Matteo 23

1 CAPO 23 - ANALISI

1. Distinzione da farsi fra l'insegnamento degli Scribi e Farisei, ed il loro esempio. Gli Scribi ed i Farisei, come composti ed espositori della legge di Mosè, rivendicavano per se medesimi una certa autorità ufficiale, e Gesù stesso voleva che il popolo li ascoltasse e li ubbidisse, finché la legge levitica non fosse abolita; ma egli proibiva di imitarli, perché i loro atti non erano conformi ai loro insegnamenti. Esigendo dai loro compatrioti la più stretta osservanza della lettera della legge, e delle tradizioni degli anziani più onerose ancora, essi mettevano sulle spalle altrui "gravi pesi", ch'essi stessi non volevano portare, fuori il, caso che fossero veduti dal pubblico. Lo scopo principale della loro vita era di ottenere la lode degli uomini, mentre trascuravano la gloria di Dio. Il Signore prova la sua accusa con diversi fatti, e premunisce, in modo speciale i suoi discepoli contro la vanità e l'orgoglio che si manifestavano nell'amore dei Farisei per i pubblici onori Matteo 23:1-12.

2. Otto minaccie pronunziate contro i Farisei. Il Signore rivolge quindi la parola agli Scribi ed ai Farisei, e pronunzia contro di essi le più terribili denunzie ed invettive, compendiando in poche parole tutto ciò ch'egli aveva detto sul loro conto durante il suo ministerio. Egli li chiama sette volte "ipocriti"; due volte "guide cieche"; due volte "stolti e ciechi"; una volta "serpenti", ed una volta "progenie di vipere". La prima minaccia è loro indirizzata, perché essi cagionavano la rovina delle anime col mezzo della loro sistematica opposizione al Vangelo Matteo 23:13. La seconda, perché la religione era per loro una maschera colla quale essi nascondevano la loro cupidità Matteo 23:14. La terza, a cagione del loro zelo nel far dei proseliti, non già per la loro salute e per la gloria di Dio, ma per aumentare l'importanza loro propria, e quella della loro setta Matteo 23:15. La quarta, perché essi inducevano il popolo in errore, relativamente ai giuramenti e all'obbligo di osservarli, stabilendo, come i Gesuiti dei nostri tempi, delle distinzioni immorali fra i giuramenti obbligatori e quelli che non lo sono Matteo 23:16-22. La quinta, perché trascuravano i doveri religiosi più importanti, ed attribuivano un valore eccessivo alle più minute osservanze cerimoniali, di cui la legge mosaica non faceva neanche menzione Matteo 23:23-24. La sesta e la settima, perché colla loro pietà, puramente esterna si sforzavano di riscuotete gli applausi degli uomini, mentre trascuravano affatto la purezza interna e la santità dei loro cuori. Quest'ultimo carattere dei Farisei ci viene descritto sotto la figura d'un piatto nettato di fuori e non di dentro; e sotto quella d'un sepolcro bello all'esterno, e nell'interno pieno di putridume Matteo 23:25-28. L'ottava ed ultima minaccia fu loro indirizzata, perché mostravano una grande ammirazione per i santi uomini dei secoli passati, mentre cercavano di far morire quelli che professavano ed insegnavano le dottrine di quelli. Si poteva credere che protestassero contro i misfatti dei loro padri, i quali avevano ucciso i profeti, dal momento che innalzavano a costoro dei monumenti? il Signore dichiara che, uccidendo i messaggeri ch'egli invierebbe loro, essi dimostrerebbero, non soltanto la loro parentela cogli uccisori dei profeti, ma eziandio di meritare la rovina che doveva in breve piombare sulla razza di cui erano l'ultima e peggiore generazione Matteo 23:29-36.

3. Lamentazioni profetiche di Gesù sopra Gerusalemme. Queste lamentazioni furono cagionate dalla ostinata resistenza che gli abitanti di Gerusalemme opponevano ai suoi inviti. Fa seguito a queste l'annunzio della prossima rovina di questa città, e di un futuro periodo di misericordia nel quale "i figliuoli di Sion festeggeranno nel Re loro" Matteo 23:37-39. La maggior parte di queste minaccie trovansi sparse nei cap. 11 e 14 di Luca Luca 11, 14 ma esse furono senza dubbio, secondo il nostro evangelista, indirizzate da Gesù agli Scribi ed ai Farisei alla fine della sua carriera, in un solo discorso.

Matteo 23:1-12. GESÙ SMASCHERA GLI SCRIBI ED I FARISEI NE RIVELA IL VERO CARATTERE, E PROIBISCE AI DISCEPOLI DI IMITARLI Marco 12:38-40; Luca 20:45-47

1. Allora Gesù parlò alle turbe, ed ai suoi discepoli,

dopo aver chiuso la bocca a coloro che si erano presentati a lui per confonderlo, colle loro domande insidiose.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:10-20; Marco 7:14; Luca 12:1,57; 20:45

2 2. Dicendo: Gli Scribi ed i Farisei

Quelli cioè tra i Farisei che erano incaricati ex officio di ammaestrare il popolo. Gli Scribi appartenevano quasi tutti alla setta dei Farisei Vedi Nota sulle Sette Giudaiche al principio del volume.

seggono sulla cattedra di Mosè.

Essi sedevano sulla cattedra dei maestri, nella sinagoga, per spiegare la legge; sulla cattedra dei rettori o magistrati, nel Sinedrio e nei tribunali inferiori, per applicare la legge; ma essi non avevano il diritto di promulgare nuove leggi. Sotto l'antica Alleanza, lo Stato s'identificava colla Chiesa, la legge civile colla Sacra Scrittura, e la giurisprudenza colla teologia. Però la legge, e gl'insegnamenti eran distinti dall'istituzione del sacerdozio.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:10-20; Marco 7:14; Luca 12:1,57; 20:45

Nehemia 8:4-8; 2:7; Marco 12:38; Luca 20:46

3 3. Fate dunque, ed osservate tutte le cose che vi diranno,

Evidentemente il Signore ordina che si osservino, non già le tradizioni degli anziani, ma soltanto i comandamenti di Dio, ch'essi, "sedendo sulla cattedra di Mosè", dovevano insegnare, al popolo. Questa restrizione è indicata nel contesto, ed è resa indispensabile dalla opposizione che Gesù fa alle tradizioni degli Scribi Matteo 12:17; 15:17. Ecco il vero significato di questo precetto: "Rispettate l'autorità degli Scribi, quando essi insegnano ed applicano la legge di Dio; rispettate il loro ministerio, benché non possiate rispettare le loro persone".

ma non fate secondo l'opere loro; perché dicono, e non fanno.

Gli è un triste caso quando la dottrina di un uomo accenna ad una via e le sue azioni mirano ad un'altra, massime s'egli insegna in pubblico; perché gli uomini son più propensi ad imitare queste che a seguire quella. Tal era il caso di coloro "che sedevano sulla cattedra di Mosè". Essi non mettevano in atto quel che insegnavano; quindi, comanda il Signore: "Non fate secondo l'opere loro" Romani 2:17-24. Dal fatto che Matteo solo ricorda quel che disse il Signore dell'obbligo di dare ascolto al loro insegnamento ufficiale, è stato argomentato che il Vangelo di Matteo fu in origine scritto specialmente per i Giudei.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:2-9; Esodo 18:19-20,23; Deuteronomio 4:5; 5:27; 17:9-12; 2Cronache 30:12; Atti 5:29

Romani 13:1

Matteo 21:30; Salmo 50:16-20; Romani 2:19-24; 2Timoteo 3:5; Tito 1:16

4 4. Difatti legano dei pesi gravi, e li mettono sulle spalle della gente;

Queste espressioni sono derivate dal modo di caricare le bestie da soma: il carico è primieramente legato, quindi posto sull'animale. Così i Farisei e gli Scribi imponevano duri e gravi precetti al popolo, e ne esigevano la rigida osservanza. Quei pesi si riferivano ai riti della legge mosaica, com'erano interpretati dagli Scribi e dai Farisei, e furono chiamati da Pietro "un giogo il quale, né i padri nostri né noi, non abbiamo potuto portare" Atti 15:10. Quei precetti erano numerosi, minuti, faticosi, e richiedevano un grande spreco di tempo e di denaro. Però l'insopportabile tedio da essi prodotto avrebbe potuto essere assai mitigato, se non fosse stato per il rigoroso ritualismo dei Farisei, i quali esigevano che fossero osservati alla lettera, e non secondo lo spirito.

ma loro non li vogliono neppur muovere col dito.

È questa una espressione proverbiale che indicava, non già che i Farisei rifiutassero ogni soccorso a coloro cui imponevano quei pesi, ma la vergognosa inconseguenza di coloro che, nella vita privata, rifiutino di caricarsi anche della minima parte di essi, sebbene ne avessero l'obbligo, quanto il rimanente del popolo.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:23; 11:28-30; Luca 11:46; Atti 15:10,28; Galati 6:13; Apocalisse 2:24

5 5. Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini;

Qualunque fosse il bene da loro fatto, o lo zelo da loro spiegato, essi erano però sempre spinti dal desiderio di riscuotere gli applausi degli uomini Vedi Matteo 6:16-18. Perciò il Signore parla in primo luogo delle loro esterne e frivole osservanze, delle quali facevano gran pompa.

difatti allargano le loro filatterie,

Le filatterie tefillin erano strisce di pergamena sulle quali erano scritti alcuni passi della Scrittura Esodo 13:1-16; Deuteronomio 6:4-9; 11:13-21, piegate e rinchiuse in una scatoletta di cuoio, la quale, mediante una cinghietta, veniva legata sulla fronte, fra gli occhi, oppure sul fianco, o sul braccio sinistro, vicino al cuore, durante il tempo della preghiera, perché si ricordasse il portatore di adempiere la legge col cuore, e colla mente. Quella pratica ebbe origine dopo la cattività di Babilonia, ed è tuttora osservata dai Giudei. Essa è comunemente usata in tutte le sinagoghe di Gerusalemme, di Hebron, di Tiberiade e di Safed, città tenute sacre da loro, Quest'uso sembra derivare da una superstiziosa interpretazione di Esodo 13:9; Deuteronomio 6:8-9. Più tardi, quelle filatterie furono considerate come amuleti, per proteggere quelli che le portavano contro le potenze diaboliche; quindi il nome greco che suona salvaguardia. È probabile che coteste idee superstiziose non prevalessero ancora ai tempi del Signore, altrimenti egli ne avrebbe parlato con più severità. Qui allude soltanto all'ipocrita presunzione di una maggiore pietà, in coloro che portavano filatterie di esagerata grandezza.

