Matteo 25

1 CAPO 25 - ANALISI

Continuazione del precedente discorso

1. Parabola delle dieci Vergini. Questo capitolo è strettamente unito al precedente e contiene la continuazione del discorso di Cristo intorno alla sua seconda venuta. Le istruzioni date negli ultimi versetti del cap. 24. preparano ad ascoltare con attenzione le due parabole riferite in questo capitolo, le quali sono le ultime che Cristo abbia pronunziate. Lo scopo della prima è di mostrare la necessità di tenersi apparecchiati per la venuta del Signore, non soltanto confidando nella sua giustizia ma eziandio vivendo sotto l'influenza santificante dello Spirito; affinché qualsiasi parziale trascuratezza nel vigilare possa essere prontamente riparata. In questa parabola Gesù descrive una di quelle processioni orientali che, dopo il matrimonio, con delle fati accese, accompagnavano a casa gli sposi. Le vergini non si recavano in casa del padre della sposa, ma si radunavano sulla strada, ove aspettavano talvolta durante lunghe ore il corteo nuziale, a cui dovevano unirsi. Quelle che avevano pensato alla possibilità di un ritardo, aveano provveduto al caso, e quando fossero state sonnacchiose potevano rimediare a qualsiasi sorpresa col riempire subito le loro lampade. All'incontro, quelle che, mosse da un momentaneo impulso, avevano afferrato tali e quali le loro lampade per correre incontro allo sposo senza pensare alla possibilità di un ritardo, venendo destate nel mezzo della notte dal grido: "Ecco lo sposo viene", trovavano le loro lampade spente, senza aver mezzo di riparare incontanente al loro errore, "non avendo preso seco dell'olio". Mentre poi correvano all'impazzata a comprarne, la processione passava oltre e la porta della sala del convito veniva chiusa! Le vergini avvedute e quelle pazze rappresentano i membri della, Chiesa visibile di Cristo. Il dovere di unire alla, vigilanza la preparazione è provato dalla disperazione e dalla rovina delle vergini pazze Matteo 25:1-13.

2. Parabola dei Talenti. Questa è un supplemento all'insegnamento della parabola precedente, ed ha per scopo di indicarci quel che dobbiamo fare per essere sempre "pronti". Dobbiamo lavorare continuamente nel servizio del Signore. Si tratta in questa parabola d'un nobile padrone di casa, il quale, convocati i suoi servitori alla vigilia della sua partenza per l'estero, affida a ciascuno di essi, secondo la sua capacità, un certo numero di talenti d'oro o d'argento, affinché siano fatti fruttare nel suo interesse. Tornato dal lungo viaggio, egli esamina la condotta di quei servitori durante la sua assenza, e li ricompensa secondo la diligenza dimostrata. Il servitore negligente, che non volle far fruttare il talento a pro del suo Signore, viene gittato nelle tenebre di fuori. In questa parabola, il dovere imposto a tutti i credenti, di lavorare all'avanzamento del regno di Cristo e della sua gloria, è chiaramente insegnato; come pure il fatto che, alla sua venuta, il Signore ricompenserà i suoi servitori fedeli in proporzione del lavoro che avranno fatto per lui Matteo 25:14-30.

3. L'ultimo giudizio. Dal vers. 36 del precedente capitolo fino a questo punto, le parole di Gesù non sono che una introduzione graduale a quelle che ci descrivono l'ultimo e più importante avvenimento della storia mondiale, cioè la sua venuta per giudicare i vivi ed i morti. Egli chiude il suo discorso principiato al cap. Matteo 24:3, descrivendo, in modo sublime, le grandi assisi del giudizio finale; l'apparizione del Signore in una gloria ineffabile, circondato dalle schiere angeliche; la comparizione di tutte le genti davanti al suo tribunale; la separazione dei giusti e dei malvagi, fatti stare, gli uni alla destra, gli altri alla sinistra del giudice; il giudizio individuale di ciascuno, secondo le opere sue, e l'assentimento dell'intiero universo alla giustizia della irrevocabile sentenza Matteo 25:31-46.

Matteo 25:1-13. PARABOLA DELLE DIECI VERGINI

Questa parabola e la seguente son date dal solo evangelista Matteo.

1. Allora

cioè al tempo della seconda venuta di Cristo per ricompensare i fedeli e castigare i malvagi

il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini,

in Oriente i matrimoni si celebravano, e si celebrano tuttora, di notte L'origine di questa parabola si trova nella costumanza di accompagnare processionalmente, con faci accesi gli sposi, al loro domicilio. Alcuni però credono che si tratti qui della comitiva alla testa della quale lo sposo si recava alla casa della sposa, prima della celebrazione del matrimonio. Siccome la festa ordinariamente aveva luogo in casa dello sposo, e siccome evidentemente il Signore parla qui della sua venuta per condurre i suoi nella "Casa del suo Padre, ove egli ha loro apparecchiato delle dimore", Giovanni 14:2, la prima interpretazione ci sembra preferibile, ed è generalmente adottata. In ogni caso, la processione, nel recarsi alla casa dello sposo, veniva incontrata da una comitiva di vergini, parenti ed amiche dello sposo. Il numero dieci rappresentava fra gli Ebrei la completezza pratica, come il numero sette rappresentava la perfezione ideale. Così il numero di dieci persone era il minimo richiesto per poter celebrare la Pasqua; ed il culto delle singole non poteva stabilirsi laddove non si trovavano almeno dieci persone che potessero sempre intervenirvi.

le quali, prese le loro lampade,

La lampada o una face accesa era il distintivo dei componenti il corteo nuziale: senza di ciò nessuno poteva si aggregava. Le vergini pazze furono costrette di ritrarsene quando le loro lampade si spensero. Gesù descrive in questa parabola la Chiesa visibile, non il mondo; perciò le parole "prese le loro lampade", significano una, intelligente, franca e nobile professione di fede in Cristo. Jarchi, talmudista citato da Gill, descrive così le lampane: "in cima d'una pertica v'era un piatto di rame contenente stracci, olio e pece, cui si appiccava fuoco, e ciò si soleva portare innanzi alla sposa per illuminare la via". Un altro autore scrive: "Quei lumi son fatti con stracci di vecchio lino, fortemente attorcigliati, e posti in un piatto di rame; coloro che li portano con una mano, hanno nell'altra una ampolla del medesimo metallo ripiena d'olio, ed hanno cura di versarne di quando in quando su quegli stracci, i quali altrimenti non darebbero luce".

uscirono e incontrar lo sposo.

La seconda venuta del Signore, e l'atteggiamento che conviene a coloro che l'aspettano, è il soggetto di questa parabola.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:42-51; Luca 21:34-36

Matteo 3:2; 13:24,31,38,44-45,47; 20:1; 22:2; Daniele 2:44

Salmo 45:14; Cantici 1:3; 5:8,16; 6:1,8-9; 1Corinzi 11:2; Apocalisse 14:4

Matteo 5:16; Luca 12:35-36; Filippesi 2:15-16

2Timoteo 4:8; Tito 2:13; 2Pietro 1:13-15; 3:12-13

Matteo 9:15; 22:2; Salmo 45:9-11; Isaia 54:5; 62:4-5; Marco 2:19-20; Luca 5:34-35

Giovanni 3:29; 2Corinzi 11:2; Efesini 5:25-33; Apocalisse 19:7; 21:2,9

2 2. Or cinque d'esse erano stolte e cinque avvedute;

Gristostomo applica questa parabola soltanto a quelli che han fatto voto di verginità o di celibato mentre Agostino Serm. 93:2 e Girolamo Com. in Matteo condannano assolutamente questa applicazione, ed hanno ragione, poiché Gesù parla qui di vergini, unicamente perché, secondo la costumanza ebraica, la processione di cui si tratta era composta di queste; ma se invece fosse stata composta di vecchi o di matrone, essa avrebbe ugualmente potuto servire ad illustrare la verità che il Signore vuol insegnare in questa parabola; cioè la necessità della vigilanza. Il Signore divide le dieci vergini in due gruppi uguali: sarebbe temerario inferirne che i falsi credenti sieno o debbano essere, alla venuta di Cristo, pari in numero ai veri; ma ciò basta per insegnarci che una gran parte di quelli che ora professano di amare Gesù, saranno da lui rinnegati alla sua venuta. Le vergini si distinguono realmente fra loro dalle disposizioni morali: alcune eran "avvedute", altre "stolte". Gesù stabilì la medesima distinzione nella Parabola degli "edificatori" Matteo 7:21-29. Mentre tutta la comitiva si unisce alla processione, cioè professa di essere seguace di Cristo e di essere animata dal medesimo amore e zelo, Colui che investiga i cuori già si avvede che alcuni son savi a saluto, mentre altri son talmente stolti, da far getto delle anime loro.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:24-27; 13:19-23,38-43,47-48; 22:10-11; Geremia 24:2; 1Corinzi 10:1-5

1Giovanni 2:19; Giuda 5

3 3. Le stolte, nel prendere le loro lampade, non avean preso seco dell'olio;

il versetto principia con un poiché o un infatti che indica il motivo per cui Gesù dà il nome di "stolte" ad un gruppo di queste vergini.

PASSI PARALLELI

Matteo 23:25-26; Isaia 48:1-2; 58:2; Ezechiele 33:3; 2Timoteo 3:5; Ebrei 12:15

Apocalisse 3:1,15-16

4 4. mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avean preso dell'olio ne' vasi.

l'avvedutezza consiste nel provvedersi d'una sufficiente quantità d'olio, per poter, di quando in quando, avvivare le lampane. Le lampane accese indicano la professione esterna del Vangelo, la quale spesso viene fatta pomposamente per un po' di tempo dagli ipocriti, spinti da qualche eccitamento religioso, alla maniera delle vergini stolte, le quali vanno incontro alla processione nuziale colle loro lampade, senza pensare alla necessità d'esser provviste d'olio. L'olio indica "l'unzione dello Spirito Santo" 1Giovanni 11:27, ossia la sua grazia e la sua influenza, le quali si esercitano di continuo sui cuori rinnovati. Gesù paragona questa dimora dello Spirito Santo nel cuore del cristiano, ad "una fonte d'acqua saliente in vita eterna" Giovanni 4:14, ed è il possesso di quella provvista di grazia perenne per ogni momento di bisogno che costituisce la rassomiglianza dei veri credenti colle vergini avvedute.

