Marco 5

1 CAPO 5 - ANALISI

1. Guarigione dell'indemoniato Gadareno. I miracoli ricordati in questo capitolo sembrano essere stati scelti specialmente da Marco, insieme a quello riportato alla fine dei L'ultimo capitolo, come esempi luminosi della potenza divina di Cristo, tratti da ogni dipartimento della natura. Il primo manifestò il suo potere sulla creazione inanimata. Il seguente, il di lui dominio sul mondo spirituale, specialmente nella sua connessione con la razza umana. Il terzo, il suo dominio sulle infermità corporali, e l'ultimo, il suo impero sulla morte. Questo capitolo incomincia col miracolo che manifesta la potenza di Cristo sul mondo spirituale e sugli agenti impiegati da Satana a tormentare gli uomini. Fu operato sopra un misero indemoniato, nativo d'una regione chiamata Gherghesa ad oriente del lago di Galilea, il quale indemoniato si fece incontro a Gesù e ai suoi discepoli tosto che furono sbarcati sul lido. Sebbene fosse generalmente così furioso che niuno ardiva accostarsi ai luoghi ove era solito aggirarsi, insieme ad un compagno di sventura e di miseria, non prima apparve Gesù, che, correndogli incontro, se gli prostrò davanti in atto di adorazione, riconoscendo che egli era Gesù il Figliuolo dell'Iddio altissimo, e scongiurandolo nel modo più solenne di non tormentarlo. Egli non era posseduto da un solo demonio; anzi in così gran numero avean presa lor dimora nel corpo di quel disgraziato gli spiriti infernali, che diedero il loro nome come Legione Marco 5:1-9.

2. Distruzione di una greggia di porci, e suo effetto sui Ghergheseni. Quando è lor comandato di uscire immantinente dal corpo del Ghergheseno, questi spiriti maligni non osano disubbidire; ma, temendo d'esser rimandati nella prigione dell'abisso, supplicano Gesù, come colui che evidentemente ha in sua mano i loro destini, di permetter loro di entrare in una greggia di porci che pascevano lì appresso. Nostro Signore acconsentì a tale proposta, insegnando, così che, fintantoché era in vigore la legge levitica, dovea osservarsene il disposto intorno agli animali mondi e agli immondi. La notizia di questo fatto si sparge rapidamente per tutto il paese circonvicino, il guardiano atterrito essendo corso a riportar la cosa al padrone della greggia, e la gente accorre da ogni dove per pregare il Salvatore di partire dai loro confini e lasciarli proseguire, senza ostacolo, le loro pratiche peccaminose, Gesù li prende in parola, e s'imbarca di nuovo coi suoi discepoli; ma non li lascia senza un testimonio della verità, poiché comanda all'uomo, fuori del quale erano stati cacciati i demoni e che bramava accompagnarlo, di rimanere nel suo luogo nativo e di parlare al suoi conterranei di quel Salvatore che sì gran cose avea fatte per lui Marco 5:10-20.

3. Guarigione della donna afflitta da flusso di sangue. Tornato che fu Gesù all'altra riva, ed ospitato in casa di Matteo in Capernaum (come questi ce lo racconta), accondiscese alla richiesta di un rettore della sinagoga che venne frettoloso a chiedere che Gesù volesse restituirgli in vita la figliuola che trovavasi in punto di morte. Come di solito, era accompagnato da una tal folla di gente che poteva a stento camminare. Così ebbe agio di accostarsegli inosservata, una povera donna che era stata afflitta, per 12 anni, da una pericolosa e debilitante malattia, ed avea risoluto, quando se le presentasse il destro, di toccare i vestimenti di Gesù ed ottener così la guarigione, senza attrarre l'osservazione della gente sopra il miracolo. Ella riuscì nell'intento per quanto riferivasi alla guarigione, senonché nostro Signore risolse di correggere l'egoismo e la mancanza di gratitudine di cui non andava esente quel suo modo furtivo di ottener la guarigione, e, quantunque sapesse bene quel che era avvenuto, si fermò, e volle assolutamente che gli fosse detto chi l'avea toccato. I suoi discepoli affettavano di tener quella domanda in conto d'oziosa, istante la gran folla; ma la donna ne fu commossa vivamente nella coscienza e nel cuore, e tornata indietro, si prostrò davanti a Gesù, confessando tutto il fatto. Avendo in tal modo corretta la di lei debolezza, il Signore lodò la sua fede e licenziolla Marco 5:21-34.

4. Risuscitazione della figlia di Iario. L'indugio cagionato da questo miracolo dovette contrariare moltissimo il rettore della sinagoga, il quale sapeva che ogni momento era prezioso per salvar la vita alla sua figliuola. Prima ancora che fosse licenziata la donna guarita, venne un messaggiero ad annunziare che la sua figlia era morta, e il misero padre stava già per abbandonarsi a disperato dolore, quando Gesù ravvivò la sua speranza con queste preziose parole: "Non temere, credi solamente". La potenza gloriosa del gran Redentore molto più luminosamente dovea dimostrarsi agli uomini, col ricondurre l'anima al tabernacolo mortale che aveva abbandonato, che col solo sgridare la malattia e restituir la salute. Giunti alla casa, egli entrò nella camera ove giaceva il corpo esanime della bambina, accompagnato dai genitori, e dai tre discepoli favoriti, quali testimoni, ed avendo richiamato la fanciulla in vita, per la potenza della sua parola, la rese in perfetta salute ai suoi genitori Marco 5:35-43.

Marco 5:1-20. CRISTO VISITA LA COSTA DI GHERGHESA Matteo 8:28-34; Luca 8:26-39

Guarigione dell'indemoniato Gadareno, Marco 5:1-9

1. E giunsero all'altra riva del mare, nella contrada de' Gadareni.

Il luogo d'approdo ad E. del lago è chiamato, nel Textu Recepto di Matteo: contrada de' Ghergheseni, ed in quello di Marco e Luca: de' Gadareni; ma Lachmann, Tischendorf e Tregelles, sull'autorità d'alcuni antichi MSS., vorrebbero sostituire, in tutti e tre la lezione Geraseni. Gli scrittori più recenti, Alexander, Brown, Conder, ecc. contestane il valore dell'autorità per cui si volle introdurre tali cambiamenti, e le recenti scoperte di Thomson ne provano la mancanza di saggezza e di ponderata cautela. Lo stesso Thomson è d'opinione che Gerghesa si leggesse originariamente anche in Marco e in Luca, ma che alcuni scoliasti troppo zelanti vi sostituissero Gadara, affine d'indicare agli ignoranti il luogo dove fu operato "prodigio". Le obiezioni topografiche contro Gerasa e Gadara sono assai forti. Nel periodo romano, nessuna città fu nota più di GERASA, la quale è situata in mezzo alle montagne di Gilead, 20 miglia all'E. del Giordano, e 25 al N. di Filadelfia (l'antica Rabbat-Moab). Flavio Giuseppe la descrive come posta sulla frontiera orientale, tra la Perea, e l'Arabia. Gerasa era dunque così lontana dal lago di Tiberiade che ne poteva dare il nome al distretto ove fu operato il miracolo, né adempiere alle condizioni delle narrazioni dei sinottici. Perciò non occorre che ce ne occupiamo altro. GADARA (ora Um Keis), era situata a tre ore al S. dell'estremità S. E. del lago, sul fiume Hieromax (oggidì Germuk). Era una delle città greche della Decapoli, e capitale della Perea. La città, i cui abitanti pregarono Gesù di partirsi da loro, è evidente che doveva essere situata in prossimità del lago, sicché per questo riguardo Gadara non adempie, più che Gerasa, alle condizioni della narrazione; ma è probabilissimo che, a motivo della sua importanza, tutto il paese circostante si chiamasse la contrada de' Gadareni, denominazione che Marco e Luca, scrivendo per quelli che abitavano fuori della Giudea, dovean naturalmente adottare, per contrassegnare la località del miracolo, siccome a cotali persone Gadara era ben nota e Gherghesa non lo era. Ma Matteo, testimonio oculare di queste fatto, scrivendo principalmente per i suoi compatriotti, a cui eran familiari i nomi di tutto quelle località, menziona Gherghesa come quella che dava il suo nome a quella parte del paese donde l'indemoniato si fece incontro a Gesù; e oggigiorno si verifica che, riguardo alla topografia, il suo racconto è letteralmente mento esatto. Sia Origene che Eusebio attestano l'esistenza, al tempo loro, di una piccola città o villaggio detto Gherghesa ad oriente del lago. Ma la piena e vittoriosa dimostrazione dell'esattezza di Matteo, la dobbiamo alla diligenti e pazienti ricerche di Thomson, fatte ultimamente di pubblica ragione per le stampe. Egli scoperse il sito di questa città sulla sponda orientale, precisamente in faccia della pianura di Gennesaret (detta Galilea in Luca 8:26), presso il punto ove il Wady Samak entra nel lago. "Al presente", egli dice, "il nome di questa città prostrata è Kerza ovvero Gersa come me lo gridò nelle orecchie il beduino che mi fu guida la prima volta che la visitai. È un piccolo luogo, ma possono ancora riscontrarsi gli avanzi delle mura tutto all'intorno, e pare che vi fossero dei sobborghi considerevoli. In queste ruine io identifico il sito, che era da lungo tempo divenuto ignoto, di Gherghesa dove il nostro Signore liberò i due indemoniati, e permise agli spiriti maligni di entrare nella greggia di porci. In questa Gersa o Kerza abbiamo, una posizione che soddisfa ad ogni requisito della narrazione, e con un nome così somigliante a quello in Matteo, da riuscire, per ciò stesso, valida conferma della verità di questa identificazione. È alla distanza di pochi metri dal lido, e sopra di, essa sorge a picco un'immensa montagna in cui si trovano delle tombe antiche, da qualcuna della quali possono essere usciti gl'indemoniati che vennero incontro a Gesù. Il lago è così vicino alla base della montagna, che i porci correndo all'impazzata giù pel declivio non poterono fermarsi ma dovettero precipitar nell'acqua ed annegarsi".

PASSI PARALLELI

Marco 4:35; Matteo 8:28-34; Luca 8:26-39

2 2. E come Gesù fu uscito della navicella,

Matteo: "Quando egli fu giunto all'altra riva"; Luca: "E quando egli fu smontato in terra". Queste espressioni indicano chiaramente che fu sull'angusta spiaggia o in prossimità di essa che Gesù incontrò l'ossesso, e siccome pare che non si movesse di li, la città, i cui abitanti uscirono ad intimargli lo sfratto, deve essersi trovata la vicinanza immediata, non già alla distanza di 16 e 20 miglia com'erano rispettivamente Gadara e Gerasa.

subito gli venne incontro dai monumenti

Dovunque, negli antichi tempi, sorgeva una città o un villaggio in Palestina, le rocce calcaree a picco delle vicinanze presentano una gran quantità di scavi artificiali, posti perfino a tale altezza dal suolo che non era possibile giungervi se non per mezzo di scale. Sono anzi queste scavazioni praticate nei fianchi delle rocce e montagne, che dànno spesso al moderno viaggiatore il primo indizio ch'egli si va avvicinando al sito d'una antica città. Erano fatte per servire di sepolture ai morti, ma in molte località i moderni fellahin le hanno convertite in abitazioni. Un notevole esempio se ne può trovare nel villaggio di Silwán (Siloam), quasi in faccia dalla piscina dello stesso nome, presso Gerusalemme, le cui abitazioni sono, per la massima parte, antiche tombe scavate nei rocciosi gioghi della valle di Giosafat. Quest'uso moderno delle tombe era ignoto ai tempi di nostro Signore, eccetto in casi isolati come il presente, in cui un furioso ossesso era fuggito lungi dall'abitato.

