Matteo 4

1 CAPO 1 - ANALISI

1. La tentazione nel deserto. Gesù entrò nel suo pubblico ministero dopo aver ricevuto il battesimo dello Spirito Santo. Conveniva che, come «secondo Adamo» venuto per porre rimedio alla rovina cagionata dal primo Adamo, egli incontrasse il principe delle tenebre, al principio del suo ministerio, nello stesso modo in cui l'aveva incontrato il primo Adamo, al principio della sua carriera di prova, come rappresentante di tutta la sua posterità. Perciò questo capitolo ci narra l'assalto dato da Satana al Figliuolo dell'uomo nel deserto. Egli è scritto espressamente per nostra norma ed istruzione che Gesù non si gettò di proprio impulso nella via della tentazione, ma fu condotto dallo Spirito nel deserto Sebbene dalla narrazione di Matteo sembri risultare che le tentazioni cominciassero dopo i quaranta giorni di digiuno, pure, secondo gli altri Evangelisti, è chiaro che il Salvatore fu assalito da Satana per tutto il tempo del suo soggiorno nel deserto, e che le tentazioni narrate in questi versetti furono le ultime e le più formidabili Matteo 1:1-11.

2. Gesù comincia il suo ministero in Galilea, al quale Matteo come Marco e Luca, passa subito, omettendo la seconda visita di Gesù a Giovanni Battista sulle sponde del Giordano, la testimonianza resa da questi al Salvatore come all'«Agnello di Dio», e la prima Pasqua che Gesù celebrò in Gerusalemme dopo il principio del suo ministerio Giovanni 1:29-54;2:13, ecc. Matteo ci fa osservare che Cristo scelse Capernaum per suo soggiorno durante il tempo del suo ministerio, affine di compiere un'antica profezia; mentre Luca 4:28-29, considera quella circostanza come conseguenza delle minacce degli abitanti di Nazaret Matteo 4:12-16.

3. Simon Pietro ed Andrea suo fratello sono chiamati da Cristo, mentre stanno pescando nel lago di Galilea; essi sono invitati a lasciare le loro reti per divenire «pescatori d'uomini», seguitando Gesù. Si deve distinguere quest'appello dalla loro prima vocazione alla fede in Gesù Cristo Giovanni 1:35-42. Similmente sono chiamati i figli di Zebedeo Matteo 4:18-22.

4. Cristo attira l'attenzione delle moltitudini predicando il regno dei cieli, ed operando guarigioni miracolose, talché la sua fama percorre non soltanto la Giudea e la Galilea, ma anche la Siria Matteo 4:23-25.

Matteo 4:1-11. GESÙ TENTATO NEL DESERTO Marco 1:12-13; Luca 4:1-13

1. Allora Gesù fu condotto

Secondo Marco ciò accadde subito dopo il battesimo. Egli passò ad un tratto dall'apice degli onori, all'umiliazione la più profonda. Marco, invece della parola «condotto», adopra un vocabolo più energico, cioè «spinto» che indica l'influenza potente esercitata sopra Gesù da un agente esterno,

dallo Spirito

«Spirito» non significa qui né l'intelligenza umana di Cristo, né uno spirito maligno, ma quello Spirito poc'anzi disceso su di lui. Questa tentazione era nel piano di Dio, perché Gesù fu guidato in tutto dallo Spirito Santo, l'azione del quale fu così evidente nel suo concepimento ed al suo battesimo.

su nel deserto,

dalla bassa valle del Giordano. Un monte arido ed incolto, chiamato oggigiorno «Quarantana», viene mostrato ai pellegrini che annualmente visitano le rive del Giordano, come il luogo ove fu tentato il Salvatore; ma cotesta tradizione dei frati di Terra Santa è inverosimile, poiché la città di Gerico, di cui si vedono ancora la rovine, era alla base di quel monte, ed il deserto ove Gesù fu esposto alle fiere Marco 1:13, non poteva essere vicino ad una città tanto popolosa. È probabile che si tratti del deserto di Giudea situato fra Enghedi, Tekoa, Maon e l'estremità meridionale del mar Morto, contrada solitaria ove si vuole che si menasse annualmente il becco per Azazel Levitico 16:10.

per esser tentato dal diavolo.

Cioè dall'avversario, dal calunniatore, dal nemico dell'umanità. Questi è veramente una persona, e non, come alcuni pretendono, una semplice influenza morale. Viene chiamato il serpente antico Apocalisse 12:9, Satana Giobbe 1:6-12, Beelzebub Matteo 12:24, il Principe della podestà dell'aria Efesini 2:2. Egli è il capo delle legioni degli angeli caduti, e degli spiriti maligni dell'inferno Matteo 25:41; Apocalisse 12:9;20:10. Egli tenta gli uomini ed opera nei figlioli della disubbidienza Efesini 2:2. Gesù fu tentato. Ciò non significa che egli fosse attratto ed adescato dalle proprie concupiscenze come un altro uomo; bensì ch'egli fu messo alla prova, ed assalito colla massima astuzia dall'avversario, per indurlo a peccare. La tentazione del Salvatore era necessaria affinché egli potesse sovvenire «a coloro che sono tentati». Il primo Adamo, essendo tentato, cadde; ma il secondo Adamo entrò per volere divino, nell'arena delle tentazioni, per dimostrare la sua fermezza e la sua superiorità sul primo. «In ogni cosa egli è stato tentato come noi, però senza peccato» Ebrei 2:18;4:15. La possibilità d'esser tentato non è in contraddizione colla sua impeccabilità, e la Scrittura la dichiara indispensabile al suo ufficio, e specialmente alla vera simpatia che deve esistere fra lui ed il suo popolo tentato.

PASSI PARALLELI

Marco 1:12,13-15; Luca 4:1-13; Romani 8:14

1Re 18:12; 2Re 2:16; Ezechiele 3:12,14; 8:3; 11:1,24; 40:2; 43:5; Atti 8:39

Genesi 3:15; Giovanni 14:30; Ebrei 2:18; 4:15-16

2 2. E dopo che ebbe digiunato quaranta giorni, e quaranta notti alla fine ebbe fame.

