Matteo 15

1 CAPO 15 - ANALISI

1. Gli Scribi ed i Farisei di Gerusalemme vennero a Gesù. Tra la visita degli Scribi e dei Farisei provenienti da Gerusalemme, colla quale incomincia questo capitolo, e gli avvenimenti ricordati nel capitolo precedente, è probabile passasse qualche tempo. Scopo della visita fu, per avventura, di raccogliere sulla faccia del luogo dei materiali atti a distruggere la fede nel miracolo che Gesù Cristo aveva operato nel deserto di Betsaida, dando da mangiare a 5000 persone; del qual miracolo dovettero, senza dubbio, portare la notizia a Gerusalemme coloro che vi accorsero per la festa Matteo 15:1.

2. I Farisei accusano i discepoli di trasgredire la tradizione. Questi Farisei accusavano Cristo di permettere ai suoi discepoli di mangiare senza lavarsi le mani, usanza che, per quanto non fosse prescritta dalla legge levitica, era nelle tradizioni degli anziani, le quali, per loro, godevano altrettanta se non maggiore autorità, della legge stessa. Questa mancanza era, secondo i Farisei, gravissima, non solo in coloro che la commettevano, ma particolarmente nel Maestro che la comportava Matteo 15:2. Da assalitori, ei dovettero, ad un tratto, mettersi sulle difese, avendo Gesù dichiarato loro che quelle tradizioni, lungi dall'essere degne d'osservanza, erano invece violazioni dirette della legge di Dio; onde essi medesimi, e non già i suoi discepoli, erano i trasgressori Matteo 15:3. Egli cita le tradizioni degli anziani relative al quinto comandamento, per dimostrare che esse erano una flagrante violazione della legge di Dio. Secondo le tradizioni, i figli, col pretesto di consacrare a Dio gli averi ed i guadagni, si esentavano dal dovere di mantenere i loro genitori ridotti alla miseria Matteo 15:4-6. L'ipocrisia di coloro che, mentre stavano attaccati a forme d'invenzione umana, violavano la legge, di Dio, viene qui censurata, applicando loro le parole dette da Isaia contro i loro padri Matteo 15:7-9.

3. Discorso sulla contaminazione legale. Il nostro Signore combatte quindi le tradizioni dei Farisei relative alla contaminazione cerimoniale, mirando specialmente alla distinzione arbitraria, da loro stabilita, fra i cibi mondi ed immondi; e li assicura che un uomo si contamina moralmente, non già per quello che entra nella sua bocca, ma, solamente per quel che ne esce, essendo la bocca organo del cuor depravato Matteo 15:10,11. Questa sentenza gravemente offese i Farisei: ma non essendo intesa dai discepoli che la credettero una parabola, essi, quando furono soli, pregarono Gesù di spiegarla, il che egli fece amorevolmente Matteo 15:12-20.

4. Gesù visita i confini di Tiro e di Sidone. La sola visita che venga ricordata del Signore ai Gentili è narrata in questi versetti. Egli visitò i confini di Tiro e di Sidone per cercare, un po' di riposo, ma invano Marco 7:24. Una povera donna del paese, Cananea d'origine, corre a lui, perché le guarisca una figlia indemoniata; e il Salvatore, dopo aver messo a forte cimento la di lei fede, non solamente la compiace guarendo la sua figliuola, ma la encomia per la grandezza della sua fede Matteo 15:21-28.

5. Ritorno di Gesù al lago di Galilea. Gesù ritornò in Galilea traversando la Decapoli, Vedi Marco, ora non era mai stato per l'innanzi, se si toglie una breve visita da lui fatta alla costa di Gadara, quando guarì l'uomo posseduto da una legione di demoni; il quale avvenimento rende ragione dell'entusiasmo e della meraviglia di quelle turbe, fra le quali si trovavano molti pagani Matteo 15:29-31.

6. Gesù sazia miracolosamente quattromila persone. Questo fu l'ultimo d'una lunga serie di miracoli, da Gesù operati nella Decapoli. Quindi egli licenzia le turbe, e ritorna coi suoi discepoli in Magdala sulla sponda occidentale del lago Matteo 15:32-39.

Matteo 15:1-20. TRADIZIONI DEGLI ANZIANI CHE ANNULLANO LA LEGGE DI DIO Marco 7:1-23

1. Allora s'accostarono a Gesù dei Farisei e degli scribi venuti da Gerusalemme e gli dissero:

Suppongono alcuni che Gesù non andasse a Gerusalemme per la Pasqua, la quale cadeva appunto verso il tempo in cui ebbero luogo le, cose ricordate nell'ultimo capitolo Giovanni 6:4: e che in conseguenza di ciò, alcuni degli Scribi e dei Farisei fossero di là venuti per sorvegliarlo. Ma, senza chiare prove in contrario, noi dobbiamo credere che Gesù intervenne, a quella Pasqua, poiché egli «adempì ogni giustizia». tanto cerimoniale che morale; e fra i primi doveri cerimoniali si annoveravano quello d'intervenire alle tre grandi solennità. L'assenza congetturasi da ciò che Giovanni dice Giovanni 7:1: «Dopo queste cose, Gesù andava attorno per la Galilea; non voleva andare attorno per la Giudea, perché i Giudei cercavano d'ucciderlo", Ma chi confronta queste parole con Giovanni 6:66, trova che l'Evangelista non intende seguire un ordine strettamente cronologico. Inoltre, nel fatto che andava crescendo contro lui un odio tale da rendergli impossibile il rimanere più a lungo, senza pericolo nella Giudea, noi vediamo una prova in favore della recente visita a Gerusalemme, e al tempo medesimo la spiegazione della condotta dei suoi nemici, i quali lo seguivano in Galilea per tenerlo d'occhio. Poco dopo essi trovarono un pretesto per accusarlo.

PASSI PARALLELI

Marco 7:1-13

Matteo 5:20; 23:2,15-28; Luca 5:30; Atti 23:9

Luca 5:17,21

2 2. Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? poiché non si lavano le mani, quando prendono cibo.

