Marco 6

1 CAPO VI - ANALISI

1. Seconda visita di Gesù a Nazaret. È notevole il contrasto tra l'accoglienza entusiastica che facevano le moltitudini a Gesù, dovunque andava, e la condotta dei suoi conterranei di Nazaret che lo respingono per la seconda volta. Ci saremmo aspettati che la sua fama crescente avesse disposti i suoi concittadini ad andar superbi di lui, ed a dimenticare qualunque dispiacere avessero provato, in una sua precedente visita, perché non avea operato i suoi primi miracoli in mezzo a loro. Ma questo loro malvolere non era punto scemato, ed apparve manifesto coi vani tentativi che già facevano di diminuire la fama di Gesù, col rinfacciargli l'umile condizione della sua famiglia, che dimorava tra loro, e nell'averlo poscia respinto assolutamente. Quantunque Gesù fosse disposto a far dei miracoli in Nazaret, ne fu impedito, tranne in alcuni pochi casi, dalla, loro mancanza di fede Marco 6:1-6.

2. Missione data agli Apostoli di predicare il vangelo del regno di Dio. Al tempo stesso in cui nostro Signore continuava operoso nella predicazione e nel sanare gl'infermi, in una parte della Galilea, mandò i suoi 12 Apostoli a predicare in altre parti del paese; e abbiamo quì il ricordo delle istruzioni ad essi impartito per loro norma, come ancora del successo che incoronò questo primo esperimento Marco 6:7-13.

3. Condotta di Erode Antipa verso Giovanni Battista. L'Evangelista prende argomento di parlarne, in questo luogo, dai sospetti che Erode cominciò a nutrire sul conto di Gesù, quando la fama di lui fu penetrata finalmente nel palazzo del Tetrarca di Galilea. Ad onta delle sue convinzioni sadducee, la sua coscienza, aggravata dal delitto d'omicidio, paventa la riapparizione del profeta che egli aveva ucciso, e mentre alcuni dei suoi servitori e cortigiani più fidati facevano diverse congetture, Erode si teneva fermo nella sua convinzione: "Egli è quel Giovanni che io ho decapitato; esso è risuscitato da' morti" per render ragione di un'impressione così strana, Marco racconta per disteso le circostanze della uccisione del Battista, cioè lo sdegno di Erodiada perché Giovanni avea rimproverato per la sua adultera relazione con lei; l'imprigionamento del profeta, qual primo saggio della vendetta di essa; la festa in onore del giorno natalizio di Erode, nella quale in ricompensa dell'aver ballato in pubblico, Erode promise alla figliuola di Erodiada, tutto quello che avesse domandato; e il compimento della vendetta di Erodiada quando Giovanni fu decapitato in prigione, per soddisfare alla domanda fatta dalla di lei figlia. L'Evangelista aggiunge che il corpo, mozzato dal capo, venne allora concesso ai suoi discepoli, perché gli desser sepoltura Marco 6:14-29.

4. Gesù si ritira in un luogo deserto per riposarsi, ed ivi sazia miracolosamente 5000 uomini. I discepoli essendo ritornati dalla lor missione, Gesù ordinò loro di salir tosto in barca e di ritirarsi in un luogo deserto presso Betsaida, onde poter godere insieme un breve intervallo di riposo e di meditazione. Ma le turbe sul lido, veduta la direzione presa dalla barca, corsero così che prima che questa fosse giunta, già erano sul luogo dello sbarco. Sebbene deluso nel suo intento, il Salvatore non si lamenta. Mosso a pietà della penuria spirituale della moltitudine, cominciò ad ammaestrarla, poscia avendo compassione dei suoi bisogni fisici, moltiplicò miracolosamente cinque piccoli pani e due pesci, cosicché non solo furono saziati i cinquemila, ma dei pezzi rimasti ne furono empiti dodici corbelli Marco 6:30-45.

5. Gesù cammina sul lago di Galilea. Licenziata che ebbe la moltitudine e fatti imbarcare i discepoli, Gesù salì sulla, montagna vicina e diede ristoro alla santa sua anima umana, col passare parecchie ore in comunione con suo Padre celeste, dopo di che, comparve, camminando sulle acque, verso la barca, in cui i suoi discepoli, spossati e atterriti, già da qualche tempo stavano lottando, invano, contro il vento contrario, e porge loro una nuova dimostrazione della sua Divinità, comandando gli elementi Marco 6:46-52.

6. Gesù visita Gennesaret. Alla serie di mirevoli surriferiti, Marco aggiunge un ragguaglio più generale delle miracolose guarigioni di Cristo nel distretto di Gennesaret, e descrive l'attenzione e l'interesse che tali miracolose operazioni destarono in tutta la provincia della Galilea Marco 6:53-56.

Marco 6:1-6. VISITA DI CRISTO A NAZARET, E RICEVIMENTO CHE VI TROVÒ Matteo 13:53-55

Per l'esposizione vedi Matteo 13:53-58.

7 Marco 6:7-13. MISSIONE DEI DODICI APOSTOLI Matteo 10:1-15; Luca 9:1-6

Per l'esposizione vedi Matteo 10:1-15.

14 Marco 6:14-29. ERODE PRENDE GESÙ PEL BATTISTA RISUSCITATO NARRAZIONE DELLA MORTE DEL BATTISTA Matteo 14:1-12; Luca 3:19-20; 9:7-9

Impressione di Erode intorno a Cristo, Marco 6:14-16

14. Or il re Erode

Propriamente il titolo di Erode Antipa era Tetrarca di Galilea, Samaria e Perea; veniva chiamato Re solo per cortesia imperocché, quantunque chiedesse all'Imperatore Caligola il permesso di portar quel titolo, non l'ottenne, in conseguenza delle rimostranze di suo nipote Agrippa I.

udì parlar Gesù, perciocché il suo nome era divenuto chiaro;

Sembra strano che, sebbene il Signore già da molti mesi esercitasse il suo pubblico ministerio, e la sua fama fosse cresciuta e corsa lontano, Erode udisse allora per la prima volta parlare di lui. Per render ragione di ciò, alcuni han supposto che fosse stato assente in Roma e che ne fosse tornato solo allora; altri, che fosse talmente rimasto assorto nei piaceri e nei vizi della sua corte da fare il sordo ad ogni annunzio siffatto; ma la vera ragione, come la troviamo in Flavio, si è che per un buon tratto di tempo prima che ordinasse il supplizio del Battista, nelle prigioni di Machero, presso il Mar Morto, avea fatto di quel lontano castello la sua residenza, onde potere di là più facilmente condurre la guerra contro il suo suocero Areta, re d'Arabia, ed era quindi rimasto in ignoranza di tutto ciò che avveniva nel mondo religioso in Galilea.

e diceva: Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e per ciò le potenze operano in lui.

Le massime distintive della setta degli Erodiani (di cui questo Erode era tenuto il capo) erano di natura politica; nelle cose religiose essi adottavano in generale le vedute dei Sadducei, i quali negavano la risurrezione del corpo, e l'esistenza dell'anima, degli spiriti, e degli angeli. (Conf. Marco 8:15 con Matteo 16:6, dove le espressioni, "lievito di Erode" e "lievito de' Sadducei" sono usate indifferentemente l'una per l'altra. Vedi Sette Giudaiche, ERODIANI). Non prima Erode ebbe udito parlar di Gesù, che, con estrema inconseguenza, le credenze o piuttosto l'incredulità che professava, dichiarando ai suoi familiari, la propria persuasione ch'egli fosse Giovanni Battista risuscitato dai morti. Il vero si è che il profeta, da lui ucciso, compariva a guisa di spettro dinanzi alla coscienza del colpevole, e gli sembrava redivivo e investito il potenza soprannaturale, nella persona di Gesù. Insomma lo spavento di Erode la vinse sulla sua incredulità! Le ultime parole di questo versetto: "e per ciò le potenze operano in lui", sembrano indicare, nell'animo del re, il convincimento che la morte del Battista avesse di molto accresciuto quella virtù e quella potenza di cui godeva, al tempo ch'esso Erode soleva ascoltarlo. Durante il suo ministero nel deserto, Giovanni non aveva operati miracoli Giovanni 10:41, e con questa ragione forse Erode cercava di far tacere la sua coscienza, dicendo che Giovanni non ora un vero profeta; ma ora, pensa egli, in questa nuova forma non ci può esser dubbio, egli è un vero profeta, poiché le potenze miracolose operano efficacemente, in lui.

