Marco 1

1 CAPO 1 - ANALISI

1. Predicazione di Giovanni Battista nel deserto. Marco incomincia il suo Vangelo coll'entrar di Cristo nel suo pubblico ministerio, e non dice nulla della sua famiglia, della sua nascita o della parte anteriore della sua vita. Siccome era apparso un profeta rimarchevole proclamandosi Precursore del Messia, per preparare il popolo d'Israele alla sua venuta, l'Evangelista ha, cura di dar principio alla sua narrazione, citando quelle profezie delle Scritture giudaiche, in cui è distintamente predetta l'apparizione di tale precursore, e che così divengono anelli di congiunzione tra la storia dell'Antico Testamento e quella del Nuovo. Seguono concisi ragguagli intorno alla scena del ministerio di Giovanni il Battista, alla sua apparenza personale, al suo modo di vivere ed al carattere particolare della sua predicazione Marco 1:1-8.

2. Gesù è battezzato da Giovanni nel Giordano. Fu questo il primo preliminare del suo pubblico ministerio. Abbandonato il remoto villaggio di Nazaret, in cui eran trascorsi i primi trent'anni della sua vita, Gesù giunse in sulle sponde del Giordano, dov'era Giovanni, affinché, sottomettendosi al suo battesimo, potesse venir, per mezzo di esso, consacrato alla sua opera mediatrice. Questo consacrarsi del Messia, per la sua opera, fu confermato cospicuamente dalla discesa dello Spirito Santo in forma di colomba sopra di esso, mentre saliva fuori dell'acqua, e dalla testimonianza che gli rese dal cielo il Padre suo. Questo costituisce il secondo preliminare dei suo pubblico ministerio Marco 1:9-11.

3. Gesù è tentato da Satana nel deserto. Marco ricorda, colla massima possibile brevità, la durata di questa tentazione la circostanza aggravante del trovarsi Cristo circondato da bestie feroci, e il ministrargli degli angeli dopo che Satana, vinto, si fu ritirato da lui Marco 1:12-13.

4. Cristo incomincia il suo pubblico ministerio in Galilea. Dalle parole di Marco è chiaro che il ministerio Galileo di nostro Signore non cominciò che dopo la carcerazione di Giovanni suo precursore, e siccome l'intervallo tra il ritirarsi di Cristo dal deserto e il cominciamento del suo ministerio in Galilea dev'essere stato di breve durata, ne segue, per necessaria conseguenza, che il ministero di Giovanni cessò, pochi mesi al più, dopo ch'egli ebbe battezzato il Salvatore e additato in lui "l'Agnello di Dio". Il ministerio di Cristo è riassunto con mirabile brevità in un appello a ravvedersi e a credere all'evangelo, essendo or compiuto il tempo della venuta del Messia, di cui Giovanni avea parlato Marco 1:14-15.

5. Gesù chiama i figliuoli di Giona e di Zebedeo a seguirlo costantemente. Questo invito a seguirlo costantemente, d'allora in poi, va distinto dal tempo in cui, per la prima volta, credettero in lui e lo ricevettero come il Messia ad accadde qualche tempo dopo. Quanto ad Andrea e Pietro, è fuor d'ogni dubbio che questi due avvenimenti accaddero in tempi diversi Giovanni 1:35-42; lo stesso dicasi riguardo a Giacomo e Giovanni, poiché evidentemente non è questo il loro primo incontro con Gesù. Essi son ora chiamati per uno scopo tutto speciale, quello cioè di accompagnare Gesù dappertutto come discepoli, scelti fra tutti, ad esser, insieme cogli altri otto apostoli, testimoni oculari di tutte le sue azioni Marco 1:16-20.

6. Gesù nella sinagoga di Capernaum nel giorno di sabato. Col prender parte al culto di Dio nella sinagoga nel sabato, Gesù sanzionò il dovere imposto a tutti di osservare il santo giorno del riposo, oggidì chiamato Domenica, e ci insegnò ad onorare le ordinanze della religione, nel mentre che scoteva, con la potenza dei suoi ammaestramenti, il popolo che non avea giammai udito nulla di simile. Nella sinagoga Gesù cacciò uno spirito immondo fuori da un ossesso e impose silenzio alla testimonianza che questi rendeva alla sua divinità, perché tale testimonianza non solo gli ira inutile, ma avrebbe anche potuto fornire ai suoi nemici un pretesto per accusarlo di essere segretamente in lega con Satana. Dopo questo miracolo, la sua fama si sparse con sorprendente rapidità, non solo per tutta la Galilea, ma anche per tutte le contrade circonvicine Marco 1:21-28.

7. Guarigione della suocera di Pietro. Pietro, sebbene nato in Betsaida, era andato a stabilirsi in Capernaum, forse in occasione dei suo matrimonio. Uscito dalla sinagoga, coi suoi seguaci, Cristo se n'andò alla casa di lui, ed ivi operò un altro miracolo, risanando, col solo contatto della sua mano, la suocera di Pietro, che giaceva in letto inferma con la febbre, sicché essa potè immediatamente alzarsi, e ministrare loro. Questo fatto diede esca novella all'eccitazione che già prevaleva fra il popolo, e tosto che il sole fu calato verso l'orizzonte, e il calore intenso del giorno fu alquanto diminuito, tutti quanti i malati, gl'infermi e gl'indemoniati di Capernaum gli furono menati nelle strade, perché li guarisse Marco 1:29-34.

