Nuova Riveduta:

Zaccaria 4

La visione del candelabro e degli ulivi
1 L'angelo che parlava con me tornò e mi svegliò, come si sveglia un uomo dal sonno. 2 Mi chiese: «Che vedi?» Io risposi: «Ecco, vedo un candelabro tutto d'oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade e di sette tubi per le lampade che stanno in cima; 3 vicino al candelabro stanno due ulivi: l'uno a destra del vaso e l'altro alla sua sinistra». 4 Io ripresi a dire all'angelo che parlava con me: «Che significano queste cose, mio signore?» 5 L'angelo che parlava con me mi rispose: «Non sai che cosa significano queste cose?» Io dissi: «No, mio signore». 6 Allora egli mi rispose: «Questa è la parola che il SIGNORE rivolge a Zorobabele: "Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio", dice il SIGNORE degli eserciti. 7 Chi sei tu, o grande montagna? Davanti a Zorobabele tu diventerai pianura; egli asporterà la pietra principale, in mezzo alle grida di: "Grazia, grazia su di lei!"».
8 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 9 «Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa e le sue mani la termineranno; così tu saprai che il SIGNORE degli eserciti mi ha mandato da voi. 10 Chi potrebbe infatti disprezzare il giorno delle piccole cose, quando quei sette là, gli occhi del SIGNORE che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino in mano a Zorobabele?»
11 Io gli dissi: «Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?» 12 Per la seconda volta io presi a dire: «Che significano questi due ramoscelli d'ulivo che stanno ai lati dei due condotti d'oro per cui scorre l'olio dorato?» 13 Egli mi disse: «Non sai che cosa significano queste cose?» Io risposi: «No, mio signore!» 14 Allora egli disse: «Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra».

C.E.I.:

Zaccaria 4

1 L'angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, 2 e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d'oro; in cima ha un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. 3 Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra». 4 Allora domandai all'angelo che mi parlava: «Che cosa significano, signor mio, queste cose?». 5 Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, signor mio».
6 Egli mi rispose: «Questa è la parola del Signore a Zorobabele: Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli eserciti! 7 Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura! Egli estrarrà la pietra, quella del vertice, fra le acclamazioni: Quanto è bella!».
8 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 9 «Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. 10 Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra». 11 Quindi gli domandai: «Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro? 12 E quelle due ciocche d'olivo che stillano oro dentro i due canaletti d'oro?». 13 Mi rispose: «Non comprendi dunque il significato di queste cose?». E io: «No, signor mio». 14 «Questi, soggiunse, sono i due consacrati che assistono il dominatore di tutta la terra».

Nuova Diodati:

Zaccaria 4

5. Il candelabro d'oro e i due ulivi
1 Quindi l'angelo che parlava con me tornò e mi svegliò come si sveglia uno dal sonno. 2 E mi domandò: «Che cosa vedi?». Risposi: «Ecco, vedo un candelabro tutto d'oro che ha in cima un vaso, su cui ci sono sette lampade con sette tubi per le sette lampade che stanno in cima. 3 Vicino ad esso stanno due ulivi, uno a destra del vaso e l'altro alla sua sinistra». 4 Così presi a dire all'angelo che parlava con me: «Signor mio, che cosa significano queste cose?». 5 L'angelo che parlava con me rispose e mi disse: «Non comprendi ciò che significano queste cose?». Io dissi: «No, mio signore». 6 Allora egli, rispondendo, mi disse: «Questa è la parola dell'Eterno a Zorobabel: Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito», dice l'Eterno degli eserciti. 7 «Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabel diventerai pianura. Ed egli farà andare avanti la pietra della vetta tra grida di: "Grazia, grazia su di lei!"». 8 La parola dell'Eterno mi fu nuovamente rivolta, dicendo: 9 «Le mani di Zorobabel hanno gettato le fondamenta di questo tempio e le sue mani lo porteranno a compimento; allora riconoscerai che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi. 10 Chi ha potuto disprezzare il giorno delle piccole cose? Ma quei sette si rallegrano a vedere il filo a piombo nelle mani di Zorobabel. Questi sette sono gli occhi dell'Eterno che percorrono tutta la terra». 11 Io risposi e gli dissi: «Questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro cosa sono?». 12 Per la seconda volta presi a dirgli: «Cosa sono questi due rami di ulivo che stanno accanto ai due condotti d'oro da cui è fatto defluire l'olio dorato?». 13 Egli mi rispose e disse: «Non comprendi ciò che sono questi?». Io risposi: «No, mio signore». 14 Allora egli mi disse: «Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra».

Riveduta 2020:

Zaccaria 4

1 L'angelo che parlava con me tornò e mi svegliò come si sveglia un uomo dal sonno. 2 Mi chiese: “Che vedi?”. Io risposi: “Ecco, vedo un candelabro tutto d'oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade e di sette tubi per le lampade che stanno in cima; 3 vicino al candelabro stanno due ulivi; uno a destra del vaso e l'altro alla sua sinistra”. 4 Io presi a dire all'angelo che parlava con me: “Che significano queste cose, mio signore?”. 5 L'angelo che parlava con me rispose e mi disse: “Non sai cosa significano queste cose?”. Io dissi: “No, mio signore”. 6 Allora egli rispondendo, mi disse: “Questa è la parola che l'Eterno rivolge a Zorobabele: 'Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito', dice l'Eterno degli eserciti. 7 Chi sei tu, o grande montagna? Davanti a Zorobabele diventerai pianura; egli asporterà la pietra della vetta, in mezzo alle grida di: 'Grazia, grazia su di lei!'”. 8 La parola dell'Eterno mi fu rivolta in questi termini: 9 “Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa e le sue mani la termineranno; tu saprai che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato da voi. 10 Chi potrebbe, infatti, disprezzare il giorno delle piccole cose, quando quei sette là, gli occhi dell'Eterno che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino in mano a Zorobabele?”. 11 Io risposi e gli dissi: “Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?”. 12 Per la seconda volta io presi a dire: “Che significano questi due ramoscelli di ulivo che stanno accanto ai due condotti d'oro per cui scorre l'olio dorato?”. 13 Egli rispose e mi disse: “Non sai che significano queste cose?”. Io risposi: “No, mio signore”. 14 Allora egli disse: “Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra”.

Riveduta:

Zaccaria 4

1 E l'angelo che parlava meco tornò, e mi svegliò come si sveglia un uomo dal sonno. 2 E mi disse: 'Che vedi?' Io risposi: 'Ecco, vedo un candelabro tutto d'oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade, e di sette tubi per le lampade che stanno in cima; 3 e vicino al candelabro stanno due ulivi; l'uno a destra del vaso, e l'altro alla sua sinistra'. 4 E io presi a dire all'angelo che parlava meco: 'Che significan queste cose, signor mio?' 5 L'angelo che parlava meco rispose e mi disse: 'Non sai quel che significhino queste cose?' E io dissi: 'No, mio signore'. 6 Allora egli rispondendo, mi disse: 'È questa la parola che l'Eterno rivolge a Zorobabele: Non per potenza né per forza, ma per lo spirito mio, dice l'Eterno degli eserciti. 7 Chi sei tu, o gran monte, davanti a Zorobabele? Tu diventerai pianura; ed egli porterà innanzi la pietra della vetta, in mezzo alle grida di: Grazia, grazia su di lei!' 8 E la parola dell'Eterno mi fu rivolta in questi termini: 9 'Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa, e le sue mani la finiranno; e tu saprai che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi. 10 Poiché chi potrebbe sprezzare il giorno delle piccole cose, quando quei sette là, gli occhi dell'Eterno che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino in mano a Zorobabele?' 11 E io risposi e gli dissi: 'Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?' 12 E per la seconda volta io presi a dire: 'Che significano questi due ramoscelli d'ulivo che stanno allato ai due condotti d'oro per cui scorre l'olio dorato'? 13 Ed egli rispose e mi disse: 'Non sai che significhino queste cose?' Io risposi: 'No, signor mio'. 14 Allora egli disse: 'Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra'.

Ricciotti:

Zaccaria 4

Il candelabro e i due olivi.
1 E ritornò l'angelo che mi parlava, e mi scosse, come un uomo che si vuole riscuotere dal suo sonno. 2 E mi disse: - Che cosa vedi tu? - Ed io dissi: - Ecco, che vedo un candelabro tutto d'oro, col suo orciuolo in cima e sette lampade, con sette infundiboli per le lampade collocate sopra; 3 e in alto due olivi uno a destra e uno a sinistra dell'orciuolo. - 4 E ripigliando per rispondere all'angelo che mi parlava, dissi: - Signore mio, che cosa sono queste cose? - 5 E l'angelo che mi parlava rispose, dicendo: - Non sai tu che cosa siano queste cose? - Dissi: - Signore mio, no. - 6 Ed egli rispose e disse: - Questa è la parola del Signore inviata a Zorobabel per dirgli: "Non dall'esercito, nè dalla forza, ma dal mio Spirito, dice il Signore degli eserciti. 7 Che cosa sei tu, o grande monte, dinanzi a Zorobabel? Sarai spianato, e se ne caverà la pietra cuspidale, e uguaglierà la grazia della sua grazia". - 8 E la parola del Signore mi fu comunicata e mi disse: 9 Le mani di Zorobabel hanno messi i fondamenti a questa casa, e le mani di lui la compiranno e conoscerete che il Signore degli eserciti mi ha mandato a voi. 10 E coloro che disprezzarono i giorni scarsi di opere, si rallegreranno, e vedranno il piombino in mano a Zorobabel. Coteste sette sono gli occhi del Signore che scorrono per tutta la terra. - 11 E ripigliai dicendogli: - Che cosa sono questi due olivi alla destra del candelabro e alla sinistra? - 12 Poi di nuovo aggiunsi dicendo: - Che cosa sono le due ciocche di ulive che stanno vicine ai becchi d'oro, nei quali sono gli infusori d'oro? - 13 E mi disse: - Non sai tu che siano queste cose? - Risposi: - No, signore mio. - 14 Ed egli mi disse: - Questi sono i due figli dell'olio che stanno dinanzi al dominatore di tutta la terra. -

Tintori:

Zaccaria 4

Quinta visione: Il candelabro e i due olivi
1 E tornò l'angelo che parlava con me, e mi fece svegliare come uomo che si desta dal sonno. 2 E mi disse: «Che vedi?» Risposi: «Ho veduto, ed ecco un candelabro tutto d'oro, ha una lampada in cima, e porta sette lucerne, e sette canaletti per le lucerne che sono sopra di lui. 3 E sopra ha due ulivi, uno a destra e uno a sinistra della lampada. 4 E, riprendendo la parola, dico all'angelo che parlava con me: «Signor mio, che son queste cose?» 5 L'angelo che parlava con me mi rispose dicendo: «Come, non sai che sono queste cose?» Risposi: «No, davvero, Signor mio». 6 Ed egli ripresa la parola e rivolgendosi a me, disse: «Ecco la parola del Signore (rivolta) a Zorobabele in questi termini: Non per mezzo d'eserciti nè colla forza, ma per virtù del mio spirito - dice il Signore degli eserciti. - 7 Che sei tu, o gran monte, davanti a Zorobabele? Sarai spianato. Egli porrà la prima pietra, e uguaglierà la grazia alla grazia di essa». 8 La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: 9 «Le mani di Zorobabele han gettati i fondamenti di questa casa, e le sue mani la compiranno, e voi conoscerete che mi ha mandato a voi il Signore degli eserciti. 10 E chi è che ha disprezzati i piccoli giorni? E si rallegreranno nel vedere il filo a piombo in mano di Zorobabele. Questi sette sono gli occhi del Signore che scorrono tutta quanta la terra». 11 Ed io ripresi la parola e gli dissi: «Che sono questi due ulivi, uno a destra e l'altro a sinistra del candelabro?» 12 E di nuovo ripresi la parola e gli dissi: «Che son questi due rami degli ulivi che stanno presso i due beccucci d'oro, dove sono i canaletti d'oro?» 13 Egli mi rispose, dicendo: «Come? non sai che siano queste cose?» Dissi: «No, davvero, Signor mio». 14 Ed egli disse: «Questi son due unti che? stan dinanzi al Dominatore di tutta la terra».

Martini:

Zaccaria 4

Candeliere d'oro co' due ulivi. Sette occhi del Signore. Il tempio, di cui Zorobabel ha gettati i fondamenti, sarà compiuto da lui.
1 E tornò l'Angelo, che parlava in me, e mi svegliò come un uomo, che è svegliato dal sonno, 2 E dissentii: Che è quel, che tu vedi? Ed io dissi: Io veggo apparirmi un candelabro tutto d'oro, che ha una lampana in cima, e ha sopra di se sette lucerne, e sette canaletti per le lucerne, che erano sul candeliere. 3 E sopra di esso due ulivi, uno a destra, l'altro a sinistra della lampana. 4 E dissi all'Angelo, che parlava in me: Signor mio, che è questo? 5 E l'Angelo, che parlava in me, rispose, e dissemi: Non sai tu quel, che siano queste cose? Ed io dissi: Signor mio, no. 6 Ed egli rispose, e disse a me: Questa è la parola del Signore, che dice a Zorobabel: Non per mezzo di un esercito, né colla forza, ma per virtù del mio spirito, dice il Signore degli eserciti. 7 Che se' tu, o gran monte, dinanzi a Zorobabel l'una pianura: egli imporrà la pietra primaria, e agguaglierà questa a quella grazia. 8 E il Signore parlò a me, e disse: 9 Le mani di Zorobabel han gettati i fondamenti di questa casa, e le mani di lui la ridurranno a perfezione; e voi conoscerete, che il Signore degli eserciti mi ha mandato a voi; 10 Imperocché chi è quegli, che disprezzò i piccoli giorni? Ei si rallegreranno, e vedranno la pietra di piombo in mano di Zorobabel. Questi sono i sette occhi del Signore, che scorrono tutta quanta la terra. 11 Ed io soggiunsi, e dissi a lui: Che son eglino questi due ulivi a destra, e a sinistra del candeliere? 12 E replicai ancora in secondo luogo, e gli dissi: Che son eglino que' due rami degli ulivi, che sono presso ai due beccucci di oro, dove sono i canaletti di oro? 13 Ed egli disse a me: Non sai tu quel, che siano queste cose? Ed io dissi: Signor mio, no. 14 Ed egli disse: Questi sono i due unti, i quali stan dinanzi al Dominatore di tutta la terra.

Diodati:

Zaccaria 4

1 POI l'Angelo che parlava meco ritornò, e mi destò, a guisa d'uomo che è destato dal suo sonno. 2 Ed egli mi disse: Che vedi? Ed io dissi: Io ho riguardato, ed ecco un candelliere tutto d'oro, di sopra al quale vi è un bacino, e sopra il candelliere vi son sette sue lampane; e vi son sette colatoi, per le lampane, che sono in cima del candelliere. 3 Vi sono ancora due ulivi di sopra ad esso; l'uno dalla destra del bacino, e l'altro dalla sinistra. 4 Ed io feci motto all'Angelo che parlava meco, e gli dissi: Che voglion dire queste cose, signor mio? 5 E l'Angelo che parlava meco rispose, e mi disse: Non sai tu che voglion dire queste cose? Ed io dissi: No, signor mio. 6 Ed egli rispose, e mi disse in questa maniera: Quest'è la parola del Signore a Zorobabel: Non per esercito, nè per forza; ma per lo mio Spirito, ha detto il Signor degli eserciti. 7 Chi sei tu, o gran monte, davanti a Zorobabel? tu sarai ridotto in piano; e la pietra del capo sarà tratta fuori, con rimbombanti acclamazioni: Grazia, grazia ad essa. 8 Poi la parola del Signore mi fu indirizzata, dicendo: 9 Le mani di Zorobabel han fondata questa Casa, e le sue mani altresì la compieranno; e tu conoscerai che il Signor degli eserciti mi ha mandato a voi. 10 Perciocchè chi è colui che ha sprezzato il giorno delle piccole cose? Pur si rallegreranno; e quei sette che son gli occhi del Signore, che vanno attorno per tutta la terra, riguarderanno la pietra del piombino in mano di Zorobabel.
11 Ed io risposi, e gli dissi: Che voglion dire questi due ulivi, che sono dalla destra e dalla sinistra del candelliere? 12 E presi di nuovo a dirgli: Che voglion dire questi due ramoscelli d'ulivo, che sono allato a' due doccioni d'oro, che versano in giù l'oro? 13 Ed egli mi disse: Non sai tu che voglion dire queste cose? Ed io dissi: No, signor mio. 14 Ed egli disse: Questi ramoscelli sono i due figliuoli dell'olio, che stanno ritti appresso il Signor di tutta la terra.

Commentario completo di Matthew Henry:

Zaccaria 4

1 INTRODUZIONE A ZACCARIA CAPITOLO 4

In questo capitolo abbiamo un'altra visione confortevole, che, come fu spiegato al profeta, aveva molto in sé per incoraggiare il popolo di Dio nelle sue attuali ristrettezze, che erano così grandi che pensavano che la loro situazione fosse impotente, che il loro tempio non avrebbe mai potuto essere ricostruito né la loro città ripopolata; e quindi lo scopo della visione è quello di mostrare che Dio, con la sua potenza, avrebbe perfezionato l'opera, sebbene l'assistenza data dai suoi amici fosse sempre così debole, e la resistenza data ad essa dai suoi nemici fosse sempre così forte. Ecco qui

I. Il risveglio del profeta per osservare la visione, Zaccaria 4:1.

II. La visione stessa, di un candelabro con sette lampade, che erano fornite di olio, e continuavano ad ardere, immediatamente da due ulivi che crescevano accanto ad esso, uno su entrambi i lati, Zaccaria 4:2-3.

III. L'incoraggiamento generale che si intende dare ai costruttori del tempio a proseguire in quella buona opera, assicurando loro che alla fine sarebbe stata portata a perfezione, Zaccaria 4:4-10.

IV. La particolare spiegazione della visione, per l'illustrazione di queste assicurazioni, Zaccaria 4:11-14.

Ver. 1. fino alla Ver. 10.

Ecco qui

I. Il profeta si preparò a ricevere la scoperta che gli doveva essere fatta: L'angelo che parlava con lui venne e lo svegliò, = Zaccaria 4:1. A quanto pare, sebbene fosse in conferenza con un angelo e su questioni di grande interesse pubblico, tuttavia si intorpidì e si addormentò, come dovrebbe sembrare, mentre l'angelo stava ancora parlando con lui. Così i discepoli, quando videro Cristo trasfigurato, furono appesantiti dal sonno, = Luca 9:32. Lo spirito del profeta, senza dubbio, era disposto a prestare attenzione a ciò che doveva essere visto e udito, ma la carne era debole; il suo corpo non riusciva a tenere il passo con la sua anima nelle contemplazioni divine; La stranezza delle visioni forse lo stordiva e così fu sopraffatto dal sonno, o forse la dolcezza delle visioni lo componeva e lo cantava persino addormentato. Daniele era in un sonno profondo quando udì la voce delle parole dell'angelo, = Daniele 10:9. Non saremo mai adatti a conversare con gli spiriti finché non ci saremo liberati da questi corpi di carne. Dovrebbe sembrare che l'angelo lo abbia lasciato perdere un po', affinché potesse essere fresco per ricevere nuove scoperte, ma poi lo ha svegliato, con sua sorpresa, come un uomo che si è svegliato dal suo sonno. Nota, abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, non solo per farci conoscere le cose divine, ma per farci prendere nota di esse. Egli si sveglia mattina dopo mattina, sveglia il mio orecchio, = Isaia 50:4. Dovremmo implorare Dio che, ogni volta che ci parla, ci risvegli, e noi dovremmo poi risvegliarci.

II. La scoperta che gli fu fatta quando fu preparato in questo modo. L'angelo gli chiese: Che vedi? = Zaccaria 4:2. Quando si svegliò, forse, non si sarebbe accorto di ciò che si presentava alla sua vista, se non fosse stato così eccitato a guardarsi attorno. Quando osservò, vide un candelabro d'oro, come uno di quelli che erano nel tempio in precedenza, e di simili questo tempio dovrebbe essere fornito a tempo debito. La chiesa è un candelabro, eretto per illuminare questo mondo oscuro e per offrire ad esso la luce della rivelazione divina. La candela è di Dio; la chiesa non è che il candelabro, ma tutto d'oro, che denota il grande valore e l'eccellenza della chiesa di Dio. Questo candelabro d'oro aveva sette lampade che si diramavano da esso, tante prese, in ognuna delle quali c'era una luce ardente e splendente. La chiesa ebraica non era che una, e sebbene gli ebrei che furono dispersi, è probabile, avessero sinagoghe in altri paesi, tuttavia non erano che altrettante lampade appartenenti a un candelabro; ma ora, sotto il vangelo, Cristo è il centro dell'unità, e non Gerusalemme, o un luogo qualsiasi; e quindi sette chiese particolari sono rappresentate, non come sette lampade, ma come sette diversi candelabri d'oro, = Apocalisse 1:20. Questo candelabro aveva una ciotola, o ricevitore comune, sulla sommità, in cui l'olio cadeva continuamente, e da esso, attraverso sette tubi segreti, o passaggi, veniva diffuso alle sette lampade, in modo che, senza ulteriori preoccupazioni, ricevevano l'olio con la stessa rapidità con cui lo sprecavano (come in quelle che chiamiamo corna-d'inchiostro, o penne-stilografiche); Non hanno mai voluto, né sono mai stati sazi, e così hanno continuato a bruciare sempre chiaro. E anche la ciotola veniva continuamente fornita, senza alcuna cura o assistenza da parte dell'uomo; poiché (Zaccaria 4:3) vide due ulivi, uno su ciascun lato il candelabro, che erano così grassi e fecondi che di loro spontanea volontà versavano continuamente molto olio nella coppa, che con due tubi più grandi (Zaccaria 4:12) disperdeva l'olio in quelli più piccoli e così nelle lampade; così che nessuno aveva bisogno di guardare questo candelabro, per fornirla di olio (non attese per l'uomo, né attese i figli degli uomini), il cui scopo è quello di mostrare che Dio può facilmente, e spesso lo fa, realizzare i suoi propositi di grazia riguardo alla sua chiesa con la sua saggezza e potenza, senza alcuna arte o lavoro dell'uomo, e che sebbene a volte faccia uso di strumenti, eppure egli non ne ha bisogno né è legato ad essi, ma può fare la sua opera senza di essi, e piuttosto che essa sarà disfatta.

III. La domanda che il profeta fece sul significato di ciò, e il dolce rimprovero che gli fu dato per la sua stupidità = Zaccaria 4:4 : Risposi e parlai all'angelo, dicendo: Che cosa sono questi, mio signore? Osservate con quanta prontezza egli parla all'angelo; egli lo chiama mio signore. Coloro che vogliono essere istruiti devono onorare i loro insegnanti. Vide cosa fossero, ma chiese cosa significassero . Nota, è molto desiderabile conoscere il significato delle manifestazioni di Dio di se stesso e della sua mente sia nella sua parola che attraverso le sue ordinanze e provvidenze. Cosa intendi con questi servizi, con questi segni? E coloro che vogliono comprendere la mente di Dio devono essere curiosi. Allora sapremo se continuiamo a conoscere, se non solo ascolti, ma, come Cristo, facciamo domande su ciò che ascoltiamo, Luca 2:46. L'angelo gli rispose con una domanda: Non sai tu cosa sono questi? lasciando intendere che se avesse considerato e confrontato le cose spirituali con quelle spirituali, avrebbe potuto indovinare il significato di queste cose; poiché sapeva che c'era un candelabro d'oro nel tabernacolo, che era compito costante dei sacerdoti fornire di olio e continuare a bruciare, per l'uso del tabernacolo; quando quindi vide, In visione, un tale candelabro, con le lampade continuava sempre ad accese, e tuttavia nessun sacerdote vi assisteva, né alcuna occasione per loro, poteva discernere il significato di ciò nel fatto che, sebbene Dio avesse ristabilito il sacerdozio, tuttavia egli poteva svolgere la sua opera per e nel suo popolo senza di loro. Nota: Abbiamo motivo di vergognarci di noi stessi per non comprendere più facilmente il significato delle scoperte divine. L'angelo fece questa domanda al profeta, per trarre da lui un riconoscimento della propria ottusità, oscurità e lentezza nel comprendere, ed egli l'ebbe immediatamente:

"Ho detto, No, mio signore; Non so cosa siano."

Le visioni avevano il loro significato, ma spesso oscure e difficili da comprendere, e i profeti stessi non sempre ne erano consapevoli all'inizio. Ma coloro che vogliono essere istruiti da Dio devono vedere e riconoscere la propria ignoranza e il loro bisogno di essere istruiti, e devono rivolgersi a Dio per l'istruzione. A colui che ci ha dato l'armadio dobbiamo richiedere la chiave con cui aprirlo. Dio insegnerà ai mansueti e agli umili, non a coloro che sono presuntuosi di se stessi e si appoggiano alla canna rotta del loro proprio intendimento.

IV. L'intenzione generale di questa visione. Senza una descrizione critica su ogni circostanza della visione, lo scopo di essa è quello di assicurare al profeta, e per mezzo di lui al popolo, che questa buona opera di costruzione del tempio dovrebbe, per la speciale cura della divina Provvidenza e l'influenza immediata della grazia divina, essere portata a un felice esito, sebbene i suoi nemici fossero molti e potenti e gli amici e i suoi sostenitori pochi e deboli. Notate, Nella spiegazione delle visioni e delle parabole, dobbiamo guardare alla loro portata principale, ed essere soddisfatti di ciò, se ciò è chiaro, anche se potremmo non essere in grado di spiegare ogni circostanza, o adattarla al nostro scopo. L'angelo fa sapere al profeta, in generale, che questa visione aveva lo scopo di illustrare una parola che il Signore aveva da dire a Zorobabele, per incoraggiarlo a proseguire con la costruzione del tempio. Sappia che egli è un operaio insieme a Dio in esso, e che è un'opera che Dio possederà e coronerà.

1. Dio continuerà e completerà quest'opera, come aveva iniziato la loro liberazione da Babilonia, non con la forza esterna, ma con operazioni segrete e influenze interne sulle menti degli uomini. Dice questo che è il Signore degli eserciti, e potrebbe farlo vi et armis-con la forza, ha legioni al comando; ma lo farà, non per potenza o potenza umana, ma per mezzo del suo proprio Spirito. Ciò che è fatto dal suo Spirito è fatto con la forza e la potenza, ma si oppone alla forza visibile. Israele fu portato fuori dall'Egitto e in Canaan con forza e potenza; In entrambe queste opere meravigliose fu fatto un grande massacro. Ma essi furono portati fuori da Babilonia, e in Canaan per la seconda volta, dallo Spirito del Signore degli eserciti operando sullo spirito di Ciro, e inclinandolo a proclamare loro la libertà, e operando sugli spiriti dei prigionieri, e inclinandoli ad accettare la libertà offerta loro. Fu per lo Spirito del Signore degli eserciti che il popolo fu eccitato e animato a costruire il tempio; e perciò si dice che siano aiutati dai profeti di Dio, perché, come la bocca dello Spirito, hanno parlato ai loro cuori, Esdra 5:2. Fu per lo stesso Spirito che il cuore di Dario fu incline a favorire e promuovere quell'opera buona e che i nemici giurati di essa si infatuarono nei loro consigli, in modo da non poterla ostacolare come avevano progettato. Nota: L'opera di Dio è spesso svolta con molto successo, quando tuttavia è portata avanti molto silenziosamente e senza l'assistenza della forza umana; il tempio del Vangelo è costruito, non con la forza o la potenza (perché le armi della nostra guerra non sono carnali), ma Spirito del Signore degli eserciti, la cui opera sulla coscienza degli uomini è potente per abbattere le fortezze; così l'eccellenza della potenza è da Dio, e non dall'uomo. Quando gli strumenti vengono meno, lasciamo dunque che sia Dio a compiere da solo la sua opera per mezzo del suo Spirito.

2. Tutte le difficoltà e le opposizioni che si trovano sulla strada saranno superate e rimosse, anche quelle che sembrano insormontabili (Zaccaria 4:7): Chi sei tu, o grande monte? Prima di Zorobabele diventerai una pianura. Vedi qui,

(1.) Come viene rappresentata la difficoltà; è una grande montagna, invalicabile e inamovibile, un mucchio di spazzatura, come una grande montagna, che deve essere rimossa via, altrimenti il lavoro non può continuare. I nemici degli ebrei sono fieri e duri come grandi montagne; ma, quando Dio avrà un'opera da compiere, le montagne che vi si frapporranno si ridurranno in colline di talpe; per vedere qui,

(2.) Come vengono disprezzate queste difficoltà:

"Chi sei tu, o grande montagna! che tu debba stare sulla via di Dio e pensare di fermare il progresso della sua opera? Chi sei tu che sembri così grande, che minacci così e che sei così temuto? Prima di Zorobabele, quando egli sarà l'agente di Dio, tu diventerai una pianura. Tutte le difficoltà svaniranno, e tutte le obiezioni saranno superate. Ogni montagna e collina sarà abbassata quando la via del Signore sarà preparata,"

Isaia 40:4. La fede rimuoverà i monti e li renderà pianure. Cristo è il nostro Zorobabele; Montagne di difficoltà si frapponevano alla sua impresa, ma davanti a lui erano tutte rase al suolo; Nulla è troppo difficile da fare per la Sua grazia.

3. La stessa mano che ha iniziato questa buona opera la eseguirà: Egli porterà fuori la pietra della testa == (Zaccaria 4:7); e ancora (Zaccaria 4:9), Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa, sia detto in suo onore (forse con le sue stesse mani ha posato la prima pietra), e sebbene sia stato a lungo ritardato, ed è ancora molto osteggiato, ma alla fine sarà finito; vivrà per vederlo finito, anzi, e anche le sue mani lo finiranno; qui è un tipo di Cristo, che è sia l'autore che il finisher della nostra fede; e il fatto che egli ne sia l'autore è per noi una garanzia che egli sarà il finitore, perché, quanto a Dio, la sua opera è perfetta; Ha cominciato e non finirà? Zorobabele stesso porterà fuori la lapide con grida, e alte acclamazioni di gioia, tra gli spettatori. Le acclamazioni non sono huzzas, ma Grazia, grazia; Questo è il fardello dei canti trionfali che la Chiesa canta. Può essere preso,

(1.) Come magnificare la grazia gratuita, e dare a quella tutta la gloria di ciò che è fatto. Quando l'opera è terminata, si deve riconoscere con gratitudine che non è stata portata alla perfezione da una nostra politica o da un nostro potere, ma che è stata la grazia a farla: la buona volontà di Dio verso di noi e la sua buona opera in noi e per noi. Grazia, grazia, deve essere gridata, non solo alla pietra della testa, ma alla pietra di fondamento, alla pietra angolare, e in verità a ogni pietra nell'edificio di Dio; dal primo all'ultimo non si tratta di opere, ma di tutta la grazia, e tutte le nostre corone devono essere gettate ai piedi della grazia gratuita. Non a noi, o Signore! non a noi.

(2.) Come dipendere dalla grazia gratuita, e desiderare la continuazione di essa, per ciò che deve ancora essere fatto. Grazia, grazia, è il linguaggio della preghiera così come della lode; ora che questo edificio è finito, tutta la felicità lo accompagna! La pace sia tra le sue mura e, per questo, grazia. Che la bellezza del Signore nostro Dio sia su di essa! Nota: Ciò che proviene dalla grazia di Dio può, nella fede e su buoni motivi, essere affidato alla grazia di Dio, poiché Dio non abbandonerà l'opera delle sue mani.

4. Questa sarà una piena ratifica delle profezie che sono state fatte prima riguardo al ritorno degli ebrei, e al loro nuovo insediamento. Quando il tempio sarà finito, allora saprai che il Signore degli eserciti mi ha mandato a te. Nota, l'esatto adempimento delle profezie delle Scritture è una prova convincente del loro originale divino. Così Dio conferma la parola del suo servo, dicendo a Gerusalemme: Tu sarai ricostruita, = Isaia 44:26. Nessuna parola di Dio cadrà a terra, né ne mancherà nemmeno una virgola o un apice. Le profezie di Zaccaria sull'avvicinarsi del giorno della liberazione per la chiesa sarebbero presto apparse, per il loro adempimento, essere da Dio.

5. Questo metterà a tacere efficacemente coloro che hanno guardato con disprezzo all'inizio di quest'opera, Zaccaria 4:10. Chi, dove, è ora colui che disprezzava il giorno delle piccole cose e pensava che quest'opera non sarebbe mai arrivata a nulla? Gli stessi Giudei disprezzavano le fondamenta del secondo tempio, perché era probabile che fosse di gran lunga inferiore al primo, Esdra 3:12. I loro nemici disprezzavano il muro quando era nell'edificio, Neemia 2:19 ; 4:2-3. Ma non lo facciano. Nota: Nell'opera di Dio il giorno delle piccole cose non deve essere disprezzato. Anche se gli strumenti sono deboli e improbabili, Dio spesso li sceglie, per mezzo di essi, per realizzare grandi cose. Come un grande monte diventa pianura davanti a lui quando vuole, così una piccola pietra, staccata da un monte senz'uomo, viene a riempire la terra, Daniele 2:35. Anche se gli inizi sono piccoli, Dio può far sì che gli ultimi fini aumentino notevolmente; Un granello di senape può diventare un grande albero. Non sia disprezzata la luce dell'aurora, perché risplenderà sempre di più fino al giorno perfetto. Il giorno delle piccole cose è il giorno delle cose preziose, e sarà il giorno delle grandi cose.

6. Questo soddisferà abbondantemente tutti i sinceri sostenitori dell'interesse di Dio, che saranno lieti di vedersi in errore nel disprezzare il giorno delle piccole cose. Coloro che disperavano della fine dell'opera si rallegreranno quando vedranno il piombino nella mano di Zorobabele, quando lo vedranno occupato tra i costruttori, a dare ordini e direttive sul da farsi, e a badare che l'opera sia fatta con grande esattezza, affinché sia bella e ferma. Nota: È motivo di grande gioia per tutte le brave persone vedere magistrati attenti e attivi per l'edificazione della casa di Dio, vedere il piombino nelle mani di coloro che hanno il potere di fare molto, se non hanno che un cuore secondo esso; non vediamo Zorobabele con la cazzuola in mano (che è lasciata agli operai, ai ministri), ma lo vediamo con il piombino in mano, e non è un disprezzo, ma un onore per lui. I magistrati devono ispezionare l'operato dei ministri e parlare comodamente ai leviti che fanno il loro dovere.

7. Ciò magnificherà grandemente la saggezza e la cura della provvidenza di Dio, che è sempre impiegata per il bene della sua chiesa. Zorobabele fa la sua parte, fa tutto ciò che l'uomo può fare per portare avanti l'opera, ma è con quei sette, quei sette occhi del Signore che leggiamo di Zaccaria 3:9. Non potrebbe fare nulla se la vigile, potente, misericordiosa provvidenza di Dio non lo precedesse e non lo accompagnasse in essa. Se il Signore non avesse costruito questa casa, Zorobabele e gli altri avrebbero faticato invano, = Salmi 127:1. Questi occhi del Signore sono quelli che corrono avanti e indietro per tutta la terra, che prendono conoscenza di tutte le creature e di tutte le loro azioni (2Cronache 16:9), e ispirano e dirigono tutto, secondo i consigli divini. Nota: Non dobbiamo pensare che Dio sia così preso dagli affari della sua chiesa da trascurare il mondo; ma è un conforto per noi che la stessa onnisapiente Provvidenza onnipotente che governa le nazioni della terra sia in modo particolare a conoscenza della chiesa. Quei sette occhi che corrono attraverso la terra sono tutti sulla pietra che Zorobabele sta posando dritto con il suo piombino, per vedere che sia ben posata. E coloro che hanno il piombino in mano devono guardare in alto verso quegli occhi del Signore, devono avere un costante riguardo per la divina Provvidenza, e agire in dipendenza dalla sua guida e sottomettersi alle sue disposizioni.

11 Ver. 11. fino alla Ver. 14.

Si dice abbastanza a Zaccaria per incoraggiarlo, e per permettergli di incoraggiare gli altri, con riferimento alla buona opera di costruzione del tempio che ora stavano per costruire, e questa era l'intenzione principale della visione che vide; ma è ancora curioso dei particolari, che attribuiremo, non a una vana curiosità, ma al valore che aveva per le scoperte divine e al piacere che provava nel conoscerle. Coloro che conoscono molte delle cose di Dio non possono non avere un umile desiderio di saperne di più. Ora osservate,

I. Quale fosse la sua domanda. Ha capito il significato del candelabro con le sue lampade: è Gerusalemme, è il tempio, e la loro salvezza è andare avanti come una lampada che arde; ma vuole sapere cosa sono questi due ulivi == (Zaccaria 4:11), questi due rami d'ulivo? = Zaccaria 4:12. Osserva qui,

1. Ha chiesto. Nota: Coloro che vogliono conoscere le cose di Dio devono essere curiosi riguardo a quelle cose. Chiedete, e vi sarà detto.

2. Ha chiesto due volte, la sua prima domanda non ha avuto risposta. Nota, se non vengono date risposte soddisfacenti alle nostre domande e richieste rapidamente, dobbiamo rinnovarle, e ripeterle, e continuare istantanee e importune in esse, e la visione alla fine parlare, e non mentire.

3. La sua seconda domanda variava un po' dalla prima. Prima chiese: "Che cosa sono questi due ulivi? ma poi, Che cosa sono questi due rami d'ulivo? cioè, quei rami dell'albero che pendevano sopra la ciotola e vi distillavano l'olio. Quando indaghiamo riguardo alla grazia di Dio, deve essere piuttosto come ci viene comunicata dai rami fecondi della parola e dalle ordinanze (poiché questa è una delle cose rivelate, che appartengono a noi e ai nostri figli) piuttosto che come risiede nel buon ulivo dove sono tutte le nostre sorgenti, perché questa è una delle cose segrete, che non ci appartengono.

4. Nella sua indagine menzionò le osservazioni che aveva fatto sulla visione; notò non solo ciò che era evidente a prima vista, che i due ulivi crescevano, uno sul lato destro e l'altro sul lato sinistro del candelabro (così vicino, così pronto, è la grazia divina alla chiesa), ma osservò ulteriormente, dopo un'ispezione più ristretta, che i due rami d'ulivo, da cui in particolare il candelabro riceveva la radice e il grasso dell'olivo (come dice l'apostolo della chiesa, Romani 11:17), svuotavano lolio d'oro (cioè, l'olio limpido e brillante, il migliore nel suo genere, e di grande valore, come se fosse aurum potabile-oro liquido) fuori da se stessi attraverso i due tubi d'oro, o (come si legge sul margine) che per mano dei due tubi d'oro svuotano da se stessi l'olio nell'oro, cioè nella coppa d'oro sulla testa del candelabro. Nostro Signore Gesù ha svuotato se stesso, per saziarci; Il suo prezioso sangue è l'olio d'oro in cui siamo provvisti di tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

II. Quale risposta fu data alla sua domanda. Ora l'angelo lo obbligò espressamente ad ammettere la sua ignoranza, prima di informarlo [Zaccaria 4:13] :

"Non sai cosa sono? Se sai che la chiesa è il candelabro, puoi pensare che gli ulivi, che la forniscono di olio, siano qualcosa di diverso dalla grazia di Dio?"

Ma egli ammetteva di non averlo compreso fino in fondo o di aver temuto di non averlo capito correttamente: Ho detto, No, mio Signore, come dovrei, se qualcuno non mi guida? E poi gli disse (Zaccaria 4:14): Questi sono i due figli dell'olio (così è nell'originale), i due unti (così leggiamo), piuttosto, i due unti. Quella che leggiamo ( Isaia 5:1 - una collina molto fruttuosa è nell'originale il corno del figlio dell'olio, un terreno grasso e ingrassante.

1. Se per candelabro intendiamo la chiesa visibile, in particolare quella degli ebrei in quel tempo, per il cui conforto era principalmente destinata, questi figli dell'olio, che stanno davanti al Signore di tutta la terra, sono le due grandi ordinanze e uffici della magistratura e del ministero, a quel tempo alloggiati nelle mani di quei due grandi e buoni uomini Zorobabele e Giosuè. Re e sacerdoti venivano unti; questo principe, questo sacerdote, erano unti, dotati dei doni e delle grazie dello Spirito di Dio, per qualificarli per l'opera alla quale erano chiamati. Essi stavano davanti al Signore di tutta la terra, per servirlo, e per ricevere guida da lui; e una grande influenza avevano sugli affari della chiesa in quel tempo. La loro saggezza, il loro coraggio e il loro zelo si svuotavano continuamente nella coppa d'oro, per mantenere accese le lampade; e, quando se ne saranno andati, altri saranno suscitati per svolgere la stessa opera; Israele non sarà più senza principe e sacerdote. Buoni magistrati e buoni ministri che sono essi stessi unti con la grazia di Dio e stanno al fianco del Signore di tutta la terra, come fedeli aderenti alla sua causa, contribuiscono molto al mantenimento e al progresso della religione e allo splendore della parola di vita.

2. Se per candelabro intendiamo la chiesa dei primogeniti, dei veri credenti, questi figli dell'olio possono essere intesi da Cristo e dallo Spirito, il Redentore e il Consolatore. Cristo non è solo il Messia, l'Unto stesso , ma è l'oliva buona per la sua chiesa; e dalla sua pienezza noi riceviamo, = Giovanni 1:16. E lo Spirito Santo è l'unzione o unzione che abbiamo ricevuto, 1Giovanni 2:20,27. Da Cristo, l'ulivo, per mezzo dello Spirito il ramo d'ulivo, tutto l'olio d'oro della grazia viene comunicato ai credenti, che mantiene accese le loro lampade, e senza una fornitura costante della quale si spegnerebbero presto. Essi stanno dalla parte del Signore di tutta la terra, che è in modo speciale il Signore della chiesa; perché il Figlio doveva essere mandato dal Padre, e così lo era lo Spirito Santo, nel tempo stabilito, ed essi stanno con lui pronti ad andare.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Zaccaria 4

1 Capitolo 4

Una visione di un candelabro, con due alberi di ulivo Zac 4:1-7

Un ulteriore incoraggiamento Zac 4:8-10

Una spiegazione sugli olivi Zac 4:11-14

Versetti 1-7

Lo spirito del profeta era disposto a partecipare, ma la carne era debole. Dovremmo chiedere a Dio che, ogni volta che ci parla, ci risvegli, e poi dovremmo risvegliarci noi stessi. La chiesa è un candelabro d'oro, o una lampada, posta per illuminare questo mondo oscuro e per diffondere la luce della rivelazione divina. Si videro due alberi di ulivo, uno per ogni lato del candelabro, dai quali l'olio scorreva senza sosta nella coppa. Dio porta a compimento i suoi propositi di grazia nei confronti della sua Chiesa, senza alcuna arte o lavoro da parte dell'uomo; a volte si serve dei suoi strumenti, ma non ne ha bisogno. Questo rappresentava l'abbondanza della grazia divina, per illuminare e rendere santi i ministri e i membri della Chiesa, e che non può essere procurata o impedita da alcun potere umano. La visione ci assicura che la buona opera di costruzione del tempio sarà portata a termine con successo. La difficoltà è rappresentata come una grande montagna. Ma tutte le difficoltà svaniranno e tutte le obiezioni saranno superate. La fede rimuoverà le montagne e le renderà pianure. Cristo è il nostro Zorobabele; montagne di difficoltà hanno ostacolato la sua impresa, ma nulla è troppo difficile per lui. Ciò che proviene dalla grazia di Dio può essere affidato, per fede, alla grazia di Dio, perché egli non abbandonerà l'opera delle sue mani.