PASSI PARALLELI

Marco 6:22,26-27; Matteo 14:1-2; Luca 3:1; 9:7-9; 13:31; 23:7-12

Marco 1:28,45; 2Cronache 26:8,15; Matteo 9:31; 1Tessalonicesi 1:8

15 15. Altri dicevamo egli è Elia;

In conseguenza d'una letterale interpretazione di Malachia 4:5, i Giudei aspettavano la ricomparsa di Elia, quale araldo dell'arrivo immediato del Messia, Vedi note Matteo 11:14; Luca 1:17.

ed altri: Egli è un profeta, pari ad un dei profeti.

L'idea espressa da queste parole è che quelli che le usavano, tenevano Gesù per un nuovo profeta, da mettersi a pari coi più distinti fra i profeti antichi. Tali erano pure le diverse opinioni che prevalevano tra gli abitanti della Galilea, e ciascuna di esse aveva i suoi partigiani tra i familiari di Erode. Vedi nota Matteo 16:14.

PASSI PARALLELI

Marco 8:28; 9:12-13; 15:35-36; Malachia 4:5

Matteo 16:14; 17:10-11; Luca 1:17; 9:8,19; Giovanni 1:21,25

Matteo 21:11; Luca 7:16,39; Giovanni 6:14; 7:40; 9:17; Atti 3:22-23

16 16. Ma Erode, udite quelle cose, disse: Egli è quel Giovanni che io ho decapitato; esso è risuscitato da' morti.

Ciò fu detto ai suoi più intimi servitori Matteo 14:2 che cercavano di distrarlo dalla tetraggine che si era impossessata di lui. La costruzione dell'originale greco è molto enfatica, e mette in rilievo l'intima convinzione dell'atterrito Erode che non potesse esser ciò una illusione: "egli è lui, egli è risuscitato dai morti".

PASSI PARALLELI

Genesi 40:10-11; Salmi 53:5; Matteo 14:2; 27:4; Luca 9:9; Apocalisse 11:10-13

17 

Prigionia e morte del Battista, Marco 6:17-20

17. Perciocché esso Erode avea mandato a prender Giovanni, e l'avea messo ne' legami in prigione,

Scrivendo per l'istruzione dei gentili, il nostro Evangelista introduce qui naturalmente le circostanze che indussero Erode a fare uccidere il Battista.

per Erodiada, moglie di Filippo, suo fratello; perciocché egli l'avea sposata.

Questo Erode Antipa avea due fratelli, figli entrambi del padre suo Erode il Grande, ma di diverso letto, ciascuno dei quali avea nome Filippo; cioè Erode Filippo I, figliuolo di Mariamne, figlia del sommo sacerdote Simone (Flavio Antich. 18:6,4); ed Erode Filippo II, figlio di Cleopatra, donna di Gerusalemme. Quest'ultimo era Tetrarca d'Iturea e Tracontide, e sposò più tardi la figlia di suo fratello Filippo I, quella stessa Salome che chiese la testa del Battista (ver. 24). Il più vecchio Filippo fu diseredato da suo padre, quando questi venne a scoprire il tradimento della di lui madre (Flavio, Guer. Giudici 1:30,7), e viveva ritirato in Gerusalemme. Egli sposò la sua nipote Erodiada, figlia di Aristobolo e sorella di Erode Agrippa I Atti 12:20-25, e frutto di questo matrimonio fu quella Salome che ora appunto menzionammo. Erode Antipa avea sposata la figlia di Areta re d'Arabia, ma passando da Gerusalemme, nel suo ritorno da Roma, per prender possesso della sua Tetrarchia, s'innamorò di Erodiada ma nipote e cognata e la persuase ad abbandonare il marito e a stringere una relazione incestuosa con lui. Saputolo la moglie di Erode, lo lasciò e rifugiossi presso il padre Areta, e questi, per far le vendette della figlia, mosse guerra ad Erode (Flavio Antich. 18:5,1).

PASSI PARALLELI

Matteo 4:12; 11:2; 14:3-12; Luca 3:19-20

Luca 3:1

18 18. Imperocché Giovanni, diceva ad Erode: È non ti è lecito di avere la moglie del tuo fratello.

Era illecito in doppio grado, essendo non solo adulterio, ma adulterio tra consanguinei in grado tale che la legge vietava tra essi il matrimonio Levitico 18:16; 20:10,21. Come è degna di ammirazione la condotta di Giovanni! Con qual coraggio e con qual fedeltà redarguisce il peccato, senza rispetto alle persone! L'austero predicatore del deserto che riprendeva, senza punto risparmiarli, i vizi del minuto popolo, dei soldati, e fin'anche dei Farisei e Sadducei, non allibisce davanti al rango reale di Erode, né consente, per motivi di prudenza, a usar connivenza al peccato dominante nelle alte sfere; ei lo rimproverava con una chiarezza che rendeva impossibile il non intendere. Nostro Signore allude a questo tratto del carattere di Giovanni, quando lo descrive come né "una canna dimenata dal vento", né un cortigiano "vestito di vestimenti morbidi nelle case del re" (Vedi nota Matteo 11:7-8). Quale lezione, nella fedeltà del Battista inverso Erode, per tutti coloro che sono chiamati a predicare il vangelo, affinché sian fedeli nel riprendere il peccato dovunque lo incontrano, nelle vite dei più altolocati come in quella dei più umili! Tale lezione ohimè è purtroppo spesso necessaria!

PASSI PARALLELI

Levitico 18:16; 20:21; 1Re 22:14; Ezechiele 3:18-19; Matteo 14:3-4; Atti 20:26-27

Atti 24:24-26

19 19. Ed Erodiada gliene avea mal talento; e volentieri l'avrebbe fatto morire

bramava d'ucciderlo.

ma non poteva; 20. Perciocché Erode temeva Giovanni, conoscendolo uomo giusto e santo;

Trattandosi di così gravi interessi, è facile comprendere il mortale rancore che una donna malvagia, non rattenuta da veruno scrupolo, dovea sentire contro l'uomo che osava attraversarle la via, e la convinzione che nascerne dovea in lei, che giammai le sarebbe dato riposar tranquilla, finché non lo avesse tolto di mezzo. Ch'ella sollecitasse a farlo morire è posto fuor di dubbio dalle narrazioni di Matteo e di Marco; ma quantunque egli la compiacesse fino a metter Giovanni in prigione, c'erano due motivi per cui non osava togliergli la vita, il timore cioè d'un tumulto da parte del popolo Matteo 14:5, e la profonda riverenza e l'arcano terrore ch'ei provava per la rettitudine e la santità del carattere di Giovanni. Infatti questa narrazione stessa dimostra ch'ei non aveva premeditata l'uccisione di Giovanni, ma che, per debolezza, si lasciò alfine pigliar nel laccio e trascinate ad essa.

