Matteo 3

1 CAPO 3 - ANALISI

1. La narrazione della venuta di Giovanni Battista, necessaria per indicarci le relazioni che passano fra il suo ufficio e quello del Messia. Questo racconto fa conoscere il teatro della sua opera, il tema della sua predicazione, l'oggetto della sua missione come precursore del Messia, la semplicità del suo vestire, e la sua abnegazione. Matteo 3:1-4

2. Il battesimo e la testimonianza di Giovanni. Battezza sulle rive del Giordano, come suggello del pentimento sincero del peccato, e dell'aspettativa di una imminente manifestazione del regno di Dio cioè della venuta del Messia. Grande è l'eccitamento prodotto non solo in Gerusalemme ma in tutto l'antico regno d'Israele dall'apparizione di Giovanni. Uomini di ogni condizione sono fra i suoi uditori: pubblicani, soldati, gente del popolo, sacerdoti e Leviti, Farisei e Sadducei Luca 3:10,12,14; Giovanni 1:19. Giovanni che discerne il vero carattere di queste due sette, e specialmente la loro ipocrisia, rivolge loro severi rimproveri, ed insiste; non solo sulla professione di ravvedimento, ma sulle opere che devono dimostrarne la sincerità. La dichiarazione del suo proprio ufficio, e la testimonianza resa da lui all'aspettato Messia davanti ai sacerdoti ed ai Leviti mandati da Gerusalemme per interrogarlo sulla sua dottrina ai quali poterono associarsi i Farisei ed i Sadducei, come membri del Sinedrio, veng ono chiaramente esposte in Giovanni 1:19, ecc. Matteo 3:5-12.

3. Gesù battezzato. Il battesimo d'acqua, amministrato da Giovanni a Gesù, è seguito dal battesimo dello Spirito Santo, che scende sopra lui sotto forma visibile e lo consacra mentre che, per confermarlo nella sua missione, la voce del Padre esclama: «Questo è il mio diletto Figliuolo nel quale prendo il mio compiacimento» Matteo 3:13-17.

Matteo 3:1-12. LA VENUTA, IL BATTESIMO, E LA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI Marco 1:1-8; Luca 3:1-18.

1 Or in quei giorni

Nel capitolo precedente abbiamo lasciato la famiglia di Giuseppe a Nazaret «Ora in quei giorni», cioè trent'anni dopo, la ritroviamo nella medesima città. L'opinione generale è che Giovanni entrasse nel suo ufficio all'età di trent'anni e che questo durasse solo sei mesi; perché Gesù, nato sei mesi dopo Giovanni, era entrato per il battesimo nel suo pubblico ministero all'età di trent'anni Luca 3:23, e poco dopo, la missione di Giovanni cessò. Se si suppone però che la predicazione di Giovanni abbia durato più di sei mesi, bisogna concluderne che avesse incominciato prima del suo trentesimo anno.

comparve Giovanni Battista,

Suo padre era un sacerdote della muta di Abia, di nome Zaccaria, e sua madre Elisabetta era della famiglia sacerdotale di Aaronne; sicché per diritto di nascita, Giovanni apparteneva al sacerdozio levitico. È naturale il desiderare, sul parentado e sulla nascita del precursore del Messia, dettagli maggiori di quelli somministratici da Matteo, ed infatti Luca, scrivendo per i Gentili, ce li fornisce Luca 3:17. «Battista» indica il suo ufficio, come «Cristo» indica quello di Gesù. Lo storico Flavio Giuseppe lo rammenta con questo titolo Antich. 18:52.

predicando, nel deserto della Giudea,

Vedi la nota Luca 1:39. La contrada della Giudea, che comprendeva le possessioni di Giuda e di Beniamino, ora divisa, secondo la configurazione fisica del paese, in tre regioni parallele, le quali andavano dal N. al S., cioè: la pianura all'Occidente lungo la costa del Mediterraneo; la contrada delle montagne nel centro; ed il deserto dell'Oriente, lungo le sponde del Giordano e del mar Morto. Il deserto della Giudea non era precisamente simile a quello di Sinai o di Paran, o al paese posto fra i monti di Moab e l'Eufrate ; ma bensì un territorio senz'acqua, incolto e poco abitato; però, dopo le piogge periodiche, vi si trovavano pascoli abbondanti Luca 15:4. Questo deserto si estende molto al di là degli antichi limiti della tribù di Giuda, perché dall'estremità inferiore del lago di Galilea fino a Jutta Giosuè 15:55, città natia del Battista, posta ai limiti del deserto verso Mezzodì, tutto il paese sulla sponda destra del Giordano e del mar Morto ha un solo e medesimo aspetto. La scena dell'attività di Giovanni doveva essere aspra come la sua predicazione!

