Matteo 19

1 CAPO 19 - ANALISI

2. Viaggio di Gesù in Perea. Il racconto che fa Matteo del ministero del nostro Signore in Galilea si chiude colla fine del capo precedente. Questo esordisce coll'annunzio della sua partenza per il suo ultimo viaggio a Gerusalemme. Marco, senza dubbio, allude allo stesso avvenimento nel cap. Marco 11:1-33 e sembra chiaro, per la peculiare espressione usata da Luca 9:51: "come s'avvicinava il tempo della sua assunzione", che quella della quale parla, fosse la di lui finale partenza dalla Galilea. Il nostro Evangelista non entra in alcun particolare di tempo o di luogo, eccetto che, nel vers. 1 di questo capitolo, Matteo 19:1 accenna che nostro Signore, dalla Galilea passò all'altra sponda del Giordano, nella regione chiamata Perea; e nel cap. 20:29, Matteo 20:29 dice che aveva ripassato il Giordano ed era giunto a Gerico, quando il suo viaggio volgeva alla fine. Non c'è dunque nulla d'improbabile nel supporre che quello non fosse un viaggio diretto; e che, sebbene Gesù mirasse a Gerusalemme come alla sua mèta, possano essere passati dei mesi, durante i quali egli, come aveva già fatto in Galilea, andò intorno per le città ed i villaggi di Perea, e fece una frettolosa visita a Betania per risuscitarvi "il suo amico Lazzaro". In questo viaggio egli esercitò sulla moltitudine che lo seguiva il suo potere di guarigione Matteo 19:1-2.

2. Capziose domande dei Farisei sulla legge del divorzio. Lo seguivano anche i suoi implacabili nemici, i Farisei; e l'Evangelista ricorda una domanda fattagli da costoro sulla legge del divorzio, allo scopo di confonderlo. Egli rispose riferendosi alla creazione dell'uomo ed all'istituzione primitiva del matrimonio, chiaramente deducendone ch'esso è indissolubile. A sostegno della legalità del divorzio, essi citarono l'autorità del loro grande legislatore Mosè, e sfidarono Gesù a spiegare il perché, se stato non fosse legittimo Mosè lo aveva sanzionato col comandare di dare in ciascun caso "l'atto del divorzio". Gesù ammise che Mosè aveva dato tale comando, ma negò la contradizione tra la legge primitiva della creazione e quella di Mosè, giacché il suddetto comando non fu che un comandamento posteriore diretto a proteggere la donna ingiuriata, e reso necessario dalla malvagità degli Ebrei e dalla loro spietatezza; una protesta di fatto contro la peccaminosa licenza del ripudio, e non una giustificazione di esso vedi nota Matteo 5:31 Matteo 19:3-9.

3. Correzione delle temerarie conclusioni dei suoi discepoli in riguardo al celibato. Nel modo di vedere dei suoi discepoli abituati al divorzio come a cosa che succedeva di continuo, l'idea d'essere vincolati per la vita ad una moglie, quali che fossero il suo carattere, le sue infermità ed i suoi difetti, era sì dura, che essi immediatamente osservarono al loro Maestro: "Non conviene di prendere moglie". Ma egli a loro fece osservare, che il dono di continenza e di santa castità non fu dato a tutti, e che non v'era regola applicabile senza eccezione. Poi enumerò alcuni casi di legittimo celibato, e concluse esser legittimo il celibato in chi è in grado di praticarlo Matteo 19:10-12.

4. Gesù riceve i piccoli fanciulli, e li benedice. I discepoli avendo sgridato i genitori ed altri parenti che aveano portato i loro fanciulli a Gesù perché fossero da lui benedetti, il Signore s'interpose ed invitò questi con parole cortesi a venire a lui Matteo 19:13-15.

5. Visita del giovane ricco a Gesù. Un altro avvenimento di quel viaggio fu la visita che a Gesù fece un giovane ricco, probabilmente uno dei capi della sinagoga, il quale veniva a domandare che cosa egli dovesse fare per avere la vita eterna. La sua conversazione rivelò il suo spirito di propria giustizia; ma il Signore lo sottopose allo scrutinio d'una prova che toccava il suo vizio prediletto: l'avarizia; ond'egli preferì di rinunziare alla vita eterna, anziché acquistarla al prezzo propostogli. Da questo tolse occasione Gesù a dichiarare le difficoltà che le ricchezze o per lo meno l'amore delle medesime, spargono sulla via della salvezza Matteo 19:16-26.

