Commentario abbreviato:

Luca 8

1 Capitolo 8

Il ministero di Cristo Lc 8:1-3

La parabola del seminatore Lc 8:4-21

Cristo calma la tempesta e scaccia i demoni Lc 8:22-40

La figlia di Iairo torna in vita Lc 8:41-56

Versetti 1-3

Ci viene detto che Cristo ha fatto dell'insegnamento del Vangelo l'attività costante della sua vita. La novella del regno di Dio è una lieta novella e Cristo è venuto a portarla. Alcune donne lo seguivano e gli offrivano i loro beni. Ciò dimostra la condizione meschina in cui si è umiliato il Salvatore, che ha avuto bisogno della loro gentilezza, e la sua grande umiltà, che l'ha accettata. Pur essendo ricco, si è fatto povero per noi.

4 Versetti 4-21

Nella parabola del seminatore e nella sua applicazione ci sono molte regole e avvertenze molto necessarie ed eccellenti per ascoltare la parola. Siamo felici e sempre in debito con la libera grazia se la stessa cosa che per gli altri è una parabola, con la quale si divertono soltanto, per noi è una chiara verità, dalla quale siamo istruiti e governati. Dobbiamo fare attenzione a ciò che impedisce di trarre profitto dalla parola che ascoltiamo; fare attenzione a non ascoltare in modo distratto e superficiale, a non nutrire pregiudizi nei confronti della parola che ascoltiamo; e fare attenzione al nostro spirito dopo aver ascoltato la parola, per non perdere ciò che abbiamo guadagnato. I doni che abbiamo ci saranno mantenuti o meno, a seconda che li usiamo per la gloria di Dio e per il bene dei nostri fratelli. Non basta nemmeno non sostenere la verità nell'ingiustizia; dobbiamo desiderare di sostenere la parola di vita e di risplendere, dando luce a tutti coloro che ci circondano. Un grande incoraggiamento viene dato a coloro che si dimostrano fedeli uditori della parola, facendo l'opera. Cristo li considera suoi parenti.

22 Versetti 22-40

Chi si mette in mare con la calma, anche su parola di Cristo, deve comunque prepararsi a una tempesta e a un grande pericolo in quella tempesta. Non c'è sollievo per le anime in preda al senso di colpa e al timore dell'ira se non quello di andare da Cristo, chiamarlo Maestro e dirgli: "Sono spacciato, se tu non mi aiuti". Quando i nostri pericoli sono finiti, dobbiamo prendere su di noi la vergogna delle nostre paure e dare a Cristo la gloria della nostra liberazione. Da questa storia possiamo imparare molto sul mondo degli spiriti infernali e maligni, che anche se oggi non operano esattamente come allora, tutti devono sempre guardarsi bene dal farlo. Questi spiriti maligni sono molto numerosi. Hanno inimicizia con l'uomo e con tutte le sue comodità. Quelli che sono sotto il governo di Cristo sono dolcemente guidati dalle bande dell'amore; quelli che sono sotto il governo del diavolo sono furiosamente spinti. Che conforto è per il credente che tutte le potenze delle tenebre sono sotto il controllo del Signore Gesù! È un miracolo di misericordia se coloro che Satana possiede non vengono portati alla distruzione e alla rovina eterna. Cristo non resterà con coloro che lo hanno disprezzato; forse non tornerà più da loro, mentre altri lo aspettano e sono felici di riceverlo.

41 Versetti 41-56

Non lamentiamoci della folla, della calca e della fretta, finché siamo sulla strada del nostro dovere e facciamo del bene; ma altrimenti ogni uomo saggio se ne terrà fuori il più possibile. E molte povere anime vengono guarite, aiutate e salvate da Cristo, nascoste tra la folla e nessuno se ne accorge. Questa donna è venuta tremando, eppure la sua fede l'ha salvata. Può esserci tremore, eppure c'è fede salvifica. Osservate le confortevoli parole di Cristo a Iairo: "Non temere, credi e tua figlia sarà guarita". Non era meno difficile non addolorarsi per la perdita di un figlio unico, che non temere la continuazione del dolore. Ma nella fede perfetta non c'è paura; più temiamo, meno crediamo. La mano della grazia di Cristo accompagna gli inviti della sua parola per renderli efficaci. Cristo ha ordinato di darle da mangiare. Come i bambini appena nati, così coloro che sono appena usciti dal peccato desiderano il cibo spirituale per crescere.

Commentario del Nuovo Testamento:

Luca 8

1 CAPO 8 - ANALISI

1. Seconda gita nella Galilea. Se supponiamo che il Fariseo che invitò Gesù in casa sua risiedeva in Nain, questa gita non sarebbe che la continuazione di quella che Gesù intraprese partendo da Capernaum due giorni prima. Ma se riteniamo Capernaum come il luogo dove la donna peccatrice gli unse i piedi, questo capitolo ci racconterebbe, un nuovo viaggio del Signore. Per le ragioni addotte più sopra Vedi Note Luca 8:36, quest'ultima ci sembra l'ipotesi più probabile; ma non ci sono dati sufficienti per arrivare ad una assoluta certezza su questo punto. Il Signore sembra aver visitato in varie volte tutte le città e le principali borgate della Galilea, per predicarvi la buona nuova del regno accompagnato dai dodici Apostoli, ed accompagnato pure da alcune donne ricche e di rango superiore, mentovato qui per la prima volta, le quali gioivano di poter spendere le loro sostanze nel provvedere ai bisogni del Salvatore che amavano, e dei suoi dodici testimoni eletti Luca 8:1-3.

2. Parabola del seminatore, e ragioni per cui Gesù incominciò a insegnare in parabole. Questa parabola, secondo Matteo e Marco, fu pronunziata in riva al lago; e ne potremmo inferire che compiuta la sua gita missionaria, Gesù era tornato a Capernaum. Lo scopo che egli si proponeva in quella parabola era di delineare la varia accoglienza che il vangelo del suo regno incontrava per parte dei suoi varii uditori, secondo lo stato del loro cuore. Egli descrive quattro differenti specie di suolo sul quale cadde la Semenza del seminatore. Cioè la via battuta; il terreno sassoso appena ricoperto da uno strato sottile di terra; il terreno seminato di spine che tolgono al buon seme l'aria, l'umidità, ed il nutrimento; e finalmente il buon terreno ben coltivato e nettato di piante malvage, nel quale il seme cresce rigoglioso, promettendo un ricco raccolto. Il cuore di ogni uditore o lettore dell'evangelo è simile all'uno od altro di questi terreni. V'ha il cuore duro, orgoglioso, pieno della propria giustizia, che rifiuta di ricevere il messaggio contenuto nella parola di Dio, e che Satana ben presto cancella dalla mente e dalla memoria. C'è il cuore entusiasta e sentimentale, sitibondo di novità, il quale riceve il messaggio con trasporti d'allegrezza, lo adotta come una distrazione di buon gusto, lo segue finché è popolare; ma lo abbandona subito che gli uomini cominciano a dirne del male, ed a perseguitarlo. Havvi il cuore così preoccupato ed aggravato dalle cure, dalle vicissitudini, e dai piaceri della vita presente, che la parola ne rimane soffocata, dimodoché non resta che una «apparenza di pietà». Finalmente troviamo pure il cuore preparato, mediante la fede in Cristo e nelle promesse di Dio, a ricevere la verità, e nel quale questa cadendo produce buon frutto in proporzioni variabili, secondo le cure e le preghiere con cui la parola è nudrita. La risposta alla domanda dei discepoli, perché egli cominciasse a parlare in parabole, quantunque non avesse fatto così fino a quell'ora, è in sostanza una ripetizione della esortazione che egli avea già rivolto loro: «non gittate le vostro perle dinanzi ai porci». Fino a quel momento, avea predicato apertamente l'evangelo a tutti quelli che volevano ascoltarlo; ma gli Scribi ed i Farisei se ne erano serviti dei suoi miracoli per accusarlo di essere in lega con Beelzebub, il principe dei demoni. Egli aveva dunque deciso di proseguire il suo pubblico ministero, per mezzo di parabole, nelle quali la verità verrebbe facilmente trovata da chi la cerca, di cuore mentre i noncuranti si contenterebbero dei semplici racconti in quelle contenuti, e perirebbero per la loro trascuratezza e perversa volontà: «Acciocché veggendo non veggano, e udendo non intendano» Luca 8:4-15.

3. La parabola della lampada accesa e del suo uso. Nel suo insegnamento, Gesù si serve più volte di questa figura o di conclusioni derivate da essa e spesso con significati diversi Vedi Matteo 5:15; 10:26-27; Luca 12:2-3. In quest'ultimo passo, tal figura occorre in contrasto alla ipocrisia dei Farisei; ma qui ha riferenza a quanto è stato detto or ora delle parabole, e contiene, pei discepoli, una esortazione a ricavarne tutta l'istruzione possibile, non nascondendole sotto una intelligenza ottusa, e non mancando, quando l'avean capite, di insegnarlo ad altri. Vien qui insegnato ai Cristiani che tutta l'influenza che posson dar loro il rango, le ricchezze, l'energia del carattere, o le doti mentali devono venir sempre usate per la gloria di Dio ed il bene del prossimo. Essi non possono, senza andar direttamente all'incontro degli insegnamenti del Signore, chiudersi nei conventi o errar nei deserti lontano dall'umano consorzio. Chi ricerca «l'umiltà volontaria», e pratica un culto inventato dagli uomini, può ammirare tali modi di vita, ma la Parola di Dio li condanna di più il Signore ci assicura che, coll'uso diligente dei privilegi e della conoscenza spirituale, di cui godiamo, e coll'impartirli agli altri, li accresciamo in noi stessi Luca 8:16-18.

4. La madre e i fratelli di Gesù vengono in cerca di lui. Ciascuno dei Sinottici ricorda quest'incidente: ma il racconto di Marco lo mette maggiormente in luce. Il sapere che gli Scribi ed i Farisei ascrivevano le meravigliose sue opere, al potere di Beelzebub; la fatica straordinaria che Gesù subiva nell'insegnare e nel guarire; e l'impossibilità per lui persino di prender cibo, a motivo della folla che lo circondava di continuo, indussero sua madre e i suoi fratelli (Giuseppe era probabilmente già morto), a temere che la sua ragione si fosse indebolita che, la sua attività straordinaria fosse quella d'un pazzo, e sotto tale impressione vennero in cerca di lui per ricondurlo a casa. Erano buone le loro intenzioni, ma il loro fu un atto imprudente nel tempo e nelle circostanze in cui Gesù si trovava, mentre cioè egli «attendeva alle cose del Padre suo» e del quale egli non si occupò che per dichiarare esservi una parentela a lui più cara di quella del sangue e che egli teneva come madre e sorella e fratello chiunque faceva la volontà del Padre suo Luca 8:19-21.

5. Tempesta sul lago di Galilea. Luca non connetta questo miracolo con nessuno dei fatti ricordati prima; dice semplicemente che, «un certo giorno», Gesù salì a bordo di una navicella, coi suoi discepoli, e ordinò loro di far vela per la sponda orientale del lago; ma Marco dice «che partirono di sera», dimodoché il fatto qui narrato deve essere occorso durante la notte. Son proverbiali le burrasche subitanee del lago di Gennesaret, ed una di queste più violenta del solito scoppiò quando la barca era già per via. Soggetto a tutte le infermità della nostra natura, all'infuori del peccato, e stanco dei lavori del giorno, Gesù dormiva tranquillamente a poppa, senza esser disturbato né dagli elementi scatenati, né dal terrore e dall'emozione dei suoi discepoli, i quali, avendo esercitato sin dall'infanzia la loro vocazione sul lago, ben capivano la grandezza del pericolo, vedendo che la nave cominciava ad empiersi d'acqua. Quando poi la loro posizione apparve disperata, ed essi si videro la morte in faccia, i discepoli, sdegnati per la serenità del suo sonno in tali circostanze, lo svegliarono, rimproverandogli la sua apparente indifferenza, ma però colla speranza che egli potrebbe trarli fuor di pericolo, come si vede dalla loro breve preghiera: «Signore, salvaci; noi periamo. Subito Gesù si alzò e con una parola autorevole, come loro Signore e Creatore, sgridò gli elementi in furore, e la calma regnò immediatamente così nell'aria come sull'acqua; e mentre i suoi discepoli si maravigliavano per quel miracolo, egli li sgridò per la piccolezza della loro fede Luca 8:22-25.

6. Gesù scaccia una legione di diavoli dall'indemoniato di Gadara. Distruzione di una mandra di porci. All'alba, Cristo e i suoi discepoli sbarcarono sulla sponda orientale del lago, vicino a Gadara, e quivi egli compì un altro notevole miracolo. A Nain, egli avea dimostrato il suo potere sulla morte, ordinandole di sparire, come un servo alla parola del suo padrone; durante la notte, avea dato a vedere il suo potere qual Creatore del Cielo e della terra sull'universo creato; ed ora egli si manifesterà qual dominatore dello stesso inferno, le cui unite legioni non possono resistere al suo potere, o disubbidire ai suoi comandi. Si presentò a lui un povero demoniaco, impazzito e spesso spinto ad atti di violenza straordinaria, terrore del vicinato a motivo del numero di demonii che avevano preso possesso del suo corpo, e ad onta della resistenza di quelli. Gesù costrinse la legione a dipartirsi da lui, non solo rendendogli la ragione, ma convertendolo a sé e facendolo «di buon senno», talché egli divenne poi testimone di Cristo nel distretto di Gadara. Il Signore permise che fossero castigati gli avari Gadareni, i quali, a dispetto della legge mosaica, cercavano di arricchire, allevando greggi di porci, pel proprio uso e per quello dei Gentili loro vicini coll'accordare ai demoni la loro preghiera di entrare in quel gregge, il quale subito si precipitò nel lago e vi perì. Gli abitanti sdegnati, anteponendo i propri illeciti guadagni alle benedizioni che Gesù avrebbe potuto arrecar loro, lo pregaron subito di allontanarsi dai loro confini, ed egli acconsentì alla loro domanda Luca 8:26-39.

7. Il doppio miracolo della guarigione della donna inferma e della risurrezione della figlia di Iairo. Gesù tornò in Capernaum, dove il popolo gli diede il benvenuto, dopo averlo aspettato con ansietà. Nulla v'ha nella relazione di Luca della domanda di Iario che contradica quella di Matteo (Levi), della cui accuratezza cronologica non vi può essere dubbio alcuno, poiché il postulante venne a cercare Gesù nella propria sua casa. Luca comincia il suo racconto colle parole: «Ed ecco un uomo», che non ci danno altra indicazione di tempo, se non che il fatto accadde dopo il ritorno di Gesù da Gadara. Iairo, il primo uffiziale della sinagoga di Capernaum, avea una figlia unica, in punto di morte, e convinto che la scienza umana più non poteva far nulla per lei, si decise a supplicar Cristo di venirla a guarire. Egli avea evidentemente fede nel potere del Signore: la sua preghiera spira l'urgenza che una profonda affezione sola può dettare, e Gesù si accomiatò da Matteo, dai pubblicani e dai discepoli di Giovanni, coi quali stava discorrendo, per andarsene con lui a casa sua. Così fitta era la folla che lo accompagnava, da impedirli talvolta di avanzare ed in una di quelle fermate, una povera donna, afflitta da dodici anni di una perdita di sangue, si avvicinò con fede a lui, e toccando di dietro il suo vestito fu istantaneamente guarita, poi si nascose fra la folla colla stessa ritiratezza con cui si era avanzata. Ma Gesù la guardò in modo sì persuasivo che essa si sentì costretta a farsi avanti ed a dichiarar pubblicamente quale era stato il suo male, la risoluzione cui la, fede l'avea spinta e l'immediata guarigione che avea ottenuto sol toccando il Salvatore; dopo di che, il Signore la licenziò, dandole la consolante certezza: «La tua fede ti ha salvata». Durante questa breve sosta, un messaggero ora giunto per annunziare all'afflitto padre la morte della sua bambina, e l'inutilità della presenza del profeta di Nazaret. Senza lasciar tempo a Iairo di parlare, o all'incredulità di suscitar nel cuor suo pensieri di ribellione, il Signore gli disse: «Non temere, credi solamente», e s'avviò subito verso la sua casa. Il rumore dei musici e di quelli che già erano stati affittati per piangere, sono una prova che in casa di Iairo la morte della bambina era ritenuta indubitabile; ma, in presenza di alcuni testimoni da lui scelti, cioè dei parenti della bambina e dei tre apostoli Pietro, Giacomo, e Giovanni, Gesù entrò nella camera dove essa giaceva, e chiamatala come se fosse addormentata, la prese per mano, la richiama a vita, e la rese ai suoi genitori Luca 8:40-56.

Luca 8:1-3. GESÙ FA UN'ALTRA GITA NELLA GALILEA, ACCOMPAGNATO DAI SUOI DISCEPOLI, E DA CERTE DONNE CHE MINISTRAVAN LORO

1. Ed avvenne poi appresso, ch'egli andava attorno di città in città, e di castello in castello, predicando ed evangelizzando il regno di Dio, avendo seco i dodici;

Molti considerano questo come la ripresa del viaggio missionario, mentovato in Luca 7:11, e brevemente interrotto a Nain. C'è però questo da aggiungere a quanto è stato detto più sopra, Vedi Note Luca 7:36, in appoggio della teoria che Luca ricorda qui una gita intrapresa dal Signore all'infuori della sua visita a Nain, che cioè egli ha cura di dirci che i dodici vi accompagnavano Gesù, dimodoché questo viaggio deve essere stato intrapreso o prima o dopo che Gesù li ebbe mandati a provarsi per la prima volta nella predicazione Matteo 10. Lo scopo di Luca sembra essere di chiamar l'attenzione sullo zelo e sulla perseveranza con cui il Signore proseguiva l'opera cui si era accinto, la predicazione cioè del vangelo del suo regno, non solo nelle città, ma anche nei piccoli villaggi della Galilea; acciocché gli abitanti di quella provincia avessero una volta almeno l'occasione di udire dalle sue labbra il lieto annunzio che erano finalmente adempiute le antiche profezie. Quali fatiche non dovette egli sopportare! Da qual maraviglioso amore per le anime che periscono non dovette egli essere animato! Qual esempio non ha egli lasciato a tutti quelli che son chiamati al sacro ministero!

PASSI PARALLELI

Luca 4:43-44; Matteo 4:23; 9:35; 11:1; Marco 1:39; Atti 10:38

Luca 2:10-11; 4:18; Isaia 61:1-3; Matteo 13:19; Atti 13:32; Romani 10:15

Luca 6:14-16; Matteo 10:2-4; Marco 3:16-19

2 2. Ed anche certe donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni, e da infermità; cioè, Maria, detta Maddalena, della quale erano usciti sette demoni; 3. E Giovanna, moglie di Cuza, procurator di Erode; e Susanna e molte altre le quali gli ministravano, sovvenendolo delle lor facoltà,

Matteo e Marco noverano fra i testimoni, della crocifissione del Signore alcune donne, che erano venute con lui dalla Galilea, ministrandogli Matteo 27:55-56. Marco 16:9; ma Luca ci dice qui che, lungi dall'esser questo un caso fortuito, come si sarebbe potuto dedurre dai passi citati, molte donne di Galilea aveano abbracciato la causa di Cristo, in gratitudine per le liberazioni da lui ricevute, e lo aveano seguito insieme ai suoi discepoli, quasi sin dal principio del suo ministero. Il problema come vivessero Gesù e i suoi discepoli durante i tre anni e mezzo del suo ministero, quando stavano uniti come una sola famiglia, deve essersi spesso presentato alla mente dei lettori del vangelo. Tutto il tempo del Signore era occupato nell'opera sua spirituale; egli non aveva mezzi proprii alcuni, né potea lavorar del suo mestiere di falegname; i suoi discepoli pure, dietro al suo invito, aveano abbandonato la loro professione, e si erano colle loro famiglie, affidati a lui per la loro sussistenza; egli rifiutò sempre di far miracoli a proprio benefizio; di che dunque potevano essi campare? Leggiamo che aveano una borsa comune, di cui era custode il Traditore, e colla quale si provvedeva ai bisogni ed alle elemosine (che queste non venivano dimenticate), della piccola comunità; ma da quali sorgenti veniva alimentato quel fondo collettivo? Luca ce lo spiega in questi versetti. Vi si provvedeva colle offerte volontarie e spontanee, di quelli che erano stati beneficati dai miracoli di Gesù, o convertiti dai suoi maravigliosi insegnamenti; e mentre tutti quelli, anche i più poveri; che erano stati partecipi delle sue ricchezze spirituali potevan far doni a Cristo o esercitare verso lui l'ospitalità; v'erano in particolare alcune donne, le quali, spinte dalla gratitudine, risolvettero di consecrare il loro tempo, i loro beni, i loro servizii come madri e sorelle della piccola brigata, e gli usi del paese consentivano loro questo modo di dimostrare la loro gratitudine al Signore, senza incorrere biasimo alcuno; poiché le donne Israelite solevano contribuire al sostentamento dei Rabbini per cui sentivano riverenza speciale. Tre sole delle donne che accompagnavano in quel modo il Signore e i suoi discepoli vengono nominate, forse perché di più alto rango, o animato di più grande divozione; ma, oltre a queste, Luca dichiara che ve n'erano «molte altre». Tutti i lettori dei Vangeli sanno che Maria Maddalena era stata più di ogni altra persona mentovata nella Bibbia (ad eccezione del povero indemoniato di Gadara), sotto l'influenza degli spiriti maligni, ma pochi, a quanto pare, han capito che tutte queste donne avean sofferto la stessa terribile malattia, e che la gratitudine per esser state liberate da una vile schiavitù che rendeva la loro vita inutile e disperata, le spingeva irresistibilmente a consacrarsi al servizio del loro misericordioso benefattore. Il primo nome sulla lista delle donne che in tal modo si distinsero è quello di Maria Maddalena. Presentandola in tal modo per la prima volta, come una persona fino ad ora estranea al suo racconto, Luca ci fornisce un argomento contro l'identità di Maria Maddalena colla «donna peccatrice» del cap. 7: poiché è impossibile capire come, dopo aver descritto con mano maestra, il trionfo della grazia divina nel caso di quella donna, egli ce la presentasse ora come una straniera, sotto il nome di Maria Maddalena, Senza far la più lontana allusione al racconto che precede. Eravi sulla sponda occidentale del lago di Gennesaret un distretto chiamato Dalmanuta Marco 8:10, ed anche Magdala Matteo 15:39; da un villaggio posto in riva al lago, un'ora al N. di Tiberiade, chiamato Migdal o Magdela, dal quale, come dalla sua patria, Maria ricevette il nome di Maddalena, che le fu dato dai discepoli e dalla Chiesa primitiva, per distinguerla dalle altre molte seguaci di Gesù che portavano lo stesso nome, come per esempio Maria madre del Signore, Maria sorella di Lazaro, Maria madre di Marco Giovanni, ecc. Il villaggio moderno, chiamato tuttora El Migdel, la torre, è descritto da Thomson come «una misera borgata di una dozzina di casuccie basse, accatastate le une sulle altre, e che sembrano in procinto, di cadere in un fascio di nere rovine basaltiche». Vien detto di Maria che da lei furono cacciati sette demonii, dobbiamo dunque ritenere che essa abbia avuto, nella loro forma più grave, alcuni dei sintomi di malattia mentale e spirituale che s'incontrano in altri demoniaci: una invincibile disperazione, il sentimento di una doppia personalità, una frenesia soprannaturale, e lunghi, accessi di mutismo, che doveano renderla affatto inetta al mestiere di prostituta, anziché farvela atta, come protendono gli scrittori papisti. Per altri particolari su Maria Maddalena, rimandiamo il lettore alle Note su Luca 7:37; Marco 14:3; nell'ultima delle quali specialmente vien presa ad esame la pretesa sua identità con la donna che era stata peccatrice, e con Maria sorella di Lazaro. Di Giovanna non sappiamo altro che quello che ci vien qui comunicato, poiché il suo nome non comparisce più nei Vangeli, se non come una di quelle donne Galilee che furono testimoni della crocifissione e della risurrezione del Signore Luca 24:10. Era donna ricca non solo, ma pure di un certo rango, poiché suo marito Cuza occupava il posto di epitropo, fattore Matteo 20:8; tutore o curatore Galati 4:2; e quì procuratore o tesoriere, sulla casa o sulla tetrarchia di Erode Antipa. L'uffizio che avea Giuseppe sotto Faraone Genesi 41:41, e Abdia sotto Achab 1Re 18:3, Cuza lo riempiva probabilmente sotto Erode, come vice governatore e tesoriere del, Tetrarca. dimodoché era al tempo stesso ricco ed influente. Alcuni hanno supposto che Cuza fosse morto, mentre sua moglie soffriva di quella malattia, che altrimenti essa non avrebbe avuto agio di percorrere la Galilea, insieme con Gesù ed i suoi discepoli. Ma non c'è molto peso in questo argomento, poiché, senza dubbio, quelle donne rispettabili si accordavano fra di loro, acciocché il mistero quotidiano» fosse ininterrotto, senza danno per il governo delle proprie case, ed il benessere delle proprie famiglie. Molto più probabile è il suggerimento messo avanti da Biount, Coincidenze della Scrittura, che cioè i fatti più notevoli del ministero di Cristo dovevano esser perfettamente noti alla corte di Erode, e vennero probabilmente a conoscenza di quel Principe per mezzo del suo Procuratore, che ne era tenuto informato da sua moglie. Della storia privata di Susanna e delle altre donne qui ricordate non sappiamo proprio nulla. La lor memoria è degna di altissimo onore nella Chiesa di Cristo; liberate da una malattia peggiore della morte, esse consecrarono, da quel momento in poi le loro sostanze e i loro servizii per il sostentamento di Colui che fece il cielo e la terra, ma non ebbe ove posare il capo, né una crosta di pane che potesse chiamar sua.

RIFLESSIONI

1. «Più son rari i dettagli che possiamo avere sulle circostanze esterne della vita nel circolo nel quale si moveva Gesù, più essi sono interessanti agli occhi dei lettori, per la luce speciale che essi gettano su tutta la sua carriera terrestre. La manifestazione celeste che si presentò al mondo nella sua persona, è avvolta da ogni parte, in una veste genuinamente umana. La sua gloria non brilla in tutta la sua purezza che, internamente e non rivela all'esterno il suo splendore, che quando deve essere in benedizione ad altri. Gesù, che era il pane della vita spirituale del suo popolo, non isdegnò di esser mantenuto dai suoi, in quanto al corpo. Non ebbe ribrezzo di scendere fino al fondo della miseria, al punto di condiscendere a vivere colle elemosine della carità; solo gli altri egli nutrì con mezzi miracolosi, in quanto a sé stesso viveva della carità dei suoi figliuoli. Come è commovente questo tratto del carattere del Messia! Chi potrebbe inventar simili cose? Colui che ciba le migliaia di gente con una sola parola della sua bocca, vive egli stesso col pane dei poveri» (Olshausen).

2. Accettando questi servizi d'amore, il Signore fa vedere che avea piena fiducia nella purezza dei motivi e nella fedeltà di quelle donne Galilee, fedeltà che infatti durò inalterata fin dopo la sua morte! Qui scorgiamo la donna emancipata nel più alto senso della parola, ed il principio dell'attività femminile nella, Chiesa di Cristo. Il posto della donna cristiana non è nel pulpito, essa non è chiamata a predicare alle moltitudini. Questa parte vien loro recisamente negata da Paolo, per ispirazione dello Spirito di Dio 1Corinzi 14:34; ma vi sono per loro, oltre i doveri di famiglia, occasioni senza numero di servire al Signore; nell'assistere gli ammalati, nell'insegnare in scuole diurne o domenicali, nel cantare in chiesa, nel collettare in pro' delle missioni interne o fra i pagani. In questi vari modi, donne cristiane senza numero hanno già servito al loro Redentore, in modo non meno cospicuo che queste buone donne di Galilea. La donna ha ricevuto dalla natura un cuore pronto a compatire con quelli che soffrono, e che la spinge a fare quanto sta in lei per soccorrerli; e questa bontà naturale diviene mille volte più preziosa, quando viene innestata sul principio cristiano, perché allora la radice ne è salda e i frutti non sono solo di sollievo ai sofferenti, ma pure spiritualmente buoni ed accettevoli a Dio.

3. L'amore svegliato nel cuore del credente, dall'amor di Cristo vivente in lui, è il principio, la sorgente della Vera liberalità. Esso grida ognora: "Non ameremo noi chi ci ha amati il primo? Non serviremo noi colui che si è fatto servo per liberarci dalla morte? Non daremo noi liberamente della nostra sostanza terrena per la causa di colui che ci ha dato perdono, pace, santificazione, una eredità incorruttibile, ed una corona che non appassisce mai?" Sotto l'impulso di questo principio, queste donne consacravano volentieri i loro beni al sostentamento del loro divino Maestro; e la Chiesa Cristiana, durante i tre primi secoli, seguì il loro esempio, finché Costantino non unì la Chiesa allo Stato. Egli è solo quando abbonda l'amor di Cristo che spinge ai sacrifizii per la sua causa, che fioriscono le imprese missionarie fra i Pagani, gli Israeliti, i Maomettani, ed i Cristiani di nome, che son caduti nell'indifferenza e nella incredulità. Qui trovasi il contrasto fra una Chiesa spiritualmente vivente ed una che è morta nel formalismo.

4 Luca 8:4-18. PARABOLE DEL SEMINATORE, E DELLA LAMPADA ACCESA. PERCHÉ MAI NOSTRO SIGNORE INSEGNASSE PER MEZZO DI PARABOLE Matteo 13:1-23; Marco 4:1-20

Per l'esposizione vedi Marco 4:1-20.

19 Luca 8:19-21. LA MADRE E I FRATELLI DI GESÙ CERCANO DI PARLARE CON LUI. SUA RISPOSTA Matteo 12:46-50; Marco 3:31-35

Per l'esposizione vedi Matteo 12:46-50.

22 Luca 8:22-25. GESÙ TRAVERSANDO IL LAGO DI GALILEA. ACCHETA MIRACOLOSAMENTE UNA TEMPESTA Matteo 8:23-27; Marco 4:35-41

Per l'esposizione vedi Marco 4:35-41.

26 Luca 8:26-39. GUARIGIONE DELL'INDEMONIATO DI GADARA Matteo 8:28-34; Marco 5:1-20

Per l'esposizione vedi Marco 5:1-20.

40 Luca 8:40-56. GUARIGIONE DELLA DONNA AFFLITTA DAL FLUSSO DI SANGUE. RISUSCITAMENTO DELLA FIGLIA DI IAIRO Matteo 9:18-26; Marco 5:21-43

Per l'esposizione vedi Marco 5:21-43.

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