora, un uomo che pecca sotto il vangelo non può peccare a un prezzo così basso come un altro Luca 12:47

(II.) Sebbene ci sia tanto male nel peccato, questo non appare all'uomo finché non si rivolge a Dio: finché allora il suo peccato è morto, ma poi è ravvivato

(1.) Perché-(1) Fino ad allora un uomo è nelle tenebre; E chi può vedere la grandezza di un male nell'oscurità? (2) Fino ad allora, la grazia, al contrario, non è posta nell'anima; un contrario mostra l'altro. (3) E fino ad allora il peccato è al Suo posto. L'acqua non è pesante nel suo posto, nel fiume; ma prendi solo un secchio d'acqua dal fiume e ne senti il peso. Ora, finché un uomo non si converte a Dio, il peccato è al suo posto, e quindi la sua peccaminosità non appare

(2.) Ma voi direte: Come avviene questo? (1) Io rispondo: Il peccato è una cosa spirituale; e un uomo che vive di buon senso non può vedere ciò che è spirituale. (2) Un uomo è cieco a ciò che ama; finché un uomo non si converte a Dio, ama il suo peccato, e quindi il male del peccato non appare. (3) Più ciechi ha un uomo che copre il suo peccato, meno lo vede; ora, prima che un uomo si rivolga a Dio, tutta la sua moralità non è che un cieco. "È vero", dice, "che sono un peccatore; ma io prego e compio il mio dovere, quindi non sono un grande peccatore". (4) Più un uomo guarda al peccato, meno sembra esserlo. Lì vede il profitto, il piacere, e questo fa apparire poco il suo peccato. (5) A volte, per la provvidenza di Dio, il peccato incontra buoni eventi; e la santità incontra brutti eventi nel mondo, e così il male e la peccaminosità del peccato sono nascosti. (6) Quanto meno un uomo è impegnato nell'esame privato, tanto meno il peccato sembra essere peccato

(III.) Quando un uomo si rivolge al Signore, allora il peccato appare nella sua peccaminosità. Per allora... 1. Egli è stanco e oppresso sotto il peso del suo peccato; più è stanco, più il peccato appare malvagio Matteo 11:28

(2.) Allora vede Dio, e non fino ad allora; più un uomo vede la gloria, la bontà, la saggezza e la santità di Dio, più il peccato appare nella sua peccaminosità Isaia 6:5; Giobbe 42:5, 6

(3.) Allora un uomo vede Cristo crocifisso, e non prima di allora; e non c'è nulla che possa darci una visione del peccato come quella (CAPITOLO 3:20) . 4. Quando un uomo ha la vera prospettiva dell'inferno e dell'ira di Dio, allora il peccato appare peccaminoso

(5.) Quando il cuore di un uomo è riempito dell'amore di Dio e posseduto dallo Spirito Santo, allora il peccato gli appare molto peccaminoso Giovanni 16:8. (W. Bridge, M.A.)

L'estrema peccaminosità del peccato:

(I.) Quanto al peccato stesso. È un peccato che è interiore nel cuore, non esteriore nella vita (versetto 17). Un peccato che dà l'essere a tutti gli altri peccati, e dà forza per la performance. Un peccato che dimora in noi (vers. 17), è sempre presente in noi (vers. 21), un male inerente, ingannevole, tirannico (vers. 11, 20, 23), è sempre occasione di peccare e di spingere l'anima ad atti di peccato. Che cosa può essere questo se non il peccato della nostra natura, o quella perversa propensione al peccato che deriva come punizione della prima offesa del primo uomo! 1. È una piaga che ha infettato tutto l'uomo. L'intelletto, che cos'è se non la sede delle tenebre, dell'incomprensione e dell'errore? Romani 3:11. Che cos'è la volontà se non l'inimicizia e la ribellione contro Dio Giovanni 5:40)? Gli affetti, che sono come ali per elevare l'anima a Dio e alle cose celesti, sono completamente rivolti verso il basso, essendo rivolti alle cose della terra. La coscienza stessa è stata contaminata da questo peccato peccaminoso, così che non testimonia, rimprovera o giudica, secondo la guida di Dio, ma diventa prima facile, poi negligente, poi indurita e temuta. sì, la nostra stessa memoria è attratta dalla parte corrotta; Come vasi che perdono, lasciano uscire tutto ciò che è buono e puro, e conservano poco se non ciò che è sudicio e malvagio. sì, questi stessi nostri corpi sono diventati corpi vili, a causa del peccato che abita in noi; soggetti a malattie e corruzioni, e sono tentatori dell'anima al peccato, e servitori di essa in tutti gli atti esteriori di peccare (ver. 5)

(2.) È la causa di tutti quei peccati che sono nella vita Giacomo 1:14. Questa è la fontana, i peccati particolari non sono che i ruscelli

(3.) Questo peccato della nostra natura è, virtualmente, tutto il peccato. Il peccato nel grossolano, in tutti i suoi semi; la materia combustibile che attende solo le occasioni e le tentazioni esterne per soffiarla in una fiamma; È un corpo che ha molti membri, e sta lavorando per provvedere a tutti loro. 4. È più durevole e duraturo di tutti gli altri peccati, quindi più estremamente peccaminoso. Può cambiare il suo corso in un uomo naturale, ma non perde mai il suo potere

(5.) È un peccato peccaminoso eccessivo, perché avvolge e combatte sempre contro l'anima, nella quale dimora. Avvelena ogni azione, ogni pensiero e dovere, che procede da chi si rigenera

(6.) È un male ereditario; tutti gli uomini ne sono contaminati, perciò tutti vi sono coinvolti 1Corinzi 15:22

(II.) Come, o con quali mezzi, appare l'eccessiva peccaminosità di questo peccato. "Affinché il peccato mediante il comandamento divenga eccessivamente peccaminoso". 1. Con il comandamento, quindi, dobbiamo intendere l'intera legge morale che lo Spirito di Dio ha dato di proposito, e di cui si serve sempre per convincere del peccato

(2.) In che modo il comandamento fa apparire il peccato in modo eccessivo? (1) La legge o il comandamento mostra all'anima che è contro Dio; è una depravazione di tutta la Sua immagine, una contrarietà a tutta la Sua volontà, opposta alla Sua giustizia, santità e verità, e inimicizia a tutti i Suoi propositi di grazia e misericordia. Quella legge che condanna il peccato nell'atto, molto di più lo condanna nel principio. (2) Mostra all'anima quella morte che Dio ha minacciato contro di lei Efesini 2:3. Questo è il lugubre boato che risuona nelle orecchie del peccatore. (3) Un altro modo in cui la legge convince dell'estrema pienezza di questo, e di tutti gli altri peccati, è caricando la coscienza di un senso di esso. Unisce la parola di Dio e il peccato dell'uomo ( Salmi 51:3). Ma non pensate che la legge lo faccia da sola. La legge non è che lo strumento o il mezzo della convinzione, lo Spirito è il grande efficiente Giovanni 16:10. La legge è lo specchio in cui si vede il peccato, lo Spirito lo mostra al peccatore e gli fa vedere il proprio volto in esso. La legge è il martello, ma è lo Spirito che opera per mezzo di essa

(III.) Perché Dio soffre che i moti del peccato, in coloro che Egli sa essere Suoi, siano così estremamente violenti e terribili? In generale è che il peccato della nostra natura potrebbe sempre apparire peccato

(1.) Perciò una lotta come questa pone e mantiene sempre aperta una sorgente di pentimento verso Dio. Il peccato della nostra natura è ciò per cui dobbiamo essere umiliati e di cui pentirci ogni giorno che viviamo Ezechiele 16:61

(2.) Un altro uso della prevalenza della natura corrotta nei santi è quello di separarli dalla loro giustizia e di uccidere la fiducia carnale in loro per tutta la vita

(3.) È per mostrare l'idoneità di Cristo come garante del credente, e per incitarci a credere più sinceramente ogni giorno. 4. Queste operazioni di peccato sono utili per renderci molto vigili nel nostro cammino cristiano. Dove c'è santo lutto ci sarà santo timore; entrambi sono i luoghi in cui c'è la dovuta apprensione della peccaminosità di quel peccato che dimora in noi. Usi:1. C'è così tanto peccato in noi? Facciamo tacere tutti i mormorii contro Dio sotto il peso delle nostre afflizioni

(2.) Il peccato della nostra natura è così peccaminoso? Allora lascia che il più giovane lo metta a cuore

(3.) Il peccato per legge diventa estremamente peccaminoso? Allora la legge è una benedizione così come il vangelo. L'uno mostra qual è la malattia, l'altro indirizza all'unico rimedio. 4. Vedi la saggezza di Dio nel far lavorare insieme i più grandi contrari per il bene del Suo popolo. Anche l'opera del peccato nei rigenerati è un mezzo per ravvivare la loro fiducia in Cristo e la loro vita in Lui. (Giovanni Hill.)

La peccaminosità del peccato: possiamo meglio stimare l'estensione di qualsiasi bene riempiendo la nostra mente con la vastità del male che quel bene era destinato a togliere. Se mi trovassi sul bordo del mare e riflettessi sulla grandezza della sua capacità e, come pensavo, una vasta montagna dovesse rotolarsi nel suo seno e scomparire, il pensiero non mi aiuterebbe a raggiungere l'estrema profondità di quelle acque possenti? Così, per grazia di Dio, la contemplazione dell'enormità del mio "peccato" mi aiuterà in una certa misura di quell'amore in cui quell'enormità è stata assorbita

(I.) Che cos'è il "peccato"? 1. La trasgressione della legge. I nostri primogenitori avevano una legge: "Non ne mangerai". Trasgredirono quell'unica legge, ed era "peccato". Abbiamo una sola legge: l'amore. Noi lo trasgrediamo, ed è "peccato". 2. Ribellione-la resistenza di una mente umana contro la sovranità del suo Creatore. Poco importa in confronto quale possa essere l'atto: il fatto è la cosa importante. L'uomo misura il "peccato" in base all'ingiuria che infligge alla società, o al peccatore. Dio lo misura in base al grado della sua ribellione contro se stesso

(3.) Nessun "peccato" è unico. Commetti un'offesa, e questa infrange tutte le leggi di Dio. "Chiunque commette un reato in un solo punto è colpevole di tutto". (1) Il principio dell'obbedienza è una sola cosa: l'uomo che ha infranto una legge ha violato questo principio, e quindi è un trasgressore della legge tanto quanto se avesse infranto mille cose. (2) Tutta la legge di Dio è una: "Ama il Signore Dio tuo". Colui che aveva commesso un solo "peccato", non amava Dio. (3) Se prendete un qualsiasi "peccato", sarete sorpresi di scoprire quanti "peccati" giacciono arrotolati e arrotolati in quella piccola bussola. Ricordate, in primo luogo, che tutti i "peccati di commissione" iniziano con "peccati di omissione". E se a ciò si aggiungono il pensiero, il desiderio, il movente, l'atto stesso e le sue conseguenze, e quando si mette tutto questo contro la misericordia, come farà ciò che una volta sembrava uno a gonfiarsi mille volte?

(II.) Cosa fa il peccato? 1. Ogni peccato occupa un certo spazio, e c'è un certo periodo di peccato. La macchia e il periodo possono essere molto piccoli; tuttavia, quello era il posto di Dio, e il "peccato" non aveva il diritto di essere lì. Perciò quel peccato era un trasgressore. È venuto ingiustamente sul territorio di Dio

(2.) Ha fatto molto di più che "sconfinare". Con il tuo peccato hai tolto un gioiello dalla corona di Dio. Perciò io carico ogni peccato di rapina

(3.) Inoltre, quando Dio disegna il vero carattere di un omicida, lo disegna così: "Chiunque sparge il sangue dell'uomo, il suo sangue sarà sparso dall'uomo; poiché a immagine di Dio ha fatto l'uomo". Ora, "l'immagine di Dio" è l'innocenza, la purezza e l'amore. Ma il peccato viola queste cose, e quindi spezza l'immagine di Dio ed è un omicida. Ma di che tipo? Il più aggravato possibile. Infatti, se ci fosse stato un solo "peccato", quell'unico "peccato" avrebbe richiesto il sangue di Gesù Cristo per lavarlo. E se è così per tutti i "peccati", quanto più deve essere per alcuni di voi che "crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio"?

(III.) Dove finirà? Ho detto che ogni peccato sta in una serie; e nessuno può calcolare quale sarà la catena delle conseguenze, che si estenderà oltre il tempo nell'eternità. La Bibbia ci parla di uno stato terribile in cui un'anima può cadere in una condizione disperata e imperdonabile. Prima viene il lutto; poi la resistenza; poi la tempra; poi la bestemmia dello Spirito; E così lo stato reprobo attinge. Ma è abbastanza chiaro che ogni peccato che un uomo commette volontariamente è un altro passo avanti verso lo stato imperdonabile: e in ogni peccato c'è la tendenza a correre sempre più veloce, più veloce, man mano che progredisce. Infatti, non c'è "peccato" che non abbia in sé la morte. Il peccato porta a un'abitudine, l'abitudine a uno stato mentale ateo e lo stato mentale ateo alla morte. (J. Vaughan, M.A.)

Un'accusa grave: - Perché Paolo non ha detto che era troppo "nero" o "orribile"? Perché non c'è nulla al mondo di più brutto del peccato. Perché se lo chiami nero, non c'è eccellenza morale o deformità nel bianco o nel nero; Il nero vale quanto il bianco. Se chiami il peccato "mortale", tuttavia la morte non ha in sé alcun male in confronto al peccato. Che le piante muoiano non è una cosa terribile; fa parte dell'organizzazione della natura che le successive generazioni di ortaggi spuntino e a tempo debito formino il terreno delle radici per le altre generazioni a seguire. Se vuoi una parola, devi tornare a casa per prenderla. Il peccato deve essere chiamato con il suo nome

(I.) Il peccato è di per sé "estremamente peccaminoso". 1. È ribellione contro Dio. Era diritto di Dio che tutto ciò che Egli aveva fatto in sapienza e bontà servisse al Suo scopo e Gli desse gloria. Le stelle fanno questo. Il mondo della materia fa questo. Noi, favoriti dal pensiero, dall'affetto, da un'elevata esistenza spirituale e immortale, eravamo particolarmente tenuti ad essere obbedienti a Colui che ci ha creati. Ah, è "estremamente peccaminoso" quando i diritti della corona di Colui sulla cui volontà esistiamo vengono ignorati o violati! 2. Quanto è estremamente peccaminosa questa ribellione contro un tale Dio! Dio è buono nella misura massima della bontà. Sarebbe il cielo a servirlo. Ah! Il peccato è davvero vile, una ribellione contro il più dolce dominio del monarca, un'insurrezione contro il più tenero diritto dei genitori, una rivolta contro l'impareggiabile benignità! 3. Che aggravamento della peccaminosità del peccato è questo: che si ribella contro le leggi, ognuna delle quali è giusta! Lo Stato del Massachusetts in un primo momento ha approvato una risoluzione che sarebbe stato governato dalle leggi di Dio fino a quando non avesse trovato il tempo di fare meglio? Riusciranno mai a migliorare il modello? La legge proibisce ciò che è naturalmente male e loda ciò che è essenzialmente buono. 4. Il peccato è "estremamente peccaminoso", perché è antagonista al nostro stesso interesse, un ammutinamento contro il nostro stesso benessere. Ogni volta che Dio ci proibisce una cosa, possiamo stare certi che sarebbe pericolosa. Ciò che Egli permette o loda, a lungo andare, sarà al massimo grado favorevole ai nostri migliori interessi. Eppure noi respingiamo questi comandamenti come un ragazzo a cui viene rifiutato l'attrezzo affilato per timore di tagliarsi, e si taglierà, non credendo nella saggezza di suo padre

(5.) Il peccato è uno sconvolgimento dell'intero ordine dell'universo. Nella vostra famiglia sentite che nulla può andare liscio a meno che non ci sia un capo la cui direzione regolerà tutti i membri

(6.) Se vuoi la prova che il peccato è estremamente peccaminoso, guarda cosa ha già fatto nel mondo. Chi ha fatto appassire l'Eden? Da dove vengono le guerre e le lotte, se non dalle vostre concupiscenze e dai vostri peccati? Che cos'è oggi questa terra se non un vasto cimitero? Tutta la sua superficie porta reliquie della razza umana. Chi ha ucciso tutti questi? Chi se non il peccato?

(II.) Alcuni peccati particolari sono eccessivi nel peccaminosità al di sopra di qualsiasi trasgressione ordinaria. Di questo tipo sono i peccati contro il vangelo. Rifiutare i messaggeri fedeli inviati da Dio, i genitori amorevoli, i pastori seri, gli insegnanti diligenti; per disprezzare il messaggio gentile che portano e l'ansia struggente che provano per noi. A disprezzare il Salvatore morente, la cui morte è la solenne prova dell'amore; di mentire verso di Lui dopo aver fatto professione del proprio attaccamento a Lui; essere annoverato con la Sua Chiesa e tuttavia essere alleato con il mondo; peccare contro la luce e la conoscenza; per rattristare lo Spirito Santo; continuare a peccare dopo aver fatto il furbo; Spingersi avanti verso l'inferno, tutto questo è "estremamente peccaminoso". (C. H. Spurgeon.)

14 CAPITOLO 7

Romani 7:14-25

(Passaggio intero) . Il tutto si articola in tre cicli, ognuno dei quali si chiude con una sorta di ritornello. È come un canto funebre; l'elegia più dolorosa che sia mai uscita da un cuore umano. Il primo ciclo abbraccia la vers. 14-17. Il secondo, che inizia e finisce quasi allo stesso modo del primo, è contenuto nel vers. 18-20. Il terzo, che differisce dai primi due nella forma, ma è identico ad essi nella sostanza, è contenuto nel vers. 21-23, e la sua conclusione, vers. 24, 25, è allo stesso tempo quello di tutto il brano. Si è cercato di trovare una gradazione tra questi tre cicli. Lange pensa che il primo si riferisca piuttosto all'intelletto, il secondo ai sentimenti, il terzo alla coscienza. Ma questa distinzione è artificiale, e anche inutile. Perché la forza del passaggio risiede proprio nella sua monotonia. La ripetizione degli stessi pensieri e delle stesse espressioni è, per così dire, l'eco della ripetizione disperata delle stesse esperienze, in quello stato legale in cui l'uomo non può che scuotere le sue catene senza riuscire a spezzarle. Impotente egli si contorce avanti e indietro nella prigione in cui il peccato e la legge lo hanno confinato, e alla fine della giornata non può che lanciare quel grido di angoscia con cui, avendo esaurito le sue forze per la lotta, si appella, senza conoscerlo, al Liberatore. (Prof. Godet.)

La naturale incapacità dell'uomo di fare il bene:

(I.) Da dove nasce

(1.) La legge è spirituale

(2.) La natura umana è carnale

(II.) Come scopre se stessa

(1.) Nella contraddizione della pratica e della convinzione; Questo prova che la legge è buona, ma il peccato opera in noi (vers. 15, 17)

(2.) Nell'inefficacia delle nostre risoluzioni; Questo dimostra che il peccato è più potente dei nostri buoni propositi (vers. 18-20)

(3.) Nel fallimento dei nostri buoni desideri; Questo indica che la nostra gioia per ciò che è buono è sopraffatta dall'amore per il male

(III.) Quale dovrebbe essere il suo effetto? Dovrebbe ispirare-1. Una fervida aspirazione alla liberazione

(2.) Gratitudine per la salvezza del Vangelo

(3.) Una ferma risoluzione ad abbracciarlo. (J. Lyth, D.D.)

La condizione del peccatore risvegliato: - Egli si sente - 1. Attivazione con la legge di Dio (ver. 14)

(2.) Attivazione con se stesso (vers. 15-17)

(3.) Completamente indifeso (vers. 18, 19) . 4. Lo schiavo del peccato (versetti 20-23)

(5.) Miserabile e senza speranza, tranne che in Cristo (vers. 24, 25) . (Ibidem)

L'interpretazione di questo passaggio è stata imbarazzata dall'inutile presupposto che debba descrivere un uomo rigenerato o non rigenerato. La domanda alternativa, così come dovremmo enunciarla è: questa è presentata come un'esperienza distintamente evangelica, o come un'esperienza di tipo legale, in chiunque possa essere trovata? Se questo è il vero punto, allora entrambe le classi di interpreti possono avere in parte ragione e in parte torto, perché il passaggio può descrivere l'esperienza che è fin troppo comune nei cristiani, ed essere intenzionalmente esposto come difettoso nell'elemento evangelico, come anormale a un corretto stato cristiano, e come esemplificativo dell'operazione della legge piuttosto che del vangelo nell'opera di santificazione. E questa è la nostra idea. Le argomentazioni di entrambe le parti sono inconcludenti. Coloro che fanno il caso di un uomo convertito additano l'uso di "io" e "me", e dei verbi al presente, come se Paolo parlasse del suo stato attuale. Essi indicano inoltre espressioni come il peccato come "ciò che odio" e "il male che non vorrei"; anche a espressioni che riguardano la santità come: "ciò che voglio", "mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interiore" e "io stesso servo la legge di Dio". Ma, al contrario, coloro che insistono a far passare un uomo non convertito, hanno le loro espressioni altrettanto forti, che sembrano appropriate solo a uno non ancora rigenerato; come: "Io sono carnale, venduto sotto il peccato", "il peccato che abita in me", "come compiere ciò che è buono non lo trovo", "la legge del peccato che è nelle mie membra", "oh, miserabile uomo che sono!" ecc. Così, in una certa misura, essi si bilanciano e si neutralizzano a vicenda. Ma le due classi di espressioni prese insieme mostrano uno stato d'animo che può avere molto di veramente cristiano, mentre l'esperienza nel suo insieme è dolorosamente legale e debole. Il vangelo offre qualcosa di più vittorioso e beato

(I.) La deriva e le necessità dell'argomento dell'apostolo richiedono questo punto di vista. Al fine di dimostrare la necessità della salvezza del vangelo, e la sua efficacia, egli dimostra nei primi capitoli l'universalità del peccato e della rovina, e l'impossibilità della giustificazione per mezzo della legge. Poi egli presenta il sacrificio espiatorio di Cristo, e l'offerta di un perdono gratuito al credente penitente, e difende il piano dall'accusa di eliminare il bisogno di santità. E questo lo occupa quasi fino alla metà di questo settimo capitolo, quando rimane l'importante questione: se la legge, sebbene manchi di giustificazione, non possa bastare come influenza santificante? Cristo è tanto necessario per la santificazione quanto per la giustificazione? Se questo non viene discusso, e risolto contro la legge, allora l'argomento di Paolo è chiaramente incompleto: non solo, ma se l'esperienza qui data è la sua a quel tempo, e l'esperienza normale dei santi, egli sembra ammettere un fallimento nel vangelo

(II.) Il passaggio preso nel suo insieme, a parte le singole espressioni, richiede lo stesso punto di vista. Dopo tutto ciò che si può dedurre da parole e frasi che indicano un rispetto per la santità e un'avversione per il peccato, rimane il fatto più importante, che non c'è altro che una totale, abituale sconfitta! Non si sente una nota di vittoria da nessuna parte. L'unica parola di incoraggiamento è in una frase tra parentesi: "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore"; che egli getta dentro come anticipazione della liberazione che descrive nel capitolo successivo, come il risultato di un'altra e molto più alta esperienza. Questo aspetto non sollevato della sconfitta mostra che Paolo scrive qui di un fallimento legale e non di un successo evangelico

(III.) Questo punto di vista è corroborato dall'esperienza volutamente contrastata che segue immediatamente. L'ottavo capitolo racconta solo della vittoria. Non può assolutamente significare la stessa esperienza generica della precedente di lamento e sconfitta. Entrambi non possono essere veramente evangelici, anche se entrambi possono essere trovati in uomini convertiti. Dev'essere l'intento di Paolo quello di chiamare gli uomini dal primo al secondo, come il genuino stato evangelico in cui egli stesso era entrato. Perché, badate, egli non solo usa la stessa imitazione, ma le espressioni dell'ottavo capitolo sono scelte specificamente per rappresentare la contraddizione dello Stato nel settimo capitolo. Così nel settimo: "Io sono carnale", e "in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene"; ma nell'ottavo: "Coloro che non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito", e "Avere una mente carnale è morte, ma essere spirituali è vita e pace". Nella settima: "Vedo un'altra legge... portandomi in schiavitù alla legge del peccato che è nelle mie membra"; "Chi mi libererà dal corpo di questa morte?" ma nell'ottavo: "La legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte". Nel settimo: "Oh, miserabile uomo che sono!" ma nell'ottavo: "Non c'è più condanna per quelli che sono in Cristo Gesù". Questo contrasto di linguaggio difficilmente permette di pensare diversamente dal fatto che Paolo espone l'esperienza legale nel settimo capitolo, e quella evangelica nell'ottavo

(IV.) C'è un'ulteriore conferma nella visione più ispiratrice e speranzosa che presenta della vita cristiana. L'idea che il tipo più elevato di conseguimento sia descritto nel settimo capitolo, è molto scoraggiante per i credenti più sinceri, mentre agisce come un oppio per le coscienze di coloro che hanno una mentalità mondana. La Chiesa ha purtroppo bisogno di essere sollevata, prima dalla mondanità e poi dalla legalità. I cristiani devono imparare che la santificazione, così come la giustificazione, avviene per fede; Che la vittoria spirituale non è per legge naturale, ma per grazia. (W. W. Patton, D.D.)

Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale e venduto sotto il peccato

La spiritualità della legge divina e la peccaminosità dell'uomo:

(I.) Il carattere della legge divina. Non ci può essere dubbio che si intenda la legge morale; poiché il cerimoniale non poteva essere chiamato spirituale, essendo composto di riti esterni, non di per sé santi, sebbene adatto a promuovere la santità, e specialmente a simboleggiare una dispensazione più santa. Ma la legge morale è interamente spirituale. Essa tende a ciò che è essenzialmente giusto e puro, e richiede nell'uomo una purezza perfetta. La sostanza di esso è data in Matteo 22:37

(1.) I requisiti di questa legge sono tali da implicare necessariamente un'obbedienza spirituale. Non solo sono i requisiti di un Essere infinitamente santo, che è uno Spirito, ma la radice e la sorgente stessa dell'obbedienza è un esercizio spirituale. È, per sua natura, distinta da tutte le pratiche del paganesimo, da tutte le promulgazioni umane e persino dalle ingiunzioni rituali della legge mosaica. Ci poteva essere un'obbedienza rigorosa e regolare alla lettera di tali leggi, senza un giusto stato d'animo verso l'autorità che le imponeva. Ma alla legge morale di Dio non ci può essere vera obbedienza se non nella misura in cui si tratta dell'obbedienza dell'amore. Non c'è possibilità di sostituire l'apparenza alla realtà, la professione all'azione, o l'azione stessa all'affetto e al principio. La legge raggiunge quindi il nella maggior parte dei pensieri

(2.) La spiritualità della legge si manifesta anche nell'ampiezza delle sue esigenze. Richiede obbedienza per essere non solo pura nella sua natura, ma perfetta nella sua quantità. L'amore a Dio non deve essere contaminato da un solo pensiero peccaminoso. È una legge per tutto il cuore e richiede tutto ciò che l'uomo possedeva quando Dio lo creò a Sua immagine. Non ammette alcun cambiamento, non ammette alcuna deficienza, non fa concessioni, non si piega a nessuna circostanza. Né va dimenticato che ciò vale per i doveri della seconda tavola, così come per quelli della prima. Come l'uno richiede l'amore perfetto per Dio, che produce un'obbedienza immacolata a Lui, così l'altro richiede un amore perfetto per l'uomo, che produce una condotta immacolata verso il nostro prossimo. Né le sue richieste sono soddisfatte da adempimenti esterni. Il mondo può accontentarsi della cortesia, ma la legge di Dio impone la rettitudine interiore e la benevolenza, tali da essere degne di essere guardate dall'occhio dell'Onniscienza, e degne di essere approvate da Colui che ha formato la natura dell'uomo per essere l'immagine della Sua

(II.) L'impressione prodotta sulla mente che ha una giusta apprensione della legge. "Io sono carnale, venduto sotto il peccato." La parola carnale è talvolta usata per denotare un'intera alienazione da Dio. Ma qui, come in alcuni altri passaggi, è usato in riferimento allo stato imperfetto dei cristiani. Rispetto alla spiritualità della legge, i più santi degli uomini sono carnali. L'apostolo si sentiva cosciente della propria imperfezione, nella misura in cui discerneva la santità della legge. E quando si descrive come "venduto sotto il peccato", lascia intendere quanto fosse profonda la sua convinzione. Nonostante la libertà che, dopo la sua conversione, aveva ottenuto dai suoi precedenti pregiudizi e peccati, gli rimanevano ancora alcune catene. "Non l'aveva ancora raggiunto, né era già perfetto". Su questo osserviamo: 1. Che una giusta conoscenza della legge deve convincere tutti dell'assoluta impossibilità di ottenere la salvezza per mezzo di essa. Allora ti rendi conto di come hai fallito, e quindi di quanto sia impossibile stare sul terreno dell'ipocrisia. Misurata secondo il criterio del diritto, è del tutto difettosa e contaminata. È un errore supporre che, sebbene il caso sia brutto, possa essere riparato facendo ora il meglio che si può. C'è poca probabilità che tu faccia del tuo meglio; Ma se l'avete fatto, il caso non è sostanzialmente cambiato. Sei ancora una creatura peccatrice, e quindi la legge ti condanna ancora

(2.) Che la confessione dell'apostolo fu fatta molto tempo dopo la sua conversione. È quindi un'indicazione che gli uomini più santi non sono completamente liberati dal peccato della nostra natura. Paolo, con tutta la sua santa realizzazione e il suo fervente zelo, aveva bisogno di una spina nella carne, per non essere esaltato oltre misura

(3.) Ci dovrebbe essere un sincero desiderio e mirare ad ottenere una maggiore libertà dalla carnalità e dal peccato. Nel ventiduesimo versetto e in quelli seguenti Paolo non si accontentò di confessarsi; cercò la liberazione; acconsentì alla legge che era buona; e tale era il suo diletto in esso, che cercava sempre più di conformarsi ad esso. Né ci può essere alcuna vera pietà verso Dio dove non c'è un odio per il peccato, e una preoccupazione prevalente di essere liberati dalla sua influenza, così come dalla sua maledizione. Conclusione: Deduci da questo-1. Quanto è necessario "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". 2. Impara a valorizzare i mezzi della grazia e cerca di migliorarli nell'uso di essi

(3.) Abbiate a cuore uno spirito di dipendenza dallo Spirito Santo, che rende efficaci i Suoi mezzi. 4. Mantenete uno spirito di vigilanza, per essere saldi e fedeli fino alla morte. (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

Gli uomini sono, di solito, estranei a se stessi, ma la legge ci scopre il nostro peccato e la nostra miseria. Colui che sa che la legge è spirituale si vede carnale

(I.) Tutti i veri credenti vengono messi a conoscenza della spiritualità della legge. Confrontando queste parole con 1Corinzi 2:14 apprendiamo che l'apostolo, essendo spirituale, fu portato a vedere quella spiritualità nella legge di cui gli uomini sono ignoranti nel loro stato non rigenerato

(1.) La legge, cioè la legge morale, è spirituale. L'apostolo l'aveva già dichiarato santo, giusto e buono; e ora aggiunge: "La legge è spirituale". Le ragioni generali addotte per questo sono che la legge è spirituale, in quanto procede da Dio, che è un puro Spirito; poiché dirige gli uomini a quel culto di Dio che è spirituale; come non può mai essere risposto da un uomo che non ha lo Spirito; poiché è una guida spirituale, non solo delle nostre parole e azioni, ma anche dell'uomo interiore; e poiché richiede che noi compiamo le cose che sono spirituali in modo spirituale. Tutte queste cose possono essere incluse; Ma spirituale deve essere inteso come posto in opposizione a carnale. La legge richiede una giustizia in cui non c'è nulla se non ciò che sa dello Spirito. Ora, se questa è una rappresentazione vera, chi non confesserebbe con il nostro apostolo: "Signore, io sono carnale; quando penso alla tua legge, mi vergogno di me stesso e mi pento nella polvere e nella cenere" Giobbe 15:14-16

(2.) Tutti i veri credenti vengono messi a conoscenza della spiritualità della legge. "Sappiamo che la legge è spirituale". Questa espressione ben concorda con la ver

(1.) Altri, che si vantano di esso, e della loro conformità ad esso, non sanno quello che dicono. Lo conoscono solo coloro che lo amano. Non potranno mai saperlo, o amarlo, a meno che non sia prima scritto nei loro cuori. E questa luce porta con sé il calore. La giusta conoscenza di Dio nell'anima genera in essa l'amore per Lui. Una conoscenza soprannaturale santificata di Dio è la legge di Dio scritta nel cuore. E a questo si assisterà con obbedienza; E questa obbedienza, sebbene non sia assolutamente perfetta per quanto riguarda nessuno dei comandamenti, tuttavia avrà rispetto per tutti loro, e da questo rispetto per la legge scaturirà il dolore e il dolore evangelici ogni volta che la infrangiamo o veniamo meno ad essa

(II.) Il migliore dei santi, confrontando i loro cuori e le loro vite con la spiritualità della legge, troverà grandi ragioni per lamentarsi della loro carnalità rimasta. Non possiamo supporre che l'apostolo avesse tanto motivo di lamentarsi quanto noi; Ma poteva vedere e sentire più di noi, perché era più spirituale. Le lamentele sul potere rimanente del peccato, lungi dall'essere prove che siamo estranei alla grazia di Cristo, proveranno che Egli ha cominciato a convincerci del peccato e a renderlo odioso per noi. Abramo, quando vede la purezza della natura divina, confessa di essere solo polvere e cenere, e del tutto indegno di conversare con Dio. Giacobbe confessa di non essere degno della minima misericordia. Giobbe aborre se stesso e si pente nella polvere e nella cenere. Isaia grida: "Guai a me, perché sono rovinato, perché sono un uomo dalle labbra impure; perché i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti". Conclusione:1. È improbabile che chiunque sia abituato alla spiritualità della legge pretenda di essere perfetto senza peccato

(2.) Se i credenti stessi sono carnali, allora non possono essere giustificati dalla loro migliore obbedienza. (J. Stafford.)

La legge, l'uomo e la grazia:

(I.) La spiritualità della legge. Nel suo-1. Fonte

(2.) Natura

(3.) Requisiti. 4. Applicazione

(5.) Mezzi

(6.) Effetti

(II.) L'impotenza della natura umana

(1.) Carnale nelle sue inclinazioni-(1) (2) Obiettivi. (3) Desideri. (4) Atti

(2.) Venduto sotto il peccato. (1) Degradato. (2) Oppresso. (3) Ridotto in schiavitù

(III.) Il conseguente bisogno della grazia salvifica. (J. Lyth, D.D.)

Carnalità e schiavitù: una mancanza fondamentale: le pungenti convinzioni di peccato. La tendenza a scusarsi per esso come una malattia, le disgrazie, l'eredità, ecc. Theo. Parker definisce il peccato "una caduta in avanti". Non si può trovare alcun senso della sua enormità e deformità. Confrontate i capitoli 1 e 2, in cui viene presentato davanti a noi come mostruoso e orribile. Qui Paolo fa due dichiarazioni: riguardo a:

(I.) Carnalità. C'è nella natura stessa il peccato e la colpa, come le venature nel legno, la tempra nel metallo. C'è una deriva, sempre verso il basso, mai verso l'alto; il gusto per il peccato; una fatale facilità verso la trasgressione. È questa mente carnale che costituisce l'essenza dell'inimicizia verso Dio (CAPITOLO 8). Questa carnalità si traduce in una resistenza nativa e abituale - 1. Alla legge. Anche quando è riconosciuto come santo, giusto e buono. L'esistenza stessa di un comando incita alla ribellione (Confronta CAPITOLO 7:7)

(2.) Alla luce (Confronta Giovanni 3:19, 20. Gli uomini sono come insetti sotto una pietra: alza la pietra e corrono verso le loro tane

(3.) Amare. Anche le tenere persuasioni della grazia sono contrastate dal peccatore

(II.) Cattività. "Venduto sotto il peccato". C'è una resa volontaria al potere del male

(1.) Dominio dei pensieri malvagi, apertura della mente all'ingresso di immagini di lussuria e nutrimento di immaginazioni e desideri corrotti

(2.) Influenza di abitudini viziose. Anche quando si sente che la schiavitù è pesante, il peccatore si ricucirà le catene (Confronta Proverbi 23:35

(3.) Controllo di Satana. Per amore di un breve piacere che si trova nel peccato, gli uomini si sottometteranno alla schiavitù sotto l'implacabile nemico di Dio e dell'uomo.)

Venduto sotto il peccato

Ho visto una stampa dopo il Correggio, in cui tre figure femminili servono un uomo che siede legato ai piedi alla radice di un albero. La sensualità lo sta calmando. L'Abitudine Malvagia lo sta inchiodando a un ramo, e il Pentimento nello stesso istante di tempo gli sta applicando un serpente al fianco. Quando vidi questo, ammirai la meravigliosa abilità del pittore. Ma quando me ne sono andato, ho pianto, perché pensavo alla mia condizione. Di questo non c'è speranza che possa mai cambiare. Le acque mi hanno travolto. Ma dalle nere profondità, se potessi essere ascoltato, griderei a tutti coloro che hanno messo un piede nel pericoloso diluvio. Potrebbe il giovane, per il quale il sapore del suo primo vino è delizioso come le prime scene della vita o l'ingresso in un paradiso appena scoperto, guardare nella mia desolazione, e far capire quanto sia triste quando un uomo si sente precipitare in un precipizio con gli occhi aperti e una volontà passiva, vedere la sua distruzione e non avere il potere di fermarla, eppure sentire tutto in un certo senso emanato da se stesso! (Charles Lamb.)

Una di queste vittime disse a un cristiano: "Signore, se mi dicessero che non posso bere fino a domani sera a meno che non mi siano state tagliate tutte le dita, direi: 'Porta l'accetta e tagliali ora'. Ho un caro amico a Filadelfia il cui nipote venne da lui un giorno, e quando fu esortato per la sua cattiva abitudine disse: "Zio, non posso rinunciarvi. Se ci fosse un cannone, ed esso fosse carico, e un bicchiere di vino fosse messo sulla bocca di quel cannone, e io sapessi che lo avreste sparato proprio mentre mi avvicinavo e prendevo il bicchiere, avrei cominciato, perché devo averlo". Oh, è una cosa triste per un uomo svegliarsi in questa vita e sentirsi prigioniero! Dice, avrei potuto sbarazzarmi di questo una volta, ma ora non posso. Avrei potuto vivere una vita onorevole e morire di morte cristiana; ma ora non c'è speranza per me; Non c'è via di fuga per me. Morto, ma non sepolto. Sono un cadavere ambulante. Sono un'apparizione di ciò che ero una volta. Sono un immortale in gabbia che batte contro i fili della mia gabbia in questa direzione; Sbattendo contro la gabbia fino a quando non c'è sangue sui fili e sangue sulla mia anima, ma non riesco a uscirne. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Per quello che faccio, non permetto

Un'esperienza comune: ogni cristiano può adottare il linguaggio di questo versetto. L'orgoglio, la freddezza, l'indolenza e gli altri sentimenti che egli disapprova e odia, riaffermano, giorno dopo giorno, il loro potere su di lui. Egli lotta contro la loro influenza, geme sotto la loro schiavitù, desidera essere riempito di mansuetudine, umiltà e di tutti gli altri frutti dell'amore di Dio, ma scopre che non può né da se stesso, né con l'aiuto della legge, realizzare la sua libertà da ciò che odia, o la piena attuazione di ciò che desidera e approva. Ogni sera assiste alla sua confessione penitente della sua schiavitù degradante, del suo senso di totale impotenza e del suo ardente desiderio di aiuto dall'alto. È uno schiavo che cerca e desidera la libertà. (C. Hodge, D.D.)

Il male nel bene: - Una volta apparve ad Atene un uomo che disse di poter leggere correttamente il carattere a prima vista. Alcuni dei discepoli di Socrate portarono avanti il loro maestro e ordinarono al fisionomista di provare il suo potere su di lui. «Uno dei peggiori tipi di umanità della città», dichiarò; "Un ladro naturale, un bugiardo costituzionale, un ghiottone triste". In questo momento gli amici di Socrate lo interruppero con rimprovero e smentita. Ma Socrate li fermò per dire che l'uomo aveva troppo certamente e tristemente ragione, che era la lotta della sua vita per dominare proprio questi difetti di carattere. "Ho più paura del mio cuore che del Papa e di tutti i suoi cardinali", disse Martin Lutero. "Per quello che faccio, non lo permetto; per quello che voglio, non lo faccio; ma quello che odio, lo odio", esclamava San Paolo

Principi e condotta in disaccordo: una cosa è dare il consenso ai buoni principi, un'altra è metterli in pratica. Un ragazzino sveglio del Kansas fu mandato a casa da scuola per cattiva condotta. Un vicino gentile gli disse: "Willie, mi dispiace sentire un simile racconto su di te. Pensavo che tu avessi dei principi migliori". «Oh», rispose lui, «non erano i principi; I miei princìpi sono giusti, è per la mia condotta che mi hanno mandato a casa". Questo θέλω non è la piena determinazione della volontà, lo stare con l'arco teso e la freccia puntata, ma piuttosto il desiderio, l'inclinazione della volontà, il prendere l'arco e indicare il bersaglio, ma senza il potere di tirarlo. (Dean Alford.)

Se poi faccio ciò che non vorrei

Il conflitto del cristiano: 1. Il cristiano non è ancora un uomo giusto reso perfetto, ma un uomo giusto che lotta per raggiungere la perfezione. Il testo è occupato da questa guerra, il conflitto che nasce dalla carne che concupisce lo spirito contro lo spirito e lo spirito contro la carne

(2.) Per molti è un enigma che un uomo debba fare ciò che è sbagliato mentre vuole ciò che è giusto; e affliggetevi a causa dell'uno, e premete verso l'altro. Ma questo non è unico. L'artista non fa le cose che farebbe, e fa le cose che non vorrebbe. C'è un alto livello a cui egli aspira costantemente, e persino si avvicina; Eppure, lungo tutto questo sentiero c'è un confronto umiliante tra ciò che è stato raggiunto e ciò che è ancora in lontananza. E così la delusione e il rimprovero si mescolano con l'ambizione, anzi, con il progresso

(3.) Ora, ciò che è vero per l'arte è vero per la religione. C'è un modello di perfezione non raggiunta nella santa legge di Dio. Ma proprio in proporzione al piacere che i credenti provano nel contemplare la sua eccellenza, sono lo sconforto e la vergogna con cui considerano le loro stesse meschine imitazioni. Eppure, dalla volontà del credente che si eleva così in alto, e dalla sua opera che si trascina così miseramente dietro di essa, scaturisce proprio quell'attività che guida e garantisce il suo progresso verso Sion. 4. Un tempo Paolo era irreprensibile nella giustizia della legge, per quanto ne comprendeva le esigenze. Ma quando divenne cristiano ne ebbe una visione spirituale, e allora cominciò la guerra del testo, perché fu allora che la sua coscienza superò la sua condotta. In passato egli camminava su quella che riteneva essere una piattaforma equa di rettitudine; ma ora la piattaforma era come sollevata sopra di lui. Allora tutto ciò che fece fu come voleva; ma ciò che ora faceva era come non voleva. La sua attuale visione della legge non lo rese più corto; ma lo faceva sentire più basso

(5.) Immaginate, quindi, un uomo che si trovi sotto tali aspirazioni, ma spesso abbattuto dal peso di un pregiudizio costituzionale; e ci sono mille modi in cui è esposto a fare ciò che non vorrebbe. Se egli dovesse vagare in preghiera, se le croci lo distogliessero dalla sua fiducia in Dio, se una tentazione lo costeggiasse dalla purezza, dalla pazienza e dalla carità, allora su quell'alto sentiero di principi su cui si sta sforzando di sostenersi, dovrà piangere di fare cose che non vorrebbe; e sempre mentre procede, troverà ancora che ci sono conquiste e imprese di maggiore difficoltà in serbo per lui. E così ne consegue che colui che è al di sopra dell'acquirezione è sicuro di essere il più profondo nella tenerezza umile e contrita

(6.) Nel caso di un uomo non convertito la carne è debole e lo spirito non è disposto; E quindi non c'è conflitto. In un cristiano, anche la carne è debole, ma lo spirito è disposto; e sotto la sua influenza i suoi desideri supereranno le sue azioni; e così non solo lascerà incompiuto molto di ciò che vorrebbe, ma farà anche molte cose che non vorrebbe. Ma la volontà deve esserci. L'uomo che usa la degenerazione della sua natura come una supplica per l'indulgenza peccaminosa sta andando nella tomba con una bugia nella mano destra. Che la volontà sia dalla parte della virtù è indispensabile alla rettitudine cristiana. Volendo questo, si vuole l'elemento primario ed essenziale della rigenerazione

(7) Dio sa distinguere il cristiano, in mezzo a tutte le sue imperfezioni, da un altro che, non visibilmente dissimile, è tuttavia privo di desiderio sincero dopo aver fatto la sua volontà. Supponiamo due veicoli, entrambi su una strada accidentata, dove alla fine ciascuno di essi è stato portato a un punto morto. Sono simili nell'unica circostanza palpabile di non fare alcun progresso; e, se questo fosse l'unico motivo per formare un giudizio, si potrebbe concludere che i conducenti erano ugualmente negligenti, o gli animali altrettanto indolenti. Eppure, a un confronto più ristretto, si può osservare, dalle tracce vaghe dell'uno, che ogni sforzo era stato abbandonato; mentre con l'altro c'era tutta la tensione di un'energia risoluta e sostenuta. E così della condotta cristiana. Non è del tutto in base al movimento sensibile, o al luogo di avanzamento, che si deve valutare la genuinità del carattere cristiano. L'uomo può non vedere tutte le molle e le tracce di questo meccanismo morale, ma Dio le vede; ed Egli sa se tutto è fiacco e negligente dentro di te, o se c'è tutta la tensione di un'unica e onesta determinazione dalla parte dell'obbedienza. 8. Nella versione 17 c'è una particolarità che vale la pena ricordare. San Paolo esprime in tutto il mondo la coscienza di due principi opposti che rivaleggiavano per il dominio sulla sua natura ora composta perché rigenerata; e a volte si identifica con il primo e a volte con il secondo. Parlando dei movimenti della carne, a volte dice che sono io che propongo questi movimenti. "Faccio ciò che odio", ecc., ecc. Eppure notate come egli sposta l'applicazione dell'"io" dall'ingrediente corrotto a quello spirituale della sua natura. Sono io che vorrei fare ciò che è buono, ecc. E, per prendere un esempio da un'altra parte dei suoi scritti, è veramente notevole che, mentre qui dice di ciò che è male in lui: "Non sono più io", ecc., lì dice di ciò che è buono in lui: "Tuttavia non io, ma la grazia di Dio che è in me". Mettiamo insieme queste affermazioni per rendere più manifesto quello stato di composizione in cui si trova ogni cristiano. In virtù dell'ingrediente originale di questa composizione, egli fa bene ad essere umiliato da un senso della propria innata e intrinseca inutilità. Eppure, in virtù del secondo o posteriore ingrediente, le facoltà superiori del suo sistema morale sono ora tutte dalla parte di una nuova obbedienza. 9. E l'apostolo, alla fine di questo capitolo, ci pone davanti la distinzione tra le due parti della natura cristiana quando dice: "Io stesso servo con la mente la legge di Dio, e con la carne la legge del peccato". Ma ricordate sempre che è compito del primo mantenere il secondo sotto il potere della sua autorità che presiede. Se non ci fosse una forza di contrasto, la servirei; ma, con questa forza all'opera, il peccato può avere una dimora, ma non avrà il dominio. Quando la questione viene affrontata come una questione di umiliazione, allora non si insisterà mai abbastanza sul fatto che sono io il peccatore; ma quando viene affrontato come argomento di aspirazione alla serietà, non si può insistere abbastanza su ogni cristiano a sentire che la sua mente è con la legge di Dio; E sebbene le tendenze della sua carne siano con la legge del peccato, tuttavia, sostenuto dall'aiuto del santuario, egli vuole ed è in grado di lottare contro queste tendenze e di superarle. 10. È sotto un tale sentimento di ciò che era in se stesso da un lato, e una tale serietà di essere liberato dalle miserie di questa sua condizione naturale dall'altro, che Paolo grida: "O miserabile uomo che sono io, che mi libererò dal corpo di questa morte!" E notate quanto sia istantaneo il passaggio dal grido di angoscia alla gratitudine della sua liberazione sentita e immediata: "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo, mio Signore". Riteniamo che questo sia l'esercizio di ogni vero cristiano nel mondo. Il male è presente in lui, ma la grazia è pronta a sottometterlo; e mentre non incolpa nessuno se stesso per tutto ciò che è corrotto, non ringrazia nessuno se non Dio in Cristo per tutto ciò che è buono in lui. (T. Chalmers, D.D.)

Acconsento alla legge che è buona

I credenti acconsentono alla legge che essa è buona:

(I.) I credenti, in mezzo a tutte le loro lamentele, possono ancora trovare molte prove della vera grazia nei loro cuori

(1.) Ce ne sono poche, ma in genere ci sono le prove a cui suggerisco il mio testo: l'odio per il peccato, l'amore per la santità. Ogni volta che un uomo pio pecca, fa sempre il male che non permette; ma quando gli uomini malvagi fanno il male, lo fanno con entrambe le mani con fervore. Anche i malvagi amano il male, ma il cristiano acconsente sempre alla legge che è bene

(2.) Ora, questo consenso è l'effetto della somiglianza o della somiglianza. Un uomo deve essere trasformato nell'immagine stessa della legge prima di acconsentire ad essa che è buona. L'anima deve rinunciare a ogni obbedienza all'antica legge del peccato e rinunciare completamente a se stessa per ricevere l'impressione della legge di Dio; e allora, avendo la legge scritta nel suo cuore, egli vi acconsentirà interiormente e le obbedirà esteriormente

(3.) L'immagine così impressa abideth; e dove ciò avviene, ci deve essere motivo di prova che tale appartiene a Dio. Poiché, come nell'antica creazione, siete costretti a confessare, ci deve essere una causa prima; così, ovunque troviamo la nuova creatura, dovremmo concludere che questa è l'opera di Dio

(II.) Queste prove non sono sempre chiare e leggibili. La debolezza della grazia, la forza della corruzione, gli assalti della tentazione, hanno la triste tendenza ad oscurare le prove anche del migliore dei santi. Così fu per Giobbe Giobbe 23:8-11

(III.) A volte richiede l'esercizio di grande saggezza per trovare quelle prove che possono rimuovere tutti i dubbi e le paure. Questo avvenne anche per l'apostolo

(IV.) Se un uomo, nonostante tutte le sue debolezze e le sue lamentele, può trovare nel suo cuore l'amore per la legge di Dio, può, anzi, dovrebbe, considerarla come una prova indiscutibile del suo essere rigenerato. Questo è il grande punto a cui l'apostolo sarebbe arrivato; Con questa conclusione sembra riposare soddisfatto. (J. Stafford.)

La sensibilità aumenta con lo sviluppo dell'anima: maggiore è lo sviluppo dell'anima, maggiore è la sua sensibilità. Questo spiega gli spasimi spirituali degli uomini santi: perché Fénélon ed Edwards scrivono cose dure contro se stessi, mentre Diderot e Hume indossano le vesti dell'autocompiacimento. Più alto è lo sviluppo, più vulnerabile. La materia allo stato inorganico è tranquilla; Ma non appena comincia a prendere una forma viva e pulsante, e diventa pieno di forza nervosa, comincia ad essere vulnerabile, e deve farsi strada attraverso gli antagonisti. Il grano non ancora germogliato si fa beffe del gelo; ma quando la minuscola lama appare sopra il suolo, il gelo ne preda la tenerezza e le erbacce complottano contro di essa. Un animale a sangue freddo corre pochi pericoli venendo al mondo. Un animale a sangue caldo incontra di più; uomo, più di tutti. E quando, nell'uomo, passiamo dalla parte più bassa a quella più alta del suo essere, scopriamo che la sua sensibilità e vulnerabilità aumentano ad ogni passo. La mente sente il dolore più velocemente del corpo; La coscienza e il cuore sono più teneri al tocco delle punture che alla ragione. Ed è così che naturalmente cerchiamo e troviamo la maggiore sensibilità nelle anime che sono state più vivificate e che sono più grandi nel loro sviluppo. L'acutezza, quindi, del tuo senso del peccato, non mostra che tu sia un peccatore più grande degli altri uomini, ma che la tua spiritualità è più rapidamente e dolorosamente convulsa dal veleno invadente. Il dolore che provi è la testimonianza più chiara della tua vita celeste

L'armonia della legge e della coscienza: la coscienza...

(I.) È una legge nel cuore

(II.) Ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione della legge

(III.) Acconsente e giustifica la legge

(IV.) Condanna il peccatore. (J. Lyth, D.D.)

Il peccatore senza scuse:

(I.) Perché viola la legge conosciuta

(II.) Perché la legge è buona

(III.) Perché agisce in contrasto con le proprie convinzioni. (Ibidem)

Ora dunque non sono più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me

Peccato insito:

(I.) L'importanza dell'argomento. La redenzione è la liberazione dal peccato. Da qui la teoria della redenzione e la sua applicazione pratica, vale a dire, sia la nostra teologia che la nostra religione sono determinate dalla nostra visione del peccato

(1.) Per quanto riguarda la teoria. (1) Se non c'è peccato non c'è redenzione. (2) Se il peccato consiste semplicemente nell'azione, e può essere evitato, allora la redenzione è una questione di poco conto. (3) Ma se il peccato è una corruzione universale e incurabile della nostra natura, allora la redenzione è opera di Dio

(2.) Per quanto riguarda la pratica. L'esperienza religiosa di ogni uomo è determinata dalla sua visione del peccato. È il suo senso di colpa che lo porta a cercare aiuto in Dio, e il tipo di aiuto che cerca dipende da ciò che pensa del peccato

(II.) La natura del peccato insito. Le Scritture insegnano: 1. L'intera e universale corruzione della nostra natura

(2.) Che questa corruzione si manifesta in tutte le forme di peccato attuale, come un albero si riconosce dai suoi frutti

(3) Quella rigenerazione consiste nella creazione di un nuovo principio, un germe di vita spirituale, e non nella distruzione assoluta di questa corruzione. 4. Che di conseguenza nei rinnovati ci sono due principi contrastanti: il peccato e la grazia, la legge del peccato e la legge della mente

(5.) Che questa corruzione rimanente, modificata e rafforzata dai nostri peccati attuali, è ciò che si intende per peccato insito

(III.) La prova di ciò

(1.) La Scrittura, che insegna ovunque non solo che i rinnovati cadono nei peccati attuali, ma che sono gravati dalla corruzione interiore

(2.) Esperienza personale. La coscienza ci rimprovera non solo per i peccati attuali, ma per lo stato immanente dei nostri cuori agli occhi di Dio

(3.) L'esperienza documentata della Chiesa in tutte le epoche

(IV.) Il suo grande male

(1.) È di maggiore turpitudine degli atti individuali. L'orgoglio è peggio degli atti di superbia o arroganza

(2.) È la fonte feconda dei peccati attuali

(3.) È al di là della portata della volontà, e può essere soggiogato solo dalla grazia di Dio

(V.) Che speranza abbiamo in relazione ad essa? Il nuovo principio è generalmente vittorioso, aumenta costantemente di forza e costituisce il carattere. Ha dalla sua parte Dio, la Sua Parola, il Suo Spirito, la ragione e la coscienza. La vittoria finale del nuovo principio è certa. Non siamo impegnati in un conflitto dubbioso o senza speranza

(VI.) I mezzi della vittoria

(1.) La Parola. Sacramenti e preghiera. Con l'uso assiduo di questi, il principio del male viene indebolito e quello della grazia viene rafforzato, 2. Attidi fede in Cristo, che abita nel nostro cuore per mezzo della fede

(3.) Mortificazione: rifiutare di gratificare le cattive inclinazioni e tenersi sotto il corpo. (C. Hodge, D.D.)