8 Versetti 8-10

L'esatto adempimento delle profezie delle Scritture è una prova convincente della loro origine divina. Anche se gli strumenti sono deboli e improbabili, Dio li sceglie spesso per realizzare grandi cose. Non disprezzate la luce dell'alba; essa risplenderà sempre di più fino al giorno perfetto. Coloro che disperavano di portare a termine l'opera, si rallegreranno quando vedranno Zorobabele dare indicazioni su cosa fare e prendersi cura che l'opera venga portata a termine. Ci conforta il fatto che la stessa Provvidenza onnipotente che governa la terra, si occupa in particolare della Chiesa. Tutti coloro che hanno il piombino in mano devono guardare agli occhi del Signore, avere un costante riguardo per la Divina Provvidenza, agire in dipendenza dalla sua guida e sottomettersi alle sue disposizioni. Fissiamo la nostra fede in Cristo e guardiamolo mentre porta avanti la sua opera secondo il suo glorioso piano e avvicina ogni giorno il suo edificio spirituale al suo completamento.

11 Versetti 11-14

Zaccaria desidera sapere quali sono i due ulivi. Zorobabele e Giosuè, questo principe e questo sacerdote, erano dotati dei doni e delle grazie dello Spirito di Dio. Sono vissuti nello stesso periodo ed entrambi sono stati strumenti dell'opera e del servizio di Dio. Gli uffici di Re e di Sacerdote di Cristo erano ombreggiati da loro. Dall'unione di questi due uffici nella sua persona, sia Dio che uomo, viene ricevuta e impartita la pienezza della grazia. Essi costruirono il tempio, la chiesa di Dio. Così fa Cristo spiritualmente. Cristo non è solo il Messia, l'Unto, ma è anche il Buon Ulivo per la sua Chiesa, e dalla sua pienezza noi riceviamo. E lo Spirito Santo è l'unzione che abbiamo ricevuto. Da Cristo, l'Ulivo, per mezzo dello Spirito, il Ramo d'Ulivo, fluisce ai credenti tutto l'olio d'oro della grazia, che mantiene accese le loro lampade. Cerchiamo, attraverso l'intercessione e l'abbondanza del Salvatore, i rifornimenti da quella pienezza che finora è bastata a tutti i suoi santi, secondo le loro prove e i loro impieghi. Attendiamo a Lui nelle sue ordinanze, desiderando di essere santificati completamente nel corpo, nell'anima e nello spirito.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Zaccaria 4

1 L'angelo tornò - L'angelo (come prima di Zaccaria 2:3 ) era uscito per ricevere qualche nuova istruzione da un angelo superiore o da Dio.

E mi ha svegliato - Come un uomo viene svegliato dal sonno. Zaccaria, sopraffatto dalla grandezza delle visioni, deve essere sprofondato in una sorta di torpore, poiché dopo la visione del montone e del capro, mentre Gabriele parlava con lui, Daniele dice: «Ero in un sonno profondo sul la mia faccia verso terra, ed egli mi toccò e mi rialzò” Daniele 8:18; e ancora alla voce dell'angelo, il quale, dopo le sue tre settimane di digiuno Daniele 10:9 , venne a dichiarargli Daniele 10:21 la scrittura della verità; e alla Trasfigurazione: “Pietro e quelli che erano con lui erano assopiti dal sonno e, quando furono svegli, videro la Sua gloria.

” Luca 9:32. Osorio: “Meravigliosi e stupendi misteri furono quelli che furono mostrati all'uomo divino. Vide il Ramo del Signore; vide la sua invincibile potenza; vide il Suo splendore di Divina Intelligenza e Provvidenza; vide l'ampiezza della bellezza e della dignità. Allora inchiodato e colpito ancora da stupore, mentre girava queste cose nella sua mente, sprofondato in una specie di sonno, è portato fuori da se stesso e, ammantato di tenebre, comprende che le cose segrete della Divina Sapienza non possono essere comprese perfettamente da la mente di nessuno.

Ciò poi ottenne che, essendo i suoi sensi sopraffatti, non vedesse nulla, salvo ciò in cui è la somma della saggezza, che questa immensità dell'eccellenza divina non può essere cercata. Fu colto da questo sonno, quando fu destato dall'angelo per vedere altri misteri”.

2 E dissi, ho guardato ed ecco un candeliere tutto d'oro - Il candeliere è il candeliere a sette bracci del tabernacolo Esodo 25:31 , ma con variazioni volutamente introdotte per simboleggiare la fornitura più piena e costante dell'olio, esso stesso il simbolo dello Spirito Santo di Dio, che:

“Abilita con luce perpetua

L'ottusità della nostra vista accecata”.

La prima variante è "la sua ciotola in cima al candeliere", contenente l'olio; poi (in quanto dipendenti da questo) i tubi per ricavare l'olio in ciascuna lampada, “sette diversi tubi alle sette lampade”, cioè sette a ciascuna; e i due ulivi ai lati della coppa, i cui rami estremi e fini versavano attraverso due tubi d'oro l'olio d'oro nella coppa che alimentava la lampada.

I condotti moltiplicati implicano la grande e perfetta fornitura di olio incessantemente fornito, i sette sono simboli della perfezione o della riconciliazione di Dio (simboleggiata da 3) al mondo (simboleggiata da 4, i suoi quattro quarti); il flusso spontaneo dell'olio dorato dagli ulivi simboleggia il dono gratuito di Dio.

4 Osorio: “Risvegliato dal suo stato di sonno, anche così il profeta sembrò capire lentamente ciò che gli veniva mostrato. Chiede poi all'angelo istruttore. L'angelo, quasi stupito, chiede se non lo sa, e quando dichiara apertamente la sua ignoranza, chiarisce l'enigma della visione.

6 Questa è la parola del Signore a Zorobabele - Osorio: “Come se dicesse, il significato della visione e della portata di ciò che è stato mostrato è: 'Le azioni di Dio hanno quasi gridato a Zorobabele che tutte queste visioni verranno a un fine nel loro tempo, non operato da potenza umana né da forza carnale, ma per potenza dello Spirito Santo e per Volontà Divina'. Perché l'Unigenito si è fatto uomo come noi, ma non ha combattuto secondo la carne, per erigere la Chiesa a candelabro del mondo, né ha fatto sue, con armi sensibili e falangi armate, quelle due persone, o posto le luci spirituali sul candelabro; ma nella forza del suo stesso Spirito ha costituito nella Chiesa «prima apostoli, poi profeti ed evangelisti» 1 Corinzi 12:28, e tutto il resto della banda santa, riempiendoli di doni divini e arricchendoli abbondantemente per l'influsso del suo Spirito”.

Cirillo: “Le cose di Cristo non furono dunque in grande potenza né in potenza carnale, ma Satana fu guastato nella potenza dello Spirito, e le schiere delle potenze avverse caddero con lui; e Israele e coloro che prima servivano la creatura anziché il Creatore, furono chiamati alla conoscenza di Dio mediante la fede. Ma che ha salvato tutti sotto il cielo, non con un braccio umano, ma con il suo potere come Dio Emmanuele, anche Osea protestò: "Avrò pietà della casa di Giuda e li salverò dal Signore loro Dio, e non salverò loro con l'arco, né con la spada, né con la battaglia, né con i carri, né con i cavalli, né con i cavalieri” Osea 1:7.

Ma questo fu detto convenientemente a Zorobabele, che era della tribù di Giuda e che a quel tempo amministrava il trono reale a Gerusalemme. Per non pensare che, essendogli stati preannunciati tali gloriosi successi, le guerre avrebbero dovuto essere organizzate a loro tempo, lo solleva da questi pensieri malsani e umani, e gli ordina di pensare così, che la forza era divina , la potenza di Cristo, che dovrebbe far avverare tali cose, e non umana”.

Dopo aver dato questa chiave di tutta la visione, senza spiegarne i dettagli, Dio amplia quanto aveva detto a Zorobabele, come aveva fatto nel capitolo precedente a Giosuè Zaccaria 3:8.

7 Chi sei tu, o grande montagna? Davanti a Zorobabele sarai una pianura - Le parole hanno il carattere di un sacro proverbio; “Chiunque si esalta sarà abbassato” Luca 14:11; Luca 18:14. Isaia profetizza le vittorie del Vangelo con le stesse immagini: “Ogni valle sarà esaltata e ogni monte e colle sarà abbassato; e le zone tortuose saranno raddrizzate e le zone accidentate piane” Isaia 40:4.

E nel Nuovo Testamento Paolo dice: "Le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti per mezzo di Dio fino all'abbattimento delle fortezze, abbattendo le fantasie e ogni cosa elevata che si esalta contro Dio, e portando in cattività ogni pensiero al obbedienza di Cristo” 2 Corinzi 10:4.

Come è il carattere dell'anticristo, che "si oppone e si esalta al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio" 2 Tessalonicesi 2:4 , così di Satana stesso era stato detto nella precedente visione, che stava alla destra di Giosuè “a resistergli” Giosuè 3:1.

Allora la montagna simboleggia ogni forza che resiste; Satana e tutti i suoi strumenti, i quali, ciascuno a sua volta, si opporranno per non essere abbattuto. In primo luogo, furono Sanballat e i suoi compagni, che si opposero alla ricostruzione del tempio, a causa della "esclusività" di Zorobabele e Giosuè, perché non avrebbero fatto del tempio la dimora di un culto misto di colui che chiamano tuo Dio e delle loro idolatrie.

In tutti e ciascuno dei suoi strumenti, gli imperatori persecutori o gli eretici, era l'unico avversario. Cirillo: “Le parole sembrano tutt'altro che rimproverare il gran monte, cioè Satana, che si leva e conduce contro Cristo la potenza della propria caparbietà, di cui si parlava figurativamente prima di Giosuè 3:1. Perché per quanto gli era permesso e giaceva in lui, combatteva ferocemente contro il Salvatore, nessuno dubitava, che considerava come si avvicinava a Lui quando digiunava nel deserto e, vedendolo salvare tutti di sotto, voleva farlo suo adoratore, mostrandoGli “tutti i regni del mondo”, dicendo che tutti dovrebbero essere suoi, se “si prostrasse e lo adorasse” Matteo 4:8.

Poi strappò dallo stesso coro dei santi Apostoli il discepolo traditore, persuadendolo a farsi strumento della perversità giudaica. Gli chiede: "Chi sei?" disprezzandolo e disprezzandolo, grande com'era il monte e difficile da resistere, e sulla via di chiunque avrebbe fatto tali cose per Cristo, del quale, come abbiamo detto, Zorobabele era un simbolo».

Ed egli farà emergere la lapide - Le fondamenta del tempio erano state poste da tempo. Umanamente era ancora in bilico se sarebbe stato loro permesso di completarlo Esdra 5 : Zaccaria predice assolutamente che lo avrebbero fatto. Nella Sacra Scrittura sembrano essere usate due immagini, che si incontrano entrambe in Cristo: l'una, in cui la pietra di cui si parla è la pietra di fondazione; l'altro, in cui è la testata cardine che lega insieme le due pareti, che unisce.

Entrambi erano capisaldi; l'uno alla base, l'altro alla sommità. In Isaia tutta l'enfasi è sul fondamento; “Eccomi che ho posto in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, ben fondata” Isaia 28:16. Nel Salmo è iniziata la costruzione della sala; quelli che stavano costruendo avevano disprezzato e disprezzato la pietra, ma “diventò la testata dell'angolo”, coronando e legando l'opera in una.

Entrambe le immagini insieme esprimono come Cristo sia il Principio e la Fine, il Primo e l'Ultimo; il fondamento dell'edificio spirituale, la Chiesa, e il suo vertice e completamento; le fondamenta invisibili che furono poste nel profondo del Calvario, e la vetta a cui cresce e che la tiene salda insieme. Donde Pietro unisce le due profezie, e fonde con esse quell'altra di Isaia, che Cristo sarebbe «pietra d'inciampo e pietra d'offesa.

A chi, venendo, come a una pietra viva, invero precluso agli uomini, ma scelto da Dio e prezioso, anche voi siete edificati una casa spirituale - Onde anche la Scrittura dice: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta , prezioso: per voi che credete che Egli è prezioso, ma per quelli che obbediscono, la stessa pietra che i costruttori hanno rifiutato diventa capo d'angolo, pietra d'inciampo e pietra di scandalo, per quelli che inciampano nel la parola disubbidiente” 1 Pietro 2:4.

Un ebreo parafrasa questo del Messia; Gionatan: "E rivelerà il suo Messia, il cui nome è stato pronunciato fin dal principio, e dominerà su tutte le nazioni".

Con grida, grazia, grazia ad essa - cioè, ogni favore da Dio ad essa, favori raddoppiati, grazia su grazia. Il completamento dell'edificio era solo l'inizio della dispensa sotto di esso. Era l'inizio, non la fine. Pregano quindi per la grazia continua e multiforme di Dio, che Egli continui l'opera che aveva iniziato. La perseveranza, per grazia di Dio, corona la vita del cristiano; la presenza costante di nostro Signore in grazia con la Sua Chiesa fino alla fine del mondo, è la testimonianza che Colui che l'ha fondata la sostiene nell'essere.

8 E la parola del Signore - Keil: “Questa parola del Signore non è indirizzata tramite 'l'angelo interprete', ma direttamente dal Signore, e quella tramite l''Angelo del Signore' . Infatti, sebbene in primo luogo le parole "le mani di Zorobabele ecc." si riferiscano alla costruzione del tempio materiale, e annuncino il suo completamento tramite Zorobabele, tuttavia la deduzione, "e tu conoscerai il furto che il Signore degli eserciti mi ha mandato a voi”, mostra che il significato non si esaurisce in tal modo, ma che anche qui questo edificio è menzionato solo come un tipo dell'edificio del tempio spirituale; e il completamento del tempio tipico non è che un pegno del completamento del vero tempio. Poiché non attraverso il completamento del tempio materiale, ma solo mediante l'edificazione del regno di Dio, da esso ombreggiato, Giuda può sapere che l'angelo del Signore è stato inviato a lui”.

10 La resa più semplice è contrassegnata dagli accenti. “Perché chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose? e (cioè, poiché si sono rallegrati e hanno visto il precipitare nella mano di Zorobabele, questi sette, gli Occhi del Signore, corrono avanti e indietro per tutta la terra», 1:e., poiché Dio ha con gioia e piacere videro il progresso dell'opera di Zorobabele, che può disprezzare il giorno delle piccole cose?Il giorno delle piccole cose non fu solo quello della fondazione del tempio, ma anche della sua continua costruzione.

I vecchi infatti, "che avevano visto la prima casa, piansero a gran voce, quando le fondamenta di questa casa furono poste davanti ai loro occhi" Esdra 4:12. Ma mentre è in corso Aggeo chiede: "Chi è rimasto tra voi che ha visto questa casa nel suo primo splendore? E come la vedi adesso? non è così ai tuoi occhi, come niente? Aggeo 2:3.

Ma quel tempio doveva vedere il giorno di grandi cose, quando "la gloria successiva di questa casa sarà maggiore della precedente, e in questo luogo darò pace, dice il Signore degli eserciti" Aggeo 2:9.

Sono gli occhi del Signore che corrono avanti e indietro - usa quasi le parole del profeta Hanani ad Asa, “gli occhi del Signore corrono avanti e indietro per tutta la terra, per mostrarsi forte a favore di coloro il cui cuore è perfetto verso di Lui». 2 Cronache 16:9 tuttavia questa certezza che la vigile provvidenza di Dio è su tutta la terra, prefigura più della restaurazione del tempio materiale, il cui unico ostacolo potrebbe essere la volontà di un solo uomo, Dario.

Il giorno delle piccole cose - è soprattutto il giorno di Dio, la cui «forza si perfeziona nella debolezza; che risuscitò Giuseppe dalla prigione, Davide dall'ovile, Daniele dalla schiavitù, e convertì il mondo dai pescatori e dal fabbricante di tende, facendosi prima egli stesso il falegname. “Vorresti essere grande? Diventa piccolo». «Quando», disse Teresa, (Ribera, vita Ther. ap. Lap.), «io dovessi ricevere qualche grazia singolare, prima mi annichilisco, sprofondo nel mio stesso nulla, in modo da sembrarmi nulla, sii capace di nulla».

11 E io risposi e dissi: La visione, nel suo insieme, gli era stata spiegata. Il profeta chiede di subordinare le parti, che sembravano forse in contrasto con il tutto. Se tutto significa che tutto dovrebbe essere fatto dallo Spirito di Dio, non dal potere umano, cosa significa che ci sono questi due ulivi? E quando l'Angelo non risponde, per invitare forse più attenzione e una domanda più precisa, chiede di nuovo;

12 Quali sono le due spighe dell'oliva? - Paragonare i rami estremi dell'ulivo, carichi dei loro frutti, alle spighe di grano, che "erano per o in mano delle pipe d'oro, che svuotano da se stesse l'olio d'oro". L'espressione di Zaccaria, nella mano di o, se è così, per la mano dei due tubi, mostra che questi due erano simboli di agenti viventi, poiché non è usato da nessuna parte se non di un agente vivente, o di ciò che personificava come tale.

14 Questi sono i due figli dell'olio - Probabilmente non come essi stessi unti, (perché un'altra parola è usata per questo. Che stanno accanto al Signore di tutta la terra, come Suoi servi e ministri. Il candelabro è interpretato quasi autorevolmente per noi, dal adozione del simbolo nell'Apocalisse, dove nostro Signore è esibito "come camminando in mezzo ai sette candelabri d'oro" Apocalisse 1:13; Apocalisse 2:1 e, si dice, "i sette candelabri sono le sette Chiese" Apocalisse 1:20; e nostro Signore dice agli Apostoli, sui quali ha fondato la Chiesa: "Voi siete la luce del mondo: gli uomini accendono una candela e la mettono su un candelabro, ed essa illumina coloro che sono in la casa” ( Matteo 5:14 , compareFilippesi 2:15 ).

Cirillo: “Il candelabro d'oro è la Chiesa, come onorata nel mondo, luminosissima nelle virtù, innalzata sommamente dalle dottrine della vera conoscenza di Dio. Ma ci sono sette lampade, che hanno luce, non propria, ma portata loro dall'esterno, e alimentate dalle provviste attraverso l'ulivo. Questi significano i santi apostoli, evangelisti e coloro che, ciascuno a suo tempo, furono maestri delle chiese, ricevendo, come lampade, nella loro mente e nel loro cuore l'illuminazione di Cristo, che è nutrita dalle provviste dello Spirito, emanando luce a chi è in casa».

Teodoreto: “I tubi delle lampade, che versano nell'olio, significano la prodigalità incondizionata dell'amorevole benignità di Dio verso l'uomo”. La spiegazione più difficile (come risulta dalla varietà delle interpretazioni) è quest'ultimo simbolo delle spighe dell'ulivo, attraverso le quali scorre l'olio dello Spirito Santo ai candelabri, e che tuttavia rappresentano esseri creati, ministri, e servi di Dio.

Forse rappresenta che, nella chiesa, la grazia è amministrata attraverso gli uomini, come dice Paolo: “A ciascuno di noi è data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Perciò egli dice che, quando è salito in alto, ha condotto prigionieri e ha dato doni agli uomini. E ne diede alcuni, apostoli; e alcuni, profeti; e alcuni, evangelisti; e alcuni, pastori e maestri, per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministero, per l'edificazione del corpo di Cristo - affinché possiamo crescere in Lui in tutte le cose che è il Capo, anche Cristo, da quale tutto il corpo, opportunamente unito e compattato da ciò che ogni giuntura fornisce, secondo l'efficace lavoro nella misura di ogni parte, fa crescere il corpo a edificarsi nell'amore» Efesini 4:7 ,Efesini 4:11 , Efesini 4:14.

Ciò che Paolo esprime con “tutto il corpo, essendo servito dal nutrimento e tenuto insieme da giunture e legami, dal Capo, e così crescendo con la crescita di Dio” Colossesi 2:19 , (come altrove parla di “il ministero del Spirito” 2 Corinzi 3:8; “colui che vi 2 Corinzi 3:8 lo Spirito” Galati 3:5 ) “affinché” Zaccaria possa esprimere mediante l'olio che viene versato, attraverso i tubi viventi, la coppa, i sette tubi, nelle lampade, che risplendeva della luce data da Dio.

Quindi Paolo parla ancora, di “avere questo tesoro in vasi di 2 Corinzi 4:7 ” 2 Corinzi 4:7. Giosuè e Zorobabele, come rappresentanti degli uffici sacerdotali e reali, adombravano ciò che era unito in Cristo, e così, nei loro diversi uffici, potevano essere inclusi nel simbolo dell'ulivo, non potevano esaurirlo; poiché le persone che, avendo servito Dio nella loro generazione, dovevano morire, non potevano essere da sole intese in una visione, che descrive l'essere permanente della chiesa.

Osorio: “Cristo è insieme Sacerdote tutto santo e Re supremo eterno. In entrambi i modi ci fornisce la luce che ha portato. Poiché da Lui la pietà e la giustizia fluiscono incessantemente alla Chiesa, affinché non manchi mai la luce celeste. L'olio viene espresso in tubi; quindi passava attraverso tubi nel recipiente che contiene le lampade; designare i vari fornitori di luce, i quali, quanto più sono vicini all'efflusso dell'olio, tanto più somigliano a Colui dal quale sono preposti ad un così divino ufficio.

Le sette lampade sono le molteplici Chiese, distinte nel luogo ma più strettamente legate tra loro dal consenso di una sola fede e dal vincolo della carità. Infatti, sebbene la Chiesa sia una, tuttavia è distinta secondo la molteplicità delle nazioni. Si dice che siano sette, sia per i sette doni dello Spirito, citati da Isaia, sia perché nei Numeri 3 e 4, è contenuto un emblema di pietà e giustizia.

Ci sono 7 tubi per ogni lampada, a significare che ognuna ha bisogno di molti strumenti, affinché la luce possa essere mantenuta più a lungo. Poiché come ci sono diversità di doni, così devono esserci le funzioni di molti ministri, per completare un'opera. Ma le lampade sono disposte in cerchio, perché l'olio dell'uno scorra più facilmente negli altri, ed esso, a sua volta, riceva dagli altri la loro sovrabbondanza, per manifestare la comunione dell'amore e la comunità indissolubile della fede».

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Zaccaria 4

1 INTRODUZIONE A ZACCARIA 4

In questo capitolo è contenuta la visione di un candelabro d'oro, e di due ulivi vicino ad esso, e la spiegazione di ciò. La preparazione a questa visione, che è il risveglio del profeta, come di un uomo che esce dal sonno, è in Zaccaria 4:1. La visione del candelabro e degli ulivi è in Zaccaria 4:2,3. La candela è descritta dalla sua materia, l'oro; e dalle parti di esso, il suo braciere, le lampade e le pipe; e gli ulivi dalla loro situazione; la cui spiegazione è su richiesta del profeta, egli non sapendo cosa intendessero dire, Zaccaria 4:4,5 quando gli viene osservato, che questo rappresenta, sotto il tipo di Zorobabele che costruisce il tempio, la costruzione della chiesa del Vangelo da parte di Cristo; e che è fatto e portato a termine, non per la potenza o la potenza dell'uomo, ma per mezzo dello Spirito, nonostante ogni opposizione e disprezzo di esso, con grande gioia di molti, che osservano la grazia di Dio, e la sua provvidenziale cura e bontà, in esso, Zaccaria 4:6-10 e alla domanda del profeta sul significato dei due ulivi, di cui era all'oscuro, gli viene detto che questi sono i due unti che stavano presso il Signore di tutta la terra, Zaccaria 4:11-14

Versetto 1. E l'angelo che parlava con me,

Vedi Zaccaria 1:9,13 :

è tornato e mi ha svegliato, come un uomo che si sveglia dal suo sonno; in cui cadde, dopo aver avuto la precedente visione; vedi Daniele 8:18

2 Versetto 2. e mi disse: "Che vedi?".

Cioè, dopo che si fu svegliato e si fu guardato attorno:

E io dissi: "Ho guardato ed ecco un candelabro tutto d'oro; uno come quello che era nel tabernacolo di Mosè, solo con questa differenza; che non aveva una ciotola in cima, né sette canne, né due ulivi su ciascun lato, con due canne, Esodo 25:31-37 un tale candelabro non è mai esistito, solo in visione; ed è un emblema della chiesa di Cristo, in cui la luce del Vangelo è messa da Cristo, e offerta da esso, e specialmente dai suoi ministri; vedi Apocalisse 1:12,13,20 perché la luce messa in questo candelabro, la chiesa, non è la luce della natura o della ragione, che è "la candela del Signore che scruta le parti interiori" dell'uomo; per mezzo del quale può discernere in qualche modo l'essere e le perfezioni di Dio nelle sue opere, e del bene e del male morale; ma è troppo fioca per dirigerlo e guidarlo nell'affare della salvezza: né la legge di Mosè, detta luce e lampada; per mezzo del quale gli uomini potessero giungere alla conoscenza del peccato, ma non di un Salvatore da esso: ma la luce del glorioso Vangelo di Cristo, che era come una candela accesa la sera della dispensazione giudaica, e posta nella chiesa cristiana; e ha dato luce non solo ai santi della Giudea, ma in tutte le parti del mondo, dove è stata portata; perché questa candela è portatile ed è stata rimossa da un posto all'altro; e dovunque è posto, dà luce e rimuove le tenebre dell'errore, dell'infedeltà e dell'immoralità; ed è utile per guidare i santi nel loro cammino e nella loro conversazione, e renderli più capaci di lavorare con diletto e piacere; e divamperà più intensamente alla fine del mondo, quando sta per non esserci più; e alla sua luce i peccatori perduti, come la moneta d'argento perduta, vengono cercati, quelli smarriti vengono riportati indietro e gli sviati ristabiliti; gli ipocriti e i formalisti, gli eretici e i falsi maestri, e le loro dottrine, vengono scoperti e scoperti; e i santi sono illuminati, confortati e guidati: e questo candelabro essendo "tutto d'oro" può denotare il suo valore; la vera chiesa di Cristo, e i veri membri di essa, sono altamente stimati da Cristo; i preziosi figli di Sion sono paragonabili all'oro fino, ai gioielli e alle pietre preziose; essi sono gli eccellenti sulla terra, nei quali è il suo diletto, e similmente il suo splendore e la sua purezza, il suo splendore e la sua gloria; i suoi membri sono in possesso dei doni e delle grazie dello Spirito, delle dottrine pure e gloriose del Vangelo, ed esercitano la santa disciplina, e vivono vite e conversazioni sante: e anche la durata di essa, che sarà fino alla fine del mondo, le porte dell'inferno non saranno in grado di prevalere contro di essa; e che è continuato, non dalla potenza o dalla potenza dell'uomo, ma dallo Spirito del Signore, e dalla sua grazia, che gli è sufficiente, e di cui è fornito; non con mezzi naturali o artificiali, ma con un modo meraviglioso e non comune; Significato dall'olio non spremuto dall'olivo con l'aiuto dell'uomo, ma che scorre da due ulivi, su entrambi i lati il candelabro, da solo, liberamente e costantemente. Questo candelabro può principalmente rispettare, e può essere un emblema, dello stato allora presente della chiesa ebraica, quando questa visione fu vista; e indicare come è stato innalzato, restaurato e preservato; ma ha un'ulteriore visione della chiesa di Dio, sotto la dispensazione del Vangelo, fino alla fine del mondo:

con una ciotola sopra; un recipiente per l'olio, o ampolla, rotondo e abbastanza grande da contenere l'olio che lo alimentava, e ciascuna delle sue lampade, per cui la sua luce era mantenuta e continuata; e questo può significare, sia la pienezza della grazia in Cristo, che è come "una fonte", come significa la parola qui usata, Giosuè 15:19 per rifornire la sua chiesa e il suo popolo; e da dove hanno l'olio della grazia con misura, che è in lui senza misura, per cui le loro lampade sono riempite e le loro luci sono tenute accese; e che è convenientemente posto come Capo della chiesa per questo scopo, come questa ciotola era sulla sommità del candelabro: o piuttosto, poiché questa "ciotola" non è che una misura, anche se può essere grande, può significare quella grande porzione di doni e di grazia che viene comunicata alla Chiesa in tutti i tempi, e dimora in essa, ed è divisa separatamente tra i ministri e i membri di essa, per il suo profitto e la sua edificazione; a uno un dono, a un altro un altro; ad alcuni più grandi e altri meno; e tutto per il bene reciproco; e che sono emanati da Cristo e dal suo Spirito; il quale, come pensa Capello, si può intendere con i due ulivi, i quali da soli, senza premere, avendo in sé senza misura tutta la pienezza della grazia, la impartiscono liberamente e generosamente; e continuate a riempire la ciotola, in modo che ci sia costantemente una provvista dello Spirito e della grazia per la chiesa e il popolo di Cristo in tutti i secoli; secondo Isaia 59:21 "Il mio Spirito che è su di te, e le parole che ho messo nella tua bocca, non si allontaneranno mai dalla tua bocca, né dalla bocca della tua progenie, né dalla bocca della progenie della tua progenie, dice il Signore, da ora in poi e per sempre". Cocceio pensa che il merito di Cristo sia inteso da questa coppa o coppa, con la quale egli ottenne la promessa dello Spirito:

e le sue sette lampade su di esse; sulla candela; un tale numero di lampade erano sul candelabro nel tabernacolo, Esodo 25:37 e possono designare i molti membri della chiesa che portano le lampade della professione; o piuttosto i ministri del Vangelo, che sono le luci del mondo, e quelle luminose e ardenti, che annunciano la parola di vita sia nella dottrina che nella conversazione; a meno che non si intendano i doni e le grazie dello Spirito, che li qualificano per tale opera; vedi Apocalisse 4:5 ma piuttosto sono designati i ministri stessi, che sono chiamati luci e lampade, Matteo 5:14 Giovanni 5:35 e il numero sette, essendo un numero di perfezione, può denotare una pienezza e sufficienza di ministri del Vangelo, di cui Cristo fornisce la sua chiesa, e farà fino alla fine del mondo; egli avendo nelle sue mani la perfezione dei doni per essi, per adattarli al suo servizio; proprio come queste sono chiamate le "sette colonne" della casa della Sapienza, Proverbi 9:1. Cocceio pensa che con queste sette lampade si intendano le sette chiese, o i sette stati della chiesa in diversi periodi della dispensazione del Vangelo; lo stesso vale per le sette chiese dell'Asia, e i sette candelabri d'oro, in mezzo ai quali Cristo fu visto da Giovanni Apocalisse 1:4,11,12 :

e sette tubi per le sette lampade che erano sulla sua sommità; Questi tubi, infusori o imbuti, erano sul fondo della ciotola, in cui c'erano tanti buchi, che vi facevano uscire l'olio, per mezzo del quale veniva portato alle lampade; un tubo per ogni lampada. Nel testo ebraico si trovano sette e sette canne (m), cioè quattordici, due per ogni lampada, il che Fortunato Scacco (n) pensa, essendo unite l'una all'altra, l'una messa al collo dell'altra, erano per una migliore pulizia e purificazione dell'olio da qualsiasi feccia che potesse essere in esso. Jarchi è dell'opinione che ce ne fossero sette per ogni lampada, in tutto quarantanove, ma senza alcun fondamento: con questi si intendono non i sette sacramenti, come dicono i papisti; ma o i vari doni dello Spirito, ministri adatti al loro servizio; o i vari mezzi di cui si servono per apprendere la mente di Cristo nelle Scritture, per conoscere il Vangelo e altro ancora, per poterlo mostrare agli altri; come la lettura, la meditazione e la preghiera

3 Versetto 3. E i due ulivi accanto ad esso,

Che sono spiegati in, vedi Gill su "Zaccaria 4:14" :

uno sul lato destro della ciotola e l'altro sul lato sinistro della ciotola; in Zaccaria 4:11 si dice che si trovano sui lati destro e sinistro della ciotola o candelabro, che è lo stesso; poiché la loro situazione era simile, rispetto all'uno e all'altro: secondo Fortunato Scacchus, questi due ulivi non spuntavano dalla terra, e la cima del candelabro; ma dalla base del candelabro, uno sulla destra della ciotola, che pendeva in mezzo al candelabro; e l'altro a sinistra, di cui ha dato la figura

4 Versetto 4. Così risposi e dissi all'angelo che parlava con me:

Lo stesso che lo svegliò dal sonno e gli chiese che cosa avesse visto:

dicendo: "Che cosa sono questi, mio signore?". cioè, cosa significano? Cosa rappresentano? O di cosa sono emblemi? perché sapeva chi fossero; che erano un candelabro e due ulivi; ma egli desiderava sapere quale fosse il loro significato

5 Versetto 5. Allora l'angelo che parlava con me, rispondendo, mi disse:

O per rimproverarlo per la sua ignoranza e stupidità; o piuttosto per ravvivare la sua attenzione, e quella degli altri, sull'interpretazione che stava per dargli:

Non sai tu che cosa sono costoro? Ignori tu il loro disegno? O non sai che cosa significano con esse?

e io risposi: "No, mio signore; Fece un'ingenua confessione della sua ignoranza, unita a grande rispetto e venerazione per l'angelo che conversava con lui

6 Versetto 6. Allora egli, rispondendo, mi disse:

Con grande condiscendenza, al fine di istruirlo sul vero significato della visione:

Questa [è] la parola del Signore a Zorobabele; questo significa ciò che fu detto dal Signore a Zorobabele, per mezzo di qualcuno dei profeti che gli erano stati mandati:

dicendo: «Non per forza né per potenza, ma per il mio Spirito», dice l'Eterno degli eserciti, cioè che, come il candelabro fu fornito d'olio dai due ulivi che lo sostavano, senza l'aiuto di alcuno, per versare l'olio e sistemare le lampade, così il tempio sarebbe stato costruito da Zorobabele, non attraverso la moltitudine e la forza degli uomini, ma attraverso lo Spirito di Dio, che li anima, li eccita, li incoraggia e li rafforza a compiere l'opera. Il tempio era un simbolo della chiesa, e Zorobabele un simbolo di Cristo; era così in grande considerazione di cui godeva il Signore; fu scelto da lui; fatto come un sigillo, ed era prezioso per lui, Aggeo 2:23 nei suoi titoli e caratteri, servo del Signore e governatore di Giuda, Aggeo 1:1 2:23 e nel suo lavoro, nel far uscire i Giudei dalla cattività e nel ricostruire il tempio: così Cristo è l'eletto di Dio, e a lui estremamente caro e prezioso; è il suo servo giusto, e Governatore della chiesa, o Re dei santi; e che ha redento e liberato il suo popolo dalla schiavitù del peccato, di Satana e della legge; ed è l'edificatore della sua chiesa; che ne ha gettato le fondamenta e porterà la lapide; e quale chiesa è edificata in tutte le generazioni attraverso la conversione dei peccatori; e ciò non avviene con la forza esterna, con le armi carnali o con la persuasione morale; ma per la spada dello Spirito, la parola di Dio; e non per il potere del libero arbitrio dell'uomo, ma per la grazia efficace dello Spirito divino: è sì fatto dal potere e dalla potenza, ma non dalla creatura: l'uomo, qualunque potere abbia di fare le cose naturali, civili, esteriormente religiose e materialmente morali, o comunque in apparenza, non ha il potere di fare nulla di spiritualmente buono; non pensare un buon pensiero, né fare una buona azione, in modo spirituale; tanto meno a compiere un'opera come l'opera di rigenerazione, conversione e santificazione; poiché è morto nel peccato e non può vivificarsi; il suo intendimento è ottenebrato, sì, le tenebre stesse, ed egli non può comandare la luce in essa; la sua volontà è ostinata e ostinata, ed egli non può piegarla e soggiogarla; il suo cuore è duro come una macina da mulino, ed egli non può ammorbidirlo, e pentirsi dei suoi peccati, in modo veramente spirituale, benevolo, anti-evangelico; i suoi affetti sono eccessivi; ed egli è amante dei piaceri peccaminosi, e non di Dio, né di alcuna cosa divina, verso la quale la sua mente carnale è inimicizia; non può credere in Cristo da se stesso; la fede non viene da se stesso, è dono di Dio, e così anche il pentimento, e ogni altra grazia. L'opera della grazia sull'anima si esprime con una rigenerazione, una risurrezione dai morti, una creazione e l'uomo nuovo, o una trasformazione di un uomo in un altro uomo; tutte queste cose richiedono un potere onnipotente per essere attuate: la rigenerazione non è dalla volontà dell'uomo, né dalla volontà della carne, ma da Dio, da Geova lo Spirito: la santificazione è chiamata la santificazione dello Spirito, e ogni sua grazia è un frutto suo; è lui che è lo Spirito della vita da Cristo, che vivifica gli uomini morti nei falli e nei peccati, e illumina le loro menti oscure con luce spirituale, nelle cose divine; è lui che produce in loro il pentimento evangelico, e la fede in Cristo è della sua operazione; È Lui che inizia l'opera di grazia sul cuore, e la porta avanti, e fa abbondare nell'esercizio di ogni grazia, e compie l'opera di fede con potenza. Il Targum, invece di "per mezzo del mio Spirito", lo rende "secondo la mia Parola"

7 Versetto 7. Chi sei tu, o grande monte?

Questo è detto in riferimento a coloro che si opponevano alla costruzione del tempio, come Sanballat, e altri; o la monarchia persiana, e Babilonia la sua capitale; una montagna è il simbolo di un regno, o di una capitale; così si chiama Babilonia, Geremia 51:25 da qui il Targum parafrasa le parole così:

"Come mai sei considerato un regno stolto davanti a Zorobabele!"

e può denotare l'opposizione fatta a Cristo e all'edificazione della sua chiesa, sia da Roma Pagana che da Roma Papale; Roma è rappresentata da una montagna in fiamme gettata nel mare, Apocalisse 8:8 e può includere tutti i nemici della chiesa e del popolo di Dio, come il peccato, Satana e il mondo; i quali, sebbene possano sembrare montagne alte e grandi, e fare molta opposizione, e gettare molte difficoltà sulla loro strada, tuttavia nella questione non servirà a nulla; vedi Gill su "Isaia 49:11". Alcuni scrittori ebrei, con "la grande montagna", intendono il Messia, ma molto erroneamente, perché egli è designato da Zorobabele nella frase successiva, ma non dalla "lapide", come la interpreta il Targum:

davanti a Zorobabele [diventerai] una pianura; poiché Zorobabele superò tutta l'opposizione e le difficoltà nella costruzione del tempio; così tutti svaniscono e scompaiono davanti a Cristo, l'antitipo di Zorobabele, nell'edificazione della sua chiesa, attraverso la conversione dei peccatori, e nella protezione e preservazione di essa.

e porterà fuori la sua lapide; cioè, egli, Zorobabele, finirà la costruzione del tempio, come in Zaccaria 4:9 la lapide è l'ultima e la più alta pietra dell'edificio, che è stata posata per ultima, e completa il tutto; e in senso spirituale designa non Cristo la lapide dell'angolo, poiché è lui che è l'antitipo di Zorobabele, che la fa entrare; ma l'ultimo uomo che si convertirà, quando il numero degli eletti di Dio sarà completato nella rigenerazione: sono tutti nelle mani di Cristo, e sotto la sua cura; prima della conversione sono segretamente suoi, suoi nascosti; nella conversione li genera e li fa apparire per quello che sono; e, quando l'ultimo di questo numero rinascerà, la chiesa dei primogeniti, i cui nomi sono scritti nei cieli, sarà interamente edificata, e in essa non mancherà nulla; e l'opera della grazia avrà l'ultima mano posta su di essa, e sarà perfetta in tutto. Cristo è infatti a volte chiamato la lapide dell'angolo, e la pietra angolare principale, Salmi 118:22 Efesini 2:20 ed è il principale nell'edificio spirituale della chiesa; Egli è la pietra di fondazione, su cui è posto il tutto; ed egli è la pietra angolare, che unisce, tesse e tiene tutto insieme; Egli è sia la stabilità, la sicurezza e l'ornamento dell'edificio; Cristo è la prima, ma non l'ultima pietra posata, come deve essere: piuttosto si progetta la perfezione della grazia, o si porta alla perfezione l'opera di Dio; che può essere qui significato, in allusione a un edificio, che, quando viene posata l'ultima pietra o la pietra superiore, è allora completato; e, se presa in questo senso, deve essere intesa non della grazia giustificante, che è completa immediatamente; La giustizia di Cristo è una giustizia perfetta che giustifica, e ogni credente è completo in essa; ma della grazia santificante, che, sebbene, quanto al suo principio, sia tutta lavorata insieme, tuttavia non è subito perfezionata; viene gradualmente portato alla perfezione; c'è una perfezione delle parti, ma non dei gradi; nessun uomo è perfettamente santo in se stesso, ma solo come lo è in Cristo; ma la santità nel santo sarà perfezionata, perché senza di essa nessun uomo può vedere il Signore; e questo avviene alla morte in ogni singolo credente; e poi segue uno stato di perfezione senza peccato; e l'ultima misura della grazia data, che perfeziona l'opera, può essere chiamata la lapide, il coronamento, la parte finale: e questa sarà introdotta da Cristo, l'autore e il perfezionatore della fede; che è una roccia, e la sua opera è perfetta; è in grado di farlo; E chi è più adatto, come colui che è pieno di grazia? e chi è più adatto, come il capomastro e il capo della chiesa? questa grazia, che tutto perfeziona, è in Cristo; egli la trae fuori da se stesso, nel quale è piaciuto al Padre che ogni pienezza debba dimorare: ma è meglio di tutti interpretare la lapide dell'ultimo degli eletti di Dio, e redento dall'Agnello, che sarà chiamato per grazia; che ha questo nome, non da alcuna eccellenza superiore in lui a nessuna delle altre pietre vive, poste nell'edificio spirituale; ma perché è l'ultimo che vi viene messo; e che mostra che nessuno di quelli che Dio ha scelto e Cristo ha redento andrà perduto; è la volontà di Dio, ed è la cura di Cristo, che nessuno perisca, ma tutti giungano al pentimento, alla gloria della sua ricca grazia; altrimenti l'edificio non sarebbe completo, né la chiesa la pienezza di colui che riveste tutto in tutti. Il Targum parafrasa infatti le parole di Cristo:

