Esodo 8

1 Capitolo 8

La piaga delle rane Es 8:1-15

La piaga delle zanzare Es 8:16-19

La piaga delle mosche velenose Es 8:20-32

Versetti 1-15

Faraone viene colpito con le rane e il loro grande numero fece venire piaghe irritanti agli egiziani. Dio avrebbe potuto affliggere l'Egitto con leoni od orsi o lupi o con uccelli da preda ma scelse di farlo con queste creature disprezzabili. Dio, quando a Lui piace, può armare le cose più piccole della creazione contro di noi. Egli perciò umiliò Faraone e gli Egiziani: essi non avrebbero potuto più né mangiare, né bere, né dormire in silenzio, ma dovunque si trovavano, sarebbero stati molestati dalle rane, così la maledizione di Dio su di un uomo lo ricercherà dovunque egli va e giacerà pesantemente su ciò che egli fa. Faraone reagì contro questa piaga promettendo agli Israeliti di lasciarli andare. Quelli che disprezzano Dio e la preghiera, prima o poi, vedranno la loro necessità di entrambi. Ma quando Faraone vide calmarsi le acque, egli indurì nuovamente il suo cuore. Finché il cuore non è rinnovato dalla grazia di Dio, i propositi concepiti nell'afflizione non durano: finita la sofferenza, le promesse vengono presto dimenticate. Finché la temperatura dell'aria non cambierà, il sole non riuscirà a scongelare quanto si trova all'ombra.

16 Versetti 16-19

La terra produsse queste zanzare, pertanto Dio può usare il creato in qualsiasi modo come flagello per correggere quelli che si ribellano a lui. Anche la polvere della terra gli obbedisce. Queste zanzare recavano molto fastidiose agli egiziani e pure ai loro sacerdoti che dovevano sopportare quelle piaghe che i loro dei avrebbero dovuto evitare. Tutte le piaghe furono inflitte agli egiziani sia per i loro crimini civili sia a causa del loro comportamento. I maghi egizi tentarono di imitare la creazione delle zanzare, ma non vi riuscirono. Questo li portò a confessare che era il dito di Dio ad operare! Ogni cosa impostaci deve essere frutto della volontà Divina, in quanto prima o poi Dio costringerà anche i suoi nemici a riconoscere la sua potenza. Faraone, nonostante questo, diventò sempre più ostinato.

20 Versetti 20-32

Faraone di mattina presto si recò al fiume per adorare i suoi falsi dei e noi ci lasceremo prendere dal sonno per fare un qualsiasi servizio per il Signore? Gli egiziani e gli ebrei furono colpiti dalla piaga delle mosche. Il Signore conosce però i suoi e li rivelerà forse in questo mondo, ma certamente nell'altro. Riluttante, Faraone dovette trattare con Mosè e con Aronne. Egli li accontentò affinché andassero a sacrificare al loro Dio, a condizione che lo facessero in terra d'Egitto. Ma sarebbe stato un orrore verso Dio, se essi avessero offerto i sacrifici egiziani e sarebbe stato un orrore agli egiziani offrire gli animali del culto degli egiziani al Dio d'Israele cioè i loro vitelli o i loro buoi. Quelli che vogliono offrire un sacrificio accetto a Dio devono togliere quel che è malvagio e profano e devono pure ritirarsi dal mondo. Israele non poteva tenere la festa del Signore tra le cipolle e le pentole di carne d'Egitto: essi dovevano sacrificare come Dio ordinava Sebbene essi fossero tenuti in schiavitù da Faraone, dovevano tuttavia obbedire ai comandi di Dio. Faraone acconsentì che essi entrassero nel deserto, stabilendo che non si allontanassero troppo al punto di non poterli riprenderli di nuovo. Così alcuni peccatori, in uno stato di peccato e di condanna, toccati da Dio, dovrebbero allontanarsene, ma quando la paura finisce, essi ritornano alla loro vecchia vita. Mosè promise la rimozione di questa piaga. Ma non permise a Faraone di ingannarlo ulteriormente. Essendo ingannato anche Dio era deriso: se pensiamo di ingannare Dio con un pentimento falso e con una resa falsa, metteremo un imbroglio mortale sulle nostre anime. Faraone ritornò alla sua solita durezza. Il peccato radicato rompe anche i vincoli più forti e fa in modo che gli uomini seguano la loro parola. Molti sembrano seri, ma c'è qualche riserva, qualche caro peccato segreto e sono riluttanti a considerare se stessi in pericolo di miseria eterna. Essi potranno astenersi da altri peccati, faranno molto, daranno molto e si puniranno anche. Essi però non lasceranno quel loro peccato e non si decideranno a seguire Cristo, portando la propria croce. Invece fare la cosa più importante, si avventurano in tutt'altro. Si sentono addolorati, ma s'allontanano da Cristo, decisi a tenersi il loro stato attuale e sperando in qualche stagione futura, quando la salvezza potrà essere conseguita senza sacrifici così costosi; ma, alla lunga, il povero peccatore è condotto alla sua malvagità senza speranza di potersi redimere dalla sua follia.

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