ed allungano le frange dei mantelli;

È ordinato positivamente agli Israeliti di portare fimbrie o frange tzizzith, Numeri 15:38-40; Deuteronomio 22:12, per distinguerli da altri popoli, e per rammentare loro l'obbligo di osservare i comandamenti di Dio. La voce greca significa letteralmente, orlo, margine, ed è tradotta lembo in Matteo 9:20; ma è usata dai 70 per indicare la frangia, od il fiocco attaccato al lembo della veste. L'uso di portare frange più lunghe di quelle ordinariamente adoperate dal popolo, è un esempio della puerile e letterale interpretazione degli ordini divini, data dagli Scribi e dai Farisei, per farsi credere più religiosi degli altri. Nei cappucci, rosari e crocifissi del monachismo, noi scorgiamo la medesima follia del cuore umano.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:1-16; 2Re 10:16; Luca 16:15; 20:47; 21:1; Giovanni 5:44; 7:18; 12:43

Filippesi 1:15; 2:3; 2Tessalonicesi 2:4

Deuteronomio 6:8; Proverbi 3:3; 6:21-23

Matteo 9:20; Numeri 15:38-39; Deuteronomio 22:12

6 6. Ed amano i primi posti ne' conviti,

Dice letteralmente i primi letti, perché non era costume dei Giudei di mangiar seduti, ma adagiati sopra un divano, con un cuscino per sostegno Vedi Note Luca 14:7; Luca 14:8. Fra i Giudei ed i Greci, il posto di onore era sul divano situato all'estremità superiore della tavola, fra i Persiani ed i Romani, sul divano di mezzo. Cristo, in questo versetto, prosegue a parlare dell'ambizione e dell'orgoglio che formavano un altro distintivo del carattere degli Scribi e dei Farisei. In un'epoca anteriore del suo ministerio, egli li aveva di già premuniti contro questo vizio Luca 14:7-8, che era troppo radicato in loro, perché ormai potessero liberarsene. Essi consideravano i posti d'onore in tutti i conviti, come a loro dovuti, e si tenevano per offesi se venivano dati ad altri,

e i primi seggi nelle sinagoghe.

I posti riservati, nella maggior parte delle sinagoghe d'Europa, ai rabbini ed ai forestieri distinti, rassomigliano quasi in tutto agli altri; ma nelle sinagoghe di Palestina, una predella spaziosa corre attorno al pulpito del rabbino, sopra la quale vengono a sedere i grandi uomini. Siccome la stessa cosa era costume al tempo del Signore, gli è a queste sedie distinte nella casa di orazione che Gesù allude.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:21; Proverbi 25:6-7; Marco 12:38-39; Luca 11:43-54; 14:7-11; 20:46-47

Romani 12:10; Giacomo 2:1-4; 3Giovanni 9

7 7. E i saluti nelle piazze;

non gli amichevoli saluti richiesti dalla cortesia tra vicini, perché queste amabilità il Signore le raccomanda persino ai discepoli Matteo 5:47; 10:12, ma gl'inchini rispettosi o adulatori della moltitudine;

e d'esser chiamati dalla gente: "Maestro!",

Rabbi era il titolo d'onore dato ai dottori della legge al tempo di Cristo; deriva dall'ebraico Rab, grand'uomo, maestro, capo. Era questo titolo, nelle scuole giudaiche, adoprato sotto una triplice forma, indicante altrettanti graffi. L'infimo grado era Rab = maestro; il secondo, col suffisso pronominale, Ràbbi = mio maestro, titolo di dignità più elevata; il terzo era Raban gran maestro; o, col suffisso pronominale, Rabboni = mio gran maestro, titolo più elevato fra tutti. Egli è allo spirito più che alla lettera di quest'ammonizione, che noi dobbiamo badare; però, anche la violazione della lettera, quando è originata da orgoglio spirituale, ha cagionato incalcolabili danni in seno alla Chiesa di Cristo. Non è il mero possesso di un titolo d'onore conferito a chi onorevolmente compiè la carriera degli studi, che viene qui proibito dal Signore bensì l'ambizione di aver titoli come indizi di superiorità sopra gli altri fratelli nella Chiesa di Dio.

PASSI PARALLELI

Giovanni 1:38,49; 3:2,26; 6:25; 20:16

8 8. Ma voi non vi fate chiamare "Maestro"

Greco Rabbi, come nel vers. antecedente:

perché uno solo è il vostro maestro; e voi siete tutti fratelli.

Il testo emendato porta nei vers. 8, 9 e 10, le voci e padre, maestro, guida che perfettamente corrispondono ai titoli Abi = padre mio Rabbi maestro mio, Mori = guida mia, che si davano a coloro che esercitavano l'autorità fra i Giudei. E siccome lo speciale uffizio dello Spirito Santo consiste nell'insegnare, molti credono che Gesù alluda allo, Spirito nel vers. Matteo 23:8, a Dio Padre nel vers. Matteo 23:9, ed a se stesso, come guida, nel vers. Matteo 23:10. La dottrina ricavata da questi tre versetti relativamente al Dio Trino, il quale è Padre, Guida e Dottore di tutti i credenti, è altrettanto bella quanto ortodossa siccome il Signore, per mezzo del suo Spirito, espressamente istituì nella sua Chiesa i vari uffizi di Apostolo, Profeta, Evangelista, Pastore, Dottore, Anziano e Diacono Efesini 4:11; 1Corinzi 12:4-11, è cosa ovvia ch'egli non intendeva, in questo versetto e nei seguenti, riprovare qualsiasi titolo distintivo dei conduttori delle Chiese, come suppongono alcuni ultraletteralisti, ma soltanto quell'autorità usurpata e quella brama di "signoreggiare l'eredità del Signore", che hanno recato tanto danno alla Chiesa, e tanto scandalo ai ministri cristiani in ogni età.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:10; 2Corinzi 1:24; 4:5; Giacomo 3:1; 1Pietro 5:3

Matteo 10:25; 17:5; 26:49; Giovanni 13:13-14; Romani 14:9-10; 1Corinzi 1:12-13; 3:3-5

Luca 22:32; Efesini 3:15; Colossesi 1:1-2; Apocalisse 1:9; 19:10; 22:9

9 9. E non chiamate alcuno sulla terra, vostro padre; perché un solo è il Padre vostro, quello ch'è ne' cieli.

Cristo non intende con ciò proibire ad un fanciullo di chiamare padre il suo genitore, né ad un pastore di dare ai membri della sua greggia il nome di figli, né ai peccatori convertiti di chiamare col tenero nome di padri spirituali gl'istrumenti della loro conversione, altrimenti Paolo non avrebbe mai parlato di se stesso come in 1Corinzi 4:14-15; Galati 4:19. La parola "padre" è usata qui per indicare autorità, preminenza, diritto di comandare e di rivendicare per se riverenza ed ubbidienza in questo senso Dio solo può essere chiamato Padre, e non è lecito dare questo titolo agli uomini. Dinanzi a siffatta proibizione, come mai possono i dottori romani giustificare l'applicazione dei titoli di Papa e di Santo Padre al vescovo di Roma, che pretende avervi diritto, come ad un segno della riverenza dovutagli come vicario di Cristo?

PASSI PARALLELI

2Re 2:12; 6:21; 13:14; Giobbe 32:21-22; Atti 22:1; 1Corinzi 4:15; 1Timoteo 5:1-2

Ebrei 12:9

Matteo 6:8-9,32; Nehemia 1:6; Romani 8:14-17; 2Corinzi 6:18; 1Giovanni 3:1

10 10. E non vi fate chiamar guide; perché una sola è la vostra guida, il Cristo.

La parola tradotta "dottore" dal Diodati, è qui e significa propriamente conduttore o guida. La proibizione non colpisce soltanto un titolo onorifico, ma è diretta contro l'orgoglio e la presunzione di coloro i quali ambiscono di comandare nella Chiesa di Cristo, e di formare sette od ordini religiosi che portino i loro nomi. Tale era l'ambizione dei dottori Giudei; tale era la tendenza così aspramente rimproverata da Paolo a Corinto, dove i convertiti correvano il rischio di dividersi in varie sette, dicendo: "Io sono di Paolo, ed io di Apollo, ed io di Cefa", ecc. Sin dall'età apostolica vi sono stati esempi infiniti, nella Chiesa cristiana, di sette che si schierarono sotto la direzione spirituale di certi uomini, di cui si gloriarono di portare i nomi. Il Signore condanna siffatte pretese di superiorità, e perciò egli proibisce tutti i titoli ecclesiastici di cardinali, canonici, ecc., che sono simboli di un'autorità usurpata. Gesù è, e sempre deve essere, il solo Capo della sua Chiesa, e nella triplice proibizione dei vers. Matteo 23:8-10, non v'è eccezione in favore di Pietro o del suo preteso successore il Papa, qual vicario di, Cristo, e capo visibile della Chiesa; né tampoco in favore delle pretensioni dei padri confessori e dei generali degli ordini religiosi, i quali rivendicano per se un'ubbidienza assoluta come guide delle anime. Queste proibizioni però non si applicano alle decorazioni che dannosi agl'impiegati civili, o agli uomini di scienza, e non c'impediscono di rendere a ciascuno l'onore che gli è dovuto Matteo 22:21; Romani 13:7. Esse si riferiscono soltanto alla Chiesa, e condannano la supremazia usurpata da alcuni ministri sopra i loro colleghi, o sopra l'intero corpo dei credenti; ma i titoli che distinguono, fra loro, gl'insegnanti, sono necessari quanto i vari ministeri istituiti da Cristo nella sua Chiesa Efesini 4:11.