Queste parole non devono essere intese come un tentativo di sottrarsi alle responsabilità di occasionali violazioni della legge divina in opposizione a una volontà abituale di obbedienza, trasferendole a qualcosa che era in Paolo ma non di lui. Sono piuttosto un'affermazione forte ed enigmatica della conclusione a cui le sue premesse lo portavano onestamente: che queste trasgressioni eccezionali non erano i veri esponenti del suo carattere; che, nonostante ciò, egli "nella sua mente" era "un servo della legge di Dio" (ver. 25) . Quando l'apostolo, parlando delle sue fatiche, dice: "Non io, ma la grazia di Dio che era con me" 1Corinzi 15:10, non intende dire che non le ha compiute, ma che le ha compiute sotto l'influenza della grazia di Dio. Quando dice: "Io vivo; ma non io, ma Cristo vive in me" Galati 2:20, egli intende semplicemente dire che egli era debitore a Cristo per l'origine e il mantenimento della sua nuova e migliore vita. E qui non intende negare di aver fatto quelle cose, ma affermare che le ha fatte sotto un'influenza che non era più dominante nella sua mente. Supponiamo che un brav'uomo, diciamo Cranmer, per il terrore di una morte violenta rinneghi temporaneamente la fede, non capirebbero tutti cosa si intende con "Non è stato Thomas Cranmer, ma la sua paura, a dettare la ritrattazione"? (J. Brown, D.D.)

Il peccato abita anche dove non regna:

(I.) Quando un uomo fa del male contro la sua mente, la sua volontà o il suo libero consenso, si può, in un certo senso, dire che non è il suo peccato. Questa è una deduzione dedotta dai due versetti precedenti, vale a dire, che poiché non approvava, ma odiava il peccato, poteva giustamente concludere: "Non sono più io, tutto il mio sé, tanto meno è il mio io migliore, rinnovato dalla potenza della grazia divina". Ma prima che un uomo possa trarre conforto da questa considerazione, deve essere in grado di vedere che non c'è consenso, né esplicito e formale, né interpretativo e virtuale. Per consenso esplicito intendiamo che un uomo si abbandoni a qualsiasi concupiscenza, come Caino acconsentì espressamente all'assassinio di suo fratello, e Giuda tradì il suo Signore e Maestro. Ma un consenso virtuale è, quando cediamo a ciò da cui probabilmente seguirà un tale peccato: così un uomo che è violentemente intossicato, se uccide qualcuno, ecc., si può praticamente dire che vuole qualsiasi malvagità possa commettere, anche se per il momento non sa cosa fa. D'altra parte, dove il peccato è odioso, il credente può, e deve, formare la sua stima, non dai corrotti, ma dalla parte migliore di se stesso

(II.) C'è una grande differenza tra i rigenerati e i non rigenerati, sia nei loro conflitti interiori che nei loro peccati quotidiani. Questa differenza può essere appresa da-1. La natura dei principi coinvolti in questo conflitto. Il conflitto può essere conosciuto, sia esso naturale o spirituale, dalla qualità dei principi che vi sono impegnati. Se solo l'intelletto o la conoscenza sono contrapposti al peccato, o se la coscienza è l'unico principio opposto, questo, come si può trovare in un uomo non rigenerato, è molto diverso dal conflitto che è stato trovato nel nostro apostolo, e in tutti i veri credenti

(2.) La natura dei motivi con cui viene condotta. Questi motivi sono molti e vari, adatti ai principi delle persone coinvolte nel conflitto, come la paura dell'uomo, la perdita dell'interesse mondano, del carattere o della reputazione, la perdita della salute fisica, ecc., e il principio più grande può essere quello dell'amor proprio, o l'amore dell'applauso umano, tutte considerazioni quando sono sole, e quando sono l'unico fondamento o motivo dell'opposizione degli uomini al peccato, questi e simili motivi, poiché scaturiscono dall'orgoglio, dall'adulazione e dall'amor proprio, in opposizione all'amore di Dio, non sono migliori di una prostituzione di cose spirituali a scopi carnali, e quindi sono ben lungi dal fornire alcuna buona prova che un tale cuore sia retto con Dio

(3.) I diversi desideri, scopi e fini proposti nel conflitto. Il più alto e il migliore che può essere proposto da una creatura razionale è la gloria di Dio; ma un tale fine non è mai stato proposto da un uomo non rigenerato; no, non in una sola azione, non nelle sue migliori strutture o nelle sue più alte realizzazioni; e tuttavia senza questo gli uomini servono solo se stessi e non Dio. 4. Il modo di peccare, sia per quanto riguarda l'indole che il comportamento. Quando i credenti peccano... (1) Non è con il loro pieno e libero consenso, in qualsiasi momento o in nessuna occasione. Una volta lo facevano pienamente e liberamente come tutti gli altri peccatori nel mondo Efesini 2:2, ma ora non è più così. (2) Eppure il peccato non regna in loro, come una volta, né come ora regna negli altri. (3) Non lo fanno abitualmente e abitualmente, come facevano una volta, e come fanno ancora gli altri. (4) Non lo fanno, come fa Satana, per malizia e odio contro Dio. (5) Non dimorano né rimangono in esso e sotto di esso, come fanno gli altri, o come facevano una volta essi stessi. (6) Non peccano senza perdere la loro pace e comodità come fanno gli altri, o come facevano loro stessi una volta. (7) Generalmente è per debolezza e non per malvagità; è per mancanza di forza da vincere, o è per infermità

(III.) Che i migliori santi non solo sono soggetti al peccato, ma hanno anche il peccato che dimora dentro di loro. È evidente che dobbiamo comprendere il peccato originale o la corruzione nelle sue azioni immediate nel cuore di un credente. Se ci si chiede: "Perché il nostro apostolo chiama la corruzione della natura umana il peccato che abita in noi?" rispondiamo: perché... 1. Essa si è impossessata di noi e la sua dimora è in noi come la sua casa

(2.) Della sua permanenza o della sua dimora fissa e dichiarata in noi. Abita in noi, non solo come un estraneo o un ospite

(3.) È un male latente, e qui risiede gran parte della sua sicurezza. (J. Stafford.)

(I.) Sforzati di spiegare il testo. L'apostolo non intendeva offrire alcuna scusa per il peccato; Non intendeva dirci che non emanava da lui stesso. No; Era consapevole che era così, e questa umiliante verità era eminentemente benedetta per lui, come lo è stata, e lo sarà sempre, per tutta la famiglia del cielo

(1.) Egli fu completamente giustificato dal peccato. Questa è la gloria della religione cristiana. Ogni altra religione lega l'uomo mani e piedi, anima e corpo; ma c'è questa gloriosa provvidenza nel patto dei Tre Eterni: nell'opera del Figlio, e nell'adempimento degli uffici del patto di Dio lo Spirito Santo, il peccatore è giustificato dalla fede in Cristo, e la condanna è trasferita dal peccatore al peccato

(2.) Il peccato fu detronizzato negli affetti dell'apostolo. "Poiché", egli dice, "la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte". Il peccato è un tale mostro che nessuno può confinarlo se non l'Onnipotente. È destinato a morire, e anche in questo modo triplice. (1) Dalla carestia (CAPITOLO 13:14) . (2) Con il veleno. La misericordia è il cibo dell'anima e il veleno del peccato Salmi 130:3, 4). (3 Per suicidio

(II.) Le lezioni che il credente è destinato ad imparare dagli attacchi incessanti del peccato insito

(1.) Impariamo il peccato nella sua origine e il male, necessariamente connesso con ciò che sperimentiamo, con ciò che Dio si è compiaciuto di rivelarci

(2.) La gloria di Gesù Cristo come Mediatore tra Dio e l'uomo

(3.) Conoscenza di sé. E questo sta alla radice di ogni religione. È il fondamento di tutto ciò che è eccellente. 4. Saggezza e circospezione. Leggiamo di alcuni che sono "presi prigionieri dal diavolo alla sua volontà"; e, in effetti, la loro volontà è pienamente identificata con la sua volontà; E questa è la ragione per cui li prende prigionieri così facilmente

(5.) Simpatia. I peccatori che non sono cambiati dalla grazia di Dio si odiano l'un l'altro, non i loro peccati. Terribile considerazione! amano il peccato ma odiano i peccatori; odiano anche le conseguenze del peccato, quando sono costrette a subirle; ma il peccato stesso lo amano. Non è così quando l'uomo è stato trasformato nell'immagine del Dio vivente: gli viene insegnato ad amare e a compatire il peccatore, mentre aborre il suo peccato

(6.) La sua assoluta dipendenza da un Dio del patto per tutto, e di apprezzare quella dipendenza

(7.) Gratitudine in mezzo alle calamità più profonde. 8. Si lascia che il peccato abiti dentro di noi, per preparare il santo al cielo. Il conflitto interiore quotidiano diminuisce gradualmente il suo attaccamento alle cose del tempo e dei sensi. (W. Howels.)

18 CAPITOLO 7

Romani 7:18

So infatti che in me (cioè nella mia carne) non abita alcun bene, perché in me è presente il volere; ma non trovo come fare ciò che è buono

La grazia nei credenti indeboliti dalla carne:

(I.) Non c'è nulla di buono per natura che si trovi in un cuore non rinnovato. E dove non c'è bene ci deve essere molto male

(II.) Il popolo di Dio, i cui occhi sono illuminati dalla grazia divina, è pienamente convinto che nella sua carne non abita nulla di buono. Lo so, dice il nostro apostolo. Fa parte della nuova natura conoscerlo; perché la grazia è una luce divina nell'anima, che scopre la vera natura delle cose

(III.) I figli di Dio non solo conoscono questa mancanza di qualsiasi bene in se stessi, ma la riconoscono ogni volta che pensano che Dio possa essere glorificato. Questo, non dubito che fosse il disegno principale del nostro apostolo qui

Nonostante tutto ciò, tuttavia il popolo di Dio ha sempre qualcosa dentro di sé che può essere propriamente chiamato volontà di fare il bene. "La volontà è presente con me".

(V.) Tutto il popolo di Dio scopre che il loro adempimento del bene non è mai uguale ai loro desideri. "Come fare ciò che è buono non lo trovo". (J. Stafford.)

Natura e grazia nello stesso individuo:

(I.) Tutti noi abbiamo sentito l'enorme differenza tra il tono e il temperamento della mente in un momento e ciò che è in un altro

(1.) Molti di voi possono ricordare che sotto un potente sermone, in chiesa, avete colto qualcosa come l'elevazione del cielo; e che quando si passava in un'altra atmosfera, l'intero temperamento andava in totale dissipazione. E ancora, come va diversamente con noi nel ritiro devozionale, e nel mondo! 2. E molti che non sono, nel senso spirituale del termine, cristiani, non saranno sorpresi quando si parlerà loro di due principi nella nostra costituzione morale - che, per l'ascendente dell'uno o dell'altro, possono far apparire lo stesso uomo in due caratteri che sono in diametralmente opposti - e di due serie di tendenze, uno dei quali, se seguito, li paragonerebbe ai serafini, e l'altro al più vero verme

(3.) Ci appelliamo a un'esperienza molto comune tra i lettori di romanzi: come si accendono nell'eroismo, si sciolgono nella tenerezza e sembrano assimilarsi a ciò che ammirano, mentre sono sotto l'incantesimo. Eppure tutto fugge quando viene nuovamente introdotto nelle scene dell'esistenza familiare. C'è un principio della nostra costituzione che tende a sublimare il cuore fino alla poesia della vita umana; e ce n'è un altro che appesantisce il cuore impotente fino alla prosa di esso. 4. Un esempio cospicuo della stessa cosa è la suscettibilità del cuore alla musica. Avete visto come il canto che respirava l'ardore di un'amicizia disinteressata mescolasse in un'unica marea di emozione le simpatie di approvazione di un intero cerchio. È difficile immaginare che l'indomani le competizioni e le gelosie degli interessi rivali saranno così attive come prima, e cancelleranno ogni traccia dell'entusiasmo presente. Eppure non c'è in essa alcuna ipocrisia. Il miglior esempio registrato di questo fascino è quello dell'arpa di Davide sullo spirito oscuro e turbolento di Saul. Durante lo spettacolo tutte le furie da cui il suo petto era agitato sembrano essere state cullate nella pace

(II.) Spieghiamo gli usi di questo incidente nell'argomento che abbiamo davanti. (1) Saul si ristorò e si sentì bene sotto l'opera di questa musica. Nel qual caso era suo dovere chiamare l'arpa ai primi passi della visita minacciosa; perché solo con esso, a quanto pare, la sua tranquillità poteva essere sostenuta. (2) Concepisci inoltre Saul sulla base dell'applicazione straniera, sempre a portata di mano e mai trascurata, vincendo le tendenze ribelli del suo uomo interiore. (3) Considera come Saul avrebbe dovuto sentirsi oltre che agire, sotto la coscienza di ciò che era nativamente. Non avrebbe dovuto sentirsi umiliato quando pensava che, per sostenere il suo essere morale, doveva vivere di rifornimenti dall'estero, perché in lui c'era lo spirito ripugnante di un maniaco e di un assassino; e sarebbe stato conveniente a questo monarca, anche quando si sentiva al meglio, detestare le sue propensioni selvagge nella polvere e nella cenere. (4) Quel senso di depravazione che spingeva all'auto-umiliazione del suo spirito avrebbe provocato un incessante ritorno a ciò con cui i suoi focolai venivano repressi; e così più intensa sarebbe la sua detestazione per il proprio carattere, il vigore e l'efficacia di quel solo espediente pratico con cui il suo carattere fu trasformato

(2.) E così, in tutte le sue parti, vale per un cristiano. (1) Sente di essere in se stesso come Saul senza l'arpa. I flussi della sua disobbedienza possono non essere della stessa sfumatura, ma emanano come i suoi dal cuore. Il cristiano sente che in quella parte della sua costituzione che gli è propria, c'è una corruzione profondamente radicata, il cui senso non manca mai di abbatterlo e di umiliarlo. (2) Che cos'è, dunque, che serve a contraddistinguerlo come cristiano? Non è certo che egli sia libero da una natura carnale, ma che abbia accesso a un'influenza esterna, per mezzo della quale tutte le sue tendenze ribelli sono in tal modo sopraffatte. Il cristiano ha imparato dove fuggire in ogni ora della tentazione; Ed è così che un'influenza purificatrice scende sulla sua anima. (3) Saul chiamò un agente personale, figlio di Iesse. Nel primo caso, il potere di calmare risiedeva materialmente e direttamente nella musica, anche se, per metterla in contatto con l'organo dell'udito, c'era bisogno di qualcuno che la eseguisse. In quest'ultimo caso, il potere di santificare risiede materialmente e direttamente nella dottrina, anche se, per metterla in contatto con l'organo della percezione mentale, c'era bisogno di presentarla lo Spirito Santo, il cui ufficio è quello di portare tutte le cose alla nostra memoria. E così, quando ti piace essere sopraffatto dalla tirannia delle tue inclinazioni malvagie, è tua parte, dipendendo dallo Spirito Santo, andare avanti e incontrare le Sue manifestazioni, come Egli prende delle cose di Cristo e le mostra alla tua anima; e il cuore sarà custodito nell'amore di Dio; e questo lo eliminerà da ogni discordia e disordine. In conclusione, imparate da queste osservazioni come avviene che, per mezzo di un potere esterno alla mente dell'uomo, egli possa essere trasformato in modo tale da diventare una nuova creatura. Se l'eloquenza, o il romanzo, o la poesia, o la musica sintonizzano il cuore con sentimenti più nobili e migliori di quelli da cui è abitualmente occupato, ci meraviglieremo che, dopo aver realizzato per fede le promesse e le prospettive del Vangelo, il cuore sarà trasferito in un nuovo stato? Quale musica può essere più dolce per l'anima di quando le si sussurra la pace dall'alto; o quale visione più bella può essere offerta alla sua contemplazione di quella del Signore del cielo e della famiglia del cielo; O che cosa è più adatto a deporre le agitazioni grossolane e chiassose di un mondo presente se non la luce che ha attraversato la tomba e rivelato il mondo pacifico che è al di là di essa? (T. Chalmers, D.D.)

Incapacità volontaria: - Quanto spreco c'è nel mondo! La bellezza, e nessun occhio per vederla; la musica, e nessun orecchio per ascoltarla; cibo, e nessuna creatura che lo mangi; terra, arida per mancanza di coltivazione. Come in natura, così tra gli uomini. Paolo non era particolare nella sua esperienza. C'è...

(I.) Molto talento nativo non sviluppato. I genitori non prestano attenzione alle attitudini naturali dei loro figli. Uno ha poteri vocali, un altro musicale, altri artistico, poetico, oratorio o meccanico. Nell'aldilà, quando un cantante nato sente il sorgere della musica nella sua anima, canterebbe ma non può, perché privo dell'abilità acquisita. Così con l'artista e l'ingegnere. Questo è spreco; perdita per la comunità e per l'individuo. Molte anime dotate sono state costrette a dire: "Lo vorrei, ma non posso; e non posso, non perché ne voglia l'abilità, ma l'arte acquisita".

(II.) Molto talento qualificato inutilizzato. Gli uomini che hanno educato le loro menti, allenato le loro dita e maturato le loro attitudini naturali, non possono impiegarle

(1.) Non riesce a trovare una sfera appropriata per loro. Devono vivere, e quindi sono obbligati a fare qualcosa di meno geniale e remunerativo. L'uomo che avrebbe dovuto essere all'aratro è sul pulpito, e l'uomo che avrebbe dovuto essere sul pulpito è dietro un bancone. Questi uomini fuori posto dicono: "Farei meglio, ma non posso". 2. Molti che hanno trovato sfere adeguate, non possono fare del loro meglio, perché sono ostacolati e scoraggiati. (1) Molti abili artigiani farebbero un lavoro maggiore e migliore se fossero in una posizione migliore. Molti servi starebbero meglio con padroni migliori. E molti lavoratori cristiani farebbero di più se ci fossero meno ostacoli e condizioni più utili e stimolanti. (2) Gli uomini che riescono a superare tali condizioni non sono sempre i migliori. Spesso hanno più forza dell'intelletto o della bontà. Ci sono molti uomini e donne che hanno una buona testa, un cuore caldo e dita abili, ma mancano di forza, perché il corpo è disordinato. Il timone, la bussola, il capitano e il mare possono andare bene, ma se non c'è vapore nella macchina la nave non farà alcun progresso

(III.) Molto affetto naturale inespresso. Potrebbe esserci linfa nella pianta, ma se non c'è il sole non ci saranno né fiori né frutti. Molti cuori vogliono il sole; il freddo li raggela. Indietreggiano di fronte a influenze non congeniali

(1.) A volte la testa è così piena di preoccupazioni che il cuore non ha gioco. La mente può essere così distratta da non avere tempo per pensare alle affermazioni del cuore, o non avere tempo o potere per rispondere ai suoi suggerimenti

(2.) Ci sono molti che possono, e che lo fanno, sia pensare che sentire, ma "non possono" per mancanza di mezzi. Come faresti volentieri molte cose per coloro che ami! Ma la mano è vuota, il cuore si gonfia e la lingua è muta. "Il bene che vorrei fare, non lo faccio", perché non posso

(IV.) Molta pietà sincera e ardente non manifestata. "Quando vorrei fare il bene, il male è presente in me". Il male sta come una sentinella alla porta del cuore per impedire che il bene esca e, se esce, per distorcerlo, paralizzarlo e inquinarlo

(1.) Se la venerazione fatica ad esprimersi nella preghiera, il male incarnato è nel cuore e le labbra implorano "non c'è tempo"; e se si sforza e trova il tempo, allora distrae i pensieri

(2.) Se i nostri affetti si elevassero a Dio, il male incarnato è lì per incatenare l'anima; e se sfugge, allora presenta innumerevoli idoli agli occhi e al cuore

(3.) Se la benevolenza si manifesta, l'egoismo incarnato sbarra la strada; e se lo superi, ti riempirà di bassi motivi. 4. Se i tuoi affetti cercano di essere belli e teneri, un cattivo carattere li distorce e li inquina

(5.) La vita dell'anima può essere raffreddata e sminuita dalla mancanza di pietà in coloro che ti circondano. Conclusione:1. È possibile per un uomo sentire di essere più grande del suo piccolo mondo, e più grande di quanto possa renderlo

(2.) Dio non si aspetta da noi più di quanto siamo capaci di essere e di fare. La virtù nelle difficoltà è di qualità più fine che in circostanze più favorevoli, e Dio considera la qualità più della quantità. L'obolo della vedova valeva più delle offerte più grandi dei ricchi. Egli considera e premia "la mente volenterosa" dove nulla di più è possibile

(3.) Potremmo essere stati migliori di quello che siamo. Nessuno di noi ha sfruttato al meglio le proprie opportunità. 4. Potremmo aver fatto meglio di quanto abbiamo fatto. C'è più motivo di umiltà che di lamentela

(5.) Potremmo fare meglio in futuro. Non c'è motivo di disperare. Non dimentichiamo che è nelle piccole cose che l'amore si esprime meglio. Oh, che possiamo vivere e morire in modo da poter ricevere dal Maestro: "Ella ha fatto quello che poteva". (Wickham Tozer.)

Convinzioni inefficaci: - 1. Può essere vero che l'apostolo stava descrivendo un uomo sotto la schiavitù della legge ebraica, ma non è meno vero che potrebbe aver pronunciato queste parole riguardo a se stesso. Ma deve essere stata una confessione umiliante. Quanto desiderava che le cose andassero diversamente! Adamo non desiderava più ardentemente che fosse possibile tornare in paradiso

(2.) Ma a volte abbiamo sentito confessioni, in termini simili agli stessi, fatte in uno spirito molto diverso. Confessioni che certamente c'è qualcosa di molto sbagliato in noi; ma, d'altronde, non c'è modo di fargli da fare; è la condizione comune dell'uomo

(I.) Descriviamo questo stato d'animo. Una chiara apprensione circa la necessità di una seria attenzione a certe grandi preoccupazioni, e un sincero desiderio che queste grandi preoccupazioni fossero debitamente soddisfatte. Ma, ancora, non lo sono o non lo sono nel modo in cui si ritiene che dovrebbero. Una certa prevenzione fatale grava sui poteri attivi, come l'incubo in un sogno. Ancora e ancora la convinzione ritorna sull'uomo; e desidera e decide, ma nulla viene fatto. Desidera che una forza potente possa venire su di lui, e sarebbe quasi disposto a essere terrorizzato da fenomeni portentosi. Ma la natura è tranquilla, gli spiriti non lo incontrano ed egli rimane impassibile

(II.) Come mai una condizione così deplorevole di un essere "fatto un po' inferiore agli angeli"? Deriva dal disordine e dalla rovina della nostra natura. Che cos'è il disordine, la rovina di qualsiasi cosa, se non il suo essere ridotto a uno stato che vanifica lo scopo della sua esistenza, sia esso una macchina, un edificio o un animale?

(III.) Ma che cosa deve fare un uomo, consapevole di un tale stato d'animo e che si lamenta? Si assolverà egli da ogni dovere che lo rispetti? Calmarsi in una stupida contentezza? Rassegnarsi alla disperazione? Deve infallibilmente venire il momento in cui sentirà che non era questo il modo. No; Ha un lavoro solenne da fare e deve pensare ai mezzi. La causa immediata di questa inefficacia è che i motivi non sono abbastanza forti. Vogliamo essere sotto la forza costante, potente e motrice dei buoni motivi. Quando un marinaio soffre una lunga bonaccia mortale, che ne dite degli occhi verso le vele, e dice: "Oh, se solo soffiassero i venti!" Ora, ci possono essere persone che affermeranno che un uomo non può fare più rispetto ai suoi motivi di quanto il marinaio rispetti i venti. Dobbiamo pensare in modo diverso, e desiderare di indagare quali mezzi praticabili egli possa trovare per rafforzare l'azione dei buoni motivi nella sua mente

(1.) Dobbiamo riflettere profondamente su ciò per cui sono necessari tutti i grandi motivi. Che cosa in noi, per noi, da noi? Questo serio pensiero tenderà a rendere luminose quelle grandi considerazioni che dovrebbero costituire i nostri motivi principali

(2.) Poi, una volta riconosciute queste cose, dovrebbe essere nostro studio aggravare la forza di quelle considerazioni in tutti i modi. "C'è qualcosa che deve essere rafforzato. Dovrebbe essere così oggi». Dovremmo stare attenti a qualsiasi cosa si aggiunga al loro potere, afferrare tutto ciò che può essere gettato sulla bilancia. Osservate come ciò avviene nel caso di un motivo che rientra nella nostra inclinazione naturale. Il movente, dunque, di per sé, come per un istinto per il suo bene, coglie tutte queste cose che servono a rafforzarlo. Senza la nostra cura, si avvale di ogni pensiero casuale, di ogni impressione passeggera. Osservate anche quanto velocemente possono crescere in un uomo i peggiori motivi, ed egli non lo intende mai! Oh! non tale è la condizione dei buoni! 3. Ma, oltre a questa vigilanza generale, ci deve essere uno sforzo diretto e serio per portare davanti alla mente quelle realtà che sono adatte a fare le giuste impressioni. E qui ci appelliamo all'uomo che si lamenta nel linguaggio del testo, e dice: "Non puoi fare questo?" E se è sincero sarà disposto a sostenere una dolorosa ripetizione di queste applicazioni. E se sente che il motivo si impadronisce di lui, oh, sia sincero affinché possa essere trattenuto e prolungato! 4. In relazione a ciò, sarà bene, con un esercizio di pensiero, sforzarsi di combinare tutti i motivi che tendono allo stesso effetto. Ma fate particolare attenzione ad ammettere un principio malvagio o dubbio in questa combinazione. La vendetta può funzionare allo stesso modo della giustizia; ma qui la compagnia del male vizierà il bene. Ogni buon motivo deve, per avere un valore essenziale, far parte di un intero sistema. Ci deve essere una circolazione vitale dei principi sacri in tutta l'anima. La singola parte non può avere da sola pulsazione, calore e vita

(5.) La nostra preoccupazione riguardo all'influenza dei motivi su di noi deve essere diretta a questo punto indispensabile: la seria coltivazione della religione vitale. Solo questo può infondere loro una coscienza

(6.) Soffermatevi spesso sugli esempi più istruttivi e impressionanti. E ci sono anche molte scene ed eventi toccanti applicabili ai principi che dovrebbero commuoverci (la morte degli amici, morti terribili, ecc.)

(7) Scegli la società che fornisce i migliori incitamenti. 8. I motivi funzionano meglio nel fuoco, cioè nel calore e nell'animazione delle passioni. Dove questi sono deboli, lo saranno anche i principi di attuazione. Dove, dunque, c'è poco fuoco dell'anima, non sia sprecato in cose insignificanti, ma applicato e consacrato per dare efficacia ai migliori principi. Quando ci sono a malapena combustibili sufficienti per offrire un sacrificio, sarebbe un sacrilegio portarli via per cianfrusaglie e divertimenti. Ma c'è fuoco a sufficienza in cielo per tutti i nostri usi più nobili, e noi lo vogliamo tanto quanto Elia, quando il suo altare e la sua offerta furono inzuppati d'acqua. Ma Dio ha messo nelle nostre mani ciò che lo farà cadere. Egli ha promesso l'energia Divina del Suo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. Che cosa abbiamo allora da dirgli? «Oh! infondi in queste convinzioni, in questi motivi, la Tua stessa onnipotenza! Ecco una solenne considerazione che brilla nella mia mente: fatela alleggerire! Ecco i motivi che Tu hai mandato; ma c'è qualcosa tra loro e me; Oh! fa' che irrompano su di me! Ecco una languida e inutile lotta dei migliori principi contro una forza prepotente; Oh! Armate quei principi con tutto ciò che c'è in cielo che appartiene a loro, e allora i miei oppressori mortali saranno attirati via! Ecco una miserabile natura corrotta avversa a Te e a tutto ciò che è buono; Oh! Poni su di esso la Tua mano nuova creatrice ed esso sarà Tuo per sempre!" (Giovanni Foster.)

19 CAPITOLO 7

Romani 7:19

Poiché il bene che vorrei non lo faccio, ma il male che non voglio, lo faccio

Il conflitto interiore:

(I.) Le due I; l'io che vuole; l'io che fa

(II.) La lotta tra loro

(III.) Il risultato. (J. Lyth, D.D.)