20 e I'osservava;

Queste parole non si riferiscono già al rispetto che Erode sentiva per il Battista e che ci è stato già accennato più sopra, ma significano che vegliava sulla sua vita o lo proteggeva contro i malvagi disegni di Erodiada, che stava spiando per cogliere un qualche pretesto per farlo morire, Vedi la parola usata in questo senso Matteo 9:17; Luca 2:19; 5:38.

e, avendolo udito, faceva molte cose; e volentieri l'udiva.

Andiamo debitori a Marco di questo notevole particolare, che non solo ci dà la misura dell'influenza che il Battista esercitava sulla coscienza di Erode, ma ci fornisce pure un esempio bellissimo del potere che i buoni principii conservano anche sui cuori degli uomini più venduti alle loro passioni. Ci mostra anche fino a qual punto Erodiada dovesse essersi acquistata un ascendente sopra di lui (come anticamente Izebel su di Achab), perché, alfine, egli acconsentisse a ciò che la voce della coscienza lo avea, per lungo tempo, ritenuto dal fare.

PASSI PARALLELI

Genesi 39:17-20; 1Re 21:20

Ecclesiaste 7:9; Efesini 4:26-27

Marco 11:18; Esodo 11:3; 1Re 21:20; 2Re 3:12-13; 6:21; 13:14; 2Cronache 24:2,15-22

2Cronache 26:5; Ezechiele 2:5-7; Daniele 4:18,27; 5:17; Matteo 14:5; 21:26

Marco 4:16; Salmi 106:12-13; Ezechiele 33:32; Giovanni 5:35

21 21. Ora, venuto un giorno opportuno,

Non già per la festa che Erode avea risolto di dare, imperocché era questa già Basata pel suo giorno natalizio, ma per Erodiada, che avea fatto assegnamento su di essa per compiere i suoi disegni contro la vita del Battista. Grozio dice: "Opportuna insidiatrici, quae vino, amore et adulatorum conpiratione, facile sperabat impelli posse mutantem mariti animum".

che Erode, nel giorno della sua natività.

In nessun autore autorevole troviamo mai questa parola usata isolatamente, come in questo passo, nel senso di ascensione al trono o presa di possesso del regno. Gli scrittori greci antichi, l'impiegavano ad indicare un giorno sacro alla memoria dei morti, ma sì dai classici posteriori che dagli scrittori del Nuovo Testamento e dai 70. è usata, per significare le feste in onore di un giorno natalizio. In Genesi 40:20, i 70 usano questa parola precisamente nel senso in cui è qui impiegata da Marco. Tuttavia i Giudei in generale non amavano celebrare i giorni natalizi, vedendovi una tentazione all'idolatria, ed era questa una delle usanze pagane che la famiglia di Erode aveva introdotte ad imitazione dei Romani.

faceva un convito ai suoi a grandi,

rabrebanovi Daniele 5:1, titolo d'origine persiana, il quale pare fosse ritenuto dopo il dominio di quella potenza sulla Palestina, e indicasse gli uffiziali civili del regno di Erode.

e capitani,

i più alti uffiziali militari,

ed ai principali della Galilea;

cioè i personaggi più ricchi ed influenti della provincia.

PASSI PARALLELI

Genesi 27:41; 2Samuele 13:23-29; Ester 3:7; Salmi 37:12-13; Atti 12:2-4

Genesi 40:20; Ester 1:3-7; 2:18; Proverbi 31:4-5; Daniele 5:1-4; Osea 7:5; 1Pietro 4:3

Apocalisse 11:10

22 22. La figliola di essa Erodiada

e del di lei legittimo marito Filippo, cioè Salome (vedi sopra Marco 6:17).

entrò, e ballò,

Fu probabilmente una danza pantomita come usano tuttora le danzatrici in Oriente. Tali danze non erano giammai praticate in quelle regioni, e nemmeno tra i Greci e i Romani, dalle donne di condizione rispettabile, laonde, in questo caso, la madre sacrificò realmente l'onore di sua figlia onde piegare al proprio intento il Tetrarca, con le seduzioni di un'arte ch'egli probabilmente ammirava, e in cui Salome può aver dato saggio di assai buon gusto e perizia.

e piacque ad Erode, ed a coloro ch'erano con lui a tavola.

Il Re e i suoi convitati rimasero affascinati da quello spettacolo. Non così Thomson, il quale descrive nel modo seguente le danze, senza dubbio identiche, delle moderne ballerine orientali "Vediamo ben poco che sia da ammirarsi nel loro ballare. Muovonsi avanzando e indietreggiando, di fronte e di fianco, ora lento ed ora rapide, agitando incomposte le braccia e il capo di qua e di là stralunando gli occhi e contorcendosi, con tutta la persona, in diverse pose assurde, languide, lascive, e talvolta indecenti; e questo lo ripetono per parecchie volte ad una ad una, a due a due, o in gruppi. Una cosa è a dirsi in loro favore, ed è che i diversi sessi non sono frammisti in quegli spettacoli indecorosi".

E il re disse alla fanciulla:

La stessa parola che è applicata alla figlia dodicenne di Iairo Marco 5:47, e ivi tradotta fanciullina, onde è giustizia conchiudere che fosse vanità e non lascivia che indusse una così tenera giovinetta a far pubblica mostra di sé, a quel modo indecoroso.

Domandami tutto ciò che vorrai, ed io tel donerò. 23. E le giurò, dicendo: Io ti donerò tutto ciò che mi chiederai, fino alla metà del mio regno.

Abbiamo quì un notevole esempio del linguaggio iperbolico che si usa in oriente! Son parole di un uomo riscaldato dal vino e che si lascia trasportare dall'eccitazione del momento. C'era anche in esse una pomposa imitazione del grande Assuero Ester 5:3,6; ma in un vassallo dell'imperatore romano, in un uomo che non possedeva il potere supremo, erano nulla più che un ridicolo vanto; nondimeno, con quel giuramento, profferito in pubblico, si impegnò a concederle tutto quanto le avesse chiesto, entro i limiti del poter suo. Pare che i monarchi orientali fossero proclivi ad esternare il loro alto compiacimento con tali giuramenti e promesse, di molte delle quali ebbero poscia ampia occasioni di pentirsi (Vedi la Bibbia Illustrata, di Kitto, nota Matteo 14:7).

PASSI PARALLELI

Ester 1:10-12; Isaia 3:16-26; Daniele 5:2; Matteo 14:6

1Samuele 28:10; 2Re 6:31; Matteo 5:34-37; 14:7

Ester 5:3,6; 7:2; Proverbi 6:2; Matteo 4:9

24 24. Ed essa uscì, e disse a sua madre: Che chiederò? Ed ella disse: La testa di Giovanni Battista. 25. E subito rientrò frettolosamente al re, e gli fece la domanda, dicendo: io desidero che di presente

subito; Matteo: qui, in questa sala; prova questa che il convito dovette esser tenuto a Machero.

25 tu mi dia in un piatto la testa di Giovanni Battista.

L'uscire improvviso della fanciulla per chieder consiglio alla madre, prova che, sino a quel momento, non era stato fatto parola fra di loro della morte di Giovanni Battista; ma il pronto consenso di Salome alla richiesta della madre, senza pure un brivido od una parola di rimostranza; la sua premura a ritornare ad Erode per profferire una richiesta così atroce, ad alta voce, nella sala del convito; e il tono risoluto del suo discorso (dimostrato dalle parole), ci mostrano che essa aveva tutti i gusti crudeli e le prave disposizioni della famiglia erodiana. Anche l'uomo il più spietato, il più incallito ai fatti sanguinosi, dovette rabbrividire nell'udire l'atroce domanda uscir dalle labbra di una fanciulla così giovane e bella.

