Commentario abbreviato:

Luca 7

1 Capitolo 7

Il servo del centurione guarito Lc 7:1-10

Il figlio della vedova risuscitato Lc 7:11-18

La domanda di Giovanni Battista su Gesù Lc 7:19-35

Cristo unto in casa del fariseo, La parabola dei due debitori Lc 7:36-50

Versetti 1-10

I servi dovrebbero studiare per affezionarsi ai loro padroni. I padroni dovrebbero prendersi cura in modo particolare dei loro servi quando sono malati. Possiamo ancora, con una preghiera fedele e fervente, rivolgerci a Cristo, e dovremmo farlo quando la malattia colpisce le nostre famiglie. La costruzione di luoghi di culto è un'opera buona e un esempio di amore verso Dio e il suo popolo. Nostro Signore Gesù si compiacque della fede del centurione; e non viene mai meno alle aspettative di quella fede che onora la sua potenza e il suo amore. La guarigione fu presto operata e perfetta.

11 Versetti 11-18

Quando il Signore vide la povera vedova che seguiva il figlio nella tomba, ebbe compassione di lei. Vedere il potere di Cristo sulla morte stessa. L'invito del Vangelo a tutti gli uomini, e in particolare ai giovani, è: "Alzatevi dai morti e Cristo vi darà luce e vita". Quando Cristo ha messo la vita in lui, è apparso quando il giovane si è alzato. Abbiamo la grazia di Cristo? Mostriamola. Cominciò a parlare: ogni volta che Cristo ci dà la vita spirituale, apre le labbra alla preghiera e alla lode. Quando le anime morte vengono risuscitate alla vita spirituale, grazie alla potenza divina che accompagna il Vangelo, dobbiamo glorificare Dio e considerarla una visita benevola al suo popolo. Cerchiamo un tale interesse per il nostro compassionevole Salvatore, in modo da attendere con gioia il momento in cui la voce del Redentore richiamerà tutti coloro che sono nella tomba. Che possiamo essere chiamati alla risurrezione della vita, non a quella della dannazione.

19 Versetti 19-35

Ai suoi miracoli nel regno della natura, Cristo aggiunge questo nel regno della grazia: "Ai poveri è predicato il Vangelo". Ciò indica chiaramente la natura spirituale del regno di Cristo, che il messaggero che egli inviò davanti a sé per preparare la sua via, lo fece predicando il pentimento e la riforma del cuore e della vita. Abbiamo qui il giusto biasimo di coloro che non sono stati colpiti dal ministero di Giovanni Battista o di Gesù Cristo stesso. Si sono presi gioco dei metodi adottati da Dio per fare loro del bene. Questa è la rovina di molte persone: non sono serie nelle preoccupazioni della loro anima. Cerchiamo di dimostrare di essere figli della Sapienza, seguendo le istruzioni della Parola di Dio e adorando quei misteri e quelle liete novelle che gli infedeli e i farisei deridono e bestemmiano.

36 Versetti 36-50

Nessuno può percepire veramente quanto sia prezioso Cristo e la gloria del Vangelo, se non chi ha il cuore spezzato. Ma mentre sentono di non poter esprimere a sufficienza l'avversione per il peccato e l'ammirazione per la sua misericordia, gli autosufficienti saranno disgustati perché il Vangelo incoraggia questi peccatori pentiti. Il fariseo, invece di rallegrarsi dei segni del pentimento della donna, si limitò a pensare al suo precedente cattivo carattere. Ma senza il perdono gratuito nessuno di noi può sfuggire all'ira futura; questo il nostro benevolo Salvatore lo ha acquistato con il suo sangue, per poterlo elargire liberamente a chiunque creda in lui. Cristo, con una parabola, costrinse Simone a riconoscere che quanto più peccatrice era stata questa donna, tanto più grande era l'amore che avrebbe dovuto mostrargli quando i suoi peccati fossero stati perdonati. Imparate qui che il peccato è un debito; e tutti sono peccatori, sono debitori verso Dio Onnipotente. Alcuni peccatori sono più debitori; ma che il nostro debito sia più o meno grande, è più di quanto siamo in grado di pagare. Dio è pronto a perdonare; e suo Figlio, avendo acquistato il perdono per coloro che credono in lui, il suo Vangelo lo promette loro, e il suo Spirito lo suggella ai peccatori pentiti, dando loro il conforto. Teniamoci lontani dallo spirito orgoglioso del fariseo, limitandoci a dipendere e a gioire solo in Cristo, per essere pronti a obbedirgli con più zelo e a raccomandarlo con più forza a tutti coloro che ci circondano. Quanto più esprimiamo il nostro dolore per il peccato e il nostro amore per Cristo, tanto più chiara è la prova del perdono dei nostri peccati. Quale meraviglioso cambiamento la grazia opera nel cuore e nella vita del peccatore, così come nel suo stato davanti a Dio, con la piena remissione di tutti i suoi peccati mediante la fede nel Signore Gesù!

Commentario del Nuovo Testamento:

Luca 7

1 CAPO 7 - ANALISI

1. Guarigione del servo del Centurione in Capernaum. Capernaum occupando una posizione importante sulla strada delle carovane fra l'Egitto e Damasco, non ci sorprende punto che, ai dì di Gesù, vi si trovasse non solo una stazione di pubblicani incaricati di percepire i dazi imposti sulle merci, sia sulla terra sia sul lago, ma pure una coorte almeno di soldati, posti lì per mantenere il buon ordine e venire in aiuto ai pubblicani, se mai questi incontrassero qualche opposizione nell'esercizio dello impopolare loro uffizio. L'influenza della dottrina di Cristo e delle sue opere miracolose si era già fatta manifesta fra i pubblicani in Capernaum nella conversione di Levi Luca 5:27, e la vediamo penetrare ora nei ranghi dei Soldati pagani, attraendo a lui il loro comandante, nella ferma fede che egli era una persona divina e che sulle così dette «leggi di natura» egli esercitava autorità non meno completa di quella che un centurione romano possedeva sui propri soldati. Domandò questi a Gesù di guarire un suo servitore che amava moltissimo (forse uno schiavo nato in casa, a cui il padrone voleva bene quanto ad un fratello), il quale, colpito di paralisi, pareva in punto di morte. Egli mandò gli anziani della sinagoga, che gli dovean molta gratitudine, per render testimonianza a Gesù del suo carattere, e sperava che Cristo avrebbe pronunziato un ordine, seguito da guarigione istantanea. Stimandosi indegno, non venne da sé a disturbarlo colla sua presenza; per la stessa ragione, non volle dargli l'incomodo di andare a casa sua, e perciò, essendo il Signore tuttora per via, mandò una seconda ambasciata per impedire che gli si desse sì gran disturbo, quando una sola sua parola, dal luogo dove egli era, dovea bastare per adempiere una cura subitanea. Indica poi su qual ragione fondasse la sua ferma persuasione. Egli stesso era un uomo, al quale, in virtù della commissione ricevuta dall'Imperatore, nessun soldato della sua coorte avrebbe ardito resistere; e credeva che quello stesso potere che egli esercitava sulla sua compagnia, Gesù, come Dio, lo esercitasse su tutto le cose create; dimodoché una sua parola era bastante per bandire la morte ed espellere le malattie più inveterate e pericolose. La sua domanda gli venne immediatamente accordata. Gesù avea trovato la fede dei suoi concittadini nel suo diritto e potere divini «piccola come seme di senape»; non ci stupisca dunque se egli fa risaltare con tanto lodi la fede di quel pagano: «io vi dico che non pure in Israele ho trovata cotanta fede» Luca 7:1-10.

2. Il figlio della vedova di Nain richiamato a vita. È la seconda volta che nostro Signore rende la vita ad un morto, e questo miracolo è tanto più notevole ancora di quello operato sulla figlia di Jairo, inquantoché, in questo secondo caso, la morte regnava da più lungo tempo sull'organismo corporeo. L'anima della bambina fu richiamata pochi minuti dopo che essa era spirata; ma passarono per lo meno alcune ore prima che gli amici del giovanotto di Nain ne portassero la salma alla tomba. Questa volta pure il Signore dimostrò pubblicamente il suo potere sulla morte, esercitando non più in una stanza remota di una casa privata, ma vicino alla porta di Nain, in luogo frequentatissimo, e dinanzi a spettatori specialmente interessanti. La compassione spontanea di Gesù verso la povera vedova, mostrò agli astanti, come mostra pure a noi, quanto teneramente il cuore del nostro gran Redentore simpatizzi con tutti i dolori della umanità, abbenché sieno il frutto del peccato. Così fu adempiuta la profezia d'Isaia: «Egli ha portati i nostri lauguori, e si è caricato delle nostre doglie» Luca 7:11-17.

3. Messaggio di Giovanni Battista a Cristo. Un tal miracolo, ben atto ad interessare persone avvezze a considerare la morte come un re invincibile, ed operato in modo così pubblico ed istantaneo, produsse profonda e solenne impressione vicino e lontano. Nehemia udiron parlare, fra gli altri, alcuni dei discepoli del Battista, i quali gli rimanevan fedeli nella lontana sua prigione di Macheronte, e subito gli riferirono il fatto. Egli mandò allora due di essi a Gesù, per ottener da lui una risposta a questa domanda: «Sei tu colui che ha da venire, o pur ne aspetteremo noi un altro?» Strana, sconfortante ed affatto da rigettarsi è la teoria che la fede di Giovanni stesso, in Gesù come nel Messia, fosse scomparsa, quantunque egli avesse visto lo Spirito di Dio scendere in forma visibile sopra lui, e udito la voce del Padre proclamare: «Questo è il mio diletto Figliuolo»; quantunque egli stesso lo avesse additato ai propri discepoli come «l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». Con lo stesso scopo con cui avea incoraggiato Andrea e Giovanni, i quali erano suoi discepoli a seguir Gesù fin dal principio, così, ora, al termine della sua vita, gli manda questi due discepoli come rappresentati di tutti i loro compagni, affinché dopo averlo visto nel pieno adempimento del suo ministero, divengano essi pure suoi seguaci. L'occasione era propizia, le loro menti erano ripiene del miracolo per il quale un morto era tornato a vita; e la risposta del Salvatore corrisponde esattamente allo scopo di Giovanni, poiché chiama la loro attenzione su tutto le grandi sue opere che avevano vedute ed udite, come su prove della sua missione messianica, e comanda loro di enumerarle tutte al loro Maestro Luca 7:18-23.

4. Testimonianza di Cristo intorno al suo Precursore. Ripartiti i discepoli di Giovanni per Macheronte, Gesù prese a parlar di Giovanni alle turbe, e rese una nobile testimonianza alla fermezza del suo carattere, all'abnegazione della sua vita, ed alla sua fedeltà nel compiere la sua missione, non solo come ultimo profeta della spirante dispensazione mosaica ma, compito più gloriosa ancora, come Precursore predetto del gran Messia. Perciò Gesù dichiara che fra tutti i nati per generazione ordinaria, nessun'uomo era mai apparso più grande e più illustre del Battista, per l'uffizio che occupava; eppure, a motivo della luce più viva, e dei privilegi più alti, accordati a quelli che vissero sotto la dispensazione evangelica, aggiunge: «Il minimo nel regno dei cieli è maggiore di lui». Tal testimonianza fu accolta con gioia da tutti quelli elle aveano ricevuto il battesimo di Giovanni; ma respinta dai Farisei e dai dottori della legge, che rigettarono a lor danno il consiglio di Dio» Luca 7:24-30.

5. Parabola dei fanciulli in sulla piazza. Sotto la figura di bambini che nel divertirsi in sulla piazza, si mostran capricciosi a segno di non voler più i giuochi che essi stessi aveano scelti, e sempre insistono per mutarli, il Signore dipinge la condotta degli Israeliti verso di lui e verso il suo precursore. Qual rappresentante di tutte le autorità della dispensazione legale, Giovanni era vissuto una vita di digiuno e di abnegazione; e lungi dall'approvarlo o dall'imitarlo, la parte influente del popolo con a capo i preti ed i Farisei, lo avea guardato con avversione, come un indemoniato. Gesù invece, come autore della «legge perfetta della libertà» Giacomo 1:25, di una religione che non consiste «in cibi e bevande, ed in vari lavamenti ed ordinamenti carnali» Ebrei 9:10, ma nel culto di Dio «in ispirito e verità» Giovanni 4:23 «venne mangiando e bevendo», senza prescrivere cioè restrizione nell'uso moderato dei «cibi che Iddio ha creati acciocché i fedeli li usino, con rendimento di grazie» 1Timoteo 4:3, ed ai suoi concittadini non piacque più che fosse loro piaciuto il Battista, e fu da loro chiamato «un uom mangiatore, e bevitor di vino, amico dei pubblicani e dei peccatori». Questa similitudine si chiude con un detto, proverbiale forse già in quei dì, ma che lo è certamente divenuto dipoi, e che qui significa che ogni uomo veramente insegnato da Dio discernerà la sua saviezza nel modo diverso in cui si sono comportati il precursore ed il suo Maestro Luca 7:31-35.

6. Cristo a cena nella casa di Simone Fariseo, e la donna che era stata peccatrice Questo accadde, in Galilea, non in Betania; la casa in cui Gesù fu invitato era di un Fariseo chiamato Simone, non già di Simone il lebbroso Marco 14:3, e la donna che versò l'olio odorifero sul suo capo non era certo né Maria sorella di Lazaro, né Maria Maddalena, ma una donna di nome ignoto, già prostituta, ed ora vera credente, i cui peccati erano stati tutti rimessi, e che non sa esprimere il suo amore e la sua gratitudine se non col dare a Gesù quanto ha di più prezioso. Lo scopo di questo racconto è di porre in contrasto la fredda ospitalità che, per qualche ragione ignota, il Fariseo si credette in obbligo di offrire ad uno che pur guardava con sospetto; colla tenerezza, lo zelo, ed il servizio pieno di abnegazione di quella donna, la quale era stata pure allora lavata per fede nel «fonte aperto nella casa di Davide per lo peccato e per l'immondizia» Zaccaria 13:l, e veniva a presentar se stessa, corpo, anima e spirito, «in ostia vivente, santa, accettevole a Dio» Romani 12:1. Ci dà un bell'esempio di dialogo socratico il modo in cui Gesù conduce il Fariseo a condannar se stesso, colle proprie confessioni. Egli ammette che colui il cui debito era maggiore, sentirà più gratitudine che colui che doveva meno, verso il generoso creditore, che gli condona liberamente ogni cosa. Tal gratitudine si deve manifestare con fatti e non con parole; epperciò Gesù indica, una dopo l'altra, le cortesie e le attenzioni che non venivano mai omesse da un padrone di casa verso un ospite che egli desiderava onorare, ma le quali, nel caso suo, erano state intenzionalmente dimenticate, e ciò affin di dimostrare a Simone quanto poco affetto nutrisse per lui. Poi fa vedere, per contrasto, come questa donna, nella grandezza del suo amore per il Messia, da cui avea ottenuto il perdono dei suoi peccati, lo avesse più che compensato per le inciviltà ricevute. Ci vien qui insegnata la grande verità che più sarà profondo il nostro sentimento dei peccati che Gesù ha lavati per sempre nel suo sangue, più sarà grande, attivo, paziente l'amore che ci costringe a vivere per lui. Il Signore congedò quella donna dopo avere in modo chiarissimo approvata la sua fede Luca 7:36-50.

Luca 7:1-10. GUARIGIONE DEL SERVO DEL CENTURIONE A CAPERNAUM Matteo 8:5-13

1. Ora, dopo ch'egli ebbe finiti tutti questi suoi ragionamenti, udente il popolo entrò in Capernaum. 2. E il servitore di un certo centurione,

Apparteneva Capernaum alla Galilea, di cui Erode Antipa era Tetrarca. Aveva questi un esercito suo proprio composto di Galilei, la massa del quale stava, a quel tempo, con lui sulle frontiere di Edom, pronta ad entrare in guerra col Suo suocero Areta. Si potrebbe dunque supporre che questo centurione era un Giudeo, dell'esercito di Erode, se Gesù non ce lo dichiarasse Gentile, dicendo al vers. 9: «Io vi dico che non pure in Israele ho trovata una cotanta fede». Egli apparteneva evidentemente ad una legione imperiale, le cui coorti eran forse stazionate in vari punti della Galilea, per ordine del Proconsole di Siria, affin di mantenervi il buon ordine e l'alta sovranità di Roma a dispetto di Erode, semplice vassallo dell'Imperatore. È chiaro che questo centurione dimorava da molti anni in Capernaum, poiché vi aveva costruito una sinagoga Luca 7:5. La fama dei miracoli fatti a pro' del basilikos, uffiziale reale Giovanni 4:46 e di Iairo, uomini dello stesso suo rango, aveagli rivelato il potere soprannaturale di Cristo. Vari critici antichi e moderni han cercato di identificar questa cura con quella del figlio del basilikos; ma è strano questo loro tentativo difaccia alle discrepanze dei due racconti. L'uffiziale reale era Giudeo, l'altro Gentile; il primo andò in persona a Cana per domandar l'aiuto di Cristo, il secondo gli mandò dei messi; il primo riteneva la presenza di Cristo indispensabile ad una guarigione, il secondo non si stimava degno, perché Gentile, della presenza di Cristo, ma disse credere fermamente che una parola di Gesù bastasse a guarir la malattia del suo servitore.

2 il quale gli era molto caro,

Il trattamento degli schiavi fra i Romani era cosa molto capricciosa e dipendeva interamente dal carattere dei loro padroni. Per servizi straordinari, come liberazione da una cospirazione o dalla morte, uno schiavo poteva venir liberato, o trattato con affetto dal suo padrone. Ma gli schiavi nati in casa eran trattati con grande indulgenza; nell'infanzia divenivano spesso i compagni di giuochi dei figli del loro padrone, e, ad onta delle distanze sociali, ne risultavano delle amicizie per la vita, cosicché in privato lo schiavo era spesso trattato dal padrone come un suo uguale. Tal fa forse la causa dell'affetto del centurione per questo suo servo; la conoscenza della religione ebraica accrebbe senza dubbio quel sentimento, ma non avrebbe potuto produrlo, ammenoché lo schiavo fosse stato il primo a conoscere il vero Dio e fosse stato lo strumento della conversione del padrone.

era malato, e stava per morire.

Matteo ci dice che era stato colpito da paralisi, seguita da grandi dolori; qui vediamo che stava per morire.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:28-29

Matteo 8:5-13

Luca 23:47; Matteo 27:54; Atti 10:1; 22:26; 23:17; 27:1,3,43

Genesi 24:2-14,27,35-49; 35:8; 39:4-6; 2Re 5:2-3; Giobbe 31:5; Proverbi 29:21

Atti 10:7; Colossesi 3:22-25; 4:1

Luca 8:42; Giovanni 4:46-47; 11:2-3

3 3. Or il centurione, avendo udito parlar di Gesù,

Forse l'uffiziale reale o Iairo aveangli narrato i miracoli fatti a pro' dei loro figli; può darsi pure che gli consigliassero di rivolgersi a Gesù quelli che eran corsi in aiuto del suo servitore.

gli mandò degli anziani dei Giudei, pregandolo che venisse, e salvasse il suo servitore.

Colla sua solita brevità, Matteo, considerando quello che fu fatto a richiesta del centurione ed in suo nome, come fatto da lui medesimo, dice che andò personalmente da Gesù, ma Luca entra in particolari più minuti. L'uso di mandar mediatori, come fa qui il centurione, è molto antico Numeri 22:15-16, e vige tuttodì in Oriente. Questi deputati non furono già i Rettori della sinagoga di Capernaum, che Luca chiama archisinagogoi Atti 13:15, ma alcuni degli anziani, del popolo. Notisi in questo fatto, una prova presuntiva che questo centurione, come Cornelio ed altri pagani istruiti, stanco degli assurdi e perniciosi dommi del paganesimo, avea abbracciato le grandi verità della religione giudaica (che divenisse o no un «proselita della porta»), imperocché dei magistrati giudei non avrebbero accettato una tal commissione per parte di un infedele, Vedi nota Matteo 13:15. Notisi di più, che l'alacrità colla quale gli anziani s'incaricano di tal messaggio, prova che non si era ancora sviluppata in Capernaum, come in Gerusalemme, una decisa ostilità contro Gesù. La causa che spinse il centurione a mandare al Signore questi anziani dei Giudei, invece di andarvi egli stesso, non fu già l'orgoglio, bensì una profonda umiltà. Dai Giudei avea imparato fra l'altre cose, che essi erano un popolo in istretta alleanza con Dio, e che esisteva una «parete di mezzo», tra loro ed i «peccatori d'infra i Gentili»; che a questi ultimi non era lecito entrare nel cortile dell'altare, e solo potevan penetrare nel cortile più esterno; cosicché un sentimento profondo della propria indegnità solo lo trattenne dal correre a gittarsi ai piedi di Gesù.

PASSI PARALLELI

Luca 8:41; 9:38; Matteo 8:5; Giovanni 4:47; Filemone 10

4 4. Ed essi, venuti a Gesù, lo pregarono instantemente, dicendo: Egli è degno che tu gli conceda questo; 5. Perciocché egli ama la nostra nazione, ed egli è quel che ci ha edificata la sinagoga.

Letteralmente: egli stesso ha edificato la sinagoga per noi. La deputazione adempì al suo mandato di vero cuore, sostenendo dal punto di vista giuidaico il merito del centurione:

1. perché amava i Giudei, come popolo al quale «gli oracoli di Dio furono fidati», e che godeva l'alto privilegio di essere in alleanza con Dio;

2. perché quell'effetto avea preso una forma pratica, in Capernaum, dove egli risiedeva, spingendolo ad edificar loro una sinagoga a tutte sue spese.

Non si sarebbe potuto fondar su questi atti un merito umano dinanzi a Dio, ma erano preziosi come prova della sincerità della sua fede nell'Iddio d'Israele, che per tanto tempo era stato per lui un «Iddio sconosciuto». Volle lasciare in Capernaum un monumento del suo debito verso l'Iddio d'Israele, provvedendo al suo culto, ed ai bisogni dei suoi adoratori, col ricostruire la sinagoga. Se «la buona fama val meglio che il buon olio odorifero Ecclesiaste 7:1, questo proselita militare la possedeva certamente» (Brown).

PASSI PARALLELI

Luca 7:6-7; 20:35; Matteo 10:11,13,37-38; Apocalisse 3:4

1Re 5:1; 2Cronache 2:11-12; Galati 5:6; 1Giovanni 3:14; 5:1-3

1Cronache 29:3-9; Esdra 7:27-28; 1Giovanni 3:18-19

6 6. E Gesù andava con loro; e come egli era non molto lungi dalla casa, il centurione gli mandò degli amici per dirgli: Signore, non faticarti; perciocché io non son degno che tu entri sotto al mio tetto. 7. Perciò ancora, non mi sono reputato degno di venire a te;

Il Signore seguì subito gli anziani verso la casa del centurione; ma a breve distanza da quella, gli si fece incontro, non il centurione stesso, come sarebbe parso naturale, bensì alcuni intimi amici, che, per parte sua, lo pregarono di non abbassarsi e di non incomodarsi, entrando in casa di uno che per nascita e discendenza era, pagano. La sua profonda umiltà, non già l'indifferenza o qualche pressante dovere della sua carica, lo aveva spinto a mandar da Gesù i suoi amici, invece di presentarglisi in persona. La convinzione che sarebbe un insulto a Cristo se un pagano si presentasse da lui o lo lasciasse entrare in casa sua, esponendolo così a contrarre, per quel giorno almeno, una contaminazione legale, accompagnata da un profondo sentimento della propria indegnità a motivo dei suoi peccati, furon le sole ragioni che lo trattennero. Entrambe son qui ricordate.

7 ma comanda solo con una parola, e il mio servitore sarà guarito.

Il centurione non crede però che quelle ragioni debbano privarlo del soccorso misericordioso di Cristo a pro del suo servitore; anzi, persuaso che la potenza dell'Iddio vivente era inerente a Cristo o gli era stata comunicata, egli suggerisce che una sola parola, pronunziata là dove Cristo era, fosse bastante a ristabilire in salute il suo servitore.

PASSI PARALLELI

Matteo 20:28; Marco 5:24; Atti 10:38

Luca 8:49

Luca 7:4; 5:8; 15:19-21; Genesi 32:10; Proverbi 29:23; Matteo 3:11; 5:26-27; Giacomo 4:6,10

Luca 4:36; 5:13; Esodo 15:26; Deuteronomio 32:39; 1Samuele 2:6; Salmi 33:9; 107:20; Marco 1:27

8 8. Perciocché io son uomo sottoposto alla podestà altrui, ed ho sotto di me dei soldati e pure, se dico all'uno: Va, egli va; ne all'altro vieni, egli viene; e se dico al mio servitore: Fa questo, egli lo fa.

Qui abbiamo la catena delle idee che aveano attraversata la mente del centurione, e lo aveano spinto a presentar a Cristo, per mezzo di amici quella domanda, come pure il fondamento sul quale essa posava. Egli considera la cosa unicamente da un punto, di vista militare; il suo grado lo faceva essere al tempo stesso un subordinato ed una fonte di autorità; egli doveva implicita ubbidienza ai suoi superiori, e la esigeva da quelli che erano sottoposti ai suoi comandi. Avendo imparato l'ubbidienza, egli si persuade che la morte e la malattia devono senza dubbio ubbidire al loro padrone; avvezzo ad ottenere ubbidienza con una parola sola, egli è convinto che Gesù, avendo, nella sua sfera altissima di comandamento, autorità e potenza su tutti gli elementi di natura, non ha che a dire Va. e la morte gli deve ubbidire. Questa ragione giustificativa della sua domanda ci piace per la sua originalità, è molto logica nelle sue conclusioni, e dimostra una fede intelligente. La sostanza ne è questa: «Se nessuno dei miei soldati ardisce disubbidirmi, qual creatura ardirà disubbidire a questo profeta di Nazaret, cui Dio ha così evidentemente comunicata la propria potenza?

PASSI PARALLELI

Atti 22:25-26; 23:17,23,26; 24:23; 25:26

Atti 10:7-8; Colossesi 3:22; 1Timoteo 6:1-2

9 9. E Gesù, udite queste cose si maravigliò di lui: e, rivoltosi, disse alla moltitudine che lo seguitava: io vi dico, che non pure in Israele ho trovata una cotanta fede.

Cotanta fede indica paragone con altri e minori gradi di fede nella sua potenza miracolosa che Gesù avea osservati durante il suo ministero, e si riferisce non alla domanda del centurione; ma al suo convincimento intelligente che, per una guarigione, non era essenziale il contatto di Gesù col malato, ma bastasse una sola parola per parte di colui che avea diritto di comandare. È naturale che Gesù si maravigliasse di trovar tanta fede in un Gentile di nascita: quella parola però non indica sorpresa quasiché egli avesse imparato allora per la prima volta una cosa che ignorava, ma una piacevole ammirazione. Matteo che scrisse specialmente pei Giudei, aggiunge qui un solenne avvertimento dato a questi ultimi da Gesù e suggerito dal contrasto fra la fede di questo Gentile e la mancanza di quella nel popolo con cui Dio avea stretto il Suo patto, ammonimento che Gesù ripetè in altra occasione Luca 13:28-30. Disse loro che «gli ultimi saranno i primi», che i Gentili fino allora «stranieri dei patti della promessa» entrerebbero in folla nel regno di Dio, rappresentato sotto la figura di un banchetto, godendone sin da ora le promesso benedette, e la eterna felicità nella vita futura, mentre i figli dei patriarchi, increduli e nemici, sarebbero scacciati dalla luminosa Sala del convito nelle tenebre di fuori. Oimè! in che modo maraviglioso si è verificato quell'ammonimento trascurato, dal giorno in cui presero su di sé e su i loro figli il sangue di Cristo! «Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente, e sederanno a tavola con Abrahamo, con Isacco, e con Giacobbe nel regno dei cieli. E i figliuoli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti» Matteo 8:11-12.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:10; 15:28

Salmi 147:19-20; Matteo 9:33; Romani 3:1-3; 9:4-5

10 10. E, quando coloro ch'eran stati mondati furono tornati a casa trovarono il servitore ch'era stato infermo esser sano.

Matteo: «E Gesù disse al centurione: Va, e come hai creduto, siati fatto. E il suo famiglio fu guarito in quello istante». Abbiam detto già che Matteo, colla solita sua concisione, racconta questo fatto come avvenuto al centurione stesso, ma Luca ci dice che, ritenendosi indegno della presenza di Cristo, si servì della mediazione di amici giudei; dobbiamo dunque ammettere che la risposta di Cristo, benché destinata, a lui, gli venne trasmessa per mezzo dei suoi amici. Era una risposta piena di bontà indicante cioè che Gesù lo avea trattato secondo la misura della sua fede, ordinando alla morte di lasciar stare quell'ammalato. Essa conteneva pure un incoraggiamento a mirare a più alti gradi di fede: «Come tu hai creduto, siati fatto». Che potremo noi desiderar di più? Eppure a noi come a lui è detto: «Credendo voi riceverete»; «credi solamente». Nella salute dell'anima come nella guarigione del corpo, tutto dipende dalla fede.

PASSI PARALLELI

Matteo 8:13; 15:28; Marco 9:23; Giovanni 4:50-53

RIFLESSIONI

l. È degno di nota che né qui né nel caso dei soldati che andarono da Giovanni Battista, né in quello di Cornelio, troviamo il minimo indizio che la professione militare sia illecita dinanzi a Dio. Al contrario questi esempi, e la storia di molti uomini valorosi e distinti dei tempi posteriori, ci provano che Dio può dar gran grazia a dei soldati e far loro molto onore come suoi servitori.

2. La bontà è carattere distintivo di questo centurione, e si manifesta in tre modi. La vediamo nel modo in cui tratta il suo servo, assistendolo con tenera cura nella malattia e facendo di tutto per rendergli la salute. La vediamo pure nei suoi sentimenti verso i Giudei. Non li disprezza, come usan fare gli altri Gentili. Gli anziani del popolo gli rendono questa lode: «Egli ama la nostra nazione». La vediamo infine nella generosità con cui sostiene il culto giudaico in Capernaum. Non amava Israele «di parola, né della lingua, ma d'opera e in verità» 1Giovanni 3:18. Gli anziani che egli mandò a Gesù appoggiarono la sua domanda col dire: «Egli è quel che ci ha edificata la sinagoga». Questa sua disposizione benefica, egli la dovea alla grazia di Dio, che gli avea dato un cuore nuovo. La sua conoscenza delle cose divine era senza dubbio tuttora imperfetta; ma la luce che possedeva esercitava grande influenza sulla sua vita, ed a questo riguardo dovremmo proporcelo come esempio.

3. Che potente difesa del Cristianesimo ci vien fornita dalla impressione prodotta su questo pagano dalla fama di Cristo, e dalla sua certezza che una sola parola di Gesù, pronunziata anche a distanza, fosse sufficiente per adempiere tutti i suoi desiderii! Il Cristo dei razionalisti o dei negativisti non avrebbe mai potuto né acquistar la fama, né eccitar tali speranze nel cuore di un pagano.

4. Nell'accordar questa grazia ad un Gentile, Cristo non si diparte dal mandato ricevuto dal Padre Matteo 15:24. Non fu né la costruzione della sinagoga, né la raccomandazione degli anziani, ma la sola sua fede che fece entrare il centurione nell'Israele spirituale, e lo rese partecipe della «circoncisione del cuore» Romani 11:29; per la quale si entra nel regno di Dio.

5. Che cosa vi può esser di più maraviglioso che di veder Gesù maravigliarsi? Non lo vediamo ammirare la pompa o la grandezza umana; ma quando ei vede i frutti buoni della fede, egli è rapito dalla maraviglia. C'insegni questo ad ammirar quello che Cristo ammira; ci faccia maggiore effetto la minima misura di grazia di un uomo reso buono da Cristo, che non tutte le glorie di un uomo grande secondo il mondo; non invidiamo questi, ma ammiriamo ed imitiamo il primo.

6. Notevole e degno di lode è il modo con cui il centurione tratta il suo servo. Non lo scaccia di casa, quando non può più servirlo; ma cerca il migliore aiuto che può per lui. Alcuni padroni han meno riguardi per i loro servi ammalati che per i loro buoi, o i loro cavalli, per esempio l'Amalechita 1Samuele 30:13; ma non è degno di avere un buon servitore chi, in tempo di malattia, non è pronto a servirlo a suo turno. I padroni cristiani dovrebbero esser pronti a riconoscere la fedeltà e l'ubbidienza dei loro servitori, interessarsi ad essi, e non dimenticarli nei loro bisogni temporali o spirituali.

7. Gesù non negò di avere il potere che venivagli attribuito dal Centurione, come avrebbe dovuto fare, se fosse stato una mera creatura; ché in tal caso sarebbe stato bestemmia il riceverlo. Anzi, in ogni occasione, più era il concetto che gli uomini si facevano di lui, più piaceva al suo spirito. Essi non gli ascrivevano se non quello che gli apparteneva; ma questo dimostrava la misura della loro fede.

8. Una fede simile a quella del Centurione era rara al tempo di Cristo. I Farisei gridavano: «Facci vedere un Segno dal cielo»; le moltitudini gli si affollavano intorno solo per vedere le sue opere maravigliose: è dunque naturale che lo riempia di ammirazione la fede dimostrata da questo Gentile. I figli di quelli che erano stati condotti attraverso il deserto avrebber dovuto credere i primi, e fra gli ultimi ci saremmo aspettati a trovare uno che nell'infanzia avea piegato il ginocchio dinanzi agli idoli; ma «i primi eran diventati ultimi, e gli ultimi i primi». Coltiviamo lo stesso benedetto spirito di fede che animava il centurione. C'incoraggia a farlo il Salvatore, dicendo: «Come hai creduto, siati fatto!» Abbiam ben altre ragioni che egli non avesse per affidarci a Cristo, come ad uno che «può salvare appieno». Non abbiamo noi le sue promesse? Riposiamoci su di esse e non dubitiamo, perché la parola di Cristo è un fondamento stabile.

11 Luca 7:11-18. RISURREZIONE DEL FIGLIO DELLA VEDOVA DI NAIN - IMPRESSIONE PRODOTTA DA QUESTO FATTO

11. Ed avvenne, nel giorno seguente,

La parola giorno non c'è nel greco, che dice semplicemente, nel seguente; vi si dovrebbe aggiungere, secondo la lezione adottata da Diodati, giorno, mentre un'altra preferisce tempo o periodo, come indefinito, in seguito. Partendo da Capernaum la mattina per tempo, nostro Signore poteva facilmente giungere fino a Nain, distante 18 o 20 miglia, verso sera, all'ora in cui si usava portare i morti a sotterrare; dimodoché la distanza fra Capernaum e Nain non sarebbe una obbiezione seria alla lezione «il giorno seguente». Però l'altra lezione ci pare preferibile, perché lascia il tempo occorrente per mandar gli Apostoli alla loro prima gita missionaria in Galilea, e Matteo sembra indicare che Gesù Cristo visitò Nain durante la loro assenza Matteo 11:1-2.

ch'egli andava in una città detta Nain;

Questa città non è mentovata in nessun altro luogo della Scrittura. Apparteneva alla tribù di Issachar, e probabilmente non fu mai altro che un borgo o villaggio, quantunque, essendo circondata da mura, avesse rango di città. È posta all'estremità S. O. del Gebel ed Dahi, o «piccolo Hermon», giogaia isolata che corre dall'E. all'O. e s'innalza bruscamente dalla pianura di Izreel o di Esdraelon, dividendola in due parti disuguali al N. ed al S. Alquanto all'E. di Nain, sulla china settentrionale del monte, trovasi Endur, l'antica Endor, dove Saul si recò di notte per consultare la Pitonessa; e sulla china meridionale Sulam ossia il Suem ove Eliseo richiamò in vita un «figliuolo unico di sua madre». Non v'ha dubbio che questo fosse il posto che Gesù visitò, poiché il nome non ne è mai stato smarrito. Lo conoscevano i Crociati e Gerolamo, e la meschina borgata del tempo attuale è tuttora chiamata Nein dagli Arabi. Altre antichità non offre che alcune tombe tagliate nella roccia, così all'E. come all'O. del villaggio,

e i suoi discepoli, in gran numero, ed una gran moltitudine andavan con lui.

L'espressione insolita gran numero applicata ai discepoli qui presenti, sembra confermar l'assenza, già accennata, degli apostoli, e riferirsi ai settanta che Gesù mandò più tardi in missione Luca 10:1.

PASSI PARALLELI

Atti 10:38

12 12. E come egli fu presso della porta della città, ecco, si portava a seppellire un morto,

Era infatti uso dei Giudei il seppellire i morti fuori della città. «La parola ecco indica come fatto notevole l'incontro inatteso delle due processioni, quella che accompagnava il Principe della vita, e quella che seguiva la vittima della morte» (Godet).

figliuolo unico di sua madre, la quale ancora era vedova; e gran moltitudine della città era con lei.

In questo triste corteo, v'eran molte cose atte a suscitare la compassione anche di uomini i cui cuori non simpatizzavano colla sofferenza umana quanto quello del Salvatore. Sarebbe difficile fare della desolazione di questa donna un quadro più completo di quello che ce ne dà l'Evangelista in tre o quattro parole. Non era questa la prima sua perdita: suo marito, il sostegno della casa, le era stato rapito per il primo; rimanevale, a supplirne in parte il posto, un unico figlio, ed ecco anche quello aveale tolto la morte. La più alta ambizione di un Israelita, che cioè «il suo nome non sia spento in Israele» Deuteronomio 25:6, avea ricevuto un colpo mortale, ed il caso suo pietoso svegliava sì profonda compassione, che i suoi conterranei accompagnavano in corpo il frale di suo figlio alla tomba.

PASSI PARALLELI

Luca 8:42; Genesi 22:2,12; 2Samuele 14:7; 1Re 17:9,12,18,23; 2Re 4:16,20

Zaccaria 12:10

Giobbe 29:13; Atti 9:39,41; 1Timoteo 5:4-5; Giacomo 1:27

Luca 8:52; Giovanni 11:19

13 13. E il Signore

Luca e Giovanni dànno a Cristo questo titolo divino più spesso che gli altri due evangelisti, vien dopo di loro Marco, e Matteo lo impiega meno di tutti.

vedutala, ebbe pietà di lei, e le disse: Non piangere.

Gesù capì subito, dal dolore intenso della donna afflitta e dal riverente silenzio della moltitudine e, compassionevole, tutti i particolari del caso doloroso, ed il suo cuore affettuoso ne fu subito ripieno di tenera pietà, per la povera madre. Prova novella è questa che egli è quel Messia di cui Isaia profetò: «veramente egli ha portati i nostri languori, e si è caricato delle nostre doglie». «In tutto le lor distrette, egli stesso fu in distretta Isaia 53:4; 43:9. Le parole «non piangere» cadono senza efficacia da labbra umane; ma in bocca di Gesù furono per la vedova un comando subito ubbidito, un balsamo che lenì la sua ferita, e, dal suo tempo in poi, quella parola ha recato conforto a migliaia di cuori afflitti, in ogni età. Bene osserva Olshauson che «la simpatia di Gesù per la madre non esclude che egli avesse pur riguardo al giovane stesso in questo fatto. La gioia della madre fu invero la prima conseguenza di questo atto, ma non ne fu già la causa finale. Questa per certo, benché non ci sia dichiarata, dovette essere il risveglio spirituale del giovane ad una vita superiore».

PASSI PARALLELI

Giudici 10:16; Salmi 86:5,15; 103:13; Isaia 63:9; Geremia 31:20; Lamentazioni 3:32-33

Marco 8:2; Giovanni 11:33-35; Ebrei 2:17; 4:15

Luca 8:52; Geremia 31:15-16; Giovanni 20:13,15; 1Corinzi 7:30; 1Tessalonicesi 4:13

14 14. E, accostatosi, toccò la, bara

soros, mita 2Samuele 3:31. Gli Egiziani ed i Babilonesi usavano una cassa di legno aron; i Giudei invece involgevano il corpo in molti pannilini e lo mettevano in una bara aperta (semplice tavola di legno con un piccolo rialzo tutt'attorno), la quale era trasportata da quattro o sei persone, fino alla tomba.

(or i portatori si fermarono),

Probabilmente il Signore si avanzò fino davanti alla bara, e quando i portatori giunsero a lui, la toccò con mano, perché si fermassero, ed essi ubbidirono. Non c'è nulla di miracoloso in questa loro fermata subitanea; anzi la bontà di Gesù era così nota, che il suo farsi avanti dovea far loro operare che, in un modo o nell'altro, egli sarebbe venuto in aiuto alla vedova.

e disse: Giovanetto, io tel dico, levati.

C'è una grandezza incomparabile in questo parole: «Io tel dico, a te che non sembri più potere udir la voce dei viventi». «Niun uomo parlò giammai come costui». Si studino con cura i miracoli di Elia a Sarepta 1Re 17:21, di Eliseo a Sunem 2Re 4:33, di Pietro a Lidda e a Joppe Atti 9:34-40, di Pietro e Giovanni alla porta del tempio, detta la Bella Atti 3:6: tutti questi miracoli sono il risultato di preghiera a Dio, o del riconoscimento di Cristo; ma le parole di Gesù a questo giovane non sono precedute da preghiera alcuna, e contengono l'ordine spontaneo ed indipendente del Principe della vita. Possiamo additar questo come una prova innegabile della divinità di Gesù Cristo. Quelli che eliminano i miracoli della religione di Cristo, attribuendoli a cause naturali, asseriscono che questo giovanotto non era morto, ma solo caduto in letargia. Ma se anche ciò fosse vero, ben osserva Godet: «il miracolo di potenza sparirebbe solo per lasciar posto ad un miracolo di sapienza, non meno incomprensibile; poiché, come mai poté Gesù conoscere che questo giovane, il quale portava tutti i segni della morte, ora tuttor vivente, e che era imminente l'ora del suo risveglio?» Quando guarì il paralitico calato dal tetto Luca 5:23, Gesù propose ai suoi oppositori farisei l'inestricabile dilemma: «Quale è più agevole, dire: I tuoi peccati ti son rimessi; ovver dire: Levati e cammina?» Nello stesso modo lasceremo gli sprezzatori dei miracoli venir fuori di questo come meglio potranno. Fra un miracolo di potenza ed uno di saviezza, quale proferiscono essi?

PASSI PARALLELI

Luca 8:54-55; 1Re 17:21; Giobbe 14:12,14; Salmi 33:9; Isaia 26:19; Ezechiele 37:3-10

Giovanni 5:21,25,28-29; 11:25,43-44; Atti 9:40-41; Romani 4:17; Efesini 5:12

15 15. E il morto si levò a sedere, e cominciò a parlare

Questi fatti provano che gli erano state rese non solo la vita, ma pure la salute e le forze. Se si fosse solo svegliato da un sonno letargico, la sua malattia sarebbe stata la stessa di prima, e la debolezza non gli avrebbe consentito di alzarsi a sedere; mentreché non solo sedette, ma parlò. Quest'ultimo fatto è ricordato per impedire ogni cavillo sulla realtà del suo ritorno in vita. Chi parla vive. È certo che il solo potere divino può effettuar questo! Notiamo che non ci vien mai riferito una parola, un pensiero di quelli che furon da Gesù miracolosamente strappati alla morte. Le conoscenze acquistate, le sperienze fatte da loro nel regno della morte ci cono saviamente taciute.

E Gesù lo diede a sua madre.

Poco ci dice la Scrittura per soddisfare alla nostra curiosità. La scena in cui Gesù prese il giovane per mano e lo rese a sua madre deve esser stata intensamente drammatica, ma la Bibbia lo lascia a noi il figurarcela. Non ci dice né le parole del giovane, né l'effetto prodotto sulla madre dal riacquistar suo figlio. Questo cose possiamo sino ad un certo punto indovinarlo; ma chi dipingerà l'espressione del volto di Cristo, l'occhio suo raggiunte di contentezza e di simpatia nel restituire alla vedova il sostegno della sua vecchiaia! Qual fu la causa della profonda sua simpatia verso dì lei? Questa donna non ora una sua amica personale; non ora nel numero dei suoi discepoli; né gli domandò aiuto. La vista della sua desolazione fu quella che commosse il suo cuore compassionevole. Gli venne forse in mente, vedendola, un'altra sepoltura che dovea avvenire fra poco e sarebbe più dolorosa ancora di questa. L'ora della sua partenza non era molto lontana. Nell'angoscia di cui è testimone, vede forse l'immagine di quella spada che doveva presto attraversare il cuore di un'altra madre; egli si figurò la propria madre diletta, piangente sul suo corpo lacerato, e l'anima sua ne rimase altamente commossa.

PASSI PARALLELI

1Re 17:23-24; 2Re 4:32-37; 13:21

16 16. E spavento li occupò tutti. e glorificavano Iddio, dicendo: Un gran profeta è sorto fra noi; Iddio ha visitato il suo popolo.

Il vedere un morto sedersi sulla bara, vestito dei suoi panni sepolcrali, bastava a scuotere i nervi più robusti; e la paura di cui vien qui parlato, in molti può non essere stata altro che un tale allarme; in altri può essere stata quel terrore che il sentimento della presenza di Dio ingenera sempre nel cuore dei peccatori; in molti però par che sia stato un lodevole timore misto, a riverenza, poiché li spinse a glorificare Iddio, per quello che era stato fatto. Dice un teologo del secolo scorso: «Essi videro qui chiaramente manifestata la sua potenza divina, perciocché i loro maestri aveano loro insegnato che le chiavi delle nuvole, della matrice, e della tomba trovavansi nelle mani di Dio nei cieli». Solo ai più grandi fra i loro profeti, come Elia ed Eliseo, era stato concesso, nei tempi antichi, di risuscitare i morti, e la convinzione prodotta in loro, da questo miracolo, che Gesù di Nazaret era uguale a quei grandi, si esprime nelle parole: «Un gran profeta è sorto fra noi». La voce della profezia taceva da secoli; non v'era più stata «visione nel paese» dalla morte di Malachia in poi; ma ora la moltitudine gioisce di sapere che «Iddio ha visitato il suo popolo», poiché Colui che fa tali segni deve essere un «dottore venuto da Dio». Lanciando di tanto in tanto questi lampi del suo divino potere, il Signore convinse la nazione intera che grandi cose stavano per accadere.

PASSI PARALLELI

Luca 1:65; 5:8,26; 8:37; Geremia 33:9; Matteo 28:8; Atti 5:5,11-13

Luca 2:20; Matteo 9:8; 15:31; Galati 1:24

Luca 7:39; 9:19; 24:19; Giovanni 1:21,25; 4:19; 6:14; 7:40-41; 9:17; Atti 3:22-23

Atti 7:37

Luca 1:68; 19:44; Esodo 4:31; Salmi 65:9; 106:4-5

17 17. E questo ragionamento intorno a lui si sparse per tutta la Giudea, e per tutto il paese circonvicino. 18. Or i discepoli di Giovanni gli rapportarono tutte queste cose.

Le parole questo ragionamento posson riferirsi così alla fama del miracolo, come alla convinzione da quello prodotta nella mente di tutti relativamente a Gesù, ed espressa nelle surriferite esclamazioni. Diodati le prende in quest'ultimo senso, cioè che, in seguito a questo miracolo, si sparse largamente in tutto il paese il convincimento che Dio avea visitato il suo popolo, e che un gran profeta era sorto nel mezzo di esso, e le parole intorno a lui sembravano giustificare questa traduzione. Questa fama delle sue potenti operazioni e la conclusione che il popolo ne derivò, giunsero agli orecchi dei discepoli del Battista, che subito gliele riferirono nella sua prigione di Macheronte. In seguito a ciò, egli mandò alcuni dei suoi discepoli a Gesù, affinché, vedendo e udendo le sue opere, essi pure credessero in lui.

PASSI PARALLELI

Luca 7:14; Matteo 4:24; 9:31; Marco 1:28; 6:14

RIFLESSIONI

l. Il cuor compassionevole di Cristo si manifesta mirabilmente in questo miracolo di Nain. Nessuno intercedette appo il Signore in favore di questa vedova, essa stessa non gli parlò. Ma le viscere di Gesù si commossero allo spettacolo del suo dolore, al pensiero della sua perdita. Notisi che il lebbroso Luca 5:12, fu guarito dietro alla propria preghiera; il servo del centurione Luca 7:1, per intercessione del suo padrone; ma il figlio della vedova lo fu senza che nessuno lo domandasse per lui.

2. Corre una gran differenza fra il modo in cui Gesù compie i suoi miracoli, e quello in cui li compiono i profeti e gli apostoli. Ci sono nei miracoli riferiti dagli evangelisti un'autorità e un potere, che non ritroviamo negli altri miracoli della Bibbia. Eutimio (citato da Ryle) osserva: «Anticamente Elia profeta richiamò in vita il figlio della vedova di Sarepta, ma coll'umiliarsi dinanzi a Dio, e col rivolgergli le sue supplicazioni 1Re 17:20-21. Così pure il profeta Eliseo resuscitò il figlio della vedova di Sunem, ma solo dopo essersi disteso sopra il suo corpo 2Re 4:34-35. Gesù invece con un unico comando risuscitò immediatamente colui che era morto».

3. Il Signore «Gesù Cristo è l'istesso ieri, oggi ed in eterno» Ebrei 13:8, perciò il suo cuore non è ora meno compassionevole, la sua simpatia per gli afflitti meno forte che quando egli era in terra. Ricordiamocene, e confortici il pensiero che egli non ci verrà mai meno, non ci ingannerà mai, né mai ricuserà di interessarsi alle nostre afflizioni.

4. Questo potente miracolo è un vivente emblema del potere di Cristo di risvegliar quelli che sono morti nei falli e nei peccati. Egli è la VITA, e può dar vita spirituale ai cuori corrotti, duri e morti, colla stessa facilità con cui rese la vita del corpo al figlio della, vedova. Preghiamo pei nostri figli e parenti non ancora convertiti; senza disperare né dubitare della compassione e della potenza del Salvatore. Al tempo fissato, egli dirà: «Giovanetto, io tel dico, levati!»

5. In questo miracolo di Nain è adombrato quello che accadrà al mattino della risurrezione. Quando i morti avranno udito la gran parola del Redentore: «Alzatevi», e saranno usciti dalla tomba, egli renderà al suo popolo, per riconoscerli e vivere con loro nell'eternità, i cari congiunti dai quali la morte aveali lungamente separati, ma i quali, come loro, si erano addormentati in Gesù. «Non meno certo della risurrezione», dice Jacobus, «è il fatto che riconosceremo e possederemo di nuovo quelli che amiamo, se così essi come noi siamo di Cristo. Ci saranno restituiti nei cieli; è questo parte dell'opera di redenzione che il Salvatore compie per noi. I più prossimi parenti si ritroveranno con gioia come tali. Il figlio riconoscerà la madre come madre, e le sarà reso, ed essa a lui, dal loro adorabile Redentore. Prenda pur la fede cristiana possesso di questa verità, poiché ci viene insegnata in questa scena».

19 Luca 7:19-35. MESSAGGIO DEL BATTISTA E RISPOSTA DI CRISTO, TESTIMONIANZA RESA DA CRISTO ALLA FEDELTÀ DEL SUO PRECURSORE GIOVANNI Matteo 11:2-19

Per l'esposizione vedi Matteo 20:2-19, e per la narrazione della morte di Giovanni, Marco 6:17-20.

36 Luca 7:36-50. LA DONNA CH'ERA STATA PECCATRICE E SIMONE IL FARISEO

36. Or uno de' Farisei lo pregò a mangiare in casa sua; ed egli entrato in casa del Fariseo, si mese a tavola.

Questo interessante racconto ci è stato conservato dal solo Luca. Il fatto accadde durante il ministero di Cristo in Galilea, ma ci manca ogni indizio per fissarne la data precisa. Quest'uomo non sapeva che pensar di Gesù; le teorie della sua setta riguardo al Messia lo tiravano in un senso, gl'insegnamenti ed i miracoli di Gesù lo facevano inclinare in un altro. Lo invitò alla sua mensa, senza dubbio, per osservarlo più da vicino, e per regolarsi a suo riguardo in avvenire. È chiaro che lo sospettava; la si vede tanto dalla freddezza poco rispettosa con cui lo accolse, quanto dal giudizio sfavorevole che pronunziò mentalmente sul valore di Gesù come profeta, quando lo vide accogliere con compassione una peccatrice, in apparente ignoranza della sua storia antecedente. Gesù accettò l'invito, in parte perché gli forniva l'occasione di dichiarare il suo vangelo, benché il solo effetto per il Fariseo ne dovesse essere l'accecamento degli occhi, e l'induramento del cuore Isaia 6:10; ma soprattutto perché sapeva che in quella casa un'anima dolente per i peccati passati e bramosa di saluto troverebbe pace e perdono. Non c'è detto dove dimorasse il Fariseo. La città mentovata in ultimo luogo era stata Nain; ma nostro Signore non vi avrebbe certo fissato la sua dimora per tutto il tempo che dovette necessariamente trascorrere prima che il Battista avesse udito il miracolo, e i discepoli suoi vi potessero giungere. Oltracciò Nain sembra esser stato semplicemente un villaggio murato, in cui non è probabile che quella misera donna trovasse da esercitare il vergognoso suo mestiere. In Capernaum abitavan molti Farisei; e dall'altra parte, la popolazione più numerosa, il concorso di viaggiatori e di negozianti, la presenza di un presidio romano dovevano indurre una persona di quel carattere a fissarvi la residenza. La convinzione che vivevano in Capernaum tanto il Fariseo come la prostituta, è confermata dal fatto che il legame che unisce questo incidente ai precedenti non è né cronologico né topografico, ma morale, essendo probabile che l'Evangelista lo introduca qui come un notevole esempio di ciò che egli aveva affermato Luca 7:29-30, sull'accoglienza, ben diversa che Cristo ricevette dai Farisei e dai pubblicani quando rese testimonianza a Giovanni.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:6-5; Marco 14:3-9; Giovanni 11:2-16

Luca 7:34; 11:37; 14:1

37 37. Ed ecco, vi era in quella città una donna ch'era stata peccatrice,

Se viveva in Capernaum, non le mancarono certo le occasioni di udire le parole di Cristo e di vedere i suoi miracoli: è possibile che Gesù le avesse in qualche occasione precedente rivolte parole di esortazione o di ammonimento; ma qual fu la freccia che portò il convincimento nel cuor suo, o in che modo fa essa così subitamente colpita, è un segreto noto solo a lei ed all'Iddio di misericordia; ma che un vero e pio dolore per il peccato trascorso fosse stato svegliato in lei è cosa fuori di ogni dubbio.

la quale, avendo saputo ch'egli era a tavola in casa del Fariseo,

Sarebbe difficile spiegare come una tal donna potesse entrare in casa del Fariseo, se non si sapesse che in Oriente le ore del pasto sono per l'appunto quelle in cui gli estranei, i vicini, mercanti ambulanti, mendicanti o curiosi son liberi di entrare in casa e di parlare al padrone ed ai suoi convitati. In un paese caldo come la Palestina, la mensa è il più possibile allestita ad aria aperta, all'ombra di un albero o di un pergolato, in vista del pubblico, cosicché quelle intrusioni, così contrarie ai nostri costumi europei, vi sono molto facili.

portò un alberello

Greco, così detto da un luogo detto Alabastron in Egitto, celebre, anticamente, per le sue carriere di carbonato di calce e dove quelle anfore furono fatte per la prima volta, Vedi Nota Marco 14:3.

d'olio odorifero;

In Ebraico mor: in Greco, o come nel testo muron, mirra. Questa sostanza ben nota trasuda dall'albero chiamato dai botanici Balsamodendron Myrhoe che cresce nell'Arabia Felice, e, nell'Abissinia. Quando trasuda dalla scorza dell'albero è liquida, simile all'olio; ma si rapprende rapidamente all'aria. Gli antichi ne facevamo un vino ed un olio di, mirra. Nehemia facevan commercio fin dai tempi più remoti. I Giudei, gli Egizi, i Greci ed i Romani Genesi 37:25, e quel commercio Continua tuttodì nell'Oriente ed in Europa. La mirra era celebre per le sue proprietà medicinali, per le quali fu offerta al Signore in sulla croce Marco 15:23; la si usava pure come disinfettante, e soprattutto come profumo. In quest'ultima qualità, essa viene enumerata fra gli articoli di acconciatura femminile Ester 11:12; Salmi 45:8-9; Cantici 5:5,13, e serviva alla composizione dell'olio santo con cui si ungeva il sommo sacerdote ebreo Esodo 30:23. La mirra come profumo fu uno dei ricchi presenti offerti dai Magi a Gesù bambino in Betleem. Quest'olio od unguento di mirra era molto caro; ed è interessante l'osservare come il cambiamento del cuore di questa donna l'indusse a prendere il più costoso degli ornamenti che prodigava alla propria persona per fini peccaminosi, affin di offrirlo a Cristo in pegno di riverenza. Papa Gregorio il Grande, e dopo di lui la generalità degli scrittori romanisti, identificano questa donna non solo con Maria sorella di Lazaro, ma altresì con Maria di Magdala, e quest'ultima idea è tanto sparsa che, anche fra protestanti, si chiaman Maddalene le prostitute penitenti, e Asili per le Maddalene le case dove esse vengono ricoverate e avviate ad una vita nuova. Né la Scrittura, né la tradizione contemporanea, degna di fede, ci forniscono un atomo di prova in prò di una asserzione così dannosa all'onore di quelle due sante ed onorevoli persone, Vedi Nota Marco 14:3 dove si dimostra insostenibile tale teoria. Una prova di più che questa donna non è identica con Maria di Betania trovasi nella diversità degli unguenti da ciascuna usati. In questo caso trattasi di olio di mirra, in Marco 14:3, di nardo schietto. È dovere di chiunque ritiene la parola di Dio come guida infallibile, il protestare solennemente contro l'ingiuria che vien fatta a quelle due seguaci di Cristo, confondendole con una, la quale, benché dipoi penitente e perdonata, avea però vissuto per lungo tempo una vita riprovata.

PASSI PARALLELI

Luca 7:34,39; 5:30,32; 18:13; 19:7; Matteo 21:31; Giovanni 9:24,31; Romani 5:8

1Timoteo 1:9,15; 1Pietro 4:18

Matteo 26:7; Marco 14:3; Giovanni 11:2; 12:2-3

38 38. E, stando a' piedi d'esso (accanto ai suoi piedi) di dietro

Nei loro conviti, i Giudei usavano dei letti detti triclinii, con una tavola nel mezzo. Il letto posto dalla parte superiore alla tavola veniva detto protoclisia Matteo 23:6. Vedi anche Note Luca 14:7, ed era il posto d'onore. Il presidente della festa chiamavasi architriclinos Giovanni 11:9. I convitati stavano coricati appoggiando il corpo sul braccio sinistro ripiegato al gomito, e prendevano il cibo coll'altra mano. Perciò il Signore doveva avere i piedi dietro di sé, discosti dalla tavola, e nessuno poteva toccarli se non era nella posizione in cui vien descritta questa donna, Webster e Wilkinson fanno osservare che questo modo di stare a tavola, nei giorni di Cristo, non era punto quello usato in tempi anteriori della storia giudaica, poiché nell'Antico Testamento si parla di assettarsi per prender cibo Genesi 37:25; 43:83; Esodo 32:6; Proverbi 23:1; essi credono trovare un indizio di questo cambiamento di posizione a tavola in alcuni dei Libri Apocrifi Giuditta 12:15; Tobia 11:1, il che, se fosse vero, ne fisserebbe la data non più di 300 anni avanti Cristo, quando i Seleucidi regnavano nella Siria, e gli usi greci cominciavano a penetrare fra i Giudei.

piangendo, prese a rigargli (umettare, bagnare) di lagrime i piedi e li asciugava coi capelli del suo capo;

Quelle lagrime erano più eloquenti che delle parole; esse sgorgavano irresistibilmente, come espressive dei sentimenti di gioia e di dolore che si disputavano il suo cuore. Quei capelli, dei quali andava sino allora orgogliosa, come di una delle sue principali bellezze, essa se ne serve per asciugar, con riverenza, i piedi che avea bagnati, senza darsi pensiero del fatto che soli gli schiavi potevano venir costretti a fare un tale uso dei loro capelli, e che, fra i Giudei, era considerato come una delle più grandi umiliazioni per una donna, l'esser vista in pubblico colla chioma disciolta.

e gli baciava i piedi,

Per asciugare i piedi a Gesù questa donna deve esser caduta in ginocchio e in tale attitudine di umiltà profonda essa rimase, baciandoli ripetutamente. Il basso popolo usava baciare i piedi dei Rabbini in segno di profondo rispetto.

e il ugneva con l'olio.

Nella condotta di questa donna troviamo tutti i segni esterni si quali si può riconoscere il cambiamento di cuore di un peccatore penitente. Sostenne, senza lagnarsi, il disprezzo ed i rimproveri che il Fariseo ed i suoi amici le dimostravano, con parole o con segni, per aver avuto l'ardire di presentarsi in alta compagnia. Essa cercava Gesù! e pur di gettarsi ai suoi piedi era pronta a sfidare il disprezzo e l'esecrazione di tutti gli abitanti di Capernaum! Così essa fece aperta e coraggiosa professione di avere abbandonato i sentieri del vizio, per credere ed ubbidire a Cristo. Dimostrò la sua umiltà colla sua attitudine e col rendere a Gesù quei servizi che si appartenevano agli schiavi; il suo profondo dolore e la sua penitenza, colle lagrime abbondanti colle quali bagnò i buoi piedi: il suo amore verso Cristo, col baciargli i piedi, col mostrarsi pronta a qualsiasi sacrifizio per lui, sino a servirsi dei suoi capelli come di un asciugamani, e ad offrirgli quello che possedeva di più prezioso e di più caro. Una religione che è il semplice prodotto della educazione, dell'abitudine o delle convenienze si contenta di dir colle labbra: «Signore, Signore», ma evita con cura ogni sacrifizio per amor di Gesù; la religione di colui che è «nato di nuovo», che è divenuto «una nuova creatura in Cristo» 2Corinzi 5:17, non si manifesta solo col confessare Cristo dinanzi agli uomini, ma pure con atti di abnegazione per la sua causa, e con una vita consacrata al suo servizio.

PASSI PARALLELI

Luca 6:21; 22:62; Giudici 2:4-5; Esdra 10:1; Salmi 6:6-8; 38:18; 51:17; 126:5-6

Isaia 61:3; Geremia 31:9,18-20; Gioele 2:12; Zaccaria 12:10; Matteo 5:4; 2Corinzi 7:10-11

Giacomo 4:9

Luca 7:44; Genesi 18:4; Giovanni 13:4-5

Luca 7:45-46; Ecclesiaste 9:8; Cantici 1:3; Isaia 57:9

39 39. E il Fariseo che l'avea convitato, avendo veduto ciò, disse fra se medesimo: Costui, se fosse profeta, conoscerebbe pur chi, e quale sia questa donna che lo tocca; perciocché ella è una peccatrice.

La presenza di questa donna nella sua casa irritava molto il Fariseo, e siccome egli riteneva tutti i più gretti pregiudizi della sua setta contro i pagani, i pubblicani ed i peccatori, come esseri, il cui solo contatto produceva una contaminazione legale, il vedere che Gesù non aveva respinto da se con abborrimento la peccatrice, ma ne avea sopportato l'impuro contatto, fu per lui una prova evidente che i suoi sospetti erano veri, e che Gesù non era un profeta. Egli non poteva attribuire la tolleranza di Gesù verso questa donna ad altra causa che alla sua ignoranza del suo nome e del suo passato. In quel caso, non poteva essere un profeta, poiché, secondo i Giudei, un profeta doveva conoscere anche le cose più segrete. L'idea che Gesù conoscesse benissimo il nome e la storia di quella donna, eppur l'accogliesse, appunto perché egli è «venuto per cercare e salvare ciò che era perito», era troppo sublime per la sua filantropia, e per la sua filosofia.

PASSI PARALLELI

Luca 3:8; 12:17; 16:3; 18:4; 2Re 5:20; Proverbi 23:7; Marco 2:6-7; 7:21

Luca 7:16; Giovanni 7:12,40-41,47-52; 9:24

Luca 7:37; 15:2,28-30; 18:9-11; Isaia 65:5; Matteo 9:12-13; 20:16; 21:28-31

40 40. E Gesù gli fece motto, e disse: Simone, io ho qualche cosa a dirti. Ed egli disse: Maestro, di' pure.

Senza dubbio, Simone lasciò travedere il suo convincimento intorno col suo contegno arcigno e stizzoso, e fors'anche col far sottovoce alcuno osservazioni ai suoi vicini; ma Gesù tosto gli mostrò che i suoi sospetti erano infondati, e che egli leggeva i più segreti pensieri del suo cuore così facilmente come so li avesse avuti dinanzi agli occhi scritti su una tavoletta. Avendo fatto conoscere, in modo di attrar l'attenzione di tutti, di volergli parlare, ed ottenutone il permesso dal loro ospite, il Signore disse la seguente parabola.

PASSI PARALLELI

Luca 5:22,31; 6:8; Giovanni 16:19,30

Luca 18:18; 20:20-21; Ezechiele 33:31; Malachia 1:6; Matteo 7:22; 26:49; Giovanni 3:2; 13:13

41 41. E Gesù gli disse: Un creditore avea due debitori; l'uno gli dovea cinquecento denari, e l'altro cinquanta.

La più grossa di queste somme ammontava a L. it. 400, la più piccola a L. it. 40, ossia al decimo della prima. I debitori rappresentavano la donna ed il Fariseo; il Signore istesso, la cui legge divina entrambi avevano trasgredita, essendo il creditore. Non è punto necessario supporre, come fanno alcuni, che il Fariseo andasse debitore a Cristo per aver da lui ottenuto qualche guarigione. Per quanto avesse di se stesso un alto concetto, il Fariseo non si credeva certamente senza peccato dinanzi alla legge divina, solo stimava averla trasgredita così di rado, che i suoi meriti compenserebbero facilmente le sue cadute; e colla proporzione dell'uno a dieci, il Signore non volle punto indicare la sua colpabilità reale dinanzi agli occhi di Dio, ma soltanto la stima che ne faceva egli stesso, paragonando la sua vita alla carriera di trasgressioni sistematica proseguita da quella peccatrice.

PASSI PARALLELI

Luca 11:4; 13:4

Isaia 50:1; Matteo 6:12; 18:23-25

Luca 7:47; Romani 5:20; 1Timoteo 1:15-16

Matteo 18:28

Luca 12:48; Numeri 27:3; Geremia 3:11; Giovanni 15:22-24; Romani 3:23; 1Giovanni 1:8-10

42 42. E, non avendo essi di che pagare, egli rimise il debito ad ambedue. Di' adunque, qual di loro l'amerà più?

Per istabilire la verità che la parabola doveva annunziare, era necessario che ambo i debitori fossero dal creditore perdonati; non ne segue però che, in questo caso, il Fariseo avesse realmente ricevuto da Dio il perdono dei suoi peccati, come, senza dubbio alcuno, era il caso della donna. Il contrario risulta chiaramente dall'applicazione che il Signore fa, più sotto, della parabola; ma il soggetto qui trattato è l'amore di colui che è perdonato inverso al suo benefattore, perciò il perdono vien necessariamente introdotto come il movente di quell'amore, così nella più grande come nella più piccola sua misura. «È assolutamente necessario, per questa parabola» dice Alford, «di supporre che entrambi conoscevano il loro debito, perché se il perdono deve produrre un amore proporzionato alla grandezza della colpa perdonata, il peccato deve essere in tal caso il debito subiettivo dal quale ci sentiamo eccitati, non il debito obiettivo di cui Dio solo può conoscere la magnitudine».

PASSI PARALLELI

Salmi 49:7-8; Matteo 18:25-26,34; Romani 5:6; Galati 3:10

Salmi 32:1-5; 51:1-3; 103:3; Isaia 43:25; 44:22; Geremia 31:33-34; Daniele 9:18-19

Michea 7:18-20; Matteo 6:12; Atti 13:38-39; Romani 3:24; 4:5-8; Efesini 1:7; 4:32

Colossesi 3:13

43 43. E Simone, rispondendo, disse. Io stimo colui, a cui egli ha più rimesso. E Gesù gli disse: Tu hai direttamente giudicato.

Ecco un altro esempio di dialogo socratico. La risposta era troppo ovvia, per permettere qualsiasi equivocazione; ma Gesù la volle avere colle parole stesse di Simone, affinché egli fosse condannato dalla propria bocca. Sarebbe stato inciviltà troppo segnalata per parte del Fariseo il non rispondere; ma la risposta sembra esser stata data nello stesso spirito sprezzante che aveagli dettato i mormorii di prima. Non ci riesce scoprire nella risposta di Gesù: «Tu hai dirittamente giudicato», quella ironia che ci vedono molti: essa ci par piuttosto intesa a chiamar l'attenzione dei convitati alla concessione fatta dal Fariseo, prima di venire alla applicazione pratica.

PASSI PARALLELI

Luca 7:47; 1Corinzi 15:9-10; 2Corinzi 5:14-15; 1Timoteo 1:13-16

Luca 10:38; Salmi 116:16-18; Marco 12:34

44 44. E, rivoltosi alla donna, disse a Simone: Vedi questa donna;

In tal casa, in tal compagnia, dove ciascuno la disprezzava profondamente, dev'essere stata per quella donna una dura prova il vedere ogni occhio volgersi su di lei, quando il signore l'additò a Simone, per far risaltare il contrasto fra essa e lui. Senza dubbio egli rivolse lo sguardo su di lei poco volentieri. Avea egli già capito che la parabola stava per essere illustrata a spese sue? Forse no; ma non restò molto in sospeso. Gesù avea notato il modo scortese col quale Simone lo avea ricevuto, omettendo quelle attenzioni che la cortesia più elementare imponeva verso qualsiasi ospite; ma, «mansueto ed umil di cuore», qual era, non ne avea mosso lagnanza. Parlando al Fariseo, egli si limita ora a quelle mancanze esterne di rispetto, le quali indicavano in lui, nel modo più segnalato, punto amore e poca gratitudine verso Gesù; mentre accenna quello che la donna avea fatto, e che compensava tal negligenza, per far vedere quant'era profonda la sua gratitudine ed il suo amore. Prima di considerare il contrasto accennato in questo e nei seguenti versetti fra la condotta della donna e quella del Fariseo, notiamo che il Signore segue nell'applicazione un ordine diverso da quello adottato nella parabola. In questa, egli procede dalla causa all'effetto; i benefizi accordati procedono i sentimenti o le disposizioni da quei benefizi destati in quelli che li han ricevuti; nella illustrazione od applicazione, egli s'inalza dall'effetto alla causa, dal grande amore manifestato dagli atti di quella donna alla sorgente di esso, vale a dire al perdono gratuito dei suoi molti peccati.

Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell'acqua a' piedi; ma ella mi ha rigati di lagrime i piedi, e li ha asciugati co' capelli del suo capo.

I sandali usati in quei tempi non essendo che delle suole raccomandate alle gambe da ligamenti attorcigliati intorno a quelle, il piede tutto intero rimaneva esposto al fango nell'inverno, ed alla polvere durante l'estate, perciò il lavarsi i piedi entrando in casa, era cosa essenziale per la pulizia ed il conforto. Dopo avere abbracciato il suo visitatore, la prima attenzione che gli usava il padron di casa era di fargli lavare i piedi dai suoi servitori, o almeno di offrirgli dell'acqua perché se li potesse lavar da sé, Vedi Luca 11:38; Genesi 18:4; 24:32; 53:24; Giudici 19:21; Giovanni 13:10; 1Timoteo 5:10. Il Fariseo avea dato chiaramente a vedere il poco rispetto che nutriva per il profeta di Galilea, trascurando quest'antica ed universale forma di semplice cortesia. Ma la povera peccatrice avea più che compensato per la di lui mancanza di attenzione, bagnando i piedi di Gesù con lagrime di pentimento e di devozione, che sgorgavano da un cuore vicino a scoppiare, e sciogliendo le sue treccie per asciugarli coi suoi capelli, in mancanza di tovagliuolo.

PASSI PARALLELI

Luca 7:37-39

Genesi 19:2; Giudici 19:21; 1Samuele 25:41; 1Timoteo 5:10; Giacomo 2:6

45 45. Tu non mi hai dato neppure un bacio; ma costei da ch'è entrata,

Diodati ha seguito la lezione essa è entrata, invece di io sono entrato, del Textus Receptus; ma l'autorità degli antichi MSS. la sostiene debolmente, perciò è tenuto come preferibile dal maggior numero dei critici. Alcuni scrittori vedon qui una prova che quella donna entrò nella casa al tempo stesso che Gesù, in mezzo alla folla che gli teneva dietro, poiché Gesù dichiara che le premure di essa per il suo conforto ed il suo onore si erano manifestate sin dal momento del suo ingresso.

non è mai restata di baciarmi i piedi

È stato sin dai tempi più antichi l'uso fra gli orientali di baciare ed abbracciare i loro amici (uomini), in segno di affetto e di rispetto, quando se li incontravano per via, ed in segno di accoglienza cordiale, quando li ricevevano come ospiti in casa; e quell'uso continua tuttodì. Come esempio della prevalenza di quell'abitudine nei tempi anteriori a quelli di Cristo, vedi Genesi 29:13; 33:4; 1Samuele 20:41; 2Samuele 20:9; Luca 15:20. Il Fariseo avea omesso quel segno di benvenuto e di rispetto; ma di nuovo la donna avea fatto compensazione per la sua negligenza, poiché, dal momento in cui Gesù era entrato nella casa, essa non avea cessato di baciargli i piedi, il che era un'espressione ben più eloquente di umile rispetto e di tenero amore che il bacio sulla guancia che il Fariseo gli avrebbe dovuto dare.

PASSI PARALLELI

Genesi 29:11; 33:4; 2Samuele 15:5; 19:39; Matteo 26:48; Romani 16:16; 1Corinzi 16:20

1Tessalonicesi 5:26

46 46. Tu non mi hai unto il capo d'olio; ma ella mi ha unti i piedi d'olio odorifero.

Come è spesso l'uso dei climi caldi, i Giudei si ugnevano il corpo, dopo il bagno, per arrestare l'eccessivo sudore, e per render la pelle morbida e liscia; di più, sia per etichetta sia per lusso, il capo e la barba venivano pure unti prima di un convito, o durante il suo corso. Era dunque una seria privazione quella di non essere unto con olio, e i Giudei non vi si sottomettevano volontariamente che in casi di lutto o di grave calamità. Vediamo l'olio usato come cosmetico in Deuteronomio 28:40; 2Samuele 14:2; Salmi 23:5; 92:11. La trascuranza del Fariseo era resa di nuovo cospicua per non aver egli offerto un poco d'olio ordinario per ungere il capo del suo convitato; ma tale negligenza venne compensata dall'unzione preziosa di mirra che questa penitente sparse sopra i suoi piedi. Mirabile è il commento di Brown: «Si osservi qui un doppio contrasto, fra il Fariseo che non unge la testa e la donna che unge i piedi, fra il Fariseo che rifiuta un po' d'olio d'uliva comune per l'uso più onorevole, e la donna che prodiga quel prezioso balsamo aromatico ad uso più umile. Che prova diede il primo di qualsiasi sentimento destato dal perdono? Che bella evidenza ce ne la seconda!» Nei versetti che seguono, il Signore si limita interamente al caso della donna; Simone è lasciato da banda, né ci vien detto che egli, rappresentato dal minor debitore della parabola, abbia ottenuto il suo perdono.

PASSI PARALLELI

Ruth 3:3; 2Samuele 14:2; Salmi 23:5; 104:15; Ecclesiaste 9:8; Daniele 10:3; Amos 6:6; Michea 6:15

Matteo 6:17

47 47. Pertanto io ti dico, che i suoi peccati, che sono in gran numero, le son rimessi; conciossiaché ella abbia molto amato;

Il vero senso da darsi alle parole pertanto, e conciossiaché, in questo versetto; ed il fatto che in apparenza il perdono dei suoi peccati dipende dalla grandezza dell'amore di quella donna (come se quello fosse l'effetto e non la causa di questo), non solo han dato molto da fare ai critici, ma han fornito alla Chiesa di Roma e ad alcune sette protestanti eretiche, un argomento, a parer loro, molto forte, in favor del merito delle buone opere per ottenere il perdono dei peccati. Secondo la loro esegesi di questo passo, Cristo dichiarerebbe a Simone che l'amore di questa donna fu la causa che le procurò il perdono dei suoi peccati e ne traggono la conclusione che ogni buon sentimento, od atto deve aver consimile efficacia. La condanna di tal dottrina è breve ma irrefragabile:

1. Cristo dice alla donna: «La tua fede (non il tuo amore) ti ha salvata» Luca 7:50.

2. Essa è contraria a tutto l'insegnamento della Scrittura, rispetto alla sola via di salvezza.

3. Essa è in contradizione della parabola detta da Gesù al Fariseo, invece di esserne una illustrazione.

L'espressione pertanto colla quale Diodati traduce non è molto felice, perché non ne rende il vero senso mentre sembra indicar che Gesù abbandona, tutto ad un tratto, l'argomento dei versetti precedenti. Dopo un genitivo, equivale, secondo i migliori Lessicografi, ad grazia, causa, a motivo di, e siccome tale è precisamente la sua posizione qui, dovrebbe venir tradotto a motivo di che, il pronome relativo che dovendosi riferire al carattere della donna posto a contrasto con quello del Fariseo. C'è valida autorità classica per assegnare alla particella il senso di in quanto che, ritenuto che, quando è usata, come qui, in prova di qualche cosa. Il membro di frase che essa introduce è messo avanti come prova o evidenza della cosa proclamata in quello che procede. Vedi in 1Giovanni 3:14 un passo perfettamente parallelo a questo nell'uso. Non dobbiamo intendere: «i suoi peccati, che sono molti, gli sono perdonati perché ecc.»; ma «a motivo di ciò, l'esser la sua condotta tanto diversa dalla tua», io ti dico che i suoi peccati, che sono in gran numero, le son rimessi, e lo prova il fatto che essa ha molto amato». Il Signore parla tutt'ora a Simone; questo versetto contiene l'applicazione pratica della parabola e del contrasto che segue fra la condotta del Fariseo, e quella della peccatrice, e le sue parole possono esser parafrasate così: «Tu stesso confessi che un gran perdono produce un grande amore; or l'amore di questa donna verso di me, ha ecceduto mille volte il tuo; perciò io ti dico ora che i suoi molti peccati le sono rimessi, e lo prova la grandezza dell'amor suo». «Ella ha molto amato!» V'è un'altra clausola nella quale Gesù descrive esattamente il caso di Simone, senza nominarlo:

ma a chi poco è rimesso poco ama.

L'identità assoluta della verità qui enunciata con l'inferenza che Simone stesso avea tratta dalla parabola, fissa in modo indubitabile il senso della parte precedente del versetto. «ci stupisce», dice Stier, «che il pregiudizio abbia potuto indur la gente ad interpretazioni così varie di un testo così chiaro in se stesso, poiché niente è più evidente, secondo l'intero contesto, del valore inferenziale di in questo passo, e niente è più semplice dell'argumentum non a causa sed ab effectu, di cui fa uso qui il Signore, come quando uno dice: «Il sole è alzato (cioè dove essere alzato), conciossiaché faccia giorno chiaro».

PASSI PARALLELI

Luca 7:42; 5:20-21; Esodo 34:6-7

Isaia 1:18; 55:7; Ezechiele 16:63; 36:29-32; Michea 7:19; Atti 5:31; Romani 5:20

1Corinzi 6:9-11; 1Timoteo 1:14; 1Giovanni 1:7

Luca 7:43; Matteo 10:37; Giovanni 21:15-17; 2Corinzi 5:14; Galati 5:6; Efesini 6:24; Filippesi 1:9

1Giovanni 3:18; 4:19; 5:3

48 48. Poi disse a colei: I tuoi peccati ti son rimessi.

È impossibile indovinare dove quella donna avesse per la prima volta udito Gesù proclamare; «Io non son venuto per chiamare a penitenza i giusti anzi i peccatori» Matteo 9:13; ma la sua fede si era impossessata di quelle parole, e sin d'allora i suoi peccati le eran stati rimessi. Nelle parole del Salvatore a Simone essa aveva udito il perdono dei suoi peccati trattato argomentativamente, come cosa provata dal suo amore, e tendeva senza dubbio l'orecchio per cogliere ogni parola che potesse venir pronunziata su quel soggetto così vitale per essa; ma ora il Signore si rivolge direttamente ed unicamente a lei, e mette fuor di dubbio quel perdono di cui essa avea bisogno e che anelava di ottenere. Qual pace, qual gioia, qual gratitudine, qual consecrazione al servizio del Signore dovettero quelle parole svegliar nel cuore della meschina! Essa faceva ora la sperienza delle parole del Salmista: «Beato colui la cui trasgressione è rimessa, e il cui peccato è coperto! Beato l'uomo a cui il Signore non imputa iniquità, e nel cui spirito non vi è frode alcuna» Salmi 32:1-2. Mediante il suo Spirito, Gesù rivolge tuttora le stesse vivificanti parole al cuore dei poveri peccatori che gridano perdono. Beati quelli che odono le parole del Figliuol dell'uomo, e le credono e vivono!

PASSI PARALLELI

Matteo 9:2; Marco 2:5

49 49. E coloro ch'eran con lui a tavola presero a dire fra loro stessi (dentro se stessi): Che è costui, il quale eziandio rimette i peccati?

Il diritto di perdonare i peccati, qui rivendicato dal Signore, eccita in quelli che stanno a tavola con lui la stessa maraviglia e disapprovazione che, nel caso del paralitico, cui simili parole furono pur rivolte Luca 5:21; ma vi si mescola pure un senso di rispetto e di solennità, come, se sentissero esservi in quell'uomo molto più che essi non avevano ancora sospettato. Nei loro mormorii non s'ode l'accusa di bestemmia, mentre l'enfatico eziandio, implica evidentemente che essi avevano già avuto delle prove miracolose dei suoi diritti celesti, e domandavano a sé stessi se questa nuova pretesa di una prerogativa divina poteva venir fatta in buona fede o era flagrante bestemmia. Par probabile che se avessero fermamente ritenuto esser questa assoluzione della donna una bestemmia, non avrebbero esitato un momento solo a denunziarla ed a trarne vendetta.

PASSI PARALLELI

Luca 5:20-21; Matteo 9:3; Marco 2:7

50 50. Ma Gesù disse alla donna: La tua fede ti ha salvata;

I mormori di Simone e dei suoi convitati non impedirono a Gesù di dire a quella donna quello che aveva da dirle. Al vers. 48 egli le avea autorevolmente dichiarato che «i suoi peccati le erano rimessi, ora egli le dà la ragione di quella grande grazia: «La tua fede ti ha salvata». Si noti quanto onore Gesù tributa qui alla fede! La povera donna aveva manifestato molte altre grazie, specialmente un pentimento sincero e coraggioso, una grande umiltà, una profonda contrizione, un amore ardente; ma nessuna di queste, né tutto questo riunite la salvarono. La fede sola la salvò; non già che ci fosse merito alcuno nell'aver fede; ma perché la fede fu lo strumento per il quale essa divenne unita a Cristo e partecipe dell'infinito suo merito come propiziazione del peccato

vattene in pace.

Può darsi che, come credono alcuni, il Signore si aspettasse per parte del Fariseo e dei suoi convitati ad uno scoppio d'indegnazione, la cui prima esplosione cadrebbe su di lei, e per questo motivo la rimandasse mentre regnava tuttora la calma. Ma le parole tradotte qui «in pace» significano pure «verso o in seno alla pace», e dovevano senza dubbio indicare qualcosa di più che una tranquilla dipartenza da quel luogo. Le parole dettele da Cristo erano atte a svegliare nel suo cuore tal misura di pace che tutta la vita, anzi tutta l'eternità non sarebbero bastanti per approfondirla, ed a queste parole daremo il senso di: «Va a godere di tutta la pace che può dare la certezza del perdono».

PASSI PARALLELI

Luca 8:18,42,48; 18:42; Habacuc 2:4; Matteo 9:22; Marco 5:34; 10:52; Efesini 2:8-10

Giacomo 2:14-26

Ecclesiaste 9:7; Romani 5:1-2

RIFLESSIONI

1. «La prontezza colla quale Gesù accettò un invito dato con disposizioni così poco amichevoli come quello di Simone, è certo una prova dell'abnegazione prodotta dal vero amore. Non voleva respingere i Farisei più che fosse assolutamente necessario, e sapeva di più che non pochi orecchi, inaccessibili alla sua predicazione ordinaria altrove, avrebbero forse ricevuto la parola della vita annunziata in mezzo alla conversazione di un convito e rivestita delle forme ordinarie della vita giornaliera. Pensava pure all'educazione dei suoi Apostoli, i quali, cresciuti in più umile situazione, non aveano conosciuto che da lontano il lato più tenebroso del Farisaismo. E finalmente, la sua presenza sarebbe il mezzo migliore di ridurre al silenzio le voci calunniatrici che correvano senza dubbio nella sua assenza, sul suo proprio conto e su quello dei discepoli» (Oosterzee).

2. Il discernimento degli spiriti 1Corinzi 12:10, ora tenuto come il segno di un vero profeta, e tal conoscenza da Gesù dimostrata al Giordano ed a Sichar lo aveva fatto riconoscere per il Messia, come lo provano le confessioni di Natanaele e della donna di Samaria. Giovanni 2:24-25, gli rende pure questa testimonianza: «Ma Gesù non fidava loro sé stesso, perciocché egli conosceva tutti; e perciocché egli non avea bisogno che alcuno gli testimoniasse dell'uomo, conciossiaché egli stesso conosceva quello ch'era nell'uomo». Il Fariseo era giunto nel suo spirito ad una conclusione ben diversa, perché il Signore permetteva alla donna che si era inginocchiata ai suoi piedi di toccarlo. Ma colla sua pubblica risposta ai pensieri nascosti di Simone, Gesù diede a vedere che egli conosceva non solo quello che la donna fosse, ma pure quello che si agitava nel cuore di Simone. Egli era dunque profeta nel senso più alto della parola.

3. Nella breve parabola proposta a Simone, lo stato di tutta la razza umana davanti a Dio è rappresentato dai due debitori: «Non avevano essi di che pagare». Se ci fosse possibile ubbidire perfettamente alla legge di Dio in avvenire, ciò non compenserebbe la nostra disubbidienza passata, più che il cessare di accrescere un debito giova a pagarlo. Ma non possiamo adempiere quello che Dio richiede da noi; anzi, anche dopo la conversione, siamo pur sempre imperfetti, ed ogni giorno commettiamo trasgressioni novelle, accrescendo così il nostro debito, invece di estinguerlo. Né possiamo, sotto la legge di Dio, più che sotto quella degli uomini, ottenere l'assoluzione dalla condanna del peccato per la sola penitenza. «Tutti abbian peccato e siamo privi della gloria di Dio» Romani 3:23. È verissimo che agli occhi di Dio alcuni sono più colpevoli di altri; il peccatore profano e scandaloso è senza dubbio peggiore di quello la cui condotta è decente e morale, ma non c'è fra un peccatore e l'altro tal differenza che dia ad uno di essi il diritto di esser accetto a Dio. Nessuno sarà, ricevuto da Dio, se non si presenta a lui, come interamente perduto; ma nessuno che si presenti come tale colla preghiera: «O Dio, sii placato inverso me peccatore» Luca 18:13, sarà respinto indietro.

4. Mirabili sono le grazie spiegate da questa donna; tuttavia il Signore sorvolò a tutte, e tenne conto sol di quella che era meno apparente, e che chiunque altro avrebbe passato sotto silenzio, cioè la sua FEDE. Sapeva esser questa la radice ed il principio di tutte l'altre. E qual cosa attribuisce il Signore alla fede di questa, donna? Nientemeno che la salvezza dell'anima sua. La fede vien così esaltata al disopra di tutte le altre grazie, perché ci unisce a Cristo in tutte le sue sofferenze, in tutti i benefizi che derivano da lui, ed in tutta la sua gloria. Domandiamo dunque cogli apostoli: «Signore, accrescici la fede».

5. Una delle definizioni della fede dataci dalla, Scrittura ci mostra: «la fede operante in carità» Galati 5:6, e l'operazione di questa grazia non risulta meno bene da questo pasco che la grazia stessa. Qui vediamo l'amore di questa donna per il divino Benefattore da cui ha ricevuto, per la fede, il perdono che la spinge a ricercarlo, e, trovatolo, a piangere nel suo cospetto, ad abbracciare i suoi piedi, ad esprimere nel modo più commovente i più intensi sentimenti del suo cuore. Così «l'amore ci costringe, non possegga come in Diodati; Confr. Luca 12:50, di non vivere più a noi stessi, ma a colui che è morto e risuscitato per noi» 2Corinzi 5:14-15.

6. I peccatori perdonati ritengono un vivo ricordo dei loro peccati. Così faceva Paolo, Vedi Efesini 3:8; 1Timoteo 1:12-16, e se questa povera donna avesse avuto l'occasione di parlare, essa si sarebbe proclamata peccatrice, anzi la prima delle peccatrici. Protendono alcuni che il peccato perdonato dev'essere dimenticato; ma tali persone non conoscono meglio delle pietre che cosa sia la vera pietà. Il peccato non può mai venir dimenticato. Non appena è egli cancellato nel cielo, che viene Scritto con penna di ferro nella memoria per sempre. Finché i redenti avranno menti capaci di pensare e cuori capaci di sentire, né tutti i dolori della vita, né tutte le gioie del cielo, né tutti i secoli della eternità potranno cancellare il ricordo della loro colpa, o attenuar la forza di questa rimembranza, il sentimento del perdono, la manterrà sempre viva. Un uomo non si sente veramente peccatore finché non guarda a Cristo, coll'occhio della fede, come al suo Salvatore; finché non comincia a sperare di avere sfuggito all'inferno e guadagnato il cielo.

7. In questo passo, finalmente, abbiamo una prova indiretta ma tanto più calzante, della divinità del nostro Signor Gesù Cristo. Non è il Padre, ma sé stesso che egli ci presenta qui come il gran creditore, cui eran dovuti il debito grande non meno che il piccolo, e che aveva il diritto di cancellare entrambi. Questi debiti, come lo dimostra il passo, sono le trasgressioni degli uomini contro l'Altissimo, e se Gesù non fosse, come dice di essere, uguale al Padre, egli non avrebbe ardito usurpare la prerogativa divina, dichiarando in proprio nome (io ti dico) prima al Fariseo, poi alla donna stessa che i suoi peccati le erano rimessi. Uno studio attento dell'evangelo servirà a confermare la fede dei credenti, facendo loro scoprire molte consimili prove indiretto della divinità di Cristo in conferma delle sue parole: «Io e il Padre siamo una stessa cosa».

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