I cristiani non devono trascurare la grazia che hanno: - La vista che i cristiani hanno dei loro difetti nella grazia, e la loro sete di misure più grandi di grazia, li fanno pensare che non crescono quando lo fanno. Colui che brama una grande proprietà, perché non ha tanto quanto desidera, quindi pensa di essere povero. Infatti, i cristiani devono cercare la grazia che vogliono, ma non per questo devono trascurare la grazia che hanno. I cristiani siano grati per la minima crescita; se non cresci tanto in sicurezza, benedici Dio se cresci in sincerità; se non cresci tanto in conoscenza, benedici Dio se cresci in umiltà. Se un albero cresce nella radice, è una vera crescita; Se cresci nella grazia radice dell'umiltà, essa è necessaria per te come qualsiasi altra crescita. (T. Watson.)

Due cuori: - Un noto missionario racconta di una povera donna africana che una volta gli disse che aveva due cuori, uno che diceva: "Vieni a Gesù", l'altro che diceva: "Stai lontano"; l'uno le ordinava di fare il bene e l'altro le ordinava di fare il male, così che non sapeva cosa fare. Le lesse il settimo capitolo dei Romani. Quando arrivò al versetto, "O miserabile uomo che sono! chi mi libererà dal corpo di questa morte?" disse: "Ah, Massa, quella me; e io non so cosa fare". E quando in seguito aggiunse le parole: "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo" e le spiegò, scoppiò in lacrime di gioia riconoscente

Un barometro ascendente: - Il barometro indica l'avvicinarsi dei cambiamenti del tempo, non in base all'altezza e al basso del mercurio nel suo tubo, ma in base all'aumento o alla diminuzione del mercurio. Se un barometro basso indicasse una tempesta, allora non ci sarebbe mai bel tempo sulle cime delle montagne, dove la rarità dell'atmosfera provoca un barometro basso perpetuo. Ma in montagna, come dappertutto, il valore degli avvertimenti barometrici risiede nella tendenza che rivelano. Allo stesso modo, molti poveri cristiani, circondati da svantaggi e inconvenienti, come da un'atmosfera che offre troppo poco ossigeno e manca di pressione, mostrano al loro scoraggiato autoesame un barometro molto basso del carattere morale e delle realizzazioni. Per il suo conforto gli diciamo: "Non scoraggiarti; Ma fai molte letture e scopri se la colonnina di mercurio sta salendo. Non è un barometro alto, ma un barometro in aumento che dovrebbe darti gioia". (Pulpito del mondo cristiano.)

Il quadro del South Kensington Museum intitolato "Venti contrari" illustra bene le influenze opposte di cui tutti noi - specialmente coloro che, come l'ubriacone, sono stati a lungo schiavi di una cattiva abitudine - siamo più o meno i soggetti. Un recipiente giocattolo si trova in una vasca d'acqua. Si vedono due ragazzini chini sulla vasca, esattamente uno di fronte all'altro, che soffiano con tutte le loro forze, per far partire la barca mimica. Quale si rivelerà il più potente, chi alla fine vincerà nel caso dell'anima, sembra spesso una questione dubbia. Il reale e l'ideale:

(I.) C'è una facoltà nella mente che i filosofi chiamano idealità

(1.) È quella qualità che proietta per il nostro io interiore qualcosa di più alto e più perfetto del reale; mostrando tutte le cose, non come sono, ma come potrebbero essere

(2.) Guardate come questo principio opera sulla materia. Un diamante grezzo non è certo migliore del cristallo di quarzo; ma il lapidario vede in esso una stella fiammeggiante. Ha un'idea, e la riproduce sulla sua ruota. Allora quanto è più alto il diamante di quanto non fosse nel suo stato non sviluppato! 3. Questa qualità è all'opera nella società. È la radice della raffinatezza del linguaggio. È all'opera sull'abbigliamento. Allontana la condotta dal volgare e dal volgare, e dà una concezione in base alla quale la famiglia diventa più nobile. Presenta una visione della dolcezza dell'affetto che rende l'amore più elevato e stimolante. 4. Questo principio, inoltre, è la radice della fede, quella qualità con cui discerniamo le relazioni e le condizioni, al di sopra di tutto ciò che la natura conosce, o che i pensieri ordinari degli uomini hanno creato. Sentiamo gli uomini parlare di fantasticherie e di sogni di poeti. Io vi dico, le cose migliori di questo mondo sono le cose che gli uomini stessi creano, e che riempiono l'aria intorno a loro di strani pensieri, e di nobili desideri, e di rapporti più elevati di quanto le volgari necessità della vita permettano

(II.) Questa qualità entra nella morale e nella religione, sia per la loro elevazione che per la loro vessazione

(1.) Dei cristiani sinceri e seri, quattro quinti potrebbero far risalire i loro problemi al non conoscere la differenza tra gli standard di condotta ideali e reali. Non solo Paolo, ma una grande folla testimonia: "Il bene che vorrei non lo faccio", ecc. C'è qualcosa stamattina che le sembra più meschino di una bugia? Eppure dirai bugie prima di sabato prossimo, e te ne vergognerai, e desidererai di non averlo fatto, e giurerai che non lo farai mai più, e poi lo farai. Non c'è un uomo qui che non abbia il senso di ciò che è onorevole; ma tu sei spinto dalla rabbia, dalla rivalità, dalla paura, dall'avarizia, e la visione svanisce nella realtà, e si spegne, e fai un patto volgare con il tuo prossimo per cui guadagni e lui perde, e se la grazia di Dio è con te te te ne vergogni. Così per tutta la vita

(2.) La vera condotta di nessun uomo raggiunge il suo ideale se ha la minima facoltà ed esercizio dell'idealità. Quanto è basso, povero, infruttuoso, l'uomo che non vede mai nulla di più alto di quello che vede ogni giorno! Un uomo senza desiderio non è un uomo; È un animale. E c'è una lotta perpetua in corso nel tentativo di armonizzare l'ideale con il reale. E questo è il vero fondamento dell'impegno religioso; E funziona in entrambi i sensi. Un uomo che cerca onestamente di conformare la sua vita ai principi di Cristo deve diventare un uomo infelice. Non riesco a concepire nulla di così orribile per una natura sottile come avere un vivido ideale d'amore, come reso manifesto da Cristo, e poi misurare con ciò l'effettivo sviluppo dell'amore nella sua vita. Come l'idealità assume i colori delle cose belle, così intensifica i colori delle cose brutte. È quando l'ideale scende e dà una gloria accresciuta alla verità che la trasgressione diventa intollerabile e insopportabile; e molte persone ne sono così oppresse che sconvolge tutto il loro equilibrio mentale

(III.) Non c'è da aspettarsi una realizzazione improvvisa o rapida dell'ideale. Se una palla di cannone dovesse essere sparata attraverso un organo, e io dicessi: "Torna, palla; e voi, tubi rotti, alzatevi e mettetevi al vostro posto", non sarebbe più assurdo che un uomo dicesse a se stesso: "Ora tutto in me deve essere armonioso subito". L'armonia in un uomo è il risultato di un'educazione e di un'esercitazione che dura tutta la vita. Un uomo pensa: "Era mio dovere aver agito così e così". Sì, proprio come è dovere dei miei meli portare frutto; ma i miei meli non daranno frutto finché non saranno cresciuti. E l'uomo vuole, in ogni processo del suo sviluppo, attendere la sua maturazione. Nessuno si aspetta che un giovane appena laureato in legge diventi un avvocato dalla testa anziana all'inizio. Potrebbe averne la creazione; ma ci deve essere una grande quantità di dispiegamento attraverso il quale egli vi arriverà. Nessun uomo attribuisce la colpa al bambino perché all'inizio non conosce l'esercizio della palestra. Eppure si suppone che quando un uomo si converte tutto il peso della responsabilità ricade immediatamente su di lui; e gli uomini pensano: "Ecco, vengo corto; lì mi spingo oltre; e Dio pone grandi macchie nere contro di me"; e l'uno e l'altro si arrendono. Ora, la crudezza non è peccaminosità, né l'imperfezione è disubbidienza. Quando un uomo sa cosa deve fare, e può farlo, ma lo omette deliberatamente, questo è un peccato; Ma l'omissione non è peccaminosa in chi non è competente o non sa. Quanto più il Salmista sapeva di noi (leggi Salmi 103:13-17. È sotto la benedizione di questo Dio che dico alle persone nervose e autocondannanti, che temono Dio e desiderano obbedire ai Suoi comandamenti, ma che inciampano costantemente a causa delle imperfezioni: Non vergognatevi; poiché voi siete sotto l'amministrazione di un Dio che ha pietà come un padre ha pietà, e che sopporta le imperfezioni del mondo come un maestro di scuola sopporta le imperfezioni dei suoi scolari. Se un bambino di otto anni non sa scrivere con una bella mano, come può un uomo senza un periodo di istruzione scrivere le lettere invisibili che provengono dall'ispirazione dello Spirito di Dio?

(IV.) Il tentativo di realizzare gli ideali è più vicino alla perfezione in quelle grandi nature che sono state allo stesso tempo le stelle che hanno guidato la natura umana verso l'alto, che le comete che sono cadute su di essa e hanno distrutto le speranze dell'uomo. Jonathan Edwards era un tipo di cristianesimo che ha volato e ha sviluppato una concezione dell'essere possibile. È la letteratura trascendente che non possiamo permetterci di perdere; eppure, che gli uomini prendano gli scritti di Edwards per mettersi alla prova, e ciò porterà alla disperazione novecentonovantanove su mille; e diranno: "Se questa è la prova dell'essere cristiano, io non lo sono e non potrò mai esserlo". E presentando questa concezione ai giovani e agli infermi, chiudiamo la porta del cielo. Getta un'ombra sulla vita cristiana; mentre la voce della sapienza dice: "Tutte le sue vie sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono pace". "Venite a me e io vi darò riposo. Prendete il Mio giogo; È facile. Prendi il Mio fardello; è luce".

(V.) La via della religione in questa materia è molto più facile della via della natura. La via verso l'alto è più facile della via verso il basso. Ad ogni passo guadagnato, la complicazione diminuisce e l'impulso cresce di più. La religione del Nuovo Testamento è piena di speranza. È oscura solo per coloro che sanno che cosa sia, e la cui ragione la riconosce come santa, giusta e buona, ma che deliberatamente dicono: "Non ne voglio sapere". Sono sullo stesso piano con colui che sa molto bene cos'è il fuoco, ma che dice: "Non mi importa, camminerò nel fuoco". Quindi può farlo, e ne pagherà le conseguenze. Sono sullo stesso piano con l'uomo che dice: "So che bere brucia il sangue; tuttavia berrò". Così è in tutta la sfera della legge di condotta morale di Dio. Dio dice ad ogni uomo che vuole imparare: "Io vi darò tempo, opportunità e incoraggiamento; e perdonerò tutte le vostre infermità e trasgressioni finché il vostro volto sarà rivolto verso la terra celeste"; ma se un uomo dice: "Non mi importa della terra celeste", e non si sforza di elevarsi verso di essa, ma segue i propri disegni, guai a lui. (H. Ward Beecher.)

La conquista del cristiano sul corpo del peccato: - Il testo è uno di quei luoghi duri di San Paolo che, come dice San Pietro, gli ignoranti e gli instabili strappano fino alla propria distruzione. Per la corretta esposizione di questo caso di coscienza si deve considerare:

(I.) Quali sono le cause proprie che pongono gli uomini e li mantengono in questo stato di necessità di peccare, così che non possiamo fare il bene che vorremmo? &c

(1.) Lo stato malvagio della nostra natura che possiamo conoscere per esperienza

(2.) I principi malvagi che vengono risucchiati dalla maggior parte dell'umanità. Ci vengono insegnati i modi per andare in cielo senza abbandonare i nostri peccati, il pentimento senza restituzione, la carità senza il perdono e l'amore sinceri, la fiducia nella morte di Cristo senza conformità alla Sua vita, una volta nel favore di Dio sempre in essa, che le leggi di Dio sono per una razza di giganti. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che gli uomini allentino la loro operosità, e così trovino che il peccato prevalga

(3.) Cattive abitudini. Un'usanza malvagia è come un gancio nell'anima che la attira dove il diavolo vuole. Così le nature malvagie, i princìpi e le maniere sono le cause della nostra volontà imperfetta e del nostro agire più debole nelle cose di Dio. Ma poi? Il peccato non può essere evitato? Un cristiano non può mortificare le opere del corpo, o Cristo purificarci dai nostri peccati? Il prossimo particolare su cui indagare è...

(II.) Se sia necessario e quindi possibile per un servo di Dio odiare il male ed evitarlo? "Chi dice di non aver peccato è bugiardo"; Ma poi? Poiché un uomo ha peccato, non ne consegue che debba farlo sempre. "Va' e non peccare più", dice Cristo. Si confessa il caso "che tutti hanno peccato"; Ma non c'è rimedio? Dio non voglia. C'era un tempo benedetto a venire, ed è arrivato da molto tempo; "Ancora un poco e l'iniquità sarà tolta dalla terra, e la giustizia regnerà in mezzo a voi"; Perché questo è il giorno del Vangelo. Quando Cristo viene a regnare nel nostro cuore per mezzo del Suo Spirito, Dagon e l'Arca non possono stare insieme, non possiamo servire Cristo e Belial. Come nello stato di natura non abita in noi alcuna cosa buona, così quando Cristo regna in noi nessuna cosa malvagia può dimorare. "Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantato sarà sradicata". "Agli uomini questo è impossibile, ma a Dio ogni cosa è possibile". Come c'è uno stato di carnalità in cui l'uomo non può che obbedire alla carne; Quindi c'è uno stato di spiritualità, quando il peccato è morto e la giustizia è viva. In questo stato la carne non può prevalere più di quanto lo spirito possa prevalere nell'altra. Alcuni uomini non possono fare a meno di scegliere di peccare (CAPITOLO 8:7) ; ma noi non siamo nella carne, e se camminiamo nello Spirito non adempiremo le concupiscenze della carne (vedere 1Giovanni 3:9; Matteo 7:18. Tramite Cristo che ci rafforza possiamo fare ogni cosa. Quindi è necessario e possibile mortificare il peccato e sfuggire alla schiavitù del "bene che vorrei non fare", ecc

(III.) In che misura ciò deve essere effettuato, poiché nessun uomo può dire di essere totalmente libero dal peccato. La giustizia di tutti gli uomini sarà trovata ingiusta se Dio entrerà in giudizio con noi: quindi, dopo la nostra innocenza, dobbiamo pregare per il perdono. Ma per quanto riguarda gli uomini buoni, la questione non è se Dio non possa o no biasimarli per la loro indiscrezione, o rimproverarli per una parola stolta e un'azione negligente, un cuore timoroso e una fede tremante; queste non sono le misure con cui Egli giudica i Suoi figli; ma la domanda è: un uomo che è avido, orgoglioso o intemperante, può allo stesso tempo essere un figlio di Dio? Certamente non può. Ma allora sappiamo che Dio ci giudica per mezzo di Gesù Cristo, cioè con l'aiuto della misericordia, con l'occhio del perdono, con le sentenze di un padre. Secondo le misure del Vangelo Egli "giudicherà ogni uomo secondo le sue opere". Queste misure sono: 1. In generale, questo. L'innocenza di un cristiano deve sempre essere misurata dalle chiare linee dei comandamenti, ma non deve essere presa in considerazione dalle opinioni affettuose incerte e dagli scrupoli di persone zelanti o timorose. Alcuni uomini dicono che ogni inclinazione naturale verso un oggetto proibito è un peccato; Se è così, allora un uomo pecca sia che resista alle sue inclinazioni o no. E non c'è differenza se non questa: chi cede, pecca più grande; e chi non cede mai, ma continua a combattere, pecca più spesso: per questo il fatto stesso del nostro dovere suppone il peccato. Ma Dio ci giudica solo in base al comandamento che viene dall'esterno e dalla coscienza che è in dentro. Egli non ha mai inteso che le Sue leggi fossero una trappola per noi. Egli esige da noi un cuore sincero e un lavoro sincero nell'opera dei Suoi comandamenti: ci invita a evitare tutto ciò che la Sua legge proibisce e la nostra coscienza condanna

(2.) In particolare: (1) Ogni cristiano è tenuto ad arrivare a uno stato tale da non avere in sé alcuna abitudine di alcun peccato. Il nostro vecchio uomo deve essere crocifisso; Il corpo del peccato deve essere distrutto. (2) Colui che commette un peccato per scelta e deliberazione è un nemico di Dio, e sotto il dominio della carne. (3) Ogni cristiano dovrebbe raggiungere uno stato tale da non peccare mai, nemmeno per passione, cioè nessuna passione dovrebbe indurlo a scegliere un peccato. (4) Il cristiano deve sforzarsi di ottenere un dominio così grande sui suoi peccati da non essere sorpreso all'improvviso. Questo è davvero un lavoro di tempo, ed è bene se mai viene fatto, ma deve essere tentato

(IV.) Con quali strumenti tutto questo deve essere fatto

(1.) Fede. Chi ha fede come un granello di senape può rimuovere le montagne: "Ogni cosa è possibile a chi crede". Preghiamo nel Te Deum: "Concedi, o Signore, di custodirci oggi senza peccato". Abbiamo fede quando preghiamo così? 2. Vigilanza: fuggendo dalla tentazione, essendo sempre ben impiegato e riponendo provviste di ragione e religione

(3.) La mortificazione del peccato, che dovrebbe essere così completa che nessun gruzzolo, nessun principio di esso o affetto ad esso, sia lasciato volontariamente o con noncuranza. Ma se il peccato viene sradicato in questo modo, alcuni sostengono che diventeremo orgogliosi. Ma come dovrebbe sorgere l'orgoglio se non ci fossero più residui di peccato? Un medico lascerà di proposito le reliquie di una malattia e fingerà di farlo per prevenire una ricaduta? Non è più probabile una ricaduta se la malattia non è completamente curata? 4. Esperimento. Non diciamo mai che non possiamo liberarci dal nostro peccato prima di aver fatto tutto il possibile per distruggerlo. Mettete la questione alla prova e confidate nell'assoluta sufficienza della grazia

(5.) Cautela riguardo ai pensieri e ai desideri segreti. "La concupiscenza, quando è concepita, genera la morte"; ma se viene soppressa nel concetto, non porta a nulla

(6.) Se il peccato ha preso il potere di te, considera fino a che punto ha prevalso; anche se solo un po', la battaglia sarà più facile e la vittoria più certa. Ma poi assicurati di farlo accuratamente. Se il peccato ha prevalso grandemente, tu hai molto da fare; quindi comincia presto. Conclusione: Ogni uomo buono è una nuova creatura, e il cristianesimo è una struttura divina e un temperamento di spirito, per il quale, se preghiamo di cuore e otteniamo, troveremo tanto difficile e inquieto peccare quanto ora pensiamo di astenerci dai nostri peccati più piacevoli. (Jeremy Taylor.)

21 CAPITOLO 7

Romani 7:21-25

Trovo allora una legge, secondo la quale, quando voglio fare il bene, il male è presente in me

Non c'è parola con cui siamo più familiari di "conflitto". Vediamo conflitti dappertutto; tra gli elementi della natura, le bestie e gli uccelli, le nazioni e le famiglie. Nell'arena della vita politica, mercantile e sociale c'è sempre un conflitto incessante tra interessi e volontà contrapposte. Ma non c'è lotta così aspra come quella che si svolge nell'anima tra i principi del bene e del male

(I.) Il motivo della lamentela del cristiano. "La legge nelle sue membra", che - 1. Gli impedisce di raggiungere quel livello di eccellenza che gli viene presentato nella Parola di Dio. Egli "non può fare le cose che vorrebbe". Il suo desiderio è quello di essere perfettamente conforme alla legge di Dio, ma è ostacolato da inclinazioni corrotte, e spesso viene tradito in atti che deplora amaramente

(2.) Ostacola il pieno sviluppo della sua vita spirituale. Ogni cristiano ha il contorno dell'immagine di Cristo. Proprio come la quercia è ripiegata all'interno della ghianda; proprio come il primo raggio di luce è il precursore sicuro del mezzogiorno; Come nel bambino c'è l'uomo, così nella grazia sono tutti gli elementi della gloria. L'imperfezione dell'immagine di Cristo nel cristiano deriva unicamente dalle corruzioni della sua natura; quindi è come il sole oscurato da una nebbia, o una pianta la cui vitalità è compromessa da un'atmosfera velenosa. La luce più brillante brucia solo fiocamente se l'atmosfera è impura, e uno strumento stonato emetterà note discordanti, anche se la mano di un maestro dovrebbe spazzare le corde. È questa natura corrotta che indebolisce la tua fede, contrae la tua conoscenza e smorza il tuo zelo

(3.) Produce molto disagio mentale. Come può esserci pace quando c'è una guerra costante all'interno? Come può "un Dio santo" guardare con approvazione esseri così peccatori? Da qui il dubbio, lo scoraggiamento e la paura. Inoltre, a volte si avverte ansia per l'esito del conflitto

(II.) La fonte della speranza del cristiano

(1.) La liberazione dal potere del male viene a noi dall'esterno, non dall'interno. Il peccato non opera mai la sua cura, né il peccatore si libera mai dalla sua miserabile schiavitù. Un veleno può perdere la sua virulenza, e per un arto rotto o ferito la natura ha un'arte curativa. Ma chi ha mai sentito parlare del peccato che muore dall'anima? 2. Questa liberazione ci è concessa da Dio per mezzo di Cristo. In nessun altro modo si può ottenere la liberazione dal potere del peccato. Un uomo che non ha nulla da opporre alla tentazione se non la forza della sua volontà, o la sua paura delle conseguenze, è come un uomo che cammina sul ghiaccio sottile. Il cristianesimo trova un male infinito e propone un rimedio infinito. Vedendoci sotto il dominio del peccato, ci provvede la liberazione, perché "se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi". E lo fa attraverso il Suo Spirito. Ciò di cui abbiamo bisogno non è una riforma esterna, come l'effetto della legge o dei precetti morali, ma un cambiamento interiore e spirituale. E solo Dio può farlo. Non importa quale sia il male che temi, con la grazia di Dio potete vincerlo

(3.) Questa liberazione sarà progressiva e alla fine definitiva. Ci possono essere molte vittorie e sconfitte alternate; ma coraggio, il lavoro è cominciato, e alla fine arriverà la libertà perfetta. (H. J. Gamble.)

Il conflitto interiore: - Nota -

(I.) Il desiderio principale di tutti i veri credenti: "farebbero del bene". 1. Ogni vero cristiano sarebbe conforme alla volontà di Dio nel cuore e nella vita. Qualunque progresso abbia fatto, è ancora consapevole della deficienza e preme per ottenere risultati più elevati

(2.) Il principio spirituale impartito nella rigenerazione ha una tendenza necessaria a ciò che è buono. Ciò che l'intelligenza illuminata approva, la volontà santificata preferisce

(3.) Questa inclinazione prevalente della volontà verso ciò che è buono è un segno manifesto della grazia divina, perché è Dio che opera in noi per volere. La volontà è l'uomo, e l'obbedienza alla volontà è l'obbedienza dell'uomo 2Corinzi 8:12

(II.) Gli impedimenti a questo desiderio: "il male è presente in me". 1. Discorsi improvvisi e inopportuni della mente, che ci inadattano e ci indispongono al dovere Giobbe 15:12; Geremia 4:14

(2.) Gelosie e sospetti increduli, sia rispetto a noi stessi che a Dio. La fede anima l'anima, ma l'incredulità indebolisce e distrugge le sue energie. Se l'anima fa qualche sforzo verso il cielo, questo le tarpa le ali Salmi 42:5; 73:13; 87:9

(3.) Motivi indegni e fini sinistri. Corriamo il pericolo di essere influenzati dall'egoismo, dall'orgoglio o dalla legalità in tutti i nostri doveri religiosi; e prima che ce ne rendiamo conto vengono contaminati da qualche male che è presente in noi ( Isaia 58:3 ; Zaccaria 7:5). 4. Pensieri e preoccupazioni mondane. Se non decliniamo l'invito del Vangelo e andiamo nelle nostre fattorie e nei nostri buoi, le nostre fattorie e i nostri buoi verranno da noi. Nel correre la corsa cristiana dobbiamo mettere da parte ogni peso e il peccato che facilmente ci assale; e il mondo è un peso sufficiente per impedire il nostro progresso spirituale Salmi 119:25

(III.) La ragione per cui le conquiste dei credenti sono così inadeguate ai loro desideri e desideri. "Trovo allora una legge", che quando voglio fare il bene, il male è presente in me

(1.) Questa "legge" è il peccato insito, che si dice sia: (1) Una legge nelle membra (ver. 23), non solo perché risiede nelle membra, ma perché le impiega al suo servizio. (2) La legge del peccato e della morte, essendo quella che spinge al peccato e conduce alla morte Romani 8:2; Giacomo 1:15

(2.) È una legge dentro di noi, che portiamo con noi nell'armadio, nel tempio, nella città, nel deserto e persino in un letto malato e morente. Si mescola con i nostri doveri più preziosi e rovina i nostri godimenti più dolci. Fa di questo mondo un Bochim, un luogo di lacrime Romani 7:24; 2Corinzi 5:2

(3.) Il peccato insito ha ancora forza di legge, mantenendo un completo ascendente su ogni cuore non rinnovato; e sebbene non fosse una legge per Paolo, tuttavia era una legge dentro di lui, e la fonte della vessazione quotidiana. Conclusione:1. Vediamo che il cristiano è meglio conosciuto per quello che vuole essere che per quello che è realmente. Se il suo progresso fosse tanto rapido quanto forti sono i suoi desideri, come sarebbe felice! 2. I migliori uomini non hanno bisogno di essere orgogliosi delle loro prestazioni, ogni opera è rovinata nelle loro mani

(3.) Poiché i santi sulla terra non hanno alcuna perfezione in se stessi, siano grati per quella perfezione che hanno in Cristo Colossesi 2:10). 4. Vediamo la differenza tra l'ipocrita e il vero cristiano. Il peccato ha il consenso della volontà nell'uno, ma non è così nell'altro

(5.) Non c'è da meravigliarsi se in mezzo ai conflitti e ai pericoli dello stato attuale il cristiano desidera essere in cielo Romani 8:22, 23. (B. Beddome, M.A.)

Il conflitto interiore:

(I.) La condizione del peccatore risvegliato

(1.) Miserabile

(2.) Salutare

(3.) Speranzoso. 4. Pericoloso

(II.) La sorprendente scoperta del peccatore risvegliato. Egli trova-1. Che non è libero di fare il bene

(2.) Che il male predomina su di lui

(3.) Che questa è la legge della sua natura corrotta

(III.) Il felice cambiamento operato da Cristo nel cuore del peccatore risvegliato

(1.) Alla condanna segue la pace

(2.) Dolore per gioia

(3.) Lamentarsi per gratitudine. 4. Conflitto per conquista. (J. Lyth, D.D.)

La lotta quotidiana: - Una "legge" qui significa una cosa abituale: come noi parliamo delle leggi della natura, le leggi dell'elettricità, ecc.

(I.) La legge dell'uomo nuovo

(1.) Il cristiano "farebbe del bene", ecc. I desideri sono un indice degli affetti. Se un uomo ama una cosa, desidera quella cosa. La madre separata dal figlio desidera di nuovo il figlio; Il patriota, lontano dal suo paese, desidera e cerca di tornarvi. Il figlio di Dio farebbe del bene, non solo per sfuggire all'inferno, ma perché ha un amore per la santità

(2.) Si diletta in ciò che è buono (ver. 22) . "Oh, quanto amo la Tua legge!" è il linguaggio di tutti i figli di Dio. Ciò che eccita la ripugnanza della mente non rinnovata è delizioso per la nuova mente. "Lo adoro, anche se i miei sforzi massimi mi mostrano solo quanto sono lontano dalla sua perfezione; Lo accolgo con favore, anche se lo condanna, e desidero ardentemente svegliarmi dopo la sua immagine perfetta". 3. Fa davvero del bene. Non abbiamo il diritto di usare un linguaggio inferiore a quello usato da Dio; e quindi ogni figlio di Dio è chiamato a fare il bene, e può fare il bene, e Dio si compiace del bene che fa. Dio ascolta le preghiere e le lodi del Suo popolo e si compiace di esse. Dio segna le fatiche d'amore del Suo popolo e lo ricompenserà. Nella misura in cui tutto ciò che facciamo è della nuova natura, è buono, perché tutto ciò che è dello Spirito è spirituale, e tutto ciò che scaturisce dalla nuova natura è di Dio; "Poiché noi siamo opera sua, creati di nuovo in Cristo Gesù per le opere buone". E non solo, ma essendo una legge, dura, ed essendo duraturo, persevererà nel fare il bene. "Chi avrà perseverato sino alla fine, sarà salvato".