un uomo

Così anche Luca, ma Matteo dice: "Gli si fecero incontro due indemoniati, usciti de' monumenti". Come si spiega questa discrepanza? Matteo è il isolo dei sinottici che fosse testimonio oculare dell'avvenimento, essendo uno dei 12 Apostoli, e al suo asserto che eran due gli ossessi si ha da prestare intera fede. Marco e Luca scrissero in un'epoca posteriore a quella in cui scrisse Matteo, riferendo le cose udite probabilmente da altri testimoni oculari, nella cui memoria la guarigione di colui, che era ossesso da una legione di demoni, rimase impressa come il tratto più saliente di quel miracolo, e come tale fu presentata, senza far menzione della presenza e guarigione d'un secondo indemoniato. Alford fa, in proposito, la seguente singolarissima asserzione: "I racconti di Marco e di Luca presentano traccie d'esser stati fatti originariamente da testimoni oculari e fors'anche da un solo e medesimo testimone. Il racconto di Matteo, è evidente che non proviene da un testimonio oculare ivi sono omesse talune delle circostanze più notevoli". La minutezza di particolari si ha dunque da riguardare come prova infallibile di testimonianza oculare? È precisamente il contrario di quello che Alford asserisce su questo soggetto, che è vero. Quanto alle sorgenti donde Marco e Luca trassero i materiali dei loro Vangeli, noi non ne sappiamo nulla fuorché per tradizione ma sappiamo di certo che Matteo fu uno dei dodici discepoli eletti che seguivano Gesù ovunque egli andava, e furono da esso nominati all'uffizio apostolico, precisamente perché rendessero testimonianza di tutto quello che egli fece. Una prova somigliante dell'accuratezza di Matteo, il abbiamo in questo, che egli nomina due ciechi ai quali Gesù rese la vista a Gerico Matteo 20:80; mentre Marco e Luca non parlano che di Bartimeo, senza dubbio perché questi fu quello dei due che maggiormente attrasse su di sé l'attenzione.

posseduto da uno spirito immondo:

Già furono menzionati parecchi casi di possessione demoniaca; ma questo, più tremendo degli altri nelle sue circostanze, è prescelto da tutti i sinottici, per raccontarlo in modo molto particolareggiato. Questa malattia, la più terribile a cui il peccato abbia assoggettato l'uomo, prevaleva segnatamente durante la prima età del vangelo. Lo stato non solo del popolo giudeo, ma di tutto il mondo, specialmente del mondo incivilito, era tale, quando "Dio mandò il suo Figliuolo", ben possiamo credere che Satana avesse allora raggiunto il più alto grado della sua potenza usurpata sull'uomo decaduto, e che se fosse stato molto più a lungo indugiata la venuta del Salvatore, il genere umano avrebbe dovuto perire nella propria corruzione. Grande mistero circonda necessariamente la natura del possesso demoniaco: ma ciò, in niuna guisa, pregiudica alla realtà di esso come è chiaramente registrata nei Vangeli. Il tentativo che fu fatto sovente di spiegare questi come casi ordinarii d'insania, epilessia ed altre malattie che fossero dai Giudei superstiziosamente ascritte agli spiriti maligni è vano del tutto. Se i Vangeli sono veraci, questi casi di possessione diabolica furono reali. L'ossesso era uno il cui essere era stranamente compenetrato da uno o più di quegli spiriti decaduti, che (sotto il nome di demoni, spiriti malvagi, spiriti immondi) le Scritture asseriscono, costantemente, essere i nemici e i tentatori delle anime degli uomini. Egli stava in una posizione totalmente diversa da quella dell'empio che è moralmente al potere di Satana. Pare che in lui vi fosse una doppia volontà e una doppia consapevolezza; lo spirito crudele pensando talora e parlando in lui, e tal'altra volta il suo misero oppresso personale implorando aiuto dal Salvatore degli uomini. Come può immaginarsi che una cagione così terribile di perturbazione come, quella della presenza invaditrice di uno spirito, per così dire, parasitico, depravato, e crudele, potesse esistere, senza che il corpo non meno che l'animo ne fossero proporzionatamente disordinati? Oltreché, si è congetturato, non senza probabilità, che un corso precedente di sensualità e di peccato, indebolendo il corpo e lo spirito, potessero aver preparata la via a questa tremenda calamità. Questo possedimento pare che agisse direttamente sul corpo, cioè ad cervello e sul sistema nervoso, e per mezzo di essi, sull'animo, lo spirito maligno risiedendo nel corpo che aveva invaso, in quella guisa appunto (qualunque poi questa sia) in cui il nostro spirito abita nei nostri corpi. Pare questa la maniera più filosofica di spiegare il modo del possesso demoniaco. Altri tuttavia sostengono che gli spiriti malvagi agissero direttamente sull'anima, e, per mezzo di essa, sul corpo. Queste d'altronde non sono se non congetture, intorno al modus quo, e non hanno a che fare col fatto stesso, il quale poggia sulle più esplicite attestazioni degli Evangeli.

PASSI PARALLELI

Isaia 65:4; Luca 8:27

Marco 5:8; 1:23,26; 3:30; 7:25; Luca 9:42

3 3. Il quale avea la sua dimora tra i monumenti; e niuno potea tenerlo attaccato, non pur con catene. 4. Perciocché spesso era stato attaccato con ceppi, e con catene; e le catene eran da lui stesso state rotte, e i ceppi spezzati; e niuno potea domarlo.

Un medico italiano (citato da Trench. Note su i Miracoli, p. 167) parlando della mania o pazzia furiosa, descrive così lo stato del paziente: "Malgrado gli sforzi costanti dell'animo e del corpo, la forza muscolare dell'infermo sembra crescere ogni giorno, ed egli giunge a rompere i più forti legami, e perfino le catena".

PASSI PARALLELI

Marco 5:9,18-22; Isaia 65:4; Daniele 4:32-33; Luca 8:29

Giacomo 3:7-8

5 5. E del continuo, notte e giorno, fra i monumenti, e su per li monti, andava gridando, e picchiandosi (tagliandosi) con pietre.

Il ritratto fatto da Marco in questi versetti della miseria e degradazione di questo indemoniato è così grafico da non abbisognare di verun commento; una o due notizie estratte, a mo' di supplemento, dagli altri Evangelisti, ed è completo. Matteo dice dei due indemoniati di cui fa parola nel suo racconto, che erano "fieri oltre modo, talché niuno poteva passar per quella via". Luca, parlando di colui che era ossesso dalla legione, dice: "Il quale, già da lungo tempo, avea i demoni (caso inveterato ossia di lunga durata e quindi umanamente parlando incurabile), e non era vestito d'alcun vestimento". La propensione all'andare affatto ignudo è un notissimo caratteristico di alcune specie di pazzia. Non prima è vestito di nuovo il paziente, che fa in brandelli i vestimenti. Questo tratto non è riportato da Matteo o Marco, ma ne porge un bell'esempio di coincidenza scevra d'ogni possibile preconcetto, e spiega pienamente il significato di Marco 5:16, quando ci dice che la gente che si era raccolta "vide l'indemoniato che sedeva ed era vestito". Infatti sì la posa che l'esser vestito, eran segni esterni del cangiamento che si era operato in lui.

PASSI PARALLELI

1Re 18:28; Giobbe 2:7-8; Giovanni 8:44

6 6. Ora, quando egli ebbe veduto Gesù da lungi, corse, e l'adorò. 7. E, dato un gran grido, disse:

adorò significa riverenza od omaggio reso, secondo l'usanza orientale, col prostrarsi e baciar la terra a mo' di saluto, e significa anche l'adorazione o riverenza tributata ad un essere divino. Qui è usato probabilissimamente la questo secondo senso. In questi versetti abbiamo un esempio della doppia volontà e della doppia facoltà consciente di cui si è fatto cenno più sopra, e che si riscontrano spesso in questi indemoniati. Alla vista di Gesù, pare che la parte migliore di quest'essere, misero ed ignudo, si risvegliasse in lui improvvisamente, e producesse un'emozione salutare, da cui risultò (vers. 6) uno sforzo violento onde sottrarsi all'orribile tirannia delle potenze che lo signoreggiavano. Ma non sì, tosto ebbe Gesù comandato allo spirito immondo di uscire di lui (vers. 8), che quello spirito, con un grido spaventoso, tornò ad asserire il suo potere sull'animo e sugli organi della favella della sua vittima, talché egli sembra (vers. 7) supplicare il Salvatore di non intromettersi, sebbene il linguaggio di quel versetto, procede in realtà dal tormentatore principale, che parla in nome di tutti i compagni. Quest'idea è espressa egregiamente da Olshausen: "Mosso da un presentimento d'aiuto l'infelice, appena ebbe veduto il Salvatore, gli corse incontro e prostrossi al suoi piedi. Gesù comandò allo spirito immondo di partirsi da lui, e, in un momento, la condizione sua fu il rovescio di prima". In preda ad un violento parossismo, sotto l'influenza del quale era soppressa la lui la facoltà consciente umana, prese a parlare nel carattere della potenza diabolica e gridò: "Che c'è è tra me e te?" quantunque avesse un momento prima supplicato il Signore con sentimenti puramente umani. "Il gran grido" non vuol dire semplicemente che pronunciasse, con voce forte oltre il naturale, le parole che seguono, ma che proruppe in una di quelle strida fuor dell'umano, che sono sintomi di possessione diabolica, vedi Marco 1:26; 9:26. Ciò apparisce più chiaramente dalla frase come sta in Luca 8:28.

7 Che vi è tra me e te, Gesù, Figliuol dell'Iddio altissimo?

Un linguaggio simile è usato dallo spirito immondo che Cristo discacciò, dopo avergli imposto silenzio Marco 1:24, soltanto che al titolo, "Figliuolo dell'Iddio Altissimo" è colà sostituito: "il Santo di Dio". Quest'ultima espressione si riferisce non tanto alla sua natura essenziale, quanto alla sua opera ed uffizio di Mediatore, laddove "Figliuol di Dio" denota comunanza di natura, ovvero identità d'essenza col Padre, dal quale deriva un tal titolo. Ciò è confermato dall'epiteto addizionale "altissimo", il quale distingue il vero Dio da tutti i falsi dei, e parrebbe usato quì per determinare la natura del Figliuolo, coll'indicare quella del Padre. Si metta a contrasto questo riconoscimento di Gesù, qual Figliuol di Dio, con la sfida provocatrice del tentatore Marco 4:88. Allora Gesù si teneva sulla difesa contro l'assalto di Satana; ora lo vediamo portar la guerra nella cittadella del regno dei diavolo, e cacciarnelo. Che vi è fra me e te, con le parola identiche usate da Gesù con sua madre, quando ella lo informò ch'era venuto a mancare il vino alle nozze di Cana di Galilea. Siccome in quella occasione furono usate ad esprimere un rimprovero, ovvero una rimostranza, pel di lei immischiarsi in cose che non erano di sua competenza, quì pure, si ha a ritenere che contengano una rimostranza, indirizzata dallo spirito maligno a Gesù, come se questi si immischiasse a torto per abbreviare un periodo di libertà che fosse stato a lui garantito. Il linguaggio dello spirito maligno, come è ricordato da Matteo, sembra confermare una tale idea: "Sei tu venuto qua per tormentarci innanzi il tempo", e nel tempo stesso suggerisce l'idea che si approssima l'ora in cui la vittoria rimarrà alla luce, e tutte le potenze delle tenebre saranno relegate nell'abisso.

Io ti scongiuro nel nome di Dio, che tu non mi tormenti.

Il verbo tormenti deriva da basanos Lat. lapis lydius, specie di pietra della Lidia, che supponevasi avesse la virtù di scoprire qual lega vi fosse nei metalli, e quindi usata ad assaggiarli. Laonde la parola venne ad indicare la tortura inflitta in giudizio, per iscoprire la verità, e quindi anche l'atto di tormentare o torturare, come la forma più severa di castigo, nel qual senso è quì usata. Il senso è questo: "Io ti scongiuro, in nome di Dio, di trattarci appunto come ci tratta Dio, cioè di non precipitare la nostra condanna ma anzi di prolungare la sospensione dell'esecuzione della sentenza, che ora godiamo". Queste parole contengono, per incidenza, una prova notevolissima che vi sarà un giudizio e che c'è un inferno. Se gli uomini non lo credono, lo credono i demoni. Ecco qui il tormentatore che prevede e paventa il tormento, e supplica d'esserne esentato almeno per ora! In Cristo essi scorgono colui che ha da consegnarli ai tormenti; sanno che il tempo è fissato e ne sentono l'angoscia come se già fosse venuto.

