Esodo 28:5

4 4. E questi sono gli abiti. Qui devo nuovamente ricordare ai miei lettori che devono abbandonare ogni sottile speculazione e accontentarsi della semplicità. Potrei ripetere molte allegorie plausibili, che forse troverebbero presso alcuni maggiore favore di una solida conoscenza dei fatti. Se qualcuno si diletta in questo genere di giochi infantili, legga pure ciò che Girolamo scrisse a Fabiola, dove raccolse quasi tutto ciò che poté dagli scritti altrui; ma non vi si troverà altro che vane sottigliezze, la cui stoltezza è penoso perfino riferire, tanto più confutare. Coloro che hanno familiarità con i miei scritti sanno che non amo criticare le opinioni altrui; ma quando considero quanto siano pericolose quelle orecchie pruriginose da cui molti sono affetti, sono costretto a prescrivere questo rimedio. Si enumerano sei parti principali della veste. Ciò che i Greci chiamano λογεῖον e i Latini *pectorale* era come una corazza quadrata, fissata con piccole catene in modo da essere congiunta all'efod. In essa erano incastonate dodici pietre per rappresentare le tribù d'Israele; e vi erano anche aggiunti l'Urim e il Tummim. Ma quale fosse esattamente la sua forma non può essere stabilito con certezza dalle parole di Mosè; e poiché anche i Giudei stessi divergono tra loro, accontentiamoci del paragone con una corazza. Non mi oppongo all'opinione che il suo nome derivi da forza o da tesoro. Ma questo è degno della massima attenzione: il sacerdote portava i figli di Abramo come sul proprio cuore, non solo per presentarli a Dio, ma anche per ricordarsi di loro e prendersi a cuore il loro benessere. Le dodici pietre preziose non furono affatto date come simboli delle dodici tribù per alimentare il loro orgoglio, come se fossero così altamente stimate per la loro dignità o eccellenza; ma così veniva loro ricordato che tutto il valore in cui i credenti sono tenuti da Dio deriva dalla santità del sacerdozio. Impariamo dunque da questa figura che, per quanto possiamo essere vili e abietti in noi stessi, del tutto indegni e spregevoli, tuttavia, poiché Cristo si è degnato di innestarci in questo corpo, in Lui siamo pietre preziose. E a questo sembra alludere Isaia nel passo precedentemente citato, dove, parlando della restaurazione della Chiesa che avrebbe avuto luogo sotto il regno di Cristo, dice: «Ecco, io porrò le tue pietre con bei colori, e getterò le tue fondamenta con zaffiri; farò le tue finestre di rubini e tutte le tue mura di pietre preziose»; poiché subito dopo segue la spiegazione: «Tutti i tuoi figli saranno ammaestrati dal Signore» (Isaia 54:11). Pertanto, ciò che doveva compiersi in Cristo era prefigurato dal segno esteriiore sotto la Legge: cioè che, sebbene dimoriamo nel mondo, siamo tuttavia uniti a Cristo per fede, come se fossimo una cosa sola con Lui; inoltre, che Egli si prende cura del nostro bene come se ci portasse racchiusi nel Suo cuore; e infine, che quando il nostro Padre celeste ci guarda in Lui, ci stima al di sopra di tutte le ricchezze e dello splendore del mondo. Quanto all'Urim e al Thummim, mi sembra probabile che fossero due segni evidenti sul pettorale, corrispondenti a questi nomi; poiché l'opinione di alcuni Giudei, secondo cui il nome ineffabile di Dio fosse posto sotto il suo tessuto, non è priva di una superstizione sciocca e pericolosa. Tralascio altre fantasie, ugualmente frivole; né mi preoccupo di sapere quale fosse la forma di ciascuno di essi: il fatto in sé mi è sufficiente. Per Urim, dunque, ovvero splendori, non dubito che fosse rappresentata la luce della dottrina, con la quale il vero Sacerdote illumina tutti i credenti; anzitutto perché Egli è l'unica «luce del mondo», senza la quale ogni cosa è piena di tenebre; e perché in Lui «sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza» (Giovanni 8:12; Colossesi 2:3). Perciò Paolo si gloriava giustamente di non conoscere altro che Gesù Cristo (1 Corinzi 2:2), poiché il suo sacerdozio ci illumina a sufficienza, anzi più che a sufficienza. Come