"ed egli rivelerà il suo Cristo, il cui nome è pronunciato dall'eternità, ed egli regnerà su tutti i regni":

e il fatto di menzionare un capitello e una pietra principale, in questa visione del candelabro, può far venire in mente la pietra di cui parlano i Giudei , che era davanti al candelabro nel tempio, che aveva tre gradini, e su cui il sacerdote stava in piedi, e preparava le lampade: e questo sarà assistito

[con] grida, [gridando], Grazia, grazia ad esso; come gridò il popolo dei Giudei, quando fu posta la prima pietra nelle fondamenta del tempio, Esdra 3:11-13, così qui è lasciato intendere che le loro acclamazioni sarebbero state molto grandi quando l'ultima pietra sarebbe stata portata e l'edificio sarebbe stato terminato; che attribuirebbero alla grazia, al favore e alla buona volontà di Dio verso di loro: allo stesso modo, come l'opera di conversione è interamente dovuta alla grazia di Dio, di cui in essa si manifesta l'abbondanza; quando sarà terminato nel cuore di tutto il popolo del Signore, e l'ultimo uomo designato per essere chiamato da esso si convertì, e così l'edificazione spirituale della chiesa fu completata; A questo parteciperanno le grida degli angeli, che si rallegrano della conversione di ogni peccatore, e molto di più quando tutti gli eletti saranno riuniti; e le acclamazioni di tutti i santi, per le nozze dell'Agnello, saranno ora giunte, e la chiesa sarà pronta, come una sposa preparata per il suo sposo; vedi Apocalisse 19:6-8; 21:2,3. La ripetizione della frase "grazia, grazia" denota che l'opera di conversione in tutti i santi, dal primo all'ultimo, è dovuta solo alla grazia di Dio, e non a qualche merito, motivo e condizione nell'uomo; che sono salvati e chiamati non secondo le loro opere, ma secondo il proposito e la grazia di Dio, la sua abbondante misericordia, il suo gratuito favore e il suo grande amore; e che questa grazia è sovrabbondante, che si manifesta nella conversione di un singolo individuo; e quanto grande e copioso deve essere, quello che viene distribuito a tutti loro. È anche espressivo della veemenza di coloro che usano la frase; e mostra di averne un profondo senso nel cuore; e si riscaldano, e ne risplendono; e non possono esprimere a sufficienza la loro ammirazione per esso; e si sforzano di magnificarlo al massimo delle loro forze, essendo consapevoli dei loro obblighi verso Dio per esso, e di quale gratitudine gli sia dovuta a causa di esso: e questo sarà il grido di ogni santo in gloria, per tutte le età senza fine dell'eternità; né si udrà il minimo suono che sia stridente o contrario ad esso; tutti saranno d'accordo e con un solo tono, e si sforzeranno di superarsi a vicenda nell'esaltare la grazia gratuita di Dio nelle più alte tensioni, con il più grande fervore d'animo e con le acclamazioni più alte e quelle continuamente ripetute

8 Versetto 8. Inoltre, la parola del Signore mi fu rivolta in questi termini. Come segue; che è una conferma dell'interpretazione della visione da parte dell'angelo

9 Versetto 9. Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa,

Il tempio di Gerusalemme, che fu costruito, o comunque rinnovato, dopo che era stato a lungo trascurato, anche il ventiquattresimo giorno del nono mese, due mesi prima di questa visione e profezia, Aggeo 2:18 confrontato con Zaccaria 1:7 :

le sue mani lo finiranno, come significa portare la testa o la pietra superiore, Zaccaria 4:7 e così Cristo, il nostro grande Zorobabele, ha posto le fondamenta della sua chiesa, che non è altri che lui; ed è un fondamento saldo e forte, sicuro e certo, inamovibile ed eterno; e le sue mani finiranno la sua costruzione, portando e ponendo ogni anima eletta su questo fondamento; che si può concludere dalle sue mani essendo coloro che hanno posto le fondamenta dei cieli e della terra; sostenere tutte le cose in essere e tenere le redini del governo; e che, come Mediatore, ha nelle sue mani tutte le persone del suo popolo, e ogni grazia e gloria per loro: le sue mani hanno anche posto il fondamento della grazia nei cuori del suo popolo, ed egli la porterà a termine; Egli, che è l'autore, sarà il compitore della fede:

e tu saprai che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato a te; questa clausola non è un indirizzo a Zorobabele, come pensano Aben Esdra e altri; ma al popolo dei Giudei, come appare dalla parola plurale usata, alla fine di essa; né le parole pronunciate dal profeta sono di se stesso; sebbene il Targum li parafrasi in questo senso,

"E voi saprete che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato a profetizzarvi";

cioè, quando avessero visto le sue profezie adempiersi e il tempio costruito, allora avrebbero saputo e riconosciuto che egli era un vero profeta, mandato da Dio a loro; né è designato l'angelo, così spesso menzionato, che parlava con il profeta; poiché egli non era stato mandato ai Giudei, ma a lui; ma sono pronunciate dal Messia, chiamato "la Parola del Signore"; Zaccaria 4:8 il quale, quando avrà terminato l'opera di grazia nel cuore di ciascuno per mezzo del suo Spirito, e avrà completato tutto l'edificio del Vangelo, la chiesa, radunando tutti gli eletti; allora tutti sapranno e riconosceranno, sia i Giudei convertiti che i Gentili, che egli è il vero Messia, l'inviato di Dio agli antenati dei Giudei, che vennero a predicare loro il Vangelo, a fare miracoli in mezzo a loro e a ottenere la redenzione eterna per gli uomini

10 Versetto 10. Chi infatti ha disprezzato il giorno delle piccole cose?

Questo si riferisce letteralmente alla costruzione del secondo tempio, che era spregevole per i nemici di Giuda, Sanballat e altri; e poco agli occhi di molti degli stessi Giudei, che avevano visto il tempio precedente; ma non agli occhi del Signore degli eserciti, Esdra 3:12; Aggeo 2:3,6-9 e così il Targum parafrasa le parole:

"Chi è infatti colui che oggi disprezza, perché l'edificio è piccolo?"

ma in senso spirituale, all'edificazione della Chiesa mediante la conversione: la prima opera di conversione può essere chiamata il giorno "delle piccole cose" per gli uomini; può essere chiamato un "giorno", perché un tempo di luce su se stessi, sul loro peccato e pericolo, e sulla via da esso; il giorno della potenza di Cristo sull'anima, rendendola disposta a lasciare tutto e ad essere salvata da lui; una stagione in cui c'è una manifestazione dell'amore, della grazia e della misericordia di Dio verso di essa; ed è il giorno delle sue nozze a Cristo; e il giorno della salvezza, della sua conoscenza e applicazione; e della buona novella, della pace, dei perdoni e della vita, per Cristo; eppure un giorno di "piccole cose": non che ciò che viene fatto o reso noto siano piccole cose in sé; ma la luce e la conoscenza che i giovani convertiti hanno di se stessi, di Cristo e delle dottrine del Vangelo, non sono che scarse; e così è la loro fede in Cristo, ma una semplice avventura su di lui, o una forsezza ci può essere salvezza in lui anche per loro; e la loro forza spirituale per esercitare la grazia, compiere il loro dovere, confortare da Cristo, e nelle promesse e nell'esperienza dell'amore eterno di Dio, sono solo piccole all'inizio; eppure questo giorno di piccole cose non deve essere "disprezzato": non è per Jahvè il Padre, che considera le loro preghiere, e non le disprezza, anche se come le chiacchiere di una gru o di una rondine; li prende per mano, li guida e insegna loro a camminare per fede, e proporziona il loro dovere alla loro forza e la loro forza al loro giorno: né per mezzo di Gesù Cristo, che si compiace delle loro applicazioni a lui e non le respinge mai; guarda le sue gemme nelle sue vigne, gli inizi della grazia; gli agnelli del suo gregge, i deboli e i deboli; e la canna rotta e il lino fumante, che hanno poca luce e grazia: né per mezzo dello Spirito Santo, che viene in aiuto alle loro infermità, intercede per loro con gemiti ineffabili; compie in essi l'opera buona e la compie fino al giorno di Cristo: né dovrebbe essere disprezzata da uomini di maggiore luce, fede ed esperienza; anche se non c'è da meravigliarsi che siano disprezzati dagli uomini carnali; ma anche per loro disprezzare uno dei piccoli che credono in lui è risentito da lui. L'interesse di Cristo in generale è a volte "un giorno di piccole cose": era così tra gli ebrei al tempo dell'ascensione di Cristo; e tra i pagani, alla prima predicazione del Vangelo a loro; e così era al tempo della Riforma, ed è così ora: Giacobbe è piccolo, ma viene un giorno, chiamato il grande giorno di Izreel, Osea 1:11

Poiché essi si rallegreranno, e vedranno il precipitare nella mano di Zorobabele [con] quei sette, che possono letteralmente rispettare la costruzione del secondo tempio; e questo è stato espresso non solo alla posa delle fondamenta, Esdra 3:11-13, ma alla sua realizzazione, e specialmente al suo completamento, Esdra 6:14-16 quando videro l'edificio sorgere sotto, la guida e l'incoraggiamento di Zorobabele, che qui è rappresentato come capomastro, con un "piombino" in mano; che è uno strumento utilizzato da muratori e falegnami, per tracciare linee perpendicolari, al fine di giudicare se l'edificio è in posizione verticale; ed è così chiamato da un pezzo di piombo fissato all'estremità di una corda o di un filo. Nel testo ebraico è chiamata "pietra di stagno"; può darsi, a quei tempi, che usassero una pietra per questo scopo, rivestita di stagno o piombo. E "quei sette" con lui può significare sette persone principali che si unirono a lui e lo assistettero in quest'opera: sebbene alcuni li interpretino delle sette lampade, e dei sette tubi ad esse, nel candelabro; e il Targum li spiega di "sette file di pietre", misurate dal piombino: ma piuttosto devono essere intese dagli occhi del Signore, dopo menzionati, che erano sugli ebrei, a favore dell'edificio, affinché non fosse fatto cessare dai loro nemici, Esdra 5:5 sebbene Cocceio scelga di rendere le parole così: "e quei sette si rallegreranno, e vedranno il piombino nella mano di Zorobabele"; e li applica alle sette chiese dell'Asia, rappresentanti di tutta la chiesa di Cristo, in periodi successivi, rallegrandosi del crescente interesse di Cristo; e senza dubbio il senso mistico e spirituale delle parole è che si tratta di rallegrarsi per le anime di grazia quando l'edificio spirituale va avanti, sotto la direzione e l'incoraggiamento di Cristo. Portare avanti l'opera della grazia in particolare ai credenti offre gioia e piacere. Quest'opera è nelle mani e sotto la cura di Cristo; è curiosamente lavorato e incorniciato da linee e righe, e prosegue alla perfezione; la quale, essendo osservata dagli altri, sebbene sia nella natura della grazia desiderare di più, tuttavia non invidia i doni e le grazie degli altri, ma se ne rallegra. Il portare avanti l'opera di Dio nella chiesa in generale è un'occasione di grande gioia per i santi; Si rallegrano che sia in tali mani; non nelle mani di ministri o magistrati, e nemmeno di angeli, ma nelle mani di Cristo; che è così grande, e si è degnato di impegnarsi in esso; ha così tanta saggezza per gestirla e condurla; è così fedele in tutto ciò che lo riguarda, ed è così capace di portarlo a termine: si rallegrano che sia portato avanti con tanta precisione; che l'intero edificio è così ben incorniciato e compattato insieme; tutto nella chiesa è fatto secondo il piombino dell'amore eterno di Dio e dei propositi eterni, che precipitano è con Cristo, Romani 8:39 Efesini 3:11 secondo il quale le persone sono chiamate per grazia; le benedizioni della grazia sono concesse su di loro; e sono messi in un tale ufficio o posto nella chiesa: e man mano che questo edificio va avanti con un aumento di persone, o un'aggiunta di quelle che saranno salvate; e con un aumento della grazia, dei doni e della conoscenza spirituale in essi; è motivo di gioia per gli angeli e per gli uomini, e specialmente per i ministri del Vangelo

Essi [sono] gli occhi del Signore, o "sono essi gli occhi del Signore",

che corrono avanti e indietro per tutta la terra; questi non progettano gli angeli, che camminano avanti e indietro per la terra, Zaccaria 6:7 né i vari doni e grazie dello Spirito, Apocalisse 5:6 ma piuttosto l'infinita provvidenza di Dio, significata da un "occhio"; è intuitiva, onnisciente, approva ciò che è bene e vendicativa di ciò che è male; amare e prendersi cura dei santi, rendendoli prosperi e di successo: e con "sette occhi", per denotare la perfezione e la pienezza di esso; e si può osservare che il compimento dell'opera di Dio, sia nelle persone particolari, sia nella chiesa di Dio in generale, sia accompagnato da e a causa della sua speciale provvidenza, così come la grazia

11 Versetto 11. Allora io risposi e gli dissi:

All'angelo che parlava con lui, Zaccaria 4:1,4,5 :

Che cosa sono questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro? in Zaccaria 4:2 si dice che si trovano su ciascun lato della ciotola. Poiché il mistero del candelabro viene spiegato a Zaccaria dall'angelo, il profeta desidera conoscere il significato dei due ulivi che erano alla sua destra e alla sua sinistra, uno da una parte e l'altro dall'altra

12 Versetto 12. E io risposi e gli dissi:

Prima di poter avere una risposta alla prima domanda, egli pone quanto segue, come se avesse lo stesso significato:

Che cosa [siano questi] due rami d'ulivo; che crescevano sugli ulivi, ed erano più vicini al candelabro, e i tubi che erano alle lampade: questi, in Zaccaria 4:14, sono interpretati dei due unti, o figli dell'olio, e possono designare i ministri della parola, se, per "olio d'oro" dopo menzionato, si intende il Vangelo; anche un insieme di predicatori evangelici nei tempi del Vangelo, nei vari periodi della chiesa; i fedeli testimoni di Cristo, che stanno su entrambi i lati della ciotola, e ricevono dalla pienezza di Cristo doni e grazia per adattarli al loro lavoro; e su ogni lato del candelabro, la chiesa, per impartirle l'olio del Vangelo. Questi possono essere paragonati a "ulivi" per la loro bellezza e bellezza agli occhi dei santi, ai quali portano la buona novella della salvezza per mezzo di Cristo, Osea 14:6 e per la loro verde e fiorente condizione, essendo pieni dei doni e delle grazie dello Spirito, Salmi 52:8 e per la loro fecondità; poiché, come l'olivo produce un olio usato sia per la luce che per il cibo, così essi portano con sé il Vangelo, che è il mezzo della luce spirituale, e contiene in esso cibo rinfrescante e delizioso, Deuteronomio 8:8 e per la loro grassezza, con la quale onorano Dio e gli uomini, Giudici 9:9 così i ministri del Vangelo onorano Geova, Padre, Figlio e Spirito, attribuendo a ciascuno di loro l'invenzione, l'ottenimento e l'applicazione della salvezza; e onorano gli uomini, conoscendo loro quale onore hanno tutti i santi per mezzo di Cristo, essendo fatti re e sacerdoti da lui; e mostrando loro quale onore avranno in seguito. E possono essere paragonati a "rami d'ulivo", rispetto a Cristo l'ulivo buono, nel quale sono come rami; sono partoriti da lui e sussistono in lui; ricevono da lui tutto ciò che hanno e fanno tutto quello che fanno secondo la sua forza, per la loro tenerezza e debolezza in se stessi e per la loro fecondità da lui

Quali attraverso i due tubi d'oro svuotano l'olio d'oro da se stessi? se per i "due" ulivi e rami, o unti, si intendono ministri del Vangelo; allora, per "olio d'oro", non si intende lo Spirito e la sua grazia, che a volte viene paragonata all'olio; né la gioia e la pace spirituali interiori, l'olio della letizia, poiché i ministri non possono comunicare né l'una né l'altra ad altri; ma il Vangelo, e le preziose verità di esso, paragonato all'"olio", a causa di una natura guaritrice, rallegrante e ristoratrice; e perché abbellisce, nutre e ingrassa; e a causa di una natura che indaga e penetra, ed è puro, non mescolato e buono per la luce: e all'olio "d'oro", o olio, che, essendo versato, è come l'oro liquido, per colore, valore, splendore, purezza e durata: e questo "svuotano"; la quale frase denota la pienezza della benedizione del Vangelo con cui vengono; la loro consegna gratuita e pronta di esso; la loro fedeltà nel dare tutto e nel non trattenere nulla di ciò che potrebbe essere utile; e la loro facilità e soddisfazione d'animo nel fare ciò, e questo fanno, non dalle fonti corrotte della filosofia morale; né dagli scritti di altri; né dalla propria testa, né dalla mera conoscenza nozionale; ma dal loro cuore e dalla loro esperienza interiore delle verità del Vangelo; e che non deve essere inteso esclusivamente di Cristo, o delle Scritture di verità, da cui traggono tutta la verità; né hanno questa conoscenza ed esperienza di o da se stessi. I mezzi mediante i quali comunicano l'olio d'oro del Vangelo sono "i due tubi d'oro", il ministero della parola e l'amministrazione delle ordinanze; che sono come "tubi" o canali, attraverso i quali viene convogliata la grazia evangelica; e sono "d'oro", sono preziose, da mantenere pure e sono durevoli; Non sono altro che "pipe", o mezzi, e non si può fare affidamento su di essi, eppure sono "d'oro" e non devono essere disprezzati. Ma se per i due ulivi, o unti, si intendono due Persone divine, di cui si veda Zaccaria 4:14, allora per "olio d'oro" si può intendere la grazia di Dio, spesso paragonata all'"olio" nella Scrittura, in allusione all'olio in comune, o all'olio dell'unzione, che era fatto di spezie preziose; o piuttosto, come qui, all'olio per la lampada per il candelabro nel tabernacolo, che era puro olio d'oliva: la grazia, come l'olio, è di natura rallegrante e rinfrescante, per questo chiamata "olio di letizia"; molto abbellimento e ornamento; come l'olio, fa risplendere il viso; e per mezzo di esso la Chiesa, e tutti i credenti, diventano "tutto glorioso dentro": è di natura ricercatrice; come l'olio, penetra nel cuore e vi ha la sua sede; E come l'olio non si mescola con altri liquidi, così neppure la grazia con il peccato e la corruzione, ma principalmente, come qui, può essere paragonato all'olio d'oliva, perché arde e dà luce, come quello nella lampada. La lampada di una professione, senza l'olio della grazia, è una cosa oscura e inutile. La grazia è una luce nelle parti interiori, e fa risplendere la luce di una conversazione esteriore nelle buone opere davanti agli uomini; e questo può essere veramente chiamato "d'oro", essendo estremamente prezioso, sì, molto più prezioso dell'oro che perisce; essendo altrettanto durevole, anzi, molto più durevole di così, perché durerà per sempre e non potrà mai essere perduto; vedi 1Pietro 1:7 Apocalisse 3:18 e di questo la parola e le ordinanze sono i mezzi; e così può essere progettato dai tubi, attraverso i quali viene convogliato alle anime degli uomini; poiché "la fede" e le altre grazie dello Spirito "vengono dall'udire e dall'udire mediante la parola di Dio", Romani 10:17 quindi dice l'apostolo ai Galati, Galati 3:2, "avete ricevuto lo Spirito"; cioè, i doni e le grazie speciali dello Spirito, paragonabili all'olio migliore e all'oro più puro; "per le opere della legge", o per mezzo della predicazione di questa, per mezzo della dottrina della giustificazione mediante le sue opere, "o mediante l'ascolto della fede?" per mezzo della dottrina della giustificazione mediante la fede nella giustizia di Cristo, o per mezzo del Vangelo predicato e ascoltato: questo è il modo usuale in cui lo Spirito e la sua grazia sono comunicati agli uomini; quindi il Vangelo è chiamato lo "Spirito" e "il ministero dello Spirito", 2Corinzi 3:6,8 e questo sembra essere un'ulteriore conferma di questo senso delle parole, poiché quest'olio d'oro è distinto dai tubi attraverso i quali scorre; come la grazia proviene dal Vangelo, per mezzo del quale è ricevuta; mentre, nell'altro senso, sembrano coincidere

13 Versetto 13. Ed egli mi rispose e disse:

Cioè, l'angelo rispose alle domande del profeta:

Non sai tu che cosa sono costoro? E io dissi: "No, mio signore; vedi Gill su " Zaccaria 4:5"

14 Versetto 14. Allora egli disse: "Questi sono i due unti,

O "figli del petrolio". Alcuni pensano che si intendano i doni e le grazie dello Spirito, che vengono dal Dio di ogni grazia, che rimangono con Cristo, che sono dati liberamente da lui ai figli di Dio, e che sono sempre per il servizio della chiesa, e sufficienti per essa; altri, Cristo il Figlio di Dio e lo Spirito Santo. Cristo è l'Unto, o figlio dell'olio, essendo unto con lo Spirito Santo per l'ufficio di Profeta, Sacerdote e Re; e di questo olio ha fornito il suo candeliere, la chiesa, in tutti i secoli. Lo Spirito Santo è l'olio di letizia e l'unzione che insegna ogni cosa. E questo è il senso di Capello, come è stato osservato in Zaccaria 4:2. E il dotto e giudizioso Pemble ne fa una "domanda", se Cristo e il Consolatore; o Cristo nelle sue due nature; o Cristo nei suoi due uffici di Re e Sacerdote della sua chiesa; o in quale altro modo si debbano intendere le parole: e questo era il senso di Origene molto tempo fa, sebbene biasimato da Girolamo; può essere piuttosto, perché interpreta il candelabro del Padre. Ma questi epiteti, "unti" e "figli dell'olio", sono molto adatti a loro; colui che è chiamato il Messia, o unto; e l'altro l'unzione, e l'olio di letizia: e in verità, se per l'olio d'oro svuotato da essi si intende la grazia di Dio, come spesso significa nella Scrittura, non si può intendere nessun altro; poiché sono la fonte inesauribile di ogni grazia e dono alla Chiesa in tutti i tempi, per mezzo dei quali essa è fornita e sostenuta; e si può dire che "stanno davanti al Signore di tutta la terra", Dio Padre; che non amministra immediatamente da solo la chiesa, ma per mezzo di Cristo capo di essa; e Cristo comunica per mezzo del suo Spirito, che manda da se stesso e dal Padre: e piuttosto si può pensare che si intendano loro, poiché i ministri della parola sembrano essere progettati dalle sette lampade che ricevono l'olio, o doni e grazie dello Spirito, adattandoli al loro lavoro, dalla coppa sulla sommità del candelabro, che ne viene rifornito da questi due ulivi; e quindi devono essere distinti da loro, altrimenti si dirà che sono forniti da se stessi: sebbene, mentre sia Cristo che lo Spirito comunicano mediante la parola e le ordinanze, amministrate dai fedeli dispensatori della parola; quindi quei testimoni di Cristo, in tutte le epoche, possono con sufficiente correttezza essere chiamati due unti, e "i due ulivi", come lo sono in Apocalisse 11:4 dove c'è una chiara allusione a questo passaggio. Il Targum rende le parole: "questi sono i due figli dei principi" o "grandi uomini". Alcuni scrittori ebrei li interpretano come i loro due Messia, il Messia ben Joseph e il Messia ben David. Alcuni interpreti intendono con essi Enoch ed Elias; altri Pietro e Paolo; altri, migliori, con Kimchi e Ben Melech, Giosuè e Zorobabele, l'uno unto per il sacerdozio e l'altro per il regno; di cui due uffici Jarchi li interpreta; e altre le due chiese, ebraica e cristiana

che stanno presso il Signore di tutta la terra; il Creatore e Governatore dell'universo: i ministri della parola sono dalla sua parte, si attengono alle sue verità e ai suoi ordinamenti, e sono fedeli alla sua causa e al suo interesse; o, "davanti al Signore di tutta la terra"; sono i suoi ministri, e lo servono; essi "stanno in piedi", come si conviene a loro, il che dimostra che la loro opera non è compiuta; e che sono impegnati nell'opera del Signore; e che continuano e perseverano in esso: similmente mostra che sono sotto il suo occhio, notano, dispongono, curano e proteggono; che sono nel suo favore e godono della sua presenza. Come questo possa essere applicato alle due Persone divine che stanno accanto o davanti a Dio Padre è stato già osservato, e che si debba intendere di loro come nella loro funzione di ufficio

Commentario del Pulpito:

Zaccaria 4

1 Vers. 1-14. - 7. La quinta visione: il candelabro d'oro

L'angelo che parlava con me. Si intende l'angelo interprete. È venuto di nuovo, e mi ha svegliato. Si pensa che l'angelo, che si dice sia uscito, si riunì al profeta e rinnovò il suo colloquio con lui. Ma l'espressione nel testo è probabilmente equivalente solo a "mi ha risvegliato di nuovo". comp. Genesi 26:18; 2Re 1:11,13 - , ss. Assorto nello stupore e nella meraviglia alla contemplazione della visione precedente, il profeta era caduto in uno stato di esaurimento e torpore, mentre Daniele dormiva dopo le sue grandi visioni, Daniele 8:18 10:8,9 e gli apostoli erano appesantiti dal sonno sul Monte della Trasfigurazione. Da questa prostrazione mentale l'angelo lo suscita a una rinnovata attenzione. O ciò che si intende può essere che il cambiamento operato sulle facoltà dall'influenza divina fu grande quanto quello tra il sonno naturale e la veglia

Vers. 1-7. - La Chiesa risorse

"E l'angelo che parlava con me tornò e mi svegliò", ss. L'immagine di questi versetti è duplice; ma il loro argomento sembra uno. Con il "candelabro" espressamente menzionato nel versetto 2, comp. Apocalisse 1:13; 2:1 - ; anche Matteo 5:14,15; Filippesi 2:15 e con il tempio a cui si fa tacitamente riferimento nel versetto 7, intendiamo, spiritualmente, la stessa cosa, cioè in primo luogo certamente la Chiesa giudaica di quel tempo. E ciò che questa duplice immagine sembra voler qui porci davanti riguardo a questa Chiesa è

(1) il segreto, e

(2) la completezza del suo ripristino alla vita

I IL SEGRETO DEL SUO RITORNO ALLA VITA. Sotto questo titolo ci poniamo la questione:

1. Del lavoro della Chiesa. Qual è il grande dovere di una Chiesa in questo mondo? Non è forse questo, come una lampada o un candelabro, dare luce, essere una testimonianza continua per gli uomini riguardo alle cose invisibili ed eterne, una testimonianza permanente a favore della verità e della giustizia, e contro l'errore e il peccato? in etere parole (Art. XX), "testimone e custode delle Sacre Scritture"? Si vedano di nuovo i riferimenti sopra; e notate, in connessione con questo dovere di dare luce spirituale da parte di una Chiesa, i vari motivi della lode o del biasimo amministrato in Apocalisse 2 e 3

2. Dei bisogni della Chiesa. Il rimanente ritornato dalla cattività, con il loro altare rimesso in piedi, Esdra 3:3 i loro banchetti di nuovo cominciati, Esdra 3 Esdra 4 il loro tempio in corso di ricostruzione, Esdra 3:10 6:14 e il loro antico sacerdozio di nuovo restaurato, Zaccaria 3:1-5 era ora diventato un tale testimone. Erano un "candelabro" o lampada di nuovo "accesa". Quanto sono disuguali in se stessi a un ufficio così importante! Com'è debole, come è inesperto, come è anche in pericolo! Soprattutto, quanto grande bisogno di quella sacra unzione, o "olio", della grazia di Dio, di cui ci viene detto qui! comp. anche Atti 10:38

3. Di forniture ecclesiastiche. Com'è ampio, secondo la visione descritta nei versetti 2, 3, il provvedimento preso per fornire quest'olio a questa lampada ravvivata! Che cosa si intenda inoltre con le diverse caratteristiche di questa visione, il profeta non lo sa (versetto 4), e l'angelo non lo dice, al momento. Ma, in ogni caso, sembrano significare che sono state fatte abbondanti provviste

(1) Per la fornitura di tale olio. Ci sono "due" ulivi, ad esempio, per produrre una doppia fornitura. Due "alberi", inoltre, cose che crescono e producono sempre, e che possono produrre, quindi, un rifornimento continuo

(2) Per riporlo, cioè nella "ciotola" posta in "cima", da dove potrebbe naturalmente fluire fuori e giù secondo necessità

(3) Per distribuirlo in ogni direzione necessaria, cioè per mezzo dei tubi due volte sette (o anche, come alcuni lo riconoscono, i tubi sette volte sette), alle sette lampade di cui ci viene detto. Così misteriosa, eppure così sufficiente, era la fonte segreta della vita in questo caso. Zorobabele, come successore di Davide, e custode terreno della sua Chiesa, sappia questo per il suo conforto (vedi Versetto 6)

II LA COMPLETEZZA DI QUESTO RESTAURO. Nella settima strofa, come notato prima, la cifra è cambiata. La Chiesa della Cattività restaurata è ora davanti a noi sotto la metafora di un edificio abitato da Dio stesso, come spesso nella Parola di Dio. vedi Ebrei 3:6; 2Corinzi 6:16; Efesini 2:21,22; 1Tm 3:15; 1Pietro 2:5 E il significato di questo cambiamento sembra quello di rappresentare, non solo come prima l'adeguatezza, ma anche ora l'effettiva efficacia, della disposizione qui fatta. Alla fine dovrebbe essere con quella casa spirituale come con la casa materiale che allora stavano costruendo come sua immagine e tipo. Questo è vero:

1. Per quanto riguarda gli ostacoli esterni. Il più grande di questi, anche se simile a un "grande monte" in sua grandezza, dovrebbe diventare, "davanti a Zorobabele" -- abbaiando lo Spirito di Dio al suo fianco -- come una pianura

2. Per quanto riguarda la vittoria finale. Per usare un'espressione moderna ben nota, ci dovrebbe essere "il coronamento dell'edificio" della Chiesa. Tutto ciò che la Chiesa Giudaica pre-Cattività era stata nel mondo, questa Chiesa restaurata dovrebbe ora essere, fino alla stessa "lapide" -- l'ultima pietra da mettere al suo posto -- con ogni segno di trionfo ("grida") e favore ("grazia") (ver. 7)

Osservate, in conclusione:

1. Come si sono adempiute in modo sorprendente queste promesse. Oltre a tutto ciò che leggiamo riguardo ai giorni dei Maccabei, come probabilmente si dice in Ebrei 11:35-38 quanta vita spirituale rimaneva nella Chiesa ebraica fino ai tempi del vangelo! Vedi indicazioni di ciò in Luca 2:25,38 Matteo 27:53 Marco 15:43 Atti 2:5, ss. Si vedano anche le indicazioni relative alla misura in cui la testimonianza o "luce" di questa Chiesa aveva parlato del mondo dei Gentili in Luca 7:5 Giovanni 12:20 Atti 10:1 13:43,50 (τανας); Atti 17:4,17

2. Quanto è grande la lezione che questo insegna. In questo caso non c'era nient'altro che l'opera segreta dello Spirito di Dio per mantenere questa Chiesa in esistenza; nessuna "potenza", nessuna "potenza". Al contrario, molti ostacoli: persecuzioni, nemici, corruzioni, e così via. È così chiaro quanto si può fare (e solo fatto) nel modo dell'organizzazione, del lavoro e del progresso cristiano mediante l'olio sacro dello Spirito di Dio. "Utilis lectio, utilis eruditio, sed magis utilis unctio, quippe quae docet de omnibus."

OMELIE DI W. FORSYTH Versetti 1-7. - La Chiesa sotto tre aspetti

IO RAPPRESENTAVO SIMBOLICAMENTE. (Vers. 2, 3) Candelabro

II DEVOTAMENTE CONTEMPLATO. versetto 5) Indagine umile, seria, riverente

III DIVINAMENTE INTERPRETATO

1. L'unità della Chiesa

2. L'uso spirituale della Chiesa

3. La cura divina della Chiesa

4. La gloria futura della Chiesa. La Chiesa dovrebbe essere:

(1) Ricettivo del Divino

(2) Comunicativo del Divino. "Si svuotano", ss. Liberamente, costantemente, gioiosamente

(3) Riflessione del Divino. Vita e lavoro. Questo vale non solo per la Chiesa nel suo insieme, ma per ogni singolo membro. "Risplenda la tua luce davanti agli uomini". - F

OMELIE DI D. THOMAS Versetti L'uomo come studioso della rivelazione divina e operatore dell'opera divina

"E l'angelo che parlava con me", ss. "È necessario tenere a mente che tutte queste scene successive furono presentate alla mente del profeta in visione; e che ogni visione era distinta, formando un tutto a sé stante, indipendentemente dallo scenario di quelle che l'avevano preceduta, sebbene non in modo da precludere il collegamento nelle lezioni insegnate, e il riferimento occasionale (come troveremo in quella che ora ci sta davanti) alla prima in quest'ultima. La quarta della serie di visioni, dunque, era ormai chiusa; e alla fine di esso, il profeta si presenta come se fosse caduto in una specie di fantasticheria derivante dalle sue rivelazioni, o da qualche dardo particolare di esse, da cui la sua mente era assorbita e inconsapevole di qualsiasi cosa potesse passargli addosso. Da questo stato fu risvegliato, come indica il primo verso, dal tocco e dalla voce dell'angelo ministrante, e la sua attenzione si fermò su una nuova rappresentazione scenica e sulla spiegazione del suo significato" (Wardlaw). Devo confessare che più guardo in questa visione, così come nelle visioni precedenti, più sento la mia totale incapacità di attribuire un significato soddisfacente a tutti i simboli strani e grotteschi che mi vengono presentati. E il mio senso di incapacità si è approfondito come! Ho esaminato le spiegazioni che sono state avanzate dai critici biblici, alcune delle più fantasiose e assurde, e molte delle più contrastanti. In effetti, ci vuole un Daniele per interpretare i sogni; Gli oggetti in un sogno sono generalmente così innaturali, grotteschi, ombrosi e mutevoli, che gli uomini raramente cercano di attribuire loro un'idea definita. Posso considerare questo passaggio come un punto che ci pone davanti l'uomo sotto due aspetti, vale a dire come studioso della rivelazione divina e come operatore dei propositi divini

IO COME STUDENTE DELLA RIVELAZIONE DIVINA. "Ho guardato e ho visto un candelabro tutto d'oro, con sopra una coppa e le sue sette lampade, e sette canne alle sette lampade, che sono sulla sua sommità, e due ulivi presso di essa, uno a destra della coppa e l'altro a sinistra. Così risposi e dissi all'angelo che parlava con me: dicendo: "Che cosa sono questi, mio signore?" Questo candelabro d'oro, con una ciotola in cima, le sue sette lampade e sette pipe, ss.), è considerato dalla maggior parte degli espositori per rappresentare la Chiesa di Dio, e i predicatori popolari continuano a tracciare analogie tra il candelabro e la Chiesa. Naturalmente, questo è un lavoro facile. Ma la Chiesa di Dio, come si dice, non l'ha fatto, ahimè! è stato molto dorato o molto luminoso

La Chiesa ideale è tutto questo. Il candelabro può, credo, rappresentare in modo equo la Bibbia, o la speciale rivelazione di Dio all'uomo: che è d'oro, che è luminosa, che è rifornita in modo soprannaturale con l'olio dell'ispirazione. Infatti, nel brano, l'angelo interprete designa questo candelabro, non come la Chiesa, ma come la "parola del Signore a Zorobabele". Faccio due osservazioni riguardo a questa rivelazione

1. Ha in sé abbastanza per eccitare la domanda dell'uomo come studente. Il profeta, vedendo questi oggetti meravigliosi, esclamò: "Che cosa sono questi, mio signore?" Gli sembrò di sentirsi come Mosè in relazione al roveto ardente, quando disse: "Ora mi allontanerò e vedrò questo grande spettacolo, perché il roveto non si è consumato". Che cose meravigliose ci sono in questa Bibbia! È un museo delle meraviglie; e la più grande di tutte le meraviglie è Dio manifestato nella carne

2. Ha un interprete che può soddisfare l'uomo come studente. L'angelo a cui il profeta rivolse la sua domanda rispose prontamente. "Allora l'angelo che parlava con me, rispondendo, mi disse: Non sai tu che cosa sono questi? E io dissi: "No, mio signore". Ed egli, rispondendo, mi disse: «Questa è la parola dell'Eterno a Zorobabele: Non per forza né per potenza, ma per il mio Spirito, dice l'Eterno degli eserciti». Il profeta qui mostra due delle principali qualità di un vero studente del Divino

(1) Curiosità. Egli si informa e, poiché si informa, riceve una risposta. Se non avesse chiesto, l'oggetto sarebbe rimasto un simbolo privo di significato. La Bibbia è un libro privo di significato per le grandi masse del genere umano, perché non ne indagano il significato. La verità si ottiene solo con un'indagine genuina

(2) Ingenuità. La prima risposta dell'angelo interprete al profeta fu: "Non sai tu che cosa significano queste cose? Ed egli rispose: "No, mio signore". Confessa subito la sua ignoranza. «Imitiamo», dice il dottor Wardlaw, «il duplice esempio: sia quello della curiosità che quello dell'ingenuità. Stiamo all'erta nelle nostre ricerche sulla conoscenza; e per acquistarlo, mai scioccamente, e per salvare il nostro orgoglio e la nostra vanità, facciamo finta di avere ciò che non abbiamo". L'uomo che si sviluppa; questi due attributi in relazione alla Parola di Dio, ha un Interprete Divino al suo fianco, cioè lo Spirito di Dio, che lo condurrà ad ogni conoscenza

II COME OPERATORE DELLA VOLONTÀ DIVINA. L'uomo non deve solo studiare, ma lavorare; non solo per ottenere idee divine, ma per realizzarle. "Allora egli, rispondendo, mi disse: Questa è la parola che l'Eterno rivolge a Zorobabele, dicendo: Non per forza né per potenza, ma per il mio Spirito, dice l'Eterno degli eserciti. Chi sei tu, o grande monte? davanti a Zorobabele diventerai una pianura, ed egli ne porterà fuori la lapide con grida di gioia, gridando: Grazia, grazia ad essa! E la parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: "Le mani di Zorobabele hanno posto le fondamenta di questa casa; le sue mani lo finiranno; e tu saprai che l'Eterno degli eserciti mi ha mandato a te". L'opera del profeta era quella di trasmettere un messaggio di Dio a Zorobabele, e il messaggio che trasmetteva era un uomo, l'età per lavorare. L'uomo deve essere un "lavoratore insieme" con Dio. Offro due osservazioni riguardo all'uomo come lavoratore della volontà divina

1. Che sebbene le sue difficoltà possano sembrare grandi, le sue risorse sono infinite. Zorobabele, nella ricostruzione del tempio, incontrò enormi difficoltà. Quelle difficoltà aleggiavano davanti a lui come montagne. Ma per quanto grandi fossero, gli fu assicurato di avere risorse più che all'altezza del compito. "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". Con questo si intende non che la potenza e il potere umano non siano richiesti, o siano del tutto inutili, ma la potenza divina darebbe aiuto a tutti gli sforzi e gli sforzi onesti. Le difficoltà nel sentiero del dovere di un brav'uomo si innalzano spesso come montagne davanti a lui; ma non si scoraggi; Quelle montagne non sono nulla in confronto alla potenza che è garantita. "Se avete fede come un granello di senape, direte a questo monte: Spostatevi di qui in quel luogo; e rimuoverà", ecc

2. Che anche se i suoi sforzi possono sembrare deboli, il suo successo sarà inevitabile

(1) La debolezza degli sforzi umani è qui implicita. "Chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose?"