11 11. Ma il maggiore fra voi sia vostro servitore.

Per dimostrare la differenza che passa fra l'applicazione della lettera di un precetto divino e la sua verace osservanza citiamo l'esempio del Papa che più degli altri capisetta ha trasgredito questo comandamento, sebbene egli si chiami: Servus servorum Dei! I più grandi onori nella Chiesa di Cristo appartengono, non alla superiorità di posizione, ma di servizio.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:26-27; Marco 10:43-44; Luca 22:26-27; Giovanni 13:14-15; 1Corinzi 9:19; 2Corinzi 4:5

2Corinzi 11:23; Galati 5:13; Filippesi 2:5-8

12 12. Chiunque si innalzerà sarà abbassato; e chiunque si abbasserà sarà innalzato.

Queste parole sono spesso ripetute dal Signore. Solo gli umili saranno innalzati, mentre coloro, i cuori dei quali sono pieni di orgoglio e che vanno in cerca di terrestre esaltamento saranno abbassati. Lo spirito di ambiziosa rivalità e di orgoglioso egoismo, è quello che il Signore riprova.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:3; 18:4; Giobbe 22:29; Salmo 138:6; Proverbi 15:33; 16:18-19; 29:23; Isaia 57:15

Daniele 4:37; Luca 1:51-52; 14:11; 18:14; Giacomo 4:6; 1Pietro 5:5

RIFLESSIONI

1. Questo capitolo ci propone un esempio mirabile di coraggio e di fedeltà nel denunziare l'errore, e dimostra che il severo linguaggio della riprensione non è incompatibile con un cuore affettuoso. Anzitutto, c'è una terribile condanna contro i maestri infedeli, e un solenne avvertimento per tutti i ministri di Cristo. Nel cospetto di Cristo non vi sono peccati più odiosi del difetto di sincerità nei suoi ambasciatori presso i peccatori.

2. Il Signore Gesù c'insegna che non dobbiamo considerare la religione come un'impostura per cagion dell'incuria o dell'immoralità di qualche suo ministro. Questo modo di giudicare è purtroppo comune, essendo più facile accusare d'impostura la religione, che costringere un ministro indegno ad abbandonare una professione ch'egli disonora. L'uomo passa ordinariamente da un estremo all'altro, e quelli che non hanno per i loro pastori una venerazione quasi idolatra, li trattano purtroppo spesso con disprezzo. Il ministero fu istituito da Cristo, perciò dobbiamo onorarlo, ed alzar la voce contro i ministri che non fanno il loro dovere.

3. La vanagloria e l'amore della preminenza sono cose particolarmente dispiacenti a Cristo, e rovinose per le anime. "Come potete voi credere, poiché prendete gloria gli uni dagli altri?" Giovanni 5:44. Felice la Chiesa di Cristo se questo passo fosse stato meno dimenticato e se allo spirito di esso si fosse più diligentemente ubbidito! I Farisei non sono i soli che abbiano imposto altrui varie austerità, e fatto pompa di santità esterna perfino nelle vesti, ed ambito le lodi umane. Gli annali della Chiesa purtroppo ci dimostrano che molti cristiani seguirono il loro esempio. Sieno adunque per noi ammonimenti che c'impediscano di battere la stessa strada.

4. I Cristiani non devono dare ad uomo alcuno i titoli e gli onori appartenenti a Dio solo ad al suo Cristo. Noi dobbiamo evitare di dare ai ministri del Vangelo un'autorità che ad essi non appartiene; né dobbiamo mai permettere ch'essi s'inframmettano fra noi e Cristo. Anche i migliori tra loro non sono infallibili. Essi non sono sacerdoti che possano fare espiazione per noi; non sono mediatori che possano patrocinare la nostra causa davanti a Dio. Essi sono "uomini sottoposti a medesime passioni come noi", i quali hanno bisogno di essere purificati dal medesimo sangue, e di essere rinnovati dal medesimo Spirito. Benché messi da parte per un'alta e santa vocazione, essi non cessano però di essere uomini bisognosi delle nostre preghiere. Importa rammentarcene, poiché la natura umana è piuttosto disposta ad appoggiarsi sopra un ministerio visibile che non sopra Cristo invisibile.

5. Non v'è grazia che valga quella della umiltà, come distintivo del cristiano. Chi vuol essere grande agli occhi di Cristo, deve mirare a tutt'altro scopo che non a quello farisaico di servire la Chiesa, per dominarla. Ben dice Baxter: "La grandezza, in seno della Chiesa, consiste nell'essere grandemente utile". I Farisei bramavano di essere onorati e chiamati "maestri"; ma la brama del cristiano dev'essere di far del bene e di dedicare se stesso e tutte le sue facoltà al servizio altrui. Questo è davvero un nobilissimo scopo, né dobbiamo esser mai paghi di qualsiasi altro che sia meno elevato.

13 Matteo 23:13-36. LE MINACCE PROFERITE CONTRO GLI SCRIBI ED I FARISEI Luca 11:39-54

Gesù aveva, fino a quel momento, diretto le sue ammonizioni alle turbe ed ai suoi discepoli Matteo 23:1; egli ora si rivolge un'altra volta agli Scribi ad ai Farisei e alla deputazione del Sinedrio. Lasciando il linguaggio dell'insegnamento e dell'ammonizione, egli denunzia con parole severissime l'ipocrisia, la follia e la malvagità di quelle guide cieche, le quali conducevano il popolo alla rovina. Gesù non parla qui come un maestro ai suoi discepoli, ma piuttosto come il più grande dei profeti, riassumendo la lunga serie degli ammonimenti diretti da Dio ad Israele Conf. Isaia 1:2-23; 5:8-23; ed i rimproveri contenuti negli altri profeti, specialmente in Geremia. La forte corrente di compassione e perciò anche d'amore che scorreva sotto allo sdegno onde Gesù fremeva, proruppe nel vers. 37 Matteo 23:37. Le minaccie sono otto; però la sesta e la settima si possono considerare come una sola.

Prima minaccia contro la sistematica opposizione dei Farisei al Vangelo, colla quale cagionavano la rovina delle anime

13. Ma guai a voi, Scribi e Farisei, ipocriti!

"Ipocrita", in origine, significava istrione, attore, quindi chiunque rappresenta una parte non sua, o pretende di essere quel che non è. L'infingersi religioso per fini egoistici, indica, più che qualsiasi altro peccato, la durezza e la vanità del cuore, e provoca i severi rimproveri di Cristo.

perché serrate il regno dei cieli dinanzi alla gente; poiché né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.

Il significato delle parole "serrare il regno dei cieli", è reso più chiaro ancora dal detto di Luca 11:52: "perché avete tolta la chiave della scienza". Il "regno dei cieli" è manifestamente l'economia evangelica inaugurata dal Messia e rappresentata sotto la figura d'una casa o di un recinto, di cui "la legge ed i profeti", cioè il Vecchio Testamento, è la porta. La "chiave", che apre la porta, è la spirituale conoscenza di questo libro, il quale accenna ad una più perfetta economia, alla venuta del Messia promesso, e ne è la preparazione Giovanni 1:45; Galati 3:24; Ebrei 10:1; 1Pietro 1:10-12. Gli Scribi ed i Farisei avevano l'incombenza di propagare quella scienza divina, poiché sedevano "sulla cattedra di Mosè", ed erano gli autorizzati istitutori religiosi della nazione e gli espositori delle S. Scritture. Non entrando nel regno dei cieli, essi recavano un danno gravissimo alle loro proprie anime; con tutto ciò, se non avessero falsificato il senso spirituale delle Sacre Scritture, se le, loro spiegazioni insipide e senza vita fossero state ortodosse in ciò che concerne il Messia, essi sarebbero stati almeno delle faci, per indicare agli altri la via che conduce al regno, ed avrebbero così evitato la gravissima colpa di essere un ostacolo ed una pietra d'inciampo agli altri. Ma guastando, torcendo e adulterando le dottrine del Vecchio Testamento colle loro tradizioni, "essi tolsero la chiave della scienza" e deliberatamente serrarono l'uscio in faccia a coloro che volevano entrare nel regno di Dio. Che monta se il Battista, se Cristo, se i dodici apostoli fondano le loro dottrine sopra la legge ed i profeti? I Giudei sono ammaestrati dai loro dottori a ricavare dalla Scrittura un senso ben diverso, e rifiutano di ascoltare i dottori venuti da Dio. Così gli Scribi ed i Farisei commettono la colpa di rovinare le anime affidate alle loro cure. Questo versetto è commentato ammirabilmente nelle parole di Gehova ad Ezechiele 3:17-21; 33:1-9. È sorprendente la rassomiglianza del peccato dei dottori della Chiesa romana con quello degli Scribi e dei Farisei. Colle loro tradizioni, questi han pervertito le Scritture in un modo più spaventoso dei Farisei medesimi, ed "hanno tolta la chiave della scienza", con una audacia straordinaria, anatematizzando chiunque legge le Sacre Scritture in lingua volgare, senza la licenza dei superiori.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:14-15,27,29; Isaia 9:14-15; 33:14; Zaccaria 11:17; Luca 11:43-44

Matteo 21:31-32; Luca 11:52; Giovanni 7:46-52; 9:22,24,34; Atti 4:17-18; 5:28,40

Atti 8:1; 13:8; 1Tessalonicesi 2:15-16; 2Timoteo 3:8; 4:15

14 

Seconda minaccia: contro l'avarizia e le estorsioni ammantate di pietà Matteo 23:14