PASSI PARALLELI

Luca 3:1-2

Matteo 11:11; 14:2-14; 16:14; 17:12-13; 21:25-27,32; Marco 1:4,15; 6:16-29

Luca 1:13-17,76; 3:2-20; Giovanni 1:6-8,15-36; 3:27-36; Atti 1:22; 13:24-25

Atti 19:3-4

Isaia 40:3-6; Marco 1:7; Luca 1:17

Matteo 11:7; Giosuè 14:10; 15:61-62; Luca 7:24

2 2. E dicendo: Ravvedetevi,

La parola greca ravvedetevi indica un cambiamento di pensiero e di sentimento, relativamente al peccato ed alle cattive azioni commesse, ciò che conduce l'uomo non solo a deplorarle, ma ad abbandonarle intieramente; e questa risoluzione è seguita da atti che ne dimostrano la sincerità. Questo cambiamento è operato dallo Spirito di Dio.

perché il regno de' cieli è vicino.

L'espressione «il regno dei cieli», usata soltanto da Matteo, corrisponde negli altri Evangeli, al «regno di Dio». Generalmente queste espressioni indicano la nuova economia che stava per cominciare, ma spesso significano anche la santificazione progressiva del cuore e il regno della gloria. La liberazione dal peccato la prima benedizione del regno di Cristo, Matteo 1:21, non è apprezzata se non da chi ha sentita il peso del peccato sull'anima Matteo 9:12; perciò Giovanni doveva risvegliare le coscienze e destare in esse la speranza eli un pronto e sicuro rimedio.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:17; 11:20; 12:41; 21:29-32; 1Re 8:47; Giobbe 42:6; Ezechiele 18:30-32

Ezechiele 33:11; Marco 1:4,15; 6:12; Luca 13:3,5; 15:7,10; 16:30; 24:47

Atti 2:38; 3:19; 11:18; 17:30; 20:21; 26:20; 2Corinzi 7:10; 2Timoteo 2:25

Ebrei 6:1; 2Pietro 3:9; Apocalisse 2:5,21

Matteo 5:3,10,19-20; 6:10,33; 10:7; 11:11-12; 13:11,24,31,33,44-45,47

Matteo 13:52; 18:1-4,23; 20:1; 22:2; 23:13; 25:1,14; Daniele 2:44; Luca 6:20; 9:2

Luca 10:9-11; Giovanni 3:3-5; Colossesi 1:13

3 3. Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: Vi è una voce d'uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, addirizzate i suoi sentieri

Per significare l'imminenza della liberazione d'Israele dalla cattività babilonese per opera dell'Eterno, il secondo Isaia, con ardita figura poetica rappresenta l'Eterno che sta per porsi alla testa del residuo del suo popolo per ricondurlo, attraverso il deserto di Siria nella sua patria. Già s'ode la voce che ordina di preparare la via del Re dei re. Quel ch'era figura poetica al tempo del rimpatrio, è divenuto realtà concreta quando l'Eterno è venuto nella persona di Gesù a redimere l'umanità dalla schiavitù del peccato. Giovanni Battista, l'ultimo dei profeti dell'antico Patto, è stato mandato qual precursore o battistrada a preparare nei cuori la via al Salvatore. La profezia indiretta d'Isaia è citata nei quattro Vangeli ed in Marco è citata quella più diretta di Malachia 3:1: «Ecco io mando davanti a te il mio messaggero a prepararti la via».

PASSI PARALLELI

Isaia 40:3; Marco 1:3; Luca 3:3-6; Giovanni 1:23

Isaia 57:14-15; Malachia 3:1; Luca 1:17,76

4 4. Or esso Giovanni avea il vestimento, di pelo di cammello,

non si tratta della pelle col pelo che sarebbe stata troppo pesante, né del bel pelo fine di quell'animale, ma del pelo lungo ed irsuto col quale si tesseva un rozzo panno di cui anticamente si rivestivano gli anacoreti, e che tuttora serve di vestiario alla gente povera in Oriente.

e una cintura di cuoio intorno ai fianchi.

Gli Arabi anche oggidì portano una larga cintura di pelle che serve a sostenere le reni ed a reggere una lunga camicia, unico loro vestito. Secondo Zaccaria 13:4, sembra che a quell'abito si riconoscessero i profeti. Siccome Giovanni era l'Elia della profezia Confr. Malachia 3:1 con Matteo 11:13-14, ravvisiamo nel suo modo di vestire una gran somiglianza con quel profeta 2Re 1:8.

e il suo cibo erano locuste.

Questi insetti sono numerosissimi nei paesi orientali. I poveri li mangiano fritti, o seccati e salati, poi ridotti in focaccia. La legge di Mosè permetteva di mangiare le locuste Levitico 11:22; ma, non essendo esse grate al palato, soltanto i più miserabili se ne cibavano, e dal fatto che Giovanni ne faceva suo cibo ordinario si argomenta ch'egli doveva esser povero e di umile condizione.

e miele selvatico.