(a) È comune disprezzare le piccole cose. L'uomo orgoglioso onorerà solo quelle che gli sembrano grandi cose, convenzionalmente grandi. Una piccola casa, una piccola attività, un piccolo libro, tutto questo è disprezzato

(b) È stolto disprezzare le piccole cose. Tutte le grandi cose erano piccole nei loro inizi... Londra era un tempo un piccolo borgo; La foresta di querce un tempo era una ghianda. Non sappiamo cosa siano veramente le piccole cose; Ciò che consideriamo piccolo potrebbe essere la cosa più grande dell'universo

(c) È spregevole disprezzare le piccole cose. Le anime veramente grandi non lo fanno mai

(2) Il successo degli sforzi deboli è qui garantito. "Egli ne farà uscire la lapide con grida, gridando: Grazia, grazia ad essa". Letteralmente, la promessa è che Zorobabele, nonostante tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare per ricostruire il tempio, dovrebbe vederlo completato, dovrebbe vedere la pietra del coronamento posta sull'edificio, in mezzo agli osanna del popolo: "Grazia, grazia ad esso!" Così sarà per ogni opera genuina a cui un vero uomo mette mano nel nome di Dio. Sarà finito; Non ci sarà alcun fallimento, il successo è inevitabile. "Com'è vero ch'io vivo, dice il Signore, tutta la terra sarà piena della mia gloria". - D.T. Numeri 14:21

2 Che cosa vedi? L'angelo non mostra la visione al profeta, ma gliela fa descrivere, e poi ne spiega il significato. Questa visione del candelabro, con le sue sette lampade alimentate da due ulivi, significa che l'opera di ricostruzione del tempio e di preparazione della via per la Chiesa del vero Israele doveva essere compiuta facendo affidamento non sulle risorse umane, ma sull'aiuto divino. Così Zorobabele e il suo popolo furono spronati alla perseveranza e all'energia nella loro buona opera, di cui il successo finale è assicurato. Ho guardato; εωρακα (Septuaginta), "Ho visto". Una candela tutta d'oro. Il candelabro come descritto differisce in alcuni particolari da quello del tabernacolo, sebbene la stessa parola, menorath, sia usata in entrambi i casi. Esodo 25:31, 37:17 - , ss. Nel tempio di Salomone c'erano dieci candelabri, 1Re 7:49 che furono portati via a Babilonia quando Gerusalemme fu presa. Geremia 52:19 L'unico candelabro del tempio di Zorobabele è menzionato in RAPC 1Ma 1:21 4:49,50. Quello scolpito sull'arco di Tito può essere una rappresentazione veritiera di quello del tempio di Erode, ma probabilmente non è lo stesso di quello del secondo edificio (comp. Giuseppe Flavio, 'Ant.,' 14:4, 4). Il candelabro nella visione differiva da quello originale per tre particolari: aveva un serbatoio centrale; aveva anche sette canne; ed era rifornita di olio da due ulivi. Con un... (il suo) ululato sulla parte superiore. La "ciotola" (gullah) è un serbatoio per l'olio posto in cima al candelabro; e da esso congegnavano i tubi per l'alimentazione delle lampade. Nel tabernacolo ogni lampada era separata, e rifinita e riempita dai sacerdoti ministranti; Le Lampade mistiche non avevano bisogno dell'intervento umano per mantenerle rifornite. Erano nutriti dalla "ciotola". La parola è tradotta nella Settanta, λαμπαδιον: nella Vulgata, lampade; quindi alcuni hanno supposto che, oltre alle sette lampade, ci fosse un'altra grande luce al centro; ma la traduzione greca e latina è errata, la parola significa "una fontana", Giosuè 15:19 o "una palla", 1Re 7:41 o "una ciotola rotonda". Ecclesiaste 12:6 E sette tubi per le sette lampade, che sono sulla sua sommità. L'ebraico è, tradotto letteralmente, sette e sette tubi per le lampade che sono sulla sua sommità. La LXX traduce, Και επτα επαρυστριδες τοις λυχνοις τοις επανω αυτης, "E sette vasi per le lampade che sono su di esso"; così la Vulgata, Septem infusoria lucernis, quae erant super caput ejus. Queste versioni implicano che ci fosse un tubo di alimentazione per ciascuna delle lampade, il che sembra più naturale. In questo caso, il primo "sette" nel testo deve essere un'interpolazione. I commentatori che considerano corretta la presente lettura hanno adottato vari modi per spiegarla. Alcuni moltiplicano il numero in se stesso e fanno i tubi quarantanove; ma questo non è giustificato dall'uso ebraico (Henderson). Altri sommano i numeri, facendo quattordici; Ma anche qui il vau copulativo, che implica la diversità, è un'obiezione. La versione riveduta dice: "Ci sono sette tubi per ciascuna delle lampade, prendendo le parole in modo distributivo; Ma il numero di tubi sembra essere inutilmente grande. Il Dr. Wright ritiene che ci fossero due tubi per ogni lampada, uno che collegava ciascuno alla ciotola centrale e uno che collegava insieme le diverse lampade. Uno, tuttavia, non vede quale utilità particolare sia la seconda serie. Il Dr. Wright, p. 84, dà un disegno del candelabro con le sue pertinenze, secondo la sua nozione della visione. La Versione Autorizzata sembra dare l'idea corretta del passaggio, sia che ci arriviamo rifiutando il primo "sette", sia considerando che è ripetuto per amor di enfasi, come pensano Cornelius Lapide e Pressel: "Sette sono le lampade su di esso, sette, dico, e sette i tubi". Prendiamola come possiamo, il punto è che l'olio è ben e copiosamente fornito alle diverse luci

Sul vedere

La domanda: "Che cosa vedi?" suggerisce:

IO IL SONNO DELL'ANIMA. versetto 1) Mancanza di coscienza e di attività. Illusioni, Isaia 29:7 pericolo. Marco 13:36

II IL RISVEGLIO DELL'ANIMA. versetto 1) "L'angelo" può essere preso per illustrare i vari ministeri impiegati da Dio per ravvivare e scuotere il suo popolo. Provvidenza. Perdita di salute, proprietà, amici e simili incidenti. Parola di verità. Legge e vangelo. Lo Spirito di Cristo. 1Re 19:11,12; Giovanni 16:8-13; Apocalisse 1:10-20

III LE COSE GLORIOSE RIVELATE ALL'ANIMA RISVEGLIATA. La domanda. Segno:

1. L'ora. Quando l'anima si è risvegliata, non prima. Isaia 1:4; Luca 9:32

2. Lo scopo. Per stimolare l'attività. «Ho guardato.» Dobbiamo usare le nostre facoltà

3. Il ripristino. Molteplici cose rivelate. Come siamo, così sarà la nostra vista. Insisti con la domanda: "Che cosa vedi?" Nella natura. "O signora, riceviamo solo ciò che diamo, e solo nella nostra vita vive la natura".(Coleridge)

4. Vita umana. La vita tutta confusa e buia, un labirinto senza un piano, né la mano di Dio. Sacre Scritture. Dio. Verità. Immortalità. Cristo. "Noi vediamo Gesù". Ebrei 2:9

3 Due ulivi. Questi, come spiegato nel versetto 12, scaricavano l'olio dai loro rami fruttiferi in condotti che conducevano al serbatoio centrale. Senza l'intervento dell'uomo, l'olio viene separato dalla bacca e mantiene costantemente alimentate le lampade. comp. Apocalisse 2:4

4 Che cosa sono questi, mio signore? La domanda potrebbe riferirsi ai due ulivi, che erano una novità per il profeta, il quale, naturalmente, conosceva bene la forma e l'uso, se non il simbolismo, del candelabro. Ma può anche essere inteso come il desiderio di informazioni sull'intera visione

5 Non lo sai? L'angelo parla non tanto sorpreso dalla lentezza di comprensione del profeta comp. Giovanni 3:10 quanto desideroso di richiamare la sua più seria attenzione sulla spiegazione avvenire

Lo studente e l'appreso

IO LO SPIRITO DELLO STUDENTE. Umiltà. La prima cosa da sapere, come diceva l'antico saggio, è che non sappiamo nulla. Amore per la verità. Per il gusto di farlo. Da cercare come un tesoro nascosto, con ardore e gioia. Obbedienza. Non solo prontezza a ricevere, ma coraggio ad agire. Fedele attuazione dei principi. Progresso. Passo dopo passo, nello spirito di sacrificio di sé, "Quando i tuoi occhi si sveleranno per la prima volta, dai alla tua anima il permesso di fare altrettanto" (Vaughan). Lo studio è come il glorioso sole del cielo, che non sarà scrutato in profondità con sguardi impertinenti; Piccoli hanno mai vinto continui saccheggiatori, salva l'autorità di base dai libri degli altri.(Shakespeare)

II LO SPIRITO DEI DOTTI

1. Saggezza. Non mera conoscenza, ma intuizione del carattere e capacità di volgere la conoscenza al meglio

2. Gentilezza. Da qui la pazienza con l'ignoranza e il pregiudizio. Sforzo amorevole per dare agli altri ciò che è stato buono e gioia per se stessi

3. Fedeltà. Non nascondere ciò che dovrebbe essere detto, non scendere a compromessi di principio, non lottare per il dominio, ma per la vittoria della verità

4. L'umiltà è tanto il carattere del dotto quanto dello studente confronta Newton che si paragona a un bambino che raccoglie conchiglie). "Se l'uomo vivesse coevo al sole, il patriarca-allievo imparerebbe ancora, e morendo lascerebbe la sua lezione mezza inimparata". - F

6 Questa è la parola che il Signore rivolge a Zorobabele. Il messaggio del Signore a Zorobabele è il significato della visione, cioè che la sua opera sarà compiuta solo per la grazia di Dio. Non con la forza. Settanta, "non con grande forza", ma la Vulgata, "non con un esercito". La parola è quasi sinonimo del seguente, tradotto potere; e i due insieme significano che l'effetto deve essere prodotto, non con mezzi umani, per quanto potenti. Senza dubbio Zorobabele si scoraggiò pensando a quanto c'era da fare, a quanto deboli fossero i mezzi a sua disposizione e a quanto fosse formidabile l'opposizione; e nulla poteva rassicurarlo meglio della promessa dell'aiuto divino. Ma per il mio Spirito. L'angelo non dice espressamente ciò che si deve fare, ma il proposito che riempiva le menti di Zaccaria e Zorobabele applicava la parola. Le operazioni dello Spirito sono molteplici, e solo il suo aiuto potrebbe far avverare queste potenti cose. L'olio è una figura della grazia dello Spirito Santo; e come le lampade non sono fornite da mani umane, ma direttamente dalle olive, così il buon lavoro ora intrapreso sarà sostenuto da mezzi divini (vedi versetto 14)

Il segreto del potere

La potenza è indispensabile. Non è nei numeri, o nell'organizzazione, o nel metodo. Questi sono buoni, ma non bastano. Non è dell'uomo, anche se è dall'uomo. Deve guardare più in alto. È di Dio. La vita viene dalla vita. La vita più alta può venire solo dalla vita più alta. "Non con la forza", ss. Applicare a-

I IL MINISTERO DELLA CHIESA. Talento, cultura, ampie simpatie, zelo ed eloquenza, non bastano. Anche la verità non basta. Neemia ho bisogno di più. "Il mio Spirito". Ci deve essere una giusta relazione con Dio. Ci deve essere il risveglio dell'anima con la vita di Dio, l'energizzazione e l'elevazione dei poteri naturali alla più alta capacità e uso. Questa influenza è necessaria sia per i predicatori che per gli ascoltatori

II IL CULTO DELLA CHIESA. Nella Chiesa Dio si avvicina a noi e noi ci avviciniamo a Dio. Egli ci parla come un Padre per i suoi figli; come figli di un Padre dobbiamo parlargli... Lodare... Preghiera... Ascoltare la Parola... Comunione... Tempi di ristoro

È solo quando veniamo vivificati dall'alto che la nostra adorazione è cordiale e vera, Confronta Giovanni 4:23 accettevole a Dio e utile a noi stessi

III L'OPERA DELLA CHIESA. La vita deve precedere il lavoro. Come individui, nella società a cui apparteniamo e nella nostra vita quotidiana, siamo chiamati a servire Dio. Ognuno ha il suo posto e il suo lavoro. È se adempiamo fedelmente il dovere che ci è stato affidato che la causa del Signore prospererà e "verrà il suo regno" in patria e all'estero. - F

7 Chi sei tu, o grande monte? Il "monte" è un'espressione figurativa per indicare le varie difficoltà che si frappongono sul cammino di Zorobabele e che impediscono l'adempimento del suo grande disegno. Prima di Zorobabele. La Vulgata appone queste parole alla prima parte della frase, ma l'accento è a favore della Versione Autorizzata. Tu diventerai una pianura; letteralmente, in una pianura! Un comando. Tutti gli ostacoli devono essere rimossi. Isaia 40:4 49:11 Matteo 17:20 Luca 3:4,5 Septuaginta, του κατορθωσαι (intrans.), "che tu prosperi"; "ut corrigas" (Girolamo). Egli ne porterà fuori la lapide. "Egli" è evidentemente Zorobabele. Egli comincerà e darà il colpo di grazia all'opera di ricostruzione del tempio. Molti commentatori ritengono che questa pietra sia quella che completa l'edificio, "la pietra superiore". Ma ci si può chiedere se un edificio come il tempio potesse avere una pietra del genere. Un arco o una piramide possono avere una pietra di coronamento, ma nessun altro edificio; né c'è alcuna prova che una tale pietra fosse conosciuta o che la sua erezione fosse celebrata. Potrebbe essere una mera metafora del completamento dell'opera. E' meglio, tuttavia, prenderlo come pietra angolare, alla quale sappiamo che è stata attribuita grande importanza. comp. Giobbe 38:6 Salmi 118:22 - , ss. Zorobabele tirerà fuori dalla bottega questa pietra, sulla quale poggia l'edificio; come dicono i versetti successivi, le sue mani hanno gettato le fondamenta. Quell'azione, già passata, è rappresentata come futura, essendo intimato il regolare inizio dell'opera sotto la direttiva di Zorobabele, e promettendone la felice conclusione. Settanta, Και εξοισω τοθον της κληρονομιας, "E farò uscire la pietra dell'eredità" -- il cui significato è oscuro, sebbene Girolamo lo spieghi considerandolo un'allusione a Cristo. Con grida, gridando: Grazia, grazia ad esso! Tutti i presenti, mentre la pietra viene posata, gridano in acclamazione: "Su di essa sia il favore di Dio!". Esdra 3:10 Sembra che la LXX abbia frainteso il senso, rendendo, Ισοτητα χαριτος χαριτα αυτης, "La grazia di essa l'uguaglianza della grazia"; Giovanni 1:16 e di aver sviato San Girolamo, che traduce "Et exsaequabit gratiam gratiae ejus", e commenta così: "Noi tutti abbiamo ricevuto della sua pienezza, e grazia su grazia, cioè la grazia del vangelo per la grazia della Legge, affinché il furto gli Israeliti e i pagani che credono possano ricevere uguale grazia e una benedizione simile". Il Targum riconosce qui una profezia messianica: "Egli rivelerà il Messia, il cui Nome è pronunciato da tutta l'eternità, e regnerà su tutti i regni"

Vers. 7-10. - Incoraggiamento ai lavoratori cristiani

PENSAVO CHE L'OPERA FOSSE DERISA PERCHÉ È L'OPERA DI DIO. Perciò siamo sicuri che sia giusto e buono. Possiamo buttarci dentro con tutto il cuore. Pazienza. Ciò che è di Dio non può fallire

II SEBBENE LE DIFFICOLTÀ SIANO GRANDI, POSSONO ESSERE SUPERATE, Le difficoltà sono una prova. Mostrano di quale spirito siamo. Separano la pula dal grano. Ricordate la "formalità" e l'"ipocrisia" nel "Cammino del Pellegrino". Le difficoltà sono una sfida. Ci hanno messo alla prova. Il coraggio cresce con l'occasione. Una volta che possiamo dire: "È nostro dovere", nulla dovrebbe spaventarci. Atti 5:29; 20:24 Nel 1800 d.C. Napoleone voleva attraversare le Alpi con il suo esercito per entrare in Italia. Chiese a Marescot, capo degli ingegneri: "È possibile?" Egli rispose: "Sì, ma con difficoltà". «Partiamo, allora», fu l'ordine del gran capitano. 1Corinzi 9:25 Le difficoltà sono la nostra educazione. Non è la facilità, ma lo sforzo che fa gli uomini. "Il nostro antagonista è il nostro aiutante", ha detto Burke. "Colui che ha combattuto, fosse stato solo con la povertà e la dura fatica, sarà trovato più forte e più esperto di chi potrebbe rimanere a casa dalla battaglia, nascosto tra i carri di provviste, o anche riposare inosservato, rispettando la roba" (Carlyle). Così è in tutte le sfere di attività. "Per vincere, dobbiamo conquistare man mano che procediamo". Le difficoltà ci portano ad apprezzare più profondamente e più veramente la nostra dipendenza da Dio. Romani 5:3-5 8:31,37

III ANCHE SE IL PROGRESSO È PICCOLO, IL SUCCESSO FINALE È CERTO. La Parola di Dio è sicura. Egli è la verità e non può mentire. Lui è amore, e non può tradire. Egli è onnipotente e non può essere sconfitto. La posa della prima pietra, nel suo Nome, implica il completamento della struttura; E, per fede, già sentiamo le grida e le grida di giubilo mentre l'opera è finita. "Grazia, grazia ad esso!" - F

8 La parola del Signore mi fu rivolta. La parola giunse attraverso l'angelo interprete, come è chiaro dall'espressione nel versetto 9: "Il Signore mi ha mandato a voi". Spiega più dettagliatamente ciò che era già stato annunciato in senso figurato

Vers. 8-14. - La Chiesa sostenuta

"E la parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: Le mani di Zorobabele hanno posto le fondamenta di questa casa", ss. Questi versetti continuano le metafore della parte precedente, ma nell'ordine opposto. Versetti 1-7 cominciano con gli "ulivi" e terminano con la "casa"; vers. 8-14 cominciano con la "casa" (vers. 8-10) e concludono con gli "alberi". Possiamo considerare quest'ultimo passaggio, quindi, come una sorta di messaggio aggiuntivo ("inoltre", Versetto 8) sullo stesso argomento generale e con lo stesso significato generale di prima. La differenza principale è in relazione alle questioni dell'ordine e della profondità. Come abbiamo già appreso non poco, in primo luogo per quanto riguarda il segreto e in secondo luogo per quanto riguarda la completezza della vita restaurata della Chiesa ebraica, così qui apprendiamo molto di più

(1) per quanto riguarda la stessa completezza, e

(2) quanto a quello stesso segreto, di questa stessa vita restaurata

I LA SUA COMPLETEZZA. Come trasmettiamo, supponiamo, da ciò che viene detto riguardo alla "casa" materiale (o Chiesa tipica) allora in corso di erezione. Lo troviamo descritto nella vers. 9, 10. E della promessa in esso contenuta possiamo notare:

1. Quanto sia particolarmente esplicito. Non solo l'opera che Zorobabele aveva cominciato deve essere compiuta, ma deve essere terminata dalle "sue mani", e quindi, naturalmente, nel suo tempo. Non solo, ancora, deve essere rifinito in modo da essere capace, per così dire, di essere abitato e usato; ma così finito da essere pronto per il più assolutamente ultimo di tutti i processi di costruzione, il processo di collaudo del lavoro svolto. Com'è vivida la descrizione di questo! "Vedranno il piombino nelle mani di Zorobabele"

2. Quanto sia estremamente deliberato. Iniziare l'opera di erezione di questo tempio, dare inizio a una tale vera restaurazione spirituale della Chiesa, fu una grande cosa. Per realizzarlo, un ancora più grande. Se fosse compiuta, infatti, ciò sarebbe di per sé una prova sufficiente di una vera missione di Dio. vedi la fine del vers. 9; anche, in una certa misura, 2Samuele 7:12,13 Specialmente questo sarebbe stato così in quel "giorno delle piccole cose", quando anche i benefattori - persone pronte a "rallegrarsi" di un tale faticoso, se realmente compiuto - per così dire "disprezzavano" l'idea. Tutto questo è stato saputo, tutto questo è stato riconosciuto, quando è stata fatta la promessa

3. Quanto è completamente assicurato. Non c'era Uno "mandato" per compiere questo, sì, quell'Angelo-Geova rappresentato dalla "pietra" di Zaccaria 3:9? E non fu anche mandata, per necessità, insieme a lui, una provvista completa di tutto ciò che era necessario per compiere questi prodigi? Vedi la fine del versetto 10, e il riferimento a "quei sette" occhi che si trovano su quella "pietra"; Apocalisse 5:6 - ; anche 2Cronache 16:9 - ; e confronta la fine del versetto 6 in questo capitolo Assicurare quella "pietra" è assicurare quella settuplice benedizione, e tutto ciò che comporta

II IL SUO SEGRETO. Un altro punto, a questo proposito, ci sembra rivelato in ciò che verrà dopo. Non è sufficiente che la benedizione sia menzionata, per così dire, nella reversione. Se la Chiesa deve risplendere come testimone vivente, è necessario che esista un canale di comunicazione attraverso il quale essa possa essere sempre fornita senza fallo. Per capire l'emblema impiegato (come descritto in precedenza nel Versetto 3) per rappresentare ciò, possiamo notare:

1. L' ignoranza del profeta sul suo significato. Si veda questo cinque volte citato, cioè nei versetti 4, 5, 11, 12, 13. Qualunque cosa volesse dire, quindi, è evidentemente qualcosa la cui natura è così occulta e segreta che persino gli occhi di un profeta potrebbero non riuscire a discernerla in un primo momento

2. La sorpresa dell'angelo per la sua ignoranza. "Non lo sai?". Vedi vers. 5 e 13; e comp. Giovanni 3:10 Marco 4:13; Romani 6:3, 16 7:1 Il profeta avrebbe dovuto discernerlo, anche se non lo fece

3. La spiegazione che segue. versetto 14) Una spiegazione che sembra mostrarci:

(1) Perché il profeta avrebbe dovuto comprendere l'emblema, cioè perché rappresentava un'ordinanza accuratamente ordinata e predisposta, anche quella di certe persone "unte" per un servizio speciale; un'ordinanza, anche, antica e stabilita ("stare in attesa", come un'usanza o un'abitudine); un'ordinanza di portata più estesa, che riguardava anche l'intera terra

(2) Che cosa possiamo intendere con ciò; cioè che Dio mantiene sempre nel mondo una successione di testimoni speciali per lui, che "gli stanno accanto", per così dire, in modo da essere informati della sua volontà, e che sono "unti", per così dire, in modo da mantenere viva a sua volta la testimonianza generale della sua Chiesa; vedi 2Corinzi 5:18-20; 4:7; 2Tm 2:2; Genesi 18:17; 3:7 e che anche, o come sempre sufficienti in numero, 2Corinzi 13:1 - , e riferimenti; anche Apocalisse 11:3,4 o come solitamente diviso, come lo furono Zorobabele e Giosuè, nello spirito di Luca 10:24 e 1Tm 5:17, ci sono presentati in numero "due". In questi modi piace a Dio di mantenere sempre viva la vita della sua Chiesa. 1Corinzi 1:21

Vedi illustrato anche qui, in conclusione:

1. Il grande amore di Dio per il suo popolo. Egli dà il suo Figlio per loro, per poi dare anche a loro il suo Spirito. Giovanni 4:10 Galati 4:4-6 - Egli compra questi vasi di creta per una somma scontata, per riempirli poi di un unguento che è pure incalcolabile!

2. La grande cura di Dio per la sua Chiesa. Quali che siano gli obiettivi del "ministero degli angeli", Dio ha affidato specialmente agli uomini il compito di tenere acceso tra gli uomini il "candelabro" della sua verità. Quante volte questa luce è stata quasi spenta! Genesi 6:5-8; 12:1 - in paragone con Giosuè 24:2; 1Samuele 3:1; 7:3; 1Re 19:10,14; Salmi 12:1; Isaia 53:1; Michea 7:2; Apocalisse 11:7-10 Eppure, come meravigliosamente preservato in tutto; e da preservare sino alla fine! Matteo 16:18

9 Hanno gettato le fondamenta. Zorobabele aveva cominciato la ricostruzione nel secondo anno del ritorno, nel secondo mese; Esdra 3:8 era stato ostacolato dall'opposizione del popolo vicino, Esdra 4:1-5,24 e non fu ripreso fino al secondo anno di Dario. Lo finirà. Il tempio fu terminato nel sesto anno di vita di Dario. Esdra 6:15 Tu saprai, ss. La verità della missione dell'angelo sarebbe stata provata dall'evento, cioè dal successo della missione. comp. Zaccaria 2:9,11; 6:15; Deuteronomio 18:22 Il completamento del tempio materiale era un pegno dell'istituzione del tempio spirituale, la Chiesa di Dio

10 Chi infatti ha disprezzato il giorno delle piccole cose? Le "piccole cose" sono l'inizio debole e povero del tempio; Aggeo 2:3 come glossa il Targum, "a causa dell'edificio, perché era piccolo". Per quanto piccolo fosse l'opera in questione, era un pegno del pieno completamento, e quindi non era da disprezzare. Quindi la domanda equivale a: "Può qualcuno, dopo queste promesse e profezie, presumere di dubitare del futuro?" Poiché si rallegreranno, ss. Il soggetto dei verbi è ciò che viene per ultimo in posizione, i sette occhi di Geova; e il versetto è meglio tradotto così: "Poiché (cioè vedendo ciò) questi sette occhi di Geova, che corrono per tutta la terra, vedono con gioia il piombino nella mano di Zorobabele". L'opera non è spregevole, poiché il Signore la guarda con benevolenza, la veglia e la dirige. La LXX e la Vulgata (seguite quasi dalla Versione Autorizzata) fanno dei disprezzatori il soggetto dei verbi, e dissociano zoppicante la proposizione finale interamente dalla precedente. La versione data sopra è in accordo con l'accentuazione masoretica. Il precipitare; letteralmente, la pietra, lo stagno; τοθον τορινον (Septuagintalapidem stanneum, "la pietra di stagno" (Vulgata). Lo stagno non si trova in Palestina; fu importato dai Fenici in grande abbondanza, e da loro gli ebrei lo ottennero. La fornitura deve provenire dalla Spagna o dalla Gran Bretagna. Con quei sette. La preposizione è un'interpolazione della Versione Autorizzata. Dovrebbe essere, "anche questi sette", a spiegare chi sono "loro" all'inizio della frase. Gli occhi del Signore. I "sette occhi" sono già stati menzionati. Zaccaria 3:9 - , dove vedi nota Esprimono la vigile provvidenza e la cura di Dio. Che corrono avanti e indietro. Questa clausola rafforza ulteriormente l'immagine precedente. 2Cronache 16:9; Proverbi 15:3

11 Allora risposi io: Il profeta aveva ricevuto una spiegazione generale della visione; probabilmente aveva capito che il candelabro rappresentava la teocrazia, della cui restaurazione e vita il tempio era il simbolo e il veicolo. Un punto era ancora oscuro, e lui chiede: Che cosa sono questi due ulivi? versetto 3). A questa domanda non arriva immediatamente alcuna risposta, la risposta viene ritardata per accrescere il desiderio del profeta di comprendere la visione e per indurlo a rendere la domanda più precisa

Vers. 11-14. - Gli ulivi e i candelieri: maestri religiosi modello

"Allora io risposi e gli dissi," ss. Questa non è un'altra visione, ma una spiegazione di quella riportata nei versetti precedenti. La spiegazione è che i due rami dell'olivo che, per mezzo dei due tubi d'oro svuotano il loro olio, è che rappresentavano "due unti", o figli dell'olio. Forse Giosuè e Zorobabele sono particolarmente citati. "Perché", dice Henderson, "quando si insediarono in carica, si versarono dell'olio sul capo come simbolo dei doni e delle influenze dello Spirito Santo, che solo poteva essere adatto a svolgere correttamente le loro importanti funzioni. I loro servizi al nuovo Stato erano di tale valore che potrebbero ben essere rappresentati come coloro che gli forniscono, strumentalmente, ciò che era necessario per consentirgli di rispondere allo scopo della sua istituzione". Prenderò questi due "unti" come tipi di insegnanti religiosi modello. Vengono suggerite tre cose

HANNO UN ALTO ORDINE DI VITA IN LORO. Sono rappresentati dai rami d'ulivo. Sono poche le produzioni del regno vegetale di così alto livello come l'olivo. Sebbene non sia grande, raramente supera i trenta piedi, ha un fogliame ricco, bei fiori, frutti abbondanti e inoltre è pieno di olio prezioso. Un albero contiene spesso non meno di mille libbre di olio prezioso. La sua grassezza era proverbiale; Giud 9:9 è un sempreverde, e molto duraturo. In breve, è caratterizzato da grande bellezza, freschezza perpetua e immensa utilità. Era una delle fonti di ricchezza della Giudea, e il suo fallimento fu causa di carestia. Gli emblemi di un vero maestro non sono il legno morto o qualche fragile vita vegetale, ma un ulivo. Gli insegnanti di religione non dovrebbero avere solo la vita, ma una vita di prim'ordine. Dovrebbero essere pieni di spiriti animali, pieni di genio creativo, pieni di pensieri fertili, pieni di ispirazione divina. Gli uomini la cui vitalità è di basso livello sono completamente squalificati per essere insegnanti di religione pubblica. Non dovrebbero essere canne, fragili e con fogliame temporaneo, ma come un "ulivo verde nella casa di Dio". La maledizione del pulpito moderno è la sua mancanza di vitalità, freschezza e potenza

II COMUNICANO GLI ELEMENTI PIÙ PREZIOSI DELLA CONOSCENZA. Essi "svuotano l'olio d'oro da se stessi". Che l'espressione "d'oro" qui significhi semplicemente la ricchezza del suo colore o la preziosità della sua proprietà, poco importa. È stato osservato dai viaggiatori moderni che i nativi dei paesi dell'olivo manifestano più attaccamento all'olio d'oliva che a qualsiasi altro articolo di cibo, e non trovano nulla di adeguato per sostituirlo. I veri insegnanti religiosi alimentano la lampada della conoscenza universale con gli elementi più aurei della verità. Essi non solo danno la vera teoria della morale e del culto, ma la vera teoria della restaurazione morale. Che grande valore Paolo attribuiva a questa conoscenza! "Io considero ogni cosa solo perdita per l'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore". Che cosa stanno facendo i veri e propri insegnanti religiosi? Essi riversano nelle lampade della conoscenza del mondo gli elementi più scelti della verità

III ESSI VIVONO VICINO AL DIO DI OGNI VERITÀ. "Allora egli disse: Questi sono i due unti, che stanno presso il Signore di tutta la terra". Essi "stanno in piedi", una posizione di dignità; "stare", una posizione di attesa, in attesa di ricevere istruzioni infallibili, pronti ad eseguire gli ordini divini. Tutti i veri insegnanti religiosi vivono consapevolmente vicino a Dio. "Stare dalla parte del Signore di tutta la terra" è una cosa, esserne consapevoli è un'altra. Tutti "gli stanno accanto"; ma pochi della razza sono praticamente coscienti o! La posizione e solo questi pochi sono i veri insegnanti

CONCLUSIONE. Noi, che siamo impegnati nell'ufficio dell'insegnamento pubblico, cerchiamo noi stessi in base a questi criteri. L'olivo dava ciò che aveva in sé, dava la sua natura. Anche noi. Discorsi fabbricati, speculazioni intellettuali, svolazzi retorici, tutto questo non ha petrolio

12 Il profeta percepisce il punto principale nei mistici ulivi, così cambia la sua domanda per la seconda volta, chiedendo: Che cosa sono questi due rami d'ulivo? (shibbolim); Vulgata, spezie, "spighe", come di grano, così chiamate, come suppone Kimchi, perché erano piene di bacche, come le spighe sono piene di chicchi di grano. Che attraverso i due tubi d'oro, ss.), piuttosto, che per mezzo di due tubi d'oro svuotano l'olio d'oro da se stessi. L'olio cadeva da solo dai rami fruttiferi in due tubi, beccucci o canali, che lo convogliavano al serbatoio centrale. La versione riveduta rende "che sono accanto ai due cannelli d'oro", come la Vulgata, quae sunt juxta duo rostra aurea. La LXX ha, οι κλαδοι οι εν ταις χεροι των δυο μυξωτηρων ("becchi", "nasi") των χρυσων -- dove "nelle mani" o "dalle mani" può essere un ebraismo per "per mezzo di". L'olio d'oro; Ebraico, l'oro. L'olio è così chiamato per il suo colore. Le versioni greca e latina perdono del tutto questa idea, In quibus sunt suffusoria ex auro (Vulgata); "che conduce ai vasi d'oro" (Septuaginta)

13 Non lo sai? (Comp. versetto 5). L'angelo vuole imprimere nel profeta da dove proveniva la potenza della teocrazia e l'ordine divino in essa manifestato

14 I due unti; letteralmente, i due figli dell'olio; così la versione riveduta; Vulgata, filii olei; Septuaginta, υιοι της πιοτητος, "figli della grassezza". Con essi si intendono i due poteri, il regale e il sacerdotale, attraverso i quali l'aiuto e la protezione di Dio sono dispensati alla teocrazia. Il petrolio è stato utilizzato per la nomina di entrambi questi uffici. L 'espressione "figlio di" in molti casi denota una qualità o una proprietà, come "figlio di Belial", "figlio di potenza"; quindi qui il dott. Alexander ritiene che "figli di petrolio" significhi persone che possedevano petrolio, portatori di petrolio, canali attraverso i quali il petrolio scorreva ad altri. Zorobabele e Giosuè sono rappresentanti delle autorità civili e sacerdotali, ma il testo sembra evitare espressamente di nominare alcun agente umano, per mostrare che il simbolo non deve essere limitato agli individui. Né, in verità, deve essere limitato alla Chiesa e allo Stato ebraico; attende con ansia il tempo in cui Giudei e Gentili si uniranno nel sostenere la Chiesa di Dio. che stanno presso il Signore di tutta la terra; cioè pronti come suoi ministri a rendergli servizio. C'è un riferimento a questo passaggio in Apocalisse 11:4, dove i "due testimoni" sono chiamati "i due ulivi..., che stanno davanti al Signore della terra" (Perowne). La visione, come abbiamo visto, prefigura in primo luogo il completamento del tempio e la restaurazione del suo culto, e in secondo luogo l'istituzione della Chiesa cristiana con l'avvento del Messia. Le diverse parti della visione possono essere spiegate in questo modo. Il candelabro è un simbolo della Chiesa ebraica e della teocrazia, in conformità con l'immaginario dell'Apocalisse, dove i sette candelabri sono sette Chiese. È fatto d'oro come prezioso agli occhi di Dio, e deve essere mantenuto puro e puro; è posto nel santuario, e ha sette lampade, per indicare che risplende della grazia di Dio, ed è destinato a diffondere la sua luce in ogni momento, come si ordina agli uomini cristiani di risplendere come luci nel mondo. Matteo 5:16; Filippesi 2:15 L'olio che fornisce le lampade è la grazia di Dio, l'influenza dello Spirito Santo, che solo permette alla Chiesa di risplendere e di compiere l'opera che le è stata assegnata. I due ulivi sono le due autorità, cioè quella civile e quella sacerdotale, attraverso le quali Dio comunica la sua grazia alla Chiesa; questi stanno dalla parte del Signore perché, istituiti da lui, compiono la sua volontà nell'ordinare, guidare, estendere e purificare il suo regno tra gli uomini. I due rami d'ulivo rimettono il loro olio in un unico recipiente, perché le due autorità, quella regale e quella sacerdotale, sono intimamente connesse e unite, e la loro azione tende a un unico fine, la promozione della gloria di Dio nella salvezza degli uomini. Nel Messia questi uffici sono uniti; egli è il canale della grazia divina, la fonte di luce per il mondo intero

Illustratore biblico:

Zaccaria 4

1 CAPITOLO 4

Zaccaria 4:1-14

Ecco un candelabro tutto d'oro.-Il candelabro e gli ulivi:-

Che con il candelabro fosse simboleggiata la comunità israelita, il popolo della teocrazia, può essere considerato come generalmente concesso. Ma Israele era esso stesso un simbolo e un tipo; era la manifestazione visibile di quella comunità spirituale invisibile, la Chiesa del Dio vivente, che abbraccia i fedeli di ogni tempo e di ogni luogo. Ma la luce che la Chiesa possiede non viene da se stessa; è luce comunicata e sostenuta da influenze dall'alto. Quindi, nella visione, le lampade erano alimentate con olio, non per opera umana, ma attraverso canali e tubi provenienti dagli ulivi che si trovavano accanto e sopra il candelabro. L'olio è il simbolo proprio dell'influenza dello Spirito Santo. Questo è l'olio con cui la Chiesa è sostenuta, è fatta risplendere ed è resa capace di compiere l'opera che deve compiere nel mondo. A parte lo Spirito Divino, la Chiesa è oscura, fredda e debole; ma attraverso la visitazione dello Spirito è animata e rinvigorita, diventa luminosa e gloriosa, ed è coronata di successo mentre lavora per erigere il tempio di Dio sulla terra. Da questa visione fu insegnato loro a non scoraggiarsi, poiché l'opera non doveva essere compiuta con la forza o il potere umano, ma mediante lo Spirito del Signore. Per mezzo della Sua grazia la luce dovrebbe essere sostenuta in loro; le loro mani devono essere rafforzate per il loro lavoro; e presto avrebbero visto il compimento di ciò che era stato iniziato così beneaugurante. Dio sostiene la Sua Chiesa con la Sua grazia. Ma questa grazia giunge agli uomini attraverso certi mezzi designati. Ciò era simboleggiato nella visione dai rami fruttiferi degli ulivi e dai condotti e dai tubi attraverso i quali l'olio veniva convogliato alle lampade. I rami rappresentavano le autorità sacerdotali e civili in Israele. (W. L. Alexander, D.D.)

L'uomo come studioso della rivelazione divina e operatore dell'opera divina:

(I.) Come studente delle rivelazioni divine. "Ho guardato ed ecco un candelabro tutto d'oro", ecc. La Chiesa ideale è tutto questo. Il candelabro può, credo, rappresentare in modo equo la Bibbia, o la speciale rivelazione di Dio all'uomo: che è d'oro, che è luminosa, che è rifornita in modo soprannaturale con l'olio dell'ispirazione. Infatti, nel passaggio l'angelo interprete designa questo candelabro, non come la Chiesa, ma come la "parola del Signore a Zorobabele". Faccio due osservazioni riguardo a questa rivelazione:

1.) Ha in sé abbastanza per eccitare la domanda dell'uomo come studente. "Che cosa sono questi, mio signore?" Che cose meravigliose ci sono in questa Bibbia!

2.) Ha un interprete che può soddisfare l'uomo come studente. L'angelo a cui il profeta rivolse la sua domanda rispose prontamente. Il profeta qui mostra due delle principali qualità di un vero studente del Divino:

(1) Curiosità. Lui chiede; e poiché si informa, riceve una risposta. La Bibbia è un libro privo di significato per la grande massa dell'umanità, perché non indagano sul suo significato. La verità si ottiene solo con un'indagine genuina

(2) Ingenuità. La prima risposta dell'angelo interprete al profeta fu: "Non sai tu che cosa significano queste cose? Ed egli rispose: "No, mio signore". Agisce una volta che confessa la sua ignoranza. L'uomo che sviluppa questi due attributi in relazione alla Parola di Dio ha un Interprete Divino al suo fianco, cioè lo Spirito di Dio, che ci condurrà in tutta la conoscenza. Questo passaggio pone l'uomo davanti a noi...

(II.) Come un operatore della volontà divina. L'uomo non deve solo studiare, ma lavorare; non solo per ottenere idee divine, ma per realizzarle. L'opera del profeta era quella di trasmettere un messaggio da parte di Dio a Zorobabele, e il messaggio che trasmetteva era un messaggio per l'opera. L'uomo deve essere un "Lavoratore insieme" con Dio. Offro due osservazioni riguardo all'uomo come lavoratore della volontà divina

1.) Che sebbene le sue difficoltà possano sembrare grandi, le sue risorse sono infinite. Zorobabele, nella ricostruzione del tempio, incontrò enormi difficoltà. Quelle difficoltà aleggiavano davanti a lui come montagne. Ma per quanto grandi fossero, gli fu assicurato di avere risorse più che all'altezza del compito. "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti".

2.) Che anche se i suoi sforzi possono sembrare deboli, il suo successo sarà inevitabile

(1) La debolezza degli sforzi umani è qui implicita,

(a) È comune disprezzare le piccole cose

(b) È stolto disprezzare le piccole cose. Tutte le grandi cose erano piccole nei loro inizi,

(c) È spregevole disprezzare le piccole cose. Le anime veramente grandi non lo fanno mai

(2) Il successo degli sforzi deboli è qui garantito. Il tempio dovrebbe certamente essere completato. Così sarà per ogni vera opera a cui un vero uomo mette la sua mano nel nome di Dio. Sarà finito; Non ci saranno fallimenti, il successo è inevitabile. (Omileta.)

Il candelabro d'oro:

1.) La Chiesa di Dio è composta del materiale umano più prezioso del mondo. L'uomo che cammina giorno per giorno con il "Re Eterno, Immortale e Invisibile" è di gran lunga più prezioso per il mondo, ed è considerato da Dio come di maggior valore dell'uomo con le più grandi realizzazioni intellettuali

2.) La Chiesa è una donatrice di luce, perché la sua forza di dare luce è sostenuta da una fonte esterna a se stessa. La vita della Chiesa di Dio non è autosufficiente. Dio è la forza sostenitrice con cui la Chiesa è mantenuta in vita, e solo quando è fornita da Lui con l'olio santo dello Spirito divino può emanare quella luce che è la vita degli uomini. Il meccanismo più perfetto senza questa forza che distrugge la vita è inutile per realizzare lo scopo divino di rendere la Chiesa una benedizione per il mondo. Questo misterioso principio vivente è dovuto a una vita in fondo a tutto ciò che è appreso dai sensi, una vita che alcuni chiamano "la causa efficiente", ma che noi pensiamo sia più ragionevole chiamare il "Dio vivente".

3.) Grazie a questa fonte di vita che è assolutamente sufficiente, ci viene assicurato che piccoli inizi nel regno di Dio produrranno grandi risultati. Non esiste in natura una cosa come il risultato istantaneo. La lama arriva prima dell'orecchio. La legge del regno spirituale è di iniziare con il piccolo e finire con il grande. La connessione con la fonte della vita assicura la crescita fino alla perfezione. (Schemi di un ministro londinese.)

La visione del candelabro:

1.) Il tempio qui rappresenta la Chiesa che deve essere illuminata da Cristo, essendo in se stessa solo oscura e priva di luce e di conforto, finché Egli venga e appaia in lei, e per lei, e la renda luminosa

2.) Il ministero nominato da Cristo per la direzione, l'edificazione e il conforto della Chiesa è qui rappresentato dal candelabro, che dovrebbe essere puro, affinché possa essere prezioso ai Suoi occhi come l'oro, e che dovrebbe risplendere per purezza e santità di vita, ed essere strumento nel rendere la Chiesa una luce splendente in un mondo oscuro

3.) La coppa sulla sommità del candelabro che riceve immediatamente l'olio rappresenta appropriatamente Cristo come Mediatore, capo e magazzino della Chiesa, al quale è affidata tutta la pienezza dei doni e delle grazie per il bene della Chiesa

4.) La varietà e la sufficienza dei doni comunicati da Cristo, perché il bene e la salvezza della Chiesa sono rappresentati da sette lampade, tutte tendenti a un unico fine comune di ardere e risplendere

5.) Il modo di derivare la grazia da Cristo ai Suoi servi, con mezzi ordinati e santificati, specialmente con il Suo patto; la nostra dipendenza, e i legami di comunione tra Lui e il Suo popolo, è rappresentata da sette canne che vanno tra la ciotola e le lampade. (George Hutcheson.)

Il candelabro:

Al fine di rendere più chiaro il significato di Dio, al profeta fu concessa la visione del candelabro (candelabro), il cui succo era che lo stoppino, sebbene necessario alla luce, giocava un ruolo molto insignificante nella sua produzione. Non aveva alcun potere illuminante; poteva solo fumare, carbonizzarsi e bruciare. Agisce al meglio: non poteva che essere una via di mezzo tra l'olio nella cisterna e il fuoco che ardeva sul suo bordo serrato. Così Zorobabele poteva essere debole e flessibile come un lucignolo, ma nessuna delle sue deficienze avrebbe potuto impedirgli di portare a termine l'opera alla quale era stato chiamato, se solo il suo spirito fosse stato acceso dal fuoco divino e nutrito continuamente dalle influenze benevole dello Spirito Santo. Il candelabro fu evidentemente modellato sul modello di quello del tempio, la cui forma è ancora conservata fino a noi sull'Arco di Tito. Secondo il R.V., c'erano sette tubi per ogni lampada. E non era tutto. Ai lati di questo massiccio candelabro c'era un ulivo, dal cui cuore, per mezzo di un tubo d'oro, l'olio veniva continuamente versato nel serbatoio; cosicché, anche se poteva essere limitato nella sua potenza di contenimento, non ci poteva essere un fallimento nella sua capacità di soddisfare le incessanti richieste delle lampade. Per quanto riguardava gli ebrei, il significato della visione era ovvio. Erano rappresentati nel candelabro, di cui le numerose lampade e il metallo prezioso della sua composizione esprimevano la loro perfezione e preziosità nel pensiero di Dio. La loro funzione era quella di spargere la luce della Sua conoscenza sul mondo, che giaceva sotto il potere delle tenebre; mentre, per aiutarli nell'adempimento di questa missione, i rifornimenti divini sarebbero venuti da una fonte celeste e vivente, e portati loro attraverso i tubi d'oro, di cui uno rappresentava Giosuè 49 sacerdote e l'altro Zorobabele il principe. Questi uomini, quindi, non erano altro che medium per le comunicazioni divine. La loro sufficienza non veniva da loro stessi, ma da Dio. La missione di Israele sarebbe stata realizzata non da loro, ma dallo Spirito di Dio attraverso di loro. Potevano sembrare del tutto indifesi e inadeguati; ma una fontana vivente di olio fu preparata per fornire loro provviste inesauribili (F. B. Meyer, B.A.)