PASSI PARALLELI

Salmi 66:3

Salmi 72:9; Luca 4:41; Atti 16:17; Giacomo 2:19

Marco 1:24; Osea 14:8; Matteo 8:29; Luca 4:34

Marco 3:11; 14:61; Matteo 16:16; Giovanni 20:31; Atti 8:37; 16:17

1Re 22:16; Matteo 26:63; Atti 19:13

Genesi 3:15; Matteo 8:29; Luca 8:28; Romani 16:20; Ebrei 2:14; 2Pietro 2:4; 1Giovanni 3:8

Giudici 1:6; Apocalisse 12:12; 20:1-3

8 8. Perciocché egli gli diceva: Spirito immondo, esci di quest'uomo.

Questo verdetto, evidentemente parentetico, ci dà la ragione del discorso dei demoni al vers. precedente. Ordinariamente l'obbedienza ad un comando di questa natura era immediata, ma qui è permesso un corto indugio (secondo Olshausen, Trench, ecc.) per pietà verso l'uomo, il cui fisico era così affranto, che altrimenti sarebbe rimasto morto sul colpo, poiché il primo comando stesso gli aveva cagionato un terribile parossismo; ma più probabilmente, per manifestare con maggiore splendore il potere di Cristo, e compiere i suoi intendimenti.

PASSI PARALLELI

Marco 1:25; 9:25-26; Atti 16:18

9 9. E Gesù gli domandò: Qual'è il tuo nome?

Colui che sapeva tutto le cose non poteva fare una tal domanda, perché la risposta togliesse veruna ignoranza sua propria; qual fu dunque il suo movente nel farla? Alcuni suppongono che la domanda fosse indirizzata all'uomo per calmarlo e rendergli la ricordanza e consapevolezza della sua propria personalità (di cui il suo proprio nome era l'espressione esteriore), e che mirasse ad agevolarne la guarigione. Quelli che accettano questa, teoria, veggono nella risposta, una prova della ruina completa di tutto il suo essere morale e spirituale. Son c'è nulla, nella narrazione di Marco o di Luca, che indichi un passaggio così improvviso, nel discorso del Signore, dallo spirito immondo all'ossesso, e perciò noi riteniamo che quella domanda fosse diretta al demonio e che avesse per iscopo di chiarire, colla sua stessa confessione, la virulenza del potere demoniaco, da cui era signoreggiata questa vittima.

Ed esso rispose dicendo: Io ho nome Legione; perciocché siam molti.

Marco dà le ultime tre parole come parte della risposta, del demonio. Luca le aggiunge, onde spiegare il nome: "Legione, perciocché molti demoni erano entrati in lui". Si presenta naturalmente la domanda: In che senso i demoni che possedevano quest'uomo sono dessi rappresentati ora come uno ed ora come molti? La difficoltà non è relativa alle azioni dell'ossesso, la cui individualità non fu distratta da questa invasione dei demoni nella sua persona, ma sì alla espressa distinzione fatta tra lui ed uno spirito immondo Marco 5:2,8, che più tardi vien descritto come molti Marco 5:10,12-13,15. Per spiegare questa difficoltà si è detto,

1. Che le parole "lo spirito immondo" sono usate quì in senso collettivo, ma una tale applicazione è contraria all'analogia della Scrittura, e non ce n'è altro esempio nel Nuovo Testamento.

2. Che il numero singolare denota il demonio che parlava, e il plurale i suoi ausiliari ed alleati, ch'egli chiamò in suo aiuto, per entrare nei porci; ma contro questa interpretazione sta la dichiarazione positiva di Luca 8:30, che "molti demoni erano entrati in lui".

3. La spiegazione più naturale, ed anche maggiormente in armonia con la figura militare d'una legione, consiste nel dire che una pluralità di demoni fosse veramente in possesso di quell'uomo, ma che quell'uno che è chiamato "lo spirito immondo" fosse il loro superiore e comandante, e parlasse in tal sua qualità.

Per l'analogia delle Scritture, vedi Efesini 6:12; Colossesi 2:15. Una legione nell'armata romana ammontava, quando era pienamente completa, a 6000 uomini; ma quel nome è usato quì (come le parole centinaia, migliaia lo sono spesso tra noi) indefinitivamente, per denotare un numero assai grande, come riesce evidente dalla circostanza che quella banda di demoni potè impadronirai di 2000 porci, tosto che loro ne fu dato il permesso.

PASSI PARALLELI

Luca 8:30; 11:21-26

Matteo 12:45; 26:53

10 10. Ed esso le pregava molto che non li mandasse fuori di quella contrada.

Cioè quella dei Gadareni. Questa richiesta è in fine in fondo una ripetizione della loro preghiera "di non essere tormentati innanzi il tempo". Infatti, secondo Luca, la loro richiesta è che non comandasse loro di andar nell'abisso. abisso s'incontra nell'Apocalisse 9:1-2; 11:7; 17:8; 20:1,3, dove significa evidentemente la dimora degli spiriti maligni, = tartaro 2Pietro 2:4, gheenna. "Secondo le idee giudaiche", dice Trench, "certi paesi essendo assegnati agli spiriti maligni, come pure ai buoni, e non potendo essi oltrepassare i limiti loro imposti, l'essere mandati fuori del paese ad essi assegnati, mentre non era aperto loro l'accesso ad alcun altro, equivaleva ad esser mandati nell'abisso, solo posto che rimanesse accessibile ad essi" (Vedi Nota Matteo 12:43). Altri respingono qualsiasi riferimento alle superstizioni giudaiche, e attribuiscono tale richiesta ad un semplice desiderio di non essere disturbati nel loro possesso, o la riguardano come un astuto pretesto per potere impadronirsi dei porci e farne scempio.

PASSI PARALLELI

Marco 5:13; 3:22

11 11. Or quivi presso al monte le montagne era una gran greggia di porci che pasceva. 12. E tutti quei demoni lo pregavano, dicendo ("Se tu ci cacci" Matteo 8:31): Mandaci in quei porci, acciocché entriamo in essi.

I demoni si servono ancora degli organi vocali dell'uomo ossesso per comunicare con Gesù. "Mandaci" sembra una domanda perentoria, ma implica la ricognizione del diritto che Cristo ha di disporre di essi. Gl'increduli si sono fatti beffe dell'idea dei demoni che entrano nei porci ed esercitano un'influenza sopra di essi, ma senza giuste ragioni. Siccome la natura dei porci non era intellettiva o morale, così nessuna influenza intellettuale o spirituale potè essere esercitata sopra di essi; ma il corpo, coi suoi organi e con le sue sensazioni, e l'anima animale co' suoi desideri ed appetiti, poteva subire l'azione dei demoni, appunto così agevolmente come la parte corrispondente della costituzione umana. Lo scopo di questa richiesta era senza dubbio di poter appagare la smania di far male e distruggere in generale, e più particolarmente col privare i Ghergheseni dei loro illeciti guadagni per indurare i loro cuori e così assicurare la relazione del Cristo, Vedi Marco 5:17.

PASSI PARALLELI

Levitico 11:7-8; Deuteronomio 14:8; Isaia 65:4; 66:3; Matteo 8:30; Luca 8:32

Giobbe 1:10-12; 2:5 Luca 22:31-32; 2Corinzi 2:11; 1Pietro 5:8

13 13. E Gesù prontamente lo permise loro ("Egli disse loro: Andate" Matteo 8:32); laonde quegli spiriti immondi usciti, entraron nei porci;

Gli increduli si valgono avidamente di questo miracolo per denigrare il carattere di Gesù, e rovesciare l'autorità delle Scritture. Lo condannano come una violazione, ingiusta e senza scopo, del diritto di proprietà privata, come pure condannano, per la stessa ragione, la distruzione del fico sterile Matteo 21:18-19. Non si ha però da andar molto lontano per trovare la risposta.

1. Per quanto riguarda il carattere di questo miracolo, esso fu eminentemente misericordioso. Noi non siam del parere di quelli che suppongono fosse operato, perché necessario alla guarigione permanente dell'indemoniato, ed affinché questi avesse una prova piena ed evidente che i suoi infernali tormentatori l'aveano abbandonato. Ma se raccordare la richiesta degli spiriti maligni aiutò, in qualunque maniera, la guarigione dell'ossesso, come molti credono; se fece che sgombrassero dal loro possesso più agevolmente, e mitigò il parossismo della loro uscita, abbiamo in questo un misericordiosissimo motivo per operare un tal miracolo. Se Iddio, nella sua misericordiosa sollecitudine per l'uman genere, ha destinati tanti animali ad essere macellati, ogni giorno, pel sostentamento dei corpi degli uomini, chi ardirà accusarlo di mostrarsi spietato se gli piace distruggerne alcuni per la salvezza o liberazione delle anime loro?

2. In risposta all'accusa di violazione della proprietà privata, noi riteniamo che il castigo dell'offesa alla religione e alla legge nazionale sia motivo adeguato di questo miracolo, come pure del procedere di nostro Signore quando rovesciò le tavole del cambia moneta ecc. nel tempio Matteo 21:12. Gherghesa e tutto il paese circostante (chiamato da Marco "la contrada dei Gadareni") erano compresi nel territorio della Giudea, ai giorni di Cristo; ma v'era, nella popolazione, una considerevole mescolanza di gentili. L'uso di qualsiasi specie di carne porcina era rigorosamente vietato ai Giudei, dalla legge levitica Levitico 11:4,7, mentre i regolamenti più recenti dei reggitori giudaici dichiaravano infame ed illegale anche il solo allevamento di porci. Se i proprietari di questi porci erano Ebrei, essi contravvenivano alla legge ed esercitavano un commercio illecito, se gentili, insultavano la religione nazionale ed esponevano i loro vicini ebrei alla tentazione, e sì nell'un caso che nell'altro, il permesso dato ai demoni era giusto, essendo un castigo inflitto ai Gadareni per la loro malvagità. Ma anche in questo caso Cristo unisce la misericordia al giudizio, togliendo loro una cosa di minor valore, per dar loro, in cambio, un bene più prezioso; senonché la durezza dei loro cuori non lasciò che sortisse il suo effetto il misericordioso intendimento di Cristo. Bisogna poi aver presente, che questo entrar dei demoni nei porci non avvenne per comando di Cristo, ma solo per sua permissione. S. Tommaso d'Aquino (citato da Trench) osserva benissimo: "Quod autem porci in mare pnecipitati sunt, non fuit operatio divini miraculi sed operatio daemonum e permissione divina" (Che poi i porci precipitassero in mare, non fu opera d'un miracolo divino, ma opera dei demoni, per permissione di Dio).

e quella greggia ma gittò per lo precipizio

La parola significa anche un'erta, e se fosse tradotta così in questo luogo (come lo è nella versione inglese), concorderebbe meglio con la topografia del lago, che non la voce precipizio. Thomson (che ha visitato accuratamente tutto il lato orientale del lago di Tiberiade) dice: Nello studiare i particolari del miracolo, fui costretto a modificare un'impressione formata in me dall'infanzia. Non c alcun promontorio o dirupo a picco sul lago, dal lato orientale, e nemmeno da alcun altro lato, eccetto al N. di Tiberiade. Lungo la spiaggia N. E. e quella E., la terra scende con pendio insensibile fino al livello dell'acqua. Non c'è alcun luogo da dove si possa spiccare un salto nel lago, e nemmeno è richiesto per intendere il passo del Vangelo. Ponetevi un po' al S. della moderna Chersa. Supponiamo che una gran greggia di porci stia pascolando sulla montagna che s'innalza gigantesca al disopra di essa, e che, presi da un panico improvviso, si mettano a correre all'impazzata giù per la china quasi perpendicolare, quelli di dietro urtando, cadendo, sospingendo quelli davanti. Non essendovi né tempo né spazio di rimettersi dal panico, sull'angusto terreno interposto tra la base della montagna e il lago, andranno insieme a capofitto nell'acqua e periranno in essa. Tutto è perfettamente naturale, supponendo che il fatto avvenisse proprio in questa località, come io penso che fosse veramente".

nel mare (or erano intorno a duemila),

La formola approssimativa intorno non implica incertezza, molto meno intera ignoranza del numero esatto. È usata soltanto per indicare che il numero era troppo grande per lasciar supporre che la catastrofe fosse il risultato d'alcuna cagione naturale ovvero ordinaria.

ed affogaron nel mare.

