Marco 8

1 CAPO 8 - ANALISI

1. Gesù sazia miracolosamente quattromila persone. Nella prima parte di questo capitolo, l'Evangelista conclude la sua narrazione delle fatiche di Cristo nella Decapoli, raccontando un altro miracolo notevolissimo, pel quale il Signore, con sette pani e pochi pesci saziò quattromila persone, che l'avean seguito per tre giorni, e si sentivano venir meno per la fame. Parrebbe inutile il far notare che questo miracolo non è una ripetizione di quello ricordato nel capitolo precedente, se scrittori della scuola razionalista non avessero ostinatamente affermato il contrario. Gesù pone la cosa fuor di dubbio, col riferirsi, in questo stesso capitolo, ad entrambi i fatti come a miracoli distinti Marco 8:1-9.

2. È domandato e ricusato un segno dal cielo. Subito dopo compiuto questo miracolo, Gesù lasciò coi suoi discepoli la Decapoli, e ritornò alla spiaggia occidentale del lago, sbarcando ad una parte di esso che è chiamata da Marco, Dalmanuta, e Magdala da Matteo, probabilmente per la vicinanza di questi due villaggi. Sappiamo, dal passo parallelo in Matteo, che venne accolto premurosamente dagli abitanti in generale, i quali mandarono attorno per tutto quel distretto una specie di invito onde gl'infermi e gl'indemoniati potessero approfittarsi della sua presenza. Se non che tutta la popolazione non era dello stesso pensare, poiché in quel distretto, abitavano alcuni della setta dei Farisei, che tutte le sue guarigioni miracolose non valevano a convincere. Costoro vennero a lui chiedendogli un segno o prodigio nel firmamento, in prova delle sue pretese d'essere il Messia. Gesù empirò per la durezza dei loro cuori, e rifiutò loro il segno che avean creduto opportuno di scegliere, ma, nello stesso tempo, li rimanda, come sappiamo da Matteo (vedi Analisi Matteo 16:1), al segno del profeta Giona Marco 8:10-12.

3. Il lievito dei Farisei e degli Erodiani. Dalla costa di Dalmanuta nostro Signore e i suoi discepoli tragittarono sul lago ad un luogo che non è indicato né da Matteo, né da Marco nella fretta del partire, i discepoli avevano dimenticato di fare una nuova provvisione di pane; dell'antica ne rimaneva loro una sola pagnotta. I pensieri dei discepoli eran tutti concentrati in questo incidente, mentre il loro divino Maestro stava riflettendo alla misera condizione di quei Farisei che avea pur allora lasciati, cosicché quando esortolli a guardarsi dal lievito dei Farisei e degli Erodiani, essi erroneamente l'intesero come se alludesse al loro sbaglio o dimenticanza, e alla difficoltà di procurarsi del pane dalla parte orientale del lago, ove eran diretti. Gesù li riprese per la loro ottusità d'intendimento e per la lor mancanza di fede nella potenza sua di provvedere ai loro bisogni, richiamando loro in mente le due occasioni in cui aveva ultimamente moltiplicate le scarse loro provisioni, sicché non solo ne furono saziate le migliaia di gente, ma ne rimasero numerosi panieri di pezzi avanzati Marco 8:18-21.

4. Gesù guarisce un cieco a Betsaida, quindi parte per Cesarea di Filippi. La confessione di Pietro. Dal luogo ove approdarono sulla spiaggia orientale, nostro Signore e i suoi discepoli tornarono, volgendo a settentrione, a Betsaida, posta alla foce del Giordano. Ivi Gesù restituì miracolosamente la vista ad un cieco, ungendo i suoi occhi con saliva, e poscia imponendogli le mani. Ciò che vi ha di speciale e interessante in questo miracolo è che l'infermo ricuperò la vista gradatamente e non istantaneamente. Da Betsaida, Gesù viaggiò per la valle superiore del Giordano e pel lago di Merom, verso Cesarea di Filippi, visitando i villaggi circostanti, e, strada facendo, interrogò i discepoli su quanto avean potuto raccogliere, durante la recente loro missione, intorno al concetto che il popolo si era fatto di lui, e poscia intorno al concetto che se n'eran fatto essi stessi. Marco riporta la risposta di Pietro brevissimamente "Tu sei il Cristo", omettendo tutto quel che segue, nel racconto di Matteo 16:16-20, su cui la Chiesa di Roma ha fabbricato la supremazia di Pietro e dei suoi pretesi successori, sopra la Chiesa universale. Se, come si crede generalmente, Marco ebbe da Pietro la maggior parte delle notizie che ci ha lasciato scritte, questa omissione è significantissima, siccome quella che indica non solo la modestia dell'Apostolo, ma la sua completa ignoranza della supremazia che poscia si pretese ch'egli avesse: imperocché, se il Maestro gli avesse dato una tale missione riguardo alla Chiesa universale, il tacerne sarebbe stato lo stesso "vergognarsi del suo Signore" Marco 8:22-30.

