Matteo 16

1 CAP0 16 - ANALISI

1. Gesù passa al paese di Magadan. Dopo il miracolo narrato alla fine del cap. 15. Gesù passò sulle coste di Magadan all'O. del lago, ove i Farisei ed i Sadducei, venuti da Capernaum, lo trovarono. È questa la prima volta che si parla di una lega a danno del Salvatore tra i Farisei ed i Sadducei. Questi ultimi fin allora avevano riguardato Gesù con apparente disprezzo. In questo caso però essi lo tentano, dando a credere che l'avrebbero riconosciuto, se non come Messia, almeno come profeta, a patto che Egli desse loro un qualche segno dai cieli; ma, come in un'altra occasione Matteo 12:39-40, il nostro Signore ricusa, e rimanda costoro al segno di Giona. Egli li proclama ipocriti, siccome quelli che hanno abbastanza discernimento per distinguere l'aspetto del cielo e il cambiamento del tempo e delle stagioni, e sono incapaci di conoscere i segni dei tempi nei quali vivono, nonostante gl'insegnamenti uditi e i miracoli dei quali sono stati spettatori Matteo 16:1-4.

2. Il lievito dei Farisei e dei Sadducei. Gesù e i suoi discepoli ritornarono prestamente per mare sulla sponda orientale del lago, in un luogo che non è indicato né da Matteo, né da Marco. Nella fretta del partire, i discepoli avevano dimenticato di fare una nuova provvista, di pane, e dell'antica ne rimaneva loro soltanto una pagnotta, i pensieri dei discepoli eran tutti concentrati in questo incidente, mentre il loro divino Maestro stava riflettendo alla misera condizione di quei Farisei e di quei Sadducei che egli aveva pur allora lasciati. Quando fece loro un'osservazione sul lievito dei Farisei e dei Sadducei, essi capirono tutto a rovescio credendo volesse parlare della loro dimenticanza e della, difficoltà di ripararvi nel luogo ove erano diretti. Il qual malinteso dimostra come i discepoli approfittassero poco degl'insegnamenti d'un tal Maestro, e fornisce a questi l'occasione di richiamare alla loro mente i miracoli coi quali egli aveva nutrito le turbe miracoli che poteva ripetere, in caso di bisogno, come pure di premunirli contro l'ipocrisia dei Sadducei e dei Farisei Matteo 16:5-12.

3. Gesù guarisce un cieco a Betsaida, quindi parte per Cesarea di Filippo Marco 8:22-26 Giunto nelle vicinanze di Cesarea, Gesù interroga i suoi discepoli intorno alla opinione che essi avevano della sua persona e delle sue opere; e quando Pietro, a nome anche dei suoi compagni, ebbe dichiarato, che Gesù era ad un tempo il Messia e il Figlio del Dio vivente, Gesù lo dichiarò benedetto, siccome quegli che dall'alto ere stato ammaestrato in una verità, che il cuore e l'intelletto naturale non ammettono. Sulla gran verità che, le parole di Pietro contengono, il Signore dichiarò che avrebbe fabbricata la sua Chiesa, contro la quale gli sforzi di Satana e dei suoi ministri, non, avrebbero potuto mai prevalere. Dirigendo sempre la parola a Pietro, Gesù dichiarò inoltre che gli avrebbe affidato le chiavi del suo Regno, affinché, coll'insegnare e col predicare potesse ammettere in esso coloro che credevano, ed escluderne gli indegni. Sul senso però del Tu es Petrus..., ecc., rimandiamo il lettore alle note Matteo 16:13-20.

4. Gesù annunzia la propria morte, ed è ripreso da Pietro. Il Signore, nell'esercizio del suo ministero profetico, annunziò con maggiore ampiezza le circostanze che avrebbero accompagnata la sua morte a Gerusalemme, e predisse la sua risurrezione nel terzo giorno; argomenti dolorosi non poco ai suoi discepoli, i quali aspettavano una ben diversa manifestazione del Messia; onde Pietro, che non volle accettarli, n'ebbe dal suo Signore un rabbuffo Matteo 16:21-23.

5. Necessità dell'abnegazione. In questa occasione viene dichiarato pubblicamente: esser dovere, anzi necessità, che tutti coloro i quali divengono discepoli di Cristo rinuncino a se stessi. Corre grave pericolo di rovinare l'anima sua colui che preferisce gli agi ed i comodi della vita presente, al rinunziamento di se stesso, ed ai patimenti per amore di Cristo. Nulla importa il guadagno del mondo intero, a confronto della perdita dell'anima. Gesù termina l'esortazione colla dichiarazione che il regno del Signore era vicino Matteo 16:24-28. Tutti gli argomenti trattati in questo capitolo sono connessi insieme col doppio legame della successione cronologica, e dell'associazione delle idee. Un passo parallelo a questo capitolo si trova in Marco; in Luca se ne trova uno parallelo all'ultima parte di esso, sebbene Matteo abbia, in parecchi luoghi, parole ed incidenti che negli altri non si trovano. In tutti gli Evangeli però l'ordine generale delle materie è lo stessa.

Matteo 16:1-4. GESÙ RIFIUTA DI OPERARE UN MIRACOLO DAL CIELO Marco 7:11-13

1. E accostatisi a lui i Farisei e i Sadducei per metterlo alla prova,

Confrontando le narrazioni di Matteo e di Marco si vede chiaro che Gesù sbarcò in quella parte della spiaggia occidentale del lago che prese il nome della borgata di Magadan, secondo che si legge nel testo emendato, e che risponderebbe al moderno El-Mejdel e al Magdala di alcuni MSC. Dalmanuta mentovato da Marco doveva trovarsi vicino. È molto improbabile che i Farisei ed i Sadducei, di cui trattasi in questo versetto, abitassero in quei piccoli villaggi. Crediamo piuttosto ch'essi vi sieno venuti da Capernaum, poche miglia distante. Fin allora sembra che i Sadducei non avessero preso parte pubblicamente all'opposizione fatta a Gesù, forse perché disprezzavano tanto lui quanto l'opera sua; ma via via che la sua potenza cresceva, e che i suoi ammaestramenti svelavano i loro errori, si destava la loro ostilità. Da allora in poi si unirono coi Farisei per metterlo alla prova. Essi non avevano il minimo desiderio di essere convinti della verità col mezzo d'un nuovo miracolo, ma speravano di compromettere Gesù per aver motivo di condannarlo.

gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo.

La medesima domanda era stata fatta, a Gesù dagli Ebrei che egli aveva scacciati dal tempio in cui compravano e vendevano Giovanni 2:18. La risposta che allora diede: «Disfate questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere», aveva sostanzialmente il senso medesimo della replica data in questa occasione. Un'altra domanda allo stesso scopo venne fatta Giovanni 6:30 subito dopo il primo miracolo dei pani, o ancora nelle circostanze ricordato da Matteo 12:38. Questa domanda viene ripetuta in questo versetto e con linguaggio più esplicito. Non bastavano, secondo i Farisei, i segni terreni, cioè i numerosi miracoli che Gesù operava, per dimostrare la divinità della sua missione. Essi volevano un segno dal cielo. Mosè aveva fatto piovere la manna dal cielo per nutrire il popolo d'Israele nel deserto Esodo16:4, Samuele aveva fatto tuonare e grandinare nel tempo della mietitura nel mese di Giugno, fenomeno inaudito in quei climi 1Samuele 12:17, Isaia aveva fatto retrocedere di dieci gradi l'ombra sull'orologio solare di Achaz Isaia 38:8, essi dunque richiedevano da Gesù un segno consimile dal cielo, se pur voleva che lo ritenessero per Messia. Ora, sebbene Cristo guardando al motivo loro, ricusasse di compiacerli, non dobbiamo mai perdere di vista che, alla sua morte, furono dati, dal cielo appunto, segni più stupendi di tutti quelli che furono dati agli antichi profeti.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:20; 9:11; 12:14; 15:1; 22:15,34; 23:2; 27:62

Matteo 16:6,11; 3:7-8; 22:23; Marco 12:18; Luca 20:27; Atti 4:1; 5:17; 23:6-8

Matteo 19:3; 22:18,35; Marco 10:2; 12:15; Luca 10:25; 11:16,53-54; 20:23; Giovanni 8:6

Matteo 12:38-39; Marco 8:11-13; Luca 11:16,29-30; 12:54-56; Giovanni 6:30-31

1Corinzi 1:22

2 2. Ma egli, rispondendo, disse loro: Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia. 3. E la mattina dite: Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo.

Comunissime sono fra la gente di campagna siffatte osservazioni; variano, è vero secondo i climi; ma i segni, dei quali è qui fatta menzione, son tali fra noi quali sono in Palestina.