(II.) Ma affinché il cristiano possa conoscere il conflitto che deve sostenere, guardiamo la legge del vecchio uomo: "Trovo una legge, secondo la quale, quando voglio fare il bene, il male è presente in me". 1. Ora, questo non è il mero senso della coscienza naturale che di tanto in tanto rimprovera e poi le inclinazioni malvagie sorgono e scoppiano come le acque quando vengono arginate; poiché il conflitto spirituale si risolve in una vittoria abituale, non dico invariabile. Se un uomo fosse tutto santo, come lo sarà in cielo, non ci sarebbe conflitto; ma se un uomo è un rampollo celeste innestato dallo Spirito sulla vecchia natura, così che il vecchio stelo è ancora corrotto, mentre i nuovi rami del nuovo albero sono santi, e quindi il loro frutto buono, allora rimarrà il vecchio stelo. Ancora nel vecchio uomo le immaginazioni, i desideri, gli affetti, i motivi, sono sempre verso il basso, verso la terra, verso il peccato; i desideri, le aspirazioni, gli affetti, le speranze dell'uomo nuovo sono puri, rivolti al cielo e a Dio: così hai l'uomo com'era, e l'uomo nuovo come è per grazia. Nessun uomo da questa parte del cielo è fuori dalla portata del peccato e dal pericolo della tentazione. L'opportunità di agire in base all'inclinazione peccaminosa può indurre il migliore degli uomini a cadere nel peccato

(2.) Allora abbiamo un mondo malvagio. Questo mondo che è sempre intorno a noi, nelle nostre famiglie, nelle relazioni, negli affari; il mondo con tutto il suo spettacolo e il suo orgoglio, che tenta alcuni con i suoi piaceri, che getta l'amo per altri con le sue ricchezze, che è un mondo allettante - quando il cristiano vuole fare del bene, è presente con lui

(3.) E quando il credente vuole fare il bene, lo spirito maligno è presente con lui. Satana con i suoi emissari sta cercando di ostacolare, molestare e distruggere. Conclusione:1. Questo non ci insegna forse che dobbiamo costantemente vegliare e pregare, per non entrare in tentazione? Se non avete considerato la vostra vita cristiana come un conflitto, non ne avete preso una giusta visione

(2.) E poi, non c'è in tutto questo un incoraggiamento ad andare continuamente a Colui nel quale abbiamo giustizia e forza? "Se qualcuno pecca, noi abbiamo un avvocato presso il Padre", ecc. (Can. Stowell.)

La schiavitù del peccato:

(I.) In cui consiste

(1.) La volontà desidera, approva, tenta ciò che è buono

(2.) Ma è sopraffatto e condotto prigioniero da ciò che è male

(II.) Perché è la fonte di tanta miseria? Perché rende l'uomo in disaccordo - 1. Con se stesso

(2.) Con la legge di Dio

(3.) Con il suo proprio interesse, portando condanna e morte

(III.) Come possiamo essere liberati da esso

(1.) Per grazia di Dio

(2.) Per Cristo. (J. Lyth, D.D.)

La legge del peccato nei credenti è un male sempre presente:

(I.) Che c'è un principio malvagio anche nel cuore dei veri credenti. Per natura è trattato come il nostro amico familiare (ver. 20); non come un viandante, o come uno straniero che si ferma per una notte. È sempre pronta a tradirci nel male, o a interromperci nel dovere, in modo che quando vogliamo fare il bene il male sia presente con noi, in ogni momento, in ogni luogo e in tutti i doveri

(II.) Questo principio costante ha la forza e il potere di una legge. Come la parola, quando applicata al principio della grazia, nel versetto 18, implica non solo la presenza, ma anche l'attività di esso; Quindi qui. E sebbene sia indebolita, tuttavia la sua natura non è cambiata, e questo ci insegna quali sforzi userà per riconquistare il suo antico dominio; e quale vantaggio ha contro di noi. "Ci assedia facilmente". Un detenuto può abitare in una casa, eppure non essere sempre immischiato; ma questa legge dimora in noi a tal punto che, quando con la massima serietà desideriamo esserne liberati, con la massima violenza essa si imporrà su di noi. "Pertanto chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere".

(III.) Sebbene questa legge sia naturalmente presente in tutti gli uomini, tuttavia è privilegio distintivo di alcuni sentirla e piangere continuamente sotto di essa

(1.) Quanto pochi sono quelli che se ne preoccupano! Come è naturale per noi, così la maggior parte degli uomini è pronta a immaginare, o che non ci sia un tale principio in loro, o che se esiste, non può essere peccaminoso, ma solo costituzionale. Altri la rappresentano come appartenente all'essenza stessa dell'anima, e concludono che è del tutto inutile che qualcuno lotti contro di essa. Ma il nostro apostolo distingue chiaramente tra il peccato e le facoltà dell'anima. L'abitante deve essere diverso dalla casa in cui abita

(2.) Se esiste una tale legge del peccato, è nostro dovere scoprirla. Che giova all'uomo avere una malattia e non scoprirla; un fuoco che giace segretamente nella sua casa e non lo sa? Quanto gli uomini troveranno in loro questa legge, tanto la aborriranno e non più. In proporzione alla loro scoperta di essa sarà la loro serietà per la grazia

(IV.) Che coloro che sentono questa legge malvagia, sempre presente con loro, si lamenteranno di più quando mirano meglio. Quando vorrei fare il bene, il male è presente in me. (J. Stafford.)

Il cuore, le sue aberrazioni: la bussola a bordo di un vascello di ferro è molto soggetta ad aberrazioni; eppure, nonostante ciò, il suo evidente desiderio è di essere fedele al polo. I veri cuori in questo mondo malvagio, e in questo corpo carnale, sono fin troppo inclini a deviare, ma mostrano ancora la loro tendenza interiore e persistente a puntare verso il cielo e Dio. A bordo delle navi di ferro è cosa comune vedere una bussola posta in alto, per essere il più possibile lontani dalla causa dell'aberrazione; un saggio suggerimento per elevare i nostri affetti e desideri; più ci si avvicina a Dio, meno si è influenzati dalle influenze mondane. (C. H. Spurgeon.)

Poiché mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore

Deliziati dalla legge:

(I.) Indica la tendenza del cuore

(II.) Può coesistere con molto male

(III.) Ha la sua piena espressione in una vita santa. (J. Lyth, D.D.)

Deliziatevi nella legge di Dio:

(I.) Perché? 1. Perché è la trascrizione della mente e della volontà di Dio nostro Padre

(2.) Perché è salutare e benefico sia per noi stessi che per gli altri

(3.) Perché è congeniale alla nostra natura rinnovata

(II.) Come si manifesta? 1. Studiandolo

(2.) Praticandolo

(3.) Cercando di portare gli altri sotto la sua autorità riconosciuta. La parola συνήδομαι è un'espressione molto forte, che implica vera simpatia e armonia interiore con i comandamenti. Si potrebbe anche parlare di una persona senza orecchio per la musica che si diletta negli oratori di Mendelssohn, come di uno morto nelle trasgressioni e nei peccati che si diletta nella legge divina. Nessuna persona non rinnovata si è mai dilettata nella legge come legge di Dio, e anche "nell'uomo interiore". Un ribelle può essere in grado di vedere la saggezza delle misure formulate dal monarca per guidare i suoi sudditi, ma non può dilettarsi in esse nel profondo della sua anima come le leggi che procedono dal trono. Per questo ci deve essere un cambiamento nella sua mente, deve diventare leale. (C. Neil, M.A.)

Dilettandosi nella legge di Dio:

(I.) Diversi significati del termine "legge". 1. Ciò che lega: quindi la legge di Dio come regola di vita, sia essa rivelata nelle Scritture o nel cuore

(2.) La legge distinta dai profeti

(3.) La legge distinta dal vangelo. 4. L'intera rivelazione di Dio contenuta nelle Scritture. Questo è il senso in cui la parola è spesso usata nei Salmi, e in cui ora la prendiamo

(II.) Cosa si intende per dilettarsi in esso. In generale questo è "considerare con viva soddisfazione e piacere". Ma ciò che l'espressione implica davvero, dipende dalla natura dell'oggetto. Il dilettarsi in un paesaggio esprime uno stato d'animo diverso dal dilettarsi con un amico, e il dilettarsi in una poesia dal dilettarsi nella legge di Dio. C'è-1. Un piacere estetico nelle Scritture come quello che Lowth esprime fortemente nella sua "poesia ebraica". Molti ammirano le storie, le profezie e i ritratti dei personaggi della Bibbia

(2.) Un piacere intellettuale nella saggezza delle sue leggi e istituzioni. I principi della sua giurisprudenza e del suo governo sono stati l'ammirazione degli statisti

(3.) Un semplice piacere nella purezza dei suoi precetti. Questo è esibito da coloro che negano la sua origine divina. Tutto questo è diverso da quello che si intende nel testo

(III.) Il vero diletto nella legge di Dio è dovuto all'influenza dello Spirito

(1.) Questo transito è: (1) un cambiamento soggettivo nella mente analogo all'apertura degli occhi dei ciechi; un tale cambiamento che impartisce il potere della visione spirituale. Questo non è sufficiente. Un uomo può avere il potere della visione in una stanza buia. (2) Produce una rivelazione della verità nella sua vera natura e nelle sue relazioni. Questo è sperimentato molto più abbondantemente in alcuni momenti che in altri

(2.) L'effetto di queste operazioni è: (1) Un'apprensione della verità e, di conseguenza, dell'origine divina della legge. (2) Un apprezzamento della sua eccellenza. (3) Un'esperienza del suo potere di santificare, consolare, guidare, ecc. (4) Un'acquiescenza in esso e gioire in esso come manifestazione del carattere di Dio, della regola del dovere, del piano di salvezza, della persona e dell'opera di Cristo e dello stato futuro. Conclusione: Più ci dilettiamo nella legge di Dio, più saremo conformi ad essa e meglio saremo in grado di insegnarla. (C. Hodge, D.D.)

Dilettarsi nella legge, un buon segno di un cuore misericordioso: - 1. Dell'uomo benedetto il Salmista dice Salmi 1 che "il suo diletto è nella legge del Signore", e perciò medita in essa, giorno e notte. Ciò che è il peso di un cuore carnale è la delizia dell'anima rinnovata. Questa fu la felice esperienza del nostro apostolo. Nel versetto precedente parla di un principio vivente dentro di lui, che vuole ciò che è buono. Qui egli porta avanti i suoi pensieri: perché dilettarsi nella legge di Dio è più che volere ciò che è buono

(2.) La parola, qui resa "delizia", non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. L'apostolo usa una parola non comune per esprimere una soddisfazione indicibile

(I.) È il carattere distintivo di un uomo buono, che si compiace della legge di Dio

(1.) I figli di Dio si dilettano nel conoscere e nel fare la volontà del Padre loro 1Giovanni 5:3

(2.) Come ogni figlio di Dio ha la sua misura di luce per contemplare l'eccellenza della legge divina, così ha la sua misura di gioia in essa

(3.) Se ami la legge di Dio, ne trarrai piacere, anche se ti condanna; Non vorrai che fosse cambiato con uno meno santo. Mediterai anche su di esso e studierai la conformità ad esso

(II.) Un vero diletto nella legge di Dio è una benedizione ineffabile

(1.) Una tale delizia deve scaturire dall'amore; e tu sai quanto l'amore sia studioso per piacere; preferendo la volontà dell'oggetto amato alla propria volontà. Così l'amore per Dio trasformerà ogni dovere in delizia

(2.) Questo diletto nella legge di Dio suppone un buon grado di conformità all'oggetto amato. In ogni amore sono necessarie tre cose. Bontà nell'oggetto, conoscenza di quella bontà e adeguatezza, o conformità. Queste tre cose unite generano amore e, se aumentano, produrranno quel diletto che il nostro apostolo professa nella legge di Dio

(3.) Questo diletto non può mai essere prodotto, se non vedendo la legge così com'è in Cristo. Era nel cuore di Cristo: "La tua legge è nel mio cuore". Vedendo la legge in Cristo, il credente unisce la legge con il vangelo, ed essi si abbracciano reciprocamente: mentre entrambi concordano di promuovere la felicità della creatura e la gloria del Creatore e Redentore

(III.) Sebbene questa delizia sia una prova della nostra conformità a Cristo, tuttavia il nostro apostolo non vorrebbe che la concepissimo troppo in alto nello stato attuale imperfetto. C'è qualcosa, anche negli stessi credenti, che non si diletta nella legge di Dio. Fin dove un uomo è santificato, fino a quando si diletterà nella legge di Dio, e non oltre. C'è carne e spirito nel migliore dei santi sulla terra. (J. Stafford.)

Le leggi opposte:

(I.) Il conflitto

(1.) È una lotta tra due istinti chiamati leggi. La legge di Dio vuole ottenere il dominio sull'anima. Ma la legge di natura resiste alla sua influenza

(2.) Questo conflitto origina il fatto della nostra duplice natura. L'uomo interiore è lo spirito della vita che ha naturalmente istinti e desideri celesti. Ma le "membra" composte dalla terra desiderano naturalmente le cose terrene. Quindi i due desideri si muovono in modi diversi

(3.) La lotta esiste a causa della caduta dell'uomo nel peccato. In origine la natura superiore dell'uomo era obbediente a Dio. Ha peccato per essersi arreso all'uomo esteriore. Attraverso i suoi istinti superiori che cedevano agli impulsi corporei, egli gettò al vento tutti i sentimenti più nobili dell'uomo interiore

(II.) La natura di questo conflitto

(1.) È, in un uomo cristiano, una lotta tra ciò che ama e ciò che odia, tra ciò che sa essere giusto e per il suo bene e ciò che sa sarà la sua rovina

(2.) Sebbene siamo consapevoli di questo fatto, troviamo tuttavia che la legge del peccato prevale. Nella guerra scopriamo che la legge spirituale, il desiderio e la conoscenza spesso hanno la peggio

(III.) Qual è l'influenza morale di questo inevitabile conflitto? 1. Per insegnarci a non aspettarci troppo in questo mondo. Non dobbiamo lasciarci abbattere dal fallimento. La metà di coloro che tornano lo fanno a causa dello scoraggiamento. Sono troppo ottimisti. Non dobbiamo considerare la vita in questo mondo come la vita in cielo, dove sarà senza tentazione. Ma... 2. Non dobbiamo rilassarci nelle nostre lotte. Il fatto di dover combattere dimostra che Dio non ha mai voluto che entrassimo in cielo senza fare qualcosa per dimostrare che siamo degni della ricompensa. Potremmo non essere in grado di ottenere una vittoria al momento, ma potremmo tenere testa e avanzare. Conclusione: Impariamo-1. Che non è sempre la conoscenza di ciò che è giusto né l'amore di ciò che è buono a salvare un uomo. L'uomo interiore può dilettarsi nelle cose divine, ma le cose mondane possono essere troppo forti per lui. Che cosa devi fare, allora? Combatti, lotta

(2.) Che desideriamo ardentemente quel tempo in cui la nostra natura superiore sarà vittoriosa e la nostra natura inferiore purificata

(3.) Com'è sciocco affrontare le tentazioni mondane con armi mondane. Il braccio di carne non può mai resistere alla carne. Gli argomenti, i ragionamenti, ecc., sono vani. 4. Apprezzare l'armatura celeste e l'influenza santificante dello Spirito Santo

(5.) Umiltà, e quella vittoria non è per i forti. (J. J. S. Bird, B.A.)

Perché sono così?-

(I.) In ogni vero cristiano il potere dominante in lui si diletta nella legge di Dio

(1.) La nuova natura non può peccare perché è nata da Dio. Siamo resi partecipi della natura divina, e quindi ci dilettiamo nella legge di Dio. (1) Non vorremmo che una sillaba di quella legge fosse modificata, anche se essa condanna come. Noi la percepiamo non come una verità stabilita dall'indagine, ma come una verità tutta radiosa, che risplende nella sua maestà. (2) Né vorremmo che la spiritualità della legge fosse in alcun modo compromessa. Non siamo solo soddisfatti della legge così come la leggiamo, ma dello spirito stesso della legge. Non pensa mai che Dio sia troppo esigente. (3) Non vogliamo avere alcuna dispensa dalla legge. Nella Chiesa di Roma le indulgenze sono considerate come una benedizione. Non chiediamo un simile favore. Una licenza, anche solo per un momento, non sarebbe che la libertà di lasciare i sentieri della luce e della pace per vagare nell'oscurità e nel pericolo. (4) Desideriamo osservare la legge secondo la mente di Dio. Se ci venisse proposto di avere tutto ciò che dobbiamo chiedere, il dono che dovremmo desiderare più di ogni altro è la santità

(2.) Ora, ogni cristiano che ha quel desiderio nella sua anima non sarà mai soddisfatto fino a quando quel desiderio non sarà soddisfatto, e... (1) Questo dimostra che ci dilettiamo nella legge di Dio dopo l'uomo interiore. (2) Questo, tuttavia, è dimostrato in modo più pratico quando il cristiano supera molti dei desideri della carne e della mente. Spesso, nello sforzo di essere santo, egli deve sottoporsi a una severa abnegazione; Ma lo fa allegramente. Quando un uomo è disposto a portare il biasimo per amore della giustizia, allora è che l'uomo dà prova di dilettarsi nella legge di Dio

(II.) Dove c'è questo diletto nella legge di Dio, c'è ancora un'altra legge nelle membra che sono in conflitto con essa. Paolo poté vederlo per primo, e poi dovette incontrarlo, e alla fine ne fu in una certa misura affascinato

(1.) C'è in ognuno di noi una legge di peccato. (1) Può essere visto anche quando non è in funzione, se i nostri occhi sono illuminati. Ogni volta che sento un uomo dire di non avere alcuna propensione a peccare, ne deduco subito che non vive in casa. A volte è dormiente. La polvere da sparo non esplode sempre, ma è sempre esplosiva. La vipera può essere arrotolata senza fare danni; ma ha un virus mortale sotto le zanne. (2) Il peccato generalmente irrompe all'improvviso, cogliendoci di sorpresa. (3) Ma nota che quando c'è più denaro in casa, allora è il momento più probabile per i ladri di entrare; E quando c'è più grazia nell'anima, il diavolo cercherà di assalirla. I pirati non erano abituati ad attaccare le navi quando uscivano per andare a prendere l'oro dalle Indie: le tendevano sempre in agguato quando tornavano a casa. Stiamo più attenti che nelle stagioni di tranquillità. (4) È notevole come il peccato si manifesti nel più santo dei doveri. Quando senti che devi pregare, non trovi a volte una riluttanza? Quando la vostra anima viene sviata con pensieri di cose divine, direttamente attraverso la vostra anima arriva un brutto pensiero. O forse si ottiene attraverso la propria devozione con molto diletto in Dio; ma subito si impadronisce della tua mente l'autocompiacimento di aver pregato così bene da dover crescere nella grazia. Forse, ancora una volta, non hai sentito alcuna libertà nella preghiera, e allora mormorerai che potresti anche smettere di pregare

(2.) E questa legge nelle sue membra "combatte contro la legge della mente". Ci devono essere due parti in una guerra. (1) Abbiamo conosciuto questa guerra in questo senso. È arrivato un desiderio sbagliato e noi lo abbiamo completamente detestato, ma ci ha seguito ancora e ancora. Siamo stati tormentati da dubbi, ma quanto più amaramente li abbiamo detestati, tanto più inesorabilmente ci hanno perseguitato. Forse, un sentimento orribile è avvolto in un epigramma ordinato, e allora perseguiterà la memoria, e noi ci sforzeremo di rimuoverlo invano. (2) Da dove vengono questi mali? A volte da Satana; Ma più comunemente la tentazione trae forza e opportunità dagli umori o dalle abitudini a cui è incline la nostra costituzione. (3) Ma la guerra condotta da questa natura malvagia non è sempre l'assedio continuo dell'anima, che a volte cerca di prenderci d'assalto. Quando saremo in guardia, verrà e ci attaccherà

(3.) Questa guerra portò Paolo prigioniero della legge del peccato. Non che intenda dire che ha vagato nell'immoralità. Nessun osservatore può aver notato alcun difetto nel carattere dell'apostolo, ma poteva vederlo in se stesso. È una cattività simile a quella degli Israeliti nella stessa Babilonia, quando si lascia che un figlio di Dio cada in qualche grande peccato. Ma, molto prima che si arrivi a quel passo, questa legge del peccato ci porta alla schiavitù sotto altri aspetti. Mentre stai lottando contro il peccato innato, i dubbi invaderanno il tuo cuore. Certo, se fossi un figlio di Dio, non sarei ostacolato nella devozione o andrei in un luogo di adorazione e non proverei alcun piacere. Oh, in quale schiavitù viene condotta l'anima quando permette al peccato innato di mettere in dubbio la sua sicurezza in Cristo

(III.) È di conforto che questa guerra sia una fase interessante dell'evidenza cristiana. Coloro che sono morti nel peccato non hanno mai dato prova di nessuna di queste cose. Questi conflitti interiori dimostrano che siamo vivi. L'uomo forte, mentre tiene la casa, la manterrà in pace. È quando uno più forte di lui viene ad espellerlo che c'è una lotta. Non essere depresso per questo. I migliori santi di Dio hanno sofferto proprio in questo modo. Guarda laggiù quei santi nelle loro vesti bianche! Chiedete loro da dove è venuta la loro vittoria. La consolazione più ricca viene dall'ultimo verso. Anche se la lotta può essere lunga e ardua, il risultato non è dubbio. Dovrai arrivare in paradiso combattendo per ogni centimetro del cammino; Ma ci arriverai. (C. H. Spurgeon.)

La guerra cristiana e la vittoria:

(I.) Un credente si diletta nella legge di Dio (versetto 22)

(1.) Prima che un uomo venga a Cristo, odia la legge di Dio (CAPITOLO 8:7) a causa di-(1) La sua purezza. Essa si oppone infinitamente a tutti i peccati. Ma gli uomini naturali amano il peccato, e perciò odiano la legge, come i pipistrelli odiano la luce e volano contro di essa. (2) La sua ampiezza. Si estende a tutte le loro azioni esteriori, visibili e invisibili; a ogni parola oziosa; agli sguardi dei loro occhi; si tuffa nelle caverne più profonde del loro cuore; Condanna le sorgenti più segrete del peccato e della lussuria che vi si annidano. (3) La sua immutabilità. Se la legge deludesse le sue esigenze, gli empi si compiacerebbero. Ma è immutabile come Dio

(2.) Quando un uomo viene a Cristo, tutto questo cambia. Può dire: "Mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore". "Oh, quanto amo la tua legge". "Mi diletto a fare la Tua volontà". Ci sono due ragioni per questo: (1) La legge non è più un nemico. "Cristo mi ha redento dalla maledizione della legge", ecc. (2) Lo Spirito di Dio scrive la legge sul cuore Geremia 31:33. Venire a Cristo ci toglie la paura della legge; lo Spirito Santo che entra nel nostro cuore fa dell'amore la legge".

(II.) Un vero credente sente una legge contraria nei suoi membri (ver. 23) . Quando un peccatore viene prima a Cristo, spesso pensa che non peccherà mai più. Un piccolo soffio di tentazione scopre presto il suo cuore, ed egli grida: "Vedo un'altra legge. Osservare-1. Quella che lui chiama "un'altra legge"; del tutto diversa dalla legge di Dio: "una legge del peccato" (ver. 25); "una legge di peccato e di morte" (CAPITOLO 8:2) . È la stessa legge che è chiamata "la carne" Galati 5:17 ; "l'uomo vecchio" Efesini 4:22 ; "le tue membra" Colossesi 3 ; "un corpo di morte" (ver. 24)

(2.) Ciò che la Sua legge sta facendo: "guerra". Non ci potrà mai essere pace nel petto di un credente. C'è la pace con Dio, ma la guerra costante con il peccato. A volte, infatti, un esercito giace in agguato silenzioso fino a quando non arriva un momento favorevole. Così le concupiscenze spesso rimangono tranquille fino all'ora della tentazione, e poi combattono contro l'anima. Il cuore è come un vulcano, a volte sonnecchia e non manda via altro che un po' di fumo; Ma presto il fuoco riesploderà. Satana avrà mai successo? Nella profonda sapienza di Dio la legge nelle membra a volte porta l'anima in cattività. Noè era un uomo perfetto e camminava con Dio, eppure era ubriaco. Abramo era l'"amico di Dio", eppure disse una bugia. Giobbe era un uomo perfetto, eppure fu provocato a maledire il giorno della sua nascita. E così con Mosè, Davide, Salomone, Ezechia, Pietro e gli apostoli. (1) Hai sperimentato questa guerra di guerra? È un chiaro segno dei figli di Dio. (2) Se qualcuno di voi geme sotto di esso-(a) Siate umiliati. (b) Lascia che questo ti insegni il tuo bisogno di Gesù. (c) Non scoraggiatevi. Gesù è in grado di salvarti fino all'estremo

(III.) Il sentimento di un credente durante questa guerra

(1.) Si sente infelice (ver. 24) . Non c'è nessuno al mondo più felice di un credente. Egli ha il perdono di tutti i suoi peccati in Cristo. Eppure, quando sente la piaga del suo cuore, grida: "O miserabile uomo che sono!" 2. Cerca la liberazione. Se la concupiscenza opera nel tuo cuore e tu giaci contento di essa, non sei nessuno di Cristo! 3. Ringrazia per la vittoria. In verità siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati; perché possiamo rendere grazie prima che la battaglia sia finita. (R. M. McCheyne, M.A.)

Peccato-conflitto con-vittoria su: - Abbiamo qui...

(I.) L'esperienza di Paul

(1.) Che c'erano dentro di lui due principi contrastanti

(2.) Che questi principi erano sotto la direzione di intelligenze opposte - "Guerra". Il conflitto non è una collisione tra forze cieche. In ogni guerra c'è intelligenza da entrambe le parti. La "legge della mente" è sotto la direzione del "Capitano" della nostra salvezza. Quella delle "membra" è sotto la direzione del diavolo. La "Guerra Santa" nella "Città dell'Uomo-anima" è più di un sogno poetico

(3.) Che la tendenza del peccato è quella di rendere gli uomini schiavi di se stesso. Quando si indulge al peccato per un certo periodo di tempo, la forza di resistenza si indebolisce e l'uomo diventa la preda impotente del nemico. Ne sono testimoni gli avari, i sensuali, i mangiatori d'oppio, gli ubriaconi, ecc. La presa del peccato è tenace. Si riunisce, anche, dopo molte sconfitte, e si aggrappa con ostinazione mortale spesso a coloro che sono più "valorosi per la verità".

(II.) Le emozioni di Paolo di fronte alle sue esperienze. Sentiva... 1. "Miserabile." 2. Ripugnante. Il peccato era odioso come lo è un cadavere per gli uomini viventi

(3.) Impotente. "Chi mi libererà?" 4. Senza speranza. L'intero verso sembra un lamento di disperazione. "Chi lo farà," &c

(III.) La liberazione di Paolo. "Ringrazio Dio", ecc. L'ora più buia è più vicina all'alba. Questa liberazione fu-1. Da Dio. Solo Dio ne è capace. "Chi può perdonare i peccati se non Dio?" È Lui solo che ci dà la vittoria, ecc.

(2.) Per Cristo. Paolo non conosceva altro modo. La sua buona vita morale Filippesi 3, la sua cultura mentale Atti 17, il suo zelo per la causa di Dio 2Corinzi 11 ; In nessuna di queste spera

(IV.) La deduzione di Paolo dal tutto. "Così dunque con la mente", ecc. La vittoria è a portata di mano. Il nemico viene sbaragliato dalla cittadella

(1.) La parte migliore della sua natura, la parte immortale, era al servizio di Dio

(2.) Solo la parte inferiore - le membra mortali della carne - erano in qualche senso al servizio del peccato. (R. T. Howell.)

