19. La chiesa (Atti e Lettere)

Alla morte e risurrezione di Gesù, tutte le promesse ad Eva, ad Abraamo, e a Davide furono adempiute, tutti i propositi di Dio furono compiuti. Tranne una promessa, tranne un proposito: che tutte le nazioni sarebbero state benedette (Gen 12:3). Il libro degli Atti e le lettere nel Nuovo Testamento descrivono l'inizio dell'adempimento di questa promessa.

Contenuto

Il libro degli Atti è stato scritto dalla stessa persona che ha scritto il Vangelo secondo Luca, e ne è una continuazione (Lu 1:1-4; At 1:1-2). Il Vangelo conclude con l'ascensione di Gesù (Lu 24:50-53), e Atti inizia con lo stesso avvenimento (At 1:9-11) BDDa dove Gesù ascese in cielo?. Prima di andare in cielo, Gesù spiegò agli apostoli il loro compito, che è anche un riassunto di Atti: avrebbero ricevuto lo Spirito Santo, e sarebbero stati testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, e poi fino all'estremità della terra (At 1:8).

Dopo l'ascensione, gli apostoli e gli altri Cristiani (circa 120) aspettarono in preghiera, e scelse qualcuno per sostituire Giuda che aveva tradito Gesù (At 1:12-26) BDÈ giusto tirare a sorte per decidere qualcosa?. Poi, nel giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo scese su tutti loro, e non solo su loro ma su circa 3000 persone di praticamente tutto il mondo conosciuto che si ravvidero alla predicazione di Pietro (At 2). Questo fu l'adempimento della promessa del nuovo patto, che Dio avrebbe dato un nuovo cuore tramite il dono del suo Spirito a tutti, non solo a qualche persona speciale per un compito particolare BDCome poteva la Pentecoste essere un adempimento della profezia di Gioele, quando non c'erano i prodigi nel cielo?. Rovesciò anche la maledizione di Babele (tutti capivano Pietro nonostante le diverse lingue della gente) e così iniziò la benedizione di tutte le nazioni (Gal 3:8,14). Il compito del popolo di Dio era quindi di portare questa benedizione a tutte le nazioni fino all'estremità della terra, e ne vediamo i primi passi nel resto di Atti.

Pietro e Giovanni continuarono a predicare e a guarire gli ammalati a Gerusalemme (nonostante il fatto che furono arrestati due volte), mentre la chiesa pregava, ascoltava gli apostoli, aveva comunione BDI Cristiani devono avere ogni cosa in comune?, e testimoniava (At 3-6). Stefano fu ucciso per la sua testimonianza, con l'approvazione di Paolo (At 7), e si scatenò una grande persecuzione contro la chiesa. Così i Cristiani si dispersero nella Giudea e nella Samaria, e la seconda fase della testimonianza iniziò, cioè in quella regione (At 8). Mentre Paolo andava a Damasco per arrestare i Cristiani lì, Gesù gli apparve e gli diede il compito di portare il suo nome davanti ai popoli, cioè, a tutte le nazioni oltre ai Giudei (At 9; 22:15,21; 26:17-18) BDQuando ricevette Paolo da Gesù la missione di predicare ai Gentili?. Poi Dio apparve a Pietro e ad un centurione romano chiamato Cornelio affinché Pietro gli annunciasse il Vangelo, nonostante il fatto che non era lecito ad un Giudeo aver relazioni con un non Giudeo o di entrare in casa sua. Quando anche Cornelio ricevette lo Spirito Santo, Pietro capì che Dio aveva concesso il ravvedimento anche ai non Giudei affinché avessero la vita, adempiendo così le promesse dell'Antico Testamento, anche se Pietro doveva ancora convincere gli altri Cristiani di questo fatto (At 10-11; 15).

La terza fase, di essere testimoni fino all'estremità della terra, ebbe il suo inizio con Cornelio, ma in realtà cominciò a succedere con i viaggi di Paolo. Per il suo primo viaggio missionario, Paolo fu mandato dallo Spirito Santo da Antiochia a Cipro e al sud-est della odierna Turchia (At 13-14). Di solito predicò prima ai Giudei (alla sinagoga quando c'era), ma quando i Giudei respinsero il Vangelo si rivolse ai non Giudei, come era il proposito di Dio (per esempio At 13:45-48). La lettera ai Galati fu forse scritta dopo il ritorno da questo viaggio, alle chiese fondate in quel viaggio, ma forse fu scritta qualche anno più tardi. Per il secondo viaggio, Paolo ritornò al sud-est della Turchia per rafforzare le chiese, poi proseguì verso il nord-ovest della Turchia, dove in una visione Dio gli disse di andare in Europa. Così Paolo passò per tutta la Grecia predicando e fondando chiese, prima di ritornare ad Antiochia (At 16-18). Durante questo viaggio, scrisse le lettere 1Tessalonicesi e 2Tessalonicesi. Per il terzo viaggio, percorse la Turchia fino ad Efeso, nel sud-ovest, dove rimase per due anni, scrivendo 1Corinzi e 2Corinzi. Poi andò nella Grecia, dove scrisse la lettera ai Romani, prima di ritornare e andare a Gerusalemme, dove fu arrestato (At 19-21). Quando cercò di difendersi davanti ai Giudei, lo ascoltarono fino a quando riferì che Gesù gli aveva detto, "Io ti manderò lontano, tra i popoli" - era questo rifiuto da parte dei Giudei di adempire la benedizione promessa ad Abraamo che portò alla nascita della chiesa come popolo di Dio (At 22). Poi Paolo si difese davanti al sinedrio (At 23) e al governatore romano, che lo lasciò in prigione per due anni (At 24). In seguito, Paolo si difese davanti al nuovo governatore, quando si appellò a Cesare, e poi al re Agrippa (At 25-26). Fu portato quindi come prigioniero a Roma, incluso qualche mese a Malta quando la nave che lo portava naufragò (At 27-28). Il libro conclude con Paolo agli arresti domiciliari a Roma per due anni, proclamando il regno di Dio con tutta franchezza e senza impedimento (At 28:30-31). Mentre era incarcerato, scrisse Efesini, Filippesi, Colossesi, Filemone, e più tardi 1Timoteo, Tito, e 2Timoteo. Il Vangelo non era giunto fino all'estremità della terra come noi la conosciamo, né tutti i popoli che noi conosciamo furono benedetti, ma l'era degli apostoli era conclusa dopo che lo Spirito Santo aveva fatto tutto quello che era necessario in quella generazione. La storia continua da 2000 anni con la chiesa che porta la testimonianza in tutta la terra e a tutti i popoli.

Altre lettere che sono nel Nuovo Testamento furono scritte da altri apostoli (1Pietro, 2Pietro, 1Giovanni, 2Giovanni, 3Giovanni) e due fratelli di Gesù (Giacomo, Giuda). C'è anche la lettera agli Ebrei, di cui non sappiamo con certezza l'autore. È più difficile dare una data e un luogo a queste lettere, perché non abbiamo la storia dei viaggi di queste persone come abbiamo per Paolo.

 

In realtà, il popolo, il luogo, e il regno di Dio rimangono Gesù, sia nel periodo di Atti e delle lettere, sia adesso. Però i Cristiani, essendo uniti a Cristo e in Cristo (sia individualmente sia collettivamente come la chiesa), ereditano alcune caratteristiche di Gesù. In modo particolare, la chiesa prende le caratteristiche di Israele come popolo di Dio (Gal 3:29; 6:16; Giac 1:1; 1P 2:9 citando Es 19:6). Come abbiamo visto nello studio 10, Dio dimora in ogni Cristiano, nella chiesa locale, e nella chiesa universale. Dio dimora in Gesù e Gesù nei Cristiani tramite lo Spirito (Gv 14:10-11,17-20; 15:1-11), e in questo modo i Cristiani diventano il luogo di Dio. Infine, il regno di Dio è dove Dio regna e mostra il suo regno. Questo succederebbe nella chiesa ideale - fino a quando la chiesa sarà perfezionata al ritorno di Cristo il vero regno rimane solo Gesù - ma il ruolo della chiesa è sempre di proclamare Dio e il suo regno a tutto e a tutti (Ef 3:10-11; Rom 14:17; 1Cor 4:20).

Il popolo di DioIl luogo di DioIl regno di Dio
Genesi 1-2Adamo e EvaIl giardinoDio parla
Genesi 3-6Un regno umano in opposizione a Dio
Genesi 6-9Noè e famigliaL'arca, terra restaurataLa parola, patto di Dio
Genesi 10-11Confusione, nessun regno
Genesi 12-50Abraamo e discendentiIl paese (Canaan)Patto
Esodo 1-15IsraeleTemporaneamente fuoriSegni miracolosi
Esodo 16-DeuteronomioIsraeleSinai, tabernacoloLegge
GiosuèIsraeleCanaanLegge, combattimento
Giudici-RutIsraeleCanaanLegge, giudici (persone scelte con lo Spirito)
1,2Samuele, 1CronIsraele -> Re davidicoCanaan -> tempioRe ubbidiente alla legge
1,2Re, 2CronIsraele -> Giuda -> ReTempioRe ubbidiente alla legge
ProfetiNuovo Israele (Messia, resto)Nuova creazione, nuovo tempioDio, Messia
SalmiL'aspetto interiore del rapporto con Dio
Giobbe, Prov, Ecc, CantOrdine e disordine in questa creazione, quindi saggezza
Daniele, Ezech, EsterIl restoDappertuttoVita quotidiana
Esdra-Neemia, AggeoGiuda ma...
Nuovo Israele
Tempio ma...
Nuova Gerusalemme
Legge ma...
Dio
ApocrifaDio prepara
VangeliGesùGesùGesù
Atti e LettereChiesaChiesaChiesa

Nella Bibbia: Onore

Un tema molto importante nella Bibbia è quello dell'onore e della vergogna. Come vedremo, erano concetti fondamenti per le culture della Bibbia, e quindi le verità nella Bibbia vengono espresse usando queste idee. Siccome le culture della Bibbia non sono le nostre culture, a volte non cogliamo bene quello che gli scrittori dicono. Per questo motivo, dobbiamo prima di tutto capire le diverse culture e il significato di onore e vergogna in quelle culture, e poi vedremo come l'onore e la vergogna sono usati nella Bibbia.

Onore nella società

Ci sono diversi tipi di cultura, e diversi modi per descriverle. Un modo per categorizzare le culture è in base al metodo che le persone di quella cultura usano per decidere quello che devono fare e non fare.

Giustizia/colpevolezza: Esiste un codice che conosco che mi dice quello che è giusto. Questo codice è esterno a me e condiviso dagli altri nella società. Per esempio, potrebbe essere la legge del paese, oppure il comportamento imposto dalla religione. Questo è tipicamente la cultura del nord Europa e degli Stati Uniti, dove la Riforma protestante (con la sua enfasi sulla colpa e sul perdono individuale) ha avuto un forte effetto per cambiare la cultura.

Paura: Ci sono conseguenze per le mie azioni, e non faccio certe cose per paura della punizione, a prescindere dal fatto che penso che siano giuste o sbagliate. I paesi dittatoriali sono spesso così. Anche in alcune tribł, dove c'è la paura degli spiriti o degli antenati.

Onore/vergogna: Faccio quello che mi porta onore e non vergogna secondo gli altri nella società, e non secondo me. Un modo importante per ottenere onore è essere un benefattore (nella letteratura inglese su questo tema: patron). Un benefattore è qualcuno che ha qualcosa in eccesso e che dà liberamente, con grazia, e non necessariamente in modo equo. Un esempio nella Bibbia è il padrone nella parabola degli operai di diverse ore (Mt 20:1-16), e uno che non lo fa è il ricco che costruisce più granai invece di aiutare altri (Lu 12:15-21). Quelli che ricevono dal benefattore sono i suoi clienti. I clienti "pagano" il benefattore restituendo onore. Quindi una descrizione più precisa è che in una cultura di onore, faccio quello che porta onore a me, al benefattore, e al gruppo del benefattore composto da tutti i suoi clienti. La vergogna può essere ottenuta quando il mio comportamento (che forse è contro i valori della società, è sbagliato, o è sciocco) diventa pubblico e gli altri mi disprezzano. Anche il comportamento di altri nel mio gruppo può portarmi vergogna, per esempio il comportamento di un figlio può dare vergogna ai genitori e a tutta la famiglia. Questa è di solito la cultura dei paesi arabi e asiatici, che ha conseguenze importanti per il nostro rapporto con profughi da questi paesi, e la nostra testimonianza a persone di altre religioni.

In Italia, la situazione è interessante. Anche i paesi mediterranei in generale hanno una cultura di onore/vergogna, e così tradizionalmente anche Italia. Possiamo pensare al concetto di "bella figura" - quello che è importante è come appaiamo agli altri, non quello che c'è dentro oltre alla figura. Le raccomandazioni funzionano solo in una cultura di onore con benefattore e clienti. Purtroppo, la manifestazione più chiara di questa cultura è nella mafia: delle persone che formano un gruppo per proteggersi, di cui il capo funziona come benefattore agli altri. Se tocchi qualcuno del clan, disonori tutti. Però, nel nord d'Italia c'era l'influenza delle culture della colpevolezza, e si potevano vedere alcune differenze fra il nord e il sud per quanto riguardo il tipo di cultura. Più recentemente, anche la globalizzazione ha mescolato le culture, e quello che Italia ha importato dagli Stati uniti (per esempio la musica, i film, i modelli di business, la filosofia academica) ha portato anche ad una parziale trasformazione della cultura verso la colpevolezza. Negli ultimi anni, la società occidentale ha fatto un salto verso una cultura di fama/vergogna. Il giusto e lo sbagliato hanno molto meno importanza adesso, con l'effetto del postmodernismo. Quello che è importante è essere conosciuti, meglio ancora una celebrità. Seguiamo persone normali che riescono a farsi vedere ad un grosso pubblico. Così la televisione è piena di programmi di reality, e almeno i giovani sono alla caccia di like sui social media. Però i social rende ancora più facile vergognare qualcuno. Anche questo ha conseguenze importanti per la nostra testimonianza agli Italiani, soprattutto ai giovani.

Tutte le culture della Bibbia (principalmente ebraica e greco-romana, ma anche egiziana, babilonese, e così via) erano del tipo onore-vergogna. Per questo motivo la Bibbia parla tre volte di più dell'onore e della vergogna che della giustizia e della colpevolezza. Però spesso i nostri schemi mentali non trovano posto per l'insegnamento sull'onore, e trascuriamo quei brani. Lo scopo in questo studio è di spiegare solo un po' come la Bibbia usa i concetti dell'onore e della vergogna per interpretare quello che succede, affinché tu possa trovare questi concetti più spesso mentre leggi la Bibbia.

Onore nell'Antico Testamento

Dopo che Adamo ed Eva mangiarono il frutto della conoscenza del bene e del male e si resero conto di quelli che avevano fatto (Gen 3:7-10), come si sentirono? Quello che è detto esplicitamente è che avevano paura (Gen 3:10), cioè delle conseguenze delle loro azioni. Siccome prima non avevano vergogna quando erano nudi (Gen 2:25), e dopo si nascosero perché erano nudi (Gen 3:7), possiamo supporre che si sentivano anche vergognati. Quello che non è detto è che si sentivano colpevoli, anche se era una trasgressione contro il comando di Dio che portò ad una condanna (Gen 3:11; Rom 5:18). Quello che è chiaro è che era il peccato che era il problema. Però, il peccato porta molte conseguenze, non solo la colpevolezza verso Dio, ma anche la vergogna verso Dio, la paura verso Dio, e la separazione da Dio (come abbiamo visto nello studio precedente).

Quello che Gesù ha fatto per noi era togliere tutti gli effetti del peccato: non solo la nostra colpa, ma anche la nostra vergogna (come sarà spiegato nella prossima sezione), la nostra paura, e la nostra separazione. In molti ambienti cristiani, si è abituati a parlare solo della colpevolezza che Gesù ci ha tolto facendoci perdonare. In realtà, la sua opera è molto più profonda (e meravigliosa!) di questo, e dobbiamo parlare di tutto quello che Gesù ha compiuto per noi. Anche se è naturale sottolineare quegli aspetti che sono più compresi nella nostra cultura - che con la base di una cultura mediterranea, e poi con gli immigranti e i giovani, forse dovrebbe essere l'onore e la vergogna più di quanto ne parliamo abitualmente.

Nelle tabelle di ogni studio, c'è un riassunto di come Dio ha creato un suo popolo dove Dio regna e dimora. Però, è possibile leggere la Bibbia in un modo complementare. Dio crea un nuovo popolo, di cui lui è il benefattore e le persone del popolo i suoi clienti. Dio liberamente dà al suo popolo, e il popolo dà gloria e onore a Dio, affinché tutti gli altri vedano il grande onore di Dio.

Un esempio fra migliaia nell'Antico Testamento è il Salmo 44. Una lettura di questo salmo attraverso lo schema dell'onore è:
Sal 44:1-8 Dio, come benefattore, ha dato tante cose ad Israele nel passato, soprattutto la vittoria militare, e ha fatto vergognare chi era contro i suoi clienti. Per questo motivo Israele gli darà sempre onore.
Sal 44:9-16 Però adesso Dio fa vergognare Israele non proteggendolo, in modo che gli altri lo disonorino.
Sal 44:17-22 Israele è rimasto fedele, ed è quasi un'accusa per svergognare Dio.
Sal 44:23-26 Così il salmista chiede a Dio di guardare il disonore di Israele e di agire da benefattore liberandolo. Però siccome il benefattore non è mai obbligato a fare qualcosa per i suoi clienti, il salmista chiede a Dio di agire nella sua bontà (Sal 44:26), cioè per la sua grazia.

Onore e Gesù

Gesù, durante la sua vita, fu disonorato e trattato in modo vergognoso. Fu insultato pubblicamente, per provare a disonorarlo: mangione, beone, blasfeme, uno che infrangeva il sabato, amico di pubblicani e peccatori. Dai suoi amici, fu tradito, rinnegato e abbandonato. Dalla sua famiglia fu considerato pazzo. Al suo processo gli sputarono adesso, lo schernirono, e gli misero una corona di spine. Ci furono altri tentavi (falliti) di togliergli l'onore, per esempio le domande per provarlo, che erano una sfida di cui il vincitore riceveva onore agli occhi di chi assisteva. Infine, morì in un modo calcolato per massimizzare la vergogna di chi lo subiva - la crocifissione. Morì come un criminale, nudo, e uno spettacolo pubblico.

Però Gesù disprezzò il disprezzo, l'infamia, la vergogna (Ebr 12:2). Poi il Padre lo risuscitò, e lo glorificò e lo onorò in cielo con lui (Ebr 12:2; 2:5-9; Fili 2:6-11). Essendo stato coperto di una vergogna che non era sua alla croce, poteva portare la nostra vergogna affinché noi ne fossimo liberati. Soprattutto la vergogna che abbiamo verso Dio, perché non lo trattiamo in modo onorevole e noi mostriamo il suo onore agli altri. Gesù può anche portare via la vergogna che sentiamo verso gli altri. Probabilmente abbiamo fatto nel passato delle cose di cui ci vergogniamo, che non abbiamo mai raccontato a nessuno. Se ci uniamo a Cristo, se ci affidiamo a lui per avere onore, il suo onore che otteniamo essendo i suoi fratelli (siamo collegati dal fatto che abbiamo lo stesso benefattore) è più grande di qualsiasi vergogna che possiamo sentire per quello che abbiamo fatto nel passato (Ebr 2:11; 11:16).

Onore in Paolo

Quando Paolo voleva che i Cristiani a cui scriveva si comportassero in un certo modo, disse (a volte) che erano vergognati piuttosto che avevano sbagliato (1Cor 11:4-6; 15:34; 2Te 3:14). Cioè, usava la terminologia attuale e il modo di pensare della cultura per ottenere un cambiamento nei lettori.

Però più spesso nelle sue lettere, Paolo rovesciò l'idea culturale della vergogna. Non usò i soliti termini per rapporti in associazioni o benefattore/clienti (membro, amico) per descrivere il suo rapporto con altri o i rapporti fra Cristiani, ma termini non gerarchici come fratello, collaboratore, e compagno. È vero che Paolo avesse avuto un'autorità apostolica che usò a volte, ma non era per il proprio onore. Noi, come Paolo, dobbiamo stimare gli altri migliori di noi invece di cercare una (vana)gloria (Fili 2:3). Non dobbiamo cercare il proprio onore, ma solo l'onore di Dio, il nostro grande benefattore.

Solo seguire Cristo invece di un benefattore umano dava il vero onore. Questo era il motivo per cui il messaggio del Vangelo era una vergogna nella cultura. Anche se il messaggio del Vangelo sembrava una vergogna, Paolo non se ne vergognava (Rom 1:16; 1Cor 1:23; 4:10; 2Cor 6:8).

Alla fine, Gesù ritornerà e darà l'onore a cui lo spetterà veramente, vedremo il vero onore e la vera vergogna di ogni persona come li vede Dio (1Cor 4:5).

Onore in Ebrei

In questa analisi della lettera agli Ebrei, seguo l'articolo di David A. Desilva, "Despising Shame: A Cultural-Anthropological Investigation of the Epistle to the Hebrews", Journal of Biblical Literature 113, no. 3 (1994): 439-461, che può essere letto a https://www.jstor.org/stable/3266781 per un approfondimento.

La lettera agli Ebrei è piena di riferimenti ai concetti di onore e di vergogna, perché sono fondamentali per il ragionamento dell'autore durante la sua esposizione. Lo possiamo riassumere in questo modo: i Cristiani che ricevettero la lettera avevano perso il loro onore quando si convertirono, ma allora desideravano nuovamente l'onore dalla società. Questo creava una tentazione di abbandonare il gruppo dei Cristiani. L'autore propose un sistema alternativo di onore, cioè di dimenticare la valutazione dell'onore da parte della società per ricevere un onore maggior da Dio.

L'onore di Gesù

L'autore sottolinea lo stato esaltato di Gesù Cristo, per ricordare il suo onore, nonostante il disonore durante la vita e morte di Gesù. Gesù è alla destra di Dio (Ebr 1:3; 8:1; 10:12; 12:2), coronato di gloria e di onore (Ebr 2:7,9), e sarà glorificato per sempre (Ebr 13:21). È il Figlio e l'erede di tutte le cose (Ebr 1:2). È superiore agli angeli (Ebr 1:4-2:9). È superiore alle persone molto onorate come Mosè (Ebr 3:1-6, soprattutto Ebr 3:3), Melchisedec BDChi era Melchisedec? e i sommi sacerdoti (Ebr 5:1-10; 7:1-28, soprattutto Ebr 5:4-5). È superiore ai suoi nemici (Ebr 1:13; 2:8; 10:13).

Disprezzare la vergogna

Disprezzare il disprezzo (o la vergogna o l'infamia) degli altri era impensabile in quella cultura. Però era proprio quello che l'autore propose. Gesù era il loro modello, che "per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio" (Ebr 12:2). Non era che sopportasse la vergogna stoicamente o che fosse indifferente alla morte e alla vergogna. Piuttosto, disprezzò la vergogna (e l'onore) secondo l'opinione pubblica, perché voleva l'onore secondo la valutazione di Dio ("per la gioia che gli era posta dinanzi"). Secondo la cultura, aveva una "sedia" vergognosa (la croce), ma in realtà aveva una sedia in un posto di onore "alla destra del trono di Dio".

Ci sono anche altri esempi di persone che disprezzarono il disprezzo, soprattutto in Ebr 11, il capitolo degli eroi della fede. Abraamo disprezzò lo stato basso di straniero e pellegrino (Ebr 11:8-13), perché dimostrava di aver una patria migliore in cielo (Ebr 11:14-16; per i destinatari Ebr 13:13-14 è simile). Mosè rifiutò l'onore di essere della casa del faraone, perché stimava il "disonore" (secondo gli Egiziani) del popolo di Dio maggior dell'"onore" di Egitto, anche se voleva dire essere maltrattato (Ebr 11:24-27; anche chi ricevette la lettera aveva sperimentato un simile maltrattamento Ebr 10:33-34 e doveva identificarsi con i maltrattati Ebr 13:3). Similmente, ci sono tanti esempi in Ebr 11:32-38 di persone che soffrirono come persone disonorate perché sapevano di avere un onore migliore - di loro il mondo non era degno (Ebr 11:38), cioè aveva meno onore vero.

L'altro esempio di disprezzare il disprezzo era i destinatari stessi. L'autore li esortò a perseverare ricordando loro come avevano agito nel passato (Ebr 10:32-34).

Disprezzare Dio

La lettera contiene anche degli esempi negativi, di persone che disprezzarono Dio. Il primo era la generazione di Israeliti che girò nel deserto per 40 anni (Ebr 3:7-4:11). Non credettero nella bontà e nella sufficienza di Dio come benefattore, provocando la sua ira. Esaù invece scambiò la benedizione e la promessa eterne per una pietanza (Ebr 12:16-17) - il contrario degli esempi della sezione precedente che respinsero gli onori e i piaceri presenti per un onore maggior con Dio.

Negli avvertimenti ai destinatari, anche loro potevano essere un esempio negativo se stimassero l'onore della società più dell'onore di Dio. Se disonorassero Cristo, sarebbe stato impossibile ricondurli al ravvedimento (Ebr 6:6; 10:29) BDChi è che cade e non può essere più ricondotto al ravvedimento?.

Come essere onorati

Con questo insegnamento come base, l'autore esorta i suoi lettori a interpretare il disonore del mondo come segno di onore agli occhi di Dio. Come avevano fatto nel passato (Ebr 10:32-34), dovevano continuare con costanza non tirandosi indietro (Ebr 10:35-39,23). Dovevano non abbandonare la comunità cristiana, ma continuare ad aiutare gli altri a perseverare nella fede (Ebr 10:24-25). Dovevano fissare lo sguardo su Gesù, che disprezzò l'infamia, per non stancarsi durante l'ostilità dei non Cristiani e nella lotta contro il peccato (Ebr 12:2-4). Perché erano dello stesso "clan" di Cristo, della casa di Dio (Ebr 3:6), partecipi di Cristo (Ebr 3:14), e Gesù non si vergognava di chiamarli fratelli (Ebr 2:11). Il loro destino, quindi, era la gloria (Ebr 2:10). Con questa convinzione, dovevano identificarsi con i disonorati (Ebr 13:3), anche se voleva dire prendere il loro disonore, e dovevano onorare il matrimonio (Ebr 13:4) anche se non era (come non lo è neanche adesso) una norma della società.

Quello che l'autore disse ai destinatari, lo dice anche ai noi. Quale onore vogliamo e cerchiamo?

Domande

1. Nei discorsi di Pietro e Paolo in At 2:14-40 e At 13:16-41, come è presentato Gesù Cristo come l'adempimento delle promesse di Dio?

2. Come vedi onore e vergogna, benefattori e clienti, manifestarsi nella cultura in cui vivi?

3. Nel tuo cammino con Dio, che cosa ti motiva di più per fare quello che Dio vuole: la paura della punizione, la conoscenza di ciò che è giusto, il desiderare di trattare Dio come Dio, o altro?

4. Scrivi un piccolo discorso, con riferimenti biblici appropriati, per spiegare il Vangelo, cioè come qualcuno può ottenere un rapporto con Dio, a qualcuno che non crede che il giusto e lo sbagliato esistano, ma che è molto preoccupato/a riguardo a quello che gli altri pensano di lui o lei.

5. Leggi la lettera agli Efesini, e cerca i versetti che parlano di grazia, misericordia, supplica, benedizione, bontà, gloria, lode, vanto, ricchezza, onore, vergogna, sconvenienza, servi di Dio, e così via. Non solo i versetti che usano queste parole, ma anche quelli che parlano di questi concetti con altre parole, per esempio Cristo fu onorato quando il Padre lo fece sedere alla sua destra nel cielo al di sopra di ogni altra cosa (Ef 1:20-22). Riassumi il ragionamento della lettera in questi termini. Che cosa aggiunge alla spiegazione qui sopra di onore e vergogna nella Bibbia?

Inizio

  1. Introduzione
  2. La creazione (Genesi 1-2)
  3. La caduta (Genesi 3)
  4. Il peccato (Genesi 4-11)
  5. I patriarchi (Genesi 12-50)
  6. L'esodo (Esodo 1-15)
  7. Israele al Sinai e nel deserto (Esodo 16-Deuteronomio)
  8. La conquista (Giosuè)
  9. La vita nella terra promessa (Giudici e Rut)
  10. Il regno (1 e 2Samuele, 1Cronache)
  11. I regni (1 e 2Re, 2Cronache)
  12. I profeti (Isaia-Lamentazioni, Osea-Sofonia)
  13. La poesia (Salmi)
  14. La saggezza (Giobbe, Proverbi-Cantico)
  15. In esilio (Ester, Ezechiele, Daniele)
  16. Il ritorno dall'esilio (Esdra e Neemia, Aggeo-Malachia)
  17. Fra i testamenti (L'apocrifa)
  18. Dio con noi (Matteo-Giovanni)
  19. La chiesa (Atti e Lettere)
  20. La fine (Apocalisse)