L'esser periti tutti, dal primo all'ultimo, è un'altra prova che il loro scempio fu cagionato da agenti soprannaturali. I critici in genere assumono che i demoni, di proposito deliberato, sospingessero i porci nel lago, e che avendo distrutto quest'ultimo loro rifugio, necessariamente dovessero essere consegnati all'abisso che paventavano. Ma non è detto in questo passo che i demoni sospingessero la greggia nel lago. È egualmente facile ed anzi assai più naturale ad intendersi, che, contro la volontà dei demoni, i porci, sentendosi invasi dalla nuova e strana potenza, di loro proprio movimento corressero a precipizio, quelli di dietro sospingendo e cadendo a capitombolo su quelli davanti. Ned è affermato, in verun luogo, che Gesù minacciasse i demoni d'imprigionarli immediatamente nell'abisso, e che l'esecuzione di quella minaccia fosse ritardata solo finché rimanessero nei porci. Era la coscienza di ciò che meritavano, e non altro, che li facea concludere dovere esser questo lo scopo della sua apparizione. Il racconto evangelico non contiene nulla da cui si debba dedurre che non avessero al tra scelta se non che i porci o l'abisso; ma le nostre cognizioni intorno ed intorno i rettori di questo secolo, e gli spiriti maligni nei luoghi celesti Efesini 6:12, è troppo limitata perché si possa dommatizzare in un senso o nell'altro.

PASSI PARALLELI

1Re 22:22; Giobbe 1:12; 2:6; Matteo 8:32; 1Pietro 3:22; Apocalisse 13:5-7; 20:7

Giovanni 8:44; Apocalisse 9:11

14 14. E coloro che pasturavano i porci fuggirono, e rapportaron la cosa nella città, e per i campi;

Evidentemente i poderi e i villaggi del paese circostante. Pare che la greggia si componesse di animali appartenenti a vari proprietari, abitanti in Gherghesa e nei villaggi circonvicini, e custoditi dai loro rispettivi guardiani,

e la gente uscì fuori, per vedere ciò ch'era avvenuto;

Matteo: "Ed ecco tutta la città uscì incontro a Gesù", trattando così la maggioranza della moltitudine come appartenente alla città.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:33; Luca 8:34

15 15. E venne a Gesù, e vide l'indemoniato che sedeva, ed era vestito;

Presentava questi un doppio contrasto con quel che era prima. Il movimento irrequieto del corpo, risultante dalla frenesia interna, avea fatto luogo al riposo, e gli abiti, dei quali la compassione dei discepoli avea coperta la sua nudità, non eran più lacerati in brandelli.

e colui che avea avuta la legione essere in buon senno,

Egli godeva ora perfetta sanità di mente, non solo in opposizione ad ogni maniera d'insania, ma nel più nobile di tutti i sensi, cioè avendo il cuore rinnovato dallo Spirito Santo.

e temette.

Questa prima impressione, prodotta sopra di essi, da quanto vedevano, non si vuol confondere col terrore egoista che tosto le succedette. Era un timore sacro, arcano; era quella specie di terrore religioso che nasce anche nel cuore degli empii, di fronte ad una qualche dimostrazione straordinaria di una potenza sovrumana od alla presenza di esseri superiori.

PASSI PARALLELI

Marco 5:4; Isaia 49:24-25; Matteo 9:33; 12:29; Luca 8:35-36; 10:39; Colossesi 1:13

1Samuele 6:20-21; 16:4; 1Cronache 13:12; 15:13; Giobbe 13:11; Salmi 14:5; 2Timoteo 1:7

16 16. E coloro che avean veduta la cosa raccontaron loro come era avvenuto all'indemoniato, e il fatto de' porci.

Questi narratori possono essere stati altri abitanti di Gherghesa che si trovavano in vicinanza del luogo, quando avvenne il miracolo; ma più probabilmente i guardiani stessi che erano ritornati coi loro padroni, ed ora, sul luogo, entrarono in una descrizione più particolareggiata di quanto era seguito, prima all'indemoniato e poscia ai porci. I Ghergheseni ebbero così la doppia testimonianza dei guardiani e dei loro propri sensi in conferma di un così lampante miracolo.

17 17. Ed essi presero a pregarlo che se ne andasse dai lor confini.

Come si fecero a considerare il miracolo nei suoi rapporti con loro stessi, il terrore sacro, solenne, che dapprima esso avea risvegliato in loro, si andò gradatamente cangiando in timore che altri miracoli di Gesù li assoggettassero a nuovi danni materiali. Sapevano probabilmente che il Signore, se l'avesse voluto, non avrebbe dovuto andar lontano per trovare altre gregge dei porci, o altre specie di proprietà o di traffico, egualmente proibite dalle leggi levitiche. Or queste sostanze materiali eran decisi a conservarle ad ogni costo, e per riuscire nel loro intento non trovarono mezzi migliori che di indurlo a dipartirsi dalla loro contrada. Girolamo, Calvino ed altri vanno interamente errati nel supporre che questa preghiera dei Ghergheseni avesse origine da umiltà, risvegliata da un sacro timore, e che per conseguenza presenti affinità con lo spirito della preghiera di Pietro, dopo la prima pesca miracolosa: "Signore, dipartiti da me; perciocché io son uomo peccatore" Luca 5:8. Era invece la potenza dell'avarizia e dell'egoismo che la inspirava. Né questa preghiera fu presentata solamente dai proprietari dei porci perduti, ma, secondo Luca, da "tutta la moltitudine del paese circonvicino de' Gadareni". Giudei e gentili si unirono per respingere il Signore dei cieli e della terra. Essi non fecero il minimo conto dei beni che nostro Signore avea fatto al miserabile indemoniato, né di quello che avrebbe potuto fare ad altri miseri, con la sua potenza miracolosa; preferirono i loro beni materiali al Salvatore d'Israele e a quanto ei potesse largire. I demoni eran così riusciti purtroppo a sollevare i cuori dei Ghergheseni contro a Cristo; e lo stesso appello all'avarizia e all'interesse egoistico è un argomento col quale Satana riesce, in tutti i tempi, a suscitare l'inimicizia dei malvagi contro il vangelo.

PASSI PARALLELI

Marco 5:7; 1:24; Genesi 26:16; Deuteronomio 5:25; 1Re 17:18; Giobbe 21:14-15; Matteo 8:34; Luca 5:8

Luca 8:37; Atti 16:39

18 18. E, come egli fu entrato nella navicella,

La preghiera profferita dai Ghergheseni fu forse la più malvagia la più insensata che registri la storia; ma Gesù, in giusto giudizio, li prese in parola e si dipartì da loro. Così rimasero senza guarigione i loro malati, in preda alla morte i morenti, senza conforto gli orbati dei loro cari, nelle tenebre e nel silenzio i ciechi e i muti, ed egli andossene là dove era aspettato e desiderato.

colui ch'era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui.

Questa richiesta era probabilmente inspirata dal desiderio di trovarsi presso Gesù, il suo gran liberatore, in caso che avesse a riprenderlo il terribile suo male, e dal timore d'essere maltrattato dai Gadareni, come causa innocente della loro disgrazia; ma soprattutto dalla profonda gratitudine e dall'affetto verso il Salvatore, ond'era pieno il cuor suo rigenerato.

PASSI PARALLELI

Marco 5:7,17; Salmi 116:12; Luca 8:38-39; 17:15-17; 23:42-43; Filippesi 1:23-24

19 19. Ma Gesù non glielo permise; anzi gli disse: Va, a casa tua a' tuoi, e racconta loro quante gran cose Il Signore ti ha fatte, e come egli ha avuto pietà di te.

Pietro bramava ardentemente di rimanere sulla montagna della trasfigurazione, ma il Signore volea chiamarlo ad adempiere doveri più severi e più difficili; per lo stesso motivo non volle accondiscendere alla richiesta dell'Indemoniato, che avea pur ora guarito. Il Signore voleva affidargli un'opera in quella parte del paese alla quale egli apparteneva, e lo manda tra quegli avari Gadareni e Ghergheseni, che gli chiedevano di partirsi dai loro confini. Sebbene essi fossero per anco incapaci e indegni di ricevere il Salvatore, ei non volea però lasciarsi senza testimonio tra loro. Manifestando ovunque la bontà e la potenza del Signore, quale egli stesso ne avea fatta esperienza, l'indemoniato doveva essere per loro una prova vivente che Gesù, se l'avessero lasciato fare, li avrebbe sanati anch'essi; che anzi era ancora pronto a sanarli di tutte le malattie delle anime loro. Cristo gli comanda di andare in prima a casa sua, e di cominciar l'opera della evangelizzazione tra gli stesi suoi più stretti congiunti: Fu per ricondurre la gioia e l'allegrezza in quei cuori desolati, che il misericordioso Gesù lo rimandò a casa, affinché la sua testimonianza pel Cristo incominciasse nella propria famiglia, e poscia andasse stendendosi a mano a mano, che se ne presentasse l'occasione. Il comandamento dato a quest'uomo di parlare qual testimonio pel Cristo, laddove, invece, a quelli su cui erano stati operati miracoli, era solitamente ingiunto il silenzio, il Lange lo considera come una prova che Gesù non intendesse ritornare al paese dei Gadareni. Non c'è detto infatti, in parole espresse, che Gesù facesse un'altra visita a Gherghesa né a Gadara, e la illazione, che generalmente se ne trae, si è che non ritornasse più da quelle parti. Ma questo è un errore, imperocché troviamo che Gesù, quando egli recossi per l'ultima volta a Gerusalemme, passò nella Perea (di cui Gadara era la capitale), e vi rimase per uno spazio di tempo considerevole, predicando e facendo miracoli Marco 10: l; Vedi nota Matteo 19:1.

PASSI PARALLELI

Salmi 66:16; Isaia 38:9-20; Daniele 4:1-3,37; 6:25-27; Giona 2:1-10; Giovanni 4:29

Atti 22:1-21; 26:4-29

20 20. Ed egli andò, e prese a predicare in Decapoli (vedi nota Matteo 4:25) quante gran cose Gesù gli avea fatte. E tutti si maravigliavano

Come mirabilmente son qui applicabili le parole di Paolo: "Iddio ha scelte le cose ignobili del mondo, e le cose spregevoli, e le cose che non sono, per ridurre al niente quelle che sono" 1Corinzi 1:28. Questo infelicissimo uomo, oggetto di pietà, di terrore, di abborrimento, divenne, per la grazia divina, la persona più interamente e più utile in tutto il paese, e possiamo anche credere che per mezzo suo, alcuni dei Gadareni fossero indotti a qualche cosa di più del maravigliarsi, e che si preparane così un'accoglienza più favorevole per Gesù, quando, indi a qualche tempo, visitò di nuovo quelle regioni.

