Marco 2

1 CAPO 2 - ANALISI

1. Gesù ritorna a Capernaum. Questo segna la conclusione del primo giro che fece Gesù per le città della Galilea. Il suo ritorno fu il segnale di un così numeroso assembramento di popolo che la casa n'era piena fino alla porta, e a questo popolo Cristo predicò il vangelo Marco 2:1-2 .

2. È calato dal tetto un paralitico, perché Gesù lo risani. L'Evangelista narra le difficoltà incontrate dagli amici del paralitico per portarlo alla presenza di Cristo; i mezzi a cui ricorsero per raggiungere il loro intento; l'accoglienza incoraggiante, e le parole piene di bontà che Gesù rivolse a quel disgraziato; e l'effetto che queste produssero su alcuni Scribi lì presenti Marco 2:3-7. Gesù, sapendo che nei loro cuori questi Scribi lo accusavano di bestemmia, perché aveva dichiarato al paralitico che gli erano rimessi i suoi peccati, li rimproverò, chiedendo qual fosse più agevole, a lor giudizio, il rimettere i peccati, o il guarire miracolosamente la malattia (entrambe quelle cose essendo prerogative esclusive di Dio), ed indovinando ch'essi si sarebbero pronunciati in favore della prima, incontanente operò la seconda, sicché il paralitico, che prima non poteva muovere pur un passo, senza por tempo in mezzo, si caricò addosso il suo letticello, e tornossene a casa risanato. In tal guisa provò Gesù il suo divino mandato e la sua autorità di perdonare i peccati, in mezzo allo stupore degli astanti che ne davan gloria a Dio Marco 2:8-12.

3. Levi è chiamato all'Apostolato. Levi (Matteo) era un pubblicano, e fu chiamato da Gesù a seguirlo mentre questi passava dalla dogana in prossimità del lago, nella quale quegli esercitava l'uffizio suo: chiamata a cui obbedì immediatamente. Nel lasciare l'impiego, raccolse intorno a sé, a banchetto di commiato, quelli coi quali egli aveva lavorato sino allora, provvedendo al tempo stesso a che non mancasse al festino il no nuovo Maestro, perché anche ad essi annunziasse il vangelo. Di questo rimasero grandemente scandalizzati gli Scribi ed i Farisei, i quali, non avendo il coraggio di attaccare Gesù a viso aperto, ne mossero rampogna ai discepoli. Gesù prese la parola pei suoi discepoli, e giustificò la sua presenza in tale assemblea, dichiarando che a cotali appunto guidavalo il mandato suo divino Marco 2:13-17.

4. Schiarimenti chiesti da alcuni dei discepoli di Giovanni. Il punto su cui i discepoli di Giovanni chiesero schiarimenti era questo: perché in materia di digiuno, i discepoli di Gesù avessero ad esser trattati con maggiore indulgenza di loro? Giovanni prescriveva un rigoroso digiuno, tu perché segui un'altra regola coi tuoi discepoli? La risposta è che sarebbe del pari incongruo ne' suoi discepoli il digiuno (ch'è simbolo di dolore), mentre egli era ancora con essi, come sarebbe negli amici della sposa e dello sposo il piangere nella camera delle nozze, in mezzo a tutte le dimostrazioni d'allegrezza. Prosegue dicendo che, tra non molto, il maestro sarebbe lor tolto e che allora verrebbero pei suoi discepoli i giorni della prova. Col ricordare come mal si addicano le giunte di panno nuovo agli abiti vecchi o il vino nuovo, ancora in fermentazione, ai vecchi otri. Il Signore addita in modo, figurato bensì, ma perfettamente chiaro, l'impossibilità d'inceppare e comprimere la vita, lo spirito e il genio della nuova e migliore dispensazione per entro le forme del la dispensazione mosaica, ormai invecchiata e in via di decadimento Marco 2:18-22.

5. I discepoli sono accusati di violare il sabato perché svellevano e mangiavano delle spighe di frumento. Il cogliere e mangiare le spighe di frumento che crescevano lungo la strada, non costituiva, per parte dei viandanti, violazione alcuna della legge giudaica; ma, secondo l'interpretazione farisaica del quarto comandamento, lo strapparle e lo fregarle con le mani, erano "un lavoro vietato", e per questa ragione i Farisei accusavano i discepoli d'aver violato il sabato. Citando il caso di Davide a Nob, nostro Signore dimostrò, nella sua risposta, che anche, secondo la legge antica, i diritti della necessità e della misericordia prevalevano sulla lettera della legge, e che quindi i suoi discepoli, saziando la fame, non aveano violato il sabato. Li difende, poscia, spiegando la vera natura del sabato, il quale fu istituito dal nostro benefico Creatore sì pel temporale che per lo spirituale benefizio dell'uomo, sicché tutto quanto contribuisce all'uno o all'altro, non può costituire alcuna violazione di quella santa istituzione. E finalmente, Gesù dichiara che, nella sua qualità di Figliuol dell'uomo, egli è Signore e padrone del sabato, e per conseguenza qualificato meglio di chiunque a decidere che cosa ne costituisca una trasgressione Marco 2:23-28.

Marco 2:1-12. È GUARITO UN PARALITICO CALATO DAL TETTO Matteo 9:16; Luca 5:18-26

1. Ed alquanti giorni oppresso,

Le parole greche (letteralmente dopo giorni) lasciano affatto indeterminato il tempo che Gesù impiegò nel suo primo giro di predicazione.

egli entrò di nuovo in Capernaum; e s'intese ch'egli era in casa. 2. E subito si raunò gran numero di gente, talché non pure i contorni della porta li poteva più contenere;

Pietro il pescatore non viveva in un palazzo, come il suo preteso successore; un umile abituro era quanto consentivano i mezzi suoi, o quelli di Maria, la vedova del povero falegname, di modo che, a qualunque dei due essa appartenesse, la moltitudine raunata non poteva tardare ad empire e la casa e il cortile. In questa occasione la folla era probabilmente maggiore del consueto, sapendosi che la fama di lui era giunta alle orecchie delle autorità ecclesiastiche, e che Farisei e dottori della legge eran venuti, non solo da tutte le città della Galilea, ma anche da Gerusalemme, per udire e giudicare le dottrine del profeta di Nazaret, Vedi Luca 5:17.

2 ed egli annunziava loro la parola.

L'argomento era senza dubbio il regno di grazia ch'egli stava per stabilire, quale veniva raffigurato nei tipi alle profezie delle Scritture giudaiche. Gesù stava seduto nell'interno della casa, ma parlava a voce alta abbastanza da farsi udire dalla moltitudine stipata fuori. Luca aggiunge: "e la virtù del Signore era quivi presente per sanarli" cioè per sanare i malati che gli menavano, sicché il miracolo che sta per essere descritto non fu che il più notevole e il più luminoso tra i molti operati in quel giorno.

PASSI PARALLELI

Marco 1:45; Matteo 9:1; Luca 5:18

Marco 7:24; Luca 18:35-38; Giovanni 4:47; Atti 2:6

Marco 1:13; 1:33,37,45; 4:1-2; Luca 5:17; 12:1

Marco 1:14; 6:34; Salmi 40:9; Matteo 5:2; Luca 8:1,11; Atti 8:25; 11:19; 14:25; 16:6

Romani 10:8; 2Timoteo 4:2

3 3. Altera vennero a lui alcuni che menavano un paralitico, portato da quattro.

Marco solo, con quel suo tratteggiare grafico, specifica il numero dei portatori.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:1,2-8; Luca 5:18-26

4 4. E non potendosi accostare a lui, per la calca, scopersero il tetto della casa dov'era Gesù; e, foratelo, calarono il letticello, in sul quale giaceva il paralitico.

Il modo in cui fu messo in presenza di Gesù il paralitico è nuovo, ma è particolarmente interessante, come esempio dato, sia da lui che da' suoi amici, di quella perseveranza di fede che vince tutti gli ostacoli. Per intendere questo fatto bisogna aver qualche idea della costruzione delle case d'Oriente, specialmente di quelle del ceto più umile, poiché a questa classe apparteneva senza dubbio la casa ove Gesù fu ospitato in Capernaum. Consistevano esse generalmente in un colo piano che occupava all'ingiro due o tre lati di un cortiletto, cui dava accesso dalla strada, una porta praticata sul quarto lato. Nelle città queste case erano unite insieme, sicché all'uopo si potesse comunicare tra l'una e l'altra, non essendovi tra i tetti o terrazze altra separazione che un muro, alto abbastanza da nascondere, alla vista degli abitatori di una casa, quelli della casa contigua, quando stavano a sedere o passeggiare sulla terrazza. Al tetto di queste umili abitazioni non c'era, come non c'è anche in oggi, altro accesso che quello d'una rozza gradinata esteriore, sporgente dal caseggiato. Nelle case signorili, oltre questa gradinata esteriore, vi era anche una scala interna. La possibilità di siffatta comunicazione tra il tetto e il cortile senza passare necessariamente per l'interno della casa, rende perfettamente intelligibile l'esortazione di nostro Signore relativa alla distruzione di Gerusalemme: "Colui che sarà sopra il tetto della casa, ed avrà le sue masserizie dentro la casa non iscenda per toglierle" Marco 13:18, ove si confrontino le riferenze. È facile capire che gli amici del paralitico lo portassero sul tetto, sta che vi salissero dalla casa attigua, e giunti al muro di divisione lo scavalcassero, alzando il letticciuolo; sia che la folla li lasciasse penetrate nel cortile e salissero la gradinata esteriore. Ma colle nozioni che gli Europei si fanno naturalmente di un tetto, l'idea di farvi un foro, grande abbastanza da potervi far passare il letticciuolo, nel breve tempo che durò il discorso di Gesù, sembra così stravagante, per non dire assurda, che i critici hanno trovato molto difficile la spiegazione di questo passo, mentre che, per chiunque ha viaggiato in Palestina, la cosa è chiara e lampante da per sé. Questo scoprire il tetto non può consistere, come suggeriscono alcuni, nel sollevare semplicemente il tendone che riparava il cortile dai raggi cocenti del sole, o secondo altri, nell'aprire una specie di sportello che era sul tetto, poiché si ha un bel stiracchiare la voce (letteralmente tegoli, e qui più esattamente terra da pentolaio) usata da Luca, non si potrà mai fare che essa significhi tendone di tela; né che scavare, forare, del nostro Evangelista, indichi l'atto di aprire uno sportello. Questo scavare, nella terra di cui si componeva la terrazza, un foro grande abbastanza da lasciarvi passare il letticciuolo, è esattamente l'operazione qui descritta dall'Evangelista. Le case del minuto popolo in Palestina son costrutte, anche oggidì, di massi di fango essiccato, come appunto eran costrutte duemila anni fa, e i tetti si fanno di fango o d'argilla, misti talvolta a un po' di calcina, steso su fitti strati di rami, sostenuti da travi, che si vedono benissimo dall'interno della casa, non essendovi soffitto alcuno. Sulla terrazza si tiene spesso un cilindro che, nella stagione delle pioggie, si fa rotolare di frequente su e giù pel tetto, onde l'argilla divenga più compatta e non lasci colare l'acqua. Di tal fatta era probabilmente la casa ove fu ospitato Colui che fu così povero sulla terra da poter dire di sé stesso: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo de' nidi, ma il Figliuol dell'uomo non ha pur dove posi il capo" Matteo 8:20. A fare il foro richiesto in un tetto di tal sorta, questi quattro uomini non potevano metterci più di un dieci minuti, e, a rimettere il tetto nello stato di prima, bastava pochissimo tempo e fatica. Chi scrive ha esaminate minutamente sul Libano, a Tiberiade e a Sidone, case che avevano simili tetti e gradinate esteriori, ed è persuaso che il verbo (forare) usato da Marco, descriva esattamente il modo che fu tenuto in questa occasione. Una volta forato il tetto, nulla più agevole del calare il letticciuolo un tre, o tutto al più, un quattro metri, fino al pavimento della camera.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 22:8; Luca 5:19

5 5. E Gesù, veduto la lor fede,

Non quella solamente dei portatori, secondo Girolamo, Ambrogio ed altri, ma anche quella del paralitico, come è evidente dalle parole che subito dopo Gesù gli rivolge. Tutti e tre i sinottici applicano le parole "lor fede" ai portatori, senza dubbio per indicare, che non fu soltanto compassione o affetto al paziente, che li fece perseverare nei loro sforzi, ma una piena persuasione che Cristo, poteva e voleva guarire il loro amico, sol che questi fosse condotto alla sua presenza. Questa è vera fede, fede che non vuol saperne di sconfitta, che resiste a tutte la difficoltà e finalmente le vince tutte, fede che Gesù quando era sulla terra stava sempre osservando in chi si trovasse, e trovatala, la ricompensava riccamente.

disse al paralitico: Figliuolo,

Secondo Matteo, Gesù incominciò colle stesse parole incoraggianti che, più tardi, egli rivolse alla donna che guarì del flusso di sangue: "sta di buon cuore", si confronti Matteo 9:2,22.

I tuoi peccati ti son rimessi.

Queste parole dànno l'assicurazione del perdono concesso in quello stesso momento. È probabile assai che la malattia di quell'uomo fosse l'effetto ad un tempo e il castigo di una vita trascorsa nella dissolutezza. Checché ne sia di ciò, è certo che la sua coscienza si era risvegliata, facendogli sentire il suo peccato e il bisogno che aveva di perdono non meno che di sanità corporale, poiché il Signore non avrebbe mai rivolte quelle parole ad un peccatore impenitente. I Farisei capirono che con quelle parole il Signore largiva a quell'uomo il perdono dei suoi peccati, e Gesù stesso non solo riconosce che, le hanno intese nel loro vero senso, ma su questo fatto poggia tutta la sua argomentazione; noi dunque dobbiamo riguardarle come un vero decreto reale di perdono dato a quell'uomo da Colui che solo poteva accordarlo.

PASSI PARALLELI

Genesi 22:12; Giovanni 2:25; Atti 11:23; 14:9; Efesini 2:8; 1Tessalonicesi 1:3-4; Giacomo 2:18-22

Marco 2:9-10; Isaia 53:11; Matteo 9:2; Luca 5:20; 7:47-50; Atti 5:31; 2Corinzi 2:10

Colossesi 3:13

Marco 5:34; Matteo 9:22; Luca 8:48

Giobbe 33:17-26; Salmi 32:1-5; 90:7-9; 103:3; Isaia 38:17; Giovanni 5:14

1Corinzi 11:30; Giacomo 5:15

6 6.Or alcuni d'infra gli Scribi sedevano quivi,

Secondo Luca 5:17, "eran venuti da tutte le castella della Galilea e della Giudea e di Gerusalemme", mostrando con ciò l'importanza che si cominciava a dare agli atti di Gesù, specialmente da coloro che erano al tempo stesso giuristi e teologi, legislatori e sacerdoti nella nazione giudaica.

e ragionavan ne' lor cuori, dicendo,

Davano a dividere tutt'altro che uno spirito docile, sebbene non manifestassero ancora i loro sentimenti velenosi e micidiali. Significa non eccitazione subitanea, ma calcolo deliberato, fatto da ognuno di essi nel segreto del suo cuore, e che li portava tutti alle stesse conclusioni.