5. Gesù annunzia la propria morte, ed è ripreso da Pietro Col segno del profeta Giona, Gesù avea già predetta la sua morte, e la sua risurrezione; ma ora, in adempimento del suo ministerio profetico, annunzia ancor più chiaramente i patimenti che gli soprastavano, la rigezione sua per parte del Sinedrio, la morte violenta che avrebbe da soffrire, e la sua risurrezione al terzo giorno. Questi annunzi, contraddicevano siffattamente alle aspettazioni nazionali intorno al Messia, e distruggevano così crudelmente tutti i sogni ambiziosi dei discepoli, relativamente agli onori che avrebbero goduto alla corte del Re Messia, che Pietro cominciò a deprecare un tal linguaggio e a rampognare il suo Maestro che l'usasse; ma il Signore si rivolse a Pietro e rimproverollo energicamente, sia perché così faceva la parte del Tentatore inverso il suo Maestro, sia per la sua codardia e fiacco egoismo. A tal proposito, Gesù, chiamata la moltitudine intorno a sé, insegna che i suoi discepoli devono fare abnegazione di se stessi e portare ognuno la sua croce. Riconosce che col transigere codardamente colle sue convinzioni, e col disertare la causa del vero, l'uomo può salvar la vita, ma perderà certamente l'anima sua preziosa, il bene della quale vale per lui più di tutto il mondo, imperocché Gesù dichiara solennemente, che quando il Figliuol dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con tutti i santi angeli, avrà vergogna di chiamare un tal'uomo suo amico Marco 8:31-38.

Marco 8:1-8. QUATTROMILA PERSONE SAZIATE MIRACOLOSAMENTE Matteo 15:32-38

1. In que' giorni,

cioè durante la visita alla Decapoli. Il modo col quale Matteo comincia la sua narrazione ci mostra che questo miracolo tenne dietro, nell'ordine del tempo, a quello consimile narrato nel capitolo precedente. Poco abbiamo da dire su di esso che non sia già stato osservato nelle note su quello, tanto è grande la loro rassomiglianza, nei tratti più caratteristici. Come l'altro, anche questo fu operato in qualche località della sponda orientale del lago di Galilea.

essendo la moltitudine grandissima,

Composta in parte dei curiosi, in parte di uditori interessati, e per una considerevole porzione dei congiunti e degli amici che avean portato degli infermi a Gesù perché li guarisse Matteo 15:30.

e non avendo da mangiare,

A misura che Gesù procedeva nel suo viaggio, quelli che lo seguivano vedevano crescere la distanza che li separava dalle loro case, e scemare i mezzi di sostentamento. Non si erano provvisti che per una assenza di poche ore, ed i villaggi per cui passavano non potevano fornir viveri, se non in proporzioni affatto insufficienti, ad una moltitudine di 4000; sarebbe stato anzi come un mucchiettino di grano per un esercito di locuste.

Gesù, chiamato a i suo discepoli, disse loro 2. Io ho pietà di questa moltitudine;

Vediamo qui espressa quella profonda emozione del Redentore, che spesse volte precedeva una qualche notevole interposizione soccorritrice, Vedi Matteo 9:36; 14:14; 20:34; Marco 1:41; Luca 7:13.

2 perciocché già tre giorni continui dimora appreso di me, e non ha da mangiare

Tre giorni completi, ovvero, secondo il modo di computare degli Ebrei, un giorno intero e una porzione di due altri.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:32-39; 1:41; 5:19; 6:34; 9:22; Salmi 103:13; 145:8,15; Michea 7:19; Matteo 9:36; 14:14

Matteo 20:34; Luca 7:13; 15:20; Ebrei 2:17; 4:15; 5:2

Matteo 4:2-4; 6:32-33; Giovanni 4:6-8,30-34

3 3. E, se io li rimando digiuni a cosa, verranno meno tra via; perciocché alcuni di loro son venuti di lontano.