PASSI PARALLELI

Marco 7:31; Matteo 4:25

RIFLESSIONI

1. Stiamo in guardia contro uno spirito di scetticismo e d'incredulità per riguardo a quanto ci è rivelato intorno a Satana ed ai suoi emissari. Molti professano scetticismo intorno a questo argomento, perché non vogliono confessare, nemmeno a sé stessi, fino a qual punto si trovino sotto il potere del mondo maligno; ma queste cose son rivelate così chiaramente che non è possibile negarle, senza rigettare intieramente la rivelazione divina. La dottrina d'un essere personale, chiamato Satana o il Diavolo, di altri spiriti malvagi sottoposti a liti, e delle influenze che essi esercitano sopra gli uomini, è insegnata ovunque nelle Scritture; ma i modi in cui si esercita la loro azione, e più specialmente i casi di possesso satanico registrati nel Nuovo Testamento, son pieni certamente di profondo mistero. Noi possiamo intendere la ragione per cui, a Satana e ai suoi emissari, fu concesso un tal potere al tempo di Gesù. Era quello un periodo di ributtante malvagità; il Signore stesso lo chiama "l'ora della potenza delle tenebre". L'intiero esercito dei demoni era schierato in battaglia contro nostro Signore, il quale stava riportando una vittoria non solo pel tempo d'allora, ma per tutti i tempi. Era dunque della maggiore importanza, affinché i suoi lo ricevessero qual "Signore sopra tutti", che fossero manifestate pubblicamente e la sua potenza e la sua vittoria sul maligno. Ma, al di là di questo, il mistero ci resta impenetrabile. Sarebbe tuttavia un giudizio temerario l'asserire, come si fa generalmente, che tale possesso satanico fosse interamente limitato al tempo del Salvatore. È opinione di molti medici eminenti, che lo si riscontri talvolta anche al giorno d'oggi, e che alcuni casi che si presentano nei manicomi, ne non sono veramente casi di possesso satanico, vi si accostano almeno moltissimo. Ma checché ne sia di quel che riguarda il possesso corporale, è certissimo che Satana esercita continuamente un potere terribile sui cuori e sulle anime di molti, ed è una prova di siffatto potere, ch'egli persuade gli uomini, a non farne caso. Egli sospinge tuttora molti di coloro sui cuori dei quali signoreggia, ad abitudini disonoranti per loro stessi, spingendoli d'uno in altro vizio, d'una in altra dissolutezza, finché, allontanandosi sempre più dalla società costumata ed onesta, e dall'influenza, degli amici rispettabili, s'immergono nei più bassi fondi della malvagità, e divengono inutili alle loro famiglie, alla Chiesa ed al mondo. Dio solo può portare un rimedio efficace per quelli che sono caduti in sì terribile stato; ai loro parenti ed amici non rimane altro a fare che pregare fervorosamente per loro. Satana signoreggia "tutti i figliuoli della disubbidienza". Signoreggia egli tuttora nei nostri cuori, ovvero abbiam noi, per grazia di Dio, spezzato le sue catene? Gli resistiamo noi e lo poniamo noi in fuga? Abbiamo noi rinunciato a tutte le sue opere e "indossata tutta l'armatura di Dio", per resistere al suoi inganni?

2. Rallegriamoci nella potenza assoluta di Cristo sopra Satana. "È apparito il Figliuol di Dio, acciocché disfaccia l'opere del diavolo" 1Giovanni 3:8. La liberazione dell'indemoniato di Gadara, da cui Cristo cacciò una legione di demoni, è una consolantissima assicurazione per tutti i veri cristiani. Il sentire che abbiamo, del continuo, presso di noi un nemico spirituale invisibile, che cerca, notte e giorno di trarci a perdizione, sarebbe abbastanza per distruggere ogni speranza nei nostri cuori, se non sapessimo che abbiamo un amico e protettore che può e vuole difenderci da tutte le tentazioni di Satana. Se siamo veramente uniti a Cristo, Satana può ben darci noia, ma non farci realmente del male; può ben "ferirci il calcagno" Genesi 3:15, ma non trarre a perdizione le anime nostre. Ricordiamoci delle parole dette dal Signore a Pietro, in un tempo, in cui Satana usava tutta la sua astuzia, per far cadere quel discepolo: "Simone, Simone, ecco, Satana ha richiesto di vagliarvi, come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, acciocché la tua fede non venga meno" Luca 22:31-32; e rallegriamoci sapendo che il grande intercessore offre ancora la stessa preghiera a prò di tutti i suoi redenti, davanti al trono del Padre suo.

3. Osserviamo il contrasto tra le due richieste fatte a Cristo. Gli uomini che altro non videro che il suo potere, furono spaventati, e lo pregarono di dipartirsi da essi; ma il povero indemoniato, che provò anche la sua bontà supplicava che gli fosse lecito di rimanere con Cristo. La vista sola della potenza divina ci respinge lontano da Dio; l'esperienza della sua potenza e del suo amore insieme uniti ci attira presso di lui. Non è cosa insolita tra gli uomini del nostro tempo, l'amare siffattamente il mondo che, piuttosto di rinunziare ai suoi illeciti guadagni, dicono a Cristo di andarsene, ben sapendo di non poter ritenere entrambi. L'impiego più vile, i peccati più infami, i vizi più schifosi sovente si amano più della presenza di Gesù, e di tutti i beni della sua salute. D'altra parte, si riconoscono quelli che sono nati di nuovo, dal loro ardente desiderio di sentir sempre la presenza di Cristo con sé, e di vivere in comunione continua con lui; sicché essi reputano grave prova il dover piangere, anche per breve tempo, la sua assenza.

4. Come Cristo prese in parola questi disgraziati Gadareni, quando lo supplicarono di partirsi dai loro confini, così è da, temersi che faccia ancora con non pochi, i quali, quando egli viene ad essi nella sua misericordia, gli intimano di partire. Badiamo di non respingerlo, neppure quando egli ci visita colla verga a motivo dei nostri peccati.

5. Il Signore conosce meglio di noi la posizione più adatta a ciascuno dei suoi figli, per ch'ei sia utile e glorifichi Iddio. Il posto in cui i cristiani vorrebbero trovarsi, non è sempre per loro il migliore, ed essi sono spesso affatto incompetenti a giudicare di ciò che è veramente pel loro meglio. Quel posto, quella condizione son per noi più convenevoli, che meglio esercitano la nostra umiltà, e ci inducono a vivere "per fede e non per aspetto". Può darsi che non sia precisamente quello che avremmo prescelto, ma se Cristo, nella sua provvidenza, vi ci ha collocati, non dobbiamo affrettarci ad allontanarcene 1Corinzi 7:24. Il punto importante è di non avere volontà nostra propria, e di trovarci dove Cristo vuole che siamo. Può ben dubitarsi se i cristiani, talora, non agiscano da sconsigliati, nel rinunziare ad una carriera secolare, nella quale esercitano una buona influenza, per entrare nel ministerio dell'evangelo, tosto che sono stati convertiti. Sembra che talvolta si dimentichi che la sola conversione non conferisce le qualità richieste per ammaestrare gli altri. Si può dar gloria a Dio in una vocazione secolare del pari che nel sacro ministerio.

21 Marco 5:21-43. GUARIGIONE DELLA DONNA AFFLITTA DA FLUSSO DI SANGUE. RISUSCITAMENTO DELLA FIGLIA DI IARIO Matteo 9:18-26; Luca 8:40-56

21. Ed essendo Gesù di nuovo passato all'altra riva, in su la navicella,

Matteo aggiunge: "Venne nella sua città", cioè in Capernaum,

una gran moltitudine mi raunò appresso di lui; ed egli se ne stava presso del mare.

Da uno studio diligente della narrazione dei sinottici, risulta che nostro Signore arrivò da Capernaum in vicinanza di Gherghesa sull'albeggiare, e vi rimase solo poche ore, sicché il suo ritorno a Capernaum nelle prime ore del pomeriggio del giorno dopo la partenza da esso. La moltitudine, che i discepoli avean durato fatica a rimandare, quando egli partì Marco 4:36, ne aspettava ansiosamente il ritorno Luca 8:40, e gli fu intorno tosto che scese in terra.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:1; Luca 8:40

22 

Richiesta di Iario Marco 5:22-24

22. Ed ecco,

Secondo i racconti di Marco e di Luca, parrebbe che Iairo venisse a Gesù quasi subito dopo che questi fu sbarcato, e mentre era ancora presso il lido. Senonché Matteo, il quale risiedeva in Capernaum, ed ebbe inoltre un interesse speciale negli avvenimenti di quel giorno, li presenta nel seguente ordine cronologico: primo, la guarigione del paralitico che fu calato pel tetto nel suo letticciuolo, poi la vocazione di Matteo o Levi all'Apostolato, quindi il festino che fu dato in sua casa ai pubblicani suoi compagni, festino a cui nostro Signore fu presente, e dove Iairo trovollo. In tali circostanze è impossibile dubitare dell'esattezza della esposizione di Matteo Non è però motivo di accusare Marco e Luca di inesattezze o di errori imperocché non solo è vero che nessuno degli Evangelisti professò di scriver racconti rigorosamente cronologici intorno alla vita di Gesù, ma l'intergezione ecco, premessa da entrambi al racconto di questo doppio miracolo, è precisamente quella che usano generalmente per denotare interruzione nel seguito delle loro narrazioni, Vedi nota Matteo 9:18.

un de' capi della sinagoga, chiamato per nome Iario, venne

Il nome in Greco è Iaeiros. Egli era probabilmente un discendente dell'antica famiglia gileadita di tal nome Numeri 32:41; Giudici 10:8. Era questi uno degli capi della sinagoga, cioè uno degli anziani ereditari degli Ebrei, le cui funzioni erano di mantenere la disciplina religiosa e di presiedere al culto, nei distretti in cui vivevano. Le sinagoghe erano rette da un consiglio di anziani o presbiteri, con un presidente; i quali tutti portavano il titolo di rabbini. Nei piccoli villaggi o nelle città straniere, ove non risiedevano che pochi Ebrei, una sinagoga era spesso sotto la soprintendenza di un solo rabbino. Siccome, sotto la dispensazione giudaica, chiesa e stato erano identici, questi anziani o rettori erano non solamente uffiziali ecclesiastici, ma anche magistrati, preposti agli affari della comunità giudaica, i quali avevano autorità di infliggere punizioni, condannando a multe, sferzate ecc. Matteo 10:17; 23:34.

e, vedutele, gli si gittò ai piedi,

La sua venuta è una prova della sua fede nella potenza, sanatrice di Cristo, ma il gettarsi ai piedi di Cristo non si deve considerare come un atto di adorazione o culto religioso propriamente detto. È semplicemente un atto di omaggio, e l'espressione naturale di una supplicazione fervente.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:18-19; Luca 8:41-42

Luca 13:14; Atti 13:15; 18:8,17

Marco 5:33; Matteo 2:11; Luca 5:8; 8:28; Atti 10:25-26; Apocalisse 22:8

23 23. E le pregava molto instantaneamente

Egli pregava come colui che non vuol cessare d'importunare, finché non sia esaudito, insistendo sulla desolazione a cui sarebbe ridotta la sua casa, s'egli venisse a perdere la sua unica figliuola, e sulla compassione che Gesù avea già mostrata ad altri, che si trovavano nell'afflizione. In tal guisa egli dava una prova evidentissima dell'affetto suo profondo per la figliuola, e della sua fede nella potenza di Cristo a sanare anche le più gravi malattie. E infatti Gesù avea già sanato miracolosamente in Capernaum due persone, per l'intercessione di quelli che più di tutti s'interessavano per esse, il figlio cioè dell'uffiziale di Erode Giovanni 4:46, e il servitore del centurione romano Luca 7:2; ma, secondo il Lange, queste guarigioni, sebbene dovessero esser note a Iairo, non fecero alcuna impressione sopra di lui, finché la sua propria necessità non gliele fece tornare in mente, incoraggiandolo a seguir l'esempio dell'ufficiale reale e del centurione. Il Trench, d'altra parte, opina che Iario probabilmente facesse parte della deputazione che venne a Gesù intercedendo in favore del centurione gentile. Naturalmente l'una e l'altra non sono che congetture, ma noi propendiamo per quest'ultima. Se, in una precedente occasione, egli aveva acconsentito, in onore d'uno straniero, a far parte di una deputazione onde implorare da Gesù una guarigione miracolosa, la quale venne accordata, ciò spiegherebbe benissimo ch'egli tornasse, con tale importunità, al Signore, quando la propria famiglia fu colpita da una calamità consimile,

dicendo a la mia figliolina,

Luca: "una figliuola unica, d'età intorno a dodici anni".