14. Guai a voi, Scribi e Farisei, ipocriti 1 perché voi divorate le case delle vedove;

Nei migliori MSS. è omesso questo versetto; ma siccome si trova in Marco 12:40 e in Luca 20:47, ne diamo qui il commento. L'oppressione delle vedove e degli orfani, i quali, perché privi dei loro naturali protettori, sono più che altri esposti ad essere frodati e spogliati da uomini malvagi, è cosa energicamente proibita dalla legge di Mosè, la quale maledice in un modo speciale gli oppressori Esodo 22:22; Deuteronomio 10:18; 24:17; 27:19. Ciò nonostante essa fu tanto comune prima e dopo la cattività di Babilonia, da costituire uno dei peccati nazionali denunziati dai profeti come certissima causa del pronto giudizio di Dio Isaia 1:16-17,23; Geremia 7:3-7; 22:3-5; Ezechiele 22:7; Malachia 3:5. Ed ora Gesù dichiara che quelli stessi che pretendevano di essere santi ed erano gli autorevoli espositori della legge, erano contaminati da quel peccato. Questa disonestà poteva esercitarsi in due modi cioè: inducendo la vedova a privarsi di una parte del suo reddito, per l'avanzamento del regno di Dio, mentre essi se ne servivano per soddisfare la loro lussuria ed avarizia; oppure, facendosi concedere addirittura l'amministrazione di tutti i beni di lei, sulla fede della santità del loro carattere finché, con una serie infinita di supposte peidite, di pretesi infortuni, spiegati con mirabile candore, essi si fossero impadroniti del suo intiero patrimonio.

e fate per apparenza lunghe orazioni;

L'ostentazione di quelle devozioni è condannata in Matteo 6:7; ma qui trattasi d'un'accusa molto più grave, di quella cioè di fare un traffico della pietà, per frodare la gente inesperta, ed ingenua. Tal condotta sarebbe già spietata da parte di un ladro di professione che non pretende a qualsiasi carattere religioso; ma è doppiamente riprovevole, quando si nasconde sotto la maschera della religione. Si osservi che anche in Isaia 1:15,17, le lunghe orazioni sono associate all'oppressione della vedova. La parabola del giudice iniquo Luca 18:1-5 mostra che quell'espressione si poteva praticare senza scandalo esterno, specialmente quando si pensa che gli Scribi erano i giudici della nazione. È egli necessario di accennare gli sforzi fatti dal clero romano per ottenere dei lasciti considerevoli, abusando della credulità e della superstizione delle loro gregge? Chi non sa quanto sia proficuo il traffico delle messe in suffragio delle anime? È egli necessario ricordare le arti colle quali i Gesuiti s'insinuano presso il letto di morte dei ricchi, affinché lascino i loro beni alla Chiesa e impoveriscano deliberatamente le loro famiglie per provare che il clero romano è il vero successore di quei Farisei ipocriti e spietati?

perciò, riceverete una maggior condanna.

Essendovi duplice peccato, cioè furto ed empietà, la condanna deve essere pure doppia.

PASSI PARALLELI

Esodo 22:22-24; Giobbe 22:9; 31:16-20; Marco 12:40; Luca 20:47; 2Timoteo 3:6

Tito 1:10-11; 2Pietro 2:14-15

Matteo 23:33-36; 11:24; Luca 12:48; Giacomo 3:1; 2Pietro 2:3

15 

Terza minaccia: contro il proselitismo ispirato dallo spirito settario Matteo 23:15

15. Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! perché scorrete mare e terra,

espressione proverbiale, per significare ch'essi non risparmiavano né fatica, né astuzia,

per fare un proselito;

Letter. uno venuto di fresco, un convertito. I proseliti erano dai Giudei divisi in due categorie: i "proseliti della porta", che adottavano il morale e spirituale insegnamento dell'Antico Testamento, ma non si conformavano alla legge cerimoniale fra i quali vanno forse annoverati il centurione di Capernaum, Cornelio di Cesarea e molti altri Gentili, stanchi delle assurdità e dei vizi della Idolatria pagana; od i "proseliti della giustizia", i quali venivano circoncisi e si conformavano a tutti i requisiti della legge levitica. Quest'ultima classe era poco numerosa, perché ben pochi eran disposti a rinunziare alla loro libertà, come Gentili, per sottomettersi alle complicate e gravi cerimonie mosaiche. Ma era appunto per accrescere questa classe, che i Farisei si adoperavano a tutta possa. Si osservi che questa minaccia non è profferita contro il proselitismo, in se, ossia contro gli sforzi che si fanno per condurre le anime dalle religioni false alla vera, giacché Cristo medesimo ha affidato al suoi discepoli la missione di "convertir gli uomini dalle tenebre alla luce, e dalla podestà di Satana a Dio" Atti 26:18; e che questo deve essere l'alto scopo del ministerio cristiano, sino alla fine dei tempi. La condanna qui profferita colpisce coloro che fanno proseliti con mezzi immorali, come, a cagion di esempio, coll'oro, colla promessa di leghi o colle minacce, e non già coll'intento di Salvare le anime e di promuovere la gloria di Dio. Essi pensano piuttosto ad accrescere con questo mezzo la loro riputazione

e, fatto che sia, lo rendete figliuol della geenna il doppio di voi.

Sentenza tremenda, eppur meritata! I proseliti comprati fanno i bigottoni: e quelli dei Farisei superavano i loro maestri: 1 nello zelo per le cerimonie, 2 nell'odio contro il cristianesimo. Era meglio vivere da sinceri pagani, che di convertirsi al giudaismo, ritenendo l'ignoranza ed i vizi del paganesimo sotto il manto della ipocrisia. Questi, non essendo né sinceri pagani, né sinceri giudei, erano doppiamente figliuoli della geenna, condannati dalla loro antica, quanto dalla loro nuova religione. Tale era l'opera degli Scribi e dei Farisei; tali erano i convertiti dei quali menavano vanto. Né dobbiam far le meraviglie che il Signore abbia condannato una così stomachevole ipocrisia. Le persecuzioni contro gli Albigesi, i Valdesi ed i seguaci della Riforma in Italia, nella Spagna, in Francia e nella Germania, dimostrano chiaramente che questo versetto, può applicarsi alla Chiesa di Roma, la quale tentò sempre, anche coi mezzi più diabolici, di far proseliti, all'unico scopo di arricchirsi e di aumentare la sua gloria. Conversione o morte, era la sola alternativa!

PASSI PARALLELI

Galati 4:17; 6:12

Ester 8:17; Atti 2:10; 13:43

Giovanni 8:44; Atti 13:10; 14:2,19; 17:5-6,13; Efesini 2:3

16 

Quarta minaccia: contro il disprezzo della santità del giuramento Matteo 23:16-22

16. Guai a voi, guide cieche! che dite: Se uno giura per il tempio, non è nulla; ma se giura per l'oro del tempio, resta obbligato.

Il peccato denunziato in questo versetto e nei seguenti, non consiste solamente nel distinguere fra certi giuramenti e certe bestemmie, ma nell'insegnare al popolo a liberarsi dagli obblighi contratti solennemente col giuramento, dividendo i giuramenti in due classi: quelli che vincolano, e quelli che non vincolano distruggendo così la buona fede e la moralità. Pervertito da siffatto insegnamento l'uomo disonesto poteva ingannare gl'incauti con giuramenti i quali, secondo i Farisei, non avevano nessun valore. Questa immoralità divenne talmente comune fra gli Ebrei, che i pagani stessi finalmente li costringevano a giurare per Gehova, prima di prestare loro fede. Leggiamo in Marziale 11:24: "Ecce negas, jurasque mihi per templa Tonantis: Non credo; Jura, verpe, per Anchialum" Amhai Aloh = Come Dio vive. Queste parole furono indirizzate dal poeta ad un Giudeo nativo di Gerusalemme. Secondo i Farisei, i giuramenti che si facevano per l'oro del tempio, il quale era dedicato al servizio di Dio ed incassato nella tesoreria, erano obbligatori; mentre non lo erano quelli che si facevano per il tempio. Può darsi che il nostro Signore avesse in mente anche altri esempi di giuramenti già condannati, come quello di cui trattasi in Matteo 15:5.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:17,19,24,26; 15:14; Isaia 56:10-11; Giovanni 9:39-41

Matteo 5:33-34; Giacomo 5:12

Matteo 15:5-6; Marco 7:10-13

Galati 5:3

17 17. Stolti e ciechi! poiché, qual è maggiore: l'oro o il tempio che santifica l'oro? 18. E se uno, voi dite, giura per l'altare, non è nulla; ma se giura per l'offerta che c'è sopra, resta obbligato.

Letteralmente "egli è debitore", cioè vincolato ad adempiere il voto.

19 19. Ciechi! poiché qual è maggiore: l'offerta, o l'altare che santifica l'offerta?

il Signore vieta assolutamente ai suoi discepoli di giurare nella usuale conversazione; e non c'è nulla in queste parole che possa indurci a credere che egli permettesse ai Giudei ciò ch'egli proibiva al suoi discepoli. Egli allude soltanto a ciò che si praticava, collo scopo di far conoscere l'ipocrisia dei Farisei, i quali stabilivano delle distinzioni fra i giuramenti; e mentre egli condanna quelle teorie, egli dimostra, nel medesimo tempo, la follia dei loro, autori. Altri esempi vengono ricordati nei seguenti versetti. Secondo gli Scribi ed i Farisei, il giurare per il tempio o per l'altare, è di minore importanza che il giurare per l'oro del tempio o per l'offerta che è sopra l'altare. Il Signore confuta quelle distinzioni, mostrando, che se un giuramento ha un valore qualunque, gli è perché, in fondo, si riferisce a Dio. Egli prova inoltre, che se fosse possibile di stabilire delle distinzioni fra i giuramenti, i Farisei avrebbero sbagliato, concedendo maggior importanza a quelli che dovrebbero averne meno, perché poggianti sopra oggetti di minor valore. Se l'oro del tempio infatti è sacro, si è perché egli si trova nel tempio, che è la, casa di Dio; se il sacrificio che è sopra l'altare è sacro, si è perché l'altare è dedicato al servigio di Dio. Non è l'offerta che santifica l'altare, ma questo che santifica quella.

PASSI PARALLELI

Salmo 94:8

Matteo 23:19; Esodo 30:26-29; Numeri 16:38-39

Matteo 23:15

Esodo 29:37; 30:29

20 20. Chi dunque giura per l'altare giura per esso, e per tutto quel che c'è sopra; 21. e chi giura per il tempio giura per esso, e per Colui che l'abita; 22. e chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio, e per Colui che vi siede sopra.