PASSI PARALLELI

Genesi 27:8-11; 2Cronache 22:3-4; Ezechiele 19:2-3; Matteo 14:8

Giobbe 31:31; Salmi 27:2; 37:12,14; Proverbi 27:3-4; Atti 23:12-13

Proverbi 1:16; Romani 3:15

Numeri 7:13,19-89

26 26. E, benché il re se ne attristasse grandemente, pur nondimeno per i giuramenti, e per rispetto di coloro ch'eran con lui a tavola, non gliel volle disdire,

Piuttosto ripudiare. Questo passaggio improvviso dal tripudio alla tristezza, tristezza sterile, perché non accompagnata da veruno sforzo di rimediare al male, e la folle sua promessa confermata da un giuramento, ci danno una idea assai chiara della pochezza intellettuale e morale di Erode. Il suo carattere è stato fedelmente delineato nelle poche parole seguenti. "Era egli un uomo capace di qualunque delitto, al tempo stesso tirannico e debole, tuttavia la sua crudeltà era contrassegnata dall'astuzia, e seguita dal rimorso. Meno a contrasto con Pilato, presenta il tipo di un despota d'Oriente, capriccioso, sensuale, e superstizioso" (Smith: Dizion della Bib. - Art. ERODE ANTIPA). Egli sapeva benissimo che il suo giuramento non era più obbligatorio, quando il favore chiestogli importava, come in questo caso, una manifesta violazione della legge di Dio, ed avrebbe dovuto ricusare incontanente, dicendo: "Tu mi chiedi più assai del mio regno, io non posso concederti una tal cosa"; ma un sentimento superstizioso intorno al violare un giuramento, una falsa vergogna e il timore di scomparire dinanzi ai suoi convitati, se mostrava scrupoli religiosi o morali, lo indussero a profferire l'ordine fatale. Coi sentimenti che avea per Giovanni, e dopo averlo le tante volte e con tanta sollecitudine protetto contro la rabbia della ma druda, deve avergli saputo assai d'amaro il trovarsi finalmente preso nel laccio, per la sua propria follia.

PASSI PARALLELI

Matteo 14:9; 27:3-5,24-25

27 27. E subito,

La fanciulla, è vero, aveva espresso imperiosamente il desiderio che si usasse la maggiore sollecitudine, ma questa fretta da parte di Erode, sembra indicare che non volesse lasciare a sé stesso il tempo della riflessione.

mandato un sergente,

speculatore, parola latina grecizzata. Gli speculatores erano ufficiali addetti ai generali nell'esercito, e poscia agli imperatori, qualità di aiutanti di campo, per la più celere trasmissione dei dispacci, ecc.

comandò che fosse recata la testa di esso. 28. E quello andò e lo decapitò in prigione, e portò la sua testa in un piatto, e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre.

Senza il conforto di un amico, tra il silenzio e le tenebre della prigione, la fine del Battista fu certamente, a giudizio umano, lugubre e triste; ma l'opera sua era stata eseguita fedelmente, il suo Signore lasciò di lui questa testimonianza, che "fra quelli che son nati di donne, non surse giammai alcuno maggiore di Giovanni Battista", e come martire per Cristo "grande è la sua ricompensa in cielo". Quel che provassero Erode e i suoi cortigiani quando mirarono la testa insanguinata dell'ucciso profeta, l'Evangelista non lo dice, e nemmeno lo storico Flavio; superba del suo premio atroce, la fanciulla affrettossi a presentarlo alla vile madre sua, la quale, dicono sfogasse la rabbia, punzecchiando con spille, quella lingua che avea ripresa la sua malvagità. Erode ed Erodiada non conservarono lungo tempo il loro rango e la loro posizione; essendo caduti in disgrazia presso l'Imperatore romano per l'influenza dello stesso Agrippa, fratello d'Erodiada, furono banditi dapprima in Gallia poscia in Ispagna, ove, prima ancora di scendere nel sepolcro, caddero in un completo obliò.

PASSI PARALLELI

Matteo 14:10-11

29 29. E i discepoli di esso, udito ciò, vennero, e tolsero il suo, corpo morto, e lo posero in un monumento.

Giovanni avea fatto quant'era in poter suo, perché i suoi discepoli si unissero ai discepoli di Gesù, col mandargliene due, con un messaggio, dopo che si trovava in prigione Matteo 11:2; ma alcuni di cui almeno, se non la maggior parte, rimasero presso il maestro prigioniero. Furono questi che, essendo ora informati della sua fine immatura, ottennero il suo corpo decapitato e lo seppellirono, ma in qual luogo, lo Spirito d'ispirazione non ha stimato ricordarlo, sebbene la tradizione fratesca asserisca che fu trasportato al di là del Giordano, e sepolto nella città di Samaria (oggidì, Subastyeh), nel luogo su cui fu poscia eretta, dai Crociati, la chiesa di San Giovanni Battista, ora in ruina. La Chiesa Greca in Gerusalemme e la Moschea a Damasco pretendono entrambe di possedere il vero teschio, senza parlare di quelli che si pretende possedere in diverse città europee!

PASSI PARALLELI

1Re 13:29-30; 2Cronache 24:16; Matteo 14:12; 27:57-60; Atti 8:2

RIFLESSIONI

1. Una prova validissima della verità della storia e l'abbiamo nel fatto che, dovunque è possibile paragonarla con le storie profane, la troviamo coatta fin nei più minuti particolari. La narrazione della morte del Battista quì, n'è un esempio, poiché un'attenta lettura della storia di Erode, come è riferita da Flavio (Antich. Giud.), conferma pienamente quanto hanno scritto gli Evangelisti intorno al Tetrarca di Galilea.

2. Da questo passo possiamo, apprendere quanto sia grande il potere della coscienza. Essa fece sfumare, ad un tratto, tutto le scettiche opinioni di Erode; lo indusse a temere il Battista finché visse, perché essa acconsentiva ai di lui insegnamenti; e lo turbava dopo la morte di esso, perché come omicida lo accusava. La coscienza era quella che faceva tremare Felice, e che "per poco persuadeva" Agrippa. Ogni essere umano ha una coscienza, ed è in questo che sta il segreto della potenza del fedele ministro cristiano. È vero che, senza lo Spirito Santo che la illumini, la coscienza è una povera guida cieca; essa non può salvare, non può, di per sé, condurre a Cristo; può essere cauterizzata, e calpestata, ma pur sempre rimane nel petto d'ogni uomo, "accusandolo o scusandolo" a seconda ch'egli vive, suggerendo pensieri che invano si prova a cacciare, pensieri che fanno tremare perfino gli Erodi. Di questo potere della coscienza dovrebbero ricordarsi, per non perdersi d'animo, specialmente i ministri del vangelo e gli educatori sia secolari che religiosi. Se insegnano e predicano la verità di Cristo, possono star sicuri che l'opera loro non sarà vana. I fanciulli possono sembrare disattenti nelle scuole, gli uditori possono parere indifferenti e sbadati nella congregazioni; ma in entrambi i casi, bene spesso, nel segreto delle coscienze, avviene molto più di quanto agli occhi nostri non apparisca. La semente cresce spesso e porta frutto, quando il seminatore, come Giovanni il Battista, è morto.

3. La storia di Erode ci porge un triste esempio del progresso, anche notevole, che un uomo può fare in religione e tuttavia andar perduto, in conseguenza dello abbandonarsi a un qualche peccato, dominante. "Volentieri egli udiva Giovanni", lo conosceva uomo giusto, e santo, "faceva molte cose", sotto l'influenza dei suoi insegnamenti, oppure non volava ritrarsi dall'adulterio, non voleva rinunziare ad Erodiade, e così rovinò per sempre l'anima sua. Esaminiamo spesso i nostri proprii cuori, e assicuriamoci che non vi da in essi alcun vizio favorito, alcuna concupiscenza cui non vogliamo rinunziare e che uccida intanto le anime nostre.