---6. Curiosità di Pietro circa la ricompensa degli apostoli. Rispondendo alla domanda di Pietro, qual ricompensa, nel regno del Messia, toccherebbe a coloro che, aveano abbandonato tutto per seguitarlo, Gesù fece una promessa rivolta in parte agli apostoli, e in parte ai credenti in generale, la quale termina colla dichiarazione che "molti primi sarebbero ultimi" e viceversa Matteo 19:27-30.

Matteo 19:1-2. FINALE PARTENZA DI GESÙ DALLA GALILEA PER LA PEREA Marco 10:1-12; Luca 9:51

1. Or avvenne che quando Gesù ebbe finiti questi ragionamenti si partì dalla Galilea, e se ne andò sui confini della Giudea, oltre il Giordano.

Questo versetto contiene il breve annunzio della finale partenza del nostro Signore dalla Galilea. È vano il tentare di fissarne la data connettendola colla di lui salita a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli Giovanni 7:2, ovvero per la festa della Dedicazione Giovanni 10:22. La disposizione cronologica degli avvenimenti menzionati dagli altri Evangelisti, come connessi coll'una o coll'altra, quali sarebbero la gita attraverso la Samaria, l'invio dei Settanta discepoli, ecc., è stata causa di molto imbarazzo per gli armonisti di tutti i tempi. Che intervenga un lungo periodo tra la partenza di Gesù dalla Galilea e l'arrivo a Gerusalemme per la Pasqua in cui sofferse, durante il quale periodo egli continuò il suo ministero in Perea ad eccezione di due brevi visite a Gerusalemme e successero tutti gli eventi narrati in questo capitolo, non sembra esservi motivo di dubitarne, quando paragoniamo tra loro le narrazioni dei quattro Evangelisti Vedi nota Luca 9:51. La Perea, cioè il paese al di là, apparteneva alla tetrarchia, di Erode Antipa.

PASSI PARALLELI

Marco 10:1; Giovanni 10:40

2 2. E molte turbe lo seguirono: e quivi guarì i loro malati.

In questa maniera il Signore esercitò il suo ministero e la sua facoltà di guarire, che dovevano presto finire, in favore di moltitudini che non ne aveano ancora goduto; giacché questo sembra essere stato l'unico viaggio da lui fatto in Perea.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:23-25; 9:35-36; 12:15; 14:35-36; 15:30-31; Marco 6:55-56

3 Matteo 19:3-12. QUESTIONI SUL DIVORZIO E RISPOSTE DI CRISTO AI FARISEI ED AI SUOI DISCEPOLI Marco 10:2-12

3. E dei Farisei si accostarono a lui, tentandolo, e dicendo: È egli lecito di mandare via, per qualunque ragione, la propria moglie?

Il divorzio era una delle questioni calorosamente dibattute tra le due grandi scuole rabbiniche, e intorno alla quale come in altre cose, "la scuola di Hillel sceglieva quello che la scuola di Shammai legava". Le interpretazioni di quella legge nella scuola di Hillel erano rilassate a tal punto, che, secondo essa, dicesi, era lecito ad un uomo il divorziare dalla sua moglie, se essa cuoceva male il suo pranzo, od anche se egli s'imbatteva in altra donna che gli piacesse di più. Lo scopo pertanto della domanda sembra essere stato di costringere Gesù a dare, su quella questione, una decisione, la quale, se fosse stata conforme alle dottrine della scuola di Hillel, avrebbe scemata la sua autorità come maestro di morale, e se avesse avuto un senso contrario, l'avrebbe reso impopolare e forse gli avrebbe tirato addosso l'odio e la vendetta di Erode.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:1; 22:16-18,35; Marco 10:2; 12:13,15; Luca 11:53-54; Giovanni 8:6; Ebrei 3:9

Matteo 5:31-32; Malachia 2:14-16

4 4. Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto, che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?