è all'estremo;

Matteo: "è pur ora trapassata". La differenza tra queste due maniere d'esprimersi non è difficile a conciliare. Ei la lasciò presso all'ultimo respiro, e non sapeva se dovesse dirla viva o morta; sapeva solo che quando si partì da lei, la vita la abbandonava con tale rapidità che difficilmente poteva essere ancor viva in quel momento; tuttavia non avendo notizia certa della sua morte, stava perplesso se dovesse parlar di essa come di persona vivente o di persona già trapassata, e così in un momento si espresse in un modo e nel susseguente in un altro. Ed anzi ci stupisce che una circostanza di questo genere, così naturale, così propria a dimostrare la realtà dei fatti ricordati negli Evangeli, abbia fornito argomento a taluni per trovare una contraddizione tra l'un Vangelo e l'altro.

deh! vieni, e metti le mani sopra lei, acciocché sia salvata, ed ella viverà.

Quest'uomo presenta uno strano miscuglio di fede e d'incredulità. Gli antichi profeti mettevano le mani sopra quelli ch'essi guarivano, né egli sa concepire come possa altrimenti operarsi una guarigione; perciò egli specifica la sua domanda, supplicando il Signore di accompagnarlo a casa, e di mettere le mani sulla sua figliuola. Per questo riguarda la sua fede era inferiore a quella del centurione pagano; egli non potea dire con lui: "Comanda sola una parola". Perciò pure non potè dare ad altri che a se stesso la colpa della dolorosa ansietà che ebbe a provare, quando il Signore si lasciò trattener sulla via.

PASSI PARALLELI

Marco 7:25-27; 9:21-22; 2Samuele 12:15-16; Salmi 50:15; 107:19; Luca 4:38; 7:2-3,12

Giovanni 4:46-47; 11:3

Marco 6:5-6,13; 16:18; 2Re 5:11; Matteo 8:3; Luca 4:40; 13:13; Atti 28:8

Giacomo 5:14-15

24 24. Ed egli se ne andò con lui; e gran moltitudine lo seguitava, e l'affollava.

Senza esitare un momento, il Signore si arrende alla sua richiesta, con che ci dà una nuova prova della sua compassione verso gli afflitti. Matteo fa menzione soltanto dei discepoli che accompagnarono Gesù, ma gli altri Evangelisti notano anche una moltitudine di gente che non tardò a farsi loro attorno, e, affollandoli, a ritardare il cammino.

PASSI PARALLELI

Luca 7:6; Atti 10:38

Marco 5:31; 3:9-10,20 Luca 8:42,45; 12:1; 19:3

25 

La donna afflitta da fiuto di sangue Marco 5:25-34

25. Or una donna, che avea un flusso di sangue già da dodici anni;

Il nome stesso della malattia basta da solo a fare intendere quanta debolezza e quanti patimenti ne dovessero venire a quella meschina, pel corso di dodici anni, e quali rovinosi effetti dovesse risentirne nella salute. È anzi una cosa da farne le maraviglie che, debole e sfinita come doveva essere, abbia potuto condursi fino a Gesù in mezzo a tanta folla. Ma la continuazione di questa malattia era produttiva di conseguenze ancor più penose, essendo d'essa una causa diretta di divorzio, e rendendola, secondo la legge cerimoniale; immonda, sicché rimaneva esclusa dal culto della sinagoga, e da ogni pubblica radunanza Levitico 15:19.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:20-22; Luca 8:43-44

Levitico 15:19-20,25-27

Luca 13:11; Giovanni 5:5-6; Atti 4:22; 9:33-34

26 26. avea sofferte molte cose da molti medici, e avea speso tutto il suo, senza alcun giovamento, anzi più tosto era peggiorata;

Avea avuto ricorso a tutti i medici che la era stato possibile consultare, ma la cura non avea fatto altro che aggravare la malattia, mentre la spesa l'avea ridotta dall'agiatezza alla miseria, sicché, considerato sotto qualunque aspetto, il caso di lei era veramente tale da far pietà.

PASSI PARALLELI

Giobbe 13:4; Geremia 8:22; 30:12-13; 51:8

Salmi 108:12

27 27. Avendo udito parlar di Gesù,

I suoi vicini le avevano raccontato quali guarigioni meravigliose Gesù avesse operate, sì in Capernaum che in altra parti della Galilea, e secondo ogni probabilità l'aveano persuasa di ricorrere anch'essa, a lui, ond'esser guarita, e siccome l'occasione presente pareva prometterle di poter passare inosservata, ella si decise a seguire i loro consigli.

venne di dietro, nella turba, e toccò il suo vestimento;

Vedi Nota Matteo 23:6 e Luca: "Il lembo della veste". La frangia turchina che trovavasi sugli orli della veste, vi era posta per comando divino Numeri 15:37-41, per ricordare agli Israeliti che essi erano il popolo di Dio, e alcuni scrittori s'immaginano che la donna toccasse il lembo della veste di Cristo, perché credeva che quello possedesse una virtù speciale, come più sacro del resto del vestimento. Le parole stesse della donna, nel seguente versetto, contengono una sufficiente risposta a tale supplicazione, mostrando chiaramente ch'ella non dava maggiore importanza all'una che all'altra parte dei vestimenti di Gesù; sol che potesse accostarsegli abbastanza da poterne toccare una parte qualunque, era convinta che sarebbe stata guarita.

PASSI PARALLELI

Marco 6:56; 2Re 13:21; Matteo 14:36; Atti 5:15; 19:12

28 28. (Perciocché diceva: Se sol tocco i suoi vestimenti, sarò salva);

Non dobbiamo trattenerci ad indagare se questa povera donna s'immaginasse o meno, che si diffondesse involontariamente da Gesù una certa influenza magica, con la quale ella dovesse mettersi in rapporto; ci basti il sapere che, mentre essa da un lato, aveva una ferma fede nella potenza di Cristo a sanarla, dall'altro, credeva che ciò dovesse avvenire per mezzo di contatto personale col gran Medico, e che prescelse questa maniera di accostarsi a lui, perché la modestia naturale la facea rifuggire dall'esporre la natura del suo male davanti alla moltitudine. Alcuni suppongono che vi fosse un'altra ragione perché quella donna cercasse di toccare così furtivamente, il lembo soltanto del suo vestimento, cioè che essendo immonda, secondo la legge cerimoniale, sapesse che, altrimenti facendo, avrebbe ridotto Gesù Cristo nella stessa sua condizione legale. Ma se si consideri quante persone essa dovette rendere, per contatto, immonde, essendo spinta e risospinta dalla moltitudine, non può darsi alcun peso a tale supposizione. Per lo contrario, nella fede che la condusse a Gesù c'era un istinto, il quale le diceva, che ne il solo toccarlo valeva a liberarla dalla malattia che la rendeva immonda davanti alla legge, era impossibile di comunicare a lui quell'immondezza cerimoniale, poiché colui che potea sanarla in modo così maraviglioso, dev'essere al di sopra di siffatte leggi.

29 29. E in quello stante il flusso del suo sangue si stagnò; ed ella si avvide nel suo corpo ch'ella era guarita

Non solamente provò un sollievo temporaneo, come risultato istantaneo di quel contatto, ma conobbe, dalle sensazioni sue corporali, che era guarita radicalmente del suo male.

di quel flagello.

così chiamato, perché la malattia deve sempre considerarsi come flagello di Dio; non sempre, è vero, a castigo di peccati individuali, ma pur sempre in punizione del peccato che l'individuo ha in comune con la razza.

PASSI PARALLELI

Esodo 15:26; Giobbe 33:24-25; Salmi 30:2; 103:3; 107:20; 147:3

Levitico 20:18

Marco 5:34; 3:10; 1Re 8:37; Luca 7:21

30 30. E subito Gesù, conoscendo in stesso la virtù ch'era proceduta da lui,

non già involontariamente, ma con sua piena scienza e consentimento,

rivoltosi nella turba, disse: Chi mi ha toccati i vestimenti?

Questa domanda non implica, da parte di Cristo, ignoranza della persona, come il seguito lo dimostra chiarissimamente; ma, con essa, proponeva di aiutare la fede della donna, togliendo ogni idea d'influenza magica che potesse avere relativamente alla di lei guarigione, e d'impartirle un bene più prezioso della ricuperata salute del corpo. L'accusa di dissimulazione, mossa a nostro Signore, per aver fatta una tale domanda, mentre sapeva già benissimo chi lo avea toccato, è troppo puerile per meritare seria confutazione. Se un padre o un maestro desidera d'indurre un fanciullo a confessare una colpa o brama dargli pubblica lode per qualche virtuosa azione, davanti ai suoi fratelli o condiscepoli, che v'ha di più naturale della domanda: "Chi è stato che ha fatto questo?" sebbene sappia già benissimo chi sia stato? A chi, se non forse ad un maligno, verrebbe in mente di accusare per ciò di dissimulazione quel padre o quel maestro? Veggansi dei notevolissimi esempi di, tal modo di procedere nella domanda di Dio a Caino Genesi 4:9; ed in quella di Eliseo a Gehazi 2Re 5:25-26.

PASSI PARALLELI

Luca 6:19; 8:46; 1Pietro 2:9

31 31. E i suoi discepoli gli dissero:

Luca: "E negandolo tutti, Pietro e coloro ch'erano con lui dissero:"

"Tu vedi la turba che ti affolla, e dici: Chi mi ha toccato?"

I discepoli, con Pietro alla testa, si azzardano a far quella rimostranza al maestro, come se, in tali circostanze la domanda sua fosse assurda o almeno come se non fosse possibile il darvi una risposta. E così appunto avrebbe potuto considerarsi, se l'avesse fatta qualunque altro, avuto riguardo alla grandissima moltitudine e al leggerissimo contatto; ma i discepoli dovevano ormai sapere che il loro maestro non avrebbe fatta una tale domanda senza uno scopo, il perché egli conosceva tutti, e non aveva bisogno che alcuno gli testimoniasse dell'uomo, conciossiaché egli stesso conosceva quello ch'era nell'uomo Giovanni 2:24-25.

PASSI PARALLELI

Luca 8:45; 9:12

32 32. Ma egli guardava pure attorno, per vedere colei che avea ciò fatto

Questa espressione indica, con una precisione maravigliosa la perfetta sua conoscenza di quella che l'avea toccato. Egli teneva il viso rivolto alla moltitudine, ma gli occhi fissati sulla donna; ed ella conobbe, quantunque non fosse detta una parola, non esser più possibile alcun nascondimento.

33 33. E la donna, paurosa, e tremante, sapendo ciò ch'era stato fatto in lei, venne, e gli si gittò ai piedi, e gli disse tutta la verità.