3 L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli?

cioè non sapete leggere la venuta del Messia nei segni notevoli che si mostrano intorno a voi. Si era allontanato da Giuda lo scettro Genesi 49:10, si compievano le settanta settimane di Daniele 9:24, ed era agevole discernere da molti indizi che l'antica economia stava per chiudersi, e se ne preparava una più libera e vasta; ma per costoro tutto era inutile.

PASSI PARALLELI

Luca 12:54-56

Matteo 7:5; 15:7; 22:18; 23:13; Luca 11:44; 13:15

Matteo 4:23; 11:5; 1Cronache 12:32

4 4. Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, se non quello di Giona.

Parole proferite già in un'altra risposta Vedi note Matteo 12:39. Marco omette le parole relative a Giona, e Matteo non dichiara pienamente il segno, perché il nostro Signore l'aveva già spiegato. Marco 8:12 omette pure le parole di Cristo relative ai cambiamenti del tempo, e la prova d'ipocrisia che n'è tratta; ma egli indica l'effetto prodotto, dalla slealtà di quei postulanti, sopra Gesù, il quale «dopo aver sospirato nel suo spirito disse: Perché questa generazione chiede ella un segno?». Preziosissimi sono gl'indizi che Marco ci somministra relativamente ai pensieri intimi del Salvatore. Il linguaggio qui usato è assai forte, e dimostra che la durezza di cuore dei Farisei aveva commosso profondamente Gesù.

E, lasciatili, se ne andò.

Il modo col quale Gesù troncò la conversazione indica ch'egli, qual giudice, li lasciò nei loro peccati; il che è confermato dalla sua subitanea partenza da quel luogo, e dagli avvertimenti ch'egli diede ai discepoli contro l'ipocrisia dei suoi interlocutori. Questi egli abbandona alla loro incredulità.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:39-40; Marco 8:12,38; Atti 2:40

Giona 1:17; Luca 11:29-30

Matteo 15:14; Genesi 6:3; Osea 4:17; 9:12; Marco 5:17-18; Atti 18:6

Matteo 16:5-12

5 Matteo 6:5-12. AMMONIMENTO CIRCA IL LIEVITO DEI FARISEI DEI SADDUCEI Marco 8:14-21

5. Or i discepoli passati all'altra riva, s'erano dimenticati di prender dei pani.

Per completare la narrazione conviene aggiungere qui le parole di Marco: «E, lasciatili, montò di nuovo nella barca e passò all'altra riva. Or i discepoli aveano dimenticato di prendere dei pani, e non aveano seco nella barca che un pane solo». Questa partenza, o da Capernaum o da Dalmanuta, fu così improvvisa, che i discepoli, nella loro fretta, dimenticarono di fare una nuova provvisione di pane, mentre in barca non rimaneva loro che una sola pagnotta. Se essi sbarcarono, come è probabile, sulla desolata spiaggia di Perea, lontana da ogni villaggio, è facile intendere quanto dovesse metterli in pensiero questa dimenticanza.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:39; Marco 8:13-14

6 6. E Gesù disse loro: Vedete di guardarvi dal lievito dei Farisei, e dei Sadducei.

Ai Sadducei Marco sostituisce Erode. Erano gli Erodiani una fazione politica; ma le loro dottrine religiose piegavano verso quelle dei Sadducei, a segno che negli Evangeli non si fa, tra gli uni e gli altri, differenza alcuna. In Luca 12:1, ove il medesimo avvertimento viene dato in occasione affatto diversa, il lievito indica l'ipocrisia, tra tutti i vizi il più estensivo, e che il nostro Signore rimprovera spesso ai Farisei del pari che agli Erodiani ed ai Sadducei, perché a tutte queste sette era comune. Di questo si preoccupava Gesù, il quale premunisce i suoi discepoli contro siffatta ipocrisia, rappresentandola, a cagione della sua natura espansiva e penetrante, sotto l'emblema del lievito. Nella parabola del lievito Matteo 13:33, si parla di questa sostanza in modo favorevole; qui, e generalmente nelle Scritture, si prende in senso non buono.

PASSI PARALLELI

Luca 12:15

Matteo 16:12; Esodo 12:15-19; Levitico 2:11; Marco 8:15; Luca 12:1; 1Corinzi 5:6-8; Galati 5:9

2Timoteo 2:16-17

Matteo 16:1

7 7. Ed essi ragionavano fra loro e dicevano: Egli è perché non abbiam preso dei pani

Chi pensi all'inquietezza che preoccupava i discepoli per la dimenticanza del pane, capirà benissimo come potessero credere sulle prime che di questa loro svista, e non d'altro, parlasse il Maestro. Ed in verità, l'equivoco dei discepoli non pare assurdo, come a prima vista sembrerebbe, se si pensa che, tra i Farisei, la questione del lievito se cioè, senza rischio di contaminazione legale, potessero gli Ebrei far uso di lievito preparato dai Samaritani o dai pagani era argomento di serie discussioni! Sostenevano molti che il mangiar pane fatto dai Gentili era cosa illegale, e i discepoli poterono credere che Gesù li ammonisce similmente di non procacciarsi del pane fatto dai Farisei e dai Sadducei. Questa minuta circostanza, che solo una storia verace poteva narrare, dimostra più che far non potrebbero molti volumi, come i discepoli di Cristo, anche dopo una lunga convivenza col divino Maestro, anche dopo essere andati a predicare come apostoli ed aver operato dei miracoli, fossero rimasti semplici ma ignoranti.

PASSI PARALLELI

Marco 8:16-18; 9:10; Luca 9:46

Matteo 15:16-18; Atti 10:14

8 8. Ma Gesù, accortosene, disse: O gente di poca fede, perché ragionate fra voi, del non avere dei pani?

Le nove domande che rapidamente si succedono l'una all'altra, nel racconto di Marco 8:17-21, mostrano quanto increscesse al nostro Signore quel difetto di intendimento spirituale dei suoi discepoli, e peggio ancora quel basso concetto che avevano di lui, quasi ch'Ei volesse fare un'ammonizione così solenne per un così futile soggetto! Dal pensiero però che i discepoli si davano della mancanza del pane, noi veniamo a capire che la cura degli interessi temporali, Gesù la lasciava intieramente a loro; o che il suo cuore amoroso si addolorava di vederli supporre ch'egli li sgridasse a quel modo per la loro trascuratezza. Gesù lesse i loro pensieri e li accusò di essere «uomini di poca fede», non solo per, aver dato prova di scarsa intelligenza col prendere alla lettera quella similitudine, ma precipuamente per essersi mostrati così assorti nei loro materiali bisogni, da credere che Gesù medesimo ne fosse ansioso al pari di loro. Dovevano esser persuasi che, sotto la sua direzione, e in sua compagnia, non sarebbe loro mancato nulla del necessario Marco 6:22; Luca 22:35.

PASSI PARALLELI

Giovanni 2:24-25; 16:30; Ebrei 4:13; Apocalisse 2:23

Matteo 6:30; 8:26; 14:31; Marco 16:14

9 9. Non capite ancora e non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini, e quante ceste ne levaste? 10. Né dei sette pani dei quattromila uomini, e quanti panieri ne levaste?

Secondo Marco, lo scarso intelletto di costoro viene messo in rilievo con un rabbuffo severissimo. Non capite ancora torna a dire: «Non avete ancora inteso ch'io posseggo un potere sovrumano? La memoria vostra ha ella dimenticato i miracoli che ho operati in due diverse occasioni per nutrire le turbe?». Sebbene Cristo non operasse giammai miracoli per ottenere un intento cui si potesse giungere con mezzi ordinari, pure non avevan ragione alcuna i discepoli di mettersi in pensiero, per la mancanza di pane, ben sapendo che il loro Maestro ne aveva creato due volte per nutrire, non già singole, ma migliaia di persone. La distinzione fra ceste e panieri è osservata nei racconti che si hanno dei due miracoli. Se mancasse una prova incontrovertibile che questi non sono variazioni di un solo e medesimo avvenimento, noi l'avremmo in questa chiara distinzione che il Signore fa tra i due diversi generi di panieri usati nell'una e nell'altra occasione.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:16-17; Marco 7:18; Luca 24:25-27; Apocalisse 3:19

Matteo 14:17-21; Marco 6:38-44; Luca 9:13-17; Giovanni 6:9-13

Matteo 15:34,38; Marco 8:5-9,17-21

11 11. Come mai non capite che non è di pani ch'io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei Farisei, e dei Sadducei?

Con siffatti miracoli testè operati sotto gli occhi vostri, come potete voi mai cadere in sì grave errore da supporre che io, nell'avvertimento datovi intendessi parlare della provvisione del pane? Il nostro Signore si limita a dire che non parlava di pane, lasciando però ai discepoli d'indovinare a che cosa veramente egli volesse alludere; ed essi, messi così sulla buona via, giunsero ad una giusta conclusione.