La risposta del nostro Signore sottrae la questione allo dispute delle scuole e degli interpreti della legge mosaica, e la riconduce ai principi della legge di natura ed all'istituzione, divina e primitiva del matrimonio, qual'è ricordata nei primi capitoli delle Scritture. La natura umana era doppia nel disegno divino, benché dapprima si trovasse racchiusa nella singola persona d'Adamo; e quando il processo della creazione fu completato mediante la formazione di Eva, v'era una sola moglie per un solo marito.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:3; 21:6,42; 22:31; Marco 2:25; 12:10,26; Luca 6:3; 10:26

Genesi 1:27; 5:2; Malachia 2:15

5 5. E disse: Perciò, l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con la sua moglie, e i due diverranno una sola carne.

"Il Creatore", è soggetto del verbo "disse", col quale questo verso comincia. Il rimanente è una citazione della Genesi 11:24, e, tal quale ivi è scritto, viene generalmente considerato come pronunziato da Adamo. È quindi la più antica espressione umana di cui si abbia ricordo; ma sebbene proclamate da Adamo, siccome egli le pronunzia sotto l'influenza dello Spirito d'ispirazione, quelle parole sono attribuite a Dio medesimo.

PASSI PARALLELI

Genesi 2:21-24; Salmo 45:10; Marco 10:5-9; Efesini 5:31

Genesi 34:3; Deuteronomio 4:4; 10:20; 11:22; 1Samuele 18:1; 2Samuele 1:26; 1Re 11:2; Salmo 63:8

Romani 12:9

1Corinzi 6:16; 7:2,4

6 6. Talché, non son più due, ma una sola carne;

In questo versetto è Gesù medesimo che parla. Prima, egli spiega le precedenti parole, dimostrando che, secondo la loro originale costituzione, il maschio e la femmina furono fatti l'uno per l'altro; che l'uno non era completo senza l'altro; e che, per l'originale istituzione del matrimonio, questi due, che prima erano separati, non solo furono uniti, ma divennero positivamente una carne sola, cosicché il divorzio è impossibile senza violare apertamente l'ordinanza di Dio. In secondo luogo, egli risponde ai Farisei deducendo una conseguenza da ciò che precede:

quello, dunque, che Iddio ha congiunto, l'uomo nol separi.

Poiché si è per istituzione di Dio medesimo che l'uomo e la donna sono congiunti in matrimonio, si guardi bene l'uomo dal separarli mediante divorzi senza motivo. La conclusione si è, che il matrimonio, per natura sua, e per il disegno di Dio nell'istituirlo è indissolubile. Può essere distrutto, annullato praticamente dal delitto di una o di ambedue le parti; ma non può altrimenti essere sciolto legittimamente, fino alla morte Romani 7:2-3.

PASSI PARALLELI

Proverbi 2:17; Malachia 2:14; Marco 10:9; Romani 7:2; 1Corinzi 7:10-14; Efesini 5:28; Ebrei 13:4

7 7. Essi gli dissero: Perché dunque comandò Mosè di darle un atto di divorzio e mandarla via?

Deuteronomio 24:1-4. Questa legge, che rendeva necessario un attestato scritto in caso di divorzio, era in realtà una savia ed utile restrizione dei costumi antichi; ma i Farisei la riguardavano come se implicasse il permesso di praticare il divorzio a piacere, ed alcuni dei loro scrittori se ne vantano persino come di un privilegio speciale concesso agli Ebrei! Era intesa invece a proteggere la donna innocente contro il capriccio o la licenza d'un cattivo marito, poiché quella scritta non era un'accusa d'infedeltà, ma piuttosto un certificato d'innocenza, come risulta dal fatto che tale atto si consegnava alla moglie medesima, mentre la legge prescriveva che l'adultera fosse messa a morte Vedi Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22; Giovanni 8:4-5; e note Matteo 5:31, Matteo 5:32.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:31; Deuteronomio 24:1-4; Isaia 50:1; Geremia 3:8; Marco 10:4

Matteo 1:19; Malachia 2:16

8 8. Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così.

La prima parte di questo versetto, confrontata coll'ultima, dimostra evidentemente che questa legge, data da Mosè, era temporaria, puramente civile, e adattata, come molte altre, allo stato rozzo e barbaro in che erano gli Ebrei, quando egli li liberò dall'Egitto. Non era questa la miglior legge che potesse darsi; ma gli Israeliti d'allora erano incapaci di sottomettersi ad una legge più severa. Essa non ebbe mai per scopo di abrogare la santa, misericordiosa e benefica legge che il grande Creatore aveva stabilita per la felicità di tutta la razza umana.