Vittoria in mezzo alla lotta: - 1. Tale è l'estenuante conflitto che la caduta di Adamo comportò per tutti i nati sulla via della natura. In paradiso non c'era disturbo; Dio li aveva fatti per Sé, e nulla si era frapposto tra loro e Dio. Essi non conoscevano il peccato, e quindi non sapevano che cosa significasse peccare; Non potevano nemmeno temere il peccato che non conoscevano. L'uomo ha vissuto come ha voluto, poiché ha voluto ciò che Dio ha comandato; ha vissuto godendo di Dio, e da lui, che è buono, è stato buono

(2.) Cadere ha alterato l'intero volto dell'uomo. Facile era il comando da mantenere. Più pesante era la disobbedienza che non manteneva un comando così facile. E così, poiché l'uomo si ribellò a Dio, perse il comando su se stesso. Non avrebbe avuto il servizio gratuito, amorevole e beato di Dio; e così fu sottoposto all'odioso e irrequieto servizio del suo sé inferiore. Ogni facoltà divenne disordinata. Eppure c'è, anche nell'uomo non rigenerato, qualche traccia dei legami del suo Creatore. Non può servire veramente Dio, ma non può, fino a quando non ha completamente distrutto la vita della sua anima, servire tranquillamente il peccato. Eppure, "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita" sono i più potenti. Egli obbedisce, anche se controvoglia, alla "legge del peccato" che aveva preso su di sé; non del tutto perduta, perché non volontariamente

(3.) Tale era il nostro stato per natura, per guarire il quale è venuto il nostro Redentore. Egli ha voluto ristabilirci; ma non ha voluto ristabilirci senza il costo e la prova dei nostri. Egli vuole che sappiamo quanto sia dolorosa la ribellione contro Dio. Egli vuole restituirci il dominio su noi stessi, ma attraverso noi stessi; per darci la vittoria, ma vincendo in noi. Il conflitto allora rimane. Non avere lotte sarebbe un segno non di vittoria, ma di schiavitù, non di vita, ma di morte. Ma lo stato di dimora di cui parla Paolo non può essere quello in cui un cristiano dovrebbe essere. "Essere venduti sotto il peccato" (che si dice solo dei più malvagi tra i malvagi re d'Israele), essere "carnali", "servire con la carne la legge del peccato", essere "portati in schiavitù ad essa", non può essere il nostro stato come figli di Dio e membri di Cristo. Se così fosse, dov'era la "libertà con la quale Cristo ci ha resi liberi"? A che scopo sarebbero i doni dello Spirito Santo, il potere di Cristo in noi, la Sua armatura di giustizia, con la quale Egli ci comprime? No! la fine del conflitto cristiano non deve essere la sconfitta, ma la vittoria. Ci sono, dice un antico padre, quattro stati dell'uomo. Nel primo, l'uomo non lotta, ma è sottomesso; nel secondo, si dibatte, ed è ancora sottomesso; nel terzo, lotta e sottomette; nel quarto, non deve più lottare. Il primo stato è la condizione dell'uomo quando non è sotto la legge di Dio. Il secondo è il suo stato sotto la legge, ma non con la pienezza della grazia divina. La terza, in cui egli è in gran parte vittorioso, è sotto la piena grazia del vangelo. Il quarto, della tranquilla libertà da ogni lotta, è nella pace benedetta ed eterna. 4. Ma per quanto qualcuno sia sotto il potere della grazia, essi, mentre sono nella carne, devono ancora avere un conflitto. Non sarebbe uno stato di processo senza conflitto. In noi, anche se rinati da Dio, rimane tuttavia quella "infezione della natura per cui il desiderio della carne non è soggetto alla legge di Dio". "Se diciamo di non avere peccato, inganniamo noi stessi". 5. Eppure, per questa stessa verità, alcuni ingannano, altri si angosciano a torto. Discutono in modi opposti. Abbiamo una natura pronta a scoppiare nel peccato, a meno che non sia trattenuta dalla grazia. Ma per grazia può essere trattenuto sempre di più. Ciò che è male dovrebbe essere continuamente diminuito; Ciò che è buono dovrebbe essere rafforzato. Eppure questa infezione dentro di noi, sebbene sia della "natura del peccato", a meno che la nostra volontà non acconsenta ai suoi suggerimenti; e fintantoché, per grazia di Dio, lo dominiamo, non è peccato, ma l'occasione delle vittorie della Sua grazia. Le persone si angosciano non possedendo questo; Si ingannano se stessi se ne fanno l'occasione di disattenzione. L'uno dice: "La mia natura è peccaminosa, e quindi sono l'oggetto del dispiacere di Dio", l'altro: "La mia natura è peccaminosa, e quindi non posso farne a meno, e non sono l'oggetto del dispiacere di Dio, anche se faccio ciò che è sbagliato". L'uno scambia la peccaminosità della natura per il peccato attuale, l'altro scusa il peccato attuale perché la sua natura è peccaminosa. Ognuno di essi è falso. Un uomo non è l'oggetto del dispiacere di Dio, a causa dei resti della sua corruzione innata, se egli si sforza seriamente di farlo. Se non si sforza seriamente con essa, è l'oggetto del dispiacere di Dio, non a causa della peccaminosità della sua natura, ma a causa della sua negligenza riguardo a quella peccaminosità della natura, o del suo peccaminoso concorso con essa. Nulla è peccato per noi se non ha il consenso della volontà. Allora, ci troveremo ad avere questo conflitto; non dobbiamo, per grazia di Dio, essere sconfitti in nessuno dei peccati più gravi

(6.) Questo conflitto è continuo. Si diffonde in tutta la vita e in ogni parte dell'uomo. L'uomo lo assediava da tutte le parti. Nessun potere, facoltà, senso, ne è esente. Ma sebbene tutto l'uomo sia assediato in questo modo, il suo io interiore, dove Dio abita, è circondato, ma non vinto, a meno che la sua volontà non lo consenta. "Il peccato giace alla porta". Il testamento tiene chiusa la porta; Solo la volontà apre la porta. Se tu stesso non apri la porta, il peccato non può entrare. Sottometti la tua volontà a Dio, e Dio sottometterà a te questa volontà contraria. Non puoi avere la vittoria se non sei assalito. Non temere. Piuttosto, puoi prenderlo come un segno dell'amore di Dio, che ti mette in conflitto. Egli ti sosterrà per la Sua mano, quando le onde saranno tumultuose. Così avrai la vittoria per mezzo del Suo Spirito. (E. B. Pusey, D.D.)

Ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente

La duplice natura e il duello interiore:

(I.) Ci sono in tutti i credenti due principi

(1.) La prima in ordine di tempo è l'antica natura di Adamo. Nasce dalla carne e con la carne. Alcuni immaginano che debba essere migliorato, gradualmente domato e santificato; ma è inimicizia contro Dio, e non è riconciliata con Dio; Né l'uno né l'altro, in verità, può esserlo. (1) Questa vecchia natura vive nelle nostre membra; Il suo nido è il corpo, e lavora attraverso il corpo. Ci sono certi nostri appetiti che sono perfettamente permessi, anzi, persino necessari; Ma possono essere facilmente spinti a estremi peccaminosi. (2) Il peccato che si annida nella carne si indebolirà in proporzione all'aumento del principio santo; e non deve mai essere tollerato o scusato, ma dobbiamo combattere contro di esso, e conquistarlo

(2.) Quando nasciamo di nuovo, viene lasciato cadere nella nostra anima il seme vivente e incorruttibile della Parola di Dio. È affine alla natura divina e non può peccare, perché è nata da Dio. È in inimicizia mortale con la vecchia natura, che alla fine distruggerà; ma ha il suo lavoro da fare, che non sarà compiuto tutto in una volta

(II.) L'esistenza di questi due principi richiede un conflitto. Il leone non giacerà con l'agnello. Il fuoco non sarà in buoni rapporti con l'acqua. La morte non parlerà con la vita, né Cristo con Belial. La doppia vita provoca un duello quotidiano

(1.) Il conflitto non è avvertito da tutti i giovani cristiani all'inizio. La vita cristiana può essere divisa in tre tappe. (1) Quella del conforto, in cui il giovane cristiano si rallegra nel Signore. (2) Quello del conflitto. Più ce n'è, meglio è. Invece di essere bambini in casa, siamo cresciuti e siamo diventati uomini, e quindi dobbiamo andare in guerra. Secondo l'antica legge, quando un uomo si sposava, o costruiva una casa, era esonerato dal combattere per una stagione, ma quando questa era finita, doveva prendere il suo posto nei ranghi; e così è per il figlio di Dio. (3) Quella della contemplazione; in cui il credente si siede a riflettere sulla bontà del Signore verso di lui, e su tutte le cose buone che gli sono riservate. Questa è la terra di Beulah, che Bunyan descrive come situata sul bordo del fiume, e così vicina alla Città Celeste che si può sentire la musica e sentire i profumi dei giardini dei beati. Si tratta di una fase che non dobbiamo aspettarci di raggiungere in questo momento

(2.) La ragione della lotta è questa; La nuova natura entra nel nostro cuore, per governarlo, ma la mente carnale non è disposta ad arrendersi. Viene eretto un nuovo trono, e il vecchio monarca, messo fuori legge e costretto a nascondersi nei buchi e negli angoli, dice a se stesso: "Non voglio questo. Riavrò di nuovo il trono". (Leggi la "Guerra Santa"). E lasciate che vi avverta che la carne può farci molto male quando sembra che non ne stia facendo alcuna. Durante la guerra i genieri e i minatori lavorano sotto una città, e quelli all'interno dicono: "Il nemico è molto tranquillo; A cosa possono stare?" Conoscono abbastanza bene il loro mestiere e stanno preparando le loro mine per colpi inaspettati. Perciò un vecchio divino diceva di non aver mai avuto paura di un diavolo come di nessun diavolo. Essere lasciati soli tende a generare un marciume secco nell'anima

(III.) Questa guerra a volte ci porta alla prigionia. Questo a volte consiste in... 1. Il sorgere stesso della vecchia natura. La vecchia natura ti suggerisce qualche peccato: odi il peccato e disprezzi te stesso per esserti esposto ad essere tentato in questo modo. Il fatto stesso che un tale pensiero abbia attraversato la vostra mente è schiavitù del vostro puro spirito. Tu non cadi nel peccato; Ti scrolli di dosso il serpente, ma senti la sua melma sulla tua anima. Che differenza. Una macchia d'inchiostro sul mio cappotto che nessuno percepisce; ma una goccia su un fazzoletto bianco tutti si accorgono subito. Il passaggio stesso della tentazione su un'anima rinnovata la porta in cattività. Vidi a Roma una fotografia molto grande e ben eseguita di una strada e di un antico tempio; ma notai che proprio di fronte c'era la traccia di un mulo e di un carretto. L'artista aveva fatto del suo meglio per impedirlo, ma c'era il fantasma di quel carro e di quel mulo. Un osservatore non esperto d'arte potrebbe non notare il segno, ma un artista attento, con un alto ideale, è irritato nel vedere la sua opera così rovinata; e così con le macchie morali, ciò che l'uomo comune pensa una sciocchezza sia un grande dolore per il figlio di Dio dal cuore puro, e ne è portato in cattività

(2.) La perdita della gioia attraverso il risorgere della carne. Vuoi cantare le lodi di Dio, ma la tentazione arriva, e devi combattere con essa, e il canto lascia il posto al grido di battaglia. È il momento della preghiera, ma in qualche modo non riesci a controllare i tuoi pensieri. Nella santa contemplazione cerchi di concentrare i tuoi pensieri, ma qualcuno bussa alla porta, o un bambino inizia a piangere, o un uomo inizia a macinare un organo sotto la tua finestra, e come puoi meditare? Tutte le cose sembrano essere contro di te. Piccole questioni esterne che sono insignificanti per gli altri si riveleranno spesso terribili disturbatori del vostro spirito

(3.) Peccato attuale. Facciamo, nei momenti di dimenticanza, ciò che disfaremmo volentieri, e diciamo ciò che disprezzeremmo volentieri. Lo spirito era volenteroso, ma la carne era debole; e allora la conseguenza è, per un figlio di Dio, che si sente prigioniero. Ha ceduto a tradimenti e ora, come Sansone, i suoi capelli sono stati tagliati. Esce per scuotersi come aveva fatto prima, ma i Filistei gli sono addosso, e sarà una cosa felice per lui se non perderà gli occhi e non verrà a macinare al mulino come uno schiavo

(IV.) Questa guerra, e questo trionfo occasionale della carne, ci fanno guardare a Cristo per la vittoria. Ogni volta che c'è una questione tra me e il diavolo, il mio modo costante è quello di dire all'accusatore: "Beh, se non sono un santo sono un peccatore, e Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, quindi andrò a Cristo, e guarderò a Lui di nuovo". Questo è il modo per vincere il peccato, così come per vincere la disperazione; perché, quando la fede in Gesù tornerà nella tua anima, sarai forte per combattere e otterrai la vittoria. (C. H. Spurgeon.)

Il conflitto nelle persone fisiche e spirituali: - Nota qui - 1. I combattenti o i campioni: la legge della mente e la legge delle membra. Grozio distingue una quadruplice legge: (1) La legge di Dio; riportato nella Scrittura. (2) La legge della mente; il giudizio tra le cose oneste e disoneste. (3) La legge dei membri; l'appetito carnale o sensuale. (4) La legge del peccato; l'usanza di peccare. A completamento di ciò dobbiamo aggiungere: (5) La legge del peccato originale propagata per generazione, che è rafforzata dalla consuetudine e, insieme al nostro appetito sensuale depravato, costituisce la legge del peccato. (6) La legge della grazia santificante infusa nella rigenerazione; che completa la legge della mente

(2.) L'uguaglianza di questa lotta; il peccato che abita in casa combattendo contro la grazia in casa, essendo una battaglia campale, in cui alcune grazie e corruzioni portano l'ufficio di comandanti, altre di soldati comuni

(3) La disparità della lotta, gestita attraverso la "ribellione" da parte del peccato, attraverso la lealtà e l'autorità da parte della grazia. 4. La dubbia lotta, entrambe le parti spesso combattono, per così dire, con uguale prodezza e successo; a volte l'uno, a volte l'altro, sembra avere la meglio Esodo 17:11

(5.) Il triste evento troppo spesso dalla parte migliore che viene condotta prigioniera. In questo termine c'è ancora un misto di comfort; il peccato, quando è in trionfo, agendo come un tiranno, non come un legittimo sovrano. La legge della mente può essere superata, ma non vi rientri mai. Tuttavia, si noti nel testo un miscuglio di termini civili e militari per illustrare il conflitto spirituale; C'è una causa, così come una battaglia campale, tra grazia e corruzione

(I.) In ogni uomo, specialmente in quello rigenerato, c'è un conflitto tra la legge della mente e la legge delle membra

(1.) Questo appare: (1) Dalla testimonianza della natura che parla nei pagani: "Video meliora, proboque: Deteriora sequor". (2) Mediante la testimonianza della Scrittura-(a) Quanto ai pii Galati 5:17. (b) In quanto a chi non è rigenerato Marco 6:26; Romani 2:14, 15) . (3 Dall'esperienza di ogni uomo

(2.) Riguardo a questo conflitto, si noti quanto segue: (1) Come il grande, così il piccolo, il mondo (l'uomo) è composto di contrari. L'uomo esteriore degli elementi contrari, della salute e della malattia; l'uomo interiore, di principi contrari, ragione e passione, coscienza e senso. (2) L'uomo è sia un attore che un teatro della più grande azione e del più nobile conflitto del mondo. Colui che conquista se stesso è un eroe più nobile di Alessandro, che conquistò gran parte del mondo ( Proverbi 16:32 ). (3 Nello stato di innocenza non c'era conflitto: nello stato di gloria non ci sarà conflitto, non c'è corruzione da combattere con la grazia. Nei neonati c'è un conflitto; in uno stato di corruzione non c'è conflitto spirituale, perché non c'è grazia rinnovatrice per combattere con la corruzione Luca 11:21, 22). (4 Il conflitto naturale è in ogni uomo devoto, il conflitto spirituale non è in nessun uomo naturale. Noto questo per placare le paure dei santi cadenti. (5) Come la grande sapienza di Dio sta nel governare il grande mondo fatto di contrari, così la grande sapienza di un uomo pio sta nel governare il piccolo mondo fatto di simili contrari. (6) Questo governo sta principalmente nel discernere questi contrari conflittuali e nel migliorare la loro contrarietà a vantaggio dell'uomo esteriore e interiore. In questo governo Cristo è il principale ( Salmi 110:2); un santo strumentale Osea 11:12) . (7 Questa singolare sapienza è raggiungibile nell'uso dei mezzi ordinari, e ciò dai più meschini che hanno la grazia di seguire la condotta di Cristo; ma non per il potere del libero arbitrio o dell'operosità umana, ma per la munificenza della grazia gratuita e speciale ( 2; Timoteo 3:15 ; Giacomo 1:5; Romani 9:16). (8 Non ci si può aspettare che una persona non rigenerata comprenda la differenza tra questi due conflitti; perché non ha esperienza di questo doppio stato, e di questo doppio principio

(II.) In che cosa differisce il conflitto naturale e spirituale? 1. Nel terreno o nella causa del combattimento; che-(1) Nel non rigenerato, è-(a) Principi naturali, o le reliquie dell'immagine di Dio nell'intelletto. L'idea di una divinità, e di amare il mio prossimo come me stesso, non può essere rasa al suolo dal cuore di nessun uomo; Né questi principi possono rimanere sempre oziosi, ma saranno più o meno in azione contro le inclinazioni corrotte. (b) Principi acquisiti, dall'educazione e dalla consuetudine. Questa luce scopre di più l'obliquità e il pericolo del peccato, ponendo così su una restrizione più forte, attraverso la paura, la vergogna, ecc. (c) Il temperamento naturale del corpo, che è indisposto ad alcuni peccati speciali, e dispone ad alcune grazie speciali, o il contrario. (d) La contrarietà di una concupiscenza con un'altra. Così l'ambizione dice: "spendere"; cupidigia, "risparmiare"; la vendetta incita all'omicidio; L'amor proprio frena, per paura di una cavezza. Ecco, ora, c'è una lotta, ma solo tra carne più raffinata e carne più corrotta. (2) D'altra parte, nel rigenerato, il combattimento nasce dall'antipatia di due nature contrarie che si odiano perfettamente Galati 5:17. Di tutti gli affetti, l'amore e l'odio sono i più incomponibili. Un uomo pio odia il peccato come Dio lo odia, non tanto per il suo pericolo quanto per la sua ripugnanza. Come nelle persone, e ancor più nei princìpi, c'è un'abominazione reciproca (Confronta Salmi 139:22; Proverbi 29:27; Salmi 97:10; 119:128; Romani 8:7. I nemici possono, ma l'inimicizia non può mai, essere riconciliata

(2) Nell'oggetto o nella materia del conflitto; che - (1) In un uomo naturale, è... (a) Mali più grossolani che spaventano la coscienza. (b) mali infami che sono accompagnati da timore o vergogna mondana; o... (c) Alcuni mali particolari che alterano l'umore, l'educazione o la consuetudine, ecc. (2) Ma nelle persone spirituali è... (1) Piccoli peccati, così come grandi. (2) Peccati segreti, così come aperti. (3) Le prime insurrezioni, così come gli atti grossolani. (4) I peccati che promettono la sicurezza mondana, il credito, il profitto, la contentezza, così come quei peccati che minacciano il contrario. (6) In una parola, ogni male morale; l'odio e l'antipatia sono di tutto il genere ( Salmi 119:128); specialmente di quei mali che più mettono in pericolo l'uomo nuovo ( Salmi 18:23); e quelli che sono amati peccati Matteo 18:8, 9. - 3. Sul tema del conflitto. Negli uomini naturali la lotta è in diverse facoltà; la ragione che lotta contro il senso e la passione, o la coscienza contro l'inclinazione corrotta della volontà; da qui il combattimento è più a distanza con armi da tiro. Ma nel rigenerato la lotta è più serrata nella stessa facoltà; la sapienza della carne e dello spirito che contrasta, nella stessa comprensione, le concupiscenze della carne e dello spirito nella stessa volontà; donde la lotta è tra veterani di riconosciuto coraggio, grazia e corruzione immediatamente; che in un primo momento, forse, fu gestito dai lancieri e dai bersagli, dalla ragione e dall'interesse. Il primo è come il combattimento dei soldati di ventura, più pigro e per via d'assedio; quest'ultimo più acuto e vigoroso, per mezzo di assalti e assalti, come quello di Scanderbeg, che combatteva con i suoi nemici petto a petto in una scatola o in una grata. 4. Nelle loro armi. Le armi dell'uomo naturale sono, come lui stesso, carnali; vale a dire, la ragione naturale o morale, le paure o le speranze mondane, e talvolta le paure o le speranze spirituali, ma carnalizzate, cioè servili e mercenarie. Ma le armi dell'uomo rigenerato sono spirituali 2Corinzi 10:4 ; vale a dire, l'interesse benevolo e tutta l'armatura spirituale Efesini 6:11-18

(5.) Nel modo del combattimento. Il combattimento dell'uomo naturale è più mercenario; ammette più colloqui. Ma l'uomo spirituale, in quanto tale, combatte fino all'ultimo e non darà tregua. Il primo è come la lotta tra il vento e la marea, che spesso si verificano, e sono entrambi di una stessa parte; quest'ultima è come la diga e la marea, che lottano finché uno non sia abbattuto; o come la corrente e la marea che si incontrano e si scontrano finché l'una non ha sopraffatto l'altra

(6.) Nell'entità del conflitto, in relazione al suo oggetto e alla sua durata. (1) L'estensione dell'argomento è doppia: (a) Per quanto riguarda le facoltà; La sede della guerra nel rigenerato è ogni facoltà, carne e spirito sempre mescolati; come luce e tenebre in ogni punto dell'aria nel crepuscolo 1Tessalonicesi 5:23. Sicché, nel rigenerato, c'è allo stesso tempo una guerra civile e una guerra straniera; quello nella stessa facoltà, questo in una facoltà contro un'altra. Al contrario, nei non rigenerati, di solito non c'è altro che una guerra straniera tra diverse facoltà, non essendoci nulla di buono spirituale nelle loro volontà e nei loro affetti, per contrapporre la stessa facoltà a se stessa. (b) Quanto agli atti, si estende ad ogni atto di pietà e carità, specialmente se più spirituale (ver. 21); per i quali l'uomo naturale non ha alcun conflitto, ma contro di loro. Né, in verità, sa sperimentalmente cosa siano gli atti spirituali di pietà. Ma i rigenerati lo trovano per esperienza costante; fede e incredulità, umanità e orgoglio, sempre opposti e contrapposti; donde è costretto a farsi strada tra i suoi nemici e a contestarla passo dopo passo. Altri possono cercare, ma lui si sforza Luca 13:24 e prende il regno dei cieli con una santa violenza Matteo 11:12). 2 Quanto all'estensione o alla durata della guerra, la quale, essendo nel rigenerare inconciliabile, deve necessariamente essere interminabile, come la guerra tra i Romani e i Cartaginesi; o come il fuoco e l'acqua combatteranno per sempre, se insieme per sempre. Nell'uomo naturale, al contrario, la disputa si riprende presto; come tra i Romani e le altre nazioni; Non c'è quell'antipatia tra ragione e corruzione come c'è tra grazia e corruzione

(7.) Nelle concomitanti e conseguenti alla lotta. (1) Gli uomini pii peccano di più con la conoscenza, ma gli uomini malvagi più contro la conoscenza. (2) La lotta negli uomini naturali cerca solo la repressione, non la soppressione, del peccato; potare i rami superflui, non stroncare la radice; per incantare il serpente, non per spezzargli la testa. Ma la lotta spirituale cerca la piena mortificazione e l'abolizione del peccato (CAPITOLO 6:6) e la completa perfezione della grazia Filippesi 3:10-14. (Roger Drake, D.D.)

Il conflitto e la prigionia, o la legge della mente e la legge nelle membra:

(I.) La legge della mente. La mente ha leggi della sensazione, della percezione, dell'apprensione, dell'immaginazione, del confronto, della memoria, del ragionamento e della volizione. Ma quella legge di cui parla l'apostolo è una legge che ha relazione con la morale e la religione. È quella legge in virtù della quale acconsentiamo alla legge di Dio che è buona, e ci dilettiamo in essa secondo l'uomo interiore (vers. 16, 22); quella legge che ci spinge al bene e ci trattiene dal male (ver. 19); quella legge che ci congratula e ci rallegra quando le rendiamo obbedienza 2Corinzi 1:12, ma che ci rimprovera e ci rende infelici quando osiamo contro i suoi avvertimenti fare ciò che è male Romani 2:14, 15 e tutta questa sezione). In una parola, quella legge è "coscienza". Ma osserviamo più particolarmente: 1. Che è dell'essenza stessa di questa legge affermare la forza vincolante sull'uomo della verità, della bontà e della rettitudine. La sua funzione propria non è quella di determinare ciò che è giusto in un dato caso, ma di affermare che il diritto è una questione di obbligo morale in tutti i casi. La funzione della coscienza non è quella di fare, percepire o definire la legge, ma di affermare che siamo vincolati al lecito e al diritto. La coscienza, come indica il nome stesso, implica una conoscenza complessa. Include la conoscenza di... (1) me stesso come capace di azioni morali. (2) Di una legge esterna di giustizia, secondo le esigenze della quale sono tenuto ad agire; e... (3) Del fatto che sono così vincolato

(2.) Che questa legge, mentre vincola moralmente, tuttavia non costringe, ma solo impelle. (1) In prospettiva, spinge verso il giusto, o si trattiene dal torto, e quindi agisce come una forza motrice che influenza le determinazioni della volontà. (2) Retrospettivamente, si congratula con la mente, quando il giusto è stato scelto e raggiunto in opposizione alle sollecitazioni del torto; e rimprovera la mente, quando il torto è stato eletto e fatto in opposizione alla coscienza interiore del dovere Ebrei 10:22; 1Pietro 3:16

(3.) Che questa legge ha il suo fondamento nella realtà delle distinzioni morali. Ciò di cui afferma la forza vincolante è qualcosa di distinto e indipendente da sé. Riconosce la distinzione tra giusto e sbagliato, tra bene e male, perché ha un'attitudine speciale per tale riconoscimento; e, per lo stesso motivo, afferma il proprio rapporto peculiare con queste cose discriminate come soggetto morale. 4. Che questa legge implica implicitamente il riconoscimento di un Amministratore assoluto e infallibile della giustizia. Perché non solo afferma che la legge è vincolante, ma anche che alla fine sarà certamente applicata. La gioia di una buona coscienza, e il rimorso di una cattiva, non sono, in nessun caso, dichiarati dalla coscienza stessa come premi definitivi, ma solo premonitori e anticipatori

(II.) La legge nei membri

(1) Questa è la legge dell'organismo animale, il quale, in quanto appartiene a ciò che nell'uomo è inferiore, deve sempre essere soggetto a ciò che è superiore

(2.) Ora questa legge è in se stessa, e nella sua sfera propria, perfettamente giusta e buona Genesi 1:28. Esso comprende: (1) Gli appetiti della fame e della sete, che sono alla base di tutto il lavoro dell'umanità, per assicurare un continuo rifornimento di cibo. (2) La suscettibilità al dolore e alle lesioni, che è alla base di tutta la manifattura, l'architettura, la caccia e la guerra. (3) Gli affetti sociali e familiari, che si sviluppano nel matrimonio, nella cura dei figli e nell'amore dei parenti e della razza

(III.) Il conflitto tra i due

(1.) Nella complessa coscienza dell'uomo le due leggi si incontrano. Entrambe sono leggi della sua natura, e l'obbedienza ad entrambe, entro certi limiti, è richiesta. Finché spingono avanti nella stessa direzione, non ci possono essere difficoltà. All'interno del suo proprio dominio, la legge inferiore è giusta. Ma non deve sfondare gli steccati posti dalla legge morale. Non deve provvedere alla difesa, al sostentamento o al godimento della vita animale con qualsiasi mezzo che offenda la verità, la giustizia e la misericordia

(2.) È proprio qui che inizia il conflitto. La legge nelle membra, indipendentemente da qualsiasi regola di moralità, spinge verso il raggiungimento di un solo fine, la conservazione e l'autosoddisfazione della vita animale. Allora la legge della mente interviene per arrestare quell'azione. Allora la legge inferiore, resa ancora più clamorosa dall'invenzione dell'autorità, potrà prevalere, e tutto l'uomo sarà consegnato prigioniero di quell'altra "legge" che è descritta come "la legge del peccato e della morte" Giacomo 1:14, 15. (W. Tyson.)