PASSI PARALLELI

Marco 4:40; 8:21; Luca 12:56; Giovanni 8:43

12 12. Allora intesero che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei Farisei e dei Sadducei.

Bravo è quell'insegnante il quale sa a tempo e luogo eccitare gli alunni tardi d'intelletto a pensare da se medesimi! Qui la parola «dottrina» va presa in ampio significato, e vuol dire i principi che queste sette, opposte fra loro, spargevano nella nazione, ora se più terribile sia quel formalismo che consuma e logora la vita spirituale, ovvero quel così detto razionalismo che scalza la fede, è malagevole assai sentenziare.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:4-9; 23:13-28; Atti 23:8

RIFLESSIONI

1. Nel vers. 4 Matteo 16:4, il nostro Signore ripete ciò che aveva già detto, in un'altra circostanza, e da ciò rilevasi che egli non si appagava di dir le cose una volta sola, ma usava tornare più e più volte sull'argomento medesimo. Or che c'insegna questo? Che noi non dobbiamo ad imitazione di certuni affannarci troppo per mettere in armonia fra loro le narrazioni dei quattro Evangeli. Né le avvertenze di nostro Signore, le quali troviamo identiche in Matteo e Luca, furono sempre usate al medesimo tempo, né gli avvenimenti ai quali si riferiscono o si connettono sono necessariamente i medesimi.

2. Quanto spesso i figli di Dio si meritano il rabbuffo qui diretto a coloro che sanno distinguere i segni di cambiamenti nell'atmosfera materiale, mercantile, o politica, mentre nulla vedono, e nulla prevedono nel mondo morale, spirituale o religioso!

3. Il nostro Signore premuniva i discepoli contro la dottrina dei Farisei e dei Sadducei. I Farisei erano formalisti, procaccianti la propria giustizia; i Sadducei erano scettici, liberi pensatori e quasi increduli. Se Pietro, Giacomo e Giovanni dovevano guardarsi dalle loro dottrine, ciò prova che i più santi ed i migliori fra i credenti stessi debbono stare in guardia. Quelle dottrine possono bene, al pari del lievito, sembrare piccola cosa in confronto del corpo intiero della verità; ma, come il lievito appunto, lavorano celatamente, e adagio adagio corrompono e snaturano il carattere della religione a cui si frammischiano.

4. I nemici del Redentore lo mettevano al cimento; ma di quando in quando facevan lo stesso anche i suoi dodici discepoli eletti. Quanto poco essi intendevano ciò ch'egli loro diceva! Quali pensieri, indegni di lui, supponevano in lui! E quanto erano meschini i motivi ch'essi attribuivano alle sue azioni! Quanto fu meravigliosa la longanime pazienza colla quale egli sopportò tutto questo! Ma una cotal pazienza non gli è forse necessaria ai dì nostri? Non esistono forse tuttora nel popolo di Cristo molte cose, che ci fanno meravigliare della sua pazienza?

13 Matteo 16:13-20. PIETRO CONFESSA NOBILMENTE CRISTO, E VIEN BENEDETTO Marco 8:27-30; Luca 9:18-20

13. Poi Gesù, venuto nelle parti di Cesarea di Filippo,

La città qui rammentata si chiamava in origine Panias, o Panium, da una caverna ad essa vicina dedicata al dio Pan. Sotto gli Arabi, riprese, ad eccezione della prima lettera, l'antico nome. Banias è fabbricata sulle falde del Libano, ove era tracciato anticamente il confine tra la Palestina e la Siria, non lungi dalla città di Dan Laisch, la quale chiamasi oggi Tel-el-Kadi, alla sorgente del Giordano. Filippo Erode, tetrarca di Iturea, l'ampliò ed abbellì assai, e cambiò il suo nome in quello di Cesarea, in onore dell'imperatore Tiberio. Egli aggiunse, in pari tempo, a quel nome, il suo proprio, per distinguere questa città da Cesarea marittima, fondata da suo padre Erode il Grande, a 30 miglia a Nord di Gioppe. Questa, sotto il dominio dei Romani, fu la metropoli della Palestina e la residenza del procuratore; quella, ritiro tranquillo e remoto presso il quale Gesù ultimamente era passato recandosi ai confini del paese fenicio, fu da lui scelta per conferire privatamente coi suoi discepoli sul profitto ch'essi avevano tratto dai suoi ammaestramenti, e per annunziar loro la sua morte che si avvicinava.

domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuol dell'uomo?

Luca ci racconta che, prima di fare codesta domanda ai suoi discepoli, Gesù si era ritirato in disparte per pregare, com'era, suo esemplare costume nei momenti difficili. Gesù aveva appunto allora chiuso il primo periodo del suo ministero, ed entrava nel secondo ed ultimo; e siccome gli Apostoli si erano aggirati non poco fra il popolo, egli desiderava sapere da loro quale idea generalmente il popolo si facesse di lui. Ma la domanda ch'egli loro volgeva mirava inoltre ad illuminarli sull'opera che il Figliuol dell'uomo era venuto a compiere. La locuzione: «Figliuol dell'uomo» non trovansi né in Marco, né in Luca, ed è difficile di precisare il senso nel quale Gesù la usò in questo luogo. Dal contrasto fra questa e la locuzione: «Figlio di Dio» adoperata da Pietro nel rispondere Matteo 16:16 parrebbe che il Signore volesse qui significare la propria perfetta umanità, senza però escludere l'idea della sua missione messianica, che egli vi annetteva ordinariamente, Una cosa interessante e notevole assai da osservare si è che il Signore non diede mai a se medesimo, se n'eccettuiamo una sola occasione Giovanni 17:3, i nomi di Gesù e di Cristo; e in pochissime occasioni prese quello di Figlio di Dio Matteo 11:27; Giovanni 5:25;9:35;11:4. La qualifica ch'egli soleva dare alla sua persona era quella medesima qui usata: «Figliuol dell'uomo». Se ne citano non meno di quaranta esempi nei suoi discorsi. Ciò nonostante quel titolo non gli fu mai dato né dagli Evangelisti, né dai suoi amici o nemici. Stefano però ne fece uso per indicare la perfetta umanità del suo Signore, esclamando in estasi, nel momento del suo martirio: «Ecco, io veggo i cieli aperti, e il Figliuol dell'uomo in piè alla destra di Dio» Atti 7:56. Molti rintracciano l'origine di questo titolo in quella celebre profezia di Daniele 7:13 ove si legge che «uno, simile ad un figliuol d'uomo» s'accostava al Vegliardo, e ne riceveva signoria e gloria e regno. Noi ammettiamo che questo titolo, nella profezia di Daniele, si riferisca al regno eterno ivi descritto, ma crediamo che l'origine di questa locuzione sia molto più antica. La troviamo nella promessa del «seme della donna» Genesi 3:15, fatta ai nostri primi genitori dopo la caduta. Gesù adunque, prendendo quel titolo, non solamente indica la sua vera e reale umanità, ma proclama eziandio ch'egli è governatore di quel regno di Dio che dove estendersi sopra tutta la terra, ch'egli è quel secondo Adamo che deve rialzare l'umanità dalla rovina del peccato, e regnare finché egli abbia messi tutti i nemici sotto i suoi piedi» 1Corinzi 15:25, e gittato nello stagno del fuoco l'antico serpente, cioè il diavolo Apocalisse 20:2,10.

PASSI PARALLELI

Marco 8:27

Luca 9:18-20

Matteo 8:20; 9:6; 12:8,32,40; 13:37,41; 25:31; Daniele 7:13; Marco 8:38; 10:45

Giovanni 1:51; 3:14; 5:27; 12:34; Atti 7:56; Ebrei 2:14-18

14 14. Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista;

È probabile che i discepoli con queste parole alludessero ad Erode Antipa, ed a quelli che dividevano la sua opinione Matteo 14:1-3. Marco conferma questa supposizione Matteo 6:14 come se fosse stata l'opinione degli Erodiani.

altri, Elia;

il quale era aspettato dagli Israeliti prima della venuta del Messia Vedi note Matteo 11:14; Luca 1,17.

altri, Geremia,

C'è chi suppone che questa credenza nascesse dalla pretesa rassomiglianza fra «l'uomo di dolori» e il profeta del pianto; ma, sia vera o no questa supposizione, certo si è che molti fra gli Ebrei credevano che Geremia fosse quel profeta di cui parlasi nel Deuteronomio 18:15, il quale doveva sorgere fra loro, simile a Mosè. Rabbi Giuda Ben Simone, commentando il vers. 18 del sopraccennato capitolo, fa un elaborato parallelo fra questi due profeti.

o uno dei profeti.

Luca: «Uno dei profeti antichi risuscitato». Marco: «Un profeta, pari ad uno dei profeti», che vorrebbe dire, che egli era un nuovo profeta rassomigliante agli antichi. Tutti lo riguardavano come un uomo straordinario, e l'associavano nelle loro idee col venturo Messia.