PASSI PARALLELI

Salmo 45:7; Zaccaria 4:2-3; Giovanni 1:15-16; 3:34; Romani 8:9; 2Corinzi 1:22; Galati 5:22-23

1Giovanni 2:20,27; Giuda 19

5 5. Ora, tardando lo sposo,

È questo un nuovo indizio, dato da Gesù, che la sua seconda venuta potrebbe succedere più tardi assai di quel che non lo supponessero i suoi discepoli. Un altro indizio più evidente ancora si trova nella parabola seguente Matteo 25:19; e Pietro, parlando della ascensione di Cristo al cielo, dice: "Che il cielo lo dove tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose" Atti 3:21. Le più opposte opinioni hanno corso relativamente alla gloriosa apparizione del nostro Salvatore. Alcuni la lasciano affatto nell'oblio; altri, della aspettazione della sua venuta imminente, fanno lo scibbolet della loro setta. Ma il fatto che i Tessalonicesi, venti secoli fa, aspettavano digià l'immediata venuta di Cristo 2Tessalonicesi 2:1-5, c'insegna che il tempo, che ci sembra lungo, è breve per la mente infinita di Geova; che il voler precisare "i tempi e le stagioni" è una vera presunzione da parte nostra, e che il nostro dovere è di evitare le vane speculazioni profetiche, per vivere costantemente nell'umiltà e nella vigilanza. La preparazione richiesta da Cristo consiste nelle disposizioni interne, e non già nell'aspettazione impaziente della sua apparizione.

tutte divennero sonnacchiose, e si addormentarono.

a cagione della voglia prolungata e della stanchezza. Ma quale è il significato spirituale di questo "sonnecchiare "e di questo "dormire?". Siccome i verbi indicano una progressione, poiché il primo significa dondolare il capo, e il secondo sdraiarsi per dormire cedendo all'influenza del sonno, è possibile che Gesù alluda qui, come suppongono parecchi espositori, ad una decadenza spirituale nella Chiesa, la quale accadrà immediatamente prima della sua apparizione Vedi Luca 18:8. Però ci sembra soddisfacente l'interpretazione di Calvino, secondo la quale questo sonnecchiare "indica semplicemente le faccende terrene nelle quali i credenti sono impegnati, mentre dimorano nel corpo". Siccome la seconda venuta di Cristo doveva essere differita, malgrado l'aspettazione della Chiesa, era lecito ed anche necessario che i credenti si occupassero delle cure e delle faccende di questa vita, e la distrazione cagionata da queste occupazioni è qui mirabilmente paragonata al sonno. Ma mentre i falsi cristiani lasciano spegnere le loro lampade, cioè trascurano i doveri della loro vocazione, i veri cristiani fanno tutto l'opposto. L'olio sacro della verità divina si trova sempre nel loro cuore, e ciò si vedrà nella loro condotta, in modo che, quando saranno chiamati a comparire davanti al Signore, non avranno che da cacciare dalle loro menti le cure mondane e ritemprare la loro fede ed il loro amore, onde potere in modo convenevole andare incontro al Signore.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:19; 24:48; Habacuc 2:3; Luca 12:45; 20:9; Ebrei 10:36-37; 2Pietro 3:4-9; Apocalisse 2:25

Matteo 26:40,43; Cantici 3:1; 5:2; Giona 1:5-6; Marco 14:37-38; Luca 18:8; Romani 13:11

Efesini 5:14; 1Tessalonicesi 5:6-8; 1Pietro 5:8

6 6. E sulla mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, uscitegli incontro!

Sembra che le vergini abbiano posto una sentinella per annunziar loro l'arrivo del corteo nuziale oppure si sieno fermate in luogo eminente. "Cristo allude qui", dice Stier, "al fatto che a dispetto del predominante stato di sonno dei cristiani, egli graziosamente farà sì che vi siano vigili sentinelle sulle mura di Gerusalemme" Isaia 62:6.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:44; Marco 13:33-37; Luca 12:20,38-40,46; 1Tessalonicesi 5:1-3; Apocalisse 16:15

Matteo 24:31; Giovanni 5:28-29; 1Tessalonicesi 4:16; 2Pietro 3:10

Matteo 25:31; Salmi 50:3-6; 96:13; 98:9; 2Tessalonicesi 1:7-10; Giuda 1:14-15

Matteo 25:1; Isaia 25:9; Amos 4:12; Malachia 3:1; 2Re 19:7-9

7 7. Allora tutte quelle vergini si destarono ed acconciarono le loro lampade.

Quando questo grido si farà sentire, sia all'ora della morte, sia al giorno della seconda venuta, egli farà certamente sparire la letargia spirituale e le sollecitudini mondane. Simili alle vergini stolte, molti cominciano ad esaminare le basi della loro speranza soltanto negli ultimi giorni della vita; ma spesso è tardi per acquistare la fede. Anche i migliori d'infra i cristiani hanno bisogno di preparare le loro lampade, di esaminare le loro speranze e rinvigorire la loro fede in Cristo. Fin qui dunque la parabola non indica nessuna differenza visibile fra le vergini stolte e le savie, cioè fra i cristiani di nessuna differenza visibile fra le vergini stolte e le savie cioè fra i cristiani di nome e quelli che sono diventati nuove creature in Cristo. All'avvicinarsi della morte, tutti esaminano il fondamento delle loro speranze e lo stato delle loro anime.

PASSI PARALLELI

Luca 12:35; 2Pietro 3:14; Apocalisse 2:4-5; 3:2,19-20

8 8. E le stolte dissero alle avvedute: Dateci del vostro olio; perché le nostre lampade si spengono.

Qui si manifesta la vera differenza, finora rimasta ignota, tra i due gruppi di vergini. Le stolte si accorgono non soltanto della propria pazzia, ma anche della saviezza delle avvedute, e ad essa tributano omaggi: dateci del vostro olio. Come queste parole rappresentano fedelmente ciò che succede ogni giorno! Spesso gli empi, i profani, gli ipocriti si convincono, alla fine della loro carriera, ch'essi hanno trascurato le loro anime durante la vita, e supplicano i credenti che stanno loro vicino, di prestare loro soccorso, dicendo: "Pregate per noi; confortateci, insegnatoci a credere!". Con quale avidità quelli che sono privi di fede si appoggiano spesso, nella crisi finale, sopra quelli che hanno ottenuto la grazia!

PASSI PARALLELI

Matteo 3:9; Luca 16:24; Atti 8:24; Apocalisse 3:9

Matteo 13:20-21; Giobbe 8:13-14; 18:5; 21:17; Proverbi 4:18-19; 13:9; 20:20; Luca 8:18

Luca 12:35

Ebrei 4:1

9 9. Ma le avvedute risposero: No, che talora non basti per noi e per voi;

Non v'è né scortesia né egoismo in questa risposta. Non avendo che più del bisogno, il darne una parte qualunque avrebbe posto le avvedute nella medesima difficoltà, senza recare alcun vantaggio effettivo alle loro compagne. L'uomo che possiede l'olio della grazia divina nel suo cuore, non è una sorgente di grazia; egli è solo un vasetto che Cristo, la vera sorgente della grazia, ha riempito. È un peccatore salvato, ma non può essere il salvatore altrui: egli abbisogna di quanto possiede per se medesimo, e non ha niente di superfluo da poter dar via. Il Signore esclude qui le opere di supererogazione cioè meritorie e formanti il tesoro delle indulgenze e le preghiere a pro dei morti! Un uomo deve vivere per mezzo della sua propria fede, che lo unisce a Cristo; e quand'anche tutti i santi che sono in cielo ed in terra, piangessero intorno al suo letto di morte, essi non lo potrebbero salvare, se egli non è per fede unito a Cristo.

andate piuttosto dai venditori e compratevene.

Queste, non sono, come credono alcuni, parole di ironia o di rimprovero, ma bensì un consiglio d'amore. Le vergini avvedute, non avendo che da prestare, non potevano che consigliare alle stolte di recarsi in fretta dai mercanti se per fortuna avessero ancora fatto in tempo! E che possono fare i ministri e gli amici pii di un peccatore morente, se non additargli Cristo, sorgente di vita e di grazia, venditore divino, che dice ai poveri ed agli infelici: "O voi tutti che siete assetati, venite all'acque; e voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate!" Isaia 55:1. Vedi un simile invito in Apocalisse 3:18. Mettere un'ostia consacrata sulla lingua di un moribondo, ungerlo d'olio, stendere una stola sopra i suoi piedi, invece di esortarlo, ad afferrare Cristo per mezzo della fede, altro non è che un mandarlo alla tomba, con "una cosa falsa nella sua destra" Isaia 44:20.

PASSI PARALLELI

Salmo 49:7-9; Geremia 15:1; Ezechiele 14:14-16,20

Isaia 55:1-3,6-7; Atti 8:22; Apocalisse 3:17-18

10 10. Ma mentre quelle andavano a comprarne,

A questo punto le vergini stolte si ritirano dalla comitiva nuziale. Non possono più farne parte, essendo spente le loro lampade; ma corrono disperate a cercar che, sperando di trovarne a tempo per riprendere il loro posto. Oimè, è troppo tardi! Nello stesso modo, in faccia alla morte ed al giudizio, gl'ipocriti lasciano spesso cader la maschera; la coscienza li costringe a confessare che sono sprovvisti dell'olio della grazia; le terribili realtà che si presentano alla loro vista li obbligano a domandare a chi li circonda: Come farò per presentarmi dinanzi al mio giudice? Ma per uno che si pente a salute in punto di morte, migliaia si pentono senza, frutto, perché hanno cominciato a cercare il Signore troppo tardi!

arrivò lo sposo; e quelle ch'erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze;

ossia presero parte alla festa nuziale. Siccome le vergini avvedute non dovettero la loro salvezza all'attività febbrile con cui acconciarono le loro lampade quando s'avvicinava il corteo, bensì alla prudenza e all'avvedutezza con cui si erano provviste d'olio fino dal giorno precedente, così la salvezza dell'anima non dipende da un pentimento angoscioso al momento della morte, ma dalla dimora continua dello, Spirito di santità nel nostro cuore durante la vita. Simile alla provvista d'olio che dà nuovo alimento alla lampada, egli fa risplendere ognora più brillante la fede del credente, a misura che si avvicina la fine.

e l'uscio fu chiuso.

"Chiuso" tanto per assicurare la salvezza e la felicità di quelli che entrarono, come per escludere quelli che rimasero fuori. Rallegrati, o credente! una volta entrato col Signor tuo nella città celeste, la porta sarà serrata; "tu non uscirai mai più fuori", e "niente d'immondo, o che commetta abbominazione, o falsità, entrerà in lei". Quelli che ora si affidano alla efficacia delle pene del Purgatorio, della intercessione dei santi o delle messe della Chiesa romana per giungere dopo chi sa quanto tempo! nel cielo, notino le solenni parole: "l'uscio fu chiuso". Esse proclamano l'assoluta vanità di ogni siffatta speranza, e l'inganno di quelli che le incoraggiano. Chi non entra collo sposo sarà escluso per sempre. Come è grafica e terribile questa descrizione dell'uomo che, dopo essere stato quasi salvato, è nondimeno perduto!

PASSI PARALLELI

Matteo 25:6; Apocalisse 1:7; 22:12,20

Matteo 25:20-23; Amos 8:12-13; Luca 12:36-37; Colossesi 1:12; 2Timoteo 4:8; 1Pietro 1:13

Genesi 7:16; Numeri 14:28-34; Salmo 95:11; Luca 13:25; Ebrei 3:18-19; Apocalisse 22:11

11 11. All'ultimo vennero anche le altre vergini dicendo: Signore, Signore, aprici!

Nel cap. Matteo 7:22 la ripetizione della parola Signore è dovuta a stupore ed a sorpresa; qui è il grido straziante della disperazione. Ora finalmente sono aperti gli occhi loro, e vedono chiaramente tutto le conseguenze fatali della loro pazzia.

PASSI PARALLELI

Matteo 7:21-23; Ebrei 12:16-17

12 12. Ma egli, rispondendo, disse: io vi dico in verità: Non vi conosco.

Ciò non vuol dire che il Signore non conosca le loro persone o il loro carattere, bensì ch'egli non vuole riconoscerle come sue seguaci. Alcuni espositori hanno creduto di trovare una differenza tra le parole qui usate: "Non vi conosco", e quelle: "Non vi ho mai conosciuti" del cap. Matteo 7:23; quasi che le prime sieno più miti e implichino per le vergini stolte della parabola un trattamento meno severo. Cotesto modo di interpretazione deve essere rigettato; non solo perché è contrario al tenore di questo passo e delle precedenti parabole, ma ancora perché tende a togliere importanza ad alcuni dei più solenni avvertimenti relativi al castigo dei malvagi.

PASSI PARALLELI

Salmo 1:6; 5:5; Habacuc 1:13; Luca 13:26-30; Giovanni 9:31; 10:27; 1Corinzi 8:3; Galati 4:9

2Timoteo 2:19

13 13. Vegliate dunque; perché non sapete né il giorno, né l'ora.

Queste parole contengono l'insegnamento pratico della parabola, cioè la necessità della quale consiste non solo nell'avere accesa la lampada della esterna professione, ma eziandio nel possedere nel cuore quelle grazie dello Spirito che Giovanni chiama "l'unzione dal Santo" 1Giov 2:20. Quelli, nel cuore dei quali lo Spirito di Cristo dimora, non possono mai esser assolutamente sorpresi dalla venuta del Signore, avvenga essa all'ora della morte o all'ultimo giorno.

PASSI PARALLELI

Matteo 24:42-44; Marco 13:33-37; Luca 21:36; Atti 20:31; 1Corinzi 16:13; 1Tessalonicesi 5:6

2Timoteo 4:5; 1Pietro 4:7; 5:8; Apocalisse 16:15

RIFLESSIONI

1. L'aspettazione della seconda apparizione di Cristo è un fatto talmente caratteristico del cristiano, secondo il Nuovo Testamento, che tanto i veri suoi discepoli come quelli che lo sono in apparenza, vengono qui descritti come "usciti incontro ad esso". Così è dovunque Luca 19:13; 1Corinzi 11:26; 1Tessalonicesi 1:9-10; 2Timoteo 4:8; Ebrei 9:28. Amare l'apparizione di Cristo, comprende ogni altra speranza biblica, ed innalza l'anima alla sua vera dignità.

2. Si osservi che la follia delle vergini pazze non consiste nel non aspettare la venuta dello sposo, ma nel trascurare di provvedersi delle cose necessarie in caso d'indugio; mentre la saviezza delle avvedute si manifesta nell'essersi esse munite di tutto l'occorrente. Si aspetti il Ritorno di Cristo prima o dopo il millennio; l'essenziale sta nel far tesoro, dentro al cuore, di quella grazia che è la vera preparazione alla venuta di Cristo.

3. Questa parabola non fu profferita allo scopo di produrre un pentimento disperato all'ora della morte, ma per renderci savi a salute sin dal principio dei giorni nostri.

14 Matteo 25:14-30. PARABOLA DEI TALENTI

Matteo solo riferisce questa parabola; Marco però vi fa allusione Marco 13:34. La parabola precedente inculcava la necessità di vegliare e di esser preparati, durante tutto il tempo dell'assenza del Signore, per non esser sorpresi dal suo ritorno improvviso; questa c'insegna che dobbiamo essere attivi e fedeli nel suo servizio, durante il medesimo periodo, come servitori che hanno a cuore gl'interessi del padrone assente. La conclusione di quest'ultima parabola del Signore cioè i conti fatti coi servitori per il lavoro che hanno compiuto, ed i premi e le condanne che sono la conseguenza, preludia naturalmente alla descrizione del finale giudizio, che viene subito dopo. Esiste molta rassomiglianza fra questa parabola e quella delle "mine" Luca 19:11-27; ma oltre alla diversità del tempo e del luogo della sua narrazione, ve n'ha un'altra nella struttura e nello scopo, e per ciò si devono tener distinte.

14. Poiché avverrà come di un uomo, il quale, partendo per un viaggio andando all'estero chiamò i suoi servitori,

Letter. schiavi, comprati con denari, di assoluta proprietà del loro padrone, e mantenuti da lui. Il loro lavoro, i loro guadagni e persino le, loro famiglie appartenevano a lui per legge, come beni mobili. I cristiani di nome dimenticano facilmente che non appartengono a se stessi, ma "sono stati comperati a prezzo", e che perciò essi devono "glorificare Dio nel loro corpo" 1Corinzi 6:20. È importante ricordarsi sempre la vera condizione di quei servitori, perché l'opera da essi prestata nella famiglia del loro padrone, come schiavi da lui comperati, non potrà mai rappresentare quelle opere meritorie, per cui uomini traviati credono procacciarsi da se l'entrata nel cielo.

e affidò loro i suole beni.

Il traffico è fatto intieramente coi beni del padrone, e non già con quelli degli schiavi, il che conferma la dottrina che abbiamo ora esposta. Essendo essi proprietà sua, il padrone non li voleva lasciar oziosi durante la sua assenza. In pari modo, avendo Cristo comprato i suoi col Proprio sangue, e dato loro, per mezzo della dimora in essi del suo Santo Spirito, tutti quei soccorsi della grazia di cui hanno bisogno, egli non permette che vivano infingardi e pigri durante la sua lunga assenza, ma li fa lavorare per conto suo, in modo adatto alla capacità di ciascuno.

PASSI PARALLELI

Matteo 21:33; Marco 13:34; Luca 19:12-13; 20:9

Luca 16:1-12; Romani 12:6-8; 1Corinzi 3:5; 4:1-2; 12:4,7-29; Efesini 4:11

1Pietro 4:9-11

15 15. Ed all'uno diede cinque talenti, a un altro due, e a un altro uno;

Gli Ebrei aveano due specie di talenti: uno d'oro, l'altro d'argento. Il valore del primo era di Lire ital. 136:875; quello dell'altro, di Lire ital. 8:554. Senza dubbio si tratta qui del secondo Vedi Note Matteo 18:24. Non era cosa rara fra i Romani che i proprietari di, schiavi, affittandoli ad altri, ricuperassero talvolta annualmente la metà della somma sborsata nell'acquisto. Molti fra quegli chiavi erano artefici, e si permetteva loro di lavorare per proprio conto, col patto di pagare al padrone, ogni anno, una somma determinata; oppure, il padrone affidava loro dei denari, affinché trafficassero per conto suo come nella parabola, o affinché estendessero i propri loro affari, dando al padrone una parte del profitto. Dal punto di vista spirituale, quei talenti rappresentano, in genere, qualsivoglia cosa di cui si possa fare un buon uso: condizione sociale, ricchezza, influenza, qualità morali, doti intellettuali, grazie spirituali; come pure nella Chiesa di Cristo, le cariche di ministri, anziani, diaconi, insegnanti; od anche la posizione di genitori, di capi famiglia, ecc. Ecco altrettanti talenti di cui i servitori di Cristo devono far uso a sua gloria e per l'avanzamento, del suo regno.

a ciascuno secondo la sua capacità;

il padrone diede ad ognuno una somma proporzionata alla capacità che gli riconosceva. Non volle schiacciare sotto una troppo grave responsabilità quelli le cui capacità erano limitate, né volle dare ad alcuni una somma troppo insignificante, per timore che, rimanendo inoperose le facoltà loro, si abbandonassero all'ozio. Or ciò rappresenta perfettamente il modo tenuto da Cristo coi suoi. Iddio, qual reggitore dell'universo, diede a ciascuno una costituzione fisica e delle capacità intellettuali, secondo il suo beneplacito; ad a quella diversità di doni, Cristo, qual Capo della Chiesa, ha riguardo, allorché assegna ad ognuno dei suoi la sfera entro la quale deve muoversi, o l'opera che deve compiere nel mondo per lui. Ad uomini di ferrea costituzione e d'intelletto gigante quali Paolo e Lutero, Cristo assegna "i primi posti nella battaglia"; mentre egli pone le persone malaticce o di poca capacità intellettuale, in una sfera più umile, nella quale però i suoi doni possono, con pari fedeltà, essere adoperati. Egli non aggrava nessuno con soverchia responsabilità in modo che la scusa del servo infedele è vana.

e partì.

Alcuni pretendono che vi sia una differenza fra gli atti del padrone di questa parabola, il quale distribuisce i suoi doni ai suoi servitori avanti la sua partenza, e Cristo, che li scompartisce dopo la sua ascensione, alla Pentecoste; ma queste difficoltà non esiste, perché, per quanto concerne i dodici apostoli, la loro chiamata all'apostolico uffizio e la loro istruzione nelle cose del regno, sia prima che, dopo la risurrezione, pienamente corrispondono alla distribuzione dei talenti. Persino il dono dello Spirito Santo, impartito nel dì della Pentecoste, era già stato dato prima della partenza di Cristo, in virtù della promessa Giovanni 16:7.

PASSI PARALLELI

Matteo 18:24; Luca 12:48; 19:13-14

16 16. Subito, colui che aveva ricevuti i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque. 17. Parimenti quello dei due ne guadagnò altri due.

Quei due servitori bastano a rappresentare il vero popolo di Cristo in tutte le età: uno non sarebbe stato sufficiente Con questa parabola infatti il Signore ci vuole insegnare che, a dispetto di una gran diversità nei talenti affidati ad ogni servitore, da tutti però si richiede la medesima diligenza e lealtà, e tutti saranno ugualmente premiati, cioè: chi avrà fedelmente impiegato cinque talenti, nella proporzione di cinque, e chi ne avrà fedelmente adoperati due, nella proporzione di due. Quei due versetti sono un compendio della storia di tutti i veri cristiani sulla terra. Il miglior commento di essi ci è dato dall'apostolo Paolo: "L'amor di Cristo ci costringe; perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; e ch'egli morì per tutti, acciocché quelli che vivono, non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro 2Corinzi 5:14-15. E un altro bellissimo commentario su queste parole si trova in Atti 20:24: "Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso, ed il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell'Evangelo della grazia di Dio" Conf. anche Atti 21:13, con 2Timoteo 4:6-8.

PASSI PARALLELI

2Samuele 7:1-3; 1Cronache 13:1-3; 22:1-26:32; 28:2-21; 29:1-17; 2Cronache 1:9-10

2Cronache 15:8-15; 17:3-9; 19:4-10; 31:20-21; 33:15-16; 34:1-35:27

Nehemia 5:14-19; Isaia 23:18; 49:23; 60:5-16; Atti 13:36; Romani 15:18-19

1Corinzi 9:16-23; 15:10; 1Timoteo 6:17-18; 2Timoteo 2:6; 4:5-8; Filemone 6-7

3Giovanni 5-8

Genesi 18:19; 2Samuele 19:32; 1Re 18:3-4; 2Re 4:8-10; Giobbe 29:11-17; 31:16-22

Proverbi 3:9-10; Ecclesiaste 11:1-6; Marco 14:3-8; Atti 9:36-39; 10:2; 11:29-30

2Corinzi 8:12; 9:11-14; Galati 6:9-10; Efesini 5:16; Colossesi 4:17; 1Timoteo 5:10

2Timoteo 1:16-18; Ebrei 6:10-11; 1Pietro 4:10

18 18. Ma colui che ne avea ricevuto uno andò, e, fatta una buca in terra, vi nascose il danaro del suo padrone.

coll'intento di metterlo al sicuro sino al ritorno di lui: pratica questa assai comune in Oriente Vedi Note Matteo 6:19; Matteo 13:44. Non si deve da ciò concludere che coloro a cui sono stati affidati parecchi talenti sieno sempre fedeli, e che coloro la cui capacità o sfera di azione è limitata, sien sempre infingardi e disonesti. L'esperienza dimostra che spesso accade il contrario. Ma, rappresentando come sleale il servo che non aveva ricevuto che un talento, Gesù volle inculcare questa importante lezione: "Ancorché abbiate ricevuto un talento solo, voi sarete condannati per infedeltà, se non lo adoperate". Nella Chiesa di Cristo, quelli che hanno un solo talento sono molto più numerosi di coloro che ne hanno parecchi; eppure, quante volte li sentiamo mettere avanti l'oscurità della loro posizione sociale o la trascurata educazione, o la limitata capacità intellettuale, come scuse per non far nulla a pro del loro Maestro. In questi tre brevi versetti è compendiata tutta la storia della Chiesa, dalla partenza di Cristo al suo ritorno. Vi sono in essa dei fedeli servitori, i quali lavorano nel solo interesse del loro Signore, "acciocché i regni di questo mondo possano diventare i regni dell'Iddio nostro e del suo Cristo"; e vi sono altresì degli ipocriti infingardi, i quali seppelliscono i talenti, invece di farne uso per la gloria di Dio.

PASSI PARALLELI

Proverbi 18:9; 26:13-16; Aggeo 1:2-4; Nehemia 1:10; Luca 19:20; Ebrei 6:12; 2Pietro 1:8

19 19. Or dopo molto tempo, ecco il padrone di que' servitori a fare i conti con loro.

Ecco un altro indizio che il ritorno del Signore potrebbe farsi lungamente aspettare; i suoi servitori dunque non si smarriscano d'animo se vedono deluse certe vane speranze! Dopo una tale dichiarazione, è difficile immaginare come qualcuno possa credere ancora che Gesù abbia dato ai suoi apostoli fondate ragioni di aspettare la sua seconda venuta durante la loro vita 2Tessalonicesi 2:2-3.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:5; 24:48

Matteo 18:23-24; Luca 16:1-2,19-31; Romani 14:7-12; 1Corinzi 3:12-15; 2Corinzi 5:10

Giacomo 3:1

20 20. E colui che avea ricevuti i cinque talenti venne, e presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, tu m'affidasti cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21. E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa; ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore. 22. Poi, presentatosi anche quello dei due talenti, disse: Signore, tu m'affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due.

I due fedeli servitori si presentano con franchezza e lieta fiducia al loro signore. Bellissima illustrazione è questa di ciò che dice il "diletto discepolo": "in questo l'amore è reso perfetto in noi affinché abbiamo confidanza nel giorno del giudizio"; ed altrove: "Figliuoletti, dimorate in lui, acciocché, quando egli apparirà abbiamo confidanza, e alla sua venuta non abbiam da ritrarci da lui, coperti di vergogna" Giovanni 4:17; 2:28. Mentre dicono arditamente: "Ho guadagnato", i fedeli servitori han cura di premettere pure: "Tu mi desti", riconoscendo così che era il dono del loro signore che aveano moltiplicato, e non una sostanza propria, e che, per conseguenza, a lui andavano debitori di tutto il loro profitto.

PASSI PARALLELI

Luca 19:16-17; Atti 20:24; 1Corinzi 15:10; Colossesi 1:29; 2Timoteo 4:1-8; Giacomo 2:18

2Cronache 31:20-21; Luca 16:10; Romani 2:29; 1Corinzi 4:5; 2Corinzi 5:9; 10:18; 1Pietro 1:7

Matteo 25:34-40,46; 10:40-42; 24:47; Luca 12:44; 22:28-30; Apocalisse 2:10,26-28; 3:21

Apocalisse 21:7

Matteo 25:23; Salmo 16:10-11; Giovanni 12:26; 14:3; 17:24; Filippesi 1:23; 2Timoteo 2:12

Ebrei 12:2; 1Pietro 1:8; Apocalisse 7:17

Luca 19:18-19; Romani 12:6-8; 2Corinzi 8:1-3,7-8,12

23 23. E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa; ti costituirò sopra molte cose;

Entrambi ricevono la stessa lode Matteo 25:21. Il loro signore insiste in modo speciale sulla fedeltà loro; ma siccome colui che guadagnò due talenti ha lavorato quanto l'altro che ne guadagnò cinque, ambedue ricevono premi proporzionatamente uguali. Si noti la doppia antitesi: "Tu sei stato leale servitore, sii ora governatore; tu sei stato leale in poca cosa, sii ora costituito sopra molte cose". Il Signore chiama "poca cosa", persino i doni più grandi, più ricchi e più onorevoli da lui impartiti ai suoi discepoli sulla terra, coll'intento di accrescere vieppiù le nostre aspettative, riguardo alle cose più grandi e più gloriose riservate al suo popolo nella vita avvenire, e di riempire così i cuori nostri di liete speranze.

entra nella gioia del tuo Signore.

gioia, è probabilmente usato qui nello stesso senso che nei 70. In Ester 9:17, per indicare una festa celebrata in onore del ritorno del padrone, e nella quale questi faceva regali ai suoi schiavi fedeli o anche dava loro la libertà. Coll'impartire tali benefizi, il padrone li rendeva veramente partecipi della sua gioia. Grisostomo ed altri ritengono che in queste parole il Signore lascia la parabola e parla della realtà, cioè della sua propria gioia. In ogni caso, è questa che il Signore ha in mira. Ma che cosa è quella "gioia" del Signore? Senza dubbio intende qui la beatitudine celeste, che esclude ogni afflizione, peccato e morte, ed include invece una comunione perpetua con Dio e coll'Agnello, nonché l'onore di sedere con Cristo sopra il suo trono. Ma la "gioia" del Redentore non ha altri significati? V'era "una gioia posta dinanzi a Gesù", per la quale "egli sopportò la croce, sprezzando il vituperio" Ebrei 12:2; Isaia 53:11, la fa consistere nella contemplazione dei successi della sua opera di Mediatore: "Egli vedrà il frutto del tormento dell'anima sua, e ne sarà saziato"; e Paolo la descrive come un onore, una gloria, risultanti da ciò che ha sofferto come Mediatore Filippesi 2:9-11. Ora, siccome il Signore ha affidato ai suoi servi i talenti che ognuno possiede, per la diffusione del Vangelo sulla terra, affinché sia compiuta quella sua gioia, sembra probabile che in cielo egli li faccia poi partecipi della sua ricompensa. Così dobbiamo intendere "la gioia del tuo Signore".

PASSI PARALLELI

Matteo 25:21; Marco 12:41-44; 14:8-9

24 24. Poi, accostatosi anche quello che avea ricevuto un talento solo, disse:

Costui nascose nella terra il denaro affidatogli, suo unico scopo essendo di custodirlo sicuramente per poterlo restituire al padrone e scusarsi col dire che, per lo meno, non gli aveva cagionato alcun danno. Costui, è il tipo di molti cristiani di nome, i quali, non avendo fatto alcun bene alla Chiesa di Cristo o alla sofferente umanità, se ne scusano col dire che almeno non hanno fatto male a nessuno.

Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti ove non hai seminato, e raccogli ove non hai sparso;

Cotesto inutile servitore parla con baldanza uguale a quella dei servi leali; la sua coscienza non è tranquilla; ei sente di doversi giustificare. Da ciò impariamo che all'ultimo solenne rendiconto davanti al Giudice supremo, i segreti di tutti i cuori saranno conosciuti. Secondo che gli uomini si presenteranno a quel tribunale con gioia, o con timore; colla franchezza che è frutto d'una coscienza pura, o con magre scuse dettate dalla disperazione, essi stessi daranno a conoscere quali furono, durante la vita, i loro veri sentimenti ed i motivi della loro condotta. Questo servitore tenta di giustificarsi col gettare biasimo sopra il suo padrone. Egli pretende sia cosa dura ed ingiusta che il guadagno dei servi appartenga al loro padrone, quantunque il denaro affidato e le stesse loro persone siano sua proprietà. "Signore, io sapevo che tu sei uomo duro". Queste parole ci fanno conoscere la vera fonte della continua disubbidienza del cuore umano a Dio, e il rimedio necessario a tanto male. Gli uomini non portano i frutti che Dio domanda, perché si fanno un falso concetto del sito carattere, e lo credono ingiusto, aspro ed esigente. Allora la sfiducia ed il timore prendono nel cuore il posto dell'affetto che è la fonte di ogni santa ubbidienza, e di ogni zelante abnegazione! Poche parole bastano per dimostrare con evidenza che l'ubbidienza operosa scaturisce dalla fede in Cristo, poiché, ove manca la fede nel Mediatore, ove la coscienza è colpevole, Iddio è temuto come nemico: un timore siffatto non produce mai ubbidienza!

PASSI PARALLELI

Matteo 7:21; Luca 6:46

Matteo 20:12; Giobbe 21:14-15; Isaia 58:3; Geremia 2:31; 44:16-18; Ezechiele 18:25-29

Nehemia 1:12-13; 3:14-15; Luca 15:29; 19:20-22; Romani 8:7; 9:20

25 25. ebbi paura,

La parabola dipinge con logica esattezza il rapporto legale che esiste fra Dio giusto e gli uomini peccatori, tuttora estranei a quella pace che deriva dal Vangelo. Quando pensano a quel giudice che rintraccia i loro pensieri, le loro parole e i loro atti, per rendere, nel gran giorno, ad ognuno secondo le sue opere, gli uomini non possono se non temerlo, e questo timore genera infingardaggine e pigrizia,

e andai a nascondere il tuo talento sotterra;

perché temeva di peggiorare la sua posizione se avesse dovuto occuparsi di quel talento. Con queste parole del servitore, il Signore dipinge la condotta di coloro i quali si rifiutano di far uso delle proprie doti per il servizio attivo di Cristo, quand'anche non le prostituiscano ad usi malvagi. Ben dice l'arcivescovo Trench: "Ciò si applica non soltanto a quei cotali che nella Chiesa primitiva rifiutarono uffizi di somma utilità e se n'andarono a vivere da eremiti nei deserti e nelle grotte, sotto pretesto che aveano assai da fare per salvare le proprie anime, e che la responsabilità di qualsiasi opera spirituale ora troppo pesante per loro; ma altresì all'intiero formicaio di monaci e monache, i quali se ne vissero con ignominia nell'ozio claustrale, mentre avrebbero dovuto far uso utile ed onorevole dei loro talenti nel servizio attivo di Dio e del prossimo".

eccoti il tuo.

Nel restituire il talento intatto, egli, con alterigia, nega al suo padrone ogni altro diritto; ma ingiustamente, poiché aveva da rendere conto del suo tempo e del proprio suo lavoro, che appartenevano al suo signore. Se occultiamo i doni che Iddio ci ha impartiti, essi non gli si possono più restituire intieri, perché il nasconderli è un altro modo di sperperarli. Credere di poter restituire intatti a Dio i talenti da lui ricevuti, ma non utilizzati, è una illusione, proveniente dal supporre che Dio richieda da noi soltanto l'osservanza dei suoi precetti negativi, mentre ogni trascuratezza dei suoi precetti positivi costituisce un disperdimento dei suoi doni.

PASSI PARALLELI

2Samuele 6:9-10; Proverbi 26:13; Isaia 57:11; Romani 8:15; 2Timoteo 1:6-7; Apocalisse 21:8

26 26. E il suo padrone, rispondendo, gli disse: Servo malvagio ed infingardo,

Si esservi il contrasto fra questi epiteti e quelli dei vers. Matteo 25:21,23 applicati ai servi leali. Essi lo accusano di falsità perché ha calunniato il suo padrone, e di disonestà perché ha neghittosamente trascurato. In ogni occasione i suoi interessi. Però, molto importa notare che codesta disubbidienza non è attiva, ma passiva. Il servitore non si diede perdutamente al vizio, come fece il figliuol prodigo, né falsificò i suoi conti, come operò l'economo infedele; egli rimase semplicemente ozioso ed infruttifero. Se si condannasse solo chi fa il male, una moltitudine e gente infedele sfuggirebbe alla condanna, o almeno si crederebbe al coperto da ogni accusa; ma il Signore vuole insegnarci che il non fare il bene, conduce a rovina tanto quanto il fare il male.

tu sapevi ch'io mieto dove non ho seminato, e raccolgo dove non ho sparso;

il padrone ammette ciò che il servo dice del suo carattere, non già perché sia vero, ma per dimostrargli qual condotta avrebbe dovuto tenere sotto l'impulso di tali sentimenti. Noi non possiamo scorgere, come taluni han fatto, una ironia in quelle parole; ci sembrano anzi improntate a molta serietà.

PASSI PARALLELI

Matteo 18:32; Giobbe 15:5-6

27 27. dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; e, al mio ritorno, avrei ritirato il mio con interesse.

Il timore che il servo aveva del suo padrone ben poteva paralizzare i suoi sforzi al segno d'impedirgli di far fruttare quanto gli altri il denaro affidatogli; ma non era ragione per rimanere affatto ozioso. Il padrone gli ricorda che v'erano altri mezzi ugualmente proficui ed immuni da ogni rischio, per fare utile impiego della proprietà sua; e che avrebbe dovuto adoperarli. Vi erano fra gl Ebrei dei cambiavalute, dei banchieri, alcuni dei quali aveano posti i loro "banchi" o tavole persino nel cortile esteriore del tempio Matteo 21:12; Giovanni 2:14; però, siccome i Romani aveano in quei tempi introdotto in Palestina molte delle loro usanze, può darsi che il Signore alluda qui a banchieri romani, i quali ricevevano in deposito od imprestavano danari. In Roma si pagava ordinariamente l'interesse del 12 per cento; e un talento di argento messo a frutto a quella maniera avrebbe dato, prima che fosse tornato il padrone, ampio frutto, senza rischio alcuno. Questo versetto poi non approva, né condanna l'usura; solo fa allusione ad una pratica ben nota agli uditori, e che può servire di stringente significato spirituale. "Coloro che hanno piccoli talenti e non si sentono capaci di lavorare da sé soli allo avanzamento del regno di Dio, si associno con altri più forti, per essere guidati da questi, e potere anch'essi applicare i doni che posseggono al servizio di Cristo".

PASSI PARALLELI

Luca 19:22-23; Romani 3:19; Giuda 1:15

Deuteronomio 23:19-20

28 28. Toglietegli dunque il talento, e datelo a colui che ha i dieci talenti; 29. Poiché, a chiunque ha sarà dato, ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

La esecuzione di questa sentenza comincia in questa vita, e procede colla regolarità di una legge. Ogni facoltà che non sia messa in opera, gradatamente ma certamente si perde. Lasciate per un tempo inoperoso un membro del corpo, o una dote della mente, e ne vedrete scemato il vigore e prossimo l'ammortimento. È una legge della vita naturale che un talento tanto più s'indebolisca quanto meno viene adoprato; così pure è una legge del regno di Cristo, che un talento lasciato in disuso si perda un poco per volta, e ci sia finalmente tolto. D'altra parte, siccome le membra non si infiacchiscono, ma s'ingagliardiscono coll'esercizio, così i doni che Dio ci ha largiti vengono moltiplicati dall'uso. Chi fa buon uso di quel che possiede, riceverà più ancora; ma chi non lo impiega bene, verrà spogliato di quello che non usa Vedi Nota Matteo 13:12.

PASSI PARALLELI

Luca 10:42; 19:24

Matteo 13:12; Marco 4:25; Luca 8:18; 16:9-12; 19:25-26; Giovanni 15:2

Matteo 21:41; Lamentazioni 2:6; Osea 2:9; Luca 10:42; 12:19-21; 16:1-3,20-25; Giovanni 11:48

Apocalisse 2:5

30 30. E quel servitore disutile gettatelo nelle tenebre di fuori; ivi sarà il pianto, e lo stridor dei denti.

Si osservi che il comando "toglietegli", precede quello di "gettatelo nelle tenebre di fuori", Un peccatore è abbandonato alle proprie sue vie, prima di essere abbandonato al giudizio. Ciò che ora si va svolgendo, deciderà per ognuno il suo destino futuro Salmo 81:12-13. Vedi Note Matteo 8:12; Matteo 13:42.

PASSI PARALLELI

Matteo 3:10; 5:13; Geremia 15:1-2; Ezechiele 15:2-5; Luca 14:34-35; Giovanni 15:6; Tito 3:14

Ebrei 6:7-8; Apocalisse 3:15-16

Matteo 8:12; 13:42,50; 22:13; 24:51; Luca 13:28; 2Pietro 2:17; Giuda 13; Apocalisse 21:8

RIFLESSIONI

1. Vi sono due modi di aspettare l'arrivo d'un amico: starsene appoggiato alla finestra, lasciando in sospeso ogni occupazione; ovvero proseguire il lavoro ordinario, con occhi ed orecchi intenti al primo segnale della sua venuta. Quest'ultimo modo è quello che Gesù raccomanda ai suoi. Essi debbono vigilare sì, ma non perciò interrompere gli affari della vita, e trascurare l'avanzamento del Vangelo.

2. Tutti quelli che si dicono cristiani professano di essere servitori di Cristo. Capacità, doti intellettuali, influenza, ricchezze sono altrettanti privilegi loro affidati per l'avanzamento della sua causa e della sua gloria in terra. Procacciamo adunque di essere fedeli alla missione affidataci, poiché questa parabola c'insegna che il premio dipende, non già dai nostri successi, ma dalla nostra fedeltà nell'adempiere il nostro compito, sieno di molta o di poca importanza le occasioni che abbiamo avute di farlo.

3. Per essere "gettati fuori "nel gran giorno, non occorre prostituire le facoltà nostre ad una vita di positiva malvagità; basta che il nostro cristianesimo sia meramente negativo, che non facciam nulla per Cristo e che siamo dei servitori disutili! È terribile pensare quanti membri di Chiese evangeliche si trovino in quella condizione! la vita loro è irreprensibile, le credenze loro sono ortodosse, la loro divozione sembra sincera, eppure sono cristiani negativi, e nulla più!

4. L'intoppo che sin dal principio distolse l'infedele servitore dalla via retta fu il concetto ch'egli s'era fatto del suo padrone, come di un uomo duro; per contro, ciò che conforta un servitore fedele a perseverare nel sentiero del dovere, è l'avere sperimentato l'amor del suo signore. Quando conosciamo Dio in Cristo, sappiamo ch'egli è riconciliato con noi, e ciò produce in noi l'amore. Ben dice Gesù di se stesso: "Io son la VIA"; per lui abbiamo introduzione al Padre, e gli siamo accetti; per lui altresì usciamo fuori nel mondo, per adempiervi la volontà di Dio "Senza di me, dice egli, voi non potete ottenere nulla da Dio, e, senza di me, voi non potete fare cosa alcuna per il Signore Iddio".

31 Matteo 25:31-46. L'ULTIMO GIUDIZIO

Il Signore ha fin qui, con parabole, spiegato la necessità di aspettarlo con una vigilanza attiva. Lasciando ora ogni metafora, Egli dà ai discepoli una descrizione sublime dell'ultimo giudizio.

31. Ora, quando il Figliuol dell'uomo sarà venuto nella sua gloria,

Non solo nella sua gloria personale di Mediatore, ma in quella pure del Padre Vedi Nota Matteo 16:27.

avendo seco tutti gli angeli,

Gli angeli sono sempre rappresentati come accompagnanti il Signore, quand'egli verrà a giudicare Vedi Matteo 13:49; 21:27; 1Tessalonicesi 4:16; 2Tessalonicesi 1:8; Giuda 14, nella stessa maniera che gli stettero a fianco nell'ascensione Atti 1:10.

allora sederà sul trono della sua gloria.

Il trono è così chiamato, perché il giudizio che dall'alto di esso verrà promulgato, sarà, per l'intiero universo, la prova suprema che Colui il quale, "a motivo della morte che ha patita, è stato fatto di poco minore degli angeli", è ora "coronato di gloria e d'onore" Ebrei 2:9. Questa scena passò davanti agli occhi dell'apostolo Giovanni nella visione apocalittica, là dove dice: "Poi vidi un gran trono bianco, e Colui che vi sedeva sopra, alla cui presenza fuggirono terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro" Apocalisse 20:11.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:6; 16:27; 19:28; 26:64; Daniele 7:13-14; Zaccaria 14:5; Marco 8:38; 14:62; Luca 9:26

Luca 22:69; Giovanni 1:51; 5:27-29; Atti 1:11; 1Tessalonicesi 4:16; 2Tessalonicesi 1:7-8; Ebrei 1:8

Giuda 14; Apocalisse 1:7

Salmo 9:7; Apocalisse 3:21; 20:11

32 32. E tutte le genti saranno radunate davanti a lui,

È impossibile indicare più chiara mente l'universalità del giudizio, che abbraccerà l'umanità intiera, dal principio sino alla fine dei tempi. [Ciò non toglie che un giudizio individuale, per così dire provvisorio, segua immediatamente la morte Ebrei 9:27; Luca 16:22-23; né che, al principio del millennio, vi sia una risurrezione corporale dei giusti che regneranno con Cristo durante quel periodo benedetto, ma che saranno presenti, insieme al rimanente dei morti risuscitati, nel gran giorno delle Assisi universali. L'Autore di questo Commento, però, non ammetteva una prima risurrezione corporale, ritenendo che, in Apocalisse 20:4-6, si tratti solo di risurrezione spirituale. E. B.].

ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri;

Nella sua sapienza infinita, il giudice separa l'intiera umanità in due classi, anche prima che cominci il giudizio. Lo scopo di questo giudizio non è già di accertare quali sieno i giusti e quali i malvagi: cosa che non è più dubbia, ma di proclamare all'universo, per il mezzo evidente delle loro opere, l'infallibile giustizia della sentenza divina riguardo a ciascuna persona. L'allusione al pastore, benché passeggera, è intesa a richiamare alla mente quanto Gesù ha detto di se stesso, come pastore del suo popolo Salmo 23; Ezechiele 34; Giovanni 10:1-16; Apocalisse 7:17.

PASSI PARALLELI

Salmo 96:13; 98:9; Atti 17:30-31; Romani 2:12,16; 14:10-12; 2Corinzi 5:10

Apocalisse 20:12-15

Matteo 3:12; 13:42-43,49; Salmo 1:5; 50:3-5; Ezechiele 20:38; 34:17-22; Nehemia 3:18

1Corinzi 4:5

Salmo 78:52; Giovanni 10:14,27

33 33. E metterà le pecore alla sua destra, al posto d'onore, e i capri alla sinistra,

al posto del disonore. Non si può mettere in dubbio che, non appena lo spirito, sprigionato dal corpo al momento della morte, comparisce davanti a Dio, viene pronunziato su di lui un giudizio che ha però, nella maggior parte dei casi, carattere condizionale. Il giudizio definitivo verrà per tutti a suo tempo.

PASSI PARALLELI

Salmo 79:13; 95:7; 100:3; Giovanni 10:26-28; 21:15-17

Genesi 48:13-14,17-19; Salmo 45:9; 110:1; Marco 16:19; Atti 2:34-35; Efesini 1:20

Ebrei 1:3

34 34. Allora il Re

Merita attenzione il fatto che qui, per la prima ed ultima volta salvo nelle parabole, Gesù rappresenta se stesso come Re, in atto di giudicare! Vedi Salmo 2:6; 110:1; Romani 14:9; Apocalisse 19:16.

dirà a quelli della sua destra: Venite, voi, i benedetti del Padre mio; eredate il regno che vi è stato preparato fino dalla fondazion del mondo;

Adesso Cristo dice ai travagliati: "Venite e troverete riposo in me"; allora egli dirà: "Venite a godere il riposo con me, nell'eredità del regno". Di questa beatitudine Paolo, dice: "Benedetto sia l'Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d'ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo; siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili nel suo cospetto, nell'amore" Efesini 1:3-4. E di quel regno ove è stata preparata l'eredità dei santi, abbiamo un lieve chiarore in Matteo 8:11; 1Pietro 1:4; ed in Apocalisse 21:27; 22:21.

PASSI PARALLELI

Matteo 21:5; 22:11-13; 27:37; Salmo 2:6; 24:7-10; Isaia 9:7; 32:1-2; 33:22

Geremia 23:5-6; Ezechiele 37:24-25; Daniele 9:25; Sofonia 3:15; Zaccaria 9:9-10; Luca 1:31-33

Luca 19:38; Giovanni 1:49; 12:13; 19:15,19-22; Apocalisse 19:16

Matteo 25:21,23,41; 5:3-12; Genesi 12:2-3; Deuteronomio 11:23-28; Salmo 115:13-15; Luca 11:28

Atti 3:26; Galati 3:13-14; Efesini 1:3; 1Tessalonicesi 2:12; 1Pietro 1:3

Luca 12:32; Romani 8:17; 1Corinzi 6:9; Galati 5:21; Efesini 5:5; 2Timoteo 2:12; 4:8; Giacomo 2:5

1Pietro 1:4-5,9; 3:9; Apocalisse 5:10; 21:7

Matteo 20:23; Marco 10:40; Giovanni 14:2-3; 1Corinzi 2:9; Ebrei 11:16

Atti 15:18; Efesini 1:4-6; 1Pietro 1:19-20; Apocalisse 13:8

35 35. Perché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui forestiere, e mi accoglieste; 36. fui ignudo, e mi rivestiste; fui infermo, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi.

Si descrive ora il modo con cui avverrà il giudizio. Molti si meraviglieranno forse che Gesù non faccia ivi parola della "fede che giustifica", né come posseduta da quelli che sono alla destra, né come mancante in quelli che sono alla sinistra; ma, quantunque non sia nominata, la fede non viene lasciata nell'oblio. L'antico aforisma: "Giustificati per fede, giudicati per opere", che il celebre teologo scozzese Chalniers si dilettava inculcare ai suoi studenti, esprime bene il rapporto che corre tra la fede e le opere, nel giorno del giudizio; quella in fondo, queste proeminenti. Le buone opere infatti essendo i frutti della fede, sono altresì la prova più certa della sua esistenza nel cuore. Pochi sono gli anelli della catena che unisce la fede alle opere di carità, ravvisando le quali opere il Signore proclamerà all'ultimo giudizio la sua approvazione della fede stessa:

1 Giacomo 2:17 dice che la fede, "se non ha le opere, è per se stessa morta".

2 Paolo dice Galati 5:6 che "la fede è operante per mezzo dell'amore".

3 Lo stesso Paolo dice Romani 13:10 che "l'adempimento della legge è l'amore". Il Salvatore medesimo confermò quella parola, quando, per spiegare in che consista quell'adempimento della legge, disse: "Ama il Signore, Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il primo ed il gran comandamento. Ed il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti" Matteo 22:37-40.

4 Giovanni dice che, poiché Cristo non abita più personalmente sopra la terra, il mezzo per dimostrare il nostro amore verso Iddio consiste nell'amare i nostri fratelli: "Se uno dice: io amo Iddio, ed odia il suo fratello, è bugiardo; perché, chi non ama il suo fratello che ha veduto, non può amare Iddio che non ha veduto" 1Giov 4:20.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:40; 10:40-42; 26:11; Deuteronomio 15:7-11; Giobbe 29:13-16; 31:16-21; Salmo 112:5-10

Proverbi 3:9-10; 11:24-25; 14:21,31; 19:17; 22:9; Ecclesiaste 11:1-2; Isaia 58:7-11

Ezechiele 18:7,16; Daniele 4:27; Michea 6:8; Marco 14:7; Luca 11:41; 14:12-14

Giovanni 13:29; Atti 4:32; 9:36-39; 10:31; 11:29; 2Corinzi 8:1-4,7-9; 9:7-14

Efesini 4:28; 1Timoteo 6:17-19; Filemone 7; Ebrei 6:10; 13:16; Giacomo 1:27; 1Pietro 4:9-10

1Giovanni 3:16-19

Matteo 25:42; Proverbi 25:21; Romani 12:20

Matteo 25:43; Genesi 18:2-8; 19:1-3; Atti 16:15; Romani 12:13; 16:23; 1Timoteo 5:10

Ebrei 13:1-3; 1Pietro 4:9; 3Giovanni 5-8

37 37. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiam veduto aver fame, e ti abbiam dato da mangiare? o aver sete, e ti abbiam dato da bere? 38. Quando mai t'abbiam veduto forestiere, e ti abbiam accolto? o ignudo, e ti abbiam rivestito? 39. Quando mai ti abbiam veduto infermo, o in prigione, e siamo venuti a trovarti? 40. E il Re, rispondendo, dirà loro: in verità, vi dico che, in quanto l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me.

I giusti non son sorpresi che Cristo dica loro che, nel venire in aiuto ai suoi redenti poveri e perseguitati, sono stati mossi da amore per lui: questo, sono pronti a riconoscerlo umilmente sì, ma pur francamente, ché tale fu il loro scopo, sebbene imperfettamente raggiunto; ma si meravigliano di udire che tutte queste cose le hanno fatte a Cristo personalmente, e ch'egli è colui che essi han trovato aver fame, aver sete, ecc. Essi esclamano: "Signore, nel dar cibo e conforto, nel visitare, eravamo noi sempre teco?". "Sì", risponde il re, "in tutte quelle occasioni di caritatevole operosità, sotto le spoglie dei miei fratelli poveri ero io che ricevevo il beneficio. Altri mi chiusero la porta in faccia, ma "voi mi avete accolto", ecc.

ma l'avete fatto a me.

Ecco il mirabile significato che Gesù promette di dare, come re, agli atti caritatevoli compiuti dai suoi sulla terra. Domanderà forse qualche cristiano: "Potranno essi meravigliarsi di questo? Non saranno forse consci in se stessi che, facendo queste cose, le han fatte appunto personalmente a Cristo?". In risposta diremo: Trasportiamoci col pensiero al momento in cui il giudice supremo, circondato da tutta la sua gloria, c'indirizzerà, in mezzo ad un tanto consesso, quelle parole: "Voi l'avete fatto a me!"; compenetriamoci del loro significato, e chi allora avrà l'ardire di rispondere: "Si certo, a chi lo avremmo noi fatto, se non a te?". Non saremo noi piuttosto oltremodo stupiti di udire il giudice rendere conto in tal modo delle nostre azioni?

PASSI PARALLELI

Matteo 6:3; 1Cronache 29:14; Proverbi 15:33; Isaia 64:6; 1Corinzi 15:10; 1Pietro 5:5-6

Matteo 25:34

Proverbi 25:6-7

Matteo 10:42; 2Samuele 9:1,7; Proverbi 14:31; 19:17; Marco 9:41; Giovanni 19:26-27; 21:15-17

1Corinzi 16:21-22; 2Corinzi 4:5; 5:14-15; 8:7-9; Galati 5:6,13,22; 1Tessalonicesi 4:9-10

1Pietro 1:22; 1Giovanni 3:14-19; 4:7-12,20-21; 5:1-2

Matteo 12:49-50; 18:5-6,10; 28:10; Marco 3:34-35; Giovanni 20:17; Ebrei 2:11-15; 6:10

Atti 9:4-5; Efesini 5:30

41 41. Allora dirà anche a coloro dalla sinistra:

È del tutto naturale che siano primieramente giudicati i fratelli spirituali del giudice, i quali sono chiamati "a gloria, onore ed immortalità"; ma può darsi anche che quell'ordine di procedura sia stato fissato affinché i cattivi possano, prima di esser lanciati nei tormenti, vedere coi propri occhi ed udire coi propri orecchi quanto hanno volontariamente perduto.

Andate via da me, maledetti,

Queste parole fanno contrasto non solo con quell'altre: "Venite, benedetti del Padre mio", ecc., indirizzate ai giusti, ma pure con gli inviti diretti ai cattivi ed agli irrigenerati, mentre sono ancora sulla terra: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati", ecc. Matteo 11:28; "Ecco, io sto alla porta e picchio", ecc. Apocalisse 2:20; "Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni", ecc. Apocalisse 22:17; "Io non caccerò fuori colui che viene a me" Giovanni 6:37. Terribile sarà la ricordanza di tutte quelle occasioni perdute, quando il finale "Via da me!" avrà loro tolta per sempre ogni speranza. Per quanto orribile sia il rimanente della sentenza, la più grave sventura dell'empio sarà appunto di trovarsi in eterno separato da Cristo, sola fonte di vita, di speranza e di gioia. Quello è "il verme che non muore, il fuoco che non si spegne". In questa punizione dei malvagi, i teologi distinguono due cose: la perdita, ed il patimento. La prima consiste nella separazione da Dio, la seconda viene descritta dopo.

nel fuoco eterno, preparato per il diavolo, e per i suoi angeli;

Le parole "fuoco eterno", indicano il castigo che sarà inflitto agli empi, l'incomportabile ardore dell'ira di Dio, e la sua perpetua continuazione, sempre sentita dalla coscienza come una meritata punizione. Vengono pure indicati in queste parole gli abissi profondi dell'inferno, in cui quei tormenti hanno luogo. Poco importa che lo strumento di quella punizione sia fuoco materiale o no; fatto è che, fra i patimenti, vi saranno pene corporali. L'immagine usata qui venne probabilmente tolta dai fuochi della valle di Hinnon, ed anche dalle fornaci in cui i delinquenti erano a volte arsi vivi Note Matteo 5:22; Matteo 13:42. Alford dà molta importanza al fatto già notato da alcuni fra i primi Padri, che il giudice non dice: "Maledetti da Dio", e ne trae la conclusione che la condanna dell'uomo deriva unicamente da lui stesso; e vedendo che, più sotto, non è detto: "Nel fuoco eterno preparato per voi", ne conclude che non c'è un inferno preparato espressamente per l'uomo, ma che quelli che servono il diavolo, devono soffrire con lui nel fuoco eterno, che è preparato per lui e per i suoi angeli. Però leggiamo che Giuda è andato "al suo luogo" Atti 1:25, e che tutti gl'increduli, peccatori, ecc., avranno la parte loro nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la seconda morte" Apocalisse 21:8. Ma siccome Satana fu il primo ed il più gran trasgressore, e sedusse tutti, gli altri, il Signore naturalmente dice che il fuoco eterno è stato preparato in primo luogo per lui e per i suoi angeli.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:33

Matteo 7:23; Salmo 6:8; 119:115; 139:19; Luca 13:27

Deuteronomio 27:15-26; 28:16-68; Salmo 119:21; Geremia 17:5; Galati 3:10-13; Ebrei 6:8

Matteo 25:46; 3:12; 13:40,42,50; Marco 9:43-48; 2Tessalonicesi 1:9; Apocalisse 14:10-11; 20:10-15

Giovanni 8:44; Romani 9:22-23; 2Pietro 2:4; 1Giovanni 3:10; Giuda 6; Apocalisse 12:7-9

42 42. Perché ebbi fame, e non mi deste da mangiare; ebbi sete, e non mi deste da bere; 43. fui forestiere, e non mi accoglieste; ignudo, e non mi rivestiste; infermo, ed in prigione, e non mi visitaste.

Il Signore sottomette alla stessa prova tanto quelli che sono a sinistra, quanto quelli che sono a destra, e parla agli uni e agli altri come a persone che hanno avuto agio di conoscere e di servire Cristo. Ciò vuol dire che, prima della sua venuta, egli darà opportunità di conoscere il Vangelo a tutte le nazioni esistenti. Ma come può un tal criterio venire applicato ai pagani che non avranno mai udito parlare del Salvatore? Alcuni scrittori hanno risposto che i doveri accennati in questi versetti sono universalmente conosciuti mediante la luce naturale che ognuno possiede; e che i pagani non sono già condannati per non avere creduto in Cristo, di cui non hanno mai udito parlare, ma per la loro mente reproba e per aver trascurato i loro doveri di coscienza. Però, quantunque siamo perfettamente convinti che il Signore delinea qui l'ultimo ed universale giudizio in cui tutta la razza umana riceverà la sua sentenza definitiva, siamo altrettanto persuasi che, nei versetti che stiamo studiando, egli non intende rivelarci il modo in cui tratterà i pagani. Metterli sulla stessa riga che i cristiani, i quali hanno goduto la luce del Vangelo, sarebbe contrario alla sua infallibile giustizia, ed alla regola di quel giudizio chiaramente espressa in Luca 12:47-48; ed in Romani 2:12. Questo discorso di Cristo è meramente pratico: del futuro giudizio egli ci fa vedere solo quel tanto che riguarda i cristiani, sì nominali che reali, i quali tutti hanno ricevuto la luce del Vangelo; e, dal modo in cui questi vengono trattati, egli ci induce a concludere quale sarà la sorte di coloro che sono apertamente corrotti, empi, e presi nel laccio del diavolo per fare la sua volontà. "Perché se fanno queste cose al legno verde, che sarà egli fatto al secco?" Luca 23:31; "il giudizio comincia dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all'evangelo di Dio?" 1Pietro 4:17.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:35; 10:37-38; 12:30; Amos 6:6; Giovanni 5:23; 8:42-44; 14:21; 1Corinzi 16:22

2Tessalonicesi 1:8; Giacomo 2:15-24; 1Giovanni 3:14-17; 4:20

44 44. Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: Signore, quando ti abbiamo veduto aver fame, o sete; o esser forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione; e non ti abbiam assistito?

Questi sono evidentemente cristiani di nome soltanto: riconoscono Cristo come il loro Signore, professano di averlo visto e conosciuto, ma non nelle circostanze che egli qui descrive; pretendono, anzi che il loro amore e la loro venerazione per lui sono così grandi, che se l'avessero visto in tali distrette, si sarebbero affrettati a soccorrerlo. Insomma, si vantano di esser stati sempre pronti a servirlo.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:24-27; 7:22; 1Samuele 15:13-15,20-21; Geremia 2:23,35; Malachia 1:6; 2:17; 3:13

Luca 10:29

45 45. Allora risponderà loro, dicendo: in verità vi dico che, in quanto non l'avete fatto ad uno di questi minimi, non l'avete fatto, neppure a me.

"È vero", risponde il giudice, "era impossibile che voi vedeste me personalmente in tali difficoltà; ma io ebbi fame e sete, io fui ignudo ed in prigione nella persona di questi miei discepoli, e voi non mostraste loro la minima compassione, non stendeste loro mai la mano d'aiuto! Ora "in quanto non l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli né anche l'avete fatto a me!". Osserviamo, tremando, che quegli ipocriti non sono condannati per peccati flagranti di trasgressione ma per peccati di omissione. Chi non fa il bene dimostra, al pari di chi fa il male, che l'amore di Cristo non abita nel suo cuore: sì l'uno che l'altro meritano uguale condannazione.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:40; Genesi 12:3; Numeri 24:9; Salmo 105:15; Proverbi 14:31; 17:5; 21:13; Zaccaria 2:8

Giovanni 15:18-19; Atti 9:5; 1Giovanni 3:12-20; 5:1-3

46 46. E questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.

Dalla descrizione del giudizio che il Signore dà in questi versetti appare che la sentenza verrà primieramente pronunziata sopra i giusti, i quali poi, secondo alcuni, sederanno come assessori nel giudizio degli empi 1Corinzi 6:2; ma la prima ad essere eseguita sarà quella dei malvagi. Vedemmo nella parabola della rete Matteo 13:49, che quell'incarico spaventevole deve essere affidato agli angeli. Il Signore usa lo stesso vocabolo greco eterno per qualificare tanto la vita dei giusti, che la punizione degli empi. [Se ne può egli trarre la conclusione che le pene dei reprobi dureranno quanto la felicità dei giusti? Così fanno molti e, fra essi, l'Autore del presente Commento. Altri però osservano che il senso della parola aionios, varia secondo il sostantivo al quale è unita. Si parla in Giuda 7 di Sodoma e Gomorra che "portano la pena d'un fuoco eterno". Si tratta ivi degli effetti duraturi del fuoco che distrusse quelle città. Altrove si parla di patto eterno aionios nella 70 con Israele, di Canaan come del suo possesso eterno, o ancora di colli eterni Genesi 17:7-8; Deuteronomio 33:15, ecc. Si tratta ivi di durata, lunga sì, ma relativa. È nella natura della vita spirituale di crescere e di raggiungere quindi la perfezione anche in durata; mentre è nella natura del peccato di rovinare, sia pure lentamente, così il corpo come l'anima. Cotesta rovina chiamata anche "perdizione", "distruzione" 2Tessalonicesi 1:9, non giungerà essa fino alla cessazione dell'esistenza? Il termine di "morte seconda" avrebbe allora il suo pieno significato. E. B.]. Conceda Iddio, a te ed a me, o lettore, di "trovare misericordia appo il Signore, in quel giorno" 2Timoteo 1:18.

PASSI PARALLELI

Matteo 25:41; Daniele 12:2; Marco 9:44,46,48-49; Luca 16:26; Giovanni 5:29; 2Tessalonicesi 1:9

Apocalisse 14:10-11; 20:10,15; 21:8

Matteo 13:43; Salmo 16:10-11; Giovanni 3:15-16,36; 10:27-28; Romani 2:7-16; 5:21; 6:23

1Giovanni 2:25; 5:11-12; Giuda 21

RIFLESSIONI

1. Sulla terra, Gesù fu disprezzato e negletto; ma egli ritornerà qual giudice, rivestito d'inconcepibile maestà. Considerate attentamente le cose che egli predisse di se stesso, mentre stava seduto sul monte degli Ulivi, tre giorni soli prima della sua crocifissione. Egli, annunzia che ritornerà qual Re di gloria, circondato dagli eserciti celesti; che tutte le genti compariranno dinanzi al suo "gran trono bianco" per essere giudicate; che criterio della fede dei giusti e delle vane professioni degli ipocriti, sarà l'amore o la trascuratezza dimostratagli; e che, colle parole: "Venite, andate, nel regno, nel fuoco", egli fisserà per sempre il destino degli uomini. Tolga Iddio che noi sprezziamo o trascuriamo ora quel Re di gloria!

2. Il servire Gesù ci è qui presentato da un punto di vista essenzialmente pratico: esso consiste nell'amare Cristo, "ricercandolo, abbracciandolo e soccorrendolo, mentre egli va errando in questo mondo desolato e triste, rappresentato dal suo popolo bisognoso e dalla sua causa perseguitata. Quanto non ha già fatto, e quanto non deve fare ancora quest'amore dei credenti verso Cristo, per rendere più felice e più bello questo mondo decaduto! Gesù affida tutta intiera la sua causa in sulla terra all'amore dei suoi. Pochi giorni ancora, ed egli dovrà cessare dall'esser povero, ma nella sua povertà gli 'succederà la' sua Chiesa: terminato il conflitto personale, sta per cominciare quello della sua causa". Il suo popolo dovrà compiere "ciò che manca alle afflizioni di Cristo" Colossesi 1:24.

3. Con qual condiscendenza egli s'identifica col "minimo dei suoi fratelli!". Colui che sederà sul trono in quel gran giorno sarà loro Salvatore, Pastore, Sommo Sacerdote, Fratello primogenito; e, vedendolo, ogni timore sarà bandito dal loro cuore. Ma come dovrà esser terribile per i ribelli il pensiero che stanno per essere giudicati da quel Salvatore stesso, il cui amore essi ora disprezzano, ed i cui inviti essi rigettano! È già cosa terribile l'essere condannato in quel giorno; ma l'essere condannato precisamente da Colui che tanto più avrebbe salvato i peccatori, dev'essere molto più terribile ancora! Ben dice il Salmista "Rendete omaggio al Figlio, che talora non s'adiri e voi non periate nella vostra via" Salmo 2:12.

4. Qui, come nella parabola dei talenti, ci viene insegnato che all'ultimo giudizio, non solo sarà riprovata una vita del tutto malvagia, ma saranno pure respinti quelli che non avranno fatto nulla per Cristo; che non avranno voluto riconoscerlo nella sua causa e nel suo popolo, facendo per i suoi ciò che avrebbero fatto per lui se, in persona, avesse implorato il loro aiuto. Ricerchiamolo adunque, mentre egli cammina fra noi, nella persona dei suoi redenti; badiamo di non chiudergli l'uscio in faccia, o di passargli accanto con indifferenza.

5. Se, all'ultimo giorno, dovranno compiangersi quelli che non avranno dato nulla a Cristo soccorrendo i suoi, qual sarà la condizione di coloro che li derubano, li spogliano, li affamano, li perseguitano, li odiano, li cacciano in prigione ed in esilio, od anche li fanno morire! Se appena può essere salvato, o, a dir meglio, se sarà certamente condannato chi manca di carità, che avverrà degli spietati e dei crudeli?

6. Non c'è mezza condanna. Saremo o intieramente accolti e premiati, o rigettati assolutamente e rovinati per sempre! Rifletti, lettore, alla solenne domanda del profeta: "Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?" Isaia 33:14.

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