Questa costumanza farisaica di lavarsi le mani. Marco 7:3-5 la ricorda assai dettagliatamente; mentre Matteo la tocca di volo, come cosa già nota ai suoi lettori israeliti; prova questa, fra le molte, ch'essi scrivevano per diverse classi di lettori. Marco ci fornisce anche la ragione di questa domanda, che Matteo tace; cioè, che i Farisei avevano veduto «alcuni dei discepoli di esso prendere cibo con mani impure, cioè non lavate», e perciò si scandalizzarono. La domanda come è qui espressa, implica disapprovazione, ed è virtualmente una negazione della sua autorità: «Qual diritto hanno i tuoi discepoli di trasgredire le tradizioni degli antichi?». Gli antichi dei quali qui si parla, non erano gli anziani che, in quel tempo, componevano il Sinedrio, ma bensì gli antichi dottori dai quali procedevano certe leggi e, regole che non trovansi affatto nella legge levitica, ma che possono riscontrarsi nella Mishna, che è una raccolta di varie tradizioni ebraiche e di esposizioni rabbiniche dei testi della Scrittura. Pretendono gli Ebrei che queste fossero consegnate sul monte a Mosè, il quale, per mezzo di Aaron, d'Eleazaro e di Giosuè, le trasmise ai profeti; questi le passarono agli uomini del Gran Sinedrio, dai quali pervennero a Simeone quegli che prese il nostro Salvatore nelle braccia, a Gamaliele, ed ultimamente al Rabbi Jehuda, soprannominato Hakkadosh. cioè il Santo. Da lui, questo digesto di leggi e di tradizioni orali fu compiuto, verso la fine del secondo secolo dopo un lavoro di quarant'anni. Si osservi che l'intiero contesto si riferisce al lavarsi, ma non come mezzo di nettezza, né come una purificazione legale le quali erano ristrette a certi stati del corpo Levitico 12- 15 rappresentanti la contaminazione del peccato, bensì come ad un atto religioso prescritto dalla cosiddetta legge orale, arbitrariamente estesa agli atti più comuni della vita, e perfino alla mobilia Vedi nota Marco 7:3; Marco 7:4.

PASSI PARALLELI

Marco 7:2,5; Genesi 1:14; Colossesi 2:8,20-23; 1Pietro 1:18

3 3. Ma egli, rispose loro: E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?

Da accusato, Cristo si fa accusatore, e la questione sale a maggiore altezza. Non trattasi più della trasgressione di una tradizione umana, ma della violazione della legge divina, il Signore accusa qui i Farisei di considerare le loro tradizioni com'essendo più sacre della Parola di Dio. Per ben chiarire questo punto, ecco un esempio del loro insegnamento: «Figlio mio, segui le parole degli Scribi più che le parole della legge, poiché nella legge trovansi affermazioni e negazioni, ma chiunque trasgredisce le parole degli Scribi è reo di morte» Talmud Babil. citato da Gill in loco. La preposizione coll'accusativo, alla quale Diodati dà il senso di per, più esattamente si traduce a cagione, perché essa ci presenta la tradizione come motivo, e non come mezzo della trasgressione. sostanzialmente però il significato è lo stesso.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:3-5; Marco 7:6-8,13; Colossesi 2:8,23; Tito 1:14

4 4. Dio, infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre: e: chi maledice padre o madre, sia punito di morte.

Gesù sceglie un esempio calzante di questo antagonismo fra l'insegnamento tradizionale e la legge di Dio. Il quinto comandamento ingiunge ai figli di ubbidire, rispettare ed amare i loro genitori Esodo 20:12, e la legge di Mosè condanna a morte coloro che maledicono il padre o la madre Esodo 21:17; ma chi permette che i suoi genitori soffrano inopia delle cose più necessarie alla vita, è certamente più malvagio di colui che in un momento di collera si lascia sfuggire dalle labbra un'empia parola contro di loro.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:10; 5:17-19; Isaia 8:20; Romani 3:31

Matteo 19:19; Esodo 20:12; Levitico 19:3; Deuteronomio 5:16; Proverbi 23:22; Efesini 6:1

Esodo 21:17; Levitico 20:9; Deuteronomio 21:18-21; 27:16; Proverbi 20:20; 30:17

5 5. Voi invece dite: Se uno dice a suo padre, o a sua madre: "Quello con cui potrei assisterti, è offerta a Dio, 6. egli non è più obbligato ad onorar suo padre o sua madre.

Queste ultime parole sono la continuazione dell'insegnamento tradizionale dei Farisei, e non un commento del Signore. Il futuro viene a dire: «Non avrà più da onorare nel senso di mantenerli il padre e la madre». In altre parole quel tale sarà libero dall'obbligo di mantenere i suoi genitori, giacché era cosa illegale il prendere per tale scopo ciò che era destinato al servizio del tempio, ossia al culto di Dio. Questa spiegazione del passo consona esattamente colle parole di Marco 7:12: «Non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre, o di sua madre». Ciò che in Matteo porta il nome di «dono»,viene chiamato in Marco corban cioè: offerta a Dio, parola che nella legge mosaica occorre spesso, e significa qualunque cosa dedicata al servizio di Dio, o al santuario ed ai suoi servi; e si applica a tutte le offerte animali o vegetali, con o senza sangue, prescritte dal rituale levitico Vedi Levitico 2:1,4,12-13; 7:13; 9:7,15. Più tardi, nel linguaggio ebraico e aramaico, venne applicata a tutte le offerte religiose, anche non attinenti a sacrificio; ma non già, come alcuni asseriscono, a quelle sole. Pare che la parola corban fosse la formula, di consacrazione, pronunziando la quale un uomo potesse dedicare tutto, o parte dell'aver suo ad usi religiosi, cioè al mantenimento del tempio, dei sacrifici, o dei leviti. È probabile che in molti casi, i sacerdoti prendessero soltanto una piccola porzione del dono restituendo il resto all'oblatore, perché ne facesse uso per se medesimo non però per i suoi genitori: o che, al pari dei preti di Roma, quei sacerdoti sapessero persuadere ai figli, che mediante doni siffatti, offerti al tempio, ei potevano acquistarsi un merito speciale presso Dio. Ad ogni modo, essi eccitavano i figli alla ingratitudine e li autorizzavano a valersi d'un rito religioso per sciogliersi da ogni obbligo filiale.