Non si tratta del digiuno secondo l'uso della Chiesa romana, che proibisce la carne degli animali, e permette di stuzzicare l'appetito con pesci ed altri cibi squisitamente conditi; non del digiuno maomettano, che si osserva di giorno, ed è seguito da orge notturne; non di mezze giornate di Astinenza interrotte da buoni pasti, come quello degli Ebrei moderni bensì di una totale astinenza da ogni cibo per un mese e dieci giorni. Il fatto dovuto all'intensità della meditazione e della preghiera, ha del miracoloso, e il provare d'imitare, come fanno i Romani durante la quaresima, è una vana presunzione, per non dire un'empietà. Il Nuovo Testamento, è vero, parla in modo lodevole del digiuno volontario fatto nella persuasione che, coll'aiuto dello Spirito Santo, esso possa tendere a frenare, o a rimuovere ciò che impedisce il nostro progresso nella grazia; ma i digiuni imposti periodicamente dalle autorità umane non trovano appoggio nel Nuovo Testamento. Si faccia eccezione in casi di pericolo imminente, per guerre, per epidemie, o altre pubbliche calamità. In tali circostanze il Governo inviti i suoi sudditi, ovvero la Chiesa di Cristo inviti i suoi membri a celebrare un giorno di digiuno e di preghiera onde Iddio allontani il flagello. Nel tempo dei Profeti fu fatto grande abuso del digiuno, così pure ai giorni di nostro Signore, dai Farisei, ed ai nostri dì da molti. L'eccesso dei digiuni è pericoloso in quanto che indebolisce soverchiamente le forze del corpo, fa considerare come merito o virtù la semplice privazione di cibi, ed induce a confondere un'esterna mortificazione coll'interna umiliazione dinanzi a Dio.

PASSI PARALLELI

Esodo 24:18; 34:28; Deuteronomio 9:9,18,25; 18:18; 1Re 19:8; Luca 4:2

Matteo 21:18; Marco 11:12; Giovanni 4:6; Ebrei 2:14-17

3 3. E il tentatore, accostatosi, disse:

L'opinione che il tentatore qui menzionato sia soltanto una personificazione dei pensieri e delle disposizioni di Gesù è altrettanto empia quanto assurda. La supposizione che quel tentatore fosse un uomo, sia il Sommo Sacerdote, sia un membro del Sinedrio, od anche uno degli emissari da quelli mandati a Giovanni Battista Giovanni 1:19, se pur poté mai esser fatta sul serio, è stata da lungo tempo confutata. Non ci è rivelato sotto qual forma Satana apparisse a Gesù, e sarebbe vana speculazione indagarlo.

Se tu sei Figliolo di Dio, di' che queste pietre divengano pani.

Non abbiamo motivi di dubitare che Satana conoscesse perfettamente Colui ch'egli tentava e la sua perfetta divinità, avendo senza dubbio udito la voce divina che diceva: «Questo è il mio diletto Figiuolo». Egli finge però il dubbio di tal riguardo col fine di spingere Gesù ad uscire dalle condizioni normali della vita umana in cui era entrato per compiere la salvazione nostra. Valendosi della fame, e della conseguente debolezza del corpo di Gesù, gli domandò in tono di meraviglia: «Com'è egli possibile che tu sia lasciato privo di nutrimento durante quaranta giorni? Orsù! se tu sei veramente Figliuol di Dio, comanda a queste pietre «questa pietra», Luca 4:3, che divengano pani!» Così Satana insinuava astutamente che, se Gesù non operava il miracolo, egli avrebbe buone ragioni di dubitare di ciò che si era detto di lui. La tentazione consisteva nell'insinuare nel cuore di Gesù, in un bisogno stringente, la sfiducia nella provvidenza di Dio che lo abbandonava alla fame, e nell'indurlo a rimediare al suo stato con un miracolo fatto per ordine di Satana.

PASSI PARALLELI

Giobbe 1:9-12; 2:4-7; Luca 22:31-32; 1Tessalonicesi 3:5; Apocalisse 2:10; 12:9-11

Matteo 3:17; Luca 4:3,9

Genesi 3:1-5; 25:29-34; Esodo 16:3; Numeri 11:4-6; Salmo 78:17-20; Ebrei 12:16

4 4. Ma egli, rispondendo, disse: Sta scritto:

Gesù, dalla sua mente, in cui erano «nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza» avrebbe facilmente potuto trarre una parola, non ancora scritta, per confondere il tentatore. Ma egli risponde colla parola di Dio, onorandola in tal modo come Guida infallibile perché ISPIRATA, ed insegnandoci a seguire il suo esempio glorioso nelle nostre tentazioni.

Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio.

Egli cita Deuteronomio 8:3. Nessun passo dell'Antico Testamento era più confacente allo scopo di Gesù, perché Mosè, in quello, allude alla manna mandata da Dio agl'Israeliti nel deserto, allorché erano privi del consueto nutrimento. Evidentemente si potrebbe trarre da questo vers. l'insegnamento, che siccome esiste nella nostra natura una parte spirituale ed una materiale, così non dobbiamo accontentarci dell'abbondanza dei beni temporali, ma piuttosto ricercare diligentemente «il pane della vita» Giovanni 6:35, per le anime nostre, se vogliamo godere dell'eterna felicità. Però osserviamo che nel passo citato da Gesù, non si stabilisce un contrasto fra il nutrimento materiale e lo spirituale, il che non sarebbe punto in rapporto con questa tentazione, ma fra il nutrimento consueto rappresentato dal pane, e qualunque altro nutrimento da Dio prescritto o comandato in via eccezionale, come per esempio la manna. Egli è evidente che Gesù, applicando quel passo al proprio caso, intendeva dire che Egli, operando il miracolo richiesto, sarebbe stato colpevole del medesimo peccato in cui cadde così spesso Israele, allorché dubitò che Dio volesse o potesse soccorrerlo. Ecco il senso della sua risposta» «Non si tratta qui del potere del Figliuolo di Dio, ma del dovere dell'uomo che si trova nel bisogno. Israele fu mantenuto nel deserto per quaranta lunghi anni dipendendo interamente dalla parola di Dio, per dimostrare che la sicurezza della vita degli uomini si fonda unicamente su quello che la bocca dell'Eterno avrà ordinato. E siccome la condizione degli Israeliti nel deserto non giustificò le frequenti mormorazioni della loro incredulità, così la mia posizione non mi dà il diritto di esercitare il potere del Figliuolo di Dio, afferrando per disperazione un soccorso illecito. Come uomo dunque io aspetto il divino aiuto, né dubito che giungerà al momento opportuno».

PASSI PARALLELI

Matteo 4:7,10; Luca 4:4,8,12; Romani 15:4; Efesini 6:17

Deuteronomio 8:3; Luca 4:4

Matteo 14:16-21; Esodo 16:8,15,35; 23:15; 1Re 17:12-16; 2Re 4:42-44; 7:1-2

Aggeo 2:16-19; Malachia 3:9-11; Marco 6:38-44; 8:4-9; Giovanni 6:5-15,31-59,63

5 5. Allora il diavolo lo menò seco nella santa città.

Secondo Luca 4:9, questa tentazione sarebbe la terza. I discepoli hanno dovuto ricevere le informazioni loro sul dramma morale della tentazione da Gesù stesso. L'ordine delle tentazioni non aveva ai loro occhi la stessa importanza della sostanza. Pure siamo disposti a credere che le tentazioni si succedevano nell'ordine in cui le riferisce Matteo per le seguenti ragioni, cioè:

  • che la risposta finale al vers. Matteo 4:10 non sarebbe, in caso diverso, al suo posto;

  • che questa tentazione Matteo 4:5 mira a spingere Gesù ad abusare della salda fiducia nella Provvidenza da lui poc'anzi mostrata;

  • finalmente, che Luca, adoperando la congiunzione e, non asserisce niente relativamente all'ordine delle tentazioni, mentre Matteo, adoperando allora, e di nuovo, sembra volerlo indicare.