4. La fedeltà del Battista dovrebbe esser d'esempio a tutti i ministri del vangelo. Giovanni parlò chiaro e franco ad Erode intorno alla malvagità della sua vita. Non si scusò sotto il pretesto che sarebbe imprudente, impolitico, inopportuno, inutile, il parlargliene. Non palliò l'iniquità dei re, descrivendola con parole attenuanti; ma, senza darsi pensiero delle conseguenze, proclamò in faccia al monarca, nuda e schietta la verità: "È non ti è lecito di aver la moglie del tuo fratello". Il fatto stesso che, nonostante questo franco parlare, Erode bramava salvarlo dalla vendetta di Erodiade, è una prova sufficiente della prudenza, saggezza e carità con cui Giovanni adempiva a questo suo penoso dovere. I ministri del vangelo, ministri, gli educatori e tutti quelli che il loro uffizio chiama a riprendere le colpe altrui, devono domandare a Dio gli stessi doni e sforzasi di servirsene fedelmente nella pratica.

5. I potenti che sposano o stringono relazioni colpevoli con donne senza principi, divengono in generale strumenti passivi nelle loro mani, e, non di rado, sono da quelle tratti in rovina. Quanti esempi non ce ne dà la storia, dai giorni di quella maledetta Izabel che trascinò Achab a tradire l'Iddio d'Israele ed a trucidare i proprii sudditi, per poi precipitarlo alla sua distruzione, dai giorni di Erodiade che spinse Erode Antipa a lordarsi le mani nel sangue del Battista e fu poi l'occasione della guerra che lo rovinò, fino alla efferata scostumatezza della corte di Francia, nel passato secolo, la quale finì con una rivoluzione che inondò l'Europa di sangue! Quelli sono casi rumorosi, patenti agli occhi di tutti, perché scritti nelle indelebili pagine della storia; ma chi mai potrà dire quante migliaia di persone, di cui la storia non parla, sono state condotte a consimile rovina da consimili passioni?

6. "Quando leggiamo", dice il Prof. D. Brown, "come Erodiade versasse, non di sua propria mano, né per ordine suo immediato il sangue di questo fedele testimonio della verità, ma sì il facesse versare dal braccio secolare, e come poscia si saziasse la sua vendetta, ci viene in mente che quando il veggente apocalittico descrisse la Chiesa prostituta come 'una donna ebbra del sangue dei santi, e del sangue dei martiri di Gesù' Apocalisse 17:6, egli dovette aver dinanzi agli occhi l'adultera e sanguinaria Erodiada. La donna apocalittica, infatti non versa da il sangue dei santi e dei martiri, né ordina che siano uccisi, è 'la bestia', cioè il braccio secolare che fa guerra ai santi ed ai fedeli testimoni della verità, e li vince, e li uccide Apocalisse 11:7; 13:7. Ma pure la 'donna' cavalca questa bestia che è descritta di color di scarlatto, ossia bestia sanguinaria Apocalisse 17:3, il braccio secolare obbedendo ai suoi comandi, nel liberarla da quegli odiati testimonii contro le sue abbominazioni, come un cavallo obbedisce al cavaliere, mentre ella stessa è rappresentata siccome ebbra del loro sangue, e oscenamente esultante nel sapersi liberata dai loro fulminanti rimproveri. Un'analogia così viva e così profonda potrebbe esser del tutto accidentale?"

30 Marco 6:30-44. I DODICI RIFERISCONO IL SUCCESSO DELLA LORO MISSIONE. VISITA ALLA SPIAGGIA ORIENTALE DEL LAGO DI GALILEA. GESÙ NUTRISCE MIRACOLOSAMENTE CINQUEMILA PERSONE Matteo 14:13-21; Luca 9:10-17; Giovanni 6:1-18

30. Or gli Apostoli si accolsero appresso di Gesù, e gli rapportarono ogni cosa, tutto ciò che avean fatto, ed insegnato. 31. Ed egli disse loro: Venite voi in disparte, in qualche luogo solitario, e riposatevi un poco; conciossiaché coloro che andavano e venivano fossero in gran numero; talché quelli non aveano pur agio di mangiare.

In nessuno dei quattro Vangeli troviamo il minimo indizio che possa servirci a determinare quanto tempo i discepoli rimanessero assenti per compiere la missione affidata loro dal Maestro Marco 6:7-13. Confrontando con questo, i passi paralleli, possiamo congetturare che ritornarono sul principio della primavera, quando l'erba era ancor verde e bella, cioè prima della Pasqua, e poco dopo la morte di Giovanni Battista. L'approssimarsi della Pasqua, e il raccogliersi in Capernaum della gente del nord della Galilea per salire insieme in Gerusalemme a celebrarla, ci spiegano che l'intimità di Gesù e dei suoi discepoli, come è narrato in questi versetti, fosse frequentemente interrotta, talché talvolta non poteano neppur prendere i loro pasti in pace. La notizia della morte di Giovanni Battista, e il desiderio di udire con maggiore tranquillità i rapporti degli Apostoli, e di accennar loro quelle cose che li avrebbero qualificati ancor meglio per l'opera a cui dovevano dedicare il resto della vita, indussero il Signore a dare il comando di partir da Capernaum per condursi in qualche luogo, solitario, ove potessero star alquanto soli. Il seguito del racconto ci mostra che questo scopo non fu raggiunto per quella volta; ma abbiamo più tardi, in occasione del ritorno dei settanta discepoli, un esempio del modo in cui, senza dubbio, Gesù cercò di render profittevole ai dodici il giro che essi avean fatto Luca 9:17-29.

PASSI PARALLELI

Marco 6:7-13 Luca 9:10; 10:17

Atti 1:1; 20:18-21; 1Timoteo 4:12-16; Tito 2:6-7; 1Pietro 5:2-3; 1:45; 3:7,20; Matteo 14:13; Giovanni 6:1

32 32. E se ne andarono in su la navicella in un luogo solitario, in disparte.

Luca: "Si ritrasse in disparte in un luogo deserto della città, detta Betsaida". (Per la posizione di Betsaida, Vedi Nota Matteo 11:21). Traversato appena il Giordano, vicino alla sua foce nel lago di Galilea, il viaggiatore entra nella fertile, ma limacciosa pianura di Butaiha, che ci vogliono due ore a traversare a cavallo; e sulla spiaggia del lago, alla estremità orientale di questa pianura, trova un tratto di paese che combina pienamente con la descrizione, che ci danno gli Evangelisti, del luogo dove fu operato il seguente maraviglioso miracolo. Il Thomson (che è per noi la più alta autorità vivente in quanto alla geografia e topografia della Palestina settentrionale) dice: "Il punto in cui si congiungono l'estremità orientali della Butaiha e questo scosceso promontorio, segna il luogo, dove, secondo la mia topografia, i cinquemila furon saziati con cinque pani d'orzo e due pesciolini. Dalle quattro narrazioni di questo stupendo miracolo raccogliamo:

1. Che quella località apparteneva a Betsaida;

2. Che era un luogo deserto;

3. Che era situata presso la spiaggia del lago, poiché ci vennero in battello;

4. Che c'era lì presso un monte;

5. Che era un lungo piano, erboso, ampio abbastanza da potervi sedere molto migliaia di persone.

Or tutti questi requisiti si riscontrano precisamente in questa località ed in nessun'altra, per quanto io abbia potuto scoprire. Questa Butaiba apparteneva a Betsaida. In questo estremo lembo di essa, al S. E. la montagna nuda e sterile chiude l'orizzonte, scendendo fino al lago. Era senza dubbio deserta allora come al presente, non essendo suscettiva di coltivazione. In questo piccolo seno, riparato dai venti, erano ancorate le barche. Su quelle zolle erbose, appiè del colle roccioso, eran sedute le turbe per ricevere dalle mani del Figliuol di Dio il pane miracoloso, emblema del suo corpo, che è il vero pane disceso dal cielo".

