Matteo 27

1 CAPO 27 - ANALISI

1. Gesù passa dal Sinedrio al Governatore romano. Il diritto di vita e di morte più non apparteneva al Sinedrio. La Giudea era diventata provincia romana, e solo il rappresentante di Cesare poteva farvi eseguire una sentenza capitale. Vediamo in ciò una prova novella che Gesù era veramente lo Shiloh Genesi 49:10 predetto da Giacobbe Matteo 27:1-2.

2. Rimorsi e suicidio di Giuda. L'Evangelista si ferma nuovamente, nella sua narrazione, per descrivere l'effetto prodotto sul traditore da quanto era accaduto. Giuda aveva forse sperato di soddisfare la sua avarizia senza recare danno a Gesù, il quale avrebbe potuto sfuggire ai suoi nemici con un atto della sua divina potenza; ma quando vide che l'opposto era avvenuto, fu sopraffatto dal rimorso. L'empia sua mercede gl'infisse una tortura così atroce, ch'egli non poté più sopportarla. Corso dai principali sacerdoti nel tempio, confessò di aver peccato tradendo l'innocente; s'immaginò di poter, col restituire il denaro, annullare il contratto scellerato che aveva fatto; ma, vedendosi accolto con disprezzo, gettò nel tempio l'empia moneta, se n'andò disperato e si strangolò. I sacerdoti, mossi da scrupoli ipocriti, non vollero versare nel sacro tesoro i denari in tal guisa abbandonati, e ne comprarono il campo del vasellaio per la sepoltura dei forestieri, adempiendo così un'antica profezia Matteo 27:3-10.

3 Gesù dinanzi a Pilato. Rispondendo alla domanda del governatore, Gesù proclamò la sua reale dignità, ma rifiutò costantemente di rispondere alle accuse portate contro di lui dai sacerdoti. Pilato cercò di salvarlo, valendosi della usanza di liberare un prigione durante la Pasqua. A ciò egli venne spinto anche da un messaggio di sua moglie; ma la moltitudine, eccitata dai preti, domandò con gran grida che si liberasse l'omicida Barabba e si crocifiggesse Gesù. Conscio della ingiustizia che commetteva concedendo al popolo la sua domanda, ma pauroso di compromettersi liberando Cristo, Pilato cercò, sia con esplicite parole sia col lavarsi simbolicamente le mani, di togliersi d'addosso ogni responsabilità e di gettarla sopra i Giudei, i quali l'accettarono con una orribile imprecazione. Barabba quindi venne posto in libertà, e Pilato, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo condannò ad essere crocifisso Matteo 27:11-26.

4. Gesù è insultato e maltrattato dai soldati romani. Dopo aver condotto Gesù fuori dell'aula del tribunale, i soldati si riunirono intorno a lui, lo vestirono di porpora, gli misero sul capo una corona di spine, gli resero ironicamente regali onori, quindi lo percossero e gli sputarono in viso. Stanchi finalmente di quel divertimento brutale, lo condussero fuori delle mura di Gerusalemme per essere crocifisso. Durante la prima parte del tragitto, il Signore portò egli stesso la sua croce; ma poi i soldati costrinsero un Cireneo, che incontrarono per istrada, a portarla sino al luogo delle esecuzioni Matteo 26:27-32.

5. Gesù è crocifisso sul Golgota. Matteo narra alcuni particolari, i quali dimostrano che in Gesù furono adempiute le antiche profezie Matteo 27:34-35. Vengono poi mentovati, per ordine successivo, la guardia romana, l'iscrizione posta sulla croce, i ladroni crocifissi con Cristo, i motteggi dei viandanti, gli atroci insulti dei sacerdoti, le tenebre miracolose, ed il grido di dolore che sfugge a Gesù nella sua agonia Matteo 27:33-49. La morte di Cristo venne accompagnata da vari fenomeni soprannaturali: il terremoto, il fendersi in due della cortina del tempio e l'aprirsi dei sepolcri. Questi fatti convinsero il centurione romano e quelli che erano con lui, che Colui che era stato messo in croce, era veramente il Figliuol di Dio Matteo 27:50-54. L'Evangelista ricorda inoltre i nomi di alcune donne fedeli, che avevano seguito Gesù dalla Galilea, e furono testimoni della sua crocifissione Matteo 27:55-56.

6. Sepoltura di Gesù Giuseppe di Arimatea, che sino allora era stato un discepolo segreto di Cristo, si fece coraggiosamente avanti, per onorare Colui che era stato messo a morte come un malfattore. Ottenuto da Pilato il permesso di seppellire Gesù, ne depose il cadavere nel proprio sepolcro, che era affatto nuovo; ed avendo rotolato una pietra sull'apertura di esso, se n'andò, lasciando le due Marie vicine al luogo dove il loro Signore era stato posto Matteo 27:57-61.

7. Domanda dei sacerdoti a Pilato di mettere delle guardie al sepolcro. Il motivo che addussero fu, che Gesù aveva dichiarato che egli risusciterebbe fra tre giorni. Volevano dunque impedire ogni possibile frode da parte dei discepoli, i quali, secondo loro, avrebbero potuto rubare di notte il corpo del Signor Gesù e quindi pretendere ch'egli era risuscitato! Pilato acconsentì; le guardie vennero messe, e i sacerdoti assicurarono doppiamente il sepolcro, sigillandone l'apertura Matteo 27:62-66.

Matteo 27:1-10. GESÙ CONDOTTO A PILATO. RIMORSI E SUICIDIO DI GIUDA Marco 15:1; Luca 23:1; Giovanni 18:28-40 Atti 1:16-19

Gesù è dato in mano dei Gentili per esser fatto morire Matteo 27:1-2

Per la esposizione Vedi Giovanni 18:28-40, ecc.

3 

Rimorsi e suicidio di Giuda Matteo 27:3-10

3. Allora Giuda, che l'avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato,

Matteo solo, fra gli Evangelisti, ci dà questi ragguagli sugli ultimi momenti di Giuda. È possibile, come già lo abbiamo suggerito, che quel miserabile avesse sperato di impossessarsi delle trenta monete, senza recare danno al Maestro. Questi, essendosi già più volte miracolosamente sottratto ai suoi nemici, poteva sottrarsi ancora. Ma ora così non fu; quindi è facile immaginare i terribili rimorsi onde fu Giuda compreso quando fu certo che Gesù era stato dato in mano di Pilato. Ma se ammettiamo, col maggior numero dei commentatori, che neppur questa circostanza può addursi come debolissima attenuante a favore di Giuda per scusare il suo orribile tradimento; e se ammettiamo invece che la condanna del suo Signore non lo sorprese punto, anzi, che egli la ritenne certa, il rimorso cui fu in preda tosto ch'ebbe raggiunto il suo scopo e stretto in mano quel denaro, ci parrà più terribile ancora. La coscienza del delitto da lui commesso tolse ogni valore alle tanto vagheggiate monete, e gli fu cagione di un'angoscia di spirito così grande, da rendergli insopportabile la esistenza.

si pentì,

Era bensì pentimento il suo, ma non il vero. Ci sono due specie di pentimento: c'è il "ravvedimento per aver la vita" così Atti 11:18, e di quello abbiamo un notevole esempio nel caso di Pietro; c'è poi "la tristezza del mondo che produce la morte" 2Corinzi 7:10, e che troviamo in Giuda. La prima consiste in un profondo dolore di avere offeso Cristo, accompagnato dalla convinzione che egli è disposto a perdonare; la seconda è un'amarezza di spirito, cagionata dalla rovina che il peccatore ha attirato sopra di se, ma senza speranza e senza desiderio di ottenere il perdono di Dio. Il cuor di Giuda si riempì di terrore e di angoscia, quando egli si ricordò le profetiche parole di Cristo: "il Figliuol dell'uomo certo se ne va, secondo ciò che è scritto di lui; ma guai a quell'uomo per lo quale il Figliuol dell'uomo è tradito!", ecc. Matteo 26:24.

e riportò i trenta sicli d'argento ai capi sacerdoti, ed agli anziani,

Abbiam qui una prova lampante del potere della coscienza risvegliata! Poco prima, era bastata la promessa di questa misera somma, perché Giuda, mosso da cupidigia, calpestasse le più sacre obbligazioni impostegli dal dovere e dall'amore così ora, il possederla gli è così grave tormento, che non può farne uso alcuno, e nemmeno conservarla!

PASSI PARALLELI

Matteo 26:14-16,47-50; Marco 14:10-11,43-46; Luca 22:2-6,47-48; Giovanni 13:2,27

Giovanni 18:3

Giobbe 20:5,15-29; 2Corinzi 7:10

4 4. dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente.

Che bella testimonianza resa al carattere di Gesù! Così durante tutto il suo pubblico ministero, Giuda era stato ammesso nella intimità di quella famiglia che Cristo aveva riunita intorno a se. Tanto in pubblico, che in privato, egli aveva avuto mille occasioni di osservare da vicino le disposizioni e la condotta del suo Maestro. Di più, le sue proprie disposizioni al furto ed all'avarizia dovevano averlo reso proclive al sospetto. Se dunque vi fosse stata la benché minima cosa da biasimare nella condotta del Salvatore, egli se ne sarebbe certamente prevalso, nelle presenti circostanze, per scusare la propria condotta e tenersi il denaro, invece, quantunque spinto dalla disperazione, non gli riesce trovare nessun biasimo, e l'angoscia lo costringe a confessare così "Io ho peccato tradendo il sangue innocente!".

Ma essi dissero Che c'importa? Pensaci tu.

Da quegli uomini che egli aveva servito, Giuda sperava naturalmente qualche parola di conforto, qualche assicurazione che egli si era reso utile alla nazione ed alla religione giudaica. Ma la sua speranza rimane delusa. I sacerdoti scacciano con disprezzo l'uomo che aveano fatto strumento della loro vendetta il modo con cui trattano quello sciagurato dimostra chiaramente che essi erano "dal diavolo, ch'è il loro padre". È impossibile immaginare cosa più crudele e più sarcastica della loro risposta.

PASSI PARALLELI

Genesi 42:21-22; Esodo 9:27; 10:16-17; 12:31; 1Samuele 15:24,30; 1Re 21:27

Romani 3:19

Matteo 27:19,23-24,54; 2Re 24:4; Geremia 26:15; Giona 1:14; Luca 23:22,41,47

Giovanni 19:7; Atti 13:28; Ebrei 7:26; 1Pietro 1:19

Matteo 27:25; Atti 18:15-17; 1Timoteo 4:2; Tito 1:16; 1Giovanni 3:12; Apocalisse 11:10

1Samuele 28:16-20; Giobbe 13:4; 16:2; Luca 16:25-26

5 5. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio,

La parola del testo greco per indicare il tempio è naos, cioè l'edifizio sacro istesso, e non hieron, comunemente usata dagli Evangelisti per designare il sacro recinto nel suo complesso, includendo i cortili i portici, ecc. A quest'ultimo nome corrisponde quello di Haram, dato attualmente alla cinta che circonda il Kubbet esSakkara, ossia Moschea di Omar, edificata sull'area ove anticamente si ergeva il tempio. Fu dunque nel luogo santo, dove era permesso ai preti soltanto di entrare, che Giuda buttò le trenta monete d'argento, salario della sua iniquità. Alcuni hanno cercato di spiegare come avesse potuto accadere un tal fatto, col dire che il giudizio di Cristo davanti a Pilato aveva talmente eccitato gli animi che quasi tutti i sacerdoti aveano abbandonato il tempio; fu dunque facile a Giuda di avvicinarsi, non veduto, al santuario, e gettarvi i denari, essendo le cortine aperte. La spiegazione più probabile ci pare esser questa: Divorato dai rimorsi, e reso forsennato dalla risposta dei sacerdoti, Giuda, non potendoli seguire nel Luogo santo dove si ritiravano con trionfo, lanciò dietro a loro quel denaro diventategli più che mai odioso. A ogni modo, furono adempiute le parole del profeta: "Io presi i trenta sicli d'argento, e il gittai nella Casa dell'Eterno, per il vasaio" Zaccaria 11:13.

s'allontanò e andò ad impiccarsi.

Luca Atti 1:16-19, ci dà, sulla morte di Giuda, alcuni altri particolari, i quali però non sono in opposizione col racconto di Matteo, ma semplicemente lo completano. Confrontando i due passi, chiaro apparisce che Giuda si appiccò ad un albero che cresceva probabilmente sopra uno di quei cigli dirupati che abbondano intorno a Gerusalemme; senonché, venendo a rompersi la corda egli cadde nel precipizio, gli si squarciò il ventre e tutte le sue interiora si sparsero. I monaci ignoranti della Palestina indicano tuttora ai pellegrini, nelle vicinanze di Aceldama, un albero decrepito che dicono esser quello a cui Giuda si appiccò!

PASSI PARALLELI

Giudici 9:54; 1Samuele 31:4-5; 2Samuele 17:23; 1Re 16:18; Giobbe 2:9; 7:15; Salmo 55:23

Atti 1:18-19

6 6. Ma i capi sacerdoti presi quei sicli dissero: Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte;

Era questa una cassa posta nel cortile delle donne, nella quale si gettava le cose dedicate al Signore, e chiamate corban.

perché sono prezzo di sangue.

Come sono diventati scrupolosi ad un tratto quei sacerdoti! Quando si trattò di prendere da quel tesoro la somma necessaria a pagare l'assassino, non sentirono compunzione; ma ora, che è quasi compiuta l'opera nefanda, le loro delicate coscienze non permettono loro di rimettercela. Una tale casistica non venne sorpassata nemmeno dai Gesuiti! Eppure i loro scrupoli giovarono all'adempimento della Scrittura.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:24; Luca 6:7-9; Giovanni 18:28

Deuteronomio 23:18; Isaia 61:8

7 7. E, tenuto consiglio, comperarono con quel denaro il campo del vasaio,

Era questo, probabilmente, un terreno conosciuto da tutti con quel nome, e da cui si estraeva l'argilla per la fabbrica delle stoviglie. Il prezzo è molto mite, trattandosi di un terreno così vicino a Gerusalemme; ma è lecito supporre che, avendo servito per molto tempo ai lavori dei vasai, tutta l'argilla fosse esaurita, o non si potesse più utilizzare. Sul fianco di una collina che sorge al l'estremità S. E. della valle di Ben-Hinnom, s'indica, ai giorni nostri, un luogo che viene denominato Aceldama; ma non vi si trova nulla che corrisponda ad un campo come quello che è qui descritto. Potrebbe darsi, però, che la linea dì circonvallazione di Tito, che si estendeva in quella direzione, avesse profondamente cambiato l'aspetto del terreno. Si deve inoltre tener conto dei guasti arrecativi nel corso di più che diciotto secoli.

da servir di sepoltura ai forestieri.

La parola "forestieri" è stata intesa dei Giudei provenienti da paesi stranieri, dei proseliti, dei soldati romani, o dei pagani in generale. È più probabile che l'Aceldama fosse un luogo di sepoltura gratuita, destinato a ricevere quei cadaveri di Gentili, i quali non erano reclamati da nessuno. I sacerdoti non avrebbero osato fare uno sfregio ai loro fratelli ellenistici ed ai proseliti, comperando per loro un cimitero col prezzo del sangue; mentre non avevano scrupolo di seppellire, in un tal luogo, stranieri e pagani.

8 8. Perciò quel campo, fino al dì d'oggi,

È questa una prova che il Vangelo di Matteo non fu scritto che parecchi anni dopo gli eventi in esso narrati.

è stato chiamato: campo di sangue.

Il vocabolo greco tradotto in quel modo è ancor esso la traduzione del nome ebraico Hakel dama, che viene dato a quel campo da Luca, in Atti 1:19. Sulle parole di Pietro, in questo passo, si vuol fondare la tradizione, secondo la quale quel nuovo cimitero avrebbe derivato il suo nome da Giuda stesso, avendo il traditore, per una strana coincidenza, scelto per suicidarsi lo stesso luogo desolato, che venne poi comprato col prezzo della sua iniquità.

PASSI PARALLELI

Atti 1:19

Matteo 28:15; Deuteronomio 34:6; Giosuè 4:9; Giudici 1:26; 2Cronache 5:9

9 9. Allora si adempiè ciò che fu detto dal profeta Geremia:

Diodati ha omesso il nome di quel profeta, considerandolo come una interpolazione, perché una tal profezia non si trova negli scritti di Geremia. Così pure fanno altre versioni ed alcuni manoscritti. Alcuni codici portano il nome di Zaccaria invece che quello di Geremia; ma in quasi tutti gli antichi manoscritti si trova Geremia. Origene, Eusebio, Girolamo ed Agostino riconoscono di averlo trovato in manoscritti anteriori al tempo in cui vivevano, in modo che pare indubitabile che si trovasse pure nell'originale. Si tratterebbe allora di spiegare come l'Evangelista abbia parlato di Geremia, mentre invece la profezia è stata fatta da Zaccaria. Sarebbe troppo lungo il ricordare tutte le soluzioni di questa difficoltà, che sono state messe avanti. Chi disse essere stata una svista di qualcuno dei primi copisti; chi dell'Evangelista stesso, il quale citava a memoria e non dal libro; chi pretese che Matteo abbia voluto fare allusione ad alcuni passi di Geremia 18:12; 32:6-12. Ma la soluzione più soddisfacente secondo noi è la seguente, suggerita dal rinomato ebraizzante Lightfoot. La Bibbia ebraica era divisa in tre volumi: la Legge, gli Agiografi ed i Profeti. Gli Agiografi eran pure chiamati comunemente i Salmo Luca 24:44, perché il libro dei Salmo era il primo di quella collezione. Per la stessa ragione. Matteo, citando un passo del profeta Zaccaria, lo indica come tolto da Geremia, perché gli scritti di quel profeta erano i primi del volume dei Profeti. Lightfoot stabilisce indisputabilmente, per mezzo di citazioni del dotto rabbino Davide Kimchi, che il volume dei Profeti portava il nome di Geremia.

E presero i trenta sicli d'argento, prezzo di colui che era stato messo a prezzo, messo e prezzo dai figliuoli d'Israele, 10. e li dettero per il campo del vasaio, come me l'avea ordinato il Signore.

Di tutte le profezie, questa certamente doveva sembrare la più complicata e la più oscura, eppure essa fu completamente adempiuta. L'Evangelista non cita testualmente né dall'ebraico, né dai 70; dà però, con molta fedeltà, la sostanza del passo. Il significato della profezia Zaccaria 11:12-13 sembra essere il seguente: Zaccaria, mandato ai Giudei come istruttore e profeta, fu da essi trattato con disprezzo come lo erano stati altri prima di lui. Egli allora domandò che stimassero il valore del suo uffizio, od in altre Parole gli "dessero il suo salario", ed essi, in segno di disprezzo, gli diedero la somma di trenta monete d'argento, costo di uno schiavo! Dietro all'ordine di Dio, il profeta la gittò via con indignazione, affinché fosse data ad un vasellaio. La predizione si riferiva al Messia; ciò che accadde a Zaccaria era l'annunzio simbolico dei fatti che abbiamo ora studiati. I Giudei, rappresentati dai capi della loro nazione, valutarono il Messia trenta monete d'argento; quella somma fu pagata ad uno dei suoi discepoli, perché lo desse loro nelle mani; venne gittata via, come una cosa vile, dallo scellerato che l'aveva guadagnata, e fu finalmente impiegata nell'acquisto del campo di un vasellaio.

PASSI PARALLELI

Zaccaria 11:12-13

Matteo 26:15; Esodo 21:32; Levitico 27:2-7

Matteo 27:10

RIFLESSIONI

1. Quasi sempre accade che le passioni acquistano il loro imperio sopra di noi, gradatamente. Nel caso di Giuda, il più terribile che si conosca, la gradazione deve essere stata molto lenta, altrimenti sarebbe incredibile che egli fosse rimasto un seguace così costante del Signore; che Gesù lo avesse ricevuto nel numero dei dodici; che non solo gli fosse stato permesso di dimorare insino all'ultimo in quella sacra compagnia, ma ancora che il suo vero carattere non venisse conosciuto dagli undici prima che avesse venduto il suo Maestro e ciò un'ora prima solamente della consumazione del tradimento! Qual solenne lezione, per coloro che confidano in se stessi, di tenersi in guardia contro le prime concessioni che si fanno al peccato!

2. L'amore del danaro, ossia l'avarizia, è espressamente chiamata nella Bibbia una idolatria Colossesi 3:5; essa infatti prende il posto di Dio nelle nostre affezioni, e, se non viene combattuta, acquista un imperio così possente sulle sue vittime, che, per essa, molti, come Giuda, fanno volontariamente naufragio delle loro anime. Ben dice l'apostolo Paolo 1Timoteo 6:10, che "la radice di tutti i mali è l'avarizia". Impariamo dalla storia di Giuda che l'empietà ed il peccato daranno sempre poca soddisfazione e produrranno in ultimo disgrazia e ruina! il peccato, bisogna riconoscerlo, è il più aspro di tutti i padroni. A chi si mette al suo servizio, non mancano le belle promesse, ma esse non vengono mai adempiute. I suoi piaceri duran solo per un breve tempo; l'afflizione, il rimorso, e, troppo spesso, la morte, sono il suo salario. "Colui che semina per la sua carne, mieterà dalla sua carne corruzione".

3. Si riconosce il vero pentimento, non già dalla sua sincerità o dall'amarezza dei rimorsi che esso produce, ma dal modo in cui, chi si pente, considera la misericordia di Dio. Giuda e Pietro si pentirono, per quanto possiamo giudicare, colla stessa sincerità; i loro rimorsi furono ugualmente pungenti; eppure il primo "andò a strangolarsi", mentre il secondo "uscì e pianse amaramente". Onde proviene questa differenza? il pentimento di Giuda era scompagnato da qualsiasi speranza di perdono; ma lo sguardo compassionevole del Signore aveva svegliato questa speranza nel cuor di Pietro. Nel primo caso, i principi del cuor naturale si svolgono e producono i loro fatali effetti; nell'altro, invece, è manifesta la grazia che "produce ravvedimento a salute, del quale l'uomo non si pente mai".

4. Nell'adempimento di quella profezia, era stata pronunziata cinque secoli prima, noi miriamo il pieno accordo della preordinazione divina, e della perfetta libertà del volere umano. I sacerdoti spontaneamente fissarono il prezzo da pagarsi, e colla stessa spontaneità Giuda ne porse loro l'occasione. Doveva sembrare assai poco probabile che quelle trenta monete d'argento, di cui parla Zaccaria, fossero un giorno gettate "nella Casa del Signore", poi date ad "un vasellaio", eppure, incontrandosi insieme l'angoscia di Giuda da un lato e dall'altro gli scrupoli degli assassini del Signore, la profezia si avverò, ed i denari, gettati nel tempio, furono realmente dati ad un vasaio.

11 Matteo 27:11-26. GESÙ COMPARISCE DINANZI A PILATO. DOPO VARII SFORZI PER LIBERARLO, LO CONDANNA AD ESSERE CROCIFISSO Marco 15:1-15; Luca 23:1-25; Giovanni 18:28-40

Per la esposizione Vedi Luca 23:1-25, Giovanni 18:28-40.

27 Matteo 27:27-33. GESÙ, MALTRATTATO DAI SOLDATI, È CONDOTTO AL CALVARIO Marco 15:16-23; Luca 23:26-32; Giovanni 19:2-17

Per la esposizione Vedi Marco 15:16-23, Giovanni 19:2-17.

34 Matteo 27:34-50. CROCIFFIONE E MORTE DEL SIGNOR GESÙ Marco 15:25-37; Luca 23:33-46; Giovanni 19:18-30.

Per la esposizione Vedi Giovanni 19:18-30.

51 Matteo 27:51-56. MIRACOLI E FATTI STRAORDINARI CHE ACCOMPAGNANO LA MORTE DI CRISTO Marco 15:38-41; Luca 23:47-49; Giovanni 19:25-27

La cortina squarciata Matteo 27:51

51. Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo;

Il Tabernacolo nel deserto e, in tempi posteriori, il Tempio, si componevano di due ambienti: l'esterno, chiamato il Luogo Santo; l'interno, chiamato il Luogo Santissimo. Li d ivideva una Cortina, dietro la quale nessun mortale doveva penetrare mai, ad eccezione del Sommo Sacerdote. Questi, una volta all'anno, nel giorno delle Espiazioni, entrava nel Luogo Santissimo per spruzzare il sangue del sacrificio sul Propiziatorio Levitico 16:12,15. Vi era pure una portiera masak, Esodo 26:36, la quale, benché fosse generalmente aperta, serviva a chiudere l'entrata della prima stanza, ossia del "Luogo Santo". Non fu quella però che si fendè in due al momento della morte di Cristo, ma bensì la cortina faroket, Esodo 26:31; 2Cronache 3:14, la quale, sino a quel momento, aveva reso impenetrabile alla luce il Luogo Santissimo. Gesù spirò all'ora nona 3 pomeridiane, cioè al momento della preghiera della sera. Il terremoto accadde allo stesso istante, e forse fu la causa dello squarciarsi della cortina. In ogni caso, lo strano coincidere di tutti questi eventi, e più ancora l'aprirsi, ad un tratto; dinanzi agli occhi loro, del Luogo Santissimo, dovettero riempire di mortale terrore e di stupore profondo la moltitudine che stava in quell'istante istesso adorando nel cortile del Tempio, e specialmente il sacerdote che bruciava l'incenso sull'altare d'oro dei profumi, posto immediatamente davanti alla cortina: Era impossibile che questa si squarciasse senza destare l'attenzione, perché era lunga per lo meno 40 cubiti, e tanto spessa, che, secondo il Rabbino Jarchi, il filo con cui era tessuta si componeva di tre fili ordinari di lana ed uno di lino, attorcigliati insieme, e poi raddoppiati sei volte. Eppure l'Evangelista ci dice che essa si fendè in due "da cima a fondo". Di questa cortina l'Epistola agli Ebrei dice che simboleggiava due cose:

1 Quando ancora era intiera: che l'adito alla gloriosa presenza di Dio figurata dalla Shechina nel Luogo Santissimo, benché tipicamente rappresentata dall'entrata del Sommo Sacerdote al di là del velo, nel giorno delle Espiazioni, non era ancora aperto; perché Cristo, che solo è "la via", non aveva ancora sofferto Ebrei 9:2,8.

2 Quando poi si fendè: che Gesù, per mezzo del suo sacrificio, ci ha "inaugurata una via recente e vivente", per la quale possiamo accostarci a Dio Ebrei 10:20. Cotesta cortina simboleggiava la separazione fra Dio santo e l'uomo peccatore. Il suo squarciarsi al momento in cui Gesù disse: "Ogni cosa è compiuta; e, chinato il capo, rendè lo spirito", è una prova che quella separazione più non esiste, e che i peccatori hanno ora "libertà d'entrar nel santuario, in virtù del sangue di Gesù".

Il terremoto e l'apertura dei monumenti Matteo 27:51-53

e la terra tremò, e le rocce si schiantarono;

Questo terremoto non fu soltanto un omaggio reso dalla terra alla divinità di Cristo, nel momento della sua più grande umiliazione, in quel modo stesso che le tenebre erano state l'omaggio resogli dal firmamento e da tutto ciò che esso contiene; esso servì pure all'adempimento di un miracolo più assai stupendo e interessante per l'uomo. Non è punto improbabile ciò che la Bibbia dice che le rocce siensi spaccate per effetto di quel terribile terremoto; ma siccome la Gerusalemme di quei tempi è ora sepolta almeno 60 piedi sotto terra, si cercherebbero invano, ai dì nostri, delle prove indubitabili del fenomeno. Fra le tante assurde tradizioni che si narrano ai visitatori del Santo Sepolcro da quei monaci ignoranti che brulicano intorno al sacro edifizio, ve ne ha pure una seconda la quale la croce di Cristo, eretta sulla cima del Calvario si sarebbe trovata perpendicolarmente al disopra della tomba di Adamo in modo che, in grazia delle fessure prodotte dal terremoto, il sangue prezioso del Salvatore avrebbe stillato sopra il teschio del primo uomo! Certi viaggiatori dotati di fervida immaginazione, parlano di "straordinarie fessure e di squarciamenti che si vedono nei dintorni di quel lungo"; ed alcuni commentatori proclivi alle cose meravigliose hanno pubblicato simili sciocchezze. Stando in piedi nella grotta dove si dice che fu rinvenuto il cranio di Adamo supponendo pure che quello sia il posto di cui si parla, chi scrive non ha potuto scoprire nessuna fessura straordinaria, né è stato capace il frate francescano, che gli faceva da guida, di indicarle. È noto altresì che quasi tutti i viaggiatori moderni, che hanno investigato il soggetto, considerano come favola inventata dai monaci quella tradizione secondo la quale il posto dove s'innalza la chiesa del Santo Sepolcro sarebbe il Calvario, in modo che quand'anche le fessure ci fossero non si potrebbe dar loro un'importanza straordinaria.

PASSI PARALLELI

Esodo 26:31-37; 40:21; Levitico 16:2,12-15; 21:23; 2Cronache 3:14; Isaia 25:7

Marco 15:38; Luca 23:45; Efesini 2:13-18; Ebrei 6:19; 10:19-22

Matteo 28:2; Salmo 18:7,15; Michea 1:3-4; Nahum 1:3-5; Habacuc 3:10,13; Ebrei 12:25-27

Apocalisse 11:13,19

52 52. e le tombe s'aprirono;

Nella Palestina e nei paesi vicini, usavano seppellire i morti in grotte di diverse grandezze scavate nella roccia, e la cui bassa e piccola entratura veniva otturata da una grossa pietra in forma di macina, la quale si faceva rotolare lungo la parete, fermandola e fissandola sulla porta del monumento, che così rimaneva chiusa. Si capisce dunque facilmente che per effetto del terremoto, potesse questa pietra rotolare da se fuori del suo posto,

e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53. ed usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti.

Matteo solo riferisce questo interessante particolare relativo alla morte e alla risurrezione di Cristo. Non è un mito, come pretendo Meyer, perché questo Vangelo fu pubblicato quando vivevano ancora molti testimoni oculari che avrebbero potuto svelarne la falsità. Vediamo in questo avvenimento l'omaggio reso dalla morte e dal sepolcro alla divinità del sofferente Messia. Secondo il racconto di Matteo, ci sono in questo avvenimento due atti successivi, simili a quelli che Ezechiele 37:1-10 vide in visione, nella campagna coperta di ossa secche. Quando i sepolcri furono aperti dal terremoto, la morte di Cristo spezzò il potere della morte e diede alle ossa disseccate e alla polvere, una scossa potente, in modo che quelle spoglie inaridite assunsero la bella complessione che il nostro corpo avrà alla resurrezione. Tale è, a parer nostro, il significato della parola risuscitarono del vers. 52. Ma siccome nella visione di Ezechiele i corpi in tal guisa ricostituiti non vissero realmente che quando lo Spirito di vita ebbe soffiato in essi da Dio, così pure i corpi preparati per l'immortalità nei sepolcri aperti dal terremoto non ricevettero la vita se non all'alba del terzo giorno, dal Salvatore risuscitato. Il racconto di Matteo chiaramente dice che uscirono "dai sepolcri dopo la risurrezione di Cristo", e questo è perfettamente conforme agli altri passi della Scrittura, in cui è dichiarato che Cristo è "il primogenito dai morti" Colossesi 1:18, e "la primizia di coloro che dormono" 1Corinzi 15:20. Così praticamente fu annunziata alla Chiesa la grande verità, che Cristo ha le "chiavi della morte e dello Hades" Apocalisse 1:18, e che la sua risurrezione è un pegno certissimo di quella dei santi. "La morte è stata sommersa dalla vittoria" 1Corinzi 15:54. Alcuni hanno supposto che i santi, di cui è qui ricordata la risurrezione, fossero i patriarchi ed i profeti; altri; quelli che aveano sofferto il martirio sotto l'antica economia; ma il fatto che "entrarono nella santa città ed apparvero a molti", i quali senza dubbio li potevano riconoscere, dimostra che dovevano essere persone morte da poco tempo, come a dire Simeone, Anna ed altri, che al momento della nascita di Cristo, "aspettavano la redenzione". Dopo la sua risurrezione, Cristo non si fece vedere a nessuno in Gerusalemme, all'infuori dei suoi propri discepoli; ma l'apparizione di quei santi risuscitati a molte persone che li conoscevano, era da Dio destinata a dimostrare, in modo indubitabile, la risurrezione di Gesù. Le parole "apparvero a molti" indicano che quei santi risuscitati non rientrarono nel seno della società e nella vita attiva. Le loro apparizioni, simili a quelle di Gesù ai suoi discepoli, furono solo occasionali. Che pensare di loro negli intervalli? Rivestiti dei loro corpi spirituali, furono dessi compagni del Signore durante i quaranta giorni che precedettero la sua ascensione? Possiamo noi dubitare che, non essendo più soggetti a morire una seconda volta, come il figlio della vedova di Nain e Lazzaro, essi, come erano risorti con Cristo, con lui pure sieno saliti alla gloria, formando una numerosa comitiva, divenendo il trofeo della sua vittoria, i compagni del suo trionfo, i precursori di tutta la sua Chiesa?

PASSI PARALLELI

Isaia 25:8; 26:19; Osea 13:14; Giovanni 5:25-29; 1Corinzi 15:20

Daniele 12:2; 1Corinzi 11:30; 15:51; 1Tessalonicesi 4:14; 5:10

Matteo 4:5; Nehemia 11:1; Isaia 48:2; Daniele 9:24; Apocalisse 11:2; 21:2; 22:19

54 

La testimonianza del centurione Matteo 27:54

54. E il centurione, e quelli che con lui, facevan la guardia a Gesù,

cioè l'ufficiale romano e i soldati sotto i suoi ordini che aveano eseguita la sentenza di Pilato ed aveano fatto la guardia intorno alle tre croci. I soldati si erano fatto beffe del povero paziente, porgendogli dell'aceto Luca 23:36, e con fredda indifferenza si erano diviso le sue spoglie, gittando la sorte sopra i suoi vestimenti, ai piè della croce stessa; ma,

veduto il terremoto e, le cose avvenute, temettero grandemente,

Le tenebre miracolose, il violento terremoto le parole di Gesù sulla croce, e il grido col quale egli rendè lo spirito, svegliarono i loro sentimenti superstiziosi, ed essi furono ripieni di grande spavento.

dicendo: Veramente costui era Figliuol di Dio.

Alcuni hanno preteso che questa espressione sia stata adoperata dal centurione in un senso pagano, equivalente a quello di eroe o di semi-dio. Ma il centurione dovea ben sapere che Cristo era stato condannato alla crocifissione per aver detto d'essere Figliuol di Dio; lo aveva udito, dalla croce, invocare Dio come suo Padre; e si era persuaso che i prodigi di cui era stato testimone erano una testimonianza resa dal cielo a favore di Colui che pendeva dalla croce. È dunque certo che egli fa uso delle parole "Figliuol di Dio", nel senso ebraico; non già che ne comprendesse tutto il significato, ma per riconoscere che Gesù era più che un semplice uomo, quasi dicesse: "i Giudei gli negano il diritto di chiamarsi Figliuolo di Dio; ma, da quanto ho veduto, io sono convinto che egli è tale". Luca 23:47 riferisce un'altra parola del centurione, la quale corrobora questo nostro modo di vedere: "Veramente quest'uomo era giusto!", cioè onesto, veritiero, e non un impostore; quanto Egli dice di se deve dunque esser la verità!

Una tradizione asserisce che il centurione fu in sull'istante convertito, ed una leggenda indica, nella chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme, il posto preciso dove stava in piedi quando pronunziò quelle parole! Ma lasciando da parte la tradizione come essendo per lo meno incerta, e la leggenda indegna della nostra attenzione, merita di esser notato il fatto che, oltre alla testimonianza resa dalla moglie di Pilato alla eccellenza del carattere di Cristo, oltre all'iscrizione soprammessa da Pilato alla croce, abbiam due testimonianze consimili provenienti dai suoi nemici: una dal suo traditore, l'altra dai suoi carnefici. Gli amici che avrebbero dovuto prendere la difesa del suo buon nome erano tutti assenti, o tacevano; ma "Dio non si è lasciato mai senza testimonianza", e quella di un nemico è la più forte che si possa desiderare a favore di un innocente.

I soldati romani non furono i soli ad essere spaventati dai fenomeni di quel giorno. La spensierata moltitudine, che per passatempo era venuta a vedere la esecuzione, e della quale molti si erano uniti ai sacerdoti per accumulare insulti e motteggi sopra Gesù, dovette cambiare, di sentimento prima del termine di quel giorno. Alla pazza allegria succedette uno sgomento indefinibile, prodotto dal sentimento che un gran delitto era stato commesso! Luca 23:48 dice che "tutte le turbe che si erano radunate a questo spettacolo, vedute le cose ch'erano successe, se ne tornavano battendosi il Petto".

PASSI PARALLELI

Matteo 27:36; 8:5; Atti 10:1; 21:32; 23:17,23; 27:1,43

Marco 15:39; Luca 23:47-49

2Re 1:13-14; Atti 2:37; 16:29-30; Apocalisse 11:13

Matteo 27:40,43; 26:63; Luca 22:70; Giovanni 19:7; Romani 1:4

55 

Le donne di Galilea Matteo 27:55-56

55. Or quivi erano molte donne che guardavano da lontano, le quali aveano seguitato Gesù dalla Galilea, per assisterlo;

Pare che un solo apostolo sia stato presente alla crocifissione, ma molte donne fedeli e devote d'infra i discepoli rimasero a vedere. In sulle prime, dice Luca 23:49, esse "si fermarono da lontano"; ma poi, secondo Giovanni 19:25, alcune poterono avvicinarsi sin "presso della croce". Non erano spinte da vana curiosità, ma da un sincero affetto per Gesù e dal desiderio di dimostrargli la loro simpatia. Aveano provveduto ai suoi bisogni durante le sue gite missionarie in Galilea e il suo viaggio a Gerusalemme; ed ora, colla mirabile devozione della donna, stanno ai piedi della croce, dimentiche di se, nella speranza che venga loro permesso di servire, nei suoi ultimi momenti, quel Maestro che tanto amavano.

PASSI PARALLELI

Luca 23:27-28,48-49; Giovanni 19:25-27

Luca 8:2-3

56 56. fra le quali eran Maria Maddalena, e Maria madre di Giacomo e di Iose e la madre dei figliuoli di Zebedeo.

Vedi Note Matteo 13:55. Queste vengono nominate a cagione della parte che poi ebbero negli eventi accaduti al sepolcro; ma la comitiva di sorelle che seguivano Gesù era più numerosa Vedi Matteo 27:55, Marco 15:41; Luca 8:1-3.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:1; Marco 15:40-41; 16:1,9; Luca 24:10; Giovanni 20:1,18

Matteo 15:47; 16:1; Giovanni 19:25

Matteo 13:55; Marco 15:40; 16:1

Matteo 20:20-21

57 Matteo 27:57-60. GESÙ TRATTO GIÙ DI CROCE E DEPOSTO NEL SEPOLCRO Marco 15:42-46; Luca 23:50-54; Giovanni 19:31-42

Per la esposizione Vedi Giovanni 19:31-42.

61 Matteo 27:61-66. FATTI CHE SEGUIRONO LA DEPOSIZIONE DI GESÙ NEL SEPOLCRO Marco 15:47; Luca 23:55-56

Le donne osservano con attenzione la tomba, affine di poterla ritrovare Matteo 27:61

61. Or Maria Maddalena,

Di questa seguace di Gesù, la Scrittura dice solo che la sua devozione al Signore ebbe origine dal fatto che egli cacciò da lei sette demoni Marco 16:9. Essa era di Galilea, dove probabilmente possedeva qualche sostanza. Il soprannome che la distingue dalle altre Marie è derivato dalla piccola città o villaggio di Magdala, sulla sponda occidentale del lago di Tiberiade, suo luogo natio, poiché altrove è chiamata Maria di Magdala Matteo 15:30. Né dalla Scrittura, né dai primi Padri puossi dedurre la minima cosa che giustifichi l'insulto che Gregorio Magno e la Chiesa di Roma hanno fatto a questa nobile donna, identificandola colla prostituta penitente, di cui parla Luca 7:37-50. Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ireneo, Origene, Teofilo di Antiochia, Macario Crisostomo, Teofilatto, tutti i commentatori insomma della Chiesa Orientale sono opposti alla teoria secondo la quale Maria Maddalena e la "donna che era stata peccatrice", sarebbero una stessa persona. Questa teoria ebbe origine da Gregorio Magno, e in grazia della popolarità di quel dottore e l'uso frequente dei suoi scritti nelle scuole di teologia del medioevo, si sparse universalmente nella Chiesa Occidentale. Pittori e scultori han largamente contribuito a perpetuare quest'idea erronea. La Riforma protestante istessa fu impotente a distruggere questa nozione popolare, e molte istituzioni caritatevoli, dirette a rialzare le donne cadute, portano tuttora il nome di Maria di Magdala. Alla base di questa tradizione sta l'errore che consiste nel considerare come identici due passi Luca 7:37-50; Giovanni 12:3, in entrambi i quali è narrato che il Signore fu unto d'olio in segno di rispetto. Siccome poi Giovanni dice che Maria, sorella di Lazaro, fu quella che unse Gesù, mentre Luca parla di una "donna che era stata peccatrice", si concluse senz'altro che Maria di Betania era stata una donna di mala vita! Finalmente le si diede il soprannome di Maddalena, secondo alcuni perché, dopo caduta in peccato, si era ritirata in Magdala; e secondo altri, a cagione di certi suoi ornamenti da meretrice! Difficilmente si potrebbe trovare una tradizione più insostenibile e più vergognosa di questa, che confonde in una sola tre persone distinte, ed infligge a due donne oneste il marchio del disonore. Per più ampie informazioni su questo soggetto e in forma concisa, Vedi: "Dizionario della Bibbia", di Smith, all'articolo: Maria Maddalena.

e l'altra Maria,

Cioè la moglie di Cleopa (Vedi Matteo 13:55) era quivi, sedute dirimpetto al sepolcro. Non erano venute per curiosità, ma perché desideravano rendere gli ultimi onori al corpo del loro Signore, e Maestro. L'avvicinarsi della notte e del Sabato rendeva impossibile, per quella sera, l'attuazione del loro disegno; ma vollero almeno vedere dove si poneva il corpo, ed osservare attentamente la posizione del sepolcro per essere certe di non sbagliarsi quando ritornerebbero. Riuscirono infatti in questo intento, e quando all'alba del "primo giorno della settimana" ritornarono per imbalsamare il corpo del Signore, non ebbero difficoltà alcuna di ritrovarne il posto.

PASSI PARALLELI

Matteo 27:56

62 

La guardia posta al sepolcro Matteo 27:62-66

62. E l'indomani, ch'era il giorno successivo alla preparazione,

La paraskeue, ossia il giorno della preparazione, corrispondeva al nostro Venerdì, ed era così chiamato perché i Giudei, non potendo fare opera alcuna nel Sabato, che era per loro il giorno del riposo, dovevano fare i loro preparativi domestici il giorno prima. Flavio Antiq. 16:6,2, cita un decreto di Cesare, nel quale veniva riconosciuto "il giorno della preparazione", e si esentavano i Giudei da ogni molestia giudiziaria dopo la nona ora 3 pom. di quel giorno. Wettstein dà la seguente enumerazione, ricavata dai Rabbini, dei giorni della settimana: "Primo, secondo, terzo, quarto, quinto, paraskeue e Sabato". La relazione esistente tra quel giorno e il Sabato è poi messa fuori dubbio dalla osservazione che Marco 15:42, fa in una parentesi, dicendo: "Perché era la preparazione, cioè l'antisabato". Erano necessarie queste osservazioni, perché Giovanni 19:14 chiama quello stesso giorno "la preparazione della Pasqua", espressione che ha dato origine ad accuse di divergenze fra il suo Vangelo e i Sinottici, e quindi ad un numero di teorie diverse, per metterli d'accordo Vedi Note Giovanni 13:1. Che Giovanni abbia voluto parlare della paraskeue del Sabato pasquale, è evidente dal modo con cui si esprime ai versetti 31 e 42 del cap. 19. Giovanni 19:31,42 La paraskeue terminava al tramonto del Venerdì sera, e allora cominciava il Sabato. Ma, per esser certi che nessuno toccherebbe il corpo che era ora deposto nel sepolcro, i nemici di Cristo non si fecero scrupolo di trasgredire il quarto comandamento, quantunque fosse quello il Sabato più solenne della festa; né di recarsi nel Palazzo dove abitava Pilato, quantunque, così facendo, si contaminassero in faccia alla legge cerimoniale confr. Giovanni 18:28.

I capi sacerdoti, e i Farisei, si raunarono Presso Pilato; 63. dicendo: Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore,

Merita di essere notato il fatto che i rettori dei Giudei non chiamarono mai Gesù col suo proprio nome. Senza dubbio usano l'epiteto di impostore o seduttore, affine di far tacere nel cuore di Pilato ogni scrupolo di coscienza od ogni rimorso per avere acconsentito alla morte di Gesù! ma la rabbia colla quale danno questo nome ad un morto, rammentando le parole che egli stesso aveva pronunziate, ci pare indichi pure che nel segreto del loro cuore si nascondeva il sospetto che Gesù non fosse, in fin dei conti, quel grande impostore che essi dicevano.

63 mentre viveva ancora,

Ecco una prova indubitabile, fornitaci dagli stessi nemici di Cristo, della realtà della sua morte, di quella morte che è il fondamento e la pietra angolare della fede cristiana.

disse: Dopo tre giorni risusciterò.

Fra gli argomenti frivoli messi avanti per impugnare l'esattezza storica di questo passo, c'è questo: che i principali sacerdoti, ecc. ecc., non potevano aver conoscenza di queste parole di Cristo, avendole egli indirizzate privatamente ai suoi discepoli. Rispondiamo che Gesù parlò in questo senso stesso agli stessi sacerdoti, nel tempio, al principio del suo ministerio Giovanni 2:19; che egli ripetè la stessa cosa sotto forma di profezia, rispondendo, in Galilea, agli Scribi ed ai Farisei Matteo 12:40; e che spesso ritornò sul medesimo soggetto specialmente durante gli ultimi mesi del suo ministerio, conversando coi discepoli, uno dei quali vendette ai capi dei Giudei tutti i suoi segreti.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:17; Marco 15:42; Luca 23:54-56; Giovanni 19:14,42

Matteo 27:1-2; Salmo 2:1-6; Atti 4:27-28

Luca 23:2; Giovanni 7:12,47; 2Corinzi 6:8

Matteo 16:21; 17:23; 20:19; 26:61; Marco 8:31; 10:34; Luca 9:22; 18:33; 24:6-7

Giovanni 2:19

64 64. Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito, fino al terzo giorno; che talora i suoi discepoli non vengano a rubarlo,

Qui abbiamo una prova novella che questa domanda non poté venir fatta la sera dopo del Sabato, quando già era principiato il terzo giorno dopo la crocifissione, poiché, nel frattempo, i discepoli avrebbero potuto con tutta facilità rubare il corpo di Gesù e rendere vane le precauzioni prese dai sacerdoti per impedire il trafugamento. Essi domandarono una guardia di soldati romani, cioè una categoria di uomini che i poveri pescatori di Galilea non speravano di poter corrompere.

e dicano al popolo: Egli è risuscitato da' morti;

Questa è la favola stessa che essi misero poi in circolazione, per gettare discredito sulla testimonianza degli apostoli, relativamente alla risurrezione di Cristo. Se avessero saputo quanto stava per accadere, non avrebbero certo presentato una cotal supplica a Pilato. Senza questa guardia, posta intorno al sepolcro in seguito alla loro richiesta, la frode che i discepoli avessero rubato il corpo di Gesù avrebbe potuto essere creduta da tutti,

così l'ultimo inganno sarebbe peggiore del primo.

"La sua impostura nel darsi per il Messia ha già fatto molto male, ma molto più ne farebbe quella della sua pretesa risurrezione".

PASSI PARALLELI

Matteo 28:13

Matteo 12:45

65 65. Pilato disse loro: Avete una guardia;

Pilato parla qui, o di un distaccamento di soldati romani, posto sotto il comando dei sacerdoti, per mantenere l'ordine nel recinto del tempio, o di quelli che erano stati incaricati della crocifissione, e che rimanevano agli ordini dei sacerdoti finché fossero adempiuti i minimi particolari relativi al supplizio. Siccome gl'infelici che venivano crocifissi rimanevano talvolta in agonia per diversi giorni, era affatto indefinito il tempo di difazione di quella guardia.

andate, assicuratevi come credete.

come meglio sapete fare. Non è probabile che Pilato parlasse ironicamente; pure egli insinua in modo chiaro che, se gli eventi dovessero riuscire contrari ai loro desideri, non si sarebbe potuto accusarli di aver mancato di zelo per prevenirli.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:11-15; Salmo 76:10; Proverbi 21:30

66 66. Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra,

Al vers. 60 Matteo 27:60 è detto che, secondo l'uso tuttora vigente in Palestina, "una gran pietra fu rotolata in su l'apertura del monumento", affinché le bestie selvatiche non v'entrassero per divorare il cadavere. Tuttavia, per essere anche più certi che il sepolcro non sarebbe violato, distesero, a traverso quel pesante sasso, delle funi, sigillandone le due estremità alla roccia con un cemento sul quale venne impresso un sigillo. Non sappiamo se si tratti qui del sigillo ufficiale di Pilato, o di quello del Sommo Sacerdote.

e mettendovi la guardia.

C'era già la pietra che chiudeva l'entrata del sepolcro, e sigillata in modo da far scoprire immediatamente ogni tentativo di scuso; ed ora essi mettono un picchetto di soldati romani a farvi la guardia. Che potevano mai far di più?

PASSI PARALLELI

Daniele 6:17; 2Timoteo 2:19

RIFLESSIONI

1. Il fendersi in due della cortina che nascondeva ad ogni occhio il Luogo Santissimo fu il più significativo di tutti i segni che accompagnarono la morte del nostro Signore. Un tal fatto proclamava l'abolizione della legge cerimoniale, la cui missione era compiuta, essendo il vero Sommo Sacerdote finalmente apparso, il vero Agnello di Dio immolato, e il vero Propiziatorio rivelato. Ristabilire ora un altare, un sacrificio ed un sacerdozio, sarebbe stata la stessa cosa che accendere una candela in pieno meriggio. Di più, lo squarciarsi della cortina dichiarava che la via della salvezza era ormai aperta all'umanità intiera. L'accesso a Dio, ignoto ai Gentili, ed imperfettamente conosciuto dagli Ebrei, è da ora in poi liberamente schiuso a tutto il mondo. Lo stesso Spirito Santo dà a tutti introduzione a Dio. Lettori, siete voi convinti, come di un fatto incontrastabile, che per la fede in Gesù Cristo tutti i vostri peccati sono cancellati, e che, bandito ogni timore, dovete considerarvi come perfettamente riconciliati con Dio?

2. Qual nobile testimonianza è stata resa alla divinità di Colui che gli uomini aveano appiccato alla croce, quando la natura intera si agitò e si sconvolse al momento della sua morte! il cielo si coprì di caligine, la terra tremò, le rocce si schiantarono, i sepolcri lasciarono fuggire i morti ad i pagani furono costretti di confessare che certamente egli era il Figliuol di Dio!

3. In che modo mirabile è adempiuta la Scrittura: "Certo il furore degli uomini ridonderà alla tua lode: ti cingerai degli ultimi avanzi dei loro furori" Salmo 76:10. I nemici di Cristo erano certi della sua morte; ma temevano, o fingevano di temere, che i suoi discepoli rubassero il suo corpo e, quindi proclamassero che egli era risuscitato. A prevenire un tale inganno, essi prendono tutte le precauzioni immaginabili; ma invano. I sigilli posti sul sepolcro proteggevano il corpo del Signore contro ogni sfregio; le sentinelle romane erano guardie d'onore, che impedivano tanto agli amici che ai nemici d'avvicinarsi; eppure, a dispetto di tante cautele, quando spuntò l'alba del terzo giorno, la tomba si trovò vuota. I panni mortuari si videro ripiegati da parte, e delle sentinelle celesti occupavano il pesto degli impauriti soldati di Pilato.

4. Cristo ha santificato la tomba e ne ha fatto un luogo di riposo per tutti i suoi credenti. Essi non devono temere di giacere dove egli pure è giaciuto; e da dove egli risorse, essi pure risorgeranno a loro tempo per l'eterna gloria. "Cristo è la primizia; poi, quelli che son di Cristo, alla sua venuta" 1Corinzi 15:23.

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