6 Ed avete annullata la parola di Dio a cagion della vostra tradizione.

Nel greco, queste parole formano il vers. 6. Onorare il padre o la madre è una maniera di rendere culto a Dio, superiore a tutte l'altre maniere e forme di culto che gli uomini si sono scelte da se. L'onorare i genitori comprende le cure necessarie al loro mantenimento, quasi compenso per tutte le cure e l'affetto ch'essi hanno prodigato a pro dei loro figliuoli. Si osservi che il peccato condannato in queste parole da Gesù, quello cioè di non somministrare gli alimenti ai genitori, si trova purtroppo anche fra i Cristiani. Il nostro Signore, scegliendo, fra molti, questo esempio dell'insegnamento tradizionale dei Farisei ribadisce l'accusa che al principio aveva loro fatta, cioè che colle loro tradizioni avevano annullato i comandamenti di Dio. Chiunque si ponga a studiare le Scritture dovrà rimanere meravigliato di vedere la stretta somiglianza che passa fra la Chiesa giudaica ai tempi del Salvatore, e la romana dei giorni nostri: entrambe scrupolose e zelanti delle loro tradizioni molto più che della Parola di Dio. Or coloro che hanno osservata questa somiglianza, s'imprimano bene nella mente il giudizio del Signore: «Avete annullato la parola di Dio a cagion della vostra tradizione». Le tradizioni non sono piante seminate dal Padre celeste. Anzi, germogliate da motivi terreni, servono ad interessi terreni, e, divengono maledizione terrena a chi le preferisce alla Parola di Dio.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:16-18; Amos 7:15-17; Marco 7:10-13; Atti 4:19; 5:29

Levitico 27:9-34; Proverbi 20:25; Marco 7:11-12

1Timoteo 5:3-4,8,16

Salmo 119:126,139; Geremia 8:8; Osea 4:6; Malachia 2:7-9; Marco 7:13; Romani 3:31

7 7. Ipocriti,

Far le viste di essere il popolo di Dio, e di adorarlo, ed al tempo tesso annullare colle tradizioni proprie i suoi comandamenti, è questa la vera essenza della ipocrisia; onde Gesù non si perita punto il chiamare i Farisei ipocriti.

ben profetò di voi Isaia quando disse: 8. Questo popolo mi onora con le labbra; ma il cuor loro è lontano da me;

La citazione è presa da Isaia 29:13, nel qual luogo il profeta annunzia severi giudizi contro Gerusalemme per l'inerzia spirituale e per l'ipocrisia che ai suoi giorni regnava nel popolo. L'avverbio ben significa esattamente, o mirabilmente, e mette in rilievo la singolare somiglianza fra la ispirata descrizione che fa Isaia della gente dei suoi tempi, e la condotta di quella dei tempi di Cristo. Le lagnanze del Signore contro gli Ebrei dei suoi giorni consonavano perfettamente con quelle che già erano state fatte contro i loro antenati: parole e cerimonie offerte a Dio, ma tempo, cuore ed affetti messi al servizio del diavolo! La regolare osservanza delle forme e dei riti legali esteriori non faceva difetto; ma Dio vuole il cuore, e questo essi non glielo davano! Queste parole si applicano mirabilmente alla religione delle moltitudini odierne. Il cuore non c'entra per nulla; esse si burlano di Dio, rendendogli culto soltanto colle labbra e col corpo. La loro religione, è un corpo senz'anima; un sacrificio senza l'incenso che lo rende accettevole. Da una religione siffatta, guardiamoci! Cristo ci dice ch'ella è vana per la salvazione nostra; che addormenta la coscienza, e fa che gli uomini vivano in una falsa pace, dalla quale si desteranno solamente quando sarà troppo tardi.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:5; 23:23-29

Marco 7:6; Atti 28:25-27

Isaia 29:13; Ezechiele 33:31; Giovanni 1:47; 1Pietro 3:10

Proverbi 23:26; Geremia 12:2; Atti 8:21; Ebrei 3:12

9 9. Ma invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine, che son precetti d'uomini.

Il loro culto non solamente era formale e senza affetto, ma, nella massima parte, era un'invenzione di uomini, una «religione volontaria» Colossesi 2:23, e per conseguenza «vana». Gesù trae l'argomento di questo versetto dalla profezia medesima di Isaia 29:13-14 sebbene egli si serva di altre parole. Confrontate i due passi. In Marco 7:48 sono indicati «i comandamenti d'uomini», dei quali parla il Signore: «Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini, lavature di calici, d'orciuoli e di vasi di rame». La somiglianza evidente tra il farisaismo giudaico ed il papismo romano nel corrompere, colle umane tradizioni, la Parola ed il culto di Dio, fu da noi notata più sopra. Qui, o lettore, imprimiti bene nel cuore i risultati ai quali conduce una tal «religione volontaria il Salvatore la condanna, dichiarandola «vana», essa porta la distruzione all'anima che l'adotta. Condannala tu pure! Fede, culto e vita hanno per sola regola infallibile la Parola di Dio; e tutto quello che ad essa è contrario, perisca e si perda! L'Italia non sarà mai veramente grande, finché i suoi figli, non adotteranno questo principio.

PASSI PARALLELI

Esodo 20:7; Levitico 26:16,20; 1Samuele 25:21; Salmo 39:6; 73:13; Ecclesiaste 5:2-7

Isaia 1:13-15; 58:1-3; Malachia 3:14; Marco 7:7; 1Corinzi 15:2; Giacomo 2:20

Deuteronomio 12:32; Proverbi 30:5-6; Isaia 29:13; Colossesi 2:18-22; 1Timoteo 1:4; 4:1-3,6-7

Tito 1:14; Ebrei 13:9; Apocalisse 22:18

10 10. E, chiamata a se la moltitudine, disse loro: Ascoltate e intendete:

Marco 7:16 aggiunge molta enfasi alla chiusa del discorso, dicendo che Cristo attrasse l'attenzione degli uditori colle parole: Se alcuno ha orecchie da udire, oda». Il dialogo precedente, benché tenuto in presenza del popolo, accadde fra Gesù e i cavillatori farisaici, i quali avevano per scopo di svergognarlo davanti al popolo. Ma Gesù, dopo, averli ridotti al silenzio, si volge alle turbe, e con chiarezza, forza e brevità meravigliose dimostra in che consiste la vera contaminazione.

PASSI PARALLELI

1Re 22:28; Marco 7:14,16; Luca 20:45-47

Isaia 6:9; 55:3; Luca 24:45; Efesini 1:17; Colossesi 1:9; Giacomo 1:5

11 11. Non è quel che entra nella bocca che contamina l'uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l'uomo.

