Matteo 24

1 CAPO 24 - ANALISI

1. Fine del pubblico ministerio di Cristo. Essa coincide colla partenza dal tempio, di cui la "desolazione" cominciò sin d'allora Matteo 24:1.

2. Profezia della intiera distruzione del tempio. Essa è motivata dall'ammirazione colla quale i discepoli contemplavano la sua magnificenza, specialmente le pietre di smisurata mole con cui erano costruite le sue mura esterne Matteo 24:2.

3. I discepoli chiedono schiarimenti sull'avvenire. Seduti sul pendio del monte Uliveto, difaccia al tempio ed alla città, la mente compresa di stupore per le solenni parole or ora profferite da Gesù, le due coppie di fratelli Marco 13:3 pregano il loro Maestro di far conoscere (1) i segni forieri degli avvenimenti da lui predetti circa la rovina di Gerusalemme, l'epoca del loro avvenimento; (2) i segni e l'epoca della venuta del Signore e della fine del mondo. Eccettuata una solenne applicazione di questo discorso ai discepoli negli ultimi versetti, l'intiero capitolo contiene la risposta del Signore a quelle due domande. Molti espositori credono che Gesù passi dall'uno all'altro di questi argomenti al vers. Matteo 24:29, e considerano i versetti precedenti come relativi alla distruzione di Gerusalemme, e i seguenti come relativi alla seconda venuta del Signore ed all'ultimo giudizio. Altri credono, e noi con loro, che la transizione si trovi nel vers. Matteo 24:36 Matteo 24:3.

4. Segni forieri della distruzione di Gerusalemme. (a) apparizione di falsi Cristi, i quali sedurranno molti; (b) guerre fra le nazioni, carestie, pestilenze e terremoti, i quali, benché debbano cagionare delle terribili sofferenze, saranno sol principio di dolori; (c) i discepoli di Cristo saranno afflitti da crudeli persecuzioni; (d) falsi dottori sorgeranno e cercheranno di sviare molti colle perniciose loro dottrine; (e) il Vangelo sarà predicato a tutte le genti del mondo allora conosciuto; (f) l'apparire "dell'abominazione della desolazione" l'esercito romano dinanzi a Gerusalemme sarà l'ultimo segno, ed il Signore esorta chiunque vorrà salva la propria vita a darsi a precipitosa fuga, poiché l'arrivo dei Romani sarà seguito da calamità senza pari nella storia del mondo Matteo 24:4-28.

5. Segni forieri della consolidazione del regno di Cristo sulla terra. In linguaggio figurato, tolto dagli antichi profeti, il Signore ragiona degli eventi che terranno dietro all'arrivo dell'esercito romano e caratterizzeranno gli ultimi tempi: (a) l'oscurarsi del sole, della luna e delle stelle, il che rappresenta la completa distruzione dello Stato giudaico ed il politico annientamento della nazione; (b) l'apparizione in cielo del segno del Figliuol dell'uomo, cioè, secondo noi, la manifestazione della sua potenza mediatrice nell'abbattere la religione cerimoniale dei Giudei, che fu il grande ostacolo al progresso del Vangelo; e la venuta del Figliuolo dell'uomo sopra le nuvole del cielo, ecc., cioè la gloriosa e potente manifestazione del Signore per mezzo del suo Spirito, nella consolidazione del regno del Vangelo sulla terra, e nella sua propagazione fra tutti i popoli mediante l'opera dei suoi inviati Matteo 24:29-31.

6. Epoche in cui succederanno quegli avvenimenti. Siccome il germogliar delle foglie del fico è per l'agricoltore un segno dell'avvicinarsi dell'estate, così, dice il Signore, l'adempimento di quei segni indicherà approssimativamente ai fedeli l'epoca in cui sarà distrutta Gerusalemme, e consolidato il regno del Vangelo. Egli aggiunge quindi una indicazione più precisa, dicendo che la catastrofe avverrà prima che quella generazione sia del tutto sparita dalla terra Matteo 24:32-35. Ma, nel vers. Matteo 24:36, l'argomento della profezia è manifestamente cambiato. Il Signore parla in esso d'un giorno che gli uomini non possono conoscere e nemmeno gli angeli del cielo, benché questi sieno messaggeri di Gehova e facciano ciò che gli piace. "il grande e terribile giorno del Signore", in cui Gesù verrà per giudicare il mondo, giungerà d'improvviso come il diluvio ai dì del patriarca Noè Matteo 24:36-41.

7. Esortazione alla vigilanza ed alla preparazione per il ritorno del Signore. Gesù avendo rivelato queste cose intorno alla sua dipartenza ed al suo ritorno, nel rimanente del capitolo rivolge un'esortazione agli apostoli e ai suoi discepoli di tutti i tempi riguardo al modo di comportarsi durante la sua assenza. I grandi doveri da compiersi, cioè la vigilanza e lo zelo nel servizio del Signore, sono illustrati dalle due parabole: (1) da quella del ladro, il quale sceglie, per commettere i suoi furti, il momento in cui il padrone di casa non sta in guardia; (2) da quella del se rvitore sleale che viene sorpreso dal suo padrone, il quale giunge ad un tratto, quando meno lo si aspetta Matteo 24:42-51.

Matteo 24:1-51. PROFEZIA DI CRISTO CIRCA LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME. SEGNI DEL SUO ULTIMO RITORNO. NECESSITÀ DI TENERSI PRONTI Marco 13:1-37; Luca 21:5-36

L'elogio fatto da Cristo dell'offerta della povera vedova Marco 12:41-43, e la domanda di alcuni Greci a Filippo perché li presentasse a Gesù Giovanni 12:20, quantunque tralasciati da Matteo, devono probabilmente essere inseriti, nell'ordine cronologico, fra il discorso del Signore contenuto nell'ultimo capitolo e le circostanze ricordate al principio di questo, cioè dopo ch'egli ebbe abbandonato il tempio per non più rientrarvi.

Predizione della distruzione del tempio Matteo 24:1-3

1. E come Gesù usciva dal tempio e se ne andava, i suoi discepoli gli si accostarono, per fargli osservare gli edifici del tempio.

Avendo il Signore ed i suoi discepoli attraversato il burrone del Cedron e cominciato a salire il monte degli Ulivi, il tempio apparve loro in tutta la sua magnificenza. I discepoli Marco dice "uno dei suoi discepoli" attrassero l'attenzione di Cristo sopra di esso e segnatamente sulle smisurate pietre sulle quali il tempio era edificato. Senza dubbio l'attenzione dei discepoli era stata diretta sopra il tempio dalle parole che poco prima il Signore aveva pronunziate contro di esso.

Quando i Giudei ritornarono dalla cattività di Babilonia, essi riedificarono il tempio, distrutto da Nabucco, ma con una magnificenza inferiore assai a quella del tempio di Salomone. Erode il Grande lo ristaurò e lo abbellì, non già atterrando il tempio di Zorobabele, ma rifacendolo un po' alla volta, rispettando così la sua identità storica, forse a motivo delle predizioni contenute in Aggeo 2:7-9, Malachia 3:1. Perciò la storia, a dispetto della sua trasformazione, gli dà sempre il nome di secondo tempio. Quando i Giudei dicono Giovanni 2:20: "46 anni è durata la fabbrica di questo tempio", ciò si deve intendere del tempo trascorso dal principio alla fine dei lavori, includendovi numerose sospensioni. Infatti Giuseppe Flavio dichiara che la maggior parte del lavoro fu fatta in 8 anni, col concorso di 10000 operai. Nella sua storia della Guerra Giudaica 5:5, 1:2, egli dà una particolareggiata descrizione di quella costruzione meravigliosa. Egli parla di pietre della lunghezza di 40 cubiti, e dice che i pilastri dei portici erano monoliti dell'altezza di 25 cubiti. Alcune di queste pietre della lunghezza di 20 a 30 piedi sulle quali fu diretta l'attenzione di Cristo, si vedono tuttora nel muro moderno della città, all'angolo S. E. dell'Haram. Le fondamenta che, ad Occidente, scendono sino al fondo della valle del Tiropeonte, son vecchie quanto il tempio di Salomone.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:39; Geremia 6:8; Ezechiele 8:6; 10:17-19; 11:22-23; Osea 9:12

Marco 13:1-2; Luca 21:5-6; Giovanni 2:20

2 2. Ma egli rispose loro: Le vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra sopra pietra, che non sia diroccata.

Questa predizione fu letteralmente adempiuta. Flavio Guer. Giud. 7:7:1 narra che Tito diede ordine di atterrare l'intera città eccettuata una piccola parte del muro occidentale, che dovea rimanere come monumento delle fati che sostenute dal suo esercito, e di demolire il tempio; ed aggiunge che, dinanzi a così straziante spettacolo, Eleazar esclamò: "Oh! fossimo tutti morti prima di vedere atterrata la città e demolito il tempio sin dalle fondamenta in un modo così profano!", Bell. Giud 7:8,7. Le fondamenta di cui abbiamo parlato e che tuttora rimangono, non invalidano questa profezia relativa alle pietre, poiché quelle fondamenta sostenevano un piazzale costruito allo scopo di allargare l'area del monte Moria, onde potervi edificare il tempio, e non facevano parte del tempio stesso. Inoltre, basta una occhiata a mostrare che le antiche pietre che trovansi nel muro moderno non sono più nel loro posto primitivo.

PASSI PARALLELI

1Re 9:7-8; Geremia 26:18; Ezechiele 7:20-22; Daniele 9:26-27; Michea 3:12; Luca 19:44

2Pietro 3:11

3 3. E stando egli seduto sul monte degli Ulivi,

La via più breve per recarsi a Betania era il sentiero che ancor oggi varca il monte un po' a sinistra della vetta sulla quale innalzasi la chiesa dell'Ascensione, ora trasformata in moschea. Seguendo questo sentiero, si posero a sedere per riposarsi. Ai loro piedi vedevano la città ed il tempio. Allora

i discepoli gli si accostarono in disparte

Marco nomina le due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i quali si accostarono a Cristo, dicendo:

Dicci: Quando avverranno queste cose? e quale sarà il segno della tua venuta, e della fine dell'età presente?

Secondo Marco e Luca, la domanda sembra riferirsi in modo esclusivo alla distruzione di Gerusalemme, e pare doversi dividere in due parti distinte, la prima delle quali si riferisce all'epoca e la seconda ai segni forieri della gran catastrofe: "Dicci quando avverranno queste cose, e qual sarà il segno del tempo, nel quale tutte queste cose staranno per compiersi?". Stando invece al nostro Evangelista, la domanda mira ad uno scopo assai più lontano, ed abbraccia non solo la distruzione di Gerusalemme, ma anche la seconda venuta del Signore e la fine del mondo. Però, v'è ambiguità nelle parole Allora non significa propriamente il mondo, ma un'età, un periodo di tempo, qui l'età presente. Perciò, alcuni credono, di poter dare a quelle parole il significato che hanno in Marco ed in Luca, quello cioè della fine della dispensazione giudaica. Cotesta difficoltà, però, svanisce se pensiamo che i discepoli credevano erroneamente che la rovina di Gerusalemme, la distruzione del tempio, la venuta di Cristo e la fine del mondo succederebbero contemporaneamente; e che il concetto ch'essi si facevano di quegli avvenimenti era indeterminato e confuso quanto quello dell'epoca in cui dovevano accadere. Il Signore, nella sua risposta, ha parlato della distruzione di Gerusalemme e della sua seconda venuta; ma non è sempre facile il capire se certe sue parole abbiano a riferirsi all'uno piuttosto che all'altro evento. Il discorso offre eccezionali difficoltà agli interpreti e il commento che segue va considerato come uno fra i molti tentativi di sciogliere le difficoltà.

PASSI PARALLELI

Matteo 21:1; Marco 13:3-4

Matteo 13:10-11,36; 15:12; 17:19

Daniele 12:6-8; Luca 21:7; Giovanni 21:21-22; Atti 1:7; 1Tessalonicesi 5:1-11

Matteo 24:32-33,43

Matteo 13:39-40,49; 28:20; Ebrei 9:26

4 

Profezia circa la distruzione di Gerusalemme Matteo 24:4-28

4. E Gesù, rispondendo, disse loro: Guardate che niuno vi seduca.

Il Signore indica come primo segno di quella distruzione l'apparizione di falsi Cristi. Egli comincia con una ammonizione intesa a confortare i discepoli e ad eccitarli a perseverare nella fede. Le sue parole significano: "La mia venuta non succederà così presto. Prima ch'io ritorni, trascorrerà un periodo di tempo pieno d'inganni e di falsità; badate adunque di non lasciarvi sedurre quando vi diranno: Ecco, il Cristo è qui, o colà".

PASSI PARALLELI

Geremia 29:8; Marco 13:5-6,22; Luca 21:8; 2Corinzi 11:13-15; Efesini 4:14; 5:6

Colossesi 2:8,18

2Tessalonicesi 2:3; 2Pietro 2:1-3; 1Giovanni 4:1

5 5. Poiché molti verranno sotto il mio nome, dicendo: Io sono il Cristo;

Secondo Luca 21:8, quei falsi Cristi diranno anche: "il tempo è giunto", cioè il tempo in cui si deve stabilire con tutto il suo splendore il regno temporale del Messia. Quindi, alcuni hanno creduto che parecchi di quegl'impostori non solo pretenderebbero di essere il Messia guerriero aspettato dai Giudei, ma anche Gesù di Nazaret medesimo, ritornato in gloria, onde prendere possesso del suo regno. Questa supposizione non è probabile, poiché non si legge in nessun luogo della storia che alcuno abbia mai preteso, in quei tempi, di essere Gesù di Nazaret, ritornato dal cielo, sebbene sorgessero in gran numero i falsi Cristi.

e ne sedurranno molti.

Il Signore ammonisce qui i suoi discepoli di guardarsi dai capi politici o dai dottori eretici, dei quali Giovanni parla spesso nelle sue Epistole, chiamandoli anticristi. Quest'ultima parola significa non soltanto oppositori di Cristo, ma eziandio vice Cristi o rivali di Cristo. Il primo significato è comunemente adottato e sembra più conforme al contesto. Le insurrezioni sollevate da Teuda e da Giuda Galileo, e mentovato da Gamaliele Atti 5:36-37, non possono considerarsi come prove dell'adempimento di questa predizione, poiché esse avvennero prima che Gesù pronunziasse queste parole. S. Luca Atti 20:38 narra che Lisia, vice governatore di Gerusalemme sotto Felice, credette che Paolo fosse uno di quegli impostori, egiziano d'origine; e molti suppongono erroneamente a parer nostro che Simone Mago anch'esso appartenesse a quella classe d'individui Atti 8:9-24. Giuseppe Flavio Antich. Giud 20:5,1 parla d'un altro Teuda, il quale visse sotto l'imperatore Claudio, e gli dà il titolo di profeta. Questi trascinò molta gente, dietro di se, promettendo loro libertà. Flavio dichiara inoltre Guer. Giud. 2:13, 4, che ivi furono molti altri ingannatori e seduttori del popolo, "i quali, sotto specie di divina ispirazione, erano realmente intenti a fare innovazioni e mutamenti nel governo; e condussero il popolo nel deserto, dicendo che colà Iddio mostrerebbe loro il segnale della libertà".

PASSI PARALLELI

Matteo 24:11,24; Geremia 14:14; 23:21,25; Giovanni 5:43; Atti 5:36-37; 8:9-10; Apocalisse 13:8

6 6. Or voi udirete parlar di guerre, e di rumori di guerre;

Altro segno della prossima distruzione di Gerusalemme. La storia ci narra che in quel tempo l'intiero impero romano era in preda a grandi agitazioni. Quattro imperatori Nerone, Galba, Ottone e Vitellio morirono di morte violenta, nel breve spazio di 18 mesi! Da quei rivolgimenti sorsero fazioni e guerre violente e sanguinose. Flavio parla inoltre di molti conflitti cagionati dall'odio nazionale, di altri conflitti tra Giudei e Samaritani tra i Giudei di Persia ed i loro vicini della gentilità; nonché tra gli abitanti di Cesarea ed i Giudei. A tutti questi guai si aggiunga un tremendo massacro di 50000 Giudei in Babilonia, ed un altro, di pari numero, nelle città assire Ant. Giud. 18:9, 9; 20:6; Guer. Giud, 2:13, 7; 2:18, 1:2, I "rumori di guerre "giunsero agli orecchi dei Giudei quando gli imperatori Caligola, Claudio e Nerone li minacciarono di spedire contro di loro gli eserciti romani, minacce però non mai eseguite. Altri esempi ancora sono ricordati da Flavio Ant. Giud. 18:5, 3; 20:34.

guardate di non turbarvi; perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.

Luca: "Ma non però subito sarà la fine". La fine in 1Corinzi 15:24, significa l'estremo termine della presente era, ma si riferisce qui secondo noi, alla distruzione di Gerusalemme il Signore proibisce ai suoi discepoli di vivere nell'ansietà, assicurandoli che i terribili avvenimenti ch'egli ha loro preannunziati non saranno seguiti immediatamente dalla catastrofe finale, ma gradualmente la prepareranno.

PASSI PARALLELI

Geremia 4:19-22; 6:22-24; 8:15-16; 47:6; Ezechiele 7:24-26; 14:17-21

Ezechiele 21:9-15,28; Daniele 11:1-45; Marco 13:7-8; Luca 21:9

Salmo 27:1-3; 46:1-3; 112:7; Isaia 8:12-14; 12:2; 26:3-4,20-21

Habacuc 3:16-18; Luca 21:19; Giovanni 14:1,27; 2Tessalonicesi 2:2; 1Pietro 3:14-15

Matteo 26:54; Luca 22:37; Atti 27:24-26

Matteo 24:14; Daniele 9:24-27

7 7. Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno;

Vedi Flavio, Guer. Giud. 2:17,10; 18:1:8,

ci saranno carestie

testo em., conseguenza delle guerre predette, Non mancano i ricordi storici relativi alle carestie successe in quei tempi. Tacito, Svetonio, Eusebio e Flavio, parlano tutti della gran carestia che afflisse Roma, l'Egitto, la Grecia e la Palestina, sotto il regno di Claudio Atti 11:27; e Stier ne menziona tre altre avvenute sotto quel regno medesimo.

e terremoti in vari luoghi.

Non meno di sei terremoti sono ricordati dagli storici come avvenuti tra il tempo in cui Gesù profferì questa profezia e la distruzione di Gerusalemme: il primo in Creti, nel 46; il secondo in Roma, nel 51; il terzo in Apamea Frigia, nel 53; il quarto in Campania, nel 58; il quinto in Laodicea, nel 60; il sesto in Palestina, nel 67. Luca 21:11 aggiunge "Vi saranno fenomeni spaventevoli e gran segni dal cielo". Intorno a questi segni e fenomeni, Giuseppe Flavio Guer. Giud.6:5,3, narra che una cometa rimase durante un anno nel cielo, sopra la città; una luce sovrannaturale risplendette di notte durante la Pasqua, intorno al tempio ed all'altare; una porta del tempio si aprì spontaneamente; dei carri e degli eserciti furono veduti nelle nuvole; una voce potente come quella d'una gran moltitudine fu sentita nel tempio, alla Pentecoste, ad essa diceva: "Andiamocene di qui!". Finalmente un contadino, nominato Gesù, quattro anni prima della guerra, quando il popolo viveva nella pace e nell'abbondanza, incominciò a gridare: "Guai a Gerusalemme!" e sebbene lo flagellassero come "pazzo", egli continuò a gridare nella medesima maniera durante sette anni e cinque mesi. Verso la fine dell'assedio egli fu ucciso da una sassata, mentre gridava: "Guai anche a me!". Tacito Storia, lib. V, anch'esso narra simili fatti.

PASSI PARALLELI

2Cronache 15:6; Isaia 9:19-21; 19:2; Ezechiele 21:27; Aggeo 2:21-22; Zaccaria 14:2-3,13

Ebrei 12:27

Isaia 24:19-23; Ezechiele 14:21; Gioele 2:30-31; Zaccaria 14:4; Luca 21:11,25-26

Atti 2:19; 11:28

8 8. Ma tutto questo non sarà che principio di dolori.

I dolori del parto, espressione di frequente usata per significare gravi afflizioni o calamità Geremia 4:31; 6:21-24. Lo scopo del Signore non è di scoraggiare i suoi discepoli, ma di ammonirli contro il difetto di pazienza: quegli sconvolgimenti dovevano durare parecchi anni, e gli ultimi essere più terribili dei primi. Siccome le guerre e le pestilenze, le carestie ed i terremoti dovevano precedere la venuta del Signore con potenza per la distruzione di Gerusalemme e della economia levitica, è possibile che simili sconvolgimenti debbano precedere anche la venuta di Cristo all'epoca del millennio, per esempio, quando egli regnerà sulla Chiesa mediante lo Spirito Santo, ovvero all'ultimo giorno, quando egli "apparirà la seconda volta, senza peccato, a salute" Ebrei 9:28.

PASSI PARALLELI

Levitico 26:18-29; Deuteronomio 28:59; Isaia 9:12,17,21; 10:4; 1Tessalonicesi 5:3; 1Pietro 4:17-18

9 9. Allora vi getteranno in tribolazione

La persecuzione contro i cristiani doveva essere un altro segno della distruzione di Gerusalemme,

e vi uccideranno;

Marco 13:9 spiega quali dovevano essere quelle afflizioni: "Vi daranno in man dei tribunali e sarete battuti nelle sinagoghe e sarete fatti comparire davanti a governatori e re, per cagion mia". I discepoli di Cristo furono cacciati dalle sinagoghe scomunicati. anche prima della fine del suo ministerio Giovanni 9:22-34. Il sinedrio prese maggiore ardire dopo la crocifissione di Cristo, e perseguitò i discepoli, flagellandoli, incarcerandoli e mettendoli a morte. Saulo di Tarso era allora uno dei suoi agenti più operosi e più spietati Atti 22:4; 26:10-11. Giacomo il maggiore, figlio di Zebedeo fu decollato per ordine di Erode Agrippa, per compiacere ai Giudei; e Pietro scampò per miracolo Atti 12:1-10. Paolo fu più volte flagellato, lapidato ed incarcerato 2Corinzi 11:23-33; egli dovette comparire davanti ai tribunali Atti 23:1, ed ai governatori Atti 24-25; davanti al re Agrippa, ed all'imperatore Nerone Atti 26; 2Timoteo 4:6, e finalmente sofferse il martirio prima della distruzione di Gerusalemme.

e sarete odiati da tutte le genti a cagion del mio nome.

Queste parole implicano naturalmente che, prima della distruzione di Gerusalemme, la dottrina di Cristo sarebbe stata già annunziata a molti popoli, e che questa predicazione avrebbe eccitato l'odio contro i suoi discepoli.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:17-22; 22:6; 23:34; Marco 13:9-13; Luca 11:49; 21:12,16-17; Giovanni 15:19

Giovanni 15:20; 16:2; Atti 4:2-3; 5:40-41; 7:59; 12:1-5; 21:31-32

Atti 22:19-22; 28:22; 1Tessalonicesi 2:14-16; 1Pietro 4:16; Apocalisse 2:10,13; 6:9-11; 7:14

10 10. Ed allora molti si scandalizzeranno, e si tradiranno, e si odieranno a vicenda.

Per evitare le persecuzioni, molti apostateranno dalla fede; i fratelli si tradiranno fra loro per salvare la propria vita, d'onde risulterà che l'odio ed i sospetti turberanno la Chiesa, e s'insinueranno persino nel seno delle famiglie. "Or voi sarete traditi, perfino da genitori, da fratelli, da parenti, e da amici; e faran morire parecchi di voi" Luca 21:16. Nelle prime persecuzioni accaddero spesso, simili tradimenti v. Tacito, Annali.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:6; 13:21,57; 26:31-34; Marco 4:17; Giovanni 6:60-61,66-67; 2Timoteo 1:15

2Timoteo 4:10,16

Matteo 10:21,35-36; 26:21-24; Michea 7:5-6; Marco 13:12; Luca 21:16

11 11. E molti falsi profeti sorgeranno, e sedurranno molti.

Secondo Flavio, durante l'assedio di Gerusalemme, molti impostori annunziavano al popolo, per eccitarlo a resistere ai Romani, che il Signore lo avrebbe soccorso e gli avrebbe finalmente concesso la vittoria. Ma è possibile che la parola "profeti "si debba intendere qui piuttosto nel senso attribuitole nel Nuovo Testamento, di predicatore o di espositore della Scrittura (confr. 1Corinzi 12:10 con 1Corinzi 14:24); ed in questo caso Gesù annunzierebbe la venuta di spargitori di false dottrine Matteo 7:15; 1Giovanni 4:1.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:5,24; 7:15; Marco 13:22; Atti 20:30; 1Timoteo 4:1; 2Pietro 2:1; 1Giovanni 2:18,26; 4:1

Giuda 4; Apocalisse 19:20

12 12. E perché l'iniquità

violazione della legge. Questa espressione può applicarsi alla malizia ed alla malvagità dei persecutori Giudei e Romani, al tradimento ed all'odio degli apostati agli errori ed alle eresie dei falsi profeti, alla malvagità dei falsi cristiani, o, più probabilmente, a tutti questi mali insieme.

sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà.

A cagione della malvagità che prevarrà in quei tempi, l'amore e la mutua fiducia fra i cristiani stessi si raffredderanno. Amore, dovere, verità, sono talmente congiunti, che la corruzione della verità conduce alla trascuratezza del dovere, e questa al decadimento dell'amore. L'epistola di Giacomo, che fu scritta circa il tempo a cui Cristo allude in questo passo, ci somministra varie illustrazioni degli effetti che la moltiplicazione dell'iniquità produce, raffreddando la carità dei veri cristiani.

PASSI PARALLELI

Giacomo 4:1-4; 5:1-6

Apocalisse 2:4-5,10; 3:15

13 13. Ma chi avrà sostenuto fino alla fine sarà salvato.

Queste parole possono significare, in primo luogo, che chiunque rimarrà fedele a Cristo sino alla distruzione di Gerusalemme sarà preservato dai guai che piomberanno sopra di essa. Infatti, non un sol cristiano, che si sappia, è perito durante o dopo l'assedio Vedi Note Matteo 24:16. Ma esse hanno un più alto significato. La parola fine applicata alle persone, indica il giorno della morte per alcuni di quelli di cui Gesù parla, il dì del martirio; ed applicata alla Chiesa, significa la fine di tutte le cose Vedi Note Matteo 10:22. Il senso è, in sostanza, il medesimo in Luca 21:19, benché le parole sieno diverse: con la vostra costanza voi salverete l'anime vostre. Questa perduranza è la via scelta da Dio per condurci alla liberazione. Sia che questa esportazione si riferisca alla distruzione di Gerusalemme, sia che accenni alla seconda venuta del Signore, essa ci avverte che una generale apostasia precederà quell'avvenimento. Essa è confermata dalle parole di Cristo in Luca 18:8: "Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli fede sulla terra?". La stessa dottrina viene insegnata nelle parole: "Chi vince, ecc.", che leggonsi in ciascuna delle epistole indirizzate alle sette Chiese dell'Asia Apocalisse cap. 2 e 3, specialmente alla Chiesa di Smirne: "Sii fedele fino alla morte ed io ti darò la corona della vita" Apocalisse 2:10. Iddio ci ha promesso d'impartirci la grazia di rimanere fermi nella professione della nostra fede sino alla fine. Vedi 1Corinzi 1:8-9; Filippesi 1:6.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:6; 10:22; Marco 13:13; Luca 8:15; Romani 2:7; 1Corinzi 1:8; Ebrei 3:6,14; 10:39

Apocalisse 2:10

14 14. E questo evangelo del regno sarà predicato per tutto il mondo,

Prima della distruzione di Gerusalemme, non solo il Vangelo era stato predicato a tutto le genti comprese nell'impero romano Vedi Colossesi 1:6,23; 2Timoteo 4:17, ma anche ad, altre. Nell'anno 59 Paolo scriveva da Corinto che "da Gerusalemme e dai luoghi intorno fino all'Illiria Dalmazia, egli aveva predicato dovunque l'evangelo di Cristo" Romani 15:19. Le tradizioni più antiche affermano che, in seguito, egli predicò il Vangelo nella Spagna e altrove; e che, prima della distruzione di Gerusalemme Tommaso lo predicò in Persia e forse anche nell'India. Questi paesi eccettuato l'ultimo erano tutti compresi nei limiti dell'impero romano, al quale si dava a cagione della sua vastità, l'orgoglioso titolo di orbis terrarum. Purtroppo, benché la religione di Cristo sia predicata da quasi 19 secoli, essa non è ancora stata annunziata a tutti gli abitanti del mondo; ma, prima della seconda venuta di Cristo, alla quale molti riferiscono la profezia, tutti i popoli l'udranno e la predizione del Salvatore sarà perfettamente adempiuta.

onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti: ed allora verrà la fine.

Il Vangelo deve esser predicato ai Gentili:

1 come testimonianza della misericordia di Dio a loro riguardo, poiché in loro favore si dovevano verificare le parole 1Giovanni 2:8: "le tenebre passano, e già risplende la vera luce";

2 come testimonianza che, se essi respingevano l'invito del Vangelo, andavano incontro alla condanna. Ed anche ai Giudei dispersi doveva essere annunziato.

Stier osserva che, così prima dalla distruzione di Gerusalemme come prima della fine del mondo, non viene predetto che tutte le nazioni saranno convertite, ma che tutte avranno udito la "testimonianza della predicazione evangelica Apocalisse 20:7-9.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:23; 9:35; 10:7; Atti 20:25

Matteo 18:19; Marco 16:15-16; Luca 24:47; Atti 1:2; Romani 10:18; 15:18-21; 16:25-26

Colossesi 1:6,23; Apocalisse 14:6

Matteo 24:3,6; Ezechiele 7:5-7,10

15 15. Quando dunque avrete veduta l'abbominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele,

I passi di Daniele 9:27; 11:31; 12:11 si riferiscono a varie epoche ed a vari avvenimenti; ma le parole "l'abbominazione della desolazione" cioè, l'abbominazione che produce la desolazione, dovevano in ogni caso avere il medesimo significato. In 1Maccabei 1:54, si legge che i Giudei applicavano quelle parole all'idolo, od all'altare pagano, eretto nel tempio di Gerusalemme da Antioco Epifane. Era dunque naturale che anche i discepoli applicassero le parole del Signore ad una potenza idolatra e conquistatrice, la quale doveva contaminare e riempire di desolazione la città ed il tempio, come aveva fatto Antioco. Secondo la maggior parte dei commentatori, quella potenza era Roma imperiale, gli eserciti della quale furono esecutori dei giudizi di Dio contro Gerusalemme, e le cui insegne portavano l'effigie dell'imperatore o dell'aquila imperiale, oggetti di culto per i soldati. Però Stier, Alford ed alcuni altri, coll'espressione: "l'abbominazione", intendono la morale e religiosa depravazione dei Giudei dentro la santa città, ed appoggiano la loro idea sopra certi passi di Flavio Guer. Giud.4:3, 6-8; 4:6,3, che però non provano nulla. I casi in questi passi ricordati accaddero dopo che Tito ebbe posto l'assedio davanti a Gerusalemme, cioè quando la fuga consigliata dal Signore non era più possibile. D'altronde, il passo parallelo di Luca 21:20 toglie ogni dubbio, essendo in esso scritto: "ora, quando vedrete Gerusalemme circondata d'eserciti, sappiate", ecc.

posta in luogo santo

Molti intendono queste parole del tempio; ma è, probabilmente, perché diveniva impossibile ai discepoli di fuggire dopo che le insegne romane sarebbero state poste in quel sacro recinto, che Stier ed altri adottarono la sopraccennata interpretazione. Si osservi però che non c'è qui l'articolo, il quale si trova sempre nell'originale quando si parla del tempio; e siccome la città di Gerusalemme, la vetta del Moria, sulla quale si innalzava il tempio, ed il monte degli Ulivi, eran tutti considerati come santi a cagione della vicinanza della Casa di Dio, noi crediamo, con Bengel, che si tratti in questa frase del monte degli Ulivi, e delle alture al Nord del Moria, che furono più tardi occupate dall'esercito romano Flavio, Guer. Giud. 5, 2, 3. Questa interpretazione viene confermata dalle parola di Luca: "Quando vedrete Gerusalemme circondata d'eserciti". Sieno queste una spiegazione che Luca dà ai suoi lettori Gentili delle parole "l'abbominazione, ecc." o sieno esse pronunziate da Cristo stesso, esse indicano il tempo in cui i discepoli dovevano fuggir dalla Giudea, cioè al primo apparire dell'esercito romano e del suo campo contro la santa città.

chi legge pongavi mente;

Marco 13:14 ha la medesima parentesi: perciò la critica moderna ha sentenziato, temerariamente secondo noi, che fu interpolata nel suo Vangelo da qualche copista posteriore, togliendola da Matteo. Alford va più oltre ancora, e crede che questa parentesi sia stata interpolata, anche in Matteo, da una nota ecclesiastica. Altri mantengono ch'essa è semplicemente un'avvertenza, introdotta dagli Evangelisti nel discorso di Cristo, per fermare l'attenzione dei lettori. Questa supposizione non è assolutamente impossibile, quantunque apparisca strano che due evangelisti, scrivendo in tempi e in luoghi diversi, abbiano entrambi inserito una medesima parentesi in un medesimo luogo. Secondo noi, però, questa coincidenza è naturalissima, se gli evangelisti riferiscono tutti e due le parole quali furono espresse da Cristo. Non soltanto Gesù rende testimonianza al carattere profetico di Daniele; ma ancora suggella colla sua autorità l'ispirazione del libro di questo profeta, poiché citandolo egli invita i suoi uditori a leggerlo ed a studiarlo accuratamente. Gesù fissò l'attenzione dei suoi discepoli specialmente sopra questa profezia, perché "l'abbominazione della desolazione" dovea essere l'ultimo segno per la fuga dei suoi.

PASSI PARALLELI

Marco 13:14; Luca 19:43; 21:20

Daniele 9:27; 12:11

Ezechiele 40:4; Daniele 9:23,25; 10:12-14; Ebrei 2:1; Apocalisse 1:3; 3:22

16 16. Allora quelli che saranno nella Giudea fuggano al monti.

Se i cristiani non fossero fuggiti prima che Tito avesse posto il suo campo sullo Scopus che è la estremità settentrionale del monte degli Ulivi, A. D. 69, o 70, essi non avrebbero più potuto farlo, atteso che, mentre i sicari che padroneggiavano la città scannavano come disertore chiunque tentava uscirne, l'esercito romano, al quale tre giorni erano bastati per cingerla di un muro, intercettava ogni comunicazione col difuori. Pochi anni prima, Cestio Gallo, governator di Siria A. D. 64, 65, aveva assediato Gerusalemme con un esercito numeroso; ma, quando la, città stava per capitolare perdutosi d'animo, subitamente abbandonò l'assedio e fece una ritirata disastrosa verso Cesarea Flavio Guer. Giud. 2. 9, 6. Secondo noi, questa spedizione di Cestio dovea essere il segnale della fuga che il Signore dava ai suoi discepoli. Flavio, parlando della ritirata di Cestio, dice che "nessun motivo al mondo poteva spiegare la sua condotta"; ma coloro che riconoscono la mano di Dio nella storia, vedono in questo fatto non solo l'adempimento della profezia di Gesù ma una via di scampo offerta provvidenzialmente ai discepoli dal capriccio o dal timor panico del generale romano. Però, se il lettore preferisce riferire la espressione: "l'abbominazione della desolazione" all'esercito di Tito, la necessità d'una pronta fuga si fa maggiore, poiché rimanevano, per eseguirla, non più alcuni giorni, ma poche ore. La storia non fa menzione neanche d'un cristiano che sia perito nella distruzione di Gerusalemme. Lo storico Eusebio, nato in Palestina verso la fine del terzo secolo, narra che "i cristiani fuggirono a Pella, città all'E. del Giordano verso l'estremità settentrionale della Perea chiamata oggidì dagli Arabi: Tubakat-Fahel, ubbidendo ad un ordine profetico, e così evitarono le calamità che sommersero la nazione". Il passo Luca 21:21 sia che si riferisca a Gerusalemme od alla Giudea, li consiglia a fuggire da quella e da questa, e così fecero, rifugiandosi in una provincia vicina, in pace con Roma.

PASSI PARALLELI

Genesi 19:15-17; Esodo 9:20-21; Proverbi 22:3; Geremia 6:1; 37:11-12; Luca 21:21-22

Ebrei 11:7

17 17. Chi sarà sulla terrazza non scenda, per toglier quello che è in casa sua.

Riguardo ai tetti o terrazzi delle case orientali, ed alla scala esterna, vedi Nota Marco 2:4. Queste parole significano che la fretta sarà tanta da non permettere a chi si troverà sul tetto di scendere nella casa per prendere la sua roba; "anzi, dovrà fuggirsene precipitosamente per la scala esterna.

PASSI PARALLELI

Matteo 6:25; Giobbe 2:4; Proverbi 6:4-5; Marco 13:15-16; Luca 17:31-33

Matteo 10:27; Deuteronomio 22:8

18 18. E chi sarà nel campo non torni indietro, a prender la sua veste.

Cioè la sopravveste, od abia, ch'egli, cominciando il suo lavoro, aveva lasciata a poca distanza. Gesù esprime la medesima idea nei vers. Matteo 24:17-18, cioè che i discepoli dovranno fuggire dalla condannata città colla precipitazione colla quale Lot fuggì da Sodoma.

19 19. Or guai alle donne che saranno incinte ed a quelle che allatteranno in quei giorni!

Queste parole sono motivate dai travagli cui sarebbero esposte durante la fuga, o dalla sorte più terribile ancora che le aspettava, se, troppo timide per fuggire, fossero rimaste nella città. Siccome i Giudei consideravano la figliolanza come un prezioso dono di Dio, e la sterilità come un'afflizione ed una vergogna, Gesù, indicando la condizione delle madri, non più come una benedizione, ma come una causa d'inauditi dolori, esprime con forza straordinaria quanto quei tempi saranno infelici. Cfr. Luca 23:28-29; e Lamentazioni 2:11-12,19-20; 4:4,10, dove leggessi la commovente descrizione della prima distruzione di Gerusalemme. Giuseppe Flavio riferisce come uno dei fatti più spaventevoli avvenuti durante l'assedio, quello d'una madre spinta dalla fame a scannare e divorare il proprio figliuolo!

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 28:53-56; 2Samuele 4:4; 2Re 15:16; Lamentazioni 4:3-4,10; Osea 13:16; Marco 13:17-18

Luca 21:23; 23:29-30

20 20. E pregate che la vostra fuga non avvenga d'inverno,

Cristo spinge i suoi discepoli a pregare il Signore di manifestare loro la sua misericordia nella scelta dei tempi in cui dovevano accadere quegli avvenimenti. È questa una prova ammirabile della sovranità di Dio e della sua provvidenza che tutto regge! Non solo i cuori di tutti gli uomini sono nelle mani di Dio, in modo che essi adempiono inconsciamente i suoi proponimenti!, ma egli ancora è padrone dei tempi e delle stagioni. Perciò fu detto con ragione che "la preghiera muove Colui che muove l'universo". La storia ci prova che le preghiere dei discepoli furono esaudite. La fuga durante l'inverno, fra torrenti di pioggia, a traverso i monti nevosi e senza strade, sarebbe stata veramente disastrosa; ma l'assedio non ebbe principio sino alla primavera Pasqua, stagione fra tutte la più propizia per viaggiare in Palestina.

né di sabato.

Siccome i Giudei convertiti al cristianesimo osservavano il Sabato era possibile che essi credessero non esser lecito fuggire in quel giorno, o almeno percorrere una distanza maggiore di cinque stadii quasi un miglio limite d'"un viaggio sabatico". Quelli però che non avevano siffatti scrupoli avrebbero incontrato molti ostacoli, fuggendo di Sabato, poiché in quel giorno avrebbero trovato le porte delle città e dei villaggi chiuse.

PASSI PARALLELI

Esodo 16:29; Atti 1:12

21 21. Perché allora vi sarà una grande afflizione, tale che non v'è stata l'uguale, dal principio del mondo fino ad ora; né mai più vi sarà.

Siffatto linguaggio, applicato alla distruzione di una sola città, può sembrare iperbolico ed esagerato, ma non lo è. Giuseppe Flavio, e, quel che più sorprende, anche Tacito, storico romano, adoprano un linguaggio quasi identico. Alcuni particolari mostreranno l'esattezza di quelle parole. L'assedio cominciò al tempo della Pasqua, quando l'intiera nazione si trovava raccolta nella città. Questa conteneva allora, non soltanto gli abitanti maschi di Giudea, di Galilea e di Perea, ma molte famiglie che vi cercavano un rifugio, per evitare gli oltraggi dell'esercito romano che si avvicinava. V'erano inoltre delle turbe di Giudei ellenici, venuti dall'Egitto, dall'Asia Minore, dalla Grecia e dall'Italia; ed altri venuti dall'Oriente, in modo che il numero di quelli che erano allora in Gerusalemme era di circa tre milioni! Appena cominciate le ostilità, la fuga diventò impossibile. Coloro che non perirono in mezzo alle contese ed alle battaglie delle fazioni rivali nell'interno della città, o che non divennero preda della fame, delle pestilenze e delle armi romane, furono venduti come schiavi; solo 40000 individui appartenenti alla plebe, fra quei tre milioni, furono lasciati in libertà. La strage, durante l'assedio, fu tanto spaventevole, che Flavio, dietro testimoni oculari, dichiara che 600000 cadaveri di poveri furono gettati dalle mura, e che nello spazio di settantacinque giorni, tra il 14 del mese di Nisan Aprile ed il primo di Thammuz Luglio, non meno di 115880 cadaveri furono portati fuori da una sola porta della città per essere sepolti! Guer. Giud. 5:13,7. Uno storico moderno Williams dice: "Gli annali della storia non ricordano nulla che possa paragonarsi a quell'orribile assedio. Basti il notare che nessuna fra le maledizioni scagliate dalla legge contro i disubbidienti, non escluse le più terribili Deuteronomio 28:53-57, fu risparmiata alla città".

PASSI PARALLELI

Salmo 69:22-28; Isaia 65:12-16; 66:15-16; Daniele 9:26; 12:1; Gioele 1:2; 2:2

Zaccaria 11:8-9; 14:2-3; Nehemia 4:1; Marco 13:9; Luca 19:43-44; 21:24; 1Tessalonicesi 2:16

Ebrei 10:26-29

22 22. E se que' giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe;

"Niuna carne", indica l'intiera nazione giudaica, la quale sarebbe del tutto scomparsa se l'assedio non fosse stato abbreviato, mercé la compassione di Dio, per un concorso meraviglioso di circostanze, fra le quali vanno notate:

1 L'interruzione del gran muro di cinta al N. della città, la cui costruzione, iniziata da Erode Agrippa, fu sospesa per ordine dell'imperatore Claudio, il che permise ai Romani di accostarsi immediatamente all'antico muro;

2 Le battaglie delle fazioni nell'interno di Gerusalemme, le quali lasciavano spesso ai Romani piena libertà di proseguimento nei lavori dell'assedio;

3 L'incendio dei magazzini di grano che avrebbero potuto alimentare la città per più anni.

ma, a cagion degli eletti, que' giorni saranno abbreviati.

La maggior parte dei commentatori credono che quegli eletti sieno i cristiani i quali, all'epoca dell'assedio, avevano digià cercato un rifugio in Pella; ma, secondo noi, questo senso è troppo ristretto. La parola "eletti" si applica qui anche agli Israeliti di cui parla Paolo, quando dice: "Nel tempo presente è stato lasciato alcun rimanente, secondo l'elezione della grazia" Romani 11:5; cioè a quei Giudei non ancora convertiti, rinchiusi in Gerusalemme, i quali dovevano credere più tardi in Cristo, essi o i loro figli. Si osservi che il Signore annunzia che questo benefizio temporale verrebbe concesso a tutto il popolo, a cagione degli eletti che si troverebbero fra loro. Grandi sono le benedizioni di cui gode il mondo a cagione dei figli di Dio.

Luca chiude questa parte della profezia colle parole: "E cadranno sotto il taglio della spada, e saranno menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi dei Gentili sieno compiti". Dall'epoca di Tito sino ad oggi questa profezia si avverò: la città santa è stata calpestata, primieramente dai pagani, quindi da cristiani paganizzati, e finalmente dai maomettani; ma le ultime parole del passo di Luca si riferiscono ad un tempo determinato in cui cesserà l'oppressione. Alcuni suppongono che le parole: "finché i tempi dei Gentili sieno compiuti "significhino che la Chiesa di Dio sarà limitata esclusivamente ai Gentili per un periodo di tempo corrispondente a quello in cui i Giudei godettero di quel privilegio; durante il qual periodo Gerusalemme rimarrà oppressa sotto signorie straniere. Compiuto quel periodo, i Giudei, restituiti alla loro patria, costituiranno coi Gentili una Chiesa sola, la quale eventualmente riempirà tutta la terra Romani 11:25. Secondo la maggior parte degli interpreti, i tempi dei Gentili saranno compiuti all'alba del millennio.

PASSI PARALLELI

Marco 13:20

Isaia 6:13; 65:8-9; Zaccaria 13:8; 14:2; Romani 9:11; 11:25-31; 2Timoteo 2:10

23 23. Allora, se alcuno vi dice: il Cristo eccolo qui, eccolo là, nol credete. 24. Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni, e prodigi;

Il vers. 23 sembra riferirsi specialmente al tempo accennato nei versetti precedenti, il qual tempo doveva precedere immediatamente la distruzione di Gerusalemme. Basta consultare il racconto di Flavio per convincersi dell'adempimento della profezia. È possibile però che il vers. 24 abbia un significato più esteso e si applichi a tutti quelli che, in qualsiasi epoca, pretenderebbero essere quel che Cristo solo è, vale a dire, il Dottore infallibile, il Reggitore delle nazioni e l'unico Mediatore fra Dio e gli uomini.

24 da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.

I Giudei aspettavano un Messia guerriero, il quale dovesse liberarli dal giogo romano, e perciò accoglievano favorevolmente gl'impostori che pretendevano di essere il Messia. Il desiderio di evitare i pericoli che minacciavano la nazione, ed i prodigi che questi avventurieri si vantavano di poter compiere indussero molti Giudei a seguirli, e turbarono anche i Cristiani, talmente che alcuni fra loro corsero pericolo di lasciarsi sedurre. Ma le parole "se fosse possibile" dànno ai seguaci di Cristo la certezza ch'egli sempre somministrerà loro la forza necessaria per resistere alle tentazioni, per quanto sieno formidabili 1Corinzi 10:13.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 13:1-3; Marco 13:21; Luca 17:23-24; 21:8; Giovanni 5:43

25 25. Ecco, Ve l'ho predetto. 26. Se dunque vi dicono: Ecco, è nel deserto, non vi andate; eccolo, è nelle stanze interne, non lo credete.

Gesù richiama l'attenzione dei suoi discepoli sull'avvertimento del vers. 23, affinché essi non abbiano scusa di sorpresa od ignoranza dinanzi alla seduzione Egli contrappone quindi le astute e misteriose apparizioni dei falsi cristi al modo con cui egli stesso si manifesterà. Nei versetti precedenti egli aveva mostrato che il suo ritorno non avverrebbe subito; ed ora egli annunzia che non sarebbe neppur segreto. I deserti e le stanze interne vedi Nota Matteo 6:6, sono appunto i lunghi prediletti degl'impostori per la manifestazione delle loro false pretese. Essi hanno ogni interesse a sottrarsi alle indagini e ai giudizi del pubblico. Il Signore dichiara che la sua venuta non sarà clandestina, e ch'egli non si manifesterà di soppiatto a questo od a quell'altro; ma che la sua apparizione sarà talmente palese che tutti la vedranno e saranno nell'impossibilità di metterla in dubbio. Questo versetto ed il seguente contengono:

1 Una prova che la seconda venuta del Signore non doveva essere simultanea colla distruzione di Gerusalemme;

2 Un avvertimento contro le stravaganze di certi fanatici i quali si lusingano di ricevere il Signore nelle proprie case, come lo ricevevano i suoi amici nei giorni della sua umiliazione;

3 Un incoraggiamento per i veri fedeli a star saldi in mezzo alle persecuzioni e nei tempi in cui abbonderanno le apostasie, e ad aspettare con ferma speranza la gloriosa apparizione del nostro Salvatore.

PASSI PARALLELI

Isaia 44:7-8; 46:10-11; 48:5-6; Luca 21:13; Giovanni 16:1

Matteo 3:1; Isaia 40:3; Luca 3:2-3; Atti 21:38

27 27. Perché, come il lampo esce da Levante e si vede fino a Ponente,

Gesù parla di quei lampi, ben noti in Oriente ed in Italia, i quali risplendono ad un tratto da una parte fino all'altra dell'orizzonte, tutto avvolgendolo in un medesimo bagliore.

così sarà la venuta del Figliuol dell'uomo.

La similitudine adoprata dal Signore implica, senza dubbio, un ritorno subitaneo ed inaspettato; ma il suo precipuo scopo è evidentemente quello d'indicare la pubblicità e lo splendore della sua manifestazione, le quali contrastano colla segretezza con cui gl'impostori tenteranno di mascherarsi. Alcuni scrittori non ravvisano, in quella descrizione della venuta di Cristo niente che possa riferirsi alla distruzione di Gerusalemme; e perciò la considerano come riferentesi unicamente alla venuta finale del Signore.

PASSI PARALLELI

Giobbe 37:3; 38:35; Isaia 30:30; Zaccaria 9:14; Luca 17:24-37

Matteo 16:28; Nehemia 3:2; 4:5; Giacomo 5:8; 2Pietro 3:4

28 28. Dovunque sarà il carname, quivi si raduneranno le aquile.

Teofilatto, Girolamo, Calvino ed altri fraintendono il senso di questo versetto quando considerano Cristo cioè il pane della vita come il carname, ed i credenti come le aquile che volano da tutte le parti verso lui. Ugualmente erronea è l'interpretazione secondo la quale il carname rappresenterebbe gli Ebrei, e le aquile i falsi cristi, i quali vorrebbero approfittare della corruzione nazionali per raggiungere i loro fini. Queste parole sono semplicemente un proverbio che Cristo adoperò per rispondere alla domanda degli apostoli: "Dove, Signore?" Luca 17:37. Il Signore non indica un luogo particolare; ma, dall'insieme della sua predizione, come anche dai sospettosi timori che i disegni dei Romani eccitavano nelle autorità giudaiche Giovanni 11:48, sembra risultare che "il carname" fosse l'intiera nazione d'Israele e specialmente Gerusalemme, in cui abitavano i suoi rettori; e che "le aquile" fossero gli eserciti romani che dovevano assediarla. È anche possibile che il carname rappresenti i ribelli ed i miscredenti, e le aquile gli angeli ministri della vendetta di Dio. Siccome i Romani portavano le aquile imperiali sopra le loro insegne, la profezia li rappresenta naturalmente sotto l'immagine di quegli uccelli di rapina. La distinzione fatta dai moderni naturalisti fra l'aquila che si pasce di preda vivente, e l'avvoltoio che si pasce di carname non si trova nelle Sacre Scritture; la parola, qui usata, ed il suo equivalente ebraico, indicano ambedue le specie Deuteronomio 28:49; Giovanni 39:30. Inoltre, secondo Thomson, esiste in Palestina una specie di aquila che rassomiglia molto all'avvoltoio, avendo il capo e la parte superiore del collo senza piume. Egli chiama queste aquile "uccelli orribili", e vi allude per illustrare Michea 1:16. È strano il vedere con qual meravigliosa celerità cotesti uccelli rapaci arrivano da tutte le parti dell'orizzonte ogni qualvolta un cammello casca morto o moribondo nel deserto; ma questo fatto è spiegato dalla costruzione telescopica dei loro occhi, capaci di vedere a immense distanze. Giobbe vi allude nel capo Giobbe 29:31-33.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 28:49; Giobbe 39:27-30; Geremia 16:16; Amos 9:1-4; Luca 17:37

29 

Avvenimenti che dovevano seguire la distruzione di Gerusalemme Matteo 24:29-34

Fin qui, quasi tutti gli espositori concordano nel considerare questa profezia come relativa alla distruzione di Gerusalemme, sia che credano o no ad un altro adempimento della medesima, nel futuro; però, cominciando dal vers. 29, le loro interpretazioni diversificano. Alcuni vedono in questo versetto il principio d'una nuova profezia, la quale si riferirebbe esclusivamente alla seconda venuta del Signore. Altri sostengono che il vers. 29 e quelli che lo seguono si riferiscono anch'essi alla distruzione di Gerusalemme, o almeno agli avvenimenti che seguiranno quella catastrofe; e che, al vers. 35 soltanto, il Signore incomincia a parlare della sua venuta personale. Malgrado il rispetto dovuto ai distinti scrittori che sostengono la prima interpretazione, noi adottiamo la seconda per ragioni che ci sembrano più convincenti.

29. Or, subito dopo l'afflizione di que' giorni,

La parola subito è adoperata dal Signore nel suo senso naturale: essa basta a dimostrare l'erroneità dell'ipotesi che gli avvenimenti annunziati in questo versetto e nei seguenti, diciotto secoli fa, non si sieno ancora avverati. Si risponde ordinariamente a questa obbiezione col dire: "Appo il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno" 2Pietro 3:8; ma questa risposta non ha valore. Qui, Gesù non parla del tempo relativamente a Dio; ma adopra la parola "subito" unicamente per indicare la successione non interrotta degli avvenimenti di cui trattasi. Per liberarsi da questa difficoltà, coloro che credono questo versetto riferirsi alla seconda venuta di Cristo pretendono che le parole "quei giorni" abbraccino l'intiero periodo compreso tra la distruzione di Gerusalemme ed "il compimento dei tempi dei Gentili" Luca 21:24, in cui i Giudei saranno reintegrati nel loro paese; ma il passo parallelo di Marco 13:24 suona così: "in quei giorni, dopo quell'afflizione", ecc.; ed è impossibile che la parola "dopo", la quale unisce le espressioni "quei giorni" e "quell'afflizione", indichi un intervallo di migliaia d'anni! il linguaggio del Signore è talmente preciso, da non potersi affatto dubitare ch'egli alluda alle afflizioni indicate nei vers. 21 e 22 Matteo 24:21-22, le quali dovevano succedere dopo l'assedio di Gerusalemme. Dopo aver descritto quell'afflizione ed ammonito i suoi discepoli, Gesù predice gli avvenimenti che dovevano esserne la conseguenza naturale ed immediata.

Il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate.

Luca: "Vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle; e sulla terra angoscia delle nazioni sbigottite dal rimbombo del mare e delle onde, gli uomini venendo meno per la paurosa aspettazione di quel che sarà per accadere al mondo; perché le potenze dei cieli saranno scrollate". La prima conseguenza della distruzione di Gerusalemme dice il Signore ai suoi discepoli, sarà la completa rovina della costituzione politico ecclesiastica dei Giudei. Gesù adopra qui il linguaggio fortemente figurativo degli antichi profeti per descrivere la rovina delle principali città, e degli Stati appartenenti al mondo pagano; e persino quella di Gerusalemme. Infatti, Isaia 13:10 annunzia così la caduta di Babilonia: "Le stelle e le costellazioni del cielo non faranno più brillare la loro luce; il sole si oscurerà fin dalla sua levata e la luna non farà più risplendere il suo chiarore". Colossesi medesimo linguaggio simbolico, Ezechiele 32:7-8 descrive la distruzione dell'Egitto; Daniele 8:10 la presa di Gerusalemme ed il, momentaneo sovvertimento del culto levitico per opera di Antioco Epifane; e Gioele 2:30-31 la fine dello Stato giudaico, sì civile che ecclesiastico. Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, il dì della Pentecoste dichiarò ai suoi uditori che l'adempimento di quest'ultima profezia cominciava in quel giorno stesso, e che "innanzi il grande ed illustre giorno del Signore" cioè avanti che la Chiesa di Cristo fosse stabilita sulle rovine dell'antica economia, e si fosse adempiuta la profezia, "il sole sarebbe mutato in tenebre e la luna in sangue" Atti 11:20. Abbiamo un linguaggio analogo nell'Apocalisse. La chiave di questo linguaggio metaforico si trova in Genesi 37:9. Il sole, la luna, ecc., sono qui i simboli del Sommo Sacerdote, del Sinedrio, degli Anziani, in una parola, di tutti i rettori della nazione giudaica, ed il loro oscuramento indica la distruzione del sistema di cui erano i custodi e rappresentanti, e la finale dispersione della nazione. È possibile che questa predizione si riferisca anche alla rovina dei dieci regni di cui parla l'Apocalisse, prima del millennio, e ch'essa debba avere un terzo adempimento nella distruzione finale del mondo al ritorno del Signore 2Pietro 3:7-12.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:8; Daniele 7:11-12; Marco 13:24-25

Isaia 13:10; 24:23; Geremia 4:23-28; Ezechiele 32:7-8; Gioele 2:10,30-31; 3:15

Amos 5:20; 8:9; Sofonia 1:14-15; Luca 21:25-26; Atti 2:19-20; Apocalisse 6:12-17

2Pietro 3:10

30 30. Ed allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell'uomo;

Secondo alcuni interpreti, la cometa e la stella in forma di spada che furono viste durante un anno, al disopra di Gerusalemme; i carri e gli eserciti che apparvero fra le nubi prima dell'arrivo dei Romani, ecc. Vedi Note Matteo 24:7, costituiscono questo "segno"; ma questa interpretazione è erronea, perché il Signore parla qui di un segno che doveva seguire immediatamente la distruzione di Gerusalemme, non precederla. Quelli che credono sia questa profezia dopo il vers. 29 relativa agli "ultimi tempi", prendono anche la parola "cielo" nel senso letterale, e sostengono che accadrà nel firmamento qualche fenomeno straordinario, prima della venuta di Cristo. Innumerevoli sono le interpretazioni delle parole: "il segno del Figliuol dell'uomo Grisostomo, Teofilatto ed altri antichi, i quali hanno tuttora i loro seguaci, credono che questo segno consisterà in "una croce nel cielo"; altri nelle "nuvole sulle quali Cristo verrà"; oppure in una seconda apparizione della cometa ricordata da Flavio. Secondo Unnio, sarà "la stella dei Magi "secondo Grozio, "la diffusione del Vangelo "secondo Bengel, Ewald, ed altri, "il Messia medesimo", secondo Olshausen, "la stella del Messia"; secondo Hoffmann, "un'apparizione simile ad un uomo, vista nel Luogo santissimo durante l'assedio di Gerusalemme"; secondo Meyer, De Wette e Lange: "una gloriosa apparizione foriera della gloria del Messia", ovvero, "la scechina, o gloria del Messia stesso"; e, finalmente, secondo altri: "la prima risurrezione" Vedi Lange e Stier, in laco.

Siamo lungi dal negare la possibilità di qualche manifestazione miracolosa nei cieli prima della seconda e gloriosa venuta del Signore, o dall'asserire che Gesù non vi faccia qui allusione; ma, lasciando ampia facoltà ai nostri lettori di scegliere fra le interpretazioni riferite, noi preferiamo aspettare che il Signore ci dia maggior luce riguardo al futuro. Siccome Gesù disse che quegli avvenimenti dovevano accadere in parte durante la vita di molti fra i suoi discepoli, noi andiam d'accordo cogli espositori i quali credono che la parola "cielo" significhi qui il firmamento politico ecclesiastico degli Ebrei; e, secondo noi, "il segno del Figliuol dell'uomo" non è altro che la manifestazione del suo potere nell'abolizione del culto levitico, il quale impediva il progresso del suo regno. La nostra interpretazione poggia sopra Daniele 7:9-14. La rovina dell'antica economia preparatoria, la quale, nel suo ultimo periodo era diventata ostile a Gesù, è il segno più ammirabile che si possa immaginare della venuta del Figliuol dell'uomo, cioè della consolidazione del regno del Vangelo.

e allora tutte le tribù della terra faran cordoglio

Il "cordoglio", secondo quelli che credono questa profezia relativa agli ultimi tempi, indica qui l'orrore e la disperazione che piomberanno sopra quei malvagi che vivranno al tempo della seconda venuta di Cristo Apocalisse 1:7; 6:12-17. I Giudei però spesso restringevano il significato della parola terra alla loro diletta Palestina, e la Scrittura stessa l'adopra qualche volta in questo senso. Se adottiamo questa interpretazione ed intendiamo tribù nel suo senso letterale, il significato di questa clausola sarà il seguente: "Tutte le tribù d'Israele faranno cordoglio a cagione della loro dispersione, della distruzione del loro tempio e dell'abolizione del magnifico culto ch'essi credevano immutabile come il suo divino Autore". Se l'interpretazione da noi data ai precedenti versetti è esatta, è facile comprendere che la rovina di Gerusalemme doveva essere per i Giudei soltanto "un principio di dolori"; poiché d'allora in poi essi dovevano essere dispersi, odiati, perseguitati, "in proverbio ed in favola fra tutti i popoli". Ma non è impossibile che il Signore alluda qui anche al profondo cordoglio indicato da Zaccaria 12:10-14, il quale, tanto nei Gentili quanto negli Ebrei, accompagna la conversione a Cristo mediante un pentimento sincero.

e vedranno il Figliuol dell'uomo venir sulle nuvole del cielo, con gran potenza e gloria.

Luca: "Venire in una nuvola". La descrizione della venuta di Jehova nelle o sopra le nuvole si trova spesso nelle Scritture, ed indica figurativamente qualche sorprendente manifestazione della potenza o della bontà di Dio, qualche segnalata visitazione della sua Provvidenza; ovvero, letteralmente, la venuta del Signore nel giorno del giudizio Esempi: Primo senso: Salmo 18:7-15; 97:2-6; Isaia 19:1; 26:15-16; Daniele 7:13. Secondo senso: Atti 1:9-11; 1Tessalonicesi 4:16-17, ecc. Stier chiama questa la venuta media del Figliuol dell'uomo", la quale viene indicata più chiaramente da altri colle parole: "la sua personale venuta al principio del millennio, per stabilire il suo regno". Altri credono che si tratti qui della gloriosa venuta del Signore nel giorno del giudizio. Senza dubbio, nel senso letterale, quest'ultima interpretazione sarebbe esatta; ma la sorprendente rassomiglianza di questa predizione con quella di Daniele 7:9-14, c'induce a credere ch'essa sia relativa ad un avvenimento anteriore. In Daniele, "il Vegliardo" è rappresentato seduto sopra un trono glorioso, circondato dagli eserciti celesti; "il giudizio si tiene ed i libri sono aperti", in modo che un lettore superficiale è naturalmente indotto a credere che la visione profetica si riferisca al finale giudizio, mentre invece essa è relativa al terribile giudizio temporale che doveva colpire le potenze pagane, le quali avevano oppresso la Chiesa di Dio. Iddio, avendo con questo giudizio preparato lo svolgimento del suo regno, il Figliuol dell'uomo si presenta sulle nuvole del cielo, davanti al trono del Vegliardo, per ricevere l'investitura di quel regno ch'egli si è acquistato come Messia. La predizione di Cristo contenuta in queste parole è analoga a quella di Daniele, e significa che allorquando Gerusalemme sarà stata colpita dai giudizi di Dio, e che la intiera economia sarà giunta al suo termine, il regno della grazia sarà stabilito e l'autorità del Re Messia si manifesterà in un modo glorioso.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:3; Daniele 7:13; Marco 13:4; Apocalisse 1:7

Zaccaria 12:10; Apocalisse 1:7

Matteo 16:27-28; 26:64; Marco 13:26; 14:62-64; Luca 21:27; 22:69; Atti 1:11

2Tessalonicesi 1:7

31 31. E manderà i suoi angeli, con gran suono di tromba, a radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall'uno capo all'altro dei cieli.

Le tribù d'Israele erano anticamente raccolte a suono di tromba Esodo 19:13,16,19; Levitico 23:24; Salmo 81:3-5, perciò gli scrittori sacri adoprano spesso questa figura, per indicare qualsiasi importante radunanza del popolo di Dio dietro ordine divino Isaia 27:13; conf. Apocalisse 11:15; mentre che gl'istrumenti di cui Dio si serve per raccogliere i suoi eletti sono chiamati angeli. Questo linguaggio rassomiglia talmente a quello contenuto in altri passi, i quali si riferiscono all'ultima venuta di Cristo, che sarebbe assurdo il negare che l'ultimo suo adempimento si troverebbero nel giudizio finale. Ma risulta dai versetti seguenti che questo non è il primo e diretto soggetto della profezia. Angelo significa un messaggiere. Questo nome non è dato, nelle Sacre Scritture, soltanto ad esseri celesti Salmo 103:20, ma anche ai ministri della Parola Vedi Apocalisse 1:1,8,12,18; 2:1,7,14. Secondo noi, dunque, la parola "angeli" applicasi qui ai ministri di Cristo, i quali hanno l'incombenza di proclamare la buona novella della salute, sino agli estremi termini della terra, e di chiamare gli eletti di Dio, sia giudei che gentili, all'ubbidienza di Cristo. Lightfoot dice: "Quando Gerusalemme sarà ridotta in cenere, e che quella malvagia nazione sarà rigettata e distrutta, allora il Figliuol dell'uomo manderà i suoi ministri colla tromba del Vangelo, ed essi raccoglieranno i suoi, eletti d'infra tutti i popoli, dai quattro capi del cielo, e così il Signore avrà una Chiesa, benché l'antico suo popolo sia da lui abbandonato". Il celebre vescovo Warburton, nel suo trattato intitolato: Julian lib. 1. cap. 1, dice: "in questo" cioè nella missione di questi angeli o messaggeri fra le nazioni, "consiste lo stabilimento del cristianesimo sulla terra, e non già nei favori prodigati dall'imperatore Costantino alla Chiesa, dopo la sua pretesa conversione Sino a tanto che l'economia giudaica, sulla quale il Padre presiedeva come Re, non era abolita, il regno del Figliuolo non poteva esistere; poiché la sovranità di Cristo altro non era che la sovranità di Dio sopra i Giudei, trasferita, e quindi più ampiamente estesa sull'umanità.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:18; Marco 16:15-16; Luca 24:47; Atti 26:19-20

Matteo 13:41; 25:31; Apocalisse 1:20; 2:1; 14:6-9

Numeri 10:1-10; Salmo 81:3; Isaia 27:13; 1Corinzi 15:52; 1Tessalonicesi 4:16

Isaia 11:12; 49:18; 60:4; Zaccaria 14:5; Marco 13:27; Giovanni 11:52; Efesini 1:10

2Tessalonicesi 2:1

Salmo 22:27; 67:7; Isaia 13:5; 42:10; 43:6; 45:22; Zaccaria 9:10; Romani 10:18

32 32. Or, imparate dal fico questa similitudine illustrazione quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l'estate è vicina;

È questa una fra le numerose occasioni in cui il Signore si serve di esempi tratti dalla natura e dalla vita giornaliera per illustrare i suoi insegnamenti morali: ed è la terza volta ch'egli fa menzione del fico a questo scopo Vedi Marco 11:13; Luca 13:6.

PASSI PARALLELI

Marco 13:28-29; Luca 21:29-30

33 33. così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate ch'egli è vicino, proprio alle porte.

Luca: "Sappiate che il regno di Dio è vicino". Come il germogliar delle foglie del fico annunzia l'avvicinarsi dell'estate, così l'adempimento sotto gli occhi loro delle cose annunziate in questa profezia segnerà l'imminente abolizione dell'antica economia e la potente manifestazione del regno del Messia. Secondo Luca 21:28, il Signore premette alla parabola queste parole: "Ma, quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina". La "redenzione" può qui riferirsi:

1 alla distruzione di Gerusalemme colla quale Dio mise un termine alle persecuzioni dei Giudei contro i Cristiani, persecuzioni più o meno continuate dalla morte di Stefano in poi;

2 al millennio, in cui cesseranno le persecuzioni dell'Anticristo contro la Chiesa;

3 alla liberazione da tutte le oppressioni e difficoltà della Chiesa attuale colla gloriosa venuta del Signore Romani 8:23.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:3

Ezechiele 7:2-14; Ebrei 10:37; Giacomo 5:9; 1Pietro 4:7

34 34. Io vi dico in verità, che questa generazione non passerà, prima che tutte queste cose sieno avvenute.

Questa importantissima dichiarazione è preceduta da una solenne affermazione che quelle cose avverranno perché predette dalla parola infallibile di Colui che è fedele ed onnisciente. La parola genea, generazione, indica il tempo in cui la profezia sarà adempiuta. Varie sono le interpretazioni date alla parola. Secondo Maldonato esse significano "i cieli e la terra, l'intiero creato"; secondo Girolamo, "la razza umana"; secondo Origene, Grisostomo, Ilario, Teofilatto, "l'intiero corpo dei discepoli di Cristo"; secondo Stier ed altri moderni, "le generazioni successive d'una famiglia o d'un popolo". Secondo gli ultimi, "questa generazione" sarebbe la nazione giudaica, ed il passo significherebbe che i Giudei, sebbene dispersi, non si confonderebbero colle altre nazioni, prima dell'adempimento di tutte queste cose e del principio del millennio. Il professore americano Alexander Comm. Marco 12:30 respinge però questa interpretazione della parola genea come contraria al suo significato classico ed ellenistico si chiamavano Ellenisti gli Ebrei che abitavano nell'Egitto, nell'Asia Minore, ecc., ed ellenistica la lingua ch'essi parlavano, la qual differiva alquanto dal greco classico. Gli esempi raccolti da Stier nei 70. Levitico 25:41; Numeri 10:30; Salmo 95:10; Geremia 8:3, non possono applicarsi alle generazioni successive d'una razza o d'un popolo talvolta si applicano ad una famiglia. La parola genea racchiude sempre l'idea di esistenza contemporanea Conf. Matteo 11:16; 12:39-45; 16:4; 23:36; Marco 8:12,38; Luca 7:31; 16:8; 17:25; Atti 2:40; 13:36; Filippesi 2:15; Ebrei 3:10, e non può esser presa in un senso lato che contrasti col suo senso comune ed essenziale. Gesù l'adopra qui per indicare che le sue profezie dovevano adempiersi prima che la malvagia generazione nel mezzo della quale egli viveva e in cui si riproduceva, con crescente ostinazione, l'incredulità dei padri, fosse tutta morta. Lutero ed altri sostengono che la parola tradotta: sieno avvenute, significa abbiano cominciato ad avversari; e credono che l'adempimento delle profezie qui contenute doveva cominciare durante la generazione che crocifisse il Signore, ma che abbia continuato ad avverarsi fino ai nostri tempi. Altri, supponendo che questa profezia debba adempiersi più volte, come altre dell'Antico Testamento, pretendono che ogni generazione chiamata a contemplare dei segni simili a quelli che il Signore annunziava vedrà un nuovo adempimento di questa profezia. Ma, secondo il senso chiaro e naturale di queste parole, il Signore dichiara che il primo adempimento della profezia avverrà certamente durante la generazione allora vivente. La durata massima d'una genea era di cento anni, la minima era di trenta. Ora, appunto quaranta anni dopo che Gesù ebbe pronunziato queste parole, Tito distrusse completamente Gerusalemme, e cento anni dopo, a cagione di una ribellione successa sotto l'imperatore Adriano, i Giudei furono intieramente espulsi dalla Palestina.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:45; 16:28; 23:36; Marco 13:30-31; Luca 11:50; 21:32-33

35 35. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

L'affermazione contenuta nel versetto precedente si riferisce al tempo in cui doveva adempiersi la profezia, ma le solenni parole contenute in questo versetto si riferiscono all'intiero discorso. Il Signore, volendo dar maggior rilievo all'assoluta immutabilità delle sue parole, le mette in opposizione colle cose che ci sembrano le più stabili, le quali però, o presto o tardi, passeranno Conf. Matteo 5:18; Isaia 51:6; 2Pietro 3:10. In questi passi, Gesù non insegna che la materia dei corpi celesti e del nostro globo debbano essere annientati, ma che essi saranno trasformati e adattati a nuovi e più gloriosi scopi.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:18; Salmo 102:26; Isaia 34:4; 51:6; 54:10; Geremia 31:35-36; Ebrei 1:11-12

2Pietro 3:7-12; Apocalisse 6:14; 20:11

Numeri 23:19; Salmo 19:7; 89:34; Proverbi 30:5; Isaia 40:8; 55:11; Tito 1:2; 1Pietro 1:25

Apocalisse 3:14

36 

Ammonimenti relativi alla seconda venuta di Cristo Matteo 24:36-51

36. Ma quant'è a quel giorno, e a quell'ora, nessuno li sa,

Con questo versetto si muta argomento Vedi Note Matteo 24: 3. Il Signore, dopo aver risposto alla prima domanda contenuta nel vers. 3, risponde ora alla seconda: "Qual sarà il segno della tua venuta e della fine dell'età presente?". L'espressione "quel giorno" si trova spesso negli scritti di Paolo, dove indica il gran giorno del giudizio Vedi 2Tessalonicesi 1:10; 2Timoteo 1:12,18; 4:8. Si osservi il contrasto fra le parole "quel giorno" in questo versetto, e "questa generazione", e "queste cose" nel vers. 34. Si osservi inoltre che, mentre Gesù non ha difficoltà a indicare il tempo in cui dovevano avverarsi le sue predizioni intorno a Gerusalemme, dichiara invece che né gli uomini, né gli angeli, sanno quando "quel giorno verrà", il giorno del suo ritorno!

neppur gli angeli dei cieli;

Queste parole significano implicitamente che gli angeli son più sapienti di noi e conoscono molte cose che ci restano occulte; ciò nondimeno non sanno in qual giorno succederà la fine del mondo.

neppure il Figliuolo, ma il Padre solo.

Sono adunque insensati quelli che pretendono poter indicare con precisione il giorno e l'ora in cui il Signore verrà, dal momento che Colui che ab eterno dimora nel seno del Padre ci attesta che questo è un segreto conosciuto da Dio solo, per ragioni sue proprie, savie e sovrane.

Il testo emendato di Matteo e il Vangelo di Marco aggiungono: "neppure il Figliuolo", donde, gli Ariani argomentarono che Gesù non era veramente Dio. Ambrogio asserisce che queste parole furono interpolate in Marco da Ario stesso; ma egli sbaglia: esse trovansi in tutti i MSS. antichi e nelle antiche versioni. Infatti questo passo è considerato generalmente come uno dei meno sospetti della Scrittura. Queste parole furono diversamente interpretate da coloro stessi che credono fermamente nella divinità di Cristo. Basta indicarne qui le due principali spiegazioni che ne dànno scrittori autorevolissimi:

1 il Signore volle dire non esser questa fra le cose ricevute da Dio per comunicarcele: per conseguenza egli non la conosceva ufficialmente come Messia. Invero, trovansi molti passi come Giovanni 5:19,30; 8:26; 12:49; 14:24; 17:8, nei quali Gesù dichiara che non parla di suo, ma riferisce le parole che il Padre gli ordina di pronunziare. Questa spiegazione è sostenuta da Lutero, Melantone, Ambrogio, Agostino, Ilario, e Bengel; tuttavia la disapproviamo, perché qui non si tratta di ciò che Gesù predicava, ma di ciò ch'egli conosceva. Secondo questi interpreti, Colui che è la Verità direbbe cosa non vera!

2 Cristo, come uomo, non conosceva a quel tempo né il giorno preciso, né l'ora del giudizio né più né meno degli angeli. È questa l'opinione di Grisostomo e di altri antichi, di Calvino, di Grozio, di Stier e di molti altri scrittori moderni, e noi l'adottiamo essendo molto più soddisfacente. La spiegazione della asserzione: "neppure il Figliuolo", e della domanda di Cristo ai Farisei in Matteo 22:42-43, si trova nella ipostatica unione della natura divina ed umana nella persona di Gesù, ciascuna delle quali nature riteneva le sue proprie attribuzioni. Un accurato studio della vita di Gesù rivela molte circostanze in cui la sua natura divina rimase per così dire velata, affinché la sua natura umana potesse esplicarsi colle facoltà peculiari nell'adempimento del suo uffizio di Mediatore Vedi Note Matteo 14:23. Riguardo all'ignoranza di Cristo circa lo stato del fico sterile Matteo 21:19, così scrive il vescovo Hall nel secolo 17. "Se io dicessi che come uomo tu non conoscesti quella sterilità, né vi badasti, ciò non recherebbe danno alcuno alla tua divina onniscienza: questa debolezza non è punto peggiore della tua stanchezza, o della tua fame; né era per te una umiliazione il crescere in conoscenza, più del crescere in istatura Luca 2:52; né era disonore per la tua perfetta umanità che tu, come uomo, non conoscessi di botto ogni casa, più del non essere giunto, nella tua infanzia, a compiuto accrescimento". Le parole di questo versetto contengono un rimprovero contro quelli che vogliono fissare la data della seconda Venuta, malgrado gli errori commessi finora dai loro predecessori.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:42,44; 25:13; Zaccaria 14:7; Marco 13:32; Atti 1:7; 1Tessalonicesi 5:2; 2Pietro 3:10; Apocalisse 3:3

Apocalisse 16:15

37 37. E come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell'uomo. 38. Infatti, come nei giorni innanzi al diluvio si mangiava e si beveva, si prendea moglie e s'andava a marito sino al giorno che Noè entrò nell'arca; 39. e di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio, che portò via tutti quanti;

in questi giorni di crescente scetticismo importa notare la conferma, per bocca di Colui che è "la verità", della realtà storica del diluvio ai giorni di Noè.

39 così avverrà alla venuta del Figliuol dell'uomo.

Il Signore indica qui quanto sarà inaspettata l'ultima sua apparizione, paragonandola con quella del diluvio, il quale venne quando gli uomini non l'aspettavano, essendosi beffati di tutti gli avvertimenti. Luca 17:28-30 aggiunge un'altra illustrazione della medesima verità, dicendo: "Nello stesso modo che avvenne anche ai giorni di Lot; si mangiava, si beveva, si comperava, si vendeva, si piantava, sì edificava; ma, nel giorno che Lot uscì di Sodoma, piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece tutti perire: lo stesso avverrà nel giorno che il Figliuol dell'uomo sarà manifestato". Si noti che il diluvio e le fiamme sorpresero gli antediluviani ed i Sodomiti mentre per l'appunto erano immersi nelle solite occupazioni e nei godimenti della vita. Benché fossero gli uni e gli altri orribilmente corrotti, il Signore trae un ammonimento non tanto dalla loro malvagità, quanto dalla loro mondanità, incredulità, ed assoluta mancanza di preoccupazione per l'avvenire.

PASSI PARALLELI

Genesi 6:1-7:24; Giobbe 22:15-17; Luca 17:26-27; Ebrei 11:7; 1Pietro 3:20-21

2Pietro 2:5; 3:6

Genesi 6:2; 1Samuele 25:36-38; 30:16-17; Isaia 22:12-14; Ezechiele 16:49-50

Amos 6:3-6; Luca 12:19,45; 14:18-20; 17:26-28; 21:34; Romani 13:13-14

1Corinzi 7:29-31

Matteo 13:13-15; Giudici 20:34; Proverbi 23:35; 24:12; 29:7; Isaia 42:25; 44:18-19

Luca 19:44; Giovanni 3:20; Atti 13:41; Romani 1:28; 2Pietro 3:5

40 40. Allora due saranno nel campo: l'uno sarà preso, e l'altro lasciato.

Queste parole occorrono nel medesimo contesto in Luca 17:36; ma siccome mancano in molti fra i migliori codici, la maggior parte dei critici rigettano questo versetto di Luca, come interpolazione di un copista, tolta da Matteo. Nessuno però mette in dubbio la genuinità del versetto di Matteo. Parole simili trovansi nel versetto seguente ed in Luca 17:34; ma quale è il senso loro, od a qual tempo si riferiscono? Parecchi le riferiscono alla distruzione di Gerusalemme; ma, prescindendo dal fatto che l'arrivo degli eserciti romani non cagionò al popolo una sorpresa subitanea, come è qui detto, il Signore stesso indica, colle parole: "Subito dopo l'afflizione di quei giorni" Matteo 24:29, ch'egli passa ad un periodo del tutto posteriore. Altri riferiscono questo versetto ed il seguente, in modo letterale, alla venuta premillennaria del Signore, la quale, secondo la loro interpretazione di Zaccaria 14, sarà preceduta da un altro assedio di Gerusalemme! È più probabile che questi versetti abbiano un senso allegorico e ch'essi sieno una introduzione alle parabole del capitolo seguente; quindi significherebbero che il giudizio coglierà gli uomini all'improvviso, in mezzo alle loro occupazioni giornaliere. Possiamo anche, con Olshausen adottare questo senso: "Fra quelli che compiono insieme i doveri della vita, uno sarà salvato e l'altro perduto". Quanto sovente avviene che relazioni esterne restino intime, per tutta la presente vita, tra coloro che poi si troveranno subitamente divisi nell'eternità!

PASSI PARALLELI

2Cronache 33:12-24; Luca 17:34-37; 23:39-43; 1Corinzi 4:7; 2Pietro 2:5,7-9

41 41. Due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa, e l'altra lasciata.

In Egitto, nella Palestina e nell'Arabia, le famiglie macinano il grano nelle case, o sotto le tende, e, posseggono due macine portatili per quello scopo. Quella di sopra si fa girare sull'inferiore, per mezzo di un piccolo manico di legno o di ferro adattato all'orlo di essa. Quando la macina è grande, o quando si richiede speditezza, ci vogliono due persone per farla girare. Il macinar grano è lavoro interamente donnesco. Le donne seggono in terra l'una di fronte all'altra, con in mezzo il mulino. È un lavoro faticoso e tedioso, spesso affidato agli schiavi od ai servi più infimi. I Filistei, in segno di disprezzo, costrinsero il cieco e debole Sansone a macinare nella sua prigione Giudici 16:21.

PASSI PARALLELI

Esodo 11:5; Isaia 47:2

42 42. Vegliate dunque; perché non sapete in qual giorno il vostro Signore sia per venire.

Qui il Signore passa dalla prima grande lezione pratica, contenuta nel suo discorso: "Guardate che niuno vi seduca" Matteo 24:4, alla seconda: "Siate pronti!". Dall'una parte, non crediate che la fine sia immediata; dall'altra, siate certi che si avvicina benché venga lungamente differita!

PASSI PARALLELI

Matteo 25:13; 26:38-41; Marco 13:33-37; Luca 12:35-40; 21:36; Romani 13:11

1Corinzi 16:13; 1Tessalonicesi 5:6; 1Pietro 4:7; 5:8; Apocalisse 3:2-3; 16:15

Matteo 24:36,44; Marco 13:33

43 43. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a qual vigilia Vedi Note Matteo 14:25 il ladro deve venire, veglierebbe, e non lascerebbe forzar la sua casa.

Gesù adopra la parola perforare, perché molte case in Palestina son di terra, ed è facile penetrarvi perforando i muri.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:11; Proverbi 7:19

Luca 12:39; 1Tessalonicesi 5:2-6; 2Pietro 3:10-11

Esodo 22:2-3

44 44. Perciò, anche voi state pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figliuol dell'uomo verrà.

Ecco una illustrazione del dovere di vegliare. Se il padrone di casa sapesse che il ladro deve venire, egli starebbe desto e ne renderebbe vano l'assalto; or voi sappiate che "il giorno del Signore verrà come un ladro", sia all'ora della morte, sia all'ora del giudizio: vigilate adunque, affinché non siate colti all'improvviso! Queste parole indicano che, per i noncuranti e per quelli che vivono in una falsa sicurezza, Gesù verrà come un ladro, di notte; mentre che, per il suo popolo vigile e fedele, egli verrà come Signore e padrone. Oltre le due venute di Cristo in persona, cioè, quando "la Parola fu fatta carne" Giovanni 1:14, e quando Cristo "apparirà la seconda volta senza peccato" Ebrei 9:28, vi sono molte segnalate manifestazioni della sua possanza mediatrice, le quali sono parimenti descritte come la venuta del Signore: ad esempio la distruzione di Gerusalemme, in questo capitolo; la punizione delle Chiese di Pergamo e di Sardi Apocalisse 11:16; 3:3, e la rovina dell'Anticristo, ossia "dell'uomo di peccato" 2Tessalonicesi 2:8. Non andiamo per conseguenza errati se consideriamo anche la morte come una venuta del Signore per ogni individuo, e se applichiamo pure in questo senso l'esortazione di questo versetto.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:10,13; Luca 12:40; Filippesi 4:5; Giacomo 5:9; Apocalisse 19:7

45 45. Qual'è mai il servitor fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici, per dar loro il vitto a suo tempo?

Il Signore aveva già pronunziato questa parabola in un'altra circostanza Luca 12:37-48. Secondo quest'ultimo Vangelo 41, la domanda di Cristo serve di risposta ad una interrogazione di Pietro: "Signore, dici tu a noi discepoli questa parabola, ovvero anche a tutti?". La forma interrogativa si trova anche in questo passo, perché il Signore desidera lasciare la responsabilità della risposta alla coscienza dei suoi uditori. "Dove si troverà un siffatto fedele e vigile servitore? La tua coscienza può ella rispondere che tu sei uno di quelli?". Quel "servitore" rappresenta i fedeli in generale, ma specialmente gli apostoli e chiunque in ogni età adempie l'uffizio di ministro per "pascere la Chiesa di Dio" Atti 20:28; 1Pietro 5:2-4; confr. con Ebrei 13:17. Il primo requisito di un "dispensatore, è di essere trovato fedele" 1Corinzi 4:2; ma il secondo è di possedere tanta saviezza da poter adempiere con prudenza e con senno il suo dovere, distribuendo ad ognuno il cibo che gli conviene. Presso gli antichi, l'uffizio di economo era spesso affidato a schiavi di provata fedeltà, i quali dovevano sopraintendere alle faccende domestiche. I ministri adempiono quell'uffizio nella Chiesa di Cristo, pascendola e supplendo ai suoi bisogni spirituali Giovanni 21:15-17; Atti 20:28; 1Corinzi 4:1-2.

PASSI PARALLELI

Luca 12:41-43; 16:10-12; 19:17; Atti 20:28; 1Corinzi 4:1-2; 1Timoteo 1:12; 2Timoteo 2:2

Ebrei 3:5; 1Pietro 4:10-11; Apocalisse 2:13

Matteo 13:52; 25:35-40; Ezechiele 34:2; Giovanni 21:15-17; 1Corinzi 3:1-2; Efesini 4:11-13

1Pietro 5:1-3

46 46. Beato quel servitore, che il padrone, arrivando, troverà così occupato!

Adempiendo cioè il suo dovere, con sapienza e fedeltà verso i compagni affidati alle sue cure.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:34; Luca 12:37,43; Filippesi 1:21-23; 2Timoteo 4:6-8; 2Pietro 1:13-15: Apocalisse 2:19

Apocalisse 16:15

47 47. Io vi dico in verità, che lo costituirà su tutti i suoi beni.

La beatitudine di quel servitore non consiste soltanto nell'ottenere l'approvazione del suo Signore, ma nella promozione che ne è il pegno; egli sarà fatto gestore di tutti i beni del suo padrone. Questa promozione rappresenta le ricompense riservate, nel mondo avvenire, ai fedeli ministri e servitori di Cristo, e più ampiamente descritte nella parabola dei Talenti Matteo 25.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:21,23; Daniele 12:3; Luca 12:37,44; 19:17; 22:29-30; Giovanni 12:26; 2Timoteo 2:12

1Pietro 5:4; Apocalisse 3:21; 21:7

48 48. Ma s'egli è un malvagio servitore, che dica in cuor suo: li mio padrone tarda a venire; 49. E comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare, e bere con gli ubriaconi;

Si descrive qui ancora un economo, non più savio e leale, ma malvagio, che, preso ardire dall'indugio del padrone, non solo trascura il suo dovere, ma fa torto ai conservi affidati alle sue cure, sia coll'esempio, sia trattandoli con ingiustizia e crudeltà. La condotta indegna di costui deriva dall'incredulità, che egli però, a cagione della sua posizione ufficiale, è costretto a nascondere nel suo cuore. Purtroppo, il vizio supposto in questa parabola si manifestò spesso nella Chiesa di Cristo. Volesse Iddio che anch'oggi non ci fossero "in veste di pastori, lupi rapaci"! Stella, commentatore cattolico romano del principio del secolo 17. asserva che questo versetto dipinge a pennello la condotta dei cardinali e dei vescovi di Roma, del suo tempo! Questi versetti racchiudono pure l'idea che la venuta del Signore non doveva succedere immediatamente, il che viene confermato da 2Tessalonicesi 2:2-3; ove Paolo dice: "Quel giorno non verrà, che prima non sia venuta l'apostasia", ecc.

PASSI PARALLELI

Matteo 18:32; 25:26; Luca 19:22

Deuteronomio 9:4; 15:9; 2Re 5:26; Isaia 32:6; Marco 7:21; Luca 12:45; Giovanni 13:2; Atti 5:3

Atti 8:22

Ecclesiaste 8:11; Ezechiele 12:22,27; 2Pietro 3:3-5

Isaia 66:5; 2Corinzi 11:20; 1Pietro 5:3; 3Giovanni 9-10; Apocalisse 13:7; 16:6; 17:6

Matteo 7:15; 1Samuele 2:13-16,29; Isaia 56:12; Ezechiele 34:3; Michea 3:5; Romani 16:18

Filippesi 3:19; Tito 1:11-12; 2Pietro 2:13-14; Giuda 12

50 50. Il padrone di quel servitore verrà, nel giorno che non se l'aspetta, e nell'ora che non sa.

Evidentemente, il malvagio, dopo aver saziato i suoi vizi, intendeva riprendere la maschera della fedeltà, prima che giungesse il padrone; ma l'inaspettata apparizione di questi mandò a monte il suo ipocrito divisamento e lo rivelò quale egli era. Questa subitanea apparizione non si riferisce soltanto alla venuta di Cristo nel giorno del giudizio, ma anche alla morte, altrimenti essa interesserebbe soltanto la generazione che vivrà alla fine del mondo, mentre essa può applicarsi a tutti i tempi.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:42-44; Proverbi 29:1; 1Tessalonicesi 5:2-3; Apocalisse 3:3

51 51. E lo farà lacerare a colpi di flagello

taglierà in due. Lo squartare o segare il corpo per lo mezzo era un terribile supplizio, notissimo nei tempi antichi 1Samuele 15:33; 1Cronache 20:3; Ebrei 11:37. Qui s'intende in senso generico e probabilmente della flagellazione che precedeva un altro supplizio.

e gli assegnerà la sorte degl'ipocriti.

Il che dimostra che l'ipocrisia è il più vile fra i delitti, e che gl'ipocriti saranno condannati alla eterna morte "in quanto a tutti i mendaci, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda" Apocalisse 21:8.

Ivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.

Espressioni usate nel cap. Matteo 8:12 Vedi Note Matteo 8:12 per indicare la terribile punizione degli increduli, figli di Abramo, i quali devono essere gettati fuori del regno del Vangelo; ma siccome quelle parole si riferiscono qui o alla morte o al finale giudizio, esse indicano gli orrori della eterna perdizione.

PASSI PARALLELI

Giobbe 20:29; Isaia 33:14; Luca 12:46

Matteo 8:12; 22:13; 25:30; Luca 13:28

RIFLESSIONI

1. Nella distruzione di Gerusalemme e di tutto ciò che era l'orgoglio e il vanto dei Giudei, e nella preservazione del piccolo gregge dei discepoli di Cristo che doveva diffondersi gradualmente, fino a divenir il solo regno visibile di Dio sulla terra, noi scorgiamo un'ammirabile illustrazione dei grandi principi del governo divino proclamati in Malachia 4:1-2. Ogni edifizio spirituale non costruito con "pietre vive", tosto o tardi crollerà.

2. Uno dei fini del Signore nel profferire questa profezia riguardo a Gerusalemme, era di dare alcune direzioni ai, suoi uditori. "Guardate che niuno vi seduca". "Voi udirete guerre e rumori di guerre, ma non vi turbate". Parimenti, "quando avrete vedute tutte queste cose, sappiate ch'egli è vicino". Nessuno sprezzi come inutile lo studio delle profezie non ancora adempiute: soltanto si prosegua quello studio con modestia e senza dogmatisma. Le profezie stesse dell'Apocalisse, che sono le più oscure fra quelle che non sono ancora adempiute, furono scritte anche per il bene di coloro che vivrebbero prima o durante il loro adempimento, poiché quelli che le leggono e le ascoltano sono proclamati beati Apocalisse 1:3.

3. Fra la prima venuta di Cristo in carne e la sua seconda venuta per giudicare i vivi ed i morti, devono accadere vari eventi, i quali, essendo rimarchevoli manifestazioni della sua possanza, vengono descritti nelle Scritture quasi fossero altrettante venute del Signore. I due principali sono: la distruzione di Gerusalemme e della economia levitica e la rovina dell'Anticristo, foriera delle benedizioni del millennio. Sembra risultare dal confronto tra la profezia di Daniele 2:27-45, riguardo la statua di Nabucco, ed alcune visioni dell'Apocalisse, che il millennio sarà preceduto da guerre, pestilenze e grandi commozioni fra i popoli, e che le profezie del Signore relative ai segni forieri della distruzione di Gerusalemme possono avere un qualche parziale adempimento prima di quello che succederà al giorno del giudizio. Ma tra la fine del millennio ed il giorno in cui tutti compariranno davanti al tribunale di Cristo, v'è un periodo indicato nell'Apocalisse 20:7-8, in cui Satana sciolto di nuovo, stimolerà le nazioni della terra a muovere una breve ed ultima guerra contro i santi dell'Altissimo. Non ci pare dunque possibile che i vers. Matteo 24:36-41 si riferiscano al millennio, bensì sono applicabili alla seconda venuta del Signore.

4. In un senso generale, tutti quelli che amano Cristo sono preparati a riceverlo; però i credenti stessi possono più o meno venir sorpresi dalla sua venuta: da ciò le esortazioni a vegliare. Il servitore sorpreso dall'improvviso ritorno del padrone, quantunque non vi sieno dubbi sulla sua fedeltà, deve però trovarsi alquanto imbarazzato e nell'impossibilità di riceverlo colla cordialità e colla premura che gli avrebbe dimostrato se fosse stato vigilante e tutto si fosse trovato in ordine perfetto per accoglierlo. Quanto diverso è il contegno del servitore che è "sempre presto "e deciso a non lasciarsi sorprendere dalla venuta del padrone! Quanto lieta è l'accoglienza che fanno a Cristo i servitori vigilanti, quale che sia l'ora nella quale egli venga! Lettore, procura di esser trovato vigilante a quel modo: il tempo è vicino!

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