PASSI PARALLELI

Marco 8:17; Matteo 16:7-8; Luca 5:21-22; 2Corinzi 10:5

7 7. Perché pronunzia costui bestemmie in questa maniera? chi può rimettere i peccati, ne non il solo Dio?

costui è usato spesso nel greco classico in segno di spregio (come il costui italiano, che è talora sprezzativo), ed anche nelle Sante Scritture si trova usato in questo senso. bestemmia si usa nel greco classico per denotare ogni sorta di maldicenza contro il prossimo, ma nell'uso ellenistico denota empietà, o malvagio parlare contro Dio. Si commette bestemmia

1. quando si attribuiscono a Dio cose indegne di esso;

2. quando si nega che sieno da attribuirsi a Dio cose che manifestamente procedono da lui;

3. quando si attribuiscono ad altri, gl'incomunicabili attributi di Dio.

È in quest'ultimo senso che gli Scribi accusano Gesù di bestemmia. La prima di queste domande non era fuori del naturale, imperocché in qualunque altro uomo la pretesa di perdonare i peccati sarebbe stata infatti una bestemmia. La seconda domanda contiene una verità solenne sì, ma male applicata. Il diritto e il potere di perdonare i peccati sono prerogative esclusive di Dio. Il profeta Natan, pronunciando in tono autorevole a Davide il perdono del suo peccato, ascrive un tale atto alla gratuita grazia di Dio, e mostra ch'egli stesso non è altro che il canale mediante il quale è trasmessa la notizia della gratuita remissione 2Samuele 12:13. Il Signore non conferì ai suoi discepoli alcun potere più alto Giovanni 20:23; e qualunque mortale oltrepassa il limite di Natan, e si arroga un'autorità o un potere qualunque di perdonare o rimettere i peccati, si chiami pur confessore, sacerdote, o papa, è reo di bestemmia. Egli usurpa un potere che appartiene esclusivamente a Dio. La colpa di questi Farisei consisteva nel non riconoscere in Colui, la cui venuta era attestata da tali straordinari miracoli, Iddio manifestato in carne, il Messia aspettato ed invocato dai loro padri. Ma queste domande dei Farisei mettono gli Ariani ed i Sociniani tra le strette di un dilemma. O Gesù è veramente Dio nella nostra natura, e per conseguenza ha piena potestà di Perdonare i peccati, ed allora bestemmiano dichiarandolo uomo; o è semplicemente uomo, e allora, tutti gli sforzi con cui hanno cercato, nei loro scritti, di riconciliare con un tal fatto, le dottrine scritturali dell'espiazione e del perdono dei peccati pe' suoi meriti, son disonesti ed ingannevoli. Se Gesù non era che un uomo, egli non poteva perdonare i peccati. "Chi può rimettere i peccati se non il solo Dio?"

PASSI PARALLELI

Marco 14:64; Matteo 9:3; 26:65; Giovanni 10:33,36

Giobbe 14:4; Salmi 130:4; Isaia 43:25; Daniele 9:9; Michea 7:18; Luca 5:21; 7:49

Giovanni 20:20-23

8 8. E Gesù, avendo subito conosciuto, per lo suo spirito,

Matteo: "Gesù, veduti i lor pensieri, disse, ecc.". Su ciò Bengel rimarca: "I profeti acquistavano cognizione delle cose, mediante lo Spirito di Dio, non mediante il loro proprio spirito; Cristo invece, mediante il suo proprio spirito, che è onnisciente e divino". Le parole: "lo suo spirito", dobbiamo dunque intenderlo della sua natura divina, che dimorava nella sua natura umana.

che ragionavan così fra stessi,

L'aveano accusato di bestemmia perché reclamava per sé la prerogativa di Dio di rimettere i peccati, ma nel divino attributo della onniscienza, per cui ora scopriva e svelava le riflessioni segrete dei loro cuori, ei diede loro una prova convincente che la loro accusa non era sostenibile. Se non fossero stati accecati dal pregiudizio, avrebbe dovuto venir loro in mente questa riflessione: "Se quest'uomo può leggere in questo modo i nostri pensieri più riposti, il che è prerogativa di Dio solo, perché non potrebbe egli altresì rimettere i peccati, come ha ora asserito di poter fare? Egli dev'essere il Messia promesso!"

disse loro: Perché ragionate voi coteste cose ne' vostri cuori?

Perché mai accusate di dir bestemmie? Gesù protesta solamente contro la loro avventataggine nel venire così tosto ad una così sfavorevole conclusione contro di lui. Egli non se n'ha a male che essi richiedano prove irrecusabili a sostegno della sua asserzione di poter rimettere i peccati, che anzi procede immediatamente a metter dinanzi agli occhi loro cotali prove operando una guarigione miracolosa.

PASSI PARALLELI

1Cronache 29:17; Matteo 9:4; Luca 5:22; 6:8; 7:39-40; Giovanni 2:24-25; 6:64; 21:17

Ebrei 4:13; Apocalisse 2:23

Marco 7:21; Salmi 139:2; Proverbi 15:26; 24:9; Isaia 55:7; Ezechiele 38:10; Luca 24:38; Atti 5:3

Atti 8:22

9 9. Qual'è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi; ovver dire: Levati togli il tuo letticello e cammina?

Entrambe queste cose sono attributi divini Salmi 103:3. La questione non è se sia più agevole a Dio il rimettere i peccati o il guarire un paralitico incurabile, poiché di ciò non potevano esser giudici i suoi uditori, ma, se a lor giudizio, ci fosse per lui minor rischio a pronunciar il comando: "ti sian rimessi i tuoi peccati", ovvero l'altro comando: "Levati, togli il tuo letticello e cammina". Evidentemente nei loro cuori essi doveano rispondere: "È più agevole per un impostore il dire, 'ti sian rimessi i tuoi peccati', poiché questo è un fatto che non è in potere dell'uomo di verificare, laddove invece, tutti gli astanti possono giudicare se il paralitico obbedisce ed è sanato!" Gesù avendo letto di nuovo i pensieri dei loro cuori, e preveduta la loro risposta, disse:

PASSI PARALLELI

Matteo 9:5; Luca 5:22-25

Marco 1:5

10 10. Ora, acciocché voi sappiate che il Figliuol dell'uomo ha podestà di rimettere i peccati in terra;

Il ragionamento del Signore era questo: Siccome la remissione dei peccati e l'operare miracoli appartengono tutt'e due esclusivamente a Dio, col fare ciò che a vostro giudizio è più difficile, vi do la prova che ho fatto anche l'altro, poiché Dio non può certo rendere testimonianza ad un bestemmiatore o impostore. "Il titolo il Figliuol dell'uomo" è tra quelli che appartengono all'eterno Figliuol di Dio, e indica, che, in quanto egli è il Messia è divenuto partecipe della nostra natura. Il vero senso di questo titolo è determinato da Daniele 7:18, dove, senza alcun dubbio, è applicato alla seconda persona della Trinità, in quanto che, vestito dell'umana natura, ci si presenta davanti al trono di suo Padre per ricevere la ricompensa dei suoi patimenti mediatorii, secondo i Salmi 8:5; 68:17-18; Isaia 53:11-12; Filippesi 2:8-10. Questa applicazione uffiziale di un tale appellativo, rende ragione del fatto interessante che nei Vangeli, non è mai applicato ad altri che a Cristo, ed anche ad esso non mai da altri che da lui medesimo. Il passo stesso dei Atti 7:56, può appena considerarsi un'eccezione, poiché le parole di Stefano, che avea dinanzi agli occhi quella portentosa visione, gli eran poste, in bocca dallo Spirito d'ispirazione, onde assicurare il sinedrio, che ciò che il Signore avea detto loro intorno a sé stesso Marco 14:62, già era incominciato a compiersi (Vedi nota in loco). Il non essere questo titolo dato a Cristo da altri che da lui medesimo, può spiegarsi, dicendo che non è di per sé un titolo d'onore, ma bensì d'umiliazione, né perciò potea senza irreverenza venire a lui applicato da alcun altro. Le parole: "in terra" sembrano significare che laddove gli uomini avean riguardata, fino allora, la remissione dei peccati come una cosa per essi remota, e da ottenersi soltanto dopo la morte, egli l'aveva ora avvicinata e messa alla portata di ciascuno di loro, sicché non avevano che a ricorrere a lui ed egli era pronto ad accordarla. Una parafrasi di queste parole può vedersi nell'Epistola ai Romani 10:6-8.

PASSI PARALLELI

Daniele 7:13-14; Matteo 9:6-8; 16:13; Giovanni 5:20-27; Atti 5:31; 1Timoteo 1:13-16

11 11. Io ti dico (disse egli al paralitico), Levati, togli il tuo letticello, e vattene a casa tua.

I Profeti e gli Apostoli operarono i loro miracoli nel nome e per l'autorità di Dio, ma Gesù non ha bisogno di domandare a Dio il potere di farli, ei compie miracoli in suo proprio nome, provando così la sua divinità; e per conseguenza il diritto che ha di essere riconosciuto pel Messia promesso. Per dimostrare quanto è completa la guarigione, Gesù non solo comanda a quell'uomo, impotente a muoversi, di alzarsi, ma pur anche di togliersi sulle spalle il letto sul quale giaceva e di far ritorno alla sua casa.

PASSI PARALLELI

Marco 1:41; Giovanni 5:8-10; 6:63

12 12. Ed egli prestamente si levò; e, caricatosi addosso il suo letticello, uscì in presenza di tutti;

Non ci fu quasi il tempo di rimanere sospeso o in dubbio; il comando di Gesù fu accompagnato da tal potenza divina che in un momento gli rinvigorì le Membra infiacchite; la fede di quell'uomo, che l'avea indotto a farsi portare alla presenza di Cristo, malgrado tutti gli ostacoli, si strinse ora avidamente al comando del Signore, ed egli si levò ad un tratto, in presenza di tutti, così vigoroso come se non avesse mai saputo che cosa fosse l'esser malato. La prova ch'egli avea riacquistate tutte le sue forze si vide dal fatto ch'ei si caricò in ispalla il letto (fino allora simbolo della sua debolezza), come gli avea comandato il Signore, e andossene a casa sua. Luca aggiunge: "Se ne andò a casa sua, glorificando Iddio", non nell'interno del suo cuore soltanto, ma rendendo pubblica testimonianza che il profeta di Nazaret avea veramente podestà di rimettere i peccati. Ed ora vediamo, così va il mondo, quella stessa moltitudine che era tanto restia a lasciare il passo al povero ammalato, onde venisse alla presenza di Gesù, ed anzi ne lo avrebbe discacciato se l'avesse potuto, aprirsi prontamente davanti all'uom vigoroso che ritorna lesto a casa sua, e seguirlo plaudente. Dell'effetto prodotto da questo miracolo su gli Scribi e i Farisei presenti, Marco non ci dice nulla; probabilmente non avea niente di buono da dirci; ma il popolo ne divenne più disposto a ricevere divine impressioni, ond'è che l'Evangelista aggiunge:

talché tutti stupivano, e glorificavano Iddio, dicendo: Giammai non vedem cotal cosa.