Sentenza grave, la cui illustrazione è però tratta da un soggetto così famigliare che nessuno può scusarsi di non comprenderla. Gesù distingue fra la contaminazione levitica e la contaminazione morale, fra l'immondezza esteriore e quella del cuore. Secondo la legge levitica, l'uomo poteva contaminarsi ritualmente, in modi innumerevoli: e molti dei cibi sani, di cui liberamente si nutrivano i Gentili, erano proibiti come immondi agli Ebrei. Ciò era ordinato ad un fine temporale di grande importanza, cioè di mantenere gli Ebrei separati dalle altre razze, fino alla nuova dispensazione; e di simboleggiare la differenza fra la corruzione pagana e la santità del popolo di Dio. Ma gli Ebrei, perdendo di vista siffatto scopo, pur chiaramente rivelato, erano giunti a riguardare i cibi immondi come atti per se medesimi a contaminare moralmente e, per necessaria conseguenza, ritenevano l'uso rigoroso dei cibi mondi come atto a purificare intrinsecamente, o almeno a procacciare il favore di Dio. La contaminazione morale non può derivare da nessuna specie di cibo che entri nel corpo per la bocca, ma ci viene solamente con i cattivi pensieri, colle inclinazioni e i desideri interni del cuore, i quali, espressi in parole, trovano dalle labbra la loro uscita. Le parole sgorganti dalla bocca sono qui usate ad indicare generalmente ogni specie di azione esterna che pone in effetto i desideri del cuore umano. Osservate queste parole del Signore, voi tutti che vi siete fatti schiavi del digiuno del Venerdì e della Quaresima, delle distinzioni fra carne e pesce, e che, per aver trascurate queste prescrizioni, vi sentite la coscienza inquieta; l'autore della religione cristiana vi libera per sempre da tutte questo imposture. E l'apostolo Paolo espressamente accusa come «apostati dalla fede di Cristo» coloro i quali, «negli ultimi giorni «ordineranno l'astensione da cibi che Iddio ha creati, affinché quelli che credono e han ben conosciuta la verità ne usino con rendimento di grazie» 1Timoteo 4:3.

PASSI PARALLELI

Marco 7:15; Luca 11:38-41; Atti 10:14-15; 11:8-9; Romani 14:14,17,20

1Timoteo 4:4-5; Tito 1:15; Ebrei 13:9

Matteo 15:18-20; 12:34-37; Salmo 10:7; 12:2; 52:2-4; 58:3-4; Isaia 37:23

Isaia 59:3-5,13-15; Geremia 9:3-6; Romani 3:13-14; Giacomo 3:5-8; 2Pietro 2:18

12 12. Allora i suoi discepoli, accostatisi, gli dissero: Sai tu che i Farisei, quand'hanno udito questo discorso, ne son rimasti scandalizzati?

Marco ci narra che il nostro Signore, dopo aver parlato alle turbe, ritornò co' suoi discepoli alla loro dimora, ove probabilmente essi gli fecero questa osservazione, sebbene Marco non ci abbia tramandato né questa, né la risposta del Signore. Gli interroganti miravano, forse, a far conoscere al loro Maestro, che ai Farisei le sue parole erano assai dispiaciute; pensando essi alle conseguenze che per sì ardito parlare potevano toccare a loro stessi ed a lui. I Farisei, non potendo sopportare che le loro stoltezze fossero a quel modo esposte alla luce del giorno, si adirarono sempre più contro Gesù ed i suoi discepoli, e principiarono a perseguitarli. Così i preti di Roma odiano e perseguitano fino alla morte quelli che combattono le loro false ed assurde tradizioni.

PASSI PARALLELI

Matteo 17:27; 1Re 22:13-14; 1Corinzi 10:32-33; 2Corinzi 6:3; Galati 2:5; Giacomo 3:17

13 13. Ed egli rispose loro: Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata sarà sradicata.

Gesù replica, in linguaggio figurato, che, attaccando l'insegnamento dei Farisei, egli non ha operato con avventatezza, ma saviamente. Egli era venuto per sradicare tutte le ordinanze degli uomini, affinché rimanessero quelle sole che erano state piantate, dal suo Padre celeste. Olshausen sostiene che le parole di nostro Signore non si riferiscono all'insegnamento dei Farisei, ma allo loro persone; in questa opinione però egli si trova quasi solo. Anche Paolo paragona la dottrina religiosa ad una pianta 1Corinzi 3:6-8. «I Farisei sono essi scandalizzati? Ebbene», dirà il Signore, «io non me ne meraviglio; ma non temiate: la loro corrotta dottrina è condannata; le piante malefiche da loro seminate, e che per sì gran tempo ingombrarono la vigna del Signore, saranno sradicate; e così avverrà ad ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste!».

PASSI PARALLELI

Matteo 13:40-41; Salmo 92:13; Isaia 60:21; Giovanni 15:2,6; 1Corinzi 3:12-15

14 14. Lasciateli; son ciechi, guide di ciechi; or, se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa.

Comandando ai discepoli di lasciar costoro, Gesù non intende che si lascino nell'errore senza far nulla per correggerli: anzi è ciò appunto ch'Egli sta facendo; ma egli conforta i suoi discepoli a non preoccuparsi di loro, e a non tener conto della loro opposizione. Potrebbe significare ancora: «Per giungere al fine cui miro, non fa d'uopo di violenza e nemmeno di contesa: basta lasciar costoro a se medesimi, perché cadano in ruina essi, e purtroppo anche molti di coloro che sono da essi dominati e guidati». I Farisei si atteggiavano a guide spirituali della gente; ma Gesù dichiara ch'erano ciechi, tanto per naturale malvagità, quanto perché non davan luce spirituale ai loro discepoli. Come un cieco che, guidando un cieco suo pari, cade nella fossa che incontra, insieme col suo compagno, così questi Farisei dovevano di necessità cadere nella ruina e nella distruzione insiem con quelli che alla guida loro spirituale si erano affidati. La cosa medesima si vuole dire rispetto a tutti quegli uomini ignoranti o, non convertiti dei nostri giorni, i quali usurpano le attribuzioni di guidatori spirituali; ciechi come sono, non possono portare altro che accecamento e ruina a coloro che alle loro dottrine porgono ascolto.

PASSI PARALLELI

Osea 4:17; 1Timoteo 6:5

Matteo 23:16-24; Isaia 9:16; 42:19; 56:10; Malachia 2:8; Luca 6:39

Geremia 5:31; 6:15; 8:12; Ezechiele 14:9-10; Michea 3:6-7; 2Pietro 2:1,17; Apocalisse 19:20

Apocalisse 22:15

15 15. Pietro, allora, prese a dirgli: spiegaci la parabola.

La parola parabola, da Pietro adoprata, è una prova che i dodici non avevano inteso ciò che Gesù aveva detto alla moltitudine.

PASSI PARALLELI

Matteo 13:36; Marco 4:34; 7:17; Giovanni 16:29

16 16. E Gesù disse: Siete anche voi tuttora privi d'intendimento?

In Marco si legge: «Siete anche voi così privi d'intendimento?». La lentezza colla quale i veri discepoli di Cristo comprendono le cose spirituali affligge il Salvatore; dagli altri però egli non aspetta nulla di meglio.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:10; 13:51; 16:9,11; Isaia 28:9-10; Marco 6:52; 7:18; 8:17-18; 9:32; Luca 9:45

Luca 18:34; 24:45; Ebrei 5:12

17 17. Non capite voi che tutto quel ch'entra nella bocca va nel ventre, ed è gittato fuori nella latrina?