Sembra che una distinzione, simile a quella sopra ricordata, si facesse tra i giuramenti "per il cielo", e quelli "per il trono di Dio"; ma Gesù c'insegna chiaramente che giurare per l'abitacolo di Dio è giurare per Iddio medesimo, altrimenti non è che un vano giuoco di parole. Il ragionamento del Signore, che principia al versetto 17, colle parole "stolti e ciechi!" si può considerare come un commento di questo parole stesse, poiché in esso, Gesù svela l'ignoranza e l'accecamento dei Farisei riguardo alle cose divine, mentre pretendevano di esser le guide spirituali del popolo. Non è d'uopo di dire dove si abbiano da cercare i successori dei Farisei: l'occhio di ciascuno, naturalmente, si volge alla Chiesa di Roma ed ai Gesuiti. Note Matteo 5:31-37.

PASSI PARALLELI

1Re 8:13,27; 2Cronache 6:2; 7:2; Salmo 26:8; 132:13-14; Efesini 2:22; Colossesi 2:9

Matteo 5:34; Salmo 11:4; Isaia 66:1; Atti 7:49; Apocalisse 4:2-3

23 

Quinta minaccia: contro lo zelo religioso eccessivo per cose da nulla non prescritte, accompagnato da una totale trascuratezza per la religione spirituale ed intima richiesta da Dio Matteo 23:23-24

23. Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! perché pagate la decima della menta, e dell'aneto, e del comino,

Erbette di poco valore. La "menta" è nota per il suo sapore gradevole e pungente; l'"aneto" è tanto simile al finocchio, che gl'inesperti spesso confondono l'uno con l'altro. Si usava come commestibile, e si adoperava la sementa a guisa di condimento e di rimedio. È conosciuto tuttora in Oriente, sotto il nome di shabit, che, secondo il trattato Massaroth 4:5, era sottoposto alla decima. Il "comino" è una pianta simile all'anice, al l'aneto ed al coriandolo. Queste due ultime piante producono semi dai quali si ricava un che di grato sapore, e sono riscaldanti e stimolanti. Colla menta è menzionata "la ruta" in Luca 11:42. Quest'erba si adoperava come condimento, ed anche come commestibile ordinario. Quindi, Luca aggiunge: "ed ogni erba", sottinteso: atta al nutrimento. È stato messo in dubbio se quelle erbe andavano soggette alla decima seconde la legge levitica: è assai probabile che non lo fossero; ma i Farisei poggiavano la loro pratica sopra una stretta interpretazione di Levitico 27:30. Era un detto volgare, presso i Giudei, che la decima del grano era stabilita dalla legge, mentre la decima delle erbette era imposta dai rabbini; ciononostante, quest'ultima era considerata come obbligatoria quanto la prima.

e trascurate le cose più gravi della legge: il giudicio, e la misericordia, e la fede;

queste cose non erano soltanto "più gravi" delle sopraccennate minute osservanze, ma anche dell'intero codice cerimoniale, poiché esse sono la sostanza stessa della legge morale. In Luca 11:42 si legge: "il giudicio e l'amor di Dio", variante probabilmente dovuta alla ripetizione della stessa idea in due diverse occasioni. In ambedue i passi Gesù allude alle parole di Michea 6:8 secondo le quali la religione gradita da Dio consta di tre elementi: "il praticare ciò ch'è giusto, l'amare la misericordia, ed il camminare in umiltà con Dio". Quest'ultimo elemento presuppone e compendia la "fede" di Matteo e "l'amore" di Luca.

Queste son le cose che bisognava fare senza tralasciar le altre.

Con queste parole, il Signore non condanna la minuziosa esecuzione dei doveri di minor importanza. Poiché i vari doveri dei cristiani non possono essere in opposizione fra loro; però dobbiamo accuratamente notare che, riguardo ai doveri più grandi e più importanti, Gesù dice: "Bisognava far queste cose", mentre dei doveri minori dice soltanto: "senza tralasciare le altre". Donde ricaviamo che la minaccia è profferita contro la ipocrisia che di un nonnulla fa un caso di coscienza, mentre trascura la sostanza della religione e della moralità, che sono di dovere.

PASSI PARALLELI

Luca 11:42

Matteo 9:13; 12:7; 22:37-40; 1Samuele 15:22; Proverbi 21:3; Geremia 22:15-16; Osea 6:6

Michea 6:8; Galati 5:22-23

Matteo 5:19-20

24 24. Guide cieche! che Colate il moscerino e inghiottite il cammello.

Nel testo, la presenza dell'articolo innanzi ai nomi dei due animali sembra indicare un'espressione proverbiale. Gl'indiani hanno un proverbio simile: "inghiottire un elefante e strozzarsi con una pulce". Era uso dei Giudei puritani il colare il vino, l'aceto e l'altre bevande attraverso un pannolino o un sottile velo, per evitare d'inghiottire inavvertitamente qualche insetto impuro, e così trasgredire la legge Levitico 11:20,23,41-42, appunto come fanno oggi i buddisti di Ceylan e dell'indostan; ed a questa usanza allude il Signore. Il cammello era l'animale più grosso conosciuto dai Giudei; e il moscerino era invece il più piccolo; ed ambedue erano immondi, secondo la legge levitica. Questo proverbio si adattava adunque mirabilmente alla condotta degli Scribi e dei Farisei.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:4; 15:2-6; 19:24; 27:6-8; Luca 6:7-10; Giovanni 18:28,40

25 

Sesta e settima minaccia contro l'inganno delle esterne apparenze, sotto cui si nascondono l'impurezza e la malvagità Matteo 23:25-28

25. Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! perché nettate il di fuori del calice e del piatto; mentre dentro, son pieni di rapina e d'intemperanza.

A parer nostro, i vers. 25-28 si riferiscono tutti al medesimo argomento. Il peccato contro il quale le minaccie sono profferite è l'ipocrisia delle esterne apparenze, per cui certi uomini si fanno credere esemplarissimi e piissimi, mentre sanno che la corruzione dei loro cuori smentisce solennemente le loro pretensioni. Siffatta contradizione tra le apparenze e la realtà viene dal Signore descritta e condannata con due immagini familiari ai suoi uditori. La prima è contenuta in questo versetto. L'abitudine dei Farisei di lavare i piatti ed altri vasi per evitare ogni cerimoniale impurità era cosa notissima. Il Signore vi allude in Marco 7:18; ed è precisamente colla figura d'un calice ben lavato di fuori, ma pieno di lordure, che il Signore mette in luce l'ipocrisia di costoro. La nettezza esterna non giova a nulla quando l'interno è sudicio. La "rapina", e l'"intemperanza", od in altri termini i beni male acquistati per soddisfare le loro passioni, contaminavano le feste ed i pasti giornalieri degli Scribi e dei Farisei sebbene essi non trascurassero mai le purificazioni cerimoniali.

PASSI PARALLELI

Matteo 15:19-20; Marco 7:4-13; Luca 11:39-40

Isaia 28:7-8

26 26. Fariseo cieco! Netta prima il di dentro del calice e del piatto; affinché anche il di fuori diventi netto.

Il Signore chiama i Farisei ciechi, perché essi non comprendono che conviene anzitutto purificare il cuore, giacché la purezza esterna non vale nulla senza l'interna. In altra occasione Luca 11:37-40, mentre sedeva a pranzo in casa di un Fariseo, ove lo criticavano perché egli non sera risciacquato prima del pasto, il Signore aveva fatto uso della medesima figura per descrivere l'ipocrisia dell'intiera setta, ed immediatamente aveva soggiunto: "Stolti! Colui che, ha fatto il di fuori non ha anche fatto il di dentro?", cioè: "Pensate voi che Iddio, nel suo giudizio, farà conto soltanto degli atti esterni, e non giudicherà i pensieri del cuore? Supponete voi di potere ingannare Iddio come ingannate i vostri simili?". Quindi segue l'esortazione: "Date piuttosto in elemosina quel ch'è dentro al piatto, ed e "ogni cosa sarà netta per voi". Abbandonate la rapina e la malvagità di cui son pieni i cuori vostri, ed abbiate simpatia per i poveri ed i bisognosi. Invece di accumulare tesori colla frode; distribuite in beneficenze una parte dei vostri averi, e darete così una prova: del cambiamento avvenuto nei cuori vostri, e le vostre mani saranno nette quando mangerete il pasto quotidiano, quantunque sieno insudiciate dal lavoro giornaliero". Coloro che stimano di poter essere, a loro talento, spilorci ed ingordi, purché faccian parte della Chiesa ed attendano ai doveri esterni che essa impone, meritano il rimprovero che è fatto qui ai Farisei.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:33; Isaia 55:7; Geremia 4:14; 13:27; Ezechiele 18:31; Luca 6:45; 2Corinzi 7:1

Ebrei 10:22; Giacomo 4:8

27 27. Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti perché siete simili a sepolcri imbiancati che appaion belli di fuori, ma dentro son pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia. 28. Così anche voi, di fuori apparite giusti alla gente; ma dentro, siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

Questa è la seconda immagine colla quale Gesù descrive gli Scribi ed i Farisei. Paolo applica la medesima espressione al sommo sacerdote, in Cesarea Atti 23:3. Con essa, il Signore va d'un tratto alla radice del male: "il cuor vostro non è un tempio del Dio vivente, ma un sepolcro pieno di corruzione; e la vostra religione non è che un sottilissimo intonaco che lo ricopre". Giusta la legge cerimoniale Numeri 19:16, chiunque aveva toccato le ossa d'un morto od un sepolcro era immondo per sette giorni. Perciò, ad impedire che i viandanti si contaminassero involontariamente col contatto delle tombe, i Giudei imbiancavano ogni anno, al 15 del mese di Adar Febbraio Marzo, non solo i monumenti, ma i luoghi stessi dov'erano le tombe. I rabbini appoggiavano questa costumanza sopra Ezechiele 39:15. Così i sepolcri avean sempre una piacevole apparenza esterna, mentre l'interno era pieno di mortifera corruzione. Quanto era calzante quella immagine! A dispetto della loro apparenza di santità, i Farisei eran "pieni d'ipocrisia". Benché l'ipocrisia consista nell'assumere una falsa apparenza, il peccato stesso dell'ipocrisia è radicato profondamente nel cuore Non c'è vizio infatti che metta radici così profonde, e che corrompa l'anima più che non faccia la falsità. In Luca 11:44, il Signore modifica un poco la figura, paragonando i Farisei non più ai sepolcri scavati nella roccia, ma a quelli che sono scavati nella terra: "Voi siete come quei sepolcri che non si vedono; e chi vi cammina sopra non ne sa nulla"; vale a dire: come si può in consapevolmente camminare sopra un sepolcro invisibile, e, secondo la legge cerimoniale, contaminarsi senza accorgersene, così, a loro insaputa, si contaminano quelli che sono in relazione coi Farisei.

PASSI PARALLELI

Isaia 58:1-2; Luca 11:44; Atti 23:3

Numeri 19:16

Matteo 23:5; 1Samuele 16:7; Salmo 51:6; Geremia 17:9-10; Luca 16:15; Ebrei 4:12-13

Matteo 12:34-35; 15:19-20; Marco 7:21-23

29 

Ottava minaccia: contro l'ipocrisia colla quale i Farisei condannavano la condotta dei loro avi, adornando i sepolcri dei profeti ch'essi avevano uccisi, mentre erano dessi animati dallo stesso spirito di persecuzione Matteo 23:29-36

29. Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! perché edificate i sepolcri ai profeti, e adornate le tombe dei giusti, 30. E dite: Se fossimo stati ai dì dei padri nostri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti.

Quest'ultima minaccia fu profferita contro i Farisei perché, sotto specie di sconfessare con orrore l'uccisione dei profeti perpetrata dagli avi loro, essi nutrivano il medesimo spirito micidiale verso i successori degli uccisi, e colmavano così la misura dei loro peccati. La Scrittura non indica il numero dei profeti che furono uccisi dai Giudei per essere stati fedeli testimoni di Dio; ma questo numero dovette esser grande Matteo 23:37; Luca 13:33; Ebrei 11:22-23. Gli Scribi ed i Farisei non correvano nessun pericolo condannando la condotta dei loro avi; intanto, riedificando ed adornando i sepolcri dei profeti, essi si procacciavano con poca spesa, una gran riputazione di santità, ed era questa la ricompensa che essi agognavano. Il Signore non proibisce ai sinceri ammiratori dei suoi servi fedeli d'innalzare loro dei monumenti e perpetuarne la memoria sulla terra; ma i Farisei, che nutrivano un odio profondo contro i testimoni di Dio dei loro tempi, non potevano senza ipocrisia adornare le tombe dei predecessori di quelli. I mezzi stravaganti coi quali la Chiesa romana manifesta la sua venerazione per il martiri, consacrando loro dei giorni di festa e delle chiese, e porgendo loro preci ed offerte, mentre essa stessa è "ebbra del sangue dei santi", sono prove manifeste ch'essa superò in ipocrisia gli Scribi ed i Farisei.

PASSI PARALLELI

Luca 11:47-48; Atti 2:29

Matteo 23:34-35; 21:35-36; 2Cronache 36:15; Geremia 2:30

31 31. Talché voi testimoniate contro voi stessi, che siete figliuoli di coloro che uccisero i profeti.

Essi non negavano di essere figli, secondo la carne, degli uccisori dei profeti; ma il Signore dichiara che lo erano anche spiritualmente, e fa appello alle loro proprie coscienze colle energiche parole: "Voi testimoniate contro a voi stessi". Ben tosto, infatti, essi diedero una prova della loro parentela cogli uccisori dei profeti, perseguitando Gesù ed i suoi apostoli.

PASSI PARALLELI

Giosuè 24:22; Giobbe 15:5-6; Salmi 64:8; Luca 19:22

Atti 7:51-52; 1Tessalonicesi 2:15-16

32 32. E voi colmate pure la misura dei vostri padri!

Nel secondo comandamento, Iddio dichiara ch'egli "visita l'iniquità de' padri sopra i figliuoli fino alla terza ed alla quarta generazione". L'eredità del castigo dovuto alla nazionale iniquità degli avi, può essere, ed è interrotta quando i discendenti si ravvedono e si rivolgono dalla malvagità loro; ma nel caso attuale, il Signore, avendo già dimostrato che queste condizioni non esistono, annunzia che il giudizio fra breve piomberà su di loro. L'imperativo significa: "Io mi sono sin qui adoperato per tenervi in freno, ma siete stati sordi alle mie ammonizioni; perciò io vi abbandono; colmate pure, coll'uccidermi, la misura della iniquità dei padri vostri, finché Iddio faccia ricadere sopra di voi tutto quel sangue!". Il Signore indirizzò ai loro avi una minaccia simile a questa nei Salmo 81:11-12.

PASSI PARALLELI

Genesi 15:16; Numeri 32:14; Zaccaria 5:6-11

33 33. Serpenti, razza di vipere!

Alla fine del suo ministero ricorda le parole dette dal Battista al principio Matteo 3:7, perché ora saranno portate a maturità.

come scamperete al giudizio della geenna?

Vedi note Matteo 5:2, cioè alla sentenza che condanna alla morte eterna; ed il Signore avverte i Giudei del pericolo che corrono.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:7; 12:34; 21:34-35; Genesi 3:15; Salmo 58:3-5; Isaia 57:3-4; Luca 3:7

Giovanni 8:44; 2Corinzi 11:3; Apocalisse 12:9

Matteo 23:14; Ebrei 2:3: 10:29; 12:25

34 34. Perciò, ecco, io vi mando

Asseriscono taluni che il perciò deve riferirsi al vanto di quegl'ipocriti, e che, il senso di questo versetto dev'essere: "Poiché dichiarate che vi sareste comportati in un modo del tutto opposto a quello dei padri vostri riguardo ai profeti", io vi metterò alla prova col mandarvi dei profeti, ecc. È possibile che Gesù abbia in qualche maniera fatto allusione al loro vanto; ciò nonostante "perciò" si riferisce evidentemente all'insieme dell'ultima minaccia, talché il significato completo è probabilmente questo: "Poiché siete intenti a colmare la misura dell'iniquità dei padri vostri, non vi mancheranno i mezzi per ciò fare, poiché l'opera di Dio ancor richiede che i suoi messi vi sieno mandati per rendere testimonianza alla verità, come ai dì dei vostri padri". Mercé l'insegnamento e la predicazione dei suoi inviati, "Cristo è posto a caduta ed a rialzamento di molti in Israele" Luca 2:34. "Io vi mando" è enfatico: Gesù parla come Capo della Chiesa, come Signore di quelli ch'egli sta per mandare. In Luca 11:49, vi è una notevolissima variante: "Per questo la Sapienza di Dio ha detto: Io manderò", ecc. Alcuni suppongono che quelle parole si riferiscano ad un'antica predizione; ma si crede generalmente che il Signore parli di se stesso, sotto il nome di "Sapienza", che gli apparteneva Proverbi 8. In questo caso il senso delle parole di Gesù sarebbe: "Io, l'eterna Sapienza di Dio, ho detto". Il discorso riferito da Luca fu pronunziato in un'epoca anteriore del ministerio di Cristo, e siccome non era ancora giunto il momento in cui egli doveva pienamente manifestarsi agli Scribi ed ai Farisei, si comprende facilmente perché egli fece uso d'una perifrasi per indicare se stesso. Però il confronto dei due passi dimostra che ciò che nell'uno Cristo attribuisce alla Sapienza di Dio, nell'altro egli l'attribuisce a se stesso.

dei profeti, dei savi, e degli scribi;

non più dei profeti antichi, bensì dei predicatori del Vangelo ai quali egli dà dei nomi familiari ai Giudei

e di questi ne ucciderete e, crocefiggerete alcuni, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe, e li perseguiterete di città in città;

Sappiamo infatti che Stefano fu lapidato, che Giacomo, figlio di Zebedeo, fu decollato, che Saulo di Tarso, per propria confessione perseguitò i seguaci di Cristo di città in città, facendoli flagellare, cacciandoli in carcere e dando il suo voto per farli morire Atti 22:4-5, 26:9-11.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:16; 28:19-20; Luca 11:49; 24:47; Giovanni 20:21; Atti 1:8; 1Corinzi 12:3-11

Efesini 4:8-12

Atti 11:27; 13:1; 15:32; Apocalisse 11:10

Proverbi 11:30; 1Corinzi 2:6; 3:10; Colossesi 1:28

Matteo 13:52

Matteo 10:16-17; Giovanni 16:2; Atti 5:40; 7:51-52,58-59; 9:1-2; 12:2; 14:19

Atti 22:19-20; 2Corinzi 11:24-25; 1Tessalonicesi 2:16; Ebrei 11:37

35 35. acciocché venga su voi tutto il sangue giusto

Le parole "sangue, giusto" sono spesso adoprate nell'Antico Testamento per significare morte violenta sofferta per la verità di Dio 2Re 21:16; Lamentazioni 4:13.

sparso sulla terra,

Secondo alcuni commentatori la parola "terra" indica qui la Palestina; ma, secondo noi, l'allusione ad Abele, che segue immediatamente, rende impossibile quest'interpretazione,

dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figliuol di Barachia, che voi uccideste fra il tempio e l'altare.