PASSI PARALLELI

Matteo 14:13

33 33. E la moltitudine li vide partire, e molti lo riconobbero; ed accorsero a piè da tutte le città, e giunsero avanti loro, e si accolsero appresso di lui.

C'è una variante piuttosto insolita nel testo di questo versetto come è conservato in diversi MSS. Le parole la moltitudine, nel primo inciso; nel Secondo; e si accolsero appresso di lui, nell'ultimo, sono omesse nei più antichi MSS. e dai critici più moderni. La vera lezione parrebbe esser questa: molti li videro partire e li riconobbero. La Volgata ha: "Viderunt eos abeuntes et cognoverunt eos" ecc. Queste omissioni tuttavia non recano alcun cangiamento essenziale al senso. La parola significa per terra non meno che a pidi Atti 20:13, e forse sarebbe meglio intenderla così in questo passo per distinguer la moltitudine, da quelli che accompagnarono il Redentore per la via del mare. La pianura di Butaiha come vedemmo più sopra, si poteva attraversare in due ore circa, sicché non c'è difficoltà ad intendere che una parte almeno della moltitudine giungere all'estremità orientale di essa, prima che una pesante barca peschereccia potesse, a forza di remi, approdare al posto in cui dovea seguire il miracolo.

PASSI PARALLELI

Marco 6:54-55; Matteo 15:29-31; Giovanni 6:2; Giacomo 1:19

34 34. E Gesù, smontato,

Il participio uscendo fuori può significare che uscisse o dalla barca o dal ritiro a cui aveva invitati i discepoli per un breve tratto di tempo. Se non avessimo altra guida che le narrazioni di Matteo e Marco, il primo senso sembrerebbe il più naturale, e si direbbe che il ritiro ond'eran bramosi fosse stato abbandonato. Ma la narrazione di Giovanni 6:2-5 pone la evidenza che mentre si stava radunando la moltitudine, Gesù e i suoi discepoli avean trovato un luogo per conversare insieme, sopra un colle presso il lago, e che fu "uscendo fuori" da questo ritiro che s'incontrò nella moltitudine. Il linguaggio di Luca 9:11 conferma ciò, poiché invece di egli usa le parole: avendoli ricevuti o accolti amorevolmente, le quali parole sarebbero state affatto improprie se la moltitudine fosse stata sul lido per fare festosa accoglienza a lui, in quella che usciva dalla barca.

vide una gran moltitudine, e si mosse a compassione inverso loro; perciocché erano come pecore che non han pastore; e si mise ad insegnar loro molte cose.

La figura di un pastore e di una greggia per denotare le vicendevoli relazioni delle guide spirituali e di quelli che le seguono, è usata di frequente nelle Scritture. E, per converso, una greggia senza pastore è la più commovente figura che possa usarsi per indicare mancanza di nutrimento, di guida, di protezione, l'estrema debolezza ed il continuo pericolo. Ora Gesù dichiara ch'egli è "il buon Pastore", e la sua missione era "alle pecore perdute della casa d'Israele"; non poniamo quindi maravigliarci della compassione, onde era pieno il suo cuore, verso le moltitudini ch'egli vedeva poste in non cale e abbandonate da quelli che avrebbero dovuto spiritualmente essere loro pastori; né possiamo maravigliarci di quel celeste zelo che lo spinse, senza por tempo in mezzo, ad ammaestrarle ed a sanare miracolosamente i loro infermi: "Ragionava loro del regno di Dio".

PASSI PARALLELI

Matteo 14:14; 15:32; Luca 9:11; Romani 15:2-3; Ebrei 2:17; 4:15

Numeri 27:17; 1Re 22:17; 2Cronache 18:16; Geremia 50:6; Zaccaria 10:2; Matteo 9:36

Isaia 61:1-3

35 38. Ed egli disse loro: Quanti pani avete? andate, e vedete. Ed essi, risaputolo, dissero: Cinque, e due pesci.

Giovanni, scrivendo in un tempo posteriore ai sinottici, completa la loro narrazione, dicendoci che Andrea e Filippo furono quelli fra i suoi discepoli coi quali Gesù tenne questa conversazione, e più specialmente rammenta che Gesù domandò a Filippo se fosse possibile di dar da mangiare a una così grande moltitudine, onde provare fin dove giungesse la sua fede nel Maestro, incidente che sembra aver prodotto sull'animo di quell'evangelista una profonda impressione. Né si può dire che vi sia contraddizione fra Giovanni ed i sinottici poiché nessuno degli Evangelisti pretende darci quella conversazione in tutti i suoi particolari, e non è per conseguenza necessaria una precisione rigorosa riguardo all'ordine ed alla forma di essa. Ciò nondimeno, l'ipotesi di alcuni scrittori, che cioè la conversazione, in quel giorno, tra Filippo e il suo Maestro, avvenisse prima di quella con tutti i discepoli, sembra poco attendibile. Secondo noi, unendo insieme i materiali forniti dai quattro Evangelisti, non c'è difficoltà ad ordinarli per modo da produrre un dialogo naturalissimo nel modo seguente: I DISCEPOLI: "Questo luogo è deserto, e già è tardi: licenzia questa gente, ecc." (Matteo Marco Luca). GESÙ: "Non hanno bisogno di andarsene, dato lor voi da mangiare" (Matteo Marco Luca). Poscia indirizzandosi a Filippo individualmente, per provare la sua fede: "Onde comprerem noi del pane per dar da mangiare a costoro?" (Giovanni). FILIPPO (esprimendo il modo di vedere dei suoi confratelli): "Del pane per dugento denari non basterebbe loro, perché ciascun d'essi ne prendesse pure un poco" (Marco Giovanni). GESÙ: "Quanti pani avete? Andate e vedete" (Marco). ANDREA (parlando per tutti): "Vi è un fanciullo, che ha cinque pani d'orzo e due pescetti, ma che è ciò per tanti?" (Matteo Marco Luca Giovanni). GESÙ: "Recatemeli quà" (Matteo), "Fate che gli uomini assettino" (Matteo Marco Luca Giovanni).

Quei "pani" erano focacce di farina d'orzo, cibo dei più miserabili, poiché anche allora l'orzo si dava, per lo più, alle bestie. In prova di ciò Wetstein cita dal Talmud: "Si dice c'è una bella raccolta d'orzo", e un altro risponde "Vallo a dir questo ai cavalli e agli asini". Non mette conto di decidere se il fanciullo di cui parla Andrea fosse impiegato dagli Apostoli a portare quel cibo per loro proprio uso, ovvero fosse un povero rivendugliolo che cercasse di vender loro la sua merce, poiché sia nell'uno che nell'altro caso i cinque pani e i due pesci erano a loro disposizione.

35. Ed essendo già tardi,

Luca: "Ora il giorno cominciava a declinare"; Matteo: "E facendosi sera", ma più oltre Matteo parla di sera ancor più inoltrata. Infatti fra gli Ebrei la prima sera incominciava alle 8 pomeridiane, la seconda ossia la sera inoltrata al tramonto o poco dopo (Vedi Nota Matteo 14:23).

i suoi discepoli vennero a lui, e gli dissero: Questo luogo è deserto, e già è tardi; 36. Licenzia questa gente, acciocché vadano per le villate, (αγρους , poderi), e per le castella d'intorno, e si comperino del pane; perciocché non han nulla da mangiare. 37 Ma egli, rispondendo, disse loro: Date lor voi da mangiare. Ed essi gli dissero: Andremmo noi a comperar per dugento denari di pane, e darem loro da mangiare?

