Nuova Riveduta:

Romani 1:18-32

I peccati dei pagani
(Sl 19:1-4; At 14:16-17)(Sl 81:11-12; Is 44:9-20)(Ef 4:17-19; 1P 4:3-5)
18 L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; 25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.
26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; 27 similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.
28 Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; 29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. 32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.

C.E.I.:

Romani 1:18-32

18 In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, 19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. 28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.

Nuova Diodati:

Romani 1:18-32

Idolatria e depravazione dei gentili
18 Perché l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell'ingiustizia, 19 poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato. 20 Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili. 21 Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno però glorificato né l'hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato. 22 Dichiarandosi di essere savi, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Dio in un'immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. 24 Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, da vituperare i loro corpi tra loro stessi. 25 Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. 26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. 27 Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento. 28 E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa, da far cose sconvenienti, 29 essendo ripieni d'ogni ingiustizia, fornicazione, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, omicidio, contesa, frode, malignità, 30 ingannatori, maldicenti, nemici di Dio, ingiuriosi, superbi, vanagloriosi, ideatori di cose malvagie, disubbidienti ai genitori, 31 senza intendimento, senza affidamento, senza affetto naturale, implacabili, spietati. 32 Or essi, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono.

Bibbia della Gioia:

Romani 1:18-32

18 Ma Dio manifesta la sua ira dal cielo contro tutti gli uomini peccatori e malvagi, che soffocano nell'ingiustizia la verità. 19 Essi conoscono per istinto la verità che riguarda Dio, perché è stato Dio stesso a mettere questa conoscenza nel loro cuore. 20 Infatti, fin dai tempi dei tempi, gli uomini hanno visto la terra, il cielo e tutto ciò che Dio ha creato, scoprendo così l'esistenza di Dio e la sua infinita, eterna potenza. Perciò non avranno scuse (quando si presenteranno davanti a Dio il giorno del giudizio).
21 Perché, pur conoscendo Dio, non l'hanno accettato, non l'hanno adorato, e tanto meno l'hanno ringraziato per tutto ciò che egli fa per loro di giorno in giorno. Si sono abbandonati, invece, a sciocchi ragionamenti e si sono confusi sempre di più. 22 Pensando di essere intelligenti, hanno dimostrato invece di essere dei pazzi. 23 Allora, invece di adorare il Dio glorioso ed eterno, si sono fatti degli idoli di legno o di pietra, dalla forma di uccelli, animali, serpenti, o di semplici mortali.
24 Perciò, Dio li ha abbandonati ai loro desideri perversi. Che facessero pure quelle cose vili e peccaminose che desideravano fare, contaminando così i loro corpi! 25 Loro, che anziché credere alla verità di Dio, hanno preferito credere alla menzogna, adorando e servendo le cose create, invece del loro creatore, il Signore che è benedetto in eterno.
26 Ecco perché Dio li ha abbandonati a se stessi, presi da passioni infami: donne che, cambiando l'usanza naturale, hanno avuto rapporti con altre donne. 27 E così gli uomini che, anziché avere normali rapporti sessuali con le donne, eccitati dalla libidine gli uni verso gli altri, hanno fatto cose vergognose fra loro; e per questo hanno ricevuto in pieno ciò che meritavano . 28 E, siccome non si sono dati pena di mantenere la vera conoscenza di Dio, il Signore li ha lasciati in balìa della loro mente corrotta. Che facciano pure tutte quelle cose immorali!
29 Eccoli: sono pieni d'ogni specie di peccato e di perversione, di cupidigia e di malignità. Da tutti i pori sprizzano invidia, omicidio, violenza, frode, malignità. 30 Sono traditori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, vanagloriosi, pensano sempre a nuovi modi di peccare, e sono ribelli ai genitori. 31 Sono insensati, sleali, incapaci di amare e di provare pietà. 32 E nonostante sappiano che Dio condanna a morte quelli che fanno queste cose, non soltanto le fanno, ma approvano anche quelli che le commettono.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Romani 1:18-32

Il peccato de' Gentili e la loro condanna
18 Poiché l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; 19 infatti quel che si può conoscer di Dio è manifesto in loro, avendolo Iddio loro manifestato; 20 poiché le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità, si vedon chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue; 21 ond'è che essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Iddio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti, e l'insensato loro cuore s'è ottenebrato. 22 Dicendosi savî, son divenuti stolti, 23 e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, e d'uccelli e di quadrupedi e di rettili. 24 Per questo, Iddio li ha abbandonati, nelle concupiscenze de' loro cuori, alla impurità, perché vituperassero fra loro i loro corpi; 25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. 26 Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro natura, 27 e similmente anche i maschi, lasciando l'uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento. 28 E siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti, 29 essendo essi ricolmi d'ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori, 31 insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati; 32 i quali, pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.

Diodati:

Romani 1:18-32

18 POICHÈ l'ira di Dio si palesa dal cielo sopra ogni empietà, ed ingiustizia degli uomini, i quali ritengono la verità in ingiustizia.
19 Imperocchè, ciò che si può conoscer dì Dio è manifesto in loro, perciocchè Iddio l'ha manifestato loro. 20 Poichè le cose invisibili d'esso, la sua eterna potenza, e deità, essendo fin dalla creazion del mondo intese per le opere sue, si veggono chiaramente, talchè sono inescusabili. 21 Perciocchè, avendo conosciuto Iddio, non però l'hanno glorificato, nè ringraziato, come Dio; anzi sono invaniti nei lor ragionamenti, e l'insensato lor cuore è stato intenebrato. 22 Dicendosi esser savi, son divenuti pazzi. 23 Ed hanno mutata la gloria dell'incorruttibile Iddio nella simiglianza dell'immagine dell'uomo corruttibile, e degli uccelli, e delle bestie a quattro piedi, e de' rettili. 24 Perciò ancora Iddio li ha abbandonati a bruttura, nelle concupiscenze de' lor cuori, da vituperare i corpi loro gli uni con gli altri. 25 Essi, che hanno mutata la verità di Dio in menzogna, ed hanno adorata e servita la creatura, lasciato il Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. 26 Perciò, Iddio li ha abbandonati ad affetti infami; poichè anche le lor femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro a natura. 27 E simigliantemente i maschi, lasciato l'uso natural della femmina, si sono accesi nella lor libidine gli uni inverso gli altri, commettendo maschi con maschi la disonestà, ricevendo in loro stessi il pagamento del loro errore qual si conveniva. 28 E, siccome non hanno fatta stima di riconoscere Iddio, così li ha Iddio abbandonati ad una mente reproba, da far le cose che non si convengono; 29 essendo ripieni d'ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 cavillatori, maldicenti, nemici di Dio, ingiuriosi, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti a padri ed a madri; 31 insensati, senza fede ne' patti, senza affezion naturale, implacabili, spietati. 32 I quali, avendo riconosciuto il diritto di Dio, che coloro che fanno cotali cose son degni di morte, non solo le fanno, ma ancora acconsentono a coloro che le commettono.

Commentario:

Romani 1:18-32

18 

PARTE PRIMA

L'Evangelo è "potenza di Dio a salvezza"

in quanto rivela all'umanità condannata il mezzo della sua giustificazione

Romani 1:18-5:21

«Se vi è salvezza, nota il Godet, è segno che vi è pericolo». Donde viene quel pericolo? Dall'ira divina che pesa sull'umanità e che dev'essere allontanata. Ed in qual modo questo pericolo è egli dall'Evangelo allontanato? Mediante la sentenza di Giustificazione resa in virtù dell'opera di espiazione compiuta da Cristo, ricevuta per fede, offerta a tutti» e vittoriosa delle conseguenze del peccato introdotto dal primo Adamo.

Prima adunque di ragionare della giustizia di fede, Paolo dimostrerà com'essa sia necessaria a tutti senza eccezione. Intitoliamo il §1, L'ira di Dio sull'umanità Romani 1:18-3:20, e il § 2, La giustificazione per fede procurata da Dio al mondo intero Romani 3:21-5:1.

§1 - L'ira di Dio sull'umanità (Romani 1:18-3:20)

Dal punto di vista religioso, l'umanità si divideva in due parti: i Giudei che soli possedevano la luce superiore della Rivelazione e le Genti pagane dotate unicamente dei lumi naturali. Ora, dinanzi al giusto giudicio di Dio, sono sotto condannazione così gli uni come gli altri. Il peccato è universale come attestano le Scritture. Abbiamo così tre Sezioni:

Sezione A - Romani 1:18-32: La condannazione del mondo pagano

Sezione B - Romani 2:1-3:8: La condannazione dei Giudei

Sezione C - Romani 3:9-20: La condannazione universale attestata dalle Scritture

SEZIONE A Romani 1:18-32 La condannazione del mondo pagano

Vi è necessità di una giustizia procurata da Dio all'uomo:

Infatti, l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini...

L'ira di Dio è il sentimento di viva indignazione suscitato in Lui dal peccato dell'uomo: sentimento che si traduce in atti di repressione e di punizione in Dio che è la perfezione della vita, esiste l'amore perfetto al bene e, per necessità morale, l'odio perfetto al male. Solo dobbiamo eliminare dal concetto dell'ira divina, quanto vi è di peccaminoso in quella dell'uomo. Empietà è «ogni rinnegamento della essenza di Dio», ogni perversione religiosa. Ingiustizia o iniquità è «ogni rinnegamento della, volontà di Dio», ogni perversione morale. Empietà ed ingiustizia, sotto alle loro svariate forme, soli quelle che provocano l'ira, di Dio contro gli esseri responsabili che le commettono

che soffocano la verità con l'ingiustizia,

Verità è l'espressione esatta di una realtà. Qui si tratta della verità più alta, che concerne Dio, la realtà suprema, l'Ente assoluto, ed i doveri dell'uomo verso di Lui. Quando, secondo l'espressione del poeta pagano, «si vede il meglio e lo si approva, ma si va dietro al peggio», la verità è, ritenuta come in carcere, è impedita di esercitare la sua, azione, è soffocata nell'iniquità di una condotta, immorale. L'aver conoscenza, della verità, per quanto imperfettamente, è, il fondamento della responsabilità dell'uomo; il far, ciononostante, il male, è la sua colpa, Coloro che l'Apostolo ha in vista in questa frase generica sono come dimostra il seguito, i pagani, i quali ne non godono della luce della Rivelazione posseggono però quella della, ragione e della coscienza. In qual modo si rivela dal cielo, considerato come la residenza del Dio onnipotente e santo, l'ira sua sui peccati? Non nella lor coscienza soltanto, o nei flagelli esterni, bensì nello sfacelo morale, il quale Dio ha abbandonato il mondo pagano. (cfr. Romani 1:21-32).

19 Romani 1:19-20 spiegano come i pagani abbiano avuto conoscenza della verità.

Poichè, ciò che si può conoscere di Dio, è manifesto in loro...

La forma greca usata da Paolo significa sempre nel Nuovo Testamento quel che è noto Luca 2:44; Giovanni 18:15. Dieci volte negli Atti 1:19; 4:16; 9:42; 15:18, ecc.; ma occorre nei classici a significare: ciò che si può conoscere. Torna a dire: Quel tanto che la mente, nel suo stato naturale può afferrare di Dio, all'infuori di una rivelazione speciale. L'essenza infinita e perfetta di Dio non può venir compresa se non in parte dalla mente umana; tanto più poi se lasciata, a sè. Ma certe nozioni elementari sono evidenti anche alla mente e alla coscienza dei pagani. Perché?

avendolo Iddio loro manifestato,

E con qual mezzo? Mediante le opere della creazione le quali rivelano alla mente umana non solo l'esistenza, d'un Essere superiore, ma degli attributi tali che dànno a conoscere il carattere divino di quell'Ente.

20 poichè le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità

Le cose invisibili di lui, come porta letteralmente: il greco, sono gli attributi dell'Essere invisibile all'occhio della carne. L'immensità dell'universo e delle forze che in esso sono all'opera, fa, pensare alla potenza dell'origine d'esso. L'ordine perfetto, la infinita varietà, l'adattamento, dei mezzi allo scopo, l'abbondanza di beni provveduti per le creature, fanno pensare alla intelligenza, alla sapienza infinita, alla bontà di Colui ch'è la causa prima del mondo e lo mantiene in esistenza. E siccome le creature individuali passano, ma il mondo perdura attraverso i secoli e fin da tempi ignoti, questa permanenza del mondo e delle sue leggi mostra che la potenza di Dio è eterna. ora, tutte le perfezioni (cospicua fra l'altre la potenza) che la natura rivela nel suo Fattore, sono proprie solamente di un essere divino, sono raggi della sua divinità. Questi attributi di Dio

si vedono chiaramente sin dalla creazion del mando;

talchè tutte le generazioni hanno potuto leggerli nello stesso libro della natura. E, se sono invisibili all'occhio corporale, l'uomo possiede un occhio che può discernere le cose non materiali, una mente che ragiona sui fenomeni e ne trae delle conclusioni, delle idee. Per tal modo le perfezioni di Dio han potuto essere percepite intellettualmente,

essendo intese per mezzo delle opere sue affinchè

gli uomini

siano inescusabili.

Con questo è accennato il fine, o, quanto, meno, un aspetto secondario, condizionale, del fine di Dio nel rivelarsi all'uomo. Ogni dono concesso a una creatura morale è fatto a fine di bene, ma può esser volto a male. Dio si rivela affinchè l'uomo, conosciutolo, lo adori; ma nel caso (che si è verificato) di un cattivo uso della rivelazione naturale, i colpevoli hanno da essere senza scusa. La Riveduta italiana traduce: ond'è che essi sono inescusabili perchè... È questo, senza dubbio, il risultato della condotta dei pagani di fronte alla conoscenza ch'essi hanno avuto di Dio. Ma nel Nuovo Testamento come nel greco dei papiri, la locuzione εις το con un infinito esprime normalmente un fine diretto od indiretto.

21 Nel fatto, i pagani non hanno per scusa l'ignoranza,

perchè, pur avendo conosciuto Iddio, non l'hanno glorificato come Dio, nè l'hanno ringraziato;

Romani 1:21-23 descrivono l'uso perverso fatto dai Gentili della conoscenza religiosa da loro posseduta. - Paolo parla dei pagani in genere. Esempi di conoscenza dell'Essere supremo sono forniti dagli scritti dei filosofi. Aristotile dice: «Dio essendo divenuto invisibile ad ogni mortal natura, si vede per le stesse sue opere». Platone scrive che il mondo deve avere una causa, ed una causa buona. La chiama l'eterno Fattore, il Padre di tutte le cose. Cicerone: «Nulla è più chiaro della esistenza di una divinità di niente infinita, da cui i corpi celesti sono governati». La creatura intelligente che conosce Dio, deve proclamarne la gloria colla sua interna ed esterna adorazione Apocalisse 14:7. E chi è, come l'uomo oggetto di tardi benefici da parte di Dio (cfr. Atti 14:15-17; 17:25), deve sentirsi spinto dal proprio cuore a riconoscenza. L'adorazione ed il ringraziamento che è forma più personale di adorazione, sono due modi di onorare Iddio. Ma il mondo pagano ha offerto uno spettacolo ben diverso.

ma si son dati a vani ragionamenti, e l'insensato loro cuore s'è ottenebrato.

Lett. son divenuti vani (o conte traduce il Godet: sono stati colpiti da vanità) nei lor ragionamenti. La mente, invece di volgere la sua attività alla conoscenza di Dio, si è consumata in un'attività vana e disordinata, popolando il mondo, colle sue mitologie, di esseri che non hanno esistito mai se non nell'immaginazione. Più che questo, il cuore, centro della personalità e sede degli affetti, fatto stupido, senza intelligenza nei benefici non ha saputo scorgere il benefattore, onde le tenebre l'hanno vieppiù riempito e le sue energie vitali si sono volte alle creature, anzi sono state assorbite da passioni vituperevoli. Cfr. Efesini 4:17-19: «... come si conducono i pagani nella vanità dei lor pensieri con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'induramento del cuor loro...».

22 Dicendosi savi, son divenuti stolti

I Greci, gli Egizi, i Romani vantavano la loro sapienza e in fatto di religione erano divenuti stolti o pazzi. «Che cos'è infatti il politeismo se non una specie di allucinazione permanente, di delirio collettivo, di alienazione in grande?» (Godet).

Di solito, l'errore morale e religioso è accompagnato, negli uomini, da un sentimento di orgoglio che li fa menar vanto dei propri lumi superiori. Triste spettacolo, quello d'un pazzo che vanta la sua sapienza. Informino i moderni sprezzatori o raffazzonatori dell'Evangelo.

23 e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, e d'uccelli e di quadrupedi e di rettili.

Col crescer delle tenebre nelle menti e nei cuori, si è fatta sempre più indistinta la nozione del Dio personale vivente di una vita che non conosce affievolimento nè tramonto e gli uomini sono arrivati Romani 1:23 al punto da sostituire al Dio incorruttibile e glorioso 1Timoteo 6:16 delle immagini materiali, riproducenti le fattezze, la figura, il tipo (tale il senso dell'immagine anche in Romani 8:29; Ebrei 10:1) di creature corruttibili: uomini, donne e perfino bestie d'ogni sorta. Tanta è stata la degradazione fatta subire alla nozione della Divinità, che l'uomo creato a immagine di Dio, stabilito re della creazione inferiore, si è prostrato davanti alle immagini dei rettili. Gli idoli del tipo umano erano adorati specialmente in Grecia ed in Italia, mentre gli Egizi, ad esempio, adoravano bovi, serpenti, uccelli, ecc. Secondo la Scrittura e secondo i dati forniti dalla storia delle religioni, l'idolatria invece di essere un progresso sopra un supposto feticismo anteriore, è invece una degenerescenza una apostasia dal monoteismo primitivo che sia alla base delle principali forme di paganesimo. L'Apostolo ha mostrato fin qui come i pagani han soffocata la conoscenza di Dio, giungendo coll'idolatria ad avvilire nel modo più abbietto la divinità. Ora dirà come l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra una simile condotta. Essi han degradato, disonorato Iddio, Dio li ha dati in balia alla degradazione morale più vituperevole.

24 Per questo Iddio li ha abbandonati, nelle concupiscenze dei loro cuori, all'impurità perchè vituperassero fra loro i loro corpi;

Più che un permettere, l'abbandonare il dare in balìa denota un positivo atto giudiziale di Dio, in virtù del quale l'uomo non è più trattenuto, ma è lasciato in balia delle sue prave, tendenze, e il peccato vien punito col peccato. «Peccatum, poena peccati». Le concupiscenze, Sono come l'ambiente morale interno, saturo di appetiti sensuali, in cui vivono i pagani alieni da Dio. Frenate in parte tra i Giudei, queste concupiscenze han dato, nel paganesimo i loro più laidi frutti. Si può tradurre: «perchè vituperassero i loro corpi in loro stessi» (colla lezione εν ἑαυτοις ovvero colla lezione εν αυτοις) «perché i loro corpi fossero vituperati in loro» cioè nelle loro persone stesse. Essi han per quanto in loro stava, disonorato Iddio; Dio li ha puniti con una degradazione che colpisce la lor propria persona, non solo nella parte invisibile, ma eziandio in quella visibile: il corpo. Han deificato le bestie, Dio li ha fatti scendere nella bestialità. «L'uomo che può giungere fino ad adorar la materia, deve finire coll'abbrutir sè stesso e col non viver più che per soddisfare ai suoi più materiali appetiti» (Reuss). Cfr. 1Tessalonicesi 4:4-5. Questo giudicio divino ha luogo principalmente col ritrarre che Dio fa dall'uomo il suo Spirito, talchè esso rimane abbandonato, colle sole sue forze, alla potenza del peccato ed alle conseguenze di esso. La responsabilità non è perciò soppressa. Chi fa sforzi verso la virtù, cresce in forza morale; ma non si sente per questo meno libero. «A chi ha, dice Gesù, sarà dato... ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha (Matteo 13:12; cfr. i casi di Faraone, dei Giudei, Giovanni 12:37-43). In Efesini 4:19, Paolo dice dei pagani che «si sono dati in balìa alla dissolutezza fino a commettere ogni sorta d'impurità con insaziabile avidità».

25 Se è grave la punizione, i pagani l'hanno meritata colla enormità della loro offesa.

essi che hanno mutato la verità di Dio,

cioè: la reale e vera essenza del Dio vivente 1Tessalonicesi 1:9

in menzogna,

come sono gli idoli che non hanno realtà, che son «dèi falsi e bugiardi» 1Corinzi 8:4-5.

ed hanno tributato venerazione e culto alla creatura, anzichè al Creatore che è benedetto in eterno. Amen.

Coll'amen Paolo fa atto di personale adorazione a Dio che solo è degno di essere, e solo sarà, l'oggetto dell'eterna lode delle creature intelligenti.

26 Perciò, Dio li ha abbandonati a passioni infami,

lett. «passioni di disonore» , il cui carattere è ignominioso, turpe. Tanto le donne che gli uomini si sono abbandonati a vizi contro natura, di cui fanno parola molti scrittori greci e latini. Paolo parla di femmine e di maschi, perchè non accenna qui alle trasgressioni contro alla santità del vincolo matrimoniale, bensì ai vizi che pervertivano perfino la naturale destinazione del sesso. Cfr. Levitico 18:22-25; 20:13,15-16; 1Corinzi 6:9; 1Timoteo 1:10.

27 poichè le loro femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro natura; e similmente anche i maschi, lasciando l'uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, perpetrando maschi con maschi cose turpi,

l'espressione si sono accesi denota il carattere violento e progressivo di queste passioni libidinose che non erano certo il fatto di tutti i pagani, ma che sono mentovate in connessione coi Fenici, cogli Egizi, coi Greci, coi Romani, coi Galati, cogli Asiatici (Asia proc.) e coi Persiani, e sembrano essere state più comuni fra le classi più colte.

e ricevendo in loro stessi,

cioè in questo immondo abbrutimento delle lor persone

l'adeguata retribuzione della loro aberrazione.

Riveduta: la condegna mercede del proprio traviamento. «Il senso morale nell'uomo ha per fondamento la nozione del Dio santo. Coll'abbandonare tale nozione, si paralizza il senso morale. Coll'onorar Dio, l'uomo nobiltà sè stesso; col rigettarlo, l'uomo infallantemente si pervertisce. Tal'è, a mente dell'Apostolo, la relazione tra il paganesimo e la corruzione del mondo antico, La morale indipendente, non è quella di Paolo» (Godet).

28 Gli ultimi versetti Romani 1:28-32 del capitolo allargano la descrizione della dissoluzione in cui è precipitato il mondo pagano per aver soffocata la conoscenza del vero Dio. Non solo la dignità della persona umana è stata calpestata nel fango, ma tutta quanta la vita sociale, nelle sue molteplici manifestazioni è stata inquinata e guastata dal disordine morale.

E siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente reproba perchè facessero le cose che sono sconvenienti.

Lett. «Non hanno approvato di aver Dio in esatta conoscenza». Non ne hanno fatto caso. C'è stato in tale condotta più che pigrizia morale disprezzo di Dio. E questo è stato da Dio punito coll'abbandonare i colpevoli ad una mente sempre più pervertita, sempre meno in grado di adempiere rettamente alle sue funzioni, incapace di discernere il vero dal falso, il bene dal male, il lodevole dal riprovevole. Non si son curati di conservare in sè il senso di Dio, e sono giunti a perdere il senso morale. Fanno così senza ripugnanza, ciò che secondo i principi stessi scolpiti nella lor coscienza, non sta bene, è moralmente difforme. Di questi atti e sentimenti condannati dalla coscienza naturale, l'Apostolo dà una lunga enumerazione in cui è difficile scorgere un ordine strettamente logico. Cfr. simili elenchi: 2Corinzi 12:20; Galati 5:19-21; Efesini 5:3,4;1Timoteo 1:9,10;2Timoteo 3:2-4.

29 essendo essi

(come infatti sono)

ricolmi d'ogni ingiustizia,

d'ogni forma d'iniquità concernente il prossimo,

malvagità, malizia,

Tale l'ordine dalle parole in due dei più antichi manoscritti; manca nei più il termine «fornicazione». Malvagità accenna più all'attività perversa che cerca l'altrui danno. Satana è chiamato enfaticamente «il malvagio». Malizia designa lo stato morale dell'uomo come cattivo, non rispondente al suo ideale,

cupidigia,

ossia dell'avida brama di possedere sempre di più. Spesso va congiunto colla immoralità Efesini 4:19, perchè molte volte si brama la ricchezza come mezzo di soddisfare appetiti sensuali.

pieni d'invidia,

avendo mente e cuore saturi di questi sentimenti e desideri. L'invidia è dolente del bene altrui;

di omicidio,

rivolgendo, cioè, in sè pensieri e propositi omicidi (cfr. Atti 9:1);

di contesa,

ossia di disposizione a contendere nelle relazioni quotidiane della vita:

di frode,

che consiste nel fare uso di mezzi non onesti e leali, specialmente negli affari;

di malignità

La parola può denotare il carattere permaloso che piglia ogni cosa in mala parte, ovvero la cattiveria, il maltalento.

30 Non prestandosi la lingua sempre ad esprimere in modo astratto i lineamenti della fisionomia morale, l'apostolo prosegue la sua enumerazione con degli aggettivi.

maledicenti,

La parola erroneamente resa «gavillatori» nella Diodatina, accenna alla forma più privata della maldicenza. Vien tradotta ancora: sussurratori, rapportatori, delatori (Riveduta). Quella che segue è più grave e può rendersi:

diffamatori,

(cfr. 2Corinzi 12:20);

odiatori di Dio,

Tutti gli altri qualificativi indicano una forma di malvagia attività; il che rende meno probabile il senso passivo ordinario della parola: «a Dio odiosi», Sono questi gli atei orgogliosi e bestemmiatori

insolenti,

o insultatori, pronti sempre a vilipendere altrui, a offendere con ingiurie;

superbi, millantatori,

I superbi sentono e fanno sentire la propria superiorità (in parte, almeno, reale) sugli altri; mentre i millantatori vantano sè stessi senza ragione.

inventori di mali,

è termine generico che accenna allo studio di sempre nuovi modi di nuocere ad altri. Seguono cinque negativi:

disubbidienti ai genitori,

mentre l'ubbidienza è la più evidente manifestazione della pietà filiale ed è dovere largamente riconosciuto dai pagani. Colla disubbidienza si rinnega il sacro legame tra figli e genitori.

31 insensati,

cioè senza buon senso, incapaci di discernere il loro vero interesse o di seguire un buon consiglio;

senza fede nei patti,

per quanto la lealtà nell'osservarli fosse riconosciuta come un dovere sacro;

senza affezion naturale,

o snaturati verso quelli a cui li uniscono i legami del sangue. I bambini deboli o mal fatti venivano uccisi a Sparta, ed abbandonati i vecchi infermi,

spietati;

verso quei loro simili il cui stato deve destare pietà, come sarebbero i poveri, gli ammalati, i feriti, i moribondi, i deboli, gli schiavi, ecc. Basta ricordare i crudeli divertimenti dei Romani.

32 Romani 1:32 termina con un'ultima pennellata, il quadro delle colpe che hanno motivato il giudicio di Dio, dianzi descritto, sul paganesimo.

i quali, pur conoscendo che, secondo il giudizio di Dio, quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.

I pagani hanno conosciuto interiormente, nella loro coscienza, «la, giusta disposizione» divina secondo la quale chi fa le cose sopra enumerate incorre in un severo giudicio. Ne fanno fede gli scritti dei loro filosofi e dei loro poeti che parlano di una giustizia divina nella vita presente ed in quella avvenire (cfr. Atti 28:4). Le loro idee, sull'Hades sono come un presentimento che il peccato merita la morte eterna. Ma non si son curati di lasciarsi guidare dalla luce, morale accesa nella lor coscienza; l'hanno spenta gradualmente col fare le cose proibite, e sono giunti perfino ad approvare coloro che le facevano. «Vi è qualcosa ch'è più immorale del vizio stesso, il quale può essere effetto di debolezza o di cattiva educazione; ed è l'approvazione cosciente e pensata del vizio, il bisogno o il tentativo di giustificarlo erigendo così il f atto in teoria» di (Reuss). A questo era giunto il paganesimo; e lo prova il fatto che le più nefande scelleratezze non solo non erano oggetto di generale riprovazione, ma trovavano perfino dei difensori nei filosofi e negli uomini più influenti. In quella ruina della vita e del senso morale, Paolo legge una rivelazione dell'ira di Dio sul mondo pagano.

RIFLESSIONI

1. Salvazione implica perdizione. Niuno può abbracciar con fede la grazia in Cristo, che non abbia veduto sentito il suo stato di condannazione. Predicar la grazia senza svelare il peccato dell'uomo e l'ira di Dio sul peccatore, non è conforme al metodo di Cristo e degli Apostoli. La diagnosi della malattia deve precedere la somministrazione del rimedio. Giovanni Battista deve preparar la via al Salvatore.

2. Il peccato è la più terribile delle realtà. Esso è scolpito in caratteri larghi e profondi nella storia dei popoli e degli individui, e bisogna chiudere volontariamente gli occhi ai fatti per negarne le tristi e visibili conseguenze.

3. Dio non è soltanto il Creatore, che nelle sue opere, ha manifestato le perfezioni della sua spirituale, invisibile essenza; che si è mostrato qual Benefattore delle sue creature ed in ispecie dell'uomo; - Egli è altresì il Reggitore morale del mondo, che misura esattamente le responsabilità e le colpe, la cui santità non può rimanere impassibile dinanzi al male, anzi si traduce in ira ed in giusta retribuzione sul peccatore. Se Dio non fosse «Spirito di santità» che odia, che combatte, che punisce il male, la coscienza umana non lo potrebbe adorare. Se non rivelasse l'ira sua contro ad ogni empietà ed ingiustizia degli uomini, neppure avrebbe rivelato mai il suo amore e, la sua grazia, nella loro salvazione. Chi oscura l'ira, oscura del pari l'amor di Dio. Il Nuovo Testamento che rivela l'infinito amore di Dio, non rivela, meno chiaramente la sua santità e la sua, giustizia. Si confronti in proposito l'insegnamento di Cristo.

4. Lo studio della natura e della storia può fornire all'uomo svariate ed utili cognizioni; ma la più alta è quella di Dio. La mente che nel creato e nella storia non giunge a scorgere l'impronta divina, fallisce al suo più nobile compito, ed è ridotta ad investigare un mondo che resta per lei un tormentoso enimma. Quanto più confortante e luminoso il lavoro dello scienziato il quale, investigando la natura e la storia, mosso dal desiderio, di rintracciare il pensiero e l'azione, del suo Dio! È questa la vera santificazione della scienza, di cui non mancano esempi come quelli di Newton, Kepler, ecc.

5. La gravità del peccato essendo proporzionata alla conoscenza avuta della verità, coloro che han goduto della rivelazione dell'Antico Testamento sono più inescusabili di coloro che han goduto dei soli lumi naturali. E quanto a noi che godiamo non solo della rivelazione naturale resa tanto più fulgida dallo studio scientifico delle meraviglie del creato, non solo della rivelazione dell'Antico Testamento, ma della rivelazione più completa del cristianesimo, il nostro peccato non può esser che gravissimo. Se i pagani sono inescusabili perchè «adorano la creatura invece del Creatore», che cosa si dovrà pensare quando si vede una larga parte della cristianità prostrata davanti ad immagini del Dio ch'è spirito, davanti ad immagini di santi più o meno autentici, davanti a Madonne più o meno miracolose, davanti a reliquie quasi sempre false? I filosofi antichi cercavano si di nobilitar l'idolatria col notar che «le immagini erano venerate soltanto come la dimora e lo strumento del dio, ma nel fatto però, come riconosce il P. Lagrange, il culto dell'immagine era praticato dovunque». Così la teologia cattolica, colle sue sottili distinzioni tra latria e dulia cerca di giustificare la nuova forma dell'idolatria sedicente cristiana; ma i fatti dimostrano, ahi! quanto chiaramente, che il popolo non si cura di distinzioni sottili e, in realtà, lascia da parte il culto di Dio per rivolgere le sue preghiere, i suoi ringraziamenti la sua adorazione alle creature.

6. Per legge del governo morale di Dio, l'ubbidienza alla verità nota, accresce la capacità di conoscere altre verità Giovanni 8:31-32; mentre la resistenza alla verità nota, diminuisce la facoltà del discernimento religioso e morale fino a paralizzarlo quasi del tutto. Per tal modo, il più terribile castigo del peccato sta nell'essere abbandonati da Dio al peccato stesso: talchè chi soffoca la luce ch'è in lui è ripagato colle tenebre; chi non si cura della verità è abbandonato ad una mente incapace di discernerla; chi disonora Dio scende nel fango del proprio disonore; chi divinizza i bruti cade nell'abbrutimento di sè stesso; chi rinnega la relazione sua con Dio, avvelena e corrompe tutte le relazioni sociali, cominciando dalle più intime, fondate sui legami del sangue; chi rinnega la morale nella propria vita giunge a quel grado più diabolico di peccato che consiste nell'insegnare massime corrotte e nel giustificare i delitti più orrendi.

7. La verità è una ed ha il suo massimo centro in Dio. Il cuore umano è uno e da esso procede tutta la vita morale. Il separare religione e morale è cosa illusoria ed impossibile. È un'esperienza umana., ripetuta oramai le mille volte, che allo sfacelo religioso tien dietro lo sfacelo morale; talchè chi pone l'ateismo alla base di un rinnovamento sociale, somiglia a chi vuol cogliere fichi dai pruni.

Riferimenti incrociati:

Romani 1:18-32

18 Rom 4:15
Rom 5:6
Rom 6:13
Rom 1:19,28,32; 2:3,15-23; Lu 12:46,47; Giov 3:19-21; At 24:24,25; 2Te 2:10; 1Ti 4:1,2

19 Rom 1:20; Sal 19:1-6; Is 40:26; Ger 10:10-13; At 14:16; 17:23-30
Giov 1:9

20 Giov 1:18; Col 1:15; 1Ti 1:17; 6:16; Eb 11:27
Rom 1:19; De 4:19; Giob 31:26-28; Sal 8:3; 33:6-9; 104:5,31; 119:90; 139:13; 148:8-12; Mat 5:45
Rom 16:26; Ge 21:33; De 33:27; Sal 90:2; Is 9:6; 26:4; 40:26; 1Ti 1:17; Eb 9:14
At 17:29; Col 2:9
Rom 2:1,15; Giov 15:22
At 22:1

21 Rom 1:19,28; Giov 3:19
Rom 15:9; Sal 50:23; 86:9; Os 2:8; Abac 1:15,16; Lu 17:15-18; 2Ti 3:2; Ap 14:7; 15:4
Ge 6:5; 8:21; 2Re 17:15; Sal 81:12; Ec 7:29; Is 44:9-20; Ger 2:5; 10:3-8,14,15; 16:19; Ef 4:17,18; 1P 1:18
Rom 11:10; De 28:29; Is 60:2; At 26:18; 1P 2:9

22 Rom 11:25; Prov 25:14; 26:12; Is 47:10; Ger 8:8,9; 10:14; Mat 6:23; 1Co 1:19-21; 3:18,19

23 Rom 1:25; Sal 106:20; Ger 2:11
De 4:15-18; 5:8; Sal 115:5-8; 135:15-18; Is 40:18,26; 44:13; Ez 8:10; At 17:29; 1Co 12:2; 1P 4:3; Ap 9:20

24 Sal 81:11,12; Os 4:17,18; Mat 15:14; At 7:42; 14:16; 17:29,30; Ef 4:18; 2Te 2:10-12
Rom 6:12
1Co 6:13,18; 1Te 4:4; 2Ti 2:20-22
Rom 1:27; Lev 18:22

25 Rom 1:23
Rom 1:18; 1Te 1:9; 1G 5:20
Is 44:20; Ger 10:14,15; 13:25; 16:19; Am 2:4; Giov 2:8; Abac 2:18
Rom 1:23; Mat 6:24; 10:37; 2Ti 3:4; 1G 2:15,16
Rom 9:5; Sal 72:19; 145:1,2; 2Co 11:31; Ef 3:21; 1Ti 1:11,17

26 Rom 1:24
Ge 19:5; Lev 18:22-28; De 23:17,18; Giudic 19:22; 1Co 6:9; Ef 4:19; 5:12; 1Ti 1:10; Giuda 1:7,10

27 Rom 1:23,24

28 Rom 1:18,21; Giob 21:14,15; Prov 1:7,22,29; 5:12,13; 17:16; Ger 4:22; 9:6; Os 4:6; At 17:23,32; Rom 8:7,8; 1Co 15:34; 2Co 4:4-6; 10:5; 2Te 1:8; 2:10-12; 2P 3:5
Ger 6:30; 2Co 13:5-7; 2Ti 3:8; Tit 1:16
Ef 5:4; File 1:8

29 Rom 3:10
Sal 41:7; Prov 16:28; 26:20; 2Co 12:20

30 Prov 25:23
Rom 8:7,8; Nu 10:35; De 7:10; 2Cron 19:2; Sal 81:15; Prov 8:36; Giov 7:7; 15:23,24; Tit 3:3
Rom 2:17,23; 3:27; 1Re 20:11; 2Cron 25:19; Sal 10:3; 49:6; 52:1; 94:4; 97:7; At 5:36; 2Co 10:15; 2Te 2:4; Giac 3:5; 4:16; 2P 2:18; Giuda 1:16
Sal 99:8; 106:39; Ec 7:29
De 21:18-21; 27:16; Prov 30:17; Ez 22:7; Mat 16:21; 15:4; Lu 21:16; 2Ti 3:2

31 Rom 1:20,21; 3:11; Prov 18:2; Is 27:11; Ger 4:22; Mat 15:16
2Re 18:14-37; Is 33:8; 2Ti 3:3

32 Rom 1:18,21; 2:1-5,21-23
Rom 6:21
Sal 50:18; Os 7:3; Mar 14:10,11

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