PASSI PARALLELI

Salmo 95:8; Zaccaria 7:12; Malachia 2:13-14; Marco 10:5

Matteo 3:15; 8:31; 1Corinzi 7:6

Genesi 2:24; 7:7; Geremia 6:16

9 9. E io vi dico, che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un'altra, commette adulterio.

La clausola: e chi sposa una donna mandata via commette adulterio autentica in Matteo 5:32 manca qui in alcuni MSC. importanti ed è soppressa da parecchi critici. Questa è la legge del regno di Cristo, e come tale egli l'annunzia qui, siccome fece nel Sermone sul monte, con quella formula che indica comando autoritario: "Io vi dico". Se da un lato erra la Chiesa romana rifiutando il divorzio in qualunque circostanza, dall'altro, molti governi hanno violato anche peggio questa legge colla facilità quasi giudaica da essi concessa all'immorale pratica del divorzio. Gesù dichiara che vi è un solo caso, nel quale il divorzio è legittimo, cioè quando uno degli sposi è reo d'adulterio. Il fondamento per lo scioglimento del matrimonio è appunto questo: che la fornicazione l'ha già rotto! Essi non sono più una stessa carne. Una volta ammesso questo principio della vita cristiana, i corollari che ne deduce il Signore sono chiari come il giorno. L'uomo che divorzia dalla sua moglie per qualsiasi causa, meno per infedeltà coniugale, e ne sposa un'altra, è un adultero; e l'uomo che sposa una donna che è stata ripudiata per qualsiasi altra causa, è egli pure un adultero, perché introduce nel suo talamo una donna, la quale, innanzi a Dio, è sempre la legittima moglie di un altro. La questione, se sia lecito ad un uomo lo sposare l'adultera dopo che il divorzio è stato legittimamente dichiarato, non è sollevata da Gesù in questo luogo; ma ciò sarebbe stato impossibile sotto la legge giudaica, che comandava che l'adultera fosse lapidata.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:32; Marco 10:11-12; Luca 16:18; 1Corinzi 7:10-13,39

2Cronache 21:11; Geremia 3:8; Ezechiele 16:8,15,29; 1Corinzi 5:1

Genesi 12:18-19; 20:3; Geremia 3:1; Romani 7:2-3; 1Corinzi 7:4,11,39

10 10. I discepoli gli dissero: Se tale è il caso dell'uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie.

I suoi discepoli erano ancora imbevuti delle dottrine giudaiche. Essi consideravano come un gran privilegio la libertà di far divorzio dalla moglie, quando il di lei carattere litigioso od altri di lei difetti rendevano infelice il matrimonio. Essi riguardavano questa dottrina della indissolubilità del matrimonio come talmente dura, che pensavano essere meglio non prendere moglie, che correre il rischio di vincolarsi per la vita con un matrimonio male assortito. È questa indissolubilità del matrimonio, proclamata dal nostro Signore, che essi indicano colle parole: "se tale è il caso dell'uomo rispetto alla donna...".

PASSI PARALLELI

Genesi 2:18; Proverbi 5:15-19; 18:22; 19:13-14; 21:9,19; 1Corinzi 7:1-2,8,26-28

1Corinzi 7:32-35,39-40; 1Timoteo 4:3; 5:11-15

11 11. Ma egli rispose loro: Non tutti son capaci di praticare questa parola;

Relativa alla non convenienza di prendere moglie. La grande maggioranza degli uomini non sarebbero capaci di condurre una vita pura e virtuosa, se non fesse per la divina istituzione del matrimonio. Qualunque siano gli inconvenienti che porta seco, in casi particolari e nulla vi ha su questa terra che non abbia i suoi inconvenienti, il matrimonio è lo stato più naturale, più sicuro, e più felice per la maggioranza de gli uomini, tanto temporaneamente, che spiritualmente.

ma quelli soltanto al quali è dato.

per natura, o per grazia, come un dono speciale di Dio. Con queste parole il Signore altamente condanna il sistema di celibato obbligatorio, sia per gli uomini che per le donne. Paolo era uno di quelli a cui erano applicabili queste parole. Egli considerava la vita celibe come preferibile, in quel tempo, per coloro che potevano adattarvisi, e ciò per due motivi:

1 le avversità e le persecuzioni a cui erano esposti i cristiani dei suoi giorni, le quali erano sentite più aspramente da coloro che avevano famiglia;

2 la maggiore libertà che ne veniva per le missioni e per le altre opere cristiane 1Corinzi 7:7, 26-33.