Le parole contenute in questo versetto sono generalmente considerate come una predizione dei giudizi nazionali che sovrastavano ai Giudei, a cagione dei peccati nazionali che essi avevano accumulati durante i lunghi secoli e che essi dovevano, in quel tempo, portare al colmo colla crocifissione del Signore e colla reiezione ed uccisione dei suoi inviati. Che Iddio, come Rettore dell'Universo, punisca i peccati nazionali con nazionali giudizi, benché egli spesso ritardi l'applicazione di questi ultimi finché la crescente empietà delle successive generazioni non abbia colmata la misura dell'ira sua è una verità che noi fermamente riteniamo conforme alla Scrittura. Che una punizione specialmente destinata ai Giudei, come nazione, sia annunziata in questa terribile predizione, è cosa anche questa non dubbia per noi. Se il Signore, dunque, avesse parlato soltanto dell'uccisione di Zaccaria e degli altri profeti ebrei, la parola "terra", anche secondo noi, indicherebbe soltanto la Palestina, e la predizione riguarderebbe unicamente i Giudei; ma, se fosse questo il senso delle parole di Cristo, sorgerebbe una difficoltà che tutti i commentatori da noi consultati hanno affatto taciuta: Perché, Gesù parla egli del sangue di Abele? Gli Ebrei erano essi più colpevoli degli altri popoli della sua uccisione? Non fu forse perpetrato quel delitto molto tempo prima della nascita del loro padre Abramo? Supponendo che la punizione, annunziata da Cristo dovesse applicarsi soltanto ai delitti nazionali, non si potrebbe conciliare una siffatta imputazione colla giustizia di Dio. Ma secondo noi, Gesù ragiona della Chiesa dell'Antico Testamento, nel suo complesso, dal tempo della caduta fino ai giorni suoi, in cui essa, si limitava alla nazione giudaica rappresentata dagli Scribi e dal Farisei, i quali erano i di lei maestri religiosi la Chiesa visibile, al pari d'una nazione, riceve quaggiù, dalla Provvidenza, delle ricompense, e deve subire delle punizioni temporali. Giusta quel modo di vedere la nazione giudaica essendo l'ultimo svolgimento della Chiesa di Dio sotto il Vecchio Testamento, si comprende facilmente che la responsabilità dell'uccisione di Abele, di Zaccaria e di tutti gli altri profeti, potesse attribuirsi ad essa; e sebbene Iddio avesse pazientemente differito la punizione: dovuta a siffatti delitti, siccome la nazione d'Israele era in procinto di mettere il colmo a tutte le precedenti iniquità coll'uccidere il Principe della vita ed i suoi inviati, quel castigo dovea finalmente piombare sopra di essa. Siccome nella vita di un empio v'è, dal principio alla fine, una concatenazione non interrotta di peccati, i quali, nel loro insieme, costituiscono la di lui riprovazione, il medesimo fatto si riproduce nella vita di un popolo, di una comunità o di una Chiesa.

Chi era Zaccaria figlio di Barachia? Non fu certamente quel Zaccaria figlio di Baruc, il quale fu scannato, secondo Flavio Bell. Giudici. 4:6, 4, nel tempio, alla vigilia della distruzione di Gerusalemme, poiché Gesù parla d'un delitto digià commesso. Origene ha conservato una tradizione, secondo la quale Zaccaria, padre di Giovanni Battista, venne ucciso nel tempio; ma questo racconto non è appoggiato da alcuna prova. È probabile che si tratti qui di Zaccaria figlio di Gioiada, sommo sacerdote, il quale, per ordine del re Gioas, venne ucciso "nel cortile della casa del Signore" 2Cronache 24:21. Siccome le parole "figlio di Barachia" non trovansi in Luca 11:51, alcuni suppongono che qualche antico copista le abbia introdotte nel testo, confondendo fra loro Zaccaria, l'undecimo fra i minori profeti, e Zaccaria il martire. Secondo altri Gioiada era l'avolo e Barachia il padre di Zaccaria. Il Signore sembra avere scelto i nomi di Abele e Zaccaria non solo perché furono il primo e l'ultimo fra i santi dell'Antico Testamento, il cui martirio sia ricordato nelle Sacre Carte, ma ancora perché è detto che il sangue loro grida vendetta. Confronta Genesi 4:10; 2Cronache 24:22; Ebrei 12:24.

PASSI PARALLELI

Genesi 9:5-6; Numeri 35:33; Deuteronomio 21:7-8; 2Re 21:16; 24:4; Isaia 26:21

Geremia 2:30,34; 26:15,23; Lamentazioni 4:13-14; Apocalisse 18:24

Genesi 4:8; Ebrei 11:4; 12:24; 1Giovanni 3:11-12

2Cronache 24:20-22; Zaccaria 1:1; Luca 11:51

36 36. Io vi dico in verità, che tutte queste cose verranno su questa generazione.

Siccome "fu compiuta iniquità degli Amorrei" Genesi 15:16 soltanto nella loro ultima generazione, così l'iniquità d'Israele, accumulata di età in età, giunse al colmo in quella generazione, per cui la vendetta del cielo dovette piombare sopra di essa. Però la catastrofe finale venne differita ancora per 40 anni, affinché il popolo potesse ravvedersi. Un altro terribile esempio di vendetta accumulata contro i peccati di una Chiesa succederà nella cristianità allorquando la grande Babilonia sarà atterrata, perché "in essa è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi, e di tutti coloro che sono stati uccisi sopra la terra" Apocalisse 18:24.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:34; Ezechiele 12:21-28; Marco 13:30-31; Luca 21:32-33

37 Matteo 23:37-39. LAMENTI SOPRA GERUSALEMMME ADDIO AL TEMPIO Luca 13:34-35

37. Gerusalemme, Gerusalemme! che uccidi i profeti, e lapidi coloro che ti son mandati;

Come il cuore compassionevole di Gesù, alcuni giorni prima, mentre il popolo gridava Osanna, si riempiva di tristezza a cagione dei terribili giudizi che sovrastavano a Gerusalemme, così ora, mentre egli scaglia i suoi terribili rimproveri contro gli Scribi ed i Farisei ed annunzia i guai che devono cadere sulla nazione, egli non può frenare i suoi affettuosi lamenti. Par che dica: "Ora son costretto di abbandonarti alla tua sorte, perché hai respinto tutti i mezzi da me adoprati per salvarti: eppure mi si spezza il cuore nel lasciarti perire così!" Cfr. Osea 11:8. Quanto è amoroso e compassionevole il Salvatore! Come queste parole ci rivelano il cuore di quel Dio che, "non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano a ravvedersi!" 2Pietro 3:9. Secondo Luca 13:34-35, il Signore fece uso del linguaggio medesimo riguardo a Gerusalemme, in un'epoca anteriore ed in altre circostanze. I critici, ai quali sembra impossibile che il Signore potesse ripetersi nel suo insegnamento, asseriscono che quest'apostrofe fu pronunziata soltanto in quest'occasione, e che Luca scrivendo posteriormente, l'ha tolta da Matteo. Quest'asserzione è priva di fondamento. Infatti, la circostanza nella quale, secondo Luca, Gesù la pronunziò, serve a provare che Gesù, prima di lasciare la Galilea, sapeva che Gerusalemme colmerebbe in breve la misura dell'ira, e che già allora il pensiero di doverla abbandonare al suo meritato castigo, lo addolorava profondamente Vedi note Luca 13:34-35. "Gerusalemme!" La ripetizione attesta l'intensità del sentimento. Gerusalemme non significa qui semplicemente la città coi suoi abitanti, né la città metropoli della nazione, ma il centro della sua vita religiosa, "la città delle feste solenni", "a cui salivano le tribù per celebrare il nome del Signore" Salmo 122:4. Quanto era diventata grande l'iniquità d'Israele, perché la città stessa scelta da Dio "per istanziarvi il suo nome" Deuteronomio 12:11; Salmo 132:13, si fosse assuefatta al delitto di "uccidere i profeti!".

quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli,

Gesù non parla qui soltanto delle sei o sette visite che egli fece a Gerusalemme, durante le quali egli stesso istruì i suoi abitanti; egli parla come Figliuolo di Dio, come pastore d'Israele Salmo 80:1, come Angelo del Patto Malachia 3:1. Egli non allude soltanto agli appelli da lui indirizzati ad Israele durante il suo ministerio, ma anche a quelli che il popolo ricevette sin dal principio della sua storia. Colossesi mezzo dei suoi profeti, che furono uccisi, Gesù voleva preparare il popolo d'Israele a riceverlo come Messia. Secondo Pietro, infatti, i profeti inviati ad Israele erano stati Illuminati ed ammaestrati dallo Spirito di Cristo che era in loro 1Pietro 1:11.

come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali;

Quanto graziosa e commovente è questa immagine! Come rappresenta mirabilmente la quiete e la protezione di cui godono quelle povere e deboli creaturine! Invano si farà innanzi un nemico per strapparle dal loro asilo; la madre, infuriata e dimentica di se stessa, perirà piuttosto che abbandonare i suoi pulcini! Questa figura esprime in un modo commoventissimo ciò che Gesù era disposto a fare in favore di Israele, e ciò che egli fa ogni giorno per il suo popolo. La medesima figura si trova in Deuteronomio 32:10-12; Rut 2:12; Salmo 17:8; 36:7; 61:6; 63:3; 91:4; Isaia 31:6; Malachia 4:2.

e voi non avete voluto!

Queste terribili parole non furono pronunziate qui per la prima volta, avendo Gesù detto già: "Voi non volete venire a me per aver la vita" Giovanni 5:40. "O parole misteriose!", scrive il prof. D. Brown, "misteriosa resistenza a così paziente amore; misteriosa libertà di distrugger se stesso! La tremenda dignità della volontà umana indicataci in queste parole fa rabbrividire!". Stier dice: "Chi ardirebbe dire al Signore: Tu non hai voluto seriamente attrarci a te; i tuoi lamenti sono uno scherno ed un giuoco, poiché l'irresistibile tua grazia non mi ha dato la forza di volere?". Si confrontino con questo versetto e col seguente le parole della divina Sapienza in Proverbi 1:23-31.

PASSI PARALLELI

Geremia 4:14; 6:8; Luca 13:34; Apocalisse 11:8

Matteo 23:30; 5:12; 21:35-36; 22:6; 2Cronache 24:21-22; Nehemia 9:26; Geremia 2:30; 26:23

Marco 12:3-6; Luca 20:11-14; Atti 7:51-52; 1Tessalonicesi 2:15; Apocalisse 11:7; 17:6

2Cronache 36:15-16; Salmo 81:8-11; Geremia 6:16-17; 11:7-8; 25:3-7; 35:15

Geremia 42:9-13; 44:4; Zaccaria 1:4

Deuteronomio 32:11-12; Ruth 2:12; Salmo 17:8; 36:7; 57:1; 63:7; 91:4

Matteo 22:3; Proverbi 1:24-31; Isaia 50:2; Osea 11:2,7; Luca 14:17-20; 15:28; 19:14-44

38 38. Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta.

