Nuova Riveduta:

Romani 3:27

Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede;

C.E.I.:

Romani 3:27

Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede.

Nuova Diodati:

Romani 3:27

Dov'è dunque il vanto? È escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede.

Bibbia della Gioia:

Romani 3:27

Di che possiamo vantarci allora? Assolutamente di niente! Potremo vantarci, forse, d'avere ubbidito alla legge e di aver compiuto buone opere? No di certo! Possiamo aggrapparci soltanto alla legge della fede,

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 3:27

Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per qual legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede;

Diodati:

Romani 3:27

Dov'è adunque il vanto? Egli è escluso. Per qual legge? Delle opere? No; anzi, per la legge della fede.

Commentario:

Romani 3:27

SEZIONE B Romani 3:27-4:25 La giustizia di fede considerata nei suoi rapporti colle precedenti dispensazioni divine

L'Apostolo ha descritta, nei suoi caratteri essenziali, la giustizia procurata da Dio al mondo affermando, in pari tempo, che ad essa rendono testimonianza la legge ed i profeti. Scrivendo ad una chiesa mista di Giudei e di pagani, ed in un'epoca che segnò il trapasso dall'Antica Economia alla Nuova, era importante il dimostrare come l'Evangelo universalistico di Paolo, se tagliava dalle radici l'orgoglioso vanto giudaico Romani 3:27-30, però non aboliva l'essenza morale della legge mosaica Romani 3:31, ed armonizzava cogli insegnamenti contenuti nell'esempio normativo di Abramo Romani 4.

Romani 3:27-30 LA GIUSTIFICAZIONE PER FEDE ESCLUDE OGNI VANTO GIUDAICO

Fin da Romani 3:22-23, Paolo ha proclamato l'uguaglianza di tutti gli uomini di fronte alla giustizia procurata da Dio. «Non c'è distinzione». Uguali dinanzi al giudicio di Dio che condanna i peccatori, sono uguali davanti alla, grazia che giustifica i credenti. Non vi è qui nè Giudeo, nè Greco. Come davanti al tribunale divino, l'Apostolo ha potuto domandare: Che dunque? abbiamo noi qualche superiorità sugli altri? e rispondere: Assolutamente no; così davanti alla giustificazione per grazia, mediante la fede, egli esclama:

Dov'è dunque il vanto?

C'è egli posto qui per il borioso vanto di superiorità del Giudeo? E risponde non meno risolutamente:

Esso è stato escluso.

Infatti, il metodo divino di giustificazione non ha per base alcun merito di opere compiute in ubbidienza alla legge. È metodo di grazia che ha per base la fede nel sangue di Cristo. Or la fede, che consiste nel ricevere il dono di Dio, nell'abbandono di sè a Cristo, non costituisce merito di sorte, pur essendo l'atto morale più profondo. Questo l'apostolo pone in, risalto quando esclama:

Per qual legge? delle opere? No, ma per la legge della fede.

Legge ha qui manifestamente il senso generico di nonna, di regime, o di metodo (cfr. Romani 7:21-23; 8:2).

Riferimenti incrociati:

Romani 3:27

Rom 3:19; 2:17,23; 4:2; Ez 16:62,63; 36:31,32; Sof 3:11; Lu 18:9-14; 1Co 1:29-31; 4:7; Ef 2:8-10
Rom 9:11,32; 10:5; 11:6; Ga 2:16
Rom 7:21,23,25; 8:2; Mar 16:16; Giov 3:36; Ga 3:22; 1G 5:11,12

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