Matteo 28

1 CAPO 28 - ANALISI

LA RESURREZIONE

1. Visita delle due Marie al sepolcro, allo spuntar del giorno. Prima che cominciasse il Sabato, esse avevano preparato degli aromati per imbalsamare il corpo di Cristo; ora, dopo il giorno del riposo, non appena è chiaro abbastanza per potersi accingere alla santa opera, esse s'incamminano verso il sepolcro. Un secondo terremoto accompagna la venuta di un messaggero celeste e fa rotolare fuori del suo posto la pietra che chiudeva l'entrata dell'avello. Così, giungendo al sepolcro, le donne trovano l'angelo seduto sopra la pietra, e le guardie romane in preda ad una costernazione mortale. Riconoscendo le donne come seguaci di Cristo, l'angelo dice: "Voi, non temiate! "e dà loro lo stupendo annunzio della risurrezione di Cristo dai morti. In prova della verità delle sue parole, le invita a visitare il vuoto sepolcro. L'angelo le manda quindi a portare a tutti i discepoli quelle buone notizie, e a dir loro che il Signore si manifesterebbe ad essi in Galilea Matteo 28:1-7.

2. Gesù apparisce alle donne in sulla strada. Piene di gioia, esse partono dal sepolcro e corrono ad annunziar la gloriosa notizia agli altri discepoli, quand'ecco Gesù istesso si presenta inaspettatamente in sulla via, e rivolge loro un saluto. Lo, riconoscono immediatamente, e prostrandosi ai suoi piedi lo adorano; quindi si rimettono per istrada, avendo da Cristo ricevuto il messaggio istesso che già era stato loro dato dagli angeli Matteo 28:8-10.

3. Favola messa in circolazione dal Sinedrio. Alcuni dei soldati, passato un momento di costernazione, corrono dai capi sacerdoti a raccontare loro ciò che era realmente accaduto. I nemici di Cristo sentono istintivamente che il loro credito è in pericolo, se non si sopprime immediatamente la testimonianza dei soldati. Si convoca subito il Sinedrio, e si decide di dar denari ai soldati, affinché spargano un falso racconto dell'accaduto. Questi, accertati di non correr nessun rischio della persona quando anche fosse stata istituita un'inchiesta, a ccettano il denaro e propalano la voce che i discepoli di Cristo ne hanno rubato il corpo mentre essi dormivano Matteo 28:11-15.

4. Incontro di Cristo con gli apostoli in Galilea. Matteo termina il suo Vangelo narrandoci come Cristo si fece vedere ai discepoli in Galilea. Colà egli annunzia loro che, nella sua qualità di Messia, aveva ricevuto l'investitura della suprema autorità, e quindi conferiva loro il gran mandato di predicare il Vangelo in tutto il mondo. Egli istituisce il sacramento del Battesimo cristiano, e promette di essere con i suoi redenti fino alla fine del mondo Matteo 28:16-20.

Matteo 28:1-7. L'ANGELO AL SEPOLCRO ANNUNZIA LA RISURREZIONE DEL SIGNORE Marco 16:1-8; Luca 24:1-8; Giovanni 20:1

1. Or, nella notte del Sabato, quando già albeggiava il primo giorno della settimana

il primo giorno dopo il Sabato. È modo di dire ebraico, poiché sappiamo dagli scritti dei Rabbini che essi distinguevano i giorni della settimana chiamandoli: il primo dopo il Sabato, il secondo dopo il Sabato, ecc. Albeggiava verso le quattro antimeridiane. Questo primo giorno della settimana aveva realmente cominciato alle sei della sera precedente.

Maria Maddalena e l'altra Maria,

madre di Giacomo, Marco 16:1,

vennero a visitare il sepolcro.

Marco e Luca entrano in maggiori particolari, e dicono che quelle donne andavano al sepolcro per imbalsamare il corpo di Gesù, avendo a questo fine comperato degli aromati, sia il Venerdì sera, sia il Sabato sera. Marco aggiunge agli altri nomi quello di Salome; Luca quello di Giovanna, e quest'ultimo indica inoltre la presenza di altre donne, che non nomina. Spariscono tutte quelle apparenti differenze, se si tiene in mente che le donne non giunsero tutte insieme al sepolcro, ma separatamente, le une d opo le altre, secondo la distanza da percorrere, e che ogni evangelista narra le cose che egli stesso vide, o che furono vedute da quelli da cui trasse le sue informazioni.

PASSI PARALLELI

Marco 16:1-2; Luca 23:56; 24:1,22; Giovanni 20:1-10

Matteo 27:56,61

2 2. Ed ecco, si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra

il terremoto e la discesa dell'angelo, nonché la rimozione della pietra fatti che sono legati come effetti e cause devono essere accaduti mentre le donne erano già avviate al sepolcro, poiché, quando giunsero, le guardie erano ancora sbalordite dallo stupore e dalla paura. Questi dettagli ci permettono pure di fissare, presso a poco, il momento della risurrezione del nostro Signore, quantunque nessuno dei suoi intimi sia stato testimone del fatto.

e vi sedette sopra.

Si mise quivi in sentinella per onorare il Signore, e per aumentare lo spavento nelle guardie romane, mentre aspettava che venissero alcuni dei discepoli di Cristo per dar loro la consolante notizia della risurrezione del Signore.

PASSI PARALLELI

Matteo 27:51-53; Atti 16:26; Apocalisse 11:19

Marco 16:3-5; Luca 24:2-5; Giovanni 20:1,12-13; 1Timoteo 3:16; 1Pietro 1:12

3 3. Il suo aspetto era come di folgore, e la sua veste bianca come neve.

Ecco in brevi parole una sublime descrizione degli angeli, la quale desta nella nostra mente mille pensieri il "folgore" e la "neve" sono simboli della gloria e della purità di quella celeste dimora dalla quale veniva quell'angelo. Matteo dice che il celeste messaggere stava seduto sulla pietra al di fuori del sepolcro. Marco parla di un altro angelo che stava seduto dentro il sepolcro istesso, e parlò esso pure colle donne. Luca parla di due angeli che indirizzarono la parola alle donne, fuori del sepolcro Senza dubbio una schiera numerosa di angeli era scesa dal cielo per onorare il loro Signore, al momento della sua risurrezione; non ci deve dunque sorprendere che apparissero in diversi alle donne, specialmente se queste, già abbiamo supposto, erano arrivate al sepolcro le une dopo le altre. Siamo però perfettamente certi che se conoscessimo nei loro minimi dettagli i movimenti di tutti quelli che si recarono al sepolcro in quel giorno, e non potessimo metterli in ordine e confrontarli gli uni cogli altri, troveremmo che i Vangeli non sono in contraddizione fra loro, né su questo punto, né su tutti quegli altri nei quali non sembrano combinarsi perfettamente. Dimenticando la mancanza di tali particolari, gli Armonisti hanno più d'una volta messo in pericolo l'autorità della Scrittura col volere ad ogni costo ricavare dai quattro Vangeli una narrazione ordinata e completa.

PASSI PARALLELI

Matteo 17:2; Salmo 104:4; Ezechiele 1:4-14; Daniele 10:5-6; Apocalisse 1:14-16; 10:1; 18:1

Marco 9:3; 16:5; Atti 1:10; Apocalisse 3:4-5

4 4. E, per lo spavento che n'ebbero, le guardie tremarono, e rimasero come morte.

Non dobbiamo meravigliarci! che l'apparizione dell'angelo abbia prodotto su quei soldati pagani un effetto così potente. La Scrittura ricorda molte occasioni nelle quali l'apparizione di tali messaggeri celesti fu seguita dal medesimo risultato. In questo caso, il terremoto, la presenza di un essere di natura evidentemente sovrumana, all'alba di quel giorno critico, nel quale era specialmente richiesta la loro vigilanza, nonché i miracoli che aveano accompagnato la morte, di Gesù, e dei quali essi erano stati testimoni, sono fatti più che sufficienti per spiegare il terrore dei soldati romani e lo sgomento mortale che s'impadronì di loro. Così vediamo, in un batter d'occhio, e senza alcun intervento umano, rese completamente vane tutte le precauzioni dei rettori giudaici. Così pure sono adempiute alla lettera le parole del Salmista: "Colui che siede nei cieli ne riderà; il Signore si befferà di loro" Salmo 2:4.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:11; 27:65-66

Giobbe 4:14; Salmo 48:6; Daniele 10:7; Atti 9:3-7; 16:29; Apocalisse 1:17

5 5. Ma l'angelo prese a dire alle donne: Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso.

Luca 24:7 dice che le donne pure furono spaventate alla vista di quei messaggeri celesti; ma l'angelo le esortò a bandire ogni timore. Il voi è enfatico e segna un contrasto fra le donne e le guardie, quasi dicesse: "La disciplina militare l'abitudine dei pericoli, la conoscenza degli uomini acquistata nel servire in diversi paesi, non sono di giovamento alcuno a questi soldati contro la potenza del mondo degli spiriti: Vedete, giacciono in terra, oppressi da invincibile terrore! Ma voi, benché siate deboli donne, non avete nessun motivo di temere; Noi e voi serviamo lo stesso Signore; voi, come amiche, cercate Gesù il crocifisso; e noi, come suoi messaggeri, ci dilettiamo nel fare la sua volontà".

PASSI PARALLELI

Isaia 35:4; 41:10,14; Daniele 10:12,19; Marco 16:6; Luca 1:12-13,30; Ebrei 1:14

Apocalisse 1:17-18

Salmo 105:3-4; Luca 24:5; Giovanni 20:13-15; Ebrei 1:14

6 6. Egli non è qui; poiché è risuscitato, come avea detto;

L'angelo, prima di tutto, tranquillizza l'ansietà delle donne riguardo al corpo del Signore, dicendo loro che più non era nella tomba; quindi si mostra sorpreso che avessero creduto di trovarvelo ancora, mentre aveva annunziato che risusciterebbe. Qual contrasto fra la rapidità colla quale gli angeli comprendono e credono ogni parola che esce dalla bocca di Dio, e la tardità della umana fede!

venite a vedere il luogo dove giaceva;

Questo prezioso invito è premurosamente accettato. Le donne entrano nel monumento e guardano attorno, ma non scorgono quella salma adorata ch'esse vi cercano. Per qualche tempo, egli era giaciuto quivi, affin di santificare la tomba come un luogo di riposo per i suoi redenti, ma ora egli non c'è più! Quella visita delle donne nell'interno del monumento fu una cosa utilissima non solo per la loro propria soddisfazione, ma pure perché immediatamente dopo dovevano essere "testimoni" del fatto in faccia agli altri. La loro testimonianza non sarebbe stata ricevuta nemmeno dai discepoli, se non avesse avuta altra base che le parole di un angelo, il quale al dopotutto, poteva non essere altro per gli apostoli, che un fantasma della immaginazione femminile. Ora invece esse potranno dire non solo di aver visto la grossa pietra rimossa dall'apertura del monumento, ma anche di aver parlato con l'angelo che l'aveva rimossa, e di essere stato da lui stesso condotte nell'ormai vuoto sepolcro, onde poter dare ai discepoli la notizia che il Signore più non vi si trovava.

PASSI PARALLELI

Matteo 12:40; 16:21; 17:9,23; 20:19; 26:31-32; 27:63; Marco 8:31; Luca 24:6-8

Luca 24:23,44; Giovanni 2:19; 10:17

Marco 16:6; Luca 24:12; Giovanni 20:4-9

7 7. E andate presto a dire ai suoi discepoli:

La parola "discepoli" indica qui, senza dubbio, tutti i credenti Galilei, che formavano la maggioranza dei seguaci di Cristo. Marco aggiunge "ed a Pietro". Pietro infatti, dopo quanto gli era accaduto, avrebbe potuto dubitare che a lui pure s'indirizzasse quel messaggio, e che avesse ancora il diritto di essere fra i discepoli. Perciò il Signore ricorda particolarmente il suo nome: prova commovente della sua bontà nel perdonare, e della cura compassionevole che ei si prende dei più deboli!

Egli è risuscitato da' morti; ed ecco, vi precede in Galilea;

La provincia alla quale le donne pure appartenevano. Il Signore aveva fatto questa promessa ai discepoli prima del suo arresto Matteo 26:32.

quivi lo vedrete; ecco, ve l'ho detto.

Le donne non potevano dubitare che l'angelo fosse un messaggero celeste e quindi l'angelo fa appello a questa loro convinzione, acciocché credano alle sue parole.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:10; Marco 16:7-8,10,13; Luca 24:9-10,22-24,34; Giovanni 20:17-18

Matteo 28:16-17; 26:32; Marco 14:28; Giovanni 21:1-14; 1Corinzi 15:4,6

Matteo 24:25; Isaia 44:8; 45:21; Giovanni 14:29; 16:4

8 8. E quelle andatesene prestamente dal sepolcro,

dove questo messaggio era loro stato dato, con ispavento ed allegrezza grande. Questo conflitto di emozioni è perfettamente naturale in simili circostanze. Il sepolcro vuoto, il Maestro che era stato crocifisso ora tornato in vita e sul punto di partire per la Galilea, e quel Maestro Signore degli angeli! È da stupire che alla loro gioia si frammischi un solenne timore?

corsero ad annunziar la cosa ai suoi discepoli.

Le donne si affrettarono di tornare in Gerusalemme, non soltanto per eseguir l'ordine ricevuto, ma pura per accertarsi della verità delle cose che aveano vedute, domandando ai discepoli se Gesù le aveva realmente predette.

PASSI PARALLELI

Ezechiele 3:12-13; Salmi 2:11; Marco 16:8; Luca 24:36-41; Giovanni 16:20,22; 20:20-21

9 Matteo 28:9-10. GESÙ APPARE ALLE DONNE PER VIA Marco 16:9-11; Giovanni 20:11-18

9. Quand'ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo: Vi saluto! Ed esse, accostatesi,

L'apparizione di Cristo alle donne, mentre se ne tornavano insieme dal sepolcro, è ricordata dal solo Matteo; ma i passi che abbiamo creduto di notare come a questo paralleli, contengono cose che, se ci fossero noti tutti gli eventi di quel giorno, si troverebbero senza dubbio concordi con essa. Risulta chiaramente da questo versetto che Gesù apparve per via alle donne che erano andate insieme al sepolcro. È pur chiaro, dal racconto di Marco e di Giovanni, che Gesù apparve separatamente a Maria Maddalena mentre era sola. Come riconciliare l'un coll'altro questi fatti? Rimase dessa al sepolcro lasciando che le sue compagne andassero a riferire la cosa ai discepoli? Ovvero Cristo le apparve egli una seconda volta nel giardino di Giuseppe quando, compiuto l'incarico, ritornò al monumento? Sono così pochi e brevi i ragguagli datici dagli Evangelisti i quali aveano per unico scopo di stabilire la certezza della risurrezione di Cristo, che ognuno deve decidere per il proprio conto quale di queste due alternative gli sembra la più probabile. Siamo di parere che la prima meglio concordi col resto del racconto.

gli strinsero i piedi e l'adorarono.

Riconobbero immediatamente il loro Signore risuscitato, e si prostrarono ai suoi piedi, nell'atto di chi adora. Gesù accetta il loro culto, il che sarebbe stato per parte sua un atto sacrilego se fosse vera la dottrina di Socino e di Ario, secondo la quale Cristo sarebbe stato un semplice uomo, o la più eccelsa creatura di Dio. Il fatto che le donne abbracciano i piedi di Gesù, e l'invito diretto poi all'incredulo Toma di mettere, il suo dito nelle ferite dei chiodi, ecc., distruggono interamente le assurde teorie gnostiche, secondo le quali Cristo non avrebbe assunto la natura umana in realtà, ma solo in apparenza. Se poi, insieme con quei fatti indubitabili, prendiamo a considerare tutto ciò che ci è riferito intorno alle diverse apparizioni del Signore dopo la sua risurrezione, troveremo abbondante materia per meditare sulle proprietà del corpo spirituale di Gesù, simili al quale saranno pure, dopo la risurrezione, i corpi di tutti i redenti.

PASSI PARALLELI

Isaia 64:5; Marco 16:9-10; Giovanni 20:14-16

Luca 1:28; Giovanni 20:19; 2Corinzi 13:11

Cantici 3:3-4; Luca 7:38; Giovanni 12:3; 20:17: Apocalisse 3:9

Matteo 28:17; 14:33; Luca 24:52; Giovanni 20:28; Apocalisse 5:11-14

10 10. Allora Gesù disse loro: Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli, che vadano in Galilea; là mi vedranno.

Colle parole "miei fratelli", Gesù non indica, come lo hanno creduto alcuni, i suoi fratelli secondo la carne, poiché non abbi indizio veruno che essi fossero già convertiti e che i discepoli fossero con essi in relazione. Abbiamo qui una semplice ripetizione del messaggio che l'angelo aveva già dato alle donne per i discepoli, affinché affrettassero la loro partenza da Gerusalemme. I sostenitori della prima interpretazione dicono che se quell'ordine fosse stato dato ai discepoli, questi, nell'ubbidire ad esso, avrebbero perduto più di una occasione di incontrarsi con Cristo, prima che egli andasse in Galilea; ma è più probabile che il Signore apparisse loro più volte in Gerusalemme appunto perché tardi nell'ubbidire al suo comando, e per fortificare la loro debole fede. Dal nome col quale Cristo chiama i discepoli, si può desumere quant'essi erano cari al suo cuore. Nel primi tempi il aveva chiamati discepoli, poi amici Giovanni 15:15, ed ora. dopo la sua risurrezione il chiama fratelli Salmo 22:23; Ebrei 2:11-12.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:5; 14:27; Luca 24:36-38; Giovanni 6:20

Matteo 28:7; Giudici 10:16; Salmo 103:8-13; Marco 16:7

Matteo 12:48-50; 25:40,45; Marco 3:33-35; Giovanni 20:17; Romani 8:29; Ebrei 2:11-18

11 Matteo 28:11-15. LE GUARDIE RICEVONO DANARO PER PROPAGARE UNA MENZOGNA

Quel particolare così importante relativo alla risurrezione del nostro Signore, è riferito dal solo Matteo.

11. Or mentre quelle andavano,

cioè al momento in cui si alzava il sole, o poco prima. Le donne infatti si erano fermate pochi minuti vicino al monumento. Aveano però avuto il tempo di osservare le guardie distese al suolo e fuori di se per la paura; potevano quindi, narrando ciò che aveano visto, smentire completamente la favola messa poi in giro dalle guardie stesse.

ecco, alcuni della guardia vennero in città, e riferirono ai capi sacerdoti tutte le cose ch'erano avvenute.

Una tal condotta da parte delle guardie era perfettamente naturale. Pilato le aveva poste sotto gli ordini dei sacerdoti. Consce di avere fedelmente adempiuto al proprio dovere, le guardie narrano quanto era accaduto con perfetta veracità e colla franchezza di chi non ha niente da rimproverarsi.

PASSI PARALLELI

Matteo 28:4; 27:65-66

12 12. Ed essi, radunatisi con gli anziani,

Era così importante la notizia data dalle guardie, che i capi sacerdoti non vollero prendere sopra di se la responsabilità di dare qualsiasi ordine. Essi trattengono i soldati, mentre si convoca in fretta una seduta del Sinedrio per decidere la questione: "Che dobbiamo noi fare ora che, a dispetto di tutte le nostre precauzioni, l'impostore di Nazaret è risuscitato, dopo tre giorni, come egli aveva predetto?". Permettere che si sparga, senza contraddirla, una tale notizia, era esporsi ad una i ruina completa. Altra alternativa non rimaneva loro che di comprare le guardie, perché queste non divulgassero la verità,

e tenuto consiglio, dettero una forte somma di danaro ai soldati, 13. dicendo: Dite così: i suoi discepoli son venuti di notte, e l'han rubato, mentre dormivamo.

Il soldato che trovandosi in sentinella si addormentava, era dalla legge militare romana inesorabilmente punito di morte. Era dunque naturale che ognuno di essi domandasse una somma considerevole per esporsi ad un tanto pericolo col solo fine di soddisfare ad un capriccio dei Giudei! È cosa meravigliosa che il Sinedrio non si sia accorto della evidente contraddizione contenuta nella favola da esso suggerita ai soldati; poiché, se le guardie dormivano, come mai poterono sapere che il corpo del Signore era stato rubato, e che i ladri erano stati i suoi discepoli? Ma l'affare premeva: e chi sa se in quello stesso istante i soldati rimasti al sepolcro non erano intenti a raccontare ai curiosi come erano andate le cose? Mancava il tempo per inventare una storia più verosimile della verità; ed essi nella grande loro perplessità afferrano la supposizione che i discepoli di Cristo ne abbiano rubato il corpo, e subito comandano ai soldati di spargere cotesta favola, senza darsi il tempo di esaminare se non c ontenga qualche contraddizione che ne sveli la impostura.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:3-4; 27:1-2,62-64; Salmo 2:1-7; Giovanni 11:47; 12:10-11; Atti 4:5-22

Atti 5:33-34,40

Matteo 26:64

14 14. E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi metteremo fuor di pena.

"Se l'affare viene fatto sapere al governatore, perché si faccia una inchiesta, noi lo persuaderemo a salvarvi da ogni pericolo!". La sicurezza colla quale il Sinedrio parla di persuadere Pilato mostra sino a qual punto costui fosse in loro potere. Infatti, egli non ardì liberare Gesù, quantunque ne riconoscesse la innocenza e desiderasse salvarlo; ed ora, se fosse stata portata dinanzi al suo tribunale questa grave accusa di negligenza nella disciplina militare, egli non avrebbe ardito di punirla. La sua crudeltà, la sua rapacità e la sua ingiustizia, avendo già suscitato tali lagnanze da meritargli i severi rimproveri dell'imperatore romano, sarebbe stata cosa pericolosa per lui l'offendere le autorità giudaiche, e dare loro nuovi motivi di lamento.

PASSI PARALLELI

Atti 12:19

15 15. Ed essi, preso il danaro,

Certi di non correre nessun rischio per la loro vita, e con una ragguardevole somma nella loro cintura, quei, soldati non hanno difficoltà alcuna di propagare quella menzogna; ma oh, qual disprezzo dovean essi provare per le autorità di Gerusalemme, e più ancora per la religione giudaica!

fecero secondo le istruzioni ricevute; e quel dire è stato divulgato fra i Giudei, fino al dì d'oggi.

Ben conosceva il Sinedrio la falsità di quella storia: prova ne sia che nulla fece per arrestare i discepoli e per ritrovare il cadavere di Gesù; e quando, più tardi, ripetutamente fece comparire davanti a se gli apostoli, e li udì dichiarare pubblicamente e solennemente che Dio aveva risuscitato il suo Figlio, il quale essi, rettori dei Giudei, aveano crocifisso, nessuno ebbe il coraggio di alzarsi per respingere l'accusa, ed affermare che il corpo era stato rubato, e che la risurrezione di Cristo era una favola. Sarebbe veramente incomprensibile che una fiaba cotale abbia avuto corso sino alla data del Vangelo di S. Matteo, se non sapessimo che i Giudei non tralasciarono nulla per accreditarla e tenerla viva. Giustino martire, nel secondo secolo, scrive infatti Dial. cum Triph., che "i rettori dei Giudei mandarono, in ogni paese, dei messaggeri speciali per spargere più efficacemente la loro menzogna".

PASSI PARALLELI

Matteo 26:15; 1Timoteo 6:10

Matteo 27:8

RIFLESSIONI

1. Dopo la dottrina della espiazione, secondo la quale Cristo "ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno", e "Colui che non aveva conosciuto peccato, è stato fatto peccato per noi", nessun'altra dottrina è più importante e consolante di questa della risurrezione del Salvatore. Gesù si era presentato come Messia; aveva annunziato che presto sarebbe morto per fare l'espiazione dei peccati di tutti coloro che crederebbero in lui; ed in prova della verità di queste sue parole, aveva fatto appello alla sua risurrezione; che sarebbe avvenuta il terzo giorno dopo la sua morte. Senza questa risurrezione come avremmo noi fatto a sapere se Cristo fu o non fu un impostore? se pagò o non pagò il riscatto necessario a liberarci dalla condannazione? se vinse la morte o fu vinto da essa? se il Padre rimase soddisfatto della sua opera, e lo accettò come cauzione nostra e nostro sostituto? Come poi essere certi della propria nostra risurrezione, se non ci sono prove incontestabili che egli è risorto dai morti, e ha adempiuto la sua predizione? Se Gesù fesse stato un impostore, il Dio di giustizia, di santità e di verità avrebbe egli sanzionata la frode col miracolo, che Dio solo può fare, ridonando la vita ad un morto? Se la morte di Gesù non avesse data piena soddisfazione alla giustizia di Dio, e non avesse procacciato per noi "una giustizia eterna", la tomba lo terrebbe tuttora prigione, e proclamerebbe in tal modo che l'opera di lui è fallita. Ma la risurrezione, accertata in modo da escludere ogni dubbio, confonde le calunnie dei suoi nemici, ed assicura a tutti i credenti le benedizioni dell'alleanza di grazia. "Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che dormono". "Perché egli vive, anche noi vivremo".

2. Il terrore che s'impadronì di quei fieri soldati romani, agguerriti e usati ai più terribili spettacoli, è per noi un segno di quel che accadrà all'ultimo giorno. Che faranno allora gli empi ed i malvagi, quando la tromba suonerà e Cristo verrà con gran gloria a giudicare il mondo? Che faran dessi, quando vedranno tutti i morti uscire dai loro sepolcri, e tutti gli angeli di Dio riuniti intorno al suo gran trono bianco? Quali terrori e quali spaventi possederanno le anime loro, quando riconosceranno di non poter più oltre evitare la presenza di Dio, e di doversi anzi incontrare faccia a faccia con lui? "Oh, fossero pur savi gli uomini, e considerassero la loro fine!". Si ricordassero pure che vi ha da essere una risurrezione ed un giudizio, e che "l'ira dell'Agnello" sarà in quel giorno una terribile realtà!

3. Che dolce soggetto di contemplazione è mai quello del ministerio degli angeli, specialmente quando viene prestato alla persona di Cristo e più ancora quando consiste nell'annunziare la risurrezione sua dai morti! Li vediamo qui, non solo riunirsi intorno alla persona di Gesù come intorno al loro adorato Signore ma pure interessarsi vivamente di ogni minima circostanza e prendere la più tenera cura dei discepoli. Nella sollecitudine loro inverso le persone accorse alla tomba di Gesù, non dobbiamo noi scorgere un segno dei loro sentimenti e della loro condotta verso "coloro che hanno da eredar la salute", a qualsiasi classe, o età, o paese appartengano?

4. L'assurdità della storia divulgata dalle guardie comprate è già stata in parte dimostrata, ma apparirà più evidente dalle seguenti considerazioni: È inverosimile che una schiera di soldati si sia abbandonata al sonno, pur sapendo che l'autorità desiderava che il sepolcro fosse severamente, custodito. È inverosimile che non sieno stati svogliati, né dall'arrivo di quel dato numero di discepoli che era necessario per portare via il corpo di Gesù, né dal rumore che dovean fare nel rotolare la grossa pietra che otturava l'entrata del sepolcro. È inverosimile che i discepoli abbiano svestito il cadavere, e lasciato i panni mortuari nel sepolcro quando avrebbero questi giovato a trasportare il corpo dove lo volevano nascondere. Un cadavere poi, in cui si riteneva dovessero presto manifestarsi i segni della putrefazione, sarebbe stato di grande impaccio ai discepoli, poveri, qual'erano e stranieri in Gerusalemme. Come abbiamo notato più sopra, gli stessi rettori dei Giudei non prestavano fede a quella storia, dal momento che non ardirono mai accusare gli apostoli di aver rubato il corpo di Gesù. Né vi credette maggiormente il pubblico, poiché, fra quelli che avevano udita quella fiaba, non pochi dei quali aveano preso parte attiva alla morte di Gesù, cinque settimane dopo molti si aggiunsero ai suoi discepoli, e fecero della certezza del suo risorgimento la base di ogni loro speranza di salvezza.

16 Matteo 28:16-20. INCONTRO DI GESÙ COI SUOI DISCEPOLI IN GALILEA. EGLI DÀ LORO IL GRAN MANDATO DI PREDICARE IL VANGELO

16. Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea,

Da Giovanni 20:19-26, impariamo con certezza che essi rimasero una settimana almeno in Gerusalemme, dopo la risurrezione del loro Maestro; ma essendo, in capo a quella, interamente finita la festa di Pasqua, è probabile che allora partissero per la Galilea.

sul monte che Gesù avea loro designato.

Gesù aveva annunziato nel cap. Matteo 24:32, con parole quasi identiche a quelle usate poi dall'angelo, che egli sarebbe andato innanzi al suoi discepoli in Galilea; ma né in quel passo, né in alcun altro viene detto il luogo preciso dove aveano a trovarsi insieme. Gesù probabilmente indicò quella montagna in una delle sue apparizioni ai discepoli in Gerusalemme. La presenza dell'articolo definito ci permette di supporre si tratti qui di un luogo conosciuto, dove Cristo ed i suoi discepoli solevano riunirsi: fors'anche il monte delle Beatitudini. Matteo, parlando di quelli che andarono in quella occasione incontro a Gesù, non fa menzione che degli Undici, perché nel breve racconto che ci lasciò degli eventi posteriori alla risurrezione di Cristo, egli ebbe specialmente in vista le istruzioni date agli apostoli. Ma non c'è nulla, in questo versetto, che ci autorizzi a credere che i soli Undici fossero presenti in questa circostanza, o che il Signore non ebbe altri incontri coi suoi apostoli in Galilea. Confrontando accuratamente i Vangeli, vediamo, al contrario, che ci fu, sulle rive del lago di Tiberiade, una prima apparizione, ricordata da Giovanni 21:1 ecc. alla quale furono presenti soltanto alcuni degli apostoli, e che, dopo, avvenne questa in sul monte, nella quale egli "apparve a più di cinquecento fratelli" in una volta 1Corinzi 15:6. L'unica spiegazione che si possa dare della riunione di un numero così grande di discepoli nello stesso luogo, si è che essi speravano che quivi si manifesterebbe il loro Signore risuscitato, secondo la promessa che egli ne aveva fatta prima della sua morte, e che aveva due volte ripetuta dopo la sua risurrezione.

PASSI PARALLELI

Marco 16:14; Giovanni 6:70; Atti 1:13-26; 1Corinzi 15:15

Matteo 28:7,10; 26:32

17 17. E, vedutolo, l'adorarono; alcuni però dubitarono.

Obiettano alcuni che quelli che dubitarono non potevano essere apostoli, avendo questi già veduto il Signore dopo la sua risurrezione; ma questo non ci sembra conclusivo, se teniamo in mente quello che degli apostoli ci viene narrato in Giovanni 21:12. Val la pena di confrontare questo passo di Giovanni col presente di Matteo. Ricordiamo che, dopo la sua risurrezione, Cristo apparve ai suoi rivestito di un corpo spirituale, che era essenzialmente il medesimo di prima; ma che pure aveva subìto tali trasformazioni, da rendere perfettamente comprensibile il dubbio di cui è qui parola. Come si potrebbe altrimenti spiegare l'invincibile desiderio degli apostoli di domandargli chi egli fosse, mentre poi non ardivano farlo perché riconoscevano perfettamente che egli era il Signore? Nei casi ordinari, la loro condotta sarebbe stata da gente pazza; ma, nel caso attuale, quando cioè un amico ben conosciuto apparisce dinanzi a loro tanto simile a quello che era prima, eppure tanto dissimile, i loro sentimenti sono perfettamente naturali. Può darsi però che il conflitto di sentimenti che ci viene qui descritto, fosse provato da quei soli discepoli i quali allora vedevano Cristo per la prima volta dopo la sua risurrezione.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:28

Matteo 28:9; Salmo 2:12; 45:11; Giovanni 5:23

1Corinzi 15:6

18 18. E Gesù, accostatosi, parlò loro, dicendo: Ogni podestà mi è stata data in cielo e sulla terra.

Ricordiamoci che Cristo parla qui di se stesso, non già nella sua qualità di eterno Figlio dell'eterno Padre poiché, come Dio, gli apparteneva necessariamente l'onnipotenza; bensì nella sua qualità di Messia, di "Dio manifestato in carne", il quale, in ricompensa dei suoi patimenti espiatori, viene ora investito di un dominio e di una autorità universale. Queste parole sono la proclamazione fatta da Cristo stesso dello stabilimento del suo regno Matteo 16:28. L'ascensione fu poi la sua intronizzazione come Re, come Capo della sua Chiesa. In prova di che si studi accuratamente: Salmo 8:6; 110:1-7; Isaia 53:11-12; Daniele 7:13-14; Efesini 1:20,23; Filippesi 2:9-11; Apocalisse 5:11-13.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:27; 16:28; Salmo 2:6-9; 89:19,27; 110:1-3; Isaia 9:6-7; Daniele 7:14

Luca 1:32-33; 10:22; Giovanni 3:35; 5:22-27; 13:3; 17:2; Atti 2:36; 10:36

Romani 14:9; 1Corinzi 15:27; Efesini 1:20-22; Filippesi 2:9-11; Colossesi 1:16-19

Ebrei 1:2; 2:8; 1Pietro 3:22; Apocalisse 11:15; 17:14; 19:16

19 19. Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli

fate discepoli tutte le nazioni, convertendole alle dottrine del Vangelo. Che questo comando riguardasse non solo gli apostoli, ma tutta la moltitudine dei discepoli ivi radunati, risulta chiaramente dalla natura stessa del caso, e dal fatto che la prima volta in cui quell'ordine fu messo in esecuzione, ciò non accadde per il ministerio degli apostoli, ma per quello di alcuni semplici, membri della Chiesa Conf. Atti 8:1; 11:19. È di grande importanza che i cristiani si persuadano dell'obbligo loro di adempiere l'ordine dato in questo versetto; obbligo, imposto, senza distinzione a tutti quelli che si dicono discepoli di Cristo. È invalsa purtroppo la credenza che solo a quelli che sono stati consacrati al ministerio spetti la predicazione di Cristo, e che i semplici fedeli possano dispensarsi di parlare, anche ai loro congiunti più intimi, della salute delle loro anime. Mentre pochi son quelli che possiedono i requisiti per il pubblico ministero, tutti i cristiani sono competenti ad ammaestrare i loro vicini.

battezzandoli

Nella Chiesa giudaica, e sotto la dispensazione levitica, due erano i "sacramenti", ossia segni e suggelli del patto di grazia, cioè la Circoncisione e la Pasqua. Due altresì sono i sacramenti e suggelli di quel patto, nella nuova economia; il Battesimo e la Cena del Signore. Ognuno di essi è destinato a prendere il posto di quello dei primi a cui corrisponde. Il battesimo, come la circoncisione è il segno e il suggello del nettamento delle brutture della carne; la Cena del Signore, come la Pasqua, è il segno ed il suggello del sacrificio espiatorio dell'Agnello di Dio, per mezzo del quale solo gli uomini possono essere salvati. Riguardo al tempo, la Cena del Signore fu la prima ad essere istituita, quando cioè il divino Redentore celebrò la Pasqua coi suoi discepoli, immediatamente prima della sua morte Vedi Matteo 26:26-28, sostituendo così quella a questa nel modo più perentorio. Sol quando fu in procinto di salire al cielo e di mandare sopra i suoi discepoli lo Spirito santificatore, l'opera del quale, è simboleggiata nel Battesimo, Gesù istituì questo secondo sacramento. Noi troviamo al tempo stesso, nelle parole che ci occupano, la istituzione del Battesimo e l'autorizzazione di amministrarlo. Siccome gli elementi del pane e del vino, impiegati dal Signore nell'istituire la Santa Cena, lo erano già nella Pasqua; così pure l'uso dell'elemento dell'acqua per il sacramento del Battesimo non riusciva cosa nuova. È provato da testimonianze giudaiche che i Farisei praticavano il rito del battesimo d'acqua per ammettere i Gentili nella congregazione d'Israele. Giovanni Battista, quale precursore di Cristo, fece uso del battesimo di acqua come suggello della sua, dottrina, amministrandolo unicamente ai suoi connazionali. Ma siccome il battesimo non era stato mai imposto a dei Giudei, quella pratica del Battista diede origine a molte domande indirizzate dai Giudei ai suoi discepoli e dagli anziani del popolo a lui stesso Vedi Giovanni 1:24-27; 3:25. Anzi, ci narra Giovanni che lo stesso Gesù, al principio del suo ministerio, faceva uso del battesimo d'acqua per suggellare quelli che diventavano suoi discepoli, lasciando però che lo amministrassero i dodici Giovanni 3:26; 4:1-2. Questo battesimo pare aver tenuto un posto intermedio fra quello di Giovanni ed il sacramento istituito dal Signore sul monte di Galilea. Al pari del primo, era amministrato ai soli Giudei Matteo 10:5-6;15:24; ma superava quello in quanto era conferito, non più a coloro che credevano nella futura venuta del Messia, ma a coloro che ritenevano essere il Messia già apparso nella persona di Gesù. Quello istituito sul monte è superiore poi a quest'ultimo, in quanto che doveva esser dato a tutti i credenti senza distinzione, così Giudei come Gentili. Inoltre, dovea essere un solenne riconoscimento che la salute dell'uomo è opera di tutte e tre le persone della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Sarebbe interessante di sapere se i discepoli di Cristo hanno continuato ad amministrare il battesimo istituito dal Signore al principio del suo ministerio sino alla fine di esso; ma è impossibile rispondere categoricamente a cotesto quesito perché, all'infuori dei cap. 3. e 4. di Giovanni, citati più sopra, le S. Scritture non ne fanno più alcuna menzione. Siamo però disposti a credere che sia stato continuato: ciò spiega in modo soddisfacente la brevità colla quale la istituzione del Battesimo è riferita in questo passo, mentre quella della Santa Cena è raccontata molto più a lungo. Due altre domande si presentano relativamente a questo battesimo: in nome di chi era egli amministrato? e: Dovette egli essere ripetuto dopo la discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste? in risposta alla prima domanda possiamo dire, senza esitazione, che il battesimo era dato nel nome di Gesù, come Messia; ed alla seconda, che il libro degli Atti non ci parla di un secondo battesimo eccetto il caso di alcuni discepoli che, vent'anni dopo la morte di Cristo, non conoscevano altra dottrina che quella di Giovanni, Atti 19:1-7, ma che, senza dubbio, era lecito ripeterlo a chiunque desiderasse fare una più ampia confessione della sua fede nel Dio Uno e Trino.

I sacramenti del Battesimo e della Santa Cena sono di gran giovamento a tutti i veri cristiani. Essi sono, per così dire, i suggelli visibili all'occhio della fede, della immutabilità di quell'eterno patto di grazia che unisce a Dio quelli che credono in Cristo. La Chiesa romana ed una parte del clero delle Chiese anglicana e luterana insegnano che la "nuova nascita" di cui il Signore parlò a Nicodemo Giovanni 3:3,5, è operata dal Battesimo, quando questo sia debitamente amministrato da coloro che sono stati consacrati secondo la successione apostolica; in modo che quelli che lo ricevono sono per ciò stesso nati da Dio, diventano nuove creature, e son fatti eredi del regno dei cieli. Ma l'insegnamento di Paolo differisce assai dal loro 2Corinzi 5:17; Galati 5:6; 6:15; e l'esperienza prova ogni giorno quanto una cotal dottrina sia erronea e perniciosa per le anime di coloro che vi si confidano. Il Battesimo non doveva essere amministrato, come fa la Chiesa romana ai pagani, a guisa di opus operatum, ossia come un mezzo di conversione, ma a quelli che già si erano "convertiti dagli idoli a Dio, per servire all'Iddio vivente e vero", e per essere segno e suggello di quel loro cambiamento. Nulla v'ha in ciò che escluda il conferimento del Battesimo alla figliolanza di coloro che hanno fatto aperta professione del Vangelo; anzi la pratica apostolica, checché ne dicano alcuni eccellenti cristiani, è favorevole ad una tale usanza Atti 10:47-48; 16:33. Se così non fosse, l'economia del Vangelo sarebbe meno larga di quella dell'Antico Patto, il quale ordinava che tutti i maschi del popolo di Dio fossero circoncisi all'ottavo giorno. Siccome Abramo, quando venne stabilito il patto di Dio con lui, "ricevette il segno della circoncisione, suggello della giustizia della fede" così il Battesimo è, per il credente, sotto l'economia evangelica il suggello delle benedizioni dell'eterna alleanza di grazia.

nel nome del Padre, dei Figliuolo, e dello Spirito Santo;

lett. Per il nome. Troviamo le stesse parole relativamente a Mosè 1Corinzi 10:2 ed a Cristo Galati 3:27. Esse tornano a dire: per appartenere a... per entrare nell'alleanza di... Tale era precisamente il caso dei membri della Chiesa apostolica, i quali primieramente credettero, poi ricevettero il suggello dell'alleanza di grazia. La divinità del Figlio, nonché la divinità e la personalità dello Spirito Santo, sono enfaticamente insegnate in questo passo, poiché quelli che partecipano a questo rito, sono battezzati nel nome del Figlio e dello Spirito, non meno che nel nome del Padre. Sarebbe una bestemmia evidente se il Figlio e lo Spirito non fossero divini al pari del Padre.

PASSI PARALLELI

Salmo 22:27-28; 98:2-3; Isaia 42:1-4; 49:6; 52:10; 66:18-19; Marco 16:15-16

Luca 24:47-48; Atti 1:8; 13:46-47; 28:28; Romani 10:18; Colossesi 1:23

Atti 2:38-39,41; 8:12-16,36-38; 9:18; 10:47-48; 16:15-33; 19:3-5

1Corinzi 1:13-16; 15:29; 1Pietro 3:21

Matteo 3:16-17; Genesi 1:26; Numeri 6:24-27; Isaia 48:16; 1Corinzi 12:4-6; 2Corinzi 13:14

Efesini 2:18; 1Giovanni 5:7; Apocalisse 1:4-6

20 20. Insegnando loro di osservare tutte quante le cose

Ogni attento lettore riconoscerà facilmente che in questo discorso il Signore affida agli undici un duplice incarico:

1. L'opera missionaria, vale a dire la predicazione del Vangelo, finché tutte le nazioni abbiano udito la buona novella: predicazione che doveva essere seguita dal Battesimo, qual suggello della fede dei nuovi convertiti, essendo tolta d'or innanzi la eccezione del cap. Matteo 10:5

2. L'opera pastorale, che consiste nell'ammaestrare coloro che hanno confessato apertamente il nome di Cristo in tutte le dottrine che hanno abbracciate e nell'edificarli, per mezzo della parola, nella santità e nella pace cristiana, in questa clausola del vers. 20, è mentovata la seconda di queste due opere, e i termini nei quali viene accennata provano all'evidenza, che non doveva esser fatta dai soli apostoli, ma da quelli altresì che loro succederebbero nell'opera del ministerio, atteso che Gesù dichiari che dessa opera deve continuarsi fino alla fine del mondo.

che io vi ho comandate.

L'IO è enfatico e ricorda che Cristo è il Capo ed il Legislatore supremo della sua Chiesa. Ma il Signore non limita, come lo pretendono alcuni, l'insegnamento dei suoi servitori, alle parole da lui stesso pronunziate sulla terra, escluse le Scritture dell'Antico Testamento. Anzi, egli riconosce la divina autorità di queste Scritture come norma di fede, e insegna, col suo esempio, ai discepoli, a studiarle suggellandole così come Parola di Dio.

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente.

Queste parole ci fanno certi che il Signore sarà costantemente coi suoi ministri, e col suo popolo, benché le abbia dette quando era in procinto di ritornarsene al Padre. Non abbiam qui soltanto la promessa della sua presenza divina, ma quella ancora della sua presenza continua, quale Uomo-Dio e Mediatore. Essa si effettuerà principalmente per mezzo del suo Spirito ed anche per mezzo della sua provvidenza, della sua direzione, e dei suoi consigli. La sua presenza non si manifesterà solo ad intervalli, ma sarà continua per l'intera durata del periodo che deve correre dalla prima alla seconda venuta del Cristo. Egli non sarà cogli Undici soltanto, ma pure con tutti i missionari, pastori, predicatori, nonché con tutti i membri viventi della Chiesa "sino alla fine dell'età presente". La dichiarazione che precede queste parole mostra sufficientemente che esse devono prendersi nel loro significato più esteso e non già applicarsi unicamente a quel periodo che doveva terminare alla distruzione di Gerusalemme.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:24-27; Deuteronomio 5:32; 12:32; Atti 2:42; 20:20-21,27; 1Corinzi 11:2,23; 14:37

Efesini 4:11-17,20-32

Colossesi 1:28; 1Tessalonicesi 4:1-2; 2Tessalonicesi 3:6-12; 1Timoteo 6:1-4; Tito 2:1-10; 1Pietro 2:10-19

2Pietro 1:5-11; 3:2; 1Giovanni 2:3-4; 3:19-24; Apocalisse 22:14

Matteo 1:23; 18:20; Genesi 39:2-3,21; Esodo 3:12; Giosuè 1:5; Salmo 46:7,11; Isaia 8:8-10

Isaia 41:10; Marco 16:20; Giovanni 14:18-23; Atti 18:9-10; 2Timoteo 4:17; Apocalisse 22:21

Matteo 13:39-40,49; 24:3

Matteo 6:13; 1Re 1:36; 1Cronache 16:36; Salmo 72:19; Apocalisse 1:18; 22:20

RIFLESSIONI

1. La verità contenuta in queste parole di Cristo: "Ogni podestà mi è data in cielo e in terra", sia per noi un tesoro prezioso. Essa torna a dire che egli solo è Mediatore fra Dio e l'uomo, e che la salute di tutti quelli che sono salvati, da lui dipende. Cristo ha "le chiavi della morte e dello Hades". Egli è il Sacerdote eletto, il quale solo può assolvere i peccatori. Cristo è la sorgente delle acque vive, nelle quali soltanto possiamo essere purificati. Cristo è il Principe ed il Salvatore che solo può dare ravvedimento e remissione dei peccati. "Tutta la pienezza abita in lui!". Egli è la via, la porta, la luce, la vita, il pastore, l'altare del rifugio. "Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il Figliuol di Dio non ha la vita".

2. Osserviamo che il comandamento dato da Cristo ai suoi discepoli si divide in due parti: l'opera missionaria, destinata a condurre nell'ovile tutti quelli che ne sono fuori, sien dessi Giudei o Gentili; e l'opera pastorale, che ha di mira l'istruzione ed il progresso spirituale di quelli che hanno ricevuto il battesimo. Né l'una né l'altra di queste opere era temporanea. Siccome i servi di Cristo hanno ricevuto il mandato di "andare per tutto il mondo, e di predicare il Vangelo ad ogni creatura", ne segue che finché ci sarà un angolo della terra abitata non ancora visitato dai suoi messaggeri, od un essere umano che ancor rimanga fuori della Chiesa visibile, il ministero del missionario continuerà ad essere nella Chiesa una istituzione divina, in quanto all'ufficio pastorale, siccome è necessario istruire nella verità i figli dei credenti ed insegnare ai membri della Chiesa, non solo a conoscere, ma pure ad osservare tutte le cose che Cristo ha comandate, è evidente che esso dovrà continuare nella Chiesa finché Cristo apparisca in gloria.

3. Nella formula prescritta per il Battesimo, la dottrina della Trinità è chiaramente insegnata da Gesù. Ciascuna delle tre gloriose Persone prende parte al battesimo del Salvatore nel Giordano Matteo 3:16-17. Queste parole, colle quali Cristo ci ordina di battezzare, parlano del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo come di tre Persone distinte, eppure eguali; e quei tre sono Uno. Di vero, è questo un gran mistero: ci basti riceverlo e crederlo come una verità divinamente rivelata astenendoci dal volerlo spiegare. La follia puerile di non ammettere ciò che non possiamo comprendere, non si addice ad esseri effimeri come noi, conosciamo così poco di Dio e dell'eternità. Ci basti credere che nessuna anima avrebbe potuto essere salvata senza l'opera delle tre Persone della Trinità; e rallegriamoci che Padre, Figlio e Spirito Santo abbiano cooperato a creare l'uomo e cooperino eziadio a salvarlo.

4. Per incoraggiare i suoi a perseverare in quella duplice opera, il Signore fa due dichiarazioni. La prima è quella del vers. 18: "Ogni podestà m'è data in cielo e in terra": è data a me, che sono il Capo della Chiesa a me cui il Padre ha fatto la promessa: "Io ti darò le nazioni per tua eredità e le estremità della terra per tuo possesso". Egli possiede tutta la potenza celeste di saviezza, d'amore e di virtù; egli regna sopra ogni creatura, ogni passione, ogni principio, ogni commovimento in terra, e di questa Sua onnipotenza si vale a raggiungere il grande scopo della evangelizzazione, del mondo: "Andate adunque e fate discepoli tutte le nazioni!". La seconda dichiarazione si legge al vers. 20: "Ecco, io son con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'èra presente". Vi par di essere totalmente incapaci di assumere un'opera così grande? "Ecco, Io sono con voi". Per darvi tanta forza da compierla; poiché ogni podestà mi è data in cielo ed in terra. Temete voi forse che, in mezzo all'indifferenza ed all'odio di un mondo che ha crocifisso il vostro Signore, venga poi a pericolare la sua causa? Siate di buon animo: Io sono con voi! Io, che "ho vinto il mondo". Senza questa promessa, la predicazione del Vangelo sarebbe stata, e tuttora sarebbe, la più disperata delle imprese; ma con essa, il successo è assicurato!

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