Quest'ultimo inciso non si trova in Matteo, ma le parole sono evidentemente di Cristo, e non già un'aggiunta fatta dall'Evangelista. Se la moltitudine avesse deputato taluni dei suoi componenti a Gesù per rappresentargli lo stato loro di debolezza e di fame, avrebbero essi potuto dipingere la situazione con maggior forza che non la dipinge quì, per loro, Cristo ai suoi discepoli? Come spesso si avvera, nel corso del ministerio di Cristo, quella profezia: "Veramente egli ha portati i nostri languori, e si è caricato delle nostre doglie" Isaia 53:4.

PASSI PARALLELI

Giudici 8:4-6; 1Samuele 14:28-31; 30:10-12; Isaia 40:31

4 4. E i suoi discepoli gli risposero: Onde potrebbe alcuno saziar costoro di pane quì luogo deserto?

Alcuni scrittori hanno mostrato sorpresa che gli Apostoli abbiano potuto fare una domanda così simile a quella del capitolo Marco 6:37, dalla quale si può credere che essi non sentissero simpatia per la moltitudine bisognosa, e non si preoccupassero se non delle difficoltà nel venirle in aiuto, mentre pur sapevano che poco prima il loro Maestro avea saputo trovar il rimedio opportuno, in un caso perfettamente analogo. Erronea, a parer nostro, è la supposizione del Trench, che gli apostoli avessero dimenticato quell'altro miracolo; nondimeno, da quel punto di vista, egli risponde in modo sì opportuno alla sovraindicata obbiezione, che citiamo volentieri le sue parole. "Eppure questa sorpresa nasce dalla nostra ignoranza del cuore umano, del nostro proprio cuore, e della radice profonda d'incredulità che è in esso. È sempre così in tempi di difficoltà e di angustie. Tutte le liberazioni del passato c'è pericolo che sian dimenticate; e le potenti interposizioni della mano di Dio sperimentate dagli uomini, nel corso precedente della vita, non tornano loro nemmeno in mente. Ogni nuova difficoltà sembra insormontabile, come se non vi fosse scampo da essa; ad ogni nuova necessità che si presenta, sembra che sian come esauste le maraviglie della grazia di Dio. Oltre a ciò, la poca considerazione dei discepoli di Cristo è sempre rappresentata, nei Vangeli, come incredibile, fino a che discese sopra di cui lo Spirito Santo". Ma non è necessario adottare la teoria che non si ricordassero del miracolo precedente, per dar ragione di quella loro domanda. Il Signore, nell'esprimere la sua compassione per le turbe così digiune, non avea detto nulla da cui si potesse inferire ch'egli intendesse operare, a sollievo, di esse, un altro miracolo. Toccava forse ai discepoli suggerirgli di farlo? Certo che no. Per quanto fossero spensierati, si può egli supporre che non avessero osservato, alle nozze di Cana, che Gesù non permetteva nemmeno a sua madre d'intromettersi nei suoi miracoli? Giovanni 2:3-4. La risposta loro è generale e costata che le provvigioni, necessarie a sfamare una tanta moltitudine, non poteano ottenersi per mezzi umani, in un luogo deserto come quello. E chi ci dice che mentre rispondevano così, il miracolo dei 5000 non fosse presente al loro pensiero, sebbene non ardissero farne motto? Certo è che, questa volta, quando Gesù ebbe accertato di quali provviste potevano disporre, l'incredulità non li spinse più a domandare: "Ma che è ciò per tanti?

PASSI PARALLELI

Marco 6:36-37,52; Numeri 11:21-23; 2Re 4:42-44; 7:2; Salmi 78:19-20; Matteo 15:33

Giovanni 6:7-9

5 5. Ed egli domandò loro: Quanti pani avete? Ed essi dissero Sette.