"Casa" significa in primo luogo il tempio, quindi la città santa, l'intiero paese di cui essa è la metropoli, il popolo stesso, e lo Stato che solo mediante il tempio sussisteva. Si noti che Gesù non chiama qui il tempio Casa di Dio, il qual titolo era sua precipua gloria, ma "la vostra casa", cioè quale voi ormai l'avete ridotta. Questo è l'ultimo o solenne addio del Signore al tempio. Sebbene il secondo tempio fosse inferiore in bellezza a quello di Salomone, Aggeo 2:9 ne aveva parlato nei seguenti termini: "Maggiore sarà la gloria di questa seconda Casa che la gloria della prima, ha detto il Signore degli eserciti", perché Iddio, in forma umana, dove a apparire in essa; ma d'or innanzi ella sarà deserta; e ben potrà chiamarsi "Ichabod", che significa "la gloria ha esultato da Israele" 1Samuele 4:21.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:2; 2Cronache 7:20-21; Salmi 69:24; Isaia 64:10-12; Geremia 7:9-14; Daniele 9:26

Zaccaria 11:1-2,6; 14:1-2; Marco 13:14; Luca 13:35; 19:43-44; 21:6,20,24

Atti 6:13-14

39 39. Poiché vi dico, che da ora innanzi non mi vedrete più,

Il poiché unisce quel che segue al versetto precedente, e seme a spiegare in che consisterà la desolazione del tempio. Esso sarà deserto, perché il Signore lo abbandonerà. La gloria divina, un tempo visibile sopra il propiziatorio nel Luogo santissimo, e dai Giudei chiamala scechina, abitazione, la gloria contemplata da Isaia 6 nella sua visione, è da Giovanni 12:41 espressamente attribuita a Cristo. Di quella gloria, nascosta sotto il velo dell'umanità, di Cristo, profetò Malachia 3:1: "Subito il Signore, che voi cercate, e l'Angelo del Patto il quale voi bramate, entrerà nel suo tempio"; ma ora il Signore del tempio dichiara ch'egli lo abbandonerà, e che da ora innanzi essi non lo vedranno più. Ma, grazie a Dio, non sono queste le ultime parole dell'addio di Gesù. Nella parola seguente "finché" si nasconde una promessa.

finché diciate: Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Queste parole sono tolte da Salmo 118:26. I finali disegni della grazia divina verso il popolo d'Israele preannunziati in tutto l'Antico Testamento e chiaramente indicati da Paolo Romani 11:19-26 sono qui accennati da Gesù in modo da lasciare aperto l'adito alla speranza. Queste parole furono interpretate in varie guise. Alcuni vogliono riferirne l'adempimento alla visibile manifestazione della possanza divina nella distruzione di Gerusalemme, quarant'anni più tardi, quando molti Giudei abbracciarono la religione di Cristo. Altri invece riferiscono questo passo al millennio; altri ancora al gran giorno del giudizio finale. Secondo noi, Stier combatte con ragione questa opinione dicendo: "L'impossibilità d'intendere le parole di Cristo nel senso di un forzato riconoscimento del Giudice che ha da venire è dimostrata dalla parola benedetto, e dall'intiero Salmo 118. Il maggior numero dei commentatori vedono, con ragione, in quelle parole l'annunzio della conversione a Cristo dell'intiera nazione giudaica. Le parole: "Benedetto Colui, ecc.", sono appunto quelle adoprate dalle turbe, quando, tre giorni prima, fuori delle mura di Gerusalemme, esse salutarono Gesù come Messia e Re d'Israele. Allora la nazione, per mezzo dei suoi rappresentanti, si era rifiutata a riconoscerlo Matteo 21:15; ora il Signore dichiara che, sebbene egli sia "il Pastore d'Israele" e il Dio dell'Alleanza, egli si ritira da loro, talché non lo vedranno più fino al giorno della riconciliazione, in cui la nazione intera esclamerà: "Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!", e adorerà, come Dio stesso, Colui che essa avrà crocifisso Osea 5:15. Per farsi un'idea del modo con cui essa doveva "vederlo nel millennio", si leggano i seguenti passi: Zaccaria 2:10-13; Ezechiele 37:23-28; 39:28-29.

PASSI PARALLELI

Osea 3:4; Luca 2:26-30; 10:22-23; 17:22; Giovanni 8:21,24,56; 14:9,19

Matteo 21:9; Salmo 118:26; Isaia 40:9-11; Zaccaria 12:10; Romani 11:25; 2Corinzi 3:14-18

RIFLESSIONI

1. Al par della legge, il Vangelo condanna i suoi trasgressori, e le sue condanne sono più terribili di quelle della legge stessa. Le minacce contenute in questo capitolo sono notevoli, non soltanto a cagione dell'autorità, di Chi le ha pronunziate, ma soprattutto a cagione della sua mansuetudine. Gesù venne per benedire, e si compiace nel benedire; ma quando l'ira sua si accende, chi intercederà in favore di colui che il grande intercessore stesso condanna? Contro la maledizione di Cristo non c'è rimedio!

2. Le minaccie più terribili della Scrittura sono dirette contro l'ipocrisia religiosa. Non c'è peccato che più di questo indurisca il cuore e disonori il Signore. L'ipocrisia avvilisce le cose più sacre, converte il culto stesso in un mezzo per soddisfare la vanità, o per lucrare qualche materiale guadagno, e trasforma la verità stessa in menzogna.

3. Quando i ministri della religione tosano il loro gregge, e sono pieni di superbia e di egoismo, non soltanto essi sono ipocriti, ma chiamano il disprezzo sul loro ministerio. Questo fatto è dimostrato in un modo luminoso dalla storia. Se gli Scribi e i sacerdoti israeliti sono fedelmente dipinti in questo capitolo, che diremo noi dei loro successori nella Chiesa romana, i quali, sebbene abbiano il Vangelo nelle mani, li superano in ipocrisia?

4. Vi è una misura di peccati da ricolmare, prima che la totale rovina colpisca le persone, le famiglie, le Chiese e le nazioni Geremia 44:22. I figliuoli riempiono la misura dei peccati dei padri quando essi commettono i medesimi peccati od altri simili i peccati accumulati da molte generazioni sono quelli che conducono le nazioni e le Chiese alla loro rovina. Iddio visita le iniquità dei padri sopra i figliuoli fino alla terza ed alla quarta generazione Esodo 20:5, quando persistono nei peccati dei padri. Il peccato che più rapidamente fa traboccare la misura dell'ira di Dio contro una nazione è quello che consiste nel perseguitare Cristo nelle persone dei suoi profeti, dei suoi ministri e dei suoi discepoli! Quel peccato accese l'ira di Dio contro i padri del popolo di Israele 2Cronache 36:16, e la riaccese al sommo grado contro i loro figli 2Tessalonicesi 2:15-16.

5. O voi che siete pronti a disperare della vostra salvezza ripensando alla vostra ostinata ribellione contro la luce, l'amore la verità e la grazia di Dio, ascoltate le parole indirizzate a Gerusalemme dall'Amico dei peccatori, e siate certi ch'egli vi salverà, se lo bramate sinceramente. Anche all'ultimo momento egli avrebbe salvato i peccatori di Gerusalemme; ma furono "essi che non vollero!".

6. Si osservi che è colpa della volontà malvagia dei peccatori se essi non sono salvati. La Scrittura c'insegna riguardo alla volontà umana:

1 Che l'uomo non può essere salvato senza il concorso della sua volontà. "Chi vuole prenda in dono dell'acqua della vita" Apocalisse 22:17. "Io ho voluto raccogliere ma voi non avete voluto" Matteo 23:37. "Ma voi non volete venire a me per aver la vita" Giovanni 5:40.

2 La volontà dell'uomo è naturalmente opposta al Vangelo ed incapace di piegarsi davanti a Cristo. "Niuno può venire a me, se non che il Padre, che mi ha mandato, lo tragga" Giovanni 6:44.

3 Quando la volontà è rinnovata e preparata ad abbracciare Cristo, essa lo è per mezzo dell'opera efficace dello Spirito Santo. "Iddio è quel che opera in voi il volere e l'operare, per lo suo beneplacito" Filippesi 2:13.

Ne risulta che quelli che vanno in perdizione sono causa della loro propria rovina; mentre che quelli che sono salvati, lo sono per la grazia di Dio Osea 13:9. L'atto di sottomettersi a Cristo assicurando così la propria salvezza è volontario, quanto quello di respingerlo; ma non può succedere finché Iddio non abbia "operato in noi il volere". Come si possa conciliare l'opera divina colla libertà della volontà umana, noi non lo sapremo mai quaggiù. Ma fa pietà il vedere uomini, i quali ammettono che Iddio esercita la sua influenza sul libero arbitrio dell'uomo nelle cose mondane senza distruggerne la responsabilità, e però negano ch'egli l'eserciti quando si tratta della salute eterna! "Le cose occulte sono per il Signore Iddio nostro, ma le rivelate sono per noi e per i nostri figliuoli in perpetuo; acciocché mettiamo in opera tutte le parole di questa legge" Deuteronomio 29:29.

7. Quanto sarà glorioso il giorno in cui i Giudei, che furono per tanto tempo invitati invano da Cristo, "guarderanno a Colui che hanno trafitto e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e ne saranno in amaritudine come per un primogenito" Zaccaria 12:10. Quanti saranno gli "Osanna al Figliuolo di Davide!" che usciranno dalle labbra dei figli di coloro che gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Non c'è da meravigliarsi che Paolo, parlando di quei tempi fortunati, esclami: "Che sarà la loro riammissione, se non una vita d'infra i morti" Romani 11:15.

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