Gerusalemme era chiamata «la santa città» perché sede della teocrazia, «città del gran re» Salmo 48:2, e dimora della Scechina, ossia della nuvola risplendente che era il simbolo della divina presenza.

e lo pose sul pinnacolo del tempio.

Forse il più alto comignolo del tempio ornato di frecce dorate, chiamato il Flavio, Antiq. 5:5,6; ma più probabilmente un'immensa torre sul portico reale di Erode, sospesa sulla sponda scoscesa del burrone del Chedron. Secondo lo storico Flavio Antiq. 15:11,5, non si poteva dalla sommità di questa torre, che aveva circa 700 piedi di altezza sopra la valle, contemplarne il fondo senza vertigine. Il modo in cui Satana trasportò Cristo non ci è rivelato; ma siccome è evidente che il Figliuolo di Dio permise a Satana di esercitare un certo potere sopra di lui, onde avesse ogni vantaggio, non vediamo come sia assurdo l'ammettere che Gesù fosse trasportato in un modo straordinario dal deserto a Gerusalemme. Abbiamo un esempio del potere che l'Onnipotente permette a Satana di esercitare, per provare la fede dei suo popolo, nella storia di Giobbe 1:1-22. È uno di quei misteri che non si approfondiscono; diciamo soltanto che il tentatore doveva esaurire il suo potere nel tendere lacci al Salvatore, e rimanerne vinto. La tentazione alla quale egli ricorre ora è l'opposto della prima. Quella tendeva a far nascere la sfiducia; questa la presunzione, ossia una fiducia temeraria nella protezione divina in e circostanze in cui essa non è promessa.

PASSI PARALLELI

Luca 4:9; Giovanni 19:11

Matteo 27:53; Nehemia 11:1; Isaia 48:2; 52:1; Daniele 9:16; Apocalisse 11:2

2Cronache 3:4

6 6. E gli disse: Se fu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine a' suoi angeli intorno a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra.

La prima risposta del Signore aveva preso Satana alla sprovvista; egli non aspettava una risposta scritturale; alla sua volta egli cita un passo della Scrittura, persuaso che, con una tale precauzione, il colpo non cadrà a vuoto. Un antico scrittore esclama: «Che vedo io? Satana stesso colla Bibbia in mano, ed un testo sulle labbra!» Egli cita i versetti Salmo 91:11-12 che hanno l'unico scopo di fortificare la sicurezza di coloro che confidano in Dio, anche quando sono nella sventura. È un argomento a fortiori. Se Iddio prende cura del suo popolo, molto più prenderà egli cura del suo unigenito Figliuolo. La parola «angeli», usata al plurale, non indica che ogni fedele abbia un angelo custode per proteggerlo, ma che gli angeli collettivamente sono strumenti attivi della provvidenza di Dio, «spiriti amministratori» per il bene del suo popolo Ebrei 1:14.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:4; 2Corinzi 11:14

Salmo 91:11-12; Luca 4:9-12; Ebrei 1:14

Giobbe 1:10; 5:23; Salmo 34:7,20

7 7. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo.

Gesù oppone di nuovo alla tentazione «l'elmo della salute, e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» Efesini 6:17. Il versetto che cita si trova in Deuteronomio 6:16; e per la seconda volta dacché Satana, caduto dalle dimore celesti, cominciò la sua carriera di tentatore, egli resta vinto, né può replicare parola. «È vero», sembra dire il Salvatore, che «sta scritto come tu dici, ed io confido pienamente nella promessa, ma non dimentico per questo un'altra parola divina: «Non tentare il Signore Iddio tuo». Il Padre mio mi garantisce aiuto e protezione nei pericoli; devo io perciò crearmene apposta, onde mettere scetticamente la fedeltà di Dio alla prova, o chiederne presuntuosamente una dimostrazione? Io tenterei così il Signore Iddio; ed essendomi ciò espressamente proibito, non avrei più diritto alla sua protezione. Non voglio dunque tentare il Signore, né lasciarmi adescare dalle tue audaci insinuazioni».

PASSI PARALLELI

Matteo 5:4,10; 21:16,42; 22:31-32; Isaia 8:20

Esodo 17:2,7; Numeri 14:22; Deuteronomio 6:16; Salmo 78:18,41,56; 95:9; 106:14; Malachia 3:15

Atti 5:9; 1Corinzi 10:9; Ebrei 3:9

8 8. Di nuovo il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo,

Non esiste un monte dal quale sì possano contemplare «tutti i regni del mondo», ma la estesa veduta che si gode da un'alta vetta ha potuto favorire la visione tentatrice

e gli mostrò tutti i regni del mondo, e la loro gloria.

Luca 4:5, aggiunge «in un momento di tempo», ciò che indica chiaramente il carattere soprannaturale di questa esibizione. Voler restringere «il mondo» alla Palestina, o all'impero romano, è un cavillo. Sembra evidente che il nostro Signore avesse realmente il mondo intero dinanzi agli occhi. Dobbiamo dunque dedurre dall'espressione «in un momento di tempo», che fu permesso al tentatore di estendere istantaneamente, in un modo soprannaturale, quella visione non solo, ma anche di renderla splendida e gloriosa, ciò che non è incompatibile coll'analogia delle asserzioni bibliche relative alle operazioni che a Satana sono permesse. Rammentiamo le scene incantate prodotte dal miraggio, che per illusione ottica fa spesso comparire davanti al viaggiatore, nelle contrade deserte, laghi, alberi, città, ecc. Aggiungiamovi le descrizioni di Satana, principe di «questo mondo»; «principe della potenza dell'aria»; «bugiardo sin dal principio», che inganna gli uomini «con ogni inganno d'iniquità»; e propaga il sistema dell'Anticristo, suo capolavoro in questo mondo, «con ogni potenza e prodigi e miracoli di menzogna», rammentiamoci tutto questo, e non ci riuscirà difficile il credere che, per momentanea ottica illusione, o maligno inganno, Satana avesse potuto far balenare alla vista di Gesù il panorama dei regni di questo mondo, con ogni loro allettamento e gloria

PASSI PARALLELI

Matteo 5:5; Luca 4:5-7

Matteo 16:26; Ester 1:4; 5:11; Salmo 49:16-17; Daniele 4:30; Ebrei 11:24-26; 1Pietro 1:24

1Giovanni 2:15-16; Apocalisse 11:15

9 9. E gli disse: Tutte queste cose io te le darò,

Vinto nel precedenti tentativi, Satana getta ora la maschera, e spera di risvegliare in lui tal cupidigia ed ambizione da farlo facilmente cadere nel peccato. Mette in mostra l'esca, e gli offre tutti i regni della terra con tutto quello che può renderli desiderabili, cioè: potenza, godimenti ricchezze ed onori. «io te le darò!» Il diritto che Satana si attribuisce in queste parole è con più energia esposto in Luca 4:6: «poiché ella la podestà, mi è stata data in mano». Non era questa una pura invenzione; Satana asseriva un fatto, vero almeno in parte, e stabilito da frequenti passi della parola di Dio, ove Satana è chiamato il principe o l'Iddio di questo mondo Giovanni 12:31;14:30;16:11;2Corinzi 4:4. Quanto si estenda questo potere, come possa essere esercitato, e come represso, sono questioni difficili a risolvere; ma tal difficoltà non annulla il fatto medesimo, rivelato qui ed altrove colla massima chiarezza. In questo caso, per raggiungere i suoi fini, Satana offrì al Signore quella stessa supremazia che l'Onnipotente gli permette di esercitare nel mondo.

se, prostrandoti, tu mi adori.

La condizione annessa all'offerta seducente sarebbe, secondo alcuni, un'adorazione religiosa, cioè l'idolatria o piuttosto il culto del demonio Levitico 17:7; Deuteronomio 32:17;2Cronache 11:15; Salmo 106:37;1Corinzi 10:20; Apocalisse 9:20; secondo altri, Satana avrebbe chiesto solo un omaggio civile, una ricognizione della sua sovranità. Ma l'uno e l'altro di questi atti sono in questo caso coincidenti, se non identici; perché nessuno può riconoscere il diavolo come suo sovrano senza farne il suo dio. Il prostrarsi innanzi a lui era un segno esterno dell'omaggio che Satana richiedeva. Osservate ch'egli non cita qui la Scrittura, perché non può trovarvi un passo per appoggiare l'empia sua pretensione. Il tentatore ha cessato di insinuarsi colla maschera della pietà, e si presenta, senza vergogna, come rivale di Dio stesso. Al Messia era promesso il regno sulle nazioni Salmo 2 ecc. ma doveva giungere al trono per una via ben diversa da quella additata da Satana.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:15; Giovanni 13:3

1Samuele 2:7-8; Salmo 72:11; 113:7-8; Proverbi 8:15; Geremia 27:5-6; Daniele 2:37-38; 4:32

Daniele 5:18-19,26-28; Giovanni 12:31; 14:30; 16:11; Apocalisse 19:16

1Corinzi 10:20-21; 2Corinzi 4:4; 1Timoteo 3:6; Apocalisse 19:10; 22:8-9

10 10. Allora Gesù gli disse: Va', Satana;

significa: «Via! Lungi da me!» Siccome le tentazioni di Satana avevano raggiunto il loro punto culminante nel vers. precedente, così in questo la resistenza del Signore ci si presenta più valida che mai, ed ottiene la vittoria finale. Gesù non aveva finora chiamato per nome il tentatore benché sapesse chi egli era; ma ora, che questi svela il suo scopo invitandolo ad adorarlo, il Figliuolo di Dio lo chiama per nome, e lo caccia dalla sua presenza con orrore e disgusto; sentimenti ch'egli prova non solo per la sua persona, ma per l'empia audacia da lui dimostrata nell'ultima tentazione,

perché sta scritto:

Non contento di smascherarlo e di respingerlo, il Salvatore oppone di bel nuovo la Scrittura alle vili insinuazioni di Satana, e si appoggia per la terza volta sopra un passo del Pentateuco, come per onorare anticipatamente il libro che doveva particolarmente esser preso di mira dalla critica moderna. Quel passo si trova nel Deuteronomio 6:13, ed è citato secondo la versione dei 70.

Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.

La parola qui adoperata nel greco nell'uso ellenistico, indica gli atti del culto religioso. La distinzione che la Chiesa romana stabilisce fra il culto di latria, e quello d'ordine inferiore ch'essa rende alle immagini, è affatto esclusa da questo testo, il quale proibisce non solo il culto di latria, ma pure quello di proskúnesis prostrazione, reso ad altri che a Dio. La parola «solo», che non si trova nell'ebraico e nella versione dei 70. è qui aggiunta da Matteo, per rendere più energico il carattere negativo e proibitivo del comandamento.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:23; Giacomo 4:7; 1Pietro 5:9

1Cronache 21:1; Giobbe 1:6,12; 2:1; Salmo 109:6; Zaccaria 3:1-2

Deuteronomio 6:13-14; 10:20; Giosuè 24:14; 1Samuele 7:3; Luca 4:8

11 11. Allora il diavolo lo lasciò;

Grandi devono essere stati lo stupore e la rabbia di Satana. Era questa la prima volta, dopo la caduta dell'uomo, ch'egli aveva subito una completa sconfitta! Egli aveva assalito colle sue tentazioni e soggiogato ogni creatura umana. Venuto nel deserto per far cadere il secondo Adamo, come aveva fatto cadere il primo nell'Eden, si avvide che i suoi dardi migliori erano vani; essi andavano a spuntarsi contro lo scudo della fede che copriva il braccio del Salvatore! Satana si ritirò battuto e disarmato. Il linguaggio di Luca 4:13; «finita ogni sorta di tentazione», indica chiaramente che Satana aveva esaurito ogni mezzo di tentazione. Ciò nonostante egli non rinunziò al suo disegno, ma si ritirò momentaneamente, aspettando tempi più propizi Vedi Giovanni 14:30; Luca 22:53.

ed ecco, degli angeli vennero a lui.

Ci viene detto degli angeli che sono «possenti di forza, ministri del Signore, che fanno ciò che gli piace» Salmo 103:20-21. Essi non potevano aspirare ad onore più alto che quello di servire il loro Signore allorquando, velando la sua gloria sotto l'umile natura ch'egli aveva rivestita, si trovava affamato nel deserto.

e gli servivano.

significa servire, specialmente porgere nutrimento Marco 1:31, e senza dubbio tale era il principale oggetto dei servizi resi dagli angeli a Gesù, dopo il suo lungo digiuno. Dopo aver ricusato di ricorrere al loro aiuto in modo illegittimo, come ve lo spronava Satana, con quale gioia avrà egli accettato, alla fine della tentazione, i servigi non richiesti, ch'essi gli rendevano per ordine del Padre, ch'egli aveva così gloriosamente onorato!

PASSI PARALLELI

Luca 4:13; 22:53; Giovanni 14:30

Matteo 4:6; 26:53; 28:2-5; Marco 1:13; Luca 22:43; 1Timoteo 3:16; Ebrei 1:6,14

Apocalisse 5:11-12

12 Matteo 4:12-25. PRINCIPIO DEL MINISTERO DI CRISTO IN GALILEA. VOCAZIONE DI PIETRO, DI ANDREA, DI GIACOMO E DI GIOVANNI Marco 1:14-20,35-39; Luca 4:14-15

12. Or Gesù, avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea.

Ardua impresa è il contentare gli scettici e gl'increduli. Oggi accusano gli Evangelisti d'essersi messi d'accordo per ingannare i lettori; domani sosterranno che essi sono in contraddizione fra loro, perché un Evangelista cita fatti che gli altri non hanno menzionati, o li narra con dettagli differenti. Obbiezioni di quest'ultimo genere furono fatte contro la veracità degli Evangeli a cagione delle apparenti discrepanze che si trovano fra i Sinottici e Giovanni, relativamente all'intervallo che passò fra la tentazione di Gesù ed il principio del suo ministero in Galilea. Ma la confutazione di quelle obbiezioni è facile. Niuno fra gli Evangelisti imprese di scrivere una narrazione esatta e completa di tutti gli avvenimenti della vita pubblica di Gesù. Giovanni 21:25 ne fa testimonianza. Matteo e Marco dichiarano apertamente, che incominciano la loro narrazione soltanto al tempo dell'imprigionamento di Giovanni Battista, ed è evidente che Luca, quantunque non lo dica, fece lo stesso. Giovanni invece, il quale scrisse il suo Evangelo molto tempo dopo gli altri, ed in certo modo come un supplemento di quelli, ci fornisce alcuni incidenti avvenuti tra la tentazione e la prigionia del Battista. Cosicché fra i vers. Matteo 4:13-14 dovremmo introdurre Giovanni 1:29;4:54 Vedi Note sopra questi capitoli.

Il periodo di tempo che trascorse fra il battesimo di Gesù e l'imprigionamento di Giovanni non è determinato. Tutto ciò che possiamo asserire si è che, dopo la prima Pasqua Giovanni 2:13, «Gesù coi suoi discepoli venne nel paese della Giudea, e dimorò quivi con loro, e battezzava», nel mentre che «Giovanni battezzava in Enon, presso di Salim» Giovanni 3:22-23. Ma egli non fece quivi lunga dimora; e siccome l'ufficio di Giovanni era quello di precursore, e non quello di apostolo, è probabile che fra il battesimo di Gesù e l'imprigionamento di Giovanni sieno trascorsi soltanto pochi mesi.

Non fa parte del nostro disegno il comporre un'«Armonia degli Evangeli». Ma non crediamo che un anno intero sia trascorso tra il battesimo di Gesù e l'imprigionamento di Giovanni, durante il quale anno Gesù avrebbe predicato in Giudea. Non è credibile che gli, Evangelisti avrebbero passato sotto silenzio una terza parte della vita pubblica di Cristo! Il motivo della, prigionia di Giovanni Battista fu la fedeltà con cui egli rimproverò Erode Antipa per la vita adultera ch'egli menava Vedi Note, Marco 6:17-29. Il luogo del suo imprigionamento fu il castello di Macheronte, in Perea, al di là del Giordano, presso il mar Morto.

PASSI PARALLELI

Marco 1:14; 6:17; Luca 3:20; 4:14,31; Giovanni 4:43,54

13 13. E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum,

Dal giorno in cui Gesù vi fu ricondotto dall'Egitto, Nazaret fu la sua dimora, fino all'epoca in cui l'Evangelista ci dice che, entrato nel suo ministero, egli cambiò residenza. I trattamenti che il Signore dovette subire dagli abitanti di Nazaret furono forse il motivo di questo cambiamento di abitazione Vedi Note Luca 4:16 e Luca 4:16-30.

Capernaum fu d'allora in poi il centro dell'attività missionaria di Cristo.

città sul mare,

Non del mare Mediterraneo, ma del lago di Galilea o di Tiberiade, al quale si dava il nome ebraico di iam, mare, che si applica così al Mediterraneo come al mar Rosso, al fiume Nilo, al lago Asfaltico, ed a quello di Tiberiade, o Iam Chinneret Numeri 34:11. I tre Evangelisti ebrei si servono della nomenclatura del loro paese, e chiamano quel lago mare di Galilea, mare di Tiberiade, mare di Gennesaret; mentre Luca, che era Gentile, lo chiama invariabilmente lago. Capernaum o piuttosto Cafarnaum vicus consolationis, era situata sulla riva settentrionale di quel lago. Non la troviamo, menzionata nell'Antico Testamento, e perciò si crede ch'essa sia stata costruita dopo il ritorno degli Ebrei da Babilonia. Era una città importante ai giorni del Signore; ma le sue parole relative ad essa Matteo 11:23-24, si sono adempiute così completamente che i viaggiatori non sono ancora d'accordo sulla precisa posizione che occupava. Due sono i luoghi sulla spiaggia al N. O. del lago, che possono corrispondere alla situazione di Capernaum, secondo la descrizione che ne dà lo storico Flavio; cioè Khan Minièh e Tell Hùm, ma il secondo con più verosimiglianza.

ai confini di Zabulon e di Neftali;

Non si poterono determinare sinora i precisi limiti del territorio che quelle tribù occupavano; ma ogni anno si fanno nuove scoperte di luoghi identici con quelli nominati nella Bibbia, e non si dispera di trovare col tempo tutti quelli descritti da Giosuè 19:10-16,32-39. Dall'esame di quei passi impariamo che il territorio di Neftali, il quale comprendeva la città di Hasor, capitale del re Iabin Giosuè 11:1,10; Giudici 4:2,6,14, era situata al N. di quello di Zabulon, e che quelle due tribù si toccavano verso l'estremità settentrionale del lago di Gennesaret. Probabilmente il Signore scelse Capernaum per sua dimora, a cagione delle sue relazioni con altre località. Posta sulla riva del lago, e sulle vie maestre che dall'Egitto conducevano in Siria, e da Gerusalemme a Damasco, essa gli offriva l'occasione d'intrattenersi con persone ch'egli non avrebbe mai incontrate nella remota Nazaret. Non solo egli poteva visitare facilmente da Capernaum tutte le parti della Galilea, ma per il lago aveva pronto accesso alle contrade della riva orientale, ed alle città settentrionali e meridionali della valle del Giordano. Da quel punto egli poteva far delle gite all'Ovest nella Galilea, a Settentrione nella Traconitide, al Sud ed all'Oriente nella Perea e nella Decapoli.

PASSI PARALLELI

Luca 4:30-31

Matteo 11:23; 17:24; Marco 1:21; Giovanni 4:46; 6:17,24,59

Giosuè 19:10-16

Giosuè 19:32-39

14 14. Acciocché si adempiesse quello ch'era stato detto dal profeta Isaia:

Questa minuta descrizione topografica di Capernaum ha per scopo di dimostrare quanto esattamente quel cambiamento di dimora per parte di Gesù compiesse la profezia d'Isaia, che annunziava una gran luce, la quale splenderebbe in quella regione Isaia 8:23;9:1-2. Questo passo è tradotto direttamente dall'originale ebraico, e non copiato dalla versione dei 70, nella quale non è tradotto bene le parole citate formano la conclusione di un discorso profetico ove l'antica teocrazia è minacciata dai giudizi divini, a cui debbono succedere grandi favori, specialmente sparsi su quella contrada che avrebbe più sofferto dei precedenti castighi.

PASSI PARALLELI

Matteo 1:22; 2:15,23; 8:17; 12:17-21; 26:54,56; Luca 22:37; 24:44; Giovanni 15:25

Giovanni 19:28,36-37

Isaia 9:1-2

15 15. Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano,

L'espressione può indicare sia la regione ad Oriente sia quella ad Occidente del Giordano, il che par più probabile.

La Galilea dei Gentili;

Nome dato alla parte settentrionale della Galilea, a motivo della sua prossimità alla Siria e alla Fenicia, forse anche a cagione della sua popolazione mista di Gentili e di Ebrei.

PASSI PARALLELI

Giosuè 20:7; 21:32; 1Re 9:11; 2Re 15:29

16 16. Il popolo che giaceva nelle tenebre, ha veduto una gran luce;

Si tratta qui degli Israeliti dimoranti in Galilea. Fino a quel tempo, le scienze sacre erano state coltivate in quella remota provincia assai meno che in Giudea. Di più, la sede del culto levitico trovandosi in Gerusalemme gli abitanti della Giudea avrebbero dovuto riconoscere il Messia assai più presto che lo fecero i Galilei, i quali però hanno ora, nella dimora di Gesù nel loro paese, un compenso per i loro svantaggi di prima. «Tenebre» è una figura famigliare della Scrittura per rappresentare e l'ignoranza e l'errore non solo, ma la depravazione e la miseria che ne sono il frutto.

su quelli che giacevano nella contrada e nell'ombra della morte, una luce si è levata.

«Ombra della morte» è un'altra espressione figurata, più energica della prima, per dimostrare la medesima cosa. «Luce» è metafora opposta a quella delle tenebre e indica il contrario di, queste ultime nell'ordine intellettuale e morale, cioè verità, sapienza, purezza e felicità.

Le parole di questo versetto di Isaia dipingono lo stato di degradazione e d'oppressione dei Galilei, stato proveniente dalla loro situazione sulla frontiera, ove erano esposti agli attacchi ed agli scherni, e mescolati coi Gentili. I Galilei erano considerati come meno inciviliti e più corrotti ed ignoranti dei Giudei. Tanto più significante è il fatto che il Signore scelse quella remota ed oscura contrada per manifestare la sua gloria! Giovanni 2:11.

PASSI PARALLELI

Salmo 107:10-14; Isaia 42:6-7; 60:1-3; Michea 7:8; Luca 1:78-79; 2:32

Giobbe 3:5; 10:22; 34:22; Salmo 44:19; Geremia 13:16; Amos 5:8

17 17. Da quel tempo,

cioè dall'epoca dell'imprigionamento di Giovanni, menzionata nel vers. 12,

Gesù cominciò a predicare, e a dire: Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino.

Queste parole dimostrano che la missione di Gesù ebbe principio quando quella del suo precursore stava per terminare. Il versetto che abbiamo sott'occhio ci mostra, oltre alla successione cronologica, l'accordo perfetto nella sostanza della loro predicazione: «Ravvedetevi», ecc. Confr. Matteo 3:2. Osserviamo però che quel che costituiva l'intero messaggio di Giovanni non fu altro che il principio di quello di Cristo. Benché Cristo porti seco tutte le grazie del regno dei cieli, noi non possiamo aver parte in quelle se non mediante il ravvedimento e la fede: perciò egli dice soltanto: «Il regno dei cieli è vicino, convertitevi, credete e voi sarete membri di quel regno».

PASSI PARALLELI

Marco 1:14

Matteo 3:2; 9:13; 10:7; Marco 1:15; Luca 5:32; 9:2; 10:11-14; 15:7,10; 24:47

Atti 2:38; 3:19; 11:18; 17:30; 20:21; 26:20; 2Timoteo 2:25-26; Ebrei 6:1

Matteo 11:12; 13:9,11,24,47; 25:1

18 18. Or passeggiando lungo il mare della Galilea, egli vide due fratelli: Simone, detto Pietro, e Andrea, suo fratello.

Acciocché dopo la sua ascensione, l'Evangelo fosse predicato in tutto il mondo da persone veramente atte a quell'uffizio, Gesù, sin dal principio, elesse ed istruì un certo numero d'individui, ch'egli mandò più tardi come apostoli a predicare le sue dottrine.

Il modo di procedere tenuto di Gesù coi suoi discepoli fu graduale, primieramente essi furono chiamati a conoscerlo personalmente; quindi credettero in lui, lo ricevettero come Messia; poi furono chiamati a seguirlo come apostoli; e finalmente ricevettero le istruzioni e i doni miracolosi indispensabili per l'adempimento della loro missione. È probabile che Gesù seguisse nella preparazione degli altri apostoli l'ordine stesso tenuto di già cogli apostoli di cui trattasi in questo versetto e in Matteo 4:21, quantunque la vocazione di Matteo sia l'unica che, oltre le sopraccennate, sia riferita dagli Evangeli. La prima vocazione di Pietro e di Andrea non è riferita da Matteo, ma ci è narrata da Giovanni 1:40-41. Andrea ora discepolo del Battista ed uno di quelli ai quali Gesù fu dal medesimo additato come l'Agnello di Dio. Egli, accompagnò Gesù dove questi dimorava, ascoltò le sue istruzioni, e riconobbe in lui il Messia promesso. Andrea cercò e condusse a Gesù suo fratello Simone, il quale parimenti credette in Lui come Messia; e dopo aver probabilmente accompagnato il Signore a Cana di Galilea Giovanni 2:2, i fratelli ritornarono per qualche tempo alle loro reti. Avendo ora Gesù cominciato la Pubblica sua opera, occorreva che dei testimoni competenti potessero far fede delle sue parole e dei suoi atti; ed a tal uopo i discepoli, congedati per qualche tempo, sono di bel nuovo chiamati ad abbandonare tutto, ed a seguire Cristo. I primi chiamati furono i figli di Giona: Andrea e Simone, già soprannominato Cefa o Pietro, dal Signore medesimo nella loro prima conversazione Giovanni 1:42. Nome che gli è rimasto negli Evangeli per distinguerlo da Simone il Cananeo altro apostolo.

PASSI PARALLELI

Matteo 1:16-18; Luca 5:2

Matteo 15:29; Numeri 34:11; Deuteronomio 3:17

Luca 5:1

Giovanni 6:1; 21:1

Matteo 10:2; Luca 6:14; Giovanni 1:40-42; 6:8

Esodo 3:1,10; Giudici 6:11-12; 1Re 19:19-21; Salmo 78:70-72; Amos 7:14-15

1Corinzi 1:27-29

i quali gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori; 19. E disse loro: Venite dietro a me, e vi farò pescatori d'uomini. 20. Ed essi, lasciate prontamente le reti lo seguirono.

Quei due stavano gettando le loro reti, allorché Gesù li chiamò, e tosto ubbidirono. Con una bella allusione al loro mestiere. Gesù descrive il nuovo ufficio al quale egli li chiama come identico al primo ma più degno e più sublime nel suo scopo e nei mezzi coi quali lo si deve raggiungere. Essi avevano fino a quel momento lavorato a procacciarsi il necessario prendendo dei pesci colla rete; ma da ora in poi dovranno pescare le anime degli uomini, onde promuovere la gloria del Signore.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:22; 9:9; 16:24; 19:21; Marco 2:14; Luca 5:27; 9:59; Giovanni 1:43; 12:26

Giovanni 21:22

Ezechiele 47:9-10; Marco 1:17-18; Luca 5:10-11; 1Corinzi 9:20-22; 2Corinzi 12:16

Matteo 10:37; 19:27; 1Re 19:21; Salmo 119:60; Marco 10:28-31; Luca 18:28-30

Galati 1:16

21 21. E, passato più oltre, vide due altri fratelli: Giacomo di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca, con Zebedeo loro padre, rassettavano le reti; e li chiamò.

È molto probabile che l'altro discepolo del Battista il quale accompagnò Andrea nella sua prima conferenza con Gesù Giovanni 1:37-39, fosse Giovanni figliuolo di Zebedeo, e che egli divenisse allora discepolo di Gesù, e quindi strumento della conversione del fratello, benché colla sua consueta modestia egli non faccia menzione del suo nome nel passo sopraccennato.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:2; 17:1; 20:20-21; 26:37; Marco 1:19-20; 3:17; 5:37; Luca 5:10-11

Giovanni 21:2; Atti 12:2

22 22. Ed essi, lasciata subito la barca, e il padre loro, lo seguitarono.

Nostro Signore aveva fatto pochi passi sulla riva, allorché vide i due discepoli nella barca col loro padre Zebedeo, tutti intenti a rammendare le reti; li chiamò a se, ed essi ubbidirono, lasciando incontanente il loro padre e «gli operai» Marco 1:20, a guardia della barca e delle reti. Secondo ciò che leggiamo negli Evangeli, non v'è luogo a supporre, come fanno alcuni, che quei discepoli lasciassero il padre loro senza aiuto ed impotente per l'età avanzata. Tutt'altro; infatti è presumibile che Zebedeo, invece di dipendere dai figli, desse lavoro ad essi come ad altri, ed allorché i figli lo lasciarono, continuasse il suo mestiere, coll'aiuto di altri subalterni. La vocazione di Cristo è sempre più importante delle occupazioni terrene, e la sua autorità superiore anche a quella d'un padre Luca 14:26.

PASSI PARALLELI

Matteo 10:37; Deuteronomio 33:9-10; Marco 1:20; Luca 9:59-60; 14:26,33; 2Corinzi 5:16

23 La prima gita in Galilea.

23. E Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, e predicando l'Evangelo del regno, sanando ogni malattia, ed ogni infermità fra il popolo.

Da Capernaum, ove aveva stabilito la sua dimora Gesù faceva frequenti escursioni nelle città e delle borgate della Galilea. Matteo narra qui il suo primo viaggio, e ci espone una volta per sempre, in che consisteva l'opera di Gesù dividendola in tre parti:

1 l'insegnamento nelle sinagoghe o la spiegazione al popolo della legge di Mosè e dei profeti;

2 la predicazione dell'Evangelo del Regno, ossia l'annunzio della buona novella che il regno del Messia era ormai inaugurato, e l'invito a tutti gli uomini di ravvedersi per entrarvi;

3 la guarigione di ogni malattia, sia che consistesse in morbi violenti, o in debolezze ed infermità. Naturalmente non s'intende che fossero guariti tutti i malati del paese ma solo quelli che si accostavano a Gesù.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:35; Marco 6:6; Giovanni 7:1; Atti 10:38

Matteo 12:9; 13:54; Salmo 74:8; Marco 1:21,39; 6:2; Luca 4:15-16,44; 13:10

Atti 9:20,13,14-43; 18:4

Matteo 13:19; 24:14; Marco 1:14; Luca 4:17-18; 8:1; 20:1; Romani 10:15

Matteo 8:16-17; 10:7-8; 11:5; 15:30-31; Salmo 103:3; Marco 1:32-34; 3:10

Luca 4:40-41; 5:17; 6:17; 7:22; 9:11; 10:9; Atti 5:15-16

24 24. E la sua fama si sparse per tutta la Siria;

Il Salvatore dava allora le sue istruzioni e faceva i suoi miracoli soltanto nella Galilea; ma la sua fama ne varcava i confini, e si spargeva nella Siria. Da ogni lato quelli che soffrivano accorrevano, o si facevano trasportare dai loro congiunti.

e gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, lunatici, paralitici;

Fra queste malattie distingueremo tre classi le più gravi e le più comuni ad un tempo, di cui parla Matteo:

1 Gl'indemoniati, soggetti al potere di Satana. Le descrizioni bibliche dello stato degli indemoniati non sono invenzioni poetiche, ma si riferiscono ad un genere speciale di malattia prodotto da agenti spirituali. Gli Evangeli fanno menzione speciale di quella malattia, perché era frequente in quel tempo. Essa consisteva in una strana complicazione di disordini fisici e morali, e soprattutto in comunicazioni misteriose col mondo invisibile e cogli spiriti. Questi sono chiamati impuri, immondi ciò che equivale nel senso morale a cattivi; e suggerisce l'idea di corruzione esistente in loro ed influente sugli altri. Essi sono «gli angeli», ossia gli «spiriti amministratori» del Diavolo, i quali caddero con lui Confr. Matteo 25:41 con 2Pietro 2:4, e cooperano con lui nel tentare e nell'accusare l'umanità. La nostra razza è sempre stata accessibile, e dopo la caduta, più o meno sottoposta a questi spiriti decaduti e seduttori; ma allorché Cristo era sulla terra fu loro permesso di assumere quell'ascendente in modo, se non più assoluto, almeno più visibile. La prevalenza di quella strana malattia, precisamente ai tempi di Gesù Cristo, può essere in parte spiegata dal fatto, che ciò che ordinariamente accade nelle tenebre fu messo allora in luce, dal potente intervento di Gesù; e si spiega anche col fatto che la tremenda lotta fra la «progenie della donna, e la progenie del serpente» Genesi 3:15, lotta che costituisce la storia dell'umanità, era giunta allora al colmo! Satana si servì di quella malattia come di un mezzo per far del male, ma Dio l'adoprò per far risplendere maggiormente la gloria del suo Figliuolo, manifestando l'impotenza degli spiriti maligni stessi a resistergli, e costringendoli a rendere testimonianza al grado ed al carattere del loro dominatore.

2 I lunatici. Il loro nome proviene dalla parola latina, luna come in greco perché si credeva anticamente che cotesta malattia dipendesse dal crescere o del decrescere della luna; il nome rimane, sebbene non esista più la superstizione che gli diede origine. In Italiano ed in latino quel nome è applicato alla pazzia periodica, in greco invece all'epilessia. Questa parola si trova soltanto in un altro passo in cui essa ha evidentemente quest'ultimo senso Confr. Matteo 17:15 con Marco 9:18-20; Luca 9:39-40.

3 I paralitici. La parola greca, secondo le autorità mediche, indica ogni morbosa rilassatezza dei nervi, ed include i crampi, la paralisi, l'apoplessia. È notevole che nel greco il verbo è usato esclusivamente da Luca 5:18,24; Atti 8:7;9:33; Ebrei 12:12, mentre gli altri Evangeli adoprano esclusivamente l'aggettivo.

ed ei li guarì.

Operando evidentemente con potere miracoloso.

PASSI PARALLELI

Matteo 9:26,31; 14:1; Giosuè 6:27; 1Re 4:31; 10:1; 1Cronache 14:17; Marco 1:28

Luca 4:14; 5:15

2Samuele 8:6; Luca 2:2; Atti 15:23,41

Matteo 23; 8:14-15; 9:35; Esodo 15:26

Matteo 9:32; 12:22; 15:22; 17:18; Marco 5:2-18; Luca 4:33-35; 8:27-37; Atti 10:38

Matteo 17:15

Matteo 8:6,13; 9:2-8

25 25. E grandi folle lo seguirono.

Questo fatto è di grande importanza, poiché serve a connettere la precedente descrizione del ministero di Cristo col gran discorso contenuto nei seguenti capitoli. Oltre le turbe che andavano a lui, affinché egli sanasse i loro ammalati, si formò rapidamente uno stuolo permanente di seguaci, che lo accompagnavano di luogo in luogo, talmente che egli era sempre circondato dalla folla. È un fatto strano, ma incontrastabile, che le turbe erano sempre nella vicinanza di Cristo, anche quando egli si ritirava nella solitudine.

dalla Galilea, e dalla Decapoli, e da Gerusalemme, e dalla Giudea, e d'oltre il Giordano.

Questi paesi erano i luoghi abitati dalle folle che venivano a Gesù. Oltre alle tre grandi divisioni del paese d'Israele, cioè la Giudea inclusa Gerusalemme, la Galilea, e la Perea qui indicata dalle parole «oltre il Giordano», Matteo specifica la Decapoli, parola greca che significa dieci città, ed è il nome del paese in cui quelle erano situate. Plinio e Tolomeo enumerano le dieci città, e concordano nel riferire i nomi di otto di esse, ma non sono d'accordo relativamente alle altre due; che può facilmente spiegarsi col fatto che il termine Decapoli fu, coll'andare del tempo, applicato a più di dieci città. Le città nominate dai due storici sono le seguenti: Scitopoli antica Bethsan all'O. del Giordano; Hippo, Cadara, Dion. Pella, Gerasa, Filadelfia, e Canato all'E. di esso Damasco, Rafana Cesarea-Filippi, e Gergesa furono alternativamente prese per le altre due. Quelle città erano principalmente occupate dai Gentili e la loro regione è qui mentovata probabilmente per mostrare che quella moltitudine di uditori era composta tanto di Gentili quanto di Ebrei.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:1; 8:1; 12:15; 19:2; Marco 3:7; 6:2; Luca 6:17,19

Marco 5:20; 7:31

RIFLESSIONI

1. Dai grandi privilegi alle grandi prove spesso non vi è che un passo. Le epoche di speciale manifestazione della presenza e del favore di Dio sono spesso seguite da tempi di forti tentazioni. Questo non deve scoraggiare il vero cristiano ma eccitarlo a tenersi sempre in guardia per tema che, essendo innalzato dal privilegio, «egli sia soverchiato da Satana». Il caso di nostro Signore fornisce un esempio di tale transizione e ci indica i mezzi per vincere la tentazione. Non appena ebbe egli udita la testimonianza di Dio Padre: «Tu sei il mio diletto Figliuolo», ecco giungergli la schernitrice suggestione di Satana: «Se tu sei Figliuol di Dio». Se siamo viventi membri di Cristo, dobbiamo prepararci alla tentazione, come ad una cosa inevitabile. La sorte del Maestro sarà la sorte dei suoi discepoli. Quel potente spirito che non temette di assalire Gesù stesso, «a guisa di leone ruggente, va attorno, cercando chi egli possa divorare». Guardiamoci dal dispregiarlo, o dal giudicare con leggerezza il suo potere. Rivestiamo piuttosto «l'intera armatura di Dio» Efesini 6:11-18, e supplichiamolo di soccorrerci. Contrastate al diavolo, ed egli fuggirà da voi» Giacomo 4:7.

2. Osserviamo che il nostro Signore può compatire quelli che sono tentati. Questa verità emerge mirabilmente da questo passo, imperocchè Gesù è stato realmente tentato, egli stesso, si confortino tutti i veri cristiani col pensiero che hanno in cielo un amico il quale può compatire alle loro infermità, Ebrei 4:15.

3. Osserviamo di nuovo l'eccessiva astuzia del nostro gran nemico spiritualmente, il diavolo. Tre volte noi lo vediamo assalire nostro Signore e provarsi di trascinarlo a peccare. Ogni assalto rivela in mano di un maestro nell'arte di sedurre, di uno che conosce per lunga esperienza, ogni punto debole della natura umana. Il suo primo stratagemma consistette nell'insinuare in Gesù il dubbio circa la provvidenziale sollecitudine di suo Padre. Un secondo fu di proporre al Signore un atto peccaminoso di presunzione. Il terzo, di tentarlo ad assumere un potere terreno con mezzi illeciti. Incredulità, presunzione, amor del mondo sono i tre grandi moventi che egli sempre adopera contro l'anima dell'uomo. Ricordiamoci di questo e guardiamocene.

4. Notate la maniera con cui nostro Signore resistette alle tentazioni di Satana. Non gli cede quanto è largo un capello. Tre volte lo vediamo, per respingere la tentazione del nemico, usare la stessa arma, cioè «la spada dello Spirito, che è la parala di Dio» Efesini 6:17. Colui che era pieno dello Spirito Santo non si vergognava di servirsi della Sacra Scrittura, adoprandola come arma difensiva e come regola delle sue azioni.

5. Finalmente notate lo zelo di Cristo per la gloria di suo Padre. Con infaticabile ardore egli intraprese il suo pubblico ministero, per cercare e salvare quel ch'era perduto. Questo era il grande oggetto che Gesù aveva in vista La «benivoglienza inverso gli uomini», dimostrata nel curare i mali corporali, era un mezzo tendente a questo fine. E così il Signore mette davanti a tutti i suoi servi nel ministero il grande scopo, al quale essi devono mirare; e insegna loro che non si devono in alcun modo trascurare quei mezzi terreni che possono in qualche maniera condurre a questo scopo. Per mezzo di cure ad un corpo malato si apre sovente la via della salute all'anima, «morta nelle trasgressioni e nei peccati»; e per ogni anima salvata Iddio è glorificato.

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