dunque il popolo era ammonito a rivolgere gli occhi allo splendore del sacerdote, così ora dobbiamo ricordare diligentemente ciò che Cristo stesso insegna, che «chi lo segue non camminerà nelle tenebre» (Giovanni 8:12). D'altra parte, il Thummim, che significa perfezioni, era simbolo della purezza perfetta e integra che deve essere cercata unicamente in Cristo; poiché Egli non sarebbe stato un sommo sacerdote idoneo se non fosse stato perfetto, libero da ogni macchia e privo di qualsiasi mancanza rispetto alla completa santità. Non è dunque una distinzione impropria dire che l'Urim si riferisce alla luce della dottrina e il Thummim alla vita; e ciò è in certa misura applicabile anche ai pastori della Chiesa, i quali devono risplendere sia nella sana dottrina sia nell'integrità di vita. Ma era intenzione di Dio mostrare che nessuna di queste cose deve essere cercata altrove che in Cristo; poiché da Lui otteniamo sia la luce sia la purezza, quando Egli si degna di rendercene partecipi secondo la misura della sua libera grazia. Ne consegue che coloro che cercano anche la minima scintilla di luce o una sola goccia di purezza al di fuori di Cristo si gettano in un labirinto, dove vagano in tenebre mortali e respirano i vapori letali di false virtù fino alla propria rovina. Ciò che talvolta la Scrittura riferisce riguardo alle consultazioni fatte mediante l'Urim e il Tummim fu una concessione fatta da Dio alla rozzezza del Suo antico popolo. Il vero Sacerdote non era ancora apparso, l'Angelo del Suo potente consiglio, per il cui Spirito parlarono tutti i Profeti, il quale, infine, è la fonte di ogni rivelazione e l'immagine espressa del Padre; affinché dunque il sacerdote tipico fosse il messaggero da Dio all'uomo, era necessario che fosse rivestito degli ornamenti di Cristo. Così già allora ai credenti veniva insegnato in figura che Cristo è la via per mezzo della quale veniamo al Padre, e che Egli pure porta dal segreto seno del Padre tutto ciò che è utile per noi conoscere ai fini della salvezza; pertanto viene smentita quella finzione dei Giudei, secondo cui le risposte venivano date in questo modo: se si poneva una domanda riguardo a una particolare tribù, si illuminava la pietra che la rappresentava, e i colori delle pietre cambiavano a seconda che Dio negasse o acconsentisse. Infatti, anche se ammettessimo che l'Urim e il Tummim fossero le stesse file di pietre preziose, tale immaginazione è del tutto priva di senso. Ma, come ho detto, dalla stessa forma del pettorale Dio voleva attestare che in esso era contenuta la pienezza della sapienza e dell'integrità; per questa ragione è chiamato «il pettorale del giudizio», cioè della più perfetta rettitudine, che non lasciava nulla a desiderare; poiché la parola משפט (mishpot) nella Scrittura significa spesso tutto ciò che è ben e debitamente ordinato. L'interpretazione che alcuni danno, secondo cui «giudizio» significherebbe «consultazione», perché il sacerdote chiedeva risposte solo quando aveva indosso il pettorale, è troppo restrittiva ed è perfino dimostrata erronea da vari passi. Si ritenga dunque stabilito che questa onorevole denominazione intende esprimere una norma (ordinem) corretta e infallibile. Poiché il pettorale era, per così dire, una parte dell'efod, talvolta è compreso sotto quel termine; a questo proposito si può anche osservare che questo particolare efod del sommo sacerdote era diverso dagli altri di cui si fa menzione altrove; infatti tutti coloro che appartenevano alla stirpe sacerdotale indossavano un efod nello svolgimento delle funzioni religiose (1 Samuele 14:3). Anche Davide, quando danzava davanti all'Arca, indossava il suo efod (2 Samuele 6:14); e questa usanza è tuttora mantenuta dai Giudei nelle loro principali festività. Il resto lo introdurrò tra breve nei luoghi opportuni.

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Eso+28%3A5&versioni[]=CommentarioCalvino

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=commentary&t1=local%3Acommcalvino&v1=EX28_5