6 CAPITOLO 4

Zaccaria 4:6

Non per forza, né per potenza. - La Parola del Signore a Zorobabele: - Soffermatevi sulla notevole interpretazione della visione data da Dio stesso nelle parole del testo

(I.) I falsi motivi di fiducia che devono essere respinti. Riassunto nelle parole "potenza e potenza", compresi tutti i mezzi terreni e la strumentalità umana. Dobbiamo stare attenti a non sostituire i mezzi temporali e gli strumenti mortali all'opera dello Spirito, ossia alla gloria di Dio. Niente di meno che l'onnipotente potenza di Dio può aprire gli occhi ciechi o risvegliare gli affetti morti dell'uomo naturale per vedere e abbracciare il Vangelo. Se non possiamo confidare nella forza della ragione, o nella forza della verità, non possiamo nemmeno affidarci alle facoltà dell'oratoria. I doni dell'oratoria o dell'eloquenza sono amabili ed eccellenti, ma confidati o gloriati diventano insidie e pietre d'inciampo, allontanando il cuore e gli affetti da Cristo, e trasformando i nostri atti di culto in un servizio idolatrico. Anche ogni cristiano ha una sfera di influenza con cui servire e onorare Dio, e aiutare e rafforzare gli altri. Ma questo non deve essere fermato. La religione deve essere una preoccupazione personale, un atto di contratto, una vita di comunione tra l'anima e Dio. E c'è chi immagina di amare la verità perché ama alcuni di quelli che la professano. Il potere dell'affetto sulle menti di tali persone è quasi illimitato. Ma non ci si può fidare di una religione basata su tali basi. Quando lo Spirito di Dio non è l'Autore dell'opera, essa non può resistere alla prova, nemmeno in questo mondo; non potrà mai scaturire nella salvezza dell'anima

(II.) L'unica fonte di prosperità spirituale. L'opera e l'efficienza dello Spirito di Dio. In tre cose questo lavoro si distingue

1.) Nella trasformazione del personaggio

2.) Nel vincere il mondo

3.) Nel glorificare la grazia di Dio. (J. M. Wilde, B.A.)

Forza-spirituale e materiale:-

Abbiamo bisogno di studiare le dinamiche cristiane. Buoni accordi, buone istruzioni, buone intenzioni, vanno bene; Ma a che cosa possono giovare senza una forza sufficiente e continua? Prendiamo una lezione dall'angelo che parlò al profeta. L'obiettivo di Zaccaria era quello di istruire gli Ebrei al loro ritorno dalla cattività e di incoraggiarli nell'opera di ricostruzione del tempio. Non dovevano essere inorriditi da ostacoli così formidabili, poiché l'opera era di Dio, e Dio era in grado di rimuovere le montagne di difficoltà. Nessun avversario sarebbe stato in grado di ferirli. È facile passare da questo all'insegnamento del Nuovo Testamento. Le fondamenta della Chiesa sono state gettate; cresce lentamente ma inesorabilmente, un Tempio Santo nel Signore. Il lavoro procede lentamente perché è arduo per sua natura, ostacolato da molti avversari. Il tempio di Zorobabele fu terminato in circa vent'anni; Ma un edificio che è spirituale ha bisogno di molto più tempo di uno che è costruito in legno e pietra. Gli affetti e le disposizioni degli uomini non possono essere modellati come possono essere le cose materiali; e proprio perché la Chiesa è una struttura così nobile, una dimora di Dio nello Spirito, il suo progresso è difficile, e in confronto alle opere dell'uomo è lento. È stato anche ostacolato dagli errori e dai dissensi dei costruttori; ma alla fine lo stesso Principe che ne ha gettato le fondamenta lo porterà sicuramente a termine. Egli dirà: "È compiuto", e nella Sua chiesa completata riempirà tutta la terra con la Sua gloria. Parliamo della propagazione del Vangelo e della costruzione della Chiesa: l'uno è diffusivo, l'altro formativo; entrambi concordano in uno, ed entrambi sono del Signore. La propagazione del Vangelo non è solo per Cristo, ma anche per mezzo di Cristo. Egli proclama la testimonianza in tutta la terra e salva i peccatori. Anche l'edificazione della Chiesa è opera di Cristo dal principio all'ultimo, e i costruttori, da Paolo e Apollo in giù, non sono nulla senza di Lui. E oh! con quanta pazienza e con quale saggezza Egli presiede alla Sua vasta e complessa opera. Cristo costruisce sempre il Suo popolo insieme, guarindolo, riconciliandolo, plasmandolo, fondendolo, compattandolo insieme come pietre viventi che formano l'Unico Tempio dell'Unico Spirito Santo. Abbiamo detto che c'è molta opposizione a questo lavoro. Così è sempre stato, e soprattutto nelle emergenze critiche, le montagne hanno minacciato di crollare e di distruggere l'opera di Dio. Mosè scese in Egitto per redimere Israele; allora la potenza del Faraone era come un grande monte contro di lui. E mentre la gente fuggiva dalla montagna sembrava avvicinarsi, l'esercito egiziano li inseguì e minacciò di distruggerli. Ezechia ravvivò la religione in Giuda; poi venne la potenza dell'Assiria, e come un gran monte incombeva su Gerusalemme. L'esercito pagano investì la città, ed Ezechia non ebbe la forza di opporsi, e diffuse la questione davanti al Signore, e in una notte l'angelo della morte tolse il monte e depose l'esercito assiro immobile e morto. Il Messia è venuto non per condannare, ma per salvare il mondo; allora i re della terra si misero in sequestro e i capi presero consiglio contro il Signore e i suoi unti. Erode, Caifa, Pilato, farisei, sadducei, sacerdoti, anziani e popolo si unirono tutti in un'unica disperata resistenza. Gli atti degli Apostoli furono tutti compiuti, nonostante le montagne di ostacoli, dalla potenza dall'alto che riposava su di loro. Così portarono il Vangelo in Europa, e lo piantarono in Macedonia, in Grecia e in Italia, e molto tempo dopo missionari di spirito apostolico lo portarono avanti attraverso le fitte foreste dell'Elvezia, della Gallia e della Germania, e penetrarono fino alle lontane coste della Britannia. Il furore delle nazioni minacciava di divorarli, ma il Signore si presentò con loro, e davanti al Suo volto le montagne si sciolsero. Abbiamo ancora grandi montagne contro di noi; enormi masse di paganesimo che resistono alle nostre missioni. Lo scetticismo che si fa ogni giorno più pronunciato. (C'è qualcos'altro da fare che torcersi le mani e versare lamenti sull'orecchio. Facciamo la fede che rimuove le montagne, e, opponendoci e deridendoci chi può, facciamoci coraggio e costruiamo. A tal fine, segna bene qual è l'energia che supera o rimuove gli ostacoli. Non la potenza, né il potere dell'uomo mortale. Sarebbe stato altrettanto vano per gli ebrei di Zorobabele far fronte alla potenza di Dario, o per gli apostoli e i primi cristiani cimentarsi con la potenza dell'imperatore romano, o per alcuni operai attaccare una montagna nelle Alpi con le loro vanghe e cercare di ridurla a una pianura. E altrettanto impossibile per noi rimuovere gli ostacoli più intellettuali o spirituali sulla via del Vangelo con la persuasione e l'argomentazione meramente umana. La rimozione delle montagne che incontriamo è una cosa possibile solo con Dio. Non fu prima di Mosè, Ezechia, Pietro o Paolo, Colomba o Bonifacio, Zwingle o Lutero, che le montagne divennero piane, ma prima di Gesù Cristo. Zaccaria ebbe una visione della continua provvista dello Spirito come di olio santo che scorre attraverso tubi d'oro da due ulivi o rami. Con ciò intendiamo le istituzioni regali e sacerdotali che erano rappresentate a quel tempo dal principe Zorobabele e dal sommo sacerdote Giosuè. In Gesù Cristo, il nostro eccelso Salvatore, la regalità e il sacerdozio sono uniti. Egli è il Sacerdote su un trono, e dal Padre per mezzo di Gesù Cristo procede alla Chiesa un costante provvedimento dello Spirito. Questa è la verità attuale per noi; Se ci crediamo, perché cediamo al languore o allo scoraggiamento? Se abbiamo forza, istruzione, denaro, consacriamolo al Signore. Ma, sapendo che queste non possono prevalere, alziamo gli occhi al Signore stesso e rivolgiamo su di Lui la nostra preoccupazione. Permettetemi di incoraggiare tutti gli insegnanti e i predicatori cristiani a perseverare in questa fiducia, imperterriti e instancabili. Il sacro Tempio sulla roccia sarà terminato e la lapide sarà portata alla luce con grida. In verità, nessun uomo può comprendere tutta la simmetria del piano di nostro Signore finché non è completato; ma allora si vedrà come Egli abbia annullato tutte le persecuzioni, i martiri e le controversie per fini più alti, e abbia fatto anche della lacerazione della struttura esteriore della Chiesa di Dio un mezzo per preservare e purificare la sua vita interiore. Che scoppi di ammirazione quando tutto è finito! Che grida di lode, di grazia, di grazia! In quel luminoso giorno non si tenterà di gridare nomi umani o di fare distinzioni di partito. Tutto è dovuto alla grazia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, al quale sia gloria nella Chiesa. (D. Fraser, D.D.)

Lo Spirito del Signore:

Il messaggio che questa visione intendeva trasmettere era la certezza della presenza e della prontezza di Dio ad aiutare, e della totale dipendenza da Lui. Il profeta fu molto perplesso da questa visione. L'interpretazione è stata data in una forma tale da renderla più efficace per l'impresa in questione

1.) I governanti e il popolo devono capire fin dall'inizio che, in quanto eletti di Dio, erano totalmente dipendenti da Lui. È vero per ogni uomo di ogni età. Non con un forte braccio destro possiamo fare il nostro sostentamento spirituale; Non con un potente intelletto possiamo pianificare ed eseguire gli scopi di una vita santa. Lo Spirito del Dio vivente deve vivificare, energizzare, ispirare

2.) La visione è stata interpretata nel senso che le difficoltà non dovrebbero bloccare la strada. Ogni ostacolo scomparirà. Dio lo toccherà con la Sua mano onnipotente. Niente è troppo difficile per Lui

3.) La visione diede la certezza del completamento finale del tempio. Il lavoro languiva da anni. Ma per quanto riguarda l'ultima questione non c'era ombra di dubbio. Stava arrivando un giorno di grandi cose, se il presente sembrava essere un giorno di piccole cose. Ricordate che viviamo nella dispensazione dello Spirito. La Chiesa è l'organismo attraverso il quale lo Spirito opera per la restaurazione di tutte le cose. La Chiesa è l'unica grande potenza della storia. La sua influenza è inspiegabile per qualsiasi motivo, tranne che per motivi soprannaturali. Agisce in ogni punto della fede e della vita cristiana, dipendiamo dalla sua influenza. La nostra vita inizia con l'operazione dello Spirito nella rinascita. La nostra santificazione avviene per mezzo dello Spirito. Un carattere simmetrico non arriva in nessun altro modo. Il nostro successo nel servizio cristiano è condizionato allo stesso modo. (D. J. Burrell, D.D.)

Il bisogno dello Spirito di Dio:

Questa scena ha un'applicazione naturale all'opera divina tra gli uomini e suggerisce il bisogno dello Spirito di Dio. Lo spirito umano dovrebbe essere il tempio di Dio. Le sue fondamenta sono poste nelle capacità dell'anima fatta a Sua immagine. Il peccato si oppone al lavoro, la mondanità lo ostacola. Come deve essere completato? "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti".

(I.) Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, perché attraverso lo Spirito la Divinità si rivela nel modo più chiaro. La nostra prima necessità è conoscere Dio

1.) Alcuni degli attributi Divini sono rivelati nella natura. Saggezza, potenza, gloria ovunque, ma non il Re eterno, immortale, invisibile. La Scrittura dichiara che fin dalla fondazione del mondo i Suoi attributi invisibili si vedono chiaramente, essendo compresi dalle cose che sono fatte. Marco la riserva, i suoi attributi, non se stesso. È sempre nascosto in un isolamento impenetrabile. La natura ci lascia gridare: "Mostraci il Padre".

2.) Dio è stato rivelato in Cristo. Perché gli uomini non avrebbero mai potuto trovare, con la ricerca, l'Onnipotente, il Verbo che era presso Dio, e che era Dio, si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, rivelandolo anche ai nostri sensi. L'incarnazione mostra che, mentre la Divinità è uno Spirito Infinito che pervade l'immensità, Egli è pur sempre una persona. Egli ha sentimento, pensiero e volontà, come noi. Prendendo a sé un corpo come il nostro, Egli manifesta tutte le qualità che rendono reali gli amici terreni. Dio era con gli uomini in corpo e anima umana

3.) Dio è rivelato dal Suo Spirito. Quando Gesù ascese, iniziò la dispensazione dello Spirito, una manifestazione Divina più vicina e più completa. L'incarnazione non è stata una rivelazione immediata di Dio. Per mezzo dello Spirito Santo Dio entra direttamente nel nostro spirito; lo conosciamo, siamo in comunione con Lui, senza alcuna facoltà terrena chiamata a interpretare. Né l'incarnazione completò la rivelazione. La più piena manifestazione di Dio all'uomo iniziò a Pentecoste. L'ufficio dello Spirito non è quello di sostituire la rivelazione tramite Cristo, ma di rivelarne il significato e di applicarne il potere. La natura mostra Dio al di sopra di noi; Cristo è Dio con noi; lo Spirito Santo è Dio in noi

(II.) Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, perché attraverso lo Spirito si esercita sugli uomini la più potente influenza divina. Dio non si limita a rivelare Se stesso all'anima, ma agisce anche in base ad essa

1.) L'influenza dello Spirito era necessaria per scrivere le Scritture. I santi uomini di Dio parlavano mentre erano mossi dallo Spirito Santo. Metteva davanti al loro intelletto cose profonde che era stimolato ad apprendere. I loro affetti erano esaltati per rallegrarsi della grazia infinita che era loro svelata. La loro coscienza fu purificata per contemplare e adorare la santità divina. Ciò che videro e sentirono furono spinti a dichiararlo al mondo. È questa influenza soprannaturale sugli scrittori che ha dato alla Bibbia la sua autorità e il suo potere. Con questo influsso si comprendono le Scritture. Solo Colui che ha illuminato lo scrittore può illuminare il lettore. Le cose spirituali si discernono spiritualmente. L'acume critico senza intuizione spirituale non può capire il libro

2.) L'influenza dello Spirito è necessaria nella rigenerazione e nella santificazione. Le verità più chiare del carattere di Dio non rinnoveranno di per sé l'anima. L'intelletto li discerne, il cuore sente, la coscienza trema, la volontà può faticare ad obbedire, ma tutto questo non dà vita. Bisogna aggiungere un tocco divino, creativo, che manderà una nuova energia in ogni facoltà, emozionando attraverso la volontà stessa, e stimolando tutti alle sacre attività di un'anima rigenerata. Questo atto creativo separa la nuova vita nei suoi inizi più deboli, a una distanza mondiale dalle più mirabili mostre della vecchia vita. Meraviglioso e terribile è l'ingresso di Dio nell'anima umana. Sotto la dispensazione dell'Antico Testamento lo Spirito fu mandato a individui eccezionali per scopi eccezionali; è la missione del Consolatore di dimorare permanentemente in ogni credente, portandolo in unione personale con Dio e rendendolo simile a Dio. Il frutto dello Spirito non sono sogni e visioni, segni e prodigi, ma amore, gioia, pace, longanimità, mansuetudine, bontà, fede, mansuetudine, temperanza", sane virtù quotidiane che fanno mariti gentili, madri pazienti, figli rispettosi, cittadini retti e funzionari puri

3.) L'influenza dello Spirito è necessaria nell'opera cristiana. L'Onnipotente usa agenti umani. I pagani all'estero e i non credenti in patria devono essere salvati attraverso gli sforzi dei cristiani. La più potente influenza divina è data loro per realizzare questo. Non sempre ci rendiamo conto che l'Onnipotente sta operando in modo più efficiente nella Sua attuale manifestazione attraverso lo Spirito di quanto non abbia mai operato in qualsiasi altro metodo. Chi dà la grazia di ricevere la verità dà anche la grazia di parlarne. La mente che comprende, il cuore sincero, la lingua saggia, questi sono il dono dello Spirito. Tutta la forza cristiana viene da questo aiuto. Attraverso il nostro studio, la nostra supplica, la nostra preghiera deve respirare quella santa presenza che è la potenza di Dio per la salvezza. Questa lezione ha una promessa speciale per le chiese deboli e i cristiani scoraggiati. Mostra che ogni opposizione umana non conta nulla agli occhi di Dio. Egli dà potere ai deboli e grazia ai difettosi per compiere la Sua opera. (Sermoni del club del lunedì.)

La potenza dello Spirito:

Qual è il segreto dell'immensa e stupefacente vittoria del cristianesimo? Essa risiede nello Spirito effuso della Pentecoste. Era ciò che rendeva irresistibile la forza della debolezza; era ciò che dava alla debole piantina la sua imperitura vitalità. Né è solo che il cristianesimo è ancora predicato; Non è ancora una dottrina morta, ma una forza vivente per coloro che la ricevono veramente. Non c'è nulla da fare ora per gli uomini che sono ripieni dello Spirito di Dio? Guardate la mondanità universale che ci circonda; guarda l'appassionato culto di Mammona; alla competizione spericolata; alla profanazione delle domeniche nella mera voluttuosa sfrenatezza del piacere. O Dio, dacci dei santi; O Dio, effondi lo Spirito della Tua potenza! (Dean Farrar.)

Lo Spirito che conquista il mondo:

L'opera delle Chiese primitive, e quella delle Chiese di questo tempo, concordano nei principi e nelle finalità. Le difficoltà e le forme di opposizione sono sostanzialmente le stesse. Sono più morali che intellettuali

1.) Lo spirito mondano prevalente

2.) Lo spirito negligente si manifesta in un'altra direzione. C'è un'indifferenza intellettuale nei confronti del cristianesimo. Ma la maggior parte di coloro che sono indifferenti al cristianesimo non rivendicano tali difficoltà. Sono semplicemente e assolutamente negligenti

3.) Lo spirito scettico che alza la voce intorno a noi. Allora dove sta il nostro potere? È nelle sottigliezze intellettuali del ragionamento? Nessuna potenza intellettuale può toccare la radice dell'alienazione dell'uomo da Dio. Sta nella potenza soprannaturale: una potenza che, scaturita dal cuore divino, si impadronisce dei nostri cuori e li permea con la sua stessa energia, infondendo le nostre forze intellettuali con la sua stessa forza. Con accresciuta potenza soprannaturale - la potenza dello Spirito - verremo ancora contro lo spirito del mondo, lo spirito negligente, lo spirito scettico, e li abbatteremo, e il mare dell'amore eterno rotolerà finché «la conoscenza del Signore coprirà la terra come le acque coprono il mare». (R. F. Bracey.)

L'opera spirituale della Chiesa:

1.) È con la natura spirituale dell'uomo che la Chiesa ha a che fare

(1) Il suo scopo non è politico. Essa è certamente un fattore grande e importante in ogni vero progresso politico; ma non fu istituita per promuovere né il repubblicanesimo né l'imperialismo

(2) Il suo scopo non è quello di effettuare grandi riforme sociali e morali. Queste riforme sono risultati certi dei suoi progressi. Dovunque essa diventa una potenza, il carattere del popolo si purifica, il tono della vita si eleva

(3) Il suo scopo non è solo quello di assicurare la fede del mondo nel suo credo

2.) Nella natura spirituale dell'uomo, essa deve effettuare i cambiamenti più radicali, le più grandi trasformazioni. La conversione deve essere effettuata. Ci deve essere un cambiamento nella condizione dello spirito, nelle relazioni con lo spirito e nelle aspirazioni dello spirito. La realizzazione di quest'opera richiede un potere speciale, un potere spirituale

1.) Non può essere fatto con la forza e la potenza della spada. Oppure-

2.) Con il potere della legge. "Non si possono rendere morali gli uomini con atti del parlamento". Oppure-

3.) Con la forza e la forza della ragione. Le vostre premesse possono essere ammesse, i vostri argomenti conclusivi e i vostri pulpiti distinti per forza logica, ma gli uomini possono rimanere come pietre e le nostre chiese come deserti. Oppure-

4.) Con la forza e il potere della simpatia. La simpatia può toccare il cuore come nessun'altra forza umana può toccare. Ma la simpatia non riesce a convertire e rinnovare. Il potere essenziale è solo nello Spirito del Signore degli eserciti

1.) Questo Spirito è più grande delle forze che si oppongono

(1) Più grande dello spirito umano che deve essere conquistato

(2) Più grande dello spirito del male, unito allo spirito umano, che deve essere conquistato

2.) Questo Spirito infonde una nuova vita. Lui crea

3.) Questo Spirito opera il cambiamento in perfetta armonia con la libertà dell'uomo. La Chiesa è in massima potenza quando è più piena di Spirito Santo. Piena di Spirito, può avere fiducia nel successo, anche se i suoi membri sono pochi e le forze contrarie forti. Gli amici più veri della Chiesa sono quelli che sono i più spirituali e che cercano più ardentemente la potenza dello Spirito in essa. (Rombeth.)

Lo Spirito del Signore:

Questo messaggio di Dio è rivolto a Zorobabele, come il primo era rivolto a Giosuè. In questo fatto si deve tener conto della differenza nella natura della visione. Giosuè rappresentava spiritualmente la nazione, e la nazione aveva peccato. Quindi il messaggio per lui è un messaggio di misericordia, di perdono e di promessa. Zorobabele era il sovrano civile e rappresentava la potenza, le risorse e i mezzi di difesa della nazione. Perciò gli è stato ordinato di non fare affidamento su di essi, come era incline a fare, ma di confidare in Dio. Due pensieri sono importanti

(I.) Il tempio completato era simboleggiato. Zaccaria vide un candelabro d'oro. Cosa significava? Il candelabro che anticamente era stato fatto da Mosè e collocato nel tabernacolo, e che in seguito fu portato nel tempio di Gerusalemme, era stato rimosso dal suo posto a causa delle infedeltà e dei peccati del popolo. Non c'era più un tabernacolo dove Dio dimorava, né un tempio con il suo propiziatorio e il suo candelabro d'oro. Ma lì si ergeva nella sua perfetta e incomparabile bellezza davanti agli occhi del profeta come il simbolo di un tempio restaurato, con la sua lampada e gli altari di sacrificio e incenso e i canti di gioiosa adorazione. Era un'immagine di ciò che doveva accadere, una predizione di un futuro che, nel misericordioso proposito di Dio, era vicino

(II.) La completa restaurazione della vita nazionale. Israele doveva essere la luce del mondo, come lo è la Chiesa cristiana in modo più perfetto. Quando la nazione eletta cadde nel peccato e dovette essere punita con la desolazione del tempio, della città e della terra, il mondo fu oscurato e la lampada che Dio aveva acceso davanti alle nazioni fu spenta. L'adorazione restaurata e una nazione rinata significarono un riaccendersi di questa lampada. Illustrare queste idee e applicarle ai pericoli e ai doveri quotidiani. Matteo 5:14-16 ; Marco 4:21, 22; Luca 12:35; Filippesi 2:15; Apocalisse 1:20; 2:5 .)

(III.) I mezzi di restaurazione sono stati dichiarati. "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti".

(1) L'uomo è incline a fare affidamento sul materiale. Questo non è mai stato più evidente di oggi. L'uomo crede in se stesso, nelle sue risorse, nel suo dominio sul mondo. Si vanta di ciò che la sua scienza ha scoperto, di ciò che le sue mani hanno fatto. "Guarda", dice, "i ponti che attraversano possenti fegati, i tunnel che ho scavato nella terra. Guarda come posso controllare la scintilla elettrica, e farla illuminare grandi città, e inviare i miei messaggi fino ai confini della terra." Ma la potenza che realmente fa tutte queste cose è di Dio. Uno degli obiettivi della Bibbia è quello di correggere la miopia dell'uomo, che non riesce a vedere attraverso i modi di operare il Divino Motore e Sostenitore dell'universo, e quindi di insegnarci a non confidare nelle nostre forze, o nella forza degli alleati umani, o nelle forze della ricchezza, né ad avere ancora paura di fallire nell'opera di Dio, perché consapevolmente deboli e poveri e cinto di pericoli. La visione è ugualmente adatta a renderci umili nell'ora del trionfo e a ispirare coraggio nell'ora dell'apparente fallimento e nel giorno dei piccoli inizi

(2) Il materiale spesso fallisce. Il successo segna la vita dell'uomo, sì, ma anche il fallimento. Una brina mina i suoi ponti, che vengono fatti rotolare nel torrente. Le forze della natura spesso si sollevano per sfidare l'uomo. Negli eventi della vita, incidenti imprevisti frustrano i suoi piani e riversano derisione sui suoi dispositivi. Gli ebrei erano crollati nei loro tentativi di ricostruire il tempio. Cominciarono bene e ne gettarono le fondamenta con gioia, ma seguirono rovesci e rinunciarono. Nella nostra vita non dobbiamo fare affidamento su noi stessi. Non è nell'uomo che cammina dirigere i suoi passi

(3) Dio opera per noi quando noi lavoriamo per Lui. "Per il mio Spirito, dice il Signore." Questa verità è stata meravigliosamente illustrata nella storia del popolo ebraico. Ma ciò che è accaduto loro è stato un esempio per noi. Egli è con noi se noi siamo con Lui, e possiamo dire con audacia: "Il Signore degli eserciti è con noi, il Dio di Giacobbe è il nostro rifugio".

(4) Dio non fallisce mai. Ciò che promette di fare, lo fa perfettamente, e lo fa al momento giusto. Guardiamo in alto. Confidiamo in Lui. (T. Vincent Tymms.)

La vera fonte del potere:

Riconosciamo la lezione che questa visione fornisce, vale a dire, che Dio è nella Sua Chiesa e nel mondo, e che il Suo governo in entrambi è imposto e sostenuto dall'adozione delle Sue stesse agenzie. E inoltre, apprendiamo che c'è ordine e unanimità nell'impiego di tali agenzie. Nel simbolo c'è unità, ordine, cooperazione e mantenimento. La vita vegetale è mantenuta attraverso un sistema di organizzazione. L'intero sistema della vita umana si svolge secondo lo stesso principio. La grande verità esposta nel nostro argomento è quella della cooperazione. I tubi dorati del candelabro collaborano con l'olio per dare luce alle lampade. Non sono le mere forme esteriori e le istituzioni con le quali solo la Chiesa deve conservare il suo carattere divino e diffondere la sua influenza benefica e salvifica sul mondo, ma lo Spirito Divino che agisce attraverso di esse, unendole a Sé in un unico grande schema di cooperazione. I mezzi sono necessari, ma devono essere resi asserviti alla volontà divina e cooperare, nella loro dipendenza e fiducia, con l'onnipotenza e la guida dell'Onnipotente. Considerate, dunque, la vera fonte...

(I.) Di potere. "Il potere appartiene a Dio". A Lui attribuiamo ogni potenza. Questa è l'unica fonte del nostro potere, personale o nazionale. Abbiamo i nostri strumenti, abbiamo la nostra Chiesa e gli apparecchi nazionali per edificare e ampliare tutto ciò che è giusto e benefico; ma aspettiamo che il fuoco dal cielo lo accenda

(II.) Di coraggio. Il coraggio non sta nella destrezza, ma nel cuore, nella mente. È dimostrato da una fredda obbedienza, da una fermezza di propositi virili. Il coraggio che è vero è il potere della mente sulla materia. Ma per rintracciare la sua fonte, dobbiamo guardare al di sopra della mente, a quello Spirito Divino che agisce sulla mente

(III.) Di conquista. La battaglia più nobile è contro il peccato, e la conquista più nobile è quella di se stessi. Quindi, mentre i nemici di Dio, di noi stessi e della verità si accumulano sul nostro sentiero di vita, possiamo affrontarli con una potenza, un coraggio e una conquista incarnati nelle parole: "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". (W. D. Horwood.)

L'azione dello Spirito Santo:

L'allusione principale di queste parole non richiede alcuna spiegazione. L'importanza tipica non è meno evidente del riferimento primario. Che per la legge dei tipi non è mera, non è una somiglianza accidentale, ma una somiglianza progettata, oltre che completa e indiscutibile. L'uomo è stato creato per essere il tempio di Dio. Quel tempio è ora in rovina. Il grande fine del cristianesimo è quello di restaurare quel tempio, di ripulire la spazzatura che nasconde la sua gloria. Dalla contemplazione delle rovine esistenti, si dà uno sguardo all'ideale del futuro restauro, alle sue ampiezze, alla sua completezza, alla sua perpetuità. Come si può realizzare la visione? Se, osservando la sproporzione dell'agente, si impadronisce del cuore l'impressione dolorosa dell'inadeguatezza, e la corrispondente, contingente apatia della disperazione, allora ascoltate la voce che stimola lo spirito del testo: "Non per forza, né per potenza, ma per il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". Non dobbiamo concludere che la debolezza sia necessariamente connessa con questa influenza dello Spirito. Le leggi che determinano la natura e regolano l'azione di questo potere della mente. Deve essere affine in natura a ciò su cui agisce. Ancora una volta, la mente è responsabile; e per esserlo bisogna essere liberi. Tutto ciò che lo muove, quindi, non deve interferire con la sua libertà di scelta o la sua libertà di giudizio. Ancora una volta, la mente è infinitamente, costituzionalmente diversificata. Le sue idiosincrasie sono infinite e, sotto l'influenza di un potere spirituale, abbiamo motivo di aspettarci la piena tolleranza di tali varietà, e che non verrà fatto alcun tentativo di ridurre tutto a una noiosa uniformità. Non dobbiamo interpretare il testo come un insegnamento che lo Spirito deve agire in modo indipendente e non connesso con l'azione umana. Il potere della coercizione, il nostro Vangelo lo lascia all'errore o ai sistemi secolarizzati. La filosofia della Croce, tuttavia, associa continuamente la potenza divina e l'azione umana. Nei suoi canoni e apparati morali, l'energia di Dio non sostituisce l'attività dell'uomo; né l'attività dell'uomo è efficiente senza l'energia di Dio. Queste osservazioni portano alla proposizione del testo, che nessun essere umano, nessuno strumento creato, che agisce in modo indipendente e da solo, è adeguato alla restaurazione del tempio caduto; ma che lo Spirito del Signore degli eserciti fornisce l'unica energia efficiente per la conversione del mondo. Riconosco l'adattamento della verità, della verità scritturale, alla natura e alle necessità dell'uomo. Questo adattamento è universale. La verità biblica è interamente adattata alla nostra condizione e al nostro carattere. Che la verità sia ammessa nel cuore e deve vincere. Senza dubbio deve essere così. Ma esiste una domanda preliminare: come si ottiene l'ammissione lì? Le strade sono bloccate dal peccato

1.) Ora è giusto ragionare per la verità di un principio dalle necessarie incongruenze del suo contrario, sollecitare anomalie inconciliabili, se non supponendo l'esattezza dell'asserzione che abbiamo davanti. Consideriamo allora queste anomalie. Sarà generalmente concesso che in circostanze simili l'uniformità della causa sarà accompagnata dall'uniformità del risultato. Se, di conseguenza, nel piano evangelico non è all'opera alcuna forza al di là dell'umano, una simile energia esterna produrrà risultati simili. Eppure questa non è la nostra esperienza. Se dipende dal potere umano, il Vangelo avrà più successo quando sarà predicato dagli uomini più eloquenti. L'abilità di un avvocato spesso compensa la vacuità della causa. Ma se la misura del vero successo ministeriale è la conversione delle anime a Dio, i predicatori più logici ed eloquenti del Vangelo non sono i più efficaci. Ancora una volta, la Bibbia contiene un sistema di etica pura. Potremmo aspettarci l'accoglienza più cordiale di questo sistema da parte dei moralisti più puri quando e dove mai verrà proposto. Tutta la storia attesta il contrario

2.) Un'altra serie di illustrazioni si dispiega in analogia. Gli emblemi della conversione non sono più numerosi e vari di quanto non lo siano uno, indirettamente ma realmente, riconducendo tutti i risultati del Vangelo alla potenza dello Spirito di Dio. Ciò che vogliamo è un ministero che entri nella vita con l'entusiasmo dello Spirito di Dio, e che spinga gli uomini a una vita vigorosa, sana, sostenuta, secondo lo stesso Spirito, superindotta dalla fede e dalla preghiera

3.) Coincide con questa conclusione l'esperienza della Chiesa, non solo nei suoi movimenti più ordinari e di routine, ma anche nelle sue epoche che si stagliano in forte rilievo. Consideriamo quindi la storia della Chiesa moderna rinata. Considerate il relativo successo della predicazione del nostro Signore e dei Suoi apostoli. Concludi appellandoti all'asserzione scritturale. Lo Spirito è dunque la potenza di cui la Chiesa deve essere armata. (Thomas Archer, D.D.)

Indipendenza del cristianesimo:

Il primo e più grande obiettivo di Dio è la Sua gloria. Questo è vero in generale per i grandi atti di Dio, questo è altrettanto vero per le loro minuzie. Dio è geloso del Suo onore; Egli non permetterà nemmeno che la Sua Chiesa sia liberata in modo tale da onorare gli uomini più di Dio; Egli prenderà per Sé il trono senza rivali

(I.) Non con la forza. "Potrebbe" significa propriamente il potere di un certo numero di uomini combinati insieme. "Potere" significa l'abilità di un singolo individuo. Trattare la potenza come significato potrebbe raccolto

1.) Potenza raccolta negli eserciti umani. La Chiesa non può essere preservata, né i suoi interessi possono essere promossi da eserciti umani. Il progresso delle armi di una nazione cristiana non è il progresso del cristianesimo

2.) La forza può significare grandi corporazioni o denominazioni di uomini. Non ci sarebbero mai dovute essere denominazioni. Possono fare del bene, ma fanno un mondo di malizia. Ogni volta che una denominazione comincia a diventare troppo grande, Dio taglierà le sue corna e le toglierà la gloria, finché il mondo dirà: "Non è per forza né per potenza".

(II.) Né per potenza, cioè per forza individuale. Le opere più grandi che sono state fatte sono state fatte da quelli. Prendete una chiesa qualsiasi, ci sono moltitudini in essa, ma sono circa due o tre che fanno il lavoro. Lo sforzo individuale è, dopo tutto, la cosa più importante. L'apprendimento è utile, così come l'eloquenza; ma Dio non opera per mezzo di queste Sue grandi opere

(III.) Per lo Spirito di Dio. Quale magnifico cambiamento avverrebbe sulla faccia della cristianità se Dio spargesse all'improvviso il Suo Spirito come fece il giorno di Pentecoste. La cosa grandiosa che la Chiesa vuole in questo momento è lo Spirito Santo di Dio. Quali che siano i difetti della nostra organizzazione, essi non potranno mai materialmente ostacolare il progresso del cristianesimo, una volta che lo Spirito del Signore è in mezzo a noi. Siate sinceri nel pregare per questo. Tutto ciò che vogliamo è lo Spirito di Dio. (C. H. Spurgeon.)

Un'opera al di là delle capacità umane:

(I.) Come implicando alcune importanti proposizioni

1.) Che molte cose che è nostro dovere tentare si trovano evidentemente al di là delle forze umane

2.) Abbiamo motivo di aspettarci che Dio ci conceda l'aiuto necessario mentre usiamo i mezzi che sono in nostro potere

3.) Dio comunica l'aiuto spirituale in un modo nascosto all'osservazione umana

4.) Queste operazioni invisibili dello Spirito Santo non sostituiscono l'agire umano, né alterano, in generale, la connessione tra causa ed effetto

5.) Dio usa gli uomini e i mezzi in modo tale da non lasciare dubbi a chi è dovuto il compimento

(II.) Come suggerimento di alcuni utili ammonimenti

1.) Le parole trasmettono istruzioni. Gettano grande luce su eventi che sono accaduti, per i quali gli storici non sono stati in grado di assegnare una ragione adeguata

2.) Una lezione di rimprovero. Alcuni danno grande importanza ai mezzi umani e non cercano l'influenza dello Spirito

3.) Una lezione di incoraggiamento. Siamo troppo inclini a disprezzare "il giorno delle piccole cose". Dio agisce per gradi. Il regno di Dio è come un granello di senape, ma può crescere fino a diventare un grande albero. (C. Jerram, M.A.)

Il trionfo del regno divino:

Tanto è nelle mani della provvidenza che, in generale, possiamo solo congetturare quale possa essere il risultato. Nella misura in cui gli eventi dipendono dalla volontà di Dio, essi sono per noi incerti

(I.) L'Altissimo ha chiaramente promesso nella Sua Parola che il regno di Cristo alla fine prevarrà sulla terra. La storia religiosa del mondo presenta un triplice aspetto

1.) Possiamo considerare l'uomo nello stato in cui è stato gettato dalla prima trasgressione; odioso all'ira dell'Altissimo e lontano da Lui. Gli uomini si dividono in due classi: quelli che dimenticano completamente Dio e gli ebrei ai quali sono stati affidati gli oracoli di Dio

2.) Al capo del popolo ebraico fu promesso: "In te saranno benedette tutte le nazioni della terra".

3.) Queste promesse facevano parte della gioia posta davanti al Redentore, dalla quale Egli fu stimolato nella Sua opera di abnegazione

(II.) Dio ha imposto come dovere alla Sua Chiesa di sforzarsi di promuovere questo fine. Gli scrittori ispirati hanno derivato questa nozione da due fonti

1.) Comandi rapidi

2.) Il principio su cui si basavano quei comandi. La nomina di un ministero cristiano implica questo dovere

(III.) L'Altissimo ha comunicato alla Chiesa i mezzi adeguati per raggiungere questo fine. Ora non abbiamo bisogno dell'aiuto dei miracoli. La nostra forza risiede nella presenza e nell'impulso dello Spirito di verità

(IV.) Possiamo anticipare il periodo in cui il regno sarà pienamente stabilito. Alcuni segnali di speranza sono...

1.) Un crescente rispetto per la Parola di Dio

2.) Un appello più generale al grande principio di conversione della Parola di Dio

3.) Uno sforzo universale per pagare il debito d'obbligo per la diffusione della Parola di Dio

4.) Molto successo ha già accompagnato le fatiche dei cristiani, e questo mostra come Dio sorrida alle energie crescenti della Sua Chiesa

5.) Lo stato di speranza della Chiesa come amministratore della verità nel giorno presente. Se lo Spirito della religione cristiana vive nelle nostre menti, non vorremo alcuna esortazione a promuovere una causa come questa. (W. Wilson, A.M.)

La necessità dell'aiuto dello Spirito Santo:

Il sentimento qui riportato si riferisce alla costruzione del secondo tempio. Quando il profeta contemplò le difficoltà che si frapponevano alla realizzazione di questo grande disegno, la grandezza dell'opera, gli ostacoli da superare e l'insignificanza delle migliori energie dell'uomo, era pronto alla disperazione. Ma gli venne la certezza che l'opera sarebbe stata certamente compiuta, ma non con la forza dell'uomo, ma solo con la potenza dello Spirito di Dio

(I.) Una proposizione negativa. "Non per forza", può qualsiasi progetto essere portato a un problema di successo. Illustrate ricordando alcuni dei grandi avvenimenti che hanno avuto luogo nella storia del mondo, e che dichiarano questa verità incontrovertibile. Storia di Tiro, Babilonia, attacco assiro a Israele, degradazione di Roma, storia dell'Armada spagnola, rivoluzione francese, ecc.

(II.) Una proposizione affermativa. Illustra alcuni esempi del successo che accompagna gli sforzi spirituali sostenuti tra le preghiere e benedetti dalla presenza dello Spirito di Dio. Noè, l'unico uomo giusto al mondo in quel periodo di peccato prevalente. Successo di Giosuè quando le mani di Mosè furono alzate. Il successo degli apostoli. Riforma di Lutero. Trionfi dei missionari. Questo principio di dipendenza dallo Spirito si applica alla nostra lettura della Parola di Dio e al modo in cui un peccatore viene accettato davanti a Dio. (Giovanni Cumming, D.D.)

L'opera dello Spirito Santo:

L'applicazione principale di queste parole era agli ebrei che erano impegnati nella grande opera di riedificazione del loro tempio. Poiché non potevano contare su se stessi, il Signore, con queste parole rivolte a Zorobabele, aprì una risorsa migliore. Non era "per forza né per potenza" che dovevano avere successo, ma "per il Suo Spirito". Ora, lo Spirito, con il quale Dio aiutò gli Ebrei nella loro necessità, era lo stesso Spirito che, fin dall'inizio, si è occupato di tutto ciò che riguarda il benessere dell'uomo e il governo di questo mondo inferiore. Egli "si muoveva sulla faccia delle acque". Sul mondo così creato per mezzo dello Spirito eterno, l'opera di redenzione doveva essere compiuta e compiuta. Non ci meravigliamo che il Signore Gesù, entrando nella grande opera del Suo ministero, abbia ricevuto una comunicazione visibile di quello stesso Spirito; e per mezzo di quello stesso Spirito offrì se stesso in sacrificio a Dio. Lo Spirito Santo non scende ora per operazioni miracolose nella Chiesa. Ma la promessa dello Spirito Santo è una promessa perpetua. Ed è necessario per tutta la comunità cristiana

(I.) L'influenza dello Spirito nel portare all'accettazione del Vangelo Gli apostoli e i primi missionari dovettero incontrare difficoltà di ogni forma e carattere. Da dove hanno preso la sapienza che i loro avversari non sono stati in grado di contraddire o confutare? Come furono in grado di pronunciare quelle parole gentili che non mancarono mai? È stato attraverso lo Spirito di Dio. Noi non limitiamo queste meravigliose interposizioni dello Spirito ai tempi apostolici. Lo Spirito ha sempre accompagnato la Parola con potenza

(II.) L'influenza dello Spirito Santo nel portare avanti l'opera di santificazione e somiglianza con Dio. Dopo la nostra conversione dobbiamo contare su molti giorni lunghi e faticosi di prove e tentazioni, di conflitti spirituali e di angoscia del cuore. Se vogliamo avere una visione più profonda delle cose di Dio, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di prendere delle cose di Gesù e mostrarcele. I nostri nemici possono essere sconfitti, perché Colui che è con noi è più grande di tutti quelli che possono essere contro di noi. È promesso che saremo "fortificati con forza dallo Spirito nell'uomo interiore". E la consolazione del cuore di un cristiano viene direttamente dall'influsso dello Spirito Santo. E ciò che è vero riguardo all'individuo è vero riguardo al grande corpo cristiano. Quando la Chiesa è disprezzata e perseguitata e dappertutto si parla contro, Dio stende il Suo braccio interposto, libera il Suo popolo e lo conforta, confermando la verità della Sua antica parola: "Non con forza né con potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". (E. Robins, M.A.)

La potenza e la potenza dello Spirito di Dio dimostrarono:

Il nostro argomento è l'influenza dello Spirito sulla mente umana

(I.) La necessità dell'influenza spirituale. Considerando i vari effetti morali della caduta, potremmo chiederci: può un agente meno potente dello Spirito di Dio riorganizzare le nostre facoltà e far uscire armonia, bellezza e ordine dalla confusione che prevale dentro di noi? Nessuno può conoscere la verità in modo salvifico ed essere veramente santo, se non come insegnato da Dio e santificato dallo Spirito Santo

(II.) La natura dell'influenza spirituale. Non siamo chiamati a spiegare il modo o il modo in cui lo Spirito opera sulla mente umana. Il fatto è sufficiente per il nostro scopo. Il valore dell'agenzia corrisponderà alla natura dell'agente. L'opera dello Spirito Santo sarà conforme alla Sua alta ed essenziale eccellenza. L'opera dello Spirito non deve essere considerata miracolosa. Noi lottiamo solo per l'influenza di tipo ordinario e necessario, e ciò solo in modo ordinario, e l'uso di mezzi ordinari. È...

1.) Vivificante nella sua natura, "Lo Spirito che vivifica".

2.) È illuminante

3.) Si sta rinnovando

4.) È santificante

5.) È consolante

6.) È rassicurante

(III.) L'evidenza dell'influenza spirituale. L'albero si riconosce dai suoi frutti, così anche lo Spirito Santo. I suoi frutti sono "amore, gioia, pace", ecc. Un effetto immediato dell'agire soprannaturale sarà una profonda e umiliante convinzione di peccato. Un'altra sarà: un'incessante irrequietezza fino a quando non si otterrà misericordia e perdono. Un terzo sarà: una valutazione suprema di Gesù Cristo. Un quarto sarà: il desiderio prevalente di essere santi. (W. Mudge.)

Una legge delle operazioni divine tra gli uomini:

Una regola in base alla quale l'eterno Dio agisce negli affari del Suo popolo. La legge è questa: che non l'energia umana né le risorse, ma lo Spirito produce il bene; che non l'uomo, ma Dio dà il successo. Ricordate alcune illustrazioni di questa legge

1.) Nelle circostanze in cui è stato dato. I costruttori del secondo tempio furono scoraggiati e ostacolati. Il loro potere era scomparso; fu insegnato loro a guardare al potere divino che avrebbe operato attraverso di loro

2.) Nelle operazioni della terza Persona nella Trinità sulla Chiesa. Il suo progresso è sempre stato dovuto non alla potenza e al potere dell'uomo, ma allo Spirito Santo

3.) L'effetto della verità sul cuore dell'uomo non viene dall'uomo, ma da Dio

4.) L'avanzamento della vita divina nell'anima è conforme alla stessa regola. Diventa allora dovere dei credenti dipendere dallo Spirito Santo in ogni momento per il successo. Affidarsi allo Spirito Santo per produrre effetti spirituali è la regola per i cristiani. Perdere di vista questa regola mette a dura prova gli sforzi, per quanto seri. Questa fiducia agirà in un duplice modo; ostacolerà qualsiasi riposo o vanto di risorse umane lecite; e darà incoraggiamento dove ci sono poche risorse umane. La fede nel potere dello Spirito Santo infonderà gli uomini, getterà nuova luce sul loro umile sentiero, darà nuovo vigore ai loro sforzi e li renderà coraggiosi per Dio secondo la loro misura, la loro capacità e i loro mezzi. E sorge l'urgente necessità di pregare continuamente affinché lo Spirito possa essere dato. Mentre cercate di più dello Spirito per voi stessi, pregate sinceramente affinché il dono possa essere concesso agli altri. (Forster G. Simpson, B.A.)

La parola del Signore a Zorobabele:

La visione vista dal profeta Zaccaria in questo capitolo è evidentemente descrittiva del carattere spirituale e della forza della Chiesa di Dio, che risplende di una luce comunicata e sostenuta da una forza comunicata perpetuamente fornita. Ci soffermiamo sull'interpretazione di esso. Ci viene detto...

1.) I falsi motivi di fiducia che devono essere respinti. "Potenza e potenza" includono tutti i mezzi terreni e lo strumento umano. Le facoltà di ragionare, l'esibizione della verità o la forza dell'argomentazione non devono essere disprezzate o trascurate. È la fiducia in loro, il riposare in loro, o il vantarsi di loro, che deve essere, e deve essere, completamente respinto se vogliamo cercare il favore e la benedizione di Dio Onnipotente. Se non possiamo confidare nella forza della ragione, o nella forza della verità, non possiamo nemmeno affidarci alle facoltà dell'oratoria. I doni dell'oratoria o dell'eloquenza sono amabili ed eccellenti, ma confidati o gloriati diventano insidie e pietre d'inciampo, allontanando il cuore e gli affetti da Cristo, e trasformando i nostri atti di culto in un servizio idolatrico. Ogni cristiano ha la sua peculiare sfera d'influenza con cui servire e onorare Dio. Ma tutti coloro che sono sotto tale influenza devono stare attenti a non riposare in essa e a non andare oltre. La religione deve essere una preoccupazione personale. Poi c'è chi immagina di amare la verità, perché ama chi la professa. Non ci si può fidare di una religione basata su tali basi. Quando lo Spirito di Dio non è l'autore dell'opera, essa non può resistere alla prova, nemmeno in questo mondo

2.) L'unica fonte di prosperità spirituale. Ci sono tre particolari in cui si può distinguere l'opera dello Spirito. Nel trasformare il personaggio. Nel vincere il mondo. Nel glorificare la grazia di Dio

3.) La certezza di questi effetti dell'opera dello Spirito che scaturisce nella gloria della grazia di Dio. Ciò che solo Dio può effettuare, solo a Dio può essere attribuito. Riportare l'uomo alla Sua somiglianza è l'opera stessa di Dio, per la manifestazione della Sua onnipotenza, la rivelazione del Suo amore infinito e la perfezione della Sua lode eterna; quando, completato il sacro tempio, la pietra superiore sarà portata alla luce con grida di: "Grazia, grazia ad essa". (J. M. Wilde, B.A.)

L'opposizione al Vangelo in ogni epoca:

L'opposizione fatta alla costruzione del tempio in quell'epoca può essere considerata come emblematica dell'opposizione fatta al Vangelo di Gesù Cristo nel cuore degli uomini e nel mondo. Per "Spirito del Signore" possiamo intendere il potere divino in generale, o lo Spirito Santo. La proposizione da illustrare è che l'esistenza e la prevalenza della religione nel cuore e nel mondo non sono dovute al potere umano, ma interamente allo Spirito Santo. Se fosse il risultato del potere umano, allora...

1.) Uomini di grande cultura e talento sarebbero stati i primi ad abbracciare il Vangelo. I loro talenti e la loro cultura sembrano qualificarli in modo particolare per indagare le prove della verità della religione. Ci aspettiamo ragionevolmente che saranno i primi a ricevere con mitezza, umiltà e gratitudine ogni dottrina che la Bibbia rivela. Come sono diversi i fatti reali! La maggioranza degli uomini di talento e di cultura ha rifiutato la Bibbia o l'ha trattata con disprezzo. E coloro che sono relativamente ignoranti e ignoranti sono diventati "saggi per la salvezza". Come possiamo spiegare questa differenza? Mai, senza tenere conto dell'opera dello Spirito Santo

2.) Se la religione nel cuore fosse per forza e per potere, allora coloro che sono decenti e morali sarebbero i primi ad abbracciare il Vangelo. A tutti i doveri del secondo tavolo prestano la massima attenzione. A costoro si potrebbe supporre che il Vangelo sarebbe estremamente accettabile. Poi ci sono persone che sembrano del tutto negligenti e morte; A quanto pare sono i figli della perdizione. Eppure, contrariamente a ogni aspettativa, vediamo il formalista decente passare dolcemente alla perdizione; mentre i malvagi e i profani sono spesso "strappati come marchi dal fuoco".

3.) Se la religione fosse di forza e di potere, allora coloro che ascoltano i predicatori più abili sarebbero sempre i migliori cristiani. Ma i fatti non corrispondono alle aspettative. Alcuni dei predicatori più abili hanno lavorato con scarso successo; mentre altri, di gran lunga inferiori, sono stati "saggi nel conquistare anime". Poiché l'esistenza e la prevalenza della religione nel cuore è interamente opera dello Spirito di Dio; Quindi l'esistenza e la prevalenza della religione nel mondo deve essere il frutto della stessa azione. Gli argomenti che illustrano l'uno illustrano anche l'altro. Il progresso della religione nel mondo è solo il progresso della religione in una moltitudine di cuori. Guardate lo stato del mondo quando gli Apostoli di Cristo furono mandati per la prima volta a predicare "il Vangelo del Dio benedetto". Gli uomini che furono mandati a predicare erano pochi, senza istruzione, senza ricchezze, senza influenza, senza eloquenza. Cosa ha reso il loro lavoro così di successo? Solo la potenza dello "Spirito del Signore". Con il passare del tempo la superstizione ha quasi spento la luce del Vangelo. La corruzione si diffuse così rapidamente e si diffuse così ampiamente, che in poco tempo del cristianesimo non rimase altro che il nome. La riforma sarebbe stata una tale potenza e benedizione per il mondo senza la presenza dello Spirito del Signore? Il successo delle missioni moderne non è dovuto alla strumentalità, ma alla potenza dello Spirito nella strumentalità. Poi preghiamo per l'effusione dello Spirito del Signore su noi stessi e sui nostri missionari. Si tratta di una questione di indicibile importanza. E sentiamo un interesse più profondo per la salvezza della nostra anima e dell'anima degli altri. Cerchiamo di essere più in generale, con più fervore, con più perseveranza, occupati nella preghiera per lo Spirito del Signore. (W. S. Smart.)

L'opera di Dio nell'uomo:

Nell'opera di Dio nel cuore, e per l'opera di Dio nella nostra vita, abbiamo bisogno dell'opera dello Spirito Santo di Dio. L'uomo cerca continuamente e rivendica per Sé l'indipendenza. Ma sono felici, e sono felici solo loro, coloro che possono affidare tutte le loro vie al Signore loro Dio. Che siamo convertiti o non convertiti, dobbiamo essere abitati da qualche spirito

(I.) La necessità di un'agenzia spirituale. Questo sorge...

1.) Dai bisogni dell'uomo sulla terra. Ha bisogno di vita. Per natura egli è morto, "morto nei falli e nei peccati". Come si ottiene la vita spirituale? Deve essere l'effetto della sovrana misericordia di Dio, per l'operazione del Suo Santo Spirito. Ma l'uomo vuole la luce oltre che la vita. È oscuro per natura. Con la caduta la sua comprensione si è oscurata, ed egli ha bisogno di rinnovarla, prima di poter in qualche modo comprendere la pura e semplice verità che riguarda la sua pace eterna. Gli uomini continuano a camminare in quella stessa oscurità in cui sono stati originariamente creati. Nessuno, tranne lo Spirito Santo di Dio, illumina l'uomo. Ma se l'uomo vuole la luce e la vita, ha bisogno anche di amore, perché per natura è in inimicizia con Dio. "La mente carnale è inimicizia contro Dio." Inoltre, l'uomo ha bisogno di salute, perché è spiritualmente malato. Anche questo viene dallo Spirito. L'uomo ha bisogno di fiducia in Dio, perché per natura non si fida di Dio

2.) Abbiamo bisogno dello Spirito Santo per la nostra ammissione in cielo

(1) Ci deve essere un titolo al cielo. Come si ottiene? Siamo rigenerati dallo Spirito. Noi siamo adottati nella famiglia di Dio mediante l'applicazione del sangue di Cristo alla coscienza da parte di quello stesso Spirito

(2) Ci deve essere convenienza per il cielo. Questo non dipende dalle nostre circostanze esteriori, ma dall'opera interiore dello Spirito Santo. È lo stesso Spirito che supplisce il nostro bisogno quotidiano di grazia

(II.) I risultati che derivano da questo agente spirituale. C'è sicurezza per noi in mezzo a tutte le prove e le tentazioni di questa vita. L'argomento ci suggerisce il più grande incoraggiamento in mezzo alle nostre molte difficoltà. La strada che conduce alla vita eterna è irta di difficoltà. Chi riuscirà a vincere questi "molti avversari"? Nessuno, tranne coloro che hanno lo Spirito di Dio che opera con loro. Rivolgiti a coloro che sono scoraggiati nello sforzo di vivere la vita cristiana. Non cercate di servire Dio con un servizio a metà; Il fallimento sarà tanto completo in se stesso quanto miserabile e miserabile per te. Siate decisi, se state veramente cercando di essere figli di Dio. Qualcuno di voi sta cercando di ostacolare l'opera di Dio negli altri? Ricordate, c'è Uno lassù che vede tutta la malizia, percepisce tutta l'inimicizia e considera che qualsiasi opposizione offerta ai Suoi figli sia offerta a Lui Stesso. (H. M. Villiers, M.A.)

Quando Zorobabele fu pronto a piegarsi prima dell'interruzione della sua opera, il suo cuore fu grandemente incoraggiato a perseverare nell'ardua impresa con l'assicurazione che, attraverso la speciale interposizione e grazia di Dio, l'opera sarebbe stata portata avanti fino a una felice e onorevole conclusione, finché alla fine avrebbe portato "la sua lapide con grida: Grazia, grazia ad esso". L'espressione "Non per forza", ecc., suggerisce che Dio continuerà e completerà la Sua opera, come aveva iniziato la loro liberazione da Babilonia, non con la forza esterna, ma con l'influenza interna del Suo Spirito sulla mente degli uomini

(I.) Osservazioni per illustrare il testo

1.) È consuetudine che Dio tragga i risultati più importanti e stupendi da cause apparentemente banali e prive di importanza

2.) Le parole del testo implicano il compimento da parte di Dio, dei disegni più graziosi da parte degli strumenti più deboli e insignificanti

3.) Che è nostro dovere tentare molte cose che evidentemente vanno oltre il potere umano

4.) Dio ci concederà l'aiuto necessario mentre impieghiamo i mezzi che sono in nostro potere

(II.) Inferenze pratiche dall'argomento

1.) Che i ministri predichino il Vangelo con una dipendenza umile e confidenziale dalla cooperazione dello Spirito per coronare le loro fatiche con successo

2.) Questo argomento infligge rimproveri a coloro che lo pervertono in un argomento per l'accidia carnale e la sicurezza

3.) Impara a non disprezzare il giorno delle piccole cose. Come nel mondo naturale, così nel mondo morale, il progresso della potenza di Dio è spesso nascosto alla nostra vista; Ma ancora, non sta facendo alcun progresso? Lo Spirito di Dio si muove di nuovo sul volto dell'abisso, in preparazione di una nuova creazione. (James Hay, D.D.)

L'unico potere che può rimettere a posto il mondo:

Un infedele, che era anche un noto socialista segnato dalla polizia, entrò in una riunione dell'Esercito della Salvezza in Svizzera per fare osservazioni satiriche per un giornale di Costantinopoli, ma durante la riunione fu commosso dalla potenza di Dio, e alla fine, con le lacrime che gli rigavano le guance, disse: "Ah, ho creduto nella dinamite per rimettere il mondo a posto, ma ora vedo che c'è un altro potere, e l'unico."

Lo Spirito del Signore:

La missione di Zaccaria era quella di stimolare il coraggio del popolo di Dio, di riaccendere l'entusiasmo per il tempio e la teocrazia con cui erano partiti da Babilonia. L'opposizione dei loro nemici, l'enormità del compito di restaurare il tempio e la necessità di procurarsi una casa avevano spezzato il coraggio e li avevano distolti dalla contemplazione del loro grande destino spirituale. Devono essere riportati al profondo sentimento teocratico che nutrivano i loro padri dell'antichità. Il messaggio del Signore a Israele tramite Zaccaria fu comunicato al profeta in una serie di otto visioni. Fu una dura lezione per questi esuli ritornati, questa lezione di fiducia implicita in Dio. La nazione si stava appena svegliando da una lunga notte, in cui sembrava che Dio l'avesse abbandonata. Erano poco abituati a vedere l'invisibile. Come il servitore di Eliseo, avevano bisogno di avere gli occhi aperti per vedere i monti di Gerusalemme "pieni di cavalli e carri di fuoco" che circondavano gli eletti del Signore. La tendenza dei nostri tempi è lontana da ogni affidamento speciale nello Spirito di Dio. Relativamente, abbiamo troppa fiducia nelle cause secondarie. Per costruire un tempio, hai bisogno solo di un architetto competente, di un buon imprenditore e di una buona forza di muratori. Se l'opposizione è minacciata, basta dotarsi di una forza di polizia sufficiente. Questo è il credo degli uomini oggi. Glorifichiamo l'organizzazione. Divinizziamo la legge. Apoteosi il pratico. Stiamo assistendo a un risveglio della credenza eretica nella salvezza per mezzo delle opere. Se era necessario che Giacomo dicesse: "La fede, se non ha le opere, è morta, essendo sola", è necessario che noi diciamo: Il lavoro, se non ha la fede, è morto, essendo solo. Rinunciamo alla nostra ispirazione per le istituzioni. Perdiamo lo Spirito di Dio in metodi elaborati per la Sua operazione. L'intellettuale, il pratico, lo spirituale; Questo è l'ordine di importanza secondo il giudizio di molti contemporanei. Poche cose, quindi, potrebbero essere più importanti per la vita religiosa di oggi di questo messaggio di Zaccaria agli esuli ritornati. Per quanto veggenti e profeti possano ancora comprendere Dio in modo vero e chiaro, la vita di migliaia di persone continua oggi nell'ateismo pratico. E l'infezione si è diffusa nelle chiese. Ne sono testimoni gli sforzi quasi frenetici di alcuni di loro per mantenersi in vita. Essendosi insensibilmente ritirati dalle fonti della pietà vitale, la loro unica risorsa è il processo della respirazione artificiale. Abbiamo bisogno di essere istruiti nella scienza della dinamica spirituale e dell'economia. Affinché questo pensiero assuma una maggiore determinazione, permettetemi di precisare alcune delle lezioni che la visione di Zaccaria ha per noi. Ne cito, tra i tanti, tre...

(I.) Il giusto rapporto dello Spirito di Dio con la Chiesa è vitale. Filosoficamente considerate, le principali concezioni di Dio che sono state correnti nel progresso religioso della razza sono due: Dio come trascendente al di sopra del mondo, e Dio come immanente al mondo. L'uno erige un trono per il Sovrano dell'universo da qualche parte sopra il cielo, e Lo adora da lontano. Ha raggiunto la sua forma estrema tra i deisti del secolo scorso, che negavano ogni interferenza da parte di Dio negli affari del mondo. Era la concezione dominante, anche se non l'unica, di Dio tra gli ebrei prima della venuta di Cristo, che aiuta a spiegare la formalità e la sterilità della loro religione. Nulla priva la religione del suo potere trasformatore e sostenitore quanto l'attingere le sue sanzioni da una sfera lontana e il differire le sue ricompense a un'epoca futura. L'altra concezione, che Dio è immanente al mondo, trova la sua migliore esposizione nella letteratura del panteismo, e ha avuto espressione e aderenti fin dai tempi degli inni vedici. Raggiunge la sua forma estrema nella visione, ancora attuale, che nega a Dio la personalità e lo identifica con le forze che sorreggono e spingono il mondo. Entrambe queste concezioni si trovano, anche se non nelle loro forme estreme, nella Bibbia. La dottrina neotestamentaria dello Spirito Santo può essere considerata come la controparte evangelica della dottrina filosofica dell'immanenza. L'insegnamento del Nuovo Testamento qui è riassunto per noi nell'adempimento, in #Atti 2:17, della profezia di Gioele. Dio non sarebbe più stato confinato al di sopra del cielo, o dalle mura di un unico edificio, o dalle linee che separano le nazioni. Usciva allo scoperto, per così dire, e si faceva vedere dappertutto. Egli avrebbe reso sacro ogni luogo con la Sua presenza. L'universo, e non più una capanna di pelli o una casa di cedro, sarebbe stata la Sua dimora Questa dispensazione dello Spirito iniziò il giorno di Pentecoste. In esso il Vangelo assume il suo carattere e la sua funzione universale. Ma il Nuovo Testamento non dice che lo Spirito Santo dimora nel mondo e nelle forze del mondo in modo tale da diventare una cosa sola con loro. Nel ministero dello Spirito Santo Dio è ancora una persona diversa da noi e dal suo mondo, ma non è più distante. Con Paolo proviamo un brivido di grande e tenera riverenza quando riflettiamo che "Egli non è lontano da alcuno di noi; perché in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Non conosco eresia più funesta della negazione pratica tra noi di questo insegnamento del Nuovo e dell'Antico Testamento riguardo alla presenza dello Spirito di Dio nel Suo mondo, nella Sua Chiesa, come un equipaggiamento vitale, benedetto e potente per le battaglie e i doveri della vita

(II.) Lo Spirito di Dio è l'unico equipaggiamento adeguato della Chiesa per il servizio. La presenza dello Spirito di Dio per la difesa e per l'aggressione era il fardello del messaggio di Zcchariah a Zorobabele. Dio è la nostra difesa. Si dice che William Penn sia stato l'unico colono in America che ha lasciato il suo insediamento completamente privo di protezione da recinzioni o armi, e che il suo sia stato l'unico che non sia stato attaccato dalle tribù indiane. I primi cristiani dipendevano in modo particolare dallo Spirito Santo per la protezione e la guida, e con il risultato furono liberati dalle mani dei persecutori. La storia non offre un'applicazione più sorprendente del messaggio di Zaccaria: "Non con forza né con potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti".

(III.) Lo Spirito di Dio, di cui ci si appropria con la preghiera, è ora destinato ad operare attraverso tutti i credenti. Al tempo di Zaccaria, lo Spirito di Dio operò la Sua volontà per mezzo di rappresentanti speciali. Gli ulivi fornivano l'olio al candelabro. Solo gli unti erano pienamente provvisti dello Spirito. Ma quando la profezia di Gioele si adempì, il Signore sparse il Suo Spirito su ogni carne. Era una nuova epoca nel progresso spirituale dell'umanità. Dio vuole ora operare direttamente, senza mediazione, sui cuori e sulle menti di tutti i credenti. Che importa, tuttavia, se mentre siamo a portata di forza scegliamo di continuare in tutta la nostra vecchia debolezza? La vicinanza di Dio non assicura che noi, nostro malgrado, sentiremo personalmente l'emozione e la gioia della Sua forza. La preghiera è una condizione per questo. Mediante la preghiera l'aria stessa intorno a noi può essere caricata di Dio, in modo da sostenerci come aquile in nuvole elettriche. Più vicino del nostro respiro c'è Dio con il Suo Spirito Onnipotente e la Sua grazia. Prima dell'esperimento di Franklin per imbrigliare il fulmine l'aria era piena di elettricità come lo è oggi, ma gli uomini non sapevano come appropriarsene. Una batteria può essere caricata con fuoco elettrico, ma è necessario effettuare i collegamenti per ottenere l'alimentazione. Abbiamo bisogno di orientare le nostre vite personali e il nostro lavoro di chiesa sul Potere che muove il mondo. Allora vedremo una rivoluzione nel commercio spirituale e nell'economia che porterà rapidamente il regno completo che era la speranza di Zaccaria e l'ispirazione del Suo messaggio a Zorobabele. Facciamo questo collegamento con la preghiera. Pregate con fede, e in ogni fibra del vostro essere risuonerà un brivido della vita, della luce e della potenza di Dio. (E. M. Poteat.)

7 CAPITOLO 4

Zaccaria 4:7-9

Chi sei tu, o grande montagna.-Il tempio di Dio costruito in mezzo alle difficoltà:

(I.) Le apparenti difficoltà sulla via del nostro Signore. Salomone innalzò la sua bella struttura in silenzio. Giosuè e Zorobabele dovettero superare difficoltà su difficoltà. Volgetevi al Signore Gesù. Quali difficoltà ci furono sul Suo cammino quando si accinse per la prima volta a costruire il tempio di Dio in cielo! Aveva...

1.) Introdurre i peccatori in cielo; per avvicinare a Dio coloro che erano tra i più lontani da Lui

2.) Doveva preparare i peccatori per il cielo. Il Signore il Redentore deve lavorare fino all'ultimo contro i pregiudizi della natura e il potere delle concupiscenze della natura. Considerate su quanti di questi uomini Egli deve lavorare e cambiare prima che il Suo compito possa essere completato. Egli deve portare "molti figli alla gloria". Ricordate dove deve essere fatto questo lavoro. In un mondo in cui c'è tutto da ostacolare, e davvero nulla che lo aiuti. Deve essere compiuto anche contro tutte le potenze delle tenebre. Non può essere fatto in un'ora, o in un giorno, o in un anno

(II.) La facilità e la completezza con cui il Redentore supera le difficoltà che gli si presentano. Questo è espresso più fortemente nel linguaggio brusco dell'originale, che nella nostra traduzione "Chi sei tu?" Non c'è sorpresa o ignoranza implicita in questa domanda. C'è qualcosa di simile alla derisione e al disprezzo in esso. La domanda esprime allo stesso tempo la Sua dignità e l'insignificanza agli occhi Suoi degli ostacoli che Gli si oppongono; Il suo potere onnipotente e la loro totale impotenza. Qui sta una delle lezioni più dure che dobbiamo imparare nel cristianesimo pratico: vedere le difficoltà della salvezza e non lasciarci scoraggiare da esse; vedere le colline davanti a noi e intorno a noi, eppure sentirci sicuri che il Signore ci porterà oltre di esse

(III.) I mezzi con cui il Signore Gesù porta avanti la Sua grande opera. Il cristianesimo è stato stabilito nel mondo senza l'aiuto del mondo, con mezzi che sembravano molto improbabili per stabilirlo. La sua stessa esistenza nel mondo in questo momento è una delle più grandi meraviglie morali che il mondo abbia mai visto. Il Signore Gesù ci rende adatti al cielo per mezzo del Suo Spirito. "Non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". Osservate dunque quanto Dio sia geloso per l'onore dello Spirito Santo. Nel guardare al Signore Gesù come nostro santificatore, non dobbiamo trascurare lo Spirito Santo. Ci santifica per mezzo di questo Spirito

(IV.) L'effetto che sarà prodotto dal completamento dell'opera di Cristo. Gli attuali rapporti di Dio con il nostro mondo non dureranno per sempre. Verrà un giorno in cui tutti i Suoi propositi di misericordia verso di essa saranno realizzati. Il completamento come si dice sotto la figura di portare avanti e mettere sulla sommità o lapide di un edificio. Questo, nei paesi orientali, era generalmente fatto con molte cerimonie e alla presenza di molti spettatori. Di fronte a una simile prospettiva, possiamo ben chiedere a questo profeta: "Chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose?" Per quanto riguarda la Chiesa di Cristo, impariamo a vergognarci delle nostre paure riguardo ad essa. (C. Bradley, M.A.)

Salvezza sicura:

Trattate il testo come se fosse destinato a incoraggiare il credente nella certezza della sua salvezza finale, nella forte fiducia di continuare e sostenere il potere, che gli sarà concesso

(I.) L'onore di Dio è coinvolto nella persuasione della nostra salvezza finale

1.) In tutti i templi spirituali il comandamento di costruire, i mezzi per costruire e il porre le fondamenta per la costruzione, hanno origine esclusivamente da Dio Stesso. Com'è quindi improbabile che Dio abbandoni l'opera delle Sue mani. Dio è l'autore di quel tempio spirituale che deve risorgere dalle rovine della nostra umanità degradata. L'uomo è impotente a modificare i propri affetti spirituali come lo è a fissare un nuovo sole nei cieli o a deviare il corso dell'abisso senza tracce

2.) L'onore di Dio è interessato al compimento di quest'opera, per i molteplici sessi che Egli ha provveduto per portarla avanti. Scopriamo un costante rispetto per una legge di progressione. Sia che Dio stia facendo maturare un filo d'erba o che stia formando un mondo dal vuoto informe, ci deve essere un inizio, una continuazione e una fine. L'edificazione dell'anima in un tempio santo nel Signore non fa eccezione a questa legge. Dio si prenderà il Suo tempo e lavorerà a Suo modo

(II.) La costruzione di questo tempio ridonderà alla gloria di Cristo. Zorobabele è un tipo di Cristo

1.) C'è una promessa da parte di Cristo al Suo popolo, che Egli opererà in tutti loro la grazia necessaria per mantenerli fedeli fino alla fine

2.) Cristo è interessato alla nostra vittoria finale, perché i trionfi del credente formano parte integrante dei suoi. Conclusione-

(1) Siate fiduciosi riguardo al completamento dell'opera come se fosse interamente da Dio

(2) Sii diligente nell'eseguire quel risultato come se fosse del tutto tuo. (Daniel Moore, M.A.)

La costruzione del tempio spirituale:

Zorobabele è un tipo di costruttore molto più grande di lui, e il tempio di Zorobabele è l'ombra di un tempio molto più nobile. Zorobabele è un tipo di Colui "che Dio ha esaltato di fra il popolo", per costruire il Suo tempio spirituale; e il tempio di Zorobabele è un tipo di quella Chiesa, che è "edificata sul fondamento degli Apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare"; di cui ogni vero cristiano è una pietra viva, cioè una pietra viva; e in cui tutti sono edificati insieme, per una dimora di Dio per mezzo dello Spirito. Ogni cristiano convertito è un tempio di Dio per mezzo dello Spirito e, come il tempio di Zorobabele, è onorato dal Dio che dimora in lui come Sua dimora. I cristiani sono menzionati nella Scrittura come pietre vive di un unico grande tempio spirituale (oltre ad essere ciascuno un tempio separato). Il modo in cui furono preparate le singole pietre del tempio di Salomone fu sorprendente e notevole. Mentre il tempio era in costruzione, non si udì alcun rumore di ascia o martello. Del glorioso tempio del Signore, un tempio costruito con anime riscattate e purificate, con corpi immortali e senza peccato, il nostro Signore Gesù Cristo è il principale edificatore. Ed Egli "non verrà meno né si scoraggerà", finché non avrà eretto il Suo edificio spirituale sull'eterno colle di Sion di Dio. Ma usa gli strumenti. Egli ha i Suoi compagni d'opera. Dirige il loro lavoro. L'intero piano è nella Sua mente. Ai suoi ministri egli dona "diversità di operazioni" per mezzo dello stesso Spirito. È la convinzione che il nostro grande Padrone è con i Suoi servitori, fino alla fine del mondo, che li sostiene e li incoraggia nelle difficoltà che altrimenti li travolgerebbero. (W. Weldon Champneys, M.A.)

Anche le sue mani lo finiranno. - Il fondatore e il perfezionatore del tempio:

Zorobabele è poco più di un nome grottesco per la maggior parte dei lettori della Bibbia. Era un principe di sangue reale d'Israele e il capo civile del primo distaccamento di esuli di ritorno. Le parole del testo sono, nel loro chiaro significato originale, l'assicurazione profetica che l'uomo, ormai diventato vecchio, che era stato onorato di togliere la prima vanga di terra dalla terra, sarebbe stato l'uomo "che avrebbe portato avanti la lapide con grida di grazia, grazia ad essa!" Li prendo come una profezia messianica. Questo Zorobabele era una persona profetica. Ciò che era vero principalmente riguardo a lui viene così mostrato che ha attinenza con il più grande Figlio di Davide che sarebbe venuto in seguito, e che doveva costruire il Tempio del Signore

(I.) C'è qui una grande verità riguardo a Cristo, il vero costruttore di templi. "Io sono l'Alfa e l'Omega", ecc. Tutte le lettere provengono da Lui, ed Egli è alla base di tutto. Questo è vero per la Creazione, nel senso più ampio e assoluto. "Egli è il principio e tutte le cose consistono in lui". Egli è il Principiante e il Perfezionatore dell'opera di redenzione, che è la Sua unica, dal suo inizio fino al suo compimento. Gesù fa un nuovo inizio; Egli presenta una cosa perfettamente nuova nella storia della natura umana. Proprio come la Sua venuta fu l'introduzione nel cuore dell'umanità di un nuovo tipo, il secondo Adamo, il Signore venuto dal cielo, così l'opera che Egli compie è tutta Sua. Fa tutto da solo. Il testo dichiara che in tutte le epoche la Sua mano è all'opera. "Finirà anche questo": allora ora ci sta lavorando. Dobbiamo pensare a un Cristo che lavora continuamente, con costanza e perseveranza. Un'opera iniziata, continuata e terminata dalla stessa mano immortale è l'opera da cui dipende la redenzione del mondo

(II.) Abbiamo qui la certezza del trionfo del Vangelo. C'erano molti che erano pronti a gettare acqua fredda sulle opere di Zorobabele. Il testo è la cura per tutti i calcoli senza speranza di noi cristiani, e di altri che non siano cristiani. Quando cominciamo a contare le risorse e a misurarle con il lavoro da svolgere, non c'è da meravigliarsi se gli uomini buoni e gli uomini cattivi a volte concordano nel pensare che il vangelo di Gesù Cristo ha pochissime possibilità di conquistare il mondo. Questo è perfettamente vero, a meno che non lo si prenda in considerazione nel calcolo, e allora le probabilità sono completamente diverse. Egli rinnova e purifica la Chiesa corrotta, e vive per sempre. Quando Brenno conquistò Roma, e l'oro per il riscatto della città fu pesato, sbatté la spada contro la bilancia per superare l'oro. La spada di Cristo è sulla bilancia, e pesa più dell'antagonismo del mondo e dell'ostilità attiva dell'inferno

(III.) Ecco l'incoraggiamento per i cristiani scoraggiati e timidi. Gesù Cristo non ti lascerà a metà della palude. Questo non è il Suo modo di guidarci. Egli ha cominciato e finirà. Se il seme del regno è nei nostri cuori, Egli veglierà su di esso e benedirà la sua nascita. Siate di buon animo, tenetevi solo vicini al Maestro e lasciate che Egli faccia ciò che desidera fare per tutti noi

(IV.) Qui c'è un contrasto stridente con il destino che accompagna tutti i lavoratori umani. Pochi di noi sono abbastanza felici da iniziare e finire qualsiasi compito, al di là di quelli piccoli della nostra vita quotidiana. Gli autori muoiono con libri finiti a metà. Nessuno inizia una linea d'azione completamente nuova; Eredita molto dal passato. Nessun uomo porta a termine una grande opera che intraprende. Le generazioni future, se si tratta di una delle grandi opere storiche del mondo, ne elaborano le conseguenze nel bene o nel male. Dobbiamo accontentarci di fare il nostro piccolo lavoro che si adatterà a quello di molti altri. Quante mani ci vogliono per fare uno spillo? Dobbiamo accontentarci di essere parti di un tutto potente. La moltiplicazione della gioia deriva dalla divisione del lavoro. Facciamo dunque la nostra piccola parte di lavoro, e ricordiamoci che, mentre lo facciamo, Egli lo sta facendo in noi per i quali lo stiamo facendo, e rallegriamoci nel sapere che alla fine condivideremo la "gioia del nostro Signore", quando Egli vedrà il travaglio della Sua anima, ed è soddisfatto. (A. Maclaren, D.D.)

Ragioni contro il pessimismo:

Quei profeti ebrei erano completamente ottimisti. Non importa quanto grande fosse la desolazione che li circondava, non importa quanto profonda fosse la degradazione in cui era caduto il popolo, non importa quanto oscura fosse la prospettiva, essi parlavano di una gloria che sarebbe seguita. Le loro parole sono cariche di speranza. Chiamarono a raccolta anime languide e scoraggiate all'azione coraggiosa. Non hanno mai appeso la loro arpa ai salici. In presenza dell'errore, del male, dell'idolatria non c'è tremore, non c'è grido vile di paura, ma un tono di sfida quasi sprezzante. La forza del disprezzo può andare oltre? "Moab è il mio lavatoio", mi laverò le mani in Moab. "Su Edom getterò la mia vecchia scarpa". È così qui. Questo giovane Zaccaria è forse il più speranzoso di tutti i profeti. Egli chiama la figlia di Sion a cantare e a gioire. La città santa, che è stata spogliata, diventerà così vasta che nessun angelo potrà misurarla, e Dio sarà un muro di fuoco tutt'intorno, e la gloria in mezzo ad essa. In questo capitolo cerca di incoraggiare Zorobabele nella grande opera di ricostruzione del tempio. Una possente montagna di ostacoli gli sbarra la strada. Ma con questa visione molto suggestiva il profeta gli assicura che sarà aiutato nella sua opera dalla misteriosa energia di Dio. Forse non c'è mai stata un'epoca in cui i servi di Cristo fossero più esposti all'abbattimento, o in cui fosse più doveroso per loro mantenere uno spirito intrepido e fiducioso. Il pessimismo è nell'aria. Riempie le nostre pubblicazioni di un grido lamentoso. Come diceva Goethe: "Gli uomini scrivono come se fossero tutti malati, e il mondo intero un lazzaretto". C'è un profondo sottofondo di tristezza nella vita dei nostri tempi. La cultura dell'epoca è triste. Ci si potrebbe chiedere: Questa è "l'allegra Inghilterra"? Il numero dei suicidi in questo paese negli ultimi trent'anni è salito da 65 per milione a 79. A Londra sono 85, a Parigi 422. Ora, il pessimismo è il risultato legittimo dell'incredulità. Se l'uomo è una bolla di sapone, che presto sarà colpita dalla morte, come può essere contento? Gli uomini si congratulano con il mondo perché la fede sta morendo; ma scopriranno, se muore, che anche altre cose, che vorrebbero tenere, sono scomparse. Ma se il pessimismo è proprio dell'incredulità, non dovrebbe avere posto nella mente degli uomini cristiani. Quali sono le ragioni contro il pessimismo? Quali ragioni abbiamo per dichiarare che sarà abbattuto?

(I.) Prima di tutto, è estraneo alla natura umana. Il principio fondamentale del pessimismo è che il male è un elemento essenziale della natura umana. È originale e permanente. Il mondo è corrotto per sua natura. L'insegnamento della Parola di Dio è che il peccato è un'intrusione. Spesso ci viene detto che la visione dell'uomo da parte delle Scritture è troppo oscura. È l'unica visione luminosa del soggetto. Ciò che considera il peccato come naturale è orribile e proibisce la speranza. Il peccato non è né "l'essenza della creatura né l'atto del Creatore". È così terribile quando culmina, che sarebbe spaventoso considerarlo come il mero risultato del funzionamento naturale del cuore umano. Che vivida immagine è quella che nostro Signore dà dello stato dell'uomo! Il cuore umano è una casa, e viverci, ordinarla, è "un uomo forte armato". Sì, il peccato è un potente tiranno, ma è solo un inquilino. Occupa la città di Mansoul, ma si è insinuato e può essere scacciato. Non è forse evidente da un'indagine sugli effetti del male? È manifestamente estraneo alla natura umana, perché si oppone agli interessi e incide profondamente nei poteri di quella natura, indebolendo la sua forza e prosciugando il suo stesso sangue vitale. È un torto inflitto all'anima, non il risultato e l'espressione voluti dell'anima. È una grande ferita, una violazione della legge, una rottura nell'armonia della vita, una discordia nella sua musica, uno sconvolgimento del suo ordine. Gli effetti del peccato sono eloquenti per la sua natura. Rovina, strappa, lacera, mutila, pervertisce. È fuori "dal corso della natura". La natura umana è caduta in mano ai ladri, che l'hanno derubata, ferita e lasciata mezza morta. Il peccato non è l'essenza dell'uomo; È una cosa aliena, è una potenza straniera. Gli uomini sentono che si deve rendere conto, che non è secondo la costituzione delle cose. La credenza in una caduta attraversa le religioni del mondo. L'arcidiacono Wilson ha ben detto: "Il problema del male che ha attratto la mente dell'uomo è sempre stato enunciato come l'origine del male. Qualcuno ha mai scritto un saggio o ha mai tormentato la sua mente sull'origine del bene? È nella costituzione della nostra mente chiedere una ragione per qualsiasi cosa che sia rara, eccezionale o anomala. Perché si verifica un'eclissi di sole? Qual è la causa dei temporali? Ma non ci chiediamo spesso perché il sole dà luce. Può essere che il male sia un fenomeno così raro? No; Il pessimista non ammetterà, e l'ottimista non affermerà, che il male è un'interferenza così rara che siamo spinti a spiegarlo a causa della sua rarità. Non è perché sia raro, ma perché istintivamente sentiamo che è un intruso, per quanto comune possa essere. Chiediamo la causa della malattia, per quanto comune. La salute è lo stato normale; malattia l'anormale. Il peccato è un'interferenza, una caduta".