Ma le Sacre Scritture non conferiscono mai al celibato uno stato di superiore santità, come ha fatto la Chiesa romana per i suoi fini di dominazione. Al contrario, esse prescrivono per organo di Paolo il celibe, che coloro i quali sono investiti dei più santi offici nella Chiesa, cioè i vescovi o presbiteri, e i diaconi, siano uomini ammogliati 1Timoteo 3:2,11. Benché Paolo fosse celibe, pure sosteneva il suo diritto di prendere moglie 1Corinzi 9:5 Pietro del pari che i grandi santi del Vecchio Testamento, era ammogliato Marco 1:30; 1Corinzi 9:5; e Paolo stabilisce il matrimonio come regola, e lo pone in bellissima luce Efesini 5:23-33; 1Timoteo 5:14. I discepoli avrebbero naturalmente potuto domandare a Gesù a chi volesse alludere colle parole "quelli soltanto a cui è dato"; ma Gesù li previene, dicendo:

PASSI PARALLELI

1Corinzi 7:2,7,9,17,35

12 12. Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre;

cioè coloro che, impotenti per fisica costituzione, o per disposizione naturale, non hanno tendenze al matrimonio,

vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini;

cioè coloro che soffrirono l'evirazione per la crudeltà di altri uomini. Esempio il "Coro" di S. Pietro a Roma!

e vi son degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da se a cagion del regno dei cieli.

cioè coloro che, per attendere più efficacemente all'opera del Signore, secondo il loro giudizio, si astengono volontariamente dal matrimonio, e prescelgono il celibato. In quest'ultimo caso le parole: "Si son fatti eunuchi", si devono intendere figurativamente. Chi è in grado di farlo lo faccia. Giudichi ciascuno qual partito sia il migliore per la sua castità, utilità e felicità. Quegli che sente vocazione per la vita celibe, la segua; ma chi non è fatto per il celibato, prenda moglie. Nessun fondamento trova qui il voto di celibato, il quale è condannato egualmente dall'esperienza e dalle Scritture 1Timoteo 4:3; 5:14. L'imperativo, nell'ultima clausola, non è un comando, ma un permesso, come in Apocalisse 22:17.

PASSI PARALLELI

Isaia 39:7; 56:3-4

1Corinzi 7:32-38; 9:5,15

RIFLESSIONI

1. Se la santità del nodo matrimoniale, come sorgente d'ogni sociale benessere, deve essere mantenuta tra gli uomini, ciò dove farsi col fondarla sopra la sua originale istituzione divina; né potranno frenarsi quelle rilassatezze introdotte e difese dall'ingegno corrotto dell'uomo, se non risalendo, come fa qui il nostro Signore, allo scopo primitivo di tale istituzione.

2. Coloro che rispettano l'autorità di Gesù osservino l'autorità divina che egli attribuisce al Vecchio Testamento in generale, ed ai libri di Mosè in particolare, nella decisione di tutte le questioni così di dottrina che di morale. Notiamo specialmente la chiarezza e l'autorità colla quale viene espressa, in questo capitolo, la testimonianza del nostro Signore in favore della verità della storia contenuta nei due primi capitoli della Genesi, la quale molti ai nostri giorni cercano di screditare o di eludere con le loro spiegazioni. Se quanto ivi è narrato non è la vera storia dell'origine della razza umana, cade la base storica e l'universale applicazione dell'argomento di Cristo.

3. Non manchiamo di osservare l'importante distinzione tracciata da Cristo tra le cose comandate, e le cose permesse, tra le cose tollerate temporaneamente, e regolate per atto civile, onde impedire lo straripamento dell'immoralità, ed i precetti immutabili della gran legge morale.