In questo caso come nel precedente, era importante che fosse specificato il numero esatto dei pani, onde non solamente porre in evidenza la grandezza del miracolo, ma anche per distinguerlo da quello dei 5000 sfamati

PASSI PARALLELI

Marco 6:38; Matteo 14:15-17; 15:34; Luca 9:13

6 6. Ed egli ordinò alla moltitudine, che si coricasse in terra; e prese i sette pani, e rendute grazie, li ruppe, e il diede a' suoi discepoli acciocché li ponessero dinanzi alla moltitudine; ed essi glieli poser dinanzi. 7. Aveano ancora alcuni pochi pescetti; e, avendo fatto la benedizione,

Nel precedente miracolo sembra che il Signore invocasse una benedizione sui due elementi (pane e pesce) insieme; secondo Marco, in questo secondo miracolo, li benedisse separatamente, prima il pane e poi i pesci. Riguardando la cosa sotto questo punto di vista, abbiamo qui un'altra prova che questi due miracoli non sono identici, sebbene alcuni considerino la menzione delle due benedizioni semplicemente come una peculiarità dello stile di Marco, per cui questo solo si volle significare, che la benedizione si estese alle due sorta di alimenti.

7 comandò di porre quegli ancora dinanzi a loro. 8. Ed essi mangiarono, e furon saziati; e i discepoli levarono degli avanzi de' pezzi sette panieri; 9. (Or quel che aveano mangiato erano intorno a quattromila); poi li licenziò.

Il modus operandi in questo miracolo è tanto simile a quello descritto in Marco 6:35-44, che il lettore è rimandato alle note su quei versetti. Ma l'asserzione dei neologi tedeschi che questa non sia altro che una imperfetta ripetizione di quel primo miracolo è una pretta perversione del vero, è un chiudere gli occhi all'evidenza. I due miracoli convengono in questo, che entrambi furono operati sulla sponda orientale del lago, e che in tutti e due le moltitudini furon cibate con gli stessi elementi materiali, pane e pesci, che nostro Signore miracolosamente moltiplicò in modo da satollarli tutti; ma differiscono in quasi ogni altro particolare: nel tempo in cui ebbero luogo; nelle circostanze che precedettero e li seguirono nel tempo per cui le moltitudini erano state digiune prima del miracolo; nel numero dei satollati (nell'un caso 5000, nell'altro 4000); nel numero dei pani che furono usati (nell'un caso cinque, nell'altro sette); nel numero dei pesci (nell'un caso due, nell'altro, indefinitamente, "alcuni pochi pescetti"); nelle località (l'uno "sopra l'erba verde", l'altro, "in terra"); nel numero dei panieri riempiti degli avanzi raccolti (12 in un caso, 7 nell'altro); e più specialmente nei diversi generi di panieri usati nelle due occasioni, kofinoi essendo quelli adoperati nella occasione precedente, secondo la testimonianza di tutti gli Evangelisti, e spuride in questa, secondo Matteo e Marco, Vedi nota Marco 6:43. È molto notevole che nostro Signore, più tardi, nel ricordare ai discepoli questi due miracoli, e i frammenti levati in ciascuna occasione, fa precisamente la stessa distinzione tra le due sorta di panieri usati (Vedi sotto Marco 8:19-20; confr. Matteo 16:9-10). Questa distinta testimonianza del Signore confuta, una volta di più, la teoria secondo la quale gli Evangelisti Matteo e Marco avrebbero, con lievi differenze, riportato due volte lo stesso miracolo; poiché non sì tratterebbe solo di una semplice ripetizione, ma entrambi i narratori, in un periodo susseguente, avrebbero posto in bocca al loro Maestro un'allusione ad un fatto, il quale realmente non avrebbe avuto luogo. A che pro inventare che Cristo con sette pani avesse cibato 4000 persone, mentre ne avea già cibati 5000 con cinque?

PASSI PARALLELI

Marco 6:39-40; Matteo 14:18-19; 15:35-36; Luca 9:14-15; 12:37; Giovanni 2:5; 6:10

Marco 6:41-44; 1Samuele 9:13; Matteo 15:36; 26:26; Luca 24:30; Giovanni 6:11,23; Romani 14:6

1Corinzi 10:30-31; Colossesi 3:17; 1Timoteo 4:3-5

Luca 24:41-42; Giovanni 21:5,8-9

Luca 6:41; Matteo 14:19; 19:20; Salmi 107:8-9; 145:16; Matteo 16:10; Luca 1:53

Giovanni 6:11-13,27,32-35,47-58; Apocalisse 7:16-17

1Re 17:14-16; 2Re 4:2-7,42-44

10 10. E in quello istante egli entrò nella navicella coi suoi discepoli, e venne nelle parti di Dalmanuta.