PASSI PARALLELI

Matteo 14:2; Marco 8:28

Malachia 4:5; Marco 6:15; Luca 9:18-19; Giovanni 7:12,40-41; 9:17

15 15. Ed egli disse loro: E voi, chi dite che io sia?

Fin allora egli non aveva mai fatto una simile domanda ai suoi discepoli, ma, a cagione della sua morte che si avvicinava, conveniva ch'egli ottenesse da loro, sopra questo argomento, una risposta categorica. Noi possiamo rappresentarci Gesù dicendo fra se, dopo aver udito ciò che di lui pensava il popolo: «invano ho faticato; inutilmente, per nulla ho consumata la mia forza» Isaia 44:4; mi prendono solo per «uno dei profeti»; sentirò ora che cosa diranno questi miei discepoli ammessi nella mia più stretta intimità».

PASSI PARALLELI

Matteo 13:11; Marco 8:29; Luca 9:20

16 16. Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente.

Pietro, più pronto degli altri, risponde con franchezza e coraggio e la sua risposta sembra acquistare una espansione progressiva nei racconti dei tre sinottici. Secondo Marco, Pietro disse brevemente: «Tu sei il Cristo»; secondo Luca: «Tu sei il Cristo di Dio», e secondo il nostro Evangelista. «Tu sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente». Quest'ultime sono probabilmente le parole precise che uscirono dalla bocca di Pietro. Esse non hanno la forma d'una confessione formale: Io credo. ecc., ma piuttosto quella dell'adorazione. L'eccellenza di questa dichiarazione sta in ciò, ch'essa mette in rilievo le due nature, umana e divina, del nostro Signore, la sua origine ed il suo uffizio; e manifesta l'intima convinzione prodotta dallo Spirito Santo in Pietro: «il Cristo» il Messia, il Figlio di Davide, il Re unto, «il Figlio dell'Iddio vivente», il Figlio eterno, generato dall'eterno Padre. Egli non è figlio di Dio nel senso di uomo innalzato da Dio, per le sue virtù eminenti alla carica messianica; egli non è figlio come gli angeli; ma ha in se la natura divina, come non la possiede nessun altro. Certo non si vuole affermare che Pietro possedesse, in quel momento, la profonda conoscenza della verità da lui espressa, alla quale egli pervenne solamente più tardi; ciononostante le sue parole furono una fedele testimonianza resa alla vera umanità e alla vera divinità di Cristo, sorgente della vita cristiana negl'individui e della Chiesa.

PASSI PARALLELI

Matteo 14:33; 26:63; 27:54; Salmo 2:7; Marco 14:61; Giovanni 1:49; 6:69; 11:27; 20:31

Atti 8:37; 9:20; Romani 1:4; Ebrei 1:2-5; 1Giovanni 4:15; 5:5,20

Deuteronomio 5:26; Salmo 42:2; Daniele 6:26; Atti 14:15; 1Tessalonicesi 1:9

17 17. E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona;

Bargiona è un patronimico formato dalla parola siriaca Bar ebraico Ben, figlio, e da Giona, nome del padre di Simone Giovanni 1:42;21:15. Il nome di Cefa, o Pietro, era stato preannunziato a Simone quando fu condotto a Gesù la prima volta Giovanni 1:42, ma siccome l'appellativo di Simone ne ricordava l'origine carnale, e la naturale debolezza, Gesù l'adopera qui, in contrasto con l'altezza a cui Pietro era giunto colla rivelazione spirituale manifestata nella sua risposta. La beatitudine di Pietro non consisteva meramente nella fede, nel discernimento, e nel coraggio che lo resero capace di formulare una chiara e completa confessione, ma nella conoscenza divina implicata in essa.

perché non la carne e il sangue,

cioè la natura umana Galati 1:16: Ebrei 2:14.

t'hanno rivelato questo, ma il Padre mio ch'è ne' cieli.

"Questa tua confessione non viene da sapienza umana. bensì da illuminazione divina». La vera conoscenza di Cristo è sempre una rivelazione concessa dal Padre Celeste. La mente carnale può ben scoprire ed ammirare teoricamente certe verità, ma, per esser salvato, fa d'uopo che ogni individuo riceva nel suo cuore la rivelazione dello Spirito Santo intorno a Cristo, e personalmente se l'appropri. Si osservi la somiglianza tra le parole pronunziate da Cristo in questa circostanza. E quelle di Matteo 11:25-27, dove però è il Figlio che rivela, mentre qui è il Padre. Di questa illuminazione della mente per opera dello Spirito Santo parlano Paolo 1Corinzi 2:12; 1Giovanni 4:2. Paolo fa uso delle parole «carne e sangue», nel medesimo, senso, ai Galati 1:15-16. Ciò che Paolo dice di se stesso in quel capitolo forma un notevole parallelismo colle parole di Gesù relative a Pietro, e viene a confermare il diritto che Paolo aveva di esser considerato come uguale a Pietro ed agli altri apostoli, in quanto che egli non aveva ricevuto la fede e l'apostolato dagli uomini, ma «Dio si era compiaciuto di rivelare in lui il suo Figliuolo». Gesù adopera le parole: «il Padre mio» in un senso esclusivo, corrispondente a quello nel quale appunto allora egli era stato, chiamato da Pietro: il Figliuol di Dio, Egli soleva spesso dire mio Padre e spesso pure vostro Padre; ma non disse mai nostro Padre. in modo da mettersi alla pari con noi.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:3-11; 13:16-17; Luca 10:23-24; 22:32; 1Pietro 1:3-5; 5:1

Giovanni 1:42; 21:15-17

Galati 1:11-12,16

Matteo 11:25-27; Isaia 54:13; Luca 10:21-22; Giovanni 6:45; 17:6-8; 1Corinzi 2:9-12

Galati 1:16; Efesini 1:17-18; 2:8; 3:5,18-19; Colossesi 1:26-27; 1Giovanni 4:15; 5:20

18 18. Ed lo altresì ti dico, che tu sei Pietro,

Come Pietro aveva detto: «Tu sei il Cristo», così Gesù gli dice: «Tu sei Pietro». Il nome di Pietro fu qui confermato dal Signore all'apostolo, in segno di onore a cagione della sua fede e della confessione chiara, franca e risoluta da lui fattane in questa, circostanza prima di ogni altro.

e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.

Il greco petros vale propriamente sasso. mentre petra vale roccia, pietra da fondamenta. Però non è il caso d'insistere su questa distinzione tra i due termini greci giacché Cristo parlava aramaico e in, quella lingua la stessa identica parola Kefa serviva come nome di persona Giovanni 1:42 e come nome di cosa pietra. Nel greco invece, non si poté conservare l'identità perché il nome femminile petra non si prestava ad essere nome di un uomo; e d'altra parte il maschile petros sasso non si prestava ad indicare una pietra la fondamenta. Il greco ha dovuto contentarsi della paronomasia o somiglianza delle parole petros e petra: Pietro e pietra. Il francese conserva l'identità: Pierre e pierre mentre l'inglese non vi si presta Peter e rock.

Di questa promessa, di Cristo si danno non meno di quattro interpretazioni.

1. Secondo la Chiesa romana, Cristo dichiarò qui che fonderebbe la, sua Chiesa su Pietro costituito principe degli apostoli e supremo gerarca della Chiesa universale. Cotesta autorità suprema doveva poi passare ai successori di Pietro e questi successori sarebbero i vescovi di Roma. Del preteso pontificato di Pietro in Roma, durante venticinque anni, non è più il caso di parlare, non potendosi provare, con assoluta certezza, neppure la sua venuta in Roma. Né il testo parla di successori di Pietro, poiché la prima pietra d'un edificazione non si può sostituire e il privilegio di chi fonda una società o un'istituzione non è trasmissibile. Ma lasciando stare l'idea di successione apostolica la quale non ha che fare col testo, dobbiamo vedere se il privilegio conferito a Pietro includa veramente quanto i vescovi di Roma, più di tre secoli dopo, cominciarono a pretendere che contenesse.

