Marco 13

CAPO 13 - ANALISI

1. Cristo predice la distruzione del Tempio. Tra l'ultimo incidente ricordato da Marco nel capitolo precedente, e questa predizione, va collocato un altro incidente ricordato, soltanto da Giovanni 12:20, ecc., cioè la richiesta di veder Gesù, fatta dai Greci venuti alla festa, nonché le parole con cui Gesù annunziò che stava per spuntare il giorno di grazia pei gentili. E questo, insieme con la precedente intimazione del giudizio presso a cadere sulla nazione giudaica, la quale rigettava l'ultimo e più nobile messaggiero di Dio, costituì il solenne ed appropriatissimo addio di Cristo al tempio. Come quando, venendo da Betania, pianse sulla città nell'avvicinarsi ad essa, così ora, dall'alto dell'Oliveto, mirando il tempio, i suoi pensieri si arrestarono sulla terribile distruzione che ben presto sarebbe piombata su quella e su questo, e nel comunicare cotesti pensieri ai suoi discepoli, naturalmente ei parlò prima, del giudizio che comincerebbe dalla casa di Dio Marco 13:1-3.

2. Predizioni concernenti la distruzione di Gerusalemme. Connettendo quel che Gesù avea detto allora intorno alla distruzione del tempio con le parabole che avea pronunziate Precedentemente in quello stesso giorno, i suoi discepoli lo pregarono che volesse dar loro ulteriori schiarimenti, rivelando ad essi il tempo in cui accadrebbero tutte queste cose, e i segni ai quali cui potrebbero riconoscere il loro avvicinarsi. Gesù accondiscende alla loro domanda ed indica parecchi segni, come le guerre, le persecuzioni, il sorgere di falsi Cristi, e specialmente l'apparire dell'abbominazione della desolazione nel luogo santo Marco 13:4-23.

3. La venuta del Figliuol dell'uomo nella potenza del regno spirituale. Il grande ostacolo allo stabilimento del regno di grazia sulla terra era la continuazione di quella dispensazione di tipi ed ordinanze, originariamente istituita a preparare gli animi degli uomini per la sua venuta, ma, per l'orgoglio e la malvagità di coloro che l'amministravano, cangiata nella sua più fiera avversaria. Laonde con simbolico linguaggio, qual'è l'oscurarsi del sole e della luna e il cader delle stelle dal cielo, nostro Signore ne annunzia lo sfacelo e la distruzione, e il sorgere del regno di grazia dalle ruine sue, per ministero degli angeli o messaggieri (i ministri del vangelo) mandati da lui stesso. Con la parabola del fico, che mette le foglie prima d'ogni altro albero, il Signore annunzia più oltre, che, allorquando sarebbero da essi osservati i segni pur ora indicati da lui, intenderebbero esser vicino ed imminente il crollo della dispensazione giudaica e lo stabilimento del regno del vangelo Marco 13:24-31.

4. L'avvenimento del giorno, del giudizio. In una profezia così estesa e variata come questa, la quale comprende tutto il periodo di tempo dalla partenza di nostro Signore alla sua seconda venuta, molto di ciò che era stato detto intorno alla distruzione di Gerusalemme può benissimo avere un secondo compimento prima che giunga la fine. Per riguardo al "giorno grande e terribile del Signore", Gesù ricusa di appagare la curiosità dei suoi discepoli. Egli dichiara espressamente che il tempo e l'ora in cui questo avverrà "niuno lo sa, non pur gli angeli che son nel cielo, né il Figliuolo", nella sua qualità uffiziale siccome mediatore; poiché ciò rimase nascosto nei consigli del Padre, i quali ei non era autorizzato a divulgare. Nostro Signore conchiude questo argomento con un serio appello ai suoi discepoli e a tutti quelli che leggerebbero in avvenire le sue parole, di vegliare e pregare e di star preparati, onde, in quella guisa che il padron di casa sorprende talora i suoi servitori all'impensata, arrivando inaspettatamente, la venuta dei Figliuol dell'uomo non abbia a coglierli anch'essi egualmente impreparati e quando meno l'aspettino Marco 13:32-37. Vedi Analisi, Matteo 24:1-51

Marco 13:1-37. PREDIZIONI CONCERNENTI LA ROVINA DEL TEMPIO, LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME, LO STABILIMENTO DEL REGNO DEL VANGELO, E LA SECONDA VENUTA DEL SIGNORE Matteo 24:1-51; Luca 21:5-36

Per la esposizione vedi Matteo 24:1-51.

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