(II.) Un'altra ragione contro il pessimismo, e un motivo di speranza, si trova nelle astuzie e negli inganni che il male deve praticare prima di poter avere successo. Finge di essere ciò che non è. Si spaccia per qualcos'altro. Il peccato mantiene il suo posto solo con l'inganno. Essa è "trasformata in angelo di luce". Indossa l'abito della bontà e rifiuta di essere svestito. Né possiede interamente l'anima umana. Il potere più nobile e più autorevole dell'anima può essere intimidito e messo a tacere, ma non acconsente mai di cuore all'influenza del male. La coscienza è spesso come un re sconfitto, i cui comandi sono disprezzati, ma non corre con la moltitudine delle passioni per fare il male. Sta solitario, in disparte, emettendo, per quanto vanamente, le sue proteste. Perciò il peccato e la paura vanno insieme. Il monte trema e trema, come il Sinai alla voce di Dio. "La coscienza ci rende tutti codardi". Né le forze del male sono così compatte, così massicce, così saldate insieme come sembrano. È bene seguire il consiglio che l'angelo diede al timoroso Gedeone: "Ma se hai paura di scendere, scendi con Fera, tua serva, all'ostia, e ascolterai ciò che dicono, e poi le tue mani saranno fortificate per scendere all'esercito". Una paura indefinita pervade le file del male. Ci sono vaghi presagi di un disastro imminente

Ma affrettiamoci a considerare la ragione principale contro il pessimismo, il motivo più alto per amare lo spirito del testo. La visione riportata in questo capitolo è molto bella e suggestiva. Il profeta vede un candelabro d'oro, come quello che era stato nel vecchio tempio, ma molto più grande. Ha una ciotola in cima, e sotto ci sono sette lampade e sette tubi per le lampade, e su ciascun lato della ciotola c'è un ulivo. Al profeta viene insegnato che il suo aiuto è in Dio. Come la lampada è stata fornita non per mezzo dell'uomo, ma direttamente dagli alberi viventi, così egli deve imparare che il male sarà rovesciato e la giustizia esaltata, "non con la forza, né con la potenza, ma con il mio Spirito", dice il Signore degli eserciti". L'avvento di Gesù Cristo in questo mondo fu la venuta di uno più forte dell'uomo forte armato. Era l'introduzione di una nuova energia spirituale, una forza vivificante e rigeneratrice. Tutta la Sua opera, e la conseguente discesa del Suo Spirito, dimostrano che Dio è dalla parte dell'uomo e che i mali che lo hanno reso schiavo, contaminato e degradato saranno sconfitti. La verità, la purezza, l'amore sono sul trono dell'universo. "Il Signore regna, la terra si rallegri". Inoltre, ci viene ricordato che, mentre cerchiamo di superare le montagne del male che ci sono in questo mondo, possiamo essere qualificati per la nostra opera solo quando riceviamo il potere dello Spirito Santo. Confidare nelle proprie forze, affidarsi agli uomini o ai mezzi, affidarsi alle organizzazioni ecclesiastiche e agli ausiliari, comporterà inevitabili debolezze e sconfitte. L'altro giorno ho letto di un avaro italiano, morto vicino a Sanremo per un valore di 120.000 sterline, che per anni è rimasto senza calze perché non sopportava di pagare per il loro lavaggio. Alcuni lavoratori cristiani sono colpevoli di una simile penuria riguardo ai tesori spirituali, alle "ricchezze imperscrutabili", che sono a loro disposizione. Non lasciamoci ristrettare in noi stessi, perché non siamo stretti in Dio. Cerchiamo di essere di buon animo e di coltivare un ottimismo audace e vivace. E cerchiamo di essere chiari su ciò che è implicito nella speranza del rovesciamento del male e dell'instaurazione della giustizia. Non è implicito che il millennio sarà qui tra quindici giorni, o che il progresso della bontà sia costante e uniforme. L'alleanza con il mondo può indebolire le chiese, ed esse possono essere private della loro forza. Tutto dipende dalla misura in cui lo Spirito di Cristo prevale tra gli uomini. La grande montagna del male è una montagna che si sgretola. Alcuni di noi hanno tremato davanti a quella montagna. Il peccato sembra così fisso e forte. I mali caratteristici della nostra natura sembrano così inveterati. (J. Lewis.)

10 CAPITOLO 4

Zaccaria 4:10

Chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose?-Grandi risultati da piccoli inizi:-

Questa è sempre stata una parola d'ordine tra i cristiani; I piccoli inizi non sono da disprezzare. Applicare-

(I.) Alle istituzioni religiose. Quattro motivi per cui non dovremmo disprezzare il giorno delle piccole cose

1.) Perché spesso da essi si producono gli effetti più potenti, come nel mondo della natura; nel mondo della letteratura; nel mondo della politica. Così in grazia. Che cos'è e che cosa sarà? Ma qual è stata la sua origine?

2.) Perché la potenza di Dio può rendere i più deboli potenti per il compimento della Sua opera

3.) Non sappiamo mai cosa Dio intende fare con la nostra comprensione. La preveggenza non è nostra. Non avendolo fatto, non possiamo vedere cosa farà Dio

4.) In materia di religione, ciò che è relativamente piccolo è astrattamente grande. Allora, se vuoi fare molto per Dio, non generalizzare così tanto. Non scoraggiarti vedendo quanti non sono salvati, guarda quello salvato

(II.) Alla religione personale e privata. La religione è spesso piccola nel suo inizio, a volte rapida, improvvisa convinzione, ma di solito più lenta. Questo giorno di piccole cose può essere disprezzato con disprezzo; dall'opposizione; per negligenza. Le prime impressioni sono sacre; trattali come tali. Il giorno delle piccole cose non è disprezzato da coloro che ne conoscono meglio il valore; il Padre delle Misericordie; il Figlio; Angeli; o Satana. È il pegno di giorni più grandi che stanno arrivando. Applicare ai ministri; genitori; insegnanti della scuola del sabato; gli ultimi risvegliati. (J. Summerfield, A.M.)

Piccoli inizi:

Lo sconforto paralizza lo sforzo, ma la speranza lo stimola e lo sostiene. Lo sconforto non è mai così probabile che si senta come all'inizio di un'impresa, quando ci sono pochi a sostenerlo e molti a opporvisi; quando l'inizio è così piccolo da eccitare le apprensioni dei suoi amici e la derisione dei suoi nemici. Gli ebrei che tornarono dalla cattività babilonica lo sentirono quando si dedicarono alla ricostruzione del tempio. "I piccoli inizi non sono da disprezzare". Considera questo sentimento...

(I.) In applicazione alle istituzioni pubbliche. L'epoca in cui viviamo si distingue felicemente e onorevolmente per uno spirito di zelo religioso. Tante sono le associazioni sparse per il nostro paese, per scopi umani e pii di ogni forma, che la carità, dove non ha che un'offerta solitaria, è quasi smarrita nella sua scelta. Solo coloro che hanno saputo per esperienza che cosa significhi dare origine a una nuova istituzione, specialmente se essa è fuori dalla routine ordinaria dello sforzo cristiano, possono farsi un'idea adeguata del lavoro, della pazienza e dell'eroismo che sono necessari per portarla a maturità, in mezzo ai dubbi degli scettici, agli errori degli ignoranti. le false rappresentazioni dei calunniatori e i calcoli freddi ed egoistici dei tiepidi. Tuttavia, i piccoli inizi non devono essere disprezzati

1.) Gli effetti più meravigliosi sono stati causati da cause apparentemente molto piccole. Illustra dal mondo naturale, intellettuale e politico, e nel mondo della grazia. Ripercorri la causa del protestantesimo fino al suo inizio. Contemplate il progresso del metodismo. O notate gli inizi delle grandi società missionarie, o della Società Biblica

2.) Non dovremmo disprezzare il giorno delle piccole cose, perché la potenza di Dio può ancora rendere gli strumenti più deboli produttivi dei più grandi risultati. Il predicatore più debole può essere lo strumento onorato della conversione, quando il più eloquente ha predicato invano

3.) Per quanto scoraggianti possano essere le apparenze, non sappiamo mai cosa Dio vuole veramente che facciamo, o che facciamo da noi. Non possiamo mai guardare al risultato delle nostre azioni nella loro influenza sugli altri. Nessun uomo che si dedichi alla causa della benevolenza religiosa può dire quale uso Dio intenda fare di lui, ma spesso è molto più grande di quanto egli sia consapevole. Illustrato da Robert Raikes, o Wesley

4.) Nella religione, ciò che può sembrare poco al confronto, è, se visto positivamente e assolutamente, immensamente grande. Possiamo offendere l'ingiunzione del testo con la disattenzione. Noi non sosteniamo uno zelo precipitoso e indiscriminato. O con disprezzo. Se l'oggetto di un progetto è buono, se i mezzi sembrano adatti al fine, non si disprezzi, perché è attualmente nell'infanzia della sua età e della sua forza. Tutto ciò che è sublime nel cristianesimo era un tempo confinato in una piccola cerchia di uomini e donne poveri. La negligenza è un altro modo di peccare contro la lettera e lo spirito del testo. Specialmente coloro che sono gli agenti principali nei piani di benevolenza stiano attenti a non disprezzare il giorno delle piccole cose. Non lasciate che sprofondino troppo presto in uno stato di depressione. Se hanno delle paure, dovrebbero nasconderle e mostrare solo le loro speranze

(II.) Applicare il sentimento del testo alla religione personale

1.) La religione è spesso Piccola nel suo inizio. Non è sempre così. A volte avviene una trasformazione del carattere, tanto completa quanto rapida. Ma il processo abituale di questo grande cambiamento è molto più lento. Il regno dei cieli è simile a un granello di senape. Ci sono molti modi in cui il piccolo inizio della religione personale può essere disprezzato. Può essere ridicolizzato come il fanatismo di una mente debole, o l'entusiasmo di un'immaginazione accesa, o il capriccio di un gusto capriccioso. Il ridicolo è non di rado accompagnato da un'opposizione diretta. Gli uomini che trovano che il riso non serve a nulla è molto probabile che lo scambino con l'ira. La negligenza, tuttavia, è ciò che rientra più immediatamente nello spirito di questa parte dell'argomento. Le prime apparizioni della religione nell'anima non sempre ricevono dagli altri l'attenzione pronta, affettuosa e abile che essi esigono e meritano. Le prime impressioni, se non osservate attentamente, come i giovani germogli degli alberi da frutto in primavera, cadranno presto dalla mente e scompariranno nel nulla

2.) Motivi per cui il giorno delle piccole cose non dovrebbe essere disprezzato. Non è disprezzata da coloro che ne conoscono meglio l'importanza. Non è trascurata o disprezzata dall'Eterno Padre, gli Angeli non la disprezzano. Gli inizi della religione portano a grandi e gloriose realizzazioni. Il nostro argomento ha il suo speciale ammonimento per i ministri, e per i genitori, e per gli insegnanti della scuola domenicale, e per i cristiani in generale. (Giovanni Angel James.)

Il giorno delle piccole cose:

(I.) Qualcosa su Dio. Queste parole ci mostrano che l'umiltà è, se così posso dire, una parte del carattere divino. Non disprezza "il giorno delle piccole cose". È impossibile trovare l'umiltà nella natura divina nella sua essenza, perché non c'è nulla su cui fondarla. La vita di Dio è una vita necessaria. C'è posto per questa virtù nelle azioni divine, anche se non nell'essenza divina. Si noti l'assenza di ostentazione in tutte le opere di natura o di grazia di Dio. Si noti la condiscendenza della Divina Provvidenza. Dio si compiace dell'anima non solo nel suo fiore all'occhiello, nella sua perfezione, nella sua maturità, ma anche nella forma nascente della vita non sviluppata, il fondamento stesso della struttura spirituale. Egli non disprezza i primi inizi; è anche vero che nel "giorno delle piccole cose" Dio agisce in modo particolare

(II.) Qualcosa sulle piccole cose. Disprezziamo le piccole cose e le pensiamo al di sotto di noi. I nostri pensieri e le nostre misure sono molto diversi dai pensieri e dalle misure di Dio. E questo deriva dall'orgoglio, che ci fa pensare tante cose al di sotto di noi, non degne di cura e di finitura. Nasce anche da una certa ignoranza del valore delle piccole cose. Il testo implica che sono importanti

1.) Perché la nostra vita è fatta di piccole cose

2.) Nel loro effetto sulla nostra vita spirituale, perché richiedono un grande sforzo

(III.) Qualcosa su noi stessi

1.) Ci insegna la speranza. Dio non disprezza, perché vede nella Sua mente eterna i risultati

2.) Impariamo la pazienza da esso

3.) Deve riempirci di emulazione. Questo ci farà perseverare e desiderare di fare progressi. (W. H. Hutchings, M.A.)

La considerazione di Dio per i piccoli inizi, fisici e spirituali:

Non era che un piccolo e debole rimanente quello che tornò dalla cattività in Babilonia per ricostruire Gerusalemme e il tempio. I loro spiriti spezzati dalla schiavitù, la loro coesione imperfetta, le loro risorse limitate, i loro sostenitori pochi; gli avversari arroganti e numerosi, le difficoltà molteplici e scoraggianti. Era come se una frazione di uno sciame di api si sforzasse di ricostruire il proprio alveare sotto gli attacchi incessanti di una nuvola di vespe o calabroni maligni. Le loro anime furono sommamente piene di disprezzo per il disprezzo di Sanballat, che gridò ad alta voce: "Che cosa fanno questi deboli ebrei? Riusciranno a far risorgere le pietre del tempio dai cumuli di spazzatura bruciata? Se una volpe salirà anche lui, abbatterà il loro muro di pietra". Ora, questo disprezzo di Sanballat ben rappresenta il disprezzo con cui il grande mondo considera tutti gli inizi religiosi sia nella vita individuale che nella società. L'idea che prevale così ampiamente sulle speranze dei cristiani potrebbe essere espressa così: "Queste vostre aspirazioni dopo l'unione con la Causa Infinita ed Eterna, dopo una vita indistruttibile in Dio, sono troppo assurde. Alzate gli occhi al cielo e considerate la loro magnificenza, guardate l'illimitata vastità di quella macchina celeste, il numero di quei mondi su mondi che risplendono attraverso le tenebre eterne; e poi guardate voi stessi e l'umanità, una nuvola di insetti effimeri che passa. Chi può credere che tali 'minimi della natura' abbiano una relazione permanente con l'universo, e ancor meno con il suo Creatore? Affrontate l'inevitabile e non indietreggiate di fronte al nulla che è il vostro destino". L'unica risposta che basta a questi consigli degradanti si trova nelle parole del profeta della restaurazione. "Chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose?" La legge dell'azione divina è l'evoluzione da piccoli inizi, lo sviluppo di tutte le crescite organiche dai germi e la graduale trasformazione delle forme inferiori in forme superiori dell'essere. Supponiamo che i semi di tutta la flora del mondo a tutte le sue latitudini possano essere offerti alla nostra vista in una visione panoramica. Chi potrebbe supporre, a parte l'esperienza, che da una tale collezione di puntini neri o grigi o gialli, o di minuscoli coni, o di bacche colorate, possano scaturire le foreste che perforano le nuvole dei tropici, o delle Ande americane, e tutte le glorie radiose dei fiori, degli arbusti e degli alberi delle zone temperate? Chi poteva credere che un universo così meraviglioso di forma bella e di colori più belli si nascondesse sotto l'apparenza di inizi così insignificanti? Estendi il pensiero al mondo degli uccelli, allo sviluppo delle loro figure ariose e dei loro vari piumaggio, e dei luoghi di dimora, e dei modi di vivere, tutti scaturiti da germi vitali invisibili nascosti nelle uova in tutti i loro innumerevoli milioni di milioni; e infine ampliare il concetto includendo l'intero mondo animale sviluppato in modo simile. Chi, dopo una recensione del genere, potrebbe razionalmente disprezzare il giorno delle piccole cose? È un mondo che si rinnova incessantemente da punti invisibili di vita, punti di vita sviluppati sotto un potere divino che pervade l'universo delle meraviglie che vediamo intorno a noi. Il visibile e la materia sono un tipo dell'invisibile. "Prima il seme, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga. Così è il regno di Dio". E questo ci porta direttamente alle lezioni divine inculcate dal profeta nel nome del Dio vivente: "Chi ha disprezzato il giorno delle piccole cose?" -le lezioni apprese da Dio Stesso e la Sua procedura d'amore-

(1) Di rispetto per tutte le crescite precoci nei giorni della loro debolezza;

(2) Di tolleranza per tutti i difetti delle loro fasi iniziali; e

(3) Della pazienza con le nature non sviluppate

1.) L'antico proverbio latino ci insegna che "grande riverenza è dovuta ai giovani". Spesso c'è molto poco di questo mostrato a loro. Molte delle qualità più sgradevoli dei bambini sono spesso il risultato diretto del trattamento infame che ricevono dai loro anziani. Cercate di essere un sole per i vostri pianeti, non facendo piovere su di loro solo la fredda luce dell'istruzione e del rimprovero, ma i raggi più caldi di un'amicizia benefica. Le parole sagge non possono sostituire le azioni d'amore. I fiori devono avere il sole. Le anime devono avere tenerezza. Se qui "disprezzate il giorno delle piccole cose", disprezzate le fondamenta delle future strutture del tempio del Signore

2.) Allo stesso modo rispetta gli inizi della religione primitiva. Molti cristiani adulti sembrano non avere fede nella realtà e nel valore della pietà primitiva. Non disprezziamo mai il giorno delle piccole cose, ma comprendendo il rispetto di nostro Signore per la fede e l'amore elementari, non facciamoci mai sorprendere a spezzare, come indegna di fiducia, la canna rotta dell'infanzia, o a spegnere la piccola scintilla sul suo lino fumante

3.) Allo stesso modo dobbiamo imparare, se noi stessi cristiani stabiliti, a comprendere e a simpatizzare con lo sviluppo imperfetto del carattere nei primi stadi di adesione al Figlio di Dio. Sarebbe delizioso se tutti i cristiani fossero improvvisamente colpiti alla perfezione, come un disco d'oro viene coniato con un'immagine eroica da un lato, e con la vittoria di San Giorgio sul drago dall'altro. Ma non è così. La pianta della giustizia è una crescita. Il tempio si alza lentamente. La formazione della somiglianza divina è un processo creativo e imitativo. I bambini sono infantili in entrambi i mondi. Ma chi ha disprezzato gli stadi immaturi dello sviluppo? È come se si entrasse nello studio di uno scultore. Si vede qui un pezzo di argilla quasi informe; là una messa che comincia a rivestire la forma umana; là un busto che cominciava a parlare con le linee della nobiltà o della bellezza; lì un pezzo di marmo che subisce il primo processo più grezzo di assimilazione; là un artista al lavoro con martello e scalpello, che batte frequenti colpi con ardore appassionato, come diceva Michele Angelo, come se volesse "liberare l'angelo imprigionato"; lì la mano maestra al lavoro sui suoi tocchi finali, che sono di infondere l'anima nella pietra, e la bellezza e la vita nella materia morta, e di imprimere su di essa, forse, una somiglianza che trasmetterà alle età future il volto che ha intimorito o deliziato le generazioni contemporanee. Anche così, nella Chiesa, voi vedete le anime in tutti gli stadi del progresso sotto il tocco dell'Artista Supremo. Imparate, dunque, a tollerare i difetti dello sviluppo incipiente. Non sappiamo ciò che saremo e non vediamo ciò che saranno gli altri. Simone, l'appassionato pescatore di Betsaida, divenne la Roccia salda e devota, o Petra, su cui Cristo ha edificato la Sua Chiesa. Il Figlio del tuono è diventato l'Apostolo dell'amore. Il feroce e omicida Saulo divenne il padre gentile e onnicomprensivo delle Chiese Gentili. Dio solo sa cosa tirerà fuori da qualsiasi cosa. L'uomo può estrarre la luce dal carbone più nero, e i colori dell'arcobaleno nei coloranti all'anilina sono estratti dal catrame gassoso. E così Dio può convertire il carbonio in diamante, e le anime brulicanti di molti demoni, in "figli e figlie del Signore Onnipotente". Quanto dovrebbe renderci speranzosi e tolleranti una tale retrospettiva in relazione alle individualità incompiute che ci circondano. Dobbiamo vedere la "fine del Signore" prima di giudicare la Sua opera. C'è un solo Occhio che vede la fine fin dall'inizio, ed è l'occhio dell'Eterno. Ciò che è ultimo per il nostro pensiero è il primo per Lui. La prospettiva evoluzionaria è sempre davanti a Lui, e guardando ogni creatura Egli vede ciò che quella creatura diventerà in tutti gli stadi della sua futura eternità. Non sappiamo cosa saremo; ma sappiamo che disprezzare le piccole cose ora significa contraddire i processi del pensiero divino e farsi beffe dei metodi della procedura divina. Ogni anima è il soggetto di un'opera che non finirà mai, sotto la mano del Progettista Onnipotente. E ciò che ci soddisferà, quando ci sveglieremo a Sua somiglianza, e Lo soddisferà quando Egli si riposerà con gioia, e vedrà che la Sua opera è "molto buona", nel sabato senza fine, sazierà anche i desideri dei Suoi servitori. Oh, quale sarà il cielo di un uomo come San Paolo? È questa visione, nei suoi diversi gradi di gloria, che la Mente Onnisciente vede in anticipo per tutti i servitori di Dio nell'eterno futuro; ed è perché lo vede, che ci avverte di non "disprezzare mai il giorno delle piccole cose"; perché ogni anima è ciò che Dio la vede essere, non solo ora, ma nel suo sviluppo futuro. (Edoardo Bianco.)

La benedizione di Dio nel giorno delle piccole cose:

1.) La grande mente di Dio, così infinitamente al di sopra del nostro livello, non percepisce tutte le distinzioni che siamo soliti fare tra ciò che chiamiamo grande e piccolo. A una persona molto elevata, tutto ciò che sta in basso - le persone e gli edifici - appare ugualmente piccolo, anche se Geova è troppo in alto per percepire i vari gradi di grandezza e piccolezza in cui siamo abituati a dividere gli affari della vita

2.) È sempre stato il piano di Dio di operare da inizi apparentemente piccoli; se avesse voluto, avrebbe potuto comandare grandi cose all'esistenza in una sola volta, ma ha detto: "Il piccolo diventerà mille", ecc. Isaia 60:22. Il grande Salvatore venne al mondo come un bambino debole: il suo grande regno cominciò con dodici uomini, la maggior parte dei quali erano ignoranti. Marco gli inizi insignificanti delle missioni moderne, delle scuole domenicali o del nostro Movimento di Impegno Cristiano! In verità, "Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i saggi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le cose forti" 1Corinzi 1:27

3.) Coloro che disprezzano il giorno delle piccole cose non compiranno mai grandi opere. È pericoloso e disastroso prendere alla leggera i piccoli inizi del male, del peccato o delle cattive abitudini. La moderna teoria scientifica dei germi può essere usata come un esempio appropriato, mostrando come la negligenza di atomi anche infinitesimali sia la causa di tante malattie mortali

4.) La tenerezza di Dio si manifesta nel suo riguardo per i piccoli e i deboli. "Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lino fumante, finché non mandi il giudizio alla vittoria" Matteo 12:20. Nostro Signore si riferiva spesso ai piccoli inizi del Suo regno, paragonandoli a "semi", "un granello di senape", "un po' di lievito" Matteo 11. Il giorno delle piccole cose è il giorno delle cose preziose, ma non dobbiamo essere soddisfatti finché non diventa il giorno delle grandi cose

5.) Piccole cose segnarono l'inizio dell'opera nelle mani di Zorobabele, così piccolo era il fondamento agli occhi di coloro che avevano visto la gloria dell'antico tempio, che "piansero a gran voce" Esdra 3:12 al confronto; ma Dio li assicurò che, alla fine, la sua gloria sarebbe stata più grande, in quanto il Messia stesso sarebbe stato entro le sue mura e il Suo Vangelo sarebbe stato proclamato in esse Atti 5:42

6.) C'è grande conforto qui, per tutti i costruttori depressi del tempio spirituale. Il lavoro procede così lentamente che spesso ci scoraggiamo. Ma anche se l'opera della grazia è così piccola nei suoi inizi, l'affossatura è in buone mani. Il grande capomastro porterà sicuramente a compimento ciò che ha iniziato. Gesù Cristo è il compitore e l'autore della nostra fede Ebrei 12:2

7.) "La benedizione di Dio su di esso" è il segreto di ogni successo. Il lavoro, grande o piccolo, senza questo è un fallimento totale. "Non per forza, né per potenza, ma per il mio Spirito, dice l'Eterno" Zaccaria 4:6. (E. J. B.)

Follia di disprezzare le piccole cose:

Il valore delle piccole cose può essere visto in...

(I.) I rapporti provvidenziali di Dio con la Sua Chiesa. Fornisci illustrazioni tratte sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento, dalla Riforma e dalle moderne società missionarie

(II.) Nello sviluppo della vita interiore

1.) Nell'educazione dei figli

2.) Nella formazione delle abitudini; sia nel bene che nel male. Conclusione-

(1) Dio è ancora con la Chiesa. Poi c'è speranza nei nostri piccoli inizi

(2) Lavorare pazientemente, aspettando il tempo di Dio

(3) Trovate incoraggiamento nella tentazione in questo, che "Egli non spezzerà la canna rotta", e se la fede è debole, ricordate che un bambino può realmente (anche se non così saldamente) tenere un bastone come un uomo forte. (J. G. Pilkington, M.A.)

Il giorno delle piccole cose:

Senza dubbio molti degli Ebrei avevano guardato con una sorta di disprezzo all'inizio apparentemente insignificante che era stato fatto per restaurare la religione dei loro padri, e si erano scoraggiati l'un l'altro insinuando che ciò che era iniziato con tanta debolezza non avrebbe mai potuto giungere a una conclusione felice. Avrebbero potuto saperlo meglio. Proprio perché sembrava che ci fosse poca proporzione tra l'azione e il fine, decisero subito che il successo era difficile da cercare, e che era inutile perseverare in un'impresa così palesemente disperata. Questi ebrei sono stati imitati da uomini di ogni età. Gran parte del male che esiste nel mondo può essere fatto risalire al disprezzo del "giorno delle piccole cose".

(I.) Le ragioni che si trovano contro tale disprezzo. Dio è solito operare attraverso strumenti o mezzi, che nel calcolo umano sono sproporzionati rispetto ai fini che Egli si propone di realizzare. Non sempre prende quello che a noi sembra un potente arbitrio, quando si deve raggiungere un potente risultato. C'è in tutti noi la tendenza ad attribuire a cause seconde ciò che dovrebbe essere attribuito direttamente alla prima. È nel giorno delle piccole cose che Dio ordinariamente interpone quelle grandi rivoluzioni e liberazioni che alterano l'intero stato, sia delle nazioni che degli individui. Dio di solito inizia con ciò che sembra insignificante

(II.) Alcuni casi in cui il "giorno della piccola cosa" è disprezzato, con le conseguenze che ne possono derivare. È probabile che prendiamo alla leggera le piccole cose. Prendiamo il caso dello schiavo delle cattive abitudini. Pochi si tuffano immediatamente nel male. La maggior parte degli uomini comincia deviando dal giusto in qualche piccolo particolare. Ed è questo piccolo inizio che è pericoloso disprezzare. Osservate la condotta ordinaria seguita da Dio nelle Sue operazioni spirituali sugli uomini non convertiti. Per la maggior parte non devono essere distinti dalle operazioni della loro mente. C'è un piccolo inizio di influenza che è pericoloso disprezzare. (Henry Melvill, B.D.)

Piccole cose:

(I.) Che cosa dobbiamo intendere per "giorno delle piccole cose"? È corso di Dio che l'inizio sia piccolo per portare a grandi effetti. Lo vediamo nella creazione, nella provvidenza e nella grazia. In molti cuori giovani e teneri c'è stato solo un pensiero, poi un dubbio, poi un desiderio, poi una preghiera. E quello era solo il giorno delle piccole cose: era il primo albeggiare di una giornata luminosa. Quando Dio inizia l'opera, la porta avanti a modo Suo, quindi la perseveranza è il grande segno di una chiamata efficace. Pensate a coloro che, pur non essendo giovani di età, sono deboli nella fede. Sono sempre in bilico tra speranze e paure. Ovunque guardiamo possiamo vedere un "giorno di piccole cose".

(II.) Chi l'ha disprezzato? Dio no. Gesù non li disprezzerà. Fai attenzione a non essere trovato a disprezzarlo. Applicatevi ai ministri, ai genitori, agli insegnanti. L'opera graduale nelle anime è poco discernibile, ma, se debitamente meditata, può essere tracciata con la stessa chiarezza di qualsiasi altra. (J. H. Evans.)

Il significato delle sciocchezze apparenti:

(I.) Illustrazioni dalla natura

1.) Il seme

2.) Il ruscello di montagna

3.) La scintilla

4.) Il bambino

(II.) Illustrazioni dalla provvidenza

1.) Scritturale, come Giuseppe, Mosè, Davide, Ester

2.) Generale, come Cromwell, Napoleone

(III.) Illustrazioni tratte dalla storia della Chiesa

1.) Introduzione al Vangelo

2.) Riforma

3.) Le confessioni religiose

4.) Istituzioni benefiche e religiose. (G. Brooks.)

Il giorno delle piccole cose:

È un "giorno di piccole cose" per te per quanto riguarda il tuo...

(I.) Convinzione di peccato. Com'è facile sapere di essere peccatori, quanto è difficile sentirsi tali. Ci affliggiamo perché ci sembra di non poterci pentire. Ma fai attenzione a non immaginare che un certo numero di lacrime, un certo standard di pentimento ti qualifichi per le benedizioni della salvezza di Cristo. Mettiti alla prova così: "Come mi sento riguardo al peccato? Ho forse il desiderio di liberarmene nella sua potenza, così come nelle sue conseguenze? Provo un vero grado di odio nei suoi confronti? Desidero odiarlo?" Se puoi rispondere affermativamente, questa è una prova sicura che lo Spirito di Dio non ti ha abbandonato. L'ufficio dello Spirito è quello di convincere del peccato

(II.) Fede. Il tuo grido è: "Signore, io credo, aiuta la mia incredulità". Non avete dubbi sulla potenza dell'opera di Cristo; ma puoi a malapena credere che ci sia salvezza per te. Molti sono nelle tenebre e nell'inquietudine per mancanza di fede. Potrebbe essere un "giorno di piccole cose" per quanto riguarda la tua fede nella provvidenza di Dio

(III.) Le grazie cristiane e l'influenza pratica della religione sulla vita. Anche questo è fonte di profonda umiliazione e di molta inquietudine per voi. Non scoraggiatevi. L'opera della grazia è graduale; Non si può seminare il seme e avere fiori e frutti in un giorno

(IV.) Pace e gioia spirituali. Non ci può essere presunzione pretendere ciò che Dio concede, ciò che Cristo ha acquistato

(V.) Conoscenza religiosa. Nella Bibbia si trovano molte difficoltà. Finora sembra che tu comprenda solo "i primi principi della dottrina di Cristo". Come si fa allora a raggiungere la perfezione? Lo Spirito, per insegnarti e illuminarti, così come per santificarti e confortarti, è fatto un patto con te. Crescerai nella conoscenza come nella grazia. (Giovanni C. Miller.)

Il giorno delle piccole cose da non disprezzare:

In questo messaggio Dio rimproverò coloro che avevano guardato con disprezzo il nuovo tempio, e anche coloro che pensavano di non essere in grado di portarlo a termine. Li informò che l'opera era Sua, che doveva essere influenzata non dalla potenza o dalla potenza umana, ma dal Suo Spirito. Zorobabele doveva finirlo, e quelli che avevano disprezzato il debole inizio dell'opera dovevano vederne il completamento

(I.) In tutte le opere di Dio c'è di solito un "giorno delle piccole cose". C'è una stagione in cui la Sua opera non fa che un'apparizione molto piccola e poco promettente. Illustrare dagli inizi della Chiesa cristiana e dall'opera della grazia nei cuori degli individui

(II.) Molte persone disprezzano "il giorno delle piccole cose". I nemici di Dio lo fecero al tempo di Zaccaria. Gli amici di Dio lo fanno. Ci pensano troppo poco; la sottovalutano, e non ne sono affatto sufficientemente grati, e quindi si può dire, relativamente parlando, che la disprezzino. Illustrate, i tempi di risveglio religioso generalmente iniziano con persone di nessuna posizione sociale, e quindi i risvegli sono spesso disprezzati. Anche i cristiani stimano troppo poco l'opera di Dio nei loro cuori

(III.) Motivi per cui non dovrebbe essere disprezzato

1.) Tale condotta tende a impedire che diventi un giorno di grandi cose

2.) Perché gli abitanti del cielo, il cui giudizio è secondo verità, non lo disprezzano

3.) Perché il nostro Salvatore non lo disprezza. "Non spegnerà il lino fumante".

4.) Il nostro Padre Celeste non lo disprezza

5.) Perché è l'inizio di un giorno di grandi cose. Applicare-

(1) Chiedendo a ogni persona presente, è per voi, in senso religioso, anche solo un "giorno delle piccole cose"? Fai attenzione a come neghi o sottovaluti ciò che Dio ha fatto per te

(2) C'è un errore opposto. Invece di disprezzare la giornata, alcuni professori ne danno troppo peso e ne sono troppo soddisfatti. Concludono troppo frettolosamente che l'opera della grazia è iniziata nei loro cuori, e si lusingano che andrà avanti, senza la loro attenzione. (E. Payson, D.D.)

La grazia debole incoraggiata:

Non è facile determinare cosa è piccolo. Le cose, all'inizio apparentemente banali e poco interessanti, diventano spesso molto grandi e importanti. È così per natura, per la scienza, per gli affari politici, per le preoccupazioni morali. Quale deduzione dovremmo ricavare da ciò? Un filosofo non disprezzerà il giorno delle piccole cose; un uomo di Stato non lo farà; un moralista non lo farà... e dovrebbe farlo un cristiano? Applica la domanda interamente al soggetto della religione

1.) L'opera della grazia nell'anima è spesso piccola nel suo inizio. Il cristiano è un soldato, e l'inizio della sua carriera è naturalmente il giorno delle piccole cose. Il cristiano è uno studioso; e quando entra nella scuola, è, naturalmente, un "giorno di piccole cose"; Inizia con i rudimenti

2.) Tre motivi per cui il giorno delle piccole cose non è da disprezzare

(1) Il nostro Salvatore non lo disprezza. Ha ricevuto e benedetto i deboli

(2) Perché un tale giorno è prezioso. La vera grazia è infinitamente preziosa. È l'opera di Dio; l'immagine di Dio; la gloria di Dio; la delizia di Dio. Un po' di grazia è troppo preziosa per essere disprezzata

(3) Perché sarà un giorno di grandi cose. Il bambino diventerà un uomo, non disprezzerà la sua infanzia. La grazia divina certamente aumenterà. Ciò che è seminato nella debolezza sarà risuscitato in potenza. Concludi con una domanda: È anche solo una giornata di piccole cose con te? Con un ammonimento. Non trascurate né sottovalutate la religione imperfetta, sia in voi stessi che negli altri. Se siete retti di cuore, correrete il pericolo di disprezzarlo in voi stessi. Sei in qualche pericolo rispetto agli altri. Forse pensate troppo poco a una vera opera di grazia. Potreste supporre che Dio non abbia fatto nulla, dove ha fatto molto. Con un'avvertenza. Non lasciate che il soggetto causi negligenza nel dovere. Coloro che hanno "gustato che il Signore è misericordioso", grideranno: "Dateci sempre di più questo pane". Di più è raggiungibile. Di più è auspicabile. Ci sono due ragioni per cui dovresti cercare di crescere nella grazia; uno è preso dall'utilità e l'altro dalla comodità. (William Jay.)

Il giorno delle piccole cose:

Il disprezzo per i piccoli inizi è una delle manifestazioni più ordinarie dell'indole umana, in tutti i settori degli affari, ma specialmente nelle cose connesse con interessi sacri. Diversi grandi poteri e sistemi influenti, buoni o cattivi, che hanno avuto un effetto potente, sono stati disprezzati, nella loro origine apparentemente insignificante. Le persone nominate per essere della massima importanza al mondo hanno spesso sperimentato il disprezzo all'inizio della loro carriera. Questo è vero per Davide, ed è in un certo senso vero per il Figlio dell'Uomo. Il mondo vanitoso è sempre stato particolarmente disposto a disprezzare senza esitazione i piccoli inizi delle operazioni divine, ad attribuire meschinità a ciò che aveva una relazione con la grandezza infinita. La stessa causa cristiana, nella sua fase iniziale, era oggetto di estremo disprezzo; ogni epiteto ignominioso era collegato al nome di un cristiano. Così andò la grande Riforma. Commentiamo la tendenza degli uomini a indulgere al disprezzo per le cose buone, nella piccolezza e nella debolezza dei loro inizi e delle loro prime operazioni. Il caso del nostro mondo è che l'uomo, avendo perduto la sua bontà originale, doveva essere sottoposto a un'economia di disciplina, per la sua correzione e restaurazione pratica; ma che l'operazione per questo non doveva essere improvvisa, ma attraverso vari procedimenti, cominciando da un'apparente piccolezza di azione, potere e portata, in modo da apparire, nel giudizio umano, incompetente per un grande scopo. Perché la Saggezza Sovrana l'ha stabilita così? È una disciplina più elevata per i servitori di Dio, come agenti di una buona causa, in quanto porta il loro principio di obbedienza sotto una prova più chiara e inequivocabile. Tende a mantenerli sotto una convinzione diretta e pressante che tutto il potere è da Dio. Avranno anche un senso più forte del valore del bene che si realizza così duramente e così lentamente. Possiamo smascherare l'errore e l'ingiustizia di questa disposizione a disprezzare i piccoli inizi? Deriva dal non comprendere debitamente la preziosità di ciò che è buono, anche in una parte anche nella più piccola parte di esso. Ogni bene essenziale, nel senso più alto, è una cosa di valore inesprimibile: specialmente in un mondo malvagio, dove è sparso tra gli elementi più bassi. Ancora una volta, nell'indulgenza a questa disposizione, si lascia fuori dalla vista quanto, in molti casi, fosse necessario fare in precedenza, per portare all'esistenza il piccolo inizio: esso non è iniziato all'esistenza da solo. Anche se piccolo, potrebbe essere stato il risultato di una grande combinazione. Un'altra cosa è che siamo inclini a fissare un prezzo troppo alto per i nostri sforzi e servizi. Abbastanza lontani dall'essere piccoli, in verità, sono stati i nostri lavori, le spese, i sacrifici, le rinunce, gli inconvenienti, le suppliche, forse le preghiere. La nostra presunzione non può sopportare che così tanto del nostro libero arbitrio, il nostro, venga consumato per un risultato così piccolo. Un decimo dei dolori avrebbe dovuto fare altrettanto. Non è un equivalente; Ed è un destino difficile lavorare in questi termini. Ancora una volta, misuriamo troppo il nostro breve periodo di esistenza terrena. Vogliamo che tutto ciò che viene fatto per il mondo sia fatto nel nostro tempo. Vogliamo contrarre il piano dell'Onnipotente entro i nostri limiti di tempo, e accelerare il movimento, in modo da poterne vedere chiaramente la fine. In tutto questo c'è l'empietà di non riconoscere debitamente la supremazia di Dio. Il grande essenziale della religione - la fede - è la mancanza; fede nell'infallibile saggezza dello schema e delle determinazioni divine: fede nella bontà di Dio. Con tale fede guardiamo al "giorno delle piccole cose" e protestiamo contro la tendenza a disprezzarlo, sia che si tratti di uomini buoni, per impazienza e di una presunzione molto censurabile, sia che si tratti di uomini mondani, di irreligione. Guardate nel mondo naturale, come se avesse un'analogia emblematica di un ordine superiore di cose. In natura vediamo molti esempi di piccolezza attuale che contiene un potente principio di ingrandimento: come il seme di una pianta, il germe di un fiore, la ghianda della quercia. Nel fuoco c'è un principio misterioso di enorme potenza. Il genitore disprezza il giorno delle piccole cose nel suo bambino? Volgetevi al regno di Dio sulla terra, la cui promozione è la causa di Dio. Lì le piccole cose vanno valutate in base a quello che devono diventare. Ma quali cose, ancora relativamente piccole, rientrano in questa descrizione? Rispondiamo; Tutte le cose, giudiziosamente e in buona fede, cercavano di promuovere la causa migliore, cioè di diminuire l'orribile somma della depravazione e della miseria umana. Sforzi per diminuire l'ignoranza. L'argomento include il progresso del vero cristianesimo. Guardando all'estero, non possiamo che pensare che sia un "giorno delle piccole cose" per il cristianesimo. Ma che cos'è che, per questo motivo, sarà disprezzato? È il cristianesimo stesso, o è Dio che lo ha mandato? Possiamo essere certi che quando Dio fa o fa iniziare un'opera buona, è destinata al progresso e all'espansione. Ora per protestare e mettere in guardia contro il "disprezzo". A un distensore decisamente irreligioso, potremmo dire: "Attento a quello che fai; perché, se la cosa viene da Dio, tu lo sfidi con il tuo disprezzo". C'è anche un ammonimento per coloro che sono troppo inclini a cadere in qualcosa di simile a ciò che il testo descrive, non per ostilità alla religione e al miglioramento generale, ma per mancanza di fede, per indolenza, codardia o mero calcolo mondano, per fare i conti sulle cose senza contare su Dio. Sottovalutare è in un certo senso "disprezzare". Non ci sarà un'esortazione a esaminare se l'orgoglio, la pigrizia o la cupidigia non hanno qualcosa a che fare con questo? In alcuni casi, essa procede in parte dalla causa meno biasimevole di una costituzione d'animo cupa, apprensiva, sconsolata, che guarda il lato oscuro, che è costernata dalle difficoltà, che è incline a temere di più e a sperare di meno, che si sofferma più sui fallimenti ricordati e registrati che sui successi. Ma ci può essere l'interferenza dell'orgoglio. Un uomo deve avere una tale nozione di se stesso, e di una buona causa, da ritenere inconveniente per la sua dignità collegarsi o occuparsi di essa. Non è di ordine, o di stato, riflettere alcun onore su un uomo dei suoi alti sentimenti, delle sue abitudini raffinate o della sua considerazione nella società. Per alcuni uomini un buon lavoro o un buon disegno è di "poco" conto, quando non ha la qualità di risvegliare il temperamento pigro, nulla che ecciti lo sguardo e la meraviglia. La cupidigia è uno dei "disprezzi" pratici più decisi. Molto veramente un uomo tratta le cose buone come spregevolmente piccole, quando ritiene che non valgano il suo denaro, cioè il denaro che potrebbe permettersi. Preferiremmo riferirci a coloro che non erano positivamente nemici, il cui "disprezzo", nel senso mitigato della parola, era dovuto alla poca fede, al risparmio di sé, alla falsa prudenza, al calcolo mondano. Hanno vissuto abbastanza a lungo da vedere che la buona causa può fare a meno di loro, e che nella comunità si possono trovare spiriti più generosi, liberali e magnanimi. Ebbene, in ogni caso, la buona causa di Dio, di Cristo, del miglioramento umano, è certa, è destinata ad avanzare e a trionfare. Si può finalmente vedere che l'intero corso del mondo, dall'inizio alla fine, è stato "un giorno di piccole cose", in confronto al seguito, solo come breve introduzione a un'economia immensa e senza fine. (Giovanni Foster.)