Se a Cesarea di Filippo Pietro fosse stato proclamato capo supremo della Chiesa cristiana, investito di autorità assoluta, come si spiega il fatto che una sì importante dichiarazione di Cristo non sia riferita che dal solo Matteo, mentre non ne dicono verbo gli altri evangelisti, due dei quali, Luca e Marco che scriveva per i Romani riferiscono però la solenne risposta di Pietro alla domanda di Gesù. Come si spiega che, poco tempo dopo, i discepoli vengano da Gesù a chiedere: «Chi è il maggiore nel regno dei cieli?» Matteo 18:1 e che la madre dei figli di Zebedeo venga, insieme con loro, a dire al Signore: «Ordina che questi miei due figli seggano l'uno alla tua destra e l'altro alla tua sinistra, nel tuo regno» Matteo 20:21? Come spiegare che la Conferenza di Gerusalemme sia presieduta da Giacomo e non da Pietro che pure è presente e partecipa alla discussione, e che la decisione sia mandata ai cristiani etnici in nome, non del preteso supremo gerarca, ma in nome «degli apostoli e dei fratelli anziani» Atti 15? Come spiegare che Paolo rivendichi l'indipendenza del suo apostolato di fronte a quello degli altri e non si periti, in Antiochia, di «resistere in faccia a Pietro, perché era da condannare» e restringa il campo dell'apostolato di Pietro ai Giudei, mentre il suo si estende ai popoli dei Gentili Galati 1:12,17-18; 2:7-8,11-17? Come spiegare che nelle sue tredici Epistole, Paolo non dica una parola, neanche in via di allusione, del primato di Pietro, né la dicano Barnaba agli Ebrei, e Giacomo e Giuda e Giovanni nelle loro lettere? Come spiegare che Pietro stesso ignori il suo preteso primato nelle due Epistole che abbiamo di lui nel Nuovo Testamento? Egli chiama se stesso «apostolo di Gesù Cristo», «testimone delle sofferenze di Cristo», «anziano cogli anziani» che non devono «signoreggiare» le chiese; chiama Cristo il Sommo Pastore, la «pietra vivente» su cui sono edificate le «pietre viventi che sono i credenti», i nec verbum, quidem, 1Pietro 1:1; 2:4-5; 5:1-4? Come ammettere che il primo successore ex hypothesi di Pietro, sia diventato il principe degli apostoli ancor vivi alla morte di Pietro e fra cui si annoveravano Andrea e Giovanni? Come spiegare il silenzio dei primi secoli circa il primato giuridico di Pietro, circa la trasmissione di esso ai vescovi di Roma? Quel primato non fu incluso in alcuno dei Credo antichi. Uomini come Crisostomo, Ambrogio, Girolamo, Agostino, ecc., hanno inteso il passo Matteo 16:18 in modo diverso dai teologi cattolici medioevali che lo fecero servire alle ambizioni dei vescovi di Roma.

In una parola, nulla si trova nel Nuovo Testamento né nella Chiesa dei primi secoli che sia, in favore della interpretazione romana.

2. Una interpretazione antica, esposta da parecchi dottori fra cui Crisostomo, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Cirillo, considera la confessione di fede fatta da Pietro come il fondamento su cui Cristo edificherà la sua Chiesa. Si obbietta però che, con questa esposizione, si viene ad escludere un qualsiasi privilegio premesso dal Signore a Pietro. Il «Tu sei Pietro» resta campato in aria. Inoltre nel Nuovo Testamento si parla sempre di persone credenti, di apostoli od evangelisti come di fondamenti, di colonne, di pietre vive, nell'edifizio della: Chiesa; non di confessioni di fede sebbene, in un senso, sia esatto che la verità evangelica sta alla base della Chiesa cristiana.

3. Una terza interpretazione sostenuta da molti e preferita anche dall'Autore del presente Commentario, come si può vedere nella prima e nella seconda edizione, considera Cristo stesso come la pietra su cui egli edificherà la sua Chiesa: «Tu sei Pietro e su quella pietra che hai confessata, cioè sul Cristo, Figliuol di Dio Vivente, edificherò la mia Chiesa».

I sostenitori di questa opinione insistono sulla distinzione tra petros, sasso, e petra. roccia, che meglio conviene a Cristo che a Pietro. Ma l'argomento non regge di fronte alla considerazione che Cristo ha dovuto, in aramaico, servirsi due volte della stessa parola: Kefa. Si fa valere il fatto che spesso, nell'Antico Testamento, l'Eterno è chiamato la rocca, la rocca della salvezza, la rupe del suo popolo nel senso però di «rifugio». Esempi: Deuteronomio 32; Salmo 71:3; 89:26. È chiamato pure la «roccia dei secoli», Isaia 26:4; e nel Nuovo Testamento, Pietro stesso chiama Cristo la «pietra vivente», la pietra angolare dell'edifizio 1Pietro 2:4-7, e così Paolo Efesini 2:20; Cfr. 1Corinzi 3. Verità preziosa, che nessuno pensa a negare, giacché le anime credenti non possono poggiare la loro fede sopra un semplice uomo, ma soltanto sul Cristo morto e risuscitato per loro, lo stesso ieri, oggi ed in eterno.

Resta però il fatto che se si fa dire a Gesù: «Ed io altresì ti dico che tu sei Pietro e su me stesso edificherò la mia Chiesa...», il «tu sei Pietro» perde ogni senso e al confessore del Cristo non è concesso alcun privilegio. Eppure ci pare innegabile che tale fosse l'intenzione del Signore. Siamo quindi condotti ad una quarta interpretazione che, mentre fa giustizia al contesto, si tiene lontana dagli enormi errori del papismo.

4. Secondo questa interpretazione che si fa largamente strada nell'esegesi moderna, la risposta di Cristo a Pietro va intesa così:. «Dio ti ha dato di conoscermi, e tu per primo, fra i miei seguaci, mi hai confessato come il Cristo, il Figlio di Dio; ed io altresì ti dico: Tu sei Pietro, l'uomo dalla salda fede, l'uomo dalle ardite iniziative, atto come strumento umano di fede ardente a fondare la società dei credenti di cui sarai la prima pietra e io ti darò il privilegio e l'onore, quando ne, sia venuta l'ora, di essere il primo banditore del Vangelo, colui che comunicherà la fede che possiede ad altre anime che saranno le prime, pietre viventi dell'edifizio della mia Chiesa. Avrai così il privilegio di essere il primo ad adoperare le chiavi della predicazione cristiana per aprir le porte del regno di Dio a migliaia di credenti». Il privilegio promesso a Pietro, è cosa del tutto personale, non trasmissibile, di natura onorifica e che fa di lui non già il capo ed il padrone della Chiesa Cristo la chiama la mia Chiesa, ma il primus inter pares tra i suoi colleghi nell'apostolato, ai quali il Capo Supremo della Chiesa ha conferito, mediante una misura speciale del suo Spirito, le stesse prerogative che a Pietro Giovanni 21:21-23. Il suo è dunque un primato meramente storico a motivo del posto speciale che gli è stato affidato nell'opera della fondazione della Chiesa di Dio.

Gli Evangelisti, nel dare il catalogo degli apostoli, chiamano Pietro «il primo» e riferiscono parecchi fatti in cui Pietro si rivela come uomo d'iniziativa. Dopo la Pentecoste, Pietro occupa manifestamente, nei primordi della storia della Chiesa narrataci negli Atti, il primo posto. Mediante il suo ministerio viene fondata la chiesa di Gerusalemme composta di Giudei e, più tardi, egli è chiamato ad evangelizzare e a battezzare i primi credenti fra i pagani Atti 1-11. A questa parte del primato d'onore conferitogli si riferisce egli stesso nella conferenza di Gerusalemme quando dice: «Fratelli, voi sapete che, fin dai primi giorni, Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero...» Atti 15:7. Parole queste che mostrano in qual senso Cristo ha potuto parlare di edificar la sua Chiesa su Pietro ed in qual senso Paolo ha potuto scrivere agli Efesini 2:20 ch'essi erano «stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo del Signore». In quel senso medesimo va intesa la visione in cui Giovanni, contemplando la Gerusalemme celeste nota che «il muro della città aveva dodici fondamenti e su quelli stavano i nomi dei dodici apostoli dell'Agnello» Apocalisse 21:14. Anche oggi, quando parliamo di servitori di Dio che hanno fondata la Chiesa in una data regione, intendiamo dire che sono stati gli apostoli di quel dato paese, ossia che Cristo si è valso della loro opera di credenti per formare altri credenti entrati come pietre viventi a far parte del grande edificio spirituale. Pietro ebbe il privilegio nel periodo delle prime origini di formare colla sua predicazione, le prime pietre vive della Chiesa di Cristo che nessuna avversa potenza doveva riuscire mai ad abbattere; e siccome egli fu l'apostolo particolare dei circoncisi, ben s'intende che il privilegio concessogli venga ricordato nel Vangelo di Matteo scritto soprattutto per i Giudeo-cristiani.

È questa la prima volta che incontriamo la parola ecclesia, che ritroveremo un'altra volta ancora nel Nuovo Testamento, cioè in Matteo 18:17, ove ha un significato più ristretto. Qui essa abbraccia tutta quanta la società o fratellanza dei credenti in Cristo, la quale fa riscontro alla radunanza d'Israele caal, che nella versione dei 70. porta il nome di ecclesia. Gesù chiama «mia Chiesa» la società ch'egli voleva costituire; espressione ammirabile, che non si trova altrove nei Vangeli, la quale indica che, la Chiesa è proprietà di Cristo, per cui egli l'ama, e ne prende cura.

e le porte dello Hades non la potranno vincere.

Parole intese a mettere in risalto l'importanza divina e permanente dell'edificio nella cui fondazione Pietro avrà una parte cospicua. La parola greca Hades, Ebrei Sceol, nella Scrittura viene a significare il regno della morte; e siccome la potenza di quel regno è nelle mani di Satana Ebrei 2:14, le parole si possono riferire anche all'influenza ed alle macchinazioni di lui. Dello Hades si parla come di luogo che ha delle porte Giobbe 38:17, e altrove, le quali spalancandosi a guisa di apertura d'abisso inghiottiscono le generazioni umane. Siccome Satana è il distruttore, ed ha possanza sulla morte, noi non ci allontaneremo dal vero ammettendo che la locuzione «porte dello Hades» rappresenta tutta quanta la possanza e l'astuzia del regno di Satana; le quali però non prevarranno mai.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:2; Giovanni 1:42; Galati 2:9

Isaia 28:16; 1Corinzi 3:10-11; Efesini 2:19-22; Apocalisse 21:14

Zaccaria 6:12-13; 1Corinzi 3:9; Ebrei 3:3-4

Matteo 18:17; Atti 2:47; 8:1; Efesini 3:10; 5:25-27,32; Colossesi 1:18; 1Timoteo 3:5,15

Genesi 22:17; 2Samuele 18:4; Giobbe 38:17; Salmo 9:13; 69:12; 107:18; 127:5; Proverbi 24:7

Isaia 28:6; 38:10; 1Corinzi 15:55

Salmo 125:1-2; Isaia 54:17; Giovanni 10:27-30; Romani 8:33-39; Ebrei 12:28

Apocalisse 11:15; 21:1-4

19 19. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli;

Sotto altra immagine Cristo seguita a dichiarare il privilegio che sarà concesso a Pietro. La forma futura: «Ti darò», si riferisce al tempo che seguì l'ascensione del Signore. Prima dell'effusione pentecostale gli apostoli non erano atti a disimpegnare l'ufficio ricevuto. Le chiavi servono ad aprire e a chiudere un edifizio, e implicano un'autorità affidata ad uomini che hanno i requisiti per esercitarla fedelmente. L'edifizio è chiamato qui il regno dei cieli, nozione più vasta di quella di «chiesa», ma che in questo passo è difficile distinguere da quella. La chiave con cui Pietro per il primo e poi tutti gli apostoli, al par di lui, hanno aperto alle anime il regno dei cieli è il messaggio evangelico ricevuto da Cristo e da loro bandito al mondo colla parola e cogli scritti, coll'autorità di ambasciatori di Cristo, di uomini che sono stati insegnati da Dio in modo speciale e che hanno ricevuto una misura speciale dello Spirito per ispirarli e per guidarli. Prima di salire al cielo il Signore diede loro questo mandato: «Andate per tutto il mondo, e predicate l'Evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato» Marco 16:15-16. Colla predicazione Pietro aperse le porte del regno dei cieli ai tremila credenti della Pentecoste e più tardi a Cornelio ed ai suoi, senza passare per il giudaismo. Colla predicazione egli chiuse la porta del Regno agli increduli quando disse: «in nessun altro che Cristo è la salvezza», e quando dichiarò estranei alla sincerità della fede Anania e Simon Mago.

e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne' cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne' cieli.

A Pietro per il primo Gesù promette questa prerogativa che più tardi sarà egualmente data agli altri apostoli Giovanni 20:22-23, ma di cui egli sarà il primo a fare uso. Fra gli Ebrei «legare significa dichiarare illegale una cosa, e «sciogliere» dichiararla legate. Essi solevano dire dei Rabbini e degli Anziani, dedicatisi all'insegnamento delle Sacre Scritture, ch'essi avevano il potere di legare e di sciogliere. Cfr. Matteo 23:13. Questo fatto deve servirci di norma nell'interpretazione di espressioni che erano d'uso comune fra i discepoli in virtù dello Spirito, la parola apostolica doveva avere per la chiesa di Cristo di tutti i tempi un'autorità normativa in fatto di dottrina, di morale e di ordinamenti ecclesiastici. Essi dovevano avere l'autorità e la capacità dall'Alto di esporre appieno il piano divino della salvazione e di combatter gli errori, di proclamare le leggi morali del Regno, e di denunziare le deviazioni, di esaltare la norma suprema dell'amore e quella della libertà cristiana dalle tradizioni umane e dagli ordinamenti transitori dell'economia antica ormai tramontata. Un autorevole commento alle parole di Cristo l'abbiam nei luoghi delle Epistole ove Paolo rivendica l'autorità del suo apostolato: «Paolo apostolo non dagli uomini né per mezzo d'alcun uomo, ma per Mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre... L'evangelo da me annunziato non l'ho ricevuto né imparato da alcun uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo. Se alcuno ivi annunzia un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema» Galati 1. Non c'è nulla, in questo versetto, che possa, somministrare ai dottori romani un appoggio in favore della pretesa autorità di dare o di negare l'assoluzione ai peccatori, ch'essi dicono essere stata conferita a Pietro ed ai suoi successori. Si tratta qui di cose e non di persone. Dice: Tutto ciò che avrai legato; non chiunque avrai... Stier nota la testimonianza che, negli scritti e nel discorsi di Pietro, si trova contro tutti gli errori del papato: contro la signoria della Chiesa 1Pietro 5:3-4; contro un sacerdozio separato 1Pietro 2:5,9; contro la pretesa di dominare l'autorità civile 1Pietro 2:13-17; contro l'argento, l ' oro e gl'illeciti guadagni Atti 3:6; 1Pietro 1:18-19; 5:2; contro gli atti sconvenienti di onoranza, e contro il baciamento dei piedi Atti 10:25-26 contro il celibato 1Corinzi 9:5; e contro la dottrina della giustificazione per le opere, Atti 15:10-11; 1Pietro 1:3-5, ecc.

PASSI PARALLELI

Atti 2:14-42; 10:34-43; 15:7

Isaia 22:22; Apocalisse 1:18; 3:7; 9:1; 20:1-3

Matteo 18:18; Giovanni 20:23; 1Corinzi 5:4-5; 2Corinzi 2:10; 1Tessalonicesi 4:8; Apocalisse 11:6

20 20. Allora vietò a' suoi discepoli, di dire ad alcuno ch'egli era il Cristo.

Una tale ingiunzione era allora necessaria perché non era maturo ancora il tempo di proclamare quella grande verità. Avrebbe allora provocato un'effervescenza carnale tra il popolo. Gli apostoli stessi non avevano capito ancora che il Cristo dovea soffrire e morire Cfr. Matteo 16:22. Solo quando avrebbero ricevuto lo Spirito, dopo l'ascensione, potrebbero predicare con verità sulla natura del Cristo, sull'opera sua e sul sue regno.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:4; 17:9; Marco 8:30; 9:9; Luca 9:21,36

Giovanni 1:41,45; 20:31; Atti 2:36; 1Giovanni 2:22; 5:1-28

21 Matteo 16:21-28. CRISTO ANNUNZIA LA SUA MORTE; RIMPROVERA PIETRO; ESORTA A FERMEZZA E AD ABNEGAZIONE Marco 8:31-38; Luca 9:21-27

Cristo, per la prima volta, annunzia la sua morte, ecc. Matteo 16:21-23

21. Da quell'ora Gesù cominciò a dichiarare a' suoi discepoli, che doveva andare a Gerusalemme,

Il nostro Signore comincia qui a trattare l'argomento della prossima sua passione, e l'espressione «da quell'ora» viene a dire che, a poco a poco, egli manifestava loro la cosa, secondo che erano capaci di sopportarla. Avendoli convinti ch'egli era il Cristo, egli corregge ora, con gran prudenza, gli errori ch'essi nutrivano intorno al carattere del Messia. Già e esistevano oscuri indizi relativamente ai futuri patimenti del nostro Signore Matteo 10:38; Giovanni 3:14 ed alla sua risurrezione Giovanni 2:19, non mai però ne aveva parlato così chiaramente come ora. Marco, colla solita esattezza, ci dice che Gesù «diceva queste cose apertamente». Nel primo annunzio, aveva parlato in modo generico; nel secondo Matteo 17:22, aggiunse il tradimento; nel terzo Matteo 20:17, parlò dei dolori e della croce; e ora dichiara che il luogo dei suoi patimenti sarà Gerusalemme, la quale, sebbene chiamata «la santa città» aveva acquistato la poco invidiabile rinomanza di avere versato il sangue dei santi. Quindi noi troviamo che il Salvatore dice: «Bisogna ch'io cammini oggi e domani e posdomani, perché non può essere che un profeta muoia fuor di Gerusalemme» Luca 13:33.

e soffrir molte cose dagli anziani, e da' capi sacerdoti, e dagli Scribi; ed essere ucciso,

Accuse false, cospirazioni segrete, cattura, processo intentatogli per bestemmia, e morte violenta: erano queste le cose a cui egli alludeva. Tre classi d'uomini sono rammentate qui come avendo contribuito alle sofferenze ed alla morte di Cristo, mentre avrebbero dovuto riconoscerlo come il Messia, e, guidare a lui il popolo a capo del quale si trovavano, cioè: gli Anziani, che erano membri del Sinedrio, scelti dal voto popolare e quindi chiamati Anziani del popolo Matteo 21:23; i capi sacerdoti, capi delle ventiquattro mute di sacerdoti, i quali facevano il servizio del tempio Vedi nota Luca 1:5, ed erano pur membri del Sinedrio; e gli Scribi, molti dei quali facevano anche parte del Sinedrio.

e risuscitare il terzo giorno.

Nonostante che questa predizione della insurrezione sia chiara e letterale, al pari di quella dei patimenti del Signore, pure i discepoli, sbalorditi e sgomenti all'annunzio ch'egli doveva morire, non comprendevano le sue parole e sentivano venir meno ogni loro speranza, Marco 9:10; Luca 24:6-8. Cotesta è sufficiente risposta alla obbiezione che taluno fece: «Siccome gli amici e i discepoli di Gesù, non aspettavano la sua resurrezione, sebbene fosse così chiaramente predetta, ivi ha luogo a dubitare che non ne avesse parlato mai». Eppure, di quel detto misterioso di Gesù: ch'egli risorgerebbe dai morti nel terzo giorno, tanto ne avevano parlato i discepoli nei loro convegni, che la voce n'era giunta fino alle autorità giudaiche, le quali poi, per impedire una sorpresa, fecero porre intorno al sepolcro le sentinelle; fatto che, per dirla di passata, risponde pienamente alla obbiezione che confutiamo.

PASSI PARALLELI

Matteo 17:22-23; 20:17-19,28; 26:2; Marco 8:31; 9:31-32; 10:32-34

Luca 9:22,31,44-45; 18:31-34; 24:6-7,26-27,46; 1Corinzi 15:3-4

Matteo 26:47; 27:12; 1Cronache 24:1-19; Nehemia 12:7

Matteo 27:63; Giovanni 2:19-21; Atti 2:23-32

22 22. E Pietro, trattolo da parte,

ossia prendendolo per la mano, come uno che desidera dire una parola all'orecchio.

cominciò a rimproverarlo,

affettuosamente, ma pure con una certa indignazione generosa, la quale mostra quanto l'annunzio della sua morte giungesse loro inaspettato e doloroso.

dicendo: Signore, tolga ciò Iddio; questo non ti avverrà mai.

La prima parte di questa sentenza è una deprecazione: «Dio abbia pietà di te; Dio non permetta!». La seconda parte non è, semplicemente la manifestazione del desiderio che il suo Maestro potesse sfuggire a tutte queste prove, ché altrimenti Gesù non l'avrebbe rimproverato così aspramente come subito fece; ma vuol essere riguardata come la dichiarazione di uno che assume aria d'autorità: «Questo non ti avverrà punto!» non può avvenire che il Messia soffra, che il Figlio di Dio muoia. Questa presuntuosa e carnale opposizione ai decreti di Dio fu quella che Gesù gli rimproverò così fortemente. Ecco qui quel medesimo Pietro, che poc'anzi aveva fatto una confessione così nobile e spirituale, e ricevuto una così grande benedizione, mostrare ora il lato debole e carnale del suo carattere, diventare pietra di scandalo nella via del suo Signore, e meritarsi quel rabbuffo medesimo col quale, prima di lui, era stato mandato via il tentatore! Né in tutto questo c'è alcun che d'improbabile: la manifestazione della fede spirituale può precedere, e spesso precede quella della carnal debolezza, e il cristiano non è mai più vicino al pericolo di cadere, che quando lo spirito è esaltato, come era quello di Pietro, dalle lodi e dalle promesse fattegli da Cristo.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:16-17; 26:51-53; Marco 8:32; Giovanni 13:6-8

1Re 22:13; Atti 21:11-13

23 23. Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro:

mentre udivano tutti gli altri poiché essi dividevano i sentimenti espressi da Pietro, Marco dice: «Egli rivoltosi e guardati i suoi discepoli, rimproverò Pietro» Marco 8:33.

Vattene via da me, Satana;

La maggior parte dei critici cattolici romani adottano la congettura d'Ilario, e sostengono che solamente le prime parole: «Vattene via da me» furono dirette a Pietro, e il resto del versetto a Satana; opinione affatto inverosimile, di cui l'origine è troppo evidente perché meriti confutazione. Detrarre un minimo che, a Pietro, vale lo stesso che oscurare la gloria della Chiesa romana! Son queste le precise parole che il Signore usò contro il tentatore in persona Luca 4:8, e ne fa uso con Pietro, perché ben vede che Satana si serve delle parole di lui inconsce, disavvedute ma benevole, per tentarlo di nuovo. Un'esca satanica, un sussurro d'inferno scorgeva Gesù in quelle parole, dirette a smuoverlo dal suo proponimento: da ciò la severità di quel rimprovero. Mai le parole di Satana son tanto pericolose come quando egli le mette sulle labbra di un uomo dabbene. Questo avvenimento ci dà, sulla vita interiore del Figliuolo dell'uomo, un cenno rilevantissimo, il quale conferma quanto si legge in Ebrei 4:15, che «egli fu tentato in ogni cosa, come noi, però senza peccare». Dopo che la prima gran lotta con Satana fu vinta, noi leggiamo che «il diavolo si partì da lui infino ad un certo tempo» Luca 4:13; e c'imbattiamo in un rinnovamento di lotta sul finire del ministero di nostro Signore. Se non che queste parole parrebbero indicare che una tal lotta, fra questi due punti estremi, fu spesso rinnovata, e che egli mantenne colla tentazione un conflitto continuo. Colle parole di Pietro, Satana assalì nuovamente Gesù, mostrandogli la possibilità di evitare i patimenti e la morte. E tanto più mascherata e pericolosa era la tentazione, in quanto veniva dalle labbra di un caro discepolo, il quale appunto allora aveva riconosciuto la divina sua dignità.

tu mi sei di scandalo;

La parola greca letteralmente significa laccio, o trappola, ed anche, in genere, pietra di scandalo, cioè qualunque oggetto contro il quale si possa inciampare Vedi Romani 9:33;11:9; 1Pietro 2:8. Cercando di stornarlo dalla via del Calvario, egli lo spinge ad abbandonar l'opera affidatagli dal Padre.

perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini.

pensare include anche l'esercizio degli affetti, e significa deliziarsi, essere animato da, ecc.; ed è questo il senso che ha in questo luogo. Questa sentenza significa in somma: «Di questi avvenimenti, tu riguardi solamente il lato umano; tu riguardi la mia morte come quella degli altri uomini, e credi che debba essere schivata come una grave disgrazia: mentre ell'è il mezzo scelto da Dio per la soddisfazione della sua legge infranta, e per la salvazione del suo popolo eletto.

24 

Esortazione alla fermezza e alla abnegazione Matteo 16:24-28

24. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venir dietro a me, rinunzi a sé stesso, e prenda la sua croce, e mi segua. 25. Perché chi vorrà salvar la sua vita la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor di me la troverà.

Per l'esposizione vedi nota Matteo 10:38, Matteo 10:39. Marco 8:34 dice che il resto del discorso fu pronunziato a voce alta, affinché, insieme coi discepoli, ne potessero profittare anche le turbe. Quanto al legame che connette questi versetti con quelli che immediatamente li precedono, e si trova senza dubbio in questo che, nel riprendere il suo signore per aver parlato della propria morte e dei suoi patimenti, Pietro fu mosso, non soltanto da un sentimento di simpatia per lui ma anche da riluttanza per le sofferenze personali; le quali i discepoli ben prevedevano che ricadrebbero sopra di loro come conseguenza della loro unione con Cristo. Da ciò l'avvertimento solenne già dato una volta, ed ora ripetuto.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:38; Marco 8:34; 10:21; Luca 9:23-27; 14:27; Atti 14:22; Colossesi 1:24

1Tessalonicesi 3:3; 2Timoteo 3:12; Ebrei 11:24-26

Matteo 27:32; Marco 15:21; Luca 23:26; Giovanni 19:17; 1Pietro 4:1-2

Matteo 10:39; Ester 4:14,16; Marco 8:35; Luca 17:33; Giovanni 12:25; Atti 20:23-24

Apocalisse 12:11

26 26. E che gioverà egli a un uomo, se dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà l'uomo in cambio dell'anima sua?

Queste parole sono identiche in Marco; in Luca si trova qualche lieve mutamento. Nei versetti precedenti, la parola vita, anima significa tanto la vita animale che quella più alta dello spirito; qui però viene adoperata in quest'ultimo senso. Rifuggendo dai patimenti per Cristo, o, per dirla in altre parole, vergognandoci di Cristo e della sua causa Marco 8:38; Luca 9:26, possiamo conservare la vita naturale ma sacrifichiamo la spirituale. È questo un guadagno? Anche nel caso impossibile che un uomo guadagni tutto il mondo e goda per breve ora dei suoi piaceri ed onori, se deve perdere la vita superiore, i beni eterni la retribuzione celeste, egli fa una perdita incalcolabile. Infatti, che potrà egli offrire di equivalente per redimere l'anima sua? Così il Signore insegna quanto inestimabile sia per ogni uomo la vita dell'anima.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:29; Giobbe 2:4; Marco 8:36; Luca 9:25

Matteo 4:8-9; Giobbe 27:8; Luca 12:20; 16:25

Salmo 49:7-8; Marco 8:37

27 27. Perché il Figliuol dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli;

Luca 9:26, dice "nella gloria sua", cioè nella gloria di cui lo colmerà il Padre ch'è uno con lui. Gli angeli lo scortano Come suoi ministri. Si parla qui della seconda venuta di Cristo "per giudicare i vivi ed i morti".

e allora renderà a ciascuno secondo l'opera sua.

Il giudizio finale, porrà ogni casa nella sua vera luce. Un incoraggiamento sì dà qui a coloro i quali, per amor di Cristo, sono disposti a sacrificare ogni loro avere e la vita stessa; mentre la ruina di coloro che hanno preferito quei beni o la stima del mondo, al servizio di Cristo ed al bene dell'anima, viene qui solennemente confermata. Giudice il Figliuol dell'uomo in persona; e la norma del giudizio consisterà non già nella professione di amare Cristo, ma nelle azioni Matteo 25:34-36. Detto importante quanto vero: "giustificati per fede, giudicati per opere!".

PASSI PARALLELI

Matteo 24:30; 25:31; 26:64; Marco 8:38; 14:62; Luca 9:26; 21:27; 22:69

Matteo 13:41,49; Daniele 7:10; Zaccaria 14:5; 2Tessalonicesi 1:7-10; Giuda 14

Matteo 10:41-42; Giobbe 34:11; Salmo 62:12; Proverbi 24:12; Isaia 3:10-11; Geremia 17:10

Geremia 32:19; Ezechiele 7:27; Romani 2:6; 1Corinzi 8:8; 2Corinzi 5:10; Efesini 6:8; 1Pietro 1:17

Apocalisse 2:23; 22:12-15

28 28. In verità io vi dico, che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte finché non abbiano veduto il Figliuol dell'uomo venir nel suo regno.

Marco 9:1 dice: "veduto il regno di Dio venuto con potenza", Luca 9:27 "veduto il regno di Dio". "Gustar la morte" era una metafora familiare agli Ebrei Giovanni 8:52; Ebrei 2:9. Non è possibile che questa venuta del regno del Figliuol dell'uomo si riferisca, come, alcuni suppongono, alla trasfigurazione, poiché, in quella circostanza, davanti ai tre discepoli, fu rivelata soltanto la gloria della persona di Cristo. Quelli che lo circondavano erano Mosè ed Elia, e non già gli angeli. Né, siccome altri suppongono, si allude alla sua seconda venuta, di cui è parlato nel versetto precedente, poiché l'avvenimento di cui Cristo qui ragiona doveva succedere durante "la vita di alcuni fra coloro che erano il presenti, e che doveano poi morire dopo. Questa "venuta", secondo noi, si riferisce alla distruzione di Gerusalemme, ed alla piena manifestazione del regno di Cristo per mezzo dell'annientamento dell'antica economia; avvenimento che, sotto questo aspetto, e nei particolari terribili che gli tennero dietro, doveva essere un tipo ed una dimostrazione della venuta finale di Cristo. Alcuni però credono che si debba intendere questa venuta in un senso più lato, e considerarla come abbracciando tutto il tempo che passa fra la effusione dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, e la distruzione di Gerusalemme, la quale avvenne più di un quarto di secolo dopo, periodo durante il quale successe la morte lenta della dispensazione mosaica, e lo estendersi graduale del regno del Messia.

PASSI PARALLELI

Marco 9:1; Luca 9:27

Luca 2:26; Giovanni 8:52; Ebrei 2:9

Matteo 10:23; 24:3,27-31,42; 26:64; Marco 13:26; Luca 18:8; 21:27-28

RIFLESSIONI

1. Tralasciando ogni controversia, facciamoci a considerare la eccellenza della confessione di Pietro. Egli la fece quando ancor pochissimi erano favorevoli a Cristo, e moltissimi contrari; quindi, per parlare a quel "ci voleva una fede grande, ed una gran risolutezza di carattere. E ben dovremmo imitare lo zelo e l'amore che Pietro mostrò in tale occasione, noi, che per la sua poca fermezza e per il suo triplice rinnegamento, siamo forse troppo inclinati ad abbassare i meriti di quell'uomo santo. Veramente Pietro malgrado tutti i suoi falli, era un sincero e fervente servo di Cristo; e malgrado tutte la sue imperfezioni, ci ha lasciato un modello che i cristiani ben farebbero di imitare. Uno zelo come il suo può essere di retto male, può trascendere a gravi errori, ma non deve esser disprezzato, perché è atto a svegliare quelli che dormono, e ad eccitare i neghittosi ad operare.

2. Considera, o lettore, c he cosa intendere si debba per la Chiesa che Cristo promette di edificare. Poche parole sono state malintese come la parola Chiesa. Qui essa non significa la Chiesa visibile d'una data nazione a di un paese: è l'intero corpo dei credenti d'ogni età, d'ogni lingua. La compongono tutti coloro che sono stati lavati nel sangue di Cristo, vestiti della giustizia di Cristo, rinnovati dallo Spirito di Cristo, uniti nella fede di Cristo; coloro che, in tutta la loro condotta, sono "epistole viventi di Cristo". Essa è una società di cui ogni membro è stato battezzato collo Spirito Santo, ed è in tutta la sua condotta santo. Questa Chiesa forma un corpo solo. Tutti coloro che ad essa appartengono hanno un cuore solo, un'anima sola; essi ritengono le medesime verità salutari. Questa Chiesa ha UN CAPO SOLO, che è Gesù Cristo stesso Colossesi 1:18.

3. Consideriamo la promessa fatta a questa Chiesa: "Le porte dello Hades non prevarranno contro di lei". Queste parole significano che la potenza di Satana non perverrà mai a distruggere il popolo di Dio. Non mai sarà sopraffatto, non mai perirà il corpo mistico di Cristo; sarà perseguitato afflitto, angustiato, abbassato, ma non avrà mai fine. Le Chiese visibili, come quella di Efeso, ecc., possono essere distrutte, ma la Chiesa vera non perirà mai. Simile al roveto veduto da Mosè, può ardere, Ma, non già consumarsi. Ogni membro di essa sarà condotto salvo alla gloria Giovanni 10:28.

4. Con quale assiduità e con quale attenzione dovrebbero i Cristiani meditare la parola ispirata degli apostoli negli scritti del Nuovo Testamento. Essa è la sola norma suprema della fede e della morale; essa sola lega e scioglie in modo infallibile.

5. Quanto è difficile cosa, anche per eminenti cristiani, di ricevere elogi senza diventar superbi! Alla esaltazione spirituale, sovente tiene dietro la tentazione più gagliarda, se non la più vergognosa caduta. Ciò che mosse, Pietro a fare dei rimproveri al suo Maestro fu presunzione? Fu l'amore soverchio dei suoi comodi che gl'impedì di seguire Gesù nella via degl'insulti, dell'obbrobrio e della morte? Quanto è proclive la nostra naturale fralezza a ricercare gli agi, ed a rigettare lungi da noi ogni croce! Stiamo bene in guardia, affinché non ci avvenga di rinnegare Cristo!

6. Nei tempi di feroce persecuzione, o quando prevediamo patimenti per la causa dell'Evangelo, sarà per noi un atto di saviezza ed una torre di fortezza considerare qual guadagno faremmo seguendo Cristo, e quale perdita sarebbe la conseguenza d'un rinnegamento. Poniamo il guadagno del mondo intiero contro una sola perdita: quella dell'anima; e la perdita di tutti i beni del mondo, di fronte ad un solo guadagno: quello dell'anima: quindi, ponendoci davanti alla coscienza, davanti a Dio, davanti alla beatitudine ed ai tormenti avvenire, domandiamoci: Da qual parte sarà il guadagno?

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