Luca dice: "Oggi noi abbiamo vedute cose strane". Né ci fa maraviglia che parlassero così. Eran vissuti fino allora sotto il regime e la regola dei servitori, ma ora il padrone istesso era apparso ed avea esercitato il potere suo reale. Cose strane invero! Guarigioni miracolose e remissione di peccati pronunciate da umane labbra, dopo un lasso d'oltre 300 anni, in cui i doni sì dei miracoli che della profezia eran cessati nella Chiesa giudaica! Matteo aggiunge che la moltitudine glorificava Iddio, "che avea data cotal podestà agli uomini", evidentemente lasciando arguire che la moltitudine non aveva ancora alcuna percezione della divinità di Gesù; vedevano essi in questo miracolo la potenza divina, ma era loro sfuggito il fatto che Cristo l'avea operato in suo proprio nome: "Io ti, dico". Non sapean farsi un'idea chiara della sua divinità, sebbene questo miracolo ne fosse una prova; non voleano ammettere ch'egli fosse dappiù dell'uomo, sebbene talvolta fossero costretti a dire: "Chi è pur costui?" Siffatte confessioni li fanno, lor malgrado, i testimoni, della sua divinità.

PASSI PARALLELI

Marco 1:27; Matteo 9:8; 12:23; Luca 7:16

Matteo 15:31; Luca 5:26; 13:13; 17:15 Atti 4:21

Matteo 9:33; Giovanni 7:31; 9:32

13 Marco 2:13-22. CHIAMATA DI MATTEO O LEVI. BANCHETTO IN SUA Matteo 9:9-13; Luca 5:27-32

Per la esposizione vedi Matteo 9:9-13.

23 Marco 2:23-28 I DISCEPOLI SVELLONO DELLE SPIGHE IN GIORNO DI SABATO Matteo 13:1-8; Luca 6:1-5

Per la esposizione vedi Matteo 12:1-8.

26 26. Come egli entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar,

Secondo la narrazione di questo avvenimento contenuta in 1Samuele 21: Ahimelec, padre di Abiatar, era il sommo sacerdote che diede a David il pane di presentazione, e Beza, a scansare la difficoltà, ritiene che le parole "sotto il sommo sacerdote Abiatar" siano un'interpolazione, ma non c'è alcun fondamento per questa sua credenza. Paragonando attentamente 1Samuele 14:17; 22:20; 2Samuele 8:17; 1Cronache 18:16, si scorge che i nomi di Ahimelec e di Abiatar sono spesso confusi l'uno coll'altro, e può darsi che al tempo di Marco esistesse la chiave che ne desse la spiegazione, sebbene sia perduta per noi. Owen, celebre teologo inglese del 17esimo secolo, spiega l'apparente difficoltà traducendo circa, o poco avanti il tempo di Abiatar, e ci dà un esempio indubitato di tale significazione della parola nel passo di Matteo 1:11: un poco avanti, ossia, circa il tempo della cattività di Babilonia. È più probabile però che Abiatar fosse associato a suo padre nel disimpegno dei doveri del sommo sacerdozio, e che sia qui menzionato, non solo per esser egli la persona che diede veramente a David il pane di presentazione, ma anche perché il suo sacerdozio fu intimamente associato a tutto il regno di Davide.

PASSI PARALLELI

1Samuele 22:20-22; 23:6,9; 2Samuele 8:17; 15:24,29,35; 20:25; 1Re 1:7

1Re 2:22,26-27; 4:4

Esodo 29:32-33; Levitico 24:5-9

27 27. Poi disse loro: il sabato è fatto per l'uomo, e non l'uomo per lo sabato

Questo detto di nostro Signore è ricordato dal solo Marco. In quella guisa che gli altri sei giorni della settimana furon fatti per l'uomo, ond'ei potesse lavorare in essi, così pure il sabato fu fatto per l'uomo, ma quale ordinanza speciale, onde in esso potesse riposarsi dal suo lavoro settimanale, santificare una settima parte del suo tempo, dedicandola al servizio di Dio, e trovare così nel settimo giorno un tipo "del riposo di sabato che resta al popolo di Dio" nel cielo Ebrei 4:9. Non fu mai l'intenzione di Dio che il comandamento primitivo: "Ricordati del giorno del riposo per santificarlo", fosse interpretato in modo da nuocere alla vita corporea dell'uomo, inibendogli di far cuocere i suoi alimenti o di prendere quell'esercizio che è necessario alla sua salute; né tampoco in modo da non permetterci di fare atti di misericordia verso i nostri simili. La proibizione di far qualunque opera servile in quel giorno, l'aveano introdotta i Farisei coi loro commenti e con le loro tradizioni, e si fa per liberare i Giudei dal giogo di tali arbitrarie prescrizioni che nostro Signore pronunciò queste parole. Non c'è però nulla in queste parole che autorizzi il temerario asserto di taluni che nostro Signore abbia, con esse, abrogato il quarto comandamento. Al contrario, come "Signore del sabato" lo sottrae al pervertimento che ne avean fatto i Farisei e lo ripristina nell'uso suo benefico originario. Cristo dimostra potersi far nel sabato opere di necessità e di misericordia, ma non dice una parola che dispensi il genere umano in generale, e o quelli che professano d'essere il popolo suo, in particolare, dal santificare quel giorno, dedicandolo al Signore. Le nazioni che più osservano il riposo dalle corporali fatiche nel sabato cristiano e lo impiegano nel servigio di Dio, son quelle che si distinguono maggiormente per la loro meritata prosperità ed esibiscono in più alto grado la pace e l'ordine, proprii ad una comunità civilizzata. Né può essere altrimenti, avendo Iddio annessa alla santificazione di quel giorno una benedizione temporale non meno che spirituale.

PASSI PARALLELI

Esodo 23:12; Deuteronomio 5:14; Nehemia 9:13-14; Isaia 58:13; Ezechiele 20:12,20; Luca 6:9

Giovanni 7:23; 1Corinzi 3:21-22; 2Corinzi 4:15; Colossesi 2:16

28 28. Dunque il Figliuol dell'uomo è Signore eziandio del sabato

dunque dimostra che le parole di questo versetto contengono una conclusione dedotta dalla proposizione premessa al versetto 27. L'argomentazione di Cristo è la seguente: "Il Figliuol dell'uomo è legittimo Signore di tutta la creazione, come ella fu, nella sua origine, concessa all'uomo; egli è legittimo Signore di quanto fu fatto per l'uomo (Confr. Salmi 8 ed Ebrei 2:6-9); siccome adunque il sabato è fatto per l'uomo, così egli è legittimo Signore anche del sabato, e non si ha quindi ad ubbidire a quanto inventano i Farisei sul modo di osservarlo, ma sì a quanto egli comanda intorno ad esso". Due cose implicano queste parola di nostro Signore: La prima è la sua propria Divinità. "Il Signore del sabato" non può esser altri che l'eterno Creatore, Dio stesso, da cui fu istituito il sabato. Questa specie d'argomentazione rassomiglia singolarmente a quella di Matteo 12:8, laddove, Gesù dice: "Qui v'è alcuno maggiore del tempio". Intorno a quel tempio Iddio avea detto: "Questo è il mio riposo in perpetuo, qui abiterò" Salmi 130:14. Niuno adunque poteva esser maggiore di esso, eccetto Dio medesimo. La seconda cosa che implicano queste parole, è la sua intenzione di trasportare il giorno del riposo sacro dal settimo al primo della settimana. Nel tempo in cui egli parlava, niuna di queste cose, senza dubbio, fu notata dai Giudei o dai discepoli, ma egli sapeva che si sarebbero ricordati delle sue parole dopo la sua risurrezione.

PASSI PARALLELI

Marco 3:4; Matteo 12:8; Luca 6:5; 13:15-16; Giovanni 5:9-11,17; 9:5-11,14,16

Efesini 1:22; Apocalisse 1:10

RIFLESSIONI

1. Il caso del paralitico dimostra che cosa possa fare una fede semplice e sincera nella potenza, nella compassione, e nell'amore di Cristo, per superare le difficoltà esterne ed ottenere benedizioni sì temporali che spirituali. Quanto più ancora non potrà fare una tal fede quando, in aggiunta agli, attributi di Cristo quì nominati, essa è fondata eziandio su tutte le promesse di Dio, che sono in lui (Cristo), sì ed amen, alla gloria di Dio 2Corinzi 1:20! Considerando le difficoltà da vincersi per giungere alla presenza di Cristo, questa narrazione ci presenta un commentario pratico delle parole del Signore: "Se avete di fede quant'è un granel di senape, voi direte a questo monte: Passa di quì a lì, ed esso vi passerà; e niente vi sarà impossibile" Matteo 17:20.

2. Chi può dubitare che fino alla fine dei suoi giorni, questo paralitico avrà ringraziato Dio della sua paralisi? Senza di essa egli non avrebbe forse mai veduto, Cristo e fors'anche sarebbe morto nell'ignoranza della via della salute. A viste umane fu quella paralisi il principio della vita eterna per l'anima sua! Quanti ve ne sono, in tutti i tempi, che hanno fatto una simile esperienza, e hanno appresa la sapienza celeste per via delle afflizioni del corpo o della mente! I lutti stessi sono stati convertiti in divino misericordie. Le perdite delle ricchezze della terra son divenute veri guadagni. Le malattie li hanno condotti al gran Medico, delle anime, li hanno rimandati alla Bibbia, hanno escluso il mondo dai loro pensieri, e li hanno spinti a pregare! A migliaia son coloro che possono dire con David: "Egli è stato buono per me ch'io sono stato afflitto; acciocché io impari i tuoi statuti" Salmi 119:71.