Il δηναριον , (denaro), così chiamato dall'essere eguale a 10 asse, era una moneta d'argento equivalente a 80 centesimi; la somma che gli apostoli stimano bastevole per comperar del pane per la moltitudine, dovea dunque ammontare a circa L.it. 160.

PASSI PARALLELI

Marco 8:5; Matteo 14:17-18; 15:34; Luca 9:13; Giovanni 6:9

38 38. Ed egli disse loro: Quanti pani avete? andate, e vedete. Ed essi, risaputolo, dissero: Cinque, e due pesci.

Giovanni, scrivendo in un tempo posteriore ai sinottici, completa la loro narrazione, dicendoci che Andrea e Filippo furono quelli fra i suoi discepoli coi quali Gesù tenne questa conversazione, e più specialmente rammenta che Gesù domandò a Filippo se fosse possibile di dar da mangiare a una così grande moltitudine, onde provare fin dove giungesse la sua fede nel Maestro, incidente che sembra aver prodotto sull'animo di quell'evangelista una profonda impressione. Né si può dire che vi sia contraddizione fra Giovanni ed i sinottici poiché nessuno degli Evangelisti pretende darci quella conversazione in tutti i suoi particolari, e non è per conseguenza necessaria una precisione rigorosa riguardo all'ordine ed alla forma di essa. Ciò nondimeno, l'ipotesi di alcuni scrittori, che cioè la conversazione, in quel giorno, tra Filippo e il suo Maestro, avvenisse prima di quella con tutti i discepoli, sembra poco attendibile. Secondo noi, unendo insieme i materiali forniti dai quattro Evangelisti, non c'è difficoltà ad ordinarli per modo da produrre un dialogo naturalissimo nel modo seguente: I DISCEPOLI: "Questo luogo è deserto, e già è tardi: licenzia questa gente, ecc." (Matteo Marco Luca). GESÙ: "Non hanno bisogno di andarsene, dato lor voi da mangiare" (Matteo Marco Luca). Poscia indirizzandosi a Filippo individualmente, per provare la sua fede: "Onde comprerem noi del pane per dar da mangiare a costoro?" (Giovanni). FILIPPO (esprimendo il modo di vedere dei suoi confratelli): "Del pane per dugento denari non basterebbe loro, perché ciascun d'essi ne prendesse pure un poco" (Marco Giovanni). GESÙ: "Quanti pani avete? Andate e vedete" (Marco). ANDREA (parlando per tutti): "Vi è un fanciullo, che ha cinque pani d'orzo e due pescetti, ma che è ciò per tanti?" (Matteo Marco Luca Giovanni). GESÙ: "Recatemeli quà" (Matteo), "Fate che gli uomini assettino" (Matteo Marco Luca Giovanni).

Quei "pani" erano focacce di farina d'orzo, cibo dei più miserabili, poiché anche allora l'orzo si dava, per lo più, alle bestie. In prova di ciò Wetstein cita dal Talmud: "Si dice c'è una bella raccolta d'orzo", e un altro risponde "Vallo a dir questo ai cavalli e agli asini". Non mette conto di decidere se il fanciullo di cui parla Andrea fosse impiegato dagli Apostoli a portare quel cibo per loro proprio uso, ovvero fosse un povero rivendugliolo che cercasse di vender loro la sua merce, poiché sia nell'uno che nell'altro caso i cinque pani e i due pesci erano a loro disposizione.

PASSI PARALLELI

Marco 8:5; Matteo 14:17-18; 15:34; Luca 9:13; Giovanni 6:9

39 39. Ed egli comandò loro che li facesser tutti coricar sopra l'erba verde, per brigate.

In questa menzione che è fatta, così per incidenza, dell'erba verde, abbiamo una conferma affatto impensata della dichiarazione di Giovanni che questo miracolo fu operato prima del tempo pasquale, cioè sul principio della primavera, imperocché in una stagione più avanzata, sotto i raggi cocenti del sole, e col caldo tropicale del bacino in cui è situato il lago, l'erba non sarebbe più stata verde.

PASSI PARALLELI

1Re 10:5; Ester 1:5-6; Matteo 15:35; 1Corinzi 14:33,40

40 40. Ed essi si coricarino per cerchi,

Ebraismo che significa, per aree o per quadrati e non per circoli.

a cento, ed a cinquanta, per cerchie.

Le prasiai sono le aiuole quadre dei giardini ove crescon l'erbe. Alcuni di questi drappelli formavano quadrati composti di 100, altri di 50 persone ciascuno. Così si evitava ogni disordine, ogni strepito ed ogni confusione; non c'era pericolo che rimanessero senza la loro parte le donne e i fanciulli, i più forti e i più maneschi cacciandosi avanti per ricevere più del giusto; così bastava un'occhiata a verificare quanti avessero già avuta la parte loro; e così gli Apostoli potevano facilmente passar dall'uno all'altro in mezzo alla moltitudine, e soddisfare per ordine e successivamente alla necessità di tutti.

PASSI PARALLELI

Luca 9:14-15

41 41. Poi prese i cinque pani, e i due pesci, e levò gli occhi al cielo, e fece la benedizione

In Giovanni 6:11, rese grazie. Quest'atto Gesù lo eseguì come capo di casa, a prò di quelli che erano ospiti suoi, insegnandoci col suo esempio a render grazie a Dio come a quegli che ci dà il nostro pane quotidiano. "Colui che fruisce d'alcuna cosa", dice il Talmud, "senza render grazie è come se rubasse a Dio". Questo rendimento di grazie pel cibo e la moltiplicazione di esso, qual nutrimento di migliaia, fu la crisi del miracolo. L'analogia dell'economia divina ci porta a credere che non vi fu alcuna nuova creazione di materia, ma solo una miracolosa espansione di quella che era già nelle mani di Cristo. Ma alla curiosità che chiedesse se la moltiplicazione ebbe luogo nelle mani del Signore o dei suoi discepoli, ovvero della moltitudine non è data alcuna risposta nel Vangelo, e vane sarebbero le speculazioni nostre su tali argomenti. Pel modo in cui furono compiti pare che i miracoli di Elia e di Eliseo somiglino a questo, Vedi 1Re 17:18-16; 2Re 4:2-6,42-44.

poi ruppe i pani, e le diede ai suoi discepoli, acciocché li mettessero davanti a loro; egli spartì eziandio i due pesci a tutti. 42. E tutti mangiarono, furon e furon saziati.

Nulla potrebbe somigliar meno alla oscurità e confusione dei pretesi miracoli, che il modo regolare e quasi cerimonioso con cui le turbe dapprima furon fatte sedere, e poi fu dato loro da mangiare, senza il minimo disordine e senza nascondere alcuna parte del procedimento. Giovanni ci dice: "E, dopo che furon saziati, Gesù disse ai suoi discepoli: Raccogliete gli avanzati, che nulla se ne perda". In ciò abbiamo un avvertimento contro allo spreco, sempre riprovevole, del cibo, essendo questo una delle creature di Dio, le quali tutte si devono usare con rendimento di grazie 1Timoteo 4:4.

PASSI PARALLELI

Marco 7:34; Matteo 14:19; Luca 9:16; Giovanni 11:41; 17:1

Marco 8:6-7; 14:22; Deuteronomio 8:10; 1Samuele 9:13; Matteo 15:36; 26:26; Luca 24:30

Giovanni 6:11,23; Atti 27:35; Romani 14:6; 1Corinzi 10:31; Colossesi 3:17; 1Timoteo 4:4-5

Marco 8:8-9; Deuteronomio 8:3; 2Re 4:42-44; Salmi 145:15-16; Matteo 14:20-21; 15:37-38

Luca 9:17; Giovanni 6:12

43 43. E i discepoli levarono dei pezzi de' pani dodici corbelli pieni, ed anche (qualche rimanente) dei pesci.

Le parole in corsivo non sono nell'originale, ma corrispondono col passo di Giovanni, che dichiara espressamente che 12 corbelli furono empiti cogli avanzi dei 5 pani soltanto, il rimanente dei pesci essendo contato separatamente. Presso i Giudei erano in uso due sorta di corbelli o ceste, i più piccoli chiamati spuris, che ci usavano per portare il pane, ecc.: i più grandi chiamati confinos, che usavansi nei viaggi per trasportare le provvigioni e i letti. Tutti e 4 gli Evangelisti ricordano che furon 12 cofani, o corbelli di maggior grandezza, che furono empiti coi frammenti in questa occasione, mentre invece nella narrazione del miracolo dello sfamare i 4000 in Marco 8:8, è specificato che i corbelli usati furono di quei più piccoli spuridi.

PASSI PARALLELI

Marco 8:19-20

44 44. Or coloro che avean mangiato di que' pani erano cinquemila uomini

Matteo aggiunge: "Oltre (letteralmente senza) alle donne ed ai fanciulli"; osservazione niente affatto necessaria, se, come pensano alcuni, non eran presenti né donne né fanciulli; ma importante invece, perché ci fa sapere che questi e quelle non furono compresi nel numero totale di 5000. È probabilissimo che le donne ed i fanciulli furono serviti a parte in brigate della stessa dimenzione di quelle degli uomini Marco 6:40, ma non vennero compresi nel conto. Cinquemila adunque è il numero di quelli che furono nutriti da questo stupendo miracolo, essendo questo il numero dei soli uomini presenti. Questo miracolo sorpassa di gran lunga in grandezza quelli dell'antico Testamento. L'unico che possa reggere al paragone è quello della manna nel deserto, che questo miracolo richiamò vivamente alla memoria della moltitudine Giovanni 6:14,31, eccitando il loro entusiasmo per modo che se Gesù lo avesse permesso, l'avrebbero tosto proclamato Re Giovanni 6:15. Si fu per evitare un tal movimento, che Gesù, avendo costretto i suoi discepoli ad imbarcarsi, congedò incontanente la moltitudine Marco 6:45.

RIFLESSIONI

1. Il ritiro e la solitudine sono necessari di quando in quando per la sanità e il vigore della vita spirituale. I ministri del vangelo, gli educatori e gli altri che sono impegnati nei doveri pubblici della religione, commettono un funestissimo errore se suppongono di potersi dispensare dalla preghiera in segreto, e dallo studio devoto delle Scritture in privato; ovvero che la spossatezza conseguente alla cura delle anime altrui, li autorizzi a trascurare le proprie. Fa appunto quando erano spossati e stanchi, e sovraeccitati pel buon esito delle loro fatiche pubbliche, che agli Apostoli fu comandato di ritrarsi in un luogo deserto e riposarsi alquanto. E in mezzo alla incessante fatica nell'insegnare ed operar miracoli, il Signore stesso trovava necessario di rubar le ore al sonno onde aver agio di pregare nella solitudine,

2. Il Signore Gesù ci dà una prova luminosa della sua potenza divina, facendo sì che una scarsa provvisione di viveri, appena sufficiente per un sol giorno ai bisogni di lui e dei suoi discepoli, bastasse a satollar la fame di una moltitudine numerosa al pari di una legione romana. Non poteva sfuggire a chicchessia, la realtà e la grandezza di questo miracolo, poiché fu operato in pubblico e davanti a molti testimoni. Quella potenza medesima che in principio creò il mondo dal nulla, creò pure del cibo che prima non esisteva. Le circostanza tutte del fatto rendevano impossibile l'inganno. Cinquemila uomini affamati non avrebbero ammesso, d'esser "tutti saziati", se non avessero ricevuto realmente del cibo. Dodici corbelli pieni di pezzi rimasti non ne sarebber stati levati, se veri pani e pesci non fossero stati miracolosamente moltiplicati. In breve, null'altro che il dito di Dio può spiegare tutto questo. La stessa mano che mandò la manna dal cielo nel deserto per nutrire Israele, fu quella che fece che cinque pani e due pesci provvedessero al bisogno di cinquemila uomini, oltre donne e fanciulli.

3. La carità di Gesù verso quella affamata moltitudine deve insegnarci ad aver compassione dei poveri, e dei bisognosi, e a dar da mangiare agli affamati. Il corpo dell'uomo è opera di Dio, ed è oggetto delle sue cure non meno dell'anima. Il guarire gli infermi, il dar da mangiare agli affamati eran dunque opere confermi alla missione del Salvatore, non meno che il perdonare ai pentiti, il consolare i dolenti ed il predicare il vangelo ai poveri. Il suo esempio non può addursi in favore di quella parziale carità che si occupa solamente delle anime e trascura i corpi. Quando doveva insegnare agli affamati, si dava loro pane non meno che verità, quantunque non mancasse di rimproverare quelli che venivano a lui, soltanto per amore di questi beni inferiori Giovanni 6:26-27. Le parole di Giacomo 2:15-16 sono qui molto applicabili. "Se un fratello, o sorella, son nudi, e bisognosi del nudrimento cotidiano; e alcun di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; e voi non date loro i bisogni del corpo, qual pro fate loro?"

4. In questa occasione, e in parecchie altre, troviamo che Gesù, prima di mangiare, invoca la benedizione di Dio sul cibo che sta per essere usato, ed è sempre ben fatto imitare il tuo esempio. È dover nostro riconoscere che riceviamo da Dio non solo la vita, ma pure le cose necessarie a sostentarla, e pregare che, nel mentre riceviamo i suoi doni, non abbiam talora a dimenticare il munifico donatore Deuteronomio 8:16; Romani 14:6; 1Timoteo 4:4. Chi trascura questo dovere abbassa sé stesso al livello delle creature prive di ragione.

5. Il Signore, col suo comando ai suoi discepoli, ci insegna a praticare l'economia e a guardarci dal peccato dello spreco. Quel Salvatore che aveva il potere di creare i mondi con una semplice parola, pur non di meno comandò di raccogliere i pezzi avanzati, sicché nulla andasse perduto. Quale rimprovero non contengono queste parole per coloro che sprecano in vani abbigliamenti o nel lusso domestico, o nelle rappresentazioni teatrali, o, peggio ancora, in piaceri immorali, quel denaro che si potrebbe, con tanto maggior vantaggio, impiegare in opere di carità e di misericordia! Noi dobbiamo "usare di questo mondo e non abusarne". Altro è esser generoso e praticare l'ospitalità, ed altro essere spensierato, improvvido e sprecone. Un tale spreco non solo offende Iddio, ma anche ci fa essere ingiusti e duri verso i nostri simili.

6. Vi sono dei tempi in cui i poveri, tra il popolo di Dio sulla terra, stanno per perdere la fede e il coraggio, ed esclamare: "Che mangeremo e che berremo, e di che ci vestiremo?" Quale è il rimedio? Dobbiamo rammentarci dei tempi antichi, e pensare alla potenza infinita di Dio. Dobbiamo ricordarci ch'ei può creare dal nulla il nutrimento pel suo popolo, e provvedere ai bisogni di coloro che lo seguono, finanche nel deserto, poiché Gesù vive ancora, e non cangia mai, e provvederà a noi come ha provveduto agli altri per lo passato.

45 Marco 6:45-56. GESÙ RITORNA ALLA PARTE OCCIDENTALE DEL LAGO. CAMMINA SULLE ACQUE. VISITA GERUSALEMME Matteo 14:22-36; Giovanni 6:14-24

Per l'esposizione vedi Matteo 14:22-36.

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