Matteo 12

1 CAPO 12 - ANALISI

L'Evangelista, nella maggior parte di questo capitolo, sembra essersi proposto di mostrare in quali relazioni stessero i Farisei con Gesù; il loro odio crescente, che si manifestava in accuse sempre più amare; e le risposte colle quali egli confutava, avvertendoli ch'erano sul punto di escludersi per sempre dal regno della misericordia. A tale scopo, Matteo raduna un numero di incidenti che illustrano il suo soggetto, benché non stiano fra loro in ordine strettamente cronologico: cosa alla quale, come abbiam già veduto, questo Evangelista, per solito, non mira.

1. I discepoli colgono spighe in giorno di Sabato. Come esempio della violenta animosità che era nata nel cuore dei Farisei contro Cristo, viene qui fatta menzione imprima di un episodio che deve essere accaduto nelle vicinanze di Capernaum. Era un giorno di Sabato. Recandosi forse Gesù, coi suoi discepoli, in uno dei villaggi vicini, gli venne fatto di attraversare dei campi di grano quasi maturo. I discepoli, avendo fame, colsero alcune spighe, e, soffregandole nelle mani, ne mangiarono i chicchi. I Farisei, che li avevano spiati, andarono immediatamente da Gesù, accusando i suoi discepoli d'essere violatori del Sabato. L'accusa non importava che l'atto in se stesso fosse un rubare, poiché in ogni altro giorno sarebbe stato lecito; ma quel cogliere le spighe e stropicciarle fra le mani fu condannato altamente come lavoro manuale proibito nel Sabato Matteo 12:1:2. La risposta di nostro Signore si riduce ad un argomento cui non si replica: la forza maggiore. «È vero! Dio comandò che nessun lavoro si facesse di Sabato; ma siccome il Sabato fu dato per utile dell'uomo, c'è una legge superiore a questa, ed è la legge della conservazione della vita. Quando queste due leggi vengono a conflitto, Iddio misericordioso domanda «grazia e non sacrificio». Colui dunque che rompe il riposo del sabato per assoluta necessità o per usare misericordia, non è reo di infrazione di questa legge» Matteo 12:7. Nostro Signore convalida questo argomento con esempi ben noti. Ogni uomo il quale, non essendo sacerdote, mangiava del pane di presentazione, commetteva sacrilegio; nonostante, quando Davide e i suoi compagni, stretti dalla fame, cioè da forza maggiore, ne chiesero e ne ottennero onde sostenere la vita, non peccò né chi diede i pani, né chi li ricevette Matteo 12:3,4. I1 Signore passa quindi ad un altro esempio che si riferisce più direttamente al Sabato. La legge di Dio richiedeva che nessuno in quei giorno lavorasse; ma, nel tempio, i sacerdoti dovevano, il Sabato, fare non solo il lavoro degli altri giorni, ma un doppio lavoro, essendo doppio il numero dei sacrifici da offrirsi in quel giorno. Ora, uccidere animali, bruciare incenso, ecc., erano violazioni del Sabato più flagranti assai che non fosse il cogliere e soffregare tra le mani alcune spighe. Pure i sacerdoti che ciò facevano non meritavano biasimo, poiché in questo caso c'era forza maggiore; il culto divino non doveva essere interrotto neanche il Sabato, ma senza l'opera loro non si poteva celebrare. Era dunque quell'opera necessaria Matteo 12:5. Nostro Signore aggiunge un'altra risposta all'accusa dei Farisei, cioè la presenza, in quel luogo, del Legislatore Medesimo. Se coloro che, per compiere opere necessarie, rompevano la legge del Sabato nel tempio, non erano perciò da biasimare, quanto meno lo erano quelli che lo facevano col permesso ed in presenza del Figliuol dell'uomo, il quale è maggiore del tempio, ed è Signore del Sabato? Matteo 12:6,8.

2. La guarigione dell'uomo che ama la mano secca. Questo miracolo fu operato verso quel tempo, in giorno di Sabato, nella sinagoga di Capernaum. Il modo con cui, prima di operarlo, Gesù sfida i suoi nemici ad obiettare, se potevano, contro la legalità del suo atto di misericordia ferisce i Farisei in sul vivo; perciò essi si ritirano per cospirare intorno al modo di ucciderlo. Quegli ipocriti non vedevano incoerenza nel condannare nostro Signore per un atto di misericordia compiuto in un giorno di Sabato, mentre essi violavano il Sabato assai più, tramando un omicidio! La domanda ch'egli pone loro è questa: Come si sarebbero essi medesimi contenuti, nel caso che un asino od un bue, di loro proprietà, fosse caduto in una fossa, in giorno di Sabato? Cavarli di là sarebbe egli stato un infrangere il Sabato? Matteo 12:10-14.

3. il Signore si ritira per qualche tempo da Capernaum. leggiamo in Marco che nostro Signore, seguito da una gran moltitudine, andò alla spiaggia del mare, ove furono da lui guariti tutti i malati con ordine a tutti di tacere: avvenimento qui quale l'Evangelista richiama la maggiore attenzione dei suoi lettori, siccome quello in cui si adempieva una importante profezia intorno a Gesù Matteo 12:15-21.

4. Guarigione d'un sordo-muto-cieco. Un altro miracolo, operato sopra un sordo-muto indemoniato, conduce gli astanti a domandarsi seriamente se colui che possedeva una tale potenza divina non fosse il Messia; e spinge i Farisei a fargli la stolta e blasfematoria accusa, che egli fosse in lega con Satana, ed operasse miracoli solo per la potenza di costui Matteo 12:22-24. Non si arrischiarono però a gettare una tale accusa in faccia al Signore. Il loro fine era di alienare da lui la moltitudine; ma Gesù lesse i loro pensieri, e pubblicamente li espose. Con un argomentare stringentissimo, egli fa vedere la impossibilità della loro accusa vigliacca, asserisce che scaccia i demoni collo Spirito di Dio, e dà ciò come prova convincente che il regno di Dio è venuto Matteo 12:25-30. Dopo ciò, nostro Signore rivolge un solennissimo avvertimento ai Farisei imprima, poi a tutti quegli altri, che dalle costoro argomentazioni avessero ricevuto qualche impressione, onde premunirli che si guardassero dal bestemmiare lo Spirito Santo, essendo essi in pericolo di cadere in cosiffatto peccato, che è imperdonabile Matteo 12:31-37.

5. Il segno del profeta Giona. Un altro metodo di opposizione usato dagli Scribi e dai Farisei, fu il richiedere da Gesù, nonostante i molti miracoli che egli, ogni giorno, operava sotto ai loro occhi, un segno speciale miracoloso della sua qualità di Messia. Siccome però i suoi miracoli erano già prove ampiamente sufficienti a convincere chiunque vi avesse l'animo disposto, così egli ricusò di dar loro qualunque altro segno, e ne ricordò uno che era registrato già da molto tempo nelle loro proprie Scritture, quello cioè del profeta Giona Matteo 12:38-40. Segue una spaventevole predizione della rovina che li aspettava, la quale consiste parte nel contrappor loro «gli uomini di Ninive e «la regina del Sud»; parte nella parabola dello spirito immondo, il quale ritorna con maggior forza là donde era stato discacciato, risoluto a non lasciarsi più mandare via Matteo 12:41,45.

6. La madre ed i fratelli di Gesù. Alcuni della folla avendo annunziato a Gesù che sua madre ed i suoi fratelli erano fuori e desideravano parlargli, egli ne prende occasione a definire qual parentela spirituale rappresentassero per lui quelle parole facendo astrazione da qualunque legame della carne, e quale fosse il carattere che dovevano avere coloro che egli riconosceva come congiunti Matteo 12:46-50.

Matteo 12:1-8. I DISCEPOLI COLGONO SPIGHE DI GRANO IN GIORNO DI SABATO. DISCORSI RELATIVI AL SABATO Marco 2:23-28; Luca 6:1-5

1. In quel tempo,

Questa formula è tanto vaga, che non determina nulla. Equivale a quella più generica di Marco e avvenne, e significa più o meno il tempo in cui era avvenuto quel che era stato raccontato prima. Luca, ricordando questo medesimo fatto, specifica un certo Sabato, ma in modo così enigmatica che il lettore rimane nell'incertezza. Vedi Luca 6:1. Che i discepoli cogliessero del grano, e che ciò accadesse di Sabato, tutti e tre gli Evangelisti sinottici concordano nel dirlo; ma se il grano colto fosse orzo o frumento, non viene determinato; quindi, siccome esisteva fra la due raccolte un intervallo di qualche settimana, è impossibile decidere la data approssimativa.

Gesù passò in giorno di sabato, per li seminati;

I Farisei non trovarono nulla da rimproverare a Gesù, o ai suoi discepoli quanto all'infrazione del Sabato, perché erano fuori delle case loro e passeggiavano per i campi: segno sicuro questo, che dovevano trovarsi entro i limiti assegnati dalla tradizione ad una gita in giorno di Sabato, e perciò non lontani da Capernaum; altrimenti quei loro cavillosi nemici li avrebbero accusati di doppia infrazione al quarto comandamento. La distanza che, secondo la tradizione degli anziani, era lecito percorrere ne l Sabato, era di 2000 cubiti.

e i suoi discepoli ebbero fame, e presero a svellere delle spighe, ed a mangiare.

I discepoli erano evidentemente digiuni, poiché il Signore difende il loro atto indicandone l'assoluta necessità. Se avvenisse un simile caso ai tempi nostri, i discepoli, anziché di violazione di Sabato, verrebbero accusati di furto. Giova osservare che l'accusa non fu questa, e la ragione si è, che un tal caso era contemplato nella legge levitica, la quale non solo provvedeva a tali necessità, ma altresì esortava a generosità ed ospitalità la nazione che viveva nel paese sul quale Geova aveva promesso di mantenere le sue benedizioni, dal principio alla fine dell'anno. Nel Deuteronomio 23:25 si legge: «Quando entrerai nelle biade del tuo prossimo, potrai coglierne delle spighe con la mano; ma non mettere la falce nelle biade del tuo prossimo».

PASSI PARALLELI

Marco 2:23-28; Luca 6:1-5

Deuteronomio 23:25

2 2. E i Farisei, veduto ciò, gli dissero: Ecco, i tuoi discepoli fanno quello che non è lecito di fare in giorno di sabato.

I Farisei avevano interpretato la legge del Sabato tanto grettamente, da farne un peso intollerabile. Né lume, né fuoco accendevano in casa, né cuocevano un solo boccone da mangiare; eran queste opere riguardate come servili, e, quindi, rigorosamente proibite. Opera servile pure consideravano i Farisei quel cogliere le spighe e stropicciarsele fra le mani, come facevano i discepoli; e così, fatti baldanzosi, accusavano questi di peccato, e, naturalmente, il Maestro loro di complicità. Matteo e Marco ci dicono ch'essi diressero questo loro rimprovero a, Gesù; Luca dice ch'essi lo rivolsero ai discepoli suoi; noi però, combinando le narrazioni, troviamo come andò esattamente il caso; cioè, che alcuni degli accusatori si rivolsero al Signore, ed altri ai discepoli.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:10; Esodo 20:9-11; 23:12; 31:15-17; 35:2; Numeri 15:32-36; Isaia 58:13

Marco 3:2-5; Luca 6:6-11; 13:10-17; 23:56; Giovanni 5:9-11,16-17; 7:21-24

Giovanni 9:14-16

3 3. Ma egli disse loro: Non avete voi letto quel che fece Davide quando ebbe fame, egli e coloro ch'eran con lui?

Il fatto a cui qui si allude avvenne quando Davide, scampato da Saul, grazie allo stratagemma di Mical sua moglie, fuggì con pochi dei suoi amici a Nob dove, a quel tempo, doveva trovarsi il Tabernacolo, al doppio scopo di prendere consiglio dal sommo sacerdote Ahimelec, e di ottenere da lui provvisioni per la sua fuga Vedi 1Samuele 21:1-9.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:5; 19:4; 21:16; 22:31; Marco 12:10,26; Luca 6:3; 10:26

1Samuele 21:3-6; Marco 2:25-26

4 4. Come egli entrò nella casa di Dio,

Si possono applicare le parole «casa di Dio» tanto al Tabernacolo quanto al Tempio, poiché esse indicano il luogo dove Dio abitava in mezzo al suo popolo. Dal giorno in cui Hofni e Finees rimossero, l'Arca dell'Alleanza da Silo, per portarla alla battaglia contro i Filistei 1Samuele 4, non c'è incertezza intorno ai viaggi di essa. Restituita nuovamente agli Israeliti, possiamo seguirla nei vari luoghi dove si fermò: a Betsemes 1Samuele 6:15; nella casa di Abinadab, a Chiriatiearim o Baala 1Samuele 7:1, conf. Giosuè 15:9; in casa di Obed Edom in Peres-Uzza 2Samuele 6:10-11; e finalmente nella città di Davide, in Gerusalemme, dove rimase finché Salomone non la portò nel Tempio da lui edificato. È molto più difficile però il tenere dietro ai movimenti del Tabernacolo, dopo che l'Arca ne fu rimossa. Sappiamo dalla profezia, benché il tempo non sia indicato, che Dio visitò Silo coi suoi giudizi Geremia 7:12. Lo troviamo a Gabaon, quando Salomone fu coronato re 1Cronache 21:29, e nel frattempo, quando fuggiva Davide, deve essere stato a Nob.

e come mangiarono i pani, di presentazione, i quali non era lecito di mangiare, né a lui né a quelli ch'eran con lui; ma a' soli sacerdoti?

Nel Luogo santo, tanto del Tabernacolo che del Tempio, si trovavano tre oggetti: il candelabro d'oro, l'altare d'oro dell'incenso, e la tavola dei pani di presentazione. Su questa tavola, i sacerdoti deponevano, per comando di Dio, ogni Sabato, dodici pani cotti di fresco, numero corrispondente alle dodici tribù d'Israele, e ne toglievano, al tempo stesso, quelli che vi erano stati posti il Sabato antecedente. Questi pani essendo consacrati al Signore, Aaron ed i suoi figli avevano ordine di mangiarli nel Luogo santo, ed era proibito espressamente agli estranei di cibarsene Levitico 24:5,9. È probabile, secondo 1Samuele 21:6 che Davide capitò a Nob in giorno di sabato. Ma anche se ciò non è certo, l'esempio torna pure sempre calzantissimo, poiché mostra che in un caso di necessità assoluta, in cui si tratta di vita o di morte, chi infrange la lettera della legge può esser innocente agli occhi di Dio. La legge imponeva che nessuno, fuorché i sacerdoti, mangiasse i pani di presentazione; ma la legge di Dio proibisce anche l'omicidio, e ricusare ad uomini che erano digiuni da quasi tre giorni, il solo cibo che avessero potuto trovare, sarebbe stato lo stesso che volerli uccidere. Il Signore c'insegna così in quale senso dobbiamo osservare il giorno del riposo. Occupare questo giorno in faccende o divertimenti mondani è peccato; ma compiere opere di misericordia, ovvero opere assolutamente necessarie, è lecito. L'empia asserzione, non esser le narrazioni dell'Antico Testamento altro che gioconde favole, piene bensì di utili di ammaestramenti, non trova appiglio alcuno nel Nuovo Testamento. Chi abbatte l'autorità del Testamento Antico si accorgerà ben presto che, volere o no, egli abbatte anche l'autorità del Nuovo.

PASSI PARALLELI

Esodo 25:30; Levitico 24:5-9

Esodo 29:32-33; Levitico 8:31; 24:9

5 5. Ovvero, non avete voi letto nella legge, che ne' giorni del sabato, i sacerdoti, nel tempio, violano il sabato, e non ne sono colpevoli?

Il fatto di cui nostro Signore fa menzione nel versetto precedente, serve di commento a ciò che egli dice riguardo all'opera dei sacerdoti nel Tempio. I pani dovevano esser cotti e disposti sulla tavola di presentazione il Sabato: un doppio numero di sacrifici doveva essere offerto; ed il libro del Levitico ci dice quanti altri lavori servili erano imposti ai sacerdoti e leviti, in quel giorno. Queste erano tutte violazioni della lettera del quarto Comandamento eppure, senza tali violazioni, il servizio rituale, ordinato la Dio nel Tempio, non avrebbe potuto celebrarsi. Anche questo è un caso di necessità, di forza maggiore, la quale rendeva «non colpevoli,» i sacerdoti, mentre appunto, adempiendo ai propri doveri, violavano il Sabato.

PASSI PARALLELI

Numeri 28:9-10; Giovanni 7:22-23

Nehemia 13:17; Ezechiele 24:21

6 6. Or, io vi dico che v'è qui qualcosa di più grande

Invece del maschile maggiore, i più recenti critici hanno adottato, come preferibile, il neutro qualche cosa di più grande; ma ciò non altera il senso del tempio. Combinando le tre narrazioni, veniamo a sapere che Cristo difese i suoi discepoli con cinque argomenti distinti, due dei quali sono stati conservati da tutti e tre gli Evangelisti, uno da Marco solo, e due dal solo Matteo. Essi tutti però dànno il primo posto all'esempio di Davide. Le parole di questo versetto contengono, contro le frivole accuse mosse ai suoi discepoli, un altro argomento del quale andiamo debitori a Matteo solamente: «Se il servizio del tempio rendeva immuni da colpa i sacerdoti che nel compirlo trasgredivano la lettera della legge, quanto più la presenza e la sanzione di uno che è maggiore del tempio, renderà immuni da colpa coloro che infrangono il Sabato al solo fine di calmare la fame che li ha sorpresi nel servizio di lui?». Con ciò, Gesù affermava la sua divinità, ed accennava alla intenzione di abolire, colla sua venuta, quel rituale fastidioso. Se il servizio del Tempio non costituiva una infrazione del Sabato molto meno il servizio di Cristo; ma ricordiamoci che ciò riguarda solamente la lettera, non l'intendimento spirituale della legge, la quale è immutabile come la natura stessa, di Dio.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:41-42; 23:17-21; 2Cronache 6:18; Aggeo 2:7-9; Malachia 3:1; Giovanni 2:19-21

Efesini 2:20-22; Colossesi 2:9; 1Pietro 2:4-5

7 7. E, se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia, e non sacrificio, voi non avreste condannato gl'innocenti.

Nostro Signore cita nuovamente il passo di Osea 6:6, già da lui citato quando i Farisei mormoravano perché sedeva a tavola coi pubblicani, nella casa di Levi Matteo 9:13. Le loro proprie Scritture insegnavano loro che, quando la misericordia ossia l'amore e il sacrificio la parte esterna della religione venivano a conflitto, Dio benignamente sceglieva la misericordia; e se avessero capito le Sacre Scritture, si sarebbero astenuti, in presenza di una tale dichiarazione divina, di lanciare le loro accuse contro uomini innocenti Marco 2:27 ricorda, in questa occasione, un altro detto del Signore, il quale illustra ciò che egli dice intorno a misericordia e sacrificio, e, giustifica l'atto innocente dei suoi discepoli: «il Sabato è fatto per l'uomo, e non l'uomo per il Sabato». Non fu prima creato il Sabato e poi l'uomo per essere schiavo di quello; bensì fu creato prima l'uomo, poi fu istituito il Sabato, per il giovamento temporale e spirituale dell'uomo, a cui fu comandato di consacrare una settima parte del suo tempo a Dio. Essendo dunque il Sabato inteso a reale benefizio dell'uomo, la legge che concerne il Sabato non può interpretarsi in modo da farne un ostacolo alla felicità dell'uomo Vedi nota in Marco 2:27.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:13; 22:29; Atti 13:27

Isaia 1:11-17; Osea 6:6; Michea 6:6-8

Giobbe 32:3; Salmo 94:21; 109:31; Proverbi 17:15; Giacomo 5:6

8 8. Perché il Figliuol dell'uomo è signore del Sabato.

Questo argomento di Gesù in difesa dei suoi discepoli, lo riportano tutti e tre gli Evangelisti, ed è di altissima importanza, poiché il Signore afferma in esso esplicitamente la propria autorità come Signore del Sabato, che è quanto dire, come Verbo Eterno che sin dalla creazione istituì il giorno del riposo a benefizio di tutto il genere umano; e come Figlio dell'uomo, che lo istituì nella Chiesa, di cui egli è Capo e rappresentante, Sovrano e Redentore, per il bene spirituale di lei. Siccome non manca, purtroppo, chi asserisce il contrario, giova osservare che nostro Signore non lascia intravedere intenzione alcuna di abolire il giorno del riposo e l'obbligo di Osservarlo. Ei si mostra padrone di quella istituzione, appropriandosela, trasferendola da uno ad altro giorno, interpretandola, e diffondendo sopra di essa uno spirito di libertà e di amore, che le dà una grandissima somiglianza col riposo eterno del cielo.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:6; Marco 2:28; 9:4-7; Luca 6:5; Giovanni 5:17-23; 1Corinzi 9:21; 16:2

Apocalisse 1:10

9 Matteo 12:9-21. GUARIGIONE DI UN UOMO DALLA MANO SECCA. GESÙ SI RITIRA PER SCANSARE LA MORTE Marco 3:1-12; Luca 6:6-11

Guarigione della mano secca Matteo 12:9-14

9. E partitosi di là, venne nella loro sinagoga.

Le parole «loro sinagoga» si riferiscono a quei Farisei che, nel campo, avevano censurato il Redentore, e collegano così questo miracolo coll'incidente che precede. E quanto al tempo, Luca 6:6 afferma che questo miracolo fu operato in un altro Sabato.

PASSI PARALLELI

Marco 3:1-5; Luca 6:6-11

10 10. Ed ecco un uomo che aveva una mano secca.

cioè priva di sensibilità e di movimento, o per paralisi, o per un accidente qualunque in questo e nei seguenti versetti, l'Evangelista ricorda un'altra lezione pratica data dal Signore, su quel che si può fare legalmente in Sabato.

Ed essi, affine di poterlo accusare, fecero a Gesù questa domanda: È egli lecito far delle guarigioni in giorno di Sabato?

Marco e Luca concordano nelle loro narrazioni di questo miracolo, ma nei particolari differiscono considerevolmente da Matteo. Evidentemente Matteo si propone, non di riferire il miracolo nei suoi particolari, ma soltanto di esporre i motivi che spinsero Gesù ad operarlo in giorno di Sabato. Onde farsi una idea completa di questo avvenimento, dobbiamo combinarne le diverse narrazioni. Non esiste contraddizione fra il racconto di Matteo, il quale mette nella bocca dei Farisei la domanda contenuta in questo versetto, ed i due altri sinottici, i quali non ne fanno menzione. Luca 6:8 fa sentire che la risposta interrogativa di Cristo gli fu dettata dalla sua onniscienza, per mezzo della quale egli scrutava i pensieri dei suoi interlocutori, e conosceva che essi non l'interrogavano allo scopo di istruirsi, ma per coglierlo in qualche tranello ed accusarlo davanti ai tribunali come violatore del Sabato. Benché sapesse di essere osservato, Gesù invitò quell'uomo, a sorgere e a stare in piedi, in mezzo alla sinagoga, quindi, ad un tratto, diresse ai suoi avversari questa domanda: «È lecito in giorno di Sabato di far del bene, o di far del male; di salvare una persona, o di ucciderla? Marco 3:4. Si osservi che così la scena cambia intieramente di aspetto. Gli accusatori sono ora obbligati a difendersi. La loro domanda era: «È egli lecito guarire in giorno di Sabato?». A cui Gesù replica: «Rispondete voi piuttosto se è lecito, in Sabato, di far del bene o di far del male, di salvare una persona o di ucciderla». A questa domanda non potevano nulla rispondere, poiché il far del male, o l'uccidere, non era lecito in verun giorno, mentre il far del bene, o salvare la vita era lecito tutti i giorni, non eccettuato il Sabato. Ma questa domanda ha anche un senso più esteso e pungente. Il nostro Signore sapendo ch'essi covavano nei loro cuori l'idea di farlo morire, domanda loro: «Se voi v'immaginate di osservare il Sabato, mentre in esso voi congiurate contro la mia vita, osate voi accusar me di violare il Sabato, perché in questo giorno io faccio un atto di misericordia, perché salvo la vita ad un uomo, invece di distruggerla?». Convinti nelle loro coscienze, ma; troppo ostinati e troppo superbi per confessarlo, secondo Marco «essi tacevano».

PASSI PARALLELI

1Re 13:4-6; Zaccaria 11:17; Giovanni 5:3

Matteo 19:3; 22:17-18; Luca 13:14; 14:3-6; 20:22: Giovanni 5:10; 9:16

Isaia 32:6; 59:4,13; Luca 6:6-7; 11:54; 23:2,14; Giovanni 8:6

11 11. Ed egli disse loro: Chi è colui fra voi, che avendo una pecora, s'ella cade in giorno di Sabato in una fossa, non la prenda, e la tragga fuori? 12. Or, quanto è un uomo da più d'una pecora? È dunque lecito di far del bene in giorno di Sabato.

Marco omette questa domanda, e Luca 14:1,5, la connette alla guarigione dell'idropico, operata anch'essa in giorno di Sabato; per lo che certi critici, per i quali è un'eresia che nostro Signore potesse mai ripetere due volte una stessa lezione, accusano Matteo, testimonio oculare, di aver confuso fra loro due avvenimenti, e preferiscono l'ordine di Luca, che non era presente. Sia che la guarigione dell'idropico accadesse mentre nostro Signore era in Betabara Giovanni 10:40, come alcuni suppongono, o in qualsiasi altro luogo fuori della sinagoga di Capernaum, nulla vi era di più naturale, che nostro Signore ripetesse questo argomento, perché nessun altro era di maggior peso. «Se voi, senza timore di violare il Sabato, vi affrettate a salvare in quel giorno una pecora, tanto maggiore sarà il dovere di soccorrere e guarire, in giorno di Sabato, un uomo, creatura ragionevole ed immortale». Tale è qui il significato delle parole «far del bene»; ma nostro Signore usò queste parole certamente a bella posta, affine di stabilire un gran principio, atto a sciogliere innumerevoli scrupoli di coscienza. Il Nuovo Testamento non si fonda sulla casistica, ma su principi, che ogni Cristiano intelligente può da se medesimo applicare. Dopo aver così ridotto i Farisei al silenzio, Marco aggiunge Marco 3:5 che Gesù li guardò attorno «con indignazione, contristato per l'induramento del cuor loro»; descrizione espressiva. È questo uno dei pochissimi passi dei Vangeli che rivelano gl'intimi sentimenti di Gesù. Quanto fosse santa la sua indignazione lo prova la tristezza, che ad essa si unì per la durezza dei loro cuori.

PASSI PARALLELI

Luca 13:15-17; 14:5

Esodo 23:4-5; Deuteronomio 22:4; 6:26; Luca 12:24

Marco 3:4; Luca 6:9

13 13. Allora disse a quell'uomo: Stendi la tua mano. E colui la stese, ed ella tornò sana come l'altra.

Il pover'uomo, avendo fede nel suo risanatore, obbedì alla potente parola di lui egli stese la mano e fu guarito. Il Signore non lo toccò, e non rivolse nemmeno una parola di comando alla malattia. La mano fu stesa per provare che essa era sana, e che tale era stata resa in quel momento medesimo dal potere divino. Così furono deluse le speranze dei suoi nemici, i quali non poterono scagliare contro di lui nessuna accusa legale.

PASSI PARALLELI

Luca 13:13; Atti 3:7-8

14 14. Ma i Farisei, usciti tennero consiglio contro di lui, col fine di farlo morire.

L'effetto che ciò produsse sulle, menti dei nemici di Cristo è così descritto da Luca: «essi furono ripieni di furore», furore che immediatamente si convertì in atto, essendosi essi radunati per tramare la sua morte. È questa la prima volta che si fa menzione dei disegni micidiali dei nemici di Gesù. Marco 3:3 aggiunge che i Farisei presero consigli cogli Erodiani a danno suo. Vedi la nota sulle Sette giudaiche al principio del volume. Perché i Farisei e gli Erodiani, in questa circostanza, unissero, i loro rancori, non è spiegato. È possibile che i Farisei di Galilea desiderassero di guadagnare gli Erodiani, per assicurarsi così la cooperazione di Erode, convinti com'erano che, senza l'aiuto del potere secolare, non sarebbero riusciti a nulla. Gli Erodiani erano politicamente i loro oppositori più forti, perché sostenevano Erode Antipa di Galilea, tributario dei Romani, mentre i Farisei erano accanitamente avversi alla dominazione romana. Ciò fa vedere che i nemici più acerrimi, come Erode e Pilato, possono far causa comune contro Cristo. La inimicizia contro di lui soffocava tutte le altre. Frustrati gli sforzi dei Farisei per pubblicamente accusar Cristo di trasgredire il Sabato, tanto più divenne necessario ideare qualche progetto per far morire il Profeta di Nazaret, prima che divenisse onnipotente presso il popolo.

PASSI PARALLELI

Matteo 27:1; Marco 3:6; Luca 6:11; Giovanni 5:18; 10:39; 11:53,57

RIFLESSIONI

1. Si osservi quanta importanza dànno gli ipocriti alle piccole cose. I discepoli di Cristo furono accusati di infrangere il quarto Comandamento relativo al Sabato, per aver colto e mangiato una manciata di grano. Lo zelo esagerato di quei Farisei non si estendeva ad altri comandamenti egualmente chiari ed obbligatori. Il settimo, contro l'adulterio, per esempio, secondo loro, si doveva osservare soltanto nel senso, letterale; ed il decimo, contro la cupidigia, si poteva trasgredire impunemente, tanto nella lettera, quanto nello spirito. È un sintomo cattivo quando uno comincia a porre in prima linea le cose secondarie della religione, e pospone le cose comandate da Dio a quelle ordinate dall'uomo.

2. Notiamo quanto si fece povero nostro Signore, egli così ricco, affinché, per la sua povertà, fossimo arricchiti 2Corinzi 8:9.

3. Riflettiamo alla perfetta conoscenza che il Signore ha dei pensieri intimi dell'uomo, siccome lo abbiam visto nel modo in cui parlava ai Farisei, e siamo umili, ripensando quanti e quanti pensieri vani, peccaminosi, mondani ci passano per la mente, a tutte le ore, i quali nessun uomo vede, ma che sono però nudi e scoperti agli occhi di Colui cui dovremo renderne conto. Le parole: «egli conosceva i loro pensieri» ed altre simili, sono fra le più chiare testimonianze della divinità di nostro Signore, poiché nessuno, fuori che Dio solo, può leggere i segreti del cuore.

4. Lo scopo del nostro Signore, nei suoi discorsi coi Farisei rispetto al Sabato, era di correggere il loro attaccamento servile alla lettera della legge, mentre la trasgredivano spiritualmente. Nessuna prescrizione divina può esser contraria al far del bene. È lecito sempre ed in qualunque caso, di farlo; e per dimostrare che tali atti di misericordia sono leciti, non meno di sette guarigioni, fatte da nostro Signore in giorno di Sabato, trovansi registrate negli Evangeli: guarigione dell'indemoniato nella sinagoga Marco 1:21; della suocera di Pietro Marco 1:29; del paralitico a Betsaida Giovanni 5:9; del cieco di nascita Giovanni 9:14; della donna invasa da uno spirito d'infermità Luca 13:14; dell'idropico Luca 14:1; e dell'uomo dalla mano secca, in questo capitolo. Ma, in tutti questi casi, Gesù non pronunziò mai una sola parola la quale, indichi ch'egli riguardasse il Sabato come una istituzione puramente ebraica, o che si proponesse di abolirlo; al contrario, dichiarandosi «Signore del Sabato», Gesù conferma che l'istituzione è permanente; e ch'egli esercita al riguardo un'autorità personale ed assoluta.

15 

Gesù si ritira per sfuggire ai suoi nemici Matteo 12:15-21

15. Ma Gesù, saputolo, si partì di là;

Dove andasse, l'Evangelista non lo dice; Marco però dice «al mare», senza dubbio ad una considerevole distanza da Capernaum, ove i suoi nemici cospiravano contro di lui. Gesù non si allontanò per timore, ma per quella saviezza che ei soleva usare nello scegliere i mezzi necessari al gran fine della sua missione.

e molti lo seguirono, ed egli li guarì tutti.

È questo un semplice riassunto dell'accaduto, per dimostrare l'adempimento della profezia contenuta in Matteo 12:20; Marco 3:7-12, però, dà più estesi e interessanti ragguagli. Da questo versetto ben si vede che il ritiro di Gesù era inteso ad eludere i suoi nemici, molto potenti nello città, e non già a sfuggire il concorso della gente.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:23; Luca 6:12; Giovanni 7:1; 10:40-42; 11:54

Matteo 4:24-25; 19:2; Marco 3:7-12; 6:56; Luca 6:17-19; Giovanni 9:4; Galati 6:9

1Pietro 2:21

16 16. E ordinò loro severamente di non farlo conoscere,

Questa proibizione generale non contraddice a quella più ristretta riferitaci da Marco, rispetto agli spiriti immondi; poiché Marco prende di mira una sola classe fra le persone a cui fu divietato di narrare i miracoli di Gesù. Non era ancor venuto per lui né il tempo di far conoscere ch'egli era il Cristo, né quello di morire.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:30; 17:9; Marco 7:36; Luca 5:14-15

17 17. Acciocché si adempiesse quanto era stato detto per bocca del profeta Isaia:

Questa profezia si legge in Isaia 42:1-4; ma la citazione, sebbene concordi nel concetto colla traduzione, dei 70, tanto ne differisce nelle espressioni, che qui dobbiamo considerarla come tradotta direttamente dall'ebraico. Essa si riferisce al Messia, e Matteo, indicando l'esatta conformità della condotta di Cristo con essa, ne dimostra l'adempimento.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:17; 13:35; 21:4; Isaia 41:22-23; 42:9; 44:26; Luca 21:22; 24:44

Giovanni 10:35; 12:38; 19:28; Atti 13:27

Isaia 42:1-4

18 18. Ecco il mio servitore che ho scelto: il mio diletto in cui l'anima mia si è compiaciuta;

Il passo originale ci presenta il servo di Geova qual suo messaggero e rappresentante fra le nazioni, e descrive il suo pacifico modo d'operare, e gli effetti della sua possanza non come fisici, ma come spirituali. In questo versetto, la sola variazione dall'ebraico è che il verbo scegliere viene sostituito ad uno che significa sostenere.

io metterò lo Spirito mio sopra lui, ed egli annunzierà giudicio alle genti.

Vediamo l'adempimento di questa profezia, nella discesa dello Spirito Santo sul nostro Salvatore, al momento del suo battesimo, e nelle parole, che in quel momento stesso ed in quello della trasfigurazione, si udirono dal cielo. Il misericordioso intendimento di Dio verso i Gentili, che si doveva effettuare per mezzo del Messia, viene, in questa profezia, chiaramente espresso; cosicché, se altrove viene detto essere egli stato mandato agli Ebrei e non ai Gentili, ciò deve intendersi unicamente del suo ministero personale e terreno.

PASSI PARALLELI

Isaia 49:5-6; 52:13; 53:11; Zaccaria 3:8; Filippesi 2:6-7

Salmo 89:19; Isaia 49:1-3; Luca 23:35; 1Pietro 2:4

Matteo 3:17; 17:5; Marco 1:11; 9:7; Luca 9:35; Efesini 1:6; Colossesi 1:1,13

2Pietro 1:17

Matteo 3:16; Isaia 11:2; 59:20-21; 61:1-3; Luca 3:22; 4:18; Giovanni 1:32-34; 3:34

Atti 10:38

Isaia 32:15-16; 49:6; 60:2-3; 62:2; Geremia 16:19; Luca 2:31-32; Atti 11:18

Atti 13:46-48; 14:27; 26:17-18; Romani 15:9-12; Efesini 2:11-13; 3:5-8

19 19. Non contenderà, né griderà, né alcuno udirà la sua voce nelle piazze. 20. Egli non triterà la canna rotta, e non spegnerà il lucignolo fumante; finché non abbia fatto trionfare la giustizia.

Invece di canna rotta dovrebbe piuttosto tradursi canna pestata o atterrata, la quale, rialzata e legata ad un sostegno, potrebbe vegetare di nuovo, il che, per una canna rotta del tutto, sarebbe impossibile. Dice lino fumante, perché gli Ebrei usavano il lino per i lucignoli dei loro lumi, come i nostri sono fatti di bambagia. La parte della profezia che si trova nel versetto 18, non è altro che una introduzione, mentre la parte principale di quella, rispetto al contegno di Cristo ed ai mezzi coi quali egli doveva stabilire il suo regno, sta nei versetti 19,20. In questi versetti il profeta continua a parlar del modo col quale il Messia doveva stabilire la giustizia fra le nazioni, o, in altre parole, spargere fra esse la vera religione: cioè senza strepito e senza violenza. Meravigliose, al pari delle grandi vittorie del Messia, sarebbero la pacatezza e la soavità dei mezzi coi quali ei le avrebbe coseguite. Un urto troppo violento avrebbe potuto rompere la canna pestata, o spegnere il lucignolo fumante; Gesù invece si sarebbe adoperato con amore a sollevare gli abbattuti, dar forza alle mani deboli, sorreggere le ginocchia tremanti, consolare gli angosciati, e dire a tutti coloro che sono smarriti di cuore: «Confortatevi, non temiate» Isaia 35:3-4.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:29; Zaccaria 9:9; Luca 17:20; Giovanni 18:36-38; 2Corinzi 10:1; 2Timoteo 2:24-25

Matteo 11:28; 2Re 18:21; Salmo 51:17; 147:3; Isaia 40:11; 57:15; 61:1-3

Lamentazioni 3:31-34; Ezechiele 34:16; Luca 4:18; 2Corinzi 2:7; Ebrei 12:12-13

Salmo 98:1-3; Isaia 42:3-4; Romani 15:17-19; 2Corinzi 2:14; 10:3-5; Apocalisse 6:2

Apocalisse 19:11-21

21 21. E nel nome di lui le genti spereranno.

Matteo omette, la prima parte del vers. 4 del cap. 42 d'Isaia, e ci dà una parafrasi della seconda: «finché abbia stabilita la giustizia sulla terra: e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». Dalle parole di uno dei loro antichi profeti gli Ebrei potevano comprendere quanto dovesse estendersi la missione del Messia, e come, da ultimo, dovessero convertirsi i Gentili. Imparino quindi i servi di Cristo a valutare l'opera fatta in servizio suo, non già dal rumore prodotto dalla loro attività, ma dalla silenziosa e perseverante operosità colla quale proseguono il lavoro ad essi affidato.

PASSI PARALLELI

Isaia 11:10; Romani 15:12-13; Efesini 1:12-13; Colossesi 1:27-30

22 GUARIGIONE DEL CIECO MUTOLO INDEMONIATO ACCUSA MALIGNA DEI FARISEI, E RISPOSTA DI CRISTO Marco 3:20-31; Luca 11:14-36

22. Allora gli fu presentato un indemoniato, cieco e muto; ed egli lo sanò; talché il mutolo, parlava e vedeva.

Come al solito, Matteo adopra qui la parola «allora», per indicare una occasione diversa da quella nella quale ebbero luogo gli avvenimenti già narrati. Marco, il quale riferisce una parte del seguente discorso, non fa menzione di questo miracolo. Luca riferisce l'uno e l'altro, ma senza alcun cenno di tempo; e, senza notare la cecità di quel tale, egli dice soltanto ch'egli era mutolo. La guarigione di un indemoniato sordo e mutolo e, per di più, anche cieco, meritava certo, per se medesima, tanto è notevole una particolare menzione; pure, secondo ogni probabilità, non sarebbe stata ricordata poiché in Matteo 9:32 si trova un incidente simile, relativo al mutolo ossesso, se non avesse fornito un esempio di più di quella opposizioni maligna che a Gesù facevano i principali Ebrei, e non avesse tratto dalle labbra di Cristo il solenne avvertimento contenuto in Matteo 12:25-30.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:32; Marco 3:11: Luca 11:14

Marco 7:35-37; 9:17-26

Salmo 51:15; Isaia 29:18; 32:3-4; 35:5-6; Atti 26:18

23 23. E tutte le turbe stupivano, e dicevano: Non è costui il Figliuol di Davide?

Sulle parole «Figliuol di Davide» si leggano le note Matteo 9:27. Di questo miracolo si fa menzione anche a cagione dell'effetto ch'esso produsse sulla moltitudine. La parola greca erano fuori di se dallo stupore mostra che questa ne fu commossa al massimo grado. La domanda: «Non è costui...?», ecc., mostra come la pensava il popolo, e ci spiega ciò che Marco tace l'allarme dei Farisei e la ragione della repentina accusa maligna contenuta nel seguente versetto.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:33; 15:30-31

Matteo 9:27; 15:22; 21:9; 22:42-43; Giovanni 4:29; 7:40-42

24 24. Ma i Farisei, udendo ciò, dissero:

Oltre ai Farisei di Galilea, Marco 3:22 fa menzione «degli Scribi ch'erano discesi da Gerusalemme», per raccogliere accuse contro Gesù.

Costui non caccia i demoni, se non per l'aiuto di Beelzebub, principe dei demoni.

Su «Belzebub» Vedi le note Matteo 9:34 e Matteo 10:25. La preposizione in non significa una mera alleanza, e neanche un semplice aiuto, ma l'intima unione personale che ha luogo fra gli ossessi ed i demoni. Viene quasi a dire: perché unito col principe dei demoni, egli può cacciarli fuori. Il vocabolo principe significa propriamente uno che precede gli altri, che guida, e governa. Come sostantivo designava in generale i magistrati, e nella storia greca, gli Arconti, o principali magistrati di Atene. Nel Testamento Nuovo viene applicato a Mosè Atti 7:35, ai membri del Sinedrio Giovanni 3:1,7, agli anziani locali, o capi della sinagoga Luca 8:41; ed anche al maligno, come principe di questo mondo Giovanni 12:31;14:30;16:11, come principe delle potenze dell'aria Efesini 2:2 e come principe dei demoni Matteo 9:34. La parola demoni comprendeva tutte le classi delle divinità della greca mitologia, specialmente quelle di ordine inferiore, che stavano in qualche relazione cogli uomini, in qualità di buoni o cattivi geni. Per questa ragione forse essa è usata a significare gli angeli caduti, o gli spiriti maligni, inquanto sono legati alla storia della nostra razza, e specialmente coloro che vanno operando in quegli infermi a cui si dà appunto il nome di ossessi, o indemoniati. Due cose sono qui evidenti:

1. che i più acerbi nemici del nostro Signore non potevano negare la realtà dei suoi miracoli;

2. che essi credevano in un regno infernale, costituito sotto un solo capo. Esasperati dalla testimonianza incontrovertibile di «tutte le turbe», agli avversari di Gesù non rimaneva altra via, se non il disperato proposito di attribuire a Satana i miracoli di Lui!

PASSI PARALLELI

Matteo 9:34; Marco 3:22; Luca 11:15

Matteo 12:27

25 25. E Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse loro:

Non avevano i Farisei il coraggio di pronunziare ad alta voce le loro accuse, talché Cristo le potesse udire: essi le bisbigliavano fra la gente; ma ciò serve una terza volta a Cristo per provare loro la propria divinità, col leggere i pensieri dei loro cuori. Egli dà loro una splendida illustrazione delle sue proprie parole: «Tutto quel che avete detto nelle tenebre, sarà udito nella luce» Luca 12:3.

Ogni regno, diviso in parti contrarie, sarà ridotto in deserto; ed ogni città, o casa, divisa in parti contrarie, non potrà reggere. 26. E se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno?

L'argomentazione è irresistibile. «Non c'è società ordinata, vuoi regno, città o famiglia, che, divisa in parti contrarie, possa sussistere: la guerra civile è suicidio. Ora le opere che io fo, distruggono il regno di Satana: dunque il credere ch'io sia d'intesa con Satana è assurdo. Non si tratta qui delle sane e leali competizioni di partiti per il maggior bene del paese, ma delle guerre, delle fazioni che menano alla rovina. E l'Italia ne sa qualche cosa. Una nazione, se vuol continuare ad esistere di faccia alle altre nazioni, deve ad ogni costo mantenere le sua unità; ché se perde questa, di necessità conviene ch'ella cada in sfacelo e perisca. È questo il primo argomento col quale Gesù confuta le accuse dei Farisei. Si noti come il nostro Signore qui ripete e conferma, nella maniera più solenne, le verità che gli Ebrei ritenevano intorno al regno del male. È impossibile negare questo regno se non si nega, nello stesso tempo, l'esistenza di Dio, poiché in questo passo, il Salvatore li mette a fronte l'uno dell'altro. Si noti ancora che il nostro Signore non parla qui della guarigione isolata d'un indemoniato, ma di tutti i casi simili, nei quali egli si presentava qual costante avversario di Satana.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:4; Salmo 139:2; Geremia 17:10; Amos 4:13; Marco 2:8; Giovanni 2:24-25; 21:17

1Corinzi 2:11; Ebrei 4:13; Apocalisse 2:23

Isaia 9:21; 19:2-3; Marco 3:23-26; Luca 11:17-18; Galati 5:15; Apocalisse 16:19

Apocalisse 17:16-17

Giovanni 12:31; 14:30; 16:11; 2Corinzi 4:4; Colossesi 1:13; 1Giovanni 5:19; Apocalisse 9:11

Apocalisse 12:9; 16:10; 20:2-3

27 27. E, se io caccio i demoni per l'aiuto di Beelzebub, per l'aiuto di chi li cacciano i vostri figliuoli?

«i vostri figliuoli» qui significa i discepoli dei Farisei e degli Scribi chiamati con quel nome, secondo l'uso antico di dare il nome di «figli dei Profeti» ai discepoli di questi. Che l'esorcismo fosse comune fra gli Ebrei, ne fanno fede le Scritture e lo storico Flavio. Luca Atti 19:13 ci narra che, essendo egli in Efeso con Paolo, trovarono in quella città degli esorcisti girovaghi figli d'uno dei principali sacerdoti. Non è necessario supporre che Gesù ammettesse per vere le loro operazioni: basta, per dar forza all'argomento ad hominen ch'essi professassero di esorcizzare, e che la gente credesse ai loro esorcismi. «Voi dite di credere che i vostri discepoli cacciano i demoni: ora questa possanza la debbono essi a Beelzebub? Se voi lo negate, perché mai vi arrischiate ad accusare, me di operare, mediante l'influenza di Satana, quel che nei vostri discepoli voi attribuite alla potenza di Dio?».

Perciò essi stessi saranno i vostri giudici.

Essi ivi convinceranno che voi mi accusate, mossi da sola malignità. È questa la seconda confutazione che, delle loro accuse, fa il nostro Signore.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:24

Marco 9:38-39; Luca 9:49-50; 11:19; Atti 19:13-16

Matteo 12:41-42; Luca 19:22; Romani 3:19

28 28. Ma, se è per l'aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demoni

In Luca si trova l'espressione «per il dito di Dio», maniera figurata di rappresentare la potenza divina; mentre Matteo, colla locuzione: «lo Spirito di Dio» designa l'agente vivo e personale di cui si serviva il Signore ogni volta che esercitava siffatta potenza.

è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio.

Ecco insomma come argomenta il nostro Signore: «Se l'espulsione di Satana può essere operata soltanto dallo Spirito di Dio, il distruttore del regno di Satana si trova già in mezzo a voi, ed il regno che deve soppiantarlo, ecco già sorge sulle sue rovine».

PASSI PARALLELI

Matteo 12:18; Marco 16:17; Luca 11:20; Atti 10:38

Matteo 6:33; 21:31,43; Isaia 9:6-7; Daniele 2:44; 7:14; Marco 1:15; 11:10

Luca 1:32-33; 9:2; 10:11; 11:20; 16:16; 17:20-21; Romani 14:17; Colossesi 1:13

Ebrei 12:28

29 29. Ovvero, come può uno entrar nella casa dell'uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l'uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa.

V'ha qui una parabola che contiene la conclusione, derivante inevitabilmente da tutte le potenti opere di Cristo. Niuno può entrare nel palazzo d'un uomo ricco, possente e bene armato, per derubarlo, se prima non si è impadronito del proprietario stesso, e, legatolo, non gli ha tolto ogni facoltà di nuocere. Il fatto che il palazzo è stato saccheggiato dimostra che il suo padrone è stato soggiogato da uno più potente di lui. Ora ciò appunto accadeva dinanzi agli occhi di costoro. Satana aveva usurpato il dominio sul mondo, era entrato in possesso, come di casa propria, dei corpi di quegl'infermi, e li teneva occupati per mezzo dei suoi emissari; e Gesù, cacciando i demoni e reintegrando nella loro sanità di mente coloro che n'erano travagliati ben dimostrava come, lungi dall'essere in lega con Satana, egli lo aveva vinto e messo in catene, ed avrebbe finalmente distrutto lui ed il suo regno Vedi note Luca 11:24, Luca 11:26.

PASSI PARALLELI

Isaia 49:24; 53:12; Marco 3:27; Luca 11:21-22; 1Giovanni 3:8; 4:4; Apocalisse 12:7-10

Apocalisse 20:1-3,7-9

30 30. Chi non è con me è contro a me, e chi non raccoglie con me, disperde.

Si allude nelle ultime parole alla mietitura. Gesù, in questo versetto:

1. dimostra che il regno di Satana è contrario al suo; che le opere che si fanno nei due regni sono di opposta natura, e che non può esservi nulla di comune fra loro;

2. egli dimostra che per conseguenza i malvagi, e fra questi i Farisei stessi, i quali a lui si oppongono, trovansi dalla parte di Satana, onde ne conchiude che, non egli, ma essi sono cooperatori del diavolo. Gesù può voler anche significare che talvolta la neutralità è la peggiore delle ostilità, ma ci sono circostanze in cui il contrario è vero, come per esempio in Marco 9:40; Luca 9:50, dove Gesù dice: «Chi non è contro a noi è per noi ».I due aforismi sono così lungi dal contraddirsi l'uno l'altro, che una medesima persona può sperimentarli amendue; ond'è che l'accusa d'incoerenza che taluni pretendono scorgere fra loro non esiste. Vedi un simile caso in Proverbi 26:4-5.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:24; Giosuè 5:13; 24:15; 1Cronache 12:17-18; Marco 9:40; Luca 9:50; 11:23

2Corinzi 6:15-16; 1Giovanni 2:19; Apocalisse 3:15-16

Genesi 49:10; Osea 1:11; Giovanni 11:52-32

31 IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO Marco 3:28-31; Luca 12:10

31. Perciò, io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. 32. E a chiunque parli contro il Figliuol dell'uomo sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo, né in quello a venire.

Luca unisce questo solenne argomento con quello del rinnegamento di Cristo, ma nessuno può leggere le accuse dei Farisei e la confutazione del nostro Signore nei versetti precedenti, senza essere convinto che Matteo l'ha messo qui al suo vero posto; e Marco 3:30 pone la cosa fuor d'ogni dubbio con queste parole: «Or egli parlava così perché dicevano: Ha uno spirito immondo». Nei versetti Matteo 12:25-30, il nostro Signore si prova amorevolmente a convincerli del loro odioso torto con argomenti inconfutabili; in questo versetto e nel seguente, egli aggiunge un avvertimento solenne, che bene avrebbe dovuto svegliare nei loro cuori una seria attenzione ed un salutare timore. Affinché il lettore possa vedere a colpo d'occhio i PASSI PARALLELI dei Sinottici sopra questo argomento e stabilire fra loro un confronto che servirà a dilucidarli, li stampiamo qui tutti e tre nella versione riveduta.

Perciò, io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. E a chiunque parli contro al Figliuol dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo, né in quello a venire.

Marco 3:28-30

in verità io vi dico: Ai figliuoli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e, qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d'un peccato eterno. Or egli parlava così, perché dicevano: Ha uno spirito immondo.

Luca 12:10

E a chiunque avrà parlato contro il Figliuol dell'uomo sarà perdonato; ma a chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato.

Questo peccato, dal nostro Signore dichiarato imperdonabile, è il più tremendo di quanti un'uomo possa commettere. Perciò, ed a cagione del terrore che il solo dubbio di averlo commesso svegli in molte delicate coscienze, è desiderabile che ne venga dichiarata l'indole vera. In un argomento intorno al quale gli uomini dotti e pii sentono diversamente, ben si addice la modestia a chiunque voglia provarsi di esporre ciò che il Signore ha voluto insegnarci con queste parole; ma, nell'interpretare cotesto passo, ci sarà di gran giovamento il tener sempre dinanzi alla mente le circostante e le persone che diedero luogo, ad una così solenne dichiarazione del Salvatore. Costoro avevano disonorato il Padre; stavano rigettando il Figlio; ed incominciavano a resistere allo Spirito Santo, attribuendo quella, che già sapevano essere opera di Cristo, alla potenza di Satana. Il nostro Signore non li accusa di aver già effettivamente commesso questo terribile peccato; ma li avverte del pericolo in cui sono, giacché, persistendo in quella via, lo Spirito avrebbe cessato di lottare con essi, i loro cuori si sarebbero indurati, a segno di non poter mai più credere. Ora chi non crede in Gesù, qual giustificatore dei peccatori, non può essere perdonato. Bestemmia significa diffamazione, maldicenza, il parlare a danno di una persona, e così ingiuriarla. Nel Testamento Nuovo, questo vocabolo si applica a contumelia diretta contro Dio, del pari che contro l'uomo, ed in questo senso è una forma di peccato assai grave. Importa però notare:

1. Che non c'è peccato singolo, isolato, misterioso, il quale ponga un uomo fuori affatto dal dominio della misericordia e del perdono. Le Scritture, e Dio ne sia lodato, ci dànno in proposito una certezza assoluta. «Eppoi venite e discutiamo insieme, dice l'Eterno. Quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; quando fosser rossi come la porpora, diventeranno come la lana» Isaia 1:18. «Il sangue di Gesù Cristo, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato» 1Giovanni 1:7. Qui non si eccettua nessun peccato. Vedi pure Romani 3:22,24. Coteste dichiarazioni vengono ampiamente confermate dall'autorità del nostro Signore: «Io, Figlio di Dio, ed anche Figlio dell'uomo, dichiaro a voi, nemici maligni e mendaci accusatori miei, che «ogni peccato e bestemmia sarà rimessa agli uomini». Perfino Simon Mago che vuol comprare il potere di comunicare lo Spirito Santo, è invitato a pentirsi e a pregare «affinché, se è possibile, gli sia perdonato il pensiero del suo cuore!» Atti 8:22.

2. Notiamo che in Marco 16:16, il Signore medesimo indica l'unico principio essenziale, invariabile, della salvazione o dannazione di ogni anima: «Chi avrà creduto e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato». Niuna eccezione, nessun caso particolare sfugge a questo gran principio dell'Evangelo. Qualunque sia l'indole e la gravità del tuo peccato, tu, credendo, ne avrai libero e pieno, perdono, sol che tu lo cerchi mediante la giustizia di Cristo. Dall'altro lato, però, è cosa chiara che lo Spirito Santo è il solo agente che possa mettere nel cuore del peccatore la fede salvatrice, per la quale egli è unito a Cristo. Pertanto, chi respinge sistematicamente e scientemente i preziosi appelli dello Spirito Santo, chi resiste alla sua influenza e persiste nella miscredenza, pone se stesso deliberatamente fuor d'ogni speranza di perdono.

3. Chi pensi ai Farisei ed ai rettori della nazione ebraica, ai quali primieramente il nostro Signore diresse quelle parole, vedrà che il contrasto fra «una parola detta contro il Figliuol dell'uomo», e «la bestemmia contro lo Spirito», può riferirsi al disprezzo gettato da coloro sulla persona di Gesù, quando la sua vera condizione era ancora velata e la sua opera incompiuta, ed alla loro persistente bestemmia quando conobbero pienamente lo splendore di gloria che lo Spirito Santo diffuse sulla persona e sull'opera di lui. La prima bestemmia fu perdonata a Saulo di Tarso perché operava «ignorantemente, non avendo la fede» 1Timoteo 1:13, la seconda non può essere perdonata, perché altro non è in sostanza che un nutrire contro la luce un odio crescente, in proporzione dello sfolgorare di essa, un fuggirla deliberatamente il che equivale al chiudersi la via alla salvazione.

Da tutto ciò che abbiam detto rivelasi che questo terribile peccato consiste nel resistere scientemente, deliberatamente e con pienezza di volontà allo Spirito, il quale ei rivela Cristo, col mezzo degli inviti che egli rivolge al cuor nostro, finché non cessi di lottare col peccatore. Questi viene allora abbandonato alla impenitenza finale. Siccome il credente è «suggellato, con lo Spirito Santo della promessa il quale è l'arra della nostra eredità» Efesini 1:13-14, così allorquando lo Spirito da lui si ritira, il peccatore impenitente è suggellato per la perdizione, sebbene ei si trovi in piena sanità e goda del mondo. Dove l'Evangelo è stato per lungo tempo fedelmente predicato è da temere che i casi, nei quali gli uomini incorrono in questo peccato, non sieno mai tanto rari quanto si potrebbe immaginare.

Ma si può domandare tuttavia: Se ogni peccato è un'offesa contro Dio, perché mai il peccare contro lo Spirito Santo è più imperdonabile del peccare contro il Padre e il Figliuolo? A schiarire questo punto, noi dobbiamo rammentarci che, nell'economia della redenzione ognuna delle persone della gloriosa Trinità ha la propria sua attribuzione. Il Padre è legislatore, e la sua attribuzione particolare è di mantenere la legge in tutta la sua integrità; perciò ogni offesa contro la legge è offesa particolare al Padre. Ora questo peccato è egli imperdonabile? No. C'è, e Dio ne sia lodato! un rimedio nel Figlio, il quale imprese a magnificare la legge del Padre che fu da noi infranta, e soddisfarne l'oltraggiata giustizia per procacciare una giustizia eterna a tutti coloro che il Padre gli aveva dati. Questa, nell'ordinamento della redenzione, è l'attribuzione del Figlio. A tale scopo, e non ad altro, egli venne nel mondo. Coloro che lo ripudiarono quando parlava loro sulla terra, e quelli che ora rigettano la sua parola, sono rei d'un particolare peccato contro il Figlio. Ma questo peccato è egli imperdonabile?, No! Gesù lo, dichiara in questi versetti. C'è sempre un rimedio nello Spirito, la cui attribuzione particolare, sotto l'economia evangelica, è di risvegliare la coscienza del peccatore, di rivelare Gesù Cristo come Salvatore di coloro che l'hanno rigettato, e farli capaci di appropriarsi Gesù, per fede, come essendo fatto per essi, «sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» 1Corinzi 1:30. Ma se tutti i mezzi di grazia coi quali egli circonda e stimola il peccatore vengono rigettati, oppugnati e soffocati, può egli esservi ancora un rimedio per un tal peccato? Si trova forse una quarta persona della Divinità che intervenga a sollievo del peccatore? Ahimè; no! E perché un tal rimedio non si trova, il peccato di colui che resiste allo Spirito Santo, e finché durerà questa resistenza, sarà tale da escludere per lui ogni perdono, anzi, dice Marco, è «reo d'un peccato eterno». A confermare q uesta idea, ricorriamo alla epistola agli Ebrei 10:28-29, ove troveremo che coloro per i peccati dei quali «non vi resta più sacrificio», vengono descritti come avendo peccato contro tutte e tre le Persone della Divinità: «hanno rotto la legge di Mosè, hanno calpestato il Figlio di Dio, ed oltraggiato lo Spirito della grazia».

Le parole del versetto 32: «non sarà perdonato né in questo mondo o era né in quello a venire», non dànno appiglio alla dottrina del Purgatorio giacché non è mai in poter dell'uomo di espiare i propri peccati. Potranno, nel mondo a venire, esser perdonati coloro che, non avendo conosciuto il Salvatore in questo mondo, o avendolo conosciuto imperfettamente, si pentono e credono in Lui quando giungono a conoscerlo, nella piena luce. Ma chi è e resta; nemico della luce e del bene, non ha possibilità di esser perdonato.

PASSI PARALLELI

Isaia 1:18; 55:7; Ezechiele 33:11; 1Timoteo 1:13-15; Ebrei 6:4

Ebrei 10:26,29; 1Giovanni 1:9; 2:1-2

Marco 3:28-30; Luca 12:10; Atti 7:51; 1Giovanni 5:16

Matteo 11:19; 13:55; Luca 7:34; 23:34; Giovanni 7:12,52; Atti 3:14-15,19

Atti 26:9-11; 1Timoteo 1:13,15

Giovanni 7:39; Ebrei 6:4-6; 10:26-29

Giobbe 36:13; Marco 3:29; Luca 16:23-26

33 33. O voi fate l'albero buono, e buono pure il suo frutto; o fate l'albero cattivo, e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero.

Simile al linguaggio usato dal nostro Signore in Matteo 7:16-20, è quello che si trova in questo e nel seguente versetto, sebbene l'applicazione alcun poco ne differisca. Dopo il solenne ammonimento dato ai bestemmiatori, di non peccare contro lo Spirito Santo, sembra che nostro Signore ritorni di nuovo sulla falsa estimazione che costoro facevano di lui. Il verbo sarà, ripetuto due volte in questo versetto, non si trova nel greco, e guasta il senso, il quale suona così: «Non vi provate a far distinzione fra un albero ed il suo frutto, come se l'uno potesse esser buono e l'altro cattivo, e viceversa; l'albero e il frutto sono del pari: o buoni o cattivi ambedue, poiché il frutto è l'unico mezzo che indichi la natura dell'albero». Ed ecco l'applicazione di questa similitudine all'argomento summentovato: Sia, o no, un uomo in lega con Satana, voi dovete giudicarlo dalle sue opere; ora, se l'opere mie e la mia dottrina sono proprio l'opera di Satana, l'accusa vostra è giusta; e se no voi siete rei di bestemmia. E così, dall'altro canto, se le opere e le vie vostre sono corrotte, sien pure quali esser si vogliano le vostre professioni religiose, voi siete figli del diavolo.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:26; Ezechiele 18:31; Amos 5:15; Luca 11:39-40; Giacomo 4:8

Matteo 3:8-10; 7:16-20; Luca 3:9; 6:43-44; Giovanni 15:4-7; Giacomo 3:12

34 34. Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla. 35. L'uomo dabbene, dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio, dal suo malvagio tesoro trae cose malvage.

Questi due versetti contengono, benché in ordine inverso, un principio generale, ed una applicazione particolare. Quella verità che il nostro Signore voleva i suoi uditori applicassero a se medesimi, parlando loro di albero e di frutto Matteo 7:18, egli la enuncia qui chiara e schietta, senza figure. La parola «tesoro» è usata qui nel significato suo primitivo di deposito, o di provvista, senza valore qualitativo, cosicché può applicarsi, come in questo versetto, tanto al bene quanto al male. Qui ci si riferisce ai sentimenti e alle disposizioni del cuore. Da questo «tesoro», le parole e le azioni vengono rappresentate come tratte o spinte fuori per effetto di un movimento involontario e, poiché «la bocca parla di ciò che abbonda nel cuore», era impossibile, che dal cuor di costoro, tutto carnale e non rinnovato, uscissero cose buone. «Razza di vipere», è l'epiteto diretto dal Battista ai Farisei, ed ai Sadducei, che accorrevano alla sua predicazione Matteo 3:7, e il nostro Signore lo conferma solennemente come applicabile ad essi, che fanno parte di quella «progenie del serpente» Genesi 3:15; Salmo 140:4; Romani 3:13, colla quale egli si trovava necessariamente in lotta, e di cui doveva trionfare. Era un'espressione fortissima sulle labbra del mansueto ed umile Gesù, ma era vera; quindi egli ne fa uso senza esitazione alcuna.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:7; 23:33; Luca 3:7; Giovanni 8:44; 1Giovanni 3:10

1Samuele 24:13; Salmo 10:6-7; 52:2-5; 53:1; 64:3,5; 120:2-4; 140:2-3

Isaia 32:6; 59:4,14; Geremia 7:2-5; Romani 3:10-14; Giacomo 3:5-8

Luca 6:45

Matteo 13:52; Salmo 37:30-31; Proverbi 10:20-21; 12:6,17-19; 15:4,23,28

Proverbi 16:21-23; 25:11-12; Efesini 4:29; Colossesi 3:16; 4:6

Matteo 12:34

36 36. Or io vi dico che d'ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio 37. Poiché, dalle tue parole sarai giustificato, e dalle tue parole sarai condannato.

Questi due versetti sembrano rispondere all'obbiezione, tacita o palese, che i suoi uditori gli facevano di prendere troppo sul serio le loro parole: essi non pensavano a male, e non facevano altro che azzardare una supposizione per spiegare il miracolo. Gesù dice che ell'era tutt'altro che una cosa da nulla, e che, come cosa da nulla non sarebbe stata trattata nel gran giorno del giudizio, allorché le parole tutte, come specchi del cuore, saranno, per quanto oziose, qualificate buone o cattive. ozioso applicato a persone, significa uomo inoperoso e senza impiego; applicato a parole, significa prima vane, inconsiderate, non operanti alcun bene, quindi cattive, maligne. Tali erano le parole che costoro avevano dette. Il senso di Matteo 12:37 è identico a quello del 36, soltanto è più formalmente dichiarato. Non che debbano le parole degli uomini considerarsi come il solo criterio del loro carattere, ciò che sarebbe assurdo; ma le parole, come espressioni dei sentimenti del cuore saranno giudicate, e non trascurate, come molti sembrano immaginare, quando il supremo giudice apprezzerà il carattere di ciascuno. Quanto è solenne il pensiero che ogni parola inutile, per quanto detta con inconsideratezza, sarà, nell'ultimo giorno, valutata a favore o a danno nostro!

PASSI PARALLELI

Ecclesiaste 12:14; Romani 2:16; Efesini 6:4-6; Giuda 14-15; Apocalisse 20:12

Proverbi 13:3

Giacomo 2:21-25

RIFLESSIONI

1. Quantunque sembri strano, i discepoli di Cristo sono spesso accusati di subire la mala influenza di Satana. I loro nemici costretti di confessare che i Cristiani fanno un'opera evidente nel mondo, e non potendo negarne i risultati palesi, che dicono essi? Quello che i Farisei dicevano del nostro Signore: «Costoro obbediscono a moventi perversi ed hanno intenti malvagi; essi sono sotto l'influenza del diavolo».

2. Il versetto 30 c'insegna che, in religione, la neutralità è impossibile. Ci sono in ogni secolo, molte persone alle quali è necessario di ripetere ed inculcare questo insegnamento. Cercano costoro di barcamenarsi in un giusto mezzo religioso: meno malvagi di molti peccatori, sono pure tutt'altro che santi. Sentono essi la verità dell'Evangelo di Cristo tutte le volte che viene loro messo dinanzi; ma quel che sentono, hanno timore di confessarlo. Questo sentimento che provano, fa loro credere di non esser cattivi come gli altri, e nondimeno indietreggiano davanti alla norma della fede e delle opere stabilita da Cristo. Essi non seguono coraggiosamente Cristo, e neppure vogliono schierarsi fra i suoi avversari. Il nostro Signore ammonisce tutti costoro, che il loro stato è pericoloso. Lavoriamo noi per la causa di Cristo? Se non lo facciamo, noi lavoriamo contro di lui. Operiamo noi del bene nel mondo? Se così non è, noi facciamo del male.

3. Ciò che abbiamo detto relativamente al peccato irremissibile si riassume in questo: che esso consiste nel rigettare e vilipendere empiamente e di proposito deliberato quello che si riconosce, in coscienza, come un'affermazione dello Spirito Santo e come un attestato della grazia e verità di Dio. La preghiera del Salvator nostro: «Perdona loro perché non sanno quello che fanno», a costoro non può più applicarsi. Odiano la luce, sapendo che è luce; amano le tenebre, sapendo che sono tenebre. I mezzi della misericordia e della grazia di Dio sono per costoro esauriti, onde lo Spirito Santo, da loro oltraggiato, li deve abbandonare alla durezza del cuor loro. È della massima importanza il rammentarsi che la impossibilità del perdono risulta dall'impossibilità del pentimento; cosicché non deve temere di aver commesso questo peccato, colui che del suo peccato geme e implora perdono, ed ha sete di verità e di giustizia.

A nulla forse badano meno gli uomini che alle parole, onde la locuzione proverbiale: «una parola di più, una parola di meno conta poco». Ma le parole sono elleno veramente così prive d'importanza ? Con questo passo delle Scritture dinanzi agli occhi, noi non abbiam il coraggio di rispondere affermativamente. Le nostre parole rivelano lo stato del nostro cuore, come il sapore dell'acqua fa palese la natura della fonte da cui sgorga. Il labbro esprime soltanto ciò che lo spirito pensa. È profondamente vero il detto di Burkitt: «Un motto profano, un frizzo ateistico può rimanere impresso nell'anima di coloro che lo udirono, anche dopo che la lingua di colui che lo pronunziò è morta: la parola pronunziata, materialmente passa, ma moralmente persiste». «Morte e vita», dice Salomone, «sono in potere della lingua» Proverbi 18:21. Pensiamo alle parole oziose e peccaminose da noi dette nel passato, e umiliamocene!

38 Matteo 12:38-50. VIENE CHIESTO E DATO UN SEGNO. RITORNO DELLO SPIRITO IMMONDO. LA MADRE E I FRATELLI DI GESÙ Luca 11:16,24,36; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21

Viene chiesto e dato un segno Matteo 12:38-42

38. Allora alcuni degli Scribi e dei Farisei presero a dirgli: Maestro, noi vorremmo vederti operare un segno.

Probabilmente l'incidente qui riferito seguì immediatamente quello narrata nei versetti che precedono. Costoro che parlano appartengono alla medesima classe di quelli che poco prima lo bestemmiavano; ma non erano però gli stessi individui Luca 11:16. Maestro, Rabbi usasi qui per adulazione, poiché Luca ci narra che il vero intendimento degl'interlocutori di Gesù era di «tentarlo». Venivano a chiedere un segno che confermasse la sua messianità, quasi che non ne avessero bastanti riprove ne' miracoli già prima da lui operati; anzi, secondo Luca, avevano la temerità di prescrivere il genere preciso del segno da loro desiderato: «un segno dal cielo», una testimonianza diretta e decisiva da Dio, la qual dimostrasse, non già che i miracoli suoi erano veri, poiché di questo parevano persuasi, ma che venivano dal cielo, e non erano operati per l'influenza di Beelzebub.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:1-4; Marco 8:11-12; Luca 11:16,29; Giovanni 2:18; 4:48; 1Corinzi 1:22

39 39. Ma egli, rompesse loro: Questa generazione malvagia ed adultera chiede un segno;

Luca aggiunge Matteo 11:29: «E affollandosi intorno a lui le turbe», indica che la risposta, sebbene indirizzata agli interroganti, era diretta alla gran moltitudine degli Ebrei contemporanei; donde l'uso del vocabolo «generazione». La parola «adultera», applicata a costoro, dove intendersi della prevalenza di quel peccato fra loro. Nel contesto, non se ne parla; ma ben si allude all'infedeltà loro al patto che Dio aveva stretto con essi, e di cui costantemente si parla, dagli antichi profeti, sotto la, figura dell'adulterio Geremia 3:14,20.

e segno non le sarà dato,

Segno del genere di quelli che essi avrebbero voluto, come ad esempio una voce dal cielo, un tenebrore repentino sul mezzogiorno, e via discorrendo. Un segno però egli non lo ricusa, del tutto, ma aggiunge subito:

PASSI PARALLELI

Isaia 57:3; Marco 8:38; Giacomo 4:4

Matteo 16:4; Luca 11:29-30

tranne il segno del profeta Giona; 40. Poiché, come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del pesce;

Molta parte del Testamento Antico dagli scettici viene messa in ridicolo, e la storia di Giona in particolare viene riguardata da costoro come un incredibile mito; ma qui Colui «che non può mentire» ne conferma solennemente la veracità. Le obbiezioni fisiologiche che essi traggono dalla struttura particolare della, balena non reggono dinanzi al fatto che la parola greca così tradotta significa, letteralmente, ogni pesce grosso o mostro marino. Probabilmente fu quello un pescecane. Nel Testamento Antico dicesi espressamente: «Or il Signore aveva preparato un grande pesce per inghiottir Giona» Giona 2:1.

40 così starà il Figliuol dell'uomo tre giorni e tre notti,

Tre giorni e tre notti, secondo l'uso ebraico, significano un giorno intiero con qualche parte, per quanto piccola, di altri due. Né questa è invenzione di apologisti cristiani, ma è una regola fissata nel Talmud: «un'ora di più si calcola come un giorno, un giorno di più come un anno». Ecco perché la profezia di Gesù così espressa non fu mai oppugnata dagli Ebrei, i quali non avrebbero mancato di farlo, se non avessero ritenuto quel computo esatto. si confrontino fra di loro le due locuzioni: «dopo tre giorni» e «fino al terzo giorno», in Matteo 27:63-64.

nel cuor della terra.

Queste parole non indicano l'Hades, ma il sepolcro, il quale viene così chiamato per allusione alle parole di Giona 2:4, che suonano: «Tu m'hai gettato nel cuore del mare». Secondo Luca, le parole di nostro Signore sono: «Come, Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figliuol dell'uomo sarà per questa generazione», dal che parrebbe che i Niniviti conoscessero l'intervento miracoloso di Dio a pro del profeta, e lo considerassero come una prova ch'egli era stato mandato da Dio. Gesù dichiara che a quella generazione malvagia egli darebbe un segno, il quale dimostrerebbe loro ch'egli veniva da Dio; segno altrettanto convincente quanto lo era stato quello di Giona per i Niniviti; vale a dire, che, siccome Giona, dopo essere stato tre giorni nel ventre del pesce, fu restituito alla vita, così egli, il Figliuol dell'uomo, dopo essere stato un tempo eguale nel sepolcro, risusciterebbe dai morti. Fu questo il secondo annunzio che Gesù diede pubblicamente della sua risurrezione la quale doveva succedere tre giorni dopo la sua morte Vedi il primo in Giovanni 2:19.

PASSI PARALLELI

Giona 1:17

Matteo 16:21; 17:23; 27:40,63-64; Giovanni 2:19

Salmo 63:9; Giona 2:2-6

41 41. I Niniviti...

Ninive, capitale dell'impero assiro, fondata da Assur Genesi 10:11 sulle due sponde del fiume Tigri, fu distrutta dai Babilonesi 600 anni avanti Cristo; ruina predetta dal profeta Nahum 1:1,8; 2:6. Le mura di essa formavano un circuito di 48 miglia, ma la sua sovversione fatale che per molti secoli nessuno seppe ov'era situata. La scoperta delle sue rovine è recente, e si deve agli scavi dei signori Layard e Botta.

risorgeranno nel giudizio con questa generazione, e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui vi è più che Giona;

il nostro Signore predice con queste parole che il segno da lui dato, e tutti gli altri, non avrebbero prodotto nessun effetto sulla maggior parte di quella malvagia e adultera generazione. Egli confronta costoro coi Niniviti, i quali, sebbene pagani, si pentirono, mentre costoro rimarrebbero impenitenti alla voce del Figlio di Dio. La risurrezione dei morti, piccoli e grandi, e il giudizio finale sono ambedue affermati in Matteo 12:41-42. Siccome, nel capo precedente, Gesù aveva dichiarato che Tiro e Sidone, Sodoma e Gomorra sarebbero state, nel giudizio, trattate con più mitezza di Capernaum e dei villaggi circostanti che avevano udita la sua predicazione, così egli qui dichiara che i Niniviti e la Regina del mezzodì sorgeranno davanti al tribunale del giudizio per condannare questa generazione, la quale deliberatamente resisteva ad una luce più fulgida assai di quella che essi avevano goduta.

PASSI PARALLELI

Luca 11:32

Matteo 12:42; Isaia 54:17; Geremia 3:11; Ezechiele 16:51-52; Romani 2:27; Ebrei 11:7

Matteo 12:39,45; 16:4; 17:17; 23:26

Giona 3:5-10

Matteo 12:6,42; Giovanni 3:31; 4:12; 8:53-58; Ebrei 3:5-6

42 42. La regina del Mezzodì risusciterà nel giudizio con questa generazione, e la condannerà;

«La regina del Mezzodì, che venne a veder Salomone, è la regina di Seba, mentovata in 1Re 10:19. Seba era un distretto dell'Arabia Felice, sulle sponde del mar rosso, vicino all'attuale Aden, dove abbondavano le spezie, l'oro e le gemme.

perché ella venne dalle estremità della terra,

L'espressione «gli estremi termini della terra» non significa altro che la parte più remota del mondo abitabile, allora conosciuto.

per dir la sapienza di Salomone; ed ecco, qui v'è più che Salomone.

La sapienza di Salomone messa a confronto con quella di Cristo era poca cosa; ma di fronte alle tenebre nelle quali si trovava la regina di Seba, era quasi un oracolo di Dio; ond'ella, che venne da lontane regioni per udire quel re, avrebbe, nel giorno del giudizio, condannati coloro i quali non avevano voluto dare ascolto ad uno che era più grande di Salomone. Cristo accenna in questi versetti alla sua dignità suprema, colle parole «più che Giona», «più che Salomone».

PASSI PARALLELI

1Re 10:1-13; 2Cronache 9:1-12; Luca 11:31-32; Atti 8:27-28

1Re 3:9,12,28; 4:29,34; 5:12; 10:4,7,24

Matteo 3:17; 17:5; Isaia 7:14; 9:6-7; Giovanni 1:14,18; Filippesi 2:6-7; Ebrei 1:2-4

43 

Parabola dello spirito immondo Matteo 12:43-45

43. Or, quando lo spirito immondo è uscito d'un uomo, va attorno per luoghi aridi, cercando riposo, e non lo trova.

È probabile, secondo Luca 9:39, che in alcune specie di malattie demoniache, l'ossesso non fosse continuamente in preda al maligno spirito, ma godesse di lucidi intervalli. Risulta dal medesimo passo che ogni nuovo attacco peggiorava lo stato del paziente. Il caso di cui parla nostro Signore è quello di un insulto finale, dopo il quale il malato ritrovasi in uno stato disperato. Credevano generalmente gli Ebrei che i demoni, uscendo dall'ossesso, andassero errando per luoghi aridi, senz'acqua, o deserti: la qual credenza, vera o immaginaria, si appoggiava in qualche guisa al linguaggio dei loro profeti Isaia 13:21;34:14; Geremia 50:39; Deuteronomio 32:17; Apocalisse 18:2. In quanto a noi, ci basta che il nostro Signore, per illustrare una parabola, riferisca quello che comunemente credevasi da coloro ai quali parlava. Quei luoghi aridi e deserti vengono rappresentati come un'abitazione sgradevole per lo spirito spodestato, il quale si trova colà fuori del suo elemento, che è la miseria e la distruzione umana. Lo spodestamento dello spirito allude al grande effetto che, sulle anime degli uomini, aveva prodotto la predicazione del Battista Matteo 3 e di Cristo stesso, nei primi tempi del suo ministerio. Che il dominio di Satana fosse scosso, e che, temporaneamente, venisse cacciato via dai cuori degli uomini battezzati a pentimento da Giovanni, ed aspettanti il regno di Dio, è un fatto da non potersi mettere in dubbio. Se non che il pentimento di coloro era «simile ad una nuvola mattutina, ed alla rugiada» Osea 6:4; ell'era tutt'altro che l'opera genuina e profonda dello Spirito di Dio.

PASSI PARALLELI

Luca 11:24; Atti 8:13

Giobbe 1:7; 2:2; 1Pietro 5:8

Salmo 63:1; Isaia 35:6-7; 41:18; Ezechiele 47:8-12; Amos 8:11-13

Matteo 8:29; Marco 5:7-13; Luca 8:28-32

44 44. Allora dice: Ritornerò nella mia casa donde sono uscito;

cioè nel corpo e nell'anima dell'ossesso che erano stati la sua abitazione. «Può darsi», dice costui, «ch'io lo trovi stanco delle sue nuove idee religiose, e non lontano dall'entrare in trattative di riconciliazione col suo vecchio amico». Quindi egli va a far le sue ispezioni nell'antica dimora.

e giuntovi la trova vuota, spazzata, ed adorna;

Sembra ad alcuni che la vittima venga, nell'ultima clausola, rappresentata come affatto liberata dalla influenza satanica; ma il considerarla come pronta ad essere nuovamente occupata, sta più d'accordo coll'intendimento della parabola. Il demonio trova costui simile ad una casa accuratamente preparata ad accogliere, l'inquilino, non occupata da altri pulita, spazzata, mobiliata ed acconcia come si conviene. Un cuore vuoto è un invito a Satana. Qualunque cambiamento esterno avvenga nel peccatore, qualunque impressione momentanea faccia sul cuor suo lo Spirito Santo, se il cuore stesso non ha trovato un nuovo inquilino, se, insomma, Cristo non vi ha eretto il suo trono, quel cuore rimane pur sempre vuoto, e Satana è certo di potervi tornare, ed osservi bene accolto.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:29; Luca 11:21-22; Giovanni 13:27; Efesini 2:2; 1Giovanni 4:4

Matteo 13:20-22; Salmo 81:11-12; Osea 7:6; Giovanni 12:6; 13:2; Atti 5:1-3; 8:18-23

1Corinzi 11:19; 2Tessalonicesi 2:9-12; 1Timoteo 6:4-5,9-10; 1Giovanni 2:19; Giuda 4-5

Apocalisse 13:3-4,8-9

45 45. Allora va, e prende seco altri sette spiriti, peggiori di lui, i quali entrati prendon quivi dimora, e l'ultima condizione di quell'uomo divien peggiore della prima.

Sette è il numero della perfezione: ora una forza diabolica cresciuta fino a sette, ogni grado della quale va aumentando di energia, è l'espressione la più energica che immaginare si possa di una potenza capace di assicurare per sempre il suo dominio sopra il cuore. Che se noi da queste parole del Salvatore, argomentiamo avere i suoi gradi anche la malvagità, e per conseguenza la miseria, anche nei demoni, forse non andiamo troppo lungi dal vero. «Abitano quivi» indica una stabile dimora: costoro trovansi in tal forza da sfidare per l'avvenire ogni spodestamento, e da tener la loro vittima in un perpetuo servaggio. Non è quindi da meravigliare se il nostro Signore dice che l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima.

Così avverrà anche a questa malvagia generazione.

L'ultima condizione di quella generazione in questo, pare che tutti convengano, fu quella che tenne dietro alla nazionale reiezione del Messia e precedette immediatamente la distruzione di Gerusalemme, lo sfacelo e la dispersione della nazione ebraica, che non è ancora cessata. Il loro proprio storico ci narra che il popolo, e specialmente i suoi capi, erano posseduti in quel tempo da un'insania fanatica, non dissimile dalla malattia degli ossessi. Nel tempo in cui il nostro Signore parlava loro, essi come nazione, si erano fatti più ostinati e perversi che mai. L'antica rozza idolatria aveva ormai ceduto il posto alla, sterile formalità. «Sette altri spiriti peggiori del primo» avevano preso possesso di loro, e li precipitavano di male in peggio. Passano quarant'anni, e la iniquità loro trabocca; si avventurano pazzamente in una guerra coi Romani, la Giudea diventa una vera Babele, Gerusalemme è espugnata, il Tempio distrutto, e gli Ebrei dispersi per tutta la terra. Non perdiamo mai di vista però che l'applicazione di questa parabola non si limita alla generazione alla quale fu prima rivolta; come avvertimento, ella si applica anche a tutti coloro che la leggono. Niuno diventa così disperatamente malvagio, come coloro i quali, dopo avere sperimentato profonde convinzioni religiose, sono deliberatamente ritornati al peccato ed al mondo Vedi note Luca 10:24 Luca 10:25 Luca 10:26.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:24; Marco 5:9; 16:9; Efesini 6:12

Matteo 23:15

Luca 11:26; Ebrei 6:4-8; 10:26-31,39; 2Pietro 2:14-22; 1Giovanni 5:16-17

Giuda 10-13

Matteo 21:38-44; 23:32-39,24,34; Luca 11:49-51; 19:41-44: Giovanni 15:22-24

Romani 11:8-10; 1Tessalonicesi 2:15-16

46 

La madre e i fratelli di Gesù Matteo 12:46-50

46. Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco, sua madre, e i suoi fratelli fermatisi di fuori, cercavano di parlargli.

L'avvicinarsi di sua madre diede senza dubbio l'occasione al piccolo incidente, narrato soltanto da Luca 11:27, di una certa donna, la quale, tra la folla, gridò ad un tratto: «Beato il seno che ti portò, e le mammelle che tu poppasti»; e spiega al medesimo tempo l'interruzione apparentemente brusca del suo discorso.

PASSI PARALLELI

Marco 2:21; 3:31-35; Luca 8:10,19-21

Matteo 13:55; Marco 6:3; Giovanni 2:12; 7:3,5,10; Atti 1:14; 1Corinzi 9:5; Galati 1:19

47 47. Ed uno gli disse: Ecco, tua madre, e i tuoi fratelli, sono là fuori, che cercano di parlarti.

In Marco 3:31-35, questo incidente è posto, come qui, dopo il discorso sul peccato imperdonabile; in Luca 8:19-21, dopo la parabola del Seminatore. Se però il nostro Signore, quando a lui si avvicinarono i suoi parenti stesse insegnando in una casa, come parrebbe secondo come Marco, o all'aria aperta, sembra rilevarsi dagli altri due, non è ben chiaro: Marco 3:21 ci spiega il motivo per cui i parenti di Gesù vennero e persistettero a volere penetrare fino a lui, malgrado la densità della folla, quando scrive: «Or i suoi parenti, udito ciò, vennero per impadronirsi di lui, perché dicevano: Egli è fuori di se». Essi avevano probabilmente saputo che lo accusavano d'esser posseduto da un demonio; ma preferivano attribuire a pazzia quel singolare zelo, da lui spiegato nell'insegnare e nel predicare. Senza una ragione, e non si sarebbero arrischiati ad interromperlo mentre era occupato ad insegnare pubblicamente, e, quella ragione era senza dubbio una ansiosa preoccupazione per la sua salvezza, e il desiderio di impedire un pericoloso esaltamento di lui o della gente ivi radunata. La persona principale di questa scena era sua madre, i suoi fratelli, che non credevano in lui, erano in compagnia di essa, e forse l'andavano stimolando all'atto che stava per compiere. Ammettiamo volentieri che una tal condotta fosse perfettamente compatibile col vero affetto, e scusabile a cagione delle imperfette idee che Maria aveva sulla natura della missione di suo Figlio; «forse, come Giovanni Battista, ella non riusciva più a spiegarsi l'andamento dell'opera di suo figlio ed era combattuta fra opposte impressioni» Godet.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:47

48 48. Ma egli, rispondendo disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?

Queste parole contengono, un rimprovera a chi lo interrompe e recano conforto ai suoi umili ascoltatori. Egli, il secondo Adamo, venne per tutti gli uomini, e sebbene rivestisse la nostra natura nascendo da una donna, egli non era però più strettamente unito ad essa che non a tutti coloro i quali sono uniti a lui per lo Spirito; né era obbligato a volere il bene dei parenti terreni, più che il bene di coloro che egli era venuto ad ammaestrare e condurre a salvazione. Il significato di questo versetto è: «Se voi credete che le mie relazioni di famiglia sieno limitate come le vostre, ovvero che mia madre e i miei fratelli sieno per me, quel che per voi sono coloro che voi chiamate con sì cari nomi v'ingannate». Il senso dispregiativo che alcuni annettono a quelle parole, quasi egli avesse inteso dire: Chi sono essi per me? o: Che importa a me di costoro? è del tutto estraneo al testo ed al contesto.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:37; Deuteronomio 33:9; Marco 3:32-33; Luca 2:49,52; Giovanni 2:3-4; 2Corinzi 5:16

49 49. E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre, e i miei fratelli!

Secondo Marco 3:34, egli «guardò in giro coloro che gli sedevano d'intorno», certamente con una movenza tenera ed affettuosa; e secondo Matteo egli «distese la mano sui suoi discepoli», e disse: «Ecco, questi sono la mia madre e i miei fratelli, cioè la mia famiglia e la mia più stretta parentela. Io non sono legato come voi ad una semplice casata; ma abbraccio come apparentata del pari e cara a me, tutta questa numerosa assemblea».

PASSI PARALLELI

Matteo 28:7; Marco 3:34; Giovanni 17:8-9,20; 20:17-20

50 50. Poiché, chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio, che è nei cieli, esso mi è fratello, e sorella, e madre.

Teneri al certo erano i vincoli che univano Gesù alla madre ed ai fratelli, ma quelli che l'univano ai suoi veri discepoli erano più ancora teneri e sacri. «Fare la volontà del Padre suo che è ne' cieli», è questo il vincolo che unisce a lui tutti i membri della sua spirituale famiglia Conf. Romani 12:2; Efesini 6:6; Colossesi 4:12; Giovanni 6:29. Alcuni credono che il nostro Signore aggiunge la parola sorella che dal suo interlocutore non era stata pronunziata, affinché la dichiarazione sua riuscisse più affettuosa, più energica e di maggior conforto, il che può benissimo essere; ma noi siamo inoltre convinti, con Stier, che l'unione delle parole «fratelli e sorelle» con quella di «madre», nella bocca del Signore, è una forte prova che i fratelli i quali in quel momento lo cercavano, erano veramente figli propri della madre sua. Si osservi però ch'egli non parla qui del suo padre, perché non riconosceva alcun padre terreno. Il suo vero Padre egli lo indica nelle parole che precedono: «il Padre mio che è nei cieli».

PASSI PARALLELI

Matteo 7:20-21; 17:5; Marco 3:35; Luca 8:21; 11:27-28; Giovanni 6:29,40; 15:14

Atti 3:22-23; 16:30-31; 17:30; 26:20; Galati 5:6; 6:15; Colossesi 3:11; Ebrei 5:9

Giacomo 1:21-22; 1Pietro 4:2; 1Giovanni 2:17; 3:23-24; Apocalisse 22:14

Matteo 25:40,45; 28:10; Salmo 22:22; Giovanni 20:17; Romani 8:29; Ebrei 2:11-17

Cantici 4:9-10,12; 5:1-2; 1Corinzi 9:5; 2Corinzi 11:2; Efesini 5:25-27

Giovanni 19:26-27 1Timoteo 5:2

RIFLESSIONI

1. In questi giorni, nei quali molti tengono in poca stima il Testamento Antico, quasi fosse nella massima parte un tessuto di favole, è confortante vedere come il nostro Signore lo ritenga tutto indubbiamente vero, parlando della Regina del Mezzodì come di persona che veramente ha vissuto su questa terra, e del miracolo di Giona come di un fatto innegabile. E notiamo che coloro i quali deridono il Testamento Antico vengono con ciò medesimo a dispregiare Gesù Cristo. Insieme stanno, o insieme cadono, i due Testamenti.

2. Pensando a queste citazioni dell'Antico Testamento, non sarà fuor di luogo notare quanto fosse profonda la miscredenza che le provocò. Gli Scribi e i Farisei volevano altri miracoli, e facevan le viste di abbisognare di qualche altra testimonianza per dichiararsi convinti e farsi discepoli di Cristo, mentre pure non ammettevano ciò che Cristo diceva loro: «Non i miracoli, ma la volontà è quel che vi manca; non vi fanno difetto le prove, ma voi non volete lasciarvi persuadere». Nello stato medesimo di questi Scribi e Farisei molti si trovano nella Chiesa di Cristo, i quali ingannano se medesimi fino al punto di credere che, per diventare veri cristiani, d'altro non abbisognino se non di qualche ulteriore dimostrazione. Stiamo in guardia contro lo spirito della incredulità, ch'è un grande e crescente malanno dei nostri giorni. Il difetto di quella fede semplice ed infantile divien sempre più un carattere dei tempi, in ogni ordine della convivenza sociale.

3. Nella parabola dello spirito immondo che fa ritorno all'uomo donde era uscito, noi abbiamo la triste storia di molte anime. Si trovano uomini i quali, in qualche momento della loro vita, parvero dominati da un forte sentimento religioso: essi riformarono la propria condotta, spogliandosi di qualche vizio ed esercitando qualche virtù; ma lì si fermarono, non passarono più oltre, e a poco a poco abbandonarono la religione del tutto. Lo spirito malvagio ritornò nei loro cuori trovandoli vuoti, spazzati ed acconci, laonde essi sono ora peggiori di quello che già fossero: la coscienza loro è ottusa, il sentimento religioso intieramente distrutto, e paiono dati in balla ad uno spirito reprobo. Notiamo che il cuore umano aborre, non meno che la natura, dal vuoto. L'uomo ha bisogno di un qualche oggetto che riempia il suo cuore, al quale volga i propri affetti. Se, quando Satana è temporaneamente uscito dal nostro cuore, noi lo lasciamo vuoto, né ci diam pensiero di insediarvi, invece di Satana, Cristo, colui, senza dubbio, vi tornerà, ed eserciterà sopra di noi una possanza sempre più tirannica e fatale.

4. Quanto è glorioso il pensiero che anche sulla terra c'è una famiglia, della quale il Figlio di Dio è il fratello maggiore; famiglia nella quale il legame d'affetto ed il principio dominante è la ubbidienza al Padre del nostro Signore Gesù Cristo; famiglia che raccoglie in se uomini di ogni stato, di ogni età, i quali «hanno gustato che il Signore è buono»; famiglia della quale i membri possono di subito intendersi e consigliarsi dolcemente insieme, sebbene convengano forse per la prima volta dagli opposti termini della terra; famiglia che la morte non spegne, ma solo trasloca nella casa del Padre. Se i Cristiani tenessero presente abitualmente questo concetto, ed in conformità di esso operassero, quali effetti benefici ne verrebbero sulla Chiesa e sul mondo!

5. Ciascuno dei cenni sparsi nei Vangeli intorno alla madre di Gesù è molto interessante, e presi insieme costituiscono una testimonianza decisiva contro l'orrenda superstizione che, nel sistema romano, diede a Maria il posto d'una dea. Le parole dette in Matteo 12:39-40, che sono anche più enfatiche di quelle pronunziate alle nozze di Cana Giovanni 2:4, tolsero di mezzo l'idea che sua madre, alla quale egli s'era mostrato con amorosa umiltà sottomesso finché non venne il tempo per lui di incominciare la sua opera Luca 2:51, potesse ora pretendere di esercitare sopra di lui la sua autorità materna o dirigerlo coi suoi consigli. La parentela umana di madre a figlio era assorbita allora in quella spirituale e divina di credente a Salvatore, di discepolo a maestro. In questa ed in nessun'altra guisa dovette, d'allora in poi, Maria avvicinarsi a Gesù.

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