Fluttuazioni spirituali: - Come l'ago di una bussola, quando è diretto verso la sua amata stella, alle prime onde da entrambi i lati, e sembra indifferente al sorgere o al declinare del sole, e quando sembra prima determinato verso nord, rimane per un po' tremante, e non si ferma in pieno godimento se non dopo una grande varietà di movimenti, e poi una postura indisturbata; così è la pietà, e così è la conversione di un uomo, operata per gradi e diversi gradini di imperfezione; e all'inizio le nostre scelte sono vacillanti, convinte dalla grazia di Dio, eppure non persuase; e poi persuaso, ma non risolto; e poi decise, ma rimandando a cominciare; e poi cominciare, ma, come tutti gli inizi, nella debolezza e nell'incertezza; e voliamo via spesso con grandi indiscrezioni, e guardiamo indietro a Sodoma, e desideriamo tornare in Egitto; e quando la tempesta è del tutto passata, troviamo piccoli ribollimenti e irregolarità sulla superficie delle acque, e spesso indeboliamo i nostri propositi con il ritorno del peccato. (Jeremy Taylor.)

Peccato tollerato e peccato tenuto a bada: - Quali sciami di conigli vede il viaggiatore sui terreni comuni e nei campi vicino a Leatherhead (nel Surrey), e tuttavia poche miglia più avanti a Wootton si vede a malapena un solo esemplare di quella prolifica razza. La creatura è indigena di entrambi i luoghi, ma a Leatherhead è tollerata, e quindi si moltiplica, mentre negli altri luoghi i guardiacaccia abbattono diligentemente tutto ciò che vedono. I peccati sono naturali per tutti gli uomini, ma fa la differenza che siano alimentati o tenuti sottomessi; la mente carnale si fa un labirinto per il male, ma uno Spirito misericordioso conduce una guerra costante contro ogni trasgressione. (C. H. Spurgeon.)

24 CAPITOLO 7

Romani 7:24-25

O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte?

Dispotismo dell'anima:

(I.) Il despota oppressivo dell'anima. "Il corpo di questa morte". Cosa si intende con questo? Animalismo corrotto. Ciò che altrove è chiamato la carne con le sue corruzioni e concupiscenze. Il corpo, destinato ad essere strumento e servitore dell'anima, ne è diventato il sovrano e tiene in soggezione tutta la sua facoltà di intelletto e di coscienza. L'animalismo corrotto è il monarca morale del mondo. Governa nella letteratura, nella politica, nella scienza e persino nelle chiese. Questo despota è la morte di ogni vera libertà, progresso, felicità

(II.) La lotta dell'anima per essere libera. Ciò implica: 1. Una coscienza più rapida della sua condizione. "O miserabile uomo che sono!" La stragrande maggioranza delle anime, ahimè! sono del tutto insensibili a questo; quindi rimangono passivi. Che cosa stimola l'anima a questa coscienza? "La legge". La luce della legge morale di Dio lampeggia sulla coscienza e la spaventa

(2.) Un sincero desiderio di aiuto. Sente la sua totale incapacità di trascinare giù il despota; e grida potentemente: "Chi mi libererà?" Chi? Legislature, moralisti, poeti, filosofi, sacerdoti? No; Ci hanno provato per secoli, e hanno fallito. Chi? C'è uno e uno solo, e a lui Paolo allude nel versetto successivo e nel capitolo seguente. "Siano rese grazie a Dio", ecc. (D. Thomas, D.D.)

Il grido del guerriero cristiano: Il grido non di "un prigioniero incatenato" da liberare, ma di un "soldato in combattimento" che cerca aiuto. Lui è in lotta; vede il nemico avanzare contro di lui, con la lancia in mano e le catene pronte a gettargli addosso; il soldato vede il suo pericolo, sente la sua debolezza e impotenza, ma non ha alcun pensiero di cedere; egli grida: "Chi mi libererà?" Ma non è il grido di un vinto, ma di un combattente soldato di Gesù Cristo. (F. Bourdillon.)

Vittoria nella guerra nascosta: - Per entrare nel pieno significato di queste parole, dobbiamo capire il loro posto nell'argomento. Il grande tema è aperto nel capitolo 1:16. Per stabilire questo, Paolo inizia dimostrando nei primi quattro capitoli che sia gli ebrei che i gentili sono completamente perduti. Nel quinto mostra che attraverso Cristo la pace con Dio può essere portata nella coscienza del peccatore. Nel sesto egli dimostra che questa verità, invece di essere una scusa per il peccato, era l'argomento più forte contro di esso, perché dava la libertà dal peccato, cosa che la legge non avrebbe mai potuto fare. E poi, in questo capitolo, si chiede perché la legge non abbia potuto portare questo dono. Prima che fosse data la legge, l'uomo non poteva sapere cosa fosse il peccato, non più di quanto non si possa conoscere l'irregolarità di una linea storta fino a quando non viene posta accanto a qualcosa che è dritto. Ma quando la legge innalzò davanti ai suoi occhi una regola di santità, allora, per la prima volta, i suoi occhi si aprirono; vide che era pieno di peccato; e subito sorse una lotta spaventosa. Una volta era stato "vivo senza la legge"; aveva vissuto, cioè, una vita di impurità inconscia e soddisfatta di sé; ma quella vita se n'era andata, non poteva più viverla. La legge, perché era giusta e buona, produsse in lui la morte; perché era una rivelazione di morte senza rimedio. "La legge era spirituale", ma lui era corrotto, "venduto sotto il peccato". Anche quando la sua volontà in lotta desiderava in qualche misura una condotta migliore, fu tuttavia sconfitto di nuovo dal male. "Come fare ciò che era buono non lo trovò". Sì, "quando voleva fare il bene, il male era presente in lui". Invano guardava nella sua anima il volto benedetto di una santità esteriore. La sua gioia angelica, di cui non poteva in alcun modo essere reso partecipe, non faceva che rendere più buia e più intollerabile l'odiosa prigione in cui era perennemente rinchiuso. Era la lotta feroce di una morte duratura; e nella sua agonia schiacciante, gridò ad alta voce contro la natura, che, nelle sue correnti più intime, il peccato aveva trasformato in corruzione e in maledizione. "O miserabile uomo che sono!" ecc. E allora subito su questo torrente di miseria esce un bagliore di luce dalla presenza celeste; "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". Ecco la liberazione per me; Sono un uomo redento; La santità sia la mia, e, con essa, la pace e la gioia. Ecco il pieno significato di queste gloriose parole

(I.) Essi sono alla radice di tali sforzi che facciamo per coloro che il peccato ha abbassato molto in basso

(1.) Contengono il principio che dovrebbe portarci a simpatizzare sinceramente con loro. Questa grande verità della redenzione della nostra natura in Cristo Gesù è l'unico legame di fratellanza tra uomo e uomo. Negare la nostra fratellanza con uno qualsiasi dei più miserabili tra coloro che Cristo ha redento, significa negare la nostra capacità di santità perfetta, e quindi la nostra vera redenzione attraverso Cristo

(2.) Anche qui c'è l'unico mandato per qualsiasi ragionevole sforzo per il loro ripristino. Senza questo, ogni uomo, che sappia qualcosa della profondità del male con cui ha a che fare, rinuncerebbe al tentativo per la disperazione. Ogni ragionevole sforzo per risanare qualsiasi peccatore, è una dichiarazione che crediamo di essere in un regno di grazia, di umanità redenta. Gli uomini non credenti non possono ricevere la verità che un'anima può essere ristabilita in questo modo. Credono che si possa rendere un uomo rispettabile; ma non che tu possa guarire le correnti interiori della sua vita spirituale, e così non possono lavorare in preghiere e ministeri con il lebbroso spirituale, fino a quando la sua carne, della grazia di Dio, non ritorna come la carne di un bambino. Per sopportare questa fatica, dobbiamo credere che in Cristo, il vero Uomo, e attraverso il dono del Suo Spirito, c'è la liberazione dal corpo di questa morte

(II.) È anche alla radice di tutti i veri sforzi per noi stessi

(1.) Ogni uomo serio deve, se si propone di resistere al male che è in se stesso, conoscere qualcosa della lotta che l'apostolo qui descrive; e se vuole sopportare l'estremo di quel conflitto, deve avere la ferma convinzione che c'è una liberazione per lui. Senza questo, la conoscenza della santità di Dio non è altro che il fuoco ardente della disperazione. E così tanti si disperano. Pensano di aver fatto la loro scelta e di dovervi attenervi; e allora chiudono gli occhi ai loro peccati, li scusano, cercano di dimenticarli, fanno di tutto tranne che vincerli, finché non vedono che in Cristo Gesù c'è per loro, se lo rivendicheranno, un potere sicuro su questi peccati. E quindi, come prima conseguenza, teniamolo sempre stretto, anche come la nostra vita

(2.) Né è necessario abbassare il tono della promessa per evitare che essa si trasformi in una scusa per il peccato. Qui, come altrove, le semplici parole di Dio contengono la loro migliore salvaguardia contro gli abusi; poiché quale può essere una testimonianza così forte contro il peccato permesso in qualsiasi uomo cristiano come questa verità? Se c'è nella vera vita cristiana in unione con Cristo per ognuno di noi questo potere contro il peccato, il peccato non può regnare in nessuno che vive in Lui. Essere in Cristo significa essere fatti vincere nella lotta. Così che questa è la verità più vivificante e santificante. Strappa alle radici una moltitudine di scuse segrete. Ci dice che se siamo vivi in Cristo Gesù, dobbiamo essere nuove creature. E qui distrugge la forma più comune di autoinganno: permettere qualche peccato in noi stessi, perché in altre cose neghiamo noi stessi, perché preghiamo, perché facciamo l'elemosina, ecc. E questo autoinganno viene messo a tacere solo mettendo in evidenza questa verità, che in Cristo Gesù c'è per noi, nella nostra lotta con "il corpo di questa morte", un'intera conquista, se solo la rivendicheremo onestamente e seriamente per noi stessi; così che se non vinciamo il peccato, deve essere perché non stiamo credendo

(3) Questo ci renderà diligenti in tutte le parti della vita cristiana, perché tutto diventerà una realtà. La preghiera, la lettura della Parola di Dio, ecc., saranno preziose in un nuovo modo, perché attraverso di esse si mantiene viva la nostra unione con Cristo, nel quale solo è per noi una vittoria sul male che è in noi. Così, per riassumere tutto in una benedetta dichiarazione, "La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ci renderà liberi dalla legge del peccato e della morte". (Bp. S. Wilberforce.)

Il corpo della morte:

(I.) Cosa si intende per corpo di morte di cui si lamenta il credente

(1.) Il peccato insito è chiamato il corpo di questa morte, poiché è l'effetto e i resti di quella morte spirituale a cui tutti gli uomini sono soggetti in non-rigenerazione

(2.) I resti del peccato nel credente sono chiamati il corpo di questa morte, a causa della morte e dell'ottusità dello spirito nel servizio di Dio, che così spesso produce

(3.) La depravazione rimanente è chiamata il corpo della morte, perché tende alla morte. (1) Tende alla morte del corpo. Come è stato il peccato che ci ha portato sotto l'influenza della sentenza di dissoluzione; come è il peccato che ha introdotto nella struttura materiale dell'uomo quei principi di decadenza che lo porteranno alla tomba; Come è il peccato che è il genitore di quelle cattive passioni che, come cause naturali, combattono contro la salute e la vita del corpo, così sono i peccati innati del credente che richiedono che la sua carne veda la polvere. (2) Ma questo non è tutto. La depravazione residua tende alla morte spirituale ed eterna, e per questo motivo, inoltre, è giustamente chiamato il corpo di questa morte

(II.) Il dolore e il dolore che la depravazione rimanente provoca al credente

(1.) La depravazione residua è quindi dolorosa e dolorosa per il cristiano, a causa della sua conoscenza della sua natura malvagia e maligna

(2.) Rimanere nel peccato è quindi doloroso per il cristiano, a causa della costante lotta che mantiene con grazia nel cuore. Anche nei santi eminenti la lotta è spesso singolarmente ostinata e dolorosa; perché dove c'è una forte grazia ci sono anche, a volte, forti corruzioni. Inoltre, dove c'è un'eminente spiritualità della mente, c'è un'aspirazione alla libertà dalle imperfezioni che a malapena appartiene allo stato presente

(III.) I sinceri desideri e la fiduciosa e gioiosa certezza della liberazione dal peccato insito che il cristiano nutre

(1.) Marco 1 suoi sinceri desideri: "Chi mi libererà?" Il linguaggio implica quanto bene il cristiano sappia di non potersi liberare dal corpo del peccato. Questo è il desiderio abituale della sua anima, l'oggetto abituale della sua ricerca. Per questo egli prega, loda, legge, ascolta, comunica. In breve, il suo desiderio di liberazione è così ardente, che accoglie con questa visione due cose molto sgradite ai sentimenti della natura: l'afflizione e la morte

(2.) Marco, la sua fiduciosa e gioiosa certezza di liberazione. Debole in se stesso, il cristiano è tuttavia forte nel Signore. Tutte le vittorie che ha ottenuto finora sono avvenute grazie alla fede e alla potenza del Redentore. Tutte le vittorie che egli acquisterà saranno ottenute allo stesso modo

(3.) Marco, la gratitudine del cristiano per questa liberazione attesa e gloriosa. Il peccato è la causa di tutti gli altri mali in cui egli è stato coinvolto, e quando il peccato viene distrutto interiormente e messo via per sempre, nulla può mancare per perfezionare la sua beatitudine. Ebbene, allora spetta a lui amare il sentimento e pronunciare il linguaggio della gratitudine. (James Kirkwood.)

Lo spettro della vecchia natura: 1. Alcuni anni fa un certo numero di fotografie particolari sono state diffuse dagli spiritisti. Sulla stessa carta apparivano due ritratti, uno chiaro e l'altro oscuro. Il ritratto completamente sviluppato era l'evidente somiglianza della persona vivente; e il ritratto indistinto doveva essere l'immagine di un amico morto, prodotto da un agente soprannaturale. Il mistero, tuttavia, si è scoperto che ammetteva una facile spiegazione scientifica. Non di rado accade che il ritratto di una persona sia così profondamente impresso sul vetro del negativo, che sebbene la lastra sia accuratamente pulita con acido forte, l'immagine non può essere rimossa, sebbene sia resa invisibile. Quando una tale lastra viene riutilizzata, l'immagine originale riappare debolmente insieme al nuovo ritratto. Così è nell'esperienza del cristiano. Egli è stato lavato nel sangue di Cristo; e contemplando la gloria di Cristo come in uno specchio, egli è trasformato nella stessa immagine. Eppure il fantasma della sua precedente peccaminosità persiste nel riapparire con l'immagine dell'uomo nuovo. Le tracce della precedente vita atea sono impresse nell'anima così profondamente che persino la santificazione dello Spirito, effettuata mediante la disciplina, ardente come acido corrosivo, non può rimuoverle del tutto

(2.) Il fotografo ha anche un processo attraverso il quale l'immagine cancellata può essere rianimata in qualsiasi momento. E così fu per l'apostolo. Il peccato che lo affliggeva così facilmente ritornò con nuova potenza in circostanze ad esso favorevoli

(I.) Il "corpo della morte" non è qualcosa che ci è venuto dall'esterno, un indumento infetto che può essere gettato via ogni volta che vogliamo. È il nostro sé corrotto, non i nostri peccati individuali o le nostre cattive abitudini. E questo corpo di morte disintegra la purezza e l'unità dell'anima e distrugge l'amore di Dio e dell'uomo che è la sua vera vita. Agisce come un lievito cattivo, corrompendo e decomponendo ogni buon sentimento e principio celeste, e assimilando gradualmente il nostro essere a sé. C'è una malattia particolare che spesso distrugge il baco da seta prima che abbia tessuto il suo bozzolo. È causata da una specie di muffa bianca che cresce rapidamente all'interno del corpo del verme a spese dei suoi fluidi nutritivi; tutti gli organi interni si trasformano gradualmente in una massa di materia vegetale flocculante. Così il baco da seta, invece di procedere nell'ordine naturale di sviluppo per produrre la bella falena alata, più in alto nella scala dell'esistenza, retrograda alla condizione inferiore del vegetale inerte e insensato. E questo è l'effetto del corpo di morte nell'anima dell'uomo. Il cuore si attacca alla polvere della terra, e l'uomo, fatto a immagine di Dio, invece di sviluppare una natura più alta e più pura, è ridotto alla condizione bassa e meschina dello schiavo di Satana

(II.) Nessuno, tranne coloro che hanno raggiunto una certa misura dell'esperienza di San Paolo, può conoscere la piena miseria causata da questo corpo di morte. Gli incuranti non hanno idea dell'agonia di un'anima sotto il senso del peccato; della tirannia che esercita e della miseria che opera. E anche nell'esperienza di molti cristiani c'è ben poco di questa particolare miseria. La convinzione è in troppi casi superficiale, e un semplice impulso o emozione è considerato un segno di conversione; e quindi molti sono ingannati da una falsa speranza, avendo poca conoscenza della legge di Dio o sensibilità alla depravazione del proprio cuore. Ma questa non fu l'esperienza di San Paolo. Il corpo di corruzione che egli portava con sé ottenebrava e inaspriva tutta la sua esperienza cristiana. E così è per ogni vero cristiano. Non è lo spettro del futuro, o il terrore della punizione del peccato, che egli teme, perché non c'è condanna per quelli che sono in Cristo Gesù; ma lo spettro del passato peccaminoso e la pressione della natura malvagia presente. Il peccato che egli immaginava fosse così superficiale che pochi anni di corso nel corso cristiano lo avrebbero scrollato di dosso, egli scopre che in realtà è profondamente radicato nella sua stessa natura, e richiede una battaglia che dura tutta la vita. I nemici spaventosi che egli porta nel suo seno, i peccati di appetito sfrenato, i peccati che scaturiscono da abitudini passate, spesso trionfano su di lui; e tutto ciò lo riempie quasi di disperazione - non di Dio, ma di se stesso - e gli estorce il gemito: "O miserabile uomo che sono!" ecc

(III.) Il male da curare è al di là del rimedio umano. Le varie influenze che agiscono su di noi dall'esterno - l'istruzione, l'esempio, l'educazione, la disciplina della vita - non possono liberarci da questo corpo di morte

(IV.) L'opera è di Cristo e non dell'uomo. Dobbiamo combattere la battaglia nel Suo nome e nella Sua forza, e lasciare la questione nelle Sue mani. Egli ci libererà nel Suo modo e nel Suo tempo. Conclusione: Possiamo invertire l'illustrazione con cui ho iniziato. Se dietro il nostro sé rinnovato c'è la forma spettrale del nostro vecchio io, ricordiamoci che dietro a tutto c'è l'immagine di Dio in cui siamo stati creati. L'anima, per quanto perduta, oscurata e deturpata, conserva ancora alcuni lineamenti dell'impressione divina con cui un tempo era impressa. L'immagine ci perseguita sempre; È l'ideale da cui siamo caduti e verso il quale dobbiamo conformarci. Per salvare quell'immagine di Dio, il Figlio di Dio ha assunto la nostra natura, ha vissuto la nostra vita ed è morto della nostra morte; e il Suo Spirito si incarna nel nostro cuore e nella nostra vita, e prolunga l'opera di Cristo in noi nella Sua opera santificatrice. E man mano che la nostra natura diventa sempre più simile a quella di Cristo, a poco a poco la vecchia natura fotografata dal peccato sull'anima cesserà di perseguitarci, e l'immagine di Cristo diventerà sempre più vivida. E alla fine rimarrà solo un'immagine. Lo vedremo così com'è, e diventeremo come Lui. (H. Macmillan, LL.D.)

Il corpo che diventa una seconda personalità: lo scrittore si presenta come avente due personalità: l'uomo interiore e l'uomo esteriore, cioè il corpo. Due parole sul corpo umano

(I.) È nell'uomo non rigenerato una personalità. "Io sono carnale", cioè sono diventato carne. Questo è un fatto anormale, colpevole e pericoloso. Il posto giusto del corpo è quello dell'organo, che la mente dovrebbe usare per il suo scopo elevato. Ma questo, attraverso le coccole dei propri sensi e attraverso la creazione di nuovi desideri e appetiti, diventa un tale potere sull'uomo che Paolo lo rappresenta come una personalità, la cosa diventa un ego

(II.) Come personalità diventa un tiranno. In questo capitolo è rappresentato come una personalità che schiavizza, uccide, distrugge l'anima, l'uomo interiore. È un "corpo di morte". Trascina l'anima alla morte. Quando l'uomo prende coscienza di questa tirannia, come quando il "comandamento" lampeggia sulla coscienza, l'anima diventa intensamente infelice, e si scatena una feroce battaglia tra le due personalità dell'uomo. L'uomo grida: "Che cosa devo fare per essere salvato?" "Chi mi libererà?"

(III.) Come tiranno può essere schiacciato solo da Cristo. Nella feroce battaglia Cristo venne in soccorso e abbatté il tiranno. In questa Epistola lo scrittore mostra che l'uomo ha lottato per liberarsi-1. Sotto gli insegnamenti della natura, ma fallì (vedi CAPITOLO 1) Divenne più schiavo del materialismo

(2.) Sotto l'influenza dell'ebraismo, ma ha fallito. Per le opere della legge nessun uomo è stato giustificato o reso giusto. Sotto il giudaismo gli uomini hanno colmato la misura delle loro iniquità. Chi, o cosa, allora, potrebbe consegnare? Niente filosofi, poeti o insegnanti. Unico. "Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo". (D. Thomas, D.D.)

Il corpo della morte: 1. San Paolo non pensava con alcun timore della morte. In verità, per quanto fosse stanco e stanco della fatica, spesso sarebbe stato contento, se fosse stata la volontà del Signore. C'era qualcosa che per una mente come quella di Paolo era peggio della morte. Era il dominio della natura carnale che si sforzava di prevalere su quella spirituale. Il corpo del peccato era per lui "il corpo della morte". Chi dovrebbe liberarlo da essa? 2. Ora, il sentimento da cui procede un grido come quello di Paolo è un sentimento reale e nobile, o è il semplice grido di ignoranza e superstizione? Non mancano quelli che direbbero la seconda. «Perché preoccuparci», dice uno di questi apostoli della nuova religione della scienza, «di questioni di cui, per quanto importanti possano essere, non sappiamo nulla e non possiamo sapere nulla? Viviamo in un mondo pieno di miseria e ignoranza; E il chiaro dovere di ognuno di noi è quello di cercare di rendere un po' meno miserabile e ignorante il piccolo angolo che egli può influenzare. Per farlo in modo efficace, è necessario essere in possesso di due sole credenze; che possiamo imparare molto sull'ordine della natura; e che la nostra volontà ha una notevole influenza sul corso degli eventi". Questo è tutto ciò di cui dobbiamo occuparci. Qualsiasi idea di Dio e di una legge morale appartiene al paese delle nuvole. Ma non c'è forse un istinto dentro di noi che si ribella a questo freddo mettere da parte tutto ciò che non può essere visto o maneggiato? E questo è un istinto basso? o è l'istinto delle menti che si avvicina di più al Divino? 3. Qual è il tipo superiore di uomo, che ritieni abbia una presa più salda sulle realtà della vita, l'uomo che si china tranquillamente sui fatti della natura esteriore e si sforza di assicurarsi, per quanto possibile, la conformità ad essi: o, l'uomo, come Paolo, credendo che ci fosse una legge morale di cui era venuto meno, un ordine divino con il quale non era in armonia - il bene e il male, la luce e le tenebre, Dio e il diavolo, essendo per lui realtà tremende - la sua anima essendo il campo di battaglia di una guerra tra loro, nell'agonia e nello shock del quale conflitto è costretto a gridare per un aiuto superiore a quello umano? Dovrei dire l'uomo nella tempesta e nello stress della battaglia spirituale; e direi che negare la realtà del senso di un tale conflitto significava negare fatti che sono tanto evidenti per l'intelligenza spirituale quanto il fatto che due più due fa quattro lo è per la ragione ordinaria, ed era diffamare fatti che sono molto più alti e più nobili di qualsiasi semplice fatto scientifico, poiché la vita dell'uomo è più alta e più nobile della vita delle rocce o dei mari. 4. Le menti completamente assorbite da ricerche intellettuali o egoistiche possono essere inconsapevoli di questo conflitto e non credere alla sua esistenza in altre menti. Così possano essere le menti che hanno raggiunto quello stadio che l'apostolo descrive come "morto nel peccato"; Ma per altre menti, menti in cui la coscienza vive ancora, in cui la devozione esclusiva a un pensiero o a un interesse non ha cancellato ogni altro, questo conflitto è una dura realtà. Chi ha vissuto una vita con un qualsiasi elemento spirituale in sé, e superiore a quella del mero animale o del mondano, non ha conosciuto quella coscienza, e ha conosciuto il suo terrore e il potere delle tenebre quando è stata risvegliata alla vita attiva? È di questa coscienza che parla Paolo. Sotto la pressione di essa egli grida: "Chi mi libererà dal corpo di questa morte?" 5. E quale risposta trova a quel grido? L'ordine della natura, o i poteri dei suoi, lo aiuteranno qui? La sola vista dell'ininterrotta calma e della costante regolarità della legge e dell'ordine della natura esterna non aggiunge forse nuova amarezza alla convinzione di aver dimenticato una legge superiore e di aver turbato un ordine ancora più grazioso? Non è forse proprio la convinzione della debolezza della propria volontà uno degli elementi più terribili della sua angoscia? Parlate a un uomo sotto questa coscienza del potere del peccato riguardo al trovare aiuto per resistere, attraverso lo studio delle leggi di quella natura di cui egli stesso fa parte, e attraverso l'esercizio di quella volontà, la cui debolezza lo spaventa, e lo prenderete in giro, come se parlaste a un uomo in preda a una febbre furiosa della necessità di studiare il suo temperamento e la sua costituzione, e del dovere di mantenersi fresco. Ciò di cui si ha bisogno, in entrambi i casi, è l'aiuto di una qualche fonte di energia esterna a lui, che dovrebbe ripristinare la forza sprecata dalle proprie fonti di vita, che dovrebbe dire al conflitto interno: "Pace, stai tranquillo". E questo è ciò che Paolo trovò in Cristo. Non l'ha trovato da nessun'altra parte. Non si trova nella conoscenza, nella scienza, nella filosofia, nella natura, nella cultura, nell'io

(6.) Ora, come Trovò Paolo questo in Cristo? Come possono trovarlo tutti? Stava parlando di qualcosa di infinitamente più terribile della punizione del peccato, cioè del dominio del peccato. Ciò che voleva era una vera liberazione da un vero nemico, non una promessa di esenzione da qualche male futuro. E fu questo che Paolo realizzò in Cristo. Per lui vivere era Cristo. La presenza e la potenza di Cristo lo possedevano. Fu in questo che trovò la forza che gli diede la vittoria sul corpo della morte. Trovò quella forza nella consapevolezza di non essere un soldato solitario, che combatteva contro un nemico potente e nell'oscurità, ma che Uno era con lui che era venuto dal cielo stesso per rivelargli che Dio era dalla sua parte, che stava combattendo la battaglia di Dio, che la lotta era necessaria per il suo perfezionamento come figlio di Dio. Fu nella forza di ciò che egli poté rendere grazie per la sua liberazione dal "corpo della morte". 7. La coscienza di questa lotta, l'impegno in essa nella forza di Cristo, la vittoria del superiore sull'inferiore, sono in tutte le condizioni necessarie per la salute spirituale e la continuazione della vita. Negare la realtà di quel conflitto, e della vita divina per la quale ci prepara, non prova che questi non siano reali e veri. Prendo un uomo che non sa distinguere il "Vecchio Centesimo" da "God Save the Queen" e gli suono un pezzo della musica più dolce, e lui dice che non c'è armonia in esso. Mostro a un uomo daltonico due tinte splendidamente contrastate, ed egli vede solo una tinta spenta: ma la musica e la bellezza dei colori esistono, anche se non per lui, non per l'orecchio incapace e l'occhio inattento. Così con la vita spirituale. È per lo spirituale. (R. H. Story, D.D.)