8. Primo giro di Cristo per la Galilea Dopo qualche tempo dato alla preghiera secreta, ed all'intima comunione col suo Padre celeste, cosa che non avea potuto fare se non fuggendo da Capernaum per tempissimo innanzi all'albeggiare, mentre la gente ancora dormiva, Gesù si accinse a predicare il vangelo nelle diverse sinagoghe della Galilea, guarendo ogni sorta d'infermità. È menzionato specialmente il caso di un lebbroso, per la franchezza con cui esso confessò di credere che Cristo poteva sanarlo, ma di non esser certo che egli lo volesse fare. Gesù provò la sua buona volontà col sanarlo immediatamente, ma il lebbroso non fu egualmente pronto nel dimostrare la sua gratitudine con l'obbedienza Marco 1:35-46.

Marco 1:1-8. PREDICAZIONE E BATTESIMO DI GIOVANNI Matteo 3:1-11; Luca 3:1-18

Per la esposizione vedi Matteo 3:1-11.

1. Il principio dell'evangelo di Gesù Cristo, Figliuol di Dio;

La brevità del modo di Marco nell'annunciare il suo argomento, e l'energica concisione con cui, sorvolando a tutti gli avvenimenti precedenti, eccettuato il ministero di Giovanni, egli si affretta a ricordare il battesimo e la tentazione di nostro Signore, furono spesso notati come caratteri distintivi del suo Vangelo. La parola "Evangelo" in questo versetto è usata evidentemente nel senso di narrazione o storia, che egli si accingeva a scrivere, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, del ministerio terreno, della morte, risurrezione e glorificazione di Gesù, che è al tempo istesso il Cristo ed il Figliuol di Dio. Questo versetto adunque ha da considerarsi semplicemente come un'introduzione come se dicesse: "Qui comincia il Vangelo, ecc. secondo il piano che mi sono tracciato". Questo piano è di raccontare puramente e semplicemente la vita uffiziale e il ministerio del Signore Gesù, e perciò passa sotto silenzio tutto quanto si riferisce alla sua nascita, e alla sua fanciullezza, e incomincia la sua narrazione dalla predicazione di Giovanni il Battista.

PASSI PARALLELI

Luca 1:2-3; 2:10-11; Atti 1:1-2

Giovanni 20:31; Romani 1:1-4; 1Giovanni 1:1-3; 5:11-12

Salmi 2:7; Matteo 3:17; 14:33; 17:5; Luca 1:35; Giovanni 1:14,34,49; 3:16; 6:69

Romani 8:3,32; Ebrei 1:1-2

2 2. Secondo ch'egli è scritto ne' Profeti:

Le parole che seguono trovansi nelle profezie di Malachia, e di Isaia. Ireneo, prima della fine del Secondo secolo, cita le parole come stanno qui, né mancano in favore di questa lezione, prove fortissime tratte dagli antichi MSS. Tuttavia in quelli più autorevoli si legge: "Secondo che è scritto dal profeta Isaia". Anche ammettendo quest'ultima lezione come la vera, la cosa può spiegarsi agevolmente. Marco non è tanto ignorante di confondere gli scritti di Malachia con quelli d'Isaia, ma egli si serve del nome di quest'ultimo per la ragione seguente. I Giudei dividevano le loro Scritture in tre volumi: la Legge, i Profeti e gli Agiografi. Come questi ultimi comunemente s'indicavano col nome dei Salmi Luca 24:44, perché i Salmi stavano pei primi nella collezione degli Agiografi, così il libro dei Profeti si indicava spesso col nome di Isaia per lo istesso motivo.

Ecco, io mando il mio Angelo davanti alla tua faccia, il qual preparerà la tua via dinanzi a te. 3. Vi è una voce d'uno che grida nel deserto: Acconciate la via del Signore, addirizzate suoi sentieri.

Era usanza in Oriente, nei tempi antichi (ed è tuttora oggidì), che quando un qualche gran personaggio si metteva in viaggio, mandava davanti a sé, dei corrieri a preparargli la via, toglier di mezzo ogni ostacolo, avvisare i villaggi affinché provvedessero il contingente richiesto per la sua scorta, e gli facessero trovare pronta la tenda nel luogo fissato per la sosta. Si conveniva alla dignità del Messia, che il suo entrare nel ministerio suo terreno venisse proclamato da un precursore, e nella moltitudine di predizioni che i profeti antichi pronunziarono intorno a lui, una cosa così importante non poteva essere passata sotto silenzio. E infatti Marco cita due passi dai profeti Malachia 3:1; Isaia 40:3, come riferentisi espressamente al Battista nel suo carattere di precursore del Messia. La parola ebraica malach, e la greca angelos, con cui la traducono i 70, sono applicate entrambe senza dubbio agli angeli od esseri celesti, ma entrambe comportano anche il significato di messaggero, uno che è mandato; e la parola messo avrebbe reso meglio il senso della profezia in Malachia: "Ecco io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia".

9 Marco 1:9-11. BATTESIMO DI GESÙ NEL GIORDANO. DISCESA DELLO SPIRITO SANTO SOPRA DI LUI Matteo 3:l3-17; Luca 3:21-22

Per la esposizione vedi Matteo 3:13-17.

12 Marco 1:12-18. GESÙ TENTATO NEL DESERTO Matteo 4:1-11; Luca 4:1-18

Per la esposizione vedi Matteo 4:1-11.

PASSI PARALLELI

Salmi 40:7; Matteo 2:5; 26:24,31; Luca 1:70; 18:31

Malachia 3:1; Matteo 11:10; Luca 1:15-17,76; 7:27-28

Isaia 40:3-5; Matteo 3:3; Luca 3:4-6; Giovanni 1:15,19-34; 3:28-36

12. E, tosto appresso, lo Spirito lo sospinse nel deserto.

La parola sospinse, che indica l'azione dello Spirito Santo sull'animo di Gesù, sebbene molto forte, non significa però coazione assoluta della sua volontà umana; significa, una potente impressione sopra di essa, onde fu tratto irresistibilmente al deserto.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:1-11; Luca 4:1-4

13 13. E fu quivi nel deserto quaranta giorni, tentato da Satana;

Secondo Matteo, la tentazione cominciò dopo che furono compiti i quaranta giorni; secondo il nostro Evangelista essa si estese a tutti i quaranta giorni. Entrambi questi racconti possono conciliarsi perfettamente. Gesù fu assalito da Satana con tentazioni diverse durante tutto quel lasso di tempo, ma l'assalto fu fatto n forma più concentrata e palpabile allo spirare di esso.

e stava con le fiere,

Questa circostanza, menzionata da Marco solo, è ricordata perché si ponga mente al pericolo non meno che alla desolazione, in mezzo a cui ebbero luogo queste prove terribili, della fede, della pazienza, dell'obbedienza e della speranza del Figliuol dell'uomo, e che ne aggravarono grandemente l'orrore. Si contrasti il primo Adamo nel paradiso terrestre, circondato dalle bestie della campagna, come da mansueti suoi servi, che cade facile preda del Tentatore, col secondo Adamo nel deserto, assalito da Satana, mentre è perseguitato dagli attacchi delle fiere, e che nondimeno esce dalla lotta "più che vincitore".

PASSI PARALLELI

Esodo 24:18; 34:28 Deuteronomio 9:11,18,25; 1Re 19:8

Ebrei 2:17-18; 4:15

1Re 19:5-7; Matteo 4:11; 26:53; 1Timoteo 3:16

14 Marco 1:14-20. GESÙ INCOMINCIA IL SUO MINISTERIO IN GALILEA. CHIAMA I FIGLIUOLI DI GIONA E DI ZEBEDEO A SEGUIRLO DAPPERTUTTO

Per la esposizione vedi Matteo 4:12-22.

14. Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea, predicando l'evangelo del regno di Dio.

Come Matteo, il nostro Evangelista comincia la sua narrazione del ministero di nostro Signore, soltanto dal momento dell'incoronamento di Giovanni, per comando di Erode, quando era compita la sua missione di precursore. Sebbene Luca ci dia, nel principio del suo Vangelo, dei particolari interessantissimi intorno alla nascita, sì del Redentore che del suo precursore, la sua narrazione del ministerio di Cristo, comincia anch'essa dallo stesso punto. Tuttavia non c'è né discrepanza né antagonismo tra i racconti dei sinottici e quello di Giovanni, nei Primi quattro capitoli del suo Vangelo, per questa semplice ragione, che nel fare una scelta di quel che doveano ricordare, i sinottici cominciarono dal principio del ministerio Galileo di Gesù, laddove Giovanni, scrivendo in epoca assai più remota, fu spinto dallo Spirito d'ispirazione, ad aggiungere un breve racconto di quella parte del ministero di Gesù che fu contemporanea a quello di Giovanni, e precedette il suo ministero in Galilea, onde abilitare quanti studiano la Bibbia a scorgere più connessamente le orme del loro Signore sulla terra, Vedi note Giovanni 1:29; Giovanni 4:54.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:12; 11:2; 14:2 Luca 3:20; Giovanni 3:22-24

Isaia 61:1-3; Matteo 4:23; 9:35; Luca 4:17-19,43-44; 8:1 Atti 20:25; 28:23

Efesini 2:17

20 20. E subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo, lor padre, nella navicella, con gli operai, se ne andarono dietro a lui,

Questi operai non erano necessariamente servi domestici, ma probabilmente pescatori da essi impiegati. Questa circostanza pare sia stata aggiunta per due motivi: primo di mostrare che questi discepoli non lasciarono affatto solo il loro vecchio padre inabile a procacciarsi il sostentamento; secondo che gli uomini, così chiamati a seguire Gesù, non erano persone dell'infimo ceto, spinto dalla necessità, a cangiare il lor modo di vivere, ma si trovavano in posizione di dar impiego agli altri. Che la famiglia di Zebedeo non appartenesse alla classe più bassa può dedursi da Giovanni 18:15; se, come si crede generalmente, l'Evangelista medesimo è la persona di cui ivi si parla. (Intorno alla parentela di questi fratelli con Gesù, vedi nota Matteo 13:55.)

21 Marco 1:21-84. GUARIGIONI MIRACOLOSE OPERATE IN CAPERNAUM Luca 4:38-41; Matteo 8:14-17

21. Ed entrarono in Capernaum e subito, in giorno di sabato egli entrò nella sinagoga, e insegnava

Si tratta evidentemente qui di un sabato particolare in cui furono operati i miracoli che seguono, ma nel passo parallelo di Luca, questo recarsi alla sinagoga nei giorni di sabato, per il culto divino, è descritto come il costume abituale del Signore Gesù, Vedi anche Luca 4:16. Voglia il Signore che quelli che leggono questo vi facciano attenzione ed imparino a seguire le pedate di Cristo. Dando così l'esempio della santificazione del settimo giorno, come sabato o giorno, di santo riposo, prescritto da Dio all'uomo al momento della creazione Genesi 2:8, e di nuovo sul monte Sinai Esodo 20:8-11, il Signore diede una prova luminosa che "egli non era venuto a distruggere la legge, ma a compierla"; mentre, nel tempo stesso, insegna col proprio esempio, a tutti quelli che si chiamano suoi, qual'uso devono fare della Domenica, che è per i cristiani il giorno di santo riposo. La parola, "subito" che trovasi, nella narrazione, tra l'entrata in città e quella nella sinagoga, in giorno di sabato, può indicare semplicemente che si tratta del primo sabato dopo l'arrivo. Ma siccome il giorno tra i Giudei contavasi dall'uno all'altro tramonto, e siccome c'era probabilmente allora, come c'è adesso, una breve funzione religiosa la sera, nella sinagoga, al principio del sabato, la parola indica, a parer nostro, che Gesù, coi suoi quattro nuovi discepoli, entrò in Capernaum il venerdì sera verso l'ora del tramonto, quando principiava il sabato, e che essi recaronsi direttamente alla sinagoga, dove Cristo cominciò ad insegnare. La consueta istruzione religiosa del popolo non formava parte del servizio del tempio, e quand'anche vi fosse stata compresa, avrebbero potuto approfittarne soltanto coloro che risiedevano in Gerusalemme. Ma fin dalle più remote età le tribù eran use a radunarsi nel sabato per ricevere l'istruzione dei loro anziani; ai quali succedettero i profeti 2Re 4:23, i quali erano a tal uopo educati con ogni cura in scuole o collegi; e dopo la cattività di Babilonia, vennero stabilite delle sinagoghe o assemblee (simili a quelle che i Giudei aveano tenute nella terra di servitù), in tutte le città e in tutti i villaggi principali, da un capo all'altro del paese. Il servizio o culto della sinagoga pare che fosse semplicissimo, consistendo nella preghiera e nella lettura delle Scritture con delle esortazioni ricavate da ciò che era stato letto.

PASSI PARALLELI

Marco 2:1; Matteo 4:13; Luca 4:31; 10:15

Marco 1:39; 6:2; Matteo 4:23; Luca 4:16; 13:10; Atti 13:14-52; 17:2; 18:4

22 22. E gli uomini stupivano della sua dottrina; perciocché egli gli ammaestrava come avendo autorità, e non come gli Scribi

Vedi note Matteo 5:21; Matteo 7:28-29.

Ciò che è detto qui degli Scribi prova conclusivamente che essi non erano meri scrivani o copisti della legge, ma anche dottori che insegnavano.

PASSI PARALLELI

Geremia 23:29; Matteo 7:28-29; 13:54; Luca 4:32; 21:15; Giovanni 7:46; Atti 6:10

Atti 9:21-22; 2Corinzi 4:2; Ebrei 4:12-13

Marco 7:3-13; Matteo 23:16-24

23 

Guarigione d'un uomo posseduto da uno spirito immondo, Marco 1:23-28

23. Ora, nella lor sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo,

Gli indemoniati ossia persone i corpi delle quali erano posseduti dai demonii, non erano punto rari al tempo dell'apparizione di nostro Signore nella carne; e ciò fu permesso, senza dubbio, dalla divina Provvidenza, perché al mondo fosse offerta una prova evidentissima della terribile malignità di Satana e della potenza e bontà di colui, che è apparito acciocché disfacci le opere del diavolo 1Giovanni 3:8, Vedi note Matteo 4:24. Alcuni suppongono che la parola "immondo" sia sinonima di "maligno", e che ambedue indichino impurità morale. Ne abbiamo un esempio in Marco 9:25; ma è un esempio eccezionale. I vari epiteti applicati a questi spiriti malvagi indicano, secondo noi, il genere d'azione particolare che ciascun d'essi esercitava sulla sua vittima. L'uno infliggeva sordità, l'altro mutismo; un altro eccitava alla incontinenza, e via discorrendo. Inoltre, il significato delle parole e dimostra che non possono esser completamente identiche. La prima significa maligno, malvagio, maldisposto; l'altra significa impuro, in primo luogo a motivo di contaminazione cerimoniale, e poi anche per naturale polluzione impuro per incontinenza. "Immondo" applicato al demonio che si era impossessato di costui indica l'elemento nel quale quest'uomo viveva e si movea, in conseguenza di tale possesso demoniaco; e probabilmente è detto ad insegnarci la terribile verità, che gli atti d'impurità con cui è trasgredito il settimo comandamento Esodo 20:14, sono atti che Satana mette impegno speciale a produrre. Possiamo anche apprendere dalla descrizione che ci è data di questo demonio, che quelli che eran dati in possesso a Satana erano bene spesso persone rotte al peccato dell'impudicizia e della fornicazione.

il qual, diede un grido,

Luca: "un gran grido". Costui deve aver avuto dei lucidi intervalli, che altrimenti non gli sarebbe stato permesso di entrare nella sinagoga. Trovandosi quivi, fu preso, ad un tratto, da uno dei suoi soliti accessi, e lo spirito immondo, usando dei suoi organi della favella, mise un gran grido d'allarme.

PASSI PARALLELI

Marco 1:34; 5:2; 7:25; 9:25; Matteo 12:43; Luca 4:33-37

24 24. Dicendo: Ahi! che vi è tra te, e noi, o Gesù Nazareno?

Queste parole possono prendersi come una sfida lanciata dal demonio a Cristo, come suppongono alcuni; ma, considerato insieme col resto del discorso, sembra assai più probabile che esprimano timore e deprecazione. "Le nostre sfere d'azione sono differenti", egli dice, "te ne supplico, non immischiarti di me!" Il pronome qui usato al plurale, noi, può intendersi degli spiriti malvagi collettivamente, di cui cotesto fosse per allora il rappresentante, o del demonio medesimo e dell'uomo del cui corpo si era impossessato. Pare tuttavia che la prima interpretazione meglio convenga al senso del contesto.

sei tu venuto per mandarci in perdizione?

Per quanto sia grande la libertà concessa, per un dato tempo, a cotesti spiriti pravi, noi sappiamo che collettivamente sono "messi in guardia sotto caligine, per lo giudizio del gran giorno" Giuda 6, ed è evidente che questo demonio tremava all'idea che Gesù, del quale, egli solo in quell'assemblea riconosceva la divinità, fosse in procinto di relegare lui e i suoi ribelli compagni nel tetro lor carcere. In Matteo 8:29 udiamo i demoni usare un linguaggio somigliante; riconoscono esservi un tempo destinato ai loro tormenti, ma insistono che l'ora del loro castigo non è ancora venuta, e domandano a Gesù di non mandarli in perdizione innanzi tempo. Questo timore d'esser mandato in perdizione non era immaginario, ma dedotto da ciò che il demonio sapeva intorno alla persona e all'uffizio di nostro Signore.

io so chi tu sei, il Santo di Dio.

Quest'era un titolo conosciutissimo del Messia Salmi 16:10; Atti 3:14, descrivente il suo carattere non tanto morale quanto uffiziale. Indicava uno che Iddio aveva designato, appartato e fornito d'ogni cosa richiesta per la sua grande opera, ed equivale alle parole colle quali il Salvatore si chiama sé stesso quello che "il Padre ha santificato e ha mandato nel mondo" Giovanni 10:36.

PASSI PARALLELI

Marco 5:7; Esodo 14:12; Matteo 8:29; Luca 8:28,37; Giacomo 2:19

Salmi 16:10; 89:18-19; Daniele 9:24; Luca 4:34; Atti 2:27; 3:14; 4:27; Apocalisse 3:7

25 25. Ma Gesù lo sgridò, dicendo: Ammutolisci, ed esci fuor di lui.

Cristo sgridò il demonio, e gli ordinò di uscire; non può adunque mettersi in dubbio la sua personalità. Il far ammutolire un angelo delle tenebre, con una sola parola, è una prova luminosa della divinità di Cristo. La ragione per cui il Signore gli impose silenzio è che non può prestarsi fede alcuna alla testimonianza degli emissari e degli agenti del "padre delle menzogne"; e quand'anche, in questo caso, il demonio dicesse la verità, Cristo non voleva che il suo carattere di Messia fosse proclamato da tali testimoni. I Sacerdoti, gli Scribi e i Farisei nella loro malizia lo accusarono più tardi, senza ombra di fondamento, "di cacciare i demoni per mezzo di Belzebub principe dei demoni", ed avrebbero avuto qualche fondamento per siffatta accusa, se egli avesse permesso agli spiriti immondi di esser suoi araldi.

PASSI PARALLELI

Marco 1:34; 3:11-12; 9:25; Salmi 50:16; Luca 4:35,41; Atti 16:17

26 26. E lo spirito immondo, straziatolo, e gridando con gran voce, uscì fuori di lui

Lo spirito malvagio cede a malincuore il suo possesso, e dà una prova finale della sua malignità nelle convulsioni e negli strazi inflitti al corpo della sua vittima. Il fatto, come è qui descritto, è quale appunto non poteva mancar di essere in un caso di vero possesso demoniaco. Sostengono alcuni che non abbiamo altro in questo passo se non una vivida descrizione di un forte accesso epilettico. Rispondiamo che con simili metodi di spiegazione non c'è dichiarazione della Bibbia, per quanto chiara e precisa che non si possa far svaporare nel nulla.

PASSI PARALLELI

Marco 9:20,26 Luca 9:39,42; 11:22

27 27. E tutti sbigottirono, talché domandavan fra loro: Che cosa è questa? quale è questa muova dottrina? conciossiaché egli con autorità comandi eziandio agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscano.

Questo sbigottimento nacque non tanto dalla maniera del suo predicare, quanto dalla potenza miracolosa che l'accompagnava. Ciò nondimeno gli uditori di Cristo furono sagaci abbastanza da comprendere che quel miracolo era stato operato per illustrare la dottrina, e per porre in evidenza il carattere di colui che la predicava, onde la domanda: "Qual'è questa nuova dottrina che Dio stesso attesta in guisa cotanto rimarchevole, dando a chi l'annunzia il potere di cacciare i demoni?" In questo momento c'è a sperare bene dei Galilei; le loro menti si svegliano, ed invece di correre dai Sacerdoti, dai Rabbini e dagli Scribi per ricevere la loro decisione come infallibile, cominciano ad usare la ragione che ha lor data Iddio, e procedono per supposizioni e conclusioni indipendenti.

PASSI PARALLELI

Marco 7:37 Matteo 9:33; 12:22-23; 15:31

Luca 4:36; 9:1; 10:17-20

28 28. E la sua fama andò subito per tutta la contrada circonvicina della Galilea.

Questa frase significa o tutta quella parte della Galilea che era adiacente a Capernaum, o tutta la contrada che circondava la provincia della Galilea, come la Siria, la Fenicia, Decapoli, ecc. Questa seconda interpretazione concorda meglio col testo dei due altri sinottici Matteo 4:24; Luca 7:17.

PASSI PARALLELI

Marco 1:45; Michea 5:4; Matteo 4:24; 9:31; Luca 4:17,37

29 

Guarigione della suocera di Pietro, e d'altri infermi in Capernaum, Marco 1:29-34

29. E tosto appresso, essendo usciti della sinagoga, vennero, con Giacomo, e Giovanni, in casa di Simone, e di Andrea.

Sappiamo da Giovanni 1:45 che Betsaida era la patria di Andrea e di Pietro (per la sua posizione vedi nota Matteo 11:21), ma che cosa li inducesse a lasciare la lor città nativa e stabilirsi in Capernaum, è impossibile determinarlo. I fratelli erano o coproprietari o coinquilini di quella casa in Capernaum, nella quale, finito che fu il servizio della sinagoga, Gesù ritirossi accompagnato dai suoi quattro discepoli, probabilmente per alloggiarvi quella notte; in ogni caso, per partecipare al pasto della sera.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:14-15; Luca 4:38-39; 9:58

30 30. Or la suocera di Simone

Qui è posto incidentalmente in evidenza il fatto che Pietro era ammogliato al tempo in cui Gesù lo chiamò ad essere suo seguace, e non c'è modo di poterlo negare, perché tutti e tre i sinottici ricordano il miracolo e il grado di parentela tra l'inferma e Pietro. Il tentativo di tradurre penthera con la parola matrigna, meteruia, invece di suocera, come se questa donna fosse stata la seconda moglie di suo padre, non ha briciolo d'autorità classica con cui si possa sostenere. Non c'è spiegazione che possa distruggere il fatto che l'uomo che la Chiesa di Roma pretende essere stato il suo primo papa era ammogliato; imperocché, in contraddizione a quanto asserirono scrittori papisti che cioè la moglie di Pietro fosse morta prima ch'ei divenisse Apostolo, abbiamo Paolo, il quale testimonia distintamente che la buona donna, tuttora vivente, era d'aiuto al marito, venticinque o trent'anni dopo l'incidente qui ricordato 1Corinzi 9:5. Lettore, usa il tuo intelletto e a dispetto di tutti i sofismi decidi la questione: Può esser vera la infallibilità che pretende la Chiesa di Roma? Il suo preteso primo vescovo o papa era ammogliato ad emendo un Apostolo ispirato onorava l'ordinanza di Dio intorno al matrimonio; ai suoi papi e al suo clero è ora proibito il matrimonio sotto pena di deposizione e di dannazione! Uno dei segni che Paolo dà di quelli che "attendono a spiriti seduttori" è che "vieteranno il maritarsi" 1Timoteo 4:1-3. Le terribili conseguenze di tale iniqua repressione delle leggi della natura sono dipinte abbastanza chiaramente nei titoli dati alla mistica Babilonia (Roma papato), nell'Apocalisse 17:15-18, in connessione con la sua condanna.

giaceva in letto, con la febbre; ed essi subito gliene parlarono. 31. Ed egli, accostatosi la prese per la mano, e la sollevò; e subito la febbre la lasciò,

Il miracolo qui consistette nel guarire col semplice toccare. Fu un'operazione divina, perché affatto oltre il potere dell'uomo, e non secondo la costituzione ed il corso della natura.

31 ed ella ministrava loro.

Che la guarigione fosse completa e istantanea lo si vide dall'esser di subito la donna rimessa in grado di tornare agli uffizi domestici e di servirli a mensa.

PASSI PARALLELI

1Corinzi 9:5

Marco 5:23; Giovanni 11:3; Giacomo 5:14-15

Marco 5:41; Atti 9:41

Marco 15:41; Salmi 103:1-3; 116:12; Matteo 27:55; Luca 8:2-3

32 32. Poi, fattosi sera, quando il sole andava sotto, gli menarono tutti coloro che stavan male, e gl'indemoniati 33. E tutta la città era raunata all'uscio. 34. Ed egli ne guarì molti che stavan male di diverse malattie, e cacciò molti demoni;

Col tramontare del sole finiva il sabato, e incontanente gli abitanti di Capernaum cominciarono a menare a Gesù i loro amici e congiunti ammalati ond'egli li sanasse. "Il Signore del sabato" non avrebbe ricusato di sanarli in giorno di sabato, poiché egli ci ha insegnato Matteo 12:10-13; Giovanni 5:5-16, che tali opere di misericordia non ne violano la santità. C'erano due ragioni per quest'indugio da parte del popolo. La prima era che i Farisei aveano loro insegnato a credere che anche l'accendere il fuoco nelle loro case, o l'alzare un peso, per quanto leggiero, in giorno di sabato fosse peccato, e quindi non potevano pur pensare a trasportare loro amici e congiunti alla presenza di Gesù. L'altra, che in quella stagione estiva e in quel bacino vulcanico, ove è situato il lago di Tiberiade, 280 metri al disotto del livello del Mediterraneo, l'ardore d'un solo tropicale sarebbe riuscito oltremodo pregiudizievole, se non pur fatale, ai poveri malati ch'essi volevano menare a Gesù; perciò aspettarono la calata del sole. Tale e tanta era l'ansietà la curiosità e l'animosità, che la folla andò crescendo per modo da poter dirsi, piuttosto letteralmente che iperbolicamente, che "tutta la città era raunata all'uscio" della casa di Pietro e d'Andrea, ma per quanto fosse grande la moltitudine dei malati, Gesù li guarì tutti.

34 e non permetteva ai demoni di parlare, perciocché sapevano chi egli era.

Se Gesù fosse stato un semplice uomo, avrebbe egli potuto chiudere in quel modo la bocca ai demoni e costringerli all'obbedienza? (Vedi nota sopra Marco 1:25.)

PASSI PARALLELI

Marco 1:21; 3:2; Matteo 8:16; Luca 4:40

Marco 1:5; Atti 13:44

Marco 1:25; 3:12; Luca 4:41; Atti 16:16-18

35 Marco 1:35-37. GESÙ SI RITIRA A PREGARE NEL DESERTO PRIMA D'INTRAPRENDERE IL SUO PRIMO GIRO PER LA GALILEA Matteo 4:28-29; Luca 4:42-44

35. Poi, la mattina, essendo ancor molto buio,

Luca dice: "Fattosi giorno", espressioni popolari entrambe, per indicare l'alba o lo spuntare del giorno, quando le tenebre e la luce lottano ancora; quando comincia ad albeggiare, e tuttavia è ancora quasi notte.

Gesù si levò, e se ne andò in luogo deserto, e quivi orava.

Quantunque, per necessaria conseguenza della sua divina natura, la comunione di Gesù Cristo con Dio suo Padre fosse costante e incapace d'interruzione, tuttavia, come vero uomo, Gesù sentiva che la vita e la comunione spirituale con Dio non potevano mantenersi nella sua anima umana se non per mezzo del ritiro, della meditazione e della preghiera. Per questa ragione, lasciandosi addietro i discepoli, uscì dalla città e se ne andò in luogo deserto dove non poteva temere di esser interrotto. Se il Salvatore che era perfettamente santo attribuiva, nella propria esperienza individuale, tanta efficacia alla preghiera, non ci fa questo comprendere quanto sia grande il bisogno che ne abbiamo noi? Si osservi particolarmente poiché è questa un'altra lezione chiaramente deducibile da questo racconto, che il Signore toglieva al riposo della notte il tempo necessario per questo dovere, tanto essendo le persone e le cose che reclamavano il suo tempo durante il giorno.

PASSI PARALLELI

Marco 6:46-48; Salmi 5:3; 109:4; Luca 4:42; 6:12; 22:39-46; Giovanni 4:34; 6:15

Efesini 6:18; Filippesi 2:5; Ebrei 5:7

36 36. Simone, e gli altri ch'eran con lui,

Suo fratello e i figliuoli di Zebedeo, e forse altri ancora che avean creduto in Cristo, ed eran divenuti suoi discepoli,

gli andarono dietro. 37. E trovatelo, gli dissero: Tutti ti cercano.

È probabile che Gesù avesse informato i suoi discepoli del suo proponimento di ritirarsi nella solitudine per un breve lasso di tempo, indicando loro, al tempo stesso, un'ora e un luogo di ritrovo, e che, essi avendolo ivi cercato e trovato, gli dicessero dell'ansietà generale con cui lo aspettava la moltitudine, a cagione dei miracoli della sera precedente. La narrazione di Luca 4:42 sembra confermare la supposizione che i discepoli sapessero dove cercare il loro maestro, poiché ci informa, che le turbe anch'esse seguirono i discepoli al luogo deserto, e circondarono Gesù, in modo da impedirgli, con la forza, di partire da loro.

PASSI PARALLELI

Marco 1:5; Zaccaria 11:11; Giovanni 3:26; 11:48; 12:19

38 38. Ed egli disse loro: Andiamo alle castella vicine,

Gesù non si arrese ai tentativi del popolo di Capernaum che voleva ricondurlo in città. Al contrario, propose ai suoi discepoli di visitare le città e i villaggi della Galilea che erano di minor nota di Capernaum. l'inferiorità loro, a petto di quest'ultima città, è fatta risaltare dal nome greco composto: comopoleis, da villaggio e città, che vien loro dato in questo versetto, e significa borgate, più importanti d'un piccolo villaggio, ma non considerate degne di esser recinte con mura.

acciocché io predichi ancora là; conciossiaché per ciò io sia uscito.

Siccome alcuni dei razionalisti hanno tentato di spiegare l'ultima parte di questo versetto come se si dovesse intendere soltanto dell'uscita di Cristo da Capernaum per predicare nei villaggi circostanti il lettore prenda a commentario le parole di Cristo, riferite nel passo parallelo di Luca 4:43: "Perciocché a far questo, sono stato mandato" ed anche le sue parole in Giovanni 16:28: Io son proceduto dal Padre e son venuto nel mondo. Il senso del versetto è questo: "Poiché le moltitudini desiderano udire il vangelo del regno, andiamo alle castella vicine, poiché Iddio mi ha mandato (ossia sono uscito da Dio) per predicare non a Capernaum soltanto, ma per tutto il paese, e quindi non devo restringere le mie fatiche ad un luogo solo".

PASSI PARALLELI

Luca 4:43

Isaia 61:1-3; Luca 2:49; 4:18-21; Giovanni 9:4; 16:28; 17:4,8

39 39. Ed egli andava predicando nelle lor sinagoghe, per tutta la Galilea e cacciando i demoni.

Vedi nota Matteo 15:23. Il tempo che durò questo giro è impossibile determinarlo. Ellicott ci dà il minimo di 4 o 5 giorni, Gresnell il massimo di 4 o 5 mesi. Possiamo probabilmente con tutta sicurezza respingere la prima ipotesi, e lasciar star li la cosa. Quali luoghi particolari della provincia Gesù visitasse allora, non potrebbe determinarsi, ma senza dubbio Betsaida e Chorazin furon tra le città privilegiate, poiché sappiamo che Gesù faticò molto in esse Matteo 11:21.

PASSI PARALLELI

Marco 1:21; Matteo 4:23; Luca 4:43-44

Marco 7:30; Luca 4:41

40 Marco 1:40-45. È MONDATO UN LEBBROSO E MANDATO AL SACERDOTE IN TESTIMONIANZA DELLA SUA GUARIGIONE Matteo 8:1-4; Luca 5:12-16

Per la esposizione vedi Matteo 8:1-4.

45 45. ma egli (il lebbroso), uscito, cominciò a predicare, ed a divolgar grandemente la cosa; talché Gesù non poteva più palesemente entrar nella città; anzi se ne stava di fuori in luoghi deserti, e di ogni luogo si veniva a lui.

La narrazione di Matteo si chiude col comando dato al lebbroso di non divulgare la sua guarigione sinché non fosse stata attestata dal sacerdote; Marco e Luca ci narrano in continuazione che l'esaltazione della sua mente lo spingeva a disubbidire, e che egli cominciava a pubblicare dappertutto la miracolosa guarigione ottenuta. Che quest'uomo andasse o meno dal sacerdote non è detto, né avrebbero questi Evangelisti fatto menzione della Sua disubbidienza se non fossero stati gl'inconvenienti che ne vennero a Gesù nell'esercizio del suo ministerio. La commozione prodotta negli animi del popolo da questo miracolo fu tale e tanta, ch'ei non poteva avventurarsi ad entrare nelle costella senza pericolo di destarvi un tumulto, laonde si vide obbligato a scegliere luoghi deserti per ammaestrarvi le moltitudini che venivano a lui da ogni parte, e che non avrebbero potuto esser contenute in luoghi ristretti.

PASSI PARALLELI

Salmi 77:11; Matteo 9:31; Luca 5:15; Tito 1:10

Marco 2:1-2,13

RIFLESSIONI

1. Marco esordisce col presentare alla nostra attenzione un fatto interessantissimo ed importantissimo, che cioè il cominciamento del vangelo fu il compimento delle profezie dell'Antico Testamento; Giovanni Battista principiò il suo ministerio "secondo ch'egli è scritto ne' profeti". Queste due parti della santa parola di Dio sono in stretta relazione l'una con l'altra; l'Antico Testamento può definirsi brevemente: Cristo predetto, ed il Nuovo: Cristo rivelato. Non dobbiamo adunque contentarci di cercare Abramo, Mosè, Davide, Daniele, ecc. nell'Antico Testamento, dobbiamo leggerlo con un desiderio costante di trovarvi qualche cosa intorno al Signore Gesù Cristo. È delle Scritture dell'Antico Testamento ch'egli pronunciò quella memorabile dichiarazione: "Esse son quelle che testimoniano di me".

2. Per compiere la salute dell'uomo, il Signore Gesù divenne volontariamente il servo del Padre, e si vegga con quanta umiltà lo riconosce, venendo ad assoggettarsi al battesimo di Giovanni, come ad una istituzione voluta da Dio. Quantunque perfettamente puro e senza macchia, pur fu lavato come se fosse stato polluto, e così si santificò, affinché noi pure potessimo essere santificati con lui. D'altra parte, osservisi con quale onore egli venne divinamente proclamato come "Dio sopra tutti", quando si sottomise a quel battesimo i cieli gli furono aperti, ed ei vide lo Spirito a guisa di colomba discendere dal cielo, e udì la voce del Padre suo che lo incoraggiava ad entrare nel suo ministerio.

3. Una mera fede speculativa intorno ai fatti e alle dottrine del cristianesimo non varrà giammai a salvare le anime nostre; Una tal fede non val punto meglio di quella dei demoni. Essi credono tutti che Gesù è il Cristo che un giorno giudicherà il mondo, e li farà piombare nell'inferno ai tormenti senza, fine. Solenne e doloroso pensiero è questo, che su tali punti, alcuni che si professano cristiani hanno minor fede dello stesso Satana. Vi sono alcuni che dubitano della realtà dell'inferno e dell'eternità delle pene. Tali dubbi possono trovarsi soltanto nel cuore di uomini e di donne che preferiscono la propria volontà a quella del Signore. Tra i demoni non c'è miscredenza. "Essi credono e tremano" Giacomo 2:19. Badiamo che la nostra fede sia una fede del cuore non meno che dell'intelletto, e che la nostra dottrina abbia un effetto santificante sui nostri affetti e sulle nostre vite.

4. Alla fine di questo capitolo leggiamo che "Gesù se ne andò in luogo deserto e quivi orava"; ma la stessa cosa è ricordata di lui ben sovente. Quando fu battezzato stava orando Luca 3:21; quando le moltitudini voleano farlo re, "se ne andò in sul monte per orare" Marco 6:46; quando fu tentato nel Getsemani trovò sollievo nella preghiera Marco 14:32. Benché fosse senza alcun peccato, egli ci ha dato l'esempio di diligente comunione col Padre suo, e se egli provava il bisogno di pregare, quanto più dobbiamo provarlo noi, che manchiamo ogni giorno in molte cose! In presenza di un tale esempio, qual giudizio dobbiamo fare di coloro che non pregano mai, o le cui preghiere non sono altro che una vana formalità? Del sicuro nessuno può pretendere che tali uomini siano seguaci di Cristo. "Ei ci ha lasciato un esempio, acciocché seguitiamo le sue pedate" 1Pietro 2:21.

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