3. Gesù, in presenza degli Scribi, pone in sodo il suo asserto d'esser egli cioè il sommo Sacerdote che solo ha podestà di dare assoluzione. Ei dice loro esplicitamente: "Il Figliuol dell'uomo ha podestà di rimettere i peccati in terra"; e per conseguenza ei non fece altro che esercitare il suo uffizio legittimo, quando disse al paralitico: "Figliuolo, i tuoi peccati ti son rimessi". Gli Scribi e i dottori giudei avean perfettamente ragione d'asserire categoricamente la gran verità che nessuno può rimettere i peccati se non il solo Dio. Nessun sacerdote o rabbino, al tempo di Cristo, avrebbe osato arrogarsi la podestà di rimettere i peccati. Nessun protestante evangelico ha mai profferite le parole di Cristo al paralitico, in altro senso, che come l'annunzio della misericordia promessa di Dio, che mediante la giustizia di Cristo, l'uomo che crede in lui ha piena remissione dei peccati. La Chiesa di Roma invece, non si perita dimostrarsi colpevole della gran bestemmia in quanto che ascrive piena potestà di rimettere i peccati alla madre umana dell'«uomo Cristo Gesù» e al papa di Roma, che essa esalta come vescovo universale e vice-gerente di Cristo in terra.

4. Prima di chiamar Levi all'apostolato, Gesù l'avea già chiamato ad entrar seco lui in comunione qual credente; e in egual modo son chiamati tutti quelli che vanno a Dio per mezzo di Cristo. È questa una verità di profonda importanza! Noi siam tutti così immersi nel peccato e attaccati al mondo che non ci volgeremmo mai a Dio, né gli chiederemmo la salute, se egli prima non ci chiamasse con la sua grazia. Come la calamita attira il ferro, come il sirocco ammollisce l'agghiacciato terreno, così la chiamata efficace di Cristo attira, fuor degli inganni del mondo, i peccatori, e intenerisce i cuori i più duri.

5. Il Signore Gesù venne al mondo per essere MEDICO non meno che maestro; ei ci vide tutti affetti di mortale malattia, e, pietoso, venne a recare soccorso. Lettore, avete intima conoscenza di Cristo nel suo speciale ufficio di Medico? Sentiste mai davvero la vostra malattia spirituale, e vi rivolgeste a lui per esserne sanato? Finché non abbiam ciò fatto, non possiamo essere accetti al cospetto del Signore. Felici coloro che hanno scoperta la malattia delle anime loro, poiché il sentire la nostra corruzione e l'aborrire le nostre trasgressioni è il primo sintomo di sanità spirituale.

6. Il principio esposto nelle due parabole della giunta di panno rozzo sopra un vestimento vecchio; e del "vino nuovo in otri vecchi", è importantissimo, cioè che è non solamente cosa perniciosa, ma assolutamente inutile in religione, il mescolare insieme cose essenzialmente diverse. Non pochi né piccoli sono i mali che derivano alla Chiesa di Cristo dall'aver violato questo principio. Nella Chiesa dei Galati si fece il tentativo di riconciliare il giudaismo col cristianesimo, di circoncidere non meno che di battezzare, di tenere in vigore la legge cerimoniale allato all'evangelo di Cristo; ma ciò non altro, produsse che divisioni, le quali minacciavano di scindere quella Chiesa! Nelle Chiese cristiane primitive, dopo la morte degli Apostoli, fu fatto il tentativo di rendere in certi luoghi più accetto l'Evangelo, mescolandovi la filosofia platonica; ma ciò fu sorgente feconda d'innumerevoli eresie. In un'epoca successiva si fece il tentativo di cattivare i gentili all'evangelo, col torre a prestanza feste, processioni, vestimenti e titoli dal culto pagano, e così fu aperta la strada all'apostasia papale. A' nostri giorni sono a migliaia coloro che cercano di riconciliare il servire a, Cristo col servire al mondo o a Mammona, il che non solamente arreca danno incalcolabile al vangelo, abbassando il livello sublime della religione di Cristo; ma non può avere per finale risultato che l'eterna perdizione di coloro che ne fanno il vano tentativo. Vi son taluni in Italia, che sognano di riformar la Chiesa di Roma e di ricondurla alla dottrina e alla pratica scritturale, nel mentre ritengono i riti e le cerimonie pagane del medio evo ma un tale tentativo è vano, queste cose non possono amalgamarsi: nelle parabole di cui parliamo, nostro Signore ha predetto quale ne sarà certamente il risultato.

7. La settima parte del nostro tempo, ossia il sabato, appartiene a Dio e pel suo proprio esempio nella creazione, e pel suo positivo comando nel Decalogo. Come Dio, e per conseguenza Signore del sabato, Gesù ne prescrive la vera osservanza, egualmente distante dalle austerità dei Farisei, e dalla licenza (per non dire aperta violazione) dei mondani. Essendo egli stesso, in tutte le cose, un perfettissimo modello di dottrina, del sicuro non trasgredì giammai, né permise ad altri di trasgredire alcuna legge di Dio; ma spazzò via inesorabilmente i puerili corollari che i Farisei aveano dedotti dal quarto comandamento, e coi quali avean fatto del sabato un giogo ed un tormento per ogni Israelita.

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