Luca: "Gli dichiarò in presenza di tutto il popolo, per qual cagione l'avea toccato". Il "timore" e "tremore" con cui essa si accostò al Signore, possono attribuirsi a parecchie circostanze riunite; la debolezza fisica, la riverenza sacra che sentiva pel suo Liberatore, la paura d'aver fatto male in appigliarsi a quel modo clandestino per ottenere la guarigione, e la prova a cui fu posta la sua modestia nel dover rivelare, in pubblico, la natura della sua malattia. Nell'accostarsi segretamente al Signore, ella manifestò certamente una fede forte, ma il suo modo di procedere non fu franco e semplice; c'era in fondo il timore degli uomini, e una falsa vergogna, e questi riguardi le conveniva vincerli. Senza indirizzarle la parola, Gesù la induce a farsi innanzi spontaneamente, e a superare la falsa vergogna che, in sul primo, l'avea trattenuta dall'esporre apertamente il caso suo miserevolissimo al Signore. Se la sua prova ora difficile, la grazia del Signore la sostenne e la rinvigorì; e la consolante assicurazione con cui affine Gesù la congedò, ben compensava la pena per cui ebbe a passare onde ottenerla. Se la confusione che provò avesse potuto venirle risparmiata, certamente nostro Signore l'avrebbe fatto; ma il passar per quella era necessario alla di lei guarigione morale, onde potesse rinascere a nuova vita. Ma si osservi con quale benigna misericordia egli la tratta! Non già prima, ma solo dopo la guarigione, Gesù richiede dalle sue labbra una pubblica testimonianza dei fatti del suo caso, la malattia, gl'inutili espedienti a cui era ricorsa per ottenere la guarigione, e l'averla ottenuta perfetta, istantanea, col sol toccare il gran Sanatore. Questa confessione, fatta davanti a tutto il popolo, non può minimamente addursi a sostegno della dottrina della confessione auricolare, come la si pratica nella Chiesa Romana e nelle Chiese Orientali; ma è una prova calzante che Cristo vuole che i suoi lo confessino apertamente, o non si contentino di cercarlo soltanto in segreto; e che la loro vita cristiana non è già puramente e semplicemente (come molti vorrebbero chiamarla) una cosa tra Dio e loro, ma sì una buona confessione da rendersi davanti a tutto il popolo Romani 10:9-10.

PASSI PARALLELI

Marco 4:41; Luca 1:12,29; 8:47

Salmi 30:2; 66:16; 103:2-5; 116:12-14

34 34. Ma egli le disse: Figliuola,

È questa l'unica occasione in cui è ricordato che nostro Signore usasse tale parola, parlando ad alcuno. Per quanto sia breve il racconto di Matteo, egli solo ci riferisce la parola "sta di buon cuore!", con cui il Signore tosto si fa a confortare la povera donna tremante, e ad acchetare la trepidazione del suo cuore.

la tua fede ti ha salvata;

Semplicemente, ben s'intende, come lo strumento che la mise in contatto con Cristo. Per sua stessa confessione, ella riconobbe, che in lui dimorava e da lui proceder dovea la virtù di farla salva (vers. 28). Trench esprime egregiamente con le seguenti parole la connessione che ebbe la sua fede con la guarigione impartita da Cristo: "L'avea guarita la sua fede, e l'avea guarita la potenza di Cristo; la sua fede (organicos), la potenza di Cristo energeticos; questa come causa efficiente, quella come condizione sine qua non". Il Salvatore viene a dirlo con quelle parole: "La tua fiducia nella mia potenza salvatrice (tuttoché difettosa pel tuo credere che fosse proprio necessario il toccarmi e ancor più per la falsa vergogna, da cui fosti tentata rubare invece di chiedere la guarigione) ti ha liberata dalla tua malattia, e questa liberazione non è che il pegno e il simbolo di una salvazione ben maggiore, operante per la fede in Colui che è venuto a salvare il suo popolo dai loro peccati".

vattene in pace, e sii guarita del tuo flagello.

Quantunque fosse guarita, nel momento stesso in cui credette, pure, il sapere che quella era una guarigione ottenuta di soppiatto, avrebbe potuto farle temere che fosse solo passeggiera e non permanente; perciò Gesù vi appone, per dir così il suo suggello reale, e la congeda con la preziosa benedizione che riposi la sua pace sopra di lei. S. Bernardo suppone erroneamente che questa donna sia figura di tutti coloro che vorrebbero fare il bene di nascosto, evitando gli umani applausi; ma Trench ha colto nel segno, additandoci il vero insegnamento da ritrarsi dalla di lei condotta, laddove dice: "Ella è piuttosto figura di quelli che vorrebbero ricevere il bene di nascosto, e senza una professione aperta della loro fede; che credono nei loro cuori, ma rifuggono dal 'confessare con la bocca' che Gesù Cristo è il Signore, dimenticando che questo, sebbene non basti, pure è richiesto". Quantunque nessuno dei Vangeli ci dia il nome di questa donna, pure la menzognera leggenda ecclesiastica le ha assegnato quello di Veronica (nome sconosciuto tra gli Ebrei), e pretende ch'ella asciugasse il viso a Gesù, presso al Golgota, con un sudario che il papa si vanta di conservare tuttora, tra le altre reliquie, in San Pietro a Roma!

PASSI PARALLELI

Matteo 9:2,22; Luca 8:48

Marco 10:52; Luca 7:50; 8:48; 17:19; 18:42; Atti 14:9

1Samuele 1:17; 20:42; 2Re 5:19; Ecclesiaste 9:7

35 

Risuscitamento della figlia di Iairo Marco 5:35-43

35. Mentre egli parlava ancora, vennero alcuni del capo della sinagoga, dicendo: La tua figliuola è morta; perché dai più molestia al Maestro?

Pare che questo titolo fosse divenuto quello con cui solevasi designare nostro Signore, e questo sarebbe una prova che il popolo non dimenticava mai il diritto che egli accampava, di essere riconosciuto come un "dottore venuto da Dio", diritto di cui i suoi miracoli erano le credenziali Giovanni 3:2.

PASSI PARALLELI

Luca 8:49

Giovanni 5:25; 11:25

Luca 7:6-7; Giovanni 11:21,32,39

Marco 10:17; Matteo 26:18; Giovanni 11:28

36 36. Ma subito Gesù, udito ciò che si diceva, disse al capo della sinagoga: Non temere, credi solamente

Che prova dolorosa non deve essere stata il ritardo, occasionato dalla guarigione della povera donna, per la pazienza dell'ansioso genitore, il quale sapeva, che ogni momento perduto rendeva più che probabile che la sua figlia, prima ch'essi potessero esser giunti a casa sua, sarebbe trapassata; eppure non profferisce un lamento! Non si erano peranco rimessi in cammino, che gli fu recata la notizia fatale che la sua figliuola era morta, e che quindi non era più necessario che conducessero da lei il Maestro. A Gesù non isfuggì un tal messaggio, e sapendo quel che doveva soffrire il cuore del misero padre a quell'annunzio, si affretta a riassicurarlo con parole di grazia e di potenza che sono applicabili a tutti i tempi ed a tutte le circostanze. "Non temere, credi solamente". "Nulla è avvenuto che superi il mio potere di porvi riparo, sol che tu continui a confidare in me". Come il Signore rimase due giorni in Bethabara, dopo che ebbe udita la malattia di Lazzaro, a bella posta per provare la fede delle sue sorelle, e per rendere più cospicua la gloria di Dio nel risuscitare il morto Giovanni 11 così, per le stesse ragioni, permise l'indugio nel caso presente, e per quanto riguarda la fede e la pazienza di Iairo, sembra che la prova riuscisse a bene.

PASSI PARALLELI

Marco 5:34; 9:23; 2Cronache 20:20; Matteo 9:28-29; 17:20; Luca 8:50; Giovanni 4:48-50; 11:40

Romani 4:18-24

37 37. E non permise che alcuno le seguitasse, se non Pietro, e Giacomo, e Giovanni, fratel di Giacomo.

Luca: "ed entrato nella casa, non permise", ecc. Questa scelta fu fatta, senza dubbio, alla porta della casa del rettore, gli altri Apostoli rimanendo di fuori, tra la moltitudine che avea voluto accompagnarlo alla sua destinazione. I tre discepoli così onorati, formavano una specie di circolo più intimo, più ristretto e più fidato, scelto fra i dodici a cui appartenevano. Che non fosse una scelta fortuita, ovvero occasionata da qualche speciale circostanza in questo caso, è evidente dal vederla ripetuta in due altre circostanze interessanti della storia del Salvatore, cioè la sua trasfigurazione e la sua agonia Marco 9:2; 14:33. In questi casi, come nell'attuale, egli desiderò tutta quella segretezza che era compatibile con la presenza del numero legale di testimoni Deuteronomio 19:15; Ebrei 10:28.

PASSI PARALLELI

Luca 8:51; Atti 9:40

Marco 9:2; 14:33; 2Corinzi 13:1

38 38. E venne in casa del capo della sinagoga, e vide quivi un grande strepito, genti che piagnevano, e facevano un grande urlare.

Matteo: "Quando Gesù ebbe veduti i suonatori, e la moltitudine che rumoreggiava, ecc.". I pagani delle nazioni vicine alla Palestina, usavano strappare! i capelli e tagliarsi le carni in segno di lutto, ma Dio proibì rigorosamente agli Israeliti di conformarsi a tali usanze Levitico 19:28; Deuteronomio 14:1; Geremia 16:6-7; ciò non di meno, le dimostrazioni di cordoglio tra loro, alla morte, di un amico, erano estreme, Vedi 2Cronache 35:25; Geremia 9:17-18,20; Ezechiele 24:17; Amos 5:16. Il modo di far cordoglio, che è descritto in questi pani, si pratica tuttora in Egitto e nella Siria, e pochi sono i viaggiatori che non ne sieno stati testimonii, passando per le strade o presso i cimiteri. Tosto che muore una persona, tutto, le femmine della famiglia prorompono in un lamento alto e flebile, che sostengono il più lungamente possibile senza pigliar fiato, e lasciano morire un po' per volta in pianto sommesso. Oltracciò, vi è, in ogni città, una comunità di donne abituate a questi lamenti, le quali si mandano a chiamare, all'appressarsi di una morte, onde si tengano pronte. Quando giungono altre persone a far cordoglio, queste donne usano ogni arte a far sì che i sopravvenuti uniscano le loro lacrime. "Esse sanno", dice Thomson, "la storia domestica di ogni persona, e tosto improvvisano un funebre lamento, in cui introducono i nomi dei parenti degli ultimi arrivati, che sono morti poco prima, e così ciascuno fa cordoglio pei suoi defunti e divien facile e naturale una rappresentazione, che altrimenti sarebbe difficile per non dire imponibile". A queste donne si aggiungono, spesso, dei suonatori, per aiutare con la musica, l'espressione del cordoglio e del dolore. Fu una comitiva di tal fatta che Gesù trovò raccolta in casa di Iairo.

PASSI PARALLELI

Geremia 9:17-20; Matteo 9:23-24; 11:17; Luca 8:52-53; Atti 9:39

39 39. Ed entrato dentro, disse loro: Perché fate tanto rumore, e tanti pianti? la fanciulla

La parola greca usata quì, è neutra, ma di genere comune, applicabile quindi ad un fanciullo o ad una fanciulla, e il contesto, non la forma, mostra che, in questo caso, deve intendersi di una fanciullina.

non è morta, ma dorme.

Si osservi che nostro Signore disse questo della fanciulla senza tampoco, averla veduta. Egli sapeva che una sua parola l'avrebbe desta dal sonno della morte. Le sue parole contengono un rimprovero per la troppa precipitazione di coloro che facevano cordoglio. Non già che Gesù mettesse in dubbio l'esser ella realmente trapassata, imperocché la consolazione ch'egli diede al padre era chiaramente un invito a confidare nella sua onnipotenza, ora che la sua figliuola era morta.. Voleva dire bensì, che quello stato di morte doveva essere tanto breve da somigliare piuttosto ad un sonnellino, e che, quindi, era del tutto fuor di lungo il farne cordoglio, come era l'uso, per quelli che eran per sempre trapassati di questa vita. V'han taluni che insistono a voler intendere, alla lettera, le parole di nostro Signore, e dicono che lo stato della fanciulla fosse solo uno svenimento, ma tanto somigliante alla morte, che ella non se ne sarebbe forse mai riavuta, senza la parola e il tocco del Signore; ma la maggior parte dei Commentatori convengono che Gesù chiama la morte, in questo caso, un sonno, perché era così transitoria. In opposizione alla prima teoria stanno i fatti seguenti: che nostro Signore adopera le identiche parole a proposito di Lazzaro, quantunque sapesse benissimo che era morto Giovanni 11:11-18; che Marco sta qui ricordando miracoli segnalati In prova della potenza straordinaria di Cristo, tra i quali non potrebbe certamente annoverarsi l'aver egli semplicemente fatto riaversi una fanciulla da un deliquio; che Luca asserisce positivamente "il suo spirito ritornò in lei" Luca 8:55; e finalmente che tutti quanti della comitiva, raccolta pel funerale, erano così persuasi della morte della fanciulla, che trattarono derisoriamente l'idea che potesse esser altro.