Apprezzamento cristiano per le piccole cose:

Zorobabele fu istruito dal Signore a tenere in debita considerazione anche l'inizio imperfetto già fatto, e a considerare con un certo grado di sicurezza e soddisfazione i deboli risultati che le sue mani avevano già prodotto. Questo non è che uno degli innumerevoli esempi, sia nella Scrittura che nella natura, dell'affettuoso interesse con cui Dio considera le "piccole cose". Non è del tutto facile e naturale per noi pensare che Dio metta tutta l'abilità del Suo pensiero e l'interesse del Suo cuore nelle piccole questioni della Sua provvidenza e della Sua opera. In tutti i nostri tentativi di raffigurarlo e localizzarlo, ricorriamo istantaneamente e spontaneamente a parole che rappresentano l'immensità dell'altezza, dell'ampiezza e del circuito. Non è la goccia, ma l'oceano, non il sassolino, ma la montagna che ci sembra profumata della suggestione divina e carica della presenza divina. Questa tendenza ci spinge a vedere Dio nel bagliore del lampo e a sentirlo nel fragore del tuono, ma ci rende sordi a Lui nel picchiettio della pioggia, nel sospiro del vento e nel cinguettio del passero. Felice è l'uomo e il profeta che ha l'orecchio per scoprire la Divinità che alberga nelle piccole voci tranquille delle opere e delle provvidenze di Dio. È solo quando passiamo al Nuovo Testamento che otteniamo le migliori assicurazioni della considerazione distribuita da Dio, e del Suo interesse e affetto dettagliati. È il genio del Vangelo cercare di convincere gli uomini della paterna sollecitudine di Dio per noi. Ma la sollecitudine paterna sempre particolarizza e individualizza: e così nel Vangelo non c'è molto del cielo, ma molto della terra: non tanto delle masse degli uomini, ma dei singoli uomini. Dio nutre l'uccello, dipinge il giglio, veste l'erba. "Anche i medesimi capelli del tuo capo sono tutti contati". La storia di Cristo, dal Battesimo all'Ascensione, è fatta soprattutto di piccole parole, di piccoli gesti, di piccole preghiere, di piccole simpatie, che si sommano in una successione instancabile. Una ragione per cui non abbiamo più un continuo e solido conforto nella nostra vita cristiana è che stiamo cercando e provando grandi gioie, e trascurando e mancando di economizzare la moltitudine di piccole benedizioni che sono a portata di mano, e che, se coltivate e coltivate, andrebbero, nella maggior parte dei casi, a comporre una vita sostanzialmente piacevole e abbastanza solidamente confortevole. Non è bene pregare per grandi gioie. C'è qualcosa di inquietante e inquietante in loro. È molto meglio pregare affinché il nostro cuore possa essere indotto ad apprezzare le nostre gioie quotidiane e ad apprezzare la bontà di Dio in modo che queste gioie quotidiane giungano a un'espressione molto tranquilla ma molto costante. Vogliamo un genio cristiano per infondere sublimità nelle sciocchezze. Qualcuno ha detto: "È meglio che la gioia si diffonda per tutto il giorno, sotto forma di forza, piuttosto che si concentri in estasi, piene di pericoli e seguite da reazioni". La nostra vita sarebbe più fruttuosa se lasciassimo che il nostro cuore sentisse le gocce incessanti della misericordia celeste. Il costante abbandono delle piccole bontà di Dio sembra progettato, non tanto per se stesse, ma, come la costante caduta della pioggia, affinché possano essere per noi una sorta di fertilità celeste, che si impregna nei pori dell'anima e affonda intorno alle radici dei nostri virili propositi cristiani, nutrendo quei propositi, assorbendosi in essi, e così vivificandoli, edificandoli e spingendoli alla fruttificazione. Che capacità ha anche la vita più banale di permetterci la disciplina. Un angelo buono si nasconde davvero in ogni provocazione e meschina esasperazione. Le piccole prove che vengono date al nostro temperamento, alla nostra fede, al nostro affetto, alla nostra consacrazione, sono più efficaci di quelle più grandi e più imponenti. Ci prendono quando siamo in guardia. C'è qualcosa nelle grandi occasioni che ci innervosisce a poteri di resistenza non propriamente nostri. Dovremmo mostrare grande rispetto per le piccole opportunità di servizio e per la continua brevettualità nelle piccole cose che fanno bene. (Charles H. Parkhurst, D.D.)

Dovere in relazione al piccolo:

(I.) Raramente è saggio disprezzare "il giorno delle piccole cose". Questo è dimostrato dalla storia e dall'osservazione. Guardate la natura. Nella mano di un bambino può essere messa una ghianda che sarà la madre di molte foreste. Il Wye e il Severn possono essere girati dove si vuole alla loro fonte, e un bambino può scavalcarli. Atti all'inizio sono debitori al più piccolo rivolo possibile, e persino alle lacrime dei giunchi. Guardate gli uomini. Rembrandt dipinse in una fucina; Pascal tracciò il suo Euclide con il gesso; Wilkie disegnò il suo primo schizzo approssimativo sulle pareti imbiancate a calce delle stanze di suo padre con un bastone bruciato; e fu con un bastone bruciato sulla porta del fienile di suo padre che uno dei più celebri predicatori del Galles imparò a scrivere. Luther non era che il figlio di un minatore, Carey un calzolaio e Morrison un ultimo fabbricante! E chi può fare a meno di tornare all'umile compagnia del pescatore galileo che poi ha sconvolto il mondo. Sydney Smith si prese gioco della Società Missionaria Battista, perché la prima raccolta a suo nome fu di sole 13 sterline, 2 scellini e 6 pence; e per venire a un recente movimento politico del Lancashire, chi può dimenticare il "giorno delle piccole cose" della Anti-Corn Law League e il successivo grande successo?

(II.) In genere è sbagliato disprezzare "il giorno delle piccole cose"

1.) C'è una mancanza di cuore in esso. È durante "il giorno delle piccole cose" che gli uomini hanno bisogno di simpatia e aiuto. Johnson nella composizione del suo dizionario, e molti altri in tutti i campi del lavoro. "A chi ha sarà dato". Gli atti sono un punto nella storia di un uomo, una parola gentile, uno sguardo comprensivo e una stretta cordiale della mano saranno percepiti come più utili di qualsiasi somma di denaro in una fase successiva della sua carriera

2.) C'è una vigliaccheria in esso. La vigliaccheria di deridere gli sforzi onesti e ben intenzionati su piccola scala

3.) C'è un'ingiustizia in questo. L'ingiustizia di negare l'incoraggiamento e la lode a uomini che agiscono in modo tale da meritare il successo, che ci riescano o meno. Beato l'uomo che crede ancora che "la sapienza è migliore della stoltezza, anche se non gli porta il pane durante il regno degli stolti". Il diritto, la cosa cristiana dovrebbe avere la precedenza su tutti i calcoli per quanto riguarda la scala delle operazioni. Il diritto deve essere pesato sulla sua bilancia, testato secondo i suoi stessi standard. L'estrema importanza di non "disprezzare il giorno delle piccole cose" per quanto riguarda:

1.) La formazione di cattive abitudini e irreligiose

2.) La formazione di abitudini religiose e la cura delle impressioni e delle convinzioni religiose

3.) L'attuale statura degli uomini e della spiritualità dei cristiani professanti e reali

4.) La prevalenza finale del cristianesimo in tutto il mondo. (Omileta.)

Giornata delle piccole cose - Una chiacchierata con i bambini:

Siamo tutti inclini a sottovalutare l'importanza delle piccole cose ogni volta che le vediamo. Non dovremmo disprezzarli...

1.) Perché le piccole cose sono spesso troppo potenti per essere disprezzate. I nostri nemici sono i microbi, non i leoni. Le scoperte della scienza vanno principalmente nella direzione di mostrare il terrore delle piccole cose

2.) A causa dell'estrema bellezza delle piccole cose. Illustra con le rivelazioni del microscopio. La loro bellezza ci insegna che Dio si è preso cura di rendere squisitamente belle non solo le cose grandi, ma anche le più piccole. Egli è un lavoratore così perfetto che non farebbe nulla in modo imperfetto. E da noi, un'attenta attenzione alle piccole cose aiuterà a formare un carattere nobile per la vita. Se diventi negligente e trasandato a scuola, a poco a poco sarai trasandato nella vita. Non c'è modo di sapere quali piccole cose possono diventare con il passare del tempo. Figlioli, imparate a conoscere Gesù Cristo e il Suo amore, e potreste diventare un grande riformatore, o uno come Lutero, Knox, Wesley, Spurgeon o Florence Nightingale. Allora non trattate mai le piccole opportunità con indifferenza, ma considerate che ogni grande cosa è nata da un piccolo inizio, e che una grande vita, di regola, consiste in tante piccole cose ben fatte. (David Davies.)

Piccole cose (ai bambini): - Voi, figli miei, vivete nel giorno delle piccole cose, il giorno dei piccoli dolori e delle piccole gioie e dei piccoli peccati e dei piccoli pensieri e delle piccole parole, ma non disprezzate il giorno delle piccole cose. I risultati più grandi, sia nel bene che nel male, vengono da piccoli inizi. C'è una vecchia favola secondo cui gli alberi della foresta una volta tenevano una riunione per lamentarsi delle ferite che l'ascia del boscaiolo aveva fatto loro. Tutti gli alberi decisero che nessuno di loro avrebbe dato del legno per fare un manico per il loro nemico, l'ascia. L'ascia viaggiava su e giù per la foresta, implorando la quercia e l'olmo, il cedro e il frassino, di dargli legna sufficiente per un manico, ma tutti rifiutarono. Per ultimi gli atti 50 'ascia implorò di avere abbastanza legna, solo un po', per permettergli di abbattere i rovi, che soffocavano le radici degli alberi. Ebbene, acconsentirono e gli diedero un po' di legna, ma appena la scure ebbe il manico, il cedro e la quercia, il frassino e l'olmo, e tutti gli alberi furono abbattuti. Lo stesso vale per i peccati e le cattive abitudini. Iniziano con un inizio molto piccolo; il tentatore sussurra: "Non è un piccolo?" e poi, se cedi a loro, ti abbattono e ti distruggono. Ricorda che un singolo verme può uccidere un intero albero. Non pensare mai che il peccato sia una sciocchezza; Può sembrarti piccolo, ma non per questo è meno pericoloso. Uno scorpione è un rettile molto piccolo, ma può pungere a morte un leone. Ci sono molti uomini e donne rovinati, che hanno cominciato da bambini essendo troppo oziosi per alzarsi presto la mattina e per fare il loro lavoro. Se vuoi sbarazzarti delle erbacce nel tuo giardino, strappale quando sono giovani; Non dare loro il tempo di crescere forti e correre a seminare. Se volete crescere per diventare bravi uomini e donne, cercate di avere la meglio sulle cattive abitudini mentre siete giovani. Una delle fatiche di Ercole fu quella di uccidere l'idra, un orribile mostro con cento teste. Non appena una testa veniva tagliata, altre due crescevano al suo posto, a meno che la ferita non fosse fermata con il fuoco. Abbiamo tutti una specie di mostro come l'idra con cui combattere. Forse il tuo mostro è il cattivo carattere, o la pigrizia, o la falsità. Devi combattere contro il tuo mostro e tagliargli la testa. E devi bruciare la ferita con il fuoco, affinché le teste non ricrescano. Voglio dire che dovete pregare Dio perché vi aiuti e mandi il fuoco dello Spirito Santo in vostro aiuto. I piccoli peccati ci sembrano sciocchezze. Ebbene, anche un granello di sabbia sembra una cosa molto piccola, eppure milioni di granelli di sabbia formano un deserto e seppelliscono il viaggiatore sotto di essi. Quando sbagliamo per piacere a noi stessi, pensiamo che sia una cosa da poco e non vediamo l'ora di fare a modo nostro. Ma col tempo scopriamo che ciò che otteniamo con il nostro peccato alla fine ci schiaccia. Agli albori di Roma il governatore della cittadella, la parte più forte della città, aveva una figlia di nome Tarpeia. Quando i Sabini, una tribù vicina, vennero ad attaccare Roma, Tarpeia promise di aprire le porte ai nemici del suo popolo. Come ricompensa chiese ciò che i Sabini portavano sulla mano sinistra, cioè i loro braccialetti d'oro. Quando la donna traditrice li ebbe fatti entrare, il re dei Sabini gettò su Tarpeia non solo il suo braccialetto, ma anche il suo pesante scudo, che portava sulla mano sinistra. I suoi seguaci fecero lo stesso, e Tarpeia fu schiacciata sotto gli scudi e i bracciali. Così è con il peccato. "Il salario del peccato è la morte". Ancora una volta le paroline sembrano sciocchezze, ma sono molto importanti. Parole come "Non lo farò", "Non lo farò", "Non mi interessa" hanno reso triste il cuore di molti genitori e rovinato una vita promettente. (H. Wilmot Buxton, M.A.)

Piccolo, ma sufficiente:

Nel resoconto di Sir Henry M. Stanley delle sue esperienze africane, racconta del suo primo incontro con una tribù di pigmei che usava frecce avvelenate. Con sorrisi sprezzanti i giovani estrassero i minuscoli dardi, li gettarono via e continuarono a rispondere ai selvaggi con colpi di fucile. Quando il giorno di battaglia era finito, le ferite, che erano semplici punture, venivano siringate con acqua calda e bendate, ma presto il veleno cominciò a farsi sentire, e tutti coloro che erano feriti morivano dopo terribili sofferenze, o avevano la costituzione distrutta o erano inabili per lungo tempo. Così il peccato più piccolo fa la sua opera nel cuore e nella vita, prima o poi

Piccolo, ma in crescita: quando il padre di Guglielmo il Conquistatore stava per partire per la Terra Santa, radunò i pari della Normandia e chiese loro di giurare fedeltà al suo giovane figlio, che era solo un bambino. Quando i baroni sorrisero al debole bambino, il re rispose prontamente al loro sorriso: "Può essere piccolo ora, ma crescerà." E crebbe. Quella stessa mano di bambino governò presto la nazione con una verga di ferro. Lo stesso si può dire del male nella sua forma più piccola: "È piccolo, ma crescerà". Una volta che il più piccolo peccato prende il sopravvento, distruggerà tutta la vita

Nessuna influenza è piccola: la grande tendenza in molti cristiani di una vita circoscritta è quella di credere che la loro influenza sia piccola. Dite loro che hanno una grande influenza sulle persone tra le quali vivono, e loro lo contesteranno subito e forse arrossiranno al pensiero di avere un grado di influenza percettibile. E questo vale per molti cristiani di riconosciuta pietà, capacità e fedina penale pulita. Ed è a causa di questo sentimento che non poche di queste brave persone non fanno quello sforzo per raggiungere e aiutare gli altri che potrebbero facilmente fare. Essi sono afflitti da una modestia che sottovaluta la misura reale del loro potere e del loro possibile ministero. Meglio rendersi conto, fratello cristiano, che, per quanto debole e ristretta possa sembrarti la tua capacità, la tua influenza non è mai piccola, ma sempre grande. Non puoi fare altrimenti se lo vuoi. Un eminente predicatore dice: "Non temere che la tua influenza sia piccola; Nessuna influenza è piccola: ma anche se lo fosse, l'insieme delle piccole influenze è molto più irresistibile del più vigoroso ed eroico degli sforzi isolati. Avete mai pensato all'influenza che ha l'odore di un piccolo letto di fiori? Tutto ciò che circonda quel letto ne è influenzato; Chiunque vi si avvicini ne è consapevolmente influenzato. Non esoneratevi da dazi di alcun tipo con il pretesto di non avere alcuna influenza. (G. H. Wetherbe.)

Una piccola donna e una grande guerra:

Quando la signora Stowe, che scrisse "La capanna dello zio Tom", visitò la Casa Bianca, il presidente Lincoln si chinò su di lei, dicendo: "E questa è la piccola donna che ha fatto questa grande guerra?" La liberazione dei servi della gleba in Russia era il risultato di pensieri suscitati dalla lettura del racconto del romanziere, così lo zar disse a Turgenef

La risoluzione di un momento:

A Tolone, Napoleone, affacciato alle batterie, indietreggiò di un passo per lasciare che qualcuno prendesse il suo posto. Un attimo dopo il nuovo arrivato fu ucciso. Quel passo portò l'Impero francese e rese possibile il ruolo sanguinoso delle sue vittorie e sconfitte. La disfatta a Waterloo si trasformò in una pioggia che impedì l'avanzata di Grouchy. La risoluzione di un momento con alcuni uomini è stata la svolta di infinite questioni in un mondo. (J. C. Geikie.)

Grandi risultati da piccoli inizi:

Un piccolo bambino nasce in una povera casa di minatori a Eiselben, in Sassonia, nel novembre 1483. Pochi notano la sua nascita, ma nel 1519; Martin Lutero scuote le fondamenta del trono papale, e salva l'Europa dalla grossolana ignoranza e dalla superstizione. Il 25 agosto 1759, William Wilberforce nacque a Hull. Chi avrebbe immaginato che questo piccolo bambino sarebbe diventato un giorno il salvatore degli schiavi, e che il 15 agosto 1838; 800.000 schiavi africani avrebbero squarciato l'aria al grido di "Arriva la libertà"?

Nulla dovrebbe essere disprezzato:

Giù a Greenock, lì, su un normale fornello da operaio, c'è un bollitore che bolle. I bollitori sono già bolliti in Scozia milioni di volte. Ascolta il coperchio. "Rat-a-tat!" Ascoltare! Non giudicatelo! Le orecchie di un genio si fissano all'improvviso sul rumore del coperchio che viene sollevato dal gorgogliare dell'acqua bollente. Che cosa avete lì? Avete la nascita delle gigantesche forze a vapore che oggi sono sparse sul mondo. Non essere frettoloso né riguardo agli uomini né al metodo, né riguardo agli operai né al lavoro; non si sa mai cosa significhi crescere, se Dio è in esso. In uno Stato americano c'è un aquilone che vola mentre la nuvola temporalesca attraversa il cielo, e c'è un uomo che tiene la corda come uno sciocco scolaretto. "Oh, che cosa poco dignitosa", dici. E ha una chiave in mano. Sta picchiettando sul fondo, quando all'improvviso si vede una scintilla. Cosa hai intenzione di dire a riguardo? Una piccola cosa, ma forse uno degli eventi più potenti che siano mai accaduti in questo mondo. È la nascita dell'elettricità, la nascita delle forze elettriche che legano gli Antipodi alle nostre coste. Ah, stai attento! Quando Dio è in esso, non sai cosa ne verrà fuori. Ma questi uomini, anche se scelti da Dio, non hanno alcun intelletto extra. Non hanno alcuna istruzione supplementare, e sarebbero stati ignorati anche per una propaganda socialista. Non era probabile che questi uomini portassero lo stendardo della Croce come facevano. «Solo un ragazzino», disse l'anziano a una comunione scozzese; "solo un ragazzo si è unito a noi in questa comunione"; e pensava che il pastore gli stesse sprecando il tempo, notte dopo notte, con quel ragazzino di ragazzino. Ma in quella parrocchia scozzese non c'è mai stata una tale comunione, mai una tale unione della Chiesa; perché quel ragazzino era Robert Moffat, il missionario dell'Africa. Non disprezzare mai nulla, perché non sai mai fino a che punto crescerà. (Giovanni Robertson.)

Il giorno delle piccole cose:

Questo dolcissimo ed evangelico profeta minore portò il suo fardello di profezia dopo il ritorno dalla cattività babilonica. Il secondo tempio, eretto ai suoi tempi, non era di alcuna stima agli occhi del popolo, pochi e poveri com'erano, i cui padri si erano vantati con loro della gloria del primo tempio. Ma il profeta li rallegra come fece il suo collega profeta Aggeo, che disse: "La gloria di quest'ultima casa sarà più grande di quella della prima!" In questo tempio disprezzato il popolo avrebbe saputo che il Signore degli eserciti aveva mandato loro il Suo servo. L'uomo non è mai così incline a sbagliare come nel giungere a conclusioni affrettate riguardo al modo in cui Dio tratta con lui

(I.) Il nostro è un giorno di piccole cose

1.) Viviamo in un mondo piccolo. Molti mondi che ci circondano nello spazio superano di gran lunga le nostre dimensioni. Ci troviamo, per così dire, su un atomo della creazione materiale di Dio

2.) I nostri corpi sono piccole porzioni di questo mondo. Solo su questi abbiamo il controllo immediato, e ciò in misura molto parziale

3.) Le nostre facoltà sono poche. Non abbiamo che cinque sensi del corpo e cinque della mente. Questi sono al nostro comando in modo limitato e imperfetto

4.) La nostra conoscenza della materia è piccola. La natura è sempre parsimoniosa nelle sue rivelazioni

5.) La nostra conoscenza della Mente Divina è piccola

(II.) Questo giorno non dovrebbe essere disprezzato. Perché dovrebbe? È il nostro. Nessuno disprezza i suoi. Disprezzare...

1.) Non poche opportunità di acquisire conoscenze religiose. Questa è la conoscenza principale. I suoi bocconi più piccoli sono più preziosi della polvere di perle. La conoscenza religiosa è utile per due vite, una guida per entrambi i mondi

2.) Non poche opportunità di fare del bene a Cristo. Non abbiamo tutta l'abbondanza di ricchezze per arricchire il santuario di Dio. Pochi hanno dieci talenti da occupare fino al Lui

3.) Non piccoli peccati nella loro fase iniziale. Per quanto piccole, sono deviazioni dal giusto percorso; Le linee che contengono un piccolo angolo, se prodotte lontano, diventano molto separate. Come i grandi fiumi sgorgano da piccole fonti, così i piccoli peccati diventano presto grandi. Il peccato è rafforzato dall'abitudine e aumenta nel suo corso

4.) Castighi non piccoli per il peccato

5.) Non piccole impressioni religiose. Potresti non averne mai di più forti per cominciare. Essendo curati tempestivamente, cresceranno in forza. Perché non dovremmo. Perché il nostro presente non è che l'infanzia del nostro essere. Il nostro breve tempo darà vita a un'eternità; Un nano sarà il genitore di un gigante. Dovremo rendere conto di come li spendiamo. Perché dovremmo differire dagli altri per quanto riguarda il giorno delle piccole cose? Dio non disprezza le piccole cose; se lo avesse fatto, non ne avrebbe creati così tanti. E nemmeno la Chiesa; Accoglie i più deboli nella fede e compie i compiti più piccoli. E nemmeno il Maligno, con la sua maliziosa astuzia. (J. Bowen Jones, B.A.)

11 CAPITOLO 4

Zaccaria 4:11-14

Cosa sono questi due ulivi.-Il candelabro e gli ulivi:-

Nella parabola di Zaccaria abbiamo l'immagine di una lampada alimentata non da una quantità limitata di olio contenuto in vasi di metallo o di terracotta, ma da una quantità illimitata e infallibile proveniente da una fonte vivente. Non faceva parte del prodotto di una raccolta di olive che manteneva il candelabro acceso vivacemente; perché quella riserva si sarebbe esaurita nel corso del tempo: anche l'intero raccolto di olive di un anno sarebbe venuto meno. E che bel simbolo della generosità e della perseveranza della grazia è questo! Non riceviamo da Cristo una provvista limitata e attentamente misurata, ma una pienezza illimitata e sempre fluida. Egli supplirà a tutti i nostri bisogni; non secondo il nostro senso di bisogno, ma secondo la Sua ricchezza in gloria. Cristo è venuto non perché potessimo avere una vita nuda, strappata alla condanna della legge, ma perché potessimo avere una vita più abbondante di quella che l'uomo possedeva originariamente nel suo stato non decaduto. Non è solo il perdono e l'assoluzione che Egli ci dà, ma la rettitudine, la pace e la gioia nello Spirito Santo. Dove abbonda il nostro peccato, abbonda la Sua grazia, molto di più. Dio misura attentamente le Sue dispensazioni afflittive e manda, per così dire, prove e dolori a piccole dosi; proprio come il farmacista dosa in un bicchiere da medicina accuratamente calibrato le medicine amare o velenose che sono necessarie per curare le nostre malattie. Ma Dio riversa le Sue gioie e benedizioni nelle nostre anime con una tale generosità che non c'è posto in esse per contenerle. Egli desidera non solo che la Sua gioia sia in noi, ma che la nostra gioia sia piena. Si può dire che i due ulivi che alimentano il candelabro visionario, uno su ciascun lato, rappresentino il duplice carattere della personalità di Cristo: la Sua natura divina e umana. Un'altra idea implicita nel simbolo del testo, oltre a quella dell'abbondanza inesauribile, è la spontaneità, la libertà. Gli ulivi versano il loro olio nelle lampade liberamente e completamente. L'olio che alimenta il candelabro non deve essere prima raccolto nelle bacche, estratto nel frantoio, prodotto dall'arte dell'uomo, venduto dal mercante, comprato e guadagnato con il sudore del viso. Non in questo modo indiretto, laborioso, artificiale, ma direttamente, con un processo spontaneo e naturale, gli ulivi contribuiscono in pienezza all'approvvigionamento delle lampade; ed è così che la grazia di Dio ci è data gratuitamente. Non con laboriose arti meccaniche e sforzi, ma con una fede viva, una semplice fiducia, otteniamo da Cristo le provviste del nostro bisogno spirituale. Non dobbiamo lavorare per loro, ma solo riceverli gratuitamente così come ci vengono offerti gratuitamente. Com'è sorprendente il contrasto tra il modo in cui otteniamo i frutti del peccato e l'albero della vita! Stendiamo la mano per cogliere il frutto proibito. Noi stessi lo prendiamo, sfidando il comandamento di Dio, con la forza, con l'inganno, con i guai, con metodi che ci costano fatica e dolore. Ma Dio ci dà da mangiare dell'albero della vita. Non dobbiamo stendere la mano per coglierla; Viene dato nella nostra mano, nella nostra bocca. L'ineffabile dono di Dio è concesso gratuitamente. Gli ulivi che nutrono la lampada della vostra fede e del vostro amore non sono piantati in alcun terreno terreno e non dipendono da alcun mezzo terreno di cultura. Crescono senza la tua fatica o preoccupazione nella luce e nell'aria celesti. I loro raccolti sono regolati dalle leggi immutabili del patto di grazia di Dio. Tuo Padre è l'agricoltore. Il tuo Salvatore ha portato a termine l'intera opera di grazia e tu non hai bisogno di aggiungervi altro. Meno interferisci con il suo funzionamento, meglio è. Il Regno dei Cieli è davvero come se un uomo gettasse il seme nel suolo, e dormisse e risorgesse notte e giorno, e il seme germogliasse e crescesse, non sa come. Poiché la terra produce frutto da se stessa: prima la stega, poi la spiga e poi il grano pieno nella spiga. Colui che è l'autore della tua fede ne sarà il perfezionatore; e avendo iniziato in voi l'opera buona della grazia, Egli la porterà avanti e la completerà; e perciò quanto più sei povero in spirito, tanto più vuoto e indigente, tanto più il Regno dei Cieli sarà tuo, tanto più spazio e libertà avrà per operare in te il beneplacito della bontà di Dio come opera della fede. (Hugh Macmillan, D.D., LL.D.)

La consacrazione del popolo:

L'immagine che il profeta vide è posta davanti a noi con chiarezza, e il significato del simbolo non è oscuro. Il profeta conosce perfettamente il significato della figura centrale, il candelabro o candelabro, tutto d'oro. Riguardo a questo non fa domande. Il significato è ugualmente chiaro a tutti noi? Il candelabro d'oro simboleggia da sempre la Chiesa. La Chiesa è rappresentata, non come la luce del mondo, ma come il ricettacolo o il sostegno della luce. La luce è Divina. Il candelabro tutto d'oro era per il profeta il simbolo della Chiesa di Dio nella sua gloria degli ultimi giorni. Per lui la Chiesa ebraica e la nazione ebraica non erano due, ma una cosa sola. Quella netta discriminazione che facciamo tra le cose sacre e quelle secolari, l'ebreo devoto non l'ha fatta affatto. Tra politica e religione non ha tracciato alcuna linea di demarcazione. Bisogna ammettere che questa antica concezione ebraica è un po' più nobile e più fine della teoria della vita che generalmente prevale tra noi. Siamo giunti a fare un'ampia distinzione tra quella parte della vita che è sacra e quella che è secolare. Il divorzio totale tra la Chiesa e lo Stato che esiste tra noi è il risultato di divisioni settarie. Che un giorno si realizzerà un'unità pratica, non ho dubbi. Non potrà mai essere realizzato fino a quando le diverse sette non impareranno ad esaltare ciò che è essenziale al di sopra di ciò che è secondario. Le cose essenziali sono i valori del carattere, della rettitudine, della purezza e dell'amore; Le cose che sono secondarie sono i riti, le forme e i dogmi. Quando la Chiesa di Dio sarà una, sarà possibile portarla nei rapporti più stretti con lo Stato. Il profeta aveva bisogno di informarsi riguardo ai due ulivi che crescevano ai lati del candelabro, collegati ad esso da tubi d'oro e che versavano una scorta perenne di olio d'oro, puro e prezioso, nella coppa d'oro: che cosa simboleggiavano? L'olio così fornito deve essere preso per rappresentare l'ispirazione divina, che è la forza che muove e la vita che dà energia al Regno di Dio nel mondo. È la grazia immanente e perenne di Colui "la cui luce è la verità, il cui calore è l'amore". I due ulivi sono i "due unti", Zorobabele e Giosuè, i due uomini in cui dimorava lo Spirito del Signore; gli uomini che lavoravano insieme per ricostruire il tempio e ripristinare completamente il culto. Erano le fonti viventi di ispirazione e di aiuto per il regno restaurato e glorificato. Non abbiamo re né preti. Tutti coloro che credono, dice Pietro, sono un sacerdozio regale. La grazia che era specializzata nel vecchio tempo si generalizza nel nuovo. Il diritto di stare davanti al Signore, di ricevere i Suoi messaggi e di trasmettere la Sua verità, il Suo amore e il Suo potere, non è limitato a pochi; Appartiene a tutte le anime fedeli e leali. (W. Gladden.)

Insegnanti religiosi modello:

Questa non è un'altra visione, ma una spiegazione di quella riportata nei versetti precedenti. Prendete i "due unti" come tipi di insegnanti religiosi modello

(I.) Hanno in sé un alto ordine di vita. Sono rappresentati dai rami d'ulivo. Poche produzioni del regno vegetale sono di così alto ordine come quelle dell'olivo. La sua grassezza era proverbiale Giudici 7:9 ; È un sempreverde e molto duraturo. In breve, è caratterizzato da grande bellezza, freschezza perpetua e immensa utilità. Era una delle fonti di ricchezza della Giudea, e il suo fallimento fu causa di carestia. Gli emblemi di un vero maestro non sono il legno morto o qualche fragile vita vegetale, ma un ulivo. Gli insegnanti di religione non dovrebbero avere solo la vita, ma una vita di prim'ordine. Dovrebbero essere pieni di spiriti animali, pieni di genio creativo, pieni di pensieri fertili, pieni di ispirazione divina

(II.) Comunicano gli elementi più preziosi della conoscenza. Essi "svuotano l'olio d'oro da se stessi". E' stato osservato dai viaggiatori moderni che gli indigeni dei paesi dell'olivo manifestano più attaccamento all'olio d'oliva che a qualsiasi altro prodotto alimentare, e non trovano nulla di adeguato per sostituirlo. I veri insegnanti religiosi alimentano la lampada della conoscenza universale con gli elementi più aurei della verità. Essi non solo danno la vera teoria della morale e del culto, ma la vera teoria della restaurazione morale. Che cosa stanno facendo i veri e propri insegnanti religiosi? Essi riversano nelle lampade della conoscenza del mondo gli elementi più preziosi della verità

(III.) Vivono vicino al Dio di tutta la verità. "Allora egli disse: Questi sono i due unti che stanno presso l'Eterno di tutta la terra". Essi "stanno in piedi"; una posizione di dignità, "in piedi", una posizione di attesa, in attesa di ricevere istruzioni infallibili, pronti ad eseguire i comandi divini. Tutti i veri insegnanti religiosi vivono consapevolmente vicino a Dio. (Omileta.)

I due ulivi:

Considera-

1.) Che dai due ulivi non è chiaro comprendere solo le grazie di Dio riversate sulla Sua Chiesa. Questo è davvero significato dall'olio in una Scrittura come #Salmi 45:7. Qui la risoluzione riguarda gli alberi che fornivano l'olio. Né dobbiamo ancora intenderli come una fonte di munificenza in Dio; poiché non ci può essere alcuna ragione per cui ciò debba essere paragonato a due alberi, e si debba dire che "sta davanti al Signore". Ma con essi dobbiamo intendere Cristo unto nel Suo ufficio sacerdotale (che include il Suo ufficio profetico) e regale, che era il capo in quest'opera e nel fornire tutti gli strumenti; che fornisce la Sua Chiesa, e serve Suo Padre nell'opera della redenzione, ed è curato da Lui

2.) Che l'angelo, rispondendo ad entrambe le domande del profeta in una, ci porta a comprendere l'una con l'altra per quanto è necessario; e quindi possiamo concepire che o quello dei rami non sia toccato come inutile, o che indichi solo i modi adatti per comunicarsi alla capacità del Suo popolo, non essendo i tubi in grado di ricevere l'olio di tutto l'albero in una sola volta, o che i rami che solo ora forniscono, abbiano importato la comunicazione di Cristo in piccola misura in questo tipico lavoro di costruzione del tempio rispetto a ciò che aveva ed era comunicare nell'edificio della Sua Chiesa sotto il Vangelo; o, se lo estenderemo ulteriormente, potrebbe includere Giosuè e Zorobabele, l'uno unto sacerdote, l'altro successore dei loro unti re, i quali, tuttavia, come strumenti nell'opera, erano somigliati dalle lampade accese, che prendevano mobili dalla ciotola, ma per quanto riguarda il loro ufficio in mezzo a quel popolo, e la loro influenza su tutti gli strumenti per la costruzione del tempio, erano simboli di Cristo, e quindi potevano essere rappresentati da due piccoli rami, somiglianti a Lui, il grande ulivo ... "stando dinanzi all'Iddio della terra", come strumento per mantenere la vita nella Chiesa quando ogni potere sarà opposto ad essa. (George Hutcheson.)

I due unti:

Chi sono questi? Si riferiscono a un canale permanente di benedizione da parte di Dio, e sono menzionati di nuovo in #Apocalisse 11:3, 4, in termini che non possono essere fraintesi. Senza entrare a lungo nelle ragioni di questa opinione, affermiamo semplicemente che esse si riferiscono a una dualità di manifestazione graziosa da parte di Dio, corrispondente a una dualità di necessità nella natura dell'uomo. Ci sono due grandi mali da superare, la colpa e l'inquinamento, e richiedono due fonti permanenti di benedizione, l'una per rimuovere la colpa mediante l'espiazione, l'altra per rimuovere il potere del peccato dando un potere superiore di santità. Queste due fonti sono incarnate in due forme ufficiali, le uniche due che erano collegate con la teocrazia come elementi permanenti, gli ordini sacerdotale e regale. Questa dualità ha segnato tutte le manifestazioni di Dio, perché si basava su una profonda necessità della natura umana, e si è poi incarnata nelle persone di Giosuè e Zorobabele. Poiché, dunque, erano così essenziali per la teocrazia, il popolo non doveva supporre che Dio avrebbe permesso che perissero, ma che le avrebbe mantenute in esistenza fino a quando fosse venuto Colui che era sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec. Imparare-

1.) Che la Chiesa è la stessa sotto entrambe le dispensazioni, poiché le promesse fatte a lei allora si stanno adempiendo solo ora, dimostrando che allora e ora era la stessa Chiesa. La candela è la stessa, anche se i tubi possono essere cambiati; e la Chiesa è la stessa, anche se i suoi canali ufficiali sono totalmente alterati

2.) Dio ha provveduto una fonte inesauribile di forza per il Suo popolo. La loro provvista non proviene da una riserva d'olio morta, ma da un ulivo vivo, che attinge sempre dalla ricca terra i suoi generosi arredi, e poi li distilla in sette pipe, un numero perfetto, a coloro che devono essere accesi e splendenti

3.) Tutta l'opera della religione nel cuore dell'individuo, e in tutto il mondo, è di grazia. Cristo è allo stesso tempo la pietra angolare e il piviale della Chiesa; e come fu accolto con "grida di grazia" quando venne la prima volta, molto più lo sarà quando verrà la seconda volta, senza peccato per la salvezza

4.) Siamo inclini a giudicare l'opera di Dio secondo lo standard dell'uomo; e poiché non vediamo che uno stretto ruscello dalla fontana, dubitiamo o neghiamo il fiume

5.) Non è solo poco saggio, è malvagio, essere scoraggiati a causa della debolezza esteriore della Chiesa, rispetto al lavoro che deve fare e ai nemici che deve incontrare. Dio è la sua forza, la sua gloria e la sua speranza, e disperare di lei significa rinnegare Dio

6.) La dottrina e la disciplina della Chiesa, la verità e la potenza che Dio ha riposto nella sua organizzazione e nelle sue ordinanze, sono ancora i canali permanenti attraverso i quali lo Spirito versa l'olio della grazia e della forza, e quindi dovrebbero essere mantenuti puri e non ostruiti. (T.

(V.) Moore, D.D.)

Non arrestare l'afflusso di influenze spirituali:

Badate, inoltre, che nulla soffochi le pipe d'oro dell'obbedienza alla Sua regalità e della fiducia nel Suo sacerdozio, altrimenti l'ingresso dell'olio d'oro sarà arrestato. Possono presto essere fermati da negligenza, disattenzione o disuso. (F. B. Meyer, B.A.)

Due ulivi:

Il profeta manifesta grande preoccupazione per capire cosa si intenda con questi due ulivi

(I.) Il dominio universale del Signore Gesù Cristo. "Il Signore di tutta la terra". Non da intendersi in senso astratto, ma in senso relativo. Il Signore Gesù è l'ultimo Adamo, ed è venuto e ha acquisito il dominio universale per conto del Suo popolo. Ottenne il dominio universale prevalendo su Dio. Lo fece con la Sua vita obbediente. Qualunque perfezione possiate nominare, sia di amore, che di santità, di saggezza o di integrità, il Salvatore le possedeva tutte. E "il Signore si compiace per amore della sua giustizia. Questa giustizia, questa vita obbediente del Signore Gesù, ha prevalso con la legge di Dio, ha prevalso con la giustizia. Questo è un passo verso il dominio universale del Salvatore, l'approvazione non eccezionale di Dio per la Sua giustizia, il profondo ed eterno interesse di Dio per la Sua giustizia. Quando il Salvatore venne a morire, c'era forse in tutta la Chiesa universale un solo peccato che Egli non avesse vinto? C'è stata una sola richiesta di giustizia che Egli non ha soddisfatto? Guardate alcuni dei sintomi di questo dominio mentre il Salvatore era nel mondo. Ha scacciato i demoni, c'è potere sull'inferno. Devo ricordarti il peccato? Ebbene, Egli perdonò l'uno e l'altro. Allora le malattie, quale malattia è mai stata troppo dura per Lui? Poi il mare, ci cammina sopra. Qualunque dominio Egli possieda, Egli lo darà a voi

(II.) I rappresentanti delle Chiese dell'Antico e del Nuovo Testamento. I due unti. Nel Libro dell'Apocalisse vengono chiamati i "due testimoni". Questi rappresentano la Chiesa dell'Antico Testamento e la Chiesa del Nuovo Testamento. In questo passo, quindi, viene dato l'intero dominio di Cristo; il fiume del Vangelo; le Chiese dell'Antico e del Nuovo Testamento dolcemente unite nello stesso tema; una chiara nota di tempo in cui queste meraviglie dovevano essere compiute mediaticamente; e la fedeltà delle Chiese dell'Antico e del Nuovo Testamento. (James Wells.)

Riferimenti incrociati:

Zaccaria 4

1 Zac 1:9,13,19; 2:3; 3:6,7
1Re 19:5-7; Ger 31:26; Dan 8:18; 10:8-10; Lu 9:32; 22:45,46

2 Zac 5:2; Ger 1:11-13
Eso 25:31-38; 37:17-24; 40:24,25; 1Re 7:49,50; 1Cron 28:15; 2Cron 4:7; 4:20-22; 13:11; Ger 52:19; Mat 5:14-16; Ap 1:12,20; 2:1
1Re 7:50
Eso 25:37; Ap 4:5
Zac 4:12

3 Zac 4:11,12,14; Giudic 9:9; Rom 11:17,24; Ap 11:4

4 Zac 4:12-14; 1:9,19; 5:6; 6:4; Dan 7:16-19; 12:8; Mat 13:36; Ap 7:13,14

5 Zac 4:13; Mar 4:13
Ge 41:16; Sal 139:6; Dan 2:30; 1Co 2:12-15

6 Zac 9:13-15; Nu 27:16; 2Cron 14:11; Is 11:2-4; 30:1; 32:15; 63:10-14; Ez 37:11-14; Os 1:7; Ag 2:2-5; 1Co 2:4,5; 2Co 10:4,5; 1P 1:12
2Cron 32:7,8; Sal 20:6-8; 33:16,20,21; 44:3-7

7 Zac 14:4,5; Sal 114:4,6; Is 40:3,4; 41:15; 64:1-3; Ger 51:25; Dan 2:34,35; Mic 1:4; 4:1; Na 1:5,6; Abac 3:6; Ag 2:6-9,21-23; Mat 21:21; Lu 3:5; Ap 16:20
Zac 4:9; Sal 118:22; Is 28:16; Mat 21:42; Mar 12:10; Lu 20:17; At 4:11; Ef 2:20; 1P 2:7
Esd 3:11-13; 6:15-17; Giob 38:6,7; Ap 5:9-13; 19:1-6
Ger 33:11; Rom 11:6; Ef 1:6,7; 2:4-8

9 Esd 3:8-13; 5:16
Zac 6:12,13; Esd 6:14,15; Mat 16:18; Eb 12:2
Zac 2:8,9,11; 6:15; Is 48:16; Giov 3:17; 5:36,37; 8:16-18; 17:21

10 Esd 3:12,13; Ne 4:2-4; Giob 8:7; Prov 4:18; Dan 2:34,35; Os 6:3; Ag 2:3; Mat 13:31-33; 1Co 1:28,29
Is 66:11,14; Lu 15:5-10,32
Am 7:7,8
Zac 3:9; Ap 8:2
Zac 1:10,11; 2Cron 16:9; Prov 15:3; Ap 5:6

11 Zac 4:3; Ap 11:4

12 Mat 20:23; Ap 11:4
Ag 1:1

13 Zac 4:5; Eb 5:11,12

14 Zac 6:13; Eso 29:7; 40:15; Lev 8:12; 1Sa 10:1; 16:1,12,13; Sal 2:6; 89:20; 110:4; Is 61:1-3; Dan 9:24-26; Ag 1:1-12; Eb 1:8,9; 7:1,2; Ap 11:4
Is 5:1
Zac 3:1-7; 6:5; De 10:8; 1Re 17:1; Ger 49:19; Lu 1:19
Gios 3:11,13; Is 54:5; Mic 4:13

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