4. Notate attentamente che non c'è unione così intima, tenera e cara come quella del matrimonio, che Iddio ha istituito per il bene dell'uomo. Non si deve pertanto contrarlo con imprudenza o leggerezza, senz'altro motivo che la lussuria, l'ammirazione dei doni fisici ed intellettuali della persona che si vuole sposare, o il desiderio di arricchire con la dote, come troppo spesso avviene. Cotest'unione decide della felicità della vita presente, e molto anche di quella della vita avvenire. Perciò importa essenzialmente che coloro i quali contraggono matrimonio abbiano la stessa fede e i medesimi sentimenti religiosi: in altre parole, che i credenti si "sposino nel Signore" 1Corinzi 7:39. Questa è la sola infallibile garanzia di fedeltà, di sopportazione e di continuata affezione, tra le sollecitudini e le prove di questa vita. Gli sposi in tal guisa uniti nella fede e nell'amore, di Gesù, non hanno da temere la separazione eterna neppur nella morte.

5. Da quanto qui dice il nostro Signore riguardo all'essere un dono di Dio la santa continenza, concessa comparativamente a pochi, mentre il matrimonio è l'istituzione stabilita da Dio per la felicità dei molti noi siamo naturalmente indotti a condannare come orribile tirannia e come causa della più turpe immoralità quel sistema di forzato celibato che la Chiesa romana, dopo lunga e vigorosa resistenza, ha finalmente imposto a tutto il clero, e a quelli che essa chiama i suoi "ordini religiosi". Cotesto è uno dei caratteri della grande apostasia, che Paolo ha ricordata per la nostra istruzione: "Vieteranno il matrimonio" 1Timoteo 4:3.

13 Matteo 19:13-15. PORTANSI A GESÙ DEI PICCOLI FANCIULLI Marco 10:13-16; Luca 18:15-17

Per l'esposizione vedi Luca 18:15-17.

A questo punto la narrazione di Luca comincia ad essere di nuovo parallela a quella degli altri due Evangelisti.

16 Matteo 19:16-26. RICORSO DEL GIOVANE RICCO A GESÙ, E DISCORSO SUGGERITO DALLA DI LUI CONDOTTA Marco 10:17-27; Luca 18:18-27

Per l'esposizione vedi Marco 10:17-27.

27 Matteo 19:27-29. GESÙ, RISPONDE ALLA DOMANDA DI PIETRO INTORNO ALLA RICOMPENSA CHE SAREBBE POI DATA A COLORO CHE L'AVEANO SEGUITATO Marco 10:28-31; Luca 18:28-30

Per l'esposizione vedi Marco 10:28-31.

30 30. Ma molti primi saranno ultimi, e molti ultimi primi.

Quest'è un avvertimento aggiunto dopo le graziose promesse di ricompensa fatte nei versetti precedenti. È altresì il fondamento della parabola che segue immediatamente, la quale ne è stata impropriamente staccata per l'arbitraria divisione dei capitoli. Con queste parole, il nostro Signore insegna che non sono sempre coloro che hanno fatto i più grandi sacrifici per la causa del Vangelo, o che sono stati ammirati e celebrati come colonne nella Chiesa, quelli che saranno maggiormente approvati dal Giudice di tutti, allorquando egli "renderà a ciascuno secondo le sue opere". Né, d'altronde, coloro che sono tenuti in poco conto dagli uomini, per povertà e umiltà di spirito, saranno invariabilmente gli ultimi nel regno di Dio. Il posto che ciascuno occuperà, e la ricompensa che otterrà, dipenderanno, non dalla quantità delle opere fatte e dei sacrifici sofferti, ma dai motivi e dallo spirito che lo mossero ad agire. Questo avvertimento può essere illustrato dal giudizio dato dal Signore relativamente agli uomini ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio, ed alla povera vedova che vi gettava i suoi due piccioli Marco 12:41-44. Essa era "l'ultima" nella stima dei suoi compagni di devozione, ma "la prima" in quella del Signore, perché, per amore a Dio, essa dava per il di lui servizio tutto quello che possedeva. Così quando i nostri segreti impulsi saranno esaminati da Colui che scruta i cuori, "molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi".

PASSI PARALLELI

Matteo 8:11-12; 20:16; 21:31-32; Marco 10:31; Luca 7:29-30; 13:30; 18:13-14

Romani 5:20-21; 9:30-33; Galati 5:7; Ebrei 4:1

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Ricerca avanzata