Ciò che dalla bocca viene preso, non può portare alcuna contaminazione morale. Marco ne dimostra l'impossibilità, aggiungendo: «Non gli entrò nel cuor e, anzi nel ventre». È ovvio, infatti, che il cibo materiale non può influire sull'anima o sullo spirito, bensì sui soli organi del corpo, i quali non sono agenti morali, né possono moralmente cambiare.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:19-20; Luca 6:45; 1Corinzi 6:13; Colossesi 2:21-22; Giacomo 3:6

2Re 10:27

18 18. Ma quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l'uomo.

Il cuore, che, nel linguaggio della Scrittura, significa gli affetti e la volontà, è la scaturigine o fonte della vita; ed essendo corrotto e impuro, tutto ciò che viene da esso deve, di necessità, esser corrotto, e contaminar l'uomo. La locuzione esce dalla bocca, risponde all'altra del vers. 17, entra nella bocca, ed implica che lo stato del cuore di un uomo manifestasi più che altro dal suo parlare. Familiari come son quelle parole, esse proclamano però, da un canto, ch'è abolita la distinzione dei cibi, e che nulla che venga dal di fuori ci può realmente contaminare; e dall'altro canto, che solamente il male ch'è in noi ci corrompe, se noi gli permettiamo d'impadronirsi dei nostri affetti e dei nostri pensieri, e di manifestarsi al di fuori in atti volontari.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:11; 12:34; 1Samuele 24:13; Salmo 36:3; Proverbi 6:12; 10:32; 15:2,28; Luca 19:22

Giacomo 3:6-10; Apocalisse 13:5-6

19 19. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi

non mere idee, ma ragionamenti, disegni, e proponimenti che implicano l'azione dell'intelletto e del cuore. La prima forma che il male assume nel cuore consiste in questi ragionamenti, i quali si palesano poi nei delitti che seguono, condannati dai comandamenti sesto al nono il quinto comandamento Gesù l'aveva già applicato nei vers. 4 e segg.

omicidi,

cioè illegale e malvagia distruzione della vita;

adulteri,

cioè violazione della fede coniugale;

fornicazioni,

ossia violazioni della castità in persone non coniugate, essendo questi due ultimi peccati infrazioni del settimo comandamento Esodo 20:14, come Gesù Cristo medesimo lo dichiara Matteo 5:28;

furti,

vale a dire, ogni violazione qualsiasi della proprietà altrui, e, secondo il greco in uso al tempo di Cristo, anche la grassazione, ossia l'assassinio di strada;

false testimonianze,

cioè il nascondere la verità, od affermare ciò che sappiamo esser falso, a pro di noi stessi, o a danno altrui;

diffamazioni.

greco. bestemmie cioè il gettar discredito sugli altri con parole oltraggiose e calunniose.

Ai vizi sopraccennati Marco aggiunge:

cupidigie,

cioè la bramosia di accrescere i propri possedimenti, mediante il solito corteo di avidità e di trappolerie;

malvagità; frode,

vale a dire gl'inganni e tutto quelle forme di disonestà che non si comprendono sotto il furto;

lascivia

cioè la licenza, la dissolutezza, gli eccessi, sebbene, dai recenti scrittori, quel termine si ristringa a libidine;

sguardo maligno,

sguardi d'invidia, di gelosia, e di malevolenza verso il prossimo, che son gl'indizi delle interne disposizioni;

calunnia, superbia,

orgoglio, o arroganza contro Dio o contro gli uomini;

stoltezza,

cioè quella cattiveria e quel modo di peccare in cui predomina la stupidaggine, ossia atti da furfanti e da insensati ad un tempo. Chi accagiona Marco di aver aggiunto al catalogo di Matteo una serie di particolari insignificanti, parla a caso, poiché non c'è regola per decidere quanti potessero essere questi particolari, e bene ha potuto il nostro Signore enunciarne un assai maggior numero, fra i quali ad un evangelista piacque sceglierne più, ad altro meno, secondo che si attagliava all'immediato suo scopo.

PASSI PARALLELI

Genesi 6:5; 8:21; Proverbi 4:23; 6:14; 22:15; 24:9; Geremia 17:9; Marco 7:21-23

Romani 3:10-19; 7:18; 8:7-8; Galati 5:19-21; Efesini 2:1-3; Tito 3:2-6

Matteo 9:4; Salmo 119:113; Isaia 55:7; 59:7; Geremia 4:14; Atti 8:22; Giacomo 1:13-15

20 20. Queste son le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l'uomo.

Con queste parole il Signore riassume la sua risposta all'accusa mossagli dai Farisei di negligere la tradizionali abluzioni, e riconduce il soggetto donde aveva preso le mosse. Il male, sorgendo dal cuore e manifestandosi in qualcuna delle suddette forme, contamina senza dubbio l'uomo, e rende testimonianza d'una contaminazione anteriore; ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina moralmente l'uomo.

PASSI PARALLELI

1Corinzi 3:16-17; 6:9-11,18-20; Efesini 5:3-6; Apocalisse 21:8,27

Matteo 15:2; 23:25-26; Marco 7:3-4; Luca 11:38-40

RIFLESSIONI

1. Le cose meramente esteriori, tanto più se inventate dall'uomo e non già ordinate da Dio, son quelle a cui dànno maggiore importanza gl'ipocriti. E così pure la pensavano gli antichi Farisei, uno dei quali, parlando appunto di siffatta tradizione, insegnava che «l'omettere di lavarsi le mani innanzi il pasto, era peccato più grave della fornicazione»; ed un altro: «meglio sarebbe, morire che trascurare quell'uso» Targum, Babil. citato da Gill in com. sopra vers. 20. Così, nella estimazione dei preti di Roma, chi neglige qualche atto di religione volontaria, fondato sulla tradizione, è riguardato come assai più colpevole di colui che trasgredisce la legge morale. Fosse pure ottima la intenzione di coloro che introdussero cotali pratiche tradizionali, certo è ch'esse tendevano, con grave danno, ad indebolire il senso dell'autorità divina rispetto a quello che è comandato, estendendola a ciò che è puramente umano. Chi volesse di ciò una prova, osservi come le frequenti festicciuole in onore dei santi scemano l'osservanza e la santificazione del giorno del Signore. Merita d'essere scolpita nella nostra memoria la solenne sentenza di Bucero: «Chi in religione mette importanza soverchia alle invenzioni umane, raro è che non si affidi più in quelle che nella grazia di Dio». Consultate il decreto del Sinodo apostolico di Gerusalemme rispetto ai Gentili Atti 15:19-22.

2. Il comandamento: «Onora tuo padre e tua madre», ci viene ingiunto dal Padre comune del genere umano. Rispettando ed onorando coloro che dalla Provvidenza furono fatti strumenti della nostra esistenza, noi rendiamo onore a Dio. Autore della vita Gesù dice, che questo onore consiste nel dovere dei figli di mantenere i loro genitori, di sovvenirli, all'occasione, nei loro, bisogni, e, generalmente, di prendersi cura del loro benessere. Tengano bene a mente i giovani questo comandamento: c'è una promessa di benedizione annessa ad esso. Paolo indica la disobbedienza ai genitori come un segno degli «ultimi giorni, quando sopraggiungeranno tempi difficili» 2 Timoteo 3:2.

3. Se nulla di esterno può contaminare l'uomo, va da se che nulla di esterno potrà santificarlo, come la Chiesa di Roma insegna che fanno di propria virtù i cibi, i sacramenti, ecc. «Iddio è Spirito, e quelli che lo adorano lo debbono adorare in spirito e verità». Nei precedenti versetti, Gesù rigetta in modo assoluto tutte quelle regole e cerimonie stabilite dalla tradizione ecclesiastica e dall'autorità umana, e che certamente né Cristo, né i suoi discepoli insegnarono mai, come parti del «nuovo comandamento»; onde l'uomo o la donna che a quelle rimane attaccato, è uno schiavo che bacia la sua catena. «Se alcuno ha orecchie da udire, oda».

21 Matteo 15:21-28 LA DONNA CANANEA E LA SUA FIGLIA Marco 7:24-30

21. E partitosi di là,

L'ultimo luogo nominato Matteo 14:34-36 fu Gennesaret; e di là appunto, o probabilmente da Capernaum che era vicino, Cristo partì per andare nelle parti di Tiro e di Sidon. Ciò che Marco 6:56 dice sull'entrare che Gesù fece «nei villaggi, nelle città, o nelle campagne», viene introdotto qui incidentalmente, come cenno generico di ciò che accadeva ovunque Gesù si recasse.

Gesù si ritirò

lungi dalla malevolenza dei suoi nemici, ed, anche dall'affollamento dei suoi stessi seguaci ed amici. È probabile, ciò nonostante, che un motivo di più alto rilievo lo inducesse a ritirarsi in quel modo, vo' dire, l'intendimento di dimostrare con un atto della sua vita pubblica, che, sebbene il personale suo ministero fosse per gli Ebrei Vedi Matteo 15:24,26, conf. con Romani 15:8, i benefizi della salvazione andavano anche a favore dei Gentili. Si osservi che questi viaggi non si facevano a caso né senza norma, ma tutti coordinati ad uno scopo prestabilito; e se a noi non riesce sempre rintracciare questa coordinazione nella storia, ciò non vuol dire ch'ella non sia cosa reale.

nelle parti di Tiro e di Sidon.

Non dobbiamo immaginare che il nostro Signore passasse per Cana, Sefori, ed il Ras Abiad Capo Bianco, per recarsi in qualunque parte del litorale fenicio, poiché «le parti di Tiro e di Sidon», vogliono dire i confini, o la frontiera fra la Galilea superiore e la Fenicia, in mezzo alle montagne al N. O. di Banias antico Dan, verso il luogo ove il castello di Belfort fu costruito dai crociati. Non è ben chiaro se Gesù abbia o no varcato la frontiera e sia entrato in terra pagana.

PASSI PARALLELI

Marco 7:24

Matteo 10:5-6; 11:21-23; Genesi 49:13; Giosuè 11:8; 13:6; 19:28-29; Giudici 1:31

22 22. Quand'ecco, una donna Cananea, di que' luoghi, venne fuori,

S'intende: fuori di casa sua, o dal suo villaggio. Il nostro evangelista la chiama «una donna Cananea», cioè discendente dagli antichi abitanti del paese; ma Marco ci dà, con maggior precisione, una indicazione doppia egli la chiama «Greca», cioè Gentile, di religione pagana; e «Siro-Fenice», vale a dire, nativa di quel tratto della Fenicia che apparteneva alla Siria. Da Marco 3:8 e da Luca 6:17 ci viene detto che la fama del nostro Signore era già nota in quelle parti, e che le turbe eran venute di là a lui per implorare guarigioni. Non era adunque il paese di questa donna, ma sebbene la sua discendenza, che sorgeva qual muro di separazione fra essa e il ministero del nostro Signore.

e si mise a gridare:

Dice Marco che Gesù entrò in una casa dove la donna andò a trovarlo, mentre Matteo ci dice che ella gridava a lui già per via. Marco principia la sua narrazione al punto descritto dal versetto 25 di questo capitolo, mentre quella di Matteo è più ampia.

Abbi pietà di me, Signore, figliuol di Davide!

Oltre il titolo generale di onore Signore, essa lo saluta qual Messia promesso ad Israele; cosicché, in un modo o nell'altro, ella doveva aver udito parlare della promessa.

la mia figliuola è gravemente tormentata da un demonio.

La sua preghiera era per la sua cara figlia; ma l'affetto la portava ad immedesimarsi con questa, poiché ella dice al Salvatore: «Abbi pietà di me!». Esempio di affetto materno, mirabile anche in una pagana.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:8-9; Salmo 45:12; Ezechiele 3:6; Marco 7:26

Matteo 9:27; 17:15; Salmo 4:1; 6:2; Luca 17:13; 18:13

Matteo 1:1; 20:30-31; 22:42-45; Luca 18:38-39; Giovanni 7:41-42

Matteo 17:15; Marco 7:25; 9:17-22

23 23. Ma egli non le rispose parola.

Strano invero è questo trattamento usato dal pietoso Salvatore, al quale «i travagliati e gli aggravati» non ricorrevano mai in vano! Egli passò oltre come se non l'avesse udita. È questa l'unica volta che Gesù rifiuta di guarire miracolosamente un ammalato; ma egli vuol far prova della fede di costei, e fornire agli Apostoli un esempio dell'effetto della perseveranza nella preghiera. Nel fatto, Gesù ben mostrò che non gli mancava la volontà di aiutare quella donna; ma usa la disciplina dell'amore, mostrandosi in pari tempo coerente a ciò ch'egli aveva detto ai dodici: «Non andate fra i Gentili» Matteo 10:5!

E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano, dicendo, licenziala, perché ci grida dietro.

I discepoli non potevano comprendere il loro Maestro; lo avevamo veduto fin allora così pronto ad ascoltare ed aiutare tutti coloro che a lui ricorrevano, che il suo contegno in questa occasione li fece trasecolare, e, contro il loro solito Matteo 19:13, intercedettero a favore di lei. Essi la stimarono un'importuna che col suo gridare radunava gente intorno a loro, e chiesero al Signore di licenziarla, vale a dire di compiacerla e sbrigarsene, non tanto per riguardo a lei, quanto per riguardo a se.

PASSI PARALLELI

Genesi 42:7; Deuteronomio 8:2; Salmo 28:1; Lamentazioni 3:8

Matteo 14:15; Marco 10:47-48

24 24. Ma egli, rispose: Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele.

Rispondendo ai suoi discepoli, Gesù cita i termini della commissione a lui data da suo Padre: detto di cui Marco non fa parola. Nel suo terrestre ministero, egli non era stato mandato ai Gentili; i soli Ebrei dovevano imprima ricevere l'Evangelo. Quelle parole però non costituiscono un rifiuto formale; erano intese al duplice scopo di provare sempre più la fede della povera donna, e di persuadere i discepoli che una fede, la quale resisteva a siffatte prove, dimostrava esser costei veramente figlia del credente Abramo, e quindi compresa fra le «pecorelle smarrite della casa d'Israele» alle quali egli era mandato. La povera Siro-Fenice credette, senza dubbio, di esser riuscita nel proprio intento, quando vide che i discepoli del Signore si erano costituiti suoi difensori fosse pure per un motivo egoista: or qual effetto dovette produrre sopra di essa la risposta di Gesù? La condusse essa ad abbandonar ogni speranza, come fanno molte anime bisognose quando le loro preghiere non sono immediatamente esaudite? o veramente, la sua fede, che seppe poi discernere «i figliuoli» dai «cani», le fece essa comprendere che, sebbene Cristo non fosse stato inviato ai Gentili, egli accoglieva non di meno tutti quelli che lo cercavano, e che confidavano in lui? Oppure, l'impulso che la indusse a perseverare e ad insistere, sta egli soltanto in quell'amore materno, che per rifiuto non si stanca, e che nella sua forza e purezza maggiormente si avvicina all'amore di Dio? Isaia 49:15-16.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:36; 10:5-6; Isaia 53:6; Geremia 50:6-7; Ezechiele 34:5-6,16,23; Luca 15:4-6

Atti 3:25-26; 13:46; Romani 15:8

25 25. Ella però venne, e gli si prostrò dinanzi, dicendo: Signore, aiutami!

Il bisogno che stringeva la povera donna e la fede incrollabile ch'ella aveva nella potenza di Cristo a guarire, si uniscono in questa pietosa invocazione. Gli avvocati umani non le poterono giovare come non lo possono la Madonna ed i Santi, ond'ella dovette rinnovare personalmente la sua, preghiera e rivolgerla direttamente a Cristo. Ella si Prostrò adunque ai suoi piedi, piena di angoscia, esclamando: «Signore, aiutami!» come se essa medesima fosse stata l'inferma. Volesse Iddio che i nostri lettori sperimentassero la potenza di questa breve preghiera indirizzata con fede a Cristo, e per mezzo suo a Dio Padre! Fu per attestare la potenza di una simile preghiera che Giacobbe ricevette il nome d'Israele ossia di «valente con Dio» Genesi 32:28. «Molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia» Giacomo 5:16.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:31; Genesi 32:26; Osea 12:4; Luca 11:8-10; 18:1-8

Matteo 14:33

Marco 9:22,24

26 26. Ma egli, rispose:

Questa preghiera così ingenua, la quale scaturiva dalle più profonde latébre di un cuore credente, mosse finalmente il Redentore a rompere il silenzio; egli parlò direttamente alla donna, ma in che modo? È egli possibile che colui che non «spezzava la canna rotta, né spegneva il lucignolo fumante», abbia pronunziato le sprezzanti parole:

Non è bene prendere il pan dei figliuoli, per buttarlo ai cagnuoli.

Gli Ebrei, come discendenti di coloro ai quali erano state date la promessa del Messia e le benedizioni del patto stretto da Dio con Abrahamo, si consideravano come figli di Dio, ad esclusione degli altri, ed applicavano alle altre nazioni degli epiteti disprezzanti, fra i quali il più comune era quello di cani. Il nostro Signore però, parlando di cagnuoli, non intese già di sanzionare l'uso degli epiteti ingiuriosi Quella parola, diminutivo di cane, non implica già un'idea disprezzante, né si riferisce minimamente alla figlia di quella donna: il Signore volle provare la sua fede e la sua umiltà, e le diede nel medesimo tempo, la forza per vincere la prova.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:6; Marco 7:27-28; Atti 22:21-22; Romani 9:4; Galati 2:15; Efesini 2:12; Filippesi 3:2

Apocalisse 22:15

27 27. Ma ella disse: Dici bene, Signore; eppure anche i cagnuolini mangiano dei minuzzoli che cadono dalla tavola dei loro padroni.

Per quanto le parole del Signore fossero pungenti, quasi scottanti, la donna non se ne offese. Ella dimostrò la propria umiltà riconoscendo il privilegio dei figliuoli, e non arrischiandosi a chiedere un posto fra loro; ma mostrò pure, nel modo più manifesto, la propria fede, appropriandosi le parole stesse del Salvatore come argomento a sostenere la propria richiesta. Non chiedo il pane dei figliuoli, ma solo le briciole che, cadono e vanno ai cani. Qual prontezza nel comprendere la verità, quale istintiva sagacia in questa donna pagana!

PASSI PARALLELI

Matteo 8:8; Genesi 32:10; Giobbe 40:4-5; 42:2-6; Salmo 51:4-5; Ezechiele 16:63; Daniele 9:18

Luca 7:6-7; 15:18-19; 18:13; 23:40-42; Romani 3:4,19; 1Corinzi 15:8-9

1Timoteo 1:13-15

Matteo 5:45; Luca 16:21; Romani 3:29; 10:12; Efesini 3:8,19

28 28. Allora Gesù le disse: O donna, grande è la tua fede;

Si palesa qui la ragione per la quale Gesù si era comportato così stranamente verso costei: egli voleva saggiarne la fede. Nel sacrificio chiestogli da Dio dell'unico suo figlio, Abramo diede prova della sua fede, e questa prova dolorosa non gli fu risparmiata in nessun grado fino al momento in cui stava col braccio alzato, per immergere il ferro nel petto d'Isacco. Ma la fede alla fine ebbe il suo trionfo, quando una voce dal cielo gridò: «Non mettere la mano addosso al ragazzo!» Genesi 22:12. Così successe anche alla Cananea. Trascuratezza, rifiuti, insulti furono il crogiuolo nel quale il Raffinatore provò la sua fede, la quale pure ebbe il suo trionfo, quando il Conoscitore dei cuori esclamò: «O donna, grande è la tua fede!». Linguaggio simile a questo, Gesù lo usa un'altra sola volta, nel caso del Centurione Matteo 8:10; Luca 7:1-10. Si osservi che, nei due casi, questo trattamento privilegiato toccò a persone pagane; che la fede di ambedue fu lodata, non soltanto come grande fra i Gentili, ma grande anche in confronto di quella del popolo d'Israele così e che, in tutti e due i casi, la fede lodata non fu già quella degl'infermi, ma bensì di quelli che li rappresentavano o per essi intercedevano.

ti sia fatto come vuoi.

«La grazia ti è concessa tua figlia è guarita!». La donna, avendo ricevuto la briciola che chiedeva, ritornò subito a casa sua. Non domandò alcun segno a guarentigia della parola di Cristo; se ne andò, forte nella sua fede, glorificando Iddio. L'Evangelista aggiunge:

E da quell'ora, la sua figliuola fu guarita

Marco 7:30 narra il fatto più dettagliatamente; «Ed ella, tornata a casa sua, trovò la figliuolina coricata sul letto, e il demonio uscito di lei».

PASSI PARALLELI

Giobbe 13:15; 23:10; Lamentazioni 3:32

Matteo 8:10; 14:31; 1Samuele 2:30; Luca 17:5; Romani 4:19-20; 2Tessalonicesi 1:3

Matteo 8:13; 9:29-30; Salmo 145:19; Marco 5:34; 7:29-30; 9:23-24; Luca 7:9,50

Luca 18:42-43; Giovanni 4:50-53

RIFLESSIONI

1. Impariamo che la vera fede si trova spesso dove meno lo si aspetta; Una Cananea grida aiuto al Messia d'Israele a pro della propria figliuola! La preghiera: «Abbi pietà di me, o Signore, Figlio di David», che avrebbe dimostrato una gran fede anche in un abitante di Betania o di Gerusalemme, ci fa maraviglia quando si ode da persona che viene dalle parti di Tiro e Sidone, e c'insegna che la grazia, non già il paese, fa i credenti. Tu puoi vivere come Gehazi servo di Elia, nella famiglia d'un profeta, ed essere nondimeno impenitente, incredulo e inondano. Puoi trovarti in mezzo alla superstizione e alla idolatria, come la piccola Ebrea nella casa di Naaman, e nonostante rendere testimonianza al vero Dio ed al suo Cristo. Non disperiamo adunque della salute di alcuno, così perché si trova in luogo o condizione poco propizia alla fede; può alcuno abitare sulle coste di Tiro e di Sidone, od assidersi nel regno di Dio!

2. Dal caso della donna Cananea apprendiamo che sovente il dolore conducendo a Cristo coloro che soffrono, si volge in benedizione. Notiamolo bene: nulla c'è che tanto dimostri la nostra ignoranza quanto l'impazienza nei patimenti. Noi dimentichiamo facilmente che ogni croce è un messaggio di Dio, inteso, in ultima analisi, al nostro bene. Le prove ci fanno riflettere, ci svegliano del mondo, ci invitano alla Bibbia ed alla preghiera. Certo, buona cosa è la sanità; ma la malattia è migliore assai se ci conduce a Dio. Vera grazia è la prosperità, ma è preferibile la sventura se ci mena a Cristo.

3. Un grande incoraggiamento noi qui troviamo all'assiduo pregare con fede. Gesù pronunziò una parabola «per mostrare che convien del continuo pregare e non stancarci» Luca 18:1-8; ma qui lo Spirito ci mette sott'occhio, per eccitare la nostra ammirazione e confortarci, un esempio vivo. Parve sulle prime che Gesù non badasse minimamente alla preghiera di questa povera donna; essa nondimeno continuò a pregare. Egli le parlò duramente ed in modo da sgomentarla affatto; ciò nonostante, il proverbio: «la speranza prolungata fa languire il cuore» Proverbi 13:12, non si verificò nel caso della Cananea; le due parole indirizzatele da Gesù non la ridusse al silenzio, anzi essa ne tolse occasione per chiedere con maggiore insistenza un briciolo di pietà; e per la sua persistenza essa ottenne finalmente la grazia desiderata.

4. L'esempio di questa donna deve grandemente incoraggiarci a pregare con perseveranza per i nostri bisogni, e specialmente ad intercedere per gli altri. Se Cristo non esaudisce prontamente le tue preghiere, non ti sgomentare, o Cristiano, ma persevera, con fervore ed umiltà sempre crescente, a pregare; e rammentati che più la tua fede è gagliarda, e più aspri saranno i cimenti ai quali la esporrà il Signore. Se la fede di quella donna fosse stata meno forte, la prova non sarebbe stata così severa; e Colui che in parole sembrava respingerla, pur tuttavia, col suo Spirito la guidava.

5. Ma non perdiamo mai di vista che l'esempio di questa Cananea è inteso peculiarmente a mostrarci il dovere che incombe ad ognuno di intercedere per gli altri: verità di grande importanza, e troppo facilmente dimenticata. Pochi doveri son così fortemente raccomandati dalla Scrittura, come quello d'intercedere a pro d'altrui, nelle nostre preghiere. La Scrittura medesima ci fornisce una lunga serie d'esempi atti a dimostrare il gran bene che agli altri si può fare pregando per loro, lo attestano, fra tanti, il figlio dell'ufficiale reale di Capernaum, il servo del Centurione e la figlia di Jairo. Sembra meraviglioso, ma pure Iddio si compiace di far' grandi cose per un'anima, quando per essa si muovono a pregare amici e parenti Giacomo 5:16. A ciò pensino in particolare i padri e le madri! È non possono dare ai figli dei cuori nuovi ma ben possono pregare per essi. È cosa rarissima che i figli, per i quali furono offerte molte preghiere, siano andati perduti.

29 Matteo 15:29-39. RITORNO DI CRISTO AL LAGO DI GALILEA. GUARIGIONI MIRACOLOSE. QUATTROMILA PERSONE MIRACOLOSAMENTE CIBATE Marco 7:31- 8:10

Per l'esposizione Vedi Marco 7:31, ecc.

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata