Matteo 14

1 CAPO 14 - ANALISI

1. Erode teme che Gesù sia il Battista risuscitato. Erode, governatore della Galilea, ode, verso questo tempo, parlare della fama di Gesù quale operatore di miracoli. La superstizione che aveva indotto molti fra i suoi cortigiani a bisbigliare fra loro essere costui l'ucciso Battista resuscitato Luca 9:7, aveva preso possesso, secondo Matteo, anche dell'anima del tetrarca. Il rimorso lo aveva fatto codardo Matteo 14:1-2.

2. Morte di Giovanni Battista. Le circostanze e la storia della morte del Battista occupano qui il loro posto naturale, il fatto essendo accaduto intorno a questo tempo Matteo 14:3-12.

3. Cristo si ritira in un luogo deserto coi discepoli. Cristo ed i suoi discepoli, saliti in una navicella, si ritirarono da un luogo deserto sulla sponda orientale del lago; ma i suoi movimenti, e la direzione della navicella, furono spiati da coloro che desideravano di goder delle sue istruzioni, onde, innanzi ch'egli vi giungesse, una gran folla di gente Marco 6:32-34 già occupava quel luogo Matteo 14:13.

4. I cinquemila uomini saziati miracolosamente nel deserto. Per soccorrere costoro, poiché si trovavano là senza cibo né ricovero, Gesù, nonostante le insistenze dei suoi discepoli perché licenziasse quelle turbe a cagione della notte che si avvicinava, sfamò, in quel luogo deserto, cinquemila persone con cinque pani e due pesciolini Matteo 14:14-21.

5. Cristo e Pietro camminano sulle acque. Licenziata la moltitudine, e fatti imbarcare di nuovo i suoi discepoli, Gesù cercò la solitudine della montagna per trattenersi col suo Padre celeste Matteo 14:22-23. Sbattuta da venti contrari, la navicella poco avanzò. Essa era nel mezzo del lago, quando, verso la quarta vigilia della notte fra le 3 e le 6 ant. Gesù, che gl'impauriti rematori credettero uno spirito, si avvicinò a: loro camminando sulle acque, ed acquetò i loro timori Matteo 14:24-27. Pietro chiede il permesso di camminare anch'egli sulle acque per incontrare il suo maestro; invitato, ci si prova; ma, fatti pochi passi, venendo meno la fede, incominciò ad affondare. Allora Gesù lo salvò, entrò nella barca, e fece chetare il vento Matteo 14:28-33.

6. Gesù si reca a Gennesaret. Negli ultimi versetti di questo capitolo, l'Evangelista narra la visita che Gesù fece a Gennesaret, il giorno stesso dello sbarco a Capernaum dalla costa orientale, ed indica l'ardente desiderio mostrato dal popolo di godere della sua miracolosa potenza di guarigione Matteo 14:34-36.

Matteo 14:1-2. ERODE TEME CHE GESÙ SIA IL BATTISTA RISUSCITATO Marco 6:14-16; Luca 9:9

1. In quel tempo, Erode il tetrarca udì la fama di Gesù,

Siccome gli evangelisti Matteo e Marco inseriscono questo fatto dopo la seconda visita a Nazaret quest'ultimo collocando la prima missione degli apostoli fra le due visite, è probabile che, in questo intervallo o poco prima, sia stato messo a morte Giovanni Battista. Erode Antipa, tetrarca di Galilea, era il secondogenito di Erode il Grande, e fu poi esiliato in Ispagna dove morì. Vedi nota Erode Luca 3:1. Siccome Cristo già da molto tempo esercitava il suo pubblico ministero in Galilea, talché la sua fama si era sparsa dappertutto, ci parrebbe piuttosto strano che Erode non ne avesse udito parlare fino allora, se non sapessimo che, durante la maggior parte di quel tempo, questi era rimasto nel deserto, all'est del Giordano, guerreggiando contro il suo suocero Areta, re dell'Idumea.

PASSI PARALLELI

Marco 6:14-16; 8:15; Luca 9:7-9; 13:31-32; 23:8-12,15; Atti 4:27

Luca 3:1

2 2. E disse a' suoi servitori: Costui è Giovanni Battista; egli è risuscitato da' morti, e però agiscono in lui le potenze miracolose.

Dal passo parallelo, in Marco, siamo informati che alla corte di Erode si era domandato chi mai si fosse questo profeta di Nazaret. Congetturarono alcuni che fosse Elia, aspettato in persona qual precursore del Messia; altri, per superstiziosi timori, pensando all'omicidio commesso sulla persona di un profeta insigne, argomentavano che fosse Giovanni stesso, risorto dai morti e tornato alla sua missione. Questa era la credenza di Erode stesso, il quale non ebbe scrupolo di manifestarlo ai servi di sua fiducia, trovandosi oppresso dalle rimostranze della sua coscienza. Si osservi, nel caso di quest'uomo, qual possanza dispiega sul peccatore una coscienza risvegliata. In fatto di religione, Erode e tutti i suoi partigiani professavano le opinioni dei Sadducei Marco 8:15, i quali, all'idea dell'anima, della risurrezione dei morti, della vita futura, degli angeli e degli spiriti ridevano di scherno. Ciò nonostante, quando la coscienza, e la paura costrinsero Erode a palesare i più intimi segreti del cuore, allora egli abbandonò il suo scetticismo, e fu costretto di ammettere la risurrezione e l'immortalità dell'anima. Gli scettici dei nostri giorni, trovandosi in una posizione simile a quella di Erode, abbandonerebbero anch'essi i loro principi.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:11; 16:14; Marco 8:28; Giovanni 10:41

3 Matteo 14:3-12. IL BATTISTA VIENE IMPRIGIONATO E DECAPITATO. VITA PRIVATA DI ERODE Marco 6:17-29; Luca 3:19-20

Per l'esposizione Vedi Marco 6:17-29.

13 Matteo 14:13-21. VISITA ALLA SPIAGGIA ORIENTALE DEL LAGO DI TIBERIADE. MIRACOLO DELLO SFAMARE I CINQUEMILA Marco 6:30-44; Luca 9:10-17; Giovanni 6:1-13

Per l'esposizione Vedi Marco 6:30-44.

22 Matteo 14:22-36. CRISTO CAMMINA SULLE ACQUE. PIETRO SI PROVA A FARE LO STESSO E AFFONDA Marco 6:45-52; Giovanni 6:15-24

22. Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a montare nella barca,

Il miracolo precedente convinse il popolo che Gesù era il Messia; e ciò spiega perché tentassero costoro di prenderlo per forza e farlo re Vedi Giovanni 6:15. Forse, avendo i discepoli in questa occasione mostrato di pensarla col popolo, Gesù li obbligò a dare, colla loro partenza, il buon esempio alle turbe. La parola costrinse implica riluttanza a dipartirsi; ma fu probabilmente cagionata non meno dall'ansioso timore di lasciar Gesù solo colle turbe, che da un qualche desiderio di giungere agli onori, mediante la promozione del loro divino Maestro.

ed a precederlo sull'altra riva, mentre egli licenzierebbe le turbe.

Marco 6:45 aggiunge «verso Betsaida», mentre Giovanni 6:17 dice: «Traevano all'altra riva del mare verso Capernaum». Non è difficile mettere d'accordo questi particolari. Betsaida Matteo 11:21 giaceva all'imbocco del Giordano nel lago, alquanto a N. E. di Capernaum, e il luogo deserto ove il miracolo fu operato apparteneva a Betsaida Luca 9:10, cosicché dev'essere stato un po' a S. E. di quest'ultima città, lungo la spiaggia del lago; quindi, facendo vela per ritornare a Capernaum, la rotta li avrebbe condotti verso Betsaida: e là, il nostro Signore si era proposto di raggiungerli, dopo aver licenziata la folla. Al S. E. del Giordano si trova una pianura larga quasi otto miglia, chiamata oggidì Butaiha, che una montagna separa dal lago a mezzodì. Thomson asserisce, ed è cosa molto probabile, che lo stupendo miracolo venne operato in quel punto ove si incontrano la pianura, il lago, ed il monte.«Era indubbiamente deserto allora come ora, perché non è suscettibile di coltivazione. Nella piccola baia furono ancorate le navicelle. Sul bel declivio, alla base del poggio roccioso, il popolo fu fatto sedere, per ricevere dalle mani del Figliuol di Dio il pane miracoloso, emblema del suo corpo, pane disceso dal cielo» The Land and the Book, p. 372.

PASSI PARALLELI

Marco 6:45

Matteo 13:36; 15:39

23 23. E licenziatele, si ritirò in disparte sul monte per pregare.

La montagna, come dicemmo, doveva essere vicina, e Gesù vi salì per pregare. Non è forse strano che l'eterno Iddio sentisse bisogno di fare orazione? Non dimentichiamo mai che in Cristo erano due nature, distinte tra loro e perfette nelle loro manifestazioni. La natura divina di Gesù non aveva bisogno di pregare, ma l'anima sua umana non poteva farne di meno; per questa, la preghiera era alimento, cibo e sostegno. L'uomo Gesù imparò quel che, coll'esempio insegnò al suo popolo, imparò che Iddio vuole gli sia chiesto tutto ciò che ci occorre. L'anima sua, ci viene detto, era talvolta «afflitta»: or questa può essere stata una di quelle occasioni. La notizia della morte di Giovanni Battista ch'egli aveva ricevuta in quel giorno; l'eccitamento del popolo in suo favore, che in quella sera era giunto al colmo col desiderio di farlo re, e che andò scemando d'allora, in poi; la pietà che sentiva per costoro, che gli parevano «pecore disperse senza pastore», tutti questi motivi insieme lo spinsero probabilmente a ritirarsi per conversare col suo Padre celeste, e riceverne una tal provvisione di grazia che lo rendesse capace di proseguire l'opera ch'era venuto a compiere sulla terra. Or seguiamo l'esempio di Cristo; ciò di cui abbisognava l'anima umana del Figlio di Dio è mille volte più indispensabile a noi.

E, fattosi sera, era quivi tutto solo.

L'avvicinarsi della sera viene qui rammentato due volte: avanti il miracolo Matteo 14:15 e dopo. Alcuni hanno creduto che ciò fosse una svista, una inavvertenza, mentre sta in perfetta armonia coll'uso ebraico di distinguere due sere Esodo 12:6;29:39,41; Levitico 33:5; Numeri 9:3,5;28:4, una delle quali incominciava quando principiava a calare il sole, l'altra dopo il tramonto. Giovanni 6:17 dice che quest'ultima incominciava col buio.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:6; 26:36; Marco 6:46; Luca 6:12; Atti 6:4

Giovanni 6:15-17

24 24. Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde; perché il vento era contrario.

Così corre il testo emendato. Il vento proveniente dagli alti monti della Galilea a Nord soffiava verso il centro del lago, e contro chi vogava verso Betsaida. Essendo esso, contrario, i discepoli non potevano adoprare le vele; perciò dovettero ricorrere ai remi, il che combina colla descrizione di Giovanni. Questo versetto ci descrive una dura fatica di dieci ore, dal tramonto all'alba, nelle quali gli apostoli poterono avanzare soltanto di 20 o 30 stadi, cioè di tre miglia e mezzo Giovanni 6:19.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:24; Isaia 54:11; Marco 6:48; Giovanni 6:18

25 25. Ma alla quarta vigilia della notte,

Lo spazio naturale della notte, dal tramonto cioè al sorgere del sole, era dagli antichi Ebrei diviso in tre parti, ossia,«veglie» di quattro ore l'una, e chiamate: «il principio della veglia» Lamentazioni 2:19; «la veglia della mezzanotte» Giudici 7:19; e «la veglia della mattina» 1Samuele 11:11. Durava la prima dalle sei alle dieci, la seconda dalle dieci alle due, la terza dalle due alle sei. I Romani però, ad imitazione dei Greci, dividevano la notte in quattro «vigilie» di tre ore l'una, e gli Ebrei, al tempo di Cristo, avevano adottato quest'ultima divisione. Marco 13:35 distingue questi quattro periodi colle parole la sera, mezzanotte, il cantar del gallo, e la mattina. Quindi le parole «la quarta vigilia» indicano il tempo che passa fra le 3 e le 6 antimeridiane.

Gesù andò verso loro camminando sul mare.

Non lungo la sponda, come alcuni hanno sognato, ma sull'acqua. Quest'ultimo senso è richiesto dall'intiero contesto.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:43; Luca 12:38

Giobbe 9:8; Salmo 93:3-4; 104:3; Marco 6:48; Giovanni 6:19; Apocalisse 10:2,5,8

26 26. E i discepoli, veggendolo camminar sul mare, si turbarono, e dissero: È un fantasma! E, dalla paura, gridarono.

Il vocabolo «fantasma» apparizione, vuol essere inteso nel senso più ampio, come significante ogni apparenza incorporea. In quella scarsa luce, i discepoli non poterono discernere che i contorni della persona; mentre il fatto narrato da Marco 6:48, che cioè Gesù facesse le viste di passare oltre, confermerebbe lo spavento ch'essi provarono, supponendo ch'egli fosse un fantasma. Dalla paura, strillarono. La medesima parola greca è altrove usata a significare gli urli sovrumani degl'indemoniati. Questi particolari, mentre sono vive rimembranze della memoranda scena, mostrano che i dodici, dopo la prima loro missione, conservavano ancora molte idee puerili e superstiziose, le quali non vennero pienamente distrutte che assai più tardi.

PASSI PARALLELI

1Samuele 28:12-14; Giobbe 4:14-16; Daniele 10:6-12; Marco 6:49-50; Luca 1:11-12

Luca 24:5,45; Atti 12:15; Apocalisse 1:17

27 27. Ma subito Gesù parlò loro, e disse: State di buon animo, son io, non temete.

Per quanto volesse mettere a prova la loro intelligenza e la loro fede, non aveva Gesù intenzione di lasciare i suoi discepoli in tale stato di penosa dubbiezza. Con quella voce ch'essi ben, conoscevano, egli parlò loro, vincendo per tal guisa i loro superstiziosi timori. Quando Cristo si presenta in qualche forma insolita ed allarmante, mediante dolori, afflizioni e prove, i suoi spesso lo disconoscono; ma egli, come in questo caso, li conforta e rassicura.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:2; Giovanni 16:33; Atti 23:11

Isaia 41:4,10,14; 51:12; Luca 24:38-39; Giovanni 6:20; 14:1-3; Apocalisse 1:17-18

28 28. E Pietro gli rispose: Signore, se sei tu, comandami di venire a te sulle acque.

Questo incidente, ricordato dal solo Matteo, è tanto in armonia coll'indole di Pietro, che se l'evangelista non l'avesse nominato, noi gliel'avremmo senza dubbio attribuito. Il suo affetto per Gesù, l'impeto che lo spinse ad operare senza riflessione, lo sgomento ch'egli provò allorquando si vide nel pericolo, tutto qui viene dipinto; e bene a ragione questo avvenimento fu chiamato quasi un preludio al suo rinnegamento ulteriore. Si osservi però ch'egli non chiede un semplice permesso, ma un esplicito comando di Cristo, poiché è ben sicuro che, dietro questo comando, nulla di male gli potrebbe accadere.

PASSI PARALLELI

Matteo 19:27; 26:33-35; Marco 14:31; Luca 22:31-34,49-50; Giovanni 6:68; 13:36-38

Romani 12:3

29 29. Ed egli disse: Vieni. E Pietro, smontato dalla barca, camminò sulle acque, e andò verso Gesù.

Ci voleva uno spirito audace per desiderare, e più audace ancora per tentare quel cammino strano, senza timore di annegamento. Gesù però aveva una lezione da impartire a Pietro, per correggere il suo carattere e per fargli comprendere ch'egli doveva in avvenire dipendere intieramente da lui; perciò gli dà il comando desiderato: «Vieni». Quanto coraggio infonde in ogni tempo, nei cuori dei suoi discepoli quest'ordine: «Vieni!» quando Gesù lo dà loro col mezzo del suo Vangelo! Il camminar di Pietro sull'acque è una rivelazione parlante della natura della fede, ed un notevole esempio della potenza dell'uomo spirituale sulle leggi inferiori della materia, così spesso indicata da Cristo Matteo 17:20;21:21.

PASSI PARALLELI

Mt 17:20; 21:21; Marco 9:23; 11:22-23; Luca 17:6; Atti 3:16; Romani 4:19

Filippesi 4:13

30 30. Ma, vedendo il vento, ebbe paura; e, cominciando a sommergersi, gridò: Signore, salvami!

La violenza del vento e il furore delle onde, quando Pietro saltò dalla barca e cominciò a camminare, continuarono anche dopo; ma nel primo istante egli non se ne avvide: il suo occhio era fisso in Cristo, la sua fede poggiava sul comando di lui; ma prima ch'egli si fosse di molto allontanato, l'occhio suo si distolse dal Maestro, si volse alle onde: l'aiuto, ch'era pronto, fu dimenticato nel pericolo; e siccome la paura vinceva in lui la fede, egli cominciò ad affondare. Allora fu convinto della sua temerità nell'esporsi volontariamente al pericolo. Si osservi, ciò nonostante, che la sua fede, in quel momento di prova, rimane tanto salda, ch'egli si affida, per la sua salvezza, unicamente a Cristo. «Signore, salvami!» tal fu la preghiera che il sentimento del bisogno, e la vista di Cristo, pronto a soccorrerlo gli suggerirono.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:69-75; 2Re 6:15; Marco 14:38,66-72; Luca 22:54-61; Giovanni 18:25-27

2Timoteo 4:16-17

Matteo 8:24-25; Salmo 3:7; 69:1-2; 107:27-30; 116:3-4; Lamentazioni 3:54-57; Giona 2:2-7

2Corinzi 12:7-10

31 31. E Gesù stesa subito la mano lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?

Il trattamento usato da Cristo verso Pietro, in questa circostanza, è un esempio della benignità colla quale egli tratta i suoi. Cotesto rabbuffo non venne fatto a Pietro mentre egli affondava nell'acqua: Gesù prima gli stese la mano, lo salvò e rinvigorì la sua fede, in modo ch'egli poté reggersi al suo fianco sulle onde; quindi gli rimproverò la debolezza della sua fede. Così quando Cristo ci stende la mano e ci salva, ci meravigliamo di aver potuto, fosse pure per un istante, dubitare della sua potenza e della sua grazia.

PASSI PARALLELI

Salmo 138:7; Isaia 63:12; Marco 1:31,41; 5:41; Atti 4:30

Genesi 22:14; Deuteronomio 32:36; Marco 16:7; Luca 22:31-32; 24:34; 1Pietro 1:5

Matteo 8:26; 16:8; 17:20; Marco 11:23; Romani 4:18-20; 1Timoteo 2:8; Giacomo 1:6-8

32 32. E quando furono montati nella barca, il vento si aquetò. 33. Allora quelli ch'erano nella barca si prostrarono dinanzi a lui, dicendo: Veramente tu sei il Figliuol di Dio.

Il Signore condusse Pietro alla barca, e mentre essi vi entravano, il vento che fino allora aveva imperversato, cessò ad un tratto. Marco ci narra che i discepoli rimasti a bordo «più che mai sbigottirono in loro stessi»; ma non basta: il nostro Evangelista ci narra che essi si prostrarono innanzi a lui adorando. Quest'atto è ben definito dalle loro parole: «Veramente tu sei il Figliuolo di Dio!» Qual fosse il valore dato in questo ed in altri casi ad un titolo così misterioso, non è facile determinare, ma è certo che i discepoli erano convinti che in Gesù abitava Dio, com'egli lo asseriva.

PASSI PARALLELI

Salmo 107:29-30; Marco 4:41; 6:51; Giovanni 6:21

Matteo 15:25; 28:9,17; Luca 24:52

Matteo 16:16; 17:5; 26:63; 27:43,54; Salmo 2:7; Daniele 3:25; Marco 1:1; 14:61; 15:39

Luca 4:41; 8:28; Giovanni 1:49; 6:69; 9:35-38; 11:27; 17:1; 19:7; Atti 8:37

Romani 1:4

34 

Avvenimenti successi immediatamente dopo lo sbarco Matteo 14:34-36

34. E passati all'altra riva, vennero nel paese di Gennesaret.

Chi ponga bene a confronto il ragguaglio che, dello sbarco dà Giovanni, con quello che contiene in questo versetto ed in Marco 6:53, vedrà che la contraddizione apparente, ch'è fra loro, può benissimo conciliarsi se si considera l'affermazione di questo versetto come relativa a due movimenti di Cristo e dei suoi discepoli, distinti e separati, sebbene immediatamente successivi. Il primo è lo sbarco a Capernaum, dopo che la barca, per miracolo certamente, fu in un batter d'occhio giunta alla sua destinazione Giovanni 6:21. Il secondo è una breve gita successiva da Capernaum a Gennesaret, sulla sponda occidentale del lago. Giovanni asserisce chiaramente che il giorno seguente la moltitudine, che era rimasta sulla spiaggia dei Gadareni, traversò il lago, trovò Gesù in Capernaum, ed ivi ascoltò il suo discorso sul «pane della vita»; del che può darsi facilmente ragione, quando si supponga che, solamente dopo il discorso, Gesù s'imbarcò a Capernaum per Gennesaret. Questo paese, che chiamasi oggi el Ghuweir, è posto sulla sponda occidentale del lago, ed è chiamato da Flavio, Gennezar, nome che generalmente si crede una corruzione di Chinnerot o Chinneret, una delle città assegnate alla tribù di Neftali Giosuè 19:35, e dalla quale il lago prese il sito antico nome Numeri 34:11. Vi era là probabilmente una città o villaggio, chiamato Gennesaret ai tempi del nostro Signore, sebbene non se ne faccia speciale menzione. Questa contrada, negli antichi tempi, era fertilissima e Flavio la descrive come un paradiso terrestre. Secondo Thomson, è tuttora copiosamente irrigata, sebbene, a cagione dell'abbandono in cui si trova, vi abbondino le spine. Egli conferma, quanto all'estensione di essa, le misure che ne diede Flavio: cioè 30 stadi di lunghezza (3 o 4 miglia) e 20 di larghezza, circa 2 miglia.

PASSI PARALLELI

Marco 6:53-56

Luca 5:1

35 35. E la gente di quel luogo, avendolo riconosciuto, mandò per tutto il paese all'intorno, e gli presentarono tutti i malati; 36. E lo pregavano che lasciasse loro toccare non foss'altro che il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccarono furono completamente guariti.

Durante i tre anni del suo ministerio, Gesù si fece conoscere dal popolo di Galilea come profeta operatore di miracoli. Perciò la sua venuta fu tosto annunziata a tutti i malati dei dintorni. Questi versetti abbracciano uno spazio di tempo indefinito e forse non breve. Questo è uno dei molti passi che ci mostrano quanto i miracoli del Signore, a noi non noti, superino in numero quelli narrati negli Evangeli. Sebbene moltissimi di quei miracoli non sieno mai stati esposti in alcuna pagina scritta, pure ognuno ha il suo monumento di gratitudine o di rimorso, nell'altro mondo. Certo chi credeva che fosse necessario toccare il lembo della veste di Gesù per esser guarito, dava nel superstizioso, e chi supponeva non bastasse la sua parola, toglieva qualcosa all'onor di lui; ma per non spegnere il lucignolo fumante, Gesù adattava se stesso alle rozze idee di costoro, che però non giustifica minimamente che s'abbia a por fede nella virtù delle reliquie neppur se fossero genuine, e nella grazia sacramentale dei simboli. Tal debolezza poteva tollerarsi allora in gente che, ignorando la divinità di Gesù, cercava di avvicinarsi materialmente a lui; ma ora ch'egli; col profumo della sua grazia, empie il cielo e la terra, noi dobbiamo ricevere colla fede, non già colla vista o col tatto, la salvazione ch'egli ci reca dal cielo. L'epoca di questo soggiorno a Gennesaret è quella descritta in Giovanni 7:l.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:24-25; Marco 1:28-34; 2:1-12; 3:8-10; 6:55

Matteo 9:20-21; Marco 3:10; Luca 6:19; Atti 19:11-12

Matteo 23:5; Esodo 28:33-43; Numeri 15:38-39

Giovanni 6:37; 7:23; Atti 3:16; 4:9-10,14-16

RIFLESSIONI

1. Non solamente il nostro Signore ci esorta a pregare del continuo senza stancarci, ma ancora ce ne dà l'esempio. La sua santa anima umana aveva bisogno d'essere così nutrita e rinfrescata, ed egli ci addita dove a noi convenga andare per trovare cibo spirituale ed incremento nella grazia. Dopo un giorno di faticoso lavoro, Gesù abbisognava di riposo, e riposo egli trovò, non già nel sonno, ma nella preghiera. Egli esemplifica il suo precetto in Matteo 6:6, facendo della montagna solitaria la sua «cameretta».Egli manda via i suoi discepoli per starsene solo col suo Padre. Mentre i discepoli erano tentati di credere che il Maestro fosse incurante e dimentico dei loro pericoli, egli pregava per loro. Per adempiere l'uffizio di mediatore Egli fu veramente Dio e uomo, somministrando, secondo i casi, prove di ambedue le nature. Tenendo tutte le cose nella sua propria possanza, egli si dimostrò uomo in questa circostanza per le sue preghiere dettate da umano affetto verso i suoi Vedi Ebrei 2:11-16. La divina sua maestà rimase, per così dire, in riposo, pronta a sorgere splendida, a tempo opportuno.

2. Questi versetti ci provano che Cristo esercita un dominio assoluto sopra tutte le cose create. In un'altra circostanza di già, sul medesimo lago, egli aveva manifestato la sua potenza divina sulla natura, costringendo i marinari ad esclamare: «Qual uomo è mai costui, che anche i venti ed i flutti gli ubbidiscono!». Ora noi lo vediamo camminare sul lago come se fosse terra ferma: avvenimento incomprensibile affatto ai nostri poveri e deboli intelletti! Basti a noi che ciò accadde; basti a noi rammentare che, a Colui il quale creò i mari al principio, dovette essere cosa facilissima, camminare, quando a lui piacque, sui flutti. C'è per ogni cristiano un grande conforto nel pensare che tutto serve a Cristo. Egli può permettere che il suo popolo sia provato per un tempo: e può anche venire tardi al suo soccorso; ma non si dove mai dimenticare che i venti, i flutti e le tempeste sono al comando di Cristo, e non possono muoversi senza il suo permesso.

3. Noi impariamo che, se vogliamo antivenire la Provvidenza, ed affrontare difficoltà alle quali non siamo chiamati, noi ci esponiamo a cadute vergognose, le quali ci proveranno quanto siamo deboli e temerari. Nelle parole di Pietro: «Comanda che io venga a te», c'è una gran fede ed un coraggio grande; ma la fede che arrischia e il coraggio che ardisce sono una cosa mentre il coraggio che perdura e la fede che resiste salda fino alla fine sono un'altra cosa.

4. Si osservi qual possanza Gesù può concedere a coloro i quali confidano in lui. Camminando egli stesso sul lago, Gesù compiva un gran miracolo; ma dando ad un povero discepolo la capacità di fare altrettanto, egli ne compiva uno maggiore. Evvi in questa parte della narrazione un senso profondo: si vede quali grandi cose il Signore possa fare a pro di coloro che ascoltano la sua voce e lo seguono. Egli può condurli attraverso a difficoltà e cimenti che senza di lui non oserebbero affrontare; egli può dar loro la forza di camminare incolumi nel fuoco e nell'acqua, e di superare qualunque nemico. Impariamo quanto danno attiri l'incredulità sui discepoli.

5. Nella paura di Pietro vediamo una, viva pittura di ciò che succede in molti credenti. Quanti che hanno fede sufficiente a fare il primo passo nel seguire Cristo e non ne hanno più abbastanza per seguirlo con perseveranza! Si spaventano delle prove, dei pericoli e dei nemici che incontrano nella loro via; pensano più a questi che a Cristo, e subito i loro piedi incominciano ad affondare. E perché mai? Certamente, Cristo non cambia; ma ciò accade appunto perché, al pari di Pietro, essi cessano di guardare a Gesù, e, dànno adito alla incredulità.

6. Ammiriamo la mitezza di Gesù, che molto può sopportare e molto perdonare, quand'egli vede la grazia operare nel cuore di un uomo. Simile ad una tenera madre che tratta amorosamente il figliuolo, e non lo scaccia da se quand'anche travia o trasmoda, così Gesù usa amorosamente coi suoi. Egli li amò, ed ebbe pietà di loro innanzi che si convertissero, e li ama, e li comporta viemaggiormente dopo la loro conversione; egli conosce la loro debolezza e la sopporta. Egli vuol farci conoscere che il dubitare non vuol dire che un uomo non abbia alcuna fede, ma solamente che la sua fede è poca; ed anche quando la nostra fede è poca, il Signore è pronto ad aiutarci.

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