Nuova Riveduta:

Giovanni 3:16

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

C.E.I.:

Giovanni 3:16

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Nuova Diodati:

Giovanni 3:16

Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Bibbia della Gioia:

Giovanni 3:16

Perché Dio ha amato tanto il mondo da dare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Giovanni 3:16

Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Diodati:

Giovanni 3:16

Perciocchè Iddio ha tanto amato il mondo, ch'egli ha dato il suo unigenito Figliuolo, acciocchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Commentario:

Giovanni 3:16

16. Perciocché Iddio ha tanto amato il mondo, ch'egli ha dato il suo unigenito Figliuolo, acciocché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna

In questo versetto, unito al precedente dal vocabolo perciocché, il Signore rivela altre "cose celesti", facendo conoscere lo scopo misericordioso di Dio, che rendeva necessario "l'innalzamento" del Figliuol dell'uomo, allargando così e spiegando i vers. Giovanni 3:14-15, facendone l'applicazione alla vita presente e alla condotta degli uomini. Lutero chiama questo versetto la Bibbia in miniatura, e vi sono pochi versetti nella Scrittura, che ci diano in così brevi e concise parole una esposizione così completa della via della salute; che splendano sì fattamente di divino amore; che sieno più ricchi di speranza e di gioia così per i credenti, come per i peccatori risvegliati a salute. Esso è stato per milioni di uomini "a guisa di ancora sicura e ferma dell'anima ch'entra fino al di dentro della cortina" Ebrei 4:19. Esso ci dice che la liberazione del peccatore dai castighi eterni, e l'acquisto della vita eterna, sono il risultato dell'amore incommensurabile di Dio, manifestato nel dono del suo Figlio, quale cauzione e sicurtà per il peccatore. "Io ti ho amata di un amore eterno; perciò ho usata continua benignità inverso te" Geremia 31:3. Analizzando questo versetto, colpisce la nostra attenzione:

(a) L'OGGETTO dell'amor di Dio, cioè il mondo nel suo senso più vasto. Nicodemo credeva probabilmente, come i suoi concittadini, che Dio non si desse pensiero se non di Israele suo popolo eletto, per il bene, del quale esclusivamente aspettavasi il Messia. Ma Gesù dichiara qui che il Signore ama tutta quanta la discendenza di Adamo, e che chiunque crede in lui, Giudeo o Gentile che sia, avrà la vita eterna. "Cristo ha recato la vita, perché il Padre celeste ama tutta la razza umana, e non vuole che essa perisca" (Calvino).

(b) L'AMORE di Dio per questo mondo condannato alla morte, amore che può concepirsi e misurarsi soltanto dalla, grandezza e dal, prezzo del dono che da esso abbiamo ricevuto. È un amore chiaramente distinto da quello che Dio porta ai suoi santi. È amore di pietà, e di compassione (simile nella sua natura, ma superiore infinitamente nella sua misura, a quello che un padre terreno sente verso un figlio prodigo), un amore non già di approvazione o di compiacenza; ma non meno reale per questo. Le antiche profezie lo annunziano in questo modo: "Come io vivo, dice il Signore Iddio, io non prendo diletto nella morte dell'empio; anzi prendo diletto che l'empio si converta dalla sua via e che viva" Ezechiele 32:11; e Pietro 2Pietro 3:9 conferma questo amore di compassione per parte di Dio, quando dice "Il Signore... è paziente inverso noi; non volendo che alcuni periscano, ma che tutti vengano a penitenza".

(c) Vien quindi il DONO STESSO. È il Figlio unigenito di Dio, il "prossimo del Signore degli eserciti" Zaccaria 13:7, il quale dimorava da ogni eternità nel seno di Dio, e perciò il dono più prezioso e più caro che egli potesse fare ad un mondo peccatore e condannato. Al ver. Giovanni 3:14 il Signore si dà il nome di Figliuol dell'uomo, egli si proclama "il Figliuolo unigenito di Dio" affin di imprimere nella mente di Nicodemo e nella nostra, le due nature del Messia; e merita attenzione somma il fatto che riguardo ad entrambe si richiede la medesima fede. Per esser salvati, dobbiam credere in lui, come Figliuol, Dell'uomo, e come Figliuol di Dio.

(d) Consideriamo quindi il FRUTTO DI QUEL DONO MIRABILE, negativo in quanto siamo liberati dalla perdizione: "non perisca" e positivo in quanto che riceviamo "la vita eterna".

(e) Finalmente IL MODO nel quale tutto questo accade, cioè semplicemente quella grazia salutare, mediante la quale riceviamo Cristo e ci fondiamo sopra lui solo, per aver quella salute, che ci è gratuitamente offerta nell'evangelo. "La perdizione è agli occhi di Dio una cosa così terribile, tanto più tremenda che l'uomo può immaginare, che Dio non ha risparmiato il proprio Figlio piuttosto che lasciar gli uomini perire in eterno" (Jacobus).

PASSI PARALLELI

Luca 2:14; Romani 5:8; 2Corinzi 5:19-21; Tito 3:4; 1Giovanni 4:9-10,19

Giovanni 1:14,18; Genesi 22:12; Marco 12:6; Romani 5:10; 8:32

Giovanni 3:15; Matteo 9:13; 1Timoteo 1:15-16

Riferimenti incrociati:

Giovanni 3:16

Lu 2:14; Rom 5:8; 2Co 5:19-21; Tit 3:4; 1G 4:9,10,19
Giov 1:14,18; Ge 22:12; Mar 12:6; Rom 5:10; 8:32
Giov 3:15; Mat 9:13; 1Ti 1:15,16

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