PASSI PARALLELI

Daniele 12:2; Giovanni 11:11-13; Atti 20:10; 1Corinzi 11:30; 1Tessalonicesi 4:13-14; 5:10

40 40. Ed essi si ridevan di lui.

Luca aggiunge: "sapendo ch'ella era morta".

Ma egli, messi fuori tutti, prese seco il padre e la madre della fanciulla, e coloro ch'eran con lui,

Cioè Pietro, Giacomo e Giovanni Luca 8:51.

ed entrò dove la fanciulla giaceva; 41. E, presa la fanciulla per la mano,

Per condiscendenza alla debolezza della fede del padre, nostro Signore stabilì una comunicazione visibile tra la propria persona e quella della bambina su cui doveva essere operato il miracolo, ponendo le mani sopra lei, siccome il padre ne lo aveva richiesto. Per la stessa ragione pure, egli parlò ad alta voce alla fanciulla, facendosi così conoscere sé stesso come autore del miracolo.

41 Le disse: Talita cumi

Queste sono parole aramaiche o siro-caldaiche, lingua che si parlava allora in Palestina. La menzione di queste parole è una prova che, nelle ordinarie relazioni della vita, nostro Signore si serviva, come era naturale, dell'Arameo volgare; sebbene con ciò, non sia per niente decisa la questione, qual lingua usasse quando rivolgeva il discorso ad assemblee miste. Il Greco era allora cotanto famigliare a tutte le classi in Palestina, che può darsi benissimo, che talvolta egli, pure ne facesse uso. La sua conversazione con Pilato, per esempio, è quasi impossibile che fosse tenuta in altra lingua.

il che, interpretato, vuol dire: Fanciulla, io tel dico, levati.

A Marco piace darci tali parole prodigiose nella forma precisa in cui furon dette, Vedi un altro esempio Marco 7:34. È questo uno dei caratteristici di questo Vangelo; e, se è vera la tradizione, ch'egli andasse debitore a Pietro di molti dei ragguagli che ci dà, ciò spiegherebbe il fatto, altrimenti assai strano, che quelle parole identiche del Salvatore, nella sua lingua nativa, siano ricordate, per la maggior parte, da uno che non fu egli stesso un Apostolo o testimonio oculare, come furono Matteo e Giovanni. È pur degno di nota, che queste espressioni originali sono, più che altrove, frequenti in un libro scritto primitivamente ad uso di Gentili, il che rende ragione delle numerose spiegazioni che contiene di località e d'usanze giudaiche, e della diligenza dell'autore nell'interpretare espressioni aramaiche simili alla presente. La parola greca che è tradotta fanciulla, non è la stessa del vers. 39, ma diminutivo di ragazza, ed è equivalente al vezzeggiativo: Fanciullina mia.

PASSI PARALLELI

Genesi 19:14; Nehemia 2:19; Giobbe 12:4; Salmi 22:7; 123:3-4; Luca 16:14; Atti 17:32

2Re 4:33; Matteo 7:6; 9:24-25; Luca 8:53-54

Marco 1:31; Atti 9:40-41

Marco 1:41; Genesi 1:3; Salmi 33:9; Luca 7:14-15; 8:54-55; Giovanni 5:28-29; 11:43-44

Romani 4:17; Filippesi 3:21

42 42. E subito,

senza alcun intervallo di convalescenza,

la fanciullina si levò, e camminava; perciocché era d'età di dodici anni. Ed essi sbigottirono di grande sbigottimento.

L'Evangelista descrive, in questa ultima clausola, l'effetto prodotto su tutti e cinque i testimoni presenti con Gesù, in quella camera mortuaria; lo sbigottimento non fu solo dei genitori; i discepoli prescelti, i quali erano già stati testimoni di tanti miracoli operati dal loro Maestro, mirarono ora in lui, per la prima volta, il vincitore della morte!

PASSI PARALLELI

Marco 1:27; 4:41; 6:51; 7:37; Atti 3:10-13

43 43. Ed egli comandò loro molto strettamente, che niuno lo sapesse;

Questo comando, può averlo dato, in parte, perché l'agitazione popolare non crescesse al punto da prorompere in qualche disordine; e in parte per riguardo alla fanciulla, per la quale, l'esser così fatta segno della pubblica curiosità e maraviglia, non poteva a meno di non riuscire spiritualmente dannoso. Che il comando poi fosse o non fosse osservato strettamente da coloro a cui fu dato, era impossibile che il miracolo rimanesse nascosto. Matteo ci dice: "La fama di ciò andò per tutto quel paese".

e ordinò che si desse da mangiare alla fanciulla.

Quest'ordine fu dato per rinforzare la vita che le era stata resa e nel tempo stesso per convincere i di lei genitori ch'ella non era uno spettro, ma era ritornata a tutte le realtà d'una esistenza mortale. È la prova medesima che il Signore dette poscia, ai suoi discepoli, della realtà della sua esistenza corporea, dopo che fu risorto dai morti Luca 24:41-43.

PASSI PARALLELI

Marco 1:43; 3:12; 7:36; Matteo 8:4; 9:30; 12:16-18; 17:9; Luca 5:14; 8:56; Giovanni 5:41

Luca 24:30,42-43; Atti 10:41

RIFLESSIONI

1. Quanto benigno e misericordioso non si mostrò il Salvatore verso i malati e gli afflitti di ogni sorta, durante il suo terreno ministerio! Il rettore della sinagoga e la donna inferma erano amendue perfetti estranei per lui, né avevano altro titolo alla sua attenzione e al suo aiuto, da quello infuori che amendue appartenevano "alle pecore perdute della casa d'Israele, a cui era mandato". Ciò nondimeno egli esaudì immediatamente la preghiera del misero padre, e non solo non negò la guarigione alla donna, sebbene questa la cercane di soppiatto, ma corresse quanto era difettoso nella sua fede, affinché godesse tutti i più alti beni che la fede può darci. Quantunque sia ora asceso alla destra del Padre, Gesù è pur sempre lo stesso nella sua misericordia. Egli non sarà sordo alla preghiera di quelli che l'invocano, sieno temporali o spirituali le loro necessità ne vengono a lui, credendo ch'egli vuole e può aiutarli, quand'anche sian vissuti precedentemente in ribellione contro di esso. "Egli non triterà la canna rotta, e non ispegnerà il lucignolo fumante" Isaia 42:3. E s'egli è pronto ad estendere la sua misericordia anche sugli estranei, quanto sicuramente i suoi redenti possono contare sulla sua simpatia in tutte le loro prove e dolori terreni! "Noi non abbiamo un sommo Sacerdote che non possa compatire alle nostre infermità" Ebrei 4:15.

2. Con quanta verità non si applica spiritualmente ai peccatori, la descrizione che di questa povera donna ci dà l'Evangelista. La malattia loro è mortale; li esclude ora da ogni comunione con Dio, e se non è sanata, finirà nella morte eterna. Tutti gli, sforzi che fanno per liberarsene, sia che ricorrano a quelle cure che offre il mondo, o alle pratiche meccaniche di una religione formalista e vuota, non possono dar pace alla coscienza e gioia al cuore, e l'anima oppressa stanca e aggravata, dopo anni ed anni d'esperimenti, è obbligata a confessare, come fece questa donna "che avea speso tutto il suo, senza alcun giovamento, anzi piuttosto era peggiorata". Gli uomini preferiscono far qualsiasi cosa piuttosto che ricorrere a Cristo: ed è soltanto quando vengon meno tutti gli altri mezzi di dar pace alla coscienza, che essi finalmente si rivolgono a lui. Eppure egli solo è il vero Medico. Si è con l'applicazione del suo sangue prezioso che egli risana l'anima inferma; si è col suo proprio Spirito vivificante ch'egli risuscita l'anima "morta nei falli e nei peccati".

3. Fu spesso osservato che quantunque la moltitudine si affollasse intorno a Cristo, al punto di toccarlo ad ogni piè sospinto egli però non pose mente ad essa; sol questa donna lo toccò con la fede. Gli altri eran vicini al pari e più di lei, ma mancava loro la fede che è l'anello di congiunzione tra Cristo e le nostre necessità. Così pure tra le moltitudini che professano la sua religione, e si affollano, senza veri bisogni religiosi, nei suoi tempii, egli discerne il tocco, benché timido e tremebondo, della fede, ed è conscio della virtù salvatrice che quel tocco ha fatto uscire irresistibilmente da lui. Quale incoraggiamento non è mai questo per coloro i quali temono che l'indegnità dei loro sentimenti e la povertà del loro culto lo lascino freddo riguardo a loro! Quale ammonizione per quelli. che professano di seguirlo e gli rendono un culto unicamente di labbra, senza provare il vero bisogno della sua grazia! Cristo li tratterà all'ultimo giorno come se non li conoscesse

4. Il procedere del Signore verso la donna che avea guarita sia di rimprovero a quelli che, essendo debitori alla misericordia di Cristo, non ne parlano mai in presenza dei loro simili. Ei non le permise, come senta dubbio ella avrebbe preferito, di partirsi in silenzio, per poi pagargli il debito della riconoscenza in ringraziamenti segreti, ovvero, in qualche privato convegno, testimoniare l'amor suo verso Gesù. Egli vuole che, vincendo la sua modesta ritrosia, si faccia innanzi in presenza di tutti e dichiari quel ch'ella avea fatto, e qual successo, ne avesse ottenuto. Così fu anch'ella annunziatrice, a modo suo, di Cristo. Una consimile testimonianza Gesù la richiede da tutti coloro ch'egli ha salvati. "Se tu confessi con la tua bocca il Signor Gesù, e credi nel tuo cuore che Iddio l'ha risuscitato da' morti, sarai salvato" Romani 10:9. Non vergognamoci adunque di confessare Cristo davanti agli uomini, e di raccontare quello ch'egli ha fatto all'anima nostra".

5. Quanti non son quelli che hanno pel loro figli, quell'amore che avea Iairo per la sua unica figliuola, e farebbero qualunque sacrifizio per il loro benessere temporale, eppure non si curano punto delle anime loro! Quando pericola la vita del corpo, allora sì che pregano fervorosamente perché Dio voglia concedere la guarigione, eppure non si dàn mai pensiero delle anime loro che periscono. Che terribile infatuazione! Quante anime vanno in perdizione in conseguenza di questa trascuranza dei loro genitori! Stiamo in guardia affinché non abbiamo ancor noi a rimproverarci questa colpa.

6. Quale prova luminosa non abbiamo in questo miracolo della potenza di Cristo sulla morte! In suo proprio nome e per sua propria autorità, senza appello all'aiuto del Padre suo celeste, profferì Il comando: "Fanciulla, levati", e tosto fu obbedito. È questo il primo dei tre casi di risuscitazione da morte, in ciascuno dei quali, la morte si mantenne in possesso del corpo per più lungo intervallo che non nel caso precedente, e sembra che siano stati ricordati per insegnarci che non conta per quanto tempo possiamo giacere nel sepolcro, poiché Gesù ha sulla morte un impero assoluto e ci risusciterà, secondo la sua promessa, quando sarà giunto il tempo opportuno. Noi abbiamo insomma in questi miracoli un'arra consolate di quanto farà il Signore nell'ultimo giorno. Rallegriamoci, poiché ci ha dato prove così evidenti, ch'egli ha "le chiavi della morte e dell'inferno" (hades, il sepolcro), e che egli ha adempita la minaccia profferita dal profeta Osea 13:14: "Io li riscatterei dal sepolcro, io li riscuoterei dalla morte; dove sarebbero, o morte, le tue pestilenze? dove sarebbe, o sepolcro il tuo sterminio? il pentirsi sarebbe nascosto dagli occhi miei".

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