Abbondano in Palestina le api, perciò la Bibbia la chiama spesso «un paese stillante miele» Esodo 3:8,17. Questi insetti depositavano il miele nelle fessure delle rupi, e nei cavi dei tronchi degli alberi, in tale abbondanza che il miele diventò cibo usuale dei pastori, e di altri che vivevano nel deserto.

PASSI PARALLELI

Matteo 11:8; 2Re 1:8; Zaccaria 13:4; Malachia 4:5; Marco 1:6; Luca 1:17; Apocalisse 11:3

Matteo 11:18; Levitico 11:22

Deuteronomio 32:13; 1Samuele 14:25-27

5 5. Allora Gerusalemme, e tutta la Giudea

Nel tempo del ministero di Giovanni la Palestina era divisa in tre parti: la Giudea, la Samaria e la Galilea. La prima comprendeva il territorio delle tribù di Giuda e di Beniamino ed una porzione di quella di Efraim.

e tutto il paese d'intorno al Giordano, presero ad accorrere a lui.

Il «paese d'intorno al Giordano comprende le parti della Samaria, della Galilea della Perea e, della Gaulonitide, adiacenti al fiume.

PASSI PARALLELI

Matteo 4:25; 11:7-12; Marco 1:5; Luca 3:7; 16:16; Giovanni 3:23; 5:35

6 6. Ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano.

Gl'Israeliti amministravano il battesimo ai proseliti d'infra i pagani, ed alcuni credono che Giovanni imitasse questa cerimonia; ma egli non imitava né le abluzioni prescritte dell'Antico Testamento né il battesimo dei proseliti forse non ancora stabilito a quell'epoca, né le cerimonie degli Esseni Vedi Nota preliminare, Sette Giudaiche, bensì adempiva un ordine di Dio, ordine datogli quando venne chiamato al suo ministero Giovanni 1:33. Nel linguaggio profetico, la purificazione per mezzo dell'acqua è simbolo della purificazione del cuore, la quale sotto la nuova economia deve estendersi a tutto il vero Israele, cioè alla Chiesa vivente di Dio Ezechiele 36:25; Zaccaria 13:1. Un tale insegnamento profetico diede origine all'idea che la venuta del Messia dovesse esser preceduta da una purificazione preliminare mediante la quale Elia o qualche altro profeta gli preparerebbe la via. Perciò i Giudei domandarono a Giovanni: Sei tu il Messia? Sei tu Elia? Sei tu il profeta? E se non lo sei, perché battezzi? Giovanni 1:21,25.

Se il battesimo di Giovanni non deve essere confuso con quello dei proseliti nemmeno deve confondersi con quello istituito da Cristo nella sua Chiesa, benché esso indichi le medesime verità essenziali. Infatti, Giovanni non battezzava nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; i suoi discepoli non credevano nel Messia come se egli fosse già venuto ma soltanto nella sua prossima venuta; e Paolo battezzò ad Efeso nel nome di Gesù alcuni discepoli che avevano di già ricevuto il battesimo di Giovanni Atti 19:3-4. Quel battesimo era dunque un pubblico suggello:

1 del bisogno di redenzione sentito dai peccatori pentiti che lo ricevevano;

2 dell'aspettativa del promesso Liberatore e del fermo proponimento di seguirlo quando Egli apparirebbe.

Quando quella grande moltitudine chiedeva il battesimo in un paese scarso d'acqua, Giovanni era costretto di condurlo al Giordano. Benché sia probabile che egli e quelli ch'egli battezzava entrassero nel fiume, ciò non prova che vi s'immergessero intieramente, ma ancorché così fosse, ciò non stabilirebbe una regola per il battesimo cristiano. Eccone la ragione: il culto stabilito dal Nuovo Testamento è spirituale, il battesimo è un segno esterno ed un suggello del perdono del peccato per mezzo del sangue di Cristo, e della purificazione interna per mezzo dello Spirito Santo; quindi poco importa che il battesimo si amministri per aspersione o per immersione, poiché colui che è istruito nelle cose del regno dei cieli vi scorgerà sempre quelle verità chiaramente figurate.

confessando i loro peccati.

Al battesimo si univa la confessione del peccato, e, conseguentemente una profonda umiliazione davanti a Dio. Ciò non giova punto a stabilire la confessione auricolare come insegna la Chiesa di Roma. Si tratta qui d'una confessione pubblica dei peccati fatta a Dio, in presenza di Giovanni e della moltitudine. Chi desidera pace e perdono ai nostri giorni deve pure confessare i suoi peccati, e quelli soltanto che riconoscono le loro colpe con rossore e compunzione sono disposti a ricevere Gesù Cristo come «loro giustizia» 1Giovanni 1:8-9.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:11,13-16; Ezechiele 36:25; Marco 1:8-9; Luca 3:16; Giovanni 1:25-28,31-33; 3:23-25

Atti 1:5; 2:38-41; 10:36-38; 11:16; 19:4-5,18; 1Corinzi 10:2

Colossesi 2:12; Tito 3:5-6; Ebrei 6:2; 9:10

1Pietro 3:21

Levitico 16:21; 26:40; Numeri 5:7; Giosuè 7:19; Giobbe 33:27-28; Salmo 32:5; Proverbi 28:13

Daniele 9:4; Marco 1:5; Luca 15:18-21; Atti 2:38; 19:18; 22:16; Giacomo 5:16

1Giovanni 1:9

7 7. Ma vedendo egli molti dei Farisei

Vi erano fra gli Ebrei, al tempo di nostro Signore, quattro sette religiose principali: i Farisei, i Sadducei, gli Esseni e gli Erodiani. Le due prime esercitavano una grande influenza sulla nazione, e le troviamo spesso menzionate nella narrazione della vita di Cristo. Secondo Giuseppe Flavio, esse esistevano già al tempo del sommo sacerdote Gionata A. C. 159-144. Il nome di Fariseo applicato alla setta più grande ed influente deriva dalla parola ebraica «Parash», separare, perché essi si separavano dal resto della società, per la singolare austerità delle loro idee religiose. Oltre la legge ed i profeti, essi insegnavano le tradizioni dei padri, e ne ponevano l'autorità perfino al disopra di quella delle Scritture. Le loro idee sulla provvidenza, sul governo di Dio, sulla vita futura, sull'immortalità dell'anima e sulla risurrezione, erano generalmente giuste; ostentavano una gran pietà che purtroppo non reprimeva la scellerataggine dei loro cuori, pieni di crudeltà. Il Signore li chiamò apertamente ipocriti, affine di premunire i suoi discepoli contro la loro influenza. Il governo romano, che aveva riunita la Giudea all'impero, trovava in loro degli accaniti nemici, che vivevano nell'aspettativa di un Messia affatto mondano,

e dei Sadducei venire al suo battesimo,

I Sadducei erano gli antagonisti dei Farisei. Formavano una setta piccola ma influente, in forza delle sue ricchezze e della educazione dei suoi membri che tutti erano d'alto grado. Un certo Sadoc ne fu il fondatore al tempo di Alessandro, il Grande; ma più tardi i suoi seguaci modificarono considerevolmente le sue dottrine. I Sadducei ammettevano in principio l'autorità dell'Antico Testamento, ma rigettavano tutta la tradizione, Disgraziatamente essi respingevano anche molte verità scritturali, come a cagione d'esempio la provvidenza di Dio, la vita futura, la risurrezione, l'esistenza degli angeli e degli spiriti. Erano materialisti e scettici, se non apertamente increduli Vedi Nota preliminare Sette Giudaiche.

disse loro: Razza di vipere,

siccome la vipera è velenosa, così l'influenza di quelle due sette era mortifera per la società tutta.

chi vi ha insegnato a fuggire dall'ira a venire?

Leggete Romani 1:18;1Tessalonicesi 1:10, e vedrete che cosa significhi «l'ira a venire». Giovanni penetrava i loro motivi; vedeva che erano piuttosto trascinati dalla popolarità dell'opera sua, che spinti da qualche ansietà per le loro anime.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:20; 12:24; 15:12; 16:6,11-12; 22:15,23,34; 23:13-28

Marco 7:3-5; 8:15; 12:13,18; Luca 7:30; 11:39-44; 16:14; 18:11; Giovanni 1:24

Giovanni 7:45-49; 9:40; Atti 4:1-2; 5:17; 15:5; 23:6-9; 26:5

Matteo 12:34; 23:33; Genesi 3:15; Salmo 58:3-6; Isaia 57:3-4; 59:5; Luca 3:7-9

Giovanni 8:44; 1Giovanni 3:10; Apocalisse 12:9-10

Geremia 6:10; 51:6; Ezechiele 3:18-21; 33:3-7; Atti 20:31; Romani 1:18; Ebrei 11:7

Romani 5:9; 1Tessalonicesi 1:10; 2Tessalonicesi 1:9-10; Ebrei 6:18; Apocalisse 6:16-17

8 8 Fate adunque dei frutti degni del ravvedimento.

Vano è il professare dei sentimenti ai quali non vadano uniti i fatti. Se parlate di pentimento dei vostri peccati, aborriteli, abbandonateli, menate una nuova vita.

PASSI PARALLELI

Matteo 21:28-30,32; Isaia 1:16-17; Luca 3:8,10-14; Atti 26:20; Romani 2:4-7

2Corinzi 7:10-11; 2Pietro 1:4-8

Galati 5:22-23; Efesini 5:9; Filippesi 1:11

Geremia 7:3-7; 26:13; 36:3

9 9. E non pensate di dir dentro di voi: Abbiamo per padre Abramo;

La discendenza degli Ebrei da Abrahamo era soggetto costante di vanto, specialmente per gli Scribi ed i Farisei; ma Giovanni li avverte che non potrebbero valersene presso il Messia, immorali ed impenitenti quali erano.

perchè io vi dico che Iddio può da queste pietre, far sorgere dei figlioli ad Abramo.

Queste parole considerate da alcuni come proverbiali al pari di Luca 19:9, indicano il potere di Dio, il quale poteva eseguire il, patto e le promesse fatte ad Abrahamo, ancorché quella generazione d'ipocriti fosse intieramente distrutta. Forse lo Spirito Santo che animava il Battista faceva in quelle parole allusione ai Gentili, chiamati più tardi ad esser figlioli spirituali d'Abrahamo, miracolo altrettanto portentoso agli occhi dei Giudei quanto il far sorgere dei viventi dalle pietre del deserto impariamo da questo versetto:

1 che non valgono né stirpe, né privilegi di nascita laddove non v'è rettitudine di vita;

2 che tali privilegi aumentano la nostra responsabilità, e per conseguenza la nostra colpa, se, invece di farci migliori, ci empiono, di orgoglio farisaico e d'incredulità sadducea;

3 che l'impenitenza di coloro che nascono nel seno della Chiesa visibile non può impedire Iddio di radunare intorno a se un popolo fedele Giovanni 6:36-37.

PASSI PARALLELI

Marco 7:21; Luca 3:8; 5:22; 7:39; 12:17

Ezechiele 33:24; Luca 16:24; Giovanni 8:33,39-40,53; Atti 13:26; Romani 4:1,11-16

Romani 9:7-8; Galati 4:22-31

Matteo 8:11-12; Luca 19:40; Atti 15:14; Romani 4:17; 1Corinzi 1:27-28; Galati 3:27-29

Efesini 2:12-13

10 10. E già la scure è posta alla radice degli alberi;

Gli antichi profeti spesso usano la stessa metafora Geremia 46:22; Ezechiele 31:3,11-12.

ogni albero dunque che non fa buon frutto, sta per essere tagliato, e gettato nel fuoco.

Il tempo in cui una mera professione di religione bastava era trascorso. Il celeste vignaiolo stava per venire nella sua vigna, affine di esaminare accuratamente ogni pianta. Il ricco fogliame di una religione esterna non ha valore agli occhi suoi; ogni pianta deve portare frutto, altrimenti viene tagliata e tolta come ingombro della terra Luca 13:69.

PASSI PARALLELI

Malachia 3:1-3; 4:1; Ebrei 3:1-3; 10:28-31; 12:25

Luca 3:9; 23:31

Salmo 1:3; 92:13-14; Isaia 61:3; Geremia 17:8; Giovanni 15:2

Matteo 7:19; 21:19; Salmo 80:15-16; Isaia 5:2-7; 27:11; Ezechiele 15:2-7; Luca 13:6-9

Giovanni 15:6; Ebrei 6:8; 1Pietro 4:17-18

11 11. Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portagli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.

Io non sono, dice Giovanni, se non amministratore del segno esterno della vostra, purificazione spirituale; ma il Cristo compirà egli stesso quella purificazione interna col suo Spirito, il quale opererà come fuoco, che purga perfettamente ciò che passa per esso, laddove l'acqua lava soltanto la superficie. Taluni credono che i capi di alcune sette giudaiche ricevessero i loro proseliti colla cerimonia del battesimo. La domanda di Gesù: «Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini?» sembra implicare che alcuni amministrassero il battesimo senza pretendere ad una missione divina. Il battesimo di Giovanni si distingueva dagli altri perché era dal cielo; ed era il battesimo in segno di penitenza, nell'aspettativa del Messia Atti 19:4. L'umile sua Posizione di fronte a quella di Gesù, di cui era precursore è qui indicata dal doppio contrasto ch'egli stabilisce tra il battesimo d'acqua ed il battesimo di fuoco, ossia di Spirito Santo; e fra quegli che è «più forte di lui», e lui stesso, schiavo indegno di sciogliere i sandali del suo Maestro. Il fuoco e l'acqua indicano ambedue nelle Scritture la purificazione e la santificazione ch'è opera delle Spirito Santo. Confrontate il linguaggio di questo versetto con quello di Giovanni 3:5: «Se alcuno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Il simbolo visibile di cui si serviva Giovanni era l'acqua; il simbolo visibile del fuoco apparve a Pentecoste.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:6; Marco 1:4,8; Luca 3:3,16; Giovanni 1:26,33; Atti 1:5; 11:16; 13:24; 19:4

Luca 1:17; Giovanni 1:15,26-27,30,34; 3:23-36

Marco 1:7; Luca 7:6-7; Atti 13:25; Efesini 3:8; 1Pietro 5:5

Isaia 4:4; 44:3; 59:20-21; Zaccaria 13:9; Malachia 3:2-4; Marco 1:8; Luca 3:16

Giovanni 1:33; Atti 1:5; 2:2-4; 11:15-16; 1Corinzi 12:13; Galati 3:27-28

12 12. Egli ha il suo ventilabro in mano, e netterà interamente l'aia sua, e raccoglierà il suo grano nel granaio; ma arderà la pula nel fuoco inestinguibile.

La verità contenuta in Matteo 3:10 è espressa in questo con un'altra similitudine, nella quale Gesù Cristo, capo della Chiesa, viene rappresentato come un agricoltore sull'aia, col ventilabro in mano separando la pula dal grano, raccogliendo questo nel granaio, e bruciando quella nel fuoco. Il grano rappresenta i credenti fermi, i santi preziosi al Signore Luca 22:31; il granaio è l'immagine del cielo Matteo 13:30. Confr. con Matteo 13:43. La pula rappresenta quelli che sono soltanto cristiani di nome Salmo 1:4.

PASSI PARALLELI

Isaia 30:24; 41:16; Geremia 4:11; 15:7; 51:2; Luca 3:17

Matteo 13:41,49-50; Malachia 3:2-3; 4:1; Giovanni 15:2

Matteo 13:30,43; Amos 9:9

Giobbe 21:18; Salmo 1:4; 35:5; Isaia 5:24; 17:13; Osea 13:3; Malachia 4:1; Luca 3:17

Isaia 1:31; 66:24; Geremia 7:20; 17:27; Ezechiele 20:47-48; Marco 9:43-48

13 Matteo 3:13-17. IL BATTESIMO DI GESÙ Marco 1:9-11; Luca 3:2-22

13. Allora Gesù, dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni, per esser da lui battezzato.

Marco dice ch'egli venne da Nazaret. Ivi Gesù era vissuto ritirato, dall'epoca in cui Giuseppe e Maria ritornarono dall'Egitto, e non se n'era allontanato, se non per recarsi alle feste giudaiche in Gerusalemme. Allorquando l'ufficio pubblico del suo precursore toccava al suo termine e che il suo stava per cominciare, Gesù lasciò Nazaret e raggiunse Giovanni sulle rive del Giordano. Aveva allora circa trent'anni.

Sulla prima gioventù del Salvatore non abbiamo ragguagli; solo sappiamo ch'egli era famigliarmente conosciuto dai suoi concittadini per figlio di Giuseppe e di Maria, e fratello della loro numerosa famiglia Matteo 13:55-56. Non dimentichiamo peraltro che il nostro Signore in quei trent'anni che precedettero il suo ministerio, adempì nella nostra natura ogni giustizia, osservando perfettamente tutta la legge di Dio, e ciò costituisce la sua ubbidienza attiva.

PASSI PARALLELI

Matteo 2:22, Marco 1:9; Luca 3:21

14 14. Ma Giovanni vi si opponeva, dicendo: sono io che ho bisogno di esser battezzato da te, e tu vieni a me!

Paragonando questo versetto con Giovanni 1:31,33, riesce difficile di conciliare i due passi, perché, mentre in S. Giovanni, il Battista dichiara che conobbe Gesù come Messia, soltanto dopo aver visto lo Spirito Santo scendere sopra lui, vediamo in S. Matteo, dalle parole indirizzate da Giovanni a Gesù, ch'egli lo conosceva anche prima. La difficoltà però è più apparente che reale. Le parole di Giovanni non possono significare che colui che gli chiedeva, il battesimo gli fosse affatto estraneo, poiché erano cugini e dovevano essersi incontrati ed aver parlato spesso insieme. Anzi è probabile che l'impressione prodotta sulla mente di Giovanni da quelle conversazioni, dalla pietà e dalla vita esemplare di Gesù, come pure un interno convincimento ch'egli era il Messia, lo inducessero a ricusargli il battesimo, e a dichiarare che aveva, piuttosto bisogno di esser battezzato da lui. Se ciò è vero, Giovanni può coscienziosamente, aver detto che finché non vide il segno dal cielo, egli non osò accertare che Gesù fosse il Messia. La sua convinzione, benché profonda, avrebbe potuto essere erronea.

PASSI PARALLELI

Luca 1:43; Giovanni 13:6-8

Giovanni 1:16; 3:3-7; Atti 1:5-8; Romani 3:23,25; Galati 3:22,27-29; 4:6

Efesini 2:3-5; Apocalisse 7:9-17

15 15. Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora; poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia. Allora Giovanni lo lasciò fare.

Gesù non confuta né rigetta le parole di Giovanni come false, anzi le accetta come vere; ma gli fa intendere che, «al presente», vi sono potenti motivi per cui il maggiore deve esser battezzato dal minore motivi compendiati in queste parole: «Conviene che noi adempiamo ogni giustizia». Qual contrasto fra questa dichiarazione di giustizia e la confessione di peccato di tutti gli altri che si presentavano al battesimo! Matteo 3:6.

Gesù era senza peccato, non aveva bisogno di pentimento; ma, perché si sottometteva egli al battesimo di Giovanni?

1 Perché egli era sottoposto alla legge ed obbligato alla stretta osservanza di tutte le cerimonie dell'antico patto, come Redentore che doveva compiere ogni giustizia per noi. Il battesimo di Giovanni era l'ultima, cerimonia dell'antica economia che stava per cessare; Cristo doveva riceverlo, come egli aveva osservato tutti i precetti della legge. Egli fu circonciso, benché nato circonciso di cuore; fu riscattato come primogenito, egli il Redentore; offrì senza dubbio tutti i sacrifici a cui era obbligato un Israelita come lo vediamo in occasione della Pasqua, sebbene fosse Egli stesso l'Agnello pasquale di propiziazione, il tipo supremo e la sostanza di tutte quelle figure; visitò il Tempio e la sinagoga, si sottomise umilmente ad ogni usanza e cerimonia mosaica, e quando non c'era peccato, ancora quelle non comandato da Dio, sebbene Egli fosse «Iddio benedetto in eterno». Per la stessa ragione ricevette il battesimo di Giovanni.

2 Gesù rese con quell'atto solenne testimonianza alla divina istituzione del battesimo di Giovanni Malachia 4:5, l'ultimo profeta dell'Antico Testamento, aveva predetto la venuta del precursore e l'opera sua, chiamandolo Elia il profeta. Giovanni proclamava che il suo battesimo era dal cielo Giovanni 1:33, ma gli Scribi ed i Farisei finsero di dubitarne Luca 20:5. Altri avrebbero potuto partecipare alle loro incertezze, se Gesù Cristo non avesse messo il suggello all'origine divina di quel battesimo.

3 Infine Gesù si sottomise a quella cerimonia esterna affine di essere, per essa, solennemente consacrato all'opera sua mediatrice, quando stava per incominciarla; e quella consacrazione terrestre tu immediatamente confermata dalla consacrazione conferitagli dal Padre, mediante il battesimo di Spirito Santo, il crisma che fece di lui l'Unto per eccellenza, il Messia.

PASSI PARALLELI

Giovanni 13:7-9

Salmo 40:7-8; Isaia 42:21; Luca 1:6; Giovanni 4:34; 8:29; 13:15; 15:10

Filippesi 2:7-8; Ebrei 7:26; 1Pietro 2:21-24; 1Giovanni 2:6

16 16. E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell'acqua; ed ecco i cieli si apersero, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere

Egli può riferirsi tanto a Giovanni che a Gesù. Difatti la discesa dello Spirito Santo sopra Gesù doveva essere per Giovanni il segno al quale riconoscere il Messia Giovanni 1:33. Tutti gli Evangelisti narrano questo fatto, ma non dicono che altri fossero presenti a questa manifestazione celeste, ed udissero la voce che l'accompagnò. È vana dunque ogni congettura sopra questo punto. Luca 3:21, ci dice che Gesù stava pregando quando il cielo si aperse.

come una colomba, e venire sopra di esso.

Lo Spirito Santo scese sopra lui, non solo come farebbe una colomba, ma realmente in forma corporale «a guisa di colomba», Luca 3:22. Non si può obiettare nulla al senso letterale delle parole relative alla forma assunta dallo Spirito, in questa circostanza, che non sia ugualmente applicabile a qualsiasi altra manifestazione visibile dello Spirito. Ma questa manifestazione non si può negare, perché Giovanni Battista asserisce nel modo più positivo Giovanni 1:33-34, ch'egli ne fu testimonio oculare. Perché lo Spirito Creatore non potrebbe Egli aver assunto una forma avente un significato simbolico? L'interpretazione letterale delle parole, «scendere in somiglianza di colomba», è la più antica e nel medesimo tempo la sola giusta. Tutte le spiegazioni moderne sanno di razionalismo, e tendono ad escludere il miracoloso. La colomba, simbolo di dolcezza, d'innocenza e di purezza, rappresenta mirabilmente quelle grazie che sono i «frutti dello Spirito» Galati 5:22, e che costituirono il carattere distintivo di Gesù durante la sua carriera terrestre. Non si tratta qui di una subitanea e temporanea discesa dello Spirito Santo, ma d'una speciale e permanente unzione del Salvatore per renderlo atto al suo santo ministerio. «Si è fermato sopra lui» Giovanni 1:32; Isaia 11:2. Da quel momento Gesù incominciò pubblicamente l'opera sua. Il battesimo dello Spirito non produsse nessun cambiamento nel carattere morale di Gesù; ma, per esso, Dio lo mise a parte per l'opera sua, e gli diede pubblica testimonianza della sua approvazione.

PASSI PARALLELI

Marco 1:10

Ezechiele 1:1; Luca 3:21; Atti 7:56

Isaia 11:2; 42:1; 59:21; 61:1; Luca 3:22; Giovanni 1:31-34; 3:34; Colossesi 1:18-19

17 17. Ed ecco una voce; dai cieli che disse: Questo è il mio diletto Figliuolo, nel quale io mi sono compiaciuto.

La voce veniva dal cielo, come nell'occasione della trasfigurazione Matteo 17:5. Dio stesso dichiarava che Gesù, consacrato alla sua opera mediante un doppio, battesimo, era il suo Figlio diletto; e ciò non era un semplice titolo ufficiale come credono i Sociniani, ma si riferiva alla natura divina ed eterna del Figlio Giovanni 1:34. Matteo narra il fatto come se Dio ci avesse presentato il suo Figlio diletto. Era primieramente una testimonianza per Gesù stesso; quindi, una prova della sua divinità per Giovanni e per noi.

Il battesimo di Gesù è stato sempre considerato con ragione, come una incontrastabile manifestazione della dottrina della Trinità, secondo la quale tre persone divine esistono in una sola natura. Qui abbiamo infatti:

1 Gesù il Cristo dichiarato Figlio di Dio dichiarato «uguale a Dio» Filemone 2:6; Giovanni 10:30, battezzato nel Giordano.

2 Lo Spirito Santo che scende a guisa di colomba sopra il Salvatore, ed anch'esso Dio, uguale al Padre Atti 5:3-4.

3 Il Padre che parla dal Cielo al Figlio, e dichiara di compiacersi in Lui. È impossibile spiegare in un modo soddisfacente la scena del battesimo di Cristo, se non si ammette che vi sieno nella natura o nell'essenza divina, tre Persone uguali, ognuna delle quali ha una parte speciale nell'opera della redenzione del genere umano.

PASSI PARALLELI

Giovanni 5:37; 12:28-30; Apocalisse 14:2

Matteo 12:18; 17:5; Salmo 2:7; Isaia 42:1,21; Marco 1:11; 9:7; Luca 3:22; 9:35

Efesini 1:6; Colossesi 1:13; 2Pietro 1:17

RIFLESSIONI

1. Giovanni Battista parlò chiaramente del peccato, e predicò la necessità assoluta del pentimento per essere salvati. È questo appunto l'insegnamento che ci occorre. Per natura siamo ciechi, siamo addormentati, siamo morti spiritualmente. È d'uopo che ci si dica spesso che dobbiamo pentirci e convertirci altrimenti periremo tutti quanti.

2 Giovanni Battista parlò chiaramente dei nostro Signore Gesù Cristo. Egli annunziò al popolo che doveva venire uno Più potente di lui, per salvare gli uomini, ed è appunto quell'insegnamento che richiede la natura umana. Abbiamo bisogno d'essere rivolti direttamente a Cristo. Tutti siamo proclivi a fermarci prima di averlo trovato. Siamo disposti a contentarci dell'unione esterna colla Chiesa, dell'uso regolare dei sacramenti, e della diligenza nell'approfittare del ministero evangelico, ma ciò non basta. Conviene insistere sull'assoluta necessità d'essere uniti a Cristo per la fede. Egli è la sorgente della «misericordia, la fonte d'ogni grazia. In lui solo troveremo e pace e vita.

3 Giovani Battista parlò chiaramente dello Spirito Santo. Egli dichiarò esservi un battesimo dello Spirito Santo, che il Signor Gesù solo può dare, il perdono dei peccati non è la sola cosa necessaria, per esser salvati; è pure indispensabile che i nostri cuori sieno battezzati dallo Spirito Santo, se vogliamo essere «degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce» Colossesi 1:12. Cristo deve operare per noi e lo Spirito in noi. Abbiamo diritto al cielo per il sangue di Cristo, ma siamo preparati per il cielo dallo Spirito di Cristo. Il battesimo d'acqua è un gran privilegio, ma non ci può giovare in nulla finché non conosciamo il battesimo dello Spirito Santo.

4 Giovanni Battista parlò chiaramente del terribile pericolo cui corrono incontro i peccatori e gli increduli ostinati. I suoi uditori lo sentirono parlare dell'«ira a venire», del giudizio infallibile del Messia, del «fuoco inestinguibile che arderà la pula»; ma egli parlò altresì della salvezza dei credenti, i quali saranno raccolti da Cristo, come il buon grano nel granaio, nel giorno della sua venuta.

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