Il corpo della morte: in Virgilio c'è il racconto di un antico re, che era così innaturalmente crudele nelle sue punizioni, che era solito incatenare un morto a uno vivo. Era impossibile per il povero disgraziato separarsi dal suo disgustoso fardello. La carcassa era legata saldamente al suo corpo, le sue mani alle sue mani, la sua faccia al suo viso, le sue labbra alle sue labbra; si sdraiava e si rialzava ogni volta che lo faceva; si muoveva con lui dovunque andasse, fino al momento di benvenuto in cui la morte venne in suo soccorso. E molti suppongono che sia in riferimento a ciò che Paolo gridò: "O miserabile uomo che sono!" ecc. Che sia così o no, il peccato è un corpo di morte, che tutti portiamo con noi. E anche se non desidero scandalizzare il vostro gusto, desidero tuttavia darvi un'impressione della natura impura, impura e offensiva del peccato. E pensate... se le nostre anime sono contaminate da una tale macchia... oh! pensate a ciò che dobbiamo essere agli occhi di quel Dio ai cui occhi i cieli stessi non sono puri, e che accusa i Suoi angeli di stoltezza. (E. Boschi.)

Il corpo della morte: - Doddridge così parafrasa la seconda metà di questo verso: "Chi mi libererà, miserabile prigioniero come sono, dal corpo di questa morte, da questo continuo fardello che porto con me, e che è ingombrante e odioso come una carcassa morta legata a un corpo vivo, per essere trascinato con sé ovunque vada?" Aggiunge in una nota: "È ben noto che alcuni scrittori antichi menzionano questa come una crudeltà praticata da alcuni tiranni su miserabili prigionieri che cadevano nelle loro mani; e un'immagine più forte ed espressiva del triste caso rappresentato non può certo entrare nella mente dell'uomo". "Di questa atroce pratica uno degli esempi più notevoli è quello menzionato da Virgilio quando descrive la condotta tirannica di Mezenzio:

I vivi e i morti al suo comando

Erano accoppiati, faccia a faccia, e corpo a corpo;

Finché, soffocato dal fetore, in abbracci detestati legati,

I disgraziati che indugiavano si struggevano e morivano. - (Dryden.)

Doddridge non è affatto singolare nella sua opinione che l'apostolo tragga un'allusione da questa orribile punizione; anche se forse il testo è sufficientemente intelligibile senza l'illustrazione che riceve in tal modo. Filone, in un passo analogo, vi allude in modo più evidente, descrivendo il corpo come un peso per l'anima, portato in giro come una carcassa morta, che non può essere messa da parte fino a quando la morte non sarà deposta. (Kitto.) Durante il regno di Riccardo

(I.) la seguente curiosa legge fu promulgata per il governo di coloro che andavano per mare in Terra Santa: "Colui che uccide un uomo a bordo di una nave sarà legato al cadavere e gettato in mare; Se un uomo viene ucciso a riva, l'uccisore deve essere legato al cadavere e sepolto con esso".

Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore

Cristo il Liberatore:

(I.) Il bisogno dell'uomo

(1.) Mentre l'uomo è, in organi speciali, inferiore all'uno e all'altro degli animali, collettivamente è di gran lunga superiore a tutti. Eppure, per quanto grande sia, l'uomo non è felice in nessuna proporzione alla sua natura, e agli indizi e ai preconcetti che quella natura dà. Egli ha, essendo rivestito di carne, tutti i punti di contatto con il mondo fisico che ha il bue o il falco. Egli è nato; Cresce con tutti gli istinti e le passioni della vita animale, e senza di essi non potrebbe mantenere il suo punto d'appoggio sulla terra. Ma l'uomo è anche una creatura di affetti, che, per varietà, bussola e forza, lasciano la creazione inferiore in un vivido contrasto. Egli è dotato di ragione, di sentimento morale e di vita spirituale; ma ha imparato solo in modo molto imperfetto come comportarsi, in modo che ogni parte della sua natura abbia un gioco leale. Le propensioni animali sono predominanti. Qui, dunque, inizia il conflitto tra la vita fisica dell'uomo e la sua vita morale-la lotta della gentilezza, della purezza, della gioia, della pace e della fede, contro l'egoismo, l'orgoglio e gli appetiti di vario genere

(2.) Per tutte le anime che sono state elevate alla loro vera vita la lotta è sempre stata dura. Avere il potere su tutta la nostra organizzazione senza un dispotismo della nostra natura animale ed egoistica è il problema della vita pratica. Come posso mantenere la pienezza di ogni parte, e tuttavia avere armonia e relativa subordinazione, in modo che gli appetiti servano al corpo, e gli affetti non siano trascinati giù dagli appetiti; affinché i sentimenti morali e la ragione risplendano chiari e belli?

(II.) Quali rimedi hanno proposto! 1. Cedere il passo a ciò che è più forte, è stato un metodo speciale per risolvere il conflitto. Uccidete i sentimenti superiori e poi lasciate che quelli inferiori si scatenino e si ribellino come animali in un campo: questo dà una brillante apertura alla vita; ma gli dà una triste vicinanza. Perché cosa c'è di più orribile di un vecchio imbronciato e bruciato dal male? Quando vedo gli uomini sopprimere tutti gli scrupoli e dedicarsi al pieno godimento della vita sensuale, penso a un gruppo che entra nella Caverna del Mammut con abbastanza candele da riportarli indietro, ma le dà fuoco tutte in una volta. Il mondo è una caverna. Coloro che bruciano tutte le loro forze e passioni all'inizio della vita, alla fine vagano in una grande oscurità, e giacciono a piangere e morire

(2.) Un altro rimedio è stato nella superstizione. Gli uomini hanno cercato di coprire questo conflitto, piuttosto che di sanarlo

(3.) Altri sono scesi a compromessi con la moralità. Ma questo, che è una media della condotta dell'uomo con i costumi e le leggi del tempo in cui vive, non si avvicina affatto a quel conflitto radicale che c'è tra la carne e lo spirito. 4. Poi viene la filosofia, e la affronta in due modi. Propone agli uomini massime e regole sagge. Espone i benefici del bene e i mali della cattiva condotta. E poi propone alcune regole per fare ciò che non possiamo fare a meno e per soffrire ciò che non possiamo liberarci. E va tutto molto bene. Così è l'acqua di rose dove un uomo viene ferito a morte. Non è meno profumato perché non è riparativo; ma se considerato come un rimedio, quanto è povero! 5. Poi viene l'empirismo scientifico, e prescrive l'osservanza delle leggi naturali; Ma quanti uomini nella vita conoscono queste leggi? Quanti uomini si trovano in una situazione tale che, se li conoscessero, sarebbero in grado di usarli? Potreste anche prendere un bambino di pochi giorni, metterci davanti una cassetta dei medicinali, e dire: "Alzati, scegli la medicina giusta, e vivrai".

(III.) Qual è, allora, il rimedio finale? Cosa offre il cristianesimo in questo caso? 1. Si impegna a portare Dio alla portata di ogni essere del mondo in modo tale che Egli eserciti un potere di controllo sui regni spirituali della natura umana e, dandogli potere, sbilanci e superi il dispotismo delle passioni e degli appetiti radicali. C'è la storia di un missionario che fu mandato a predicare il Vangelo agli schiavi; ma scoprì che uscivano così presto, e tornavano così tardi, ed erano così esausti, che non potevano sentire. Non c'era nessuno che predicasse loro, a meno che non li accompagnasse nel loro lavoro. Così andò e si vendette al loro padrone, che lo mise in banda con loro. Per il privilegio di uscire con questi schiavi e di far loro sentire che li amava e che avrebbe beneficiato loro, lavorò con loro e soffrì con loro; e mentre lavoravano, egli insegnava; e mentre tornavano, insegnava; e conquistò il loro orecchio; e la grazia di Dio è sorta in molti di questi cuori ottenebrati. Questa è la storia di Dio manifestato nella carne

(2.) Molte cose possono essere fatte sotto l'influenza personale che non puoi fare in nessun altro modo. Mio padre, quando ero un ragazzino, mi disse: "Henry, porta queste lettere all'ufficio postale". Ero un ragazzo coraggioso; eppure avevo l'immaginazione. Vidi dietro ogni boschetto una forma ombrosa; e ho sentito gli alberi dire cose strane e strane; e nell'oscurità concava sopra di me potevo sentire gli spiriti svolazzare. Quando uscii dalla porta, Charles Smith, un grande uomo nero dalle labbra grosse, che faceva sempre cose gentili, disse: "Verrò con te". Oh! Una musica più dolce non è mai uscita da nessuno strumento come quello. Il cielo era altrettanto pieno, e la terra era piena come prima; ma ora avevo qualcuno che veniva con me. Non è che pensassi che avrebbe combattuto per me. Ma avevo qualcuno che mi aiutava. Lasciate che qualsiasi cosa sia fatta con la direzione e quanto è diversa da quella che viene fatta con l'ispirazione personale. "Ah! Gli Zebedei, dunque, sono così poveri? Giovanni prende un quarto di manzo e portalo giù, con i miei complimenti. No, fermati; riempi quella cassa, metti quei cordiali, mettili sul carro e portalo in giro, e scenderò io stesso". Vado giù; e entrando in casa tendo entrambe le mani e dico: "Perché, mio vecchio amico, sono contento di averti scoperto. Capisco che il mondo è stato duro con te. Sono venuto a dire che hai un amico, in ogni caso. Ora non scoraggiatevi; mantenete un buon cuore". E quando me ne sono andato, l'uomo si asciuga gli occhi e dice: "Dio sa che il fatto che quell'uomo mi abbia stretto le mani mi ha dato più gioia di tutto ciò che ha portato. Era se stesso che volevo". Il vecchio profeta, quando entrò nella casa dove giaceva morto il figlio della vedova, mise le mani sulle mani del bambino e si stese sul corpo del bambino, e lo spirito della vita ritornò. Oh, se, quando gli uomini sono in difficoltà, ci fosse qualcuno che misurasse tutta la sua statura contro di loro, e desse loro il calore della sua simpatia, quanti si salverebbero! Questa è la filosofia della salvezza attraverso Cristo: una grande anima che scende per prendersi cura delle piccole anime; Un grande cuore che batte il suo sangue caldo nei nostri piccoli cuori pizzicati, che non sanno come procurarsi abbastanza sangue per se stessi. È questo che dà alla mia natura superiore forza, e speranza, e elasticità, e vittoria. Conclusione: Impariamo-1. Che cos'è la depravazione di un uomo. Quando si dice che un esercito viene distrutto, non si intende dire che tutti vengono uccisi; ma che, come esercito, la sua complessa organizzazione è spezzata. Per rovinare un orologio non è necessario ridurlo in polvere. Estrarre la molla principale. "Beh, i puntatori non sono inutili." Forse non per un altro orologio. "Ci sono molte ruote all'interno che non sono ferite". Sì, ma quanto valgono le ruote in un orologio che non ha la molla motrice? Cosa rovina una bussola? Tutto ciò che lo rende inadatto a fare ciò per cui è stato progettato. Ora, ecco questa complessa organizzazione dell'uomo. I diritti d'autore dell'anima sono tutti mescolati. Dove dovrebbe esserci la coscienza è l'orgoglio. Dove dovrebbe esserci l'amore è l'egoismo. La sua simpatia e la sua armonia sono scomparse. Non è necessario che un uomo sia tutto cattivo per essere rovinato. L'uomo ha perduto quell'armonia che appartiene a un'organizzazione perfetta. E così vive per lottare. E la lotta attraverso la quale sta passando è la causa del dolore umano

(2.) Perché la divinità di Cristo diventa così importante nello sviluppo di una vita veramente cristiana. Come uomo vivente, avendo avuto le esperienze della mia anima ed essendo stato a conoscenza delle esperienze degli altri, ciò che voglio è il potere. E questo è ciò che manca a coloro che negano la Divinità del Signore Gesù Cristo. Dio può purificare il cuore. L'uomo non può. E quel Dio che possiamo capire è il Dio che camminò a Gerusalemme, che soffrì sul Calvario e che rivivrà, essendosi innalzato nelle sfere eterne di potenza, per poter riportare molti figli e figlie a casa a Sion. (H. Ward Beecher.)

La gratitudine del credente a Dio per mezzo di Cristo:

(I.) Le anime che gemono sotto il corpo del peccato e della morte non possono trovare sollievo se non attraverso Gesù Cristo. Nessuno, se non un Salvatore onnipotente, è adatto al caso di un povero peccatore. Questa dottrina rimprovera alla Chiesa di Roma, e ad altre, di dirigere gli uomini, non a Cristo, ma a se stessi; ai loro voti, elemosine, penitenze e pellegrinaggi; o, alla loro maggiore vigilanza e severità nella vita. Ma come osserva Lutero, "Quanti hanno tentato questa via per molti anni, eppure non sono riusciti a trovare pace". Ora, che cosa c'è in Cristo che può dare sollievo a un'anima? 1. Il sangue di Cristo, che fu versato come sacrificio espiatorio per il peccato

(2.) Una giustizia perfetta ed eterna. Questo nostro apostolo, senza dubbio, aveva in mente: poiché aggiunge immediatamente (CAPITOLO 8:1) . "Cristo è stato fatto per noi da Dio, sapienza e giustizia". 3. Lo Spirito di Cristo che è dato a tutti i veri credenti, come principio costante, insegnando loro a combattere e combattere contro il peccato

(II.) Che le anime così esercitate, trovando sollievo solo in Cristo, lo riceveranno e lo abbracceranno effettivamente. Nessuno riceverà Cristo, ma solo coloro a cui è stato insegnato a vedere il loro bisogno di Lui

(III.) Coloro che vedono questo sollievo in Cristo, che lo ricevono e lo abbracciano, devono e renderanno grazie a Dio per questo. Gli angeli, quegli spiriti disinteressati, portando la gioiosa notizia al nostro mondo apostata, cantavano: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli, per la pace in terra e buona volontà verso gli uomini". E certamente, se noi, che siamo redenti a Dio mediante il Suo sangue, dovessimo tacere in un'occasione così gioiosa, "le pietre griderebbero immediatamente".

(IV.) Tutti coloro che hanno ricevuto Cristo e hanno reso grazie a Dio per Lui, lo considereranno il loro Signore e il loro Dio. (J. Stafford.)

Nulla può eguagliare il vangelo: non c'è nulla proposto dagli uomini che possa fare qualcosa di simile a questo vangelo. La religione di Ralph Waldo Emerson è la filosofia dei ghiaccioli; la religione di Theodore Parker era uno scirocco del deserto che copriva l'anima con sabbia asciutta; la religione di Renan è il romanzo del non credere a nulla; la religione di Thomas Carlyle non è che una nebbia londinese condensata; la religione degli Huxley e degli Spencer non è altro che un piedistallo su cui la filosofia umana siede tremante nella notte dell'anima, guardando le stelle, senza offrire alcun aiuto alle nazioni che si accovacciano e gemono alla base. Dimmi dov'è un uomo che ha rifiutato quel vangelo per un altro, che è completamente soddisfatto, aiutato e contento nel suo scetticismo, e domani prenderò la macchina e percorrerò cinquecento miglia per vederlo. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Vittoria per mezzo di Cristo: - Ricordo bene una parte di un sermone che udii quando avevo solo cinque anni. Ricordo i lineamenti del predicatore, il colore dei suoi capelli e il tono della sua voce. Era stato un ufficiale dell'esercito, ed era al servizio del Duca di Wellington durante la grande battaglia di Waterloo. Quella parte del sermone che ricordo così bene era una descrizione vivida del conflitto che alcune anime pie hanno sperimentato con le potenze delle tenebre prima della loro vittoria finale sulla paura della morte. Lo illustrò disegnando con parole semplici una vivida descrizione della battaglia di Waterloo. Ci raccontò della natura fredda e severa del "Duca di Ferro", che raramente manifestava alcuna emozione. Ma arrivarono i momenti in cui il duca fu sollevato dal suo severo solco. Per un po' di tempo le truppe inglesi vacillarono e mostrarono segni di debolezza, quando il duca esclamò ansiosamente: "Vorrei che Blücher o la notte fosse venuta!" Dopo un po' una colonna di francesi fu spinta davanti alle guardie inglesi, e un'altra colonna fu sconfitta da una carica alla baionetta di una brigata inglese. Wellington calcolò quindi quanto tempo ci sarebbe voluto per completare il trionfo. Prendendo dalla tasca l'orologio d'oro, esclamò: "Ancora venti minuti, e poi la vittoria!" Trascorsi i venti minuti, i francesi erano completamente sconfitti. Allora il duca, tirando fuori di nuovo l'orologio, lo tenne per la corta catena e se lo girò intorno alla testa più e più volte. mentre gridava: "Vittoria! Vittoria!» l'orologio gli sfuggì di mano, ma considerò l'oro solo polvere in confronto al trionfo finale. Questa descrizione grafica ha fatto una forte impressione sulla mia mente infantile. Giovane com'ero, vidi subito l'opportunità dell'illustrazione. Lo sognavo spesso, e raccontavo la storia ad altri ragazzi. Quando ero un penitente piangente, pregando per il perdono e lottando con l'incredulità, la scena di Waterloo mi si presentò davanti; ma nel momento in cui la luce del sorriso del Salvatore cadde sul mio cuore, balzai istintivamente in piedi e gridai: "Vittoria! Vittoria!" Molte volte, da quando sono stato esclusivamente impegnato a condurre servizi speciali, la mia memoria mi ha portato davanti il predicatore e la parte del sermone che ho ascoltato quando avevo solo cinque anni, e questo ha avuto la sua influenza su di me nei miei discorsi sia ai vecchi che ai giovani. (T. Oliver.Dunque io servo con la mente la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.-

(I.) Di chi parla l'apostolo? Di questi: 1. Chi sono illuminati

(2.) Ma ancora sotto la legge

(II.) Cosa afferma riguardo a loro? 1. Che approvino naturalmente la legge

(2.) Eppure servire il padre

(III.) Qual è la conclusione necessaria? 1. Che non c'è liberazione da parte della legge, o con sforzo personale

(2.) Ma solo per Cristo. (J. Lyth, D.D.)

I credenti servono la legge di Dio, anche se ostacolati dalla legge del peccato:

(I.) La vita di un credente è principalmente impiegata nel servizio della legge di Dio. A questo fine la legge è scritta nel suo cuore, e, perciò, egli serve Dio con il suo spirito, o con la sua mente rinnovata. Tutto il suo uomo, tutto ciò che si può chiamare, è impiegato in una vita di obbedienza evangelica e universale

(II.) Il credente può incontrare molte interruzioni mentre mira a servire la legge di Dio. "Con la mia carne la legge del peccato." 1. Se il nostro apostolo si fosse accontentato della prima parte di questa dichiarazione, sarebbe stata senza dubbio motivo di grande scoraggiamento per i figli di Dio. Ma quando scopriamo che l'apostolo stesso confessa la sua debolezza e imperfezione, quale cuore non si farebbe coraggio e non andrebbe più audacemente che mai al conflitto? 2. Dopo tutto l'incoraggiamento offerto alla mente di un credente, tuttavia questo è un argomento molto umiliante. Possiamo imparare così quanto profondamente il peccato sia insito nella nostra natura

(III.) Sebbene il credente incontri molte interruzioni, tuttavia continua a servire la legge di Dio, anche quando è liberato da ogni condanna. Baso questa osservazione sulla stretta connessione in cui queste parole si trovano con il primo versetto del capitolo successivo. Essi sono liberati dalla condanna, eppure servono la legge di Dio, perché sono stati liberati. (J. Stafford.)

Riferimenti incrociati:

Romani 7

1 Rom 6:3
Rom 9:3; 10:1
Rom 2:17,18; Esd 7:25; Prov 6:23; 1Co 9:8; Ga 4:21
Rom 7:6; 6:14

2 Ge 2:23,24; Nu 30:7,8; 1Co 7:4,39

3 Eso 20:14; Lev 20:10; Nu 5:13-31; De 22:22-24; Mat 5:32; Mar 10:6-12; Giov 8:3-5
Ru 2:13; 1Sa 25:39-42; 1Ti 5:11-14

4 Rom 7:6; 6:14; 8:2; Ga 2:19,20; 3:13; 5:18; Ef 2:15; Col 2:14,20
Mat 26:26; Giov 6:51; 1Co 10:16; Eb 10:10; 1P 2:24
Sal 45:10-15; Is 54:5; 62:5; Os 2:19,20; Giov 3:29; 2Co 11:2; Ef 5:23-27; Ap 19:7; 21:9
Rom 6:22; Sal 45:16; Giov 15:8; Ga 5:22,23; Fili 1:11; 4:17; Col 1:6,10

5 Rom 8:8,9; Giov 3:6; Ga 5:16,17,24; Ef 2:3,11; Tit 3:3
Rom 1:26
Rom 3:20; 4:15; 5:20; 1Co 15:56; 2Co 3:6-9; Ga 3:10; Giac 2:9,10; 1G 3:4
Rom 7:8-13; Mat 15:19; Ga 5:19-21; Giac 1:15
Rom 7:23; 6:13,19; Col 3:5; Giac 4:1
Rom 6:21

6 Rom 7:4; 6:14,15; Ga 3:13,23-25; 4:4,5
Rom 7:1,4; 6:2
Rom 1:9; 2:27-29; 6:4,11,19,22; 12:2; Ez 11:19; 36:26; 2Co 3:6; 5:17; Ga 2:19,20; 6:15; Fili 3:3; Col 3:10

7 Rom 3:5; 4:1; 6:15
Rom 7:8,11,13; 1Co 15:56
Rom 7:5; 3:20; Sal 19:7-12; 119:96
Rom 7:8; 1Te 4:5
Rom 13:9; Ge 3:6; Eso 20:17; De 5:21; Gios 7:21; 2Sa 11:2; 1Re 21:1-4; Mic 2:2; Mat 5:28; Lu 12:15; At 20:33; Ef 5:3; Col 3:5; 1G 2:15,16

8 Rom 7:11,13,17; 4:15; 5:20
Giac 1:14,15
Rom 4:15; Giov 15:22,24; 1Co 15:56

9 Mat 19:20; Lu 10:25-29; 15:29; 18:9-12,21; Fili 3:5,6
Mat 5:21-26; 15:4-6; Mar 7:8-13
Rom 3:19,20; 10:5; Sal 40:12; Ga 3:10; Giac 2:10,11
Rom 7:21-23; 8:7
Rom 7:4,6; 7:11; 3:20; Ga 2:19

10 Rom 10:5; Lev 18:5; Ez 20:11,13,21; Lu 10:27-29; 2Co 3:7

11 Rom 7:8,13
Is 44:20; Ger 17:9; 49:16; Abd 1:3; Ef 4:22; Eb 3:13; Giac 1:22,26

12 Rom 7:14; 3:31; 12:2; De 4:8; 10:12; Ne 9:13; Sal 19:7-12; 119:38,86,127,137; 119:140,172; 1Ti 1:8
Rom 7:7

13 Rom 8:3; Ga 3:21
Rom 7:8-11; 5:20; Giac 1:13-15

14 Lev 19:18; De 6:5; Sal 51:6; Mat 5:22,28; 22:37-40; Eb 4:12
Rom 7:18,22,23; Giob 42:6; Sal 119:25; Prov 30:2,5; Is 6:5; 64:5,6; Lu 5:8; 7:6; 18:11-14; Ef 3:8
Mat 16:23; 1Co 3:1-3
Rom 7:24; Ge 37:27,36; 40:15; Eso 21:2-6; 22:3; 1Re 21:20,25; 2Re 17:17; Is 50:1; 52:3; Am 2:6; Mat 18:25

15 Rom 14:22; Lu 11:48
Sal 1:6; Na 1:7; 2Ti 2:19
Rom 7:16,19,20; 1Re 8:46; Sal 19:12; 65:3; 119:1-6,32,40; Ec 7:20; Ga 5:17; Fili 3:12-14; Giac 3:2; 1G 1:7,8
Rom 12:9; Sal 36:4; 97:10; 101:3; 119:104,113,128,163; Prov 8:13; 13:5; Am 5:15; Eb 1:9; Giuda 1:23

16 Rom 7:12,14,22; Sal 119:127,128

17 Rom 7:20; 4:7,8; 2Co 8:12; Fili 3:8,9
Rom 7:18,20,23; Giac 4:5,6

18 Ge 6:5; 8:21; Giob 14:4; 15:14-16; 25:4; Sal 51:5; Is 64:6; Mat 15:19; Mar 7:21-23; Lu 11:13; Ef 2:1-5; Tit 3:3; 1P 4:2
Rom 7:5,25; 8:3-13; 13:14; Giov 3:6; Ga 5:19-21,24
Rom 7:15,19,25; Sal 119:5,32,40,115-117,173,176; Ga 5:17; Fili 2:13; 3:12

20 Rom 7:17

21 Rom 7:23; 6:12,14; 8:2; Sal 19:13; 119:133; Giov 8:34; Ef 6:11-13; 2P 2:19
2Cron 30:18,19; Sal 19:12; 40:12; 65:3; 119:37; Is 6:5-7; Zac 3:1-4; Lu 4:1; Eb 2:17; 4:15

22 Rom 8:7; Giob 23:12; Sal 1:2; 19:8-10; 40:8; 119:16,24,35,47,48,72,92; 119:97-104,111,113,127,167,174; Is 51:7; Giov 4:34; Eb 8:10
Rom 2:29; 2Co 4:16; Ef 3:16; Col 3:9; 1P 3:4

23 Rom 7:5,21,25; 8:2; Ec 7:20; Ga 5:17; 1Ti 6:11,12; Eb 12:4; Giac 3:2; 4:1; 1P 2:11
Rom 6:13,19
Rom 7:14; Sal 142:7; 2Ti 2:25,26

24 Rom 8:26; 1Re 8:38; Sal 6:6; 32:3,4; 38:2,8-10; 77:3-9; 119:20,81-83,131; 119:143,176; 130:1-3; Ez 9:4; Mat 5:4,6; 2Co 12:7-9; Ap 21:4
De 22:26,27; Sal 71:11; 72:12; 91:14,15; 102:20; Mic 7:19; Zac 9:11,12; Lu 4:18; 2Co 1:8-10; 2Ti 4:18; Tit 2:14; Eb 2:15
Rom 6:6; 8:13; Sal 88:5; Col 2:11

25 Rom 6:14,17; Sal 107:15,16; 116:16,17; Is 12:1; 49:9,13; Mat 1:21; 1Co 15:57; 2Co 9:15; 12:9,10; Ef 5:20; Fili 3:3; 4:6; Col 3:17; 1P 2:5,9
Rom 7:15-24; Ga 5:17-24

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Romani7&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati&versioni[]=Riveduta+2020&versioni[]=Bibbia+della+Gioia&versioni[]=Riveduta&versioni[]=Ricciotti&versioni[]=Tintori&versioni[]=Martini&versioni[]=Diodati&versioni[]=CommentarioHenry&versioni[]=CommentarioNT&versioni[]=Commentario&versioni[]=CommentarioBarnes&versioni[]=CommentarioGill&versioni[]=CommentarioPulpito&versioni[]=CommentarioIllustratore&versioni[]=CommentariMeyer&versioni[]=Riferimenti+incrociati

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=bible&t1=local%3Anr&v1=RM7_1&w2=bible&t2=local%3Acei1974&v2=RM7_1&w3=bible&t3=local%3And&v3=RM7_1&w4=bible&t4=local%3Ar2&v4=RM7_1&w5=bible&t5=local%3Alpv&v5=RM7_1&w6=bible&t6=local%3Aluzzi&v6=RM7_1&w7=bible&t7=local%3Aricciotti&v7=RM7_1&w8=bible&t8=local%3Atintori&v8=RM7_1&w9=bible&t9=local%3Amartini&v9=RM7_1&w10=bible&t10=local%3Adio&v10=RM7_1&w11=commentary&t11=local%3Acommhenrycompleto&v11=RM7_1&w12=commentary&t12=local%3Acommnuovotest&v12=RM7_1&w13=commentary&t13=local%3Acommabbrmh&v13=RM7_1&w14=commentary&t14=local%3Acommbarnes&v14=RM7_1&w15=commentary&t15=local%3Acommgill&v15=RM7_1&w16=commentary&t16=local%3Acommpulpito&v16=RM7_1&w17=commentary&t17=local%3Acommillustratore&v17=RM7_1&w18=bible&t18=local%3A&v18=RM7_1&w19=commentary&t19=local%3Arifinc&v19=RM7_1