Nel passo parallelo Matteo 15:39, è detto che lo sbarco ebbe luogo, nel confini di Magdala, senza parlare di Dalmanuta. Marco al contrario non dice verbo di Magdala, e questi villaggi non si trovano menzionati in alcun altro passo dei Vangeli. Tuttavia non c'è dubbio che due villaggi di questi nomi esistevano in prossimità l'uno dell'altro, sulla sponda occidentale del lago, poiché la riva in quel punto si chiamava indifferentemente col nome dell'uno o dell'altro luogo. Nell'uso del, nome di Dalmanuta abbiamo un altro esempio della indipendenza di Marco, come scrittore.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:39

11 Marco 8:11-12. GESÙ RICUSA AI FARISEI IL SEGNO DAL CIELO CHE ESSI DOMANDANO Matteo 16:1-4

Per l'esposizione vedi Matteo 12:38-42; Matteo 16:1-4.

13 Marco 8:13-21. CAUZIONE DATA AI DISCEPOLI CONTRO IL LIEVITO DE' FARISEI E DI ERODE

Per l'esposizione vedi Matteo 16:5-12.

Il nostro Signore parlando del lievito dei Farisei lo definisce "ipocrisia" cioè zelo ardente, in apparenza, per la causa di Dio, combinato con un cuore dedito alle cupidigie e con una vita privata in contraddizione col muto zelo professato in pubblico. Il lievito dei Sadducei era l'indifferenza ad ogni religione, e la reiezione di tutto il miracoloso; in altre parole, quel libero pensare che conduce poi all'aperta incredulità. Gli Erodiani, nelle loro dottrine, appartenevano solitamente alla setta dei Sadducei, come è evidente dall'usar Gesù scambievolmente i loro nomi (si confronti Marco 8:15 con Matteo 16:6); ma avevano oltracciò questo lievito particolare, del quale cercavano imbevere i loro concittadini, che cioè fosse lecito ad un popolo conquistato, com'erano allora i Giudei, di adottare gli usi pagani dei loro conquistatori, e perfino uniformarsi talora alla loro idolatria, per rendere più tollerabile la loro condizione, Vedi introduzione, Sette Giudaiche.

RIFLESSIONI

1. Il gran tratto che distingue il Vangelo da tutti gli altri sistemi religiosi, che lo precedettero o lo seguirono, consiste in questo, che abbraccia co' suoi benefizi tutto l'uman genere, senza distinzione di rango. I poveri sono così preziosi al cospetto di Dio come i ricchi, poiché tutti han bisogno di salvazione, e Cristo venne "a cercare e salvare ciò che era perduto". Questo principio è formulato nel messaggio che Gesù mandò al Battista in prigione: "l'Evangelo è annunziato ai poveri" Matteo 11:5, e lo vediamo posto quì in pratica, poiché "non molti savi, non molti potenti, non molti nobili" 1Corinzi 1:26, eran tra questa moltitudine, eppure Gesù conversava con loro, li ammaestrava, accondiscendeva a trattarli familiarmente, ed incoraggiava i più meschini ad avvicinarsegli. Così "annichilò se stesso e si abbassò" Filippesi 2:7-8.

2. Il Signore si occupa dapprima dei bisogni spirituali della moltitudine e poscia dei loro bisogni temporali. Nell'agire egli stesso in tal guisa, si uniformò alla regola prescritta ai suoi: "Cercate imprima il regno di Dio, e la sua giustizia; e tutto queste cose vi saranno sopraggiunte. Adoperatevi, non intorno al cibo che perisce, ma intorno al cibo che dimora in vita eterna" Matteo 6:88; Giovanni 6:27. Sforziamoci di approfittare sì dell'esortazione che dell'esempio di Cristo, poiché noi siamo purtroppo proclivi a trascurare quel che ci ordina il Signore e a seguir l'esempio dei mondani, facendo delle cose terrene l'oggetto primario dei nostri pensieri.

3. Il Signore stesso rende testimonianza che questa moltitudine era con lui da tre giorni e che molti di essi eran venuti da lontano. Quale rimprovero per tanti sedicenti Cristiani del giorno di oggi, i quali, sebbene abitino in prossimità della casa, di Dio, non vogliono andarvi, né punto si curano di assistere al culto che in essa si rende a Dio; o che, se pur ci vanno, a mala pena consentono a consecrar più di un'ora, o tutto al più due ore, al servizio di Dio, durante l'intera settimana! Quando amiamo veramente Gesù, non ci misuriamo il tempo che diamo al suo servigio, non stiamo a considerare se la via sia lunga o scabrosa, poco ci cale di bisogno o stanchezza, siam contenti d'essere con lui e preferiamo il regno di Dio a tutte le altre cose.

4. Quanto è commovente la simpatia, la cura, la compassione che Gesù manifestava per questa povera gente! Vedeva come eran deboli e stanchi, sebbene si sforzassero di andar di conserva con esso lui, e non voleva rimandarli digiuni, che talora non venissero meno tra via! È un fatto singolare e degno di rimarco che di tutti i sentimenti provati da nostro Signore quando era sulla terra, non ce n'è alcuno che sia mentovato così spesso come "la compassione". La gioia, il dolore, la riconoscenza lo sdegno, la maraviglia, lo zelo, tutti questi sentimenti sono ricordati di lui secondo l'occasione. Ma di nessuno di essi è fatta e così di frequente come "la compassione". Sembra che lo Spirito Santo ci additi in essa il tratto distintivo del suo carattere e il sentimento che predominava nell'animo suo, quando era tra gli uomini. Non meno di nove volte è attribuita direttamente a Cristo questa "compassione" nei Vangeli, ed indubitatamente non senza uno scopo speciale. Essa dovrebbe incoraggiare tutti coloro che sono tuttora incerti ed irresoluti a fidarsi pienamente a Cristo, come il loro Salvatore. Si ricordino ch'egli è "pieno di compassione", che li riceverà in grazia, perdonerà loro gratuitamente, non ridurrà a memoria contro essi le loro iniquità passate, e provvederà abbondantemente a tutti i loro bisogni. Vadano adunque a lui senza timore. Il sapere che Gesù Cristo è pieno di compassione dovrebbe consolare i santi e i servitori del Signore quando si sentono stanchi. Egli sa in che mondo essi vivono; ei conosce il corpo dell'uomo e tutte le sue debolezze; ei conosce le astuzie del loro nemico il diavolo, e il Signore ha pietà del suo popolo. Non si lascino adunque scoraggiare ed abbattere.

22 Marco 8:22-26. GUARIGIONE DI UN CIECO A BETSAIDA

22. Poi venne in Betsaida;

Nostro Signore, dopo il discorso coi suoi discepoli intorno al lievito pei Farisei ecc. sembra sbarcasse in qualche punto della sponda orientale, donde, girando intorno l'estremità del lago, si condusse a Betsaida.

e gli fu menato un cieco,

Questo miracolo è uno dei pochissimi ricordati soltanto da Marco. Per quanto si può congetturare, sembra che nel ricordarlo fosse suo intendimento d'esporre, ancor più chiaramente la varietà dei metodi adottati da nostro Signore nell'operare le guarigioni, constatando un caso (forse l'unico) in cui la guarigione fu graduata. L'uomo ora condotto a Gesù era evidentemente divenuto cieco in seguito a qualche disgrazia o malattia, e non era nato cieco, poiché conosceva la forma degli alberi, e paragonava ad essi gli uomini che vedeva quando ebbe in parte ricuperata la vista Marco 8:24.

e fu pregato

lo supplicano.

che lo toccasse.

Tale richiesta era un segno di fede debole, e partiva dalla supposizione che a Cristo fosse necessario il toccare per operare una guarigione.

PASSI PARALLELI

Marco 6:45; Matteo 11:21; Luca 9:10; 10:13; Giovanni 1:44; 12:21

Marco 2:3; 6:55-56

Marco 5:27-29; Matteo 8:3,15; 9:29

23 23. Ed egli, preso il cieco per la mano, lo menò fuor del castello;

Betsaida è chiamata quì villaggio; in Giovanni 1:44 città; ed in Marco 1:38 è indicata, come tutte le borgate e grossi villaggi circonvicini non cinti di mura, col nome di letteralmente villaggio-città. L'Evangelista non assegna alcuna ragione perché il Signore conducesse quel cieco fuori del castello; ma tra gli scrittori non ispirati non c'è penuria di congetture, che però non meritano attenzione. Era forse per risparmiargli la vista d'una moltitudine, che lo guarderebbe con curiosità, quando gli occhi suoi tornassero ad affissarsi sugli oggetti terrestri. Questa supposizione s'accorda con la tenera sollecitudine e compassione del Salvatore inverso tutti quelli che erano nella sventura. E non potremmo aggiungere, come un altro motivo possibile, il desiderio di evitare interruzioni nel suo viaggio a Cesarea, le quali non avrebbero mancato certamente, se il miracolo fosse stato operato in Betsaida, poiché in tal caso gli avrebbero menati immediatamente tutti i malati e infermi di quel luogo?

e, sputatogli negli occhi,

Una potenza sanatrice è attribuita alla saliva umana da Tacito, Suetonio, Plinio, e da vari passi del Talmud. Non è improbabile che tale impressione prevalesse nella Galilea, e che Gesù impiegasse la saliva come un mezzo di rinforzar la fede del cieco, e come un segno che la guarigione che stava per esser largita, veniva direttamente da lui, Vedi Marco 7:33.

posto le mani sopra lui, gli domandò se vedeva cosa alcuna.

Questa pausa nel bel mezzo della guarigione è cotanto dissimile dall'istantaneo effetto, che, per solito, seguiva i miracoli di Cristo, che si può, con ogni fiducia, annoverarla tra le ragioni per cui Marco ha ricordato questo miracolo. Perché nostro Signore abbia operato questo miracolo in due volte è impossibile spiegarlo; così non fece nel guarire il cieco-nato Giovanni 9:6-7, e nemmeno nel caso di Bartimeo Marco 10:52; deve esserci stata nella condizione di quest'uomo una qualche ragione speciale per cui venne così condotto, un passo dopo l'altro, alla piena luce, e Gesù la sapeva, quantunque non ci dia alcuna spiegazione del segreto suo motivo. "Le cose occulte sono per lo Signore Iddio nostro; ma le rivelate per noi, e per i nostri figliuoli, in perpetuo» Deuteronomio 29:29. Può darsi che col miracolo della vista resa gradatamente a costui, egli intendesse dare alla Chiesa Cristiana una lezione tipica intorno agli stadi successivi per cui gli spiritualmente ciechi giungeranno infine a tale perfetta visione che vedranno Cristo come egli è, e saranno simili a lui 1Giovanni 3:2.

PASSI PARALLELI

Isaia 51:18; Geremia 31:32; Atti 9:8; Ebrei 8:9

Marco 7:33; Isaia 44:2

Giovanni 9:6-7; Apocalisse 3:18

24 24. Ed esso, levati gli occhi in su, disse: io veggo camminar gli uomini, che paiono alberi.

I MSS. più antichi, quasi senza alcuna eccezione, hanno una lezione alquanto differente, che rende forse ancor più chiaramente le prime sensazioni del cieco guarito: Miro uomini, perché a guisa di alberi (li) veggo camminare. Il senso è che apparivano come alberi per la loro altezza e li avrebbe presi per tali se non li avesse visti camminare. La conoscenza che mostra di avere e degli alberi e degli uomini, prova abbastanza che non era nato cieco. "È un minuto contrassegno di verità", dice Alford, "che egli descrive l'apparenza delle persone come senza dubbio gli erano parse sovente durante l'indebolimento della vista, che era finito in cecità completa".

PASSI PARALLELI

Giudici 9:36; Isaia 29:18; 32:3; 1Corinzi 13:9-12

25 25. Poi di nuovo mise le sue mani sopra gli occhi di esso, e lo fece riguardare in su;

Il significato della parola in questo luogo non è di guardare in su verso il cielo, ma di alzare gli occhi, che tenea bassi, e di esercitarli guardando davanti a sé. Fu dopo che Gesù gli ebbe messo le mani su gli occhi la seconda volta, che gli diede questo comando, che è equivalente a: "Prova di nuovo".

ed egli ricoverò la vista

fu guarito completamente.

vedeva tutti chiaramente

La facoltà della vista gli fu resa in tutta la sua integrità e allora distingueva tutti gli oggetti chiaramente.

PASSI PARALLELI

Proverbi 4:18; Matteo 13:12; Filippesi 1:6; 1Pietro 2:9; 2Pietro 3:18

26 26. E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: Non entrar nel castello, e non dirlo ad alcuno nel castello.

Da questo si vede che sebbene il cieco si trovasse nel villaggio, non stava di caso in esso. È possibile che Gesù lo mandasse a casa sua, come fece con l'ossesso di Gadara, perché esercitasse una buona influenza sui suoi proprii congiunti, con dir loro i benefizii che avea ricevuti dal gran profeta di Nazaret; o forse tale comando fu dato per evitare un assembramento di popolo, siccome Gesù cercava allora un pò di quiete e di ritiro tra i monti; non pare verosimile che con quella proibizione avesse per iscopo di togliere a Betsaida i suoi privilegi spirituali, o di punirla in qualche modo, non essendo ancora stato trattato in tal guisa, il vicino ad ancor più colpevole Capernaum. Questa, doppia proibizione non si dovea estendere più in là di quel giorno; ed era necessario affinché Cristo e i suoi discepoli avessero il tempo di andarsene tranquillamente. La supposta contraddizione di questi due ordini ha prodotto non meno di 10 varianti nel testo di questo inciso tutte intese a toglierne l'incongruenza, e perciò tutto da respingersi come semplici glose, non facenti parte del testo originale. "Può vedersi in questo", dice il Prof. Americano Alexander, "un notevole esempio del principio straordinario, secondo il quale si regolavano sovente i copisti antichi, quello, cioè di decidere che cosa lo scrittore avrebbe dovuto dire, invece di riportarla semplicemente quel che ha detto". A questa sola fonte di errori può attribuirsi un gran numero delle varianti esistenti nel testo del Nuovo Testamento, la maggior parte delle quali, per buona ventura, non furono mai ricevute generalmente, ma si trovano esclusivamente in certe copie, o tutt'al più in certe famiglie o classi di manoscritti. Questo erroneo principio è tanto più da condannarsi in quantoché la necessità dell'emandamento è quasi in ogni caso immaginaria.

PASSI PARALLELI

Marco 5:43; 7:36; Matteo 8:4; 9:30; 12:16

RIFLESSIONI

1. Siccome sembra che nostro Signore, di proposito deliberato, usasse modi diversi nel sanare le malattie, avendo riguardo, senza dubbio, alla natura di ogni singolo caso, così la storia di ogni anima guarita delle sue infermità per opera del nostro gran Medico, è probabilmente differente da quella di ogni altra anima; queste essendo sanate presto, quelle lentamente; alcune (per quel che, apparisce) con una sola parola, altre per gradi successivi. Ma siccome in tutte il risultato è uno solo, così in tutte ha da vedersi egualmente la mano di un unico misericordioso Sanatore.

2. Questa graduata restituzione della vista, al cieco, presenta una viva illustrazione del modo in cui lo Spirito opera di frequente nella conversione delle anime. Noi siamo tutti naturalmente ciechi e ignoranti delle cose che si riferiscono alle anime nostre. La conversione è un'illuminazione interiore, un cangiamento dalle tenebre alla luce, dalla cecità al vedere il regno di Dio. Eppure pochi convertiti vedono le cose distintamente in sulle prime. La natura e la proporzione delle dottrine, pratiche ed ordinanze del vangelo non veduto confusamente ed intese imperfettamente da essi. Sono come il nostro cieco che dapprincipio vedea camminar gli uomini che parean alberi. Hanno la vista abbagliata, non essendo assuefatta al nuovo mondo in cui vennero introdotti. Non è se non quando l'opera dello Spirito è divenuta più profonda, e la loro esperienza è alquanto più matura, che vedono tutte le cose chiaramente, e dànno a ciascuna parte della religione il suo posto conveniente. È questa la storia di migliaia di figliuoli di Dio. Cominciano col "veder camminare gli uomini che paiono alberi" e terminano "vedendo tutto chiaramente".

3. Rammentiamoci, nel far l'esame di noi stessi, che le parole: "Io veggo camminar gli uomini che paion alberi", possono figurare diverse condizioni della vita spirituale. È uno stato felice se è il primo stadio verso il vedere chiaramente nella luce di Dio; è uno stato di sconforto e d'incertezza se un cristiano rimanga in esso; è uno stato critico e pericolosissimo se, per propria colpa, un cristiano ritorni ad esso da cose migliori, ricadendo nella cecità della disperazione. "Il sentier de' giusti è come la luce che spunta, la quale va viepiù risplendendo, finché sia chiaro giorno" Proverbi 4:18.

27 Marco 8:27-38. PIETRO CONFESSA CHE GESÙ È IL CRISTO, MA, RIMPROVERA IL SUO MAESTRO CHE ANNUNZIA I SUOI PATIMENTI, LA SUA MORTE E LA SUA RISURREZZIONE. PIETRO È SGRIDATO DA CRISTO. AMMONIZIONI CONTRO IL RINNEGARLO Matteo 16:13-27; Luca 9:18-26

Per